L'EQUIVOCO
La Chiesa non può né deve confondersi con gli uomini di Chiesa, com'è certo che questi non sono la Chiesa.
Identificare papi, cardinali, vescovi, parroci e fedeli con la Chiesa, equivale a sopprimere questa, ossia negarne l'origine e la natura, l'autonomia dei suoi poteri, la trascendenza della sua storia e del suo destino. In breve: significa avvilire la Chiesa a livello di ogni società umana.
In effetti, chi pretende di confondere Chiesa e uomini di Chiesa offende la verità, perché induce ad attribuire all'una e agli altri bene e male, indifferentemente; mentre, come il bene spetta tutto e solo alla Chiesa, agli uomini di Chiesa - considerati in se stessi, o dal punto di vista della loro umanità con quanto ad essa è naturalmente possibile - si deve tutto il male.
Ne consegue la necessità di ricostruire la storia, per dare a ciascuno il suo, liberandosi da ogni pregiudizio tipicamente laico, avente la sua remota origine nella concezione immanentistica della realtà e dei valori, che soprattutto dal periodo illuministico ha tentato di eliminare il sacro.
Infatti, se l'Altro non c'è, l'umanità deve ritenersi assolutamente autonoma, nella condizione di poter vivere, organizzarsi e progredire indipendentemente da qualsiasi superiore Potenza creatrice e provvidente...; da ogni evento che trascenda il naturale sviluppo storico della specie umana, essendo questa - nell'ipotesi - esclusiva arbitra del suo destino.
Appunto il presupposto dell'umanesimo ateo che, come ha sempre respinto (e irriso) ogni positiva rivelazione divina, così ha rifiutato costantemente la Chiesa quale concreta e vissuta testimonianza di tale rivelazione.
Insomma, senza Dio, Cristo è soltanto un «Uomo», e la Chiesa resta responsabile di tutto il bene e il male di cui è capace ogni società umana. C'è di più: secondo l'umanesimo ateo, la Chiesa sarebbe la peggiore delle società umane perché, parlando in nome di Dio, avrebbe avuto la presunzione d'imporsi come Autorità suprema, indiscutibile, attribuendosi prerogative e rivendicando privilegi quali nessun potere civile ha mai preteso, senza scatenare tremende quanto legittime reazioni.
In sostanza: chi identifica la Chiesa con i suoi fedeli e i suoi capi, umanizza la Chiesa, attribuendole colpe non sue, ma dei suoi membri. È l'equivoco in cui cadono: non-credenti, che ignorano la vera storia della Chiesa; e credenti, che non ne hanno mai compreso la natura profonda.
[...]
Se la vera Chiesa è essenzialmente santa della santità attiva propria della Sposa di Cristo; e della santità passiva, partecipata in atto da alcuni, e in potenza da altri, è assurdo ed ingiusto attribuire delle colpe alla Madre dei Santi, mentre ad essa spetta tutto il bene che la sua storia ha potuto e potrà registrare.
I peccatori, che esse gesta nel proprio seno, le appartengono soltanto perché - per i soccorsi da lei offerti - si trovano nella privilegiata condizione di potersi ravvedere. Ma, finché si ostinano nel male, essi non riflettono il volto di Cristo, rifiutano il suo amore, si ribellano alle sue leggi, non fanno propria la vita del suo Corpo, rinnegano la Chiesa, la denigrano, provocando il disprezzo e le invettive dei suoi nemici, rendendosi complici della sua tentata demolizione.
In breve: le colpe attribuite alla Chiesa sono esclusivamente proprie degli uomini di Chiesa, laici e chierici, in basso e in alto. Uomini detti «di Chiesa» solo perché appartengono ad essa come tralci secchi e sterili, ancora inseriti nella vite, ma prossimi ad essere recisi e gettati al fuoco.
In realtà, pur non essendo scismatici né eretici, la loro fede è in via di estinzione, sopraffatta dall'impeto di concupiscenze ereditate da una natura corrotta, alimentate nel terreno di coltura di un mondo dominato dal Maligno e per il quale Gesù non ha pregato (Gv 17, 9).
Soprusi, violenze, turpitudini, sacrilegi di cattolici empi e di sacerdoti rinnegati, non sono della Chiesa ma del mondo, che, sotto mentite spoglie, vi si è intruso per eclissare - più o meno coscientemente ed efficacemente - la luce dei suoi dogmi, offuscare la purezza della sua morale, profanare i suoi riti, sopprimere le sue tradizioni, secolarizzarla fino ad eliminare ogni residuo del «sacro».
A loro volta filosofi, storici e letterati, ecc. più si accaniscono a biasimare la Chiesa, più condannano duramente se stessi, perché quel che le rimproverano è precisamente quanto ha la sua esclusiva origine nella società di cui fanno parte, nella cultura da essi creata...
Le accuse mosse alla Chiesa sono la più rivoltante e vergognosa espressione dell'ipocrisia umana.
***
Riepilogando: attribuire alla Chiesa delle colpe è lo stesso che attribuirle a Cristo, perché ogni azione del Corpo spetta al Capo che lo dirige. L'unità soprannaturale che vincola il Corpo al Capo fa della Chiesa una Persona mistica, ossia quel Super-Soggetto che, nel Cristo, risponde di ogni opera meritoria dei fedeli, ossia di tutto il bene da essi compiuto in virtù della luce della sua sapienza, del fervore della sua grazia. Non ha detto forse che non possiamo nulla senza di Lui, come appunto «il tralcio» senza «la vite»? (Gv 15,5).
E le colpe dei fedeli, le carenze, i disordini, i tradimenti, gli scandali del Clero? Se tutto il bene viene solo da Cristo, tutto il male è imputabile soltanto ad essi. Ciò si deve al fatto che, pur essendo membri - più o meno qualificati e responsabili - della Chiesa, non traggono però dalla sua vitalità tutte le energie necessarie per salvare la propria identità di «cristiani».
Costituendo il suo elemento materiale-passivo, non si lasciano guidare interamente dal Cristo, animare e modellare dal suo Spirito, conseguendone perciò una loro appartenenza al suo Corpo soltanto esteriore, imperfetta, menzognera.
Se il «santo» non può affermare di essere la Chiesa, dovendo limitarsi a credere di esserne un elemento materiale-passivo; il peccatore ostinato e impenitente - onestamente - non può ritenersi neppure tale, perché materia ribelle all'azione della Grazia, almeno finché non si converte. Egli è «l'anti-Chiesa».
Chiesa e uomini di Chiesa. Apologetica a rovescio,
ed. Segno, 1994, pp.7-8,25-27)

7 commenti:
Quindi prevost é papa o no?
Se lo é, gli é dovuta obbedienza?
La Chiesa, la Sposa di Cristo è immacolata.
Ogni definizione categorizza: la categoria è da "kata agoreyo", secondo il discorso, l’agorà. Il discorso ha dei "padroni" e per chi oggi comanda la categoria cambia: per la Chiesa da “corpo mistico di Cristo” e “Sposa di Cristo” si passa al "popolo di Dio”.
La differenza, in un discorso desacralizzato e massificante, è presto detta: la Sposa di Cristo è Immacolata e lo è sempre, a dispetto dei peccatori che ne sono parte. Lo è in quanto sacramento, cioè un segno della Grazia che è il mistero stesso di Cristo rivelato agli uomini. La Chiesa vive è congiunta nel sì misericordioso di Dio all’umanità che diventa il sì dell'umanità a Dio: un sì creativo e creaturale, incarnato e redentivo.
La Chiesa sta in quel sì sponsale -il sì della Grazia- come impronta di Dio che in Cristo diventa costitutiva dell’azione dispensatrice dei sacramenti. La Chiesa è il proseguimento della benevolenza che lega il Padre e il Figlio nello Spirito Santo.
L’umanità di Cristo invia la Chiesa tra gli uomini, peccatori e perduti, per salvarli.
La Chiesa Sposa è il luogo dell’unione con Cristo: perciò pura da ogni peccato, redenta da colui che il peccato lo porta su di sé, fin dalla fondazione del mondo (Ap 13,8).
La Chiesa è immacolata perchè opera di Dio, generata dallo Spirito di Dio… la carità.
Tramite la Chiesa si diventa figli -adottivi- di Dio. Nei sacramenti l’umanità riceve la vita redenta dal Cristo redentore, crocefisso, risorto e asceso al cielo: la grazia (Dio stesso), la comunione, la remissione dei peccati, la pace come la dà Cristo.
Nella Chiesa abbiamo la comunione dei santi e crediamo la resurrezione della carne e la vita eterna. Non possiamo contemplare la Chiesa senza amarla e questo malgrado la sporcizia che la infesta nel tempo per il tradimento dei singoli. Non possiamo non ammirare nella Chiesa il dispiegarsi storico della volontà di Dio, tra la pienezza dei tempi (2000 anni fa) e la parusia prossima ventura.
E’ un mistero grande, non anonimo, non teorico e non solo ideale, ma personalizzato nella realtà della sponsalità: da Cristo Sposo, che dà la sua vita per lei in croce, sussiste ogni realtà creata e innanzitutto la Sposa immacolata, frutto di quel sacrificio di sangue che ripresenta nell’Eucaristia e che rimette i peccati nel confessionale.
Maria è anche madre della Chiesa, nel suo ruolo di immacolata, sempre vergine madre di Dio, piena di grazia, mediatrice della grazia, assunta in cielo in anima e corpo, regina dei santi e degli angeli e corredentrice.
Noi siamo Chiesa nella comunione della gioia in Cielo per il peccatore convertito, per la Grazia di Dio. La Chiesa che sappiamo santa è popolata di peccatori, ma non per questo si può parlare di Chiesa peccatrice.
La Chiesa non è prodotta dagli uomini nè un prodotto in cui gli uomini sono il solo fattore... non la generano nè la natura, nè la storia. Non viene “dal basso”, ma dall’alto dei Cieli. Essendo opera della Trinità la sua “riforma” non passa dai nostri diuturni bla bla, nè dalla paura che la Chiesa possa decadere e dissolversi. La promessa della sua indefettibilità è di fede (virtù teologale), cioè di Dio.
La Chiesa è istantaneamente nell’eternità di Dio, il suo eterno presente.
Nella Chiesa non c’è una santità anonima: ci sono i santi con nome e cognome.
Pochi o tanti, quelli sono. Nella Chiesa non c’è una santità ideale, oggettiva, ma solo la santità dei santi, anche con i loro passaggi più faticosi (ad esempio quelli di Sant’Agostino o di San Paolo).
Non c’è volontà umana, nemmeno delle gerarchie terrene, che possa contraddirne l’immacola bellezza. Ogni nostro peccato ferisce la Chiesa, ma non riusciremo a offuscarne tutta la santità dei santi.
La santità della Chiesa è comunione con Cristo e il peccato la impedisce.
La santità detesta il peccato, ricevendo la grazia e implorando il perdono da Cristo: la Chiesa Sposa non è una zuppa, una minestra riscaldata o un minestrone all inclusive.
Resta il fatto che la Chiesa di Cristo è occupata da uomini di chiesa bugiardi e malvagi, votati al Male, che ingannano i fedeli da oltre 60 anni, e per chi crede alle loro bugie la Chiesa sono loro, i dissenzienti li scomunicano, li perseguitano, li estromettono. La gran massa dei fedeli dà loro fiducia, autoingannandosi : ignoranza invincibile? consapevole complicità? amore del quieto vivere, attaccamento alla poltrona, ai benefits, oppure solo pavidita? ( cfr Don Abbondio). Chi li denuncia non riceve fiducia dalla massa dei credenti-creduloni, viene considerato cattivo, divisivo, non inclusivo, e via dicendo. Ma per me la vera Chiesa è lì presso di loro (FSSPX, Mons. Viganò, mons. Strickland, don Pompei, don Crescimanno, e molti, molti altri ancora)
Sarei curioso anzitutto di conoscere le risposte che il commentatore delle 13:06 dà a quelle due domande che pone.
In ogni caso padre Zoffoli in tempi non sospetti invitava a distinguere tra Chiesa istituzione divina (che in quanto tale che non può contenere errori) e uomini di Chiesa (che invece di errori possono compierne).
Mi permetto di esemplificare: se improvvisamente ti prendo a pedate, non puoi dire che quelle pedate siano "volontà di Dio". Sono volontà mia, magari addirittura con buone intenzioni. Ma ti fanno male. E pur essendo il sottoscritto di religione interista, non puoi accusare la gloriosa Inter, mai stata in serie B, di essere la causa di tali pedate, nemmeno se sei juventino, neppure se la Juve ci avesse appena rubato un rigore.
Ricordo qui che il testo completo del libretto di padre Zoffoli è disponibile a questo [link] (sul blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale).
L’ubbidienza rimanda all’umiltà: chi ubbidisce riconosce il proprio limite, stando al proprio posto.
Non c’entra con l’abuso del limite, di chi non sta al suo posto, tradendo le consegne. Non si tratta di giudizi temerari, perché c’è una Tradizione, un catechismo, un diritto canonico… la Sacra Scrittura è i sacramenti stanno dentro questo, non sopra o a fianco.
Se chi pretende ubbidienza è disobbediente, l’ubbidienza dovuta sarebbe frutto solo di autoritarismo senza autorevolezza. Se ubbidendo uscissi dal mio posto, di umile, abbandonerei il mio limite per assecondare l’illimitato nell’abuso di potere.
Chi riconosce il limite e segue il Signore, senza andargli davanti o lasciandolo in disparte, riesce a trascendere l’immanenza in cui ci relegherebbe l’abuso di potere di chi adatta Dio alla storia. Invece chi ubbidisce alla propria misura riconosce l’Assoluto che ci trascende, senza tradirlo in qualche aggiustamento.
Il mio limite riconosciuto mi guarda bene dal mettermi al posto della gerarchia, ma mi fa riconoscere l’Assoluto e la trascendenza che una gerarchia uscita dai propri limiti non riconosce più.
Quanto alla questione "Bergoglio e Prevost sono antipapi?", la potete verificare voi stessi se avete un minimo di conoscenze di latino (può bastare già il secondo anno di liceo):
- andate sul Codice di Diritto Canonico ([link] al testo latino, e poi anche [link] al testo italiano), al canone 332 comma 2: Si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur; ("Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio...")
- andate alla Declaratio di Benedetto XVI e controllate se abbia rinunciato al munus,muneris,muneri ("all'ufficio") oppure se abbia soltanto annunciato di rinunciare al "ministero" (ossia all'esercizio del munus petrino);
- controllate che 2+2 faccia 4, cioè che l'annunciare di rinunciare non al munus petrino non può consistere nella rinuncia al munus petrino;
- chiedetevi se un conclave convocato a pontefice ancora regnante possa eleggere legittimamente un nuovo pontefice o se canonicamente elegga solo un antipapa;
- chiedetevi se un successivo conclave, formato per stragrande maggioranza da pseudocardinali creati dall'antipapa, possa legittimamente eleggere un nuovo pontefice.
Su, non è tanto difficile.
Posta un commento