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lunedì 2 settembre 2019

Filosofo cattolico: l’Instrumentum laboris propone il tribalismo come nuova forma di socialismo

ROMA, 23 Agosto 2019 (LifeSiteNews) — L’Instrumentum Laboris del Sinodo venturo sull’Amazzonia promuove la “più pericolosa” forma di socialismo ed è “assolutamente inaccettabile”, dice un filosofo europeo.

In un’intervista a LifeSiteNews al Simposio Estivo del Foro Romano di quest’anno, a Gardone Riviera, in Italia, il filosofo austriaco prof. Thomas Stark ha affermato che la teologia della liberazione, un tempo condannata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il cardinale Josef Ratzinger, si è “metamorfizzata” nel “tribalismo” ed ora è da “dappertutto” nel documento di lavoro del Sinodo.
“[Il tribalismo] è una nuova forma di socialismo sconosciuta alla maggior parte delle persone”, ha spiegato il prof. Stark. “E poiché non sono consapevoli di cosa si tratti davvero, non si rendono conto di quanto sia pericoloso”.

Il filosofo cattolico afferma che il tribalismo è simile al socialismo in quanto è un “tipo di collettivismo”, produce un “effetto lavaggio cervello” e “sopprime l’individualità”, indicando quest’ultima cosa come qualcosa che dovrebbe essere ripugnante per i giovani e gli studenti universitari che vorrebbero avere “una personalità e non essere solo un numero”.

Nel tribalismo non esiste “nessuna proprietà individuale”, non esiste “nessuna famiglia tradizionale” e “i bambini vengono cresciuti collettivamente”, ha aggiunto Stark, che ha insegnato filosofia all’Accademia di Filosofia e Teologia Benedetto XVI (Heiligenkreuz) ed è professore di filosofia all’Università di St. Pölten in Austria.

Egli appoggia il cardinale tedesco Walter Brandmüller e altri prelati cattolici che hanno criticato la descrizione che il documento di lavoro fa dell’Amazzonia come “luogo teologico”, in cui avviene una nuova rivelazione. [vedi]

“Come paesi occidentali”, ci viene detto di “formare e modellare le nostre società in accordo con le società tribali dell’Amazzonia”, ha detto. “Questo è assolutamente inaccettabile”.

“Sarebbe molto pericoloso percorrere questa via tribalista, perché distruggerebbe ciò che resta della cultura cristiana”, ha detto.

La nostra intervista con il professor Thomas Stark si è tenuta dopo una sua conferenza dal titolo “Il mito socialista: Igor Shafarevich e il nichilismo moderno”. Igor Shaferevich (1923-2017) fu un matematico russo e dissidente durante il regime sovietico che scrisse libri e articoli critici del socialismo, tra cui Il Socialismo come fenomeno storico mondiale. 

Nell’intervista, abbiamo anche discusso sulle strategie utilizzate dai principali sostenitori del socialismo culturale, come il comunista italiano Antonio Gramsci e il socialista americano Saul Alinsky, per far avanzare questo movimento e ciò che i cattolici di mentalità tradizionale possono effettivamente imparare da loro. 
* * *

Intervista con il professor Thomas Stark  

Professor Stark, qual è stato l’obiettivo della sua relazione, e perché è importante che le persone ne siano informate? 

il mio intervento è stato sul socialismo. Mi sono concentrato sul fatto che il socialismo non è qualcosa che si è verificato appena nel 18° e 19° secolo, come la maggior parte delle persone crede. Secondo Igor Shafarevich, che ha scritto uno dei libri più importanti sull’argomento, Il Socialismo come fenomeno storico mondiale, il socialismo è una tentazione costante, un problema che si ripete nella storia dell’umanità. 

Bisogna riconoscere che le strutture socialiste erano già state istituite nelle prime culture elevate, ad esempio in Egitto o Mesopotamia o in Cina o in America centrale, dove non esistevano proprietà private e dove i bambini venivano allevati dallo Stato. Il socialismo è un problema tanto antico quanto la cultura umana avanzata, e l’argomento è della massima importanza al giorno d’oggi perché ci troviamo davanti ad un suo nuovo risorgere. 

Possiamo riscontare questo risorgere del socialismo anche all’interno della Chiesa e sono molto preoccupato per il prossimo Sinodo sull’Amazzonia. 

Come mai? 

Perché nel documento di lavoro [Instrumentum laboris] trovo un’enorme influenza di un certo tipo di teologia della liberazione. Il problema è che la teologia della liberazione, che fu condannata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1986 sotto l’allora prefetto cardinale Josef Ratzinger, si è poi trasformata in qualcos’altro allo scopo di scansare quella condanna. Il movimento si è lasciato alle spalle la visione marxista “conservatrice”, tradizionale, per proporre qualcos’altro che il filosofo brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira, nel suo noto libro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, descrive come “tribalismo”. A suo avviso, il tribalismo è la quarta e ultima fase dello sviluppo del socialismo – nonché la più pericolosa. Questa idea del tribalismo la troviamo in tutto l’Instrumentum laboris. È una nuova forma di socialismo sconosciuta alla maggior parte delle persone. E poiché non sono consapevoli di cosa davvero sia, non si rendono conto di quanto sia pericolosa.


In che modo il “tribalismo” è socialista e che forma potrebbe assumere nella cultura Occidentale? E cosa vede nel documento di lavoro del Sinodo che punta in questa direzione?

Bene, il tribalismo è una specie di collettivismo e produce una sorta di lavaggio del cervello. Sopprime l’individualità, reprime lo sviluppo del pensiero individuale e della creatività individuale e porta tutti i membri della tribù in un’unica linea di pensiero. Allo stesso tempo, nel tribalismo non esiste una proprietà individuale, né esistono famiglie tradizionali. Le tribù normalmente allevano i bambini collettivamente; non hanno la stessa nostra comprensione del matrimonio e della famiglia; si comportano in modo promiscuo. Questo è ciò che il tribalismo ha in comune con altre forme di socialismo.

Come tutto ciò si trasferisce in Europa o negli Stati Uniti? Il problema è che il nuovo tipo di socialismo cerca di imporre strutture tribalistiche anche ai paesi sviluppati. Lo si trova nell’Instrumentum Laboris del Sinodo, in cui ci viene detto che l’Amazzonia è un “luogo teologico” (n. 19), una regione in cui si verificano nuove rivelazioni, e che noi come paesi occidentali di società sviluppate dobbiamo formare e modellare le nostre società in accordo con le società tribali dell’Amazzonia.

Questo è ciò che questo documento ci dice, qualcosa di assolutamente inaccettabile. Sarebbe molto pericoloso percorrere questo sentiero tribalistico, perché distruggerebbe ciò che resta della cultura cristiana dopo il processo di distruzione degli ultimi 200-400 anni, a seconda se si fa iniziare a partire dalla Riforma o dall’Illuminismo. 

Può dirci di più sulla posizione del socialismo nei confronti dell’individuo? 

Uno dei problemi del socialismo, come sottolinea e dimostra Shafarevich nel suo lavoro Il Socialismo come fenomeno storico mondiale, è che uno degli scopi principali del socialismo è quello di distruggere l’individuo. Il socialismo cerca sempre di collettivizzare tutto e di portare tutti gli individui su una certa linea collettiva di pensiero, azione, ecc. Il socialismo distrugge la possibilità che l’individuo sviluppi la propria creatività, sviluppi il proprio stile di esistenza, perché in tutto cerca l’uniformità. Si tratta di una “cultura di massa”, e questo è un punto in cui il socialismo non differisce dal fascismo. Distrugge lo sviluppo personale, la creatività e lo stile. 

Questo dovrebbe ripugnare i giovani, che almeno negli Stati Uniti, specialmente a livello universitario, stanno diventando sempre più solidali con il socialismo. 

Esattamente. Qualsiasi studente o giovane che sta sviluppando la propria personalità dovrebbe desiderare un ambiente che lo incoraggi a sviluppare la sua personalità e non uno che la sopprima. Qui sta tutto lo scopo di un’università: incoraggiare le proprie capacità intellettuali, far diventare una persona istruita, sviluppare il proprio modo di pensare e comportarsi. Si tratta di essere una personalità e non appena un numero.  

Nella sua conferenza, lei ha citato il ruolo di Saul Alinsky in questo movimento. Come vi s’inserisce? 

Saul Alinsky fu uno dei socialisti più influenti negli Stati Uniti della seconda metà del 20° secolo e influenzò molti intellettuali e politici, come ad esempio Hillary Clinton. Saul Alinsky fu un rappresentante molto importante di quello che viene chiamato “socialismo culturale”. 

Il socialismo culturale è collegato alla figura di Antonio Gramsci, che fu un noto comunista italiano. Alcuni lo considerano il fondatore del socialismo culturale. Quest’ultimo si collega anche alla scuola di Francoforte, che operò pure negli Stati Uniti negli anni ’30. Saul Alinsky fu il principale rappresentante del socialismo culturale negli Stati Uniti nella seconda metà del XX secolo. 

Le persone in favore del socialismo culturale sono le stesse che difendono l’aborto, l’eutanasia e altri gravi crimini legalizzati. Da qui in poi, puoi tracciare una linea verso il tribalismo e l’Amazzonia perché le società tribali dell’Amazzonia sono state influenzate molto da tutti questi mali. L’infanticidio, ad esempio, gioca un ruolo importante nella loro vita. Il rispetto per ogni vita umana è qualcosa che non trovi in queste comunità tribali in Amazzonia, e ciò è qualcosa che collega le società tribali amazzoniche al socialismo culturale, una sorta di socialismo culturale che, con una pressione sempre crescente, cerca di adattare forme tribalistiche di vita alle civiltà occidentali. 

I socialisti culturali cercano di trasformare sempre più il nostro stile di vita, il nostro sistema politico e il nostro modo di vita nella direzione del tribalismo. Ed è un peccato che ci siano forze all’interno della Chiesa cattolica favorevoli a questo. La Chiesa cattolica dovrebbe essere la prima istituzione a combatterlo. 

Quale strategia ha usato Antonio Gramsci per promuovere il socialismo culturale? 

Gramsci pensava che la scintilla rivoluzionaria sarebbe saltata dall’Unione Sovietica all’Europa occidentale, ma non fu così. Cercò dunque di scoprirne il motivo. Si accorse che il marxismo classico si concentrava troppo strettamente su argomenti puramente economici. Scoprì anche che una società non può essere rovesciata a partire dall’economia, ma dal campo della cultura. Invetò il termine “società civile”. Potrebbero esserci delle radici in Hegel, ma è troppo difficile da spiegare adesso. Fece una distinzione tra società civile e sistema politico ufficiale, dicendo che se si vuole ottenere il controllo della politica si deve raggiungere prima ciò che egli chiama “egemonia culturale”.  Questo significa che si deve controllare la cultura, si devono controllare quelle parti della società che non fanno parte del sistema politico ufficiale bensì del sistema culturale. Questo include il teatro, il cinema, i media, la letteratura, l’arte e persino la religione, nonché l’intero sistema educativo. Questo è un punto chiave. 

Se sei in grado di controllare il sistema culturale, cioè la società civile, e sei in grado di controllare cosa la gente pensa, e se puoi controllare quali informazioni debbano ottenere o meno, se hai acquisito ciò che Gramsci chiama “egemonia culturale”, allora sì che il potere politico cadrà nelle tue mani come un frutto maturo, senza ulteriori azioni. Questa è l’idea alla base del marxismo culturale, ed è ciò che la scuola di Francoforte ha adottato, perfezionandolo, ed è quello che anche Saul Alinsky ha adottato da Antonio Gramsci. 

Cosa possono imparare i cattolici di orientamento tradizionale da Gramsci? 

Tutti coloro che hanno una mentalità tradizionale, se vogliono riconquistare la società per la Chiesa cattolica e per il cristianesimo, e per la regalità sociale di Cristo, dovrebbero usare le migliori strategie, se non sono contrarie alla legge naturale o ai Dieci Comandamenti. Dovremmo essere molto, molto desiderosi di trovare le strategie migliori, ovviamente secondo la morale. E c’è molto in Gramsci che i cattolici tradizionali possono usare. Cerchiamo di ottenere il controllo dei media, del sistema educativo, ecc. Non possiamo raggiungere questo obiettivo in poche settimane, ma dovremmo iniziare fin d’ora a combattere, a recuperare università, scuole, teatro, letteratura, musica e media. Dobbiamo costruire tutti i mezzi di comunicazione culturale e usarli per diffondere il Vangelo e la Fede cattolica. Dobbiamo essere più professionisti dei nostri nemici.
Diane Montagna

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