Perché il concistoro di Leone XIV rischia
di riaprire le ferite più profonde del Vaticano II
Dove sta andando la Chiesa cattolica? La Chiesa Una Santa è viva e immacolata nel Suo Sposo; ma una parte di quella visibile rischia di subire una 'mutazione genetica' o questa è già avvenuta nostro malgrado e ne stiamo vedendo gli effetti? Ci confrontiamo per "resistere", nella fedeltà.
Non vi chiamo più servi… Vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
—Giovanni 15:15
| Intróitus Prov. 23, 24 et 25 - Exúltat gáudio pater Iusti, gáudeat Pater tuus et Mater tua, et exúltet quae génuit te. Ps. 83, 2-3 - Quam dilécta tabernácula tua, Dómine virtútum: concupíscit et déficit ánima mea in átria Dómini. Glória Patri… Prov. 23, 24 et 25 - Exúltat gáudio pater Iusti… | Introito Prov. 23, 24 e 25 - Esulti di gàudio il padre del Giusto, goda tuo Padre e tua Madre, ed esulti colei che ti ha gene- rato. Sal. 83, 2-3 - Quanto sono amabili i tuoi tabernacoli, o Signore degli eser- citi: anela e si strugge l’ànima mia nella casa del Signore. Gloria al Padre… Prov. 23, 24 e 25 - Esulti di gàudio il padre del Giusto… |
Monsignor Carlo Maria Viganò commenta:«Dopo l’Anno giubilare, durante il quale ci siamo soffermati sui misteri della vita di Gesù, iniziamo un nuovo ciclo di catechesi che sarà dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi Documenti. Si tratta di un’occasione preziosa per riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale».Inoltre: «avvertiamo la chiamata di non spegnerne la profezia e di cercare ancora vie e modi per attuarne le intuizioni. Si tratta infatti del Magistero che costituisce ancora oggi la stella polare del cammino della Chiesa».
Chi si aspettava un qualche esame di coscienza da parte di Leone dopo sessant’anni di immani disastri, è servito: Prevost ci invita a riscoprire l’indole profetica del Concilio Vaticano II – «aurora di un giorno di luce per tutta la Chiesa» – e ad attuarne con maggiore convinzione le riforme.Dinanzi alla rovina e alle macerie di sessant’anni di “primavera conciliare”, ammetterne il fallimento richiederebbe un minimo di buona fede purtroppo assente nei fautori della rivoluzione conciliare, i quali usarono come grimaldello un “concilio” per introdurre i principi rivoluzionari nella Chiesa Cattolica, provocando così la sua demolizione dall’interno.Da Roncalli in poi, la presa di distanza della chiesa conciliare rispetto alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana è proseguita inesorabile, giungendo con Bergoglio a teorizzare la “sinodalità” come ultimo sfregio rivoluzionario al Papato voluto da Nostro Signore.Non stupisce che Leone, ultimo esponente della chiesa conciliare e sinodale, dichiari di voler «andare incontro all’umanità» proprio applicando l’unico “concilio” che invece di chiamare le pecore disperse nell’unico Ovile sotto l’unico Pastore come hanno fatto tutti i Sacrosanti Concili Ecumenici, ha invece aperto l’ovile, ne ha disperse le pecore e vi ha fatto entrare lupi e mercenari.
Qualcuno, condensando il giudizio negativo nel nome con cui lo s'individuava, lo chiamò «il fattaccio». Concordo pienamente: tale fu in sé e nelle sue modalità. Non concorda invece la valutazione che ne fu data dall'ala marciante del progressismo conciliare; un suo campione e suo uomo di punta, il cardinale L. Suenens, commentò così l'accaduto: «Felice colpo di scena ed audace violazione del regolamento [...] In buona parte le sorti del Concilio vennero decise in quel momento. Giovanni XXIII ne fu lieto». Le sorti del Concilio, a dir il vero, eran già decise; ma «l'audace violazione del regolamento» dette il colpo di grazia al precipitare degli eventi. E la notizia del compiacimento papale - pienamente contraddittorio rispetto alla funzione di garante della verità, della giustizia e della Tradizione, qual è quella del Papa - metteva la reazione roncalliana sullo stesso piano delle reazioni entusiastiche, risuonate in vari settori dell'Aula conciliare, dilatando in tal modo il plauso dei vari Tisserant, Frings, König, Garrone e dell'intero schieramento progressista, abilmente pilotato dalla battagliera minoranza franco-tedesca.