Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 25 febbraio 2026

Il mito delle "Semplici" origini della Messa

Inserisco questo testo ed altri analoghi tra quelli della recente raccolta sulla "Liturgia ai tempi di Leone" qui. In fondo sono tutte queste ricchezze della Tradizione — oggi così disprezzata perché misconosciuta o vista in chiave ideologica — che forse la formazione post-conciliare impedisce di conoscere ad un papa moderno a sessant'anni dal Concilio. Ci vorrebbe l'autorevolezza di un pastore secondo il Cuore di Cristo che gliele facesse conoscere: la verità con carità...

Il mito delle "Semplici" origini della Messa

La narrazione moderna prevalente, condivisa sia dai riformatori protestanti che dagli "esperti" liturgici moderni suggerisce che la Chiesa antica celebrasse un semplice pasto domestico caratterizzato da preghiera "spontanea" e da mancanza di formalità rituale. Questa teoria ipotizza che la "pompa", la "struttura gerarchica" e il "linguaggio sacrificale" del rito romano furono in seguito corruzioni che soffocarono la semplicità originale del Vangelo. Tuttavia, le Costituzioni Apostoliche (Constitutiones Apostolorum), un resoconto monumentale del IV secolo che codificava tradizioni orali e rituali molto più antiche, forniscono un devastante smascheramento di questa narrazione. Ciò rivela che più indietro ci si spinge nella storia cristiana, più si trova una liturgia inequivocabilmente sacrificale, gerarchica e orientata verso Dio.

Le Costituzioni Apostoliche (in particolare il Libro VIII) descrivono la "Liturgia Clementina", che la Chiesa antica accettava come una trasmissione fedele del culto tramandato dagli stessi Apostoli. Piuttosto che un pasto occasionale, la liturgia presentata è un rituale di culto altamente tecnico. Si inizia non con un saluto, ma con un rituale rigido di esclusione. I "Catecumeni", gli "ascoltatori" e i "miscredenti" hanno l'ordine di andarsene e le porte sono chiuse. Questo crea un "confine sacro" che rispecchia la Corte dei Gentili nel Secondo Tempio. Per i primi cristiani, l'Eucaristia non era un evento pubblico della comunità, ma un "Sacrificio tremendo e immortale" eseguito all'interno del "Santo dei Santi". " Questa "separazione" strutturale è il fondamento stesso dell'architettura apostolica che il protestantesimo tentò di smontare a favore di un raduno "trasparente" e "comune".

Il contenuto della Grande preghiera eucaristica (l'Anafora) nelle Costituzioni distrugge ulteriormente l'idea della semplicità primitiva. È una preghiera immensa, formale e poetica che racconta l'intera storia della salvezza, iniziando dalla creazione del mondo e dal sacrificio dell'Antico Testamento. Culmina in una specifica offerta sacrificale: "Offriamo a Te, nostro Re e Dio... questo pane e questa coppa." La lingua non è quella di una cena commemorativa, ma di un'oblazione - un'offerta letterale della vittima al Padre. Questo rituale è stato eseguito da un vescovo che, lungi dall'essere un semplice "presidente", era visto come il sommo sacerdote della Nuova Alleanza, in piedi davanti ad un Altare fisso, spesso rivolto verso Oriente (Ad Orientem) in attesa del ritorno del Sole della Giustizia.

Inoltre, le Costituzioni Apostoliche rivelano che il "Sacro Silenzio" e il "Mysterium Fidei" erano costanti apostoliche. Il testo descrive il Vescovo che prega le porzioni più sacre del rito con un senso di mistero custodito, protetto dai "flabella" (ventagli liturgici) tenuti dai diaconi, che simboleggiavano le ali dei Cherubini che ricoprono il Seggio della Misericordia (il coperchio dell'Arca dell'Alleanza). Il profano della Chiesa antica non si aspettava di capire ogni sillaba o partecipare in modo "democratico"; si aspettava di rimanere in soggezione davanti a un mistero. La narrazione protestante di una Chiesa precoce "semplice, vernacolare e trasparente" non è supportata dalla storia; è una proiezione storica pensata per giustificare la rimozione degli elementi sacrificali che gli Apostoli si sono sforzati di preservare.

In definitiva, le Costituzioni Apostoliche dimostrano che il rito Romano Tradizionale non è un accrescimento medievale, ma la realizzazione organica di un disegno sacrificale fin dalla sua nascita. Gli Apostoli, in qualità di eredi del Tempio, capirono che il Sacrificio dell'Agnello Pasquale richiedeva un culto antico e speciale. Questa "cultura estetica" ad alto rituale, l'uso di incenso, paramenti preziosi, canti formali e gesti ritmici, non era un'aggiunta barocca, ma era già saldamente consolidata e praticata dai tempi delle Costituzioni del IV secolo.

Era proprio questa realtà storica che il Concilio di Trento ha cercato di proteggere nella sua ventiduesima sessione. Il Concilio ha emesso un severo rimprovero a coloro che erroneamente credevano che la natura "elegante" e "pomposa" della liturgia fosse empia o una distrazione dal Vangelo. Trento definisce dogmaticamente che "la Chiesa ha impiegato cerimonie, come benedizioni mistiche, luci, incensi, paramenti e molte altre cose di questo genere, derivanti da una disciplina e tradizione apostolica." I Padri del Concilio capirono che questi elementi estetici non erano "incidenti culturali" che potevano essere scartati a piacimento, ma erano l'architettura celestiale necessaria per risvegliare le menti dei fedeli alla contemplazione delle cose più sublimi.

Suggerire che la liturgia originale fosse "semplice" significa ignorare i comandi espliciti per l'esattezza rituale, la separazione sacra e l'ordine gerarchico presenti nei più antichi registri della fede. Non troviamo un semplice pasto all'inizio del secolo; troviamo un palazzo celeste per il Re, costruito sulla pretesa apostolica che la Messa è il sacrificio oggettivo ed eterno di Cristo. Difendendo la grandezza estetica della Messa, il Concilio di Trento non era innovativo; era semplicemente un fedele amministratore delle Costituzioni Apostoliche e del maestoso patrimonio che la narrazione moderna "riformista" tenta di cancellare.

La tragedia dei moderni "esperti" liturgici è che sono diventati così ossessionati dal catalogare piccoli cambiamenti o dal minore accorciamento delle preghiere nel corso dei secoli da non essere riusciti a vedere la foresta per gli alberi. Si fissano sull'"evoluzione" di un proprio ignorando l'immutabilità dell'architettura. Tornando indietro nel tempo a un'esperienza davvero immersiva di una liturgia apostolica, loro stessi non avrebbero mai saputo se questa o quella preghiera minore fosse stata modificata, perché la loro esperienza sarebbe sorprendentemente simile a quella di partecipare ad una Messa Tridentina oggi. Avrebbe visto lo stesso incenso, sentito lo stesso tono ieratico e assistito alla stessa silenziosa azione sacrificale all'altare.

Se i vescovi di oggi fossero sinceramente interessati a fornire un'esperienza liturgica autentica che sia veramente "vicina al tempo agli apostoli", dovrebbero smettere di tentare di "ricostruire" una semplicità primitiva mai esistita. Invece farebbero meglio ad inserire la messa tridentina nelle loro diocesi. È nel rito tradizionale, non nella moderna "riforma generale", che si preserva la dignità del palazzo celeste e l'architettura apostolica delle Constitutiones Apostolorum. Abbandonare questo disegno per le fabbricazioni moderne significa rifiutare la saggezza degli Apostoli stessi.

16 commenti:

Anonimo ha detto...

Le costituzioni apostoliche sono del 375-380. Trecentosettantacinque - trecentottanta. Dire che queste prescrizioni liturgiche appartenevano ai “primi cristiani’ è come dire che i francesi sono sudditi del re Luigi XIV. Che le norme odierne contengono gli stessi obblighi e diritti delle ordinanze di metà seicento. Solita malafede, ignoranza e inconsistenza delle tesi tradizionaliste.

tralcio ha detto...

Ascoltate l’omelia di Padre Giuseppe Barzaghi di questa domenica, che descrive il peccato originale. (Accademia del redentore)

Questo peccato è di presunzione.

La presunzione caratterizza lo scempio liturgico nella pretesa modernista di rileggere le cose sacre in un modo che rimuove Dio.

Dio non ci abbandona mai, ma noi abbandoniamo Dio. La riscrittura del Padre Nostro scolpisce la presunzione dei novatores.

Anonimo ha detto...

"La passione di Cristo è sufficiente per informare completamente la nostra vita. Perché chi desidera vivere con perfezione non deve fare altro che disprezzare ciò che Cristo disprezza sulla croce e desiderare ciò che Cristo ha desiderato. Nessun esempio di virtù è assente dalla croce”.

San Tommaso d'Aquino

mic ha detto...

È già esplicitato nell'articolo che sono del IV secolo. Il paragone non regge perché si tratta della raccolta di tradizioni più antiche risalenti, si dice, agli Apostoli stessi.
Se prendiamo ad esempio il contenuto del 7° libro, dedicato alla morale e all'iniziazione cristiana, ne abbiamo la riprova:
−   una rielaborazione ampliata della Didaché (capitoli da 1 a 32),
- cinque preghiere di lode a Dio simili a quelle usate nelle sinagoghe (capitoli da 33 a 45),
- un'appendice contenente i nomi di alcuni vescovi ordinati dagli Apostoli e delle preghiere...

mic ha detto...

E non sono prese alla lettera ma servono a dimostrare in parte quanto i novatori abbiano fatto una lettura selettiva e in chiave ideologica (quello che Pio XII nella Mediator Dei chiama falso archeologismo liturgico).

tralcio ha detto...

Vedi "Anonimo", l'hai sparata grossa.
Certo che sono del IV secolo, ma per dire che sono antiche, risalenti a prima ancora.
L'ostinazione dei modernisti è tale che, anche in Quaresima, dà loro fastidio ogni forma di rito e di sacralità, preferendo tornare ad una vagheggiata spontaneità delle origini, che ovviamente coinciderebbe con lo stare a tavola, convivialmente.
Pensa poi che, per tornare alle origini, andrebbe bene quello che dipende dalla rilettura posteriore -distorta- di un Concilio che sessant'anni or sono NON prescrisse quello!
Il paradosso della presunzione è di considerare originale un artefatto di una riforma del 1965.
Sorridevo per una scena durante gli esercizi spirituali parrocchiali predicati mentre il santissimo Sacramento sta nell'ostensorio per l'adorazione: il sacerdote all'ambone parla della Chiesa delle origini dando le spalle al Santissimo, poi -terminata la predicazione- si siede al suo posto sempre dando sempre le spalle all'ostensorio.
Rivolti all'assemblea, presente il Signore e dandogli le terga.
No: il problema non è che sono le costituzioni del IV secolo a essere distanti dall'originale. Il problema è che il post concilio è 16 secoli posteriore alle Costituzioni Clementine e reputa quelle poco attinenti all'originale.
Forse perchè il sacrificio è divenuto cena? Nemmeno l'ultima, ma una delle tante?
Bisogna fare tanta penitenza per riparare...

Anonimo ha detto...

Scusi Mic, oer caso lei sa cosa è vsuccesso a Gloria TV? Non si trova più in internet, è scomparsa?

Anonimo ha detto...

Le Costituzioni Apostoliche sono del IV secolo e quindi non vanno bene. Invece la liturgia del cosiddetto Novus Ordo, si basa su documenti di quale secolo ? Gli argomenti dei modernisti si smentiscono da se'.

Anonimo ha detto...

Feria quinta Quatuor Temporum Quadragesimæ

Ant. Comunione

Panis, quem ego dédero, caro mea est pro sǽculi vita.
Il pane che io vi darò è la mia carne per la vita eterna

mic ha detto...

A me si apre qui
https://gloria.tv/

Anonimo ha detto...

@Mic
L’interpretazione che proponi nel thread si fonda su un presupposto metodologico fragile: le Constitutiones Apostolorum non sono una fotografia della liturgia apostolica, ma un’opera siriaca tardo‑antica (fine IV – inizio V secolo) che compila materiali eterogenei e non è mai stata considerata normativa dalla Chiesa universale. Presentarle come “la liturgia degli Apostoli” non è solo improprio: è una manipolazione evidente delle fonti. La liturgia dei primi secoli non era affatto uniforme né “tridentina ante litteram”: convivevano linguaggi sacrificali e conviviali, anafore diversissime, prassi locali non ancora stabilizzate. L’idea che la liturgia antica fosse già identica alla forma tridentina è una mistificazione, una proiezione ideologica sul passato, non una conclusione storica. Neppure il Concilio di Trento afferma che incenso, luci e paramenti derivino da tradizione apostolica: riconosce la loro utilità pastorale, non la loro origine apostolica. Attribuire a Trento ciò che Trento non dice è un altro esempio di lettura selettiva, di manipolazione, mistificazione. Perché sentite il bisogno di piegare le fonti, forzarle o addirittura reinventarle per sostenere le vostre tesi? Se la Tradizione è davvero così solida, perché ricorrere a ricostruzioni storiche che non reggono a un minimo di verifica? La verità non ha bisogno di essere difesa con argomenti fragili; sono proprio queste forzature a indebolire ciò che si vorrebbe proteggere. La storia della liturgia è molto più complessa, stratificata e affascinante di quanto suggeriscano le vostre narrazioni ideologiche , siano esse moderniste o antimoderniste. La Tradizione non si difende semplificando il passato, ma conoscendolo nella sua reale varietà e profondità.

mic ha detto...

Ci ho scritto un libro e una marea di articoli con le motivazioni serie e canoniche.
Questa è solo una riflessione in più; ma anche se le Costituzioni non sono tra i documenti più significativi, qualcosa dicono...

Laurentius ha detto...

Ai fautori dei riconoscimenti e degli accordi con la setta conciliare.

Riporto dal blog - Pensando - di don Paolo Cugini, sacerdote e professore in seminario, mio compagno di classe all'Istituto Magistrale Statale "Matilde di Canossa" di Reggio Emilia, un articolo di domenica scorsa, 22 febbraio 2026, il quale si presta a infinite riflessioni.

IL RINNOVAMENTO LITURGICO DEL CONCILIO VATICANO II: PROBLEMI ATTUALI

Paolo Cugini

Il documento del Concilio Vaticano II sulla liturgia Sacrosantum Concilium (SC) secondo molti studiosi è stato il più radicalmente rinnovato e il più chiaramente anti-tradizionalista.

La riforma liturgica generò il cambiamento più significativo reso possibile dal Concilio e quello che maggiormente assorbì il rinnovamento apportato dagli studi del movimento teologico sviluppatosi nei decenni precedenti allo stesso Concilio.

“Si può affermare che mettere in discussione la liturgia del Vaticano II è come prosciugare una delle fonti teologiche del Concilio” (Faggioli, 2013, p. 75).

Il ritorno alle fonti è stata una delle parole chiave per la teologia del XX secolo, perché incarnò la necessità per la teologia di tornare alle antiche fonti della Chiesa, al fine di realizzare l’unità tra la chiesa e il mondo moderno e tra i cristiani e l’umanità. L’impressione che si ha osservando gli sviluppi post-conciliari è che il movimento liturgico è stato rinnegato dal cattolicesimo contemporaneo.

Secondo Faggioli la principale accusa mossa contro il movimento liturgico è che: “preparò la riforma liturgica non sulla base di un profondo fondamento teologico, ma sulla semplice base del bisogno di riconquistare una società cristiana sul punto di cadere nelle mani della secolarizzazione e della modernità dopo lo shock della Rivoluzione francese e la cultura liberale del XIX e XX secolo” (Faggioli, 2013, p. 31).

Forse, però, il problema va cercato altrove e cioè nella deformazione he il cristianesimo ha subito lungo il suo percorso secolare. Se, infatti, la liturgia dovrebbe riprodurre i tratti dell’umanità di Gesù, allora si può tranquillamente sostenere che ci siamo smarriti. È difficile, se non impossibile, in pochi decenni modificare la deturpazione che la liturgia cattolica ha subito per opera di coloro che, più che l’umanità di Gesù, umile e povero, volevano a tutti i costi manifestare i tratti del potere imperiale. E così ci troviamo le sacrestie infestate di abiti e suppellettili che non hanno nulla in comune con le pagine del Vangelo, ma molto con le pagine di quella storia scritta da hi sta al centro fatta di usurpazioni, sopraffazioni e morte. Togliere dalla testa questa liturgia e, soprattutto, provare a spiegare con i testi dei Padri dei primi secoli che quella liturgia sorta a braccetto con il potere è la negazione del Vangelo, è un’impresa ardua, estrema.

Forse, uno dei cammini possibili, sono le sperimentazioni nella base del popolo di Dio. Nelle comunità ecclesiali di base si trovano laiche e laici abituati a preparare liturgie della parola domenicali, ad essere creativi e, di conseguenza, pronti per vivere le novità del Concilio.



Anonimo ha detto...

Grazie Mic, chissà cosa avrò combinato sul mio cellulare, adesso si apre anche a me. Gentilissima, grazie e buona giornata. Catholicus

Anonimo ha detto...

Il primo Concilio di Gerusalemme dimostra come i 12 Apostoli fossero uniti e unanimi nelle decisioni. Ora dunque il Rito Eucaristico fu normato certamente da loro. E da altri Apostoli da loro designati con istruzione in merito. Quindi affermare come fa anonimo 8,09 che nei primi secoli NON SAPESSERO MOLTO COSA STESSERO FACENDO, tanto da passare da forme Sacrificali a forme conviviali è..blasfemo. Penso che gli Apostoli istruiti dallo Spirito Santo e da Gesù stesso nei 40 giorni, oltre che dalla Madre, abbiano avuto ben a mente il Sacrificio per cui furono e siamo noi salvati ( volendolo) e non già mense conviviali ( che avvenivano in concomitanza e non come rito). Per cui nel IV secolo la memoria era ben viva, al più le eresie, vedasi l' ariana che contestava la Divinità di Cristo, potevano ed anzi certo di fatto erano più conviviali non credendo essi. Tuttavia volersi riportare agli eretici ...che poi dopo la condanna dell' arianesimo sono rientrati tra i ranghi... non gioca a favore dei postmoderni innovatori. Oggi non a caso l' attacco principale é contro la Madre Corredentrice e contro l'Eucaristia da ridurre a semplice mensa memoriale. MA LA MADRE È CORREDENTRICE E LA MESSA È SACRIFICIO , RINNOVAZIONE INCRUENTA DEL CALVARIO.

by Tripudio ha detto...

Chiunque faccia sproloqui sulle forme "antiche" della liturgia ha dimenticato che ogni nuovo vescovo tendeva a seguire il più possibile i suoi predecessori, specialmente sulle cose che gli erano state insegnate essere "di tradizione apostolica".

Cioè è irragionevole pensare che nei primi quattro secoli (diciamo meglio: nel primo millennio e più) possano esserci stati aggiustamenti consistenti. Inoltre, l'introduzione di "novità" si sarebbe scontrata col doverla far accettare ad almeno gran parte degli altri vescovi contemporanei. In epoche in cui non esistevano telefoni o internet o almeno fotocopiatrici, non conveniva modificare nulla.

L'archeologite liturgica (uso il suffisso "-ite", come le malattie) a volte si manifesta sotto forma di ignoranza crassa, come nel Cammino Neocatecumenale, dove proclamano di celebrare "come i primi cristiani", cioè con le chitarrelle, i bonghetti, le nacchere, i charangos, i tamburelli... e col tavolinetto smontabile imbottito di fiori e col candelabro a nove fuochi "perché nove è il numero dell'evangelizzazione" [testuali parole di Kiko Argüello, autonominatosi "il Vostro Catechista"].