Facciamo tesoro degli insegnamenti che ci aiutano a interiorizzare sempre più, seguendo il calendario liturgico, le ricchezze inesauribili della nostra fede oggi così neglette. Vedi precedenti con cui integrare la meditazione che segue
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Seconda Domenica di Quaresima
Intróitus Ps. 24, 6-3 et 22 - Reminíscere
miseratiónum tuárum, Dómine, et
misericórdiae tuae, quae a século sunt:
ne unquam dominéntur nobis inimíci
nostri: líbera nos, Deus Israël, ex
ómnibus angústiis nostris.
Ps. 24, 1-2 - Ad te, Dómine, levávi
ánimam meam, Deus meus, in te
confído, non erubéscam.
Glória Patri…
Ps. 24, 6-3 et 22 - Reminíscere
miseratiónum tuárum... |
Introito Sal. 24, 6-3 e 22 - Ricòrdati, o Signore, della tua compassione e della
tua misericordia, che è eterna: mai
triònfino su di noi i nostri nemici:
líberaci, o Dio di Israele, da tutte le
nostre tribolazioni.
Sal. 24, 1-2 - A te, o Signore, ho levato
l’ànima mia, in Te confido, o mio Dio,
ch’io non resti confuso.
Gloria al Padre…
Sal. 24, 6-3 e 22 - Ricòrdati, o Signore,
della tua compassione... |
La TrasfigurazioneLa santa Chiesa ci propone oggi a meditare un soggetto di alta portata per il tempo in cui siamo. In questa seconda Domenica della santa Quaresima applica a noi la lezione che un giorno il Signore diede ai suoi tre Apostoli. Ma dobbiamo sforzarci d'essere più attenti dei tre discepoli del Vangelo, che il Maestro si degnò preferire agli altri per onorarli d'un simile favore.
Accondiscendenza di Gesù.Gesù stava per passare della Galilea nella Giudea per recarsi a Gerusalemme, dove si doveva trovare alla festa di Pasqua. Era l'ultima Pasqua, che doveva incominciare con l'immolazione dell'agnello figurativo e terminare col Sacrificio dell'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Gesù non doveva più essere sconosciuto ai suoi discepoli: le sue opere avevano reso testimonianza di lui, anche davanti agli occhi degli stranieri; la sua parola così fortemente dotata di autorità, la sua attraente bontà, la pazienza nel tollerare la grossolanità degli uomini che s'era scelti a suoi compagni: tutto doveva aver contribuito ad affezionarli a lui fino alla morte. Avevano sentito Pietro, uno di loro, dichiarare per ispirazione divina ch'egli era il Cristo, Figlio del Dio vivente (Mt 16,16); nondimeno, la prova che stavano per subire doveva essere così terribile alla loro debolezza, che Gesù, prima d'assoggettarveli, volle loro accordare un ultimo mezzo, per premunirli contro la tentazione.