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venerdì 31 ottobre 2014

Non dimentichiamo la riparazione

Tra le tante Realtà meravigliose che la grazia del Signore ci apre e ci dona c'è la Riparazione. Anche di questa non si parla più e rischia di cadere nel dimenticatoio, con la conseguenza di non dispiegare più la sua efficacia per il bene delle anime e la maggior gloria - estrinseca - del Signore1. Perché naturalmente la sua gloria intrinseca è immutabile.

Oggi, facciamo tesoro e ci riappropriamo della bellissima preghiera insegnata dall'Angelo a Fatima:
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi, delle indifferenze da cui Egli medesimo è offeso. Per i meriti infiniti del suo Sacro Cuore e del Cuore Immacolato di Maria io Vi domando la conversione dei poveri peccatori.
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1. Questo discorso è legato anche al fatto che alcuni insegnamenti modernisti negano che Dio possa venire offeso nel senso di togliere a Lui la gloria perché allora Dio sarebbe vulnerabile e non sarebbe più Dio, ed è anche con questo che si elide l'espiazione... Ma nel concetto di "offesa" a Dio bisogna distinguere la gloria intrinseca di Dio - invulnerabile, infinita e immutabile - dalla Sua gloria estrinseca, collegata alla ridondanza delle sue opere nel nostro rapporto con Lui Creatore e Signore nostro, gloria che può essere maggiore o minore, e che risulta diminuita a causa dei peccati degli uomini. Per questo S. Ignazio ha scelto per la Compagnia di Gesù il motto "Ad maiorem gloriam Dei", affermando che essa avrebbe dovuto lottare per la "maggior gloria di Dio".

giovedì 30 ottobre 2014

Causa della Notificazione Semeraro: 30 cresime amministrate da Mons. Alfonso De Gallareta a inizio Ottobre 2014.

Su Radio Vobiscum [qui] potete ascoltare l'Intervista, registrata poco fa, a don Pierpaolo Petrucci, superiore del Distretto italiano della  FSSPX - Confutazione della recente “Notificazione ai parroci” di Mons. Marcello Semeraro, vescovo della diocesi di Albano, contro i fedeli che ricevono i Sacramenti presso il Priorato di Albano Laziale.
Puntualizzazione importante: Non è un intervento del Papa, al contrario di quanto asserito da Orazio la Rocca su l’Espresso. È un comportamento in controtendenza con i recenti contatti con l'Ecclesia Dei e con le disposizioni precedenti.

Mons. Semeraro evoca il problema canonico: la foglia di fico per nascondere la perfetta ortodossia e inattaccabilità della FSSPX e le eresie postconciliari. Chiavistello che non vuol discutere la dottrina.
L'intervista è l'occasione per chiarire che la Fraternità di San Pio X non fa altro che manifestare pubblicamente in maniera tenace e ardente i fondamenti della fede. 

Se ci si chiede perché tante persone si rivolgono al priorato anziché alle strutture della diocesi, la risposta è perché si rendono conto della povertà del catechismo offerto e chiedono una formazione più solida, una dottrina più chiara un punto di riferimento sicuro in base al loro sensus fidei tuttora persistente.

La Grazia del Pellegrinaggio Summorum Pontificum... e la confusione dei partiti. Apologia, teologia e coerenza come risposta alla crisi

Nei giorni scorsi si è svolto, con grande gioia per tutti i Cattolici Tradizionali (Tradizionale dovrebbe essere = Cattolico, ma passiamo oltre), il Pellegrinaggio Summorum Pontificum. Svolto grazie alla solerzia e allo zelo degli organizzatori, che hanno dovuto (anche quest'anno!) superare molti e non piccoli problemi, e hanno speso con grande devozione il loro tempo e le loro forze, aiutati dal Cielo, per la buona riuscita di ogni "passo" del Pellegrinaggio stesso. Ne rendiamo grazie a Dio e alla Vergine Maria, soprattutto per la guida di quei "grandi Cardinali" nominati dallo stesso Papa Benedetto XVI, nel messaggio reso pubblico dai media, ed indirizzato in risposta ai responsabili maggiori dell'iniziativa ecclesiale.
Rendiamo Grazie a Dio, come dicevo. Ma nutriamo (lo scrivente e chi concorda con me) profonda tristezza per la fomentazione della diatriba interna alla Tradizione, anche da parte di coloro (il CISP) che da sempre si sono distinti, con grande benemerenza, e con l'accordo del sottoscritto e anche di questo blog, nel cercare di giungere allo sperato "coordinamento" di tutte le forze, rispettando le diverse (lecite) sensibilità che popolano i gruppi Tradizionali.
Il Comunicato del CISP, pubblicato per primo su questo Blog [nelle discussione su questo articolo], e poi diffuso sui media, sulla base di una presunta necessità scaturita dai commenti presenti in queste pagine, non è certo un atto di "coordinamento", né un messaggio che realisticamente mostra la difficoltà della situazione presente. Non tiene, dunque, conto di elementi che dovrebbero invece essere considerati come fondamentali, almeno per delineare una chiara analisi dei fatti. Il comunicato, che non cito poiché presente nel topic relativo alla pubblicazione del messaggio di Benedetto XVI, risponderebbe alle "fantasiose versioni" circolate sui media, rispetto a quanto scritto da SS Benedetto XVI. Precisa che il Messaggio di Ratzinger è una risposta ad un invito gentilmente rivoltogli, e che non avrebbe dunque potuto soddisfare. Inoltre ribadisce con forza che la "pace liturgica" accennata dal Papa "emerito", e auspicata da tutti, sarebbe stata anche essa una risposta alla "ottimistica" considerazione presente nella già citata lettera di invito, cortesemente rifiutato. Si rimprovera questo Blog, e non magari i frequentatori che hanno dato la loro opinione (il peccato di opinione ormai sembra irreversibilmente entrato tra i peccati mortali), di aver diffuso "ipotesi" sostanzialmente fuorvianti e soprattutto inconsistenti a riguardo e del messaggio del Papa "emerito" e del suo contenuto.

Episcopus pravus e apologia della FSSPX

Episcopus pravus
Devo una spiegazione agli autori dell'ottimo blog Vigiliae Alexandrinae [qui] e anche ai miei lettori, sulle reazioni alla pubblicazione della Notificazione ai Parroci sulla "Fraternità Sacerdotale San Pio X", da parte di Mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano. [qui]

Effettivamente è stato colto il mio tentativo di disinnesco. Il mio articolo partiva in quarta, dopo aver ricevuto mail e telefonate allarmate in ordine a quanto apparso su L'Espresso che, suscitando scalpore, aveva reso nota la comunicazione del vescovo già diramata da diversi giorni.
Mi sono subito documentata sul sito della diocesi, rinvenendo solo la prima parte della Notificazione dov'è citata la lettera di Benedetto XVI ai vescovi. Ora non trovo più quella pagina e sull'Home page noto, invece, il rimando diretto al documento integrale in pdf, che contiene appunto nella seconda parte le indicazioni sanzionatorie ma che ho letto solo successivamente, dal rinvio presente nella pagina da me consultata. Ebbene, quasi per rassicurare me stessa e gli altri, quella mia espressione si riferiva alla prima parte del documento - che è effettivamente la fotografia della situazione certo non estensibile alle minacciate sanzioni - dal momento che quella che manca alla FSSPX è la regolarizzazione canonica non raggiunta purtroppo in seguito ai noti mancati "accordi". Tuttavia, solo dopo pochi minuti - letto il testo integrale. come poi ho fatto presente anche nella discussione - ho modificato le mie brevi note; ma è rimasta invariata la premessa e non sono stata lì a collegarla con situazione completa. Beh, almeno la mia disattenzione, che ora ho colmato, è servita a promuovere il puntuale chiarimento di Vigiliae Alexandrinae cui giustamente non tornavano i conti con le precisazioni successive.

Sono grata comunque perché vien fuori una maggiore chiarezza per le necessarie prese di posizione sull'incresciosa questione che, oltre alla FSSPX, penalizza i fedeli e la Tradizione tutta. In piena solidarietà con la nota del Distretto italiano della Fraternità tempestivamente pubblicata qui.

Allora è davvero Scalfariano e anche rivoluzionario in linea con gli irriducibili!

Antonio Socci, oggi: «Papa Bergoglio smentisce il Vaticano e ora pubblica, come suo libro, le esplosive interviste – inizialmente tolte dal sito della Santa Sede – col fondatore di “Repubblica”. Con tutto il “relativismo” che contengono e non solo…» [qui]. 

Quoto l'incipit di Socci:
«Nel Vaticano di papa Bergoglio la confusione è totale. Ogni giorno ce n’è una. Dopo lo sconcertante caso “Leoncavallo in Vaticano”, ora, con la firma di “Jorge Mario Bergoglio-Papa Francesco”, la Libreria editrice vaticana pubblica il volume “Interviste e conversazioni con i giornalisti”, dove vengono raccolte “le interviste rivolte a papa Francesco, riconosciute e pubblicate come tali dal giornale della Santa Sede L’Osservatore romano e da altre testate”. È clamoroso e significativo che fra di esse ci siano anche le due con Eugenio Scalfari perché finora molti le consideravano controverse [Non che le altre non siano da meno]. Il fatto creerà imbarazzo». [...]
Lo stesso Socci aveva già ieri così commentato il Leoncavallo in Vaticano [qui]
...è veramente imbarazzante che papa Bergoglio abbia convocato in Vaticano soggetti come il centro sociale Leoncavallo, con tutto il contorno dei noglobal, esortandoli a "continuare la lotta", con un discorso da leader politico noglobal, dove non ha MAI annunciato l'evento salvifico di Cristo e mai ha ricordato i documenti sociali dei papi e il fallimento delle ideologie rivoluzionarie. Cose mai viste ! Buio profondo a Roma !!!
Magistero liquido, sempre più veicolato e sbandierato, che alla fine penetra nella coscienza collettiva di masse sempre più ignoranti e sviate dalla retta fede, soprattutto per effetto dei reiterati slogan in chiave liberal-pop che il papa "regnante", anziché spiegare e approfondire, ora praticamente conferma e ribadisce.

Sorpresa! Nessun Vaticano III!

Interessante analisi di Rorate Caeli [qui]. Per me, al di là del Vaticano III, resta valida la mia valutazione [qui], che chiama in causa in misura diversa i predecessori dell'attuale pontefice e, direttamente, le derive rese possibili dalla applicazione in chiave liberal delle 'ambiguità' conciliari anche da parte loro. Salvo che l'attuale deflagrazione è del tutto fuori misura.
Concordo con la conclusione, salvo che si dovranno, però, fare i conti con i molti (troppi) vescovi e sacerdoti nonché Curiali tuttora ostili al Rito Antiquior, che è e resta il cuore della crisi. Mentre il cosiddetto conservatorismo di molti è pur sempre un conservatorismo conciliarista più o meno accentuato e non un autentico legame con la tradizione.

La recente sessione del Sinodo sulla Famiglia è stata paragonata non poche volte dai commentatori a un tentativo di imbastire un mini-Vaticano III. Tale paragone assume una certa validità se prendiamo in considerazione il fatto che l'anno scorso e quelli anteriori sono stati testimoni della riapparizione di personaggi della stregua di Hans Küng (anche se non in forma eccellente), Gustavo Gutiérrez, Karl Rahner (almeno in spirito) e (in carne ed ossa), l'infaticabile Cardinal Kasper, tutti esempi di personaggi delusi dal fatto che al Vaticano II non sia seguito immediatamente un Vaticano III per completare l'opera: innestare stabilmente la Chiesa sugli stessi binari del trenino orgiastico del secolarismo post-illuministico, moderno e post-moderno, il cui combustibile è costituito dall'anti-dogmatismo e dall'individualismo radicale.

Firenze, 31 Ottobre - Appuntamento con Comunione Tradizionale

Ricevo e volentieri pubblico.

Cari amici,

la Comunione Tradizionale ha indetto per Venerdì 31 ottobre 2014 una giornata in onore di San Pio X, (leggi qui l’intervista di Blanche Marie de Vigny la Tour al sottoscritto) il grande Papa che, più di tutti, combatté la nefasta eresia del Modernismo nella Chiesa (leggi qui - articolo di don Pierpaolo Petrucci apparso su Riscossa Cristiana: “Concedici o Signore un altro San Pio X“). E’ questo un periodo incredibilmente tragico e burrascoso nella S. Chiesa di Cristo, dove sembra che una “Rivoluzione permanente voglia abbattere non solo la Liturgia ma anche la Dottrina e la Fede”, come potete leggere in questo articolo di Sandro Magister, il più illustre dei vaticanisti  (leggi qui articolo di Sandro Magister “La paziente Rivoluzione di Francesco” in RC del 25 ottobre 2014).

Siccome più volte molti amici, in genere giovani e professionisti, mi hanno espresso la loro difficoltà a partecipare alle iniziative in quanto si svolgevano in giornate lavorative, questa volta abbiamo posto la nostra iniziativa proprio venerdì 31 la vigilia di un giorno festivo (I Santi) e di un “Ponte” (I Santi e i Morti), quindi molti saranno coloro che non saranno presi da impegni di lavoro.

mercoledì 29 ottobre 2014

A proposito della notificazione di Mons. Semeraro

In una notificazione del 14 ottobre scorso, Mons. Marcello Semeraro, che amministra la Diocesi Suburbicaria di Albano, ha pensato di dichiarare che la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è “un’istituzione della Chiesa Cattolica” e che i fedeli non devono frequentarla per non “rompere la comunione con la Chiesa”.

Molte cose potremmo chiedere a Mons. Semeraro, guardando dal suo punto di vista.

Potremmo chiedere se sa che la Fraternità San Pio X è stata eretta con l’approvazione del Vescovo di Friburgo nel 1970; che la Santa Sede le ha conferito il decreto di lode nel 1971; se sa che la stessa casa della Fraternità ad Albano, con il suo Oratorio semipubblico per amministrarvi i sacramenti, è stata eretta canonicamente con decreto del suo Predecessore Mons. Raffaele Macario il 22 febbraio 1974 (prot. 140/74).

Potremmo anche chiedergli come concilia le sue proibizioni con le dichiarazioni ufficiali della Santa Sede, che con risposta della Commissione Ecclesia Dei del 18 gennaio 2003, diceva che è possibile soddisfare il precetto della Messa domenicale “assistendo ad una messa celebrata da un prete della Fraternità San Pio X”; o come pensa che si possa “rompere la comunione con la Chiesa” andando a Messa dalla Fraternità San Pio X, quando la stessa Santa Sede non ritiene più fuori dalla comunione nemmeno i Vescovi della medesima Fraternità; o se pensa che presunte irregolarità canoniche equivalgano a una rottura della comunione.

Speciale dal pellegrinaggio della FSSPX a Lourdes

Lourdes (Francia) - Domenica 26 ottobre 2014, 13’000 cattolici della Tradizione (FSSPX) erano presenti alla Santa Messa celebrata da Mgr. Fellay nella Basilica San Pio X per la Festa di Cristo Re dell’Universo.

[Fonte: Radio vobiscum]

La processione mariana « aux flambeaux »:

Il pellegrinaggio, che si è svolto dal 25 al 27 ottobre - al quale hanno partecipato i tre vescovi della Fraternità di San Pio X - ha visto l'affluenza di oltre 30.000 fedeli, nonché di molti sacerdoti e seminaristi amici. Gli altri momenti del pellegrinaggio sono visibili qui.

Il Rosario: come la fionda nella mano di Davide

Il Sinodo della famiglia conoscerà altre tappe ed altre sollecitazioni e forse non poche sorprese.
Riprendiamo, dal testo dell'Enciclica di Po XII Ingruentium Malorum, sulla recita del Santo Rosario [qui], la parte che ne richiama l’importanza nella vita familiare. È un linguaggio cui non siamo più abituati, lirico a tratti, ma sostanzioso; dice cose intramontabili. E il Santo Rosario è arma potente contro il male, ogni tipo di male, per ogni cristiano [vedi anche qui e qui].

[...] Benché non vi sia certamente un unico modo di pregare per poter conseguire questo aiuto, tuttavia Noi stimiamo che il rosario mariano sia il mezzo più conveniente ed efficace, come del resto viene chiaramente suggerito dall’origine stessa, più divina che umana, di questa pratica e dalla sua intima natura.

Che cosa infatti di più adatto e più bello dell’orazione domenicale (Padre Nostro) e del saluto angelico (Ave Maria), che formano come i fiori di cui s’intreccia questa mistica corona? Aggiungendosi, inoltre, alle ripetute preghiere vocali la meditazione dei sacri misteri, ne deriva l’altro grandissimo vantaggio, che tutti, anche i più semplici e i meno istruiti, hanno in ciò una maniera facile e pronta per alimentare e custodire la propria fede. E invero, dalla meditazione frequente dei misteri, l’animo attinge e insensibilmente assorbe la virtù che essi racchiudono, si accende straordinariamente alla speranza dei beni immortali, e viene fortemente e soavemente spronato a seguire il sentiero battuto da Cristo medesimo e dalla sua Madre. La recita stessa di formule identiche tante volte ripetute, nonché rendere questa preghiera sterile e noiosa, quale mirabile virtù, invece, possiede, come si può sperimentare, per infondere fiducia in chi prega e fare dolce violenza al cuore materno di Maria! Ma soprattutto Noi desideriamo che in seno alla famiglia sia dappertutto diffusa la consuetudine del santo rosario, religiosamente custodita e sempre più sviluppata. Invano, infatti, si cerca di portare rimedio alle sorti vacillanti della vita civile, se la società domestica, principio e fondamento dell'umano consorzio non sarà diligentemente ricondotta alle norme dell'evangelo. A svolgere un compito così arduo, Noi affermiamo che la recita del santo rosario in famiglia è mezzo quanto mai efficace.

martedì 28 ottobre 2014

Poteri della Chiesa, limiti dei suoi ministri, atteggiamento dei fedeli

Testo tratto dal libro di padre Enrico Zoffoli La vera Chiesa di Cristo, Roma 1990, pp.285-289. Egli era consapevole già allora di dover
«richiamare la verità essenziale a quanti l'hanno dimenticata; precisare e chiarire le idee di molti che le hanno confuse e discutibili; confutare i pregiudizi derivati da un insegnamento e da notizie storiche false e tendenziose; animare i fedeli ad una scoperta rigorosamente scientifica della sua origine, natura, proprietà e destino, superando tutte le rovine che, accumulate da millenni di persecuzioni ed eresie [polarizzate e confluite negli ultimi decenni], di scandali e tradimenti, particolarmente oggi minacciano di travisarne il volto, soffocarne il respiro, comprometterne la missione». [dalla quarta di copertina]
Padre Zoffoli vedeva con chiarezza i prodromi della crisi - scrive nel 1990 -, ma non si erano ancora manifestate in tutti i loro effetti le derive che stiamo vivendo oggi.

§ 3 - Poteri della Chiesa, limiti dei suoi ministri, atteggiamento dei fedeli

La crisi vissuta nella Chiesa dal Vaticano II in poi ha motivato le ben note deplorazioni dei Papi, delusi dai risultati che tutti si attendevano da un Concilio inaugurato all'insegna del più legittimo ottimismo. Non sono mancate le reazioni, e passerà certo alla storia l'impennata di mons. R. Lefebvre nei suoi rapporti con la S. Sede: essa ha nutrito una polemica che spesso ha superato certi limiti. L'innegabile zelo del vescovo francese purtroppo non ha favorito un ritorno all'ortodossia di teologi scapigliati, e sembra che abbia anche provocato un loro irrigidimento su posizioni incompatibili con la «sana traditio» e il Magistero. Ora, ciò che dopo la «scomunica» del Lefebvre si è tentato di spiegare in difesa del suo contegno è la discutibile distinzione tra la «persona» e la «funzione» del Papa, tra «l'unità della fede» e «l'unità della comunione». Essa, in situazioni definite «straordinarie» - come appunto l'attuale - autorizzerebbe a sottrarsi alla Gerarchia, a resistere alle disposizioni del Papa.
Tutto ciò suggerisce di riprendere e precisare alcune idee per integrare la precedente trattazione sulla «persona» e i «poteri» del Pontefice.

lunedì 27 ottobre 2014

Una strana chiusura che sembra andare contro corrente

Il Priorato di Albano della FSSPX
Sembra essersi scatenata una campagna contro la Fraternità di San Pio X in palese controtendenza con le recenti aperture dell'Ecclesia Dei, nella persona di Mons. Pozzo.
La stampa enfatizza la Notificazione ai parroci sulla «Fraternità San Pio X» [qui] del Vescovo di Albano, che non fa altro che dare la fotografia della situazione dal punto di vista dell'ancora non raggiunta regolarizzazione canonica, ma determina improvvide sanzioni nei confronti dei fedeli, senz'alcun fondamento canonico.
Come al solito siamo di fronte ad una campagna mediatica [qui], che chiama in causa, con titolone ad effetto, direttamente il Papa. Non sappiamo fino a che punto sia falsificazione della realtà o una comunicazione indiretta e, come tale, comunque malsana. Che da parte del vescovo ci fosse difetto di accoglienza era cosa nota. Ma i toni sono decisamente fuori luogo. Tra l'altro, a ben vedere, il vescovo si arroga prerogative antiecumeniche perché il tipo di "reditus" - che per come sui esprime lui è rieducazione - alla luce del Vaticano II - non viene richiesto né agli anglicani né ai luterani né agli ortodossi. Cito dalla Notazione:
« [...] Pertanto qualunque fedele cattolico che richiede e riceve Sacramenti nella Fraternità San Pio X si porrà di fatto nella condizione di non essere in comunione con la Chiesa Cattolica. Una riammissione nella Chiesa Cattolica dovrà essere preceduta da un adeguato percorso personale di riconciliazione, secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal Vescovo [...]».
Aggiungo: L'ultimo documento magisteriale, che sancisce la dottrina tradizionale sull’ecumenismo prima del Decreto conciliare Unitatis Redintegratio, è la Instructio de motione oecumenica (Santo Officio, 20 dicembre 1949: in AAS, 31 gennaio 1950) che riprende l’insegnamento di Pio XI nell’enciclica Mortalium animos. Nell’Unitatis redintegratio l’Instructio del 1949 non è mai citata e non lo è neppure il vocabolo ritorno (reditus). Dunque alla reversione è subentrata la conversione. 
Afferma in proposito Romano Amerio (Iota unum, Lindau 2009, pag. 492): « Le confessioni cristiane, compresa la cattolica, non devono volgersi l’una all’altra, ma tutte insieme gravitare verso il Cristo totale che trovasi fuori di esse (non più nella Chiesa cattolica, quindi) e in cui esse devono convergere ».
Ne consegue il cambiamento dottrinale: la Chiesa di Roma non è più il fondamento e il centro dell’unità cristiana e la vita storica della Chiesa, che è la persona collettiva di Cristo, converge intorno a più centri (le varie confessioni cristiane) il cui centro più profondo sussiste al fuori di ciascuna di esse; il cambiamento implica che i separati non devono muovere verso il centro immobile che è la Chiesa guidata da Pietro. L'unità quindi non è più considerata già nella storia e cade la necessità di rifarsi ad essa escludendo a priori qualunque pluralismo paritario. Viene meno quindi la « riaffermazione della trascendenza del Cristianesimo il cui principio, che è Cristo, è un principio teandrico vicariato storicamente dal ministero di Pietro ».
Disapplicando questo principio, peraltro ritenuto malsano nei confronti dei "separati" - cosa che non riguarda in alcun modo la Fraternità di San Pio X - inopinatamente, il vescovo Semeraro tira fuori un improprio, infondato e insostenibile "reditus" per la FSSPX e i fedeli che la frequentano. Siamo arrivati all'Auctoritas, non veritas, facit legem? Ma è solo la Verità e non l'autorità che fonda il diritto.

Asia Bibi scrive a Papa Francesco: prega per me

Leggo su Avvenire [qui]

«Papa Francesco, sono tua figlia, Asia Bibi. Ti scongiuro: prega per me, per la mia salvezza e per la mia libertà. In questo momento posso solo affidarmi a Dio, che è l’Onnipotente, colui che può tutto per me». Dal carcere femminile di Multan, dove è rinchiusa da oltre cinque anni, Asia Bibi ha scritto al Pontefice, secondo quanto riporta Vatican Insider. Il 16 ottobre, la Corte suprema ha confermato la condanna a morte della mamma cattolica per “blasfemia”, nonostante non ci siano prove contro di lei e i testimoni abbiano ritrattato. Le pressioni degli estremisti, per cui Asia Bibi è un simbolo della lotta per la libertà di fede, hanno avuto la meglio. I familiari e gli attivisti della Renaissance Education Foundation, con cui è in contatto, hanno dato ad Asia una versione edulcorata dell’ultimo dibattimento, temendo un crollo psicologico.
La donna ha comunque voluto dettare una missiva al Papa in un momento decisivo della sua vita. «Sono ancora aggrappata con forza alla mia fede cristiana e nutro fiducia in Dio, mio Padre, che mi difenderà e restituirà la libertà. Confido anche in te, Santo Padre Francesco, e nelle tue preghiere», si legge nel testo. E ancora: «Papa Francesco so che stai pregando per me con tutto il cuore. So che, grazie alla tua preghiera, la mia libertà potrebbe essere possibile. Nel nome di Dio Onnipotente e della sua gloria, ti esprimo tutto il mio ringraziamento per la tua vicinanza».

Sante Messe in Rito Romano Antiquior a Lugano

Bellissima iniziativa resa nota da nostri lettori luganesi, che si rivolgono ai potenziali partecipanti al loro Gruppo Messa Antiquior con la comunicazione che segue, che ufficializziamo per chi fosse interessato in quella zona o limitrofe, condividendo la gioia per la grazia che ne deriva.


Cari amici,
:: avete già conosciuto la S.Messa secondo il rito cattolico tradizionale come fu sempre celebrata in tutto il mondo per secoli e secoli fino a 50 anni fa?
:: Pochi sanno che non fu mai abolita, anzi che è tuttora in auge! In essa si riscopre il vero senso originale, senza alterazioni, della S.Messa quale rinnovo reale del supremo sacrificio di Cristo sulla croce.
:: Anche nella nostra Diocesi esiste possibilità di fruirne, nella forma "cantata" e "letta". Eccole:


S.Messe cantate secondo la forma extraordinaria del Rito Romano a Lugano:

Ogni prima domenica del mese - ore 16:00
da settembre a giugno
nella chiesa di S.Carlo a Lugano, via Nassa
S.Messe lette secondo la forma extraordinaria del Rito Romano a Lugano:

Ogni sabato, alle ore 8:00
da settembre a giugno
nella cappella della Clinica Luganese Moncucco

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LE PROVE DI CANTO: fino a nuovo accordo tra i coristi si svolgono alle 15.15, cioè 45 minuti prima della S.Messa celebrata nella forma extraordinaria del Rito Romano nella chiesa di S.Carlo a Lugano durante tutte le prime domeniche del mese alle ore 16°° da settembre a giugno.

Orario della prova?
15.15
Orario della S.Messa?
16.00
Dove?
Nella chiesa di S.Carlo, via Nassa, Lugano
Quando?
Ogni prima domenica del mese da settembre a giugno
Come partecipare?
Presentandosi direttamente in chiesa
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http://scholacantorumsummorumpontificum.wordpress.com/

VISITATE il nostro sito e INSERITELO tra i vostri "preferiti", per avere sempre a portata di mano le info sulla S.Messa detta tridentina.
Mario&Delfina

domenica 26 ottobre 2014

E il Sinodo offende anche i "fratelli maggiori"...

A commento dell'affermazione di Rav. Di Segni, rimando semplicemente alla riflessione su Modifica della “Dottrina della sostituzione” della Sinagoga con la Chiesa in “dottrina delle due salvezze parallele”, operata dal Concilio e applicazioni successive [qui]. Ovvio che se hanno rifiutato Cristo Signore continuano a rifiutare la Redenzione da Lui operata portando a compimento la Storia della salvezza. Il problema è che oggi la stessa Chiesa, in buona parte dell'attuale gerarchia e ricadute pastorali, sembra accantonare la Redenzione quando mette tra parentesi (così sembrerebbe dalle proposizioni sinodali) il fondamento ontologico dell'unione sponsale [vedi].
Sottolinea il rabbino: «La nostra era è terminata? Quanto è difficile il dialogo». Se n'accorge ora che il dialogo tra fedi è impossibile, che cristianesimo e giudaismo sono due fedi diverse e che riconoscere questo non significa essere antisemiti né anticristiani se ci rispetta a vicenda? Tutto il resto è "calamento di braghe" da parte di pastori improvvidi. Aggiungo che, in una società civile, il dialogo è pur sempre possibile tra le diverse culture che le fedi pongono in essere.
Vigiliamo e preghiamo.

Da una notizia (ASCA) - Roma, 22 ott 2014 [qui] - Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma, si interroga su una frase della relazione conclusiva del sinodo straordinario sulla famiglia appena concluso in Vaticano, avanzando il dubbio che dal testo emerga, in merito al matrimonio, che gli ebrei vivrebbero nel peccato e la loro era sarebbe terminata.
Al numero 15 della "relatio synodi", - approvato, annota Di Segni in un intervento sul portale dell'ebraismo italiano, Moked - con 167 "placet" e 13 "non placet" - si dice:
"Questa unione (tra maschio e femmina, ndr.) è stata danneggiata dal peccato ed è diventata la forma storica di matrimonio nel Popolo di Dio, per il quale Mosè concesse la possibilità di rilasciare un attestato di divorzio. Tale forma era prevalente ai tempi di Gesù. Con il Suo avvento e la riconciliazione del mondo caduto grazie alla redenzione da Lui operata, terminò l'era inaugurata con Mosè".
Chiosa il rabbino Di Segni: "Con una certa durezza di forma e di sostanza i Vescovi vengono a dirci oggi che noi, che seguiamo la Torah di Moshe, saremmo nel peccato e che la nostra era è terminata. Quanto è difficile il dialogo". Ska

Oggi celebriamo Cristo, universorum Rex.

Oggi celebriamo Cristo, universorum Rex. Riattualizzo una vecchia pagina per riproporla all'attenzione di tutti. anche dei nuovi lettori.

Che sta avvenendo della Tradizione, ma soprattutto della Regalità di Nostro Signore, universorum Rex = Re di tutti e di tutte le cose? E non soltanto genericamente Re dell'universo, come l'ha declassato la Festa di Cristo Re del nuovo Ordinamento liturgico, che indebolisce la dimensione storica, immanente del Regno...
Nell'Anno Liturgico dell'Ordo Antiquus, e a coronamento di esso, la Festa cade oggi, ultima Domenica prima della Festa di Tutti i Santi, che tali sono in virtù di Lui.
Chi vuol ulteriormente approfondire può ritrovare [qui] il testo integrale della Quas primas, l'enciclica di Pio XI sulla Regalità di Cristo.
Inserisco, in fondo, l'Inno Te sæculórum Príncipem, indicando qui di seguito le strofe inopinatamente soppresse (nel Mattutino e nelle Lodi) e quindi non più né pregate né meditate sui nuovi breviari... Poi dicono che non è cambiato nulla? [vedi anche]

sabato 25 ottobre 2014

Il "Papa monaco" e il "Popolo Summorum".

La comunicazione del Papa emerito al Popolo Summorum, che potete leggere nella seconda immagine, dice molte cose. La enucleo dal resto del resoconto del Pellegrinaggio Summorum di questi giorni - che sto preparando - perché merita una riflessione a parte. La trascrivo qui perché mi segnalano che non da tutti i dispositivi mobili sono leggibili le parole dell'immagine:
« Illustrissimo Sig. Delegato Generale,
finalmente trovo il tempo di ringraziarLa per la sua lettera del 21 agosto scorso. Sono molto felice che l'Usus antiquus vive adesso in una piena pace della Chiesa, anche presso i giovani, appoggiato e celebrato da grandi cardinali.
Spiritualmente sarò con Voi. Il mio stato di "monaco di clausura" non mi permette una presenza anche esteriore. Esco dalla mia clausura solo in casi particolari, invitato personalmente dal Papa.
In unione di preghiera e di amicizia. Vostro nel Signore Benedetto XVI »
Ricordo che Benedetto XVI aveva inaspettatamente ricevuto i responsabili di Juventutem e salutato il popolo Summorum [qui].
Ricordo la delusione di allora di non aver potuto vedere il Papa, sia pure solo per alcuni minuti, da parte di numerosi pellegrini provenienti da tutto il mondo e noto la differenza tra questo messaggio personale indirizzato ai responsabili e i glaciali messaggi dei rispettivi Segretari di Stato degli scorsi anni [qui] - [qui]...
Oggi, di diverso, c'è un messaggio personale che ha delle sottolineature. C'è qualcosa da leggere tra le righe, o è la nostra sensibilità esasperata da un disprezzo e da un'emarginazione ingravescenti?

Che fine ha fatto la coerenza e la giustizia nell'era della misericordia a senso unico?

Sono basita. Leggete di seguito, tra virgolette, la scheda promozionale di un'attività alberghiera peraltro particolare, gestita da moderne Suore. 
Si tratta delle stesse Orsoline al cui ordine appartiene quella Suor Cristina Scuccia, della quale molto si sta parlando sul web, ma sulla quale tendevo a sorvolare. Si tratta della suora che non ha esitato ad interpretare molto improvvidamente lyke a virgin, una canzone molto particolare,  se non altro per il suo doppio senso, di Eleonora Ciccone in arte “Madonna”, nota per aver oltraggiato più di una volta con le sue performances i simboli più sacri della fede cattolica. Non mi sarei presa la briga di parlare qui di Suor Cristina e neppure di far notare l'insolita attività di un ordine religioso, se non avessi a cuore le Francescane dell'Immacolata e il loro commissariamento, che equivale alla disintegrazione della loro spiritualità esemplare. E se non potessi far a meno di chiedermi, poste queste premesse, se è credibile una gerarchia che tollera tutto questo mentre perseguita la Tradizione.

«« Fonte: [qui] - Tecnicamente sarebbe una casa per ferie, in sostanza si tratta di un albergo con centro benessere situato a Siracusa, in Sicilia. La particolarità del Domus Mariae è quella di essere gestito dalle Suore Orsoline della Sacra Famiglia ed ospitato all’interno di un palazzo del ‘300. L’impegno delle Suore Orsoline in questo contesto è dedicato a chi ricerca un benessere che non vuol dire soltanto salute, ma anche una pace interiore che si può raggiungere solo coltivando l’amore per la vita e per gli altri. Le camere, tutte con bagno privato, sono climatizzate e dotate di linea telefonica diretta, tv satellitare, frigobar, cassaforte e asciugacapelli. Tra gli altri servizi offerti c’è l’internet point, il servizio di baby sitter, la terrazza panoramica sul mare e il ristorante che propone gustose ricette ispirate alla cucina dietetica, regionale e alla dieta mediterranea.
Nel centro benessere dell’hotel si possono apprezzare le docce emozionali con pioggia tropicale e pioggia fredda nebulizzata, l’idromassaggio, la poltrona Geyser, la doccia scozzese e la doccia di Vichy, oltre ai trattamenti del metodo ideato dal parroco S. Kneipp, che attraverso i benefici effetti di acqua, erbe officinali, sana alimentazione, movimento e vita ordinata, accompagna la persona alla riscoperta del proprio equilibrio interiore.
Niente male per una “vacanza dalle suore”. »»
Capisco la "riconversione" delle attività secondo le tendenze moderne. Ma non è che a queste cose dovrebbe esserci un limite? E i commissariamenti solo ai vescovi e agli ordini tradizionali?

venerdì 24 ottobre 2014

Mons. Oliveri smentisce ufficialmente

Aggiornamento 26 ottobre: Avrete notato che ho chiuso i commenti per evitare ulteriori illazioni e dare esca  a possibili provocazioni e fraintendimenti. Desidero condividere questa comunicazione che viene dalla diocesi, che nuovamente richiama alla prudenza. E per questo, da ora, taceremo.
La ringrazio per la vicinanza espressa che ho trasmesso a Monsignor Vescovo. Voglia credere che nessuno di noi mette in dubbio le buone intenzioni sue e degli altri blog tradizionali; anche a me personalmente verrebbe da reagire esattamente come avete reagito voi. Detto questo, l'invito alla prudenza, che viene dal Vescovo, è quantomai ragionevole; è in atto un vero e proprio linciaggio mediatico, tutto quello che viene detto in bene e in male sembra ritorcersi contro la verità. [...] Buona Festa di Cristo Re!
Aggiornamento 25 ottobre: Sia MiL [qui] che Rorate Caeli hanno ripreso ulteriori notizie dalla stampa estera (Daily Telegraph e The Tablet), che ha attinto alle fonti vaticane. Hanno poi messo efficacemente in luce i vari passaggi della vicenda e le incongruenze curiali nonché papali. Verrebbe confermata da padre Lombardi la "visitazione apostolica", senza ulteriori dettagli. Si sottolinea dunque lo stridente doppio standard applicato a mons. Oliveri sia nei confronti di altre diocesi che della stessa Curia. La fotocopia di Ciudad del Este...
Chi insiste nel non vederlo e a gettare spazzatura sul vescovo non può che essere in mala fede.

Riprendo da MiL [qui] la seguente comunicazione, che riguarda il 'caso' di Albenga e Mons. Oliveri:

Mons. Oliveri, vescovo di Albenga-Imperia, ha appena ufficialmente dichiarato di essere all'oscuro di misure di 'commissariamento' o tutela nei suoi confronti, a differenza di quanto riportato in questi giorni da numerosi quotidiani italiani.
“Lo scenario di situazioni palesate in questi giorni riguardanti la Diocesi di Albenga-Imperia ed in particolare la persona del Vescovo, Mons. Mario Oliveri non sono corrispondenti alla realtà e sono lesive della dignità morale di questa Chiesa particolare, dei suoi Ministri e del suo Pastore”
ha dichiarato il vicario generale mons. Brancaleoni. Con un comunicato ufficiale è stato anche precisato che
Nessun procedimento di “commissariamento” è in atto nei confronti della Diocesi di Albenga-Imperia da parte della Santa Sede e nessuna nomina di possibili figure episcopali.
Molto significativa e conforme allo stile del Vescovo, l'ulteriore sua precisazione:
Mi adopererò con tutte le mie forze per vivere la mia vita cristiana ed il mio ministero apostolico, in rendimento di grazie, ordinando ed orientando tutto affinché Dio sia da tutti e in tutto riconosciuto e glorificato. Con l’aiuto di Dio, mi impegnerò affinché la mia vita non sia difforme dall’insegnamento che proporrò – a nome di Cristo, unico Maestro – in comunione di mente e di cuore col successore di Pietro e di tutta la Chiesa. Terrò costantemente presente che avrò titolo di essere chiamato Padre e Maestro solamente nella misura in cui rappresenterò con verità l’amore misericordioso dell’unico Padre che è nei cieli, e l’unica verità che Dio ci ha rivelato in Cristo Gesù.

SE NON ORA, QUANDO?

Il Cardinal Kasper e tutti gli scherani di Bergoglio, mobilitati per il Sinodo sulla Famiglia, sono assolutamente logici e perfettamente coerenti con i princìpi sull'ecumenismo introdotti dal Concilio, nel proporre un nuovo approccio 'pastorale' al matrimonio. Con quel «compete alla Chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali» torna alla ribalta Gaudium et Spes, 22 [qui - qui] e gli elementi di ecclesialità che ci sarebbero anche al di fuori della Chiesa. È logico e consequenziale dunque passare dall’ecumenismo ecclesiale all’ecumenismo matrimoniale: ci sarebbero così, secondo loro, degli elementi del matrimonio cristiano al di fuori del sacramento. Viene infatti contemplata la possibilità, in analogia con quanto il Concilio ha fatto con le altre confessioni cristiane e addirittura con le religioni, di riconoscere «elementi positivi» anche nelle «forme imperfette» quali sono considerate il matrimonio civile o le convivenze. E tutto nella totale assenza di elementi oggettivi di valutazioni morali, mentre il non opporsi al male, ma adeguarsi ad esso rientra - secondo il nuovo linguaggio di legno - nelle nuove “scelte pastorali coraggiose” e nella loro conseguente virulenza rivoluzionaria, suscettibile di aprire ulteriori piste fino ad oggi impensabili.

E.M Radaelli. NON SOLO SEDEVACANTISTI.

Riprendo il testo che segue da Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica, il sito di Enrico Maria Radaelli.

25-6-14. - È noto che i sedevacantisti non ammettono distinzioni di grado nel magistero: tutto il magistero del Papa, in quanto locutio papale, sembra che per loro non possa che essere infallibile. Questa è la premessa che infatti è loro indispensabile per sostenere che il Papa, questo Papa, è eretico: egli si esprime procedendo di errore in errore in interviste, allocuzioni, encicliche, esortazioni e sermoni, sicché la sua posizione reiteratamente fallace, in un magistero che dovrebbe invece fare indefettibile testo in ogni occasione, è del tutto evidente.

Questa premessa parrebbe poco generosa nei confronti del sedevacantismo, ma sono essi i primi ad affermare che Papa Bergoglio non è Papa proprio perché con i suoi insegnamenti sta attivamente operando per distruggere la Chiesa.
Ora, che stia effettivamente lavorando per distruggere la Chiesa è cosa verosimile e accertata, come dimostro anch’io nel mio La Chiesa ribaltata [qui], steso appositamente per rilevare tali fatti incresciosi con la massima forza possibile, ma ciò non significa che per questo egli non sia più da riconoscersi come Pietro, come Papa, come Pastore supremo della Chiesa: le due cose non sono affatto legate da relazione causa-effetto, cioè dalla logica, se non fosse appunto per la convinzione che gli insegnamenti considerati siano verità infallibili, la qual cosa porterebbe al sillogismo: un Papa pronuncia solo insegnamenti infallibili, non può errare; Papa Bergoglio enuncia chiare e manifeste falsità; dunque Papa Bergoglio non è Papa.

giovedì 23 ottobre 2014

Benedetto XVI agli studenti della Pontificia Università Urbaniana 21 ottobre 2014. «La verità della religione e la vera religione»

Non faccio commenti. Vi faccio solo notare che dopo la notizia ripresa da kath.net è un messaggio scritto di pugno da parte del Papa emerito Benedetto XVI per l’intitolazione dell’Aula Magna ristrutturata della Pontificia Università Urbaniana, il 21 ottobre 2014 [qui].
Benedetto XVI: L’uomo diventa più piccolo, non più grande, quando non c’è più spazio per un ethos che, in base alla sua autentica natura, rinvia oltre il pragmatismo, quando non c’è più spazio per lo sguardo rivolto a Dio. Di Armin Schwibach.
Ora mi limito a condividere. Va letto con molta attenzione. Ne riparleremo.
Di "oro" in questo scritto ce n'è parecchio. Il faut l'extraire... Certamente, dopo quel che si è ascoltato al Sinodo, è musica per orecchie credenti. E, in questo senso e in questo momento, è doppiamente significativo.

Roma (kath.net/as) “Un gesto di gratitudine per quanto ha fatto per la Chiesa in qualità di perito conciliare, con il suo insegnamento di docente, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e, infine, con il suo prezioso magistero”: con questa motivazione la Pontificia Università Urbaniana ha voluto dedicare la propria aula magna a Benedetto XVI. La cerimonia si è svolta il 21 ottobre 2014 in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo. Ha partecipato l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, che ha dato lettura di un messaggio scritto per l’occasione dal Papa emerito, del quale il presule è segretario particolare. 
* * *
Messaggio del Papa emerito Benedetto XVI
per l’intitolazione dell’Aula Magna ristrutturata
Pontificia Università Urbaniana, 21 ottobre 2014

Vorrei in primo luogo esprimere il mio più cordiale ringraziamento al Rettore Magnifico e alle autorità accademiche della Pontificia Università Urbaniana, agli Ufficiali Maggiori e ai Rappresentanti degli Studenti, per la loro proposta di intitolare al mio nome l’Aula Magna ristrutturata. Vorrei ringraziare in modo del tutto particolare il Gran Cancelliere dell’Università, il Cardinale Fernando Filoni, per avere accolto questa iniziativa. È motivo di grande gioia per me poter essere così sempre presente al lavoro della Pontificia Università Urbaniana.

Duri rilievi del vescovo Aillet sul Sinodo

Riprendo da MiL questa notizia che segnala un'altra voce di un vescovo non tradizionalista ma fedele al Depositum fidei cui il Sinodo sulla famiglia clamorosamente attenta. Si tratta di Mons. Marc Aillet, vescovo di Bayonne. Affermazioni, le sue, che gli fanno onore e che corrispondono al sensus fidelium di molti credenti ancora non sviati dalle derive conciliariste.
Fonte: Riposte catholique [qui]:

 - Cosa ce ne pensa del Sinodo?
 Vorrei iniziare con un aspetto negativo. Una relazione del Sinodo, piuttosto che restare uno strumento interno per guidare la riflessione dei gruppi di lavoro, è stata inopportunamente rilasciata a metà del percorso. Le sue formule, pur se potevano essere generose, erano pericolose e piene di ambiguità. Hanno logicamente prestato il fianco ad un incendio dei media che hanno creduto che la Chiesa ammettesse le coppie dello stesso sesso e l'accesso ai sacramenti ai divorziati risposati. Ognuno si è creduto obbligato a lanciare la sua strofetta sul tema. Ora sarà difficile recuperare questo pasticcio nell'opinione pubblica.

- Lei è severo con i media ...
Io sono severo con il grano da macinare regalato ai media. Si è dato a persone che mal comprendono la Chiesa, che si basano sul solo criterio dell'evoluzione dei costumi, un testo incompiuto che esse hanno preso per moneta sonante. Le lobbies hanno fatto pressione, pesato sulle nostre riflessioni e messo l'accento su due aspetti propri della cultura più che altro occidentale, edonistica e individualistica: i divorziati risposati e l'unione di persone dello stesso sesso.

Il Sinodo conciliarista secondo un nostro sacerdote, realista e cattolico....

Cara Mic, vorrei condividere il tuo ottimismo, ma, purtroppo, non ci riesco. Dopo aver assistito, in silenzio, a questo terrificante Sinodo, non riesco proprio a convincermi che ci siano "pecche" che possano essere sanate. E per me è impossibile fare un passo indietro dall'assolutizzazione della pastorale per il semplice motivo che il Concilio stesso ha assolutizzato la pastorale incominciando a devastare la dottrina. Senza affrontare il tema dei decreti sulla nuova concezione dell'ecumenismo è sufficiente ricordare come cambiando un termine si è cambiato tutto il dogma sulla Chiesa. La Chiesa di Cristo non è più la Chiesa cattolica ma "sussiste" nella Chiesa cattolica. Improvvisamente, grazie a questo geniale cambiamento di termine (geniale per i novatori, ovviamente!) la Chiesa di Cristo la troviamo anche nelle altre confessioni cristiane, o addirittura (seguendo giustamente il ragionamento del "sussiste") nelle altre religioni dove, secondo il Concilio, non possono mancare semi di santità.1

mercoledì 22 ottobre 2014

L'epurazione continua. Mons. Mario Oliveri, Vescovo di Albenga-Imperia esautorato

Aggiornamento 23 ottobre: I sacerdoti liguri legati alla tradizione suggeriscono prudenza nel trattare della questione di Monsignor Oliveri. E do' loro voce pubblicando la comunicazione che segue:
La notizia dell'esautorazione è comparsa sul secolo XIX, testata giornalistica profondamente legata alla massoneria che porta avanti da anni una battaglia di diffamazione contro il Vescovo. Non potendo attaccare personalmente monsignor Oliveri, che oltre ad essere uomo di provata dottrina, è moralmente ineccepibile e vive una vita ritirata e sobria, attaccano le sue scelte liturgiche e il suo governo, soprattutto per quanto attiene le ordinazioni sacerdotali e l'accoglienza di seminaristi di fuori. Ammesso e non concesso che alcuni soggetti accolti da monsignor Oliveri possano aver dato adito ad alcune critiche, i veri problemi sorgono dal clero autoctono che nella quasi totalità (anche se in vero non conta più di un quarto del presbiterio) è postsessantottino arrabbiato e, per quanto concerne la morale, non sempre specchiato. Tra questi esiste una vera fronda che, appoggiandosi alla stampa laicista, porta avanti una critica radicale a Oliveri, nell'intento dichiarato di farlo dimettere.
Detto questo, circa la questione dell'esautorazione, Monsignor Oliveri confidenzialmente interpellato si dice sereno e ignaro di tale possibilità.
Il nostro sospetto, dunque, è che si tratti dell'ennesima fronda volta ad attirare l'attenzione romana sul caso Oliveri; in altre parole temiamo che la pubblicizzazione di questa notizia possa invogliare effettivamente Roma a muoversi in tal senso. Certamente Oliveri non è un vescovo allineato, secondo il nuovo corso; è quindi realmente vulnerabile.
Il nostro suggerimento è di non dare ascolto e seguito a tali indiscrezioni, a meno che non derivino da fonti privatissime della curia romana, cioè dei diretti interessati.
Dal canto mio aggiungo che Mons. Oliveri, che conosco per la sua sobria e prudente riservatezza, interpellato a controbattere le voci che purtroppo vengono fatte circolare anche al di fuori della diocesi, si affida e prosegue per la sua strada, fiducioso, senza voler alimentare lo scalpore. Che dire? Rispettiamo la sua scelta e attendiamo pregando. Credo sia bene tuttavia che si prenda atto dei sentimenti e dell'indignazione di molti fedeli di fronte a possibili strumentalizzazioni del caso.

Una lettrice ligure ha lanciato l'allarme e ci ha spinti alla ricerca. Effettivamente leggiamo su Il Secolo XIX di oggi [qui] che a giorni Mons. Mario Oliveri sarà affiancato da un vescovo ausiliario, che ufficialmente lo sosterrà ma di fatto ne prenderà il posto. Per farvi conoscere chi è Mons. Mario Oliveri Vescovo di Albenga-Imperia, vi invito a leggere gli stralci riportati di seguito alla scarna notizia di cui ho ripreso la prima parte dal quotidiano.
Appena possibile, metterò a disposizione altri suoi illuminanti scritti. Le analogie col caso Livieres di Ciudad del Este [qui] sono evidenti. Credo che la Tradizione sia inesorabilmente messa all'angolo. E trovo allarmante che ciò stia accadendo anche nei confronti di altre sue voci autorevoli. Ad esempio il Card. Burke. Lo stesso card. Müller, peraltro più conservatore che tradizionalista, sta per subire la stessa sorte.
Savona - Un commissario per la diocesi più chiacchierata d’Italia [incredibile, per chi conosce la verità. È di sicuro questione di 'fronda' ostile, La personale integrità di Mons. Oliveri non potrà mai essere messa in discussione]. A giorni Mario Oliveri sarà affiancato da un vescovo ausiliario, che ufficialmente lo sosterrà ma di fatto ne prenderà il posto.
È stato il Papa a decidere: prima ha vagliato i dossier che gli sono stati inviati da fedeli e sacerdoti del ponente ligure, quindi ha inviato ad Albenga il nunzio apostolico Adriano Bernardini.
Tra Francesco e Bernardini non c’è particolare amicizia, mentre il nunzio è stato compagno di seminario di Oliveri: ma la sua relazione non è stata positiva.
Al vescovo (che potrebbe restare come emerito) si rimprovera un reclutamento del clero frettoloso, con un’eccessiva carità cristiana di fronte a seminaristi espulsi, personaggi bizzarri e lestofanti conclamati.

Così lo presento tra le "vigili sentinelle" nel mio testo La Chiesa e la sua continuità. Ermeneutica e istanza dogmatica dopo il Vaticano II, Editrice DEUI, Rieti 2012, pag. 2401.

Mons. Mario Oliveri Vescovo di Albenga-imperia, nella Prefazione al libro di Mons. Brunero Gherardini Il Concilio Vaticano II. Un discorso da fare, concludendo nell’unirsi alla supplica finale, scrive (i corsivi sono nel testo originale):
«Il filo conduttore di tutti i suoi scritti è sempre quello che mette in logico e - direi - ferreo collegamento verità rivelata e verità meditata dall’umano intelletto illuminato dalla fede sostenuto dalla teologia dei Padri della chiesa, sistematizzata dalla grande teologia scolastica, tramandatasi per secoli; sorretto dall’insegnamento del Magistero della chiesa, che mai può essere in contraddizione con se stesso, che solo può avere uno sviluppo così omogeneo da non dire mai nova, ma tutt’al più nove (secondo la terminologia del “Commonitorium” di san Vincenzo di Lerino).
Mi accorgo che con queste espressioni mi riferisco ad una concezione filosofica e quindi anche teologica (nella misura in cui si dà attenzione alla verità rivelata) che riconosce all’umano intelletto il suo vero valore e la sua vera natura, così da considerarlo capace di raggiungere e di aderire ad una verità che è immutabile, come immutabile è l’essere di tutte le cose, perché dall’essere Assoluto, da colui che è, trae per creazione la sua natura. Ma l’intelletto non crea la verità, poiché non crea l’essere: l’intelletto conosce la verità, quando conosce il ciò che è delle cose.
Al di fuori di una tale visione, al di fuori di una tale Filosofia, qualsiasi discorso sulla immutabilità della verità e sulla continuità di adesione dell’intelletto alla stessa identica verità non terrebbe più, non avrebbe più alcuna sostenibilità. non resterebbe che accettare una mutabilità continua di ciò che l’intelletto elabora, esprime e crea.
Anche un discorso sullo sviluppo omogeneo del dogma, o dell’insegnamento della chiesa attraverso i secoli, nel fluire del tempo e della storia, non potrebbe più farsi con la possibilità che sia compreso, proposto ed accolto. ci si dovrebbe arrendere ad un continuum fieri sul piano di una “verità” non più conosciuta e riconosciuta dall’intelletto, ma da questo elaborata in base a ciò che appare e non a ciò che è».

Lettere ad Avvenire sulla "santità dei conviventi"

Il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana si sforza ancora una volta di blandire il mondo. Pubblichiamo qui, come spunto per un dibattito ed evidenziando qualche punto, le lettere che alcuni amici, giovani cattolici fidanzati o sposati, hanno inviato ad Avvenire, a testimonianza dell'applicazione della Dottrina della Chiesa nella loro vita quotidiana.


Esprimo tutto il mio sconcerto e la mia ira nei confronti di questo articolo da voi pubblicato:

www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/Spunti-di-santit-nei-conviventi--Noi-ne-incontriamo-ogni-giorno-.aspx

Sono un giovane Cristiano Cattolico che sta compiendo un cammino al matrimonio cristiano, con l'aiuto di amici e di un ottimo sacerdote cattolico. Trovo questo vostro articolo insultante per tutti quelli che fanno la scelta da persone adulte di non convivere e arrivare castamente a contrarre il matrimonio sacramentale.

L'ecclesiologia storicista di Hans Küng

Il teologo svizzero Hans Küng, nella sua lunga vicenda umana e intellettuale, non ha mai dismesso il suo “abito di scena”, che è quello del “cattivo maestro” in polemica con il magistero autentico della Chiesa cattolica. I suoi temi prediletti sono quelli che ieri venivano riproposti dall’arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Maria Martini, e oggi vengono volgarizzati dalla letteratura pseudo-profetica di Enzo Bianchi. Sono la riforma della Chiesa, l’abolizione del primato pontificio, una “nuova” morale indirizzata ad attuare la “rivoluzione sessuale” sessantottina — di stampo freudiano-marxista —, la concessione del sacerdozio alle donne, l’eutanasia. Ultimamente Küng, ammalato di Parkinson, è giunto ad annunciare l’intenzione di ricorrere egli stesso al suicidio assistito, a imitazione del cardinal Martini.

La carriera di Küng inizia negli anni Sessanta con interventi significativi nella fase preparatoria del Concilio. Con l’andar del tempo, le sue posizioni di aperta contestazione hanno trovato sempre più spazio sui giornali, con articoli o con interviste mirate su questo o su quel tema, conquistando cosi una significativa notorietà non solo dentro i circoli teologici, ma anche presso il grande pubblico. Uno degli snodi della sua battaglia polemica e stata ed è la virulenta contestazione dell’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI: l’ideale sacramentale — e perciò certamente divino, ma proprio per questo misterioso — della famiglia e della procreazione cristiane viene ridotto da Küng a restaurazione medievale, fino ad accusare il documento paolino e le successive affermazioni dei pontefici sul tema, «la causa principale della diffusione dell’Aids nel mondo».

martedì 21 ottobre 2014

Ecco un esempio concreto di “scelta pastorale coraggiosa” in sintonia con le derive sinodali

De diversis malignis cogitationibus

Un caso segnalato dal blog Eponymous flower [qui]. (Vedi immagine a lato del bollettino quotidiano, dove il Santuario promuove il "Gay Pride Parade").

Si tratta dell'ennesima prova di acquisizione 'pastorale' di una deviazione dottrinale. In questo caso di una tendenza disordinata in nome della misericordia, al di là delle approvazioni o meno delle proposizioni sinodali e in virtù del magistero liquido mediatico che ha preso il sopravvento sulle forme ordinarie di trasmissione della fede e dei comportamenti in ambito ecclesiale. Viene così dimostrata l'efficacia immediata e pratica dei 'messaggi' recepiti dalla massa; ma anche a partire dai vescovi.

Il tragico della questione è che l'Arcivescovo Wilton Daniel Gregory, ex presidente della UCCB e attuale arcivescovo di Atlanta, ha autorizzato l'uso del Santuario dell'Immacolata Concezione e il sostegno per la partecipazione nella secolare Gay Pride Parade. L'evento ha avuto luogo il 14 ottobre e il Santuario è elencato tra gli sponsor.

Ormai l'assuefazione è tale che non risulta alcuna azione da parte dei laici di Atlanta, mentre una ricerca sommaria su internet non mostra preoccupazione per questo evento. Ma la gravità del fatto sta proprio nel coinvolgimento della Chiesa locale che arriva a promuovere certe nefandezze.

Si tratta della prima chiesa costruita in Atlanta, indicata come santuario nel 1954.

Una chiesa (e un sinodo) che fa tremare pensando al momento del “Roma locuta”.

Grati ad Alessandro Gnocchi, che ci mette a disposizione il suo ultimo testo su Il Foglio. Con lui sempre in piena sintonia di mente e di cuore.

 Sarà pure il sinodo a essere “mala bestia” pari al senato della Roma d’un tempo. In ogni caso, quanto a dottrina cattolica, riesce difficile dare etichetta di “boni viri” a un buon numero di padri sinodali, come Cicerone poteva fare invece con i suoi senatori. Non sono “boni” quei “viri” sinodali che, riuniti per parlare della famiglia, hanno pensato, scritto e proclamato al mondo, gaudium magnum, tutta la virulenza rivoluzionaria dell’ormai celebre “Relatio post disceptationem”. Comunque ora la “Relatio” venga emendata, attenuata, purificata, rimane il fatto che vescovi e cardinali di Santa Romana Chiesa abbiano potuto mettere nero su bianco un programma di desistenza alle voglie del mondo capace di sorprendere persino la stampa volterriana e quella cattolaicista.

Prima o poi, doveva venire in superficie quello scisma sommerso di cui tanti bravi cattolici, per amore della chiesa, stentavano ancora a parlare. La spericolata operazione dei presunti “boni viri” sinodali ha quanto meno il pregio involontario di fare chiarezza. Se, in un’assemblea come il Sinodo sulla famiglia, alla presenza del papa, vengono prodotti documenti in cui si certificano semi di santificazione in ogni genere di peccato in materia sessuale, sorge il fondato sospetto che le chiese radunate in quella santa assise siano almeno due. Passati per le maglie magari un po’ strette dell’evangelico “sì sì, no no”, tesi, argomentazioni e programmi si mostrano sempre per quello che sono, cattolici o non cattolici, compatibili o incompatibili con il deposito della fede.

Il suicidio dei buoni, ossia, la falsa obbedienza che demolisce la Fede

Riprendo da Campari&deMaistre [qui].

Nel II secolo a.C. un sacerdote, di nome Mattatia (in ebraico «dono di Dio»), alla vista dell’apostasia generale del popolo d’Israele, dal Sommo Sacerdote all’ultimo israelita, pianse su Gerusalemme, stracciandosi le vesti per la corruzione, l’idolatria e il tradimento perpetrato da tutto il popolo contro la fede dei padri.
Vennero, dunque, a chiamarlo i messaggeri del re Antioco Epìfane, per convincerlo ad accettare i “nuovi” riti, di sottomettersi, per obbedienza, alla pratica del nuovo culto. “Ma Mattatia rispose a gran voce: «Anche se tutti i popoli nei domini del re lo ascolteranno e ognuno si staccherà dal culto dei suoi padri e vorranno tutti aderire alle sue richieste, io, i miei figli e i miei fratelli cammineremo nell'alleanza dei nostri padri; ci guardi il Signore dall'abbandonare la legge e le tradizioni; non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra”. (1Mac 2, 19-22).
A ben vedere, questo brano del primo libro dei Maccabei, riporta delle forti analogie con gli avvenimenti dei nostri tempi.

lunedì 20 ottobre 2014

Corso di Canto Gregoriano a Rimini

Locandina di un evento che interessa tutti, da non perdere. A Spadarolo di Rimini: Sabato 25 ottobre e i Sabati: 8, 15, 22, 29 novembre.

 Per info Tel: 0541.72.77.67 - Fax: 0541.31.28.24 - email: rimini@sanpiox.it 
Sia Lodato Gesù Cristo

Il Papa contro l’intelligenza

Ci va giù duro Giuliano Ferrara, che alla scuola di Benedetto aveva trovato nutrimento per la sua intelligenza. Ed ora manca anche a lui. [qui]

Il pastore dell’essere deve nutrire di spirito l’ascolto sinodale. Ma il facilismo è ambiguo, diffidare dell’intelligenza è ambiguo, la verità è affidata ai piccoli non agli stupidi. Rischi del Vaticano III
Ci siamo arrivati, e sarà una sorpresa (di cui non si accorgeranno) per i presunti illuministi che applaudono la chiesa del cristianesimo povero e sentimentale, questi ipocriti che traballano per gola tra l’infame di Voltaire e il sublime del cuore di Francesco. La chiesa in assemblea è invitata formalmente dal Papa (domenica in San Pietro) a diffidare dell’intelligenza, delle idee chiare e distinte. Il dibattito è ascolto, cioè non è dibattito. Lo spazio dello spirito, che a un’assemblea sinodale non si può negare, non si nutre delle proprie ineffabili ragioni e della dicibile ragione umana universale, direi cattolica. È spazio preclusivo della dialettica tra argomenti mentre si dice boriosamente “aperto”, si manifesta nel segreto del cuore, ha qualcosa di magico e sciamanico, almeno per un piccolo razionalista come me. Il sinodo sulla famiglia, ha detto il Papa confermando la nostra vecchia diagnosi, e cioè che si è iniziato un Vaticano III di qualche sorta, durerà in realtà un anno.

domenica 19 ottobre 2014

Reazioni contro il Sinodo manipolato di Francesco. Una pentola a pressione esplosa dopo 18 mesi

Riprendo, tradotto da Traditio liturgica, l'interessante articolo di Rorate Caeli [qui]

“La sensazione generale è quella di un enorme sollievo”, dice un professore influente presso un'Università Pontificia. “Giovedì, verso mezzogiorno, Giovanni Paolo II ha operato un miracolo al Sinodo”.
A quell’ora iniziò la rivolta contro l'uomo accuratamente scelto da Francesco, il suo primo cardinale, Lorenzo Baldisseri - apprezzatissimo da Bergoglio per gli inestimabili servizi resi prima e durante il Conclave del 2013 - scelto più di un anno prima del Sinodo per orchestrare entrambe le assemblee, del 2014 e del 2015, in modo da poter raggiungere i risultati voluti dal Papa, senza alcun dissenso. Era un compito difficile, ma Baldisseri vi si dedicò strenuamente e il dato essenziale fu l'operazione dei media.
Finché i lavori del Sinodo rimanevano segreti, l'operazione dei media doveva procedere a mosse rapide con fatti compiuti, impossibili da fermare per qualsiasi forza, in modo che il risultato conclusivo determinasse una relatio finale rivoluzionaria. Tale relatio avrebbe dovuto funzionare come la grande acclamazione di Papa Francesco proveniente dall'episcopato mondiale, quasi egli fosse un guru della moda, un leader glorioso la cui padronanza degli eventi non gli può essere negata o impedita.
In questa serie di fatti compiuti, la prima relatio della settimana, scritta da monsignor Bruno Forte prima del Sinodo, avrebbe dovuto essere un passo abbagliante. Tutti a Roma sapevano che Francesco conosceva, aveva letto e approvato tale pubblicazione. Nulla poteva avvenire in questo personalistico e super egocentrico pontificato senza la conoscenza diretta del papa. Quanto fu inaspettato, e non avrebbe dovuto esserci, fu che, nonostante la forte pressione, la maggioranza decisionale fu più wojtyliana che bergogliana.

Ulteriori notazioni sull'articolo di Socci e notizie dal Vaticano

Viene giustamente richiamata l'attenzione sulle seguenti granitiche conclusioni dell'articolo di Socci [qui], che integro con successive notizie di fonte curiale, che ad esse si ricollegano. Mentre [qui] è la prima notazione di stamattina.
[...] Tuttavia la “rivolta” dei pastori ortodossi di giovedì scorso (anniversario dell’elezione di Wojtyla), è stato un evento epico e quasi miracoloso.
La Chiesa fedele alla tradizione quel giorno ha prevalso. Così è stato scritto che, come era accaduto al Concistoro, papa Bergoglio si è trovato in minoranza, praticamente “sfiduciato”.
Per questo nel suo discorso conclusivo è corso ai ripari cercando di smarcarsi dai più progressisti e ritagliarsi una tardiva posizione super partes. Fra chi diceva che due più due fa quattro (ortodossi) e chi sosteneva che fa sei (Kasper), Bergoglio ha proclamato che fa cinque. Gesuitico. Ma sbagliato.
La linea “rivoluzionaria” di Kasper, che ha sempre detto (mai smentito) di parlare a nome di Bergoglio, non ha vinto. Ma non è chiaro quali siano le conclusioni del Sinodo.
Bergoglio, citando Benedetto XVI, ha ricordato una verità che molti suoi sostenitori in questi giorni hanno dimenticato: “la Chiesa è di Cristo” e “il Papa non è il signore supremo, ma piuttosto il supremo servitore… il garante dell’ubbidienza e della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, al Vangelo di Cristo e alla Tradizione della Chiesa, mettendo da parte ogni arbitrio personale”.
Forse la verità è che ci ha provato e (per ora) non c’è riuscito. Alla fine c’è un solo risultato certo: la spaccatura della Chiesa e una gran confusione sul suo magistero.
Avevamo già notato come il discorso conclusivo rivelasse una "mano sapiente", che ha consentito, per lo meno in questa fase, di sanare la spaccatura creatasi nell'Assise sinodale. Ebbene una delegazione di prelati "conservatori" ha interpellato il "Papa emerito" cercando di coinvolgerlo nella difficile congiuntura. Lui li ha congedati dicendo che non è il Papa e richiamando il cum Petro sub Petro. Tuttavia ha preso carta e penna e ha scritto al "Regnante". Il risultato attendibilmente è presente in quel discorso... 
Resta ferma l'incertezza e la confusione per quanto è rimbalzato sui media: il Sinodo mediatico già non è senza effetti presso molti sacerdoti modernisti che ne applicano gli aspetti "pastorali" extra dottrina. La confusione e l'incertezza sui futuri sviluppi, restando realisti sulle avvisaglie di quanto accaduto fin qui, regnano sovrane. La spaccatura, che anche Socci ricorda, purtroppo è innegabile.

Ed è da tener presente che, se è vero che il testo della relazione finale, parecchio emendato rispetto a quella post disceptationem letta dal cardinale Erdö (e a quanto pare redatta da Forte), insieme a 470 “modi” (cioè le proposte di emendamento presentate), riporta anche i punti che non hanno ottenuto il via libera sinodale, tutto questo ha una conseguenza. Infatti su decisione di Bergoglio, la Relatio finale, nella versione attuale, sarà la base di partenza inviata alle conferenze nazionali in vista del 2015. Dunque tutto resta ancora sul tappeto. Anche ciò che non avrebbe dovuto neppure essere oggetto di discussione.

Brevi notazioni sul confronto odierno di Socci: Paolo VI-Francesco e sul discorso conclusivo della III Assemblea sinodale

Aggiornamento: qui

Breve notazione sull'articolo di Socci, apparso oggi su suo Sito [qui]. Mi limito ad un discorso generico ed essenziale, non potendo ignorare che egli abbraccia un tipo di approccio solo parziale - nel senso che non prende in considerazione tutti gli elementi in campo - alla realtà ecclesiale del nostro tempo. La sua analisi contrappone nettamente Paolo VI a Bergoglio, così come nel suo Non è Francesco, che ho apprezzato su diversi punti al pari di altri suoi testi, gli contrappone Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. In questo articolo qualifica i due papi come ''opposti' e ne indica i motivi. Non mi soffermo sull'intero testo, ma è già sufficiente quotare quest'affermazione:
Paolo VI intuì che c’erano lobby e ideologie, interne ed esterne al mondo cattolico, che volevano “usare” il Concilio per scardinare la Chiesa. E prima impedì colpi di mano rovinosi al Concilio (anche con la famosa “Nota explicativa Praevia”). Poi denunciò, sempre più drammaticamente quelle correnti cattoprogressiste che puntavano all’“autodemolizione” della Chiesa.
Socci esalta Paolo VI (anche noi riconosciamo l'indubbio valore dell'humanae vitae), ma elude gli elementi di rottura con la tradizione da molti studiosi evidenziati e parte col dare alla nota praevia alla Lumen gentium [qui] una valutazione al cento per cento positiva. Ricordiamo che essa dovette sventare l'attentato alla potestà suprema del pontefice, affermando che tale potestà è nel collegio dei vescovi unito al loro Capo, ma che il Capo può esercitarla indipendentemente dal Collegio, mentre il Collegio non può indipendentemente dal Capo. Nota che fu redatta, se non ricordo male su indicazione del card. Ottaviani, nell'intento di correggere le incongruenze che erano state prontamente rilevate e che è stata regolarmente ignorata e dunque disattesa. Tant'è che la potestà di cui si parla risulta attentata da ripetuti atti ed eventi più volte esaminati [qui]. 

Pio XII parla agli sposi cristiani. Vincolo, famiglia, comunione

Il punto 5. della "Relatio Synodi", 18.10.2014, conclusiva della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: "Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione" (5-19 ottobre 2014) [qui], dichiara: "Il cambiamento antropologico-culturale influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato."
A questo proposito è bene ribadire cose già dette, ma che giova riaffermare. Il "cambiamento antropologico" di cui si parla non può riguardare l'interiorità profonda e l'essenza dell'uomo - essere umano uomo e donna, che quella è e quella resta -, di creatura voluta amata e redenta dal Suo Creatore, che trova la sua vera dignità e libertà nell'essere a Lui ordinata e dunque nel rapporto personale e comunitario con Lui. Ciò che cambia nello scorrere del tempo sono i 'gusti', le 'mode', le 'contingenze' (cioè situazioni e conseguenze); ma l'essenza dell'uomo è quella che è. Inoltre essa o è portata alla sua pienezza d'essere, in Cristo, oppure non è nulla! La dissoluzione dell'identità cristiana nell'Occidente discende dai Lumi e oltre. Essa trova il suo culmine oggi attraverso lo storicismo e l'antropocentrismo veicolati nella Chiesa anche dallo "spirito del concilio" tuttora imperante. Dir questo non significa non avere il senso della storia o sminuire l'uomo; ma situarlo al suo posto, cioè orientato e ordinato al Creatore e non come centro di tutto. Senza obliterare la "storia della salvezza" portata a compimento da Cristo Signore.
Purtroppo subiamo l'effetto dell'abbandono della philosophia perennis operato dallo "spirito del concilio". Ed è per questo che la dimensione ontologica è stata sostituita da quella fenomenologica ed esistenziale, che l'odierna gerarchia sembra privilegiare. L'abbandono della metafisica ha messo all'angolo la fede, il Soprannaturale, l'ontologia e ha fondato le innovazioni di 'rottura' - ché tali sono - nell'antropocentrismo. Il vizio di fondo e nodo centrale di tutto è che, in base ai presupposti storicisti, la continuità con la tradizione è oggi riferita al soggetto chiesa anziché all'oggetto rivelazione. E, mentre le verità eterne non possono evolvere, lo storicismo trasferisce ad esse la mutevolezza che invece appartiene al divenire che esse devono orientare e fecondare. Il Signore è lo stesso ieri oggi sempre.
I discorsi, incisivi e densi di verità eterne, di un Papa che è nel cuore di tanti credenti sono il miglior antidoto alle tossine veicolate dal nuovo documento, nonostante le rettifiche apportatevi in seguito alle note contestazioni. Letti con attenzione, essi danno anche le motivazioni profonde e ineludibili dei principi vigorosamente e limpidamente affermati. (Maria Guarini)

Un “sì” per sempre, come l’amore di Cristo
22 aprile 1942

 Il sì, erompente dal vostro labbro per impulso del vostro volere, annoda intorno a voi il vincolo coniugale, e insieme lega per sempre le vostre volontà. Il suo effetto è irrevocabile: il suono, espressione sensibile del vostro consenso, passa; ma il consenso stesso formalmente è fissato, non passa, è perpetuo, perché è consenso nella perpetuità del vincolo, mentre un consenso di vita soltanto per qualche tempo fra gli sposi non varrebbe a costituire il matrimonio. L’unione dei vostri sì è indivisibile; ond’è che non vi è vero matrimonio senza inseparabilità, né vi è inseparabilità senza vero matrimonio.
Ma se la volontà degli sposi, contratto che l’abbiano, non può più sciogliere il vincolo matrimoniale, potrà forse farlo l’autorità, superiore ai coniugi, stabilita da Cristo per la vita religiosa degli uomini? Il vincolo del matrimonio cristiano è così forte, che, se esso ha raggiunto la sua piena stabilità con l’uso dei diritti coniugali, nessuna potestà al mondo, nemmeno la Nostra, quella cioè del Vicario di Cristo, vale a rescinderlo.