Nella nostra traduzione da Rorate caeli la Lettera di una fedele laica cattolica a un sacerdote, a proposito della Nota dottrinale Mater Populi Fidelis. Qui l'indice degli articoli in tema.
La nota di Tucho Fernández sulla Beata Vergine
è un’offesa grave a Nostra Signora
Roma, 6 dicembre 2025
Caro Padre,
Condivido il suo dolore per le recenti offese arrecate alla Santa Vergine. Lei mi ha detto che questo è il tempo di compiere atti di fede:
Credo che Tu possa tutto, o Regina del Cielo e della Terra, assisa alla destra del Figlio, al di sopra di tutti gli angeli e di tutti i santi, Mediatrice di tutte le grazie, Corredentrice, Immacolata piena di grazia, Madre di Dio!
E soprattutto, lei mi ha detto, questo è il tempo di moltiplicare gli atti di amore. Amare è il modo più perfetto di riparare (e se la Madonna ha potuto riparare, con e sotto Cristo, mediante la Sua Compassione sul Calvario, è proprio perché, fin dall’eternità, la Santissima Trinità aveva posto in Lei tutto il Suo amore: nessuna creatura, nemmeno l’insieme di tutte le creature sante, sarà mai amata da Dio come lo è la Santissima Vergine, né potrà mai amare come Ella ama). Amare di più Nostra Signora significa amare di più Nostro Signore Gesù Cristo, poiché la Madre e il Figlio sono uniti e conformi in tutto; amare di più il Suo Cuore Immacolato significa amare di più il Sacro Cuore di Gesù, poiché i due Cuori non ne formano che uno solo; e amare di più la Croce significa amare di più il Figlio e la Madre, e attraverso di loro il Padre, e anche noi peccatori, poiché fu abbracciando la Croce che Cristo e la Vergine Maria, il primo mediante un sacrificio esteriore e interiore, la seconda mediante un sacrificio puramente interiore, amarono perfettamente il Padre, si amarono perfettamente l’un l’altra e amarono perfettamente noi, compiendo la nostra redenzione.
Mi unisco dunque a lei nell’opera di riparazione che queste offese richiedono, a lei che custodisce sempre il suo cuore nel Cuore della Vergine Santissima e lo sguardo fisso sul Calvario; e per lei e per tutti i sacerdoti, per i quali prego sempre e offro quel poco che posso, chiedo alla Madonna, i cui figli prediletti siete, di nutrirvi sempre del Suo spirito di oblazione e di immolazione. Mi permetta tuttavia, caro Padre, di esprimere una materna apprensione per le anime dei sacerdoti, poiché l’adesione alla dottrina perenne sulla Vergine Maria è un criterio essenziale di discernimento: molti saranno messi alla prova, molti si sacrificheranno per continuare a difendere la Verità, ma molti potrebbero cedere alla pressione, per una falsa prudenza, mettendo in pericolo la propria anima e quella di coloro di cui sono responsabili.
Questo spirito di oblazione e di sacrificio della Vergine, che fonda i Suoi titoli di Corredentrice e Mediatrice universale, si manifesta nel rito tridentino della Santa Messa. È infatti partecipando a questo santo rito che riesco a penetrare più profondamente il mistero di questi privilegi mariani, mentre recito il Rosario dei Sette Dolori della Madonna, che mi permette di unirmi più intimamente al Sacrificio dell’Altare, poiché, in effetti, io passo attraverso Maria, che si unisce al Sacrificio del Calvario: Ad Jesum per Mariam.
Mi permetta dunque, caro e buon Padre, di scriverle — a lei che ogni giorno offre il Sacrificio sull’altare — riguardo a ciò che io vedo da una prospettiva diversa dalla sua, quella di una semplice laica che cerca di unirsi interiormente al Santo Sacrificio assistendo alla Messa con pietà e raccoglimento. Vedo queste realtà in particolare nell’intimità della Messa letta, quando l’identificazione tra il sacerdote e Cristo appare più evidente, poiché egli è solo. Ma non è solo, perché con lui, come con Cristo, c’è la Vergine Maria, che agisce anch’Ella spiritualmente. E se, al momento della consacrazione, il sacerdote agisce in persona Christi, in virtù del ministero unico che Cristo ha conferito a certi uomini da Lui scelti dall’eternità (e per questo siate benedetti in eterno!), al momento dell’Offertorio il sacerdote guarda a Maria, Virgo offerens.
Nessun uomo si avvicina più intimamente ai santi Misteri del sacerdote; nessuno tocca più da vicino il mistero per cui, sull’altare, il Santo Sacrificio del Calvario è reso presente sacramentalmente, sacrificio che Cristo stesso offre in quel momento per mezzo del Suo ministro, alter Christus. E nessuno sa meglio di lui come, nella sublime liturgia della Santa Messa, che racchiude tutto il mistero dell’Incarnazione-Redenzione, Ella agisca anch’essa, dall’inizio alla fine — Colei che Dio, dall’eternità, con un unico decreto, ha associato al Signore Gesù Cristo in quest’opera, dall’inizio alla fine, come Madre di Dio-Corredentrice. Dio onnipotente avrebbe potuto agire in tutt’altro modo, ma per il modo in cui ha voluto agire, ha voluto che la Santissima Vergine desse il suo consenso, pronunciasse quel Fiat senza il quale l’Incarnazione-Redenzione non sarebbe avvenuta. Mi perdoni, pazientissimo Padre, se ripeto cose che tutti hanno imparato al catechismo, ma sono troppo belle e troppo grandi perché restino nel silenzio: pronunciando il suo Fiat, la Vergine Santissima acconsente a diventare Madre di Dio e Madre del Redentore, cioè acconsente a che il Verbo si faccia carne in Lei e Si offra in sacrificio per la nostra salvezza. Ella acconsente a generarLo per immolarLo, e coopera a questo dal principio alla fine, aderendo perfettamente alla volontà divina: è sul Calvario, culmine della Passione e della Compassione, che il suo Fiat, pronunciato al momento dell’Annunciazione, raggiunge la sua perfezione — ed è lì che la maternità divina trova la sua forma. Ora, ogni giorno nella Messa, la Madonna, Madre e modello del sacerdote, rinnova il suo Fiat e la sua partecipazione al Sacrificio. E l’associazione della Vergine con il Figlio lungo tutta l’opera della Redenzione, dall’Incarnazione al Calvario (e poi, in cielo, nella distribuzione dei frutti della Redenzione), corrisponde alla Sua associazione con il sacerdote, Suo figlio prediletto, lungo tutta la liturgia della Messa, dalla preparazione in sacrestia al Sacrificio dell’altare (e poi, dopo la comunione delle specie eucaristiche, durante la distribuzione del Corpo glorioso di Cristo).
San Bernardo afferma che tutta la creazione trattenne il respiro in preghiera nel momento in cui la Vergine stava per pronunciare il Suo Fiat all’Incarnazione e alla Redenzione. Questa attesa orante è quella dell’anima pia nei momenti che precedono l’uscita del sacerdote dalla sacrestia. Quando, nella penombra, prima dell’inizio della celebrazione, il sagrestano accende la prima e poi la seconda candela ai lati dell’altare, io penso a Dio Padre che, dopo il peccato originale, annuncia ad Adamo ed Eva la Donna che schiaccerà il capo del serpente, cioè la Vergine Maria (prima luce di speranza, stella del mattino), e la Sua discendenza, cioè Cristo (la pienezza della luce, la lux vera). L’attesa dei fedeli cresce. E come allora, così ora, il mistero si prepara nel segreto. Quando venne la pienezza del tempo, la Vergine pronunciò il suo Fiat e il Verbo si fece carne nel suo seno, e in quel giardino chiuso e santissimo Ella cominciò a preparare Cristo: tutto ciò che il Verbo assunse come uomo lo ricevette da Lei; fu Lei a dargli il Suo corpo, che era il Suo stesso corpo e non un altro; fu Lei a dargli il Suo sangue, il sangue che sarebbe stato versato, che era il Suo stesso sangue; fu Lei a dargli quel Cuore sacratissimo, indissolubilmente unito al Suo Cuore Immacolato — due cuori trafitti come uno solo dalla lancia e dalla spada sul Calvario; fu Lei a rivestire Gesù Cristo delle vesti sacerdotali con cui uscì dal suo grembo, pronto a essere sacrificato. Ciò che avvenne allora, in quel momento unico, nel segreto dell’anima e del corpo della Vergine Maria, è simbolicamente riprodotto ogni giorno nella sacrestia, simbolo del grembo della Vergine. Nella sacrestia, il sacerdote si riveste dei paramenti liturgici uno ad uno, recitando per ciascuno una preghiera: l’amitto per respingere gli assalti del demonio, l’alba per essere purificato, il cingolo per custodire la castità, il manipolo per ottenere le lacrime e il dolore del ministero, la stola dell’immortalità, la casula che è il giogo del Signore: tante grazie che il sacerdote riceve per mezzo della Madonna, Mediatrice universale di tutte le grazie. E il sacerdote esce dalla sacrestia “pronto” per il sacrificio, come Cristo uscì dal grembo sacratissimo di Sua Madre.
Quando il sacerdote esce dalla sacrestia, al suono del campanello, i fedeli chinano il capo come i pastori che adorano il piccolo Re e Sacerdote a Betlemme. Egli si reca subito all’altare, luogo del sacrificio, per disporre le ostie ancora coperte. Ma è la Vergine che lo guida, come quando portò il Bambino Gesù al Tempio per la Presentazione, la prima offerta simbolica che la Madre fece del Figlio al Padre, la “offerta mattutina” (San Bernardo), il cui significato è rivelato dalla profezia di Simeone, il primo dei Sette Dolori di Maria. Poi il sacerdote torna ai piedi dell’altare, e lì comincia la Messa. Introibo ad altare Dei. Ad Deum qui laetificat juventutem meam. E subito giunge l’ora della persecuzione di Erode e della fuga in Egitto (secondo dei Sette Dolori): Judica me Deus, et discerne causam meam de gente non sancta: ab homine iniquo et doloso erue me. La Madre porta il Bambino Gesù e Lo protegge dall’assassino e dai pagani; e così porta e protegge il sacerdote nel mondo, contro gli attacchi esterni, ma soprattutto contro il solo vero male, che è il peccato, introdotto dal Confiteor.
Il sacerdote sale poi definitivamente all’altare, luogo del sacrificio per il quale è venuto al mondo. Dopo un periodo didattico, che rappresenta la vita pubblica di Cristo, l’insegnamento della Verità da parte di Colui che è la Verità (fase preannunciata storicamente dalla predicazione ai dottori nel Tempio, quando la Vergine Maria ebbe un’anticipazione del terzo dei Sette Dolori, l’angoscia della separazione dal Figlio), ci avviciniamo al culmine della Santa Messa.
L’Offertorio, carissimo Padre, è uno dei momenti più belli per il sacerdote, ma anche per i fedeli che hanno il privilegio di assistere al rito antico della Messa; ed è uno dei tesori di cui purtroppo sono stati privati sacerdoti e fedeli dalla riforma liturgica. Con ciò che sto per dire, non intendo giustificare coloro che non comprendono la gravità inaudita della recente Nota dottrinale sulla Vergine Maria, ma desidero cercare di capire come sia possibile che non la comprendano, e credo che questa incapacità non sia estranea alla riforma liturgica: come possono infatti coloro ai quali è stato tolto l’Offertorio, ai quali è stato nascosto il significato sacrificale della Santa Messa, che hanno così perso la disposizione a unirsi al Sacrificio, comprendere la Corredenzione? Le due cose vanno insieme. Lex orandi, lex credendi. E l’Offertorio è uno dei momenti in cui il ruolo della Corredentrice appare più chiaramente. Infatti, i momenti di offerta si ripetono lungo tutta la Messa e, ogni volta, con Cristo che si offre, c’è anche la Vergine Maria che lo offre. Ciò che avvenne nel segreto della sacrestia in modo ancora nascosto (la preparazione dell’Ostia-Gesù nel grembo della Vergine e la sua offerta interiore), poi in modo suggestivo durante la prima salita del sacerdote all’altare (che può ricordare la Presentazione al Tempio), viene esplicitato nell’Offertorio, quando il sacerdote scopre l’ostia e poi la offre. Come la Vergine Maria offre il Figlio prima del Sacrificio che Egli compirà, così il sacerdote offre le oblate, che già chiama “ostia”, la vittima del sacrificio (hanc immaculatam hostiam, calicem salutaris), prima del Sacrificio stesso, che egli renderà presente in persona Christi al momento della consacrazione. L’Offertorio corrisponde anche al momento in cui Cristo stesso Si offre al Padre, sia nell’Ultima Cena, dove alla vigilia del Suo sacrificio offre già il Suo Corpo e il Suo Sangue, sia nella preghiera nell’Orto degli Ulivi; e l’Offertorio culmina nel momento tremendo in cui, dopo aver pronunciato a nome della Chiesa la preghiera di offerta alla Santissima Trinità, il sacerdote, parlando allora a nome di Cristo stesso, si volge un’ultima volta ai fedeli e li invita a pregare con parole che ricordano quelle rivolte da Gesù agli apostoli addormentati: Orate fratres… Qui i fedeli, raccolti nella loro offerta di sé che uniscono a quella del Signore, chinano istintivamente il capo o chiudono gli occhi: non possono sostenere lo sguardo del sacerdote che si volge verso di loro, perché in quel momento il sacerdote è Cristo, e guardarlo sarebbe irriverente. Poi il sacerdote si raccoglie nella preghiera segreta, che corrisponde alla preghiera di Gesù nel Getsemani.
Si giunge così al Canone, e dopo il Sanctus e le altre preghiere che ribadiscono con sapienza l’offerta, arriviamo al culmine della liturgia, il momento più solenne, più misterioso, più silenzioso, più segreto, più essenziale della Messa: siamo al Calvario. Qui è Cristo che agisce. E, con e sotto Cristo, agisce anche la Beata Vergine, immolandoLo e immolandoSi, in perfetta conformità di volontà con Lui. Mentre durante l’agonia del Getsemani la Vergine era fisicamente lontana, custodendo tutto nel Suo Cuore Immacolato, all’inizio della Passione Ella si avvicina a Cristo: il nuovo Adamo e la nuova Eva si incontrano di nuovo sulla via del Calvario, e lo sguardo della Madre incontra quello del Figlio. Carissimo Padre, un liturgista forse protesterebbe, ma io amo vedere nella “candela santa”, che viene accesa in questo momento della Messa, la presenza della Vergine Maria durante tutta la Passione: vedo in quella fiamma, dapprima, lo sguardo della Madre sul Figlio che porta la croce (quarto dei Sette Dolori); poi, durante la consacrazione, la presenza della Vergine ai piedi della Croce (Stabat Mater, quinto dolore). E quello sguardo della Vergine non si spegne mai: la candela resta accesa fino alla fine del Canone, così come la Vergine resta presente fino alla fine. E i fedeli che fissano quella fiamma penetrano più profondamente nel mistero della Passione di Cristo, perché vi entrano attraverso lo sguardo della Madre, condividendo l’indicibile dolore della Sua Compassione; e si uniscono più intimamente al Sacrificio del Redentore, perché vi si uniscono attraverso il sacrificio della Madre Corredentrice. Ad Jesum per Mariam.
Quanto alla Consacrazione, carissimo Padre, non oso scrivere nulla, perché ogni parola ne diminuirebbe la sacralità. Lei stesso, che la compie ogni giorno con timore e tremore, mi ha detto una volta: “Ciò che avviene in quel momento sull’altare, solo il Padre lo sa”. Quanto a noi fedeli, restiamo in ginocchio, occhi chiusi, davanti al mistero. Al suono della campanella, alziamo gli occhi per adorare Cristo, che la consacrazione ha reso realmente presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Chiniamo di nuovo il capo, presi dal mistero. Al secondo suono della campanella, alziamo di nuovo gli occhi per adorare il Preziosissimo Sangue. Tutto è lì. Il senso stesso di tutte le cose. Un’unica Santa Messa dà senso a tutta la creazione, materiale e spirituale, e a tutto l’ordine della Grazia e della Gloria. Chiniamo di nuovo il capo e ci abbandoniamo al mistero. Grazie.
Il Sacrificio è compiuto. Gesù Cristo ci ha redenti. Per i meriti di giustizia della Sua Passione e Morte, Egli ci ha acquistato tutte le grazie della nostra salvezza. E la Vergine, per i meriti di convenienza della Sua Compassione, ha anch’Ella acquistato per noi, con il Figlio e sotto di Lui, tutte le grazie della nostra salvezza; Ella ci ha “corredenti”. E ora la Vergine muore anch’Ella spiritualmente, mentre Lui muore realmente. Felices sensus beatae Mariae Virginis qui sine morte meruerunt martyrii palmam sub cruce Domini. Questo è il Sesto Dolore, “tutto è compiuto” anche per Lei, la maternità divina trova il suo compimento.
Ma la Vergine ha ancora una missione, come Madre della Chiesa, che Ella ha partorito ai piedi della Croce: sola fiamma accesa nella notte della fede di tutta la Chiesa, dopo la sepoltura di Cristo, Ella porta in sé tutta la fede e tutta la speranza della Chiesa. Nella Messa, siamo al momento del Pater noster, che la Vergine Maria prega per noi durante il Settimo Dolore.
Il sacerdote raccoglie le sacre specie: è la Risurrezione. Qui il sacerdote agisce di nuovo come sacerdote e, come uomo, si umilia di nuovo prima di ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo. Qui la Vergine Maria è la Madre misericordiosa del sacerdote e la mediatrice del perdono. Poi il sacerdote distribuisce la Comunione, e lì la Mediatrice universale di tutte le grazie intercede per noi, sempre indegni di ricevere il Corpo di Cristo, mentre Ella stessa prepara i nostri cuori affinché possiamo riceverlo in un atto di amore e di perfetta unione: O Madre di compassione e di misericordia, Santissima Vergine Maria, io, povero e indegno peccatore, mi rivolgo a Te con tutto il cuore. Tu che sei misericordiosa e che hai assistito il tuo Figlio amato mentre pendeva dalla Croce, degnati nella Tua bontà di assistere me, povero peccatore, come pure tutti i fedeli che ricevono il Santissimo Corpo del Tuo Figlio. Fortificati dalla Tua grazia, potremo riceverLo degnamente e fruttuosamente. Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
Carissimo Padre, il legame tra la Corredenzione e la Santa Messa mi appare evidentissimo. Sono ben consapevole che, finché la Corredenzione non sarà solennemente definita, non possiamo dire che coloro che la rifiutano abbiano perso la fede. Tuttavia, negare alla Vergine questo privilegio, e quello che ne deriva, cioè la mediazione universale, mi sembra andare nella stessa direzione della riforma liturgica: il rifiuto della Corredenzione partecipa logicamente di un rifiuto più generale della Croce, dello spirito sacerdotale e del significato sacrificale della Messa. Secondo me, non si può allo stesso tempo difendere il rito antico della Santa Messa e piegarsi a questo attacco contro la Corredenzione. Il rito antico e la Corredenzione sono legati, così come lo sono l’Incarnazione-Redenzione e la Maternità divina-Corredenzione: Dio, con un unico decreto eterno, ha voluto questi quattro misteri, e rifiutare la Corredenzione equivale a negare che la Vergine Maria abbia compiuto ciò che Dio aveva predestinato per Lei dall’eternità. E questo rifiuto va di pari passo con la riduzione-confusione del Sacrificio della Messa, dell’Eucaristia e del senso stesso del sacerdozio.
È per questo che, alcuni giorni fa, insieme a una devota amica, ci siamo recate in pellegrinaggio a Pagani, davanti alla tomba di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, per fare riparazione per le offese commesse contro la Madonna, amandoLa attraverso il Suo devoto santo. Abbiamo rinnovato la nostra consacrazione alla Vergine Maria — corpo, cuore e anima — per amare di più, attraverso Lei, il Cuore trafitto di Gesù, sempre presente nei nostri tabernacoli. Abbiamo pregato per tutti i sacerdoti del mondo: che lo Spirito Santo vi infonda i doni del consiglio e della fortezza in grado eroico, per difendere la Verità e la Fede. Difendere la vera devozione alla Vergine Maria vi manterrà saldi e santi nello spirito sacerdotale. Abbiamo chiesto alla Madonna di donarci anche un poco del Suo spirito di oblazione, affinché possiamo offrire con Lei ciò che possiamo per voi sacerdoti, e in particolare per il Romano Pontefice, primo sacerdote della Chiesa visibile; e infine, abbiamo chiesto a Lei, in questa interminabile crisi della nostra Santa Madre Chiesa, di non lasciarci mai perdere la speranza contro ogni speranza, in silenziosa supplica d’amore davanti ai tabernacoli, così abbandonati, come Gesù nel sepolcro, nel Settimo Dolore.
Che Dio la benedica e la custodisca sempre, carissimo Padre.
Regina confessorum, ora pro nobis. Regina martyrum, ora pro nobis.
(una fedele laica cattolica di Roma)

