Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 29 settembre 2026

Dio non ci lascia soli a combattere

Dio non ci lascia soli a combattere

Oggi celebriamo i santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ma domani, quando questa festa sarà passata, che cosa resterà in noi?

È una domanda che pongo anzitutto a me stessa. Possiamo dedicare agli arcangeli una preghiera, condividere una bella immagine e poi tornare a vivere come se il Cielo non avesse nulla a che fare con le nostre giornate. Eppure questa festa ci chiede molto di più: ci chiede di prendere sul serio la realtà spirituale.

Gli angeli non sono un modo poetico per dire che Dio ci vuole bene. Sono creature spirituali reali, al suo servizio. E la loro presenza ci ricorda anche una verità che spesso preferiamo lasciare sullo sfondo: il combattimento spirituale è reale. Non si svolge soltanto nei racconti dei santi. Attraversa anche la nostra vita ordinaria, nelle scelte che facciamo, nelle voci a cui diamo ascolto, in ciò che lasciamo crescere nel nostro cuore.

Papa Leone in Francia. La ghigliottina e la cattedrale

Riprendiamo l’articolo pubblicato sul suo blog dal vescovo Rob Mutsaerts [vedi a partire da qui]. Precedente sul viaggio in Francia qui.
Papa Leone in Francia. La ghigliottina e la cattedrale

La Rivoluzione francese ha donato al mondo tre grandi parole: libertà, uguaglianza e fratellanza. È difficile opporsi a parole del genere. Il problema è sorto solo quando i rivoluzionari hanno deciso di spiegare cosa intendessero con esse. Libertà significava, ad esempio, che un sacerdote era completamente libero di prestare giuramento al nuovo Stato. E se non lo faceva, lo Stato lo accompagnava gentilmente alla ghigliottina. Uguaglianza significava che tutti erano uguali davanti alla legge, ma che alcuni dovevano prima essere eliminati. E fratellanza è sfociata in fratricidio.

Spes contra spem / Osservazioni sulla Nota “Un cammino di speranza” dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per l’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Qui l'indice degli articoli sulla Nota Un cammino di speranza.
Spes contra spem
Osservazioni sulla Nota “Un cammino di speranza” dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per l’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso

Carlo Maria Viganò

Et non est in alio aliquo salus. Nec enim aliud nomen est sub caelo datum hominibus, 
in quo oporteat nos salvos fieri.
Act 4, 12

Habere non potest Deum patrem, qui Ecclesiam non habet matrem.
S. Cyprianus, De unitate Ecclesiæ, 6

Premessa: una data che accusa
La Nota Un cammino di speranza, redatta per il sessantesimo anniversario di Nostra Ætate, porta la firma dei Cardinali Fernández, Koch e Koovakad. Leone XIV l’ha approvata e ne ha ordinato la pubblicazione. È datata 16 settembre, memoria dei Santi Cornelio e Cipriano.

Non so se gli estensori si siano accorti dell’ironia: San Cipriano è il Padre che ha consegnato alla Chiesa la formula salus extra Ecclesiam non est. Egli ha insegnato che non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre. Sotto la sua protezione si pubblica un documento che, per sessanta paragrafi, si guarda bene dal ripetere quella verità; anzi, in molti modi la contraddice e la nega. E si tratta del Dicastero che fu il Sant’Uffizio. L’organo istituito per custodire la Fede Cattolica ora ne firma la liquidazione.

lunedì 28 settembre 2026

Tommaso d'Aquino e Shakespeare sul tema della colpa.

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing. Tommaso d'Aquino e William Shakespeare considerano la colpa non solo come trasgressione di una norma, ma come profonda lacerazione interiore tra l'innato senso del bene e del male (synderesis) e la scelta di agire concretamente (conscientia). 

Tommaso d'Aquino e Shakespeare sul tema della colpa.

Immagine: Amleto osserva Claudio in preghiera (Atto III, scena IV, da 'Amleto') di Harold Copping, 1897 [Raphael Tuck & Sons, Parigi]

Tutti abbiamo fatto cose di cui ci pentiamo.

Uno dei tanti doni salvifici del Cattolicesimo è il Sacramento della Penitenza, sebbene, come tutti sappiamo, l'assoluzione del sacerdote non renda il penitente una tabula rasa , una tabula rasa.

Innanzitutto, sebbene la nostra colpa davanti a Dio sia perdonata (non cancellata), le conseguenze temporali del peccato probabilmente continueranno. Supponiamo che io commetta un omicidio e poi, dopo aver provato rimorso, confessi sacramentalmente il crimine, mi consegni alla polizia (probabilmente su insistenza del sacerdote) e venga processato, condannato e incarcerato a vita. L'assoluzione del mio confessore non cancellerebbe, perché non può, l'effetto del mio crimine sulla vita della famiglia e degli amici della vittima.

L’intervista di “LifeSiteNews” a monsignor Viganò / 3. Sede e Sedente : tra sedevacantismo e papolatria

Terza parte dell’intervista di Gaetano Masciullo su Lifesitenews a monsignor Carlo Maria Viganò. Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Prima parte qui; Seconda parte qui.
L’intervista di “LifeSiteNews” a monsignor Viganò / 3. Sede e Sedente : tra sedevacantismo e papolatria

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Più volte lei ha riferito di aver chiesto inutilmente a Leone XIV un chiarimento teologico. Come interpreta il fatto che un Papa che insiste tanto sul dialogo, sulla riconciliazione e sull’ascolto sia disposto a incontrare interlocutori assai lontani dalla dottrina cattolica (penso a James Martin o allo pseudo-arcivescovo di Canterbury), ma non sembri disposto ad aprire un confronto con un arcivescovo che gli chiede pubblicamente ragione di questioni teologiche fondamentali?

Lo interpreto come la prova più chiara di ciò che sostengo ormai da diversi anni. Il dialogo della chiesa sinodale non è dialogo: è un dispositivo selettivo. Si dialoga con chi non crede, perché con chi non crede non c’è nulla da difendere; non si dialoga con chi crede, perché chi crede pone domande alle quali non si vuole rispondere. L’udienza che mi era stata accordata fu cancellata senza spiegazioni; negli stessi giorni una “arcivescovessa” anglicana veniva ricevuta con onori e impartiva la sua benedizione presso la Tomba di San Pietro. La sequenza dei fatti è più eloquente di qualsiasi commento.

domenica 27 settembre 2026

In Illo tempore/ la 18ª Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella corrispondente celebrazione domenicale [qui]. Oggi un richiamo particolare a rafforzare la fede e l'azione conseguente, con l'aiuto della grazia chiesta e condivisa. 

In Illo tempore/ La 18ª Domenica dopo Pentecoste

Mentre l'estate cede il passo all'autunno nelle terre dove si è formato l'anno liturgico romano, la Chiesa volge la nostra attenzione al raccolto e al giudizio finale. L'accorciarsi delle giornate conferisce una certa urgenza all'Epistola della diciottesima domenica dopo Pentecoste. San Paolo ringrazia Dio per la grazia elargita ai Corinzi, mentre attendono «la rivelazione del nostro Signore Gesù Cristo» (1 Cor 1,7). Tale rivelazione, l'apocalisse, deve ancora venire. Nel frattempo, nel Vangelo, una casa affollata a Cafarnao diventa teatro di una rivelazione più intima. Cristo afferma di avere l'autorità terrena di perdonare i peccati, e un uomo che era stato portato in sua presenza torna a casa portando il proprio letto.

Domenica XVIII dopo la Pentecoste (Da pacem, Dómine, sustinéntibus te)

La Liturgia di oggi è un'aspirazione al Cielo, dimora di Dio e dei suoi eletti. A questa accennano le invocazioni dell'Introito e del Graduale. L’Alleluia è quello delle Domeniche dopo l’Epifania, che annunziava l’ingresso dei Gentili nel regno dei cieli. Noi raggiungeremo la beata Casa di Dio se, corrispondendo ai suoi doni, vivremo nell'integrità della Fede e nella santità dei costumi finché giunga il tempo del premio (Epistola). Se lungo il nostro cammino terreno cadremo nella paralisi della colpa, Dio, Sempre misericordioso, è pronto a concederci il suo perdono (Vangelo) nel sacramento della Penitenza. Qui trovate l'Ordinario e qui il  Proprio della Santa Messa di oggi.

Domenica XVIII dopo la Pentecoste
(Da pacem, Dómine, sustinéntibus te)

Intróitus
Eccl. 36, 18 - Da pacem, Dómine, sustinéntibus te, ut prophǽtæ tui fidéles inveniántur: exáudi preces servi tui, et plebis tuæ Israël.
Ps. 121, 1 - Lætátus sum in his, quæ dicta sunt mihi: in domum Dómini íbimus. 
Glória Patri…

Eccl. 36, 18 - Da pacem, Dómine, sustinéntibus te...

Orátio
Dírigat corda nostra, quǽsumus, Dómine, tuæ miseratiónis operátio: quia tibi sine te placére non póssumus. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. M. - Amen.
Introito
Eccl. 36, 18 - O Signore, dà pace a coloro che sperano in Te, e i tuoi profeti siano riconosciuti fedeli: ascolta la preghiera del tuo servo e del popolo tuo Isræle.
Sal. 121, 1 - Mi rallegrai per ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. 
Gloria al Padre…
Eccl. 36, 18 - O Signore, dà pace a coloro che sperano in Te,…

Colletta
 Te ne preghiamo, o Signore, l’azione della tua misericordia diriga i nostri cuori: poiché senza di Te non possiamo piacerti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli. M. - Amen.

Il Paralitico che porta il suo letto
è il soggetto del Vangelo di oggi e dà il nome alla decimaottava domenica dopo Pentecoste. Si è notato che l'ordine del Messale colloca questa domenica dopo le quattro Tempora di autunno. Non discuteremo coi liturgisti del Medio Evo, per sapere se ciò si deve al fatto di aver preso il posto della domenica che seguiva sempre l'ordinazione dei sacri ministri, nel modo che altrove abbiamo spiegato (Sabato delle quattro Tempora d'Avvento). Antichissimi manoscritti, Sacramentari e Lezionari la chiamano con questo nome, usando la formula ben nota: Dominica vacat [1].

sabato 26 settembre 2026

Memento per il 29 / Messa in San Pietro per San Michele

L'abbiamo annunciata qui.
Festa di San Michele Arcangelo
Martedì 29 settembre 2026, ore 7,00
Santa Messa solenne
Basilica di S. Pietro in Vaticano
Cappella di S. Michele
“… supplíciter deprecántes: ut eásdem, angelico pro nobis intervéniente suffrágio…”
(Missale Romanum, Secreta in Dedicatione S. Michaelis Archangeli)

Chi vorrà potrà farsi trovare per le ore 6.40 alla Porta del Perugino. Un incaricato accompagnerà i presenti fino alla Cappella di S. Michele per via agevolata.

La soluzione c'è e ha un nome: santità

Continuano le esortazioni di Mons. Strickland. Il vero rinnovamento non nasce dai sinodi, dalle riforme e dagli slogan, ma da anime che rinunciano a sé stesse e vivono fino in fondo la volontà di Dio. Qui l'indice dei precedenti.

La soluzione c'è e ha un nome: santità

Non si può fingere di possedere il profumo della santità. Esso proviene solo dal grano macinato, dall'olio versato, dalla morte nascosta dell'io. La santità è il profumo di un'anima che non dice più "la mia volontà", ma solo "la tua volontà". La santità non è rumorosa. Non si pubblicizza. Ma quando entra in una stanza, i demoni tremano e gli angeli si avvicinano. È il profumo del sacrificio, l'aroma di Cristo che "ci ha amati e ha dato sé stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio di soave profumo" (Efesini 5:2). La riconosci quando la incontri. È la presenza silenziosa di una nonna che prega tutta la notte per i suoi figli ribelli. È la vita nascosta di un'anima consacrata che ha rinunciato a ogni comodità per appartenere interamente a Dio. È l'uomo mite che perdona una grave ferita e non ne parla, perché la porta con sé all'altare.

La libertà della liturgia tradizionale appartiene alla libertà della Chiesa

Ringrazio per la segnalazione don Claude Barthe. Il suo articolo apparso su Res Novae – Perspectives romaines nell'agosto scorso, alimenta le prospettive sulla liturgia tradizionale, di grande attualità e da noi particolarmente sentite. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

La libertà della liturgia tradizionale appartiene alla libertà della Chiesa

La settimana scorsa era quella del 14 luglio[1], dove tra le fanfare dei garden-party macroniani è stata celebrata la «libertà» conquistata con la presa della Bastiglia. Noi che rivendichiamo la libertà della liturgia tradizionale, affermiamo che tale libertà non ha niente a che spartire con la libertà del 14 luglio. Sì, perché secondo alcuni – in particolare i sociologi della religione, come Danièle Hervieu-Léger – i difensori della liturgia tradizionale sarebbero in realtà anch’essi dei «moderni»: nemici di quell’autorità che a parole ossequiano, agiscono sempre e solo di proprio arbitrio. Le cose, in realtà, non stanno così. È vero che nella nostra situazione paradossale questa tentazione può esistere, tanto la modernità è pervasiva. Per non soccombervi, o per non dare l’impressione di farlo generando con ciò stesso scandalo, è importante possedere idee chiare e princìpi saldi.

Vi sono due punti da considerare:
  • Quello dell’azione concreta, dove ci troviamo a dire: dal momento che la riforma liturgica permette mille cose in diecimila varianti, per quale ragione non dovrebbe permettere anche di celebrare secondo la liturgia precedente? Dal punto di vista liturgico, e non solo liturgico (vedi la difficoltà di insegnare il catechismo tradizionale), siamo infatti in qualche modo in uno stato di «occupazione». La liturgia nuova, difettosa nella sua espressione del dogma, spadroneggia. La liturgia tridentina, espressione limpida della fede cattolica, è tutt’al più tollerata.