Riportiamo la prima parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione. Parte 2; Parte 3. Qui l'indice degli articoli su Maria Corredentrice.
De Maria numquam satis
p. Serafino Lanzetta, 28 Gennaio 2026
La Corredenzione di Maria può essere compresa bene alla luce di due feste liturgiche. Il 15 settembre è una grande festa mariana dedicata a Nostra Signora Addolorata ai piedi della Croce. Nel rito antico questa festa è preparata da quella dei Sette Dolori di Maria che si celebra il Venerdì della Settimana di Passione prima della Settimana Santa. Il 14 settembre celebriamo invece l’Esaltazione della Santa Croce. Sono feste importantissime che si annodano l’una all’altra: una cristologica e una mariana. Questo ci fa capire che è sempre doveroso approfondire il mistero della Corredentrice alla luce della Redenzione: Gesù e Maria sono una cosa sola, sempre uniti. Si tratta di vedere insieme la Croce e la Corredentrice. In questa riflessione, che svilupperò in tre parti, ho pensato che fosse opportuno cercare di vedere in un modo più pratico (pastorale) l’importanza della corredenzione per la nostra vita cristiana, delineandone il suo aggancio, anch’esso pratico, alla salvezza operata da Cristo.
Parliamo molto spesso del mistero della corredenzione di Maria ed è certamente una cosa meravigliosa, ma penso che se rimaniamo troppo sul piano teorico, rischiamo di non cogliere l’importanza concreta che questo mistero ha per la nostra vita cristiana. Cercherò di lumeggiare la questione partendo chiaramente da una considerazione dottrinale per arrivare poi a qualcosa di più pratico: vedere cioè la corredenzione all’opera, a partire proprio dall’inizio della nostra salvezza, dal compimento stesso della nostra redenzione operata da Gesù e da Maria. Da lì potremo capire quanto sia fondamentale cooperare con Dio, esattamente come ha fatto la Madonna. Maria ha tracciato il modello perfetto di cooperazione con Dio; questo modello esemplare mariano a sua volta è anche la dimostrazione più perfetta che la religione cattolica è l’unica vera religione. Questo sarà il mio sforzo: cercare di far vedere “le opere” della corredenzione. Nel farlo ci renderemo conto del modo in cui questo mistero manifesta l’unicità storico-salvifica del Cattolicesimo.
Partiamo dalla Redenzione
Dobbiamo necessariamente partire dalla redenzione e rinfrescare la nostra memoria a riguardo. Infatti, la corredenzione è possibile solo se è intimamente unita a ciò che fa fatto Gesù, alla nostra salvezza. Non ci deve essere alcuna ambiguità ovviamente: non si deve mai pensare che la Madonna prenda il posto di Gesù o che voglia mettersi al posto di Gesù nel redimerci. La Madonna è sempre subordinata a Gesù ed è con Lui. La parola stessa “co-redentrice” significa “con” il Redentore, sotto di Lui, ma un solo cuore con Lui, una sola anima con Lui: totalmente unita a suo Figlio. Il punto di partenza rimane la redenzione e quindi il mistero della Croce. L’esaltazione liturgica della Santa Croce rimanda proprio a questo mistero: la redenzione di Cristo.
Nella Croce c’è infatti la sintesi perfetta di questo mistero: la redenzione come via, come atto di carità totale da parte di Cristo, il quale si è offerto al posto nostro per salvarci, per strapparci dalla perdizione eterna. La redenzione è il pagamento di un prezzo per liberarci da una schiavitù, quella del peccato. Letteralmente è il “riscatto” di uno schiavo, un prezzo da pagare affinché una persona torni libera. Ma è anche una via, un soccorso. La redenzione può essere intesa come aiuto soprannaturale di Colui che è venuto per salvarci. Eravamo morti, come caduti in un baratro e Lui, il Signore, è disceso dall’alto per tirarci fuori da quel precipizio. Ci ha rialzato dopo la caduta nell’abisso del peccato. Quindi è una vera e propria operazione di salvataggio. La redenzione può essere compresa proprio quale azione divina di soccorso: un intervento soprannaturale di Cristo che per puro amore gratuito è venuto a salvarci scendendo Egli stesso in questa valle di miseria mettendoci al sicuro, riportandoci in alto, lì dove eravamo prima della caduta.
In pratica, Egli ha fatto per noi ciò che noi non eravamo assolutamente in grado di fare. Eravamo morti, in una condizione di totale infermità: non potevamo fare nulla, non potevamo neanche muoverci. Per rendere meglio l’idea, eravamo completamente paralizzati. Non potevamo salvarci da soli. Ci trovavamo in una situazione di morte, di impotenza, di incapacità di agire. Cristo è venuto a soccorrerci e ha detto: “Quello che tu non puoi fare a causa della tua condizione, lo faccio Io al posto tuo.” Questo ci fa capire che la redenzione può essere definita anche come “sofferenza ed espiazione vicaria”. Si tratta di una definizione tecnica. “Vicaria” nel senso etimologico: fare qualcosa al posto di un altro. Un’opera vicaria è questo: “Io compio al tuo posto ciò che tu non sei in grado di compiere. Lo faccio per te”. È un’opera sostitutiva, ma in un senso più profondo: “Un’opera realizzata per te proprio perché tu non puoi realizzarla”. Sofferenza vicaria significa quindi che Nostro Signore ha sofferto al posto nostro, ha sofferto per noi. Ha preso su di sé il nostro peccato e tutte le sue conseguenze per espiarlo completamente. Egli ha fatto per noi ciò che noi non potevamo fare. Questa è squisita carità, amore senza alcun interesse.
La co-redenzione quale offerta d’amore in Cristo, legge della vita cristiana
La redenzione dunque è quell’atto di carità totale ed esclusiva di Cristo, il quale ha preso su di sé i nostri peccati e ha espiato per noi, al nostro posto, tutti i nostri peccati e tutte le loro conseguenze nefaste. Alla luce di ciò appare evidente che il mistero della Co-redenzione, cioè la partecipazione di Maria in Cristo alla nostra redenzione, una partecipazione congiunta, non è qualcosa di illogico o di impossibile. Al contrario, è pienamente possibile e conveniente proprio in ragione della sofferenza e dell’opera vicaria di Cristo. Cristo ha fatto qualcosa al posto nostro, è venuto in nostro soccorso. Proprio in ragione di questo amore totale di Cristo, che si offre al posto di noi peccatori, la Madonna non può rimanere indifferente o estranea all’opera del Figlio. L’amore si diffonde. L’amore immacolato, senza peccato, non ammette egoismo, ma si dona e si offre al posto dei peccatori per salvarli. Maria è stata “chiamata” dal Figlio, dalla voce soave del suo amore, a collaborare con Lui per noi. Lei ha fatto, come Gesù, qualcosa per noi: ciò che noi non eravamo in grado di fare.
Questa, in fondo, è una legge della nostra vita cristiana, la legge della vita cattolica: fare qualcosa per un altro, per il nostro prossimo. Come dubitarne quando si è dinanzi alla perfezione della carità di Gesù e di Maria? Questo è ciò che il Signore ci ha insegnato a vivere e in ciò consiste esattamente la possibilità di edificare il Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa. La legge del Corpo Mistico, infatti, è questa: aiutarci gli uni gli altri a portare la croce; fare qualcosa per l’altro che magari da solo non ce la fa. La vera carità presuppone un cuore che vede e che dice, nel silenzio e nel nascondimento: “Tu non riesci a portare quella croce; ti aiuto. Sono qui per te. È la carità di Cristo che mi spinge”. Questa è la vera carità fraterna che deve sempre guidarci nella vita spirituale. Non si dimentichi il dato di partenza, come spesso si fa mescolando carità e assistenza sociale: è l’opera redentiva di Cristo che suscita questa cooperazione. In modo ordinato, Cristo suscita dapprima la cooperazione di Maria, che è la più perfetta, e poi la cooperazione di ciascuno di noi, ammessi quindi a cooperare grazie alla cooperazione primordiale e strutturale della Vergine Maria.
Si tratta di un’azione, certo, di un fare e non di un rimanere a guardare. Ma già in Cristo stesso c’è una cooperazione tra la Sua natura divina e la Sua natura umana. La sua incarnazione e quindi il mistero della sua Passione e Morte redentrici implicano un’attività della natura umana del Figlio di Dio, libera e meritoria, subordinata ordinatamente alla sua natura divina in comunione con il Padre e lo Spirito Santo. Inoltre, siccome la natura umana di Gesù è la più perfetta, la sua cooperazione con la natura divina del Figlio di Dio implica un’opera salvifica perfetta che va a beneficio dell’umanità peccatrice da salvare. Un’opera vicaria, dicevamo. Perciò, la cooperazione dell’umanità di Gesù con la sua divinità è un mezzo universale di salvezza della natura umana come tale. Qui si iscrive la necessità della cooperazione dell’uomo con Dio alla sua salvezza; qui si vede l’ancoraggio forte della cooperazione di Maria con Cristo, che a differenza di noi tutti, non è dalla parte dei peccatori, in quanto Immacolata Concezione, ma dalla parte di Cristo che salva noi dal peccato, essendone stata preservata in vista dei meriti del Figlio così da essere attivamente capace di salvare noi con Gesù. La salvezza è sempre cooperazione: prima quella di Cristo uomo con la sua natura divina, poi quella di Maria con Cristo per noi, poi la nostra in Gesù e Maria. Dunque, è in Gesù per Maria che si costituisce il Corpo Mistico di Cristo, la cui essenza è la carità che salva, liberandoci dal peccato e dalla morte.
Perché Gesù ha istituito la Chiesa suo Corpo Mistico? Proprio per essere un solo Corpo, per essere una sola cosa in Lui e, in questo mistero d’amore, aiutarci a vicenda a raggiungere la meta finale: la salvezza eterna. Così siamo redenti, salvati dal vuoto vorticoso del male. Liberati da ogni peccato, viviamo nella grazia. Si capisce così la logica profonda della vita cristiana: cooperare con Cristo come Maria alla salvezza. Di conseguenza, cooperare con ogni altra persona di buona volontà, con ogni fratello, con il mio prossimo perché anch’egli si salvi. Cooperare perché ogni altro fratello possa rimanere in questa comunione del Corpo mistico di Cristo, rimanendo al sicuro per sempre. Questa è la logica del bene per il nostro prossimo. “Chi è il mio prossimo?” Ricordiamo la parabola del Buon Samaritano. Posero a Gesù quella domanda per metterlo alla prova. Gesù, rispose raccontando la parabola che troviamo nel Vangelo di Luca (10:29-37). Il mio prossimo, ci dice Gesù, è ogni persona che si trova nel bisogno, ogni uomo che ha bisogno dell’amore di Cristo per essere guarito. Quel buon Samaritano non era più straniero, ma un uomo che si fece carico di un altro completamente privo di forze, debole e incapace di salvarsi da solo uscendo da quella condizione disagiata. Quel buon Samaritano era Gesù stesso che si fece carico dell’uomo incappato nei briganti del male. Quel “Va’ e anche tu fa lo stesso” diventerà la legge dell’amore che si carica delle miserie dell’altro, della sua sofferenza, del suo bisogno di salvezza eterna. Questa è la logica della vita cristiana, la logica della carità.
Sul Calvario con Gesù e Maria
Ora, dove troviamo il modello perfetto di questa carità cristiana, legge della vita cristiana? Sul Calvario. Lì, infatti, si compie la salvezza, si realizza pienamente la redenzione. Lì vediamo ciò che Gesù ha fatto per noi morendo in croce, offrendosi al posto nostro: è la sofferenza vicaria per eccellenza. Ed è sempre sul Calvario che vediamo ciò che la Madonna ha fatto per noi insieme a Cristo, imitando perfettamente il suo esempio: amare l’altro, l’intera umanità per un fine salvifico, effondendo, per mezzo della sofferenza espiatrice, il bene della carità soprannaturale. Maria ha imitato l’esempio di Cristo cooperando con Lui, offrendo se stessa al posto nostro e offrendo Gesù per noi. Come Gesù, ha preso su di sé tutti i nostri peccati per espiarli con la sua sofferenza materna, con le sue lacrime, con l’offerta sacrificale di Gesù e di tutta sé stessa insieme a Gesù. Lei era una con Gesù. Il Calvario è il modello che ci fornisce la condizione per essere discepoli di Cristo. Se penetriamo questa logica del corpo Mistico di Cristo, cioè, fare qualcosa per l’altro, cooperare con Gesù e Maria per la mia salvezza e quella dei miei fratelli, allora abbracciamo la vera vita cristiana, altrimenti ne rimarremo fuori, accontentati di buoni sentimenti. Questo è il mistero della carità: amare Dio, Cristo, la Madonna e amare il prossimo, cioè ogni persona che è nel bisogno, un bisogno di salvezza. La corredenzione, quindi, è il modello della vita cristiana, la vera legge della nostra santificazione. Non c’è santificazione, cioè non c’è partecipazione alla propria salvezza, senza questa imitazione di ciò che il Signore insieme alla sua Madre ha fatto per noi.
(continua) - Fonte

1 commento:
Quanti tesori arricchiscono chi si intrattiene a contemplare il Figlio attraverso gli occhi della Madre…
La gravissima crisi attuale della Chiesa conosce tristissime miserie ereticali perché non cerca umilmente l’umiltà di Maria.
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