Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 12 febbraio 2026

Mons, Carlo Maria Viganò a sostegno della FSSPX

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons, Carlo Maria Viganò a sostegno della FSSPX

Non posso che prendere atto con dolore e indignazione del Comunicato diffuso oggi dal Dicastero per la Dottrina della Fede, a firma del Card. Víctor Manuel Fernández, al termine del suo incontro con Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Dopo decenni di umiliazioni, di dialoghi inconcludenti, di concessioni parziali revocate con “Traditionis Custodes”, di silenzi assordanti sulle deviazioni dottrinali e liturgiche diffuse in tutta la Chiesa ed ancor più gravi errori dottrinali e morali promossi dal più alto Soglio, Roma pretende ora di porre come condizione preliminare al dialogo la sospensione delle Consacrazioni episcopali annunciate dalla FSSPX per il 1° luglio — Consacrazioni che non sono atto di ribellione, ma atto supremo di fedeltà alla Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, privata da quasi sessant’anni di Vescovi che predichino la Dottrina integra e amministrino i Sacramenti senza compromessi con l’errore.

Ultima ora: Risultati dei colloqui FSSPX-Vaticano

Il primo incontro tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X è stato dichiarato “cordiale e sincero”, ma il dialogo potrà proseguire solo se la Fraternità sospenderà le previste consacrazioni episcopali, ha dichiarato oggi il Vaticano.

Ultima ora: Risultati dei colloqui FSSPX-Vaticano.

Questa mattina si è svolto l'incontro di alto profilo tra il Cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), e il Superiore Generale della FSSPX, Padre Davide Pagliarani. È stata la prima volta che i due si sono incontrati dopo l'annuncio, il 2 febbraio, da parte di Pagliarani, che la Fraternità avrebbe celebrato le consacrazioni episcopali il 1° luglio di quest'anno.
I dettagli dell'incontro sono stati resi noti tramite una nota firmata dal cardinale Fernández, evidentemente desideroso di riprendere in mano la narrazione dopo che la Società aveva sbalordito la Chiesa e i media con il suo annuncio.
Secondo il Comunicato di una pagina – leggibile qui – i due ecclesiastici hanno discusso di un'ampia gamma di questioni.
In primo luogo, hanno chiarito "alcuni punti presentati dalla FSSPX in varie lettere, inviate in particolare negli anni 2017-2019", tra cui la problematica affermazione del documento di Abu Dhabi secondo cui Dio vuole la diversità delle religioni (qui). Questo è stato identificato come un problema chiave dalla FSSPX nelle sue recenti dichiarazioni pubbliche.
La condizione per la prosecuzione dei colloqui, per i quali saranno fissate tappe e procedure, è la revoca della decisione annunciata. P. Pagliarani riferirà e farà conoscere le determinazioni...

Intervista a monsignor Viganò / “I cattolici si riapproprino del proprio destino, sottraendosi alla dittatura dell’élite e allo strapotere di un’autorità usurpata”

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Intervista a monsignor Viganò / “I cattolici si riapproprino del proprio destino, sottraendosi alla dittatura dell’élite e allo strapotere di un’autorità usurpata”
di Stephen Kokx

Eccellenza, abbiamo letto la sua analisi “a caldo” sui risultati del Concistoro straordinario (qui), e credo si possa dire che – ancora una volta – ha colto nel segno: «Questo Concistoro sancisce la continuità tra Bergoglio e Prevost su tutti i punti controversi dell’agenda sinodale e sull’irrevocabilità del Concilio». Quale crede possa essere lo scenario che si apre dinanzi a noi, come cattolici, dopo le recenti dichiarazioni di Leone sullo “sviluppo dinamico” della Dottrina e della Morale?

Quando sentiamo parlare di “sviluppo dinamico” non possiamo non pensare alla condanna della dottrina eterodossa della cosiddetta “evoluzione del dogma”, secondo la quale la Chiesa avrebbe col passare del tempo e grazie al progresso scientifico delle discipline teologiche una migliore e diversa comprensione della Rivelazione. Si tratta di una vera e propria frode pseudoscientifica, basata sull’evoluzionismo e sullo storicismo filosofico, propagandata dai modernisti sin dai tempi di Alfred Loisy, mediante la quale far credere al popolo cristiano che le loro adulterazioni della Fede e della Morale devano essere considerate come un altro modo di esprimere un medesimo concetto, che per duemila anni il Magistero non aveva saputo esplicitare correttamente. La Chiesa cattolica avrebbe quindi insegnato dottrine che nel corso dei secoli sono state accettate passivamente da un popolo sottomesso e ignorante, e che solo con il Vaticano II e la sua riforma liturgica sarebbero state accantonate. Ovviamente le dottrine che il Concilio ha oscurato o riformulato sono quelle che condannano le sue stesse deviazioni, non ultima la “sinodalità”. I modernisti considerano i dogmi come espressioni provvisorie dell’esperienza religiosa che evolvono e si adattano alle circostanze. La “morale situazionale” di “Amoris lætitia” [qui] e di “Fiducia supplicans” [qui] è un’applicazione pratica di questa impostazione eretica evoluzionistica dagli effetti devastanti, così come è in continuo divenire la liturgia conciliare. È evidente che tutto questo risponde ad un’impostazione teologica antropocentrica e ad una filosofia immanentista.

La bellezza (non) salverà il mondo?

Origine di una frase molto equivocata
La bellezza (non) salverà il mondo?

L’ultima volta è stata poche ore fa: l’ho letta citata da Andrea Bocelli che aveva appena finito di cantare qualcosa durante la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

“La bellezza salverà il mondo,” ha detto Bocelli per manifestare ottimismo sul futuro del pianeta, citando esplicitamente il presunto autore della frase cioè Fëdor Dostoevskij.

È una citazione divenuta ormai spiegazzata e logora come una vecchia tovaglia che uno tira da una parte e uno dall’altra, davanti e dietro.

E ogni volta provo un po’ di sofferenza, perché a dir la verità, la presunta citazione non è un aforisma di Dostoevskij e nemmeno una frase che abbia pronunciato in un suo momento particolare, ma cinque parole inserite nel suo capolavoro L’idiota - 606 pagine nella edizione Einaudi del 1994 - più o meno a metà dell’opera.

mercoledì 11 febbraio 2026

Il cosmo iconico: San Tommaso d'Aquino e la metafisica della partecipazione

Nella nostra traduzione da Substack.com un testo che, al di là di un'ottima recensione, offre spunti interessanti. Sebastian Morello, nella sua monografia The World as God’s Icon: Creator and Creation in the Platonic Thought of Thomas Aquinas, restituisce la dottrina del Doctor Angelicus nella sua reale complessità, senza lasciarsi intimidire dal coro degli interpreti che hanno preferito perpetuare cliché piuttosto che rimettere in questione le proprie certezze. Morello mostra, con rara finezza esegetica, come il tomismo non possa essere ridotto a una semplice opzione aristotelica contro Platone, ma vada compreso come una sintesi più profonda e stratificata, in cui confluiscono, filtrate dal genio personale di Tommaso, molteplici tradizioni filosofiche e teologiche.

Il cosmo iconico: San Tommaso d'Aquino
e la metafisica della partecipazione

Una lunga recensione di un'opera accademica fondamentale

Quando ho aperto per la prima volta la monografia del Dr. Sebastian Morello, "Il mondo come icona di Dio: Creatore e creazione nel pensiero platonico di Tommaso d'Aquino" (Angelico Press, 2020), temevo di trovarvi solo un argomento a favore di un'interpretazione platonizzante. Ma non è stato così. Con mia grande gioia, l'autore presenta la dottrina del Dottore Angelico senza lasciarsi intimidire dalla pletora di pensatori che, invece di rileggere attentamente Tommaso d'Aquino, hanno preferito diffondere sterili cliché sul suo aristotelismo. Il seguente estratto descrive il suo approccio esegetico:
Non passò inosservato che ero profondamente platonico in molte delle mie conclusioni, e non ho mai smesso di esserlo, ma ho piuttosto cercato di sintetizzare ciò che è vero sia nel platonismo che nell'aristotelismo, che ora sostengo caratterizzino in qualche modo il tomismo: una sintesi platonica e aristotelica... e molto altro ancora.

Il 'Per quem omnia'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Minuzie, patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Per quem omnia. Qui l'indice degli articoli sulle formule del latino liturgico.

Il Per quem omnia

Per onorare l'800° anniversario della morte di San Francesco d'Assisi, abbiamo interrotto la spiegazione dell'Ordinario della Messa dedicando alcune settimane al Cantico delle Creature di Francesco. Completato questo, torniamo ora alla Messa. Poiché il nostro ultimo intervento riguardava il Nobis quoque peccatoribus [qui], passiamo ora alla preghiera del Canone che lo segue:
Per quem haec omnia, Dómine, sempre bona creas, sanctíficas, vivíficas, benedícis, et praestas nobis.
Che traduco come:
Per mezzo del quale, o Signore, tu crei, santifichi, vivifichi, benedici e ci doni per sempre tutte queste cose buone.
Il nostro primo compito è determinare i riferimenti alle parole "chi" (quem) e "tutti questi" (haec omnia). Il "chi" è facile, poiché la preghiera precedente termina con "Per Cristo nostro Signore". Dio Padre crea, santifica, vivifica e benedice senza fine attraverso il Suo Figlio, il Verbo per mezzo del quale tutte le cose sono state create. (Giovanni 1, 1) Oppure, per prendere in prestito la struttura di San Massimo il Confessore, nel Verbo (Logos) ci sono tutte le piccole parole (logoi) della creazione, parole che sono i progetti per ogni cosa creata. Tutte le creature, quindi, sono immagini e segni del Logos Divino che le ha amate fino all'esistenza.

L'identità di "tutte queste cose buone" è meno chiara. La preghiera precedente, il Nobis quoque peccatoribus, chiede due cose buone, una parte e una comunione con quindici santi nominati. Ma normalmente non si pensa a una parte e a una comunione come a creature. L'Eucaristia appena consacrata potrebbe essere ciò che la preghiera ha in mente, ma solo se pensiamo prima al pane e al vino (creati) che vengono poi santificati, vivificati e benedetti per diventare il Corpo e il Sangue di Cristo.

Per risolvere questo enigma è necessaria una conoscenza storica della preghiera. A questo punto del Canone, la liturgia romana antica talvolta si fermava per far benedire alcuni prodotti della natura, spesso in concomitanza con l'anno liturgico. Per un battesimo solenne, venivano benedetti acqua, latte e miele; il giorno di Santo Stefano (26 dicembre), foraggio per il bestiame; il giorno di San Giovanni Apostolo (27 dicembre), vino; il giorno di San Biagio (3 febbraio), pane, vino, frutta e semi; il giorno di Sant'Agata (5 febbraio), pane e acqua; la domenica di Pasqua, l'"agnello pasquale"; e il giorno di San Sisto (6 agosto), l'uva. Un residuo di questa usanza permane nel Rito Romano quando il vescovo benedice l'olio per gli infermi nella Messa del Giovedì Santo. [1]

Il Per quem haec omnia, quindi, è molto probabilmente la conclusione immutabile di varie benedizioni un tempo utilizzate durante l'anno. Questo di per sé è significativo, poiché inserendo una benedizione delle creature all'interno del Canone, si stabilisce un legame tra l'Eucaristia e la creazione, e tale legame rimane anche quando non vi è una benedizione particolare di una creatura. Come afferma eloquentemente Jungmann, "L'Incarnazione stessa è stata la grande consacrazione della creazione", [2] poiché, nelle grandi parole del Martirologio Romano della Vigilia di Natale:
Nella sesta età del mondo, mentre tutta la terra era in pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell'Eterno Padre, volendo consacrare il mondo con la sua venuta misericordiosa, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, e trascorsi nove mesi dal suo concepimento, nacque dalla Vergine Maria a Betlemme di Giuda, fatto uomo, nacque secondo la carne il nostro Signore Gesù Cristo.
La formulazione della preghiera è curiosa. Dio Padre, attraverso Suo Figlio, fa quattro cose a “tutte queste cose buone”: le crea, le santifica, le vivifica e le benedice. Per sottolinearne il significato, il sacerdote fa il segno della croce tre volte durante questa preghiera, quando dice “santificare”, “vivificare” e “benedire”, ma non quando dice “creare”. Questo è anche lo schema nel racconto della creazione della Genesi, dove Dio prima crea e poi benedice. E c'è un ulteriore significato mistico. Per San Tommaso d'Aquino, i segni della croce fatti durante il Canone simboleggiano le diverse fasi della Passione. I tre segni fatti qui rappresentano la triplice preghiera di Cristo sulla Croce: “Padre, perdonali”, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” e “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.[3]

L'aggiunta di "santificare" e "ravvivare" può sembrare superflua, ma introduce una dimensione "pneumatologica" (o dello Spirito Santo), riconoscendo così un ruolo trinitario nella creazione e nella redenzione del creato. La santificazione rimanda a quando Dio benedisse e santificò il settimo giorno (Gen. 2, 3), mentre "ravvivare" (vivificas) deriva dalla stessa parola usata per descrivere lo Spirito Santo nel Credo niceno, il Vivificans o Datore di vita.

Guglielmo Durandus vede ancora di più nella preghiera:
E così, “Tu crei” fondando la natura, “Tu santifichi” consacrando la materia, “Tu vivifichi transustanziando la creazione”, e “Tu benedici” accrescendo la grazia. Infatti, ciò che si dice di queste cose è semplicemente una dimostrazione del pronome… “queste cose” – ovviamente, pane, vino e acqua. Egli crea sempre cose buone secondo cause canoniche primordiali. “Tu santifichi” secondo cause sacramentali; “Tu vivifichi”, affinché diventi Carne e Sangue; e “Tu benedici”, affinché preservi l’unità e la carità. [4]
____________________ 
[1] La Messa del Rito Romano: Origini e Sviluppo , vol. 2 (New York: Benzinger Brothers, 1951), p. 260.
[2] Vedi Jungmann, vol. 2, p. 263.
[3] Summa Theologiae III.85.5.ad 3.
[4] Cfr. William Durandus, Rationale Divinorum Officionorum IV.46.9.

martedì 10 febbraio 2026

Poesia di Arturo Graf su Stresa

Nella nostra traduzione da Italia perennis. L'autore parte dalla considerazione che per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Continua la serie che presenta i frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili. Trovo bello e degno di rilievo questo amore per l'Italia, così offuscato qui da noi e il nuovo testo che segue, che ci ristora, dopo le notizie  sugli orrori di Epstein & C.... Precedenti qui - qui - qui.

Poesia di Arturo Graf su Stresa
"Silenzio prodigioso, profonda immobilità, mistero imperscrutabile..."
Robert Lazu Kmita, 5 febbraio

Paradiso perduto e ricordi d'infanzia
Quando avevo solo sette anni, un amico del quartiere mi rivolse uno degli inviti più inaspettati che avessi mai ricevuto: accompagnarlo alla Biblioteca Comunale del mio luogo natale, Galați. Intitolata a un illustre storico e scrittore, Vasile Alexandrescu Urechia (1834-1901), questa cittadella dei libri divenne il paradiso della mia infanzia. Quanti giorni e quante sere non ho trascorso qui? La sala di consultazione, in particolare, mi attraeva come una calamita con i suoi tesori: vecchie enciclopedie e dizionari, tra cui Larousse divenne rapidamente il mio preferito. Imparai il francese copiando articoli da quest'opera monumentale, articoli che, la sera, traducevo a casa, parola per parola, con l'aiuto di un dizionario.

Epstein e il Vaticano: i vertici dello Ior e l’abdicazione di Benedetto XVI

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato nuovi documenti sull'ex finanziere Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali. Le nuove pagine sono tre milioni, inclusi 2mila video che coinvolgono migliaia di persone illustri che rivestono ruoli di responsabilità di diversi paesi: documenti raccolti in decenni di indagini federali su Jeffrey Epstein, finanziere morto in carcere nel 2019, e sulla rete di abusi sessuali su minori a lui collegata. Una serie di orrori inimmaginabili che pone problemi politici, ma anche etici.

Epstein e il Vaticano: i vertici dello Ior
e l’abdicazione di Benedetto XVI


Il 21 febbraio 2013, pochi giorni dopo l’abdicazione di Ratzinger, Jeffrey Epstein scrive a Larry Summers (ex Segretario al tesoro americano) questa email [EFTA01904032]:
“Il cambiamento più importante in Vaticano potrebbe non essere il ritiro improvviso di papa Benedetto XVI, ma il cambio di leadership all’“Istituto per le Opere di Religione”, la banca vaticana. A causa dello status del Vaticano come Stato sovrano, esso è esente dalle norme sulla trasparenza non solo dell’Italia, ma anche dell’Unione Europea. Questo status consente ai suoi clienti d’élite di eludere qualsiasi controllo sui loro trasferimenti di denaro.
Nel maggio precedente, il presidente della banca vaticana, Ettore Gotti Tedeschi, è stato licenziato dopo che le autorità italiane avevano aperto un’indagine su un vasto schema di corruzione in cui sarebbe stato coinvolto. In seguito, durante una perquisizione nella sua abitazione sono stati trovati 47 dossier, tra cui materiale compromettente su alcuni suoi “nemici interni” in Vaticano. Essi contenevano istruzioni su come dovevano essere utilizzati nel caso gli fosse successo qualcosa.
Le intercettazioni delle telefonate di Tedeschi hanno inoltre rivelato che temeva di essere assassinato, perché conosceva i segreti del Vaticano. Verso la fine del 2012 stava collaborando con l’indagine italiana in corso. È a questo punto che il potentissimo Collegio dei Cardinali, in uno degli ultimi atti del pontificato di Benedetto, ha nominato l’avvocato tedesco Ernst von Freyberg presidente della banca.
Poi è arrivata la straordinaria rinuncia di Papa Benedetto”.

lunedì 9 febbraio 2026

Una poesia dimenticata sull'Isola Bella

Nella nostra traduzione da Italia perennis. L'autore parte dalla considerazione che per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Continua la serie che presenta i frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili. Trovo bello e degno di rilievo  questo amore per l'Italia, così offuscato qui da noi... 

Una poesia dimenticata sull'Isola Bella
Gemme nascoste dell'ispirazione letteraria italiana
Robert Lazu Kmita, 31 gennaio

Immagine a lato: Vista dall'Isola Bella

Invisibile eppure perennemente presente ovunque sulla penisola, lo spirito dell'Italia eterna ha ispirato non solo le creazioni dei suoi artisti, che ha generosamente offerto alla cultura universale, ma anche quelle dei viandanti attraverso queste terre, la cui storia ci ha lasciato strato su strato di testimonianze sorprendenti. Esplorare il suo universo inesauribile e scoprire le tracce dell'"Italia perenne" (Italia Perennis) lasciate da scrittori e poeti nelle loro opere è l'intento all'origine di questa newsletter di Substack.

Una recente scoperta in un libro di poesie francese pubblicato nella prima metà del XX secolo si aggiunge a una collezione in continua crescita. Appartiene alla sfera d'influenza esercitata dai tesori del Lago Maggiore, più precisamente dalle Isole Borromee. Molti anni prima che Ernest Hemingway scoprisse questa icona del Paradiso, un poeta e giornalista di lingua francese di nome René Mossu (1901-1970) (1) immortalò la profonda influenza di una visita all'Isola Bella.

Volti e algoritmi: Leone XIV e il compito del giornalismo

Da non sottovalutare; ma da prendere in considerazione e approfondire riflettendo e confrontandosi. Una Nuova Sfida Editoriale, ma non solo... Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.

Volti e algoritmi: Leone XIV e il compito del giornalismo

Non sappiamo più chi decide che cosa vedremo domani sul nostro schermo. Non è un mistero di Stato, è un vuoto: il vuoto di un potere senza volto e senza firma, che orienta ciò che sappiamo del mondo attraverso calcoli opachi. Nel messaggio per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Leone XIV osa nominare questo vuoto: una “manciata di aziende” in posizione oligopolistica, capace di “riscrivere la storia umana – compresa la storia della Chiesa – spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto”. Non è linguaggio devozionale, è diagnosi politica. E, insieme, è un invito a non confondere la corsa dell’innovazione con il cammino del progresso umano.