Piantedosi ferma la Sea Watch, multa e stop di 45 giorni
È il quinto fermo per la Sea-Watch 5, il quinto. Dopo quanto si diventa recidivi? Marzo 2024, settembre 2024, gennaio 2026, marzo 2026, agosto 2026.
Stessa nave, stessa bandiera, stessa contestazione: ha deciso da sola con chi parlare in mare e dove scaricare i clandestini. E stessa risposta, ogni volta: "Non collaboriamo con criminali e trafficanti".
I criminali sarebbero le autorità libiche.
Bisogna credergli? Decidetelo voi. In ogni caso è un'ammissione travestita da orgoglio
Le immagini dicono con chi tratta. Undici maggio, ventisette miglia dalla Libia, un aereo di Frontex riprende una lancia veloce partita da Sabratha.
Terminale satellitare Starlink a poppa, cinque uomini in passamontagna, sessanta persone a bordo, mare piatto, nessuna richiesta di aiuto.
La Sea-Watch 5 è lì da cinque giorni. Il carico passa sui gommoni della Ong. Dalla lancia, prima di rimettere la prua verso la Libia, uno scafista alza il pollice.
La Procura di Brindisi ha indagato la comandante per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
La Ong grida alla diffamazione, ma non smentisce le immagini. Sostiene che servisse a proteggere i migranti dagli uomini armati.
La comandante, intanto, si è messa da parte. Un pollice alzato non è un Sos.
Tre mesi dopo, stessa nave. Quattro giorni di navigazione verso la Libia e la notte del 13 agosto sei persone in acqua, gettate in mare dai trafficanti, esattamente dove la nave si trovava. Sei. Tre sono minori.
Una nave da decine di metri che attraversa il Mediterraneo per raccoglierne sei nel punto giusto, all'ora giusta. Chi sapeva?
La Ong avverte Roma e le capitali vicine, non Tripoli. Il Viminale ferma la nave per 45 giorni. Quinto fermo, appunto.
Questo è il taxi del mare. Non serve più un barcone che regga la traversata.Le milizie incassano il biglietto, riempiono i magazzini e quando il carico è pronto una lancia lo porta al punto di consegna. Un'ora di mare, poi si torna a terra e si ricomincia. Il resto della corsa lo paga l'Italia.
E i taxi hanno un bilancio. Lo ha messo in fila ieri l'agenzia Nova.
La Sea-Watch 5 è costata 4,5 milioni, 200 mila li ha versati United4Rescue, l'alleanza nata dalla Chiesa evangelica tedesca, con altri 400 mila per le missioni.
Lo Stato tedesco ha pagato il soccorso privato direttamente dal bilancio federale, fino a 2 milioni l'anno votati dal Bundestag, un milione e mezzo nel 2024 a quattro Ong, finché i fondi non si sono fermati a marzo 2025 e il governo Merz li ha cancellati dal bilancio.
In Francia pagano 143 amministrazioni locali. E sopra il mare volano cinque aerei civili, 21 mila euro a decollo, 178 missioni nel 2025 per la sola Sea-Watch, 8.800 persone individuate.
Il trafficante di Sabratha non ha bisogno della bussola. Sa che qualcuno, dall'alto, troverà la sua lancia.
Poi ci sono i tribunali.
Una parte dei fermi viene sospesa, quasi sempre con la stessa formula: l'ordine libico non vale come coordinamento.
Anche questo non è un caso. Nova documenta che Open Society, la fondazione di George Soros, ha finanziato, tra gli altri, l'Asgi, l'associazione di giuristi che porta in aula i ricorsi contro il decreto Piantedosi.
La fondazione non paga le navi e lo dice. Paga l'avvocato e in bilancio lo chiama “contenzioso strategico sulle politiche migratorie”.
Navi finanziate a Berlino, ricorsi finanziati a New York, sentenze a Ragusa e Catania: il cerchio si chiude sempre in un porto italiano.
Non finanziano semplicemente dei salvataggi. Finanziano una politica migratoria parallela.
La nave è soltanto il pezzo più visibile. Dietro ci sono aerei, avvocati, ricorsi, uffici, comunicazione, pressione sui parlamenti.
E dietro ancora, chi paga: fondazioni, amministrazioni locali, Chiese, per tre anni uno Stato.
Il dossier di Nova conclude che è questa struttura a più livelli a rendere sostenibile l'intero ecosistema.
Il soccorso in mare è un obbligo. Nessuno lo discute.
Ma privati che, anche con fondi pubblici stranieri, decidono da soli quali autorità informare e dove scaricare non fanno soccorso.
Fanno quella politica, con sede in Germania e sbarco in Italia.
Il diritto del mare affida il coordinamento agli Stati. Chi lo riscrive a bordo e lo rivendica, non lo applica: lo sostituisce.
Il governo ha fatto la sua parte, e i numeri lo dicono: gli sbarchi nel 2026 sono più che dimezzati. Ma i fermi sono un'arma che i tribunali sospendono e le Ong mettono a bilancio, con l'avvocato già pagato.
Servono due cose.
La prima è una legge inattaccabile che porti alla confisca definitiva delle navi delle Ong recidive.
Va riscritta la reiterazione con criteri così netti e oggettivi, chi avvisare ed entro quanto, affinché un ricorso non possa smontarla, o almeno non in un pomeriggio.
Al quinto fermo la nave non riparte. E il nodo di Tripoli si scioglie con una riga di legge.
La nave avvisa Roma e Roma avvisa Tripoli. Così nessuno sceglie più a piacere chi chiamare e le Ong perdono l'alibi dei "criminali". Con i libici parla lo Stato italiano, non loro.
La seconda è una regola nuova a Dublino.
In alto mare quella nave risponde allo Stato di cui batte bandiera. Chi esercita la giurisdizione si accolla lo sbarco.
Senza lavarsene le mani. In fondo quel ponte è il primo pezzo d'Europa su cui mettono piede i clandestini.
L'occasione è a settembre, quando il ministro dell'Interno Piantedosi incontrerà il collega tedesco Dobrindt sul dossier dei dublinanti.
La Germania che per tre anni ha pagato le navi e ora vuole rispedirci i richiedenti asilo, gli stessi che le sue navi hanno caricato come clandestini, è la controparte giusta per una domanda sola: chi ha armato la flotta ne risponde, oppure no?
Berlino risponderà per le persone. La nave, invece, è affar nostro e il conto è scritto. La Sea-Watch 5 ha collezionato cinque fermi in due anni e mezzo e un'indagine per favoreggiamento.
Al recidivo non si deve dare un altro fermo: si toglie la nave.
Altrimenti la prossima lancia è già in mare, l'aereo è già in volo e la Ong tornerà a Napoli per il sesto fermo, felice e contenta. Alla faccia nostra.
Autore: Roberto Riccardi

14 commenti:
Germania, Prien am Chiemsee, 2017. Una donna afghana di trentotto anni, madre di quattro figli, residente in Germania dal 2011, aveva lasciato l'islam ed era diventata cristiana. Era attiva nella comunità evangelica locale. Il 29 aprile 2017 viene aggredita davanti a un supermercato da un connazionale afghano musulmano. Uccisa con almeno sedici coltellate, davanti a due dei suoi figli. Al processo, la motivazione emersa fu religiosa. Una donna che aveva scelto la libertà, che aveva cambiato fede e aveva cercato di ricostruirsi una vita, viene uccisa perché la sua scelta era stata giudicata inaccettabile. E i suoi figli hanno visto tutto.
Novellara, notte tra il 30 aprile e 1 maggio 2021. La diciottenne Saman Abbas viene ritrovata uccisa dalla sua famiglia perché rifiuta un matrimonio combinato, è innamorata di un coetaneo e vuole vivere all'occidentale. Uccisa per amore, per libertà, perché la sua famiglia non voleva accettare che lei scegliesse la sua vita. Due casi tragici, ma non casi isolati. Qualche settimana, sempre a Novellara, abbiamo visto qualcosa di molto simile accadere, come se il tempo si fosse fermato e la morte di Saman non avesse insegnato nulla.
Così, dovremmo chiederci: quante Saman esistono oggi? Quante donne vivono in silenzio, in una prigione invisibile, senza che nessuno si accorga di loro? Si è da poco "scoperto" in Francia – la seconda potenza dell'Unione Europea – che in alcuni dipartimenti il 7% della popolazione femminile è sottoposta a infibulazione. Il dato è emerso sull'onda dell'indignazione per la campagna a favore di quella pratica promossa da religiosi maliani. Ma è solo la punta dell'iceberg.
Qual è la situazione delle donne migranti oggi, e chi se ne sta occupando? Nessuno. E oggi si sta dimostrando che quella della migrazione è una tematica che riguarda, in modo particolare, le donne.
Segue
Non che io voglia fare dei distinguo impropri – so che molti dei migranti che arrivano sono maschi, in età da lavoro – ma è anche questo il punto.
Le politiche migratorie adottate hanno immesso nel nostro paese uomini cresciuti in paesi con un patriarcato realmente molto forte e attivo. E questi uomini cercano spesso compagne sul nostro territorio. Il caso delle grooming gangs pakistane nel Regno Unito è solo un caso estremo, che parla di una dinamica in cui donne dei nostri paesi sono esposte a certe violenze.
Ma esistono anche le donne migranti che arrivano e che vivono in un mondo separato, spesso percosse o sottoposte a pressioni intollerabili per le nostre donne: segregate in casa, isolate dalla società, private della loro voce.
Purtroppo, oggi, la parte dominante del nostro femminismo – il transfemminismo, il femminismo intersezionale – ha finito per proiettare uno sguardo borghese sui migranti. Non si nota, non si vuole notare che queste persone, i migranti, andranno a vivere nelle periferie, in mezzo al sottoproletariato urbano nostro, e in competizione con quello. Quartieri difficili, nei quali nessuno – o quasi – di quelli che urlano "Free Free Palestine" entra davvero. Non vogliono vedere la realtà, perché la realtà è scomoda e la realtà è che le comunità migranti hanno problemi seri, che riguardano le donne, i bambini, i più deboli; la realtà è che c'è violenza, omertà, silenzio. Ma loro preferiscono guardare altrove.
Così, il Partito Democratico e i partiti della sinistra dominante oggi, ossessionati dall'idea di non essere razzisti, di non colonizzare, di rispettare le altre culture, ma anche per lucrare voti, hanno lasciato che si formassero città nella città in cui non solo non intervengono, ma impediscono che si intervenga, facendo da appoggio a chi si pone come rappresentante di quelle comunità. Così, nelle comunità vige l'omertà e il silenzio più profondo. Per la sinistra, i migranti sono pacchetti di voti, o fantasmi da citare solo quando si parla della necessità di "raccogliere pomodori nei campi". Per il resto, dei problemi di quelle comunità non si parla; della condizione della donna, in quelle comunità, non si parla. Si finge che non esistano, e le si abbandona nel silenzio, preparando la prossima Saman. E quando arriverà, la prossima Saman, si faranno le stesse domande, le stesse analisi, le stesse conclusioni. Ma niente cambierà.
Roberto Damico
Ottime condiderazioni, ma non c'è solo l'aspetto del problema femminile; c'è anche quello della nostra identità, della nostra fede, della nostra cultura, della nostra storia non solo calpestate ma anche a rischio cancellazione.
Il governo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta inasprendo la politica migratoria, accelerando le espulsioni dei migranti irregolari e, allo stesso tempo, scontrandosi con la Germania sulla gestione dell’immigrazione all’interno dell’UE.
Meloni ha pubblicato le immagini di una delle ultime operazioni di rimpatrio, durante la quale 17 cittadini egiziani sono stati rimpatriati dall’Italia in Egitto.
Allo stesso tempo, l’Italia si rifiuta di accogliere i richiedenti asilo che la Germania intende rimandare indietro in base alle regole di Dublino dell’UE.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha confermato che Roma non accetterà i primi tre richiedenti asilo che la Germania prevedeva di trasferire in Italia il 19 agosto, nonostante fossero entrati inizialmente nell’UE attraverso il territorio italiano.
L’Italia sostiene inoltre che le ONG straniere continuino a portare migliaia di migranti sulle sue coste. Secondo Piantedosi, le organizzazioni tedesche hanno trasportato in Italia circa 2.000 migranti solo quest’anno, di cui circa 500 dal 12 giugno.
Sì, vabbe', queste pantomime le conosciamo.
Prima li fanno venire poi, avvicinandosi le elezioni o altro,
li vogliono rispedire. Nel frattempo i signori del tempio
vanno avanti con il programma : riduzione popolazione mondiale,
vaxesperiment, deathesperiment dalla culla alla tomba,
syntethicfood, human spare parts (come in idraulica) e
chi piu' ne ha piu' ne metta.
E della Cei italian spa ne vogliamo parlare?
Valditara: itsliano obbligatorio per i genitori di studenti stranieri. Scontro con la CGIL
Fa benissimo. Abbiamo etnie che non parlano una parola di italiano e impongono la loro lingua. E come possono integrarsi, ammesso e non concesso che lo vogliano?
Almeno facciamo rispettare le nostre leggi!
Appunto!
Volevano classi separate dove imparassero la lingua, se n'e'
fatto qualcosa?
Guardate al Giappone, guardate come si entra e fino a quando,
guardate le loro scuole in cui regna quel che deve regnare :
ordine e disciplina e doveri di scolari e studenti e insegnanti.
Altro che coniugazione del verbo "rivendico"!
Di Saman Abbas ne vedremo sempre meno perché gli stranieri sono troppi e le donne vivono in enclave non comunicanti con la nostra normalità. Sempre meno saranno i convertiti come Magdi Allam o le voci libere come Hirsi Alì. Per lo stesso motivo.
Chi non vuole sparare agli invasori, per cio' stesso é complice dell'invasione.
ZOOTECNIA UMANA: dall'#AVIARIA al caso PALERMO – con D. GIOVANARDI e P. PERSICHETTI
Trasmesso in streaming dal vivo 3 ore fa
Dal tracciamento digitale degli allevamenti all’incrocio delle anagrafi scolastiche sulle vaccinazioni: fin dove può spingersi il controllo in nome della salute pubblica?
Ne parliamo in diretta con Daniele GIOVANARDI e Paola PERSICHETTI, analizzando il confine tra prevenzione sanitaria, digitalizzazione, privacy e libertà individuali. Un confronto sul nuovo paradigma della sorveglianza sanitaria e sul rischio che la profilassi diventi un requisito di conformità per l’accesso alla vita sociale ed educativa.
https://www.youtube.com/watch?v=32bXPtPKhL4
Mi vien da ridere amaro se penso a quando studiavo in quella che si poteva ancora
fregiare del titolo di Croce Rossa Italiana in cui si insegnava che il sistema immunitario
dei bambini al disotto della eta' di anni....e' ancora immaturo per cui non si poteva
sovraccaricare di vaccini e chge alcune malattie esantematiche avevano bisogno
di una lunga convalescenza detta quarantena. e che gli organi amputati
andavano seppelliti. Ma pensa te...
La Cgil ormai fa solo battaglie a favore della dissoluzione di tutto cio' che c'e' di tradizionale e di rispetto della legge naturale non tutelano piu' i lavoratori da bravi sinistri tutelano solo aborto gender femminismo e islamismo !
E' un principio di diritto naturale: chi invade la casa d'altri è un delinquente. Ne consegue che chi aiuta, supporta, difende i delinquenti, collaborando con il loro comportamento malvagio, è a sua volta un delinquente. Occorre che la finta destra che ci governa, se vuole veramente essere credibile, trovi il coraggio di trovare o istituire strumenti giuridici per fermare queste Ong, chi le finanzia, chi le supporta giuridicamente, finanziariamente e politicamente. Fermare, con qualsiasi mezzo, l'immigrazione e i suoi complici significa fermare la criminalità, il degrado e la futura sostituzione del nostro popolo. Significa difendere la nostra etnia, la nostra società, la nostra civiltà, la nostra storia, la nostra cultura.
Silente
https://www.affaritaliani.it/politica/ucraina-litalia-non-inviera-armi-a-kiev-meloni-volenterosa-quanto-basta-sceglie-la-strada-della-prudenza.html
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