giovedì 18 ottobre 2018

Per il prof. Ratzinger la nascita di Gesù, Figlio di Dio e Redentore del mondo, è un mito come tanti - E.M. Radaelli

Fra’ Giovanni da Fiesole, detto Beato Angelico, 
Annunciazione di Cortona (1432-3)

Il discrimine tra dottrina cattolica e modernismo e tra verità e falsità è nella fondamentale risposta a questa domanda: è Dio che si rivela per primo all’uomo, o è l’uomo che “scopre” e conosce Dio? Nel testo che segue Enrico Maria Radaelli estrae, col bisturi di una sana teologia, le deformazioni in chiave modernista di uno dei fondamentali della nostra Fede: Il concepimento del Figlio di Dio fattosi uomo nel seno della Vergine Maria.
Comprendo che il linguaggio accademico e l'analisi rigorosa possa scoraggiare alcuni e scandalizzare altri che (come del resto anch'io) hanno vibrato a molte espressioni sapienti e avvincenti di Ratzinger/Benedetto XVI, il quale peraltro ci illudeva con l'ultima parvenza di 'romanità'. E so quanto 'costa' doversi arrendere all'evidenza, anche da me colta in altre occasioni. Ma il problema sollevato da Radaelli in questo capitolo, come nel resto del libro, è reale. Chi legge e decifra la portata del discorso, non può non coglierne l'oggettività nonché constatare la gravità del 'superamento' di un dogma, la cui macroscopica devianza non può restare senza conseguenze. (Maria Concetta Guarini)
Chi vuole può scaricare qui l'articolo in formato PDF.
Questo è il testo dei §§ 71a-b-c, di Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo, Aurea Domus, Milano 2017, nella nuova edizione aggiornata e integrata, disponibile nelle librerie Àncora (Milano e Roma), Coletti (Roma), Hoepli (Milano), Leoniana (Roma). Oppure si può richiedere qui.

71.  PARLIAMO ORA DELLA BEATA VERGINE. « MA PERCHÉ - CHIEDE IL PROF. RATZINGER - DEV'ESSERE VERGINE NON CE N'È MICA BISOGNO ».
71 (A). PER IL PROF. RATZINGER LA NASCITA DI GESÙ, FIGLIO DI DIO E REDENTORE DEL MONDO, È UN MITO COME TANTI CE NE SONO NELLA STORIA OCCIDENTALE ANCHE NELL’EPICA GRECO-ROMANA.
Proviamo ora a studiare più a fondo la Cristologia di Introduzione al Cristianesimo, e precisamente la terza pagina del capitolo intitolato Lo sviluppo della professione di fede in Cristo negli articoli di fede cristologici, primo paragrafo: « Fu concepito di Spirito Santo, e nacque da Maria Vergine » (p. 262).
E anche qui il fulmine arriva a ciel sereno. Di botto. Si fa per dire, perché noi, in realtà, si stava già procedendo da tempo con una certa circospezione, visti i precedenti, e comunque eravamo già sommersi fino alla cintola dall’acqua salmastra e limacciosa del mito, sospinta a piene mani e con tutti i mezzi dal Teologo di Tubinga. P. es., già a p. 264 si leggeva: « Il mito della nascita miracolosa del bimbo redentore è, in effetti, diffuso in tutto il mondo ». 
La ss. Trinità non avrebbe dunque inventato niente: « in esso – scrive l’esimio Professore – si esprime una nostalgica aspirazione dell’umanità: il desiderio di innocenza e di purezza che la Vergine intatta incarna; la brama di un affetto veramente materno, protettivo, solido e buono, e infine la speranza, che continuamente rinasce ogni qualvolta vede la luce una creatura umana – quella speranza e quella gioia che ogni bambino significa ».
E, dopo aver preparato la giusta atmosfera, un po’ di storicismo: « È probabile che anche Israele abbia conosciuto miti di questo tipo; il testo di Is 7,14 (“Ecco, la vergine concepirà…”) si potrebbe spiegare come un richiamo a un’aspettativa del genere, anche se dal tenore di tale testo non si può certamente dedurre che qui si pensi a una vergine in senso stretto », e anche qui glissons sul fatto che il « qui si pensi » mette senza tante storie in soggetto indeterminativo l’Autore divino della grande profezia, Autore del tutto non considerato dal nostro fine Esegeta, perché il suo storicismo acuto riconosce solo la mano dell’agiografo umano, qui il povero Isaia, non mai il Motore divino che la muove: sicché, si desume, non è affatto sicuro che Dio stia sollecitando il Profeta di annunciare che il parto del Salvatore sarà di donna ‘vergine prima, durante e dopo il parto’, ma solo di una qualche giovinetta israelita che, come tutte le sposine di prime nozze, almeno a quei tempi, si presumeva essere, come si dice, semplicemente illibata.  
Continua l’Alemanno: « Se il testo andasse compreso a partire da tali origini, significherebbe che il Nuovo Testamento avrebbe accolto, per questa via indiretta, le confuse speranze dell’umanità; tale motivo primordiale della storia umana non è di certo privo di importanza » (pp. 264-5). Il che significa che anche qui, come nei casi in cui si son viste le modalità con cui si sono formati la teologia trinitaria o il sacro nome di Dio (v. § 4, p. 30), la Sacra Scrittura si farebbe carico, udite udite! di ecumenicamente raccogliere l’atmosfera cultural-sentimentale dei popoli coevi e dell’ambienza spirituale condivisa, e quindi, ben ruminato quest’insieme informe e sfocato di aspettative, lo avrebbe oracolato poi nel topos identitario di una figura che quasi sorge e trasuda da questa sorta di identikit germinato dalle varie elucubrazioni, e ci congratuliamo del risultato. 

È così? Ossia, ancora una volta, Monsignor Professore: si deve ritenere che è sempre l’uomo che fa, congettura, elabora, nei primi conati di quello che potremmo definire un “ecumenismo cultural-religioso ante litteram”? 
Ma, pur se fosse, nella più benevola delle ipotesi, una gentile concessione di nostro Signore, che, come Lei dice, « avrebbe accolto … le confuse speranze dell’umanità »: avere finalmente incarnata davanti a sé la simbolica più rassicurante della Grande Madre, cosa c’entra mai tutto questo Mitologismo “umano troppo umano” con il picco di prodigiosa realtà di un vero, divino, santo miracolo, e non so se Lei mi coglie la differenza?
Tanto più che è per primo proprio il Professore bavarese a porre una decisa distinzione tra « i racconti extra-biblici di questo tipo » e il racconto evangelico della nascita di Gesù, ossia tra potenti e invasive falsità demoniache elaborate in odio a Dio e l’unicità prodigiosa del vero e unico Dio. 
Ed è qui, improvviso, che arriva lo sprofondo: « la divergenza centrale – leggiamo infatti – sta nel fatto che, nei testi pagani, la divinità appare quasi sempre come una potenza fecondante, generatrice, ossia sotto un aspetto più o meno sessuale e quindi come ‘padre’ in senso fisico del bimbo redentore. Nulla di tutto ciò, come abbiamo visto, nel Nuovo Testamento » (p. 265). 
Ripeto: « Nulla di tutto ciò … nel Nuovo Testamento ».
Il Teologo di Tubinga non coglie la sottile, infinita differenza tra i due percorsi: i pagani vedono i loro dèi, esistenti solo nelle loro fantasie malate, allacciare rapporti carnali con le proprie povere vergini, in tal modo sessualmente deflorate, cosificate, reificate in amplessi ributtanti e vomitevoli, mentre il sottile filo realistico, regale, e specialmente vero e santo di Dio discende dal più alto dei cieli per portare l’umile Re dei re della terra in una piccola stanza di Nazareth, coprendo di una pudica « ombra » (Lc 1,35) la Sua azione d’amore e di grazia sulla Vergine purissima, che vergine resterà in eterno: vergine illibata, non toccata, immacolata, il cui Dio sfiora con tocco prodigioso in modo che nel suo grembo incontaminato si inveri fisicamente e spiritualmente l’insediamento del Logos, del Figlio diletto del Padre. Punto. Questi i due percorsi. Questa la differenza. E ci si scusa se è poco.

Quasi presentendo l’ondata di Mitologismo acuto che avrebbe invaso la Chiesa con l’avvento del Modernismo, già Papa Innocenzo III, nel IV Concilio Lateranense (1215), si premurava di affermare: « Gesù Cristo, incarnatosi per l’opera di tutta la Trinità, concepito da Maria sempre vergine con la cooperazione dello Spirito Santo… » etc. (Definizione contro gli Albigesi e i Catari, Denz 801), così precisando che l’intervento di Dio, per generare nella natura umana il Figlio di Dio Gesù Cristo, è un intervento “in atto” proprio nel momento del suo concepimento nel seno della vergine Maria, causando lì un fatto preciso e inequivocabilmente biologico, se pur miracoloso, com’è ovvio, ossia causando un atto che avviene nel tempo, dunque una realtà che però è esattamente quella che rifiuta il Nuovo Teologo ultraidealista, che hegelianamente sostiene che la sua attuazione è avvenuta solo « nell’eternità di Dio ».
Papa Paolo IV, nella Cost. dogmatica Cum quorundam hominum, 7-8-1555 (Denz 1880), confermata da Papa san Pio V e da Papa Clemente VIII, definisce verità de fide ancora la stessa e medesima realtà definita da Innocenzo III: « [Volendo] ammonire, tutti e ciascuno individualmente, coloro che fino a oggi hanno affermato, insegnato o creduto che … nostro Signore … non è stato concepito nell’utero della beatissima e sempre Vergine Maria in virtù dello Spirito Santo, ma, come gli altri uomini, dal seme di Giuseppe, … Noi chiediamo ed esortiamo a nome di Dio Padre onnipotente, e del Figlio e dello Spirito Santo, in forza dell’apostolica autorità… », concludendo, con la formula di rito, di aderire toto corde all’asserzione dogmatica contraria.
Dunque è stabilito più volte dalla Chiesa essere eretico affermare quanto sostiene le Nouvel Théologien Allemand sulla verginità di Maria anche solo per ipotesi, e quattro Papi e un Concilio dogmatico ammoniscono che ogni affermazione in tal senso cade sotto l’anàtema della Chiesa, anche allorché contestualizzata in proposizione ipotetica (tempi verbali al condizionale, predicati dipendenti da atti in potenza), perché essa veicola una nozione di per sé eretica (ossia che la ss. Trinità non sia intervenuta, o avrebbe potuto non intervenire anche materialmente, come necessario, nel concepimento biologico dell’uomo-Dio Gesù Cristo, come uomo figlio di Maria di Nazareth e dello Spirito Santo).
Di tutto il paesaggio dottrinale che, un tassello dopo l’altro, compone l’enorme, mostruoso ircocervo ratzingeriano che darà vita alla Redenziuncola del nulla, configurato dal Bavarese nel suo Introduzione al cristianesimo, questo non è l’aspetto più grave, ma è di sicuro il più raccapricciante. 
E lo è ancor di più, dico raccapricciante, nel momento che non se ne vede colta da nessuno delle migliaia di Pastori sparsi nella Chiesa in questi decenni di tenebre e che pur parrebbero per tanti versi santi e rigorosi, in realtà però, diciamolo con estrema franchezza e linguaggio secco, ricoperti da salami sugli occhi, cerume nelle orecchie, tappi nelle bocche, non se ne vede colta da nessuno, dicevo, la dirompente, atroce sgradevolezza, con ogni evidenza anche ben oltre i limiti della blasfemia.
Non so se salta agli occhi la macroscopica differenza tra i miti pagani e la veridicità cattolica: e posto che è bene avere seri dubbi che i teologi alla Tubinga afferrino la cosa, la si dirà più brutalmente: lo Spirito Santo ha coperto la sempre Vergine Maria della Sua ombra, non compiendo alcun atto carnale con la purissima Sua creatura, come invece lo debbono compiere, per la fecondazione, gli animali, compresa la specie razionale degli uomini, e dunque ne ha preservato in tutto l’integrità verginale, inducendo santamente in lei le disposizioni biologiche necessarie a mettere in atto il processo fecondativo che dallo zigote porterà alla formazione di un organismo umano, insufflandovi l’anima che ne sarà la forma e immettendovi infine contestualmente, secondo sante modalità a noi del tutto e anche molto splendidamente arcane, la natura divina del Logos.
71 (B). I QUATTRO POTENTI MOTIVI DI RAGIONE
CHE SAN TOMMASO INDIVIDUA COME ARGOMENTI IRREFRAGABILI
DELLA CONCEZIONE IN TUTTA NECESSITÀ VERGINALE DEL CRISTO.
Per tornare alla dottrina che si sta discutendo, pare non siano pochi coloro che opinerebbero che « il concepimento verginale [di Maria ss.] non fosse affatto “necessario” al fine dell’Incarnazione – nella sua onnipotenza Dio avrebbe potuto decidere di incarnarsi in qualche altro modo miracoloso, e sarebbe stato egualmente vero Dio e vero uomo – sebbene fosse per varie ragioni “conveniente”, come dice san Tommaso (S. Th., III, 28) »: non risponde ad alcuna dottrina cattolica, questa opinione, perché Dio non aveva dinanzi a Sé una gamma di possibilità più o meno miracolistiche tra cui scegliere la più conveniente: il concepimento verginale della Madre di Gesù era necessario, indispensabile, inevitabile, per quanto possa parere strano riguardo a un volere di Dio, ed è proprio l’Aquinate, tutt’al contrario di quanto suggerito dalle apparentemente veridiche indicazioni bibliografiche che taluni forniscono e da quanto sigillano oggi teologi, professori, monsignori, vescovi, cardinali e Papi con i loro pusillanimi e indecenti silenzi, a limpidamente, diffusamente e nettamente confermarlo, come si vedrà.
Infatti l’Angelico spiega: è necessario, innanzitutto, assicurare all’Incarnazione del Figlio di Dio la massima purezza e gloria già a partire dal concepimento dell’unica creatura necessaria a imprimere il sigillo della natura umana al « Figlio dell’uomo » (Mt 25,31), come si autodefinisce nostro Signore, ossia della madre, giacché il padre biologico, che vi immette il principio attivo, nel suo caso è miracolosamente proprio lo stesso Dio, al contrario di quanto ritiene il Professore di Bavaria, ma esattamente come asserisce il dogma, che nel Concilio di Trento stabilisce: « Come infatti gli uomini,… se non nascessero dalla discendenza del seme di Adamo, non nascerebbero ingiusti, proprio perché, a causa di questa discendenza, al momento di essere concepiti, contraggono da lui la propria ingiustizia… » (Decreto sulla giustificazione, Denz 1523). 
E si noti: il Decreto specifica « di Adamo », non di Eva, perché la trasmissione dell’ingiustizia avviene attraverso il principio attivo, che risiede nel maschio, non nella femmina. 
Sicché, come continua l’Aquinate, « la purificazione previa della Beata Vergine non era richiesta per scongiurare la trasmissione del peccato originale [che, come visto, il dogma dice che si trasmette per padre, non per madre, ndA]; ma perché era necessario [“oportebat”] che la Madre di Dio splendesse del massimo candore. Infatti nessun essere è degno ricettacolo di Dio, se non è puro, secondo il Salmista: “Alla tua casa, Signore, si conviene la santità (Sal 92,5) » (S. Th., I-II, 81, 5, ad 3). 
Il Doctor Communis dice che « era necessario », cioè ‘indispensabile’, ossia era ‘ciò che non poteva essere altrimenti’, che è il contrario dell’essere ‘facoltativo’, ‘possibile’, ‘accidentale’; il che mette in chiaro che già a partire dalla concezione della Vergine il candore di Colei che era stata eletta madre del divino Bambino doveva risplendere come un diamante proprio a causa della sua futura divina maternità. Se questa non fosse stata divina, sarebbe decaduta la necessità che rifulgesse il suo candore fin dal suo concepimento.
Dio, il Dio vero, il Dio uno e trino, non è un ente come quello falso e inesistente della nozione islamica, a cui se esistesse sarebbe permesso tutto e il contrario di tutto, basta sia miracoloso, ma compie solo ciò che è massimamente ragionevole, santo e conveniente per far risplendere sommamente la propria santità: questo è il fine sotteso dal predicato « era necessario [“oportebat”] » visto sopra. 

Sicché san Tommaso poi osserva che « dobbiamo assolutamente credere che la Madre di Dio ha concepito in modo verginale », come spiega in S. Th. III, 28, 1, « perché la dottrina contraria è l’eresia degli Ebioniti e dei Cerinzi, che ritenevano Cristo un puro uomo, nato dall’unione dei due sessi », come nell’ipotesi del Teologo, per il quale il fatto increscioso non sarebbe stato in contrasto con la sua divinità. 
« Del concepimento verginale di Cristo – continua il Santo domenicano a nostra istruzione – si possono addurre quattro ragioni di convenienza », che ritengo necessario riprodurre per intero a beneficio del chiarimento più assoluto di un punto cardinale della Redenzione, e, per converso, rilevare la pericolosa rozzezza di ogni congettura che non riconosca limpidamente come non sia possibile altra modalità del concepimento di Gesù Cristo che non sia proprio quella avvenuta. Eccole:
Primo, perché fosse salvata la dignità del Padre celeste che mandava suo Figlio nel mondo. Infatti, essendo Cristo vero e naturale Figlio di Dio, non era conveniente che avesse altro padre, e che una prerogativa propria di Dio fosse comunicata ad altri.
E con questa prima motivazione già viene annientata la ragione pretesa dal Modernista di Tubinga, che evidentemente non ha letto e non vuole leggere san Tommaso, e fa male, perché se l’avesse letto avrebbe dovuto, prima di tutto, adeguarsi alle sue argomentazioni. Oppure se, studiandole, non le avesse proprio ritenute ragionevoli, avrebbe dovuto come minimo – almeno per la pretesa scientificità, tutta da dimostrare, delle sue pagine –, citare e controbattere le asserzioni tomiste ritenute fallaci dimostrandone punto per punto l’errore, giacché, come si è sopra visto, l’illustre Bavarese sostiene che « la figliolanza divina di Gesù non poggia sul fatto che Gesù non abbia alcun padre terreno; … La figliolanza divina di cui parla la fede non è un fatto biologico, bensì ontologico; non è un processo avvenuto nel tempo, bensì nell’eternità di Dio: Dio è sempre Padre, Figlio e Spirito », confondendo ancora una volta, nel suo Introduzione al cristianesimo, proprio come Spinoza, natura con sopranatura, realizzazione storica con ontologia divina, ambito fisico con ambito metafisico. Confusione però non casuale, ma con una sua precisa logica, scavata e denunciata in tutti i suoi crinali in queste mie pagine, e di cui qui ne emerge solo uno tra i più significativi (e inaccettabili). 

Anzi, a proposito, chiedo venia per non aver messo in risalto come meritava l’invaghimento del Professore di Tubinga, riscontrabile nel suo Introduzione, per la teologia malata (anche) di spinozismo di Karl Rahner s.j., sulle cui distorte linee guida l’esimio Autore si felicita de soi-même d’aver steso interi capitoli del libro, come si legge a p. 89 del suo saggio. 
Così avviene che, sempre a riguardo della confusionaria compenetrazione delle essenze di natura e sopranatura, ma stavolta a proposito della definitività della Rivelazione, der Professor cita il Gesuita sostenendo con lui che, riguardo a ciò che ci è stato donato da Dio  « nel Figlio dell’amore – nuova definizione di Cristo – Dio e il mondo sono diventati una cosa sola » (p. 254). Ma san Tommaso rileva come sia necessario ricordare che, persino nello status gloriæ, le due nature di Cristo sono distinte, e non possono considerarsi mai e in nessun caso « una cosa sola » (v. S. Th., III, 58, 3): niente ircocervi, nella fede cattolica, nemmeno “per modo di dire”.   
Chiedo venia, dicevo, ma ciò fu dovuto alla necessità di far rilevare al massimo, in quello che è il primo saggio critico sulla teologia di Joseph Ratzinger, quanto essa fosse dipendente in primo luogo dall’incontro, piuttosto, con l’altro celebre gesuita errante e fuorviante di quegli anni malnati, il de Chardin, come appunto si è visto, ogni altra infatuazione del Teologo di Tubinga dipendendo dai contributi che potevano offrire le varie nouvelles théologies fluttuanti nel mondo all’epoca (e non solo nella Chiesa, v. lo spazio dato in quel suo lavoro, da der Professor, ai protestanti), per ben modellare il mostruoso ircocervo uscito da quel primo insano connubio, che abbiamo chiamato “Ratzinger-teilhardismo”, o “Redenzione asfaltizzata”.
Sta di fatto che il Professore bavarese utilizzò a piene mani gli sviamenti rahneriani, e non solo stendendo i mantelli teologici del Gesuita sopra i suoi come fossero un tutt’uno, ma dichiarandolo anche, e pure con gran gratitudine.
Torniamo ora alle « quattro ragioni di convenienza » portate da san Tommaso « al concepimento verginale di Cristo ». Ecco qui le tre seguenti (ricordo citate da S. Th. III, 28, 1):
Secondo, perché ciò conveniva alle proprietà personali del Figlio che è stato mandato nel mondo. Egli infatti è il Verbo di Dio. Ora, il verbo viene concepito senza alterazione o corruzione della mente, anzi, un’alterazione di tal genere impedirebbe la concezione del verbo mentale. Poiché dunque la carne fu assunta per essere carne del Verbo di Dio, era conveniente che anch’essa fosse concepita senza corruzione della madre [che si sarebbe avuta con la perdita della verginità, ndA].
Una terza ragione di convenienza è fornita dalla dignità della natura umana di Cristo, in cui non doveva esserci posto per il peccato, perché per mezzo di essa veniva tolto il peccato del mondo … Ma non era possibile che da una natura, corrotta da un atto coniugale, nascesse una carne immune dal peccato d’origine. Sant’Agostino infatti scrive che nel matrimonio di Maria e Giuseppe « mancò soltanto l’atto coniugale: perché non avrebbe potuto compiersi senza una certa concupiscenza carnale derivante dal peccato, e che volle esclusa nel proprio concepimento Colui che non avrebbe avuto alcun peccato » (1 De Nuptiis et Concupiscientia, 12).
La quarta ragione di convenienza è nel fine stesso della Incarnazione di Cristo, che era di far rinascere gli uomini a figli di Dio, « non da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma da Dio » (Gv 1,13), cioè con la sola potenza di Dio. Ora, il modello di quest’opera doveva apparire nel concepimento stesso di Cristo. Ecco il motivo per cui sant’Agostino scrive: « Conveniva che per insigne miracolo il nostro capo nascesse secondo la carne da una vergine, a indicare che le sue membra sarebbero nate secondo lo spirito dalla vergine Chiesa » (De Sancta Virginitate, 6).
E con ciò anche l’eventuale affermazione che il sottoscritto sia l’unico a leggere nelle righe di Introduzione al cristianesimo una teologia sviante e fuorviante è dimostrata infondata, e anzi si dimostra il contrario: per duemila anni il flusso della Chiesa, con Papi, concili dogmatici e santi Dottori di prima grandezza, è stato sempre nella direzione seguita da chi qui scrive, e solo da cinquant’anni si deve registrare un’inversione di marcia, della quale però nessun Pastore ha reso conto, anzi è negata da tutti, compresi i Pastori più apparentemente santi e rigorosi, tranne, per ora, notoriamente, il professor Antonio Livi, che fin dall’uscita del mio La Chiesa ribaltata ha appoggiato toto corde quanto espostovi da chi scrive nei suoi lavori su Ratzinger. Teologi e accademici? Zero. Vescovi e cardinali? Zero. Prefetti e Papi? Zero su zero.

Ma dirò di più: se anche fosse, per ipotesi assurda, che storicamente la Chiesa avesse potuto perseguire da sempre un insegnamento anche erroneo, cosa possibile soltanto se non si fosse mai espressa al grado dogmatico, ossia se non avesse mai definito una verità a un livello che l’avrebbe costretta a chiamare Dio stesso a suffragare le proprie affermazioni o negazioni, a quel famoso Munus clavium che costringe Pietro a dire infallibilmente e soltanto la verità, ecco: anche se si fosse realizzata questa irrealizzabile assurdità, sarebbe valsa però, comunque, la Norma normans, la Legge sopra ogni legge, il Logos divino, che tutti costringe ad asservirle l’intelletto, come si è visto all’inizio, e che gli storicisti di tutta la terra e di tutti i secoli detestano come il peggiore dei nemici, che contro tutto e contro tutti dice sempre e solo, appunto infallibilmente, la verità, e a essa dunque, in ogni caso, ci si sarebbe dovuti adeguare. 
E questo basta a rassicurare, sempre e comunque, tutti gli obbedienti. Gli obbedienti alle leggi della Chiesa, dico.
71 (C). MA IL PROFESSOR RATZINGER INSISTE:
“PERCHÉ MAI LA MADRE DI DIO DOVREBBE ESSERE VERGINE?
NON CE N’È MICA BISOGNO.”
Ignaro di tutto ciò, e non si capisce perché, visto che del miracolo dell’Incarnazione la Chiesa se ne occupa da sempre con tutti quei chiarimenti del dogma e condanne a chi non li osserva che, come visto, mettono al sicuro ogni difficoltà interpretativa, il concetto sopra esposto dopo poche righe è ribadito e confermato dal nostro teologo senza mezzi termini: « La figliolanza divina di Gesù, secondo la fede ecclesiale, non poggia sul fatto che Gesù non abbia alcun padre terreno; la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano » (p. 265). 
E si noti anche qui l’inciso, al solito, del « secondo la fede ecclesiale », che pone uno stacco tra l’Autore e chi secondo lui sostiene la cosa terribile che lui gli fa dire e che conferisce a tale dichiarazione un carattere opinabile, soggettivo, ipotetico, dunque nient’affatto sicuro, obiettivo e fermo come dovrebbe essere.
E anche qui, sempre per chi credeva di non aver capito bene, il prof. Ratzinger, poi Papa Benedetto XVI, precisa: « la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano. La figliolanza divina di cui parla la fede non è un fatto biologico, bensì ontologico; non è un processo avvenuto nel tempo, bensì nell’eternità di Dio: Dio è sempre Padre, Figlio e Spirito » (pp. 265-6). E anche qui tutti avranno notato l’analogo inciso di cui sopra, il “di cui parla la fede”, che distanzia l’Autore della terribilità dal terribile concetto proferito.

Qui si afferma perentoriamente che per determinare, realizzare, concretare in Palestina il Factum assolutamente prodigioso e unico nella storia dell’umanità: la figliolanza divina di Cristo, ossia quella gran cosa che in altri termini porta Dio – Dio – fisicamente, materialmente, biologicamente sulla Terra, non sarebbero affatto necessari, per dar forza di ragione alla dottrina dogmatica che poi si vedrà, e così circoscriverla nella logica aletica, quattro fattori che fino a oggi si credeva invece assolutamente tali, cioè assolutamente necessari. Eccoli. 
  • Primo fattore: al Professore di Tubinga non pare affatto necessario che la donna che porterà a compimento la miracolosa gravidanza sia posta in tale santissimo stato da Dio stesso, pur in modalità a noi umani comunque non acquisibili in alcun modo, essendo ciò un arcano maggiore, quell’arcano che, espresso nel venerando « Et incarnatus est » del Credo, solo nel Rito celebrato dalle origini fino al Novus Ordo Missæ richiede a sacerdoti e fedeli la più adorante genuflessione, e non di rado, da parte della Cantoria, lo “stacco” di un’egualmente adorante melodia atta a significare, col repentino cambio di ritmo e voci che da una monofonia battente si sciolgono nella più sospesa e adorante polifonia, l’inconcepibile, l’ineffabile, il vertiginoso Factum dinanzi al Quale l’umano ammutolisce e adora.
    Nel Novus Ordo, invece, nessuna genuflessione: si salta via la cosa come nulla fosse, così potendo anche qui sgradevolmente riconoscere il perfetto adeguamento della nuova liturgia, in evidente e spudorata minus Dei adoratio, alla teorica storicista che la sottende, quale la ratzingeriana che qui vediamo, teorica che, priva di sensibilità com’è, non sente alcuna necessità di postulare un concepimento miracoloso in cui Dio misteriosamente ma realmente interviene nella formazione corporea di Colui che poi non solo sarà detto, ma che a tutti gli effetti sarà realmente Figlio suo, e oscuramente ma realmente è lo Sposo della donna che a Lui si è data e che per tale totalizzante offerta ha voluto rimaner vergine, ottenendo da Lui la grazia di esserlo prima, durante e dopo il magno evento. Tutto consegue, tutto combacia: lex credendi, lex orandi, come sempre, ma anche similis cum similibus, sicché ognuno celebra la liturgia che si merita: il cattolico celebra la cattolica, il modernista la modernista;
  • secondo: al Professore di Tubinga non pare affatto necessario che il peccato originale, da lui così poco considerato, non si trasmetta assolutamente al Figlio di Dio né per parte di madre né per parte di padre, cosa perseguibile solo seguendo il disegno ineffabile e più che ineffabile di Dio, sicché l’Immacolata Concezione permette di confinarne la trasmissione, per parte di madre, a sant’Anna, che darà alla luce una figlia miracolosamente immacolata del peccato che a ogni concepimento macchia l’anima del nuovo nato, e l’intervento dello Spirito Santo, escludendo, col suo apporto miracoloso ma reale, la necessità dell’amplesso a san Giuseppe, ne confina la trasmissione per parte di padre, così il santo parto è salvo, incontaminato come avesse dato alla luce il primo uomo (e infatti san Paolo, p. es. in Ef 4,24, chiama Gesù “Primo uomo” della Nuova creazione, che si estenderà a tutti i battezzati, della qual cosa però le Théologien Allemand non parla mai);  
  • terzo: al Professore di Tubinga non pare affatto necessario, poi, che sull’eccezionalità di tale concepimento operato da Dio stesso sia stesa l’ombra della pudicizia, ombra che impone che dinanzi a un intervento di tale portata, che in tutta la storia umana non ha eguale, sia universalmente evidente, oggettivo e pubblico il riconoscimento che la donna fatta oggetto di tale divina attenzione non vada in moglie ad alcuno, non abbia assolutamente alcun rapporto carnale con nessuno, ma resti purissima vergine nello spirito e nella carne, come infatti avvenne, v. Lc 2,5: « Cum Maria desponsata sibi uxore prægnante », “Con Maria, sua promessa sposa, che era incinta”: essa andò “promessa sposa” a Giuseppe, ossia – diremmo noi con termini aggiornati – fu promessa a Giuseppe, ma non divenne ‘moglie’ di Giuseppe, il che vuol dire che non fu mai consumato il matrimonio tra i due, però ne fu celebrato il vincolo, a sicurezza della Madre e del Figlio che dovevano poter vivere, adeguatamente protetti sotto tutti gli aspetti materiali e sociali, da una struttura famigliare solida, come poteva essere solo quella rappresentata da Giuseppe d’Alfeo, di stirpe davidica.
    Il Bavarese sostiene che « la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano », ma ciò non è vero, è una bestemmia, prima di tutto perché a chiunque abbia un minimo di consapevolezza di cosa possa voler dire “ricevere un figlio da Dio”, proprio da Lui, direttamente da Lui, dico, pur in un’arcana unione delle due del tutto “incompossibili” nature, e ho detto tutto, a costui, dico, verrebbe il voltastomaco solo al pensare che una donna, una vergine, una fanciulla, per imperscrutabile grazia raccolta nella nube di simili altissime, incandescenti e ineffabili attenzioni, possa aver avuto anche solo un fremito, o aver ricevuto un minimo di tocco di amore umano, fosse anche il più casto, come certo avrebbe potuto essere quello di Giuseppe, figuriamoci se poi avesse dovuto realizzarsi, questo tocco umano, in ciò che pur sarebbe stato necessario avvenisse affinché fosse concepito un essere umano, il Bambinello: inaccettabile è dir poco, e invoco san Bernardo di Chiaravalle, che ebbe un rapporto privilegiato con Maria ss., perché sappia far intravedere a chiunque legga queste righe il giusto fremito di raccapriccio da avere, cioè il conato più tellurico e vomitevole; in secondo luogo, proprio per quel che per primo sostiene lo stesso Tubinghese riferendo dei mille miti religiosi in cui parla di “figli di Dio”, sicché si rendeva necessario tracciare un chiaro spartiacque tra, da una parte, falsi miti, vane dicerie e più o meno turpi sogni, e, dall’altra, la decisa e forte realtà, e l’unico spartiacque realistico da tenere è non permettere in alcun modo che « un matrimonio umano » possa originare una discendenza divina. Come? Facendo svolgere i fatti come si sono svolti, e dandone prova come Dio ha voluto darne prova: gli uni e l’altra nel più perfetto dei modi; in terzo, perché lui per primo dovrebbe dimostrare che un qualsiasi tale, nato da matrimonio umano, è invece, ossia contro ogni evidenza, “figlio di Dio”. Se ci riesce, applausi;
  • quarto: anche « la dottrina della figliolanza divina di Gesù », come qui ogni altra, e lo si è ben visto, nella visione storicistica del Professore di Tubinga perde le sue basi reali, che possono porsi solo nel riconoscimento della necessità metafisica che Gesù Cristo, in cui sono raccolte le due nature: l’umana e la divina, non può nascere altro che da un concepimento umano-divino, escludente per natura ogni purchessia concepimento mere umano. Perdita, questa, delle basi reali, come d’altronde c’era da aspettarsi in un percorso ultra-idealistico e per giunta marcatamente teilhardiano, in cui cioè i due fattori: primo), di inconsistenza di sostanza reale nel Principium e negli esiti, qui vista ai §§ 24-5; secondo), di persistenza del continuum della linea di ascesa dal fango a Dio vista in specie al § 47, portano il loro Autore, cui si riconosce un’esemplare coerenza logica, ad annullare anche nel momento topico dell’Incarnazione il picco del “dràma” posto dall’intervento miracoloso sulla biologia della Vergine, preposta al naturale concepimento di un uomo nel comune decorso, riducendo la cosa a un mero intervento ex post dello Spirito Santo, a nascita avvenuta, che miracolosamente – per cui sempre con intervento arcano – a suo parere “divinizzerebbe” il Frutto dell’incontro consumato come previsto dalla natura umana tra i due coniugi. Dispendio di miracolo, se così fosse, del tutto inutile, fuorviante, e specialmente inconsistente.
Questi quattro fattori, non tenuti in alcun conto dal Teologo di Tubinga, permettono invece di circoscrivere le ragioni decisive per cui il già ricordato Papa san Martino I, nel concilio Lateranense I (a. D. 649-55) fulminò di anàtema chi avesse ritenuto superflua o anche solo messo in dubbio la verginità di Maria, Madre di Dio: « Se qualcuno non professa secondo i santi Padri in senso proprio e veracemente genitrice di Dio la santa sempre vergine intatta Maria, giacché ella in senso proprio e veracemente negli ultimi tempi ha concepito senza seme e dallo Spirito Santo e ha partorito colui che è generato da Dio Padre prima di tutti i secoli, Dio il Verbo, rimanendo inviolata [“incorruptibiliter”] anche dopo il parto la sua verginità, sia condannato [“condemnatus sit”] » (Condanna di errori circa la Trinità e Cristo, Can. 3, Denz 503).
Cade forse il Professore di Tubinga sotto la divina maledizione fulminata con l’anàtema da Papa Martino? C’è da chiederselo seriamente, perché le parole scritte a p. 265 del suo Introduzione, mai ritrattate, pongono a mio avviso certo un problema, tanto più che poi le Théologien d’avant-garde si industria subito a chiarire il proprio pensiero, e in effetti lo chiarisce, aggravando però a ogni rigo di più in più la propria posizione, p. es. spiegando con il suo lessico quello che qui si è riportato sopra: « Infatti – lo rivediamo –, la figliolanza divina, di cui parla la fede, non è un fatto biologico, bensì ontologico ». Ma ciò dà luogo a qualcosa che è molto ma molto meno di quel che è in realtà Gesù, perché l’uomo-Dio è sia ‘figlio biologico di Dio’, nel concepimento umano cui ha partecipato lo Spirito Santo, che ‘figlio ontologico di Dio’ nella filiazione naturale del Logos Figlio di Dio Padre.
Questo è il punto come lo avrebbe dovuto recepire, approvare e poi esporre il Professore di Tubinga. E invece.
Invece der Professor, sempre nell’intento di volatilizzare protestanticamente nel nulla la verginità di Maria, chiarisce e aggrava il suo pensiero, così da giungere a dire che la figliolanza divina di Gesù « non è un processo avvenuto nel tempo, bensì nell’eternità di Dio », scambiando però qui in tal modo, ancora una volta, clamorosamente, quel che è il pensiero eterno di Dio con la sua realizzazione pratica, come se il concepimento avvenuto in Maria fosse unicamente « un processo avvenuto … nell’eternità di Dio »: ma un conto è la predestinazione, ossia il possesso che ha Dio di tutti i possibili come di tutti i reali nel proprio infinito pensiero; altro è la concretizzazione storica e attuativa di una parte di tal suo infinito pensiero, che avviene nella creazione e nel succedersi degli avvenimenti storici che ne seguono, per cui si ha che tutto è senz’altro pensato « nell’eternità di Dio », ma di questo ‘tutto’ le cose realizzate sono solo alcune, e una di queste, l’Incarnazione, è realizzata in certi tempi e in un certi modi, nei quali tempi e modi si incontrano alcuni fattori umani, p. es. la biologia del concepimento, con alcuni fattori divini, i quali però, per ora, restano coperti dall’ombra dello Spirito Santo. 
Si è già visto al nostro § 19, p. 94, l’incapacità fondativa della dottrina ultra-idealista del Tubinghese di tener separate le due cose, ma tale grave, gravissima confusione di principio lo porta poi, come si vede, a sviare su tutto il resto. 

Dunque di riga in riga il rinomato Theòlogus chiarisce e di riga in riga sempre più precipita, giungendo a identificare e anzi persino a far combaciare in un’unicità di essenza (naturalmente quella divina) le due nature (la divina e l’umana) che nella Persona di Cristo la dottrina cattolica insegna invece misteriosamente associarsi. Scrive infatti: « Dio è sempre Padre, Figlio e Spirito Santo; il concepimento di Gesù non significa che nasce un nuovo Dio-Figlio », e si vorrebbe anche vedere, « ma che Dio, in quanto Figlio nell’uomo-Gesù, attrae a sé la creatura uomo tanto da essere lui stesso uomo » (pp. 265-6). 
« Attrae a sé la creatura uomo tanto da essere lui stesso uomo »? 
Ma cos’è, Dio: una calamita?! Teilhardianamente parlando, forse sì. Questo è razionalismo puro, è voler spiegare il mistero della fede con la ragione umana, ovvero risolvere un elaborato congetturato dalla mente divina con argomentazioni cui può accedere l’uomo. Niente di meno cattolico.
Niente di meno cattolico, ma questi sono gli scherzi che gioca il fideismo, chiedere a Livi ragguagli (nel suo Dizionario storico della filosofia, voce Razionalismo). 
Cosa vuol dire mai, infatti, « attrae a sé la creatura uomo »? Questo, se non è spiritismo, poco ci manca. Però è sicuramente “Mitologismo”, come lo chiama il magistero, ossia è voler proiettare una certa affermazione, fatta intorno a una certa realtà, nella vaghezza lontana e sfocata del mito, come il Pensatore farà giusto poche righe dopo, allorché, chiosando il fondamentale versetto evangelico con un « non si dice forse che il neonato sarà chiamato santo, Figlio di Dio” (Lc 1,35)? », con la solita tecnica della domanda retorica, ossia della finta domanda che nasconde la vera ma sviante affermazione, risponde: « La figliolanza divina e la nascita verginale non vengono forse qui associate, imboccando così la via del mito? » (p. 266).
Sì: è proprio “Mitologismo”, e Mitologismo acuto, proseguire per credere: « E per quanto concerne la teologia ecclesiale [ossia il dogma, se pur richiamato sotto falso nome], forse che essa non parla sistematicamente della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù, lasciando così trapelare il suo retroscena mitico? » (p. 266). Il ‘retroscena mitico’, ossia irrealistico, è credere che Gesù discenda ‘fisicamente’ da Dio. Risposta: « Non c’è dubbio: la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù è quanto mai infelice e ambigua ». 
Al prossimo paragrafo ci dedicheremo a queste espressioni, che qualcuno, p. es. il sottoscritto, sostiene siano terrificanti, ma se non lo sostengono cardinali o vescovi non c’è da crederci: puro disfattismo antipapalino. Per ora basta chiedersi se Dio, ispiratore di “formule infelici e ambigue”, sia, in un colpo solo, inetto per le “infelici” e bugiardo per le “ambigue”.

Vorrei fosse ben chiaro a tutti quegli eventuali lettori della presente disamina chiamati a esser chierici, vescovi e cardinali, responsabili di seminari, istituti religiosi e conventi, che qui il loro tanto e da tanti decenni apprezzato Professore di teologia sta chiosando piuttosto negativamente, se pur con formule dottamente eleganti, ossia sta semplicemente disprezzando, cioè annientando, le inerranti e inannientabili Sacre Scritture. 
Più ancora: sta esprimendo la sua personale convinzione che le Sacre Scritture, appunto, a suo parere non sono affatto inerranti: sono elaborati culturali, sono frutti di intrecci politico-sociali eccetera, dove Dio non c’entra niente. 
E infatti, soffermandosi su quella che ha definito « la formula della filiazione ‘fisica’ di Gesù » espressa in Lc 1,35 (« sarà chiamato santo, Figlio di Dio »), der Professor conclude: « essa dimostra come la teologia, nell’arco di quasi duemila anni, non sia ancora riuscita a liberare il suo linguaggio concettuale dai gusci delle sue radici ellenistiche ». E meno male, verrebbe proprio da dire. Che non è proprio l’auspicio che si fa il Nostro. Vedremo fra poco cosa il Bavarese vuole nascondere (ma non troppo) col suo linguaggio implesso (ma non tanto).
Chissà, infatti, se i seguaci del cardinal Martini riusciranno a portare a termine l’arduo compito di liberare « dai gusci delle sue radici ellenistiche » il linguaggio dottrinale della Chiesa prima che qualcuno si accorga che ci sono alcuni suoi alti Pastori che andrebbero al più presto esaminati, soppesati, giudicati, magari redarguiti, magari anche censurati, e, Dio li scampi, alla fine pure, e con rigore, anatemizzati, loro e i loro esecrabili, sconci, inaccettabili e antiscientifici manufatti. 

Perché non è che certi concetti, essendo stati scritti con penne di velluto misto seta su carta cachemire in colorazioni morbide e avvolgenti, sono meno devastanti che se fossero stati scritti con acido cloridrico su pietre al vetriolo misto aceto, visto che definire « infelice e ambigua » una qualche Sacra Scrittura vuol dire negare la sua inerranza. Ed è questo che va a sua volta invece negato, rigettato, confutato: la volontà di chi quei cattivi concetti elabora, subdola o meno che sia, di mettere in discussione le Sacre Scritture, o circuirle, o “dimenticare” le chiare esegesi fatte su di esse da due millenni dai Padri e Dottori della Chiesa, volontà che è appunto quella del Teologo di Tubinga, però senza darlo punto a vedere. E quel che preoccupa, non è solo che l’uomo nasconda questo modus operandi ai fruitori del suo cattivo insegnamento, ma che lo nasconda a se stesso, che è il primo ad andarci di mezzo.
71 (D). la “formula della filiazione divina ‘fisica’ DI GESÙ –
CI RICORDA LA CHIESA – È VANGELO. HO DETTO VANGELO.
NO, DICE RATZINGER: È “UN DEBITO CULTURALE ELLENISTICO”.
Ma perché diciamo che quella formula che abbiamo incontrato è contro l’inerranza dei Vangeli? Sembra apparentemente una questione minore, rispetto a quella vista, tutta di contenuto, ma non dobbiamo lasciarci invischiare nella morbida e persuasiva trappola del nostro consumato Teologo, che tende in tutti i modi culturali e linguistici a mimetizzare con sabbia semantica (ripeto: anche a se stesso) le sue mine più dottrinalmente micidiali e devastanti, così da chiamare con termini dall’apparenza molto scientifica quei concetti chiave su cui si innervano i suoi neomodernistici e storicistici teologumeni, concetti che però, così massacrati, perdono il loro valore originario e reale: se si chiama “formula di filiazione ‘fisica’ ” un preciso passo del Vangelo, quel passo perde il suo valore soprannaturale, inerrante e inviolabile in fide et moribus, e, come ogni realtà umana, storica, linguistica o culturale, decade a mero oggetto di giudizio, il quale poi può essere anche negativo, e magari anche infamante, come in effetti è quello affibbiatogli dal Professore, che lo giudica essere una “formula” « infelice e ambigua ». 
Stessa sorte è riservata al termine “teologia”, dietro cui il Teologo nasconde “magistero della Chiesa”, poi alla perifrasi “gusci di radici ellenistiche”, che sta per “lingua di Evangelisti e Apostoli” e così via, in studiato decadimento semantico elaborato attraverso sostituzioni circostanziate e ben mirate dei termini corretti, pertinenti, con perifrasi, voci e termini dall’apparenza scientifica, ma in realtà utilizzati solo per sfuggire dal comune sentire offerto dai termini giusti, smollarne il senso, e così confondere le acque; un’operazione davanti a cui il lettore si chiede: il raggiro è stato fatto ad arte per puro intellettualismo, o sotto sotto covava un Machiavelli in salsa bavarese?
Non sapremo mai, insomma, se le radici di questo falso ideologico elaborato dal mite Teologo affondino in un cuore puro o invece doppio: di certo l’intellettuale in questione ha potuto raggiungere comunque un obiettivo oggettivamente riscontrabile, che è quello, come si diceva, di aver potuto permettersi un giudizio di valore, e per di più di valore duramente negativo, su un versetto del Vangelo, e che versetto! senza essere censurato da nessuno, il che è davvero un bel risultato.      
Non solo: perché in questo modo i suoi innovativi teologumeni sono entrati in tutta tranquillità nelle menti dei suoi milioni di lettori di ogni ordine e grado come fossero ovvie e molto scientifiche verità, e così lì esplodere: però senza rumore, senza che nessuno se ne accorgesse, come avvenuto. E la Chiesa si è ritrovata tutta felicemente “ratzingeriana”, anno dopo anno, esplosione dopo esplosione, senza colpo ferire, senza un suono, senza censure, nulla. Proprio come diceva Buonaiuti: « Non contro Roma, né senza Roma, ma con Roma e in Roma ». È così che si fa: il guscio è cattolico, ma la sostanza è modernista.

Torniamo a p. 266, dove, tra vari e più o meno velati suggerimenti a giudicare “mitiche” le nozioni espresse nei Vangeli e poi nei dogmi, gli uni derubricati a « racconto », gli altri a « teologie ecclesiali », l’Accademico fissa la definizione della « formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù »:
…nel racconto di Luca, nel contesto della promessa del concepimento miracoloso, non si dice forse che il neonato « sarà chiamato santo, Figlio di Dio » (Lc 1, 35)? La figliolanza divina e la nascita verginale non vengono forse qui associate, imboccando così la via del mito? E per quanto concerne la teologia ecclesiale, forse che essa non parla sistematicamente della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù, lasciando così trapelare il suo retroscena mitico? Iniziamo da quest’ultima obiezione. Non c’è dubbio: la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù è quanto mai infelice e ambigua; essa dimostra come la teologia, nell’arco di quasi duemila anni, non sia ancora riuscita a liberare il suo linguaggio concettuale dai gusci delle sue origini ellenistiche.
Da queste righe di Introduzione risultano tre possibilità:
  1. che con l’espressione « la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù » il Professor Ratzinger si riferisca al « racconto di Luca », cioè al Vangelo, sicché « infelice e ambigua » sarebbe la Parola di Dio, e Dio stesso risulti dunque, come detto, inetto per “infelice” e bugiardo per “ambigua”;
  2. oppure che con tale espressione il Professor Ratzinger si riferisca alla « teologia ecclesiale », ossia al dogma, sicché « infelice e ambigua » sarebbe ancora la Parola di Dio, dunque Dio stesso, se pur mutuato stavolta dal Magistero della Chiesa, che ne raccoglie e illustra quello che è comunque l'indefettibile e vincolante insegnamento nel tempo; 
  3. oppure che il Professor Ratzinger si riferisca a entrambe le accezioni: Vangelo e successivo Magistero.
Il fatto che l’Autore, subito dopo essersi riferito alla « teologia ecclesiale », dica « iniziamo da quest’ultima obiezione », enunciando lì, per la prima volta, la « formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù », depone a favore dell’ipotesi n. 2), quella della « teologia ecclesiale », tanto più che il Teologo fa notare come a suo avviso sia proprio essa a « parlare sistematicamente » della “fisicità” della divina filiazione. Però…
Però c’è un però, anzi ce ne sono tre: il primo è che, quando parla di « teologia ecclesiale », il Bavarese non cita nessuna formula, nessun preciso pensiero, mentre – e qui siamo già al secondo “però” – quello che chiama « il racconto di Luca », che in effetti potrebbe essere raccolto come “formula” teologica, è citato, nell’arco delle pagine in cui der Professor si sofferma sull’argomento, ben due volte: una a p. 263 e una qui, p. 266. 
Non solo: esso, oltre a essere citato due volte, è anche l’unico passo del Nuovo Testamento a esser citato dal nostro Teologo, e si capisce, perché è di certo anche l’unico a poter essere considerato una ‘formula’, come la chiama, stante che il suo lessico, così lontano dalla Scuola, è spesso incline al pittoresco. 
Il terzo “però”, poi, lo vedremo fra non molto. 

Intanto comunque si rivela inaspettatamente degna di esser presa in seria considerazione l’ipotesi che in effetti la « formula della filiazione divina » sia attribuibile ai Vangeli.  
Per capire se allora riusciamo a dare certezza alla sua attribuzione a essi, magari anche solo in condivisione con una altrettanto possibile attribuzione alla « teologia ecclesiale », vediamo come continua il testo di Introduzione di p. 266:
L’aggettivo ‘fisico’ è qui inteso nel senso dell’antico concetto di physis, ossia di natura o, meglio, di essenza. Esso denota ciò che appartiene all’essenza. Pertanto, l’espressione ‘filiazione fisica’ significa che Gesù è da Dio secondo l’essere e non soltanto secondo la coscienza; la parola esprime allo stesso tempo l’opposizione all’idea della semplice adozione di Gesù da parte di Dio. Ovviamente, l’essere-da-Dio, che viene indicato col termine ‘fisico’, non è inteso in senso generativo-biologico, ma sul piano dell’essere divino e della sua eternità. Esso intende affermare che, in Gesù, ha assunto la natura umana colui che dall’eternità appartiene ‘fisicamente’ (realmente secondo l’essere) alla relazione uni-trina dell’amore divino.
Ma cosa dobbiamo dire, quando un emerito ricercatore come E. Schweizer si esprime, a proposito della nostra questione, nel modo seguente: « Luca non ha interesse per la questione biologica, e perciò non varca il limite che dà accesso a un modo di intendere metafisico »? In questa affermazione quasi tutto è falso. 
E qui vien fuori il terzo “però”: che importanza infatti può aver mai il peregrino parere di un protestante tra i tanti, di un eretico come uno Schweizer qualsiasi, per quello che dovrebbe essere solo un rigoroso Pastore cattolico, se non di rilevarne l’aspra opposizione su un punto teologico nodale, così da rendere ancor più palpabile, da parte del Pastore cattolico, il proprio punto di vista peregrino, che non solo non vuol essere ortodosso, consueto e aderente alla Norma normans cattolica, ma neppure a un punto di vista eretico come già è il protestante? 
Il fatto è che qui la questione che sta tanto a cuore al Teologo, e che nella sua visione soteriologica è in effetti fondamentale, è diretta a Luca, ai Vangeli, e dunque la « formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù » è ancora da cercare lì, ed è ancora essa la « formula infelice e ambigua », proprio perché (si intende: per il Teologo di Tubinga e per la sua particolare concezione del dogma cattolico) essa è fondamentalmente e originariamente inadeguata. Perché inadeguata? Lo vediamo subito, proseguendo la lettura (siamo a p. 267):
Ciò che più sbalordisce è la tacita equiparazione, che qui viene istituita, fra biologia e metafisica. La figliolanza divina metafisica (ontologica), a quanto pare, viene qui fraintesa come discendenza biologica e quindi totalmente capovolta nel suo significato. Essa è invece, come abbiamo visto, proprio l’energico rifiuto di una concezione biologica dell’origine di Gesù da Dio. È certo possibile che si scontenti qualcuno dovendo dire espressamente che il piano della metafisica non è quello della biologia. La dottrina ecclesiale della figliolanza divina di Gesù non è il prolungamento del racconto della nascita verginale, bensì il prolungamento del dialogo Abbâ-Figlio.
Questo testo ribadisce con forza l’inadeguatezza concettuale della « formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù » per esprimere l’idea che l’Autore di Introduzione al Cristianesimo si è fatto della cosa: egli ritiene che non si possa assolutamente parlare di “paternità biologica”, o “materiale”, di Dio, ma di “paternità fisica” sì, perché per “fisica” si deve intendere, dal suo calco greco, “essenziale”, cioè paternità ontologica, eterna, ossia quella per la quale la ss. Trinità, per quanto riguarda le Persone la cui processione è dovuta alla generazione, è costituita da un Padre generante e da un Figlio generato. 
E tutto ciò perché il Teologo, contravvenendo alle precise e peraltro ineludibili direttive dogmatiche viste sopra, emanate dalla Chiesa nei secoli, esclude una paternità “storica”, materiale, biologica di Dio, riconoscendogli solo quella dovuta alla conformazione metafisica delle Tre Persone.
Si capisce allora che quella che l’Autore ritiene inadeguatezza sarebbe l’incapacità di san Luca, medico greco, e di chi poi elaborerà la « teologia ecclesiale », ossia il Magistero della Chiesa, di dire limpidamente come stanno le cose, tanto che sopra si è visto come le Théologien Allemand si lamenti che quella « formula », ossia il bellissimo greco con cui il colto Evangelista aveva steso la sua testimonianza, pardon: il suo racconto, riesca per duemila anni ad avere il sopravvento sul vero concetto che sarebbe da cogliere dalle sue parole, e che è ciò che finalmente proprio lui, il Modernista di Tubinga, Deo gratias, ha fatto.

E ora possiamo capire meglio da dove vengono, qual è l’origine che il loro Autore dà loro, le righe tanto discusse:
« La formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù [= il Vangelo di san Luca, 1,35] è quanto mai infelice e ambigua [= è inadeguata al suo vero significato]; essa dimostra come nell’arco di quasi duemila anni [= in tutto il Magistero della Chiesa], non sia ancora riuscita a liberare il suo linguaggio concettuale [= non sia ancora riuscita a liberare il dogma] dai gusci delle sue origini ellenistiche [= dalle parole e dalla cultura specifiche che lo imprigionano culturalmente e linguisticamente] ». 
Infatti l’espressione « origini ellenistiche » non è che un altro modo, sempre velato, dietro cui il Teologo nasconde il Vangelo di san Luca, perché certe cose bisogna dirle senza dirle, e il Vangelo lui lo vede imprigionato in infelici ambiguità che nemmeno il linguaggio bimillenario della « teologia ecclesiale » (altra dizione velata per dire senza dire un’altra cosa da suggerire senza esporsi, e cioè, come si disse, il magistero della Chiesa) è riuscito a « liberare », cioè a coglierne la verità ivi nascosta. 
Detto altrimenti, il Professor Ratzinger ritiene che ci sia una sostanziale continuità tra san Luca e il successivo Magistero.
Però purtroppo, dice lui, è una continuità tutta a sfavore della verità profonda delle cose, le quali, sia in san Luca che nel Magistero, sono espresse comunque assolutamente inadeguatamente, e questa congenita inadeguatezza è “ellenistica”, è cioè solo un fattore linguistico, un portato storico-culturale, che come tutti i portati storico-culturali imprigiona la verità vera delle cose in carceri semantiche, da cui però une bonne et nouvelle herméneutique saprà ben liberarla. 
Ed è come se il Bavarese dicesse: “Il Vangelo imprigiona il dogma nella falsità, e il dogma ne segue pedissequo le orme, ma noi, i Nuovi Teologi, i Teologi della libertà, libereremo entrambi, e faremo finalmente volare alta, nei cieli, la verità”.

Conclusione: delle tre ipotesi di attribuzione vale senz’altro la n. 3), la terza, per la quale possiamo dire che il Professor Ratzinger riferisce quella che egli chiama « la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù » sia al « racconto di Luca », sia alla « teologia ecclesiale », cioè sia al Vangelo che al Magistero che ne consegue nella santa Tradizione della Chiesa. Cvd. 
Dunque si hanno tutte le ragioni per ritenere scandaloso, aberrante e persino stupefacente che in cinquant’anni nessun responsabile della Chiesa, nessun Pastore degno di tale nome, tra accademici, monsignori, vescovi, cardinali e Papi, abbia mai sentito il dovere di sollevare quantomeno una perplessità su tale avventato giudizio, di essere essa un’espressione « quanto mai infelice e ambigua » sia come Vangelo che come Magistero.

Nella prima stesura di questo saggio mi ero limitato a segnalare che il Professore attribuisce quelle parole di sicuro al Vangelo, dunque alla prima delle ipotesi fatte, ma ciò solo per la necessità che avevo, di fargli giungere al più presto la mia disamina. Che Joseph Ratzinger colpisca anche il dogma, oltre al Vangelo, vien da sé: il fatto che il Professore dia per scontato che le Sacre Scritture siano erranti costituisce il primo vulnus del dogma, perché colpisce il dogma che sta a fondamento di ogni altro dogma, e che è il dogma della loro inerranza, v. Papa Leone XIII, Enc. Providentissimus Deus, Denz 3292-4.
Ritenere che poi il Vangelo non sia adeguato al messaggio divino di cui è latore (« la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù è quanto mai infelice ed ambigua »), significa non riconoscergli la perfezione veritativa che ha, e da ultimo dunque, se la logica ha un senso, essendo imperfetto, persino non essere esso, il Vangelo dico, ‘Parola di Dio’.
Ed è questo che vorrei far capire a chi mi legge: che a base di tutti i convincimenti del nostro Prof si trova la convinzione fondativa (= a fondamento di ogni altra sua convinzione) che per lui i Vangeli, e più in generale le Sacre Scritture, non hanno origine divina, ma umana: le formule che vi si trovano sono per lui meri frutti di arabeschi linguistici umani, di vicissitudini di popoli, di miti, di culture e di fantasie spirituali, religiose e sentimentali, come è stato da lui stesso ben illustrato nel suo libro princeps, e ben evidenziato in mille pagine del mio, p. es. i §§ 7-10. Sicché per il Teologo non è affatto indecente, scellerato, o almeno sconveniente sostenere che « la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù è quanto mai infelice ed ambigua », perché egli ritiene di riferirsi a un’elaborazione storica come un’altra, e ciò sostiene nella più convinta e diritta opinione di essere un uomo retto, razionalmente rigoroso, scientificamente corazzato, e per di più uomo di Chiesa, così come gli hanno insegnato all’università. Era ancora cattolica, quell’università?
71 (E). IMPORTANZA DELL’ORIZZONTE FILOSOFICO HEGELIANO
NELLA CONCEZIONE ONTOLOGICA E IMMATERIALE DEL PARTO VERGINALE DI MARIA SS. SECONDO IL PROF. RATZINGER. 
La concezione del Professore di Tubinga sulla reale nozione da tenere a riguardo della “figliolanza di Cristo” ha una parte primaria in quello svampito e grossolano ircocervo teologico che abbiamo chiamato “Ratzingerismo”, perché azzera anche ogni minimo ruolo della materia, della biologia, della creazione, persino in un momento topico come quello in cui Dio, il vero e unico Dio, si incarna, si fa uomo, si fa creatura. Il quale azzeramento è assurdo, essendo proprio quello il momento in cui materia, biologia e creazione non possono non avere un sicuro, decisivo e necessario ruolo, come logica vuole, di essere riconosciuti e celebrati deuteragonisti, applauditi e osannati comprimari, posto che il punto è che si tratta di dar luogo a una Persona composta da due nature, dalle due uniche nature presenti sulla scena universale, una delle quali è proprio quella materiale, biologica, dunque il cui ruolo è decisivo, stavolta, pariteticamente a quello della divina. 
E questa, della partecipazione senza timidezze della creazione alla fattuale realizzazione dell’uomo-Dio, infatti, è, come visto, quella che è sempre stata la dottrina della Chiesa. 

La concezione tutta idealistica, cioè sommamente irreale, del Professore di Tubinga, contribuisce come nessun’altra a svaporare e falsificare ulteriormente la sua visione della realtà, connotando in un senso ancor più idealistico-hegeliano la “Redenzione minimalista”, la “Redenziuncola” di cui si è detto all’inizio: se si toglie a Dio Padre il ruolo che in Cristo Egli ha anche in senso biologico, che è il ruolo attestato da san Luca e che gli riconosce la Chiesa con tutti i suoi Padri e Dottori, col riconoscimento della perfetta verginità di Maria prima, durante e dopo il santo parto, si de-sostanzia ulteriormente la realtà, che è la cardinale operazione che si propone d’attuare il Professor Ratzinger col suo saggio di riferimento, e poi, da Papa, con la sua teologia falsamente veridica di Spe salvi e Lumen Fidei, svaporata e inconsistente come la sua ideologia, come si è visto ai paragrafi che le concernono.
Di tutto ciò, i confutatori di superficie di questa mia analisi non se ne sono accorti punto. Chissà se se ne comincerà ad accorgere un giorno qualche cardinale, o vescovo, o prefetto, o Papa, o qualche sperduto frate domenicano, tra i tanti sedutisi da cinquant’anni anche su cattedre e Troni, e che ancora vi siederanno? E chissà che a quel punto, finalmente, non prendano anche i necessari provvedimenti magisteriali (e liturgici: specialmente liturgici!) per placare lo sdegno oggi più che mai motivato di Dio Padre, e rimettere la Chiesa sulla strada retta?

Poi, in una lunga nota a p. 270, quasi in chiusura al paragrafo, riscontriamo che effettivamente il Professore conoscerebbe bene le proclamazioni dogmatiche della Chiesa sull’argomento, e vorrei vedere, ma in che termini? « Contro le speculazioni con le quali P. Schoonemberg cerca di giustificare il riserbo del Catechismo Olandese sulla questione », e dice: « Fatale a questo proposito risulta soprattutto il fondamentale fraintendimento del concetto di dogma, sul quale poggia », che per il gesuita in questione, secondo il Tedesco, dovrebbe rivestire sempre la forma esplicita manifestata p. es. con la proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione, o per quello dell’Assunta, facendo però così ereticamente concludere al povero Olandese che « contrariamente alle due citate affermazioni – appunto formalmente ed esplicitamente dogmatiche –, sull’argomento della nascita di Gesù dalla Vergine non esiste alcuna dottrina ecclesiale stabilita » (ma non è vero: si è visto sopra quanti Papi abbiano dogmatizzato e fulminato anàtemi sull’argomento). Giacché, dice invece il nostro Teologo:
La sua forma primordiale, quella in cui la chiesa [minuscolo, ndA] esprime impegnativamente la sua fede, è il Simbolo; la professione di fede nella nascita di Gesù dalla Vergine, chiara e inequivocabile nel suo significato, rientra stabilmente sin dai primordi in tutti quanti i Simboli, per cui è una componente essenziale del dogma ecclesiale originario. Sicché l’indagare sul carattere vincolante del Lateranense I o della Bolla di Paolo IV del 1555, come fa Schoonenberg, è tutta fatica inutile; e il tentativo di forzare anche i Simboli, attribuendo loro un’interpretazione meramente ‘spirituale’, non sarebbe, dal punto di vista della storia del dogma, che un diffondere cortine fumogene di nebbia.
Il Bavarese conosce bene dunque dogmi e anàtemi della Chiesa in proposito, e non c’è da stupirsene, ovviamente. E si direbbe anche che li condivida pure, e pienamente, così da porre allora tutti davanti a una scoperta clamorosa: ma allora va tutto bene, il Teologo è a posto, segue perfettamente il dettato della Norma normans, e tutto quello che avevamo messo insieme su di lui è frutto di un grosso equivoco: bisogna rifare tutto, e siamo noi a correggerci!
E invece no. No, perché, se ci fate caso, il nostro pur finissimo Teologo non entra mai nel merito delle formule da lui adottate per riferirsi ai pronunciamenti evocati: 

- quando scrive: « forma primordiale … in cui la Chiesa esprime impegnativamente la sua fede », non specifica in cosa consista tale “forma primordiale” (a parte il fatto che il termine ‘primordiale’ non è certo il più indicato a esprimere la nozione di ‘originario’, o ‘primitivo’, per indicare la terminologia elaborata dalla Chiesa per manifestare correttamente il dogma fin dagli inizi della sua epifania); 
- quando scrive: « professione di fede nella nascita di Gesù dalla Vergine, chiara e inequivocabile nel suo significato », non dice minimamente in cosa si concretizzi il “chiaro e inequivocabile significato”, che così resta nel generico;
- quando scrive: « componente essenziale del dogma ecclesiale originario », non illustra neanche per un attimo in cosa consista il “dogma originario”;

e tutto ciò fa perché sottintende, con tutte queste formule generiche, stese come spessi letti di foglie sulle trappole che nascondono le voragini del suo pensiero, i cunicoli che portano negli abissi del deismo idealista “spirituale ed eterno”, falso e inconsistente tanto quanto convinto sognatore d’amore, tacciando di “Mitologismo”, nel contempo, proprio l’ortodossia cattolica, come in fondo dicono le stesse parole usate, rivelatrici dei retro pensieri del loro Autore: cos’è infatti la pericope « forme primordiali », se non un modo implesso di dire ‘miti’ senza dirlo (‘primordiale’ = ‘mito’)? 
E così pure « dogma ecclesiale originario »: ‘originario’, ossia, nelle categorie mentali di Tubinga, ancora una volta ‘mitico’.
E anche quando der Professor pare contestare « l’interpretazione meramente ‘spirituale’ » dei Simboli, non si creda che rigetti quel Deismo cui invece è abbrancato saldamente come credenza in un vago “essere supremo”, nulla a che vedere col Teismo, credenza in un Dio personale, trascendente e creatore del mondo. Ma si creda solo che il Teologo rifiuta quella che non è la sua interpretazione, che non sarebbe « meramente ‘spirituale’ » solo perché è agganciata alla realtà storicistica e interpretativa da cui ovviamente i Simboli del Credo nascerebbero, come si è visto all’inizio del nostro paragrafo sulla questione.

Però la Chiesa condanna chi proietta in falsi mitologismi gli avvenimenti creati da Dio e da Lui miracolosamente realizzati: « Se qualcuno dice che i miracoli sono impossibili e che di conseguenza tutte le narrazioni che vi si riferiscono, anche quelle contenute nella Sacra Scrittura, devono essere annoverate tra le favole e i miti; o che i miracoli non possono essere mai essere conosciuti con certezza … sia anàtema » (Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, 3.4, Denz 3034). 
Era consapevole, il futuro Prefetto della sacra Congregazione per la dottrina della fede e futuro Papa, che la sua insistenza sui miti, insistenza che si calca e ricalca per tutto il suo Introduzione al cristianesimo, lo avrebbe potuto esporre, e ancora esporre lo potrebbe attualmente, visto che il suo ruolo non è più invulnerabile, a una qualche forma di censura ecclesiastica, posto che in ogni caso questi mitologismi, come tutto il resto, non solo non sono mai stati ritrattati, ma sono stati confermati da quel famoso, e direi ben poco saggio Saggio introduttivo del 2000, che nel suo preciso e incontrovertibile sottotitolo fa capire di voler essere valido « ieri, oggi, domani »? 
71 (F). CONCLUSIONE.
Tutta questa lunga e necessariamente severa disamina su alcune pagine – nemmeno tra le più decisive, ma di certo tra le più traumatiche – di Introduzione al cristianesimo, ci porta a constatare quanto sia lontana, anzi totalmente fuori dalle mappe cattoliche, la dottrina elaborata e insegnata da cinquant’anni, pur con alcune brevi interruzioni, dal Teologo di Tubinga, intorno alla verginità di Maria santissima.
Ma va detto che lontana lo è ogni insegnamento posto in tal suo libro, un insegnamento mai ritrattato, anzi nel 2000 e poi nel 2007 confermato nella sua linea dorsale, ossia nella visione decisamente pseudo-teilhardiana ivi esposta della Redenzione, visione che non ci si può esimere dal definire, dopo infinita riflessione e con immensa apprensione – ma per il bene delle anime bisogna pur farlo, anche se pare scandaloso, ma sarebbe scandaloso non farlo – quanto mai anticattolica, scellerata, irrecuperabilmente modernista.
Libro dunque, quello di Introduzione al cristianesimo, di cui non solo si sconsiglia vivamente la lettura anche se è venduto tutt’ora in tutte le librerie del mondo, ma su cui si sollecita ancor più vivamente ogni Pastore che sia davvero tale, e che senta pesare su di sé le parole terribili di Ez 33,7-9, così da ribaltare la paurosa impressione data da cinquant’anni di silenzio, che di Pastori come richiesti dal profeta Ezechiele non ne sia rimasto uno, a prendere pubblica e severa posizione censoria, tale da riuscire a portare alla luce, finalmente, e anatemizzare come si deve, il Ratzingerismo, questa nefasta dottrina dilagata nella Chiesa in ogni suo angolo, specialmente negli ambienti più cruciali e decisionali, fin sul Trono più alto, senza che nessuno le si opponesse: troppo suggestiva e conveniente, da una parte, e d’altronde del tutto mimetizzabile, come si è visto in cinquant’anni di vita.
È questo ciò che si chiede e si perora con la pubblicazione di queste pagine, così che torni la pace e la vita nella Chiesa: che tutti i suoi Pastori, a cominciare dai più alti, prendano coscienza della grave realtà in cui si trovano, proprio a opera del più stimato di loro, e si adoperino con tutte le forze a correggere in primo luogo il pensiero di questi, e contemporaneamente ripulire la santa dottrina da tutte le deviazioni e le falsificazioni apportatevi, e ciò compiere però solo utilizzando finalmente il massimo dell’entelechia possibile a un Papa: l’enunciazione delle più sante verità assiso sulla Cattedra di Pietro, che è a dire ex cathedra. Ogni altro grado di enunciazione sarà solo finto, falso, peggio che se non fosse mai stato formulato.
* * *

Per completezza, si riporta qui di seguito l’elenco che lo stesso professor Radaelli propone, di quelle che ritiene siano le deviazioni dottrinali di Introduzione al cristianesimo:
  1. la deviazione più sorgiva e iniziale: adozione del modello fideistico kierkegaardiano, secondo cui è impossibile la conoscenza metafisica di Dio (v. qui i §§ 11-21);
  2. la più cataclismatica: conseguente ricorso ai postulati della ragion pratica: sostituzione delle ragioni per credere con la volontà di credere. Rimpiazzata in tal modo la teoria con la praxis, che però, come si sa, non è idonea al ragionamento, ma ne costituisce l’inciampo, cioè l’errore (v. i §§ 7-10);
  3. la più modernista: adozione del dubbio scettico fideista, cioè proprio di ciò che costituisce il più sicuro veicolo di incertezza conoscitiva, a base della conoscenza, in primo luogo della conoscenza insegnataci dalla Chiesa: la conoscenza soprannaturale, o testimoniale, o per fede (v. i §§ 11-6);
  4. la più hegeliana: raddoppio del ruolo papale in “Papato attivo” e “Papato passivo” nell’ambito di un “Papato sinodale”, secondo il più classico e irragionevole, ossia irrealistico e anticattolico schema idealistico hegeliano di “tesi-antitesi-sintesi” (v. il § 22).
  5. la più assurda (ma ideologicamente conveniente): connotare Dio come “Dio Libertà”, caricandolo di tre aspetti di cui poi, per analogia, sarebbe portatore il mondo da Lui creato: incomprensibilità, inafferrabilità e imprevedibilità: proprio come la nozione di Dio tracciata prima da Maometto (!), e, novecento anni dopo, dagli Illuministi (v. i §§ 24b-6);
  6. LA PIÙ GRAVE: annientamento della Redenzione come ‘Sacrificio di Olocausto di Dio Figlio, in Gesù Cristo, a Dio Padre’, confermato nel 2016 – nell’intervista a Jacques Servais s.j. pubblicata anche dall’Osservatore Romano – come fatto « inaccettabile dall’uomo moderno », cioè, in realtà, dallo stesso Ratzinger (v. i §§ 39-43 e i 62-5);
  7. la più riduttiva: la convinzione che la Redenzione sia “il raggiungimento, in Cristo ‘Omega’, dell’uomo perfetto” di impronta teilhardiana (v. i §§ 44-7);
  8. la più devastante: cancellazione del concetto di peccato come “offesa a Dio”, poi del diavolo, dell’Inferno, del Purgatorio, del Paradiso, nonché della separazione finale e definitiva delle “persone pie” dalle persone “empie”, separazione, anche questa, « inaccettabile dall’uomo moderno », ossia sempre dallo stesso e medesimo Ratzinger (v. i §§ 50-3);
  9. la più anticattolica: la convinzione che le tre Persone della ss. Trinità « dialogano » tra loro, dando così luogo alla patente e incontrollata professione di politeismo di Papa Francesco-Bergoglio (v. i §§ 55-60 e 66);
  10. la più ripugnante: la convinzione che « la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano » (v. i §§ 71);
  11. la più ecumenista: la convinzione che la Chiesa, con le scissioni date dalle disobbedienze e dalle ribellioni degli eretici, sia stata « frazionata in molteplici chiese » (v. il § 72).

71 commenti:

Catholicus ha detto...

« Il mito della nascita miracolosa del bimbo redentore è, in effetti, diffuso in tutto il mondo » : : spiace dirlo, per non offendere tutte le "vedove" ratzingeriane, orfane di cotanta guida spirituale, ma i papi del CV II e successivo postconcilio tutto sono stati (e sono) tranne che veri papi cattolici, cioè veri Vicari e successori del Divin Maestro, che non hanno avuto vergogna o rèmora a contraddire, manipolare e negare in più di una occasione. Perciò, poiché chi nega anche un sol dogma nega tutta la Rivelazione, non vedo traccia alcuna di santità in loro; non parliamo poi di G.B. Montini, per le cui scelleratezze rimando ai copiosi volumi di don Luigi Villa, incaricato da Padre Pio (ed in ciò aiutato da Pio XII) di scovare i massoni che già all'epoca sua infestavano la Curia Vaticana.

tralcio ha detto...

Prendersela oggi con il "Prof. Ratzinger" è un po' darsi martellate alla Tafazzi...
Non perché non siano criticabili certe affermazioni qui citate dal Prof. Radaelli, ma perché sono passati decenni da quelle affermazioni e anche il Prof. Ratzinger da Tubinga ha potuto purificarsi e convertirsi, come sarebbe bene che ognuno di noi sapesse fare.

Attualità. Una delle tante amarezze di queste settimane penose di Chiesa crocifissa e di chierici che crocifiggono ancora il loro Signore insieme alla Sua sposa.
http://www.lanuovabq.it/it/chiesa-massoneria-incontro-manda-in-tilt-due-diocesi
(NB: il "prof. Ratzinger" sulla massoneria la pensa in modo molto differente).

PS: l'articolo è di una lunghezza inversamente proporzionale alla serenità e direttamente proporzionale all'antipatia per il bersaglio principale del livore che lo guida.

Il cristianesimo è l'esperienza storica dell'Incarnazione del Verbo.
Dio, Uno e Trino, la cui familiarità con l'uomo fu perduta con il peccato originale, ha rivelato progressivamente all'umanità decaduta il mistero della Sua presenza provvidente e della Sua volontà salvifica, preparando il momento del farsi uomo, rivelandosi pienamente in Gesù vero Dio e vero uomo. Il mistero è tale da richiedere molta umiltà in chi cerca il volto di Dio. Il rischio, per tutti i professori, è di farne un tema di studio (quasi alla pari tra la nostra intelligenza e l'accessibilità della materia indagata), invece di accettarne, stando rigorosamente al nostro posto, l'incommensurabile Alterità che pure ci visita e ci ama per condurci a Lui. Quando non riusciamo a capire abbastanza e siamo invece curiosi e avidi di farlo, succede di irritarci con chi magari invidiamo un po', finendo con il cascare in qualche nostra costruzione mentale, che non è fatta della semplicità di Dio e della purezza dei timorati di Dio, che perciò lo possono vedere. Vedremo solo i confronti tra di noi, cercando di distruggere ciò che non riusciamo a possedere. Non è bello e soprattutto rischia di essere ben poco cristiano.
Il serpente infatti è astuto, mentre noi lo siamo molto meno, perché il peccato originale fa ancora effetto e noi non siamo come la Vergine Maria, l'Immacolata per volere di Dio.
Se ci mettiamo noi a schiacciare il capo al rettile, è probabile restarne avvelenati.

Amen ! ha detto...

Orazione a San Giuseppe

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua Santissima Sposa.

Deh! per quel sacro vincolo di carità che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, guarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.

Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità: e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché sul tuo esempio, e mercé il tuo soccorso, possiamo vivere virtuosamente, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Così sia.

LEONE PP. XIII

mic ha detto...

Comprendo che il linguaggio accademico e l'analisi rigorosa possa scoraggiare alcuni e scandalizzare altri che (come del resto anch'io) hanno vibrato a molte espressioni sapienti e avvincenti di Ratzinger/Benedetto XVI che peraltro ci illudeva con l'ultima parvenza di 'romanità'. E so quanto 'costa' doversi arrendere all'evidenza.
Ma il problema sollevato da Radaelli in questo capitolo è reale. Chi legge e decifra la portata del discorso, non può non coglierne l'oggettività e la gravità del 'superamento' di uno dei fondamentali della nostra fede.
Riscriverò entranfo più in dettaglio.

irina ha detto...

Radaelli, è un grande.
Grazie, Maria.
Il libro va letto e riletto nella sua interezza e vanno letti anche altri suoi libri. Smontare queste cattedrali autocostruite, che hanno avuto tanta influenza nel pensiero cattolico contemporaneo, è lavoro lungo, meticoloso e renderne interessante e lieve la lettura è da pochi. Nella rilettura l'ho gustato meglio. I rimandi ai Concili, alla Scrittura, a San Tommaso giovano e confermano nella verità. Trovo sempre interessanti i suoi confronti culturali che spaziano dal passato remoto fino alle avanguardie dell'oggi.
Personalmente apprezzo sempre più chi è in grado di dare un giudizio netto. Delle chiacchiere soporifere anche la mia misura è colma. Sto accarezzando l'idea di mettere mano alla lettura di San Tommaso. Chissà se sarò in grado di costruirgli uno spazio degno all'interno del mio tempo?! Grazie ancora Maria, queste letture, che vanno sempre ripetute e ripetute, sono il giusto ricostituente in questo frangente così doloroso e malsano. Grazie.

Anonimo ha detto...

Articolo splendido e lucidissimo. La sua lunghezza è onestamente necessaria per un'analisi precisa di una materia tanto delicata e impegnativa. La lettura laboriosa è ripagata ampiamente dalla serenità della fede ritrovata. Se per tanto tempo nessuno, o pochissimi, nel clero e tra i teologi, ha finora denunciato tale macroscopica devianza, si deve a quella nube di confusione che circondava la testa dei vescovi moderni nella celebre visione della Emmerick. Nube di sostanza non specificata, forse perché composta di molteplici o varie ragioni: cortigianeria verso l'autorità, complicità, ignoranza, distrazione, disinteresse alla verità, accidia, malvagità, eresia. Ratzinger ne esce smascherato per mancanza di fede integra. Se nel frattempo si fosse ravveduto, come qualcuno vorrebbe sperare, sarebbe suo stringentissimo dovere comunicarlo al mondo per la propria e l'altrui salvezza: non risulta però che la riparazione di tale scandalo sia mai avvenuta. Anche da questi fatti occorre il coraggio di tirare al più presto le conseguenze.
TEOFILATTO

Anonimo ha detto...

« Negli ultimi tempi […] satana tenderà insidie al suo calcagno [della Donna, ndr.], cioè ai suoi umili schiavi e ai suoi figli poveri che ella susciterà per fargli guerra. Saranno piccoli e poveri agli occhi del mondo, e bassi davanti a tutti come il calcagno, calpestati e perseguitati come lo è il calcagno rispetto alle altre membra del corpo; ma, in cambio, saranno ricchi della grazia di Dio, che Maria distribuirà loro abbondantemente; grandi ed elevati in santità davanti a Dio, superiori a ogni creatura per il loro zelo ardente e così fortemente sostenuti dall’aiuto divino, che con l’umiltà del loro calcagno, in unione con Maria, schiacceranno la testa del diavolo e faranno trionfare Gesù Cristo » ( San Luigi M. Grignion De Monfort, Trattato della vera devozione alla Beata Vergine Maria, § 54.).

Amici e fratelli, se tale e tanto potere è concesso ai consacrati di Maria, perchè non consacrarci tutti a Lei ?
Entriamo nel Suo esercito , nella "Legione di Maria "!

Consacrazione solenne : 1331 SMMK

Anonimo ha detto...

Splendido articolo dell'ottimo Prof. Radaelli.
Per molti è dura prendere atto della realtà e confondono una sana e doverosa critica con un presunto livore personale!
Ratzinger ha avuto decenni per ritrattare quel libro e non lo ha fatto; molte sue azioni e scritti quando era già Benedetto XVI sono la prosecuzione fedele di ciò che il Prof. R. è stato durante il CVII e negli anni circostanti ad esso.
Succede sempre così a coloro che disturbano il quieto vivere di chi preferisce sentirsi profetare illusioni: ricevono critiche, svalutazioni, rimproveri di voler dividere il popolo di Dio o di essere sotto l'influenza del serpente o superbi...
Si arriva pure a criticare chi smaschera le eresie: quindi tutti i Santi che le hanno combattute avrebbero dovuto farsi i fatti loro perché tanto le eresie le avrebbe vinte la Vergine Maria?
Li tiriamo giù dal calendario perché non hanno capito che a causa del peccato originale non erano in grado di difendere la Fede senza rischiare di essere avvelenati dal rettile infernale?
O forse è lecito criticare soltanto Bergoglio?
Bisognerebbe essere abbastanza umili da capire che così come molti hanno gli strumenti culturali ed intellettuali per criticare Bergoglio c'è anche chi ha gli strumenti culturali ed intellettuali per criticare Ratzinger, Wojtyla, il CVII e tutto il modernismo più moderato.
La nostra fede è ben definita: chi la conosce bene ha il diritto ed il DOVERE di difenderla senza incorrere in critiche inutili.
Il Prof. Radaelli ha contraddetto il dogma in queste sue critiche? Se è così lo si contesti entrando nel merito delle sue singole affermazioni ma si lascino perdere le inutili arrampicate sugli specchi (quelle lasciamole a coloro che attaccano Viganò senza entrare nel merito delle questioni).

Santa Maria Madre di Dio .. ha detto...

Il mondo d'oggi si trova in una drammatica fase di crisi o di passaggio. Ma verso cosa? L'attuale fallimento della modernità prepara forse la fine della storia? Siamo giunti forse alla fine dei tempi e del mondo? I pronunciamenti di molti santi, profeti, apostoli, teologi e papi ci suggeriscono una risposta negativa. Non siamo alla fine dei tempi, ma solo alla fine di un tempo o di un'epoca: quella della rivoluzione gnostica e anticristiana; non siamo alla fine del mondo, ma solo alla fine di un mondo o di una società: quella della Babele planetaria e totalitaria. All'epoca attuale ne succederà una nuova, in cui la Chiesa rinnovata otterrà il maggiore trionfo della sua storia; alla società attuale ne succederà una nuova, in cui la cristianità risorta realizzerà con maggior santità il regno sociale di Cristo. Anzi, l'epoca ventura sarà non solo genericamente cristiana ma anche specificamente mariana, realizzando socialmente il celebre motto ad Jesum per Mariam; la Madonna cioè, da vera regina, governerà non solo le anime ma anche i popoli e le nazioni.
Prof.Guido Vignelli : Fine del mondo? O avvento del regno di Maria?

Il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria sara'/e' preceduto dalla purificazione .
Quale e' il mio ruolo , il mio contributo in questo Trionfo ?
A che punto e' la mia conversione ?
Sono forse io la causa di questo rallentamento ?

Perche' sara'/e' " Per quei pochi , per quei pochi , che il Cuore Immacolato Trionfera' . E' scritto , e' scritto ."
( P.Bamonte Francesco : La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi )

mic ha detto...

Caratteristica del modernismo, sottolineata da Pio X, è l'affermazione della verità in un contesto, per poi deformarla in altri. Il testo preso in considerazione : "Introduzione al Cristianesimo" è molto letto e diffuso e ciò che è evidenziato nell'articolo può sfuggire ad una lettura superficiale, ma chi interiorizza l'Incarnazione come fatto 'ontologico' (e per di più 'mitico') anziché anche ' biologico', quanto perde della concretezza dell'umanità del Signore, la cui natura umana coesiste a quella divina ed è entrata nella storia e non è solo "nell'eternità di Dio", come purtroppo afferma invece Ratzinger?

Anonimo ha detto...

Standing ovation x Tralcio, grazie.

gianlub ha detto...

Ma il prof Radaelli è a conoscenza di quello che stà facendo Bergoglio? Lo Sà che Bergoglio è quello che si profonde in bestemmie varie e profanazioni sacramentali e che copre vari ecclesiastici sodomiti di cui ne approva il comportamento? Ma dove vive questo professore.

Anonimo ha detto...

Io ho letto parecchi libri del card Ratzinger e papa Benedetto (circa 25 + encicliche)
e non ho trovato controsensi o controdogmi.
Ho l'impressione, tutto sommato che si confonda il termine modernismo con modernità della quale e solo della quale, Benedetto è fautore.

Anonimo ha detto...

Falsa la tesi della "purificazione" e "conversione" di Ratzinger, vecchio cavallo di battaglia di Tralcio e non solo.
Smentite, innanzitutto, dallo stesso Ratzinger, che ha sempre sostenuto di non essere cambiato, inoltre si fa finta di non capire che Ratzinger ha ribadito sostanzialmente le sue tesi nel 2000 e poi nel 2016, appena due anni fa. Di cosa parliamo.
Semmai è ingiusto prendersela solo con lui e non anche con i "santi" Giovanni XXIII, Paolo VI e GPII che hanno dato il loro buon contributo all'attuale crisi.
Siamo alle solite!

Anonimo ha detto...

Standing ovation per chi, come al solito, non è entrato nel merito, argomentando e provando.
Siamo al "tifo" acritico.

mic ha detto...

Saggiando cosa c'era nell'aria ai tempi dello scritto di Ratzingher, chi nei suoi studi teologici non si è imbattuto nel programma di demitoligizzazione del messaggio evangelico di Bultmann?

mic ha detto...

Ma il prof Radaelli è a conoscenza di quello che stà facendo Bergoglio? Lo Sà che Bergoglio è quello che si profonde in bestemmie varie e... Ma dove vive questo professore.

Dove vive piuttosto gianlub, visto che ignora che Radaelli, su Bergoglio, ha scritto, tra gli altri, La Chiesa ribaltata e Street theology...

mic ha detto...

Anonimo 13:33
Lei dice di non aver trovato controsensi o controdogmi. E ciò dovrebbe bastarci? Chi ha le orecchie del cuore per intendere non liquida con banalità del genere uno scritto impegnativo come quello in esame, ma lo soppesa e, se non è d'accordo, lo confuta, ma con argomenti e non con battute.

Anonimo ha detto...

Chi non entra nel merito della tematica, forse non ha la controprova per confutare: per cui la si deve ritenere solo come ipotesi dell'autore e non come eresia da parte del "condannato". Per cui ognuno rimane della propria opinione.
Anche se a me sembra ormai un accanimento teologico contro Ratzinger.E già che ci siamo, secondo il prof. Radaelli, Benedetto ha detto qualcosa di giusto nella sua vita? Tanto per sapere.....

Anonimo ha detto...

Per chi volesse approfondire, propongo questi due articoli di qualche mese fa:

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/04/joseph-ratzinger-teologo-non-modernista-ma-moderno/

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/10/perche-ratzinger-non-e-eretico-la-parola-alla-difesa/

Sacerdos quidam ha detto...

"Anche se a me sembra ormai un accanimento teologico contro Ratzinger.E già che ci siamo, secondo il prof. Radaelli, Benedetto ha detto qualcosa di giusto nella sua vita? Tanto per sapere....."

Beh, sì, qualcosa di giusto talvolta l'ha pur detto e fatto: ad esempio anche lui, come già Paolo VI, ha interpretato correttamente i dati del famoso anemometro prima di far schiantare l'aereo...

irina ha detto...

Se si ha il tempo di leggere il libro in questione si constata che intenzione dello scrivente è non solo mostrare al teologo, per una sua correzione personale, la presenza nel suo scritto di molti elementi della filosofia umana contemporanea, in particolare tedesca, e non che esulano dal tracciato teologico di rigore ma, anche vengono riconosciute e riportate nel testo stesso, qui in parte esaminato, le pagine migliori scritte da Ratzinger che onestamente e fraternamente vengono lodate, come onestamente e fraternamente sono state criticate quelle dove si presentavano errori. La fatica di Radaelli non è sterile criticismo ma, una generosa messa in guardia verso errori mai riconosciuti, mai forse individuati. E', se vogliamo dirla tutta e semplice, un'opera di misericordia spirituale. A J.Ratzinger è stata inviata la prima copia del libro, unicamente affinchè lui si ravvedesse, si ravveda.

Anonimo ha detto...

También en el libro "la infancia de Jesús -último de la trilogia "Jesús de Nazaret"- el ya Papa Benedicto XVI ( que escribe como teólogo, no como Papa, cosa que ha criticado mons. Livi ) describe las palabras de la Santísima Virgen al Arcángel San Gabriel "Quomodo fiet istud quoniam virum non cognosco" como un "enigma", desautorizando incluso a San Agustín que ve, con toda la Tradición Apostólica (recuérdese a San Ignacio de Antioquía hablando del Parto de la Virgen) el Voto de Virginidad de la Inmaculada Madre de Dios.
El artículo de RADAELLI es impecable y digno de todo elogio. Fué una calamidad que Ratzinger fuese llamado a Roma por Juan Pablo II en 1982, a la muerte del Cardenal Seper, así como su intervención en el Concilio Vaticano II y su nombramiento para Munich y lo mismo su Cardenalato. Él se opuso a las instantes peticiones de los últimos Congresos Mariológicos celebrados en el pontificado de Juan Pablo II, se opuso, digo, a la Definición Dogmática de la Mediación y Corredención de la Santísima Virgen María (apoyado, lamentablemente, por el ilustre mariólogo español, ya fallecido, padre Cándido Pozo S.J.).

Hermann Sta su Fb ha detto...

Una interpretazione di una frase a Peter Seewald conferma un testo di 50 anni prima, frutto di un lavoro di ricerca teologica, secondo i canoni della metodologia tedesca ? non le sembra una forzatura ? Mentre tutte le affermazioni successive di Ratzinger teologo e Papa, quindi magisteriali, correggono, anzi confutano quella interpretazione ? suvvia. ci si vuole attaccare a Ratzinger per poter affermare se stessi come fa il Radaelli senza tener conto delle realta sopravvenute e del magistero di BXVI, che dovrebbe essere unico criterio di giudizio del suo percorso di ricerca teologica.
Ratzinger si pone nel suo scritto del 1968 come dottore privato, ricercatore in teologia, speculazione ed ipotesi. tesi e confutazione nell'alveo della scuola tedesca. Poi con il passare degli anni confuta le sue tesi, specie quando parla come vescovo e poi come Papa, quindi in modo magisteriale. Non vedo perché non si debba tenere conto di questo. Il fatto che quei libri vengano ripubblicati non significa che siano il pensiero definitivo di BXVI.

viandante ha detto...

... sono passati decenni da quelle affermazioni e anche il Prof. Ratzinger da Tubinga ha potuto purificarsi e convertirsi, come sarebbe bene che ognuno di noi sapesse fare.

Concordo, anche il professore ed il futuro papa hanno (avrebbero?) potuto purificarsi in tutti questi decenni. Come anche noi, ovviamente.
Ma il punto importante per me è un'altro: qui non si parla di questioni personali seppure di drammatica importanza come la conversione e la purificazione. Qui si tratta di persone che svolgono una funzione importantissima a livello ecclesiale. Da quel che loro dicono ne va anche della conversione e della salvezza di innumerevoli anime.
La questione è emblematica di questo nostro periodo storico e della volontà di non più condannare gli errori di nessuno. Abbiamo così avuto una miriade di persone (laici, sacerdoti, vescovi e papi) che non insegnano più la vera dottrina ai fedeli, anzi, almeno si limitassero a non insegnarla e basta. Spesso insegnano invece anche eresie.
È vergognoso!
Il caso del prof. Ratzninger è poi pure esemplare di un certo modo di affrontare i problemi da parte di certi ambienti e di certe diocesi progressiste già prima dell'inizio dell'assise conciliare. Giovani studiosi, senza grandi esperienze di vita e di pastorale sono stati formati per essere mandati a far breccia nelle riunioni conciliari. Attendere che con l'età tutte queste persone ritornino su tutti i loro passi falsi, è cosa quasi utopica, anche se cristianamente non la possiamo escludere.

Sircliges ha detto...

Con tutto il rispetto per il prof Radaelli, che è stato così gentile da regalarmi il suo libro, ho qui spiegato come Radaelli cada in un profondo equivoco e non abbia affatto capito il senso del brano di Ratzinger.

https://lafalsamorte.com/2018/04/02/analisi-eresia-ratzingeriana-ateismo-tomista/

Peraltro Radaelli incorre in un vero e proprio errore teologico laddove ritiene che per Dio fosse "necessario" nascere da un concepimento virginale. Per Dio nulla è necessario se non ciò che gli è proprio in quanto essere necessario. Infatti giustamente San Tommaso osserva che il concepimento verginale era "opportuno".

Il discorso di Ratzinger non dubita del fatto storico del concepimento verginale ma riflette su come tale concepimento sia ben diverso dalle nascite virginali nei miti pagani.

Cesare Baronio ha detto...

La lunga citazione dell'ottimo Redaelli dimostra - se mai ve ne fosse stato bisogno - che anche Ratzinger è della stessa progenie dei suoi immediati predecessori e del suo infaustissimo successore: modernista fin nelle viscere. Ma ciò si sapeva da tempo: bastava leggere gli scritti del fine teologo, che mai ha ritenuto di dover ritrattare questa ed altre eresie di non minor gravità, le quali continuano ad esser autorevolmente insegnate in moltissimi atenei e seminarj dell'orbe cattolico, senza che alcuno abbia sollevato non dico una denuncia scandalizzata, ma nemmeno la seppur minima perplessità.

Mi rallegro sinceramente per la resipiscenza di Chiesa e Postconcilio, che con onestà sta compiendo da alcuni anni un lodevole cammino di revisione di alcune posizioni che in precedenza parevano voler coprire con il manto di una filiale pietà le inverecondie della setta conciliare infeudata in Roma.

Ricordo quando, anni or sono, al solo sentirmi definire l'infame congrega con l'appellativo di setta conciliare mi si tacciava d'estremista. Ma quanto dicevo allora ora è sotto gli occhi di tutti, e la Redazione di questo lodevole blog ha dovuto riconoscere che i miei articoli censorj del passato erano un grido d'allarme non ingiustificato e - alla luce degli avvenimenti odierni - più che fondato.

La conclusione è sempre la stessa: occorre rifiutare il conciliabolo di Roma come un hapax che nulla ha a che vedere con i Concilj cattolici, e che rimarrà uno scandalo nella storia della Chiesa, ma anche un occasione per evitare in futuro il ripetersi di simili turpi congiure ai danni della Sposa di Cristo. Alle quali, come abbiamo visto, non sono alieni i sodomiti di ieri e di oggi, che sotto ricatto o per spirito di ribellione hanno unito la corruzione dello spirito a quella della carne.



Catholicus ha detto...

@ Cesare Baronio : sono anch'io molto lieto della "revisione di alcune posizioni" da parte di questo benemerito sito cattolico, dato che anch'io sostengo da anni che il marcio della Chiesa, l'origine della sua profonda crisi derivi dal CV II, dai papi del Concilio e del postconcilio; e ciò perché è con questi papi e questa assise che i nemici di Cristo hanno conquistato il potere nella Chiesa, pwr condurla fino a questo punto, ed oltre. Quanto al silenzio di papa Benedetto sule malefatte del suo indegno successore, e addirittura alle sue parole di elogio per cotanto successore ("da lui mi sento protetto" ha infatti affermato), forse sarebbe il caso di prendere in esame quanto riporta una blogger di Riscossa Cristiana nell'articolo : https://www.riscossacristiana.it/la-messa-di-sempre-e-linganno-del-summorum-pontificum-di-stefano-arnoldi/, e cioè : http://www.chiesaviva.com/paolo%20VI%20beato%20no/paolo%20VI%20beato%20no.pdf
https://padrepioandchiesaviva.com/uploads/Chiesa_viva_475_O.pdf.

irina ha detto...

Ho letto i due articoli su 'Settimo cielo' riguardo la critica di Radaelli a Ratzinger e la parola alla difesa di Ratzinger da parte di due studiosi. Ora non torno su tutta la storia ma, per quello che ho capito, cerco a modo mio di fare il punto:
Per affrontare i temi teologici Radaelli va alla sorgente del fiume o ci si avvicina più che può, Sacra Scrittura, Tradizione che significa Liturgia, San Tommaso con il patrimonio della filosofia greca, in particolare Aristotele, e della teologia cristiana greca e latina, tenendo sempre d'occhio la filosofia occidentale e la storia della Chiesa nel loro percorso nei secoli;
il moderno Ratzinger parte dalla sponda del tempo in cui si trova e raccoglie l'acqua del fiume, la setaccia come può, per dimostrare che l'acqua sua sempre acqua è, come quella della sorgente.

Non è così, nei fatti che tutti noi possiamo verificare ogni giorno. Se voglio approfondire una parola non vado per la via ad ascoltare la gente che parla ma, prendo un vocabolario e cerco il lemma che mi interessa, cioè vado alla sorgente dove so che posso trovare tutto quanto mi occorre, sinonimi e contrari compresi.
Una volta che mi sono chiarita, sono in grado non solo di comprenderne meglio il significato e l'uso ma, anche quanto la parola può essere stata alterata ed abusata ed il perchè e per come sia bene usarla nel suo significato sorgivo.

Così è per ogni sapere sorgivo nel suo ambito, sia la tavola pitagorica, sia il motore a scoppio, sia la storia della fondazione di Roma. E' alla sorgente che riesco ad avere la conoscenza più genuina, che nel nostro caso è Rivelazione, quindi non c'è spirito del tempo che tenga, tempi moderni o post moderni. No, così è. E' alla sorgente, dove sono le polle della Scrittura, della Tradizione e della sua vena che trovo le indicazioni di cui ho bisogno per non sbagliare.

Non è in un punto x del corso del fiume che comprendo il corso del fiume, ma dalla sua sorgente. Alcune levatrici sono in grado, alla nascita del bambino/a, di capire che tipo sarà. Non so ben ridire cosa intendesse von Balthasar quando parlò di tutto nel frammento, il tutto, a parer mio, lo trovi e/o lo ritrovi nel frammento solo se collochi il frammento alla sorgente, cioè là dove sgorga/ è sgorgata la sua vita.

Anonimo ha detto...

Resta da dimostrare anche che Ratzinger confermi quanto scritto in quel remoto periodo storico; nel suo magistero più vicino a noi, non ha detto nè scritto cose che contraddicessero la dottrina; questo è ciò che conta.

Anonimo ha detto...

Grazie a Dio per l'anima pulita di Radaelli che senza livore, ma per amore a quella verità a cui Cristo ha invitato tutti, analizza una delle sorgenti di male della Chiesa, una sorgente velenosa più del successore in doppia veste petrina (altra invenzione di chimera mostruosa impossibile come pure afferma mons.Bux). Il linguaggio di Ratzinger è il sofisma che inganna e si fatica a seguire, essendo semplice al contrario la verità. Ho sempre sentito che il demonio dice anche 99 cose giuste onde passarne una errata, infatti persino Francesco uno invita a pregare S.Michele e Maria contro Viganò, idem Ratzinger che mimetizza molto meglio il proprio veleno. Ormai si è costretti a scegliere da che parte stare, da parte dei truffatori o della verità, anche nei commenti le scelte ormai son chiare. Grazie a Mic e a chi difende la verità. Se livore noto, non è in voi. Certamente dobbiamo prendere atto che il primo a deragliare nella dottrina (qui parlo solo di dottrina, non dei gravi cattivi comportamenti morali che purtroppo ci sono pure)fu GiovanniXXIII e poi Paolo VI demolitore totale, che fanno il paio coi 2 attuali vaticani. Poi c'è stata Assisi e il bacio al Corano e il B'nay b'rith ...anche per GPII (anche il nome scelto da Woitiwa e Albini è indicativo, Giovanni e Paolo precedenti demolitori). Come si spiega tale demolizione in fede e morale e liturgia se non con un'eclisse della Chiesa (La Salette), un bivio nel 1958...

Sircliges ha detto...

Ma questo l'ho scritto io nel mio post :-/

« il concepimento verginale [di Maria ss.] non fosse affatto “necessario” al fine dell’Incarnazione – nella sua onnipotenza Dio avrebbe potuto decidere di incarnarsi in qualche altro modo miracoloso, e sarebbe stato egualmente vero Dio e vero uomo – sebbene fosse per varie ragioni “conveniente”, come dice san Tommaso (S. Th., III, 28) »

A me pare che Radaelli (al quale scriverò di persona per continuare il dibattito) confonda "necessario" e "conveniente". San Tommaso infatti parla di convenienza.
Inoltre continua ad attribuire a Ratzinger la tesi opposta a quella da lui sostenuta (J.R. sostiene proprio la differenza ontologica tra mito pagano e fatto cristiano).

mic ha detto...

J.R. sostiene proprio la differenza ontologica tra mito pagano e fatto cristiano).

A me non sembra. Riguarderò meglio il testo, ma dalle affermazioni di Ratzinger sull'Incarnazione come fatto 'ontologico' (e per di più 'mitico') anziché anche ' biologico', si perde la concretezza dell'umanità del Signore, la cui natura umana coesiste a quella divina ed è entrata nella storia e non è solo "nell'eternità di Dio", come purtroppo afferma invece Ratzinger....

Anonimo ha detto...

"Non c’è dubbio: la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù è quanto mai infelice e ambigua".
Questa frase di Ratzinger è un vero insulto sia al Magistero che al Vangelo e, per chi avesse difficoltà a capirlo, il Prof. Radaelli spiega molto bene il perché.
Ratzinger NON sostiene la differenza fra mito pagano e "mito" cristiano : Ratzinger prova a dire, con linguaggio da modernista, che soltanto la processione del Figlio dal Padre è realmente avvenuta ma che il fatto che Gesù sia stato concepito verginalmente è un MITO.
Conferma la figliolanza ontologica (processione) ma nega quella fisica (incarnazione).
E questa negazione è fatta in modo quanto mai velenoso: si arriva ad insinuare velatamente che le due cose (Processione e concepimento verginale) sarebbero incompatibili.
Ratzinger non nega la filiazione fisica DA PARTE DI GIUSEPPE, nega la filiazione fisica DA PARTE DI DIO, ossia il concepimento verginale di Maria.
Il fatto che i cattolici degni di questo nome interpretino in modo bonario e cattolico quanto scritto da Ratzinger non toglie che persone dalla fede debole potrebbero essere allontanati dal dogma cattolico e dalla fiducia nei confronti dello stesso Vangelo.
Inoltre conferma i modernisti nel loro osceno storicismo e mitologismo.

fabrizio giudici ha detto...

San Tommaso infatti parla di convenienza.

Non mi pare che San Tommaso fu impeccabile su questo argomento, anzi. Duns Scoto invece - proprio contro il parere dei domenicani - non tirò in ballo anche la necessità?

Dal Timone:

L’argomento da lui elaborato è tecnicamente definito “redenzione preservativa”. Parte da una premessa inoppugnabile: la mediazione salvifica di Cristo è stata perfetta. Questa perfezione comporta che almeno una creatura sia stata preservata in anticipo, ancora prima del suo concepimento, dal peccato originale. Questa creatura purissima è la Madre del Signore, cui si addiceva il “non plus ultra” della santità proprio a motivo della sua missione nella storia della salvezza. Ecco le parole di Scoto: “Cristo esercitò il più perfetto grado possibile di mediazione relativamente a una persona per la quale era mediatore. Ora per nessuna persona esercitò un grado più eccellente che per Maria. Ma ciò non sarebbe avvenuto se non avesse meritato di preservarla dal peccato originale”.

"Comporta che" a me suona tanto di necessità. Sbaglio?

Sircliges ha detto...

Il clou del testo di Ratzinger è:

«Gesù non è mezzo Dio e mezzo uomo, ma interamente Dio e interamente uomo. Il suo essere Dio non comporta una sottrazione al suo essere uomo. Questa è stata la strada seguita da Ario e da Apollinare, i grandi eretici dell’antica chiesa. Contro di essi venne energicamente difesa l’intatta integrità della natura umana di Gesù, rifiutando l’assimilazione del racconto biblico al mito pagano del semidio generato dalla divinità. La figliolanza divina di Gesù non poggia sul fatto che Gesù non abbia alcun padre terreno; la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano. La figliolanza divina di cui parla la fede non è un fatto biologico, bensì ontologico; non è un processo avvenuto nel tempo, bensì nell’eternità di Dio: Dio è sempre Padre, Figlio e Spirito; il concepimento di Gesù non significa che nasce un nuovo Dio-Figlio, ma che Dio, in quanto Figlio nell’uomo-Gesù, attrae a sé la creatura uomo tanto da essere lui stesso uomo. (p 265-266).»

Ratzinger conferma la condanna di Ario e Apollinare e sottolinea la differenza tra la filiazione divina nei miti pagani e nel dogma cristiano - cioè l'opposto di quello che gli attribuisce Radaelli!

Anonimo ha detto...

14:20 - 15:01 Passato e Presente - Giacomo Lercaro il cardinale destituito con il prof.Alberto Melloni
RAI STORIA 19/10/2018
Ve lo segnalo nel caso vogliate confrontare quanto si dira' in TV magari confrontandolo con quanto ravvisato da Don Alfredo Maria Morselli nell'articolo del 2 Ottobre 2017.
https://anticattocomunismo.wordpress.com/2017/10/02/giacomo-lercaro-luci-ed-ombre/

Anonimo ha detto...

anonimo 12,53, non si meni il can x l'aia. ...non significa che nasce un NUOVO Dio Figlio, ma che Dio,in quanto Figlio nell'uomo-Gesù, attrae a sé la creatura uomo tanto da essere lui stesso uomo…. riporto quest'unica frase e la analizzo: Dio Trinità, Padre Figlio Spirito Santo, è da 2000 anni, mi risulta. Sappiamo tutti che è così, quindi da dove si sogna Ratzinger di metterlo in dubbio? Non diciamo mica che ci sono 2 Figli! la quadernità..Poi, DIO IN QUANTO FIGLIO NELL'UOMO GESU', qui sembrerebbe sul serio dire che diviene Figlio nell'uomo-Gesù (peraltro uomo con la minuscola), cioè negare quanto ha negato prima e che è lapalissiano x i cattolici. Andiamo oltre ancora e leggiamo che l'uomo (Gesù) attrae a sé (Sé avrebbe dovuto essere se Figlio) la creatura uomo tanto da essere lui (dovrebbe essere Lui) stesso uomo: cioè l'uomo attrae l'uomo tanto da essere uomo, in sintesi. Io vedo solo confusione in ciò che è tanto semplice, disordine in ciò che è Ordine e nessun rispetto per la Divinità. Vedo il paio con l'affermazione di Paolo VI: il concilio finalmente affianca al culto di Dio che si fa uomo, il culto dell'uomo che si fa Dio. Si completano perfettamente le 2 asserzioni che hanno lo stesso significato, x cui dissero anche, questi pseudopapi, che Gesù ha salvato TUTTI gli uomini incarnandosi x cui dobbiamo pensare a godere la vita invece di fare i profeti di sventura...ed hanno introdotto il tutti al posto dei molti nel canone, non a caso.

Sircliges ha detto...

Non confondiamo. Concepimento verginale e Immacolata concezione sono cose diverse.

Peraltro, come dimostrato da Cornelio Fabro, non è vero che Tommaso negasse l'Immacolata concezione (fu la scuola tomista successiva). Questo però è un altro discorso.

mic ha detto...

Qui nessuno confonde. E' vero che si tratta di realtà diverse ma sono strettamente collegate: L'Immacolata Concezione di Maria (le parole alate di Dante "Vergine Madre figlia del tuo Figlio") prelude al concepimento verginale per opera dello spirito santo e non per opera d'uomo. Ma Gesù di Nazareth è pienamente uomo, in quanto figlio di Maria, e pienamente Dio in quando Figlio di Dio ad opera dello Spirito Santo.
E' stato ampiamente spiegato perché la frase di Ratzinger non esprime questo e cosa esprime.

E l'incarnazione riguarda unicamente l'Uomo Gesù, non tutti gli uomini (Gaudium et Spes, 22). Non ho avuto il tempo di esprimerlo, ma dice bene Anonimo 13:58 (al quale tuttavia contesto l'espressione pseudopapi).
Avevo approfondito qui:
http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2013/10/svnt-nomina-rervm-cose-concrete-quelle.html

Anonimo ha detto...

@Tralcio

Concordo. Più che altro non concordo con cose come questa

“Il Teologo di Tubinga non coglie la sottile, infinita differenza tra i due percorsi: i pagani vedono i loro dèi, esistenti solo nelle loro fantasie malate, allacciare rapporti carnali con le proprie povere vergini, in tal modo sessualmente deflorate, cosificate, reificate in amplessi ributtanti e vomitevoli, mentre il sottile filo realistico, regale, e specialmente vero e santo di Dio discende dal più alto dei cieli per portare l’umile Re dei re della terra in una piccola stanza di Nazareth, coprendo di una pudica « ombra » (Lc 1,35”

Che, unite ad altre cose scritte, trasmettono una idea sostanzialmente negativa e platonica della carnalità e della sessualità, come se anche la sessualità nel Matrimonio fosse un qualcosa di ributtante a cui siamo “costretti” per la sopravvivenza della specie, quasi un male necessario.

Io ovviamente credo nella verginità di Maria come sempre insegnata dalla Chiesa, e credo che anche Benedetto XVI oggi non creda più in alcuni suoi errori (del resto nel 1972 era per la Comunione ai divorziati risposati, ad esempio, e su questo ha cambiato idea e non poco).

Roberto Marchesi

Marisa ha detto...

Non ho le cognizioni necessarie per valutare il lavoro del prof. Redaelli e scrivo da comune fedele, quindi inevitabilmente dirò delle sciocchezze, di cui mi scuso fin d'ora:

a mio avviso occorre non trascurare che 'ci sono tre Ratzinger' con cui fare i conti:

- il filosofo;
- il teologo;
- il papa.

Il filosofo, come ogni filosofo, può essersi spinto su ogni sentiero - anche fuori strada - dove lo ha condotto il suo cogitare umano cerebrale, tutto frontale e magari poco spirituale. Gli accademici fanno queste e altre spericolatezze, che io sappia;

- il teologo fu scelto da papa Wojtyla - essere tutt'altro che incline agli sconti, pur con errori ecumenici post CVII - come garanzia di ortodossia, e il teologo (che si sappia) incarnò questo ruolo in modo ferreo, modo che gli valse soprannomi anche crudeli, il più bonario dei quali fu 'il pastore tedesco';

- il papa - perché investito forse dalla Grazia di stato - è stato un papa come Dio comanda. O ci siamo tutti sbagliati? La tremenda persecuzione di cui è stato fatto bersaglio da parte del mondo a voi non dice nulla? A me dice molto.

Il fatto che non abbia mai ammesso pubblicamente le eresie che può aver propagandato ai tempi della docenza filosofica può essere attribuito al non voler introdurre ulteriore confusione nella mente del clero (i fedeli non se ne sono neppure accorti).

° ° ° ° ° ° °

Spero che queste notevoli disamine contribuiscano a far cadere le mille concrezioni che appesantiscono la nostra unica Chiesa.


La verità è come il cauterio del chirurgo: brucia, ma risana.
(Riccardo Bacchelli)

Catholicus ha detto...

@ Mic: "al quale tuttavia contesto l'espressione pseudopapi" : si, lei ha ragione, Micv, a fare questa contestazione, questa "pulce" all'amico Anonimo 13:58. A mio avviso lui avrebbe dovuto usare il termine "papi della chiesa conciliare" (altrimenti detta anche setta conciliare, da Cesare Baronio e Francesco Lamendola, ad esempio), non certo Papi della Chiesa Cattolica", in quanto quest'ultima è stata soppiantata da una realtà ben diversa, che di cattolico ha mantenuto soltanto il nome, per ingannare e depistare i fedeli (vedasi dove è giunta, a promuovere le famiglie arcobaleno, la pedofilia sacerdotale, tutte le forme d'amore, ed altre amenità del genere, oltre a tutte le eresie dottrinale sparate in questi 60 anni), mentre in realtà è una "chiesa" gnostica e massonica, antropocentrica e non Cristocentrica, desacralizzata, immanente e non Trascendente, sociale (comunistoide) e non spirituale, ecumenista rinnegatrice dell'Extra Ecclesia Nulla Salus (Nostra Aetate, il "sibsistit in" di Lumen Gentium 8/b: insomma tutto l'opposto della vera Chiesa di NSGC, un'inversione che può essere solo di ispirazione o origine diabolica, lucigferina.

Anonimo ha detto...

Roberto Marchesi. Gli DEI pagani (verissimo che non esistono)allacciano rapporti carnali….vomitevoli...., non vedo cosa ci sia di storto in una fase del genere dato che ricordo le storie di Giove, Venere, Giunone ed altri miti come esempi di storie varie basate sul sesso, con adulteri,ratti,tradimenti e altro poco edificante. Poi parla della nascita santa e pura di Gesù, che nulla ha a che fare con la sessualità umana essendone completamente estranea, non essendo ragionevole e accettabile x Dio un'incarnazione con rapporto umano, neppure se benedetto dal matrimonio. Paragone tra miti e nascita miracolosa di Gesù Uomo-Dio. Non c'è alcun paragone col matrimonio. Benedetto XVI ha confermato quanto aveva scritto da giovane, è scritto da Radaelli, sia nel 2000 che nel 2006 (era in Vaticano). Comunque troverà molto materiale sulle affermazioni eretiche di Ratzinger anche dopo il 2005. https://www.radiospada.org/2015/03/j-ratzinger-kasper-e-un-dono-prezioso-per-la-chiesa-gli-scismatici-eretici-orientali-sono-pastori-nella-chiesa-di-cristo/
Maria concepita senza peccato, sempre Vergine Madre di Dio, prega x noi.

Gederson Falcometa ha detto...

"...ma perché sono passati decenni da quelle affermazioni e anche il Prof. Ratzinger da Tubinga ha potuto purificarsi e convertirsi, come sarebbe bene che ognuno di noi sapesse fare".

Tralcio,

Il vero problema della Chiesa è questa libertà di purificarsi e convertisi senza la Chiesa. Oggi ci sono quanti Ratzinger all'interno della Chiesa? Dobbiamo anche aspettare gli altri progressiste purificarsi e convertisi da solo? Chi deve parlare di purificazioni e cambiamenti di uno teologo è il magistero della Chiesa. Um teologo che fa dell'errore o diffende dell'eresie deve essere censurato della Chiesa. Diffendere il cambiamento di Ratzinger, senza l'intervento della Chiesa, è lo stesso che diffendere la libertà per l'errore e per l'eresia. Il problema è che in quanto qualcuno teologo, erra nella Chiesa, porta con sè migliai di persone come Ratzinger ha portato con il libro "Introduzione al cristianesimo".

fabrizio giudici ha detto...

@Roberto Marchesi

L'espressione di sdegno di Radaelli la leggo confinata solo al contesto specifico (le "imprese" degli dei pagani) e non alla questione matrimoniale.

Per l'ultimo paragrafo, penso anch'io che sia probabilmente così per molte cose. "Molte" però non sono "tutte" quelle che sarebbe necessario correggere. Ma perché dobbiamo "pensare"? Perché non lo vediamo scritto da qualche parte? Perché Ratzinger non ha mai scritto nero su bianco una "retractatio" come Sant'Agostino? Leggo in una vecchia catechesi di BXVI:

Meno diffuse ma altrettanto originali e molto importanti sono poi le "Retractationes", composte in due libri intorno al 427, nelle quali sant’Agostino, ormai anziano, compie un’opera di "revisione” (retractatio) di tutta la sua opera scritta, lasciando così un documento letterario singolare e preziosissimo, ma anche un insegnamento di sincerità e di umiltà intellettuale.

Da precedenti discussioni mi risulta che l'opera omnia di Ratzinger venga ristampata ancora oggi senza correzioni evidenti: d'altronde, se ci fossero, relative agli argomenti di cui stiamo discutendo, queste sarebbero state certamente recuperate e rese note nel corso del dibattito... dove sono?

Anonimo ha detto...

Chiedo lumi. Nel suo articolo Radaelli sostiene incidentalmente che il dogma del peccato originale stabilisce che esso è trasmesso da parte di padre e non di madre.

Onestamente non avevo mai sentito di questa cosa, ma potrebbe essere una mia ignoranza. A qualcuno risulta sia così?

Anonimo ha detto...

Mi spiace Maria che tu pensi a questo modo... il testo in questione è "leggermente" storpiato..
La frase: « Il mito della nascita miracolosa del bimbo redentore è, in effetti, diffuso in tutto il mondo », è verissima in tutti i sensi.... ma qui, Ratzinger, partendo proprio dalla MITOLOGIA che prima di Cristo credeva nella "donna vergine" che concepiva una divinità.... dimostrerà invece la verità UNICA dei fatti narrati da Luca e dai Vangeli.... ossia che QUELL'ANELITO che prima era un mito in molte religioni, con il Cristo E' REALTA'.... (ho il testo e lo conosco...)
Ratzinger, nel testo vuole proprio smontare, piuttosto, quelle filosofie e quell'agnosticismo che hanno fatto del MITO di credenze prima dell'avvento del VERO MESSIA, la negazione dell'Incarnazione di Dio... Questo non toglie LA DIFFICOLTA' reale di un pensiero modernista interno al cuore di Ratzinger, ma egli avanzava con fare moderno per dimostrare di poter giungere alla Verità anche con ragionamenti e dialoghi estranei al modo di pensare della Chiesa.... e possiamo certamente dire AVEVA RAGIONE L'APOSTOLO: NON FATE DISCORSI PERNICIOSI, ATTENTI... ma questo vale in tutti i sensi.. perché di tutto ci sarà chiesto conto, anche di aver SEMINATO DUBBI laddove non era necessario :-(
Dorotea Lancellotti su Fb

gianlub ha detto...

Radaelli e Maria Guarini stanno "scherzando col fuoco", perchè è inconcepibile e ne dovranno rendere conto a Dio nel seminare dubbi, il mettere in cattiva luce il Vicario di Cristo il Papa Benedetto XVI sopratutto ora che imperversa satana all'interno della Chiesa.

Silente ha detto...

Ringraziamo il professor Redaelli che, non dimentichiamolo, è stato allievo e amico di Romano Amerio, per la rivelazione di un aspetto non conosciuto e oscuro (in tutti i sensi) del pensiero del Pontefice Emerito (?). D'altronde la sua vastissima cultura teologica, e non solo, la cura e l'acribia documentale, la precisione terminologica rendono i testi di Enrico Maria Redaelli inattaccabili sotto ogni punto di vista. Quindi, anche questi esti su Benedetto.
Alcuni dei suoi libri sono già stati citati qui. Fra tutti gli altri, lasciatemi raccomandare La bellezza che ci salva, un luminosissimo, denso libro su Logos, Bellezza e metafisica e anche teologia della storia. Un libro non facile, da leggere con cura se non da studiare. Ma che apre squarci di terribile bellezza sul cielo stellato che, nonostante tutto, sovrasta la cupa Ombra di Mordor che opprime i nostri tempi.
Silente

Silente ha detto...

Gianlub, perché non contesta nel merito teologico le affermazioni di Redaelli (Redaelli, Gianlub, non Radaelli; almeno cerchiamo di leggere bene)? Perché risponde solo con invettive e maledizioni contro il professor Redaelli e la dottoressa Maria Guarini?. Ci sono dei testi di Benedetto, delle frasi, delle parole del Pontefice Emerito (?). Sono inequivocabili e, purtroppo, assai discutibili alla luce della Tradizione e della Dottrina cristiana, come Enrico Maria Redaelli ha ben dimostrato. Se non è d'accordo con quanto scrive Redaelli, abbia il coraggio di entrare nel merito e di contestarlo su un piano scientifico e documentale. Altrimenti taccia: le invettive non sono un argomento.
Silente

Sircliges ha detto...

@ Silente

Ma lei scherza? A parte che si dice davvero Radaelli, io sono proprio entrato nel merito e ho dimostrato, carte alle mano, che purtroppo il Professor Radaelli ha equivocato profondamente il testo di Ratzinger.

Signori, ma questa è una discussione teologica o un tifo da stadio? A leggere certi commenti mi pare sia tifo da stadio, ove ciascuno tiene la sua squadra a prescindere dalla ragione e dal torto... Ma secondo voi Dio è contento di vedere certi comportamenti?

Anonimo ha detto...


Non si stanno sollevando dubbi sui dogmi della fede ma sul modo nel quale li rappresenta l'insegnamento di Ratzinger, propalato prima come dottore privato, quando era accademico tedesco, e poi anche come Papa, dal momento che il suo libro "Introduzione al Cristianesimo" era presentato come una sorta di "libro di testo" sul Cristianesimo anche quando lui era Papa,libr che tutti dovevano leggere.
Quel testo non risulta esser mai stato corretto o comunque modificato da lui in alcun punto, salvo errore.
Chi "scherza col fuoco" non è dunque chi solleva legittimi dubbi sull'ortodossia dell'insegnamento di Ratzinger, dato il suo acclarato passato di teologo modernista, inizialmente all'ombra di Rahner e le ambiguità che indubbiamente si ritrovano in certi passaggi del suo famoso libro.
La critica a Radaelli fa fatta nel merito, non invocando il principio d'autorità per metterlo a tacere a priori. E senza lasciarsi influenzare, se possibile, dal suo tono inutilmente polemico nei confronti della persona di Ratzinger, cosa che avrebbe dovuto evitare, anche perché non giova alla lucidità della critica stessa.

Anonimo ha detto...

Anonimo h 11,25...la trasmissione dell'ingiustizia (del peccato originale) avviene attraverso il principio attivo del maschio, non della femmina...scrive Redaelli commentando il Concilio di Trento che parla della trasmissione del peccato originale da parte di Adamo. Io penso che, se sono vere le visioni di don Bortoluzzi, spiegherebbero il mistero del perché la Chiesa (è san Paolo a scriverlo) asserisce le conseguenze del peccato originale, i fomiti che restano oltre il Battesimo, ad Adamo e non a Eva, pur asserendo pure altrove che la donna è maggiormente colpevole (in questa giustizia si comprende anche, allora, il ruolo subalterno della donna nella società). Non mi dilungo in merito, comunque è scritto nella Bibbia,... per colpa del solo Adamo…. e... per merito del solo Cristo….E' così.

Anonimo ha detto...

anonimo 17,13...dove vede il tono polemico?

Silente ha detto...

Già, mi unisco alla domanda qui sopra: anonimo delle 17:13, dove riesce a trovare il tono polemico (che è lontanissimo, tra l'altro, dello stile comunicativo asciutto e accademico, di Redaelli)?
Silente

Anonimo ha detto...


Il tono polemico

In quei continui appellativi quando l'Autore deve nominare Ratzinger: "l'esimio Professore", "monsignor Professore", "Continua l'Alemanno..", Il "professore di Tubinga", il "tubinghese", il "nuovo teologo alemanno", lo stesso "tubinghese" etc. Forse "polemico" non è la parola giusta: io ci sento come un tono di dileggio, tipico di una controversia condotta con spirito (fortemente) polemico, tono che si poteva fare a meno di usare, credo.

La frase di Ratzinger sulla "figliolanza divina" di Cristo, indipendentemente dalla sua nascita da una vergine, nel modo miracoloso che sappiamo, per quanto infelice, non sembra contenere un error in fide, a ben vedere. Forse Ratzinger voleva dire che la natura divina di Cristo, "figlio di Dio", come tale ovviamente preesiste alla sua Incarnazione e quindi all'esser nato da donna, in questo mondo. Per questo è appunto "ontologica". Il Cristo è infatti "Figlio di Dio" dall'eternità ossia seconda persona della S.ma Trinità da sempre. La figliolanza divina "ontologica" va distinta dall'Incarnazione di questa stessa figliolanza tramite la Vergine nell'uomo Gesù di Nazareth. La figliolanza "ontologica" avrebbe potuto esser attuata nell'Incarnazione da Dio, se avesse voluto, anche con una nascita non verginale, in modo normale, per così dire. Affermazione che può trarre in inganno se mal formulata ma non eretica, direi.
E difatti s. Tommaso dice, mi sembra, che fu "conveniente" che il Cristo si formasse (soprannaturalmente) nel corpo della donna. Non dice che fu "necessario". O mi sbaglio? Se non fu necessario, allora si è trattato di una scelta di Dio, che avrebbe potuto anche essere in teoria diversa, risultando essa esser solo la più "conveniente". A prescindere dalle formulazioni di Ratzinger, non appare convincente l'interpretazione del prof. Radaelli là ove trasforma il "conveniente" in metafisicamente "necessario". Questo sia detto senza nulla togliere all'importanza del suo discorso critico, nel contesto attuale.

mic ha detto...

"l'esimio Professore", "monsignor Professore", "Continua l'Alemanno..", Il "professore di Tubinga", il "tubinghese", il "nuovo teologo alemanno", lo stesso "tubinghese" etc

Queste espressioni hanno fatto lo stesso effetto anche a me e mi riprometto di parlarne con Radaelli.

mic ha detto...

Quanto al 'conveniente' o 'necessario' ho già espresso una idea in termini essenziali. Ma è necessario articolare un discorso che farò domani. Ora siamo alla fine di una lunga e laboriosa giornata...

irina ha detto...

Abbiamo notato tutti questi appellativi, personalmente non mi hanno scosso, anzi ho ammirato come in una persona anziana, devota, studiosa, impegnata sia rimasta questa vis polemica forse, come è stato scritto, che invece io ho interpretata come una complicità tra insegnante e discenti, essendo Radaelli anche Professore universitario, che mentre spiega usa alcuni strumenti per tener vivo, per ravvivare l'uditorio impegnato in un arduo percorso. Sono certa che non c'è malizia. Una strizzatina d'occhio tra un vecchio ragazzo e i ragazzi discenti.

mic ha detto...

Forse quelle espressioni semplicemente appartengono allo stile facondo e ricercato dell'Autore... Io mi ripromettevo e mi riprometto (vedremo cosa ne dirà lui) di fargli notare che in ogni caso quella incalzante sostituzione del soggetto con gli appellativi più svariati può dare un senso di altezzoso distacco, a scapito del contenuto che è forte e importante.

mic ha detto...

Ovvio che quando scrive "der professor", "il professore di Tubinga", "il teologo alemanno", l'Autore intende evocare l'ambiente in cui si è formato il suo pensiero...

Salve Regina Mater Misericordiae ha detto...

PREGHIERA DELLA SERA
In quest’ora, o Signore, in cui il giorno ha termine e la notte incomincia, a te eleviamo un inno di grazie implorando il tuo aiuto. Salga esso profondo dal cuore, ove l’amor nostro purificato ti cerchi e la nostra mente disciplinata ti adori. Il giorno è tuo, la notte è tua, Signore! Come male abbiamo usato di questo tuo dono anche oggi! Con le ombre che tornano, tornano i ricordi amari, e le nostre colpe ci stanno dinanzi.
Non raccolti in te, abbiamo lavorato senza sentire la nobiltà cristiana del nostro lavoro, abbiamo lasciato andare il nostro spirito nella dissipazione, nell’insincerità, nella mormorazione.
Così la giornata ci è passata in poco amore verso di te e in poca carità verso il prossimo.
Perdona, o Signore, ancora una volta, perdona, e raccoglici tutti nella tua misericordia!
La tua benedizione, che discende con le ombre della sera, trovi i nostri cuori ben disposti, confermi le nostre disposizioni, ci renda più fedeli alle promesse del battesimo, e ci restituisca domani più buoni alla famiglia, al lavoro, alla vita nostra di ogni giorno e di ogni ora.
Vergine Santa, madre nostra Maria, alla tua intercessione noi ci raccomandiamo. Valga essa, congiunta a quella dei nostri Santi protettori e dei Santi tutti di cui tu sei regina, valga a meritarci le benedizioni di Dio e il riposo all’ombra delle sue ali.
Scenda abbondante la celeste benedizione su noi, sulle nostre case, sulla nostra parrocchia, su tutti gli uomini.
Scenda dolce e serena agli infermi, luce agli erranti, pace per coloro che soffrono, giustizia per i poveri e per gli oppressi.
Scenda in modo speciale ai nostri morti. Siano essi nella tua pace, o Dio. Le loro preghiere ci aiutino a santificare nell’amore e nel lavoro i nostri giorni, e il loro ricordo, coltivato con pietà, ci richiami sempre al pensiero che la terra è un luogo d’esilio, che la nostra vera patria è nel cielo dove ci aspetti e dove regni con Cristo e con lo Spirito Santo per tutti i secoli. Amen. (don Primo Mazzolari)

Valeria Fusetti ha detto...

Carissimi tutti, la prima volta che ho letto critiche al pensiero teologico del prof Ratzinger, e poi al travaso (inevitabile) di questo nel pensiero, e negli scritti di papa Benedetto XVI,mi sono da una parte dispiaciuta, ma dall' altra veramente arrabbiata. La mia stima e il mio affetto mi impedivano, letteralmente, di avere la necessaria obiettività di giudizio. Poi ho letto un articolo sotto forma di intervista che mi ha costretta a pensare con un po' più di obiettività. A chi può interessare l' articolo in questione si trova in Internet "LaFede non è un'idea ma la vita", con prefazione del ragioniere Bianchi, che introduce da par suo !Il punto centrale dell'intervista,a mio parere, sta nella critica, a nome dell' uomo d'oggi, di S. Anselmo D'Aosta che, secondo il gesuita Jacques Servais (intervistatore), escriverebbe "Dio come un Dio di collera, afferrato davanti al peccato, solo da sentimenti di violenza e aggressività."La risposta del papa emerito mi ha lasciata esterrefatta. Basta leggerla. Devo solo ringraziare il Signore se in seguito ho preso in mano il Commonitorio di S. Vincenzo,e i capp X ed XI mi sono stati di illuminazione e conforto. Posso continuare a sentire affetto per Benedetto XVI,ma il mio affetto mi porta a desiderare che ritratti i suoi errori. S. Vincenzo descrive Nestorio, Fotino ed Apollinare senza nasconderne né l' ascendente che avevano sul "gregge", né i grandi doni di cui erano stati dotati da Dio. Soprattutto Apollinare mi sembra ben descrivere il papa emerito, ma ciò non elimina la realtà dei fatti, e questa è che amando la creatura siamo chiamati ad amarla in ordine a Dio.

Sacerdos quidam ha detto...

Il link dell'articolo citato da Valeria Fusetti è probabilmente questo:
http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-fede-non-e-unidea-ma-la-vita

Dopo aver riletto le contorte elucubrazioni ratzingeriane, sature di neomodernismo 'moderato' 'alla de Lubac' (capostipite dei nouveaux théologiens, da lui citato più volte nell'intervista) ho sentito la necessità di disintossicarmi e tornare a respirare un po'd'aria pura passando alle cristalline domande-risposte del Catechismo di San Pio X.
Il problema è che un buon numero di ratzingeriani non vuole ragionare. Non vuole, e basta.
E il problema ulteriore, è che rischiamo per questa ostinazione di venir puniti con un futuro 'Papa Benedetto XVII' (Scola, Mueller, ecc.).
Così dall'attuale cottura alla brace bergogliana non si passerà alla fine della crisi nella Chiesa, ma torneremo semplicemente ad una più moderata cottura ratzingeriana a bagnomaria...

Elle ha detto...

Uno solo e' il Maestro .
Quello che io penso , faccio , dico , e' degno di mio Padre ?
Davanti a Dio Padre presente , parlerei allo stesso modo ? Allo stesso modo formulerei i miei pensieri ?

Testimoniare il Cristo
XV. È meglio tacere ed essere, che dire e non essere. È bello insegnare se chi parla opera. Uno solo è il maestro e ha detto e ha fatto e ciò che tacendo ha fatto è degno del Padre. Chi possiede veramente la parola di Gesù può avvertire anche il suo silenzio per essere perfetto, per compiere le cose di cui parla o di essere conosciuto per le cose che tace. Nulla sfugge al Signore, anche i nostri segreti gli sono vicino. Tutto facciamo considerando che abita in noi templi suoi ed egli il Dio (che è) in noi, come è e apparirà al nostro volto amandolo giustamente.

Essere di esempio nelle virtù
X. Per gli altri uomini «pregate senza interruzione». In loro vi è speranza di conversione perché trovino Dio. Lasciate che imparino dalla vostre opere. Davanti alla loro ira siate miti; alla loro megalomania siate umili, alle loro bestemmie (opponete) le vostre preghiere; al loro errore «siate saldi nelle fede»; alla loro ferocia siate pacifici, non cercando di imitarli. Nella bontà troviamoci loro fratelli, cercando di essere imitatori del Signore. Chi ha sofferto di più l'ingiustizia? Chi ha avuto più privazioni? Chi più disprezzato? Non si trovi tra voi nessun'erba del diavolo, ma con ogni purezza e temperanza rimanete in Gesù Cristo con la carne e con lo spirito.

S. Ignazio di Antiochia

Sircliges ha detto...

San Tommaso in merito all'Incarnazione (III parte, I argomento, dimostrazione del 2 quesito) distingue tra necessità in senso assoluto e in senso relativo (che è la convenienza).

L'incarnazione non si può dire sia necessaria in senso stretto perché ciò andrebbe a limitare l'onnipotenza di Dio.

Radaelli sbaglia a interpretare (oltre che Ratzinger) San Tommaso e i pronunciamenti magisteriali sul concepimento verginale.

Che confusione.

Sircliges ha detto...

A un fine può essere necessario un mezzo in due modi: o così che senza di esso non si possa ottenere il fine, com'è necessario il cibo alla conservazione della vita umana; o così che il mezzo agevoli il raggiungimento del fine, com'è necessario un cavallo per un viaggio. Ebbene l'incarnazione di Dio non era necessaria per la redenzione della natura umana nel primo modo, potendo Dio redimerci con la sua onnipotenza in molte altre maniere. L'incarnazione era invece necessaria per la redenzione umana nel secondo modo. Di qui le parole di S. Agostino: "Dimostriamo che a Dio non mancavano altri mezzi, perché tutto sottostà ugualmente al suo potere; ma non ne ebbe un altro più conveniente per sanare la nostra miseria".

http://www.carimo.it/somma-teologica/somma.htm

mic ha detto...

In quei continui appellativi quando l'Autore deve nominare Ratzinger: "l'esimio Professore", "monsignor Professore", "Continua l'Alemanno..", Il "professore di Tubinga", il "tubinghese", il "nuovo teologo alemanno", lo stesso "tubinghese" etc. Forse "polemico" non è la parola giusta: io ci sento come un tono di dileggio, tipico di una controversia condotta con spirito (fortemente) polemico, tono che si poteva fare a meno di usare, credo.

Ho già detto la mia su questa affermazione. Ma trovo questo avviso dell'Autore nelle "Indicazioni per la lettura poste prima del frontespizio del libro:

"Per potersi riferire con una certa comodità letteraria, senza cioè cadere in ripetizione, all'autore del libro qui analizzato, a colui che fu un apprezzato Professore all'università di Tubinga, all'epoca il semplice monsignor Jospeh Ratzinger, è stata spesso utilizzata la figura della sineddoche, per la quale si usa figuratamente una parola di significato più o meno ampio di quella propria, sicché lo si chiamerà non solo "il Professore di Tubinga", o "il Teologo di Tubinga", ma anche semplicemente "il Professore, "il Teologo", "il Professore della Bavaria", "il Bavarese", "il Tedesco", "l'Alemanno" o semplicemente "Tubinga".

mic ha detto...

Per Sircliges
Avremo presto una risposta dell'Autore alla sua e a tutte le osservazioni qui manifestate.

Sircliges ha detto...

https://lafalsamorte.com/2018/10/28/piccola-correzione-filiale-enrico-maria-radaelli/

La mia correzione filiale (la definisco tale per rispetto all'età e al titolo) al Professor Radaelli.