Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 31 agosto 2026

Card. Sarah: “La messa antica per i sacerdoti è quella che aiuta a celebrare meglio”

L'atteggiamento nei confronti della Tradizione e del Rito antiquior desta scalpore;  tant'è che ne continuano a parlare gli organi di stampa. In una intervista a Il Giornale, dal titolo molto riduttivo (ma la scelta è dell'articolista), l'ex prefetto del Dicastero per il Culto Divino sostiene che l'opposizione alla liturgia tradizionale sia confinata a "circoli culturali autoreferenziali" radicati più nella psicologia che nella sostanza. Inoltre critica severamente le restrizioni imposte da Bergoglio con Traditionis Custodes, definite non sagge e anche non rispettose nei confronti di Benedetto XVI. L'accesso alle forme rituali "riconosciute e in uso da secoli", insiste il Cardinale, non può mai essere legittimamente limitato per decreto. E condanna senza mezzi termini l'ostilità verso i cattolici legati alla tradizione, definendola "miope", "puramente ideologica" e quindi "dannosa e distruttiva per la Chiesa". Tutto esatto, ma frammisto ad osservazioni da conservatore. Pone infatti l'accento sulla correzione degli abusi liturgici e insiste sulle Ratzingeriane "due forme". A questo riguardo vedi qui. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Card. Sarah: “La messa antica per i sacerdoti è quella che aiuta a celebrare meglio”

La denuncia dei troppi abusi liturgici è uno dei cavalli di battaglia del cardinale Robert Sarah, già prefetto del dicastero per il culto divino. Il porporato è tornato a scriverne nel suo ultimo libro Il Cantico dell’Agnello. Musica sacra e liturgia celeste scritto con Peter Cater ed edito da Cantagalli.

Eminenza, secondo lei esiste un’avversione per il latino e il canto gregoriano in alcuni settori della Chiesa?

«Mi pare una avversione di alcuni circoli culturali autoreferenziali più psicologica che realmente fondata e penso che sia unicamente un problema anagrafico: quando passerà la generazione dei sessantottini, passeranno anche questi infondati unilateralismi che mortificano la statura culturale stessa del cattolicesimo latino». [Ma come sarà possibile se, salve rare eccezioni, vengono nominati vescovi e cardinali i loro epigoni formati dalla loro 'pastorale' vaticansecondista e completamente digiuni, nonché refrattari, come appare anche l'attuale pontefice? - ndr]

Civiltà dell’amore e dialogo. Sul capitolo 5 di Magnifica humanitas

Interessante articolo di Enzo Brachetta. Nella "Magnifica Humanitas" di Leone XIV una visione della realtà troppo ingenua, specialmente al capitolo quinto, dove si vuole fondare la "civiltà dell'amore" su di un accordo spontaneo. Ma non si può edificare la città di Dio per contratto spontaneo tra persone. Pace e giustizia, secondo l'Enciclica, dovrebbero imporsi spontaneamente, con il dialogo. Fu Paolo VI, nel 1970, a proporre una civiltà di questo tipo, dove avrebbero dovuto regnare la fraternità universale e la fine della guerra. Dopo più di mezzo secolo da quel pronunciamento, c'è l'evidenza che i paradisi in terra sono solo un'utopia. Qui l'indice degli articoli in tema.

Civiltà dell’amore e dialogo.
Sul capitolo 5 di Magnifica humanitas


Il 17 maggio del 1970, nel Regina Caeli di Pentecoste [qui], Paolo VI dichiarava possibile l’edificazione della «civiltà dell’amore e della pace», una sorta di nuovo corso per la Chiesa e per il mondo, in cui l’umanità – in modo spontaneo – si sarebbe riunita in «una sola famiglia di figli di Dio, liberi e fratelli».

In questa cornice paradisiaca, l’uomo – teso «verso i veri e più alti destini» – avrebbe superato le «divisioni ed i conflitti» che impediscono la pace delle armi. Con quali mezzi? Con la ricezione del Concilio Vaticano II, che «faremo bene a studiare e a tradurre nella nostra vita spirituale». Ma nessuno studio ne è venuto, nessuna traduzione che abbia invertito la tendenza al rilassamento religioso e morale: nel mezzo secolo abbondante e successivo a quel pronunciamento, il Concilio Vaticano II è stato solo citato di frequente, ma mai assimilato nei suoi contenuti. Il cristianesimo è entrato in crisi (nei numeri e nella fede) e il mondo è precipitato nella logica della guerra a oltranza.

Un vescovo cinese assicura che almeno dieci prelati sono stati consacrati in segreto a causa della pressione di Pechino

Da InfoVaticana del 26 agosto. Qui l'indice dei precedenti sulla situazione Sino/Vaticana.

Un vescovo cinese assicura che almeno dieci prelati sono stati consacrati in segreto a causa della pressione di Pechino


Un vescovo cattolico cinese che rimane fuori dall’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, l’organismo controllato dallo Stato, assicura che almeno dieci nuovi vescovi sarebbero stati consacrati segretamente nella provincia del Fujian, nel sud-est della Cina, nel timore che sia compromessa  la continuità delle comunità clandestine a causa del crescente controllo governativo sulla Chiesa. La testimonianza fa parte di un ampio rapporto pubblicato da Catholic World Report sulla situazione attuale dei cattolici sotto il regime di Xi Jinping.

domenica 30 agosto 2026

Mestre, i musulmani presentano il conto.

È mai possibile che siamo stranieri in casa nostra? Ricordate la Fallaci ne Le radici dell'odio? "Ci stiamo suicidando, cari miei. Ci stiamo uccidendo col cancro morale, con la mancanza di moralità, con l’assenza di spiritualità. E questa faccenda del mondo da rifare con la truffaldina eugenetica, con la bugiarda biotecnologia, non è che la tappa defi nitiva del nostro masochismo. Ecco perché ci invadono così facilmente e così disinvoltamente fanno i padroni in casa nostra. Ecco perché a casa nostra vengono accolti con tanto servilismo o tanta inerzia. Tanta paura. Ecco perché l’Europa è diventata Eurabia e l’America rischia di diventarlo." Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo. 

Mestre, i musulmani presentano il conto.
Pretendono la moschea altrimenti sono guai.

Un conto, non una richiesta. Fermiamo Fincantieri, fermiamo il turismo.
Fermiamoci noi sulla frase, perché è questa il fatto. Non "chiediamo", non "abbiamo diritto", non "vediamoci". Ma "se scioperiamo noi si ferma tutto, volete vedere?".

È il linguaggio del padrone di casa. Solo che a pronunciarlo è chi parla a nome di chi in casa è stato accolto.

Il portavoce della comunità bengalese, Prince Howlader, ha scelto i bersagli con cura. Fincantieri, che con la moschea non ha nulla a che fare. Gli alberghi e i ristoranti, che non hanno voce in capitolo sulla moschea.

In Illo tempore /XIV Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale odierna qui.

In Illo tempore /XIV Domenica dopo Pentecoste
«Ogni albero buono produce frutti buoni, ma l'albero cattivo produce frutti cattivi... Così li riconoscerete dai loro frutti» (Matteo 7:17, 20).
La lucerna scritturale di Nostro Signore illumina l'Epistola della Quattordicesima Domenica dopo Pentecoste, Galati 5,16-24, dove San Paolo contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito. L'immagine dell'albero ci invita all'interiorità. Che tipo di frutto pende dai rami della mia vita? Quale raccolto sta maturando nelle mie parole, abitudini, piaceri, risentimenti, uso dei miei beni, trattamento del prossimo, reazione alla tentazione?

Paolo scrisse la sua alquanto irata Lettera ai Galati perché falsi maestri stavano persuadendo i cristiani dell'Asia Minore che per la salvezza fosse necessaria l'osservanza della Legge mosaica, in particolare la circoncisione. Inizia il quinto capitolo con uno squillo di tromba: "Cristo ci ha liberati per la libertà; state dunque saldi e non lasciatevi di nuovo porre sotto il giogo della schiavitù" (v. 1). Il giogo simboleggiava lavoro, sottomissione e sconfitta. I buoi venivano aggiogati per arare. Gli schiavi portavano il giogo. I nemici sconfitti di Roma erano costretti a passare sotto un giogo come riconoscimento della sottomissione.

Domenica XIV dopo la Pentecoste (Protéctor noster, áspice, Deus)

L'esperienza ci fa sentire ogni giorno il contrasto in noi tra le inclinazioni al male e gli inviti al bene, tra le tentazioni e il richiamo di Dio. Nell'Epistola è descritto questo dissidio; nel Vangelo il Signore ci mette in guardia contro la facile illusione di poter trovare un compromesso. Nelle altre parti della Messa si accenna alla felicità di quelli che vivono per il Signore, a sua immagine e gloria, mentre nel Vangelo ci è promesso aiuto anche per le difficoltà materiali. Superiamo anche noi dunque le vanità della terra, rimanendo attaccati a ciò che veramente ci è utile (Orazione). Colpisce un termine dell'Orazione di oggi: propitiatione : propitiatio è “compimento, espiazione, propiziazione”. E anche “favore”. Dunque Dio è stato placato e reso nuovamente favorevole a noi peccatori dalle azioni propiziatorie che Cristo ha compiuto sulla Croce. Lo ritroviamo ogni volta soprattutto nella Santa Messa. La propiziazione è un concetto quasi sradicato dalle orazioni del Novus Ordo. Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Santa Messa di oggi.

Domenica XIV dopo la Pentecoste
Protéctor noster, áspice, Deus

Messa
Volgi lo sguardo a noi, o Dio protettore, volgi lo sguardo al volto del tuo Cristo. Oggi la Chiesa si accosta all'altare cominciando con le parole riferite. La Chiesa è la Sposa dell'Uomo-Dio, è la sua gloria (1Cor 11,7), ma lo Sposo, dice san Paolo, è a sua volta immagine e gloria di Dio (ibidem) e capo della Sposa (ivi 3; Ef. 5,23). Realmente dunque e con la certezza di essere ascoltata, la Chiesa, volgendosi a Dio tre volte santo, lo prega di volgere i suoi occhi, guardando Lei, sul volto del suo Cristo.
La gloria futura, pensando alla quale la Chiesa esulta, e la dignità dell'unione divina che, già in questo mondo, la rende veramente Sposa, non le impediscono di sentire sempre il bisogno di un soccorso dall'alto, perché, se per un solo istante il cielo l'abbandonasse, vedrebbe i suoi figli portati dalla umana fragilità all'abisso dei vizi, che l'Apostolo descrive, e lontano dalle virtù, che egli esalta.

Introitus
Ps.83,10-11 - Protéctor noster, áspice, Deus, et réspice in fáciem Christi tui: quia mélior est dies una in átriis tuis super míllia.
Ps. 83, 2-3 - Quam dilécta tabernácula tua, Dómine virtútum! concupíscit, et déficit ánima mea in átria Dómini. Glória Patri
Ps.83,10-11 - Protéctor noster,…

Oratio
Custódi, Dómine, quaésumus Ecclésiam tuam propitiatióne perpétua: et quia sine te lábitur humána mortálitas; tuis semper auxíliis et abstrahátur a nóxiis, et ad salutária dirigátur. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia saécula saeculórum.
M. - Amen.
Introito
Sal. 83, 10-11 - Sei il nostro scudo, o Dio, guarda e rimira il tuo Consacrato: poiché un giorno passato nei tuoi atrii vale più di mille altrove. Sal. 83, 2-3 - O Dio degli eserciti, quanto amabili sono le tue dimore! l’ànima mia anela e spàsima verso gli atrii del Signore. Gloria al Padre…
Sal. 83, 10-11 - Sei il nostro scudo…

Orazione
O Signore, Te ne preghiamo, custodisci propizio costantemente la tua Chiesa, e poiché senza di Te viene meno l’umana debolezza, dal tuo continuo aiuto sia liberata da quanto le nuoce, e guidata verso quanto le giova a salvezza. Per il nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli.
M. - Amen.

sabato 29 agosto 2026

Usus antiquior -- Il Gloria

Nella nostra traduzione da Substack. Notiamo come in questa versione, che affianca quella di Michael Foley da New Liturgical Movement, venga messo in risalto ogni riferimento all'Antico Testamento. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Usus antiquior -- Il Gloria

Il Gloria in excelsis Deo nella Messa tradizionale latina (TLM) è un antico inno di lode, cantato dopo le Preghiere ai piedi dell'altare [qui - qui] e il Kyrie [qui - qui]. Il Kyrie è un annuncio a tutto il mondo gentile che il loro Dio sconosciuto, in cui vivono, si muovono e sussistono inconsapevolmente, è il Dio ebraico Yahweh, e che Yahweh è il Cristo, il Messia e Redentore di tutta l'umanità, non solo degli ebrei.(1) Il Gloria non si rivolge a Yahweh in modo generico, ma si rivolge specificamente ed apertamente alla Trinità. Dice al mondo chi è Yahweh. Rivela la verità più fondamentale sulla sua natura. Questo Dio non si sta solo presentando a noi; la sua incarnazione non solo ci redimerà; ci deificherà e ci porterà in cielo a vivere con lui e con gli angeli. Questa conoscenza provoca una magnifica effusione di gioia! Il Kyrie e il Gloria sono indissolubilmente legati. Il Kyrie greco affronta in modo conciso un problema filosofico nel linguaggio classico dei filosofi, mentre il Gloria lo espande in un dialogo tra cielo e umanità nel linguaggio espressivo riservato alla liturgia. Il Gloria risulta tanto più esuberante e gioioso proprio in contrasto con il Kyrie, conciso e formale, che lo precede.

Guerre liturgiche: l'ultima offensiva: un "dunque" papale

Nella nostra traduzione dal Substack di Diane Montagna. Dom Alcuin Reid sostiene che secondo un eminente studioso di liturgia, coloro che hanno redatto la catechesi del mercoledì di Papa Leone XIV non gli hanno reso un buon servizio. In questo csso si tratta della catechesi  conclusiva in cui tira la somme. Trovo difficile pensare a Prevost che legga a scatola chiusa. E dunque ho inserito alcune glosse e una nota. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia al tempo di Leone. 

Guerre liturgiche: l'ultima offensiva: un "dunque" papale

CITTÀ DEL VATICANO, 26 agosto 2026 — Negli ultimi mesi, diverse personalità di spicco hanno cercato di ribadire la tesi secondo cui la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II è conforme ai desiderata del Concilio stesso ed è al di sopra di ogni critica, e che i riti liturgici più antichi hanno poco o nessun posto nella vita della Chiesa.

Basti ricordare tre esempi recenti: l'intervista del cardinale Arthur Roche a The Tablet del 29 luglio [qui]; il successivo articolo del quotidiano laico spagnolo La Razón, in cui si afferma che la relazione screditata del cardinale Roche sulla liturgia – distribuita ai cardinali durante il primo concistoro straordinario di Papa Leone XIV [qui] – esprime il pensiero del Papa sul rito romano tradizionale [quiqui]; e la recente affermazione di Andrea Grillo secondo cui "il vecchio rito non esiste più dall'approvazione del Novus Ordo" [qui].

venerdì 28 agosto 2026

Usus Antiquior -- Il Kyrie Eleison

Nella nostra traduzione da Substack. Notiamo come in questa versione, che affianca quella Michael Foley da New Liturgical Movement, venga messo in risalto ogni riferimento all'Antico Testamento. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Usus Antiquior -- Il Kyrie Eleison

Dopo aver recitato il Judica me [qui], il sacerdote sale i gradini dell'altare e prega davanti al tabernacolo,
Ti preghiamo, o Signore, di allontanare da noi le nostre iniquità, affinché con animo puro possiamo entrare degnamente nel Santo dei Santi. Per Cristo nostro Signore. Amen. (1)
Come abbiamo discusso qui, “Signore”, o “Kurios” in greco, sono nomi di Yahweh, la seconda persona della Trinità. È grazie alla sua perfetta espiazione per i nostri peccati nella Passione, che sta per essere ripresentata a breve nella Messa, che “possiamo entrare degnamente nel Santo dei Santi”. La liturgia è esplicita, aggiungendo specificamente la frase “per Cristo nostro Signore” alla fine della preghiera. La frase “per Cristo nostro Signore” è più di una semplice richiesta di intercessione. Indica che è Cristo la “porta stretta” e colui che apre la “via” al Padre che dimora nel “Santo dei Santi”. È Yahweh Figlio che ci conduce a Elohim Padre in cielo, come discusso qui.

Una biblista ebrea nominata presidente dell'Associazione Biblica Cattolica USA

Una biblista ebrea che mette in discussione la lettura integrale della Passione di San Giovanni presiederà l'Associazione Biblica Cattolica statunitense che collabora con quella Conferenza episcopale. Da quanto apprendiamo c'e da chiedersi: come può la dottrina biblica cattolica rimanere cattolica quando la fede nell'affermazione centrale della Scrittura è apparentemente facoltativa?

Una biblista ebrea nominata presidente dell'Associazione Biblica Cattolica USA

Leggo su Infovaticana che per la prima volta in 90 anni la Catholic Biblical Association of America (CBA) ha scelto, come presidente per l'anno 2026-27, una ebrea: Amy-Jill Levine, biblista, specialista del Nuovo Testamento e membro dell’associazione dal 1988. Una nomina che desta scalpore, poiché l’organizzazione, nei suoi statuti, prevede che il suo lavoro deve svolgersi conformemente al Magistero cattolico e inoltre presta la sua consulenza alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.

La nuova presidente ha difeso la convenienza di riconsiderare la proclamazione integrale della Passione secondo San Giovanni il Venerdì Santo e ha sostenuto posizioni in contrasto con la morale cattolica in ordine all'applicazione di alcuni testi biblici sull’omosessualità. Ora collaborerà con i vescovi statunitensi in orientamenti biblici per la predicazione e la catechesi, oltre che per le risorse destinate al clero e agli educatori religiosi.

giovedì 27 agosto 2026

Il Vaticano torna a Mosca: Gallagher da Lavrov e Ushakov

Prima missione della Segreteria di Stato vaticana in Russia dall'inizio della guerra: Gallagher a Mosca dal 24 al 28 agosto incontra Lavrov, Ushakov e il Patriarcato. Obiettivo: verificare le condizioni per un processo diplomatico. Nessuna mediazione formale, ma l'unico canale ancora aperto tra Occidente e Cremlino.

Il Vaticano torna a Mosca: Gallagher da Lavrov e Ushakov

Prima visita ufficiale della Segreteria di Stato in Russia dall'inizio della guerra. Cinque giorni, due binari: il Cremlino e il Patriarcato. Nessun piano di pace sul tavolo, ma una porta che resta aperta. Il Vaticano torna a Mosca: Gallagher da Lavrov e Ushakov

La missione di Gallagher in Russia è il fatto diplomatico della settimana, anche se le cancellerie ne parlano a mezza voce. Dal 24 al 28 agosto monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, è a Mosca: è la prima visita ufficiale di un rappresentante della Segreteria di Stato vaticana dall’inizio della guerra in Ucraina. Un viaggio preparato con cura, annunciato ufficialmente dalla Segreteria di Stato e definito da Vatican News «una missione di dialogo e di pace». Dietro la formula di rito c’è una realtà che merita di essere guardata da vicino: mentre il conflitto entra nel suo quinto anno, la Santa Sede è tra i pochissimi attori al mondo ancora in grado di sedersi ai tavoli di entrambe le parti.

Lourdes bandisce la Fraternità Sacerdotale San Pio X: troppo cattolica per un santuario dell'"inclusività"?

Nella nostra traduzione da Remnantnewspaper. Il vescovo di Lourdes ha vietato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di celebrare la Messa, amministrare i sacramenti e organizzare preghiere pubbliche presso il famoso santuario mariano. Eppure il santuario ha accolto pellegrinaggi interreligiosi che hanno coinvolto cristiani e musulmani... Ora la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha risposto, affermando che continuerà comunque a recarsi a Lourdes. 

Lourdes bandisce la Fraternità Sacerdotale San Pio X:
troppo cattolica per un santuario dell'"inclusività"?


Il Santuario di Nostra Signora di Lourdes, da tempo faro per i cattolici in cerca di guarigione e conversione, ha ora tracciato una linea di demarcazione, non contro il paganesimo o contro il modernismo che Papa San Pio X condannò con veemenza, bensì contro la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), una confraternita sacerdotale fondata dal defunto Arcivescovo Marcel Lefebvre, che da decenni, dopo il Concilio Vaticano II, chiede al Vaticano chiarezza dottrinale.

In una missiva datata 13 agosto 2026, il vescovo Jean-Marc Micas di Tarbes e Lourdes ha formalmente vietato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) di celebrare la Messa, amministrare i sacramenti o organizzare preghiere pubbliche all'interno del santuario di Lourdes. La giustificazione del prelato è tanto concisa quanto significativa: "La FSSPX non è più autorizzata a celebrare la Messa o altri sacramenti all'interno del Santuario di Lourdes, né a organizzarvi preghiere pubbliche. In seguito al decreto di scisma e scomunica emesso dalla Santa Sede, non posso autorizzare la celebrazione della Messa o di altri sacramenti, né tantomeno preghiere pubbliche, da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X all'interno del Santuario".

mercoledì 26 agosto 2026

Il mio appello a Papa Leone XIV: la Messa antiquior permette una migliore partecipazione attiva

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine la testimonianza personale di un fedele stimolata dalla recente intervista del card. Burke. C'è da dire che l'esortazione del cardinale lascia il tempo che trova. Lo dico per esperienza personale. Ma viene da sé: abbiamo a che fare con una gerarchia ideologizzata, se non totalmente, con rare eccezioni. Come possismo aspettarci risultati, finora non pervenuti, nonostante l'autorevolezza, forse non abbastanza decisa ma certo non di poco conto, di alcuni cardinali e vescovi che ci hanno provato? Come convincere chi, come Leone, ha sposato la sinodalità, ritenendo superato quello che per noi è intensa vita spirituale innestata nel Soprannaturale? E sì, parla del Signore; ma senza metterLo al posto che Gli spetta, specialmente quando "dialoga" con i musulmani? O, invece di pronunciarsi in base al Depositum fidei, parla in termini politici,  peraltro orientati a sinistra? Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. 

Il mio appello a Papa Leone XIV:
la Messa antiquior permette una migliore partecipazione attiva


Ho ascoltato di recente l'intervista di Michael Knowles al Cardinale Raymond Burke. Verso la fine dell'intervista, si è parlato della Messa tradizionale. Sua Eminenza ha detto:
Penso che la cosa più importante sia che coloro che amano la Messa tradizionale facciano sapere ai loro vescovi, e soprattutto al Santo Padre, il loro desiderio di adorare secondo questa forma, e che non mettano in discussione la validità del Concilio Vaticano II. ( 32,57 )
Dopo aver sentito ciò, sono stato ispirato a inviare una lettera al Santo Padre secondo il mio diritto e obbligo canonico ( CIC , can. 212, §2 ). Tuttavia, quel canone dice che le nostre opinioni non devono essere rese note solo ai “sacri pastori” ma anche al “resto dei fedeli cristiani”. In questo spirito e come partecipazione al “dialogo sinodale”, desidero condividere più dettagliatamente ciò che ho inviato a Papa Leone XIV: desidero partecipare alla Messa con il Rito tradizionale perché lo trovo più facile da comprendere e a cui partecipare.

Piantedosi ferma la Sea Watch, multa e stop di 45 giorni

Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo.
Piantedosi ferma la Sea Watch, multa e stop di 45 giorni

È il quinto fermo per la Sea-Watch 5, il quinto. Dopo quanto si diventa recidivi? Marzo 2024, settembre 2024, gennaio 2026, marzo 2026, agosto 2026.
Stessa nave, stessa bandiera, stessa contestazione: ha deciso da sola con chi parlare in mare e dove scaricare i clandestini. E stessa risposta, ogni volta: "Non collaboriamo con criminali e trafficanti".

I criminali sarebbero le autorità libiche.
Bisogna credergli? Decidetelo voi. In ogni caso è un'ammissione travestita da orgoglio
Le immagini dicono con chi tratta. Undici maggio, ventisette miglia dalla Libia, un aereo di Frontex riprende una lancia veloce partita da Sabratha.

La sinodalità ucciderà il cattolicesimo

Nella nostra traduzione da The Catholic thing un articolo di Brad Mine. L'ultima moda in fatto di governo della Chiesa — la ormai consolidata e insopprimibile sinodalità [vedi] — rappresenta una minaccia esistenziale. Il suo stesso meccanismo trasformerà il cattolicesimo in una semplice setta protestante. Qui l'indice degli articoli sull'argomento.

La sinodalità ucciderà il cattolicesimo

La Chiesa cattolica si è sempre distinta dalle altre istituzioni cristiane per la sua pretesa di possedere, e di essere vincolata da, un depositum  fidei tramandato dagli Apostoli. La Chiesa proviene da Cristo e non inventa, rivede o vota sul suo Magistero, sulla sua applicazione autorevole di quel depositum fidei. Essa riceve, custodisce e trasmette quella fede antica. La dottrina può svilupparsi nel senso descritto da San John Henry Newman, crescendo in chiarezza e applicazione, come una ghianda che diventa una quercia. Ma non può essere rinegoziata – o ribaltata! – dal sentimento della maggioranza o dall'entusiasmo contemporaneo.

La pretesa di aver ricevuto la Verità e di custodirla è la ragione stessa della ragion d'essere della Chiesa e la rende qualcosa di più di una semplice associazione religiosa volontaria. Ma la sinodalità, a prescindere da ciò che sostengono i suoi fautori, introduce un meccanismo capace di dissolvere tale pretesa: un processo permanente, indefinito e partecipativo per la generazione di infiniti consensi ecclesiali contemporanei che funzionano sempre più come fonti di autorità rivali, accanto e – dal punto di vista degli innovatori – persino prevalenti rispetto al deposito consolidato della fede e, quindi, del Magistero chiamato a custodirlo.

martedì 25 agosto 2026

Una lettura disgustosa ma al contempo altamente istruttiva

Stamattina al bar, dopo il caffè, sono rimasto estasiato dalla lettura del Corriere della Sera, compiuta e perfetta espressione della propaganda di regime. In prima pagina si trova un lungo articolo di Goffredo Buccini che ci spiega, per l’ennesima volta, quanto sia cattivo Putin (chiamato gentilmente il “tiranno del Cremlino”) e quanto pericolosa sia la Russia, da combattere fino all’ultimo ucraino.

Poi l’intervista (con rimando in prima) a un luminare della virologia, che afferma come non solo i 10 vaccini per i bambini siano necessari, ma ve ne vadano aggiunti altri facoltativi.
L’ennesimo piazzista del grande capitale del farmaco che smercia all’ingrosso i prodotti dei suoi finanziatori, gabellando il tutto per scienza.

Poi (sempre con rimando in prima) l’ennesima intervista a una giovane protagonista del calcio femminile, sport che in realtà non si fila nessuno e sembra interessare solo al giornalismo fucsia.

Usus Antiquior – Comunione

Nella nostra traduzione da Substack. Notiamo come in questa versione, che affianca quella di Michael Foley da New Liturgical Movement, venga messo in risalto ogni riferimento all'Antico Testamento. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Usus Antiquior – Comunione
Ai fedeli lavoratori viene pagato il loro denaro e partecipano al frutto dell'Albero della Vita

Crocifissione dell'Albero della Vita con il Vecchio e il Nuovo Adamo ed Eva, tratta da un Libro d'Ore franco-fiammingo (circa 1455). Immagine per gentile concessione della Newberry Library, Chicago.

Nel Domine Jesu Christe e nella Perceptio Corporis, il sacerdote prega per la grazia e la guarigione mediante il corpo e il sangue di Cristo, dicendo:
«Liberami per mezzo del tuo santissimo Corpo e Sangue da tutte le mie trasgressioni e da tutti i mali; fammi sempre aderire ai tuoi comandamenti e non permettere mai che io mi allontani da te» e «Che sia per me una salvaguardia e un rimedio di guarigione per l'anima e per il corpo».(1) Prega anche il «Dio vivente» la cui «morte ha dato la vita al mondo».(2) Proprio come Pietro Lo riconobbe a Cesarea di Filippo quando Gesù lo rese «la roccia» della sua Chiesa (Matteo 16,16-18), tutti gli altri dèi sono morti e solo l'unico Dio vivente può dare la vita al mondo ma anche redimerlo.(3)

'Quantum potes, tantum aude — osa fare il più possibile': un'intervista a Dom Alcuin Reid

Nella nostra traduzione da AdVaticanum. Dom Alcuin Reid, priore fondatore del Monastero di Saint-Benoît in Provenza, parla ad AdVaticanum del suo monastero e del ruolo centrale della Sacra Liturgia nella vita della Chiesa. Discute di Sacrosanctum Concilium, delle riforme liturgiche post-Concilio Vaticano II, dell'influenza di Papa Benedetto XVI e delle Traditiones Custodes. Precedenti su Alcuin Reid a partire da qui.

'Quantum potes, tantum aude — osa fare il più possibile':
un'intervista a Dom Alcuin Reid


Dom Alcuin Reid è il priore fondatore del Monastero di Saint-Benoît in Provenza, Francia, una comunità benedettina tradizionale nella diocesi di Fréjus-Toulon. Rinomato studioso di liturgia, ha dedicato gli ultimi quindici anni alla guida del monastero nella sua missione di offrire il meglio a Dio attraverso il Rito Romano antiquior.

In questa intervista, egli parla ad AdVaticanum degli ultimi sviluppi del monastero, della sua vita liturgica e della Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II.

lunedì 24 agosto 2026

Il vescovo Strickland si chiede se il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo

Nella nostra traduzione da Lifesitenews Il vescovo Joseph Strickland, in un recente videomessaggio, ha sollevato il dubbio che il Concilio Vaticano II abbia fatto dei compromessi con il mondo moderno. Ha fatto notare che il cardinale Joseph Ratzinger una volta descrisse la Gaudium et Spes come una sorta di "contro-sillabo" in opposizione al Sillabo degli errori di Papa Pio IX. Cose che abbiamo più volte ben argomentato. L'importante è che ora le sostenga un vescovo inizialmente allineato e poi ravveduto... Qui l'indice dei precedenti.

Il vescovo Strickland si chiede se
il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo


Il vescovo Strickland ha sottolineato i pericoli del modernismo, nonché gli avvertimenti di Pio X contro questa "sintesi di tutte le eresie". Il vescovo ha ricordato che nel 1910 il santo papa richiese a sacerdoti, vescovi e altri "incaricati dell'insegnamento della fede cattolica" di prestare il Giuramento contro il modernismo, con il quale si impegnavano a "rifiutare i principi del modernismo e a preservare fedelmente la dottrina tramandata dagli apostoli".

Strickland ha sottolineato che questo giuramento "rifletteva la convinzione che il modernismo rappresentasse un pericolo costante per la vita della Chiesa" e che tutti i sacerdoti ordinati tra il 1910 e il 1967 erano tenuti a prestarlo. Ciò includeva quasi tutti coloro che avevano partecipato al Concilio Vaticano II, con "pochissime eccezioni".
E si è chiesto: «Come avrebbero dovuto quei vescovi interpretare il giuramento che avevano pronunciato mentre partecipavano a un concilio che mirava a un nuovo rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno? Come avrebbero dovuto conciliare gli avvertimenti intransigenti di San Pio X contro il modernismo con il desiderio del concilio di un maggiore impegno nella società contemporanea?». Ed ha aggiunto: “Non sono domande che si possono semplicemente liquidare con noncuranza. Meritano una riflessione ’attenta, onesta e ponderata”.

Usus Antiquior — Offertorio, Parte II

Nella nostra traduzione da Substack. Notiamo come in questa versione, che affianca quella di Michael Foley da New Liturgical Movement [qui - qui], venga messo in risalto ogni riferimento all'Antico Testamento e sottolineato con molta efficacia l'aspetto sacrificale dell'Offertorio. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Usus Antiquior — Offertorio, Parte II
Annunciare e presentare il nostro Liberatore

N.B. La Parte I si trova qui.

L’Offertorio è il primo momento in cui vengono utilizzate le campane liturgiche, precisamente quando il velo del calice viene “spogliato” dal calice. È il richiamo che ci fa sapere che gli eventi del Sacrificio stanno ora iniziando. Le campane sono l’equivalente della Nuova Alleanza delle trombe dell’Antica Alleanza.
Anche nel giorno della vostra gioia, nelle vostre feste stabilite e all’inizio dei vostri mesi, suonerete le trombe sopra i vostri olocausti e sopra i sacrifici delle vostre offerte di pace; ed esse saranno per voi un memoriale davanti al vostro Dio: Io Sono il SIGNORE, il vostro Dio. (Numeri 10, 10)
Yahweh sovrintende esplicitamente a ogni dettaglio della vita del Suo popolo eletto attraverso la Legge mosaica. I segnali delle trombe sono prescritti da Yahweh attraverso Mosè nel Libro dei Numeri per una varietà di ragioni, dall’annuncio della partenza dall’accampamento ai segnali di guerra. Non devono essere considerati semplicemente come richiami all’attenzione, ma come un memoriale o un ricordo per il popolo mentre offre il sacrificio, in particolare gli olocausti, che comprendevano le principali offerte dell’alleanza, le offerte per il peccato, le offerte di ringraziamento e le offerte di pace.

Usus Antiquior — Offertorio, Parte I

Nella nostra traduzione da Substack. Notiamo come in questa versione, che affianca quella di New Liturgical Movement [qui - qui], venga messo in risalto ogni riferimento all'Antico Testamento e sottolineato con molta efficacia l'aspetto sacrificale dell'Offertorio. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Usus Antiquior — Offertorio, Parte I
Il Figlio e l’umanità sono riuniti da Maria per compiere l’offerta della quale il Padre si compiace

Il rito dell’Offertorio, che ha inizio alla conclusione della Messa dei Catecumeni dopo la recita del Credo [qui], presenta un numero notevole di fili conduttori e allusioni che si verificano simultaneamente. In questo articolo e nel successivo possiamo esplorarne soltanto alcuni.

Ai catecumeni che si stanno preparando e non sono ancora iniziati alla Fede cattolica viene chiesto di allontanarsi, poiché non sono ancora preparati ad assistere ai misteri che stanno per essere presentati. È così come avveniva nei pasti sacrificali dell’Antica Alleanza, ai quali era consentito partecipare soltanto ai circoncisi (Esodo 12, 43-50).

Ma quando uno straniero dimora presso di te e vuole celebrare la Pasqua del Signore, siano circoncisi tutti i suoi maschi, e allora si accosti e la celebri; ed egli sarà come un nativo del paese. (Esodo 12, 48)

domenica 23 agosto 2026

Usus Antiquior - Orate Fratres e Sanctus

Nella nostra traduzione da Substack continua la pubblicazione delle formule del latino liturgico nelle versioni di Filemonas, che affiancano quelle di Michael Foley già pubblicate. Non sono ripetizioni; ma prezioso arricchimento, anche per i dettagliati richiami all'Antico Testamento. Qui l'indice degli articoli sulle formule del latino liturgico.

Usus Antiquior - Orate Fratres e Sanctus

Le chiese del Novus Ordo in genere non hanno balaustre o portali d'altare, poiché l'architettura di queste chiese influenzate dal protestantesimo attenua la realtà del Sacrificio, la Presenza Reale e, di conseguenza, la netta distinzione tra il santuario e i suoi recessi, per non parlare della differenza essenziale tra il sacerdozio e i laici.

All'Offertorio, gli accoliti chiudono l'accesso all'altare, permettendo la presenza nel santuario solo ai ministri ufficiali (cioè, nessun lettore, ministro straordinario dell'Eucaristia o donna (1) ), proprio come solo i ministri ufficiali potevano essere presenti dietro le porte interne del Tempio di Gerusalemme per il mistero dei sacrifici cruenti e incruenti che vi si svolgevano. Le porte vengono riaperte dopo le abluzioni al termine della Messa.

In Illo Tempore: XIII domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale qui.

In Illo Tempore:
XIII domenica dopo Pentecoste


Da alcune settimane le Epistole domenicali sono tratte dalle Lettere ai Corinzi di San Paolo. Con la tredicesima domenica dopo Pentecoste, che i nostri antichi antenati romani avrebbero chiamato la terza domenica dopo San Lorenzo, iniziamo ad ascoltare la Lettera ai Galati. Questo antico modo romano di contare dice molto sull'immenso posto che Lorenzo occupava un tempo nella coscienza della città.

Paolo scrisse alle chiese della Galazia, composte in gran parte da convertiti dal paganesimo. Dopo la sua partenza, alcuni maestri giudaizzanti persuasero almeno alcuni di questi cristiani gentili che la Legge mosaica rimaneva obbligatoria per la salvezza, inclusa la circoncisione e le altre osservanze che distinguevano Israele dalle altre nazioni. Da qui l'insistenza della lettera. "O Galati insensati! Chi vi ha ammaliato?", chiede in 3:1, pur continuando a rivolgersi a loro come "fratelli". La questione riguarda le condizioni della salvezza. L'eredità è garantita dalla Legge mosaica o proviene dalla promessa di Dio compiuta in Cristo?

Domenica XIII dopo la Pentecoste (Réspice, Dómine)

Ripercorriamo l'anno liturgico per approfondire, nella ripetizione, la nostra fede. Il Signore non nega la guarigione; ma indica la procedura: “Andate e mostratevi ai sacerdoti”. Andiamo a confessarci per essere mondati da ogni lebbra spirituale e imitiamo il Samaritano (ci ricorda quello di Luca 10 della settimana scorsa), l'unico straniero tra i guariti che torna da Gesù per esprimergli la dovuta gratitudine e “gli si prostrò dinnanzi a ringraziarlo”. Il verbo, al v.16, ringraziando, è 'euchariston'... Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Santa Messa di oggi.

Domenica XIII dopo la Pentecoste
Intróitus
Ps. 73, 20, 19 et 23 - Réspice, Dómine, in testaméntum tuum, et ánimas páuperum tuórum ne derelínquas in finem: exsúrge, Dómine, et iúdica causam tuam, et ne obliviscáris voces quaeréntium te.
Ps. 73, 1 - Ut quid, Deus, repulísti in finem: irátus est fúror tuus super oves páscuae tuae? Glória Patri…
Ps. 73, 20, 19 et 23 - Réspice, Dómine
Introito
Sal. 73, 20, 19 e 23 - O Signore, abbi riguardo al tuo patto e non abbandonare per sempre le ànime dei tuoi poveri: sorgi, o Signore, difendi la tua causa e non dimenticare le voci di coloro che Ti cercano. Sal. 73, 1 - Perché, o Signore, ci respingi ancora? Perché arde la tua ira contro il tuo gregge? Gloria al Padre… Sal. 73, 20, 19 e 23 - O Signore, abbi riguardo…

La serie domenicale, che cominciava una volta con la festa di san Pietro, o degli Apostoli, non superava mai questa domenica e la festa di san Lorenzo dava il nome alle domeniche seguenti, ma tale denominazione designava le domeniche dalla nona in poi negli anni in cui la Pasqua sorpassava l'equinozio di Primavera. Quando la data della Pasqua risaliva verso il suo termine più alto, si contavano da oggi le domeniche del settimo mese, cioè di settembre.
Le quattro tempora di autunno possono cadere in questa settimana, ma possono tardare anche fino alla decimottava e noi ne parleremo seguendo l'ordine del Messale, che le colloca dopo la decimasettima. [infra]
La domenica decimaterza in occidente prende ora il nome dal Vangelo dei dieci lebbrosi, che si legge nella Messa. I Greci, che la chiamano decimaterza di san Matteo, leggono invece oggi la Parabola della vigna nella quale gli operai, chiamati al lavoro ad ora diversa del giorno, ricevono tutti la stessa mercede (Mt, 20).

sabato 22 agosto 2026

22 Agosto/ Festa del Cuore Immacolato di Maria

In calce quello che sono riuscita a trovare in rete del proprio della Santa Messa integrato col mio Messale. Qui l'Ordinario. Precedente sulla Festa qui.

22 Agosto/ Festa del Cuore Immacolato di Maria

La devozione al Cuore Immacolato.
La devozione al Cuore Immacolato di Maria è antica come il Cristianesimo. Lo Spirito Santo l'insegnò per mezzo di san Luca, l'evangelista dell'infanzia del Salvatore: "Maria conservava nel suo Cuore e meditava tutte queste cose". "E la Madre di Gesù conservava tutte queste cose nel suo Cuore" (Lc 2,19;51). La devozione, che porta i fedeli a rendere a Maria l'onore e l'amore che a Lei si no le perfezioni del suo Cuore: sant'Ambrogio, sant'Agostino, san Giovanni Crisostomo, san Leone, san Bernardo, san Bonaventura, san Bernardino da Siena, le due grandi monache sante Gertrude e Metilde... Nel secolo XVII, san Giovanni Eudes "padre, dottore e apostolo del culto al Sacro Cuore" (Bolla di Canonizzazione) si fece dottore e apostolo del culto al Cuore purissimo di Maria e dal dominio della pietà privata, lo introdusse nella Liturgia cattolica.

22 agosto. Festa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

Trovate qui i testi sulla liturgia della Santa Messa di oggi che pubblico in contempornea.

22 agosto. Festa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

La Festa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria cade oggi, sabato immediatamente successivo alla solennità del Sacro Cuore di Gesù.
La devozione celebra l'amore profondo, la purezza e la totale adesione di Maria al disegno di Dio. Già radicata nella tradizione cristiana, la festa fu estesa a tutta la Chiesa nel 1944 da Pio XII, in seguito all'atto di Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato.
Vi rimando a questo precedente, che riporta anche testi della Consacrazione del Montfort, raccomandandovelo. Vedi anche qui.

La festa è stata istituita come culmine dell'ottava dell'Assunzione, al fine di sottolineare la verità, spesso predicata dai Padri della Chiesa, che la Madonna lascia il mondo non per abbandonare la Chiesa Militante ma, come Mediatrice di Tutte le Grazie, per intercedere ancora più potentemente dal suo posto accanto al Figlio in cielo. Il suo cuore immenso, largo quanto i cieli, porta tutti noi con amore di madre e ci assiste attivamente. Si potrebbe dire, in breve, che la vecchia focalizzazione era il suo ruolo di intercessione.

Nel nuovo calendario, il 22 agosto è il memoriale della regalità di Maria, che ricordiamo anche ogni volta che preghiamo il quinto mistero glorioso. 

Camminando insieme, ma verso cosa?

Nella nostra traduzione da Catholic Unscripted. Considerazioni già presenti anche in articoli molto vecchi, ma che riproponiamo perché stanno emergendo in molti autori odierni che amano la Tradizione scoperta o ritrovata. Ed è importante tener desta l'attenzione soprattutto di chi le accosta solo oggi che, dopo sessant'anni di prassi conciliare, la crisi è ancor più evidente. Vedi indice articoli sull'ecumenismo.

Camminando insieme, ma verso cosa?
La Segreteria del Sinodo afferma che non può esserci sinodalità senza ecumenismo.

Non c'è dubbio che il linguaggio dell'ecumenismo abbia un profondo fascino, e certamente rispecchia gran parte del sentimento dell'epoca moderna. Inoltre, i cristiani dovrebbero desiderare l'unità; lo spettacolo di coloro che confessano Gesù Cristo divisi gli uni dagli altri è senza dubbio una ferita orrenda nella testimonianza cristiana al mondo. E non dimentichiamo che Cristo stesso pregò affinché i suoi discepoli fossero uno (Giovanni 17), un tema ripreso nell'enciclica di Papa San Giovanni Paolo II, Ut Unum Sint (1995), "Sull'impegno per l'ecumenismo", che essenzialmente riconosce la presenza, al di fuori della visibile comunione cattolica, di autentiche realtà cristiane, ma subito dopo spiega:
«Tutte queste cose, che provengono da Cristo e conducono a lui, appartengono di diritto all'unica Chiesa di Cristo» (§13).
Giovanni Paolo II è piuttosto esplicito nell'affermare che la meta è la piena comunione, non una fraternità che cresce all'infinito. La sua successiva spiegazione di Ut Unum Sint descrive l'ecumenismo come un processo che fa crescere la “comunione parziale” esistente verso la “piena comunione nella verità e nella carità”. Il Concilio Vaticano II, quindi, non ha inventato il desiderio di unità cristiana, ma ha riconosciuto una realtà esistenziale e in evoluzione e ha dato rinnovata urgenza a qualcosa che appartiene alla natura stessa della Chiesa. L'espressione preconciliare mostra che questa era la direzione del cammino. Nel 1928, la Mortalium Animos di Papa Pio XI (1928) è dedicata esplicitamente “all’unità religiosa” e, in parte, è stata scritta in risposta al nascente movimento ecumenico. La preoccupazione centrale di Pio XI è straordinariamente rilevante per le assurdità che vediamo attualmente diffuse dalla Segreteria del Sinodo: egli rifiuta l’idea che la Chiesa di Cristo debba essere immaginata come attualmente divisa in diversi corpi cristiani più o meno equivalenti che devono in qualche modo unirsi per creare l’unità che Cristo intendeva. Il passaggio particolarmente significativo è il §7. Pio XI identifica come errata la convinzione che l’unità della Chiesa di Cristo:

Contare i cieli

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Contare i cieli. Qui l'indice delle varie formule del latino liturgico.

Contare i cieli

Nel Credo niceno-costantinopolitano, si dice che Dio Padre abbia creato il cielo e la terra ( οὐρανοῦ καὶ γῆς ), mentre si dice che il Figlio di Dio sia disceso dai cieli ( ἐκ τῶν οὐρανῶν ) per farsi uomo e, dopo la sua risurrezione dai morti, sia asceso ai cieli ( εἰς τοὺς οὐρανούς ), dove siede alla destra del Padre. Si potrebbe essere tentati di liquidare l'uso sia del singolare che del plurale come una necessità di varietà poetica, piuttosto che come un'indicazione di due luoghi diversi. D'altra parte, vale la pena chiedersi se Dio Figlio sia venuto dal Cielo creato dal Padre, come se fosse una creatura simile al Cielo stesso. Certamente no, poiché il Credo niceno fu scritto per respingere questa posizione ariana. Pertanto, quando si dice che il Figlio è venuto e ritornerà "ai Cieli", il plurale può indicare il luogo in cui dimora soltanto la Santissima Trinità, in contrapposizione al luogo creato da Dio per le sue creature benedette (gli Angeli e i Santi).

venerdì 21 agosto 2026

Vescovo Strickland / «Stiamo diventando una Chiesa senza Dio?»

L'ennesima esortazione del vescovo che non tace, dando voce ai nostri interrogativi. "Fratelli e sorelle, non possiamo permettere che accadano queste cose. La risposta non sta nell'ennesimo programma. La risposta è Gesù Cristo". Qui l'indice dei precedenti.

Vescovo Strickland / «Stiamo diventando una Chiesa senza Dio?»

C'è una domanda che mi pesa sul cuore ed è un quesito difficile da porre: «Stiamo diventando una Chiesa senza Dio?»

Naturalmente non intendo dire che Dio abbia abbandonato la Sua Chiesa. Gesù Cristo ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Né intendo dire che non vi siano innumerevoli cattolici fedeli, santi sacerdoti, religiosi, vescovi, padri e madri che amano profondamente Dio e si sforzano ogni giorno di vivere la fede cattolica. Intendo qualcosa di diverso.

Mi chiedo se abbiamo gradualmente costruito un modo di concepire la Chiesa – un modo di governarla, di parlare di essa, di pregare al suo interno e di stabilire le sue priorità – che funziona sempre più come se la realtà soprannaturale non ne fosse più il cuore pulsante. Perché il cattolicesimo o è soprannaturale, o non è nulla.

La Salmodia e il Mare

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge. La salmodia è il canto o la declamazione ritmica dei salmi all'interno della liturgia ebraica e cristiana.

La Salmodia e il Mare
Che cosa può contenere una nuova canzone, se non un nuovo amore?

Questo saggio è dedicato a JP, che mi ha insegnato a cantare.

Il basso, ondeggiante, misteriosamente aritmico borbottio delle onde sulla spiaggia: questo è il suono della mia infanzia, la realtà sonora che definisce il luogo in cui sono cresciuto. La vista è la regina dei cinque sensi fisici, ma l'udito la supera in un aspetto fondamentale: nessuna condizione comune può ostacolarlo. Ogni giorno, l'oscurità cala sulla terra e tutti gli uomini – se lasciati a ciò che la natura sola offre – devono sopportare ore di uno stato che si avvicina alla cecità. Ma in tutte quelle ore, il suono non si ferma mai. E persino alla luce del giorno, quanto è facile annullare la vista. Quanto è più facile chiudere gli occhi e produrre oscurità, che chiudere le orecchie e produrre silenzio. Copritele con un cappello, avvolgetele in una sciarpa, premetele così forte da far male, eppure potete ancora sentire. La vista di un luogo va e viene; il suono di un luogo è eterno. Potrei camminare fino alla riva nel cuore di una notte senza luna, chiudere gli occhi, e non vedrei nulla, e sentirei tutto.

Il 'Filioque'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Filioque. Qui l'indice delle varie formule del latino liturgico.

Il Filioque

Nel bene o nel male, nessuna discussione sul Credo niceno sarebbe completa senza una discussione sul Filioque. Quando l'argomento è stato trattato su questo sito in passato, diversi ortodossi hanno affermato che il Filioque fosse il primo passo verso il Novus Ordo. Tali brillanti deduzioni ci ricordano perché New Liturgical Movement ha sospeso per un certo periodo la sua sezione di commenti.

Il Filioque, la formulazione secondo cui lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio anziché attraverso il Figlio, è frutto del Terzo Concilio di Toledo del 589 d.C., che aggiunse il termine al Credo per contrastare l'arianesimo. L'iniziativa ebbe successo, spingendo il re Reccaredo I e diversi altri ariani del suo regno visigoto a convertirsi al cattolicesimo. Dalla Spagna, il Filioque si diffuse in tutto l'Occidente latino fino a essere finalmente accettato da Roma nel 1014. Il Grande Scisma avvenne quarant'anni dopo, e da allora il Filioque è stato oggetto di controversie tra Oriente e Occidente.

giovedì 20 agosto 2026

Sabato 22 agosto, Pavia/ Santa Messa antiquior Cuore Immacolato di Maria

Cari Amici,
vi informiamo che sabato 22 agosto alle ore 10,00 in San Luca verrà celebrata la Santa Messa (in rito antico) nella festa del Cuore Immacolato di Maria Ss.
Chi può venire partecipi e diffonda la notizia agli interessati.
Don Fabio e Don Marino

La tradizione oltre la Messa

Nella nostra traduzione da Tradition & Sanity. I sacramenti sono il cuore della vita cristiana: in essi la fede prende forma, si trasmette e si custodisce. Ma che cosa è accaduto a questo patrimonio dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II? Il saggio di don Barthe di cui si parla propone un confronto diretto tra i rituali tradizionali e quelli riformati, mettendo in luce le differenze di linguaggio, struttura e contenuto teologico. Dal battesimo alla messa, dalla penitenza all'estrema unzione, emerge un quadro netto: i nuovi riti, pur legittimi, appaiono caratterizzati da una riduzione della sacralità, da un indebolimento del simbolismo e da una minore chiarezza dottrinale. Non solo: la trasformazione liturgica ha inciso anche sulla percezione del mistero cristiano e sulla trasmissione della fede.

“Ma che dire degli altri sei?”: La tradizione oltre la messa
Tutti i riti sacramentali sono stati modificati in peggio. Ecco perché è necessario recuperare le loro forme tradizionali.
Peter Kwasniewski, 15 agosto

Incisione di Antonie Wierix (II), Hollstein olandese 1672

Nel 1969, venne pubblicato "Breve esame critico del « Novus Ordo Missæ»" con le firme di due influenti cardinali, Antonio Bacci e Alfredo Ottaviani [qui]. Soprannominato "L'intervento di Ottaviani", divenne rapidamente un classico e non è mai andato fuori catalogo. Ma... dov'era il suo volume complementare? Sapete, quello sugli altri sei sacramenti?

Infatti, la riforma della Messa fu accompagnata da profonde revisioni dei riti del battesimo, della cresima, del matrimonio, dell'ordine sacro, della penitenza e dell'estrema unzione (questi ultimi due rinominati rispettivamente riconciliazione e unzione degli infermi). E i cambiamenti a questi riti non furono meno profondi, meno significativi, meno importanti.

Strana preparazione della visita di Leone XIV in Perù

Ci risiamo con la Pachamama. Ci resta da dire: scrivi Prevost leggi Bergoglio... Con autentico disgusto ma con ancor più dispiacere devo riportare da Infovaticana la notizia che un commissario pontificio e un vescovo depositano coca in un «pago alla terra»: Jordi Bertomeu offerente alla Pachamama. Precedenti in questo indice.

Strana preparazione della visita di Leone XIV in Perù

L’Incontro Macrorregionale Sud «Intrecciando Voci per la Dignità», presentato da Vatican News come parte della preparazione della visita di Leone XIV in Perù, si è aperto senza alcuna preghiera cattolica: al suo posto, un rito di invocazione alla Madre Terra con distribuzione di foglie di coca, esercizi di respirazione e offerte di cibo sul suolo.

Tra gli offerenti, come mostrano le immagini, monsignor Jordi Bertomeu, ufficiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e commissario pontificio per il Sodalicio, che depone le sue foglie di coca nel recipiente del «pago» con visibile raccoglimento e che, al termine del suo intervento sul caso Sodalicio, gira a faccia in giù il cartello con il suo nome ed esce dall’inquadratura.

Consubstantialem Patri

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Consubstantialem Patri. Qui l'indice delle varie formule del latino liturgico.

Consustanziale al Padre

Durante il Sermone della Montagna, Gesù dice ai suoi ascoltatori:
Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un puntino della Legge passerà, finché tutto non sia compiuto. (Matteo 5, 17-18)
Uno jot è uno iota, la lettera più piccola dell'alfabeto greco, e un puntino è un minuscolo segno usato in ebraico per distinguere una lettera dall'altra. Il punto di Cristo è che Egli adempirà la Legge mosaica fin nei minimi dettagli.
Ma lo iota riemerse durante il primo Concilio ecumenico tre secoli dopo. Il Concilio di Nicea fu convocato nel 325 d.C. per stabilire cosa i cristiani credessero realmente riguardo a Gesù Cristo: era veramente Dio, o era semplicemente simile a Dio? L'intero dibattito verteva sulla iota greca (paragonabile alla nostra lettera i): Cristo era o della stessa sostanza di Dio ( homoousios ), oppure di una sostanza simile ma distinta ( homoiousios ). Dopo lunghe deliberazioni, il Concilio professò che Cristo era della stessa sostanza ( homoousios ) di Dio Padre, sancendo la propria definizione nel Credo niceno che viene recitato ogni domenica durante la Messa.

mercoledì 19 agosto 2026

Cordileone. «Il latino è la nostra lingua comune e l'eredità che ci unisce / Le restrizioni sulla Messa antiquior sono irrealistiche»

È la solita solfa dei conservatori: dicono bene ma non vanno fino in fondo. Quando non denunci la radice dell'errore, non può arrivare la soluzione. Vedi in calce nota sulla Sacrosanctum Concilium. Sulle dichiarazioni del cardinale integro due fonti: Sign of The Cross e Lifesitenews. Vengono fuori molti elementi sugli atteggiamenti che caratterizzano i conservatori sulla Messa antiquior.

«Il latino è la nostra lingua comune e l'eredità che ci unisce / Le restrizioni sulla Messa antiquior sono irrealistiche»

L'arcivescovo Salvatore Cordileone ha affermato che la restrizione imposta dal Vaticano alla Messa tradizionale in latino "non è realistica" perché l'amore dei giovani cattolici per la tradizione è "inarrestabile".
"A dire il vero, non credo sia realistico. Guardiamo alla generazione più giovane. A loro piace molto la tradizione", ha detto a Raymond Arroyo durante la trasmissione "The World Over" di EWTN.
«Apprezzano il modo più classico in cui la Chiesa celebra il culto, la Messa tradizionale», ha affermato, citando anche l'interesse per la Messa del Novus Ordo celebrata «in modo più tradizionale, con il sacerdote ad orientem, la musica sacra e grande solennità e riverenza». «Desiderano questa profonda tradizione. Li conduce in un luogo molto intimo». “È inarrestabile. È ciò che attrae i giovani e continuerà a farlo.”

L'arcivescovo di San Francisco, che la scorsa settimana Papa Leone XIV ha nominato membro della Segnatura vaticana, ha inoltre respinto le affermazioni del cardinale Arthur Roche, prefetto del Concilio Vaticano II, secondo cui Leone XIV non modificherà le restrizioni imposte da Papa Francesco al rito tradizionale, dichiarando: «Non so quanto bene conosca il pensiero del Santo Padre». «Ma credo che una cosa sia chiara a tutti: il Santo Padre vuole unire tutti. Per lui l'unità è fondamentale».