giovedì 28 marzo 2013

Portare Cristo nelle periferie non solo geografiche ma anche esistenziali e spirituali

2013-03-28 L’Osservatore Romano
Pubblichiamo una traduzione del testo che il cardinale Bergoglio ha consegnato all’arcivescovo dell’Avana, il cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino, contenente quattro punti essenziali dell’intervento tenuto in occasione delle Congregazioni generali che hanno preceduto il conclave. Alcuni passaggi sono stati preannunciati dal cardinale cubano durante l’omelia nel corso della Messa celebrata sabato mattina all’Avana. 

Si è fatto riferimento all’evangelizzazione. È la ragion d’essere della Chiesa. «La dolce e confortante gioia di evangelizzare» (Paolo VI). È lo stesso Gesù Cristo che, da dentro, ci spinge.
  1. Evangelizzare implica zelo apostolico. Evangelizzare implica nella Chiesa la parresìa di uscire da se stessa. La Chiesa è chiamata uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’indifferenza religiosa, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria.
  2. Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare diviene autoreferenziale e allora si ammala (si pensi alla donna curva su se stessa del Vangelo). I mali che, nel trascorrere del tempo, affliggono le istituzioni ecclesiastiche hanno una radice nell’autoreferenzialità, in una sorta di narcisismo teologico. nell’Apocalisse, Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama. Evidentemente il testo si riferisce al fatto che Lui sta fuori dalla porta e bussa per entrare...Però a volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire.
  3. La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il mysterium lunae e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa). Quel vivere per darsi gloria gli uni con gli altri.
    Semplificando; ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangelizzatrice che esce da se stessa; quella del Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans o la Chiesa mondana che vive in sé, da sé, per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e riforme che si devono realizzare per la salvezza delle anime.
  4. Pensando al prossimo Papa: un uomo che, attraverso la contemplazione di Gesù Cristo e l’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che la aiuti a essere la madre feconda che vive «della dolce e confortante gioia dell’evangelizzare».

16 commenti:

Luisa ha detto...


Papa Bergoglio ci dice di uscire da noi stessi, che la Chiesa deve uscire da se stessa, è vero che dobbiamo andare verso l`altro, portare all`altro la gioia di essere discepoli di Cristo (quante volte ce lo ha ricordato papa Benedetto!), ma prima di uscire da sé stessi dobbiamo sapere chi siamo, da dove partiamo , che cosa e Chi portiamo all`altro, dobbiamo avere coscienza della nostra identità, conoscerla, se non lo facciamo chi portiamo all`altro, chi e che cosa arriva all`altro?
Arriva il Cristo della Chiesa cattolica, arriva la fede che la Chiesa ci ha trasmesso ancorata nella Tradizione, la Sacra Scrittura e il suo Magistero , o arriva il Cristo forgiato da insegnamenti alternativi, disegnato da cattivi maestri e pastori, ribelli all`insegnamento della Chiesa?

Consapevole che i cattolici hanno perso il senso della propria identità, che ignorano anche i concetti fondamentali della nostra Fede con pazienza, chiarezza e quella capacità di saper rendere comprensibili anche i concetti più complicati, dall`inizio del suo Pontificato Bendetto XVI ci ha istruiti, ci ha riportati ai fondamenti della nostra Fede, è essenziale continuare se vogliamo che ad essere portata al mondo è la Fede in Nostro Signore Gesù Cristo , è il Suo insegnamento, il Suo messaggio, così come la Chiesa lo ha ricevuto, conservato e trasmesso da più di 2000 anni, ciò che la Chiesa ha sempre, dovunque ed universalmente insegnato in materia di fede.

viandante ha detto...

Luisa ha ragione: dobbiamo andare incontro all'altro per portargli Cristo, ma gli evangelizzatori di oggi lo conoscono ancora? O lo presentano in base ai loro disegni e voleri? Cristo é quello che la Chiesa ci fa conoscere attraverso la sua Tradizione viva di 2000 anni, non quello che meglio si adatta alla sensibilità del momento.
E a proposito di autoreferenzialità della Chiesa: é verissimo, da 50 anni la Chiesa non fa altro che parlare di sè invece che di Cristo.
In fin dei conti se vogliamo queste parole sono una gravissima accusa alla Chiesa postconciliare. Gli intenti del Concilio, che in teoria doveva avvicinare Cristo a tutti gli uomini, sono stati manipolati da chi invece pretendeva di ridisegnare la figura di Cristo, e quindi della Chiesa, in modo che potesse essere accettato da tutti. E i frutti del Concilio sono lì.
certamente si é andati anche nelle periferie, ma per risolvere i problemi dell'uomo facendo spesso astrazione da Nostro Signore Gesù Cristo. E la povertà spirituale innanzi tutto, ma anche materiale é peggiorata.

Cesare Baronio ha detto...

Qui mi sembra che il ruolo di Bergoglio ricordi quello di un PR da discoteca, che cerca di richiamare quante più persone al rave conciliare ed ecumenico, piuttosto che quello dei servi del re della parabola, mandati a chiamare i poveri e gli storpi nelle strade per partecipare al banchetto.

Non si può far diventare la Chiesa una specie di caravanserraglio in cui radunare eretici, scismatici, atei, pagani, derelitti morali e materiali senza alcun criterio. La veste nuziale è sempre un obbligo, per tutti, anche per chi viene dalle periferie esistenziali e spirituali.

Non mi pare che la Chiesa si sia arroccata nella propria autoreferenzialità quando è andata a convertire i pagani e gli eretici, ad istruire gli ignoranti, a nutrire gli affamati, a curare i lebbrosi. Lo ha fatto da sempre, senza abdicare alla proclamazione della Verità e dell'esclusività della salvezza.

E' troppo facile svendere la Fede e la Morale, avvilire il Culto divino, umiliare la dignità sacerdotale e tacere le differenze sostanziali che ci distinguono e ci caratterizzano, in nome di questo pericolosissimo - e peraltro molto vago - uscire da sé.

E infine: se Bergoglio vuole uscire da sé, lo fa per richiamare le pecore smarrite all'unico Ovile di Cristo, o per rassicurarle dicendo loro che in realtà il recinto dell'ovile non c'è più?

RIC ha detto...

dall'omelia di papa Francesco pronunciata stamani:

“le vesti sacre del Sommo Sacerdote sono ricche di simbolismi; uno di essi è quello dei nomi dei figli di Israele impressi sopra le pietre di onice che adornavano le spalle dell’efod dal quale proviene la nostra attuale casula: sei sopra la pietra della spalla destra e sei sopra quella della spalla sinistra (cfr Es 28, 6-14). Anche nel pettorale erano incisi i nomi delle dodici tribù d’Israele (cfr Es 28,21). Ciò significa che il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo a lui affidato e portando i suoi nomi incisi nel cuore. Quando ci rivestiamo con la nostra umile casula può farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi e dei nostri martiri, che in questo tempo sono tanti!”.

Poi ha aggiunto: “Dalla bellezza di quanto è liturgico, che non è semplice ornamento e gusto per i drappi, bensì presenza della gloria del nostro Dio che risplende nel suo popolo vivo e confortato, passiamo adesso a guardare all’azione. L’olio prezioso che unge il capo di Aronne non si limita a profumare la sua persona, ma si sparge e raggiunge “le periferie”. Il Signore lo dirà chiaramente: la sua unzione è per i poveri, per i prigionieri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli. L’unzione, cari fratelli, non è per profumare noi stessi e tanto meno perché la conserviamo in un’ampolla, perché l’olio diventerebbe rancido … e il cuore amaro”.




Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/28/i_sacerdoti_siani_pastori_in_mezzo_alla_gente:_cos%C3%AC_papa_francesc/it1-677572
del sito Radio Vaticana

perplesso ha detto...

http://fidesetforma.blogspot.ch/2013/03/bergoglio-le-periferie-esistenziali-e_27.html

Stefano ha detto...

...aggiungo anche questa mia riflessione.
Ma CHI dovremmo "Evangelizzare"? Che cosa è la "nuova Evangelizzazione"?

Queste domande sono state fatte milioni di volte, e quasi sempre le risposte sono generice ed interlocutorie.

Non dovremmo "uscire da noi stessi" per Evangelizzare ANCHE (forse soprattutto) chi crede in FALSI DEI? E non dovremmo Evangelizzare anche, per esempio, chi ha RIFIUTATO GESU' CRISTO SALVATORE E REDENTORE (anzi; dovremmo farlo primariamente!), ovvero gli Ebrei?

Chi dobbiamo "Evangelizzare"? Ma non è una contraddizione in essere quella di spingere ad "andare nelle periferie del mondo", ma poi scambiare messaggi di auguri con eretici e non credenti (non mi viene un altro termine al posto di infedeli)?

Ovviamente questo è il dramma del falso ecumenismo post-conciliare...Quello della "rottura""... Ci sarebbe un vero ecumenismo, anche Conciliare... Ma chi lo applica?

bernardino ha detto...

Prima di ogni altra cosa, coloro i quali sono mandati da NSGC per insegnare il Vangelo, devono amare la Chiesa, aver rispetto per la Chiesa.
Se guardiamo e seguiamo la storia della Chiesa, i sacerdoti, dal Papa in poi hanno sempre (o quasi) amato prima di tutto la Sua Chiesa, cioe' le Sue Leggi.
Dice il Signore che il Primo e massimo dei Comandamenti e' AMA IL SIGNORE DIO TUO CON TUTTO IL TUO CUORE, CON TUTTA LA TUA ANIMA, CON TUTTA LA TUA MENTE; Poi c'e' un SECONDO COMANDAMENTO che e' simile al primo (non uguale, ma simile) AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO.
- NSGC non ci dice quello che oggi va predicando la chiesa ufficiale, cioe', rovesciare cio' che NSGC ci dice sopra, dimenticando le Leggi con certe priorita.
Certo e' giusto aiutare i fratelli in Cristo (ci parla di fratelli in Cristo e non tutti gli uomini), ma prima viene il culto a Dio Onnipotente, a Cristo Suo Figlio ed allo Spirito Santo,- cosa che la chiesa ufficiale ha rovesciato, mettendo prima l'uomo (Dio) poi il Dio Trinitario.
Poi Dio, essendo il Re dei Re, ha tutto il diritto di essere adorato.
Questo la chiesa di oggi l'ha eliminato, in quanto l'uomo l'ha fatto diventare superiore a Dio.
Attenzione ai cattivi maestri, ai ribelli all'insegnamento bimillenario della Chiesa Cattolica ed Apostolica.
- Rispondo a Luisa e a Viandante -
gli evangelizzatori di oggi non conoscono piu' Cristo, sono stati formati secondo le regole imposte dal concilio vat.II, che parla da 50 anni solo dell'uomo, dei suoi bisogni materiali, non nomina piu' Cristo come il Salvatore dell'umanita' tramite la Croce.
Tutto questo e mille altre cose che tralascio, altrimenti dovremmo scrivere per mesi, hanno ridotto il cattolicesimo ad una vera setta come tante altre (basta leggere uno dei punti cardine del vat.II LA LIBERTA' RELIGIOSA, e rendersi conto.
per non parlare poi del Papato che fine sta' facendo, della collegialita, dell'ecumenismo.
mi fermo qui nella speranza che NSGC trovi una soluzione vera che agli uomini non riesce, ma che a Lui non manca.
Ma forse questa e' l'ennesima passione della Chiesa.

Anonimo ha detto...

le vesti sacre del Sommo Sacerdote sono ricche di simbolismi

Oh Dio!!!
Sia questo incipit che il seguito parlano del Sommo Sacerdozio dell'Antico testamento, quello di Aronne, quello di Caifa, che è colui che ha condannato Gesù... Dovrò leggere tutto per vedere cosa dice integralmente...
Ovvio che le nostre radici sono lì, ma il Sommo Sacerdozio di Cristo è quello di Melchisedeck, ma soprattutto è officiato dal Figlio, il Verbo Incarnato che ha portato a compimento l'Antico Testamento. Portare a compimento significa oltrepassare, andare oltre. Questi elementi giudaizzanti non ci portano da nessuna parte!

RIC ha detto...

“La bellezza di quanto è liturgico, che non è semplice ornamento e gusto per i drappi, bensì presenza della gloria del nostro Dio che risplende nel suo popolo vivo e confortato"

parole che, spero, non restino lettera morta e vengano ben tenute a mente da chi di dovere...

Anonimo ha detto...

Vedo che poi dice anche:

"E quando sente che il profumo dell’Unto, di Cristo, giunge attraverso di noi, è incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore: “preghi per me, padre, perché ho questo problema”, “mi benedica padre”, “preghi per me”, sono il segno che l’unzione è arrivata all’orlo del mantello, perché viene trasformata in supplica, supplica del Popolo di Dio"

Questo è già diverso.
Comunque guarderò l'intera omelia e ne riparleremo.

Anonimo ha detto...

si bella l'omelia...una mazzata ai preti burocrati ed "esteti"....ma non c'è slancio verso l'Eternità. A che serve il prete? solo per consolare?

Anonimo ha detto...

Ripeto anche qui:

Se la Chiesa non riconosce la sua autentica identità non può portare il Signore che, dopo aver chiamato i suoi discepoli li ha prima 'costituiti' (cioè ben formati e fondati su di Lui) e poi 'inviati'.

Non sono le parole e le esortazioni, per quanto forti e coinvolgenti a formare i sacerdoti ma una seria formazione in seminari davvero cattolici con santi formatori, possibilmente non modernisti, perché costoro curano solo la danza delle parole che trasmettono solo un grande vuoto e hanno perso la sostanza..

Stefano78 ha detto...

Il commento di "Stefano" è mio.

Anonimo ha detto...

"E quando sente che il profumo dell’Unto, di Cristo, giunge attraverso di noi, è incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore: “preghi per me, padre, perché ho questo problema”, “mi benedica padre”, “preghi per me”, sono il segno che l’unzione è arrivata all’orlo del mantello, perché viene trasformata in supplica, supplica del Popolo di Dio"

Di certo l'immagine biblica evocata in precedenza (i tre unti) è suggestiva e rende anche l'idea di una dinamica che trasporta, tocca le corde del sentimento e trasmette con efficacia la realtà prodotta dall'"unzione" (Sl 133)

Mi fa problema che il Signore Gesù, mio Signore e mio Dio, sia messo sullo stesso piano degli unti di Israele e il suo Sacerdozio - che appartiene alla maniera di Melchisedec (re e sacerdote insieme) ed è quello officiato come Figlio, Verbo Incarnato Morto Risorto Asceso al cielo per noi - è messo sullo stesso piano di quello di Aronne (definitivamente tramontato) e del Sommo Sacerdote con i simboli del popolo dell'Antica Alleanza, cioè di colui che lo ha condannato.

La prima cosa che mi viene in mente è che la nostra "unzione", indelebile, l'abbiamo ricevuta nel Battesimo e ci inserisce nella Chiesa e in famulos (tra i familiari) del Signore, nel Figlio diletto e nella Sua Chiesa.

In virtù di questo, la partecipazione alla Santa Messa ci dona le grazie indicibili che scaturiscono dall'Unico Sacrificio ri-presentato al Padre e dalla comunione col Corpo Sangue Anima e Divinità del Signore ora glorioso, identificato non solo col Servo di JHWH, ma anche con l'Universorum Rex!

Me lo dite voi che me ne faccio dell'unzione del re Davide e di quella di Aronne, quando quello che mi salva è solo e unicamente il Sangue Prezioso di Cristo? È vero che Egli viene da quella Storia di Salvezza, ma è altrettanto vero che l'ha portata a compimento. Il che significa che l'ha oltrepassata e ci porta oltre con Lui!

È un eccesso di spirito critico che non mi fa entrare nella sua "unzione con l'olio di gioia"? Ma che roba è? Di certo mi si può dire che è l'effetto - non sempre sensibilmente avvertibile ma che dispiega i suoi effetti liberanti e trasformanti - che ha su di me il lavacro del Sangue di Cristo che mi introduce anche nella Risurrezione.

Ma perché non chiamarlo col suo nome e tirar fuori tutte queste suggestioni vetero-testamentarie? Sono un suggestivo 'parallelo', ma mi sembra che non mettono in luce l'unicità del Signore. Della Croce ne ha parlato con fermezza altrove... ma a me qui il discorso pare monco, soprattutto in riferimento alla Messa e all'Opera di Cristo Gesù.

E, poi, il Papa non è solo il "papa dei poveri e delle periferie" è il Papa di tutti: "pasci le mie pecore" (gli apostoli) e "pasci i miei agnelli" (i fedeli). Che poi si debba occupare con particolare premura della pecora ferita e di quella smarrita, benissimo. Ma le altre, chi le "conferma" e coloro che non fanno ancora parte del gregge e che il Signore non lo conoscono?

Anonimo ha detto...

Sono certo che Papa Francesco godrà di autorevolezza fra le persone in buona fede e verso "le altre" avrà pugno di ferro!

Anonimo ha detto...

Trovo molto illuminante l'osservazione che inserisco di De Mattei.
Avevamo già rilevato che la povertà è teologale e non solo sociologica, ma questa notizia chiarisce la 'teologia' che sottende l'enfasi del nuovo papa sulla 'povertà' e sulle 'periferie'. Anche a questo riguardo possiamo solo sperare nella grazia di stato. Ma la vedo dura.

"... L’“opzione preferenziale dei poveri” del card. Bergoglio si radica in particolare nell’insegnamento di Lucio Gera e Rafael Tello, gli esponenti di una “teologia del popolo”, caratterizzata dalla sostituzione della prassi della povertà alla ideologia della rivoluzione armata. Carlos Pagni, analizzando, sulla Nación del 21 marzo il “Método Bergoglio para gobernar”, spiega la ragione teologica per cui la “periferia” occupa il posto centrale nel paesaggio ideologico dell’arcivescovo Bergoglio.

I poveri per lui non sono una realtà sociologica da aiutare, ma un soggetto teologico da cui apprendere: “Questa attitudine pedagogica ha una radice religiosa: la relazione del popolo con Dio sarebbe più genuina perché manca di contaminazioni materiali”. Anche Maurizio Crippa sul Foglio del 23 marzo (La povertà è un segno teologico, non sociologia) sottolinea questo aspetto, ricordandone le remote ascendenze: “La posta in palio è sempre trasformare la chiesa nel popolo dei poveri in cammino, meglio se autoconvocato: dai Poveri di Lione, detti poi valdesi, a tutte le correnti ortodosse o ereticali che attraversano il Medioevo, gli Umiliati e Fra’ Dolcino, con deviazioni che arrivano fino a Tolstoj, e su su in un percorso di spoliazione e rigenerazione che ritorna identico dalle ‘Cinque piaghe della santa chiesa’ di Antonio Rosmini – la quinta è proprio ‘La servitù dei beni ecclesiastici’ – alle teologie della chiesa povera conciliari”. Si tratta di temi che sarebbe utile approfondire. Ma in fondo non è questo il punto. La vita di un uomo, anche di un Papa, non si misura con i gesti del passato, cambia ogni giorno e ogni giorno può essere azzerata da svolte, maturazioni, direzioni di cammino nuove e impreviste..."