Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 15 giugno 2026

Il mondo capovolto: gli eletti possono essere ingannati?

Nella nostra traduzione da Pillars of Faith, una nuova recente esortazione del vescovo Strickland. Anch'essa ci ricorda 'lo stato di necessità' a prescindere dalla FSSPX. Qui l'indice dei precedenti.

Il mondo capovolto: gli eletti possono essere ingannati?

Miei cari amici in Cristo,
C’è un passo delle Scritture che mi turba da molti anni. È un passo che diventa sempre più inquietante man mano che invecchio e osservo il mondo che mi circonda.
Il Signore dice: «Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e prodigi, così da sedurre, se possibile, anche gli eletti» (Matteo 24:24).

Non i peccatori. Non i non credenti. Non coloro che hanno rifiutato Dio. Gli eletti. Coloro che desiderano sinceramente seguirLo. Coloro che pregano. Coloro che vanno in chiesa. Coloro che si credono fedeli.

Le rubriche del 'Per ipsum'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non solo minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulle rubriche del Per ipsum. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Le rubriche del Per ipsum

Riprendiamo con piacere la nostra serie sul latino dell'Ordinario della Messa tradizionale. Nel nostro ultimo saggio sull'argomento, abbiamo esaminato il linguaggio della dossologia conclusiva del Canone Romano, il Per ipsum. Qui, esaminiamo le rubriche che accompagnano la preghiera.
Dopo aver pronunciato il Per quem [qui], il sacerdote prende l'Ostia con la mano destra e con la sinistra tiene il pomello del calice. Fa il segno della croce con l'Ostia sopra il calice per tre volte, dicendo: Per ipsum ✠, et cum ipso ✠, et in ipso ✠; poi, tenendo ancora il calice nello stesso modo, fa il segno della croce con l'Ostia tra sé e il calice mentre dice est tibi Deo Patriomnipotenti, in unitate SpiritusSancti. Quindi tiene l'Ostia sopra il calice in posizione verticale e solleva l'Ostia e il calice insieme di qualche centimetro sopra l'altare mentre dice omnis honor et gloria.

Sebbene la storia di come queste rubriche siano nate sia lunga e complicata [1], il risultato finale è un esempio di ciò che Rudolf Otto chiama un mysterium fascinans – un mistero affascinante che suscita il nostro interesse e ci trascina in una realtà più grande di noi. Che cosa significano tutti questi gesti?

Una Chiesa che si rifiuta di insegnare

Grazie a Res Novae – Perspectives romaines per la segnalazione. Potete trovare qui i precedenti sulla questione sinodale.

Una Chiesa che si rifiuta di insegnare

Riproduciamo questo testo pubblicato il 28 maggio 2026 da Paix Liturgique, che ringraziamo per la gentile concessione.

Si credeva, col pontificato di Francesco, di aver raggiunto il vertice di quanto la Chiesa, così com’era uscita dall’ultimo concilio, potesse produrre. Ora ci si rende conto, con alcune pubblicazioni apparse sotto il nuovo pontificato, che ormai si resta a quei livelli.

«Lo stile è l’uomo», diceva Buffon
Il Segretariato generale del Sinodo ha infatti pubblicato lo scorso 5 maggio due testi sbalorditivi [qui indice articoli]: i rapporti finali dei gruppi di studio 7 («Alcuni aspetti della figura e del ministero del vescovo in una prospettiva sinodale missionaria», in particolare i criteri di selezione dei candidati all’episcopato: GE_7_FRA_Synthese.pdf) e 9 («Criteri teologici e metodologici sinodali per il discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti»: GE-9_FRA_Synthese.pdf). Sbalorditivi per lo stile, poiché questi testi costituiscono una vera e propria antologia del modo astruso di esprimersi del discorso clericale postconciliare, discorso che persino l’IA avrebbe difficoltà a tradurre in un linguaggio chiaro.

domenica 14 giugno 2026

Programma dell’11º Incontro Pax Liturgica (Roma, 23 ottobre 2026)

Programma dell’11º Incontro Pax Liturgica
(Roma, 23 ottobre 2026)

Come ogni anno e come preannunciato qui, la 15ª Peregrinatio ad Petri Sedem sarà preceduta, nella giornata di venerdì 23 ottobre, presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, dall’11º Incontro Pax Liturgica.

Il Coetus internationalis Summorum Pontificum comunica il programma dell’incontro riportato di seguito.

Per l’iscrizione qui.

Venerdì 23 ottobre 2026, ore 9:30
Pontificio Istituto Patristico Augustinianum
(Roma – via Paolo VI, 25)
11º Incontro Pax Liturgica

Programma:
  • ore 9:30: accoglienza dei partecipanti:
  • ore 10.00: Rubén Angel Peretó Rivas, direttore dell’associazione Centre international d’Études liturgiques: introduzione al convegno;
  • ore 10:15: don Claude Barthe, cappellano del Coetus internationalis Summorum Pontificum: benvenuto ai partecipanti;
  • ore 10:30: Sebastian Ostritsch (Stoccarda):
  • ore 11:15: pausa;
  • ore 11:30: Natalia Sanmartin Fenollera (Madrid);
  • ore 12:20: Diane Montagna (Roma);
  • ore 13:10: pranzo;
  • ore 14:30: Jean-Pierre Maugendre (Parigi);
  • ore 15:20: Jorge O’Reilly (Buenos Aires);
  • ore 16:00: pausa;
  • ore 16:15: Christian Marquant, presidente dell’associazione Oremus-Paix Liturgique: conclusione;
  • ore 17:00: fine dei lavori.
Contributo alle spese dei pasti: è chiesta ai laici la partecipazione volontaria alle spese di almeno 10 euro a persona per il pranzo a buffet.

È garantita la traduzione simultanea degli interventi in francese, inglese, italiano e spagnolo.

Gloriarsi nella gloria di Dio: 'Gloria in Excelsis' (Parte 4)

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi completiamo le osservazioni sul Gloria in excelsis. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Gloriarsi nella gloria di Dio: Gloria in Excelsis (Parte 4)
Parte prima   (in corso di traduzione le parti precedenti)
Parte seconda
Parte terza

Il Gloria in excelsis, sul quale abbiamo meditato (qui, qui e qui), viene talvolta contrapposto al Te Deum [qui], poiché ogni volta che il primo viene recitato o cantato durante la Messa, il secondo viene recitato o cantato nell'Ufficio Divino. Ma una differenza tra i due inni è che la Dossologia Maggiore, molto più breve, pone maggiore enfasi sulla gloria divina rispetto alla sua controparte più lunga. Mentre il Te Deum menziona la gloria due volte (una volta in riferimento a Dio e una volta in riferimento a noi stessi), il Gloria in excelsis usa "gloria" o "glorificare" quattro volte:
  1. Gloria in excelsis Deo (Gloria a Dio nell'alto dei cieli)
  2. Glorificámus te (Ti glorifichiamo)
  3. Gratias ágimus tibi propter magnam gloriam tuam (Ti ringraziamo per la tua grande gloria)
  4. Tu solus Altíssimus, Jesu Christe, cum Sancto Spíritu in gloria Dei Patris (Tu solo, o Gesù Cristo, sei l'altissimo, con lo Spirito Santo nella gloria di Dio Padre)
Ascolto su Youtube

Domenica Terza dopo la Pentecoste (Réspice in me)

Domenica Terza dopo la Pentecoste

Intróitus
Ps. 24, 16 et 18 - Réspice in me, et miserére mei, Dómine: quóniam únicus, et páuper sum ego: vide humilitátem meam, et labórem meum: et dimítte ómnia peccáta mea, Deus meus.
Ps. 24, 1-2 - Ad te, Dómine, levávi ánimam meam: Deus meus, in te confído, non erubéscam. Glória Patri…
Ps. 24, 16 et 18 - Réspice in me…
Introito
Sal. 24, 16 e 18 - Guarda a me, e abbi pietà di me, o Signore: perché solo e povero io sono: guarda alla mia umiliazione e al mio travaglio, e rimetti tutti i miei peccati, o Dio mio.
Sal. 24, 1-2 - A te, o Signore, elevo l’ànima mia: Dio mio, confido in te, ch’io non resti confuso. Gloria al Padre…
Sal. 24, 16 e 18 - Guarda a me…

Nella maggior parte delle chiese di Francia ha luogo oggi la seconda Processione del Santissimo Sacramento, così come la prima si era celebrata nella Domenica precedente. In parecchi luoghi vi è anche l'usanza di cantare in questo stesso giorno la Messa solenne del Sacro Cuore, alla quale molti fedeli non potrebbero assistere il giorno stesso della festa.
La Messa di questo giorno è precisamente quella della terza Domenica dopo la Pentecoste. Gli ultimi decreti romani l'avevano assegnata, senza possibilità di spostamento, alla Domenica fra l'Ottava del Sacro Cuore, ottava ora soppressa.
Sarà facile notare come i testi di questa Messa della terza Domenica dopo la Pentecoste si adattino con facilità e naturalezza alla memoria della festa del Sacro Cuore di Gesù, al punto da sembrare che siano stati composti per essa.

sabato 13 giugno 2026

Nuova Messa in rito antico a Napoli

Nuova Messa in rito antico a Napoli
Dal 21 giugno  celebrerà il Rev. don Antonio Luiso all'Arenella 

S. Em. l’ Arcivescovo di Napoli, Cardinale Domenico Battaglia, ha autorizzato la celebrazione della Messa in rito romano antico nella chiesa di S. Maria delle Grazie alle Due Porte, nel quartiere Arenella, a Napoli.

La Messa in rito antico sarà celebrata mensilmente la domenica alle 19 dal Rev. Don Antonio Luiso, che ha sollecitato la celebrazione dell’ Usus Antiquior.

La prima Messa in rito romano antico sarà celebrata DOMENICA 21 GIUGNO ALLE 19.
- (Chiesa di S. Maria delle Grazie alle Due Porte (piazzetta Due Porte all’ Arenella, 16).

Da Chartres all’Inghilterra: nasce un nuovo pellegrinaggio ispirato alla tradizione

Riprendiamo da Infovaticana. In Italia ricordiamo Subiaco qui - qui. Il risveglio dell'Europa cristiana?
Da Chartres all’Inghilterra:
nasce un nuovo pellegrinaggio ispirato alla tradizione


Più di 20.000 pellegrini hanno camminato questa Pentecoste da Parigi a Chartres in una delle manifestazioni pubbliche di fede più impressionanti dell’Europa contemporanea [qui]. Il fenomeno, associato alla crescita della liturgia tradizionale e al crescente protagonismo dei giovani cattolici, ha ora attraversato la Manica: l’Inghilterra celebrerà quest’estate il proprio pellegrinaggio ispirato al modello francese.

La nuova iniziativa, denominata Our Lady of Christendom Pilgrimage, percorrerà per tre giorni il cuore dell’Inghilterra, da Oxford alle rovine dell’antica abbazia di Evesham, uno dei luoghi mariani più emblematici del Paese.

La Festa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

La Festa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria cade oggi, sabato immediatamente successivo alla solennità del Sacro Cuore di Gesù.
La devozione celebra l'amore profondo, la purezza e la totale adesione di Maria al disegno di Dio. Già radicata nella tradizione cristiana, la festa fu estesa a tutta la Chiesa nel 1944 da Pio XII, in seguito all'atto di Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato. 
Vi rimando a questo precedente, che riporta anche testi della Consacrazione del Montfort, raccomandandovelo. Vedi anche qui.

Magnifica humanitas: le mille letture e il problema del linguaggio

Riprendiamo dall' Osservatorio card. Van Thuân. Qui l'indice degli articoli sul documento. 

Magnifica humanitas:
le mille letture e il problema del linguaggio

L’enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas è stata accolta in modo diverso. Facciamo qualche esempio. Il vescovo Joseph Strickland ne ha dato una interpretazione molto negativa. Il commentatore Larry Chapp su Catholic World Report ha parlato invece di “un pugno nello stomaco, incisivo e profetico”. La posizione di The Catholic Thing è stata di moderata accoglienza. Leonardo Boff su Religion digital l’ha accolta positivamente per il suo “nuovo stile argomentativo contemporaneo”. Ci sono state accuse di eccessivo umanesimo e lodi per aver invece ripreso a parlare di Cristo. Qualcuno ha mosso critiche su singoli punti, come Gerald Murray e Michael Haynes sulla revisione della dottrina cattolica circa guerra giusta. Sulla Bussola Tommaso Scandroglio ha plaudito al ritorno della metafisica nella trattazione della dignità della persona; Roberto De Mattei ha invece lamentato la mancanza di una prospettiva metafisica proprio sulla persona, e il blog tradizionalista OnePeterFive ha addirittura sostenuto che nell’enciclica si deve salutare con piacere il ritorno dell’architettura tomista.

venerdì 12 giugno 2026

Magnifica Humanitas: un'occasione persa

Nella nostra traduzione da Substack.com
Magnifica Humanitas: un'occasione persa

Desideravo davvero apprezzare la nuova enciclica del Papa. Volevo leggere un insegnamento della Chiesa che illuminasse la mia comprensione e mi ricordasse perché non potrei mai essere altro che cattolico. Volevo un documento che avesse fiducia nella verità, nel suo insegnamento e nell'Istituzione fondata per proclamarli entrambi. Non è  il caso di quell'enciclica. O almeno, non in tutto.

Vi risparmierò tutti i preamboli e le invettive che si sentono in queste situazioni. Sì, il documento contiene alcune idee davvero valide. Ho trovato molto utile anche il riassunto della dottrina sociale della Chiesa. Le restanti 35.000 parole sono un po' altalenanti.

Senza Dio non siamo niente. Facciamo di Lui il nostro tutto

Peter Kwasniewski in onore del Sacro Cuore di Gesù.
Senza Dio non siamo niente.
Facciamo di Lui il nostro tutto

Verità fondamentali
Non esisteremmo nemmeno se Dio non fosse presente in ogni istante e non ci rendesse ciò che siamo. Non saremmo in grado di agire senza la Sua azione in noi. Non possiamo raggiungere la virtù, la santità o la felicità senza di Lui. Gesù lo ha espresso al meglio: "Senza di me non potete fare nulla" (Gv 15,5). Abbiamo un profondo bisogno di pregare ogni giorno. La nostra vita interiore appassirà e alla fine si inaridirà se non ricorriamo alla preghiera quotidianamente. E quando perdiamo la nostra interiorità, diventiamo un guscio vuoto.

Venerdì della II Settimana dopo Pentecoste /La festa del Sacro Cuore di Gesù

Ripubblico, per interiorizzarne i tesori di grazia ogni anno di più e per chi leggesse solo ora. Ricordo, per la devozione, le Litanie del Sacro Cuore di Gesù [qui]. 
Vedi anche: Intronizzazione del Sacro Cuore di Gesù: la Sacra Scrittura [qui]; Leone XIII il Sacro Cuore e la Regalità sociale di Cristo [qui]; Leone XIII - Atto di Consacrazione del genere umano a Cristo Re [qui]; In festo SS.mi Corporis Christi. L’Eucaristia: rapporto di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio [qui]. 
Ricordo poi la Santa Messa di oggi a Sant'Anna al Laterano qui.

Venerdì della II Settimana dopo Pentecoste.
La festa del Sacro Cuore di Gesù

Oggi la Chiesa ci propone di onorare con un culto speciale il Cuore sacratissimo di Gesù di cui il sacramento ci ha già rivelato l'immensa tenerezza. E per stimolarci ad onorare quel Cuore divino con maggior rispetto e devozione, Pio XI ha elevato questa festa al rito di doppio di prima classe e messo la sua Ottava alla pari di quelle di Natale e dell'Ascensione [1]. Il culto del Sacro Cuore - scriveva egli ancora Cardinale - è la quintessenza stessa del cristianesimo, il compendio e il sommario di tutta la religione. Il cristianesimo, opera d'amore nel suo inizio, nei suoi progressi e nel suo compimento non potrebbe essere identificato assolutamente con nessuna altra devozione come con quella del Sacro Cuore [2].

Oggetto della devozione al Sacro Cuore.

L'oggetto della devozione al Sacro Cuore è lo stesso Cuore ardente d'amore per Dio e per gli uomini. Dall'Incarnazione infatti Nostro Signor Gesù Cristo è l'oggetto dell'adorazione e dell'amore di ogni creatura, non soltanto come Dio ma come Uomo-Dio. Essendo la divinità e l'umanità unite nell'unica persona del Verbo divino, Egli merita tanto come Uomo che come Dio tutti gli omaggi del nostro culto; e come in Dio tutte le perfezioni sono adorabili, così pure in Cristo tutto è adorabile: il suo corpo, il suo sangue, le sue piaghe, il suo cuore, e per questo la Chiesa ha voluto offrire alla nostra adorazione questi oggetti sacri.

giovedì 11 giugno 2026

12 giugno 2026 Festa del Sacro Cuore a Tolentino

Tradizionale Festa del Sacro Cuore 2026 Venerdì 12 giugno 2026

Tolentino, chiesa del Sacro Cuore di Gesù, devozione introdotta da San Vincenzo Maria Strambi, Vescovo di Macerata e Tolentino, nel 1805 ed affidata all’omonima confraternita detta dei “sacconi”.

La Confraternita ha come fini principali la santificazione dei confratelli, l’esercizio del culto pubblico e la promozione di opere di carità fraterna.

“Dovendo i nostri fratelli essere figlioli della vera luce, per risplendere con le loro opere buone e glorificare il Padre Celeste, sarà bene dover usare tutta la diligenza a non ricevere i figlioli delle tenebre, che con i loro pravi costumi potessero oscurare lo splendore cristiano.” (dalla Regola della Confraternita dettata San Vincenzo Maria Strambi)

Ore 19,45 Santa Messa Cantata nel venerabilissimo Rito Romano antico; Coro della Confraternita diretto dal M° Francesco Mazzeo. Simone Settimi, Eufonio.

Parteciperanno alcune Confraternite dei paesi limitrofi, a seguire la processione e la Benedizione Eucaristica.

Leone XIV in Spagna. Commenti del vescovo Strickland.

Nella nostra traduzione da Pillars of Faith, i commenti del vescovo Joseph Strickland sul discorso di Leone XIV in occasione del viaggio apostolico in Spagna e dell’incontro con i membri del Parlamento spagnolo. Qui l'indice dei numerosi precedenti.

Leone XIV in Spagna. Commenti del vescovo Strickland.

Sono grato per le importanti verità che il Santo Padre ha riaffermato nel suo discorso al Parlamento spagnolo.

In un’epoca in cui la dignità umana viene spesso ridotta a utilità, produttività o preferenza personale, è incoraggiante ascoltare una chiara difesa della dignità intrinseca di ogni persona umana, creata da Dio e dotata di diritti che non derivano dallo Stato.

Particolarmente degna di nota è l’affermazione del Santo Padre secondo cui ogni vita umana deve essere protetta dal concepimento fino alla morte naturale, e il suo monito che la grandezza morale di una nazione si misura da come tratta i più vulnerabili tra noi.

Sono inoltre grato per la sua difesa della famiglia quale fondamento naturale della società, per la sua affermazione dei diritti primari dei genitori nell’educazione dei figli, per il suo sostegno alla libertà religiosa e per la sua insistenza sull’inviolabilità del sigillo sacramentale della confessione.

A tanti anni di distanza la chiave interpretativa di Amerio è ancor più significativa

Ottimo commento alla trattazione di Romano Amerio pubblicata qui dove è possibile trovare link a riferimenti significativi. Qui presentazione edizioni del 2012.

A tanti anni di distanza
la chiave interpretativa di Amerio è ancor più significativa

A distanza di trent'anni, la riflessione di Amerio conserva una sorprendente attualità e offre una chiave interpretativa particolarmente significativa per comprendere alcune delle principali dinamiche ecclesiali sviluppatesi nel periodo successivo al Concilio e, in modo speciale, negli ultimi pontificati.

La lettura del saggio di Romano Amerio, pubblicato nel 1996, suscita oggi un'impressione singolare. A quasi trent'anni di distanza, molte delle sue osservazioni sembrano aver acquisito una rilevanza ancora maggiore alla luce degli sviluppi più recenti della vita della Chiesa.

Amerio sosteneva che la crisi ecclesiale non consistesse principalmente nella negazione esplicita dei dogmi, bensì nel trasferimento pratico dell'autorità dottrinale dal Magistero all'opinione teologica dominante. La verità rivelata avrebbe progressivamente cessato di essere presentata come un deposito ricevuto e trasmesso, per diventare materia di continua rielaborazione secondo le esigenze pastorali, culturali e storiche di ogni epoca.

Una supplica per l'oscurità nel tempio di Dio

Osservazioni che potrebbero apparire superficialmente di natura estetica; ma che rivelano una profonda sensibilità al senso del sacro riferito al luogo di culto.
Una supplica per l'oscurità nel tempio di Dio

Spesso parlo di aspetti della vita medievale che ci informano, ci edificano, ci ispirano, ma che non possono realmente diventare parte di noi, perché troppe cose sono cambiate. Il passato non è sempre recuperabile; alcune ferite non guariscono mai; l'inerzia culturale supera la forza dell'individuo; e i contorni della mente, tracciati fin dalla nascita e induriti da lunghi anni di educazione e socializzazione, non si possono rimodellare facilmente. Un ritorno alla vita medievale – o alla vita antica, o alla vita moderna, o alla vita vittoriana – è impossibile su più livelli, e quindi indesiderabile, perché desiderare l'impossibile significa allontanarsi, pericolosamente, dalla bontà e dalla gloria del Reale.

mercoledì 10 giugno 2026

Abbiamo dimenticato cosa sia l'uomo / La crisi migratoria

Nella nostra traduzione da Substack.com. I recenti fenomeni di recrudescenza della crisi migratoria, l'ascesa del populismo e l'insegnamento trascurato della Chiesa su nazioni, cultura e bene comune. Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo.

Abbiamo dimenticato cosa sia l'uomo
La crisi migratoria, l'ascesa del populismo e l'insegnamento trascurato della Chiesa su nazioni, cultura e bene comune.

Oggi sul Regno Unito aleggia una sorta di silenzio attonito. Sta diventando un fenomeno fin troppo frequente. Il terribile attentato di Belfast ha messo ancora una volta a nudo il crescente divario tra le classi dirigenti e il popolo che affermano di rappresentare. In seguito all'ennesimo episodio di violenza che ha coinvolto un uomo ritenuto un immigrato sudanese, molti cittadini comuni reagiscono con rabbia, frustrazione e la crescente sensazione che coloro che plasmano il dibattito pubblico o non comprendano ciò che sta accadendo nel Paese, o non siano disposti a parlarne onestamente. Quasi immediatamente, si è ripetuto il solito copione. I leader politici hanno giustamente condannato l'attentato e invitato alla calma. Eppure molti cittadini ritengono che le questioni più ampie sollevate dall'incidente vengano ancora una volta trattate principalmente come un problema di percezione pubblica piuttosto che di politica pubblica. Le preoccupazioni relative all'immigrazione, all'integrazione e alla coesione sociale vengono rapidamente oscurate dagli avvertimenti sulla disinformazione, sull'estremismo e sui pericoli di alimentare le tensioni. Che siano giustificate o meno, molte persone hanno l'impressione che le ansie dei cittadini comuni vengano gestite anziché affrontate.

Tommaso d’Aquino: Il sapiente che voleva sapere tutto

Tommaso d’Aquino: Il sapiente che voleva sapere tutto

C’è un’immagine che Tommaso d’Aquino porta con sé lungo tutta la sua vita: un uomo che non si accontenta. Non nel senso volgare dell’ingordo, ma nel senso nobile di chi sente che la realtà è più grande di qualunque risposta già data, e che fermarsi sarebbe una forma di slealtà verso se stessi e verso Dio.

Aristotele aveva aperto la sua Metafisica con una frase diventata pietra: «Tutti gli uomini per natura desiderano conoscere». Tommaso la raccoglie e la porta fino alle sue conseguenze più radicali. Per lui il compito del vero sapiente è quello di «cercare di indagare tutto lo scibile». Non è un programma accademico: è un’antropologia. Dice cosa siamo. Siamo, come egli afferma con precisione, «in senso stretto animali razionali», e la razionalità non è un ornamento dell’anima ma la forma stessa del corpo, il principio che ci costituisce interamente. L’anima razionale è l’unica vera forma del composto umano. Per questo la beatitudine piena non può darsi senza il corpo: anche raggiunta la visione beatifica di Dio dopo la morte individuale, la beatitudine «non sarà piena, perché non sarà ancora reintegrato e completo» l’uomo. «L’uomo è sempre, indissolubilmente, appunto anima e corpo.» C’è qualcosa di commovente in questa fedeltà al corporeo, in un’epoca che tendeva a vedere la carne come zavorra.

In Illo Tempore: 2a domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta  circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale precedente qui.

Le lingue di fuoco della Pentecoste sono cadute. Ci siamo lasciati alle spalle gli antichi Giorni delle Tempora. La Domenica della Trinità ha coronato la rivelazione di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Corpus Domini ha posto davanti ai nostri occhi il Pane vivo disceso dal cielo. Tra pochi giorni, il Sacro Cuore ci mostrerà la fornace da cui quel Pane fu donato, il Cuore trafitto da cui scaturirono la Chiesa e i Sacramenti.

Ora la Santa Chiesa si riveste di nuovo di verde, colore della speranza e della crescita, e ci introduce nel lungo ciclo delle domeniche dopo Pentecoste.

Questa è la prima domenica verde dopo il grande ciclo di Quaresima e Pasqua, poiché la Domenica della Santissima Trinità sostituisce la Prima Domenica dopo Pentecoste. Si percepisce come un'apertura. Questa domenica, la seconda dopo Pentecoste, ci conduce alla scuola pratica della grazia. I misteri sono stati riversati. Ora la Chiesa dice, in effetti, "ITE". Andate. Vivete secondo essi.

La prima lingua dell'anima

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis.
La prima lingua dell'anima
Introduzione alla poesia medievale.

Immagine a lato: Davide: re, guerriero, penitente, poeta e musicista per eccellenza dell'iconografia medievale.
«Il grande errore consiste nel supporre che la poesia sia una forma di linguaggio innaturale. Tutti vorremmo parlare in poesia nel momento in cui viviamo veramente... Non è il canto ad essere una cosa ristretta o artificiale, è la conversazione ad essere un tentativo frammentario e balbettante di cantare... La poesia non travisa il linguaggio parlato tanto quanto il linguaggio parlato travisa l'anima.» —G.K. Chesterton
Nelle scorse settimane abbiamo parlato di musica, architettura, pittura e scultura medievali. Ciò significa che abbiamo riflettuto su quattro delle cinque arti tradizionalmente classificate come belle arti. La quinta è la poesia. Dato che ha senso completare questo breve ma suggestivo viaggio attraverso le belle arti medievali, e dato che mi trovo anche in uno stato d'animo piuttosto poetico, dedicheremo i prossimi saggi a contemplare la via mediaevalis come via poetica.

martedì 9 giugno 2026

12 giugno. Festa del Sacro Cuore a Sant'Anna al Laterano

Carissimi,
La Chiesa collocando la Festa del Sacro Cuore immediatamente dopo l'antica Ottava del Corpus Domini, insegnava che l'Eucaristia è la suprema espressione dell'amore del Cuore di Cristo. La devozione al Sacro Cuore, dunque, è direttamente connessa al contesto liturgico dell'Eucaristia: il Cuore di Gesù non è un simbolo astratto, ma è il Cuore che ha amato fino alla morte, il Cuore che ha istituito l'Eucaristia e il Cuore che rimane presente nel Santissimo Sacramento dell'Altare.

Venerdì 12 giugno Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù.
  • Ore 15.00 Apertura della Chiesa e Confessioni
  • Ore 15.30 Recita del Santo Rosario
  • Ore 16.00 Missa in Festo Sacratissimi Cordis Jesu (Qui proprio della Santa Messa). Esposizione del Santissimo Sacramento, Atto di Riparazione, Litanie del Sacro Cuore [qui] e Benedizione Eucaristica.
In Domino

Quando Le Barroux cerca di correggere il vescovo Schneider

Interessante nella nostra traduzione dal sito della FSSPX.  Nel numero del 29 aprile 2026 di La Nef , padre Cyrille, un monaco di Le Barroux (Francia), tenta apertamente di correggere il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan), che il 24 febbraio aveva rivolto un appello fraterno a Papa Leone XIV per costruire un ponte con la Fraternità Sacerdotale San Pio X [qui - qui posizione netta e argomentata]. Ma il Papa è libero e senza vincoli. Offrirà solo la legge? La misericordia? Un misto di entrambe? Questa è l'unica variabile. E la sua risposta è importante per tutto il mondo cattolico.

Quando Le Barroux cerca di correggere il vescovo Schneider

Nel numero del 29 aprile 2026 di La Nef, padre Cyrille, un monaco di Le Barroux (Francia) [vedi precedente recente interessante anche per la discussione], tenta apertamente di correggere il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan), che il 24 febbraio aveva rivolto un appello fraterno a Papa Leone XIV per costruire un ponte con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Secondo il monaco benedettino, sembrerebbe che, invece di un ponte con la Fraternità, si possa erigere solo un ponte levatoio.
A suo avviso, “tre elementi combinati fanno sì che un grave atto di disobbedienza si orienti verso una logica scismatica: un elemento oggettivo – un atto che, per sua natura, ferisce l’unità visibile della Chiesa; un elemento soggettivo – la persistenza nel rifiutare di sottomettersi all’autorità del Papa che vieta tale atto; e un elemento ecclesiologico – la capacità di operare autonomamente secondo i propri criteri e con la propria rete gerarchica. Può il vescovo Schneider affermare sinceramente che questi tre punti non siano presenti nelle consacrazioni di Écône?”.

Magnifica Humanitas informata dall’apparato ideologico e dai nuovi “luoghi teologici” imposti dal concilio e dal postconcilio

Grazie ad Antonio de Felip per questa lettura attenta e argomentata della prima enciclica di Leone XIV.
Magnifica Humanitas informata dall’apparato ideologico e
dai nuovi “luoghi teologici” imposti dal concilio e dal postconcilio

C’era molta attesa riguardo alla prima enciclica di Prevost: i progressisti di varia gradazione auspicavano la conferma dell’assoluta continuità dottrinaria, pastorale e ideologica del nuovo pontefice rispetto al suo predecessore, mentre da parte dei conservatori, e persino di alcuni tradizionalisti, ci si perdoni la semplificante partizione, c’era l’illusione che Leone potesse offrire qualche spunto, sia pure moderato e prudente, di ortodossia e di necessario conservatorismo.

Illusioni mal riposte, queste ultime: la Magnifica Humanitas ci mostra un papa allineato con i predecessori conciliari e post-conciliari e soprattutto con Bergoglio, citato molte e molte volte per assicurare tutti i fan rimasti orfani del predecessore dell’assoluta identità dottrinale e ideologica tra i due pontefici.

Il canto popolare NON È la stessa cosa del canto liturgico

Qui l'indice degli articoli dedicati alla musica sacra.
Il canto popolare NON È la stessa cosa del canto liturgico

Una grande confusione ha abitato il cielo degli ultimi decenni. Una confusione che ci piacerebbe pensare possa avere un termine ma, purtroppo, così non è.

Sembra oramai che una piega triste sia stata presa e non è così facile poter tornare indietro. Uno degli elementi di questa situazione è il confondere il canto popolare con il canto liturgico.

Il canto liturgico è il canto ufficiale della Chiesa, diremmo che rappresenta la dimensione oggettiva della liturgia. Esso è di solito basato sui testi ufficiali del Messale e nella Messa tradizionale questi testi sono in Latino, mentre quelli del canto popolare sono nella lingua vernacolare.

lunedì 8 giugno 2026

Scomunicati da una Chiesa che non scomunica più nessuno?

Dal Concilio Vaticano II non si viene più scomunicati. Ora non si è più "in piena comunione".

Scomunicati da una Chiesa che non scomunica più nessuno?

In effetti, all'apertura del Concilio nel 1962, Giovanni XXIII espresse il suo desiderio di una Chiesa nuova, libera da condanne e anatemi. Solo i canonisti che non hanno colto appieno lo spirito del Vaticano II – e i giornalisti che prediligono espressioni semplicistiche – possono ancora brandire la scomunica come un assoluto preconciliare, un'ukase tridentino.

Va riconosciuto che la nozione di "comunione parziale", che mira alla generosità, solleva delle vere difficoltà. Si può essere in comunione solo a metà o a tre quarti del percorso? In tal caso, si è per metà scomunicati e per metà in comunione, oppure per tre quarti scomunicati e per un quarto in comunione? Di fatto, la scomunica diventa un concetto relativo, una scomunica dalla geometria variabile.

Sul sublime nella musica e sulla musica nel linguaggio.

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge
Sul sublime nella musica e sulla musica nel linguaggio.
con l'aiuto di Clitennestra, regina di Micene
L'armonia è uno strumento che possiede una forza naturale non solo per conquistare e deliziare, ma anche, in misura straordinaria, per elevare l'anima e commuovere il cuore dell'uomo.
Sul sublime (I secolo d.C.)
Il trattato noto come De Sublimitate in latino e Sul Sublime in italiano fu originariamente scritto in greco e ha il titolo greco Peri Hypsous. Il sostantivo hypsos significa "altezza" o "vetta" ( l' ipsofobia è una paura anomala delle altezze). Nell'Agamennone di Eschilo, Clitennestra si trova accanto al cadavere del marito, che ha ucciso a tradimento. "In che altro modo", si chiede con la spietata e implacabile ferocia di Lady Macbeth,
"avrei potuto tendere una trappola inesorabile di rovina a coloro che tanto odiavo?".
Come si dovrebbe, infatti, proporre odio ai nemici?

Romano Amerio. La dislocazione della funzione magisteriale nella teologia dopo il concilio Vaticano II

Non perde mai di attualità. Da mettere a memoriale... Alcuni precedenti  qui (trovate in nota un piccolo glossario di alcuni termini del tutto particolari usati da Amerio) - quiqui - qui - qui - qui .

La dislocazione della funzione magisteriale nella teologia dopo il concilio Vaticano II
Romano Amerio
Ruunt saecula, stat veritas.
Immo, stante veritate,
stat homo, stat mundus.
Circumversamur undique, et deversamur;
sed veritas nos erigit.
Amice, siste fugam, pone te in centro,
ubi nullus motus,
sed vita, immo: vita vivificans.


Scorrono i secoli, ma la verità sta.
Anzi, se sta immobile la verità,
immobile sta anche l'uomo, sta anche il mondo.
Siamo circondati da ogni parte, e deviati,
ma la verità ci tiene ritti.
Amico, ferma la fuga, collocati al centro,
dove non c'è movimento,
ma vita, anzi, vita vivificante.
Dovendo dare un contributo al Convegno Teologico di sì sì no no, vorrei sviluppare questo principio: la crisi della Chiesa cattolica è una crisi di dislocazione dell'autorità magisteriale che, dall'autorità del Magistero universale, passa all'autorità dei teologi. Dislocazione che fu subito avvertita perché, negli anni appena a ridosso del Concilio, ci fu una viva reazione. Ma la gran massa dei teologi, in questi sei ultimi lustri, è riuscita a realizzare la rivendicazione che essi allora si proponevano di compiere: che, cioè, i teologi stessi fossero riconosciuti come partecipi dell’officio didattico della Chiesa; io ho tra le mie carte molti ritagli, molte prove, che la cosa era sentita come un pericolo.

domenica 7 giugno 2026

“O fiamma vivente dell’amore” /Una poesia per la Pentecoste di San Giovanni della Croce

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis.
“O fiamma vivente dell’amore”
Una poesia per la Pentecoste di San Giovanni della Croce

Nota per i lettori : Con l'intento di contribuire a prolungare la celebrazione della Pentecoste – che, insieme alla Pasqua, è la mia festa preferita dell'anno – ho pensato di riproporre parte di un vecchio articolo. Di seguito trovate la mia traduzione di "Llama de amor viva" di San Giovanni della Croce.
Ciascuno resti nella propria cella o nelle sue vicinanze, meditando giorno e notte sulla parola del Signore e vegliando nella preghiera.
Regola carmelitana, capitolo 7
Sul monte Carmelo, Elia, con dodici pietre, “costruì un altare nel nome del Signore”. Preparò l’oblazione, recitò una preghiera e vide “il fuoco del Signore scendere e consumare l’olocausto, la legna, le pietre e la polvere”. Nel Carmelo monastico, il fuoco divino discende allo stesso modo, bruciando ciò che potrebbe oscurare la bellezza di Cristo e appesantire un’anima chiamata alla vetta della libertà umana. Che cos’è esattamente questo fuoco? O meglio, chi è questo fuoco?

Domenica fra l'Ottava del Corpus Domini / Proprio della Santa Messa

Chi non può partecipare alla Messa Antica, può seguire il proprio della Santa Messa di oggi, Domenica fra l'Ottava del Corpus Domini. Mentre nelle parrocchie NO si celebra il Corpus Domini, la Tradizione lo ha celebrato regolarmente lo scorso giovedì. L'ordinario della Messa Antica può essere scaricato qui. Ovviamente nulla può sostituire la celebrazione in presenza; ma le formule antiche possono essere spunti appropriati di meditazione ma anche di interiorizzazione delle verità perenni che veicolano.
Domenica fra l'Ottava del Corpus Domini
Proprio della Santa Messa

Introitus

Ps 17:19-20.- Factus est Dóminus protéctor meus, et edúxit me in latitúdinem: salvum me fecit, quóniam vóluit me.  ~  Ps 17:2-3.- Díligam te. Dómine, virtus mea: Dóminus firmaméntum meum et refúgium meum et liberátor meus. ~ Glória ~ Factus est Dóminus protéctor meus, et edúxit me in latitúdinem: salvum me fecit, quóniam vóluit me.

Ps 17:19-20.- Il Signore si è fatto mio protettore e mi ha tratto fuori, al largo: mi ha liberato perché mi vuol bene.  ~  Ps 17:2-3.- Amerò Te, o Signore, mia forza: o Signore, mio sostegno, mio rifugio e mio liberatore.  ~  Gloria  ~  Il Signore si è fatto mio protettore e mi ha tratto fuori, al largo: mi ha liberato perché mi vuol bene.

Domenica seconda dopo la Pentecoste /L'Eucaristia sacrificio perfetto

Riscopriamo approfondiamo e meditiamo, ripercorrendoli sempre di nuovo, i tesori della nostra fede secondo i ritmi dell'Anno liturgico.

Domenica seconda dopo la Pentecoste
L'Eucaristia sacrificio perfetto

Intróitus
Ps. 17, 19-20 - Factus est Dóminus protéctor meus, et edúxit me in latitúdinem: salvum me fecit, quóniam vóluit me. Ps. 17, 2-3 - Díligam te, Dómine, virtus mea: Dóminus firmaméntum meum, et refúgium meum, et liberátor meus. Glória Patri… Ps. 17, 19-20 - Factus est Dóminus protéctor meus...
Introito
Sal. 17, 19-20 - Il Signore si è fatto mio protettore e mi ha tratto fuori, al largo: mi ha liberato perché mi vuol bene. Sal. 17, 2-3 - Amerò Te, o Signore, mia forza: o Signore, mio sostegno, mio rifugio e mio liberatore. Gloria al Padre… Sal. 17, 19-20 - Il Signore si è fatto mio protettore...

La nozione del sacrificio.
L'Eucaristia ha per fine principale l'applicazione incessante quaggiù del Sacrificio del Calvario. Bisogna dunque che consideriamo questo Sacrificio dell'Uomo-Dio in se stesso, onde meglio ammirare la mirabile continuazione che se ne fa nella Chiesa. A questo riguardo è opportuno precisare innanzitutto la nozione generale di Sacrificio.
Dio ha diritto all'omaggio della sua creatura. Se i re e i potenti della terra erano in diritto di esigere dai loro vassalli il solenne riconoscimento della loro sovranità, a maggior ragione il dominio supremo del primo Essere, causa prima e fine ultimo di tutte le cose, lo impone agli esseri chiamati dal nulla dalla sua onnipotente bontà. E come, mediante il tributo che lo accompagnava, l'omaggio dei servi e dei vassalli implicava, insieme con la confessione della loro sudditanza, la dichiarazione effettiva dei beni e dei diritti che essi riconoscevano di avere dal loro signore, così l'atto con il quale la creatura si umilia dinanzi al suo Creatore dovrà manifestare a sufficienza, per se stesso, che essa lo riconosce come Signore di tutte le cose e autore della vita.

sabato 6 giugno 2026

Una lezione sinodale: invocate la Distruttrice di tutte le eresie

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine. Pur sostenendo i titoli mariani “co-redemptrix” e “mediatrice di tutte le grazie”, sminuiti dalla pubblicazione di Mater Populi Fidelis [qui], ce n'è un altro che va immediatamente ripristinato nella pietà cattolica ordinaria, soprattutto alla luce della recente testimonianza sinodale: la “distruttrice di tutte le eresie”. Qui l'indice degli articoli sul Sinodo.

 Una lezione sinodale: invocate la Distruttrice di tutte le eresie.

Fin dalla pubblicazione della Mater Populi Fidelis [vedi], si è acceso un vivace dibattito sui titoli mariani di “corredentrice” e “mediatrice di tutte le grazie”. Pur condividendo questi titoli, credo che ve ne sia un altro che debba essere immediatamente ripristinato nella pietà cattolica ordinaria, soprattutto alla luce delle recenti testimonianze sinodali: Nostra Signora, “distruttrice di tutte le eresie” (Pio X, Pascendi Dominici Gregis).

Le recenti testimonianze sinodali [Documento n.9 qui sono semplicemente errate e contraddicono esplicitamente la dottrina cattolica. Ad esempio, la seconda testimonianza codificata, di “un cattolico apertamente omosessuale”, inizia affermando: “La mia sessualità non è una perversione, un disordine o una croce; è un dono di Dio”. Questa affermazione proviene da un uomo che in seguito ha intrapreso un dottorato in teologia presso la Fordham University. Da questi segni esteriori, è probabile che egli sia consapevole della sua rottura con gli insegnamenti della Chiesa, ovvero che l'inclinazione è “oggettivamente disordinata” ( CCC 2358), che i suoi atti “non possono in alcun caso essere approvati” (Persona Humana, VIII) e che le persone con questa tendenza sono chiamate a una speciale partecipazione alla croce ( CCC 2358).

«Conservata nel cassetto»: la difesa di Traditionis custodes di Roche resta fuori dal prossimo concistoro

Nella nostra traduzione da Infovaticana. Forse è meglio che non si parli di Liturgia finché c'è Roche. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

«Conservata nel cassetto»: la difesa di Traditionis custodes di Roche resta fuori dal prossimo concistoro

La diffusione della lettera del cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio, questo mercoledì, ha chiarito che la questione liturgica non farà parte del prossimo concistoro convocato da Leone XIV per i giorni 26, 27 e 29 giugno. L’agenda definitiva sarà incentrata sulla situazione internazionale, l’enciclica Magnifica humanitas e il processo sinodale, escludendo il tema relativo alla liturgia e al vetus ordo che era già stato rinviato durante il concistoro di gennaio, ma che era stato debitamente preparato dal prefetto del Dicastero per il Culto Divino [vedi].

Questa assenza ha una conseguenza che alcuni cominciano a considerare positiva: l’intervento preparato dal cardinale Arthur Roche sulla riforma liturgica e sulla Messa tradizionale viene definitivamente archiviato.

Il vescovo Schneider espone la "questione centrale" nel dibattito sulla consacrazione episcopale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Nella nostra traduzione dal Substack di Diane Montagna qui. "In sostanza, il conflitto ruota attorno alla questione della verità." Tutto ruota intorno al concilio...

Il vescovo Schneider espone la "questione centrale" nel dibattito sulla consacrazione episcopale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

ROMA, 4 giugno 2026 — Mentre la Fraternità Sacerdotale San Pio X si appresta a procedere con le consacrazioni episcopali il 1° luglio, il vescovo Atanasio Schneider ha pubblicato una nuova dichiarazione in cui sostiene che la controversia va oltre le questioni di disciplina ecclesiastica e riflette dispute dottrinali e liturgiche che persistono nella Chiesa cattolica sin dal Concilio Vaticano II.

Intitolato "La questione centrale riguardante la Fraternità di San Pio X" e pubblicato integralmente qui di seguito, il documento è strutturato attorno a cinque argomenti principali e pone diverse domande chiave, tra cui:
  • Perché l'accettazione incondizionata da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X dei testi del Concilio Vaticano II viene presentata come una conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, mentre non esiste un requisito analogo per quanto riguarda gli insegnamenti pastorali, disciplinari o non definitivi dei venti Concili Ecumenici precedenti?
  • Perché la riconciliazione e il dialogo paziente dovrebbero essere enfatizzati nel caso dei vescovi tedeschi, ma non nel caso della Fraternità Sacerdotale San Pio X?

venerdì 5 giugno 2026

L'Ottava del Corpus Domini e il Sacro Cuore: quando il tempo stesso è stato ridotto

È appena trascorsa la grande festa del Corpus Domini che, nel rito romano pre-55 inaugura un'intera ottava, dopo la cui conclusione si celebra la festa del Sacratissimo Cuore di Gesù. Per saperne di più: nostra traduzione da OnePeterFive. «...La soppressione di questa ottava non ha semplicemente accorciato una festa, ma ha alterato l'esperienza vissuta della Chiesa di uno dei suoi più grandi misteri e ha sconvolto la cornice stessa in cui un'altra devozione, il Sacro Cuore di Gesù, doveva essere compresa. Per apprezzare ciò che è andato perduto, dobbiamo prima ricordare come una volta la Chiesa celebrava il Corpus Christi - non come un singolo momento, ma come una continua immersione nella gloria eucaristica».

L'Ottava del Corpus Domini e il Sacro Cuore:
quando il tempo stesso è stato ridotto


Tra le numerose perdite delle riforme liturgiche del XX secolo, poche sono teologicamente rivelatrici quanto la scomparsa dell'Ottava del Corpus Domini. Quella che un tempo era una celebrazione prolungata e radiosa della Santa Eucaristia è stata ridotta a un solo giorno, con conseguenze che vanno ben oltre la mera durata cerimoniale. La soppressione di quest'ottava non ha semplicemente accorciato una festa, ma ha alterato l'esperienza vissuta dalla Chiesa di uno dei suoi più grandi misteri e ha sconvolto la cornice stessa entro cui un'altra devozione, quella al Sacro Cuore di Gesù, doveva essere compresa.

Per comprendere appieno ciò che è andato perduto, dobbiamo innanzitutto ricordare come la Chiesa celebrava un tempo il Corpus Domini: non come un singolo momento, ma come una continua immersione nella gloria eucaristica.

Corpus Domini: una festa che si estende nel tempo
La festa del Corpus Domini, istituita nel XIII secolo ed estesa alla Chiesa universale da Papa Urbano IV, fu fin dalle sue origini caratterizzata da una solennità straordinaria. A differenza di molte feste che rimanevano confinate a un solo giorno, al Corpus Domini fu concessa un'ottava, estendendo la celebrazione a otto giorni. Quest'ottava permise alla Chiesa di soffermarsi sul mistero della Presenza Reale di Cristo nel Santissimo Sacramento.

Attuale per la ripubblicazione: un'intervista a Dom Gérard Calvet nel 1995

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement. Con l'avvicinarsi delle consacrazioni dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, sembra opportuno, per la memoria storica, riproporre online un'intervista rilasciata da Dom Gérard Calvet, fondatore dell'abbazia di Sainte-Madeleine du Barroux (nota anche semplicemente come "Le Barroux"), vissuto dal 1927 al 2008. Calvet soffrì molto per rimanere fedele alla tradizione monastica durante e dopo le turbolenze del Concilio Vaticano II, e finì per entrare a far parte della cerchia dell'arcivescovo Lefebvre. Tuttavia, lui e la sua comunità si separarono da Lefebvre a causa della sua decisione di consacrare i vescovi senza l'approvazione della Santa Sede. L'intervista fu realizzata da Stefano Paci per il quotidiano 30 Giorni nel 1995. Ci risulta peraltro una situazione di grave degrado rispetto all'epoca di dom Calvet, per effetto di un pŕogressivo allineamento alle formule conciliari, tanto da meritare la definizione di "sezione 'tradizionalista' della Chiesa conciliare...

Attuale per la ripubblicazione:
un'intervista a Dom Gérard Calvet nel 1995 


Come è avvenuta la vostra piena riconciliazione con la Santa Sede?

Dom Gérard Calvet: Nel 1984, mentre ero ancora in un "limbo" canonico e non riconosciuto dal nostro vescovo locale, il cardinale Joseph Ratzinger mi telefonò dicendo che voleva incontrarmi. Mi precipitai subito a Roma e il cardinale Ratzinger mi ricevette. Fu molto rispettoso e ascoltò tutto ciò che avevo da dire. Sentimmo subito un'affinità, sia intellettuale che spirituale. La mia stima per lui è cresciuta con gli anni, con ogni suo discorso che ho letto, in particolare con il suo commovente intervento all'incontro del movimento Comunione e Liberazione a Rimini, in Italia, nel 1990. Rimasi profondamente colpito dalla profondità e dalla chiarezza della sua analisi della Chiesa di oggi.

Tornando al mio incontro con lui quel giorno del 1984, dissi al Cardinale Ratzinger che la nostra situazione canonica a Le Barroux non era buona, che non eravamo stati accolti favorevolmente dall'ordine benedettino. All'epoca, l'Arcivescovo Lefebvre stava ordinando i nostri sacerdoti. Ratzinger mi consigliò di parlare con la Congregazione per i Religiosi. Ma la Congregazione pretendeva che smettessimo di celebrare la Santa Messa secondo il vecchio rito tradizionale - il rito di San Pio V - per essere pienamente integrati nella Chiesa e ricevere il loro aiuto. Quindi, le trattative fallirono.

Processione del Corpus Domini 2026 dalla chiesa di S. Anna al Laterano

Giovedì 4 giugno. Roma: in Festo Corpus Domini 2026. Processione dalla chiesa di S. Anna al Laterano alla Parrocchia dei S. Marcellino e Pietro, via Merulana, come annunciato qui.
Grazie ai meravigliosi ragazzi del Pellegrinaggio Roma-Subiaco! 
Sacris solemniis juncta sint gaudia,
Et ex præcordiis sonent præconia;
Recedant vetera, nova sint omnia,
Corda, voces, et opera.