Buon Natale e buona notte. Mai suicidio culturale fu più assistito e perfetto.
Per sapere che “l’Europa è decadente” l’amministrazione americana non aveva bisogno di andare a Schorndorf, la cittadina sveva di 40.000 anime a venti minuti da Stoccarda, la città di Gottlieb Daimler, uno dei pionieri dell’industria automobilistica.
Il campanile gotico domina ancora la piazza del mercato con la sua guglia che trafigge il cielo come una lancia di pietra. Per cinque secoli quella campana ha scandito battesimi, nozze e funerali di generazioni di luterani. Domenica 16 novembre, dentro la navata e all’altare dove Martin Lutero avrebbe potuto predicare, un muezzin: “Allahu Akbar”.
Non è un episodio isolato. È il crepuscolo. E il fatto che ci abbiano convinto a chiamarlo alba è la più grande truffa culturale della nostra epoca. Come che passi per “inclusione” la cancellazione della parola Gesù da una recita natalizia in una scuola in Toscana.
L’islamizzazione dell’Europa ha una nuova immagine: Utrecht, Olanda. Una folla musulmana assedia la cattedrale di San Martino, gridando “Allahu Akbar”. D’altronde, l’arcivescovo primate d’Olanda Willem Eijk, che ha sede proprio a Utrecht, non ha detto che se la tendenza dovesse continuare al ritmo attuale entro il 2028 l’intera arcidiocesi di Utrecht, la più grande del paese, l’unica dove ancora esiste una presenza cristiana, potrebbe “scomparire”? Ha espresso il timore che nel peggiore dei casi delle 300 chiese che l'arcidiocesi di Utrecht conta ancora nel 2028, quando andrà in pensione, ne rimarranno ancora una ventina. La previsione di Eijk è rafforzata dalla decisione di mettere in vendita anche la cattedrale, l’edificio-simbolo del cattolicesimo olandese fin dal 1560.
Ma questo è solo il trailer. Cosa pensiamo che succederà quando saranno in maggioranza? In sala arriverà presto il film vero e proprio.
Le chiese diventate moschee in Inghilterra sono oggetto di ridicolo.
Il Telegraph britannico guarda alla Germania come a un paese che rischia di scomparire sotto l’enorme pressione di un’immigrazione culturalmente estranea. L’analisi dell’ex ufficiale britannico James Jeffrey è il resoconto di un uomo che ha visto zone di guerra e ora osserva le nostre città stranamente familiari.
Hanau, la città natale dei fratelli Grimm, è il suo punto di partenza. Due mondi si scontrano visibilmente. Il paesaggio urbano non è cambiato gradualmente, ma completamente. Non modernizzato, ma sostituito.
Intanto, a Brema, il mercatino di Natale quest’anno ha bisogno di un extra budget di tre milioni di euro per evitare di essere asfaltato dai terroristi. Va da sé che Mohammed è il nome più popolare a Brema. Ricordate la favola dei Grimm sui musicanti di Brema?
“The uncomfortable truth about the Islamisation of Germany”, titola il Telegraph con quell’eleganza da maggiordomo britannico che serve il tè mentre la casa brucia.
Jeffrey pone la domanda che quasi nessun altro osa porre ad alta voce: cosa dovrebbe fare una società quando le sue città si trasformano in avamposti di un altro mondo?
I cambiamenti demografici accelerati, i tabù politici, l’elusione di partiti e organi di stampa: tutto questo porta a una realtà che tutti vedono, ma di cui pochi osano parlare. In meno di una generazione, l’Islam triplicherà in Europa.
Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha appena spiegato che “l’Islam vuole conquistare l’Europa”.
O come ha dichiarato il Vice Segretario di Stato Christopher Landau dopo aver lasciato Bruxelles: “O le grandi nazioni europee sono nostri partner nella protezione della civiltà occidentale che abbiamo ereditato da loro, oppure non lo sono”.
Questo è il mercatino di Natale a Bruxelles.
Per capirlo basta andare non tanto nelle città da milioni di abitanti, come Parigi e Londra, ma nelle città culle della storia, dell’arte e della cultura europee.
Andate a Machelen, in Belgio, per secoli capitale dei Paesi Bassi spagnoli, sede degli arcivescovi-primate del Belgio, città di Rubens e di Van Dyck, di 320 monumenti classificati, di otto chiese gotiche e barocche. È anche la capitale mondiale degli asparagi bianchi e della birra Maneblusser. Oggi conta 120 nazionalità, un bambino su due è di origine straniera e già è al 20 per cento islamica. Nella cattedrale del primate cattolico ha risuonato il muezzin di fronte alla meravigliosa “Crocifissione” di Van Dyck.
Free Palestine sulla Natività senza volto di Bruxelles
Andate a Orléans, la città di Giovanna d’Arco, la ragazzina che salvò la Francia dalla conquista inglese durante la Guerra dei Cent’Anni: il 37 per cento dei giovani di Orleans è extra-europeo, rispetto al 2 per cento nel 1968, anno fatidico.
Andate ad Avignone, l’antica città sul Rodano racchiusa da mura medievali, dove i secoli aleggiano nell’aria. Le mura del XIV secolo ancora perfettamente conservate, 4,3 chilometri di pietra che cingono il centro come una corona. Qui vissero sette papi e due antipapi, qui Petrarca pianse Laura, qui nacque il Festival più famoso d’Europa. Ma oggi pezzi di Avignone, nell’inchiesta da brivido di Paris Match, sono noti come “la città dei salafiti”. “La maggior parte dei passanti si somiglia, velo nero per le donne, pantaloni larghi afgani per gli uomini” racconta Paris Match. “La maggior parte porta la barba del credente, lunga e talvolta tinta con l’henné, come ai tempi del Profeta. Sembra di tornare indietro di quattordici secoli. Si rispetta la segregazione dei sessi: parrucchieri per donne, inaccessibili agli uomini; bar pieni di uomini, inaccessibili alle donne. Servono caffè, tè, limonata... Tutto, tranne l’alcol. È una mini-repubblica islamica”.
Nella piazza principale di Vicchio, un comune dell’area metropolitana di Firenze, in cima al grande albero di Natale è stata posta una bandiera della Palestina.
Questa invece è la Norvegia: via direttamente gli addobbi di Natale, al loro posto le bandiere palestinesi.
Andate a Ratisbona, uno dei principali avamposti romani sul confine del Danubio, sede della Dieta perpetua del Sacro Romano Impero, del Duomo di San Pietro capolavoro del gotico, dove si sta costruendo un nuovo centro culturale con un minareto alto 21 metri. Nel cuore del centro storico, accanto alla Neupfarrplatz dove sorgeva la sinagoga medievale distrutta nel 1519, stanno costruendo il nuovo “Centro culturale islamico”. Il vescovo Rudolf Voderholzer ha scritto una lettera accorata: “Un minareto così alto nel cuore cristiano della città è un segno di resa”. Non è servito.
Andate a Trappes, dove Luigi XIV realizzò i famosi stagni per il parco del suo castello a Versailles e oggi al 70 per cento musulmana.
Andate a Strasburgo, o meglio, Strasburgistan.
Andate a Graz, residenza degli Asburgo, centro storico Unesco, orologio medievale, castello sul colle e dove il 34 per cento degli studenti è di fede islamica.
Andate a Utrecht, famosa per la torre del Duomo e per l’università antichissima, dove Mohammed è il primo nome fra i nati e le moschee chiamano alla preghiera con gli altoparlanti ogni giorno e la piscina Den Hommel ogni lunedì sera offre lezioni per “soli uomini musulmani”.
Andate a Charleroi, dove il 20 per cento della popolazione è musulmana.
Andate ad Aquisgrana, la città di Carlo Magno e della sua meravigliosa cattedrale, dove fu incoronato imperatore nel Natale dell’800 nella cappella palatina [o non a San Pietro da papa Leone III? -ndr], gioiello carolingio patrimonio Unesco, e che oggi ha dodici moschee.
La vecchia Europa, ancora bellissima, che presto non riconosceremo più.
Andate a Magonza. La città di Gutenberg, della cattedrale romanica millenaria, del Reno, dei carnevali. La moschea centrale ha ottenuto nel 2024 il permesso di chiamare alla preghiera con altoparlanti tre volte al giorno. Il suono rimbomba tra le guglie della cattedrale.
Andate a Marburgo. Università fondata nel 1527 da Filippo d’Assia, città dei fratelli Grimm e della chiesa di Santa Elisabetta con le reliquie della santa. Oggi il 22 per cento della popolazione è musulmana. La chiesa luterana di Sankt Michael è stata venduta a un’associazione turca che l’ha trasformata in moschea con minareto. Il pastore protestante: “È doloroso, ma non avevamo più fedeli”.
Nell'immagine: Mercatino di Natale in Francia
Andate nelle zone storiche di Parigi. Chi arriva in treno alla Gare du Nord scende in un souk. I bistrot sono stati sostituiti da kebab halal, le insegne in francese sono minoranza. La basilica del Sacré-Cœur, bianca sulla collina come un ultimo grido di pietra, sembra osservare impotente il mare di minareti che cresce nella periferia. Saint-Denis, dove sono sepolti i re di Francia, è a maggioranza musulmana.
È il suicidio perfetto: assistito, politically correct, finanziato dalle nostre tasse, celebrato dai media, benedetto dalle ong.
Ecco allora l’articolo del Telegraph, che riproduco nella sua interezza.
Benvenuti nella nuova Europa: meno Bach, più richiami alla preghiera. E il bello è che l’abbiamo voluto noi, convinti che bastasse offrire welfare e corsi di tedesco per trasformare Medina in Monaco. Spoiler: non funziona così. Prosit!
L’islamizzazione della Germania è in piena vista nella città di Hanau, città natale dei fratelli Grimm, che hanno regalato al mondo le loro fiabe di Cappuccetto Rosso, Raperonzolo, Hänsel e Gretel e molte altre. Nella piazza centrale si erge un’imponente statua in bronzo che raffigura i due fratelli in frac, mentre osservano uno dei manoscritti in cui hanno trascritto le loro incantevoli storie tratte dal folklore, dalla cultura e dalla storia germanica.
Le strade che si diramano dalla piazza sono dominate da innumerevoli kebab, fast food da asporto, ristoranti e negozi di alimentari, la maggior parte dei quali espone cartelli che indicano che il cibo è “halal” e quindi conforme alle regole alimentari islamiche. Da veterano dell’Iraq e dell’Afghanistan, non ho potuto fare a meno di essere colpito da tutto questo, insieme a tutto l’arabo parlato e ai saluti As-Salaam-Alaikum, in particolare dalla presenza del ristorante Afghan Starway e del supermercato Kabul Central.
La situazione dell’immigrazione in Germania è particolarmente difficile, soprattutto perché non può ricorrere facilmente alle tattiche di espulsione di Donald Trump. Molte di queste persone, se non la maggior parte, sono arrivate legalmente e sono state accolte, sia nell’ambito del programma di lavoratori ospiti tedesco degli anni ‘60, sia come rifugiati della guerra civile siriana. Molti sono titolari di passaporto tedesco.
A Worms – una delle città più antiche del Nord Europa, famosa per l’Editto di Worms del 1521, con cui Martin Lutero fu dichiarato eretico – la situazione è ancora più critica, soprattutto se si applica il “test del bar”. Se pensate che la scena dei pub britannici sia in difficoltà, andate a Worms. Ho attraversato tutto il centro città, incrociando strade e vicoli alla ricerca di un tipico pub tedesco, chiamato kneipe. Ho trovato shisha bar, agenzie di scommesse, un’infinità di barbieri in stile turco. Ma nessun kneipe vero e proprio.
Alla fine ne ho trovato uno nascosto vicino alla stazione ferroviaria. Non c’era birra alla spina, c’era solo un tipo di birra in bottiglia disponibile, proveniente da un birrificio sul punto di fallire, mi disse uno degli uomini al bar.
Qual è la linea di condotta giusta o sbagliata quando città un tempo prettamente tedesche si trasformano in avamposti del mondo musulmano davanti ai nostri occhi?
“Le culture cambiano e bisogna lasciarsi trasportare dalla corrente”, mi disse con calma un giovane tedesco sul treno, seduto accanto alla sua ragazza ucraina (la Germania ha dato rifugio a più di un milione di ucraini; il mio interlocutore a Worms aveva conosciuto la sua ragazza ucraina tramite la famiglia ucraina che aveva accolto allo scoppio della guerra).
Ho suggerito che, sebbene ora non abbia problemi con le donne che indossano l’hijab o il niqab, potrebbe cambiare idea se un giorno il 60 per cento o più delle donne tedesche si vestirà in quel modo, e una percentuale simile di uomini tedeschi avrà un aspetto e un abbigliamento nettamente diversi dai suoi.
Non sembrava convinto, ma almeno stavamo parlando della questione, che deve essere affrontata, soprattutto perché la trasformazione è in atto anche nelle città britanniche.
Il problema sembra essere più profondo dell’ingenuità della sinistra sull’immigrazione; forse c’è un errore di calcolo fatale al centro del progetto del moderno liberalismo laico.
I tedeschi sembrano disposti a riconoscere la sfida dell’immigrazione e a parlarne apertamente: che siano di sinistra o di destra, i tedeschi che incontro continuano a dirmi che l’immigrazione è diventata un problema serio per loro e per il Paese.
In una recente recensione del Telegraph del romanzo del 1926 A Shadow of Myself di Peter Flamm, vero nome Erich Mosse, il recensore osserva che il fratello maggiore dell’autore fu ucciso a Verdun. Flamm scrive nel poscritto del libro che suo fratello maggiore era morto “per l’idea della Germania”.
Non riesco nemmeno a immaginare cosa penserebbero di Hanau oggi quel fratello maggiore – e molti altri tedeschi caduti in quella guerra. Sebbene il cambiamento non sia necessariamente “sbagliato”, rimane un aspetto triste, se non tragico, in tutto ciò.
Ad Hanau, non riuscivo a scrollarmi di dosso questa sensazione profondamente sgradevole di qualcosa che stava lentamente morendo – qualcosa in cui credo profondamente e per cui, come il fratello di Mosse, sono stato abbastanza stupido da lottare pensando che dovesse importare altrettanto a tutti gli altri.
Per capire quanto poco un contemporaneo possa comprendere la storia che gli viene addosso bisogna andare a Connaught Place a Nuova Delhi.
Il campanile gotico domina ancora la piazza del mercato con la sua guglia che trafigge il cielo come una lancia di pietra. Per cinque secoli quella campana ha scandito battesimi, nozze e funerali di generazioni di luterani. Domenica 16 novembre, dentro la navata e all’altare dove Martin Lutero avrebbe potuto predicare, un muezzin: “Allahu Akbar”.
Non è un episodio isolato. È il crepuscolo. E il fatto che ci abbiano convinto a chiamarlo alba è la più grande truffa culturale della nostra epoca. Come che passi per “inclusione” la cancellazione della parola Gesù da una recita natalizia in una scuola in Toscana.
L’islamizzazione dell’Europa ha una nuova immagine: Utrecht, Olanda. Una folla musulmana assedia la cattedrale di San Martino, gridando “Allahu Akbar”. D’altronde, l’arcivescovo primate d’Olanda Willem Eijk, che ha sede proprio a Utrecht, non ha detto che se la tendenza dovesse continuare al ritmo attuale entro il 2028 l’intera arcidiocesi di Utrecht, la più grande del paese, l’unica dove ancora esiste una presenza cristiana, potrebbe “scomparire”? Ha espresso il timore che nel peggiore dei casi delle 300 chiese che l'arcidiocesi di Utrecht conta ancora nel 2028, quando andrà in pensione, ne rimarranno ancora una ventina. La previsione di Eijk è rafforzata dalla decisione di mettere in vendita anche la cattedrale, l’edificio-simbolo del cattolicesimo olandese fin dal 1560.
Ma questo è solo il trailer. Cosa pensiamo che succederà quando saranno in maggioranza? In sala arriverà presto il film vero e proprio.
Le chiese diventate moschee in Inghilterra sono oggetto di ridicolo.
Il Telegraph britannico guarda alla Germania come a un paese che rischia di scomparire sotto l’enorme pressione di un’immigrazione culturalmente estranea. L’analisi dell’ex ufficiale britannico James Jeffrey è il resoconto di un uomo che ha visto zone di guerra e ora osserva le nostre città stranamente familiari.
Hanau, la città natale dei fratelli Grimm, è il suo punto di partenza. Due mondi si scontrano visibilmente. Il paesaggio urbano non è cambiato gradualmente, ma completamente. Non modernizzato, ma sostituito.
Intanto, a Brema, il mercatino di Natale quest’anno ha bisogno di un extra budget di tre milioni di euro per evitare di essere asfaltato dai terroristi. Va da sé che Mohammed è il nome più popolare a Brema. Ricordate la favola dei Grimm sui musicanti di Brema?
“The uncomfortable truth about the Islamisation of Germany”, titola il Telegraph con quell’eleganza da maggiordomo britannico che serve il tè mentre la casa brucia.
Jeffrey pone la domanda che quasi nessun altro osa porre ad alta voce: cosa dovrebbe fare una società quando le sue città si trasformano in avamposti di un altro mondo?
I cambiamenti demografici accelerati, i tabù politici, l’elusione di partiti e organi di stampa: tutto questo porta a una realtà che tutti vedono, ma di cui pochi osano parlare. In meno di una generazione, l’Islam triplicherà in Europa.
Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha appena spiegato che “l’Islam vuole conquistare l’Europa”.
O come ha dichiarato il Vice Segretario di Stato Christopher Landau dopo aver lasciato Bruxelles: “O le grandi nazioni europee sono nostri partner nella protezione della civiltà occidentale che abbiamo ereditato da loro, oppure non lo sono”.
Questo è il mercatino di Natale a Bruxelles.
Per capirlo basta andare non tanto nelle città da milioni di abitanti, come Parigi e Londra, ma nelle città culle della storia, dell’arte e della cultura europee.
Andate a Machelen, in Belgio, per secoli capitale dei Paesi Bassi spagnoli, sede degli arcivescovi-primate del Belgio, città di Rubens e di Van Dyck, di 320 monumenti classificati, di otto chiese gotiche e barocche. È anche la capitale mondiale degli asparagi bianchi e della birra Maneblusser. Oggi conta 120 nazionalità, un bambino su due è di origine straniera e già è al 20 per cento islamica. Nella cattedrale del primate cattolico ha risuonato il muezzin di fronte alla meravigliosa “Crocifissione” di Van Dyck.
Free Palestine sulla Natività senza volto di Bruxelles
Andate a Orléans, la città di Giovanna d’Arco, la ragazzina che salvò la Francia dalla conquista inglese durante la Guerra dei Cent’Anni: il 37 per cento dei giovani di Orleans è extra-europeo, rispetto al 2 per cento nel 1968, anno fatidico.
Andate ad Avignone, l’antica città sul Rodano racchiusa da mura medievali, dove i secoli aleggiano nell’aria. Le mura del XIV secolo ancora perfettamente conservate, 4,3 chilometri di pietra che cingono il centro come una corona. Qui vissero sette papi e due antipapi, qui Petrarca pianse Laura, qui nacque il Festival più famoso d’Europa. Ma oggi pezzi di Avignone, nell’inchiesta da brivido di Paris Match, sono noti come “la città dei salafiti”. “La maggior parte dei passanti si somiglia, velo nero per le donne, pantaloni larghi afgani per gli uomini” racconta Paris Match. “La maggior parte porta la barba del credente, lunga e talvolta tinta con l’henné, come ai tempi del Profeta. Sembra di tornare indietro di quattordici secoli. Si rispetta la segregazione dei sessi: parrucchieri per donne, inaccessibili agli uomini; bar pieni di uomini, inaccessibili alle donne. Servono caffè, tè, limonata... Tutto, tranne l’alcol. È una mini-repubblica islamica”.
Nella piazza principale di Vicchio, un comune dell’area metropolitana di Firenze, in cima al grande albero di Natale è stata posta una bandiera della Palestina.
Questa invece è la Norvegia: via direttamente gli addobbi di Natale, al loro posto le bandiere palestinesi.
Andate a Ratisbona, uno dei principali avamposti romani sul confine del Danubio, sede della Dieta perpetua del Sacro Romano Impero, del Duomo di San Pietro capolavoro del gotico, dove si sta costruendo un nuovo centro culturale con un minareto alto 21 metri. Nel cuore del centro storico, accanto alla Neupfarrplatz dove sorgeva la sinagoga medievale distrutta nel 1519, stanno costruendo il nuovo “Centro culturale islamico”. Il vescovo Rudolf Voderholzer ha scritto una lettera accorata: “Un minareto così alto nel cuore cristiano della città è un segno di resa”. Non è servito.
Andate a Trappes, dove Luigi XIV realizzò i famosi stagni per il parco del suo castello a Versailles e oggi al 70 per cento musulmana.
Andate a Strasburgo, o meglio, Strasburgistan.
Andate a Graz, residenza degli Asburgo, centro storico Unesco, orologio medievale, castello sul colle e dove il 34 per cento degli studenti è di fede islamica.
Andate a Utrecht, famosa per la torre del Duomo e per l’università antichissima, dove Mohammed è il primo nome fra i nati e le moschee chiamano alla preghiera con gli altoparlanti ogni giorno e la piscina Den Hommel ogni lunedì sera offre lezioni per “soli uomini musulmani”.
Andate a Charleroi, dove il 20 per cento della popolazione è musulmana.
Andate ad Aquisgrana, la città di Carlo Magno e della sua meravigliosa cattedrale, dove fu incoronato imperatore nel Natale dell’800 nella cappella palatina [o non a San Pietro da papa Leone III? -ndr], gioiello carolingio patrimonio Unesco, e che oggi ha dodici moschee.
La vecchia Europa, ancora bellissima, che presto non riconosceremo più.
Andate a Magonza. La città di Gutenberg, della cattedrale romanica millenaria, del Reno, dei carnevali. La moschea centrale ha ottenuto nel 2024 il permesso di chiamare alla preghiera con altoparlanti tre volte al giorno. Il suono rimbomba tra le guglie della cattedrale.
Andate a Marburgo. Università fondata nel 1527 da Filippo d’Assia, città dei fratelli Grimm e della chiesa di Santa Elisabetta con le reliquie della santa. Oggi il 22 per cento della popolazione è musulmana. La chiesa luterana di Sankt Michael è stata venduta a un’associazione turca che l’ha trasformata in moschea con minareto. Il pastore protestante: “È doloroso, ma non avevamo più fedeli”.
Nell'immagine: Mercatino di Natale in Francia
Andate nelle zone storiche di Parigi. Chi arriva in treno alla Gare du Nord scende in un souk. I bistrot sono stati sostituiti da kebab halal, le insegne in francese sono minoranza. La basilica del Sacré-Cœur, bianca sulla collina come un ultimo grido di pietra, sembra osservare impotente il mare di minareti che cresce nella periferia. Saint-Denis, dove sono sepolti i re di Francia, è a maggioranza musulmana.
È il suicidio perfetto: assistito, politically correct, finanziato dalle nostre tasse, celebrato dai media, benedetto dalle ong.
Ecco allora l’articolo del Telegraph, che riproduco nella sua interezza.
Benvenuti nella nuova Europa: meno Bach, più richiami alla preghiera. E il bello è che l’abbiamo voluto noi, convinti che bastasse offrire welfare e corsi di tedesco per trasformare Medina in Monaco. Spoiler: non funziona così. Prosit!
L’islamizzazione della Germania è in piena vista nella città di Hanau, città natale dei fratelli Grimm, che hanno regalato al mondo le loro fiabe di Cappuccetto Rosso, Raperonzolo, Hänsel e Gretel e molte altre. Nella piazza centrale si erge un’imponente statua in bronzo che raffigura i due fratelli in frac, mentre osservano uno dei manoscritti in cui hanno trascritto le loro incantevoli storie tratte dal folklore, dalla cultura e dalla storia germanica.
Le strade che si diramano dalla piazza sono dominate da innumerevoli kebab, fast food da asporto, ristoranti e negozi di alimentari, la maggior parte dei quali espone cartelli che indicano che il cibo è “halal” e quindi conforme alle regole alimentari islamiche. Da veterano dell’Iraq e dell’Afghanistan, non ho potuto fare a meno di essere colpito da tutto questo, insieme a tutto l’arabo parlato e ai saluti As-Salaam-Alaikum, in particolare dalla presenza del ristorante Afghan Starway e del supermercato Kabul Central.
La situazione dell’immigrazione in Germania è particolarmente difficile, soprattutto perché non può ricorrere facilmente alle tattiche di espulsione di Donald Trump. Molte di queste persone, se non la maggior parte, sono arrivate legalmente e sono state accolte, sia nell’ambito del programma di lavoratori ospiti tedesco degli anni ‘60, sia come rifugiati della guerra civile siriana. Molti sono titolari di passaporto tedesco.
A Worms – una delle città più antiche del Nord Europa, famosa per l’Editto di Worms del 1521, con cui Martin Lutero fu dichiarato eretico – la situazione è ancora più critica, soprattutto se si applica il “test del bar”. Se pensate che la scena dei pub britannici sia in difficoltà, andate a Worms. Ho attraversato tutto il centro città, incrociando strade e vicoli alla ricerca di un tipico pub tedesco, chiamato kneipe. Ho trovato shisha bar, agenzie di scommesse, un’infinità di barbieri in stile turco. Ma nessun kneipe vero e proprio.
Alla fine ne ho trovato uno nascosto vicino alla stazione ferroviaria. Non c’era birra alla spina, c’era solo un tipo di birra in bottiglia disponibile, proveniente da un birrificio sul punto di fallire, mi disse uno degli uomini al bar.
Qual è la linea di condotta giusta o sbagliata quando città un tempo prettamente tedesche si trasformano in avamposti del mondo musulmano davanti ai nostri occhi?
“Le culture cambiano e bisogna lasciarsi trasportare dalla corrente”, mi disse con calma un giovane tedesco sul treno, seduto accanto alla sua ragazza ucraina (la Germania ha dato rifugio a più di un milione di ucraini; il mio interlocutore a Worms aveva conosciuto la sua ragazza ucraina tramite la famiglia ucraina che aveva accolto allo scoppio della guerra).
Ho suggerito che, sebbene ora non abbia problemi con le donne che indossano l’hijab o il niqab, potrebbe cambiare idea se un giorno il 60 per cento o più delle donne tedesche si vestirà in quel modo, e una percentuale simile di uomini tedeschi avrà un aspetto e un abbigliamento nettamente diversi dai suoi.
Non sembrava convinto, ma almeno stavamo parlando della questione, che deve essere affrontata, soprattutto perché la trasformazione è in atto anche nelle città britanniche.
Il problema sembra essere più profondo dell’ingenuità della sinistra sull’immigrazione; forse c’è un errore di calcolo fatale al centro del progetto del moderno liberalismo laico.
I tedeschi sembrano disposti a riconoscere la sfida dell’immigrazione e a parlarne apertamente: che siano di sinistra o di destra, i tedeschi che incontro continuano a dirmi che l’immigrazione è diventata un problema serio per loro e per il Paese.
In una recente recensione del Telegraph del romanzo del 1926 A Shadow of Myself di Peter Flamm, vero nome Erich Mosse, il recensore osserva che il fratello maggiore dell’autore fu ucciso a Verdun. Flamm scrive nel poscritto del libro che suo fratello maggiore era morto “per l’idea della Germania”.
Non riesco nemmeno a immaginare cosa penserebbero di Hanau oggi quel fratello maggiore – e molti altri tedeschi caduti in quella guerra. Sebbene il cambiamento non sia necessariamente “sbagliato”, rimane un aspetto triste, se non tragico, in tutto ciò.
Ad Hanau, non riuscivo a scrollarmi di dosso questa sensazione profondamente sgradevole di qualcosa che stava lentamente morendo – qualcosa in cui credo profondamente e per cui, come il fratello di Mosse, sono stato abbastanza stupido da lottare pensando che dovesse importare altrettanto a tutti gli altri.
Per capire quanto poco un contemporaneo possa comprendere la storia che gli viene addosso bisogna andare a Connaught Place a Nuova Delhi.
Il quartiere prende il nome dal figlio della regina Vittoria, il Duca di Connaught, ed è ora la sede dell’egemonia indiana che sta conquistando il mondo. Londra decise la costruzione di Nuova Delhi nel 1911 perché pensava che sarebbe stato più facile controllare il subcontinente indiano da lì che da Calcutta. Questo era l’unico scopo del progetto: consolidare il dominio britannico. Gli inglesi inaugurarono Nuova Delhi nel 1931. Il più grande architetto dell’impero, Sir Edwin Lutyens, fu incaricato di progettare la Casa del Viceré. Sapeva che sarebbe durata solo quindici anni? Ovviamente no.
Se aveste suggerito a chiunque, da Sir Edwin fino al più umile operaio, che il decennio successivo avrebbe segnato la fine del dominio britannico nel mondo, vi avrebbero preso per pazzi. Eppure è successo. Perché pochissimi di noi sono consapevoli del momento in cui la storia accelera. Lutyens e gli altri non sapevano che stavano costruendo una nuova capitale per i loro successori.
Ora anche la vecchia Europa è arrivata al suo “momento Nuova Delhi”. E c’è una domanda che nessuno sembra mai porsi: per chi stiamo custodendo e a chi stiamo lasciando tutti i nostri tesori?
Giulio Meotti




26 commenti:
Sicuri che Carlo Magno fu incoronato ad Aquisgrana e non a Roma in San Pietro la notte di Natale dell'800 da papà Leone III?
"Comincia a dire di stare zitti a chi, come noi, da mesi denuncia la presenza del fanatismo radicale islamista dentro i partiti di sinistra, mentre i leader tacciono. Tacciono al punto che nel PD c'e un gelo nei confronti del segretario Schlein, che per fortuna non ha parlato mai di Hannoun. Cioè non ha detto mai nulla, nemmeno qualcosa che oggi la compromette, ma non riesce a prendere le distanze, perché vuol dire prendere le distanze dalla propaganda islamista che ha riempito la piazza che tanto piaceva alla sinistra italiana. Noi staremo dalla parte della libertà, andremo a processo, in tribunale, risponderemo con le notizie e con la libertà alle minacce, alle fatue, ai corani che arrivano quotidianamente in questa redazione e non da oggi, da quando tra i primi abbiamo hanno cominciato a dire che il vero problema di questo ventennio è dove finisce la democrazia, dove comincia il fanatismo e come riesce Fratelli Musulmani, organizzazione terr**istica che ha sede anche in Italia e agisce anche vicinissima al confine della sinistra politica, a dirci che nel nome di integrazione, diritti umanitari, prevarrà la Sharia e prepareranno figure religiose fanatiche al posto dei nostri governanti laici. Il nostro è un no fortissimo, non ci fate paura".
Cit. Tommaso Cerno
C’è odio verso Cristo.
Allora si odia la Chiesa.
Fuochi artificiali per divertimento.
Fuochi artificiosi per sfida.
Lo Sposo è geloso.
L’odiatore fa di tutto per scomparire.
Trova chi far apparire peggio di lui.
Lo Sposo geloso e’ tutta sapienza.
I giochetti pirotecnici sa usarli bene.
Spirito santo per chi ama davvero.
Fuoco purificatore per riparare.
Fuoco eterno per chi insiste ad odiare.
"del fanatismo radicale islamista dentro i partiti di sinistra"
Chiunque, tutti gli altri, purche' NSGC sia sbattuto fuori una volta per tutte
insieme ai cristiani.
'Chi è causa del suo mal
pianga se stesso'
Quello che non si capisce è che ogni conquista umana è soggetta al cambiamento, allo sviluppo, al decadimento, alla morte. Per conservare la vita occorre curare, giorno dopo giorno, come si cura il neonato, il cucciolo, il filo d'erba che tiene insieme la zolla di terra e darà poi frutti. Per decenni siamo stati ridicolizzati per i troppi "italian bambini" ci fu anche una canzonetta americana che, senza parere, batteva su questo tasto e ultimamente anche Bergoglio sfotteva che "non bisognava fare figli come i conigli". Nel mentre abbiamo ubbedito, nessun bambino, forse uno o due, massimo massimo tre se hai entrate consistenti. La famiglia non è stata aiutata e la donna doveva trovare il suo 'realizzo' fuori casa, questa parola è usata anche per le svendite di fine stagione. E così anche la famiglia fu svenduta. Al posto dei figli sono entrati cani, gatti, criceti, uccellini, pesciolini.
La famiglia deve essere sostenuta anche economicamente questo vale fino alla fine degli studi dei figli. Altro tema culturale è che non ci devono essere discriminazioni nei lavori, ogni lavoro ben fatto,deve godere della stima di tutti. Ormai i nostri artigiani sono o stanno sparendo e le "risorse" non hanno quelle capacità che si acquisiscono solo guardando di generazione in generazione il lavoro del padre, dello zio, del fratello più grande. Sopra tutte queste veloci argomentazioni i colpevoli massimi sono lo Stato prono ai comandi esteri ed in cima la Chiesa Cattolica che ha voluto fare la graziosa con il mondo moderno lasciandolo senza la ruvida Verità.
Una chiesa di 150 anni è stata data alle fiamme nel centro di Amsterdam durante la notte.
Il fuoco si è rapidamente esteso all'edificio e non è stato possibile salvare il monumento architettonico. Le cause dell'incendio sono in corso di accertamento.
Prete accoltellato a Modena ds un islamico
I pensieri di Dio sono inaccessibili. Egli non vuole sicuramente certe situazioni, ma le permette. E permettendo questa triste realtà che fa gelare il.sangue nelle vene, non ci infligge forse un terribile e meritato castigo?
Nonna
Faccio presente che il Zentralrat der Juden (Consiglio centrale degli ebrei in Germania) si è sempre opposto in maniera strenua a qualsiasi svolta a destra in Germania. La stampa sionista si attiva ora in maniera forte perchè la situazione è fuori controllo in Terra Santa. In generale il problema sta nel fatto che i Giudei richiedono uno Stato etnico per la propria gente ma sono solitamente molto ostili a qualcosa del genere in Europa e negli Stati Uniti. Si noti che a New York (la città giudaica per eccellenza) è stato eletto un sindaco che ha giurato sul corano. L'Islam non è nostro amico, ma non lo è neanche il Giudaismo, anzi...
Aichardus
Ogni tanto qualcuno si ricorda che in Belgio ci sono quartieri pressochè totalmente islamici ma pochi si ricordano (perchè probabilmente non lo sanno) come mai sono arrivati tanti islamici.
Ricordate il giorno 8/8/1956? Marcinelle. I minatori italiani erano trattati malissimo: dopo l'incidente qualche politico pronunciò la frase Chiedevamo braccia, sono arrivate persone. Cominciarono a trattare gli italiani come persone e quindi diventarono poco convenienti per uno sfruttamento. Così fecero venire dei magrebini, principalmente dal Marocco. E il risultato lo vediamo: gli italiani erano culturamente simili ai locali, i magrebini no!
La città di Melechen in Belgio credo sia Malines, in francese.
L'altra grande colpevole dell'avanzata dell'Islam è la Chiesa cattolica "riformata" dal Vaticano II, che sembra addirittura riconoscere all'Islam la natura di vera religione rivelata !! Ancora pochi giorni fa, l'attuale Pontefice incitava i cattolici a non aver paura dei mussulmani, a collaborare con loro per la pace e la democrazia universali.
C ' è da chiedersi: cosa ha capito Papa Leone della presente gravissima crisi? Poco o niente, apparentemente. Di fatto, il papato è da tempo alleato degli invasori, si tratti dell'Europa o dell'America.
Non sarà di certo l'attuale cattolicesimo apostatico e rammollito a guidare la riscossa contro l'Islam invasore. Occorrerebbe una rivolta nella Chiesa, far scoppiare il bubbone rappresentato dal Concilio. Parlando di decadenza di intere istituzioni, un fenomeno angosciante, mai visto un'istituzione in decadenza come la Chiesa visibile, la Chiesa-istituzione attuale.
Sembra che vivano in un altro mondo.
Se quello che sta accadendo non è il castigo divino per i tradimenti della "Chiesa conciliare", cos'è allora? E ad Oriente non si riesce a chiudere una guerra che domani potrebbe travolgere l'intera Europa.
C'è solo da scegliere sul tipo di castigo...Ma non sarà necessario, procederanno i castighi di conserva...Anzi, stanno già procedendo.
Mi inserisco nel contesto per dire che la colpa principale è di Merkel che pur di salvare la fabbrica di auto,invendute a milioni, ha fatto entrare milioni di mussuli con relative famiglie, gli altri paesi nordici,Danimarca a parte, sono infestati da bande di fancazzisti che vanno mantenuti e che scorazzano facendo un mare di crimini, solo in Germania 80 stupri al giorno che non vengono denunciati, in Svezia tv e giornali sono obbligati al silenzio, semplicemente si sorvola è così in tutta Europa o Occidente, data la vecchiaia delle popolazioni e la inconsistenza dei giovani più o meno giovani, sarà Islam x tutti, il vero significato della parola stessa, sottomissione, il PD tace, spera di avere serbatoi di voti da costoro ma loro non hanno visioni politiche, all'Islam ci si sottomette e basta, al massimo si fa finta di essere moderati, sarebbe come dire che la terra è piatta, non so se ci sveglieremo, sono molto dubbioso.
Merkel non avrebbe agito come ha agito se in Germania non si fosse creato nel corso dei decenni quello che si chiama il "Schuldkult", ovvero la nera religione del senso di colpa. Religione che ha ora afferrato l'intero occidente. In questa religione lo straniero (in particolare giudeo) è sempre e comunque vittima, l'Europeo (in particolare di stirpe germanica) sempre e comunque carnefice.
Aichardus
La Nuova Religione Universale richiede e asseconda questo processo di graduale mescolanza (il meticciato, come qualcuno molto in alto disse), ovviamente immaginando di poterlo controllare e gestire. Ecco che i nemici di questo processo sono i fondamentalisti o integralisti che dir si voglia cattolici e la Destra sovranista.
Anche i fondamentalisti islamici sono nemici della NRU (nuova rel. Universale), e ogni attentato o delitto di matrice islamica contribuisce ad ostacolare in qualche modo il processo, perché aumenta il tasso di attenzione e di difesa degli autoctoni.
Che fare? Cominciamo a ringraziare l'amministrazione Trump che ci sta facendo aprire gli occhi sul nemico interno all'Europa. E poi, sommessamente, suggerirei un divorzio: quello dalla UE.
E' vero e' marginale ma ci hanno privati anche di quel bell'appuntamento
europeo che era il Concerto di Vienna il primo dell'Anno...perche' dovevamo
essere "autarchici" di una autarchia che ti fiacca gia' il primo giorno ,diversamente
da : Vienna, 1/1/2026, Marcia di Radetzky
https://www.youtube.com/watch?v=LbMH6wL6d30&list=RDLbMH6wL6d30&start_radio=1
Vienna New Year Concert 2026
https://www.youtube.com/watch?v=1d8AAEpDHI4&list=RD1d8AAEpDHI4&start_radio=1
Buon Nuovo Anno!
Però al concerto di Vienna d'inizio anno suonavano sempre alla fine la "Marcia di Radetzsky", che celebrava le vittorie degli austriaci contro di noi, nel 1848, comandati da Radetzsky. C'erano anche italiani tra il pubblico battere le mani ritmicamente, sicuramente ignari dei nessi storici.
Per gli austriaci ha un significato nazionalistico e antiitaliano nello stesso tempo.
Le cause della tragedia di Crans-Montana paiono chiare, se non evidenti: il soffitto infiammabile, l’uso almeno incauto di «fontanelle» sulle bottiglie, l’impianto antincendio e gli estintori non pervenuti, una piccola scala come sola via di fuga. Le responsabilità saranno invece accertate dalla magistratura. Quello che resta da capire – davanti a 47 morti, 100 feriti gravi e altrettante famiglie ora nel dolore più profondo – è altro, e cioè il significato di un fatto simile. Un fatto la cui cornice potrebbe apparire a più di qualcuno lontana (un locale in Svizzera pieno di giovanissimi…), ma la cui essenza – che poco si presta a strumentalizzazioni di sorta - parla a ciascuno di noi. Non solo per ricordarci che una strage simile sarebbe potuta capitare (ed è infatti già capitata, perfino con più vittime) anche altrove, e magari pure a noi, ma anche per rammentarci le opzioni che la vita offre. E che in questo caso, per chi assisteva a quell’inferno di fuoco, sono state almeno due: quella di chi guardava terrorizzato o addirittura scattava foto col telefonino e quella di chi, come Paolo Campolo - il soccorritore eroe che ha salvato 10 giovani – si è fatto avanti, rischiando la vita. Noi chi saremmo stati e, potenzialmente, chi saremmo? Mentre preghiamo per le vittime e per le famiglie in lutto, già interrogarsi su questo può essere qualcosa.
Perdi un figlio così sbatti la testa al muro. Eppoi questi quindicenni ancora bambinoni! Mi chiedo per quale motivo bisogna andare in questa sorta di discoteche con luci non luci, rumori di pseudo musiche dove è anche difficile parlare. Non si possono trovare, ideare posti dove incontrarsi dopo cena per far quattro chiacchiere con gli amici? Con giovani pianisti che si danno il cambio di sera in sera. Si può star bene insieme nella semplicità senza tante banalità alla moda ormai solo da bordello.Anche i genitori sono scriteriati, si fanno compagni dei figli, eppoi l'entrata a pagamento e la consumazione pure. Poveri figli e poveri genitori! Le vacanze di Natale sulla neve! Preghiamo affinché il popolo italiano tutto rinsavisca. Preghiamo per i vivi e per i morti ancora fanciulli, perdonateci cari! Gesù bambino vi venga incontro e vi porti in un posto migliore di quello che noi avevamo preparato per voi. Perdono.
@anonime 02.01 11.10 La chiesa è una ex chiesa che già da anni era adibita a luogo multifunzionale.
Andrebbero semplicemente vietate le discoteche e questa sottospecie di "musica".
Ma noi in quel momento non pensavamo a tanti archeologismi e
anche da casa ci veniva di battere le mani a ritmo non ricordando quel che
fu e parodiando quel tal film il clap clap delle mani "scatenava il riso, la gioia"
come ad un compleanno.
26. O pace inviata alla tristezza degli uomini non come nivea colomba ma come serpe viscosa!
27. Che mai resta nel mondo, ch’essi non abbiano guasto e corrotto? Più pestilente è il lor fiato che il vomito dell’avvoltoio.
(Gabriele D'Annunzio, Canti della guerra latina, La preghiera di Sernaglia, vv. 26-27)
Si applichino codesti versi ai padroni del mondo.
"Ma noi in quel momento non pensavamo a tanti archeologismi..."
La marcia in questione fu commissionata a Strauss padre da un funzionario imperiale per celebrare la vittoria di Radetzky sull'esercito piemontese di CArlo Arlberto a Custoza, nel 1849.
Fu una vittoria che mise fine alla nostra prima guerra d'indipendenza.
Come marcia, è una bella musica. È comunque un marcia simbolo quasi del nazionalismo austriaco (e ieri imperiale).
Tanto per sapere. Incidentalmente, in Alto Adige le autorità locali sudtirolesi hanno in pratica fatto sparire tutti i nomi italiani o quasi. SEcondo la Costituzione si dovrebbe sempre dire nei documenti ufficiali AltoAdige/Sued Tirol. Ma sembra che non sia più così. Hanno cambiato persino il nome della squadra di calcio, che da un paio d'anni milita in serie B, ed ora è solo "Sued Tirol", anche se la maggioranza dei nomi dei giocatori sembra italiana.
È una vecchia tattica questa, del cancellare i nomi, primo passo verso l'assorbimento...
Gesù fu tradito da un bacio e oggi un bacio tradisce la nostra storia.
Questa la sintesi del sempre brillante Scandroglio nel suo intervento sulla scandalosa performance gaia del Concerto di Capodanno viennese.
Nessun dorma, verrebbe da dire ai cattolici e al silenzio dei vertici della Chiesa.
Scusate, ma nessuno si chiede se sia normale lasciare in giro la notte i figli di 16 anni? Anche a Capodanno?
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