Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 19 febbraio 2026

Mons. Gherardini spiega cos'è la FSSPX

Mons. Gherardini spiega cos'è la FSSPX

[...] La Fraternità [san Pio X] continua l'opera formativa dei suoi candidati al sacerdozio richiedendone effettivamente l'adesione a tutta la dottrina e alla prassi liturgica in vigore prima del Vaticano II. Una tale adesione, se per un verso comporta una costante ed esclusiva dipendenza della Fraternità san Pio X dalla secolare Tradizione della Chiesa, per un altro è un no deciso ed irrevocabile alle innovazioni introdotte dal Vaticano II, o in nome di esso, e giustificate dal loro inquadramento nella tradizione cosiddetta vivente. Pertanto, quando papa Giovanni Paolo II contrappone alla tradizione vivente "la nozione incompleta e contraddittoria di tradizione" della Fraternità san Pio X, non condanna come anticonciliare soltanto la Fraternità, ma anche la Tradizione cui essa s'ispira. Il che è già grave. Non meno dello "scisma" lamentato e condannato. Ma più grave ancora è la voragine scavata all'interno della Chiesa dalla pretesa d'imporre a tutti un Concilio che non fu e non volle esser magisteriale e che di fatto, in forma non magisteriale, pose le premesse d'alcuni sganciamenti dal magistero tradizionale - la cosa solleva non poca meraviglia, perché in più d'un contesto il Vaticano II dichiara di collegarsi con la Tradizione di sempre nell'atto stesso di proclamar innovazioni inconciliabili con tale Tradizione. Per quanto mi riguarda, son certo che se si fosse evitata una tale radicalizzazione e si fosse promossa non la superficiale ed irriflessiva celebrazione del Vaticano II, ma un'approfondita analisi storica, esegetica, teologica, liturgica, canonica dei suoi documenti, non ci sarebbero state le divisioni che ci sono state e forse una pattuglia così compatta com'è la Fraternità san Pio X avrebbe potuto esser un coefficiente di crescita ecclesiale nella verità e nella comunione. Invece!

Invece la voragine è sotto gli occhi di tutti e ci si chiede come uscirne. Per uscirne, occorre conoscerne le cause. La Tradizione che i figli di Lefebvre avrebbero "incompleta e contradditoria", è una di esse. Cerchiamo di capirci qualcosa.

Introducendo una nuova edizione degli statuti da lui stesso redatti per la sua Fraternità, Mons. Lefebvre il 20 marzo 1990 collegò la sua opera, in quanto "œuvre de restauration du sacerdoce catholique" e per questo "œuvre d'Eglise", ad un disegno della divina Provvidenza "afin de préserver les trésors que Jésus-Christ a confiés à son Eglise, la foi dans son intégrité, la gràce divine par son Sacrifice et ses sacraments, et les pasteurs destinés de ces trésors de vie divine". Se si tenti d'inglobare le finalità sopra descritte in una sola parola, l'unica che faccia al caso è "Tradizione".

In effetti, soltanto nella Tradizione l'opera sopra indicata può esser "un'opera della Chiesa", capace di restaurar "il sacerdozio cattolico" in conformità al suo statuto ontologico, che una concezione sociologica avrebbe fatalmente compromesso, e di ripristinare l'"integrità della Fede", le fonti della grazia - Sacrificio eucaristico e sacramenti - e l'autentico governo della Chiesa secondo la sua triplice competenza dottrinale, santificatrice e disciplinare. Una Tradizione, però, capace di codesta triplice finalità si trova, nel giudizio di Mons. Lefebvre, contraddetta se non anche annullata dal no oppostole dal Vaticano II e dal postconcilio. Contro un no che s'ammanta di validità conciliare, l'anziano ma indomito presule formulò a nome di tutta la sua Fraternità il suo Credo: "Nous adhérons de tout cœur, de toute notre âme à la Rome catholique, gardienne de la foi catholique et des traditions nécessaires au maintien de cette foi... Nous refusons par contre... de suivre la Rome de tendance néo-moderniste et néo-protestante qui s'est manifestée clairement dans le concile Vatican II et après le concile dans les réformes qui en sont issues" [dichiarazione del 21 novembre 1974].

Evidente, in questo giudizio, il contrapporsi di due "Rome": quella cattolica e quella neomodernista e neoprotestante. Chiedo: perché neomodernista e neoprotestante? La risposta rimbalza immediata di libro in libro e di dichiarazione in dichiarazione: perché l'autentico volto della Chiesa di Cristo è stato sfigurato da un "grande tradimento": la resa a discrezione nelle mani del liberalismo tante volte condannato ed ora purtroppo impalmato in un diabolico connubio.

Non è la prima volta che si sente parlare di cattolicesimo liberale; tutta la seconda metà del diciannovesimo secolo n'è piena. Oggi, il connubio fra il diavolo e l'acqua santa s'è rinnovato. A dispetto di tutta la Tradizione, nel giudizio della Fraternità, Concilio e postconcilio avrebbero snaturato l'in-sé della Rivelazione cristiana e della Chiesa che l'ha in custodia, integrando l'una e l'altra nella realtà mondana, nella sua cultura, nelle sue lotte, nelle sue aspirazioni, nelle sue conquiste. In breve: facendone un'espressione dell'ideale liberale. Lefebvre n'era amaramente convinto. È pertanto opportuno che ci si chieda che cosa intendesse per liberalismo.

a) Un papa su tutti s'impone come una diga contro il dilagare limaccioso e mortifero dell'idea liberale: il beato Pio IX. Discorsi occasionali, encicliche, Sillabo: è un discorso univoco, nell'intento di bloccare l'"onda anomala" del liberalismo cattolico, dal quale Pio IX vede travolti anche i buoni, ammaliati ormai da un fascinoso ideale d'indipendenza, di progresso e di civiltà che troverebbe un ostacolo insormontabile nella Tradizione della Chiesa. Una tale Tradizione sarebbe, per non pochi, fissismo assoluto, intolleranza e confusione intellettuale, là dove il liberalismo cattolico sarebbe esattamente il contrario: apertura ideologica, tolleranza e libertà religiosa, compresenza d'idee e di fedi. Se entro certi limiti, naturali e soprannaturali, il riconoscimento d'alcuni diritti alle minoranze politico-religiose è un dovere di coscienza, di carità e di prudenza, il porsi in qualunque modo contro la prospettiva evangelica dell'universale salvezza (At 13,47), il rifiuto teorico-pratico dell'"unum ovile et unus pastor" (Gv 10,16) dà ragione a chi definì il liberalismo un peccato con stravolgimento dell'ordine delle cose, dei concetti, della verità: di quella naturale e di quella soprannaturale. Considerato nel cattolico, il liberalismo assume, a detta di L. Billot, "una sola nota caratteristica: quella della perfetta ed assoluta incoerenza".

b) Mons. Lefebvre individua una tale incoerenza nel mancato rispetto della Tradizione, al cui posto il cattolico liberale pone la filosofia relativista della mobilità e del divenire, il soggettivismo o indipendenza dell'intelligenza dal suo oggetto, della volontà dall'intelligenza, della coscienza dalla legge. dell'anarchismo dal primato della ragione, del corpo dall'anima del presente dal passato, dell'individuo dalla società, "d'ou le mépris de la tradition".

Sul piano soprannaturale, poi, Lefebvre rileva che il liberalismo oppone alla Fede, alla scienza della Fede, al Magistero e alla sua Tradizione il razionalismo, il naturalismo, il laicismo e l'indifferentismo; e che, tutto giustificando come fedeltà allo "spirito" del Vaticano II, o più esattamente alla sua ispirazione pastorale, il liberalismo gli sacrifica lo "spirito missionario", affogandolo nel "mare magnum" della ricerca e del dialogo, esaltando i valori delle altre religioni e consegnandosi praticamente al deprecato sincretismo religioso. Infine, per dimostrare quanto lo "spirito" del Concilio si sia allontanato dalla vera e duratura Tradizione, mette a confronto alcuni enunciati che s'elidon a vicenda, traendoli dalla Quanta cura del beato Pio IX e dai documenti del Vaticano II: dov'era risuonato il no del preveggente Pio IX risuona oggi il dei documenti conciliari. Lo stridore delle due antitetiche posizioni è tale che perfino un Congar l'avvertì e ne tentò maldestramente la composizione; qualcun altro, nella riconciliazione della Chiesa col mondo e coi diritti dell'uomo proclamati dalla rivoluzione francese, vide addirittura un "Antisillabo".

c) Tentando ora una sintesi delle posizioni difese dall'Ecc.mo Mons. Lefebvre a favore della Tradizione, e senz'alcuna pretesa d'esaurirne il discorso, a me pare che l'urto si stabilisca tra:

  • una formazione sacerdotale che affonda i suoi princìpi nella Tradizione ecclesiastica e nei valori soprannaturali della divina Rivelazione; ed una formazione sacerdotale aperta al mai univoco orizzonte della cultura in perenne divenire;
  • una liturgia che ha certamente un punto di forza nella c.d. Messa tradizionale, passando però dalla Messa alla dottrina e da questa alla riaffermazione della regalità sociale di N.S. Gesù Cristo; ed una liturgia antropocentrica e sociologica, dove il collettivo prevale sul valore del singolo, la preghiera ignora il momento latreutico, l'assemblea diventa l'attore principale e Dio cede il posto all'uomo;
  • una libertà che paradossalmente ripete la sua "liberazione" dal decalogo, dai precetti della Chiesa, dagli obblighi del proprio stato, e che non può sottrarsi al dovere di conoscere amare servire Dio; ed una libertà che omologa i culti, mette il silenziatore alla legge di Dio, disimpegna i singoli e la società sul piano etico e religioso e lascia alla sola coscienza la soluzione di tutt'i problemi;
  • una teologia che attinge i suoi contenuti dalle sue fonti specifiche (la Rivelazione - la Tradizione - il Magistero - la patristica - la liturgia); ed una teologia che apre i suoi battenti, un giorno sì e l'altro pure, a tutte le emergenze culturali del momento, anche a quelle in stridente antitesi con le fonti predette, in una spasmodica autoriforma che lasci spazio al pluralismo degl'influssi filosofici, conformandosi ora a questo ora a quello;
  • una soteriologia strettamente collegata con la persona e l'opera redentrice del Verbo incarnato, con l'azione dello Spirito Santo applicativa dei meriti del Redentore, con l'intervento sacramentale della Chiesa e la cooperazione dei singoli battezzati; ed una soteriologia che guarda all'unità del genere umano come conseguenza dell'incarnazione del Verbo, nel quale (cf GS 22) ogni uomo trova la sua stessa identificazione;
  • un'ecclesiologia che identifica la Chiesa nel Corpo mistico di Cristo e riconosce nella presenza sacramentale di Lui il segreto vitale dell'essere e dell'agire ecclesiale, del suo ringiovanirsi nel trascorrere del tempo, del suo irrobustirsi anche a fronte delle più cruente persecuzioni, del suo unificarsi nonostante gli scismi e le defezioni, della sua santità santificatrice nonostante il peccato dei suoi figli; ed un'ecclesiologia che considera la Chiesa cattolica come una componente della Chiesa di Cristo, unitamente ad altre componenti, che in questa fantomatica Chiesa di Cristo addormenta lo spirito missionario, dialoga ma non evangelizza e soprattutto rinunzia al proselitismo come se fosse un peccato mortale;
  • una Messa-sacrificio espiatorio, che celebra il mistero della passione morte e risurrezione di Cristo ri-presentandone sacramentalmente la redenzione satisfattoria; ed una Messa dove il prete è solo presidente ed ognuno è parte attiva del sacramento, grazie al fatto che la fede non si fonda su Dio che si rivela, ma è una risposta esistenziale a Dio che c'interpella;
  • un Magistero consapevole d'avere in custodia il sacro deposito della Rivelazione divina con il compito d'interpretarla e di trasmetterla alle generazioni venture mediante il Concilio Ecumenico e il successore di Pietro, vertice e sintesi d'ogni istanza ecclesiale, ma anche mediante i successori degli apostoli, purché legittimi ed in comunione col Romano Pontefice; ed un Magistero papale che, lungi dal sentirsi voce della Chiesa docente, sottopone la Chiesa stessa al collegio dei vescovi, dotato degli stessi diritti e doveri del successore di Pietro;
  • una religiosità che attua la vocazione comune al servizio di Dio e, per amore di Lui, dei fratelli in umanità; ed una religiosità che sovverte quest'ordinamento naturale, fa dell'uomo il suo "focus" e, almeno nella pratica se non nella teoria, lo sostituisce a Dio.
Da quanto precede si desume facilmente come la Fraternità san Pio X intenda la Tradizione. Tradizione, infatti, è tutto il contrario di ciò che la Fraternità nega e di ciò di cui s'oppone. Direttamente o tra le righe, nega le innovazioni dei documenti conciliari e s'oppone all'uso disinvoltamente selvaggio che n'è stato fatto.

È vero, negli scritti della Fraternità san Pio X non figuran frequenti esplicitazioni del concetto di Tradizione, né una sua trattazione sistematica. Ma che cosa essa intenda e che cosa auspichi non resta mai nell'ombra. Alla base di tutto sta "la foi de toujours" a salvaguardia della quale la Fraternità è sorta. Salvaguardia indica opposizione a qualcosa, presente o possibile, a favore del suo contrario o in alternativa ad esso. La "fede di sempre" è il valore che S.E. Mons. Marcel Lefebvre intese salvaguardare. Un valore alternativo a tutte le sue attenuazioni, reinterpretazioni, riduzioni e negazioni dell'epoca conciliare e postconciliare. C'è, in quella "fede di sempre", l'eco ben chiara dell'insegnamento agostiniano nella forma del Lerinense: "quod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditum est". L'istituzione stessa della Fraternità, con la sua finalità primaria della formazione sacerdotale, obbediva all'ideale e all'impegno dell'accennata salvaguardia. Salvaguardare la fede e combattere l'errore.

Non entro nei particolari delle non facili relazioni tra Santa Sede e Fraternità san Pio X: m'attengo al tema comune della Tradizione ed osservo che "salvaguardare la fede e combattere l'errore" dovrebb'esser l'ideale e l'impegno sia della Chiesa, sia d'ogni suo figlio. Alla luce di ciò, mi resta difficile capire se il già citato rimprovero di "Tradizione incompleta e contraddittoria" abbia un reale fondamento. Una cosa mi par di capire: non si fonda sullo "spirito d'Assisi".


(da: Brunero Gherardini,
Quod et tradidi vobis. La Tradizione: vita e giovinezza della Chiesa [vedi],
Casa Mariana Editrice, Frigento, 2010, pp.236-244)


Nostre note per i non addetti ai lavori:

  • "soteriologia": riguarda la salvezza 
  • "latreutica": riguarda l'adorazione
  • "antropocentrico": mette al centro l'uomo (anziché Dio)
  • "indifferentismo": tutte le religioni sono uguali

16 commenti:

Anonimo ha detto...

Cosa farà la Fraternità se la Santa Sede decide di condannarla?

Innanzitutto, ricordiamoci che, nelle presenti circostanze, le eventuali pene canoniche non avrebbero alcun effetto reale.

Tuttavia, se dovessero essere pronunciate, con tutta certezza, la Fraternità accetterebbe, senza amarezza, questa nuova sofferenza come ha saputo accettare le sofferenze passate, e le offrirebbe sinceramente per il bene della stessa Chiesa. La Fraternità lavora per la Chiesa e non c'è dubbio che, se si verificasse una situazione simile, non potrebbe essere che temporanea, poiché la Chiesa è divina e Nostro Signore non la abbandona.

La Fraternità continuerà, in breve, a lavorare al meglio che può, fedeltà alla Tradizione Cattolica e a servire umilmente la Chiesa, rispondendo ai bisogni delle anime. E continuerà a pregare filialmente per il Papa, come ha sempre fatto, sperando di vedersi un giorno liberata da queste eventuali sanzioni ingiuste, come già avvenuto nel 2009. Siamo convinti che un giorno le autorità romane riconosceranno con gratitudine che queste consacrazioni episcopali avranno contribuito provvidenzialmente a mantenere la fede, per la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime.

Don Davide Pagliarani -
Intervista rilasciata a Flavigny-sur-Ozerain il 2 febbraio 2026

Laurentius ha detto...

Pregevolissimo scritto. E l'ultima frase riassume magistralmente i termini della questione:

"Una cosa mi par di capire: non si fonda sullo "spirito d'Assisi"."

Vieni, o Spirto Santo!

Lefebvre era uno di quei missionari ha detto...

"Non dimentico che, insieme alla mia famiglia, ho conosciuto Cristo grazie ad alcuni missionari francesi. I miei genitori e io abbiamo creduto grazie all'Europa. Mia nonna è stata battezzata da un prete francese mentre lasciava questo mondo. Forse non avrei mai lasciato il mio villaggio se i Padri dello Spirito Santo non avessero parlato di Cristo ad alcuni poveri abitanti del villaggio. Come possiamo noi africani comprendere il fatto che gli europei non credano più a ciò che ci hanno donato con tanta gioia, nelle peggiori condizioni possibili? Permettetemi di ripeterlo: senza i missionari venuti dalla Francia, forse non avrei mai conosciuto Dio. Come possiamo dimenticare questa sublime eredità che gli occidentali sembrano lasciare a prendere polvere?"

Cardinale Robert Sarah, 'Dio o Niente'

Anonimo ha detto...

"Evidente, in questo giudizio [di Lefebvre], il contrapporsi di due "Rome": quella cattolica e quella neomodernista e neoprotestante."

Se la Roma cattolica finisce per essere la FSSPX e la Roma neomodernista e neoprotestante è la Roma-Chiesa Cattolica, non si capisce perché mai la Fraternità vada a dialogarci. È un dialogo simile al dialogo ecumenico della Chiesa Post-conciliare con i protestanti, che la San Pio X giustamente condanna. Nessun dialogo è auspicabile e possibile tra Verità ed eresia. Quando invece al contrario questi dialoghi si praticano, il messaggio esplicito ai propri fedeli è: "Andiamo a convertirli", ma implicitamente si dà una patente di rispettabilità a chi non dovrebbe averla. E inoltre, in realtà, la possibilità di accordo è una pia illusione, se non trovandolo al ribasso e al minimo comune denominatore, il che sarebbe un volgare compromesso che fa a pugni con la sacrosanta premessa di voler mantenere in vita la Tradizione. Tutta intera.
Idem con patate per quanto riguarda le consacrazioni episcopali.

La Fraternità dunque deve fare chiarezza anche lei sulla propria "dottrina", perché l'ambiguità in cui si trova e che esprime pubblicamente, l'ondivagamento tra accordismo e fermezza, fanno danno: alla Tradizione, a lei stessa, ai suoi fedeli e alla Chiesa tutta, in quanto la eccellente testimonianza che dà viene annullata dalle varie strategie messe in atto e dagli obiettivi che esse mirano a raggiungere, in modo palese o più nascosto, ma che comunque si possono intuire tra le righe al di là della ufficialità, grazie ad una lettura non superficiale dei suoi proclami e del suo agire.

Prenda esempio ed impari da colui che ha scacciato dai suoi ranghi, il mai troppo compianto Mons. Williamson, veramente fedele a Lefebvre. Oppure dall'intrepido Mons. Viganò, che grazie a Dio è ancora tra noi. E che non si lascia ammaliare da nessun compromesso di sorta.

Anonimo ha detto...

"...un Magistero papale che, lungi dal sentirsi voce della Chiesa docente, sottopone la Chiesa stessa al collegio dei vescovi, dotato degli stessi diritti e doveri del successore di Pietro".

Questo scriveva Mons. Gherardini nel 2010. Ormai siamo andati ben oltre, con la Chiesa Sinodalica che contempla "Consigli Pastorali" a tutti i livelli (CEI, Diocesi, parrocchie/Comunità pastorali) attualmente in fase di implementazione. In tali Consigli, dotati di poteri deliberativi e non solo consultivi, i laici avranno la maggioranza assoluta, dunque potere di decisione, di indirizzo, di censura dei riottosi e così via. Uno snaturamento della Chiesa che distrugge la Gerarchia e il sacerdozio, anche se rimangono esistenti di nome ma non di fatto, e che la rende non più "Chiesa di Gesù Cristo" ma "Chiesa Umana".

Andando a dialogare con questa Roma, intende la Fraternità San Pio X avere la sua approvazione? Intende rientrare in questa Chiesa Umana, inclusiva, "democratica", "bergoglionica"? Ce lo dica, ci tolga questi dubbi, chiarendo una volta per tutte la sua amletica posizione.

Anonimo ha detto...

Fuori tema:
Anche se non sempre le mie vedute collimano con le sue, mi sento di fare i complimenti alla dott.ssa Guarini perché non si è piegata alle proposte pubblicitarie per il suo blog. Ci sono siti, che vanno per la maggiore, inguardabili, soprattutto dal computer, perché infestati di immagini sconvenienti ed imbarazzanti, ripetute ed invadenti, messe apposta con lo scopo, non secondario, di infastidire ma anche ridicolizzare, canzonare, frammentare e quindi sciogliere e delegittimare, in modo ingegnosamente strumentale, contenuti ovviamente non “in linea”. Siamo tutti consapevoli di utilizzare una tecnologia “nemica” per fini opposti a quelli per i quali è stata creata, nel compromesso nascosto di una indulgenza condizionata. Ma se intendiamo pure guadagnarci allora il compromesso viene allo scoperto e “mammona” si riprende tutto.
Claudio Gazzoli

Anonimo ha detto...

Credo che oggi esistano due culture una che si forma sui classici e l'altra che si forma sui contemporanei; questa è diventata una vera scissione all'interno di ogni popolo.
Questa scissione è stata allargata, ampliata, divaricata da tutti i mezzi di comunicazione di massa. Notare l'uso della parola massa che solitamente si usava per una quantità di materia inerte. Se si nota un normale corso di studi che sia di un professore o di un artigiano inizia sempre dal più semplice al più complesso ed il più semplice è sempre quello più antico che funge da fondamenta, fondamenta chiamate a sostenere tutta la costruzione avvenire. Così fu, almeno in Italia, per tutte le materie che formano la cultura dei popoli. Oggi il corso di studi si è di molto allungato causa un continuo aggiornamento sui contemporanei. Un tempo lo studio si svolgeva sui pilastri che avrebbero dovuto sostenere tutta la vita, pensieri ed opere, di ciascun essere umano, così fu per tutte le materie dalla religione alle scienze ed all'essenziale artigianato. Questo itinerario era classico per ogni ordine di studi, cioè fondamenta, pilastri e tetto belli e robusti. Poi
si decise che era bene non farla troppo lunga con i classici idraulici o greci che fossero e si insegnarono i contemporanei ed anche i passanti, fondamenta fine fine, pilastri cannucce e tetti un telo di plastica. E se e quando possibile genitori ed insegnanti furono sostituiti da legioni di film, canzonette e ultimamente telefonini. In contemporanea i nuovi bambini hanno molti nuovi mali motori, psicologici e mediamente i cinque sensi vengono posti sotto la guida di qualcuno che li sostenga. Ora questa valanga di disgrazie ha travolto per prima la Chiesa Cattolica Romana che ha elevato l'essere umano contemporaneo a suo maestro ed ha chiuso sotto chiave e smemorizzato il Suo Solo ed Unico Maestro Gesù Cristo del quale parla pochissimo, avendo anche sepolto quasi tutte le Sue Parole. La chiesa al passo dei tempi è stata la prima a liberarsi dalle sue fondamenta, dai suoi pilastri e dal suo tetto, vive ormai alla giornata, pensa come i passanti, parla come i passanti, agisce come i passanti e perfino li scandalizza!
Quindi bisogna tornare al Classico, al Tradizionale, al fare come Dio comanda, il resto fumo.

E.P. ha detto...

La Fraternità può sempre giustificarsi dicendo di aver applicato i dettami di Amoris Laetitia e Fiducia Supplicans.

Raphael ha detto...

Bellissimo articolo, ricco di punti da meditare che risponde a tutte le obiezioni contro le ordinazioni della FSSPX.
Si legge Padre Felix Cappello, per esempio, nel Tractatus canonico-moralis de sacramentis, vol. IV (De sacra ordinatione) Marietti, 3° edizione, 1951, al n° 320, dice che l’esigenza di un mandato pontificio è comparsa nell’XI secolo e vale solo per la Chiesa latina. Fino a quella data, il Papa non si era ancora riservata la consacrazione episcopale. Questa riserva si è generalizzata solo progressivamente a causa degli abusi commessi dai metropoliti, Pertanto, furono solo le circostanze storiche che hanno motivato questa misura, che fu infine sancita dal Diritto Canonico. Di conseguenza, se la consacrazione episcopale dipende da una speciale autorizzazione del Papa, ciò avviene solo in virtù del diritto ecclesiastico e non per diritto divino. "
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV7692_Don-Gleize_Consacrazioni_del_1_luglio_2026.html

Anonimo ha detto...

C'è un errore di fondo nella disquisizione del prof. Trabucco sulla NBQ scrosettiana odierna:
"Un atto pubblico che genera una linea episcopale al di fuori del principio visibile di unità possiede, per la sua struttura, una tendenza oggettiva a produrre fratture nella comunione, anche quando non si rivendichi formalmente una giurisdizione alternativa. (...)
Anche ammettendo disordini diffusi, non segue il diritto di produrre una autorità concorrente, perché il rimedio deve essere proporzionato, ordinato e non generatore di mali maggiori." (https://lanuovabq.it/it/la-fraternita-san-pio-x-invoca-la-necessita-senza-verita)

L'errore trabucchiano e di molti altri consiste nel ritenere il delitto di scisma più grave addirittura del delitto di eresia. Per non incorrere nel primo, lo scisma, si dovrebbe soprassedere sulla seconda, l'eresia, e continuare a stare allegramente tutti insieme, difensori della Tradizione ed eretici, nella stessa Chiesa inclusiva.
Tale errore però è presente anche tra i lefebvriani che lui condanna, almeno in nuce. Che cosa sono infatti i dialoghi che costoro hanno instaurato con la Chiesa ufficiale negli ultimi trent'anni? Che cosa sono le varie richieste di autorizzazioni alle consacrazioni episcopali, se non tentativi di deflettere l'accusa di scisma e di mostrarsi amanti della Chiesa e volonterosi di sottomettersi ad essa (per poi al dunque, dopo aver lanciato il sasso, ritirare la mano)?
Così come un tentativo di deflettere l'accusa di scisma è la dubbia affermazione lefebvriana che i suoi vescovi non sarebbero dotati di potere di giurisdizione e dunque non si starebbe dando vita ad una gerarchia e Chiesa parallela.

Ma per risolvere con certezza la questione basta dare uno sguardo alla storia della Chiesa e in particolare alla crisi ariana, che tanto assomiglia alla nostra, in quanto anche allora come oggi la Chiesa cattolica fu infiltrata e occupata da una maggioranza eretica, affine a- e sostenuta dal Potere. Allora i "resistenti" ricorsero a vescovi "ortodossi" paralleli a quelli ariani che avevano occupato le sedi vescovili, come ancora è testimoniato in città quali Ravenna, dove sono presenti sia una doppia cattedrale che doppio battistero. Come a dire che allora non si ritenevano validi non solo l'Eucarestia degli eretici ma anche il loro Battesimo. Per farla breve, la gerarchia parallela (ortodossa) separata da quella ufficiale (eretica) alla fine prevalse.

Tornando ai giorni nostri, perché avere paura di una gerarchia parallela, falsamente definita "scismatica" da quella ufficiale?
Che i lefebvriani non abbiano paura di false accuse e procedano speditamente alle consacrazioni episcopali, moltiplicandole anzi a dismisura. Sono necessarie adesso più che mai come lo furono al tempo degli ariani.
Evviva lo "scisma", se ci si "scisma" dagli eretici.

Anonimo ha detto...

L'autorità esiste oggettivamente, sta a Roma e bisogna che questo punto sia chiaramente yestimoniato dal comportamento dei vertici della FSSPX. Quindi benissimo queste interlocuzioni, se poi non influiranno nella decisione di ordinare e di continuare la predicazione aperta della verità alle anime. Non c'è nessuna ambiguità se non per chi vuole vederla.

Il "nessun compromesso" invocato da altri significa semplicemente sedevacantismo, è un'altra cosa e la Fraternità fa bene ad agire iuxta propria principia.

Laurentius ha detto...

Condivido appieno, soprattutto per riguardo a Mons. C. M. Viganò.

Laurentius ha detto...

Condivido appieno pure codesto commento.

Gesu, vera luce, abbi pietà di noi.

Anonimo ha detto...

Se i Cardinali, i Vescovi e chi altri siano in autorita' non invocheranno il famoso "sillabo"
ventilato a suo tempo da Mons.Schneider si continuera' all'infinito a parteggiare per gli
uni (FSPX) portando a supporto cio' che ha detto Tizio e Caio oppure per il Papa (inteso come obbedienza alle regole sancite dalla CC) a sostegno delle tesi di Caio e di Sempronio. Nell'attesa, qui e' elencato un suggerimento :
https://gloria.tv/post/geoSfb78wmM74tbf2vWmCt4yh

Anonimo ha detto...

Gli orfani di mons. Williamson continuano ad accusare la fsspx di ambiguità per via del fatto che mantiene rapporti formali con le autorità vaticane. L'accusa è ridicola. Don Pagliarani fa quello che aveva fatto mons. Lefebvre, il quale non ruppe mai i rapporti con Roma. La fsspx è coerente con se stessa: rispetta le superiori autorità per ciò che riguarda l'ordinaria amministrrazione, la prassi per così dire. E in quanto non deviino dal deposito della fede. Per il resto si mantiene fedele alla Tradizione, calpestata dall'orientamento neomodernista prevalente nei Sacri Palazzi.
Il cardinale Fernández è l'autorità compentente a trattare le questioni sollevate dalla fsspx. È in questa veste che la fsspx "dialoga" con lui. Si dovrebbe comunque dire : "negozia" con lui.
Mantenendosi coerente con l'impostazione data da mons. Lefebvre, la fppsx dimostra di non avere alcuna intenzione scismatica; non vuole creare una "chiesa parallela" come sembra abbia voluto fare mons. Williamson.
La fsspx non rifiuta a priori il mandato pontificio per i nuovi vescovi. Tant'è vero che da Agosto del '25 ha comnciato a chiedere udienza a Leone XIV per esporre la questione della consacrazione. Leone non ha risposto. IN un secondo tempo è arrivata una lettera del cardinal Fernández esprimente chiusura totale o comunque un atteggiamento dilatorio. Una situazione di impasse, simile a quella creata da GP II e Ratzinger nel 1988. Allora la fsspx ha fissato pubblicamente la data delle future consacrazioni, imposte dal grave stato di necessità presente nella Chiesa, che richiede il mantenimento di un insegnamento tradizionale e della vera S. Messa cattolica. Allora il Vaticano si è dato una mossa. E adesso vedremo come andrà a finire.
Forse papa Leone uscirà dall'anonimato, finora mantenuto in questa vicenda?

E.P. ha detto...

Ne approfitterei per chiarire alla tifoseria lefebvriana alcuni punti:

1. quel libro di mons. Gherardini spiega la Tradizione cattolica dalle origini ad oggi. Dunque è logico che parli anche della questione FSSPX. La presente pagina cita proprio una parte del capitolo dedicato alla FSSPX. Come è facile notare, non fa tifoseria ma elenca fatti, lasciando al lettore tirare conclusioni;

2. la Tradizione non è un prodotto distribuibile in esclusiva dall'azienda che lo brevetta per prima. Per esempio, fa ridere (amaramente) vedere Williamson descritto come "Tradizione" e come "stato di necessità" fino a settembre 2012, per poi vederlo privare di tali attributi e venir dimenticato dall'ottobre 2012 (e non certo per essersi convertito al modernismo). Mi chiedo senza troppa ironia quanti dei vescovi che verranno ordinati il 1° luglio saranno successivamente espulsi... e se resteranno in "stato di necessità" dopo l'espulsione;

3. nel corso degli anni la FSSPX ha avuto un atteggiamento piuttosto ondivago riguardo al rapporto con la Santa Sede. Per esempio: "accordo pratico / nessun accordo pratico", ricordate? No? Ecco spiegato uno dei pilastri della vostra tifoseria: la sotterranea convinzione che la verità coincida con la tessera del club;

4. altri, prima e dopo Lefebvre, hanno tirato sostanzialmente le stesse conclusioni in merito alla Tradizione. Ma mentre è facile apprezzare la FSSPX per la "misurabilità" dei risultati (sacramenti, sacerdoti, presenza, insegnamento...), è più difficile valutare (o almeno conoscere) le figure che non hanno avuto grosso impatto mediatico (nel 1988 i telegiornali nazionali parlarono delle ordinazioni di Lefebvre...) pagando comunque un prezzo decisamente alto;

5. fra i casi più recenti abbiamo mons. Viganò e don Pompei. Chi conosce anche soltanto un minimo di ciò che hanno detto e vissuto, non può che ammirarli. Sono solo le tifoserie a trasformare tutto in un "chi non è con noi, è contro la Tradizione";

6. vedo volare troppo spesso l'epiteto "sedevacantista", quasi sempre come insulto per abbreviare il "se non sei con noi sei contro la Chiesa". Ora, limitandoci al caso più gettonato, quello bergogliano, è legittimo nutrire perplessità su ciò che ha detto, fatto, inteso, seguito. È legittimo maturare una convinzione (non necessariamente immodificabile), alla luce dei fin troppi indizi "gravi, precisi e concordanti". Dall'impasse se ne uscirà solo quando un pontefice farà autorevolmente una drastica ripulita. O, per dirla sinteticamente e in termini lefebvriani, "Roma deve convertirsi".