Qualcuno, condensando il giudizio negativo nel nome con cui lo s'individuava, lo chiamò «il fattaccio». Concordo pienamente: tale fu in sé e nelle sue modalità. Non concorda invece la valutazione che ne fu data dall'ala marciante del progressismo conciliare; un suo campione e suo uomo di punta, il cardinale L. Suenens, commentò così l'accaduto: «Felice colpo di scena ed audace violazione del regolamento [...] In buona parte le sorti del Concilio vennero decise in quel momento. Giovanni XXIII ne fu lieto». Le sorti del Concilio, a dir il vero, eran già decise; ma «l'audace violazione del regolamento» dette il colpo di grazia al precipitare degli eventi. E la notizia del compiacimento papale - pienamente contraddittorio rispetto alla funzione di garante della verità, della giustizia e della Tradizione, qual è quella del Papa - metteva la reazione roncalliana sullo stesso piano delle reazioni entusiastiche, risuonate in vari settori dell'Aula conciliare, dilatando in tal modo il plauso dei vari Tisserant, Frings, König, Garrone e dell'intero schieramento progressista, abilmente pilotato dalla battagliera minoranza franco-tedesca.
Chiesa e post concilio
Dove sta andando la Chiesa cattolica? La Chiesa Una Santa è viva e immacolata nel Suo Sposo; ma una parte di quella visibile rischia di subire una 'mutazione genetica' o questa è già avvenuta nostro malgrado e ne stiamo vedendo gli effetti? Ci confrontiamo per "resistere", nella fedeltà.
Peregrinatio Summorum Pontificum 2022
venerdì 9 gennaio 2026
Il «fattaccio» al Concilio Vaticano II (e "Giovanni XXIII ne fu lieto")
Il vero inizio del Concilio Vaticano II fu il rifiuto netto degli schemi preparatori (con l'ingenuo plauso dello stesso Giovanni XXIII).
giovedì 8 gennaio 2026
Mons Viganò. Signum magni Regis /Omelia nell’Epifania del Signore
Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Carlo Maria Viganò
Signum magni Regis
Omelia nell’Epifania del Signore
Mons. Carlo Maria Viganò
Signum magni Regis
Omelia nell’Epifania del Signore
Magi videntes stellam, dixerunt ad invicem:
Hoc signum magni Regis est:
eamus et inquiramus eum,
et offeramus ei munera,
aurum, thus, et myrrham, alleluja.
Ant. ad Magn. in I Vesp. Epiph.
Epifania è un termine greco – ἐπιϕάνεια – che significa manifestazione, così come apocalisse vuol dire svelamento. Epifania e Apocalisse sono in un certo qual modo accomunate da questo mostrarsi della divinità di Gesù Cristo: la prima nel tributo dei Magi al Re Bambino; la seconda nell’affermazione gloriosa della divina Regalità del giusto Giudice alla fine dei tempi. La prima come atto volontario di sottomissione alla suprema Signoria di Nostro Signore; la seconda come restaurazione di quella universale Signoria a cui il mondo – ribelle e apostata – dovrà necessariamente sottomettersi. Nell’Epifania la Santa Chiesa celebra l’unzione regale del Verbo Incarnato, mostrando la potenza della Grazia che illumina il cammino dei Magi verso la Verità di Cristo, e allo stesso tempo il terrore di Erode, che vede minacciato il proprio potere illegittimo e tirannico.
In Illo Tempore: Santissimo Nome di Gesù
Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche per i riferimenti al superamento dei problemi attuali.
In Illo Tempore: Santissimo Nome di Gesù
La festa del Santissimo Nome di Gesù si è sviluppata gradualmente da una pratica devozionale fino a entrare nel calendario liturgico universale della Chiesa. Il suo fondamento scritturistico si trova nell’enfasi del Nuovo Testamento sul potere salvifico e sovrano del Nome (Fil 2,9–11; At 4,12), ma la sua celebrazione formale è nata più tardi, attraverso la riforma pastorale medievale. Nel XV secolo, il movimento francescano ha dato un impulso decisivo a questa devozione, in particolare attraverso la predicazione di San Bernardino da Siena (†1444) e San Giovanni da Capestrano (†1456). La loro predicazione incoraggiava la venerazione pubblica del Santissimo Nome in un periodo di grande degradazione morale, come rimedio contro la bestemmia e come mezzo di rinnovamento morale.
L'unione di corpo, spirito e terra nella medicina medievale
Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis. La ricerca sulle pratiche mediche del Medioevo rivela atteggiamenti e tecniche sorprendentemente moderni.
L'unione di corpo, spirito e terra nella medicina medievale
Negli ultimi decenni, l'assistenza sanitaria si è sempre più a suo agio con l'idea di curare la "persona nella sua interezza"; la chiamiamo medicina olistica, dal greco holos, che significa "intero". Il termine "intero" è una versione moderna dell'inglese antico hal, che significava "sano, illeso" oltre a "completo, indiviso". Ecco perché la Bibbia di Re Giacomo dice, ad esempio, "la donna fu resa intera", mentre una Bibbia del XX secolo potrebbe dire "la donna fu guarita". Non si trattava solo di un modo di dire: "intero" significava davvero "sano" o "libero da malattie" quando fu scritta la Bibbia di Re Giacomo. È un peccato che questo uso di "intero" sia diventato arcaico: abbiamo perso un chiaro promemoria del fatto che l'interezza, intesa come equilibrio e cooperazione tra i nostri sistemi di organi interni, tra corpo e spirito e tra sé e la comunità, conduce alla salute fisica e mentale.
mercoledì 7 gennaio 2026
Attese per l'esito del Concistoro
Si preannunciava qui - qui.
Attese per l'esito del Concistoro
Attese per l'esito del Concistoro
Oggi, 7 gennaio, inizia in Vaticano il Concistoro straordinario voluto da Papa Leone XIV e che si svolge nei giorni 7-8 gennaio 2026 tra l’Aula Nuova del Sinodo e l’Aula Paolo VI. Si tratta di un appuntamento particolare della vita della Chiesa: un momento in cui il Papa riunisce il Collegio cardinalizio per confrontarsi su questioni ritenute di speciale rilievo, con un formato che unisce preghiera, ascolto, confronto e sintesi.
Nell'immagine, il Cardinale Burke celebra la Messa tradizionale a Roma, in Santa Trinità dei Pellegrini, il giorno prima dell'inizio.
Accompagniamo l'evento con le nostre preghiere e suppliche perché il Signore illumini il papa nelle decisioni che dovrà comunque prendere e non solo sul Rito antiquior e conseguenti rapporti con chi, come noi, è legato alla Tradizione e, realisticamente, non rigetta il concilio che ormai ha una sua storia fin troppo consolidata. Tuttavia è ben radicata la consapevolezza delle radici dei guasti prodotti dalle applicazioni attraverso la prassi che ha sconvolto il sensus fidei con gravi conseguenze per le nuove generazioni. Il problema è che non se ne può discutere e la critica seria, argomentata e serena viene etichettata come fonte di divisione. La faccia ecclesiale del politically corrrect...
C'è piuttosto da augurarsi che non abbia troppa voce in capitolo la recente Lettera ai cardinali [qui] che, circoscrivendo il rito romano tradizionale, lo ghettizzerebbe ancor più, marginalizzando la tradizione come qualcosa di preferenziale e straordinario piuttosto che normativo, e la esporrebbe ancor più ai capricci e alle ideologie delle gerarchie vaticane.
La 'Sequenza aurea': Veni Sancte Spiritus
"Lost in Translation" è una rubrica fissa del Dr. Michael Foley su New Liturgical Movement, in cui prende brani dal Missale Romanum del 1962 e cerca di svelare le sfumature del latino originale. Ci auguriamo che queste brevi riflessioni possano stimolare il vostro apprezzamento per il genio tanto celebrato del Rito Romano e la sua meravigliosa capacità di comunicare verità in modo conciso e splendido. Di seguito trovate la parte prima e anche la seconda della Sequenza aurea Veni Sancte Spiritus. Qui l'indice dei vari articoli della serie.
La Sequenza Veni Sancte Spiritus, Parte 1
Lo Spirito Santo; vetrata in alabastro nell'abside della Basilica di San Pietro a Roma, opera di Gian Lorenzo Bernini, 1661. ( Immagine da Wikimedia Commons di Dnalor_01, CC BY-SA 3.0 AT )
Composta nel XIII secolo, la sequenza della Messa per la Pentecoste e la sua Ottava, Veni Sancte Spiritus, non è oggi nota quanto l'altrettanto splendido inno Veni Creator Spiritus. Nel Medioevo, tuttavia, questo poema liturgico era soprannominato "Sequenza Aurea", poiché, anche tra centinaia di sequenze in uso all'epoca, si distingueva. La sequenza cattura l'ineluttabilità, per così dire, di Colui che appare nelle Scritture sotto forme misteriose: fiamme, una colomba, una nuvola, ecc. In trenta versi serrati, lo Spirito Santo emerge come Perfezionatore attraverso i contrari, e impariamo ad avvicinarci a Lui attraverso il paradosso e la giustapposizione. Riconoscendo il valore di questa sacra composizione, la Santa Sede concedeva l'indulgenza plenaria a chiunque recitasse devotamente il Veni Sancte Spiritus per un mese. Sebbene questa indulgenza purtroppo non esista più, la pratica è ancora valida.
Lettera ai cardinali: una soluzione per la Messa antiquior in vista del primo concistoro di papa Leone XIV
Nella nostra traduzione dal substack di Diane Montagna qui.
Lettera ai cardinali: una soluzione per la Messa antiquior
in vista del primo concistoro di papa Leone XIV
"Una giurisdizione ecclesiastica per la liturgia tradizionale romana potrebbe risolvere l'impasse creata da Traditionis Custodes?"
A favore: sarebbe una soluzione facile e veloce: creare una prelatura personale o un ordinariato o "rito" separato e lasciare che abbia vescovi propri. Godrebbe del tipo di sicurezza dell'ordinariato anglicano.
Contro: circoscrivendo in questo modo il rito romano tradizionale, si creerebbe ancor più un ghetto, marginalizzando la tradizione come qualcosa di preferenziale e straordinario piuttosto che normativo, e la esporrebbe ancor più ai capricci delle gerarchie vaticane.
Francamente, il Summorum Pontificum era molto meglio, nonostante qualsiasi perplessità si possa avere al riguardo.
Lettera ai cardinali: una soluzione per la Messa antiquior
in vista del primo concistoro di papa Leone XIV
ROMA, 5 gennaio 2026 — Considerando che la liturgia è all'ordine del giorno del concistoro straordinario dei cardinali convocato da Papa Leone XIV questa settimana, uno dei più alti esponenti tradizionalisti del clero francese ha inviato ai membri del Sacro Collegio una lettera in cui propone un nuovo percorso per l'antico rito romano nella Chiesa cattolica.
Pubblicata qui esclusivamente in traduzione francese e inglese, la lettera si propone di aprire un dialogo costruttivo e di fornire un quadro pastorale stabile per le comunità e i fedeli devoti alla liturgia romana tradizionale.
Scritta da Padre Louis-Marie de Blignières, fondatore della Fraternità di San Vincenzo Ferrer, e datata 24 dicembre, la lettera è stata inviata in copia cartacea a quindici cardinali noti per la loro attenzione alla liturgia tradizionale e ad altri cento cardinali via e-mail. Al centro della lettera c'è la proposta di istituire una giurisdizione ecclesiastica – modellata in linea di principio sugli Ordinariati militari – dedicata al vetus ordo, che offra una struttura canonica rispettosa sia della tradizione sia della comunione con la Santa Sede.
martedì 6 gennaio 2026
Benedizione della casa con i gessetti benedetti per l'Epifania
Tra le benedizioni della casa ricordiamo quella che avviene segnando la porta coi gessetti benedetti durante la celebrazione dell'Epifania.
Sullo stipite della porta vengono scritte le iniziali C, M e B, che sta per "Christus Mansionem Benedicat" : "Cristo benedica questa dimora".
Questa la formula: 20+C+M+B+26
- Il simbolo “+” rappresenta la croce e il 2026 è l’anno. I segni di solito vengono lasciati sulla porta tutto l'anno anche come segno che la casa è cristiana.
La tradizione è diffusa soprattutto nell’Europa settentrionale e orientale. La funzione è contenuta nel Rituale Romano (vedi foto). Di seguito il testo italiano.
Un generoso cuore contrito (In ánimo contríto)
Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Minuzie, patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo su In animo contrito. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del latino liturgico.
Un magnanimo cuore contrito (In ánimo contríto)
Come abbiamo visto la settimana scorsa, la preghiera dell’Offertorio In spiritu humilitatis [qui] contiene il versetto “In spirito di umiltà e con cuore contrito, che possiamo essere accolti da te” (Dn 3, 39). Il cuore contrito è un tema ricorrente nelle Sacre Scritture, ma i termini per descriverlo non sono sempre gli stessi. Nell’Antico Testamento, il sostantivo più comune è proprio “cuore”, l’ebraico lêḇ. [1] Ci sono, tuttavia, delle eccezioni. Anche se Isaia usa lêḇ in un’occasione (61, 1), sembra preferire “spirito” o ruah (57, 15; 65, 14; 66, 2). E con la scelta dell’aggettivo, c’è ancora meno coerenza; la contrizione è significata nella Bibbia ebraica da una serie di parole diverse che significano “rotto” o “schiacciato”.
La Preghiera di Azaria e il Cantico dei Tre Giovani (Dan. 3, 24-90) sono un'aggiunta deuterocanonica all'episodio della Fornace Ardente nel Libro di Daniele, e quindi i nostri unici manoscritti sono in greco. Daniele 3, 39 nella Settanta è:
La Preghiera di Azaria e il Cantico dei Tre Giovani (Dan. 3, 24-90) sono un'aggiunta deuterocanonica all'episodio della Fornace Ardente nel Libro di Daniele, e quindi i nostri unici manoscritti sono in greco. Daniele 3, 39 nella Settanta è:
In Epiphania Domini (ecce advénit)
In Epiphania Domini
Il nome della festa.
| Intróitus Mal. 3, 1; I Par. 29, 12 - Ecce advénit Dominátor Dóminus: et regnum in manu eius, et potéstas, et impérium. Ps. 71, 1 - Deus, iudícium tuum regi da, et iustítiam tuam fílio regis. Glória Patri… Mal. 3, 1; I Par. 29, 12 - Ecce advénit Dominátor Dóminus… |
Introito Mal. 3, 1; I Cr. 29, 12 - Ecco, giunge il sovrano Signore: e ha nelle sue mani il regno, la potestà e l’impero. Sal. 71, 1 - O Dio, concedi al re il tuo giudizio, e la tua giustizia al figlio del re. Gloria al Padre… Mal. 3, 1; I Cr. 29, 12 - Ecco, giunge il sovrano Signore… |
Il nome della festa.
La festa dell'Epifania è la continuazione del mistero di Natale; ma si presenta, sul Ciclo cristiano, con una sua propria grandezza. Il nome che significa Manifestazione, indica abbastanza chiaramente che essa è destinata ad onorare l'apparizione di Dio in mezzo agli uomini.
Questo giorno, infatti, fu consacrato per parecchi secoli a festeggiare la, Nascita del Salvatore; e quando i decreti della Santa Sede obbligarono tutte le Chiese a celebrare, insieme con Roma, il mistero della Natività il 25 dicembre, il 6 gennaio non fu completamente privato della sua antica gloria. Gli rimase il Nome di Epifania con la gloriosa memoria del Battesimo di Gesù Cristo, di cui la tradizione ha fissato a questo giorno l'anniversario.
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