Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 8 ottobre 2026

Il vescovo Lippert in missione, presenta la Messa in rito tridentino alla sua diocesi, la sinodalità tedesca e cosa leggere

Il vescovo Donald Lippert parla ad AdVaticanum della vita missionaria in Papua Nuova Guinea, del perché spera che la Messa tradizionale possa diventare una vera opzione nella sua diocesi, dei limiti della sinodalità e della necessità di recuperare un più forte spirito missionario nella Chiesa. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. Qui l'indice sul Sinodo.

Il vescovo Lippert in missione, presenta la Messa in rito tridentino alla sua diocesi, la sinodalità tedesca e cosa leggere

Il vescovo Donald Francis Lippert, OFM Cap., è vescovo di Mendi, negli altipiani della Papua Nuova Guinea, dal 2012. Il 22 novembre 2011 Papa Benedetto XVI lo ha nominato vescovo di Mendi, una diocesi fondata dai Cappuccini che comprende gli Altipiani Meridionali e Hela, con oltre trenta parrocchie e centinaia di avamposti tra una popolazione evangelizzata per la prima volta solo a metà degli anni '50. Il cardinale O'Malley lo ha ordinato il 4 febbraio 2012.

In questa intervista esclusiva con AdVaticanum, realizzata mentre si prepara a tornare a Pittsburgh per la Catholic Identity Conference, dove interverrà sul tema "Battezzare tutte le nazioni: San Francesco e il Grande Mandato" nell'ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco, il Vescovo Lippert discute di ciò che l'episcopato gli ha richiesto, di cosa fa concretamente un vescovo missionario settimana dopo settimana negli altipiani, del ruolo del rito romano antico in una Chiesa settantenne, dei limiti della sinodalità e di ciò che la Chiesa universale deve recuperare affinché la missione rimanga la predicazione di Cristo e non un'altra forma di aiuto.

mercoledì 7 ottobre 2026

Quando si tratta di immigrazione clandestina di massa, la Chiesa che ascolta smette di ascoltare 

La puntuale analisi che segue è calibrata sulla situazione statunitense; ma ci riguarda, in quanto la stessa è perfettamente calzante con quella europea. Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo. 

Quando si tratta di immigrazione clandestina di massa, la Chiesa che ascolta smette di ascoltare

Una delle parole d’ordine che domina la Chiesa cattolica in questi giorni è «ascolto». Nella Chiesa sinodale, i vescovi e il clero sono chiamati a prestare particolare attenzione a ciò che i fedeli dicono su tutte le questioni scottanti dell’attualità. In questo modo, si suppone che siano in una posizione migliore per discernere dove «lo Spirito» vuole che la Chiesa vada.

Tuttavia, “lo Spirito” non sembra esprimersi con chiarezza su alcune questioni fondamentali nell’America di oggi né che i laici riescano a farsi sentire abbastanza forte dalle orecchie del clero, determinato a non ascoltarli.

La seconda preghiera del sacerdote per la Santa Comunione

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla Seconda Preghiera del sacerdote per la Santa Comunione. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del Latino liturgico.

La seconda preghiera del sacerdote per la Santa Comunione

Dopo aver recitato il Domine Jesu Christe [qui], il sacerdote prega:
Perceptio Corporis tui, Domine Jesu Christe, quod ego indignus sumere praesumo, non mihi proveniat in judicium et condannationem: sed pro tua pietate prosit mihi ad tutamentum mentis et corporis, et ad medelam percipiendam: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Che traduco come:
Fa' che l'accogliere il Tuo Corpo, o Signore, Gesù Cristo, che io, indegno, oso ricevere, non si riveli per me un giudizio e una condanna, ma che, per la Tua misericordia, mi sia di beneficio come protezione per l'anima e per il corpo e come rimedio curativo [medicina spirituale]; Tu che vivi e regni con Dio Padre nell'unità dello Spirito Santo, Dio nei secoli dei secoli. Amen.
Come la preghiera che la precede, la Perceptio Corporis è un prodotto del Rinascimento carolingio, ma di un secolo successivo (il X). La sua struttura è quasi chiastica e il suo gioco di parole praticamente intraducibile. La prima e l'ultima parola (prima dell'invocazione Qui vivis) derivano entrambe da percipio (perceptio e percipiendam); i verbi proveniat e prosit (tradotti qui rispettivamente come "prosperare" e "essere redditizio") sono simili in quanto entrambi possono significare anche "prosperare"; e le due cose terribili nella prima parte della petizione, giudizio e condanna, sono giustapposte alle due cose desiderabili nella seconda parte, protezione e guarigione. Così come il giudizio può condurre alla condanna, la protezione conduce alla guarigione.

Per quanto riguarda il gioco di parole: Perceptio (per + capio) significa semplicemente "ricezione", ma ha una forte etimologia. Capio significa già "prendere interamente, afferrare completamente", e per come prefisso lo rende ancora più intenso. È difficile immaginare un modo più completo di ricevere qualcosa che consumarla interamente. La ricezione fisica dell'Eucaristia da parte del sacerdote viene ampliata con il suo previsto effetto spirituale, come cura da accogliere (ad medelam percipiendam). Non biasimo la traduzione ICEL del 2011 per aver reso questa frase con "rimedio curativo", dato che è così strana. C'è anche un gioco di parole con sumere praesumo, che ho tradotto come "presumere di consumare".

Prosit, che significa essere benefico o utile, è una scelta azzeccata poiché viene spesso usato in riferimento alle medicine. La preghiera, ispirata al severo monito di San Paolo sul ricevere l'Eucaristia indegnamente (1 Cor 11, 29), riconosce che il Sacramento è come il greco pharmakon, che può significare sia veleno che cura (molto dipende dalle condizioni di chi lo riceve). L'uso di questa parola richiama anche l'usanza del sacerdote che, dopo la Messa, dice ai ministranti in sacrestia: Prosit, ovvero "Che [il sacrificio della Messa] sia benefico". Al che questi rispondono: Pro omnibus et singulis, ovvero "In tutti i modi possibili".

La pietas è un concetto che occupa un posto di rilievo nella letteratura latina. Per Virgilio, almeno, è la virtù distintiva dei Romani (come si evince dal suo eroe pius Aeneas), dove la pietas indica lealtà verso i propri dèi, la propria famiglia e la propria patria. Analogamente, in alcuni testi latini cristiani, la pietas rappresenta il dovuto rispetto o atteggiamento che il credente nutre verso Dio; è al contempo una virtù morale e uno dei sette doni dello Spirito Santo.

Ma il cristianesimo ha anche aggiunto un significato nuovo e rivoluzionario alla parola, ribaltando la prospettiva e applicandola all'atteggiamento di Dio verso l'uomo, ovvero un atteggiamento di amorevole gentilezza o misericordia. Mentre la maggior parte della letteratura cristiana privilegia il significato "umano" rispetto a quello "divino" (nei sermoni di Papa San Leone Magno, pietas è usata cinquantatré volte come atteggiamento o abitudine umana e solo sette volte come qualità divina), nel latino liturgico è il contrario; nelle Orazioni della Messa, pietas è usata ventisette volte in riferimento a Dio e tre volte in riferimento all'uomo. [Ellebracht, 53] L'uso di pietas in questo contesto segue le convenzioni del latino liturgico.

Quanto all'esortazione finale (che questa preghiera e quella che la precede hanno in comune), la cosa più notevole è che essa sia presente. Anche se Cristo, il Dio vivente, è presente sull'altare a pochi centimetri di distanza, il sacerdote è concentrato sul fatto che Cristo vive e regna in Cielo con il Padre e lo Spirito Santo. Come Jungmann osserva acutamente,
L'idea del Cristo celeste e della sua esistenza celeste è così forte da non essere oscurata nemmeno dalla vicinanza sacramentale... Lo spirito che prevale nella devozione popolare a partire dal tardo Medioevo, qui è stato frenato e non ha permesso di trasformare la ricezione della Comunione in una visita meditativa al Santissimo Sacramento. Al contrario, viene mantenuta una visione completa del mondo cristiano della fede e, nemmeno nel momento della ricezione, essa viene abbandonata a favore di una visione parziale. [Jungmann, vol. 2, 349]
Il Messale 1970/2002, tra l'altro, permette al celebrante di scegliere tra le preghiere Domine Jesu Christe e Perceptio Corporis tui, oppure di recitarle entrambe. Le suppliche finali sono state rimosse da entrambe le preghiere. Due ulteriori modifiche sono state apportate alla Perceptio Corporis tui: 1) è stata inserita la frase et Sanguinis tui (“e del tuo sangue”) dopo Perceptio Corporis; e 2) è stata rimossa la frase penitenziale quod ego indignus sumere praesumo. La traduzione ICEL del 2011 è:
Possa il ricevimento del tuo Corpo e del tuo Sangue, Signore Gesù Cristo, non indurmi al giudizio e alla condanna, ma per la tua amorevole misericordia sia per me protezione nella mente e nel corpo e un rimedio curativo.

martedì 6 ottobre 2026

Mons. Schneider si appella ancora a Papa Leone: «Si restituisca la libertà al rito antico»

Il vescovo ausiliare di Astana chiede ancora una volta al Pontefice di tutelare i fedeli laici, definiti «perseguitati» dalle restrizioni imposte alla Messa tridentina. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. 

Mons. Schneider si appella ancora a Papa Leone: «Si restituisca la libertà al rito antico».

Monsignor Athanasius Schneider torna a criticare duramente le restrizioni imposte alla Messa in latino in diverse diocesi del mondo, definendole una vera e propria «ingiustizia» e rivolgendo un appello accorato a Papa Leone XIV affinché svincoli la celebrazione del rito antico da ogni divieto. Nel corso di un’intervista rilasciata a Christopher Wendt, della Confraternita di Nostra Signora di Fatima, il presule si è soffermato sulla stretta contro la Messa tradizionale innescata dal documento Traditionis Custodes di Papa Francesco; un provvedimento che ha provocato la chiusura di numerose comunità e i cui effetti continuano a farsi sentire anche sotto l'attuale pontificato.

Cracovia occupata: il silenzio di Leone XIV complice del "sinodo arcobaleno" in Polonia

Il "Sinodo arcobaleno". La caduta di Cracovia: l'asse Leone XIV-Ryś il golpe nella diocesi che fu di Wojtyła

Cracovia occupata: il silenzio di Leone XIV complice del "sinodo arcobaleno" in Polonia

La notizia è ormai ufficiale e possiede il sapore amaro di un tradimento storico. Il cardinale Grzegorz Ryś, nominato nuovo arcivescovo metropolita di Cracovia da Papa Leone XIV alla fine di novembre del 2025, ha preso formale possesso della cattedra di San Stanislao. La sua linea pastorale rappresenta una netta e violenta discontinuità rispetto a quella del suo predecessore, monsignor Marek Jędraszewski. Parlare di semplice discontinuità, tuttavia, è un eufemismo ingannevole: siamo di fronte a un'operazione di demolizione controllata della Fede cattolica in terra polacca.

Preparazione sacerdotale prima della Messa e ringraziamento dopo la Messa.

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla sezione che nel Messale Romano e nella tradizione cattolica prende il nome di Preparatio ad Missam. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del Latino liturgico. Qui trovate i testi delle preghiere.

Preparazione sacerdotale prima della Messa
e ringraziamento dopo la Messa

Per grazia di Dio sono cattolico da tutta la vita e, nel corso di questi decenni, ho conosciuto e osservato molti sacerdoti nello svolgimento del loro ministero. Una delle differenze più affascinanti tra loro riguarda il modo in cui si comportano prima e dopo la Messa. Mi ci è voluto molto tempo per comprendere quanto grande possa essere l'impatto, positivo o negativo, di questo atteggiamento.

Prendiamo come punto di partenza una meravigliosa frase del Codice di Diritto Canonico. Il canone 909 recita: «Il sacerdote non deve omettere di prepararsi con la preghiera prima della celebrazione dell'Eucaristia, né dopo omettere di rendere grazie a Dio».

Quasi a commentare questo canone, il vescovo Marc Aillet scrive:
Strappandoci al mondo secolare e quindi alla tentazione dell'immanentismo, [i riti liturgici] hanno il potere di immergerci improvvisamente nel Mistero e di aprirci al Trascendente. In questo senso, non si può mai sottolineare abbastanza l'importanza del silenzio che precede la celebrazione liturgica, un nartece interiore, dove siamo liberati dalle preoccupazioni, anche legittime, del mondo secolare, per entrare nello spazio e nel tempo sacri in cui Dio rivelerà il suo Mistero; non si può mai sottolineare abbastanza l'importanza del silenzio nella liturgia per aprirsi più facilmente all'azione di Dio; e non si può mai sottolineare abbastanza l'opportunità di un momento di ringraziamento, integrato o meno nella celebrazione, per cogliere la portata interiore della missione che ci attende una volta tornati nel mondo.

lunedì 5 ottobre 2026

Il vigneto maturo

Il vigneto maturo

Ottobre, per me, è sempre stato un mese che dice la verità. Le foglie cambiano colore e cadono senza scuse; la luce si fa più tenue e obliqua; e in campagna le viti, se sono state curate, sono già state spogliate dei loro frutti o attendono che vengano raccolti gli ultimi. C'è una quieta urgenza. Ciò che è cresciuto in segreto per tutta l'estate ora è maturo o non lo è. Non c'è più spazio per le trattative con il calendario.

Quest'anno ho riflettuto molto sui vigneti. Non quelli romantici delle locandine turistiche o delle etichette del vino, ma quelli scomodi ed esigenti che compaiono così spesso nelle Scritture. Il cantico della vigna di Isaia mi sconvolge ancora ogni volta che lo rileggo: un proprietario attento che dissoda il terreno, rimuove le pietre, pianta le migliori viti, costruisce una torre di guardia e poi aspetta, solo per scoprire uva selvatica. La delusione è quasi tenera, e proprio per questo ancora più dolorosa. Gesù riprende l'immagine della vigna e la rende ancora più inquietante. Gli affittuari che si rifiutano di consegnare il frutto; i tralci che appassiscono perché non rimangono nella vite; gli operai assunti all'ultimo minuto che ricevono lo stesso salario di coloro che hanno sopportato il caldo della giornata. Nessuna di queste storie è confortante. Tutte pongono la stessa domanda, seppur con sfumature diverse: cosa sta crescendo davvero, in fin dei conti?

San Francesco d’Assisi secondo Chesterton / Il Poverello che il mondo non riesce a sopportare

Ringrazio Andrea Mondinelli per questo suo lavoro, col quale ricordiamo San Francesco d'Assisi.

San Francesco d’Assisi secondo Chesterton
Il Poverello che il mondo non riesce a sopportare

C’è una vendetta sottile che il mondo moderno compie sui santi che ammira: li addomestica. Li svuota di tutto ciò che li ha resi scomodi, pericolosi, scandalosi ai loro contemporanei, e ne restituisce una copia sbiadita, adatta ad arredare calendari e buoni sentimenti. Con nessuno questa operazione è riuscita meglio che con san Francesco. Il Poverello di Assisi è diventato il patrono degli animaletti, il cantore bucolico della natura, il precursore dell’ecologismo, il santo dei bambini e dei presepi. Tutto vero e tutto falso: vero nei dettagli, falso nell’essenziale. G.K. Chesterton, che di san Francesco scrisse nel 1923 uno dei libri più acuti del Novecento, aveva già visto chiaramente questa trappola e la smontava con la lucidità del convertito, ovvero di chi conosce il valore di ciò che ha trovato perché sa bene ciò da cui viene.

IL PROBLEMA DI SAN FRANCESCO
Chesterton apre il suo libro con una provocazione: ci sono tre modi di scrivere di san Francesco. Il primo è presentarlo come un precursore laico, un umanista ante litteram, un amico degli animali e dei poveri la cui fede fu un incidente biografico, un limite del suo tempo da cui si sarebbe liberato se fosse nato due secoli dopo. Il secondo è scriverne in modo puramente devoto, comprensibile solo a chi già condivide la sua vocazione. Il terzo, il più difficile, quello scelto da Chesterton è partire da ciò che l’uomo moderno già ammira in san Francesco per condurlo a capire ciò che non capisce ancora: ovvero che le cose che lo affascinano e le cose che lo scandalizzano sono inseparabili, perché nascono dalla stessa radice.

Cupich, McElroy, Tobin, Cobo, Hollerich, Fernández: Leone XIV sceglie i suoi per l'incontro su Amoris Laetitia

Si realizza quanto già preannunciato qui e qui. Ecco dove tira veramente il vento in Vaticano con Leone XIV, non più fidandoci dei suoi bei discorsi, ma giudicando solo dai fatti come quelli dell'articolo che segue da Infovaticana. La schiera di Bergoglio è quella che continua a comandare a Roma. Ma ora è la sua. L'elenco degli ospiti personali del Papa all'incontro dal 7 al 14 ottobre, pubblicato dalla Sala Stampa insieme al programma di lavoro, riunisce i nomi più illustri dell'ala progressista della Chiesa e esclude tutti i critici dell'esortazione di Francesco. A giorni, cardinali e vescovi di tutto il mondo si incontreranno con Leone XIV in Vaticano per parlare di famiglia alla luce della Amoris laetitia. La convocazione ufficiale parla di “discernimento sinodale” e di “ascolto reciproco”, ma l'elenco degli invitati che il Papa ha aggiunto di suo pugno ai partecipanti ex officio dice qualcosa di più preciso. Ci sono tutti i nomi che hanno segnato l'agenda del precedente pontificato sulla questione matrimonio. Nessuno di coloro che ne hanno discusso è stato chiamato...

Cupich, McElroy, Tobin, Cobo, Hollerich, Fernández: Leone XIV sceglie i suoi per l'incontro su Amoris Laetitia

L'elenco degli ospiti personali del Papa per l'incontro dal 7 al 14 ottobre, pubblicato questo venerdì dalla Sala Stampa insieme al programma dei lavori, riunisce i nomi più importanti dell'ala progressista della Chiesa ed esclude tutti i critici dell'esortazione di Francesco.

Tra quattro giorni, cardinali e vescovi di tutto il mondo si incontreranno con Leone XIV in Vaticano per discutere della famiglia alla luce di Amoris Laetitia [vedi]. L'invito ufficiale parla di "discernimento sinodale" e "ascolto reciproco", ma l'elenco degli invitati che il Papa ha personalmente aggiunto ai partecipanti ufficiali suggerisce qualcosa di più preciso. Cupich, McElroy, Tobin, Cobo, Hollerich, Fernández, Tagle, David: sono inclusi tutti i nomi che hanno plasmato l'agenda del precedente pontificato sul tema del matrimonio. Nessuno di coloro che ne hanno discusso è stato invitato.

domenica 4 ottobre 2026

In Illo tempore / XIX domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella corrispondente celebrazione domenicale. Noi abbiano inserito la Messa celebrata oggi per la ricorrenza di San Francesco, patrono d'Italia [qui]. La meditazione odierna invece segue il calendario liturgico con la XIX Domenica post Pentecosten che trovate [qui]. Ma è una grazia in più. Molto ci giova il forte richiamo a non aspettare domani...

In Illo tempore / XIX domenica dopo Pentecoste

Come diceva la cantante Peggy Lee…
La finestra è rotta e la pioggia sta entrando.
Se qualcuno non la ripara, sarò fradicio fino alle ossa.
Ma se aspettiamo un giorno o due, la pioggia potrebbe cessare.
E non abbiamo bisogno di una finestra in una giornata così soleggiata.
Domani, domani, domani è abbastanza presto per me.
"Domani" può funzionare quando si tratta di faccende domestiche, ma è pericoloso quando si tratta delle tue faccende spirituali.
La Santa Chiesa pone subito una domanda a questa domenica: cosa ti impedisce di fare ciò che appartiene a Dio?

Prima Domenica di ottobre/ Supplica alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei

Supplica originale alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei 

(come fu scritta dal Beato Bartolo Longo) 
Da recitare, a mezzogiorno, l’8 di Maggio e la Prima Domenica di Ottobre

✠ In Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.

I. - O Augusta Regina delle Vittorie, o Vergine Sovrana del Paradiso, al cui Nome potente si rallegrano i Cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina Gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli Vostri, che la bontà Vostra ha prescelti in questo secolo a innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai Vostri piedi, in questo giorno solennissimo della Festa dei novelli Vostri trionfi sulla Terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore e, con la confidenza di figli, Vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! Da quel Trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo Vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; Vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita.
Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono!
O Madre, trattenete il Braccio della Giustizia del Vostro Figliuolo sdegnato e vincete con la clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli Vostri, che costarono Sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al Vostro sensibilissimo Cuore.
Oggi mostratevi a tutti qual siete, Regina di Pace e di Perdono.

Domenica 4 Ottobre / San Francesco d'Assisi Confessore

Precedenti: San Francesco patrono d'Italia qui ; San Francesco non incontrò il sultano per dialogare, ma per convertirlo qui. Trovate l'Ordinario qui e il Proprio della Santa Messa qui.

Domenica 4 Ottobre / San Francesco d'Assisi Confessore
Intróitus
Gal. 6, 14 - Mihi autem absit gloriári, nisi in Cruce Dómini nostri Jesu Christi: per quem mihi mundus crucifíxus est, et ego mundo.
Ps. 141, 2 - Voce mea ad Dóminum clamávi: voce mea ad Dóminum deprecátus sum. Glória Patri…
Gal. 6, 14 - Mihi autem absit gloriári…

Orátio
Deus, qui Ecclésiam tuam, beáti Francisci méritis foetu novæ prolis amplíficas:tríbue nobis; ex ejus imitatióne,terréna despícere et coeléstium donórum semper participatióne gaudére. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum.  M. - Amen.
Introito
Gal. 6, 14 - Quanto a me, ch’io mi guardi dal gloriarmi se non della croce di nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo è per me crocifisso ed io per il mondo. Sal. 141, 2 - Ad alta voce ho gridato al Signore: ad alta voce l’ho supplicato. Gloria al Padre… Gal. 6, 14 - Quanto a me, ch’io mi guardi dal gloriarmi …

Colletta
O Dio, che mercé il beato Francesco arricchisci la tua Chiesa di nuova famiglia religiosa, concedici di sprezzare, a sua imitazione, i beni terreni, e godere per sempre della partecipazione dei doni celesti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli.
M. - Amen.

La conformazione a Cristo.

sabato 3 ottobre 2026

Il fallimento che non si vuole raccontare

Segnalazioni dei lettori. Di seguito trovate due diverse riflessioni sullo stesso problema, che purtropo riguarda anche noi. Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo

Il fallimento che non si vuole raccontare

Basta guardare le immagini che arrivano dalla Francia per capire che ridurre tutto alla formula rassicurante: “studenti in protesta” è insufficiente oltre che fazioso.

Dietro le barricate, le molotov, gli incendi, le devastazioni e gli scontri con la polizia c’è una realtà sociale ormai raccapricciante.

Il problema è un’integrazione che non ha prodotto il risultato sperato dalla gauche caviar e dai movimenti color fucsia. Quando non c’è appartenenza, non ci sono radici comuni, storia comune, identità con il territorio, identità di religione, responsabilità e rispetto delle regole condivise, la fine è segnata. La Nouvelle Vague meticcia cresciuta nelle banlieau francesi appare intrappolata tra marginalità, conflitto identitario, rabbia sociale, nessuna volontà di volersi integrare e una crescente distanza dalle istituzioni.

Ottobre 2026/ Calendario Sante Messe Antiquior a Bergamo

Carissimi amici in Cristo,
sperando di fare cosa gradita, allego il calendario delle Sante Messe di ottobre celebrate a Bergamo secondo il Missale Romanum del 1962.

In particolare segnalo la Santa Messa di mercoledì 7 ottobre, alle ore 20:00 (Beata Vergine Maria del Rosario).

Inoltre segnalo che dopo la Messa di venerdì 2 ottobre (I venerdì del mese) sono previste l’esposizione del Santissimo Sacramento, l’adorazione e la recita delle Litanie del Sacro Cuore di Gesù e domenica 11 ottobre, alle ore 10:30, presso la Basilica di Sant’Alessandro in Colonna (Bergamo - via Sant’Alessandro, 35), è previsto l’ingresso solenne del nuovo Prevosto don Pietro Guerini.

Ricordo che prima della Messa è possibile confessarsi ed è prevista la recita del Santo Rosario.

Altro documento, altra conferma: Prevost rivendica e rilancia l’indifferentismo di Abu Dhabi – Astana e lo connette al Vaticano II

Qui l'indice degli altri articoli sul nuovo documento.
Altro documento, altra conferma: Prevost rivendica e rilancia l’indifferentismo di Abu Dhabi – Astana e lo connette al Vaticano II

Appena arrivata una nuova e non necessaria conferma della piena continuità di Prevost con le eterodossie vaticansecondiste in generale e bergogliane in particolare. Una continuità che su queste pagine raccontiamo dalla sera dell’elezione nel maggio 2025.

Dopo il documento Prendersi cura della nostra Casa comune: Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario (nel quale Buddha era paragonato a San Francesco) [qui] ora è la volta della nota Un cammino di speranza – Sessant’anni di dialogo e di fratellanza interreligiosa alla luce della Dichiarazione conciliare Nostra aetate (frutto del lavoro del Dicastero per la Dottrina della Fede, del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Dicastero per il Dialogo Interreligioso) [qui]. Al testo – pur nei gravi errori che propala – va riconosciuto il merito di ricondurre i problemi (presentati però come soluzioni) al Vaticano II. Testualmente al punto 1 si scrive: “la Dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra aetate «sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane» apriva un nuovo capitolo nella storia dei rapporti tra cattolici, ebrei e credenti di altre fedi e tradizioni spirituali. Molto più di un semplice testo, essa segnava un cambiamento profondo nella comprensione e nell’espressione del rapporto della Chiesa con i credenti di altre religioni”.

Riuscirà il cardinale Fernández a contribuire a ripristinare la fede che la sua generazione non è riuscita a trasmettere?

Il card. Tucho Fernández ha annunciato che il suo ultimo documento, sulla trasmissione della fede, sarà pubblicato in ottobre.

Riuscirà il cardinale Fernández a contribuire a ripristinare la fede che la sua generazione non è riuscita a trasmettere?

Il prefetto della DDF ha annunciato che il suo ultimo documento, sulla trasmissione della fede, sarà pubblicato in ottobre. 

Considerato il curriculum del Cardinale Víctor Manuel Fernández presso il Dicastero per la Dottrina della Fede, è lecito affermare che molti di noi attendono con una certa apprensione il suo prossimo documento di ottobre sulla trasmissione della fede. Dopo le controversie sorte attorno alla Fiducia Supplicans [qui] e le serie obiezioni teologiche sollevate contro la Mater Populi Fidelis [qui], i cattolici hanno validi motivi per chiedersi se quest'ultimo intervento fornirà la chiarezza e la fiducia di cui la Chiesa ha urgente bisogno, o se ci lascerà con ulteriori ambiguità da districare.

Egli afferma che il suo prossimo documento affronta una vera e propria catastrofe cattolica, ma la soluzione deve offrire qualcosa di più di un ulteriore invito ad assecondare una cultura che ha abbandonato il cristianesimo.

venerdì 2 ottobre 2026

Ottobre 2026. Calendario Sante Messe antiquior a Pavia

Carissimi,
il mese di ottobre è dedicato alla Madonna del Rosario: ravviviamo la nostra devozione con la recita di questa preghiera, raccomandata dai santi e dal magistero della Chiesa: «Sebbene il nostro terrestre pellegrinaggio sia aspro e irto di difficoltà, camminiamo intrepidi e coraggiosi verso la meta. E nelle nostre pene, nelle nostre fatiche, non cessiamo di stendere a Maria le nostre mani supplichevoli, dicendo con la Chiesa: "A te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime... Deh! volgi a noi quei tuoi occhi misericordiosi. Dacci una vita pura, preparaci una via sicura, perché possiamo godere in eterno della vita di Gesù". Ed essa che, pur senza averla mai sperimentata, conosce la debolezza e la corruzione della nostra natura, essa che è la migliore e la più sollecita di tutte le madri, oh come verrà propizia e premurosa in nostro aiuto! E con quale tenerezza ci consolerà! Con quale forza ci sosterrà! Percorrendo la via, consacrata dal sangue di Cristo e dalle lacrime di Maria, arriveremo anche noi, sicuramente e facilmente, alla partecipazione della loro gloria beata. Poiché dunque nel Rosario di Maria Vergine sono così bene e così utilmente riuniti un'eccellente formula di preghiera, un mezzo efficace per conservare la fede e un ideale insigne di virtù perfetta, è ben giusto che i veri cristiani lo abbiano spesso fra le loro mani, lo recitino e lo meditino piamente» (Leone XIII, enciclica Magnae Dei Matris).
Nel mese di ottobre sono previste le seguenti celebrazioni:
Ordinario della S. Messa

A tutti un cordiale saluto nel Signore,
don Fabio e don Marino

Mons. Viganò. Non expedit / Il conservatorismo di maniera dinanzi all'apostasia sinodale

Risposta ad un lettore di Duc in altum. Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Non expedit
Il conservatorismo di maniera dinanzi all'apostasia sinodale 
Carlo Maria Viganò


Gentile Dott. Valli,
Ho letto il commento di Mons. Viganò[1] sulle parole del Santo Padre a Parigi che lei ha pubblicato.
Insomma, secondo i paladini della tradizione, il papa sarebbe dovuto andare a dire nella capitale francese che non esiste la libertà di coscienza, che lo Stato non dovrebbe “aprire ad ogni culto” ma solo alla vera religione, che la dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948 è carta straccia, che libertà, eguaglianza, fraternità sono parole massoniche e che non possono trovare la loro ispirazione ultima nel Vangelo.

Non è bastato al mondo tradizionalista vedere nel cuore rivoluzionario di Parigi 800 mila persone partecipare devote alla Santa Messa, allo stadio Saint Denis 80 mila giovani cantare in latino la Salve Regina, frotte di sacerdoti confessare in strada (come non si vedeva da tempo), nel Palazzo dell'Eliseo ascoltare dal Santo Padre la difesa del diritto alla vita come fondamento di ogni altro diritto umano e la condanna alla maternità surrogata, tutto questo in faccia ad uno sciagurato Presidente che ha voluto inserire il diritto all'aborto in Costituzione.

Io non possiedo certo la cultura di Mons. Viganò ma credo che un conto sia difendere la tradizione, altro arroccarsi su posizioni preconcette, pretendere autoreferenziali prese di posizione che ci pongono fuori dalla realtà e contro il buon senso, negare il giusto sforzo – doveroso per la Chiesa di ogni tempo – di trovare punti di convergenza tra la fede e la storia di un popolo, ciò che non significa rinnegare il Vangelo di Cristo e compromettersi con lo spirito del tempo.

Il Santo Padre deve annunciare Cristo all'uomo moderno, rispettandone la sensibilità e la capacità di comprensione, senza porsi necessariamente in difesa attraverso parole di lapidaria condanna che avrebbero come unico effetto quello di restare non capite e di disperdere il gregge.

Invito con tutto il cuore coloro che amano veramente la Chiesa a lavorare per la sua unità, evitando tutto ciò che possa lacerare la tunica inconsutile del Signore; e preghiamo coesi per i frutti duraturi di questo straordinario viaggio apostolico in Francia in cui abbiamo toccato con mano la grazia di Dio che converte il cuore dell'uomo, nonostante le nostre insufficienze.

È una nostra precisa responsabilità davanti a Dio: e lo è – a maggior ragione – per chi crede che la tradizione sia una fonte perenne della vita della Chiesa in una dinamica sempre nuova.
Con stima,
Pietro Piciocchi

+
Hanno riconosciuto l'ingiustizia
e le hanno dato cittadinanza.
2 Ts 2, 11-12
Caro Avvocato Piciocchi,
ho letto con attenzione la lettera che Ella ha indirizzato al dottor Aldo Maria Valli e che mi ha trasmesso, a proposito del mio commento al discorso di Leone XIV all’Eliseo. So che Aldo Maria ha già pubblicato sul suo blog una risposta esemplare[2]; da parte mia, non voglio esimermi dall’affrontare la Sua lettera: senza assecondare la caricatura, senza farci trascinare sul terreno emotivo delle folle, e senza cedere il principio in cambio di un plauso per qualche frase condivisibile.

La Sua lettera si apre con una parafrasi: secondo i «paladini della tradizione», il Papa «sarebbe dovuto andare a dire» a Parigi che non esiste la libertà di coscienza, che lo Stato non deve aprire a ogni culto, che la Dichiarazione del 1948 è carta straccia, che libertà, eguaglianza e fraternità sono parole massoniche e non possono trovare ispirazione nel Vangelo. Le rispondo che nessuno ha chiesto a Leone di recarsi all’Eliseo per recitare il Sillabo a voce alta davanti a Macron. Si è chiesto — ed è cosa diversa — che un Romano Pontefice non contraddica, nella capitale della Rivoluzione, l’insegnamento costante dei suoi Predecessori su ciò che quella Rivoluzione è stata e su ciò che quel motto significa. Non è lo stesso atto. Il primo è una sceneggiata che Ella ci attribuisce per renderci ridicoli; il secondo è il minimo dovuto a chi siede sulla Cattedra di Pietro.

La formula è semplice: noi non pretendiamo dal Papa un anatema diplomaticamente inopportuno; pretendiamo che egli non ratifichi ed elogi ciò che i Papi hanno chiamato peste. Una volta ristabilito questo, la Sua lettera perde il suo perno.

Il secondo argomento è quello della folla: ottocentomila persone a Place de la Concorde, ottantamila giovani a Saint-Denis che cantano il Salve Regina, sacerdoti che confessano per strada. È l’argomento più efficace sul piano emotivo-sentimentale, e il più debole sul piano della Fede.

Nessuno disprezza quei gesti, al contrario: essi dimostrano che la Grazia opera ancora nel popolo, nonostante i discorsi, non grazie ad essi. Un giovane che canta il Salve Regina in latino non convalida la tesi secondo cui Liberté, Égalité, Fraternité trovano nel Vangelo «una fonte inesauribile di ispirazione». Confondere la pietà dei fedeli con l’ortodossia di un discorso alle autorità è un sofisma. Se la quantità dei presenti bastasse a giudicare un pontificato, avremmo dovuto canonizzare ogni Giornata mondiale della gioventù, anche quando vi si è taciuto ciò che non si può tacere.

Aggiungo che proprio quei giovani meritavano di udire dal Papa non la benedizione di un motto nato per detronizzare Cristo, ma la distinzione — elementare e paterna — tra la libertà dei figli di Dio e la libertà rivoluzionaria, tra l’uguaglianza delle anime redente e l’egualitarismo collettivista, tra la fraternità in Cristo e la fratellanza senza Dio Padre. Togliere loro quella distinzione non è «rispettare la loro capacità di comprensione»: è sottrarre loro la chiave per capire il tempo in cui vivono. Anzi: è spacciare per valida e vera una falsa lettura degli eventi.

Ella elenca, a difesa del discorso di Leone, la tutela del diritto alla vita come fondamento di ogni altro diritto e la condanna della maternità surrogata, pronunciate «in faccia» a un Presidente che ha iscritto l’aborto in Costituzione. Qui occorre essere precisi, perché è il punto su cui i conservatori si sentono in dovere di applaudire.

Non nego il dato: nego piuttosto la conseguenza che Ella ne trae. Una condanna della maternità surrogata e un accenno alla vita, inseriti in un quadro che assume i «diritti dell’uomo» illuministi e la Dichiarazione del 1948 come «pietra miliare del progresso morale», restano concetti astratti. O meglio: rimangono in quell’iperuranio in cui i funzionari della chiesa sinodale vogliono confinare la dottrina, mentre adeguano la pastorale alla mentalità del mondo. Quella stessa matrice rivoluzionaria dei “diritti” — sganciata dalla legge di Dio e dalla Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo — è precisamente ciò che ha permesso di dichiarare “diritto” l’aborto, e poi di costituzionalizzarlo. Chi loda il principio e depreca uno dei suoi frutti non raddrizza l’albero: ne raccoglie i frutti avvelenati mentre finge di non vedere i rovi.

La risposta utile è dunque: non basta dire il vero su un effetto, se si benedice la causa. Pio XI, in 
Quas Primas, insegnò che pace e dignità non nascono dalla ribellione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma dal Regno sociale di Cristo. Finché quella lezione resta taciuta, le frasi «pro life» pronunciate all’Eliseo sono un correttivo cosmetico su un edificio costruito senza la pietra angolare. E nessuno meglio del Vicario di Cristo dovrebbe sapere quanto vere siano le parole del Salvatore: Sine me nihil potestis facere (Jo 15, 5).

Ella oppone alla Tradizione «il giusto sforzo — doveroso per la Chiesa di ogni tempo — di trovare punti di convergenza tra la fede e la storia di un popolo». È la formula più insidiosa della Sua lettera, perché suona pastorale e ragionevole. Va presa di petto.

Non Le sono ignoti gli atti magisteriali fino a Pio XII che condannano senza appello la Rivoluzione e i suoi infernali principi. Questi testi non sono «posizioni preconcette»: sono il Magistero. E chi li richiama non si arrocca: ricorda a un Papa che egli è custode della Verità rivelata, non padrone. Se oggi quel richiamo «pone fuori dalla realtà», tanto peggio per la realtà che si è costruita contro di essi. Non è il Magistero a doversi scusare con l’Eliseo, né l’erede di Pio VI a doversi umiliare all’erede di Jules Grévy, che si accompagna a un uomo in parrucca nella finzione più grottesca della normalità.

Le cito, parola per parola, il passaggio incriminato. Leone ha detto che l’Illuminismo portò «vere e proprie conquiste»; che tra queste vi è «il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libertà religiosa»; che libertà, uguaglianza e fraternità «rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione»; e che la Dichiarazione del 1948 è, con Giovanni Paolo II, «pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità». Su queste frasi si discute. Non sul fatto che a Saint-Denis si sia cantato in latino.

Ella chiude invocando l’unità e la tunica inconsutile, addossando la responsabilità di lacerarla a chi critica il discorso papale. È l’argomento che i conservatori usano da sessant’anni ogni volta che si tocca il nervo del Concilio, della messa montiniana, della sinodalità: va rovesciato.

La tunica la lacera chi introduce nella Chiesa un Vangelo diverso da quello ricevuto, non chi rifiuta di ratificarlo. San Paolo non invita i Tessalonicesi a «lavorare per l’unità» a costo della Tradizione: li esorta a stare saldi e a mantenere le tradizioni apprese (2 Tess 2, 15). L’unità cattolica è comunione nella Fede; non è la tregua fra chi benedice la Rivoluzione e chi la chiama col suo nome.

Le richiamo, qui, la distinzione che ho fatto in «Scisma Capitale». Quando colui che siede sulla Cattedra accetta e promuove una nozione del suo ufficio — e, con essa, una nozione della società e della libertà — incompatibile con quella definita dal Magistero perenne, egli non è più semplicemente un Papa che sbaglia in un discorso di circostanza: pone un obex, un ostacolo all’esercizio stesso del Papato. Chi gli resiste in ciò che è illecito non lacera la Chiesa: la serve. Chi invece, per non «disperdere il gregge», consente all’equivoco, si trova nella posizione di coloro di cui San Paolo dice εὐδοκήσαντες τῇ ἀδικίᾳ: che hanno riconosciuto l’ingiustizia e le hanno dato cittadinanza (2 Tess 2, 11-12).

Le rispondo dunque che l’unità non si costruisce sul silenzio intorno al punto decisivo: essa si costruisce sulla roccia di Pietro. Ogni tentativo di “resettare” la realtà si fonda sulla sabbia di un dialogo che usa il lessico di chi ha ghigliottinato i suoi figli. Invocare la tunica inconsutile per coprire la contraddizione è, alla lettera, cucire una toppa nuova su un vestito vecchio.

Ella teme «parole di lapidaria condanna» che resterebbero incomprese. Ammesso e non concesso che i Cattolici, ogni tanto, tirerebbero un sospiro di sollievo se udissero non un mediatore, un conciliatore, un diplomatico, un ecumenico, un filantropo, un globalista, un immigrazionista, un massone o un pagano, ma un Papa che finalmente parla da Papa. Ma anche concedendoLe l’esigenza della pedagogia, non posso concederLe che la pedagogia obblighi a dire il falso.

Un Pontefice poteva, all’Eliseo, ricordare l’eredità cristiana della Francia — Clodoveo, San Luigi, Santa Giovanna d’Arco, le Carmelitane di Compiègne — e aggiungere, con mitezza, che la libertà cristiana non è la libertà del 1789; che l’uguaglianza delle anime dinanzi a Dio non è l’egualitarismo che ha livellato altari e troni; che la fraternità evangelica ha un Padre celeste, e che senza quel Padre diventa la fratellanza delle Logge. Poteva dire che la «giusta laicità» non consiste nel mettere la vera Religione allo stesso rango delle false, e che Nostro Signore è Re anche delle nazioni in cui vige un regime repubblicano che si professa laico. Poteva, venerando la Corona di Spine a Notre-Dame, ricordare che quella Corona è di un Re, e che quel Re non si concilia con il motto coniato per deporLo.

Nulla di tutto questo è «autoreferenziale». È il catechismo. Se oggi suona inaudito, è perché da decenni si è preferito l’applauso dell’Eliseo alla voce di Pio VI.

Caro Avvocato, non La tratto da avversario. La Sua lettera è sincera per il timore di una Chiesa che «si pone fuori dalla realtà», anche se sono decenni che gli imbarazzanti tentativi di compiacere il mondo rendono patetici i suoi mitrati fautori. Quel timore va rispettato ma corretto: la realtà della Chiesa non è lo specchio del mondo, è il giudizio di Cristo sul mondo. Chi ama davvero la Chiesa non le chiede di diventare credibile agli occhi di un Presidente che ha fatto dell’aborto norma costituzionale; le chiede di rimanere credibile dinanzi a Dio. Poiché l’inizio della saggezza è il timore del Signore (Pr 9,10).

Concludo ricordandoLe che la Tradizione non è «una fonte perenne in una dinamica sempre nuova», se per dinamica si intende la riconciliazione col liberalismo che il Sillabo ha dichiarato impossibile. La Tradizione è la trasmissione integrale del Depositum fidei, senza tagli e senza innesti. Chi la custodisce non lacera la tunica: impedisce che la si sostituisca con la livrea tricolore.

I martiri della Vandea, i sacerdoti di settembre, le contadine di Angers non hanno bisogno che noi li usiamo come randello. Hanno bisogno che un Papa, passando sulle pietre bagnate del loro sangue, non lodi il motto in nome del quale furono martirizzati. Se questo richiamo «disperde il gregge», allora quel gregge era già stato disperso da chi gli ha insegnato che obbedire all’errore è virtù e che resistere alla menzogna è scisma.

Le ho scritto perché la Sua lettera non rappresenta un caso isolato: essa costituisce il manuale, per così dire, con cui, dopo ogni gesto «positivo» di questo pontificato, si chiederà ai Cattolici di lasciarsi convincere dall’emozione della piazza senza guardare ai principi che nel frattempo vengono sovvertiti. È es0attamente il meccanismo descritto in «Scisma Capitale». Conviene smontarlo ora, con calma e con dottrina, prima che diventi il senso comune anche di chi si dice amico della Tradizione.

Con gratitudine per la franchezza con cui Ella ha scritto,

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo, 1 Ottobre 2026
S.Remigii Episcopi et Confessoris
___________________
[1] https://x.com/CarloMVigano/status/2103846439860285851?s=20
[2] https://www.aldomariavalli.it/2026/09/28/una-lettera-sul-papa-alleliseo-e-la-risposta-di-duc-in-altum/
✠

2 Ottobre - Sviluppo e significato delle Gerarchie Angeliche nel pensiero medievale

Affidiamoci ai nostri angeli custodi. Oggi è la loro festa, modernisticamente secolarizzata nella "Festa dei nonni". Chi vuole può approfondire consultando i precedenti a partire da questi link: qui - qui - qui.

2 Ottobre - Sviluppo e significato delle Gerarchie Angeliche nel pensiero medievale

La riflessione teologica sulla natura e l'ordinamento delle sostanze separate rappresenta uno dei vertici della speculazione medievale, configurandosi come lo studio di una struttura cosmica in cui l'ordine riflette direttamente la sapienza ordinatrice del Creatore. La questione angelologica non risponde a una semplice curiosità tassonomica, ma esprime la necessità di comprendere come la grazia divina si comunichi gradualmente dalla sorgente ineffabile fino ai confini della creazione materiale. Tale speculazione trova il suo fondamento scritturistico primario nelle visioni di Isaia (6,2) circa i Serafini, in quelle di Ezechiele (10,1) riguardanti i Cherubini e nelle epistole paoline, in particolare Colossesi (1,16) ed Efesini (1,21), dove vengono menzionati Troni, Dominazioni, Principati, Potestà e Virtù.

Il Papa, intervistato in aereo, parla da politico, umanista, filantropo

Segnalazioni dei lettori. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
Il Papa, intervistato in aereo, parla da politico, umanista, filantropo

Il Papa Leone, intervistato dai giornalisti sull'aereo papale mentre tornava dal viaggio apostolico in Francia, ha affermato che l'estrema destra, che si sta affermando in tutte le parti d'Europa, usa impropriamente il cristianesimo come filosofia e cultura di riferimento nella costruzione della società, perché i postulati della destra sono inconciliabili con il cristianesimo.

Ne consegue, seguendo il ragionamento del Papa, che un partito o un movimento culturale che rispetta il cristianesimo è da considerare anticristiano, mentre sono da considerare cristiani i partiti di sinistra che professano principi anticristiani: l'aborto, l'eutanasia, il disprezzo verso il cristianesimo, la cultura transgender, l'utero in affitto.

giovedì 1 ottobre 2026

1 ottobre - La mariofania delle Blacherne e il manto della Vergine.

Riprendiamo da Teologia medioevale.
1 ottobre - La mariofania delle Blacherne e il manto della Vergine.

L'episodio della visione di Andrea Salos presso la chiesa delle Blacherne a Costantinopoli rappresenta uno dei momenti paradigmatici per la comprensione dell'ecclesiologia e della mariologia bizantina, con riflessi profondi sulla successiva tradizione iconografica e teologica dell'Europa orientale e latina.

La vicenda si colloca, secondo la consolidata tradizione liturgica, nella notte del 1° ottobre 911, nel contesto delle incursioni dei Rus' che minacciavano la capitale imperiale sotto il regno di Leone VI il Saggio. In quell'ora di crisi, la popolazione volse la propria supplica alla protezione soprannaturale della Theotokos, la cui reliquia del maforion era custodita nel santuario mariano per eccellenza della città.

La figura di Andrea, caratterizzata dallo statuto antropologico del folle in Cristo, incarna l'ascesi del salos, ovvero la dissimulazione della virtù attraverso l'apparente demenza. Tale condizione lo pone ai margini della gerarchia sociale ma al centro dell'esperienza mistica, legittimando la sua percezione dell'invisibile.

A proposito di Messa antica, smettiamola di parlare di sensibilità

Questo post di Peter Kwasniewski meritava una traduzione; ma soprattutto va tenuta ben presente la conclusione... Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. 

A proposito di Messa antica, smettiamola di parlare di sensibilità

Smettiamola di parlare di sensibilità e abbiamo il coraggio di dire che ci sentiamo di avere scelto “la parte migliore”

“Ho sempre trovato estremamente irritante l'idea che io semplicemente "preferisca" la Messa tradizionale e che si debba portare rispetto ai miei "sentimenti" solo perché vi sono "legato".

Non fraintendetemi: credo che non si debbano calpestare i sentimenti legittimi altrui; che si debbano rispettare le preferenze, purché compatibili con la legge divina; e sì, che si debba coltivare un profondo attaccamento a tutto ciò che è buono.

“L’invocazione del Nome come culto”

L'invocazione del Santissimo Nome di Gesù è una pratica di preghiera cristiana antica e potente che consiste nel pronunciare con fede il nome del Salvatore per trovare pace, forza e protezione con brevi invocazioni, spesso frequenti. Quella già più articolata, nota come preghiera del cuore (Esicasmo) della tradizione orientale è «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore».

L’invocazione del Nome come culto”

Più che sugli aspetti generali, ci soffermiamo su quelli più specifici. Il primo è quello dell’adorazione e del culto.

Spesso le nostre preghiere si limitano alla supplica, all’intercessione e al pentimento; nulla di riprovevole in ciò, poiché è molto positivo che il Nome di Gesù venga invocato con tali fini, soprattutto all’inizio. Tuttavia, la preghiera disinteressata, gratuita, la lode offerta a Dio per la sua grandezza e gloria, l’ammirazione per le sue meraviglie, la sottomissione filiale umile, l’amore ardente e costante che desideriamo avere per Lui, la fede profonda, anche se oscura, e la speranza certa che implica il grido di Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 21, 26), devono avere la priorità.

Non sarebbe nemmeno necessario dire che l’Invocazione del Nome di Gesù deve renderlo presente nella nostra mente, affinché non si trasformi in idolatria verbale, secondo l’avvertimento dell’Apostolo: «La lettera uccide, ma lo spirito vivifica» (2 Cor 3, 6). Questa presenza di Gesù è il contenuto essenziale, la sostanza del Nome sacro, poiché il Nome rappresenta la persona di Gesù e contiene la sua parola.

mercoledì 30 settembre 2026

3 Ottobre/ 1° Sabato del mese a Sant'Anna al Laterano

Carissimi,
ricordo che con sabato 3 ottobre riprende la devozione dei Primi Cinque Sabati del Mese nella Chiesa di S. Anna al Laterano con il consueto orario: 
  • Santa Messa alle ore 16; 
  • seguita, come sempre,  dalla catechesi. 
In Domino

La remigrazione sarebbe «eticamente condannabile»?

Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo.
La remigrazione sarebbe «eticamente condannabile»?
Sul progressismo (senza vera teologia) di certi Vescovi
25 agosto 2026, San Luigi Re di Francia 

Migranti attraversano il confine dal Marocco all'enclave spagnola di Ceuta (AP Photo/Antonio Sempere)

“Avvenire”, che in teoria dovrebbe essere un giornale cattolico ed esprimere il pensiero dei Vescovi italiani, pubblicava (o commissionava) il 28 gennaio 2025 un articolo di Valeria della Valle, tuttora in rete in bella mostra, dal titolo: “Remigrazione”, tutto sulla parola che piace all’estrema destra. L’autore, che di per sé sarebbe linguista, spiegava ai lettori, ma pontificando con pose da corso di teologia morale, che tale neologismo altro non sarebbe che una maschera per contrabbandare una pratica « eticamente condannabile ». Il quotidiano ufficiale dei Vescovi, che ormai - a dispetto di quei Pastori italiani che non ne condividono l’impostazione e la cui voce è tacitata - è diventato l’organo del partito progressista del Cardinale Zuppi (…o del PD tout court), dovrebbe però sapere che, quando ci si esprime in termini di teologia morale, è capitale che il pensiero quanto al contenuto sia conforme alla dottrina della Chiesa e quanto alla spiegazione sia strutturato intellettualmente e non ideologicamente. Sta di fatto che tra interventi mirati e astuzie editoriali di “Avvenire”, il risultato per il lettore medio, oggi ben poco incline alla riflessione, è che la Chiesa non potrà mai approvare la “remigrazione”, che è diventato un peccato inammissibile “contro la carità”. Da annoverare verosimilmente fra i nuovi peccati comparsi in epoca bergogliana (cfr. Fermare l’immigrazione selvaggia: la vera dottrina cattolica. E che nessuno inventi nuovi peccati).

Contro l’intera tradizione cattolica, Leone XIV elogia “Liberté, Egalité, Fraternité” e così benedice la Rivoluzione

C'è lo stadio con i giovani in preghiera e poi c'è l'Eliseo con la Republique. Intervento di Mons. Viganò comparso su X. Qui l'indice con gli interventi precedenti e correlati.

Contro l’intera tradizione cattolica, Leone XIV elogia
“Liberté, Egalité, Fraternité” e così benedice la Rivoluzione

di Mons. Carlo Maria Viganò

A Parigi, all’Eliseo, il 25 settembre 2026, Leone XIV ha lodato l’Illuminismo come «conquista», ha detto che i «diritti dell’uomo» — «in particolare la libertà religiosa» — sono «insiti nella natura della persona», e ha presentato Liberté, Égalité, Fraternité non come motto della Rivoluzione, ma come «esigenze etiche universali» che trovano nel Vangelo «una fonte inesauribile di ispirazione».
Ha poi innalzato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 a «pietra miliare» del progresso morale.

È l’esatto contrario del Magistero fino a Pio XII.

Quando lo Stade de France tacque davanti alla croce

Ottantamila giovani sono accorsi per vedere il Papa. Ciò che è accaduto quando gli applausi si sono placati pone un interrogativo più profondo per la Francia laica e per la Chiesa. Quando lo Stade de France tacque davanti alla croce

Per un attimo, lo Stade de France è sembrato un qualsiasi altro stadio che accoglieva un ospite illustre. C'erano canti, luci, una folla immensa e giovani che scandivano il nome dell'uomo che erano venuti a vedere. Papa Leone ha attraversato la folla: tutti volevano vederlo, tutti volevano parlargli, tutti si protendevano per toccare l'uomo vestito di bianco. Sarebbe stato facile guardare qualche secondo di filmato, definirlo un trionfo della celebrità papale e passare oltre.

Ma poi lo stadio è piombato nel silenzio.

La croce e la sacra tunica di Argenteuil furono poste davanti a quei giovani e l'intera atmosfera della serata cambiò registro. Gli applausi erano stati sinceri, ma non rappresentavano tutto. Ottantamila persone si erano riunite in uno dei grandi spazi pubblici della Francia laica e ora erano invitate a contemplare la sofferenza e la morte di Gesù Cristo. Questo è un fenomeno ben più interessante di qualsiasi personaggio popolare che riempia uno stadio di tifosi e solleva una domanda: cosa cercavano i giovani di Francia e cosa potrebbe accadere se la Chiesa prendesse sul serio la loro ricerca?

martedì 29 settembre 2026

Dio non ci lascia soli a combattere

Precedenti qui - qui.
Dio non ci lascia soli a combattere

Oggi celebriamo i santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ma domani, quando questa festa sarà passata, che cosa resterà in noi?

È una domanda che pongo anzitutto a me stessa. Possiamo dedicare agli arcangeli una preghiera, condividere una bella immagine e poi tornare a vivere come se il Cielo non avesse nulla a che fare con le nostre giornate. Eppure questa festa ci chiede molto di più: ci chiede di prendere sul serio la realtà spirituale.

Gli angeli non sono un modo poetico per dire che Dio ci vuole bene. Sono creature spirituali reali, al suo servizio. E la loro presenza ci ricorda anche una verità che spesso preferiamo lasciare sullo sfondo: il combattimento spirituale è reale. Non si svolge soltanto nei racconti dei santi. Attraversa anche la nostra vita ordinaria, nelle scelte che facciamo, nelle voci a cui diamo ascolto, in ciò che lasciamo crescere nel nostro cuore.

Papa Leone in Francia. La ghigliottina e la cattedrale

Riprendiamo l’articolo pubblicato sul suo blog dal vescovo Rob Mutsaerts [vedi a partire da qui]. Precedente sul viaggio in Francia qui.
Papa Leone in Francia. La ghigliottina e la cattedrale

La Rivoluzione francese ha donato al mondo tre grandi parole: libertà, uguaglianza e fratellanza. È difficile opporsi a parole del genere. Il problema è sorto solo quando i rivoluzionari hanno deciso di spiegare cosa intendessero con esse. Libertà significava, ad esempio, che un sacerdote era completamente libero di prestare giuramento al nuovo Stato. E se non lo faceva, lo Stato lo accompagnava gentilmente alla ghigliottina. Uguaglianza significava che tutti erano uguali davanti alla legge, ma che alcuni dovevano prima essere eliminati. E fratellanza è sfociata in fratricidio.

Spes contra spem / Osservazioni sulla Nota “Un cammino di speranza” dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per l’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Qui l'indice degli articoli sulla Nota Un cammino di speranza.
Spes contra spem
Osservazioni sulla Nota “Un cammino di speranza” dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per l’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso

Carlo Maria Viganò

Et non est in alio aliquo salus. Nec enim aliud nomen est sub caelo datum hominibus, 
in quo oporteat nos salvos fieri.
Act 4, 12

Habere non potest Deum patrem, qui Ecclesiam non habet matrem.
S. Cyprianus, De unitate Ecclesiæ, 6

Premessa: una data che accusa
La Nota Un cammino di speranza, redatta per il sessantesimo anniversario di Nostra Ætate, porta la firma dei Cardinali Fernández, Koch e Koovakad. Leone XIV l’ha approvata e ne ha ordinato la pubblicazione. È datata 16 settembre, memoria dei Santi Cornelio e Cipriano.

Non so se gli estensori si siano accorti dell’ironia: San Cipriano è il Padre che ha consegnato alla Chiesa la formula salus extra Ecclesiam non est. Egli ha insegnato che non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre. Sotto la sua protezione si pubblica un documento che, per sessanta paragrafi, si guarda bene dal ripetere quella verità; anzi, in molti modi la contraddice e la nega. E si tratta del Dicastero che fu il Sant’Uffizio. L’organo istituito per custodire la Fede Cattolica ora ne firma la liquidazione.

lunedì 28 settembre 2026

Tommaso d'Aquino e Shakespeare sul tema della colpa.

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing. Tommaso d'Aquino e William Shakespeare considerano la colpa non solo come trasgressione di una norma, ma come profonda lacerazione interiore tra l'innato senso del bene e del male (synderesis) e la scelta di agire concretamente (conscientia). 

Tommaso d'Aquino e Shakespeare sul tema della colpa.

Immagine: Amleto osserva Claudio in preghiera (Atto III, scena IV, da 'Amleto') di Harold Copping, 1897 [Raphael Tuck & Sons, Parigi]

Tutti abbiamo fatto cose di cui ci pentiamo.

Uno dei tanti doni salvifici del Cattolicesimo è il Sacramento della Penitenza, sebbene, come tutti sappiamo, l'assoluzione del sacerdote non renda il penitente una tabula rasa , una tabula rasa.

Innanzitutto, sebbene la nostra colpa davanti a Dio sia perdonata (non cancellata), le conseguenze temporali del peccato probabilmente continueranno. Supponiamo che io commetta un omicidio e poi, dopo aver provato rimorso, confessi sacramentalmente il crimine, mi consegni alla polizia (probabilmente su insistenza del sacerdote) e venga processato, condannato e incarcerato a vita. L'assoluzione del mio confessore non cancellerebbe, perché non può, l'effetto del mio crimine sulla vita della famiglia e degli amici della vittima.

L’intervista di “LifeSiteNews” a monsignor Viganò / 3. Sede e Sedente : tra sedevacantismo e papolatria

Terza parte dell’intervista di Gaetano Masciullo su Lifesitenews a monsignor Carlo Maria Viganò. Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Prima parte qui; Seconda parte qui.
L’intervista di “LifeSiteNews” a monsignor Viganò / 3. Sede e Sedente : tra sedevacantismo e papolatria

*
Più volte lei ha riferito di aver chiesto inutilmente a Leone XIV un chiarimento teologico. Come interpreta il fatto che un Papa che insiste tanto sul dialogo, sulla riconciliazione e sull’ascolto sia disposto a incontrare interlocutori assai lontani dalla dottrina cattolica (penso a James Martin o allo pseudo-arcivescovo di Canterbury), ma non sembri disposto ad aprire un confronto con un arcivescovo che gli chiede pubblicamente ragione di questioni teologiche fondamentali?

Lo interpreto come la prova più chiara di ciò che sostengo ormai da diversi anni. Il dialogo della chiesa sinodale non è dialogo: è un dispositivo selettivo. Si dialoga con chi non crede, perché con chi non crede non c’è nulla da difendere; non si dialoga con chi crede, perché chi crede pone domande alle quali non si vuole rispondere. L’udienza che mi era stata accordata fu cancellata senza spiegazioni; negli stessi giorni una “arcivescovessa” anglicana veniva ricevuta con onori e impartiva la sua benedizione presso la Tomba di San Pietro. La sequenza dei fatti è più eloquente di qualsiasi commento.