Come ogni anno riprendiamo le meditazioni domenicali per seguire l'anno liturgico e trarne le intuizioni e le grazie sempre nuove per nutrire la nostra spiritualità e mantenere la fedeltà.
Qui trovate l'ordinario e qui il proprio della Santa Messa di oggi.
Dominica X post Pentecosten
("Dum clamarem")
A proposito di antico e nuovo culto sviluppati nella meditazione di oggi richiamo uno degli effetti del concilio: La “Dottrina della sostituzione” della Sinagoga con la Chiesa è stata modificata con quella delle “due salvezze parallele” [qui]
| Introitus Ps 54:17-20; 54:23 Dum clamarem ad Dominum, exaudivit vocem meam, ab his, qui appropinquant mihi: et humiliavit eos, qui est ante sæcula et manet in æternum: jacta cogitatum tuum in Domino, et ipse te enutriet. Ps 54:2-3 Exaudi, Deus, orationem meam, et ne despexeris deprecationem meam: intende mihi, et exaudi me. V Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in sæcula sæculorum. Amen. – Dum clamarem (usque ad Ps.). | Introito Sl 54:17-20; 54:23 Mentre gridavo al Signore, esaudì la mia voce contro coloro che stavano contro di me e li umiliò, Lui che è prima dei secoli e che rimane in eterno. Getta le tue angosce nel Signore ed egli ti sosterrà. Sl 54:2-3 Vs. Esaudisci o Signore la mia preghiera e non rifiutare la mia supplica: ascoltami ed esaudiscimi. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora, e sempre, e nei secoli dei secoli, Amen – Si riprende dall'antifona |
La rovina di Gerusalemme ha chiuso il ciclo profetico nella sua parte consacrata alle istituzioni e alla storia del tempo delle figure. L'altare del vero Dio, fissato da Salomone sul monte Moriah, era per il mondo antico il segno autentico della vera religione. Anche dopo la promulgazione del nuovo Testamento, la persistenza di quell'altare, riconosciuto una volta dall'Altissimo come il solo legittimo (Dt 12,13-14), poteva fino a un certo punto proteggere ancora i sostenitori dell'antico ordine di cose. Dopo la sua definitiva distruzione, non esiste più alcuna scusa; anche i ciechi sono costretti a riconoscere la completa abrogazione d'una religione ridotta dal Signore all'impossibilità di offrire ormai quei sacrifici che costituivano la sua essenza.



