Testo integrale di una conferenza Tenuta ad Oxford da Peter Kwasniewski sul Canone Romano. Nel blog abbiamo un precedente come articolo qui. E qui ne trovate le varie formule tra gli articoli dedicati al latino liturgico. Una affermazione, fatta a ragion vedura, da mettere a memoriale: "La crisi riguardante la legge naturale e la legge divina con cui siamo confrontati in questo pontificato non è nata dal nulla. Anzi, è l’ultima espressione della stessa supponenza che si è mostrata per prima nella violenza fatta al cuore stesso della nostra lex orandi occidentale nella liturgia eucaristica ereditata. Se possiamo arrivare a fare violenza a questa cosa santissima, esiste una cosa che successivamente non violenteremo, manipoleremo, adultereremo, e corromperemo? Il ripudio di un centro immobile conduce alla destabilizzazione e disintegrazione centrifuga di tutto il resto".
Pilastro e Fondamento del Rito Romano:
il Canone Romano come Norma Dottrinale e Morale
Peter A. Kwasniewski
Di tutte le preghiere con cui la Chiesa Cattolica offre il sacrificio di lode a Dio Onnipotente, quella che si contraddistingue di più come punto di riferimento per la fede divina, fondamento di roccia inamovibile, tesoro secolare, è il Canone Romano — l’unica anafora, ovvero preghiera eucaristica, recitata dalla Chiesa Cattolica in tutti i riti ed usi occidentali, dai secoli nebulosi prima dell’epoca di Papa San Gregorio Magno (m. 604), che abbiamo appena onorato con una Messa votiva nel rito gregoriano, fino alla fatidica fine degli anni ‘60. Il Canone Romano era e fu sempre percepito come un’eredità apostolica da ricevere amorevolmente, preservare gelosamente, e trasmettere diligentemente. Lo si può concepire come una sorta di santo «testimone» passato da una generazione alla successiva, per assicurare la continuità della corsa che corriamo sulle orme degli Apostoli Pietro e Paolo, nella speranza di ottenere il premio celeste.
