Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 4 luglio 2026

Anche Leone a Lampedusa/ Migrante santificato

Inquietante la ripetizione, oggi, dell'analogo gesto di Bergoglio [qui evento - qui commento] da parte di Leone XIV, che non tiene in alcun conto l'invasione di orde islamiche che stanno cambiando il volto dell'Europa e costituiscono una seria minaccia alla nostra identità, alla nostra fede, alla nostra cultura. Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo.

Migrante santificato
Una teologia della santità che deve più alla politica che alle Scritture.

Una nuova figura ha cominciato a insinuarsi nel discorso cristiano occidentale, e non giunge portando tanto una dottrina quanto uno status. Attraversa un confine e, così facendo, viene trasfigurato. Agli occhi di una certa teologia progressista, diventa qualcosa di più di una persona a cui spetta giustizia e accoglienza: diventa un ricettacolo del sacro, un'icona vivente la cui stessa condizione di sradicamento gli conferisce una sorta di santità. Chiamiamola, in mancanza di un'espressione migliore, la santificazione del migrante. È un'idea seducente. È anche, a mio avviso, un errore teologico, con conseguenze che vanno ben oltre le aule di un seminario.

Il cardinale Koch ritiene che sia ancora possibile riconciliare la FSSPX con Roma

Notizia di oggi su Infovaticana. Intanto prendiamo atto, Ci sono molte cose da puntualizzare sulle sue affermazioni, tra cui quella dell'Extra ecclesia nulla salus secondo la FSSPX.

Il cardinale Koch ritiene che sia ancora possibile riconciliare la FSSPX con Roma

Le recenti consacrazioni episcopali effettuate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) senza mandato pontificio non chiudono definitivamente la porta a una futura riconciliazione con Roma. Lo ritiene il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che si è detto convinto che sarà ancora possibile riaprire il dialogo con la Fraternità fondata da monsignor Marcel Lefebvre.

Nell’ultima puntata del podcast della rivista tedesca Communio, il porporato svizzero ha affermato che una scomunica ha come finalità invitare al pentimento e favorire il ritorno alla piena comunione ecclesiale. Per questo ha espresso la speranza che in futuro si possano riprendere le conversazioni «affinché ritrovino nuovamente la via verso la Chiesa cattolica».

Vescovo Schneider su X: “La Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è scismatica!”

Il Vescovo Schneider su X: “La Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è scismatica!” Uno dei pochi ragionevoli. Sua chiara presa di posizione precedente qui. Di seguito la trascrizione del suo messaggio registrato:

“La FSSPX non è affatto scismatica. E dobbiamo correggere il significato stesso di “scismatico”.
Negli ultimi secoli abbiamo avuto una visione molto riduttiva di ciò che è scismatico, una visione completamente legalistica. E abbiamo avuto una visione riduttiva anche di ciò che è l’obbedienza. Abbiamo persino assolutizzato l’obbedienza al papa, che è una creatura, non è Dio. Il Papa non è Dio. E in realtà, di fatto, devo affermare che nella psicologia di tante persone, tradizionali o conservatrici, persino vescovi e cardinali dei nostri giorni, c’è un’implicita divinizzazione del Papa. Dico implicita. Non formale, non esplicita, implicita. Pertanto, qualsiasi disobbedienza viene immediatamente etichettata: sei scismatico, perché sei disobbediente.
Ciò era estraneo alla grande tradizione della Chiesa. Era del tutto estraneo ai Padri della Chiesa. Sono uno studioso di patristica e, pertanto, quando sant’Atanasio disobbedì al papa, questi lo scomunicò. E così fece papa Liberio. Ritengo che quella scomunica fosse di natura formale. Naturalmente, secondo la legge si trattava di una scomunica. Ma ritengo che questa scomunica fosse, agli occhi di Dio, invalida. Come ha potuto papa Liberio, che ha collaborato in qualche modo con gli ariani, con tanta ambiguità, come ha potuto scomunicare il più grande difensore dell’ortodossia? Agli occhi della storia, questa scomunica di papa Liberio nei confronti di sant’Atanasio fu ingiusta e, credo, agli occhi di Dio invalida.
Penso che ora la questione della consacrazione della Fraternità San Pio X sia in qualche modo provvidenziale. Dio la permette perché siamo una grande famiglia e la Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è al di fuori della Chiesa.”
+Athanasius Schneider (vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana)

4 Luglio. Il Sangue di Cristo dell'agonia

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
4 Luglio. Il Sangue di Cristo dell'agonia

Sangue di Cristo, scorrente a terra nell’agonia
Cari amici, buongiorno e buon fine settimana. Le Litanie ci conducono nel Getsemani. Dopo aver contemplato il Sangue di Cristo come Sangue dell’Unigenito del Padre, del Verbo incarnato e della nuova alleanza, entriamo nella notte dell’agonia.

Il Getsemani è uno dei luoghi più sacri e più tremendi del Vangelo. Gesù vi entra dopo l’Ultima Cena, quando ormai la Passione è vicina. Ha consegnato ai suoi il pane e il calice. Ha parlato di amore, di servizio, di fedeltà. Ora si ritira a pregare. La notte si fa pesante, i discepoli cedono al sonno, Giuda si avvicina con il tradimento, e il Figlio si dispone a bere il calice che il Padre gli affida.

Qui il Sangue di Cristo comincia a manifestarsi in modo misterioso. Non siamo ancora alla flagellazione, non siamo ancora alla corona di spine, non siamo ancora ai chiodi della croce. Eppure il suo corpo già partecipa interiormente al peso della Passione. L’evangelista Luca dice che il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra. La Chiesa ha contemplato in questa scena l’intensità dell’agonia del Signore, il suo combattimento interiore, la sua obbedienza filiale portata fino al dono totale.

Il Padre nostro

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla Preghiera del Signore. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.
Il Padre nostro

Dopo aver pronunciato il Praeceptis salutaribus [qui], il sacerdote recita o intona la Preghiera del Signore:
Pater noster, qui es in cælis, sanctificetur nomen tuum. Adveniat regnum tuum. Fiat voluntas tua, sicut in cælo et in terra. Panem nostrum quotidianum da nobis hodie, et dimitte nobis debita nostra sicut et nos dimittimus debitoribus nostris. Et ne nos inducas in tentationem.
℟. Sed libera nos a malo.
Che tradizionalmente si traduce come:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione.
℟. Ma liberaci dal male.
Esula dagli scopi di questo breve studio esaminare la lunga e solida tradizione di commentari sul Padre Nostro dei Padri della Chiesa e dei Dottori medievali. Qui, limitiamo la nostra attenzione a due aspetti: la collocazione della preghiera dopo il Canone e come tale collocazione influenzi la nostra ricezione di essa.

Dopo il canone 
Nel difendere la sua decisione di seguire l'usanza orientale di recitare il Padre Nostro dopo il Canone, Papa San Gregorio Magno sostiene che sarebbe inappropriato far seguire al Canone [di origine umana] una preghiera diversa da quella composta da Nostro Signore stesso. Tale abbinamento risulta appropriato anche se si considera un nome alternativo del Canone utilizzato nel Medioevo: "La temibile preghiera del Signore".

La preghiera del Signore è legata al Canone anche in altri modi: così come il Prefazio [qui] è il prologo del Canone [qui e l'intero indice], la preghiera del Signore ne è l'epilogo. Lo si può notare nelle somiglianze tra il Prefazio e il Padre nostro. Entrambi sono introdotti dopo un periodo di silenzio, con il sacerdote che dice o intona ad alta voce: "per omnia saecula saeculorum". Entrambi presentano splendidi canti liturgici eseguiti dal solo sacerdote, entrambi prevedono risposte da parte dell'assemblea (il Sanctus [qui] e il Sed libera nos a malo) ed entrambi usano la parola "salutare". Si potrebbe dire che il Prefazio è il prologo, la preghiera del Signore è l'epilogo, e in mezzo c'è il Logos, fatto carne e ora presente sacramentalmente tra noi sull'altare. Nelle parole di Padre Pius Parsch:
Secondo il grande Papa [Gregorio Magno], il Padre Nostro non è tanto una preparazione al Santo Banchetto, quanto una preghiera di consacrazione, nell'antico senso di una preghiera per l'offerta del sacrificio. Per questo motivo, nella liturgia romana, viene recitato solo dal celebrante, mentre nella liturgia greca è considerata la preghiera della tavola dell'assemblea, che quindi la recita in comune come una famiglia che si appresta ad avvicinarsi al sacro banchetto. Secondo Gregorio I, dunque, il Padre Nostro dovrebbe essere considerato il completamento del Canone, corrispondente al Prefazio, in quanto il Prefazio e il Padre Nostro segnano l'inizio e la fine del Canone, che viene recitato in silenzio mistico. [1]
Inutile dire che questa antica disposizione del Rito Romano viene indebolita quando l'intera assemblea recita il Padre Nostro, una pratica che riduce la somiglianza tra il prologo e l'epilogo. Tale pratica costituisce inoltre una violazione di una tradizione antica quanto il Padre Nostro stesso nel Rito Romano, poiché Gregorio Magno afferma che, a differenza dei Greci, a Roma il Padre Nostro viene recitato solo dal sacerdote.

Un'ulteriore indicazione, incidentalmente, del fatto che il Canone e il Padre Nostro siano pensati per operare in sinergia è la collocazione della Benedizione Nuziale Solenne sugli sposi durante la Messa nuziale. L'intenzione sembra essere stata quella di collocare la preghiera in prossimità della Consacrazione, nel momento liturgico più vicino possibile. Il fatto che la benedizione fosse posta dopo il Padre Nostro anziché dopo il Grande Amen [qui] suggerisce che il Canone e il Padre Nostro fossero considerati un'unità praticamente indivisibile.

Significato contestuale
La preghiera del Signore è anche, naturalmente, l'inizio del rito della Comunione, fungendo così da ponte tra la Consacrazione e la ricezione dell'Eucaristia. È quando consideriamo la preghiera del Signore come preparazione alla Santa Comunione che le sue suppliche assumono un significato ancora più profondo.

«Padre nostro che sei nei cieli». Quando il sacerdote pronuncia queste parole, dovrebbe fissare l'Ostia. C'è qualcosa di quasi ironico nel rivolgersi al Padre guardando il Figlio e affermando che Dio è in cielo quando Egli è anche proprio davanti ai nostri occhi. Ma in un certo senso l'Eucaristia, seppur in modo velato, è il compimento di Giovanni 14,9: «Chi vede me, vede anche il Padre».

«Sia Santificato il tuo nome». La preghiera non dice «Santo è il tuo nome» (sebbene lo sia certamente), ma «Sia santificato il tuo nome» (sanctificetur nomen tuum), come se potessimo accrescere la santità del nome di Dio. Dio è massimamente santo e nulla sulla terra può cambiarlo. Ma il Suo nome può essere reso meno santo venendo «profanato» nella misura in cui il Suo popolo eletto, che in un certo senso è il Suo rappresentante sulla terra, Gli dà un «cattivo nome» con il proprio comportamento. In Ezechiele 43, 8 leggiamo: «Essi hanno profanato il mio santo nome con le abominazioni che hanno commesso; per questo motivo li ho consumati nella mia ira». La chiave, quindi, è «santificare» il nome di Dio con un buon comportamento, ma come possiamo essere buoni senza Dio? Non possiamo, e quindi preghiamo per avere aiuto. Come osserva san Cipriano di Cartagine, quando diciamo: «Sia santificato il tuo nome», intendiamo: «Il tuo nome sia santificato in noi», cioè che possiamo essere trasformati dalla grazia santificante o dalla santità per non profanare il nome di Dio. [2] E per essere ulteriormente trasformati dalla grazia santificante, partecipiamo all'Eucaristia.

«Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra». Entrambe queste suppliche possono essere viste alla luce di ciò che è accaduto prima e alla luce di ciò che sta per accadere. Quando il sacerdote ha trasformato il pane e il vino in Corpo e Sangue, in un certo senso ha già portato il Regno di Dio sulla terra e ha già compiuto la volontà di Dio, ovvero ha obbedito al comando: «Fate questo in memoria di me». Ma quando lui e noi riceviamo la Santa Comunione, anche noi compiamo la volontà di Dio e rafforziamo il legame tra Lui e noi e tra di noi, il Corpo Mistico di Cristo, contribuendo forse alla venuta del Regno.

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Non sorprende che questa preghiera sia stata interpretata dai Padri della Chiesa come riferita all'Eucaristia, anche quando il Padre Nostro veniva recitato al di fuori della Messa. Il legame eucaristico è ancora più forte nella versione del Padre Nostro menzionata nel Vangelo di Matteo: «Dacci oggi il nostro pane sovrasostanziale» (6, 11). Con la Santa Comunione Dio sta per esaudire questa nostra preghiera.

«Perdonaci i nostri peccati». Prima dell'epoca del secondo Confiteor [qui a proposito del Confiteor], si credeva che recitare questa frase prima di ricevere la Santa Comunione assolvesse dai peccati veniali. In un sermone sant'Agostino dice:
Se per caso, a causa della fragilità umana, il nostro pensiero si è soffermato su qualcosa di indecente, se la nostra lingua ha pronunciato qualcosa di ingiusto, se il nostro sguardo si è rivolto a qualcosa di sconveniente, se il nostro orecchio ha ascoltato con compiacimento qualcosa di superfluo, tutto ciò viene cancellato dal Padre Nostro nel passo: «Perdonaci i nostri peccati», affinché possiamo avvicinarci in pace e non mangiare né bere ciò che riceviamo come giudizio. [3]
«Non ci indurre in tentazione». Questo è uno dei versetti più affascinanti del Nuovo Testamento su cui meditare, perché si collega a molti altri. Qui chiediamo al Padre di non fare ciò che fece a Suo Figlio, «che fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo» (Mt 4,1). (Sì, fu lo Spirito a guidare Gesù, ma chi mandò lo Spirito se non il Padre?). Eppure leggiamo anche che Dio «non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze» e vi aiuterà «a sopportarlo» (1 Cor 10,13). «Non ci indurre in tentazione» è sicuramente uno dei «detti difficili» della Scrittura (cfr. Gv 6,61), e invece di storcere il naso di fronte a esso, dovremmo accogliere la sfida di confrontarci con esso [vedi].

Purtroppo, non tutti sono d'accordo. Nel 1969, il Consilium ad Exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia pubblicò Comme le Prévoit sulla traduzione di testi liturgici per Celebrazioni con l'Assemblea, che contiene la seguente affermazione:
Il corretto significato biblico o cristiano di certe parole e idee richiederà sempre spiegazioni e istruzioni. Tuttavia, non dovrebbe essere richiesta alcuna formazione letteraria specifica al popolo; i testi liturgici dovrebbero normalmente essere comprensibili a tutti, anche ai meno istruiti. Ad esempio, la traduzione di tentatio nella preghiera del Signore, "tentazione" , è imprecisa e può essere fuorviante solo per chi non è uno studioso della Bibbia. [4]
Le ipotesi degli autori sono discutibili, ovvero che il termine "tentazione" sia inesatto e che solo gli studiosi biblici possano comprendere il Padre Nostro (ci chiediamo se il Signore sarebbe d'accordo: comanderebbe forse a tutti i suoi discepoli di usare questa preghiera per sempre, sapendo che solo un'élite la comprenderebbe?). 
Forse è per questi motivi che nessuna delle traduzioni ufficiali "in lingua volgare" ha seguito il consiglio di questo documento, almeno fino al 2019, quando Papa Francesco ha approvato la richiesta dei vescovi italiani di cambiare "e non ci indurre in tentazione" in "non abbandonarci alla tentazione". La parola "tentazione", presumibilmente problematica, rimane, ma il ne nos inducas (Mē eisenkēs hēmas in greco) è stato modificato, nonostante il verbo greco in questione eispherói (eis+phero, condurre dentro) sia inequivocabile. «Ma liberaci dal male». Una petizione che ammette valide interpretazioni è questa. Poiché il latino non ha l'articolo determinativo, libera nos a malo può significare «liberaci dal male» o «liberaci dal Maligno». L'originale greco ha l'articolo determinativo in questo versetto, motivo per cui le chiese orientali usano quest'ultima traduzione. Le versioni orientali, quindi, hanno il vantaggio di essere più fedeli al testo biblico, più vivide e più evocative della tentazione di Cristo nel deserto, quando sconfisse il Maligno. Il latino, d'altra parte, è più ampio, chiedendo protezione non solo dal Maligno, ma da tutti i mali: peccato, sventura, malattia, ecc. [vedi anche]

Il fatto che “Ma liberaci dal male” sia una risposta del popolo (respondentibus omnibus, come dice Giovanni l'Arcicantore nell'VIII secolo) conferisce a questo momento un significato speciale. I fedeli laici, ascoltando il Padre Nostro come avevano ascoltato il Prefazio, ora affermano tutto ciò che hanno udito. “In sostanza, dunque”, conclude Josef Jungmann, “il popolo recita il Padre Nostro insieme al celebrante. È la preghiera di Comunione del popolo”.[5]
_____________________
[1] Parsch, La liturgia della messa, trad. Frederic C. Eckhoff (St. Louis, Missouri: Herder, 1940), 284. Vedi Michael Fiedrowicz, La messa tradizionale: storia, forma e teologia del rito romano classico, trad. Rose Pfeifer (Brooklyn: Angelico Press, 2020), 107.
[2] Cipriano di Cartagine, Trattato IV.12.
[3] Agostino, Sermone Denis 6 (229): Perché, come è nella fragilità umana, se forse il nostro pensiero ha concepito qualcosa di sconveniente, se la lingua ha pronunciato qualcosa di inappropriato, se l'occhio ha guardato qualcosa di inappropriato, se l'orecchio ha udito qualcosa di inappropriato, se forse alcune di queste cose sono state contratte dalla tentazione di questo mondo e dalla fragilità della vita umana, esse vengono cancellate dalla preghiera del Signore, dove si dice: «Perdonaci i nostri debiti, affinché possiamo avvicinarci in sicurezza, affinché non mangiamo e beviamo ciò che riceviamo per la nostra condanna».
[4] [ Come previsto in 15. a.
[5] Josef Jungmann, SJ, La Messa del Rito Romano: Origini e Sviluppo, vol. 2 (New York: Benzinger Brothers, 1951), 288.
Pubblicato venerdì 3 luglio 2026

venerdì 3 luglio 2026

FSSPX. Lettera al Santo Padre in merito al decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede

Ed ecco la risposta della FSSPX alla scomunica.
Lettera al Santo Padre in merito al decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede
3 Luglio 2026

Il Superiore Generale
A Sua Santità
Santo Padre Leone XIV

Ecône, 3 luglio 2026

 
« Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! » (Lc 11, 11-13)   

Beatissimo Padre,
La notifica della decisione presa dalla Santa Sede verso la FSSPX e firmata da Sua Eminenza il Cardinale Fernández ci è pervenuta ed è già di dominio pubblico.

Ci sembra che tale decisione metta in luce, una volta di più, il contesto estremamente tragico in cui si trova la Chiesa universale. Ciò che la FSSPX ha fatto e continuerà a fare non è altro che un'iniziativa estrema di soccorso alle anime, nella confusione dottrinale e morale in cui versa la Chiesa. In nessun modo pretendiamo sostituirci alla Chiesa e non abbiamo nessun'altra pretesa, se non quella di restarle fedeli.

3 luglio. Il Sangue della nuova ed eterna alleanza

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
3 luglio. Il Sangue della nuova ed eterna alleanza

Sangue di Cristo, della nuova ed eterna alleanza
Cari amici, la preghiera delle Litanie ci conduce nel cuore della storia della salvezza: la nuova ed eterna alleanza fatta da Gesù col suo sacrificio.

La parola alleanza attraversa tutta la Scrittura. Dio non si limita a creare il mondo e poi ad abbandonarlo al suo destino. Dio cerca l’uomo, gli parla, lo chiama, gli apre una strada. Con Abramo promette una discendenza e una terra. Con Mosè libera il popolo dalla schiavitù e dona la Legge. Con i profeti annuncia un’alleanza nuova, scritta non più soltanto su tavole di pietra, ma nel cuore.

Tutto questo trova compimento in Cristo. Nell’Ultima Cena, Gesù prende il calice e lo consegna ai discepoli dicendo che quel calice è la nuova alleanza nel suo Sangue. Non si tratta di una semplice immagine religiosa. Gesù sta dicendo che il suo Sangue sarà il sigillo definitivo del rapporto tra Dio e l’umanità. Non un patto provvisorio, non un tentativo destinato a essere sostituito, non una promessa fragile appesa alla nostra incostanza. È un’alleanza nuova ed eterna, perché nasce dal dono irrevocabile del Figlio.

La formula utilizzata da Tucho per scomunicare sacerdoti e laici è priva di efficacia penale

Una gestione dilettantesca e semplicistica — e dunque con elementi di invalidità — di documenti importanti da parte delle autorità preposte, oltre alla inusitata severità rispetto ai precedenti storici...

La formula utilizzata da Tucho per scomunicare sacerdoti e laici è priva di efficacia penale

I due documenti pubblicati il 2 luglio dal Dicastero per la Dottrina della Fede — un Decreto [qui] e una Nota Esplicativa (Prot. N. 99/2009) [qui], entrambi firmati dal cardinale Víctor Manuel Fernández e dai segretari Armando Matteo e John J. Kennedy — presentano difetti di tecnica canonica che ne limitano drasticamente la portata reale. Analizzati conformemente al Libro VI del Codice di Diritto Canonico, il loro effetto giuridico si riduce alla dichiarazione di sei scomuniche. Riguardo ai più di settecento sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e ai loro fedeli, la formula impiegata è priva di efficacia penale.

Due strumenti di natura giuridica distinta
Da un lato il Decreto dichiara «a tutti gli effetti giuridici» che mons. Alfonso de Galarreta e i quattro consacrati il 1° luglio — Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier — sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica (cann. 1387 e 1364 § 1 CIC), e che mons. Bernard Fellay, in qualità di co-consacrante che ha aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica del can. 1364 § 1. Si tratta di un decreto dichiarativo di censure già contratte: l’unica figura, insieme alla sentenza, idonea a dichiarare pene latae sententiae (cann. 1341, 1720). Il suo ambito soggettivo è tassativo: sei vescovi.

È vero scisma? Il corto circuito tra conservatori e comunicazione pressappochista o di parte

Mi segnalano la riflessione di un canonista, che riporto di seguito, in merito agli eventi di Ecône. Non tarderemo ad occuparci di Decreto e Nota esplicativa, confrontsta con la precedente. 

È vero scisma? Il corto circuito tra conservatori
e comunicazione pressappochista o di parte

Mi è stato chiesto da alcuni amici di esprimermi se le consacrazioni episcopali compiute ad Econe, costituiscano un atto di scisma e se l'eventuale comminanda formalizzazione della scomunica sia valida o no.
Il tema è complesso.

Papa S. Clemente I nella sua Epistola ai Corinzi aveva profetizzato che gli Apostoli ben sapevano, su divina ispirazione, che ci sarebbe stata contesa sulla carica episcopale.
E così è stato nel corso dei secoli.

Un saggio del cardinale Fernández, scoperto di recente, rivela la sua convinzione che tutti siano salvati.

Nella nostra traduzione da Lifesitenews una carrellata di aggiornamento sugli scritti anomali dell'altrettanto anomalo prefetto della Dottrina della Fede. Osservo che molti hanno sottolineato, a proposito dell'evento di Écône, il "CHI scomunica", insieme all'elenco delle sue derive sia dottrinali che morali; il che è efficace dal punto di vista dialettico ma non ha valenza giuridica. Ha il suo peso per valutare in che situazione e in che mani è la chiesa; ma, quanto alla scomunica, occorrerà esaminare e valutare i testi della Dichiarazione e della Nota esplicativa (che presentano peraltro anomalie già evidenti). È quello che faremo nei prossimi giorni.

Un saggio del cardinale Fernández, scoperto di recente,
rivela la sua convinzione che tutti siano salvati.


Il futuro cardinale Víctor Manuel Fernández ha appoggiato apertamente l'universalismo, ovvero l'idea che tutti siano salvati, in un documento ritrovato di recente, scritto più di 30 anni fa.

In un saggio del 1995 di 46 pagine, dal titolo “Romanos 9-11: gracia y predestinación” (Grazia e predestinazione), riportato per la prima volta da El Wanderer, il futuro Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha scritto ampiamente sull'insegnamento della Chiesa in materia di salvezza e predestinazione, citando le opere di Sant'Agostino e Tommaso d'Aquino, sebbene l'allora sacerdote si concentrasse su quanto da loro scritto sulla misericordia di Dio, ignorando in gran parte la Sua giustizia. Infine, Fernández ha concluso il suo lavoro sottolineando di avere “ferma fiducia” nel fatto che “tutti saranno salvati”, aggiungendo che questo non è un “mero desiderio”, ma si basa su ciò che “so di Dio e dei Suoi piani specifici”.

giovedì 2 luglio 2026

2 luglio. Il Sangue nato nel tempo per salvare il tempo

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue
2 luglio. Il Sangue nato nel tempo per salvare il tempo

Sangue di Cristo, Verbo di Dio incarnato
Sanguis Christi,
Verbi Dei incarnáti, salva nos
Cari amici, dopo aver contemplato il Sangue di Cristo come Sangue dell’Unigenito dell’Eterno Padre, la preghiera delle Litanie ci porta al centro del mistero cristiano: il Verbo di Dio incarnato.

Questa invocazione ricorda che il Sangue di Gesù non è un simbolo vago, non è un’immagine poetica, non è una metafora religiosa utile a commuovere i devoti. È il Sangue reale del Figlio di Dio fatto uomo. Il Verbo eterno ha assunto una carne vera, una storia vera, un corpo capace di stanchezza, fame, pianto, ferita. Dio non ci ha salvati restando lontano. È entrato nel nostro tempo, nella nostra povertà, nella nostra fragilità.

Qui si apre una verità grande, che spesso rischiamo di dimenticare proprio perché la ripetiamo da sempre. Il Figlio di Dio si è incarnato. Ha preso carne dalla Vergine Maria. Ha avuto un cuore che batteva, mani che toccavano, occhi che guardavano, piedi che percorrevano le strade degli uomini. E in quel corpo umano scorreva il Sangue della nostra redenzione.

La devozione al Preziosissimo Sangue custodisce con forza la concretezza dell’Incarnazione. Ci impedisce di trasformare il cristianesimo in un’idea, in una morale, in un sentimento spirituale ben confezionato. Cristo non ci ha salvati con un pensiero elevato. Ci ha salvati assumendo la nostra carne e versando il suo Sangue.

I Samurai di Écône

I Samurai di Écône

Tra i dettagli più suggestivi delle consacrazioni episcopali di ieri a Écône non figuravano né i sontuosi paramenti, né la coreografia del rito, né tantomeno la familiare serenità alpina del luogo. Erano le fasce per il capo. Bianche, austere, annodate con una fermezza quasi monastica sulla fronte dei nuovi vescovi, conferivano all'intera scena un'inaspettata risonanza culturale.
Per ragioni che non so spiegare del tutto, quella vista mi ha subito fatto venire in mente l'hachimaki giapponese : la semplice fascia bianca indossata dagli studenti prima degli esami, dagli artigiani al banco di lavoro e, nell'immaginario popolare, dai samurai che si preparano alla battaglia. L'hachimaki simboleggia la massima concentrazione: una silenziosa dichiarazione di essere pronti ad affrontare un momento che richiede tutte le proprie forze. È meno una spacconata di guerra che un gesto di risolutezza interiore.

Il Vaticano scomunica anche i laici della FSSPX con la misura più dura della storia recente

Riprendiamo da Infovaticana. Intanto può essere utile rileggersi quedo precedente: La FSSPX non è mai stata fuori della Chiesa e non può considerarsiscismatica” [vedi]. Purtroppo certi discorsi, nella chiesa sinodale, restano un dialogo tra sordi....

Il Vaticano scomunica anche i laici della FSSPX
con la misura più dura della storia recente

La risposta di Roma non si è fatta attendere ed è la più dura da quasi quarant’anni [vedi]. Meno di ventiquattr’ore dopo le consacrazioni episcopali celebrate ieri a Écône da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato questo 2 luglio una Nota Esplicativa firmata dal cardinale Víctor Manuel Fernández che dichiara consumato il delitto di scisma ed estende le sue conseguenze canoniche non solo ai vescovi e ai sacerdoti della Fraternità, ma — ed è questa la novità più grave — anche ai fedeli laici.

Il documento, datato nel Palazzo del Dicastero e sottoscritto insieme al prefetto da mons. Armando Matteo (segretario per la Sezione Dottrinale) e dall’arcivescovo John J. Kennedy (segretario per la Sezione Disciplinare), constata che «i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani» e che le consacrazioni «senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre» hanno «configurato il delitto di scisma».

La misericordia nella liturgia antica

Nella nostra traduzione da Missa gregoriana
La misericordia nella liturgia antica

Nel Missale Romanum il termine misericordia ricorre circa 420 volte; i composti di miserere 118 volte. Una ricorrenza ogni due pagine. Tra gli attributi più frequenti l’attributo di Dio misericorso…

ORDO MISSAE

Nell’ Ordo Missae, che si ripete sempre uguale in pressoché tutte le celebrazioni dell’anno, la misericordia si incontra nei seguenti passaggi:

Preghiere ai piedi dell’altare
Misereatur tui omnipotens Deus… Misereatur vestri omnipotens Deus… Indulgentiam… misericors Dominus. Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam…
Salendo all’altare
Aufer a nobis, quaesumus, Domine, iniquitates nostras…
Kyrie eleison
Gloria
…qui tollis peccata mundi, miserere nobis… suscipe deprecationem nostram… miserere nobis.
Al Vangelo
…tua grata miseratione dignare mundare…
l’Offertorio
...pro innumerabilibus peccatis et offensionibus et neglegentiis meis…
…tuam deprecantes clementiam…
…redime me et miserere mei…
il Canone
…de multitudine miserationum tuarum sperantibus, partem aliquam et societatem donare digneris, cum tuis sanctis Apostolis et Martyribus…
Comunione
…ope misericordiae tuae adiuti, et a peccato simus semper liberi et ab omni perturbatione securi…
Agnus Dei… miserere nobis (bis)
…mihique et omnibus, pro quibus illud obtuli, sit, te miserante, propitiabile.
MISSAE PROPRIE
Vagliamo assieme alcuni formulari propri di Missae particolarmente significative in relazione al tema della Misericordia.

PRO REMISSIONE PECCATORUM

Oratio
Deus, qui nullum respuis, sed quantumvis peccantibus per paenitentiam pia miseratione placaris: respice propitius ad preces humilitatis nostrae, et illumina corda nostra; ut tua valeamus implere praecepta. Per Dominum nostrum.
Secreta
Praesens sacrificium, Domine, quod tibi pro delictis nostris offerimus, sit tibi munus acceptum: et tarn viventibus quam defiinctis proficiat ad salutem. Per Dominum.
Postcommunio
Exaudi preces familiae tuae, omnipotens Deus: et praesta; ut sancta haec, quae a te sumpsimus, incorriipta in nobis, te donante, serventur. Per Dominum nostrum.
PRO INIMICIS

Oratio
Deus, pacis caritatisque amator et custos: da omnibus inimicis nostris pacem caritatemque veram; et cunctorum eis remissionem tribue peccatorum, nosque ab eorum insidiis potenter eripe. Per Dominum.
Secreta
Oblatis, quaesumus, Domine, placare muneribus: et nos ab inimicis nostris clementer eripe, eisque indulgentiam tribue delictorum. Per Dominum nostrum.
Postcommunio
Haec nos communio, Domine, eruat a delictis: et ab inimicorum defendat insidiis. Per Dominum.
IN MISSA DEFUNCTORUM

Oratio
Deus, cui proprium est misereri semper et parcere, te supplices exoramus pro anima famuli tui N. (famulae tuae N.), quam hodie de hoc saeculo migrare iussisti: ut non tradas earn in manus inimici, neque obliviscaris in finem, sed iubeas earn a sanctis Angelis suscipi et ad patriam paradisi perduci; ut, quia in te speravit et credidit, non poenas inferni sustineat, sed gaudia aeterna possideat. Per Dominum.
In die tertio, septimo et trigesimo:
Oratio
Quaesumus, Domine, ut animae famuli tui N. (famulae tuae N.), cuius depositionis diem tertium (vel septimum vel trigesimum) commemoramus, Sanctorum atque electorum tuorum largiri digneris consortium: et rorem misericordiae tuae perennem infundas. Per Dominum.
Postcommunio
Suscipe, Domine, preces nostras pro anima famuli tui N. (famulae tuae N.): ut, si quae ei maculae de terrenis contagiis adhseserunt, remissionis tuae misericordia deleantur. Per Dominum.
Die 17 octobris, S. Margaritas Maria Alacoque Virginis

Oratio
Domine Iesu Christe, qui investigabiles divitias Cordis tui beatae Margaritas Marias Virgini mirabiliter revelasti: da nobis eius meritis et imitatione; ut, te in omnibus et super omnia diligentes, iugem in eodem Corde tuo mansionem habere mereamur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
Secreta
Accepta tibi sint, Domine, plebis tuae munera: et concede; ut ignis ille divinus nos inflammet, quo, de Corde Filii tui emisso, beata Margarita Maria vehementer aestuavit. Per eundem Dominum nostrum.
Postcommunio
Corporis et Sanguinis tui, Domine Iesu, sumptis mysteriis: concede nobis, quassumus, beata Margarita Maria Virgine intercedente; ut, superbis saeculi vanitatibus exutis, mansuetudinem et humilitatem Cordis tui induere mereamur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
FERIA SEXTA POST DOMINICAM II POST PENTECOSTEN IN FESTO SACRATISSIMI CORDIS IESU

Oratio
Deus, qui nobis, in Corde Filii tui, nostris vulnerato peccatis, infinitos dilectionis thesauros misericorditer largiri dignaris: concede, quaesumus; ut, illi devotum pietatis nostrae prsestantes obsequium, dignae quoque satisfactionis exhibeamus officium. Per eundem Dominum.
Secreta
Respice, quaesumus,- Domine, ad ineffabilem Cordis dilecti Fflii tui caritatem: ut quod offerimus sit tibi munus acceptum et nostrorum expiation delictorum. Per eundem Dominum.
Prefatio de Sacratissimo Corde Iesu
Vere dignum et iustum est, aequum et salutare, nos tibi semper et ubique gratias agere: Domine, sancte Pater, omnipotens aeterne Deus: Qui Unigenitum tuum in Cruce pendentem lancea militis transfigi voluisti, ut apertum Cor, divinse largitatis sacrarium, torrentes nobis funderet miserationis et gratiae, et, quod amore nostri flagrare numquam destitit, piis esset requies et paenitentibus pateret salutis refugium. Et ideo cum Angelis et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni militia caelestis exercitus, hymnum…
Postcommunio
Praebeant nobis, Domine Iesu, divinum tua sancta fervorem: quo, dulcissimi Cordis tui suavitate percepta; discamus terrena despicere, et amare caelestia: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
LA LITURGIA ANTICA, LEZIONE DI MISERICORDIA

Dopo aver celermente guardato ai testi del rito, offriamo alcuni spunti di riflessione. I riferimenti alla Misericordia si concentrano in due momenti: le preghiere ai piedi dell’altare e le fasi precedenti la Comunione, dunque i fedeli – sacerdote e laici – sono invitati ad invocare la Misericordia prima di accedere all’altare e prima di accedere alla Comunione; il sacerdote la impetra anche durante i riti offertoriali che preparano e introducono il centro del Divin Sacrificio. Interessante poi vedere come il tema non manchi nei culti più significativi, come quello per i fedeli defunti, né in una forma propria, che è l’esaltazione del Sacro Cuore di Cristo: se misericordia è avere a cuore il misero, tutto è detto e dato nel momento in cui l’umanità mantiene il coraggio di confessare la propria miseria, mentre accoglie il dono del Cuore per eccellenza, quello in cui anche il Padre si è compiaciuto (Tu es Filius meus dilectus; in te complacui mihi – Lc 3,22).

Più in generale possiamo muovere l’osservazione che l’intero rito nella [cosiddetta] Forma Extra-ordinaria risulta capace di esprimere intensamente il mistero della Misericordia divina, in quanto è sempre grandemente accentuato il tema della peccaminosità dei fedeli e la richiesta di soccorso. I numerosi gesti di penitenza – genuflessioni, inchini di vario grado, protratti silenzi – rimarcano tale intenzionalità. La differenziazione netta tra ruolo del christifidelis e ruolo del sacerdos intensifica l’impressione relativa al moto penitenziale dell’uomo che va incontro al suo Signore, non diversamente dalle icone scritturistiche in cui gli antichi profeti salivano scalzi verso il monte della presenza divina, portando con sé le richieste del popolo. In tale rito rimane chiaramente attestato il valore espiatorio del sacrificio – purtroppo grandemente sfumato nel contesto della [cosiddetta] Forma Ordinaria – e con esso la consapevolezza della colpevolezza umana e del relativo bisogno di ottenere un perdono. Il fatto che la Missa sia intessuta di testi scritturistici, elemento rinforzato dal fatto che il Rito della Messa e il Lezionario sono fusi in un unico testo (il Missale), crea un dinamico movimento in cui i sentimenti religiosi si arricchiscono e si bilanciano con sapienza, sì che i temi centrali del Peccato e della Salvezza non manchino mai, né perciò si insista stucchevolmente su di essi, rischiando forme opinabili di amartiocentrismo (rischio prevalente nella teologia classica) o di irenismo (rischio prevalente nella teologia nuova). In sintesi: la Misericordia si impone quale tema fondamentale che scandisce il rito antico e perenne, risulta teologicamente ben presentata, infine sostiene lo sviluppo del movimento annuale liturgico senza oscurarne i variegati temi del Temporale o del Santorale.

La pulizia teologica del concetto liturgico di misericordia si apprezza anche valutandone la studiata assenza. Presente nell’inno angelico del Gloria, la supplica non è presente nel Credo, in cui pure ci si inginocchia a riconoscere lo straordinario evento della incarnazione, estremo gesto del “Buon Samaritano” che si piega sulle nostre ferite umane. Essa soprattutto latita in tutta la lunga preghiera del Canone, ove lo stupore per la Grazia divina che scende a inebriare la Chiesa in tutte le sue membra – terrestri e celesti, vivi e defunti, santi e peccatori – non concede luogo che all’adorazione della Vittima, ammutolendo i sentimenti troppo umani di cui sopra. Annotiamo l’assenza anche nel Pater noster, a buon diritto, in quanto la piena relazione filiale esclude quel distacco intrinseco alle dinamiche della misericordia, per quanto del compimento di esse la figliolanza sia il frutto maturo e definitivo. Da ultimo le richieste di misericordia – fatta salva la preghiera del celebrante che si umilia davanti a Dio al termine dell’immenso Ufficio adempiuto – non ricorrono in tutte le fasi finali della cerimonia. I fedeli, purificati dall’Offerta divina, godono della Grazia e inneggiano alla loro rinascita non ex sanguinibus… sed ex Deo, in questo momento essi non sono più peccatori bisognosi di soccorso, bensì, a motivo della presenza sacramentale di Cristo nei loro cuori, sono figli della luce in opposizione alle tenebre del mondo (cfr. l’ultimo Vangelo). La misericordia dunque pertiene al peccatore, al misero lontano da Dio, il quale su di sé la invoca (Missa dei fedeli), dopo averla riconosciuta presente e rivelata al mondo (Missa dei catecumeni), sapendo di poter essere efficacemente restaurato da essa. Uomo e Dio, peccato e purificazione, merito e Grazia, cura e missione si alternano nel trascorrere della celebrazione: il fedele esce rinnovato dal rito, pronto per portare al mondo quanto egli ha ricevuto dalla Chiesa Madre.

Concistoro o picnic che seppellisce una chiesa?

Segnalazioni dei lettori
Concistoro o picnic che seppellisce una chiesa?

Alcune immagini valgono più di mille trattati teologici, e il concistoro che si sta tenendo a Roma ne offre proprio una. Cardinali della Chiesa romana – principi di un'istituzione bimillenaria, eredi del Concilio di Trento e del Concilio Vaticano I, uomini i cui predecessori un tempo facevano attendere gli imperatori nella neve – seduti a piccoli tavolini rotondi, sparsi qua e là come bambini dell'asilo in attesa di succo e biscotti, o ospiti a un sobrio picnic al chiuso. Nessun trono, nessuna gerarchia di precedenza, nessun senso di qualcosa di irrevocabile o sacro in corso. Solo informalità, presentata come una virtù in sé. Né si tratta del primo concistoro organizzato in questo modo – ed è proprio questo il punto. Ciò che un tempo sarebbe stato liquidato come un'eccezione sfortunata si è ormai consolidato nella consuetudine liturgica, e le abitudini, a differenza degli incidenti, rivelano ciò in cui un'istituzione crede realmente.

mercoledì 1 luglio 2026

1° luglio/ Preziosissimo Sangue di nostro Signore Gesù Cristo

Vedi i precedenti articoli dedicati al Preziosissimo Sangue: qui (meditazioni sulla Messa) - 1° luglio, la festa del Preziosissimo Sangue di Gesù: cosa si celebra? qui - Origini della devozione qui - Un tesoro per librare le anime del purgatorio qui - In Sanguine Agni [qui]. Altri  precedenti articoli dedicati al Preziosissimo Sangue qui - qui - qui. Evidenzio, per la devozione, Le Litanie del Preziosissimo Sangue di Gesù qui.

Dal 1° luglio comincia per tutti i cattolici il mese nel quale si celebra il Preziosissimo Sangue di Gesù. Una festa che in realtà ha origini recenti, perché fu papa Pio IX a trasformarla da celebrazione seguita solo in alcune chiese italiane a culto generale. Prima infatti il Preziosissimo Sangue di Gesù veniva ricordato al venerdì della quarta settimana di Quaresima e invece divenne festa universale nella prima domenica di luglio, ricordando tutte le traversie della Santa Sede ma anche come ringraziamento dopo la liberazione dall’esilio di Gaeta. La festa fu poi fissata da San Pio X al 1° luglio.
Il suo significato è molto simile a quello del Sacro Cuore, non solo perché dal cuore di Gesù trafitto dalla lancia sulla croce erano sgorgati acqua e sangue, da cui è nata la Chiesa, ma anche perché il primo calice nel quale quel sangue divino fu consacrato, fu proprio il cuore di Dio che si era fatto uomo. Il sangue versato da Gesù per la salvezza dell’umanità fu oggetto di culto sin dai primi secoli dell’era cristiana, ma la devozione aumentò dall’XI secolo, soprattutto con la diffusione della leggenda del Graal. Il culto del Preziosissimo Sangue è strettamente legato alla devozione eucaristica. 

Leone XIV può porre fine allo scisma della Fraternità San Pio X — se lo vorrà

Nella nostra traduzione da Nuntiatoria un'analisi serrata e argomentata delle questioni in campo — delle quali peraltro non riconosciamo l'aspetto scismatico — e di quanto potrà delinearsi da oggi, giorno delle consacrazioni.

Leone XIV può porre fine allo scisma della Fraternità San Pio X — se lo vorrà

Leone XIV ha volutamente identificato il proprio pontificato con la ricerca dell’unità cristiana. Ha superato i confini confessionali, ha pregato con i cristiani separati e ha insistito affinché i legami esistenti fossero riconosciuti e resi visibili. Le consacrazioni della Fraternità San Pio X, ora minacciate, mettono quindi in luce una grave contraddizione. La Fraternità deve rispondere di ciò che fa a Écône. Ma il Papa deve spiegare perché la pazienza, la creatività e il senso di premura dimostrati nei confronti di coloro che non sono in piena comunione cattolica sembrano mancare quando si tratta di cattolici che professano fedeltà a lui.

Leone XIV ha scelto come motto In Illo uno unum: «In Cristo uno siamo uno». Durante la Messa di inaugurazione del suo ministero petrino, il 18 maggio 2025, ha affermato che «amore e unità» sono le due dimensioni della missione affidata da Nostro Signore a Pietro. Il giorno seguente, rivolgendosi ai rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali, ha descritto l’unità come una preoccupazione costante del suo ministero. Nella festa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 2025, ha ribadito che il suo ministero episcopale era al servizio dell’unità.(1)

Pilastro e Fondamento del Rito Romano: il Canone Romano come Norma Dottrinale e Morale

Testo integrale di una conferenza Tenuta ad Oxford da Peter Kwasniewski sul Canone Romano. Nel blog abbiamo un precedente come articolo qui. E qui ne trovate le varie formule tra gli articoli dedicati al latino liturgico. Una affermazione, fatta a ragion vedura, da mettere a memoriale: "La crisi riguardante la legge naturale e la legge divina con cui siamo confrontati in questo pontificato non è nata dal nulla. Anzi, è l’ultima espressione della stessa supponenza che si è mostrata per prima nella violenza fatta al cuore stesso della nostra lex orandi occidentale nella liturgia eucaristica ereditata. Se possiamo arrivare a fare violenza a questa cosa santissima, esiste una cosa che successivamente non violenteremo, manipoleremo, adultereremo, e corromperemo? Il ripudio di un centro immobile conduce alla destabilizzazione e disintegrazione centrifuga di tutto il resto".

Pilastro e Fondamento del Rito Romano:
il Canone Romano come Norma Dottrinale e Morale

Peter A. Kwasniewski

Di tutte le preghiere con cui la Chiesa Cattolica offre il sacrificio di lode a Dio Onnipotente, quella che si contraddistingue di più come punto di riferimento per la fede divina, fondamento di roccia inamovibile, tesoro secolare, è il Canone Romano — l’unica anafora, ovvero preghiera eucaristica, recitata dalla Chiesa Cattolica in tutti i riti ed usi occidentali, dai secoli nebulosi prima dell’epoca di Papa San Gregorio Magno (m. 604), che abbiamo appena onorato con una Messa votiva nel rito gregoriano, fino alla fatidica fine degli anni ‘60. Il Canone Romano era e fu sempre percepito come un’eredità apostolica da ricevere amorevolmente, preservare gelosamente, e trasmettere diligentemente. Lo si può concepire come una sorta di santo «testimone» passato da una generazione alla successiva, per assicurare la continuità della corsa che corriamo sulle orme degli Apostoli Pietro e Paolo, nella speranza di ottenere il premio celeste.

martedì 30 giugno 2026

“Beatissimo Padre”… / Don Pagliarani (FSSPX) risponde a Leone XIV

La risposta di don Pagliarani ala Lettera di Leone XIV.
“Beatissimo Padre”… /
Don Pagliarani (FSSPX) risponde a Leone XIV

Lettera del Superiore Generale in risposta a Sua Santità Papa Leone XIV

Il Superiore Generale
A Sua Santità
Santo Padre Leone XIV
Ecône, 30 giugno 2026
_____________________________
Beatissimo Padre,
La ringrazio moltissimo per la lettera che mi ha indirizzato.
Sono toccato dalla Sua sollecitudine paterna.
Da tempo avrei desiderato avere l’occasione di incontrarLa, per esprimerLe e manifestarLe personalmente il nostro desiderio sincero di servire la Chiesa. Purtroppo, non c’è stata l’occasione.

Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, che non è per nulla fittizia. Paradossalmente, ci sembra nostro preciso dovere, nel contesto attuale, fare il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico. Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, prima di prendere una decisione sulla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi.

Due liturgie... Due Ecclesiologie?

La Lettera di Paix liturgique n. 1389 del 29 giugno 2026. Cosa risaputa; ma repetita iuvant. Sulle due ecclesiologie vedi. 249ª Settimana: Le Sentinelle continuano la loro preghiera per la difesa della Messa tradizionale davanti all'Arcidiocesi di Parigi.

Due liturgie...
Due Ecclesiologie?


Questa lettera vi giunge pochi giorni prima delle consacrazioni episcopali a Écône. Da un lato, Roma sta gestendo il problema della Fraternità Sacerdotale San Pio X solo mediante la minaccia di sanzioni, anziché instaurare un dialogo diretto e paterno con la Fraternità; dall'altro, sembra voler limitare la celebrazione ufficiale di questa liturgia (da parte dei sacerdoti delle comunità di Ecclesia Dei e dei sacerdoti diocesani), in fondo costringendoli ad adottare un approccio birituale.

Ma i vescovi francesi, sul campo, sanno che la questione non è così semplice e che la liturgia tradizionale è lì, al centro del paesaggio, ed è per sua natura una sorta di santuario con cui devono fare i conti.

Lettera di Leone XIV al Superiore generale della FSSPX

Finalmente Leone XIV si è fatto vivo qui. Ma perché solo proprio all'ultimo secondo? È strano. Sembra una mossa beffarda dopo un lungo intransigente mutismo e connessa indisponibilità condita di minacce da parte del porno Tucho, suo evidente portavoce!
Lettera di Leone XIV al Superiore generale della FSSPX
___________________________________
Al Reverendo
Don Davide Pagliarani
Superiore Generale
della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro.

La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato.

Il problema degli Scrovegni

Ciò che dobbiamo veramente alle fortune compromesse della storia
Il problema degli Scrovegni

La Cappella degli Scrovegni, Padova: un esterno in mattoni dall'aspetto modesto cela un interno affrescato da Giotto.
Questa non è una storia insolita. È la storia dell'Europa.

Padova, nell'Italia settentrionale, ospita una delle più grandi conquiste della civiltà europea: gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni.

La cappella esiste grazie al finanziamento di Enrico Scrovegni, uno dei più ricchi finanzieri della sua epoca. Suo padre, Reginaldo, era così noto per l'usura che Dante lo incluse tra i dannati nell'Inferno. Resta oggetto di dibattito se la cappella fosse intesa come atto di penitenza, prestigio o devozione. Ciò che è indiscutibile è che uno dei tesori artistici della cristianità fu finanziato con denaro che molti contemporanei consideravano moralmente discutibile.

Tradidi Quod et Accepi: Recensione di “Close the Workshop” di Peter Kwasniewski / insieme ad una professione di amore eterno per la liturgia medievale

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge. Robert Keim recensisce con appassionata efficacia un libro di Peter Kwasniewski sulla Liturgia. Purtroppo non esiste, che io sappia, la traduzione italiana. Ma il contenuto che segue ci interessa e ci edifica comunque.

Tradidi Quod et Accepi:
Recensione di “Close the Workshop” di Peter Kwasniewski

insieme ad una professione di amore eterno per la liturgia medievale

Ultimamente ho riflettuto, come spesso mi capita, sulla sacra liturgia. Ho anche riflettuto, come spesso mi capita, sul senso della vita. Man mano che invecchio, e spero di diventare più saggio, mi convinco sempre di più che siano la stessa cosa: la migliore risposta in una sola parola alla domanda "Qual è il senso della vita?" è "liturgia". Dico questo non per ciò che la liturgia cristiana è in sé, ma per tutto ciò che comprende, tutto ciò che significa e tutto ciò che fa – o meglio, tutto ciò che dovrebbe fare – per il corpo, la mente, il cuore e l'anima dell'uomo.

Tenendo presente ciò, vorrei condividere con voi una versione adattata di una recensione di un libro che ho scritto qualche tempo fa. Mi rendo conto che questa newsletter ha un pubblico eterogeneo, non solo per quanto riguarda le convinzioni liturgiche, ma anche per quanto riguarda l'affiliazione religiosa o il credo religioso in generale. Spero che questo post possa fornire indicazioni sul perché questo argomento sia importante per tutti , non ultimo perché la liturgia occidentale tradizionale è forse il più grande Poema, in senso lato, mai composto.

lunedì 29 giugno 2026

Dichiarazione di Adesione alla Professione di Fede Cattolica della ‘Fraternità Sacerdotale San Pio X’

Il prof. Pasqualucci interviene in vista della imminente consacrazione di nuovi vescovi della FSSPX.
Dichiarazione
di
Adesione alla Professione di Fede Cattolica
della
‘Fraternità Sacerdotale San Pio X’

Ma quand’anche noi stessi o un Angelo disceso dal cielo,
Vi annunziasse un Vangelo diverso da quello che noi
Vi abbiamo predicato, sia scomunicato! (Gal 1, 8)
* * *

Aderisco, in ogni sua parte, alla Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X per illuminare le anime di fronte agli errori moderni, pubblicata il 24 giugno 2026 a Menzingen, in Isvizzera.

Essa consta di ventotto pagine. È divisa in XVII sezioni e una Conclusione di quattro brevi articoli. È costituita da 154 articoli, in genere brevi, per un totale di venti pagine di testo e di sette pagine di note, seguite dall’indice. Le sezioni trattano praticamente di tutti gli aspetti fondamentali della dottrina cattolica, elencando e confutando partitamente i numerosi errori che attualmente la affliggono.

È un documento che offre un quadro dottrinalmente completo della vastità terrificante della crisi che, dal Concilio Ecumenico pastorale Vaticano II, sta sconvolgendo la Chiesa nel suo stesso essere, mettendone in forse la sua stessa ragion d’essere.

Per un dibattito serio e aperto nella confusione imperante

Per un dibattito serio e aperto nella confusione imperante

Nella Fraternità di San Pio X, come nel resto della Chiesa (sinodale e non) ci sono diverse anime. È il frutto della confusione mai sanata per effetto dell'assoluta impossibilità di mettere in discussione le derive di un concilio permeato dell'antropocentrismo storicista che, mentre ha messo in discussione i dogmi, è diventato paradossalmente un nuovo superdogma indiscutibile. 
Tutto questo — caduta la possibilità di raggiungere un accordo al quale aveva preparato la strada Benedetto XVI — col passare del tempo rischia di rendere la frattura sempre più insanabile. 
Di fatto, per effetto dell'imminente consacrazione dei vescovi e nonostante le Dichiarazioni ineccepibili della Fraternità (alle quali peraltro abbiamo aderito qui), nell'ambito della chiesa sinodale odierna è prevedibile che, nell'immediato, si impongano le spinte curiali e, in prospettiva, prendano sempre più piede le porno (et alia) derive alla Tucho. Per contro, nella FSSPX potrebbero rafforzarsi alcuni elementi di rottura di alcune ali più estreme (che non prevalgono ma ci sono) e che l'impossibilità di confronto rischia di rendere sempre più impermeabili. Tuttavia è un cane che si morde la coda perché non possiamo negare che oggi come oggi la Fraternità ce l'abbia messa tutta per cercare un dialogo e un confronto; ma ha trovato e trova un Tucho inamovibile con compagnia cantante curiale. compreso il Trono più alto, assolutamente coriacea. 
Gli amici di Disputationes Theologicae mi chiedono di pubblicare le loro Dieci domande ai sacerdoti della Fraternità San Pio X, delle quali per la verità abbiamo già parlato in recenti discussioni con alcune confutazioni pertinenti a da me condivise che riprenderemo. Aderisco alla richiesta inserendo il link al loro articolo, al fine di mettere in campo molti possibili elementi di discussione, aprendo un dibattito che può giovare alla Verità se animato dalle buone volontà di chi vi partecipa.

La nuova lingua di Papa Giovanni

Nella nostra traduzione da Substack.com. Con l'allocuzione di Giovanni XXIII in apertura del Vaticano II, "iniziò un processo per cui ogni singolo punto della dottrina, della liturgia e della morale cattolica, noto a tutti i cattolici prima del Concilio, fu sottoposto a una riformulazione". Vedi un precedente importante qui.

La nuova lingua di Papa Giovanni
A prescindere dalla posizione che si assume nello spettro teologico, queste parole, pronunciate quasi 70 anni fa, costituiscono un punto di svolta.

Nel suo discorso di apertura al Concilio Vaticano II, Papa Giovanni XXIII formulò questo principio: «È necessario che questa dottrina certa e immutabile, alla quale i fedeli devono obbedienza, venga studiata di nuovo e riformulata in termini contemporanei. Infatti, una cosa è questo deposito di fede, o le verità contenute nel nostro insegnamento consolidato nel tempo; un'altra è il modo in cui queste verità vengono esposte (con il loro significato preservato intatto) ».(1)

Con queste parole apparentemente innocue, si aprì una porta e iniziò un processo per cui ogni singolo punto della dottrina, della liturgia e della morale cattolica, noto a tutti i cattolici prima del Concilio, fu sottoposto a una riformulazione. Praticamente tutto ciò che grandi menti avevano faticato tanto ad articolare con grande precisione nel corso dei secoli fu in qualche modo affidato a un linguaggio contemporaneo incerto, nella speranza che la stessa cosa venisse detta, ma in un modo tale da attrarre e non respingere gli uomini del nostro tempo. Da qualunque lato dello spettro teologico ci si collochi, queste parole, pronunciate quasi 70 anni fa, costituiscono un punto di svolta. Sono il momento da cui tutto sembra essere cambiato, e ci siamo ritrovati tutti in quello che, senza esagerare, si può definire un pantano ecclesiologico da cui sembra non esserci via d'uscita.

domenica 28 giugno 2026

Mons. Viganò / Il cardinale Müller e quel conservatorismo pseudocattolico che fa il gioco della chiesa sinodale

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Viganò / Il cardinale Müller e quel conservatorismo pseudocattolico che fa il gioco della chiesa sinodale

Il cardinale Müller, invece di prendere atto della situazione di crisi devastante in cui versa la Chiesa cattolica a causa della rivoluzione conciliare e sinodale, con sprezzo del ridicolo sostiene che la Gerarchia postconciliare non si è mai discostata dalla Tradizione, e che la Fraternità San Pio X si sbagli nell’affermare il contrario.

Müller propone una versione rinnovata del motu proprio “Ecclesia Dei adflicta”, con il quale replicare la frode del 1988, spacciando per scisma la fedeltà al Magistero immutabile e per ortodossia l’accettazione degli errori del Concilio.

Siamo al “credo quia absurdum”.

La chiesa conciliare e sinodale pretende di poter rimodellare la realtà addomesticandola alla propria narrazione. Essa esige dai fedeli un assenso acritico e contraddittorio, sotto pena di scomunica.

Sua Eminenza crede che i chierici e i laici legati alla Fraternità possano essere accontentati offrendo loro un surrogato di ciò che già hanno, come si getta un osso a un cane da tenere alla catena.

Müller scoprirà presto – e i membri degli istituti ex-Ecclesia Dei con lui – che ridurre la denuncia del golpe conciliare a una questione cerimoniale è scelta miope e ideologica, specialmente quando la Gerarchia non ha alcuna intenzione di cedere minimamente sui principi ereticali di cui si fa promotrice.

Chieda a Fernández: si può mercanteggiare sulla dottrina della Grazia con i luterani e tributare onori prelatizi a un’eretica anglicana, ma non è consentito esprimere la minima perplessità per il feticcio del Vaticano II.

Eppure Müller sostiene che la chiesa postconciliare non si sia allontanata dal solco della Tradizione…

Il conservatorismo pseudocattolico di questi gatekeeper è strumentale all’implementazione della sinodalità e va sdegnosamente respinto.
Mons.Carlo Maria Viganò su x.com  

Vescovo Strickland: L'amore, non la sfida, è stata la forza trainante dell'arcivescovo Lefebvre e della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Nella nostra traduzione da  Pillars of Faith. Sebbene la disciplina ecclesiastica "esista per la guarigione" e "per il bene delle anime", scrive il vescovo Strickland, "non dovrebbe mai essere usata per oscurare il sincero amore che molti nutrono per Cristo e la Sua Chiesa".  Qui l'indice dei precedenti interventi del vescovo che non tace.

Vescovo Strickland: L'amore, non la sfida, è stata la forza trainante dell'arcivescovo Lefebvre e della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Se avessi tutta la fede, al punto da trasportare le montagne, ma non avessi l'amore, non sarei nulla . — (1 Corinzi 13:2)
Nei momenti di grande tensione all'interno della Chiesa, dobbiamo ricordare che ogni giudizio emesso deve in ultima analisi servire alla salvezza delle anime. La verità non può mai essere separata dalla carità, né la carità dalla verità.

Mentre proseguono le discussioni sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X, credo sia necessario porsi una domanda che vada oltre le argomentazioni canoniche o le controversie storiche. Cosa ha mosso questi sacerdoti e fedeli nel corso degli ultimi 50 anni?

Domenica quinta dopo la Pentecoste

Ripubblico per chi ci legge solo ora e anche per rinnovare il nostro approfondimento degli insegnamenti che nutrono la nostra fede, nell'ottica del valore maieutico della ripetizione per l'assimilazione sempre più profonda dei misteri pregati e contemplati. I frutti maturano nella ripetizione e nell'abitudine. L'atto spirituale non si esaurisce nell'essere compreso una sola volta: approfondito, sollecita nutre e trasfigura. Cogliamo in controluce la bellezza e l'insistente qualità dell'eternità sempre identica ed è la pratica costante che produce frutti. Per questo repetita iuvant...Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Messa di oggi.

Domenica quinta dopo la Pentecoste

Intróitus
Ap. 5, 9-10 - Redemísti nos, Dómine, in sánguine tuo, ex omni tribu, et lingua, et pópulo, et natióne: et fecísti nos Deo nostro regnum.
Ps. 88, 2 - Misericórdias Dómini in aetérnum cantábo: in generatiónem et generatiónem annuntiábo veritátem tuam in ore meo. - Glória Patri
Ap. 5, 9-10 - Redemísti nos, Dómine…
Introito
Apoc. 5, 9-10 - O Signore, ci hai redendo col tuo Sangue, noi di ogni tribú, e lingua, e popolo, e nazione: e hai fatto di noi un regno pel nostro Dio.
Sal. 88, 2 - Le misericordie del Signore vanterò in eterno: di generazione in generazione la mia bocca annunzierà la tua verità.
Gloria al Padre…
Apoc. 5, 9-10 - O Signore, ci hai redento…

All'Ufficio.
La Chiesa ha iniziato questa notte la lettura del secondo libro dei Re, che comincia con il racconto della infelice morte di Saul e dell'avvento di David al trono d'Israele. L'esaltazione del figlio di Iesse segna il punto culminante della vita profetica dell'antico popolo; in lui Dio trova il suo servo fedele (Sal 88,21), e lo avrebbe mostrato al mondo come la più completa figura del Messia venturo. Un giuramento divino garantiva al nuovo re l'avvenire della sua stirpe; il suo trono doveva essere eterno (ivi 36-38), poiché doveva diventare un giorno il trono di colui che sarebbe stato chiamato Figlio dell'Altissimo senza cessare di avere David per padre (Lc 1,32).