Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 7 febbraio 2026

Perché non vediamo Dio: il peccato originale e la cecità intellettuale

Nella nostra traduzione da substack.com
Perché non vediamo Dio:
il peccato originale e la cecità intellettuale

Una metafora inaspettata dal film Il mistero dei Templari
Robert Lazu Kmita, 3 febbraio

Fernando Gallego (1440–1507), La guarigione del cieco Bartimeo

La visione perduta
Inizierò con un'osservazione molto semplice sui nostri occhi e sulla vista. Supponiamo che la sabbia, o la polvere, si infiltri sotto le nostre palpebre. Anche un singolo granello di sabbia può compromettere gravemente la nostra percezione visiva. Lo stesso vale per la polvere. Diventa assolutamente necessario lavarsi accuratamente gli occhi per recuperare una vista nitida. Una volta, una minuscola scheggia di ghiaccio mi è entrata nell'occhio. Fortunatamente, non ha avuto conseguenze gravi, ma è stato incredibilmente doloroso. Un minuscolo frammento di acqua ghiacciata, non più grande di un ventesimo di millimetro, mi ha ostruito quasi completamente la vista. Solo dopo ripetuti risciacqui con acqua tiepida sono riuscito a vedere di nuovo.

venerdì 6 febbraio 2026

Il cammino sinodale tedesco si sta sgretolando in pubblico

L'illusione sinodale di Bätzing: la Chiesa tedesca si trova di fronte alla fine. Precedenti a partire da qui. Qui l'indice degli articoli sul Sinodo sulla sinodalità.

Il cammino sinodale tedesco si sta sgretolando in pubblico
Mark Lambert, 2 febbraio

Il cammino sinodale tedesco ha raggiunto un momento che non è più adeguatamente descritto come di tensione o controversia. Ciò che si è reso ora evidente è un processo che ha completamente perso la coerenza, l'autorità e la credibilità di sempre, sia all'interno della Germania che in relazione alla Chiesa universale. Ciò che è iniziato nel 2019 come risposta alla crisi degli abusi, concepito come un forum di ascolto e riforma, si è gradualmente evoluto in qualcosa di molto più ambizioso e molto più problematico: un tentativo da parte di una chiesa nazionale di promuovere un cambiamento strutturale e dottrinale, presumendo un'eventuale acquiescenza da parte di Roma.

La poesia della Genesi e la genesi della poesia

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis
La poesia della Genesi e la genesi della poesia
il “dono della poesia, il più divino concesso all’uomo...”

Le immagini in questo testo provengono da un ricamo del XVII secolo raffigurante l'Albero della Vita e l'abbondanza della Creazione.

Il saggio di domenica [qui] si concludeva con l'idea che l'essenza della poesia, come apprendiamo dall'etimologia della parola, è la creazione:
Scrivere o fare qualcosa in modo poetico significa creare; leggere o vivere qualcosa in modo poetico significa entrare in questa creazione e diventarne parte, o addirittura diventare tutt'uno con essa.
Si è concluso, però, anche con alcune domande:
Se la poesia è semplicemente "fare" o "creare", perché preoccuparsi della parola "poesia", e allora in che modo scrivere letteratura poetica è diverso dal costruire una casa o cuocere una pagnotta? E se riduciamo la composizione poetica a mera "creatività", che basi abbiamo per affermare che alcune poesie sono migliori – più durature, più edificanti, più abili, più vere o belle – di altre?

giovedì 5 febbraio 2026

Sant'Anna Line e il costo che non mettiamo più in conto

La nostra attenzione ormai allargata al mondo tradizionale nell'intero orbe cattolico, in questo caso anglofono, ci fa conoscere figure al di fuori dai nostri abituali riflettori. Nella nostra traduzione da Catholic Unscripted una figura emblematica, che ben possiamo includere tra i santi intercessori per questo nostro tempo.

Sant'Anna Line e il costo che non mettiamo più in conto
Ciò che i martiri inglesi rivelano sulla fede che abbiamo imparato a temere di difendere
Mark Lambert, 3 febbraio

Oggi nella diocesi di Brentwood celebriamo la festa di Sant'Anna Line. La festa principale di Sant'Anna Line è il 27 febbraio, data del suo martirio. Questa è la sua memoria liturgica ufficiale come santa nella Chiesa. Compare anche in commemorazioni collettive insieme agli altri Quaranta Martiri d'Inghilterra e Galles.
Al contrario, all'interno della diocesi di Brentwood (che comprende l'Essex e l'East London), Sant'Anna Line ha un significato locale speciale, poiché era una martire nata nell'Essex, storicamente legata alla regione in cui operano le sue parrocchie. Diverse parrocchie e scuole della diocesi le sono dedicate, ad esempio a South Woodford e a Great Dunmow, a testimonianza della devozione locale. Grazie a questo legame locale, il vescovo e le parrocchie della diocesi di Brentwood scelgono di celebrare la sua festa come festa patronale o locale, attribuendole particolare importanza nella vita pastorale locale, anche se non è universalmente celebrata nel calendario ecclesiastico più ampio. E la sua storia dovrebbe davvero interpellarci. Non perché sia esotica o particolarmente straordinaria in senso cinematografico, ma perché espone, con dolorosa chiarezza, quanto fosse importante un tempo la fede cattolica e quanto poco sembri contare oggi per molti.

In Illo Tempore: Domenica di Settuagesima

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche per i riferimenti al superamento dei problemi attuali.

In Illo Tempore: Domenica di Settuagesima
P. John Zuhlsdorf, 31 gennaio 2026

Ci troviamo ora a nove domeniche dalla Pasqua, collocati in un punto di snodo dell’anno liturgico in cui memoria, attesa e disciplina convergono. Il contesto è decisivo. La Chiesa non attraversa il tempo come una mera successione di date, ma come una pedagogia della salvezza, una lenta educazione dell’anima mediante la ripetizione, l’anticipazione e la moderazione. Il grande ciclo iniziato con l’Avvento e dispiegatosi attraverso il Natale e l’Epifania giunge, per molti aspetti, al suo termine con la festa della Purificazione o Presentazione il 2 febbraio. L’Avvento ci ha formati in una penitenza gioiosa; il Natale e l’Epifania hanno rivelato il mistero per il quale ci eravamo preparati; e le manifestazioni della divinità del Signore ci sono state impresse settimana dopo settimana. Ora un altro grande arco si profila all’orizzonte: il ciclo che si estende dal Mercoledì delle Ceneri attraverso le austerità della Quaresima, esplode nella Pasqua e raggiunge la sua pienezza nella Pentecoste e nella sua Ottava. La Chiesa, conoscendo troppo bene la natura umana per supporre che possiamo passare istantaneamente dal tempo ordinario ai rigori della Quaresima, offre una soglia. Ci prepara a prepararci. O meglio, ci preparava. Le domeniche pre-quaresimali sono state abolite con il Novus Ordo, una perdita enorme che dovrebbe essere reintegrata. Fortunatamente, esse sono conservate nel calendario tradizionale del Rito Romano.

Perché Traditionis Custodes ha causato una crisi di autorità liturgica

Nella nostra traduzione da catholicunscripted.com. Si torna a parlare di Charlotte (precedenti qui - qui - qui - qui) perché quanto vi accade e come si evolverà non resta un fatto locale, ma ha una portata che di estende alla Chiesa tutta.
Perché Traditionis Custodes ha causato
una crisi di autorità liturgica

Ciò che accadrà a Charlotte avrà ripercussioni su tutti noi
Mark Lambert, 1 febbraio

Ci sono momenti nella vita della Chiesa in cui una disputa locale rivela improvvisamente una frattura molto più profonda e preoccupante. Ciò che si sta verificando nella diocesi di Charlotte è uno di questi momenti. In apparenza, la questione riguarda le balaustre dell'altare, l'inginocchiarsi per la Santa Comunione, il culto ad orientem e la continua limitazione della Messa latina tradizionale. In realtà, mette a nudo una crisi di autorità, continuità e fiducia episcopale che si estende ben oltre la Carolina del Nord e tocca l'intera Chiesa cattolica.

mercoledì 4 febbraio 2026

Papa Leone loda il documento vaticano che ha respinto i titoli di "Corredentrice" e "Mediatrice" della Madonna

Papa Leone loda il documento vaticano che ha respinto
i titoli di "Corredentrice" e "Mediatrice" della Madonna


Leggo su  LifeSiteNews che Leone XIV ha elogiato la nota dottrinale di novembre 2025 del Dicastero della dottrina della fede, firmata dal cardinale Fernández, prefetto eterodosso e noto come pornografo (qui), che ha respinto il titolo della Beata Vergine di “Corredentrice” e poi anche quello di “Mediatrice di tutte le Grazie” affermando che il titolo di “Corredentrice” – che santi e pontefici hanno usato per secoli – è diventato teologicamente “inutile” perché può richiedere molte spiegazioni per essere compreso.
Nel discorso pronunciato il 29 gennaio, in cui ringraziava la DDF per il lavoro svolto su diversi documenti dottrinali negli ultimi anni, il pontefice ha brevemente lodato il lavoro svolto appunto sulla nota Mater Populi Fidelis

Le Beatitudini: la bussola morale della persona umile

Sant'Agostino, quando gli fu chiesto di nominare le tre virtù più importanti, rispose: "umiltà, umiltà, umiltà". L'umiltà è centrale nel cristianesimo.

Le Beatitudini: la bussola morale della persona umile

Sant'Agostino, quando gli fu chiesto di nominare le tre virtù più importanti, rispose: "umiltà, umiltà, umiltà". L'umiltà è centrale nel cristianesimo. I cristiani sono coloro che presentano Gesù al mondo come suo unico Salvatore, lasciando che il Suo Spirito parli e operi attraverso di loro come membri della Sua Chiesa. Questo richiede di dare a Gesù e alla condivisione della nostra fede in Lui la priorità basilare della nostra vita. Ciò richiede umiltà, il che non è facile poiché la nostra natura decaduta cerca di glorificare l'ego. La sfida del cristianesimo, e il motivo per cui ha un effetto così purificante sull'individuo e sulla comunità, è che ci riporta con i piedi per terra e ci offre le Beatitudini come nostro codice morale.

Che cos'è la poesia? Molto più di quanto si possa pensare...

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis. Pensieri che ci aiutano a scoprire qualcosa d'altro e oltre rispetto a tante banalità di una realtà che, specialmente nel nostro tempo, può apparire priva di senso.

Che cos'è la poesia?
Molto più di quanto si possa pensare...

Le immagini in questo scritto provengono da una miniatura del XIII secolo che raffigura la creazione del mondo.

La parola compare frequentemente in questa newsletter e sembra assumere significati diversi in momenti diversi. Poesie, poesia, letteratura poetica, esperienza poetica, modi di pensare poetici... Qual è l'essenza di tutto questo? Quale realtà più profonda la parola "poesia" o "poetico" cerca di trasmettere? E perché dovrebbe interessarci? Sicuramente l'economia continuerebbe a funzionare, i raccolti continuerebbero a crescere e Amazon continuerebbe a consegnare i pacchi, anche se nessuno leggesse, scrivesse e parlasse di poesia.

Innanzitutto, sgomberiamo un equivoco che è destinato a esistere in una società in cui le lezioni di inglese devono essere inserite negli spazi vuoti tra analisi matematica e biologia: "poesia" non equivale a "testi di fantasia con versi che finiscono, spesso in rima, prima del lato destro della pagina". Un esempio, per gentile concessione di Hilaire Belloc:

martedì 3 febbraio 2026

Contatti tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X per evitare strappi

Ne hanno dato pronta notizia su X. E su Vatican News: Rispondendo alle domande dei giornalisti, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha sottolineato che, dopo l’annuncio di alcune ordinazioni episcopali a luglio, i colloqui tra le parti proseguono. Deo Gratias. Preghiamo!


Apprendiamo da Vatican News :
Contatti tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X per evitare strappi

“Proseguono i contatti tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede, la volontà è quella di evitare strappi o soluzioni unilaterali rispetto alle problematiche emerse”. Così Matteo Bruni, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, rispondendo alle domande dei giornalisti riguardo l’annuncio di ieri, 2 febbraio, da parte della Fraternità, di prossime consacrazioni episcopali in programma il primo luglio nel Seminario Internazionale San Curato d’Ars a Flavigny-sur-Ozerain, in Francia.
Nel comunicato della Fraternità San Pio X, si fa riferimento ad una lettera inviata alla Santa Sede in cui si esprimeva “la necessità particolare della Fraternità di assicurare la continuità del ministero dei propri vescovi”. La Santa Sede – si legge nel comunicato – ha inviato “una lettera che non risponde in alcun modo alle nostre richieste”, da qui la scelta di procedere sulla strada indicata.

Sulla richiesta al papa di mons. Schneider della pax liturgica

Stralcio da Guía Católica il testo che segue che commenta una notizia già fornita qui. Maggiori dettagli sulla posizione di mons. Schneider li troviamo nell'intervista a Diane Montagna pubblicata  qui. In ogni caso chiedere una “pace liturgica” è come ammettere che il Novus Ordo Missae e la Messa cattolica tradizionale siano la stessa cosa e producano gli stessi effetti. Si tratta di un'altra versione “pacifista” della ermeneutica della continuità ratzingeriana, che fa coesistere e coabitare due riti diametralmente opposti per teologia ed ecclesiologia. Uno (il NOM), neo-protestante, e l'altro (la Messa dei secoli codificata a Trento) genuinamente cattolico e indiscutibile. Tutto sommato Mons. Schneider ha alzato la bandiera di resa. Tuttavia, realisticamente, questa — con le note premesse sull'enfatizzazione ormai irreversibile, ribadita dallo stesso Leone, della lex orandi conciliare — appare come l'unica soluzione possibile e neppure scontata... Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone XIV. 

Sulla richiesta al papa di mons. Schneider  della pax liturgica

Il vescovo Athanasius Schneider ha rivelato di aver chiesto direttamente a Papa Leone XIV la promulgazione di un documento magistrale forte e definitivo — una Costituzione apostolica — per proteggere stabilmente la Messa tradizionale e restituire la pace liturgica alla Chiesa.

Come spiegato, questa proposta mira a superare le restrizioni imposte nel 2021 da Traditionis custodes e a garantire una convivenza pacifica e senza ostacoli tra la Messa usus antiquior e il rito romano post Concilio Vaticano II.

Schneider è stato chiaro: non si tratta di un altro motu proprio, ma di un documento di maggiore peso giuridico e spirituale, capace di dare chiarezza, stabilità e sicurezza a lungo termine. Una legge pontificia che sia al di sopra delle decisioni mutevoli e che protegga i diritti dei sacerdoti e dei fedeli.

Uno dei punti più importanti è questo:
se il Papa stabilisce questo quadro giuridico, nessun vescovo potrebbe vietare o limitare la Messa tradizionale quando un sacerdote la celebra legittimamente. Non per ribellione, ma per obbedienza a una legge superiore della Chiesa.

Inoltre, il vescovo propone qualcosa di profondamente simbolico e necessario: smettere di chiamare la Messa tradizionale "straordinaria" e riconoscere entrambe le forme del Rito Romano come ordinarie. Non una come eccezione, non come concessione, ma come espressione viva e legittima della fede cattolica.

Questa non è nostalgia.
Non è divisione.
È giustizia liturgica.
È riconciliazione.
È riconoscere che ciò che ha santificato generazioni non può essere trattato come un problema.

Molti fedeli amano la Messa tradizionale non per ideologia, ma perché lì hanno trovato silenzio, riverenza, bellezza e Dio. Chiedere la pace non è attaccare. Chiedere la libertà non è disobbedire.

Oggi questa voce episcopale parla per milioni che pregano in silenzio.
Speriamo che venga ascoltata.

Il Vaticano conferma il controverso progetto di un ristorante sulla terrazza della Basilica di San Pietro

Purtroppo non sono voci inattendibili. Diversi prelati, parlando in forma anonima, hanno espresso delle riserve sull'idea che gruppi di visitatori mangiassero e bevessero sopra la tomba di San Pietro. Perfetta continuità col pontificato precedente e coi suoi processi di musealizzazione di molti ambienti.  

Il Vaticano conferma il controverso progetto
di un ristorante sulla terrazza della Basilica di San Pietro


Lifesitenews rivela che il quotidiano italiano Il Messaggero dà notizia dell'esistenza di lavori top secret sulla terrazza della Basilica di San Pietro, che prevedono la costruzione di un bistrot.
Successivamente, tra le forti perplessità di sacerdoti e vescovi sull'opportunità di trattare in questo modo il cuore del cattolicesimo – proprio sopra la tomba del primo Papa – il Vaticano ha confermato i progetti in un comunicato ufficiale, che afferma: "Per rispondere all'aumento dei flussi di visitatori, si sta valutando un ampliamento della superficie della terrazza accessibile ai pellegrini. Ciò contribuirebbe ad agevolare la concentrazione dei visitatori all'interno della Basilica e a favorire un clima di maggiore raccoglimento. In questo contesto, alcuni spazi verrebbero resi disponibili per ampliare il piccolo punto ristoro già presente".

Roche, Fernández e il crollo delle competenze nel cuore della Chiesa

Nella nostra traduzione da catholicunscripted.com cogliamo valide argomentazioni sul mantenimento di nomine problematiche a funzioni di rilievo in ambito curiale; il che dimostra che la crisi nella Chiesa è sempre più consolidata sia pure, ora, mascherata da uno stile più consono alla dua dignità. 

Roche, Fernández e
il crollo delle competenze nel cuore della Chiesa

Come Roma ha elevato Roche e Fernández e indebolito la propria autorità

Temo che l'attuale pontificato rischi di normalizzare un divario sempre più ampio tra autorità e competenza, un divario che è diventato preoccupantemente più evidente quando agli alti funzionari è stato chiesto di giustificare per iscritto politiche controverse. Due recenti interventi da Roma hanno messo nettamente in luce tale divario. Il saggio del Cardinale Arthur Roche in concistoro, in difesa della logica e dell'attuazione della Traditionis Custodes [qui - qui], e la meditazione del Cardinale Víctor Manuel Fernández alla sessione plenaria del Dicastero per la Dottrina della Fede [qui - qui], offrono insieme una preoccupante visione della fragilità intellettuale e istituzionale che tuttora plasma il governo centrale della Chiesa.

lunedì 2 febbraio 2026

Mons. Viganò esprime il suo sostegno alla FSSPX

Scrive Mons. Viganò su X:
La decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di consacrare nuovi Vescovi il prossimo primo luglio dimostra l’impossibilità di qualsiasi dialogo con la Santa Sede.

Il rifiuto del Vaticano di assecondare le richieste della Fraternità conferma un doppio standard:
da una parte, la sinodalità apre la via allo scisma senza che ciò costituisca un problema né da parte di chi la impone dall’alto, né di chi la subisce dal basso;
dall’altra, una Fraternità Sacerdotale di sicura ortodossia si vede negare il permesso di consacrare nuovi Vescovi proprio perché essa non è scesa a compromessi con la rivoluzione conciliare, di cui la sinodalità è massima espressione.
Quando la Gerarchia si rende complice della demolizione della Chiesa, l’unica soluzione è appellarsi allo stato di necessità e garantire la Successione Apostolica per il bene delle anime. Nulla è cambiato rispetto al 1988, e possiamo anzi dire che la situazione sia drammaticamente peggiorata.
Esprimo dunque il mio pieno sostegno alla decisione assunta dalla Fraternità San Pio X. 

Il 1° luglio 2026 La Fraternità Sacerdotale San Pio X consacrerà nuovi vescovi

Il prossimo 1° luglio, la Fraternità Sacerdotale San Pio X consacrerà nuovi vescovi: «Dalla Santa Sede una lettera che non risponde in alcun modo alle nostre richieste». Ne accennavamo qui. Ora evidentemente è maturato il tempo...

Comunicato FSSPX del 2 febbraio 2026.

In questo 2 febbraio 2026, festa della Purificazione della Santa Vergine, il Reverendo Padre Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, nel corso della cerimonia della vestizione da lui presieduta presso il Seminario Internazionale San Curato d’Ars a Flavigny-sur-Ozerain, in Francia, ha annunciato pubblicamente la sua decisione di affidare ai vescovi della Fraternità il compito di procedere a nuove consacrazioni episcopali, il prossimo 1º luglio.

Lo scorso agosto ha chiesto la grazia di un’udienza con il Santo Padre, manifestando il desiderio di esporre filialmente la situazione attuale della Fraternità Sacerdotale San Pio X. In una seconda lettera, ha espresso esplicitamente la necessità particolare della Fraternità di assicurare la continuità del ministero dei propri vescovi, che da quasi quarant’anni percorrono il mondo per rispondere ai numerosi fedeli legati alla Tradizione della Chiesa, i quali richiedono che siano conferiti, per il bene delle loro anime, i sacramenti dell’Ordine e della Confermazione.

2 febbraio/ Avviso Sant'Anna al Laterano

Ricordo che oggi, Lunedì 2 febbraio, Festa della Purificazione di Maria (Candelora):
- ore 16.00 Benedizione delle candele, Processione, S. Messa solenne.
Vedi qui approfondimenti storici e sulla Liturgia.

Nel tempo dopo l'Epifania la Festa della Candelora ci fa gustare ancora il clima del Natale. Nell'usus antiquior la Festa è chiamata "Nella Purificazione di Maria", nell'usus recentior della "Nella Presentazione di Gesù al tempio". Nella legge di Mosè ogni primogenito maschio del popolo ebraico era considerato offerto al Signore, ed era previsto che i genitori lo riscattassero con l'offerta di un sacrificio. Inoltre, secondo la stessa legge di Mosè la madre di ogni nato, indipendentemente dal fatto che il pargolo fosse il primogenito, si recava al tempio per la purificazione 40 giorni dopo la sua nascita. Ai tempi di Gesù era previsto che, 40 giorni dopo la nascita, avvenissero simultaneamente la purificazione della madre e l'offerta del primogenito, e così avvenne per Maria e Giuseppe. Da qui la festa del 2 febbraio, che cade 40 giorni dopo il Natale. Anticamente la Festa era celebrata il 14 febbraio, 40 giorni dopo l'Epifania, come ricorda un'antica pellegrina in Terra Santa: «Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima» (Peregrinatio Aetheriae 24,4). La simbologia è molto chiara.

Decostruzioni moderniste del Rito da confutare

Non finiremo mai di ribadire le differenze teologiche ed ecclesiologiche tra la Messa dei secoli e quella riformata di Paolo VI. Qui l'indice di alcuni precedenti.

Decostruzioni moderniste del Rito da confutare

Tavola versus Altare = Banchetto versus Sacrificio
La decostruzione modernista della Messa Tradizionale rappresenta molto più di un mero cambiamento di preferenza estetica o di un desiderio di accessibilità linguistica; significa una rottura ontologica fondamentale con l'antica virtù della Religione stessa. Per comprendere questa transizione, bisogna riconoscere che il concetto tradizionale di religione è radicato nel dovere oggettivo della creatura di offrire un sacrificio di giustizia al Creatore.

Nel Rito Tradizionale, la Messa è intesa come atto propiziatorio: una vera e propria offerta oggettiva della Divina vittima al Padre per placare la Sua giustizia e rendergli il culto dovuto. Tuttavia, il progetto modernista, profondamente influenzato dalla svolta filosofica verso il soggetto (l'antropocentrismo così ben illustrato da mons. Gherardini qui), ha sistematicamente degradato questo Sacrificio ad un mero rituale metaforico. Dando priorità all'esperienza comunitaria rispetto alla realtà cultuale, il quadro modernista respinge chiaramente la necessità di compiacere il Padre attraverso una vittima espiatrice, sostituendo l'orientamento verticale della Croce con un focus orizzontale sull'assemblea riunita.

domenica 1 febbraio 2026

Preghiera delle “Sette domeniche” per implorare l'aiuto di San Giuseppe

Precedenti qui - qui - qui.
Una devozione poco nota che onora le gioie e i dolori del santo

“La storia dice che due monaci francescani naufragati e che erano rimasti aggrappati a una tavola per due giorni vennero salvati da un uomo dall’aspetto venerabile che li portò miracolosamente a riva. Quando gli chiesero chi fosse, l’uomo replicò: “Sono Giuseppe, e desidero che onoriate i miei sette dolori e le mie sette gioie”.

Qualunque sia la sua origine, si è sviluppata una devozione in cui i sette dolori e le sette gioie di Giuseppe sono diventate il centro della meditazione nelle sette domeniche che precedono la sua festa, il 19 marzo. La prima domenica è in genere o l’ultima di gennaio o la prima di febbraio.

Di seguito riportiamo le gioie e i dolori di San Giuseppe, insieme ai rispettivi passi della Scrittura. Un approccio a queste domeniche è leggere ogni passo e pensare a come dev’essersi sentito Giuseppe in quella situazione. È una forma di lectio divina, in cui ci si riesce a immedesimare nella scena e a vedere le espressioni di Giuseppe in ogni episodio.

Sinfonia di gioia condivisa: 1 Giovanni 1:4

Volentieri condivido per la nostra gioia condivisa, nella traduzione da Vigiliae, la meditazione che segue, del Rev.do Leon.
Sinfonia di gioia condivisa
Sermone per domenica 1 febbraio 2026
Rev. Leon, 31 gennaio

1 Giovanni 1:4
E queste cose le scriviamo,
affinché la nostra gioia sia piena.
Nelle silenziose stanze dell'antica pergamena, l'apostolo Giovanni intinge la sua penna nell'inchiostro dell'eternità, plasmando parole che trascendono il tempo. "E queste cose noi scriviamo", dichiara – καὶ ταῦτα γράφομεν ( kai tauta graphomen ) – una frase ricca di significato, dove γράφομεν ( graphomen ), dalla radice γράφω ( graphō ), evoca l'atto di scrivere, non semplicemente annotare appunti, ma incidere verità nell'anima. Questo versetto, incastonato nelle prime note della sua prima epistola, funge da ponte tra la proclamazione e l'intenzione. Giovanni non è uno scriba ozioso; Le sue parole sono frecce scagliate verso il cuore, che portano il peso della gloria testimoniata – la vita manifestata, vista e toccata (come attestano i versetti precedenti). Qui, nel quarto versetto, intravediamo il perché dietro il cosa: una composizione divina destinata a portare armonia a vite fratturate.

Oggi 1 febbraio, la Domenica in Septuagesima, segna l'avvio del ciclo pasquale

Ripubblico per i nuovi lettori, ma anche perché per tutti noi repetita iuvant. Vedi anche: Dominica in sexagesima [qui] - Dominica in quinquagesima [qui]. Richiamo l'attenzione sul testo pubblicato in calce, che completa la storia e i commenti mostrandoci come il gregoriano, “canto della Chiesa” è realmente incarnazione sonora della Parola di Dio, suono dell’Invisibile, epifania sonora del Verbo, splendida preziosa veste di una liturgia insostituibile, che modella sulla stessa melodia alcuni tratti significativi dei cantici della penitenza e dell'attesa con quelli della gioia pasquale.

clicca sull'immagine per ingrandire
Secondo il calendario liturgico tradizionale, con la S. Messa di oggi, inizia il Tempo di Settuagesima che avvia il secondo ciclo dell'anno ecclesiastico, quello di Pasqua, che si sviluppa attorno alla Passione ed alla Risurrezione del nostro Salvatore. 
Per disseppellire i tesori della nostra fede che uno strumento come il blog inghiotte inesorabilmente, oggi vi ripropongo due testi: Il primo di dom Prosper Guéranger sull'inizio del ciclo pasquale con la Storia completato dal Commento e la spiegazione della Domenica di Septuagesima. Il secondo è un richiamo alla Musica sacra che vi si collega. 
Si tratta di un breve articolo di Mattia Rossi che ci mostra come il gregoriano, “canto della Chiesa” è realmente incarnazione sonora della Parola di Dio, suono dell’Invisibile, epifania sonora del Verbo, splendida preziosa veste di una liturgia insostituibile, che modella sulla stessa melodia alcuni tratti significativi dei cantici della penitenza e dell'attesa con quelli della gioia pasquale. Così come arricchisce di sonore correlazioni parti diverse che si richiamano e arricchiscono vicendevolmente nel corso dell'intero Anno Liturgico. Esempio fra tanti: esiste un fil rouge che collega tra loro i brani di ispirazione battesimale [Se ne può cogliere un assaggio quiProspettiva battesimale della Quaresima e della Pasqua nella liturgia romana]. All'apparenza semplici sfumature, ma in realtà frutto di profondità spirituali inesorabilmente perdute nel Novus riformatore. (M.G.)

Storia del tempo di Septuagesima
Il Tempo di Settuagesima - nel quale la miseria e la gravità del peccato invocano la redenzione divina - ci prepara alla Quaresima anche coi segni liturgici. Il colore dei paramenti è già il viola ed i canti di gioia (Gloria in excelsis e Alleluia) sono soppressi. Tre sono le domeniche del Tempo di Settuagesima:
Dominica in Septuagesima
Dominica in Sexagesima
Dominica in Quinquagesima 
Esse designano non la settimana, ma la decina in cui cade ciascuna domenica.

sabato 31 gennaio 2026

Febbraio 2026/ Calendario Sante Messe usus antiquior a Pavia

Carissimi,
il mese di febbraio è caratterizzato principalmente dall'inizio della Quaresima, tempo santo di conversione e di penitenza; la Chiesa ci introduce gradualmente al clima quaresimale nelle tre domeniche precedenti con una progressiva austerità nei testi e negli aspetti esteriori della liturgia. Così potremo vivere pienamente la gioia della Risurrezione nella Pasqua del Signore.
Ecco il programma delle celebrazioni:
  • Domenica 1 febbraio, Settuagesima: Santa Messa ore 10,00
  • Lunedì 2 febbraio, Purificazione della Beata Vergine Maria: Santa Messa ore 17,45.
  • Venerdì 6 febbraio, primo del mese: Santa Messa ore 18,15.
  • Domenica 8 febbraio, Sessagesima: Santa Messa ore 10,00. Al termine: benedizione della gola in onore di san Biagio.
  • Mercoledì 11 febbraio, Apparizione della Beata Vergine Maria: Santo Rosario ore 17,45, Santa Messa ore 18,15
  • Domenica 15 febbraio, Quinquagesima: Santa Messa ore 10,00
  • Mercoledì 18 febbraio, inizio della Quaresima: Santa Messa con il rito dell'imposizione delle ceneri ore 17,45
  • Domenica 22 febbraio, Prima di Quaresima: ore 10,00 Santa Messa
Avvertiamo sin d'ora che nel mese di marzo, in prossimità dell'anniversario della sua morte, verrà celebrata la Santa Messa da requiem in suffragio del nostro caro Carlo Barilati: le date ipotizzate (in attesa di conferma) potrebbero essere il sabato 14 oppure il sabato 21, alle ore 18,00. Daremo indicazioni più precise nella mail di fine febbraio.
A tutti un cordiale saluto nel Signore,
don Fabio e don Marino

Domani inizia la Settuagesima

Domani inizia la Settuagesima [qui]. È il periodo di transizione dalle gioie del Natale e dell'Epifania alle austerità della Quaresima e della Settimana Santa. Per questo motivo verranno utilizzati paramenti viola e la dossologia maggiore come il Gloria in Excelsis e gli Alleluia verranno omessi durante le Messe. Inoltre da questa domenica si canta il tratto, tipico dei tempi penitenziali. Si tratta di un periodo breve, composto da sole 3 domeniche (seguono Sessagesima e Quinquagesima) che portano al Mercoledì delle Ceneri. Questa parte della nostra Liturgia Tradizionale non ha equivalenti nel Novus Ordo. Quindi, come cattolici tradizionali praticanti, entriamo seriamente nel suo spirito.
Oggi, sabato precedente, avveniva un antico rituale speciale, specialmente nell’Europa continentale, noto come "Funerale dell’Alleluia" [vedi qui].
D’ora in poi, a partire dalla seguente Compieta, non sarà più udito quel canto celeste fino a quando esploderà sulla terra il grido della Risurrezione.

Il cardinale Fernández e il suo san Bonaventura di fantasia

Una interessante riflessione di Silvio Brachetta sull'ultimo intervento del card. Víctor Manuel Fernández su San Bonaventura. "Nell’«Itinerarium», Bonaventura dice che l’uomo è stato creato proprio per ascendere a Dio e alla verità. Si comincia con le facoltà naturali dell’anima (intelletto e ragione), si passa per la speculazione e si finisce con l’estasi mistica, citata da Fernández. Il prefetto ha volutamente ignorato il resto dell’«Itinerarium», dove non c’è traccia di scetticismo, ma – viceversa – c’è il cammino per giungere non solo alla scienza, ma anche alla sapienza sul creato e su Dio".

Il cardinale Fernández e il suo san Bonaventura di fantasia
di Silvio Brachetta

È del 27 gennaio 2026 l’ultimo pronunciamento [qui] del prefetto del Dicastero per la dottrina della fede. Víctor Manuel Fernández, dopo le molte critiche a ciò che va scrivendo negli ultimi mesi, cerca di dimostrare la solita tesi secondo cui la verità è irraggiungibile e, quindi, noi uomini «siamo incapaci di interpretare tutti i significati e le sfumature di una realtà, di una persona, di un momento storico, di una verità».

«Nihil novi sub sole»: il suo è solo l’ultimo tra le miriadi di pronunciamenti d’Oltretevere che appoggiano il relativismo teologico e lo scetticismo. Per dimostrare le sue ipotesi, Fernández mette in campo qualche autore notevole: san Tommaso d’Aquino, san Giovanni della Croce e san Bonaventura da Bagnoregio. Sui primi due casca male, ma con san Bonaventura da Bagnoregio casca peggio. E solo di Bonaventura intendo ora dire qualcosa.

I) I Santi del Lago Maggiore: il Cardinale Arcivescovo Carlo Borromeo

Nella nostra traduzione da Italia perennis. L'autore parte dalla considerazione che per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Continua la serie che presenta i frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili.

I) I Santi del Lago Maggiore:
il Cardinale Arcivescovo Carlo Borromeo

L'amore ai tempi della grande peste milanese
Robert Lazu Kmita, 28 gennaio

Carlo Saraceni (1579–1620), L'Esaltazione del Sacro Chiodo con San Carlo Borromeo

Dottore in diritto civile ed ecclesiastico, aristocratico di nascita da parte di padre – il conte Gilberto d'Arona – e anche da parte di madre, Margherita (sorella di Papa Pio IV), discendente dal ramo milanese della celebre famiglia Medici, Carlo Borromeo (1538-1584) può davvero essere considerato, a tutti gli effetti, un alter Christus . Seguendo l'esempio di Nostro Signore Gesù Cristo, diede la vita per il gregge a lui affidato. Leggere la monumentale biografia scritta da Giovanni Pietro Giussano (1553-1623) ci svela i dettagli di una vita perfettamente cristiana. Ma ciò che più ci colpisce – così come ha colpito i lettori di tutti i secoli – è l'eroismo da lui dimostrato durante la grande epidemia di peste, nota come "peste di San Carlo", che colpì la città di Milano tra il 1576 e il 1578.

venerdì 30 gennaio 2026

Studente discriminato per la sua fede cattolica: il caso in un liceo romano

Studente preso di mira dal professore di filosofia per la sua fede cattolica: il caso al liceo romano Giulio Cesare. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
Studente discriminato per la sua fede cattolica:
il caso in un liceo romano

La scuola pubblica italiana è laica per Costituzione. Ma la laicità non equivale a ostilità verso il credo religioso, né può trasformarsi in un criterio di penalizzazione per chi professa una fede. Al liceo classico Giulio Cesare di Roma, uno degli istituti storici "de sinistra" della Capitale, essere cattolici pare invece un handicap.

È quanto denuncia il padre di un ragazzo al penultimo anno di liceo in una lettera indirizzata alla dirigenza scolastica, ripresa l’altro giorno dal senatore di Forza Italia Claudio Fazzone in una interrogazione urgente al ministro dell’Istruzione e del Merito. Lo studente, in particolare, subirebbe da tempo comportamenti discriminatori, culminati in un brusco e immotivato peggioramento delle valutazioni in storia e filosofia in un clima di costante delegittimazione davanti alla classe. La vicenda, quanto mai sgradevole, si inserisce in un contesto già segnato da forti tensioni interne all’istituto. Il Giulio Cesare è balzato più volte agli onori delle cronache negli ultimi mesi: dalle occupazioni studentesche al ritrovamento nei bagni di liste con nomi di presunti responsabili di violenze sessuali. Episodi che non possono destare interrogativi sul clima educativo e sul rispetto delle regole di convivenza civile all'interno di un liceo frequentato da figli di professionisti, magistrati, alti dirigenti pubblici.

Di poesia e realtà

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge una edificante riflessione sulla conoscenza poetica e le sue risonanze sulla ragione e sull'anima, attraverso in sensi e le emozioni suscitate da un incontro vivo con la realtà.

Di poesia e realtà
"niente su questa terra è più bello..."
Robert Keim, 27 gennaio

Nel post inaugurale della newsletter Poetic Knowledge, ho spiegato, con l'aiuto di James Taylor, che "la conoscenza poetica... non è, in senso stretto, una conoscenza di poesie". Piuttosto, è una conoscenza che deriva da un incontro unificante e significativo con la Realtà come qualcosa di "bello, tremendo (awefull), spontaneo, misterioso", qualcosa che ci affascina, ci ispira e ci trasforma "quando la mente, attraverso i sensi e le emozioni, vede con gioia, o persino con sgomento, il significato di ciò che è realmente lì". Quindi, la conoscenza poetica non riguarda, in senso stretto, le poesie, ma questa newsletter, che ha lo stesso nome, parla di poesie (e della letteratura più in generale). Questa situazione alquanto paradossale merita, a mio avviso, ulteriori commenti, e in questo saggio discuterò perché la letteratura poetica sia essenziale per la conoscenza poetica, e quindi per il successo dell'educazione umana e il pieno sviluppo della vita umana.
Il dottor Taylor ha insistito sul fatto che la conoscenza poetica è distinta dalla "poesia", dove la poesia è intesa come "la cosa creata definita verseggiare". Tuttavia, quasi nella stessa ispirazione, nota "come Omero induca in Ulisse i dettagli ordinari e sensoriali di un banchetto per rivelarne il significato poetico e trascendente". Qui si riferisce a un passaggio dell'Odissea, uno dei poemi più famosi e venerati al mondo, in cui Ulisse dichiara che raggiungiamo
Pari a quella d’un Dio suona la voce:
Nè spettacol più grato havvi, che quando
Tutta una gente si dissolve in gioia,
Quando alla mensa, che il cantor rallegra,
Molti siedono in ordine, e le lanci
Colme di cibo son, di vino l’urne,
Donde coppier nell’auree tazze il versi,
E ai convitati assisi il porga in giro.
[Riprendo la traduzione, che ci è familiare, del Pindemonte -ndT]

giovedì 29 gennaio 2026

Leone XIV, il Vaticano II e la lotta tra verità e 'processi' nella Chiesa di oggi

Stralcio da Substack.com. Un indubbio dilemma, con sempre meno speranze, rispetto ai processi innescati dal concilio, che nel pontificato di Bergoglio sembravano aver raggiunto il culmine, con l'aggravante gesuitica ...

Leone XIV, il Vaticano II e la lotta
tra verità e processi nella Chiesa di oggi

Ciò che ha turbato gli osservatori del primo pontificato di Papa Leone XIV non è semplicemente la presenza di segnali contrastanti, ma il modo in cui questi segnali sembrano andare contemporaneamente in direzioni ecclesiologiche opposte.
Da un lato, ci sono momenti di inequivocabile chiarezza, persino severità, che si leggono come un silenzioso ma inequivocabile rimprovero agli impulsi del governo di Papa Francesco. Dall'altro, c'è una persistenza di nomine, enfasi e gesti simbolici che sembrano legare saldamente il nuovo pontificato alle stesse correnti che hanno generato confusione e declino per decenni. La questione non è più se Papa Leone rappresenti la continuità o la rottura, ma se stia tentando di tenere insieme due visioni della Chiesa che sono, in verità, sempre più inconciliabili...

Scrittori e viaggiatori sul Lago Maggiore: Byron, Newman e Dickens

Nella nostra traduzione da Italia Perennis, su Substack.com. Per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Interessante qui la presentazione dei frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili.

Scrittori e viaggiatori sul Lago Maggiore:
Byron, Newman e Dickens


Lord Byron, il navigatore perduto
Come per gli scrittori francesi e tedeschi, l'Italia ha sempre esercitato un'attrazione potente, inevitabile e quasi irresistibile anche sugli autori inglesi. Era come se il loro destino letterario non potesse compiersi senza visitare il mondo di Dante e ricevere la sua impercettibile benedizione. Ed essi hanno compiuto con entusiasmo questo rituale. I ricordi conservati nelle loro lettere e nei loro diari – anche quando brevi e scritti in fretta – sono le tracce visibili lasciate nelle loro anime da un incontro che non può essere dimenticato.

Durante il suo ultimo viaggio fuori dall'Inghilterra, da cui non sarebbe mai più tornato vivo, Lord Byron trovò il tempo di scrivere alla sorellastra, Augusta Leigh. Le inviò una lettera da Milano, datata 13 ottobre 1816, in cui descriveva il suo viaggio in barca lungo il Lago Maggiore:

In illo tempore: III Domenica dopo l’Epifania

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche per i riferimenti al superamento dei problemi attuali.

In illo tempore: III Domenica dopo l’Epifania

Quest’anno abbiamo un periodo piuttosto breve di Epifania, quella fascia verdeggiante dell’anno liturgico in cui la Santa Chiesa indugia sulle manifestazioni della divinità del Signore prima che cali il velo violaceo della Settuagesima. Il calendario stesso fa catechesi. In certi anni il Tempo dell’Epifania è fugace, quasi brusco, abbreviato da una Pasqua precoce; in altri si dispiega più ampiamente, conducendoci attraverso la Terza, la Quarta e la Quinta Domenica dopo l’Epifania. La Chiesa marca queste settimane con la ripetizione. In queste domeniche l’Introito rimane invariato: si tratta di una deliberata insistenza liturgica che invita l’ascoltatore attento a cogliere un tema unificante. Nel Rito Romano, la ripetizione raramente è accidentale. Essa imprime il significato nella memoria. Qui il tema è la manifestazione, l’“epifania”, rivelata attraverso opere di potenza, misericordia e autorità che solo Dio può compiere.

Perché la messa non è l'ultima cena?

Il Calvario ci dice che Dio ha sacrificato il suo unico Figlio perché possiamo essere strappati dal mondo di peccato e, trasformati in Lui dalla grazia che discende dalla Croce, piacere a Dio, e quindi essere salvati. La Santa Cena senza il Calvario, ci dice che Dio viene in mezzo a noi; che quindi siamo importanti, che la nostra vita e la vita del mondo è essenziale, che la natura è tutto, visto che Dio è venuto a servirla con la sua presenza; ecco il Naturalismo servito, anche se con un contorno devozionale. È davvero la vittoria del Sacramento svuotato di vita, iniziata da Lutero e dai suoi compagni. Di seguito una riflessione che ci riporta nella verità cattolica. Qui l'indice della Liturgia ai tempi di Leone XIV che sembra considerare l'unica espressione della lex orandi il NO.

Perché la messa non è l'ultima cena?

La distinzione tra il pasto storico della Pasqua e il Sacrificio perpetuo della Messa è fondamentale per comprendere il passaggio dall'Antico Patto al Nuovo. Mentre l'Ultima Cena si svolgeva all'interno dell'ambientazione temporale di una Pasqua, la liturgia della Messa Tradizionale latina non è una tentativo di "rifare" quel pasto o di mantenere vivo il rituale domestico ebraico in forma cristiana. Invece, la Pasqua servì come "ora" cronologica che segnalava la fine del vecchio ordine, permettendo a Cristo di trasformare il concetto di sacrificio stesso.

La Messa è fondamentalmente la presentazione del Sacrificio della Croce, evento distinto dal Seder. Mentre il Seder era una ripetitiva, annuale commemorazione di un esodo passato, la Messa è la rappresentazione, la realizzazione del presente, di un singolo, irripetibile evento cosmico: l'immolazione dell'Agnello di Dio sul Calvario.

mercoledì 28 gennaio 2026

Febbraio 2026. Avvisi da Sant'Anna al Laterano

Carissimi,
Sed interea fugit irreparabile tempus” (Virgilio, Georgiche, III, 284). Il tempo che passa, gli anni che scorrono segnano inesorabilmente per tutti l’allontanamento dal punto d’inizio e l’avvicinamento al traguardo, alla meta. Si è appena concluso il tempo che aveva per centro il Natale e già suona il rintocco della campana di Settuagesima [qui - qui]. Con Settuagesima inizia il tempo che ha per centro la Pasqua. Ancora tre domeniche e comincerà il Sacro Tempo di Quaresima. Il rintocco ci appella a rendere pronti la nostra mente e il nostro cuore a intraprendere, ancora una volta, il cammino di rinnovamento e conversione che la Santa Madre Chiesa ci proporrà.
Nella Lettera Pastorale del I febbraio 1574 San Carlo Borromeo descriveva così il significato mistico di Settuagesima: “Affinché i fedeli intendano la causa della venuta di Gesù Cristo sulla terra e della sua morte e passione, la Santa Chiesa celebra la Settuagesima: nella quale ci rappresenta la caduta nel peccato del nostro padre Adamo e di tutta la sua discendenza…e la triste condizione del genere umano dopo la sua caduta nel peccato… 

Trovare il “vero amore” nell’amicizia

Saggi precedenti di questa serie: L’amicizia, “il più grande dei beni esteriori” qui ; Cicerone sulla virtù e il sacrificio dell'amicizia qui
Trovare il “vero amore” nell’amicizia
Romani, compatrioti e amici, ascoltatemi per la mia causa…
Robert Keim, 25 gennaio

Tutte le immagini di questo post raffigurano Davide e Gionata, che hanno fornito l'esempio più memorabile di amicizia nella letteratura dell'Antico Testamento. Il Venerabile Beda, teologo e storico dell'alto medioevo, vedeva la loro relazione come un'allegoria dell'amore tra Cristo e la Chiesa.

È forse un peccato che la nostra cultura abbia creato una sorta di dicotomia tra amicizia e amore. Certo, un'amicizia platonica intima differisce da una relazione amorosa o da un'unione coniugale, ma la scelta del termine mi preoccupa, perché il significato etimologico di "amico", che deriva dal verbo germanico preistorico frijojan , è "amare". L'inglese non ha altra parola oltre a "amore" che catturi l'essenza e l'intensità dell'amicizia autentica, ma oggigiorno usare una parola del genere con gli amici suscita incomprensioni, o peggio. E si potrebbe anche citare quel metodo – popolare tra le ragazze del mio liceo, se non ricordo male – di rifiutare con tatto l'"amore" offerto da un pretendente: "restiamo solo amici". Che ironia che il significato etimologico di questa frase sia "restiamo solo amanti".

Sull'inutilità della riforma liturgica (e perché i seminari non sono la risposta)

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald dom Alcuin Reid valuta il documento informativo del cardinale Arthur Roche e sostiene che la riforma liturgica post-conciliare non ha vacillato per mancanza di seminari, ma per la mancanza di una vera formazione liturgica. Precedenti di e su Alcuin Reid a partire da qui. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

Sull'inutilità della riforma liturgica
(e perché i seminari non sono la risposta)


Il documento informativo del Prefetto del Dicastero del Culto Divino, redatto per il Concistoro dei Cardinali e pubblicato la scorsa settimana, ha suscitato numerose critiche, e giustamente. È quantomeno ridicolo. Eppure non è affatto uno scherzo. Anzi, dato il suo status, necessita di una seria analisi critica.

Tuttavia, Sua Eminenza aveva assolutamente ragione quando scrisse che «l'applicazione della Riforma ha sofferto e continua a soffrire di una mancanza di formazione» (n. 8). Infatti, quando giustamente insisteva sul fatto che «nella riforma e promozione della Sacra Liturgia si deve anzitutto ricercare la piena e effettiva partecipazione [ actuosa participatio (vedi) ] di tutto il popolo, poiché essa è la prima e indispensabile fonte da cui i fedeli devono attingere il genuino spirito cristiano», la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II proseguiva affermando che «sarebbe vano sperare di realizzare [ actuosa participatio ] se i pastori stessi, per primi, non fossero profondamente permeati dello spirito e della forza della Liturgia e non si assumessero l'impegno di istruirli. È pertanto assolutamente necessario che si presti attenzione, in primo luogo, alla formazione liturgica del clero» ( Sacrosanctum Concilium , 14; corsivo aggiunto).

martedì 27 gennaio 2026

Il destino dell’Europa è oltre l’Occidente

Qui l'indice sulla realtà distopica.
Il destino dell’Europa è oltre l’Occidente
Marcello Veneziani, 22 Gennaio 2026

Poi d’improvviso, come d’incanto, spariscono le rivolte e le repressioni a Caracas e a Teheran. E resta solo la scia di discussioni e di litigi nostrani, coi maestri cantori dell’Occidente libero, moderno e democratico che ti chiedono: ma tu andresti a vivere in Venezuela, in Iran, in Russia, dicono? No, che non ci vivrei, perché dovrei andarci? E non vivrei nemmeno in Cina, in Corea, in Nigeria, in Groenlandia. Non sono il mio mondo, la mia vita, la mia storia, la mia gente. Perché mai dovrei lasciare il mio paese, la mia civiltà? Il problema è opposto: noi che viviamo qui (e che non vivremmo mai lì) non possiamo decidere cosa è meglio per chi abita lì. Noi che nemmeno siamo in grado di capire cosa è successo e come mai ora sembra tutto rientrato. Tocca a loro deciderlo, noi possiamo solo augurarci e anche impegnarci con i mezzi ragionevoli della diplomazia e della pressione internazionale che decidano il più possibile in modo libero e incruento. Ma non possiamo sostituirci a loro, decidere al posto loro e perfino intervenire con le armi per imporre quel che a noi sembra la soluzione migliore (che magari è quella più utile ai nostri affari o più vicina solo al nostro punto di vista). Anche perché quei popoli non sono come ce li raccontano media e intelligence, contrari per intero ai loro regimi, ma sono divisi, tra favorevoli e contrari, tra sostenitori e nemici giurati del regime; tanti preferiscono il male minore o il male già conosciuto al male sconosciuto. Non credo che la maggioranza degli iraniani preferirebbe lo scià al posto dell’ayatollah; se devono cercare un ricambio lo faranno in Iran, non con pacchi Amazon catapultati dagli Usa o comunque da fuori…

Papa Leone nomina il nuovo arcivescovo di Città del Capo che ha preso in considerazione l'aggiunta di un rito pagano alla liturgia

Avevamo tante speranze, ma sulla Liturgia Leone XIV non promette niente di buono. Differenza solo di facciata, in termini di stile, col bergoglianesimo. Ha appena nominato nuovo arcivescovo di Città del Capo il vescovo Sipuka, interessato ad aggiungere un rito pagano alla liturgia. Più che scandaloso, direi blasfemo! Un curriculum da paura... Inoltre sue precedenti dichiarazioni evidenziano l'interesse nell'integrare l'ubungoma, una pratica guaritrice-indovina zulu, nella fede e nel culto cattolici. In tema di inculturazione purtroppo ci sono precedenti qui - qui - qui - qui. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone. 

Papa Leone nomina il nuovo arcivescovo di Città del Capo che ha preso in considerazione l'aggiunta di un rito pagano alla liturgia

Leggo su LifeSiteNews che, lo scorso 9 gennaio, Leone XIV ha nominato il vescovo Sithembele Anton Sipuka arcivescovo di Città del Capo, in Sudafrica, dopo che il prelato in precedenza ha guidato un importante organismo ecumenico progressista e si è battuto per l'inculturazione liturgica di un rito pagano locale. Già vescovo di Mthatha, Sipuka è stato presidente della Conferenza episcopale cattolica dell'Africa meridionale dal 2019 al 2025 e presidente del Consiglio delle Chiese sudafricano dal 2024.
Il 3 luglio 2025, Leone XIV lo aveva nominato membro del Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso.

Nell'ottobre 2024, Sipuka è stato eletto presidente del Consiglio sudafricano delle Chiese (SACC), un organismo ecumenico che riunisce un'ampia gamma di confessioni cristiane in Sudafrica, vanta una lunga storia pubblica che risale al periodo anti-apartheid e risulta storicamente associato all'attivismo di sinistra mentre la sua presidenza era stata precedentemente ricoperta da non cattolici.

San Massimo il Confessore e l'interpretazione mistica della Santa Liturgia: un trattato epocale

Nella nostra traduzione da Kmitalibrary. L'errore dello storicismo e il significato reale e simbolico dei gesti liturgici. Qui l'indice degli articoli dedicati al Rito romano antiquior, alle restrizioni sotto il pontificato di Bergoglio e alle numerose reazioni. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone XIV. 

San Massimo il Confessore e l'interpretazione mistica
della Santa Liturgia: un trattato epocale


Le radici nascoste della rivoluzione liturgica
In uno dei suoi consistenti articoli dedicati alla posizione del sacerdote durante la lettura dell'Epistola e del Vangelo nel contesto liturgico, il dott. Peter Kwasniewski ha descritto l'interpretazione errata proposta da un seguace della riforma liturgica postconciliare:
Nella sua presentazione, egli sostiene che il motivo per cui il sacerdote continua a leggere rivolto verso l'altare è che il rito romano codificato nel 1570 (che potremmo semplicemente chiamare "rito tridentino") derivava dal rito della curia privata del papa, dove non c'era assemblea, quindi non c'era motivo di girarsi e leggere per qualcuno. (1)

lunedì 26 gennaio 2026

La Francia dice no alla “morte di Stato”. E in Italia che facciamo?

Condivido, tal quale lo segnala un lettore, il comunicato di Pro Vita & Famiglia. Nel Paese che ha fatto delle cure palliative una scelta di civiltà, si apre ora il dibattito sul suicidio assistito come diritto. Mentre a Roma il ddl langue a Palazzo Madama: lavori fermi dopo l'altoltà del Papa (e della premier). Leggo che i vescovi francesi rompono il silenzio e parlano di coscienze, relazioni e solitudini, ricordando che dietro la richiesta di morire spesso c’è solo una disperata domanda di essere accompagnati. Spero abbiano ricordato anche che la vita è sacra. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica. 

La Francia dice no alla “morte di Stato”.
E in Italia che facciamo?


Il Senato francese ha inflitto un colpo durissimo alla legge sul fine vita voluta dal presidente Emmanuel Macron, che puntava a legalizzare il suicidio assistito e, in alcuni casi, l’eutanasia.

Dopo l’approvazione in prima lettura all’Assemblea Nazionale nel maggio 2025, il testo è arrivato al Senato – a maggioranza di centrodestra – che ha bocciato l’articolo chiave sul “diritto all’aiuto a morire”, svuotando l’intero impianto della norma e rendendola di fatto inapplicabile.
Non solo. Il Senato ha scelto di rafforzare le cure palliative, l’unica vera risposta umana, sanitaria e civile alla sofferenza dei malati.

L'Iran sta abbandonando l'Islam mentre in migliaia diventano cristiani

Una interessante notizia ripresa da X e di seguito completata con ulteriori informazioni su conversioni al cristianesimo, che attualmente appare la speranza per milioni di persone. Il conflitto scatenatosi in questi giorni ha intensificato il fenomeno di ribellione al regime islamista.

L'Iran sta abbandonando l'Islam
mentre in migliaia diventano cristiani


"L'Iran sta abbandonando l'Islam ed è tra le nazioni meno religiose al mondo! 
Recenti sondaggi mostrano che:
--Il 90% degli iraniani non frequenta le moschee.
--L'88% disapprova il regime della Repubblica Islamica.
--Il 63% non si identifica più con alcuna forma di Islam (né sciita né sunnita).

E questi dati risalgono a cinque anni fa: tutto indica che da allora la popolazione iraniana è diventata ancora più laica. Immaginate come sia ora, con tutto quello che è successo negli ultimi cinque anni!