Nella nostra traduzione da Substack. Precedente sulla Consacrazione qui. Qui l'indice degli articoli sulle formule del latino liturgico.
Usus Antiquior — La consacrazione/2
La Messa non è una recita, è quanto di più reale si possa immaginare
Quando i protestanti affermano che “la Messa”, “la Cena del Signore” o “la Santa Comunione” sono un memoriale, intendono che si tratti di un atto simbolico di ricordo psicologico, piuttosto che di un sacrificio mistico e oggettivo. [1] Per un sostenitore del memorialismo, il pane e il vino rimangono rigorosamente pane e vino; non subiscono alcun cambiamento. Mangiare il pane e bere dal calice rappresentano esclusivamente uno stimolo a ravvivare il ricordo della morte storica di Cristo sulla Croce. L’azione diventa un atto di nostalgia. Il protestante rimane interamente rinchiuso entro i confini della propria mente, costretto a fabbricare un sentimento di devozione nei confronti di un passato morto e lontano, invece di entrare in una realtà vivente, oggettivamente presente. È un atto di sguardo rivolto all’indietro, verso un evento passato ormai del tutto concluso, morto e scomparso.
Per definire con precisione le parole dell’istituzione, il Canone Romano fonde insieme passi della Scrittura tratti da san Luca e da san Paolo.
- 1 Corinzi 11, 25 (San Paolo): “Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: ‘Questo calice è la nuova alleanza nel Mio sangue. Fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di Me’”.
- Luca 22, 19 (San Luca): “… Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: ‘Questo è il Mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di Me’”.
Il Canone Romano amplia l’attenzione specifica che San Paolo rivolge al bere dal calice, trasformandola in un comando sacrificale di portata universale.
Poiché questo è il calice del Mio sangue della nuova ed eterna alleanza, mistero della fede, che sarà sparso per voi e per molti in remissione dei peccati. Ogni volta che farete queste cose, le farete in memoria di Me. [2]
Dal punto di vista liturgico, l’espressione “farete queste cose” non significa semplicemente mangiare o bere segni o simboli. Essa si riferisce esplicitamente all’intera azione che il sacerdote ha appena compiuto: offrire, benedire e consacrare sia il pane sia il vino. Come osservò notoriamente il Cardinal Ottaviani nel celebre Intervento Ottaviani [qui], sostituire questo testo nel Novus Ordo con la più semplice parafrasi biblica “Fate questo in memoria di Me” sposta, nella percezione psicologica dei fedeli, l’attenzione da un comando oggettivo di compiere l’azione sacrificale a una commemorazione passiva di un pasto appartenente al passato. [3]
Gesù non sta dicendo: “Ricordatevi di Me perché temo di essere dimenticato”. No; Egli dice: “Fate questo in memoria di Me”, e ciò implica un’azione. Attraverso quell’azione voi farete ritornare Me. Dobbiamo ricordare che Gesù è l’Agnello di Dio, l’unico sacrificio di cui il Padre si compiace. Quando Giovanni Battista indica Gesù dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio”, utilizza la stessa parola greca che nell’Antico Testamento designa l’agnello del Tamid (ἀμνός, amnos), e non l’agnello o il capretto del sacrificio pasquale, per il quale viene invece impiegata una parola completamente diversa (προβάτιον, probaton). Ancora una volta, le povere traduzioni nelle lingue moderne finiscono per oscurare una verità importante. Giovanni sta identificando Gesù come l’Agnello del Tamid che è stato, viene ed è destinato a essere sacrificato perpetuamente ogni giorno per i nostri peccati. È proprio questo amnos, eternamente sanguinante, che l’apostolo Giovanni contempla nella sua visione del cielo nell’Apocalisse. Il probaton della Pasqua non viene nemmeno menzionato. [4]
La parola effettivamente usata da Gesù per “memoria”, così come è riportata da Luca e da Paolo, è anamnesis. Nella filosofia platonica classica essa indica il richiamo di una realtà autentica e perfetta dalla sua dimensione ideale fino alla nostra realtà presente e imperfetta. Nostro Signore non avrebbe potuto scegliere un termine più appropriato per descrivere l’idea di rendere nuovamente presente il Suo perfetto Sacrificio — che ora esiste eternamente in cielo — nella nostra realtà presente e imperfetta attraverso il mezzo della Messa. Il termine anamnesis ricorre anche nel libro del Levitico in relazione al Pane della Presenza dell’Antica Alleanza.
Li disporrai in due file, sei pani per fila, sulla tavola pura davanti al Signore. Metterai su ogni fila incenso puro e sale, affinché il pane costituisca un’offerta memoriale (anamnesis) per il Signore. Ogni sabato esso sarà posto continuamente davanti al Signore da parte dei figli d’Israele, in virtù di un’alleanza perpetua. Apparterrà ad Aronne e ai suoi figli, che lo mangeranno in luogo santo, poiché esso è cosa santissima per lui fra le offerte sacrificate al Signore, secondo una prescrizione perpetua. (Levitico 24, 6-9)
Il Pane della Presenza costituisce una prefigurazione della Presenza di Dio nell’Eucaristia. Aronne è il Sommo Sacerdote, e lui insieme ai suoi discendenti deve offrire e poi mangiare il Pane di Dio in un autentico “luogo santo”, per sempre. Naturalmente, è proprio ciò che il Sommo Sacerdote in persona Christi compie durante la Messa nel santuario di ogni chiesa cattolica. Qualunque grazia spirituale ricevuta attraverso le pratiche dell’Antica Alleanza poteva esistere soltanto grazie alle grazie già meritate anticipatamente dalla futura Passione di Cristo. Il Sommo Sacerdote dell’Antica Alleanza stava inconsapevolmente “rendendo nuovamente presente” il futuro Sacrificio della Croce, ma, in un senso molto reale, stava anche “presentandolo anticipatamente”. La Parola di Dio richiama elegantemente la nostra attenzione su questo legame utilizzando lo stesso termine insolito (anamnesis) in entrambi i contesti: nell’Antico Testamento riferito a Yahweh e nel Nuovo Testamento riferito a Gesù Cristo.
Il rito latino tradizionale passa direttamente dall’Hanc Igitur [qui - qui] — durante il quale il sacerdote stende le mani sopra l’ostia e il calice per deporre i peccati del mondo sulla Vittima, che li accetta volontariamente proprio nell’istante in cui risuonano le campanelle del Sanctus — al comando assoluto e sovrano delle Parole dell’Istituzione, nelle quali il Sacrificio viene reso nuovamente presente (ri-presentato / rappresentato). Come dichiarò in modo definitivo il Concilio di Trento, la transustanziazione avviene istantaneamente, nel preciso momento in cui quelle parole sono state pronunciate integralmente.
Le azioni della Messa, e in particolare la ri-presentazione del Sacrificio nel Canone, non sono semplicemente speculazioni poetiche o teologiche. Possono essere spiegate in maniera estremamente ordinata alla luce della fisica contemporanea. La Messa non è una rappresentazione teatrale: è quanto di più reale esista. Questo improvviso e totale mutamento metafisico trova la sua migliore spiegazione nella moderna fisica dello spazio-tempo, attraverso la teoria dell’Universo-Blocco (Block Universe) formulata a partire da Einstein. [5] In questo quadro scientifico, il tempo non scorre né svanisce; passato, presente e futuro coesistono simultaneamente come un blocco quadridimensionale permanente e immutabile della realtà. Ciò che gli esseri umani percepiscono come “passato” non è realmente scomparso: si trova semplicemente in una diversa coordinata permanente del tessuto dell’universo. All’interno di questo modello, la crocifissione storica di Gesù Cristo sul Calvario nell’anno 33 d.C. costituisce un punto geometrico d’ancoraggio indelebile, impossibile da cancellare, inciso per sempre nella realtà cosmica. È precisamente per questo motivo che la teoria dell’Universo-Blocco illumina in modo così efficace il concetto greco di anamnesis. Quando Gesù comandò a Paolo e agli Apostoli di “fare questo in anamnesis di Me”, non stava chiedendo un passivo esercizio psicologico di contemplazione di un ricordo morto. Stava comandando di rendere presente una realtà eterna. Il miracolo non consiste nell’eternità dell’evento; consiste piuttosto nello “spostamento temporale” che permette a quell’evento di essere nuovamente presentato a noi, seduti nei banchi della chiesa. Quando il sacerdote pronuncia sull’altare le parole della consacrazione, la Messa funziona come un ponte non locale attraverso il blocco dello spazio-tempo. Essa non ripete né “ri-sacrifica” Cristo. Al contrario, elimina completamente la distanza temporale, ripiegando il blocco su se stesso, cosicché la coordinata locale dello spazio-tempo dell’altare viene istantaneamente sostituita dalla coordinata permanente del Calvario. L’assemblea viene sollevata al di fuori della propria limitata successione temporale per entrare direttamente nell’unico momento immutabile nel quale l’Agnello viene offerto per sempre. Il miracolo della Messa è, in realtà, un miracolo del tempo. Questa straordinaria operazione è compiuta dal Dio incarnato che agisce attraverso la persona del sacerdote. Ma in che modo la realizza?
Nel corso dell’ultimo secolo, una rivoluzione scientifica e tecnologica ha trasformato l’“informazione” da concetto astratto nella caratteristica distintiva della nostra epoca, tanto che possiamo a buon diritto considerare il nostro tempo come l’“Era dell’Informazione”. L’intera realtà fisica non è altro che informazione, cioè idee e relazioni. Non esistono minuscole palline simili a biglie che costituirebbero la “materia”, come si riteneva un tempo. L’informazione possiede una realtà distinta dal mezzo materiale (vale a dire gli oggetti fisici) che la incarna. Le idee, però, sono immateriali. Sappiamo dai loro effetti che le idee sono assolutamente reali; tuttavia, un’idea può esistere soltanto in una mente. Se domani l’universo “fisico”, così come lo sperimentiamo, cessasse di esistere, la legge di gravità o il numero cinque continuerebbero comunque a esistere da qualche parte. La Mente che ha creato ogni cosa e Che continua a sostenerla nell’esistenza (pur possedendo un’esistenza distinta dalla creazione stessa) è Dio. [6]
Poiché in Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo. (Atti 17, 28)
Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in Lui. (Colossesi 1, 17)
Potrebbe forse un uomo nascondersi in luoghi segreti senza che Io lo veda? — dice il Signore. — Non riempio forse Io il cielo e la terra? (Geremia 23, 24)
Con un semplice atto della Sua volontà Egli può modificare la realtà di qualsiasi cosa desideri, perché è Lui Che ha creato tutto e continua a mantenerlo nell’esistenza. Nella Messa Egli rende presente, nella nostra esistenza attuale, la realtà della coordinata permanente dello spazio-tempo corrispondente al Calvario. [7]
La prospettiva dell’Universo-Blocco è profondamente coerente con la metafisica cristiana tradizionale, in particolare con la concezione classica tomista e boeziana dell’eternità divina. Nella teologia ortodossa Dio non vive all’interno di una successione di istanti che scorrono; egli esiste interamente al di fuori del tempo, contemplando l’intera creazione — passato, presente e futuro — in un unico, immutabile sguardo eterno. Poiché l’Universo-Blocco descrive il tempo come un oggetto quadridimensionale completo, nel quale tutti i punti della storia coesistono simultaneamente, esso fornisce un linguaggio scientifico sorprendentemente preciso per esprimere questa prospettiva divina. Inoltre, questo modello offre una spiegazione elegante dei presunti “viaggi nel tempo” e delle anomalie temporali disseminate nella Sacra Scrittura.
Per esempio, le misteriose teofanie dell’Antico Testamento — come Abramo che incontra Melchisedek, Giacobbe che lotta con l’angelo oppure Mosè davanti al roveto ardente — sono spesso interpretate dalla teologia patristica come manifestazioni pre-incarnate della Seconda Persona della Trinità, cioè cristofanie. In una concezione fluida e lineare del tempo, una manifestazione precedente all’Incarnazione costituisce un paradosso logico; nell’ambito di un Universo-Blocco statico, invece, l’Incarnazione rappresenta una realtà permanente e fissata nelle proprie coordinate specifiche. Poiché Dio opera dall’esterno del blocco, la realtà storica e corporea di Cristo può essere proiettata o resa accessibile in modo non locale in una coordinata cronologica precedente.
Lo stesso principio spiega altri episodi biblici di dislocazione temporale, come la Trasfigurazione, nella quale Mosè ed Elia appaiono fisicamente accanto a Cristo sul monte Tabor secoli dopo la loro morte terrena, oppure le visioni profetiche di Ezechiele e di San Giovanni Evangelista. Giovanni non sta semplicemente immaginando un futuro ancora fluido e indeterminato; è lo Spirito Santo che lo solleva fuori dalla sua linea temporale locale affinché possa contemplare una coordinata futura del blocco, una coordinata che esiste già nello sguardo divino. [8] Lungi dal contraddire la metafisica tradizionale, l’Universo-Blocco mostra come ciò che gli esseri umani percepiscono come miracolose dislocazioni cronologiche non siano altro che esempi del Creatore che utilizza l’intero paesaggio interconnesso della sua opera ormai compiuta. Nella Messa non accade nulla che non possa essere spiegato facilmente mediante concetti filosofici e scientifici comunemente accettati. Il sacerdote ha aperto il cielo ed è entrato nell’infinito Universo-Blocco al momento dell’ Orate, fratres [qui], ed è questo ciò che vi trova. È a causa della Caduta che la morte e il peccato — che costituiscono una disintegrazione — entrano nel mondo. Ma anche il tempo “cade” e si disintegra: dall’eterno tempo perfetto sperimentato da Dio e da Adamo si passa al tempo sequenziale e decaduto che gli esseri decaduti vivono in un mondo decaduto. Cristo, non meno che Redentore dell’uomo, è anche il Redentore del Tempo, ed è proprio questo miracoloso “tempo redento” ciò di cui facciamo esperienza durante la Messa.
L’altra teoria del tempo oggi maggiormente diffusa è quella del Growing Block Universe (“Universo-Blocco in crescita”). Essa differisce dall’Universo-Blocco statico sotto tre aspetti fondamentali. Nel blocco statico il futuro esiste già come una coordinata fissa e permanente; nel blocco in crescita, invece, il futuro è un vuoto completamente privo di contenuto, ancora da scrivere. Nel blocco statico il tempo è un arazzo quadridimensionale immobile; nel blocco in crescita esso è un processo dinamico e creativo che accumula continuamente nuova realtà. Nel blocco statico il “presente” è soltanto un’illusione soggettiva dell’essere umano; nel blocco in crescita il presente è la frontiera mobile e attiva nella quale la nuova storia si cristallizza fisicamente nell’esistenza. Secondo l’autore, il modello del blocco in crescita è incompatibile con la teologia cristiana, perché implicherebbe che Dio sia un essere mutevole, costretto ad attendere di scoprire il futuro proprio come ciascuno di noi. [9]
Vi è qui una profonda ironia. I sostenitori della teoria del Growing Block Universe si sono a lungo affannati nel costruire modelli sempre più complessi per preservare l’idea di una linea temporale mobile e fluida, principalmente per soddisfare l’illusione umana secondo cui il passato sarebbe ormai scomparso e il futuro costituirebbe un vuoto ancora da riempire. Eppure, se avessero ascoltato la Regina del Cielo a Quito, forse avrebbero evitato decenni di deviazioni teoriche. Quando la Vergine Maria dichiarò che la morte è “un grande salto dal tempo all’eternità”, rivelò che il tempo è un confine dimensionale rigido, e non un flusso in continua evoluzione ancora da scrivere. [10]
La teoria quantistica dell’informazione, secondo l’autore, avrebbe ormai ampiamente confermato questa struttura mistica. Mostrando che la freccia termodinamica del tempo può essere manipolata, aggirata e perfino invertita su scala subatomica, i moderni esperimenti di laboratorio dimostrerebbero che il tempo non è un nastro trasportatore che procede in un’unica direzione. [11] Se l’informazione quantistica può ripercorrere i propri passi ed esistere simmetricamente attraverso coordinate appartenenti al passato e al presente, allora il rigido Universo-Blocco statico non rappresenta un fatalismo freddo e morto, bensì un magnifico arazzo già completato.
La scienza starebbe infine scoprendo i meccanismi di ciò che l’antica Liturgia ha sempre compiuto: trattare il tempo non come un fiume impossibile da modificare, ma come un paesaggio locale che il Creatore può ripiegare a suo piacimento, permettendo all’anima umana di compiere un salto sicuro nella realtà permanente dell’Eterno.
Vista con gli occhi della fede, l’Elevazione dell’Ostia pone davanti ai nostri occhi il corpo di Cristo che viene “innalzato” (Giovanni 12, 34) e appeso alla Croce come l’agnello Tamid trafitto dallo spiedo. I sacerdoti del Tempio di Gerusalemme raccoglievano il sangue degli agnelli del Tamid in una coppa d’oro e lo versavano ai piedi dell’altare, all’esterno del Santo dei Santi. Nella Nuova Alleanza è il corpo e il sangue del vero ed eterno Agnello Tamid, offerto una volta per tutte e nuovamente reso presente sull’altare in ogni Messa.
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1. Questa concezione affonda storicamente le proprie radici nella teologia del riformatore svizzero Huldrych Zwingli ed è comunemente nota come memorialismo-
2. Nell’attuale traduzione inglese del Novus Ordo (Messale Romano, Terza Edizione, entrata in vigore nel 2011), le esatte parole dell’istituzione sul calice sono:
Prendete e bevétene tutti: questo è il calice del Mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di Me.
Nella Messa tradizionale, le parole mysterium fidei (“mistero della fede”) sono inserite direttamente all’interno delle parole della consacrazione del calice [vedi]. Nel Novus Ordo, questa espressione è stata estratta dalle parole consacratorie e collocata immediatamente dopo di esse, assumendo la funzione di invito alla partecipazione dell’assemblea (ad esempio: “Annunciamo la Tua morte, Signore…”). La traduzione inglese originale del Novus Ordo del 1970 utilizzava il termine cup (“coppa”). La ritraduzione del 2011 lo ha corretto ripristinando chalice (“calice”), per recuperare il linguaggio sacro e non ordinario del testo latino (calix). Il Novus Ordo del 1970 traduceva inoltre il latino pro multis con “per tutti”. La versione del 2011 ha corretto la traduzione in “per molti” [qui - qui]. Secondo l’autore, pro multis conserva la precisa distinzione teologica secondo cui il sacrificio di Cristo è sufficiente a salvare tutte le linee temporali dell’umanità, ma viene efficacemente applicato soltanto a molti, cioè a coloro che non lo rifiutano.
[3] Alfredo Cardinal Ottaviani e Antonio Cardinal Bacci, Breve esame critico del Nuovo Ordo Missae [qui] (The Ottaviani Intervention), 25 settembre 1969, sezione “The Anamnesis”, consultato tramite il Catholic Tradition Archive.
[4] La prima occorrenza del termine arnion (ossia “agnellino”, diminutivo di arnos) compare in Apocalisse 5, 6, dove Giovanni vede “un agnello ritto in piedi”. In Apocalisse 14, 1, Giovanni scrive: “Poi guardai, ed ecco un Agnello che stava sul monte Sion”. In ebraico, il sacrificio Tamid è il sacrificio “stabile”, “permanente” o “continuo”. Al tempo di Giovanni, il monte Sion era un altro nome del Monte del Tempio, dove veniva celebrato quotidianamente il sacrificio del Tamid. Altri sacrifici — e in particolare quello pasquale — potevano essere offerti anche altrove, mentre il Tamid poteva essere celebrato esclusivamente nel Tempio di Gerusalemme. Secondo l’autore, ciò dimostrerebbe in modo definitivo che l’“Agnello che sta in piedi” sul Monte del Tempio rappresenta Gesù in cielo raffigurato come l’offerta perpetua del Tamid. L’Agnello dell’Apocalisse è immolato e uno degli anziani spiega a Giovanni: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Apocalisse 7:14). Poiché l’Agnello viene descritto come ucciso e ancora sanguinante, secondo l’autore non sarebbe logico interpretare il fatto che “sta in piedi” come un semplice riferimento alla sua postura.
[5] Per una trattazione di Cristo quale Redentore del Tempo, si rimanda a un precedente articolo dell’autore.
[6] Tommaso d’Aquino definì il confine tra il teismo e le forme più forti di panenteismo nella Summa Theologiae (Prima Parte, Questione 8, Articolo 3):
Dio è in tutte le cose mediante la sua potenza, in quanto tutte le cose sono soggette al suo potere; è in tutte le cose mediante la sua presenza, poiché tutte le cose sono nude e manifeste ai suoi occhi; è in tutte le cose mediante la sua essenza, in quanto è causa dell’essere di ogni ente.
[7] È facile descriverlo, ma soltanto il Dio sovrano può farlo!
[8] Per una discussione sul sorprendente “viaggio nel tempo” del profeta Abacuc, che avrebbe portato una minestra al profeta Daniele vivo, trasferendosi da un secolo precedente e da centinaia di chilometri di distanza fino alla prigione di Babilonia, si veda qui.
[9] Secondo l’autore, questa idea può facilmente condurre a dottrine completamente prive di fondamento e persino eretiche, come la “teologia del processo”, nella quale Dio “evolve” e cambia insieme all’universo in evoluzione.
[10] Nostra Signora del Buon Successo, rivelazione a Madre Mariana de Jesús Torres, 16 gennaio 1610, in Manuel Sousa Pereira, The Admirable Life of Mother Mariana de Jesús Torres, traduzione di Marian Horvat (Los Angeles, Tradition in Action, 2005), volume II, capitolo 3.
[11] Luis Pedro García-Pintos e collaboratori, “Reshaping the Quantum Arrow of Time through Measurement and Feedback Control”, Physical Review Letters (2026), consultato tramite il portale ufficiale del Los Alamos National Laboratory.
G. B. Lesovik, I. A. Sadovskiy, M. V. Suslov, A. V. Lebedev e V. M. Vinokur, “Arrow of Time and Its Reversal on the IBM Quantum Computer”, Scientific Reports, vol. 9, n. 4396 (2019).
Kaonan Micadei e collaboratori, “Reversing the Thermodynamic Arrow of Time Using Quantum Correlations”, Physical Review Letters (2017), archiviato su arXiv e riportato da Phys.org.
University of Surrey, “Physicists Uncover Evidence of Two Arrows of Time Emerging from the Quantum Realm”, Nature Physics (2025), recensito nel portale di ricerca dell’Università del Surrey.


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