- 392. Che cos'è l'Estrema Unzione?L'Estrema Unzione, detta pure Olio Santo, è il Sacramento istituito a sollievo spirituale e anche corporale dei cristiani gravemente infermi.

Spiegazione.
«V'è tra di voi chi cade malato? chiami i Sacerdoti della Chiesa, che preghino sovra esso, ungendolo coll'Olio nel nome del Signore; e l'orazione della fede salverà l'infermo, e il Signore lo solleverà, e se avrà dei peccati, gli saranno rimessi».
Si dice orazione della fede, poiché è necessaria la fede per ricevere bene i frutti del Sacramento.
Esempi.
1. Pregare per gli agonizzanti. - Il Padre Gesuita Lyonard istituì in Francia un ordine claustrale contemplativo di religiose, con lo scopo che, alternandosi le une e le altre, pregassero incessantemente giorno e notte innanzi al SS. Sacramento per i moribondi.
2. Necessità dell'estrema unzione. - Non è di necessità assoluta per salvarsi (come è il Battesimo, e per chi ha peccato mortalmente la Penitenza almeno desiderata), né di precetto. Quindi può salvarsi chi muore senza averla ricevuta. Ma è tanto opportuno in morte l'aiuto che può dare all'anima questo Sacramento, che ogni buon cristiano non se lo fa dire due volte di riceverlo, anzi lo desidera e lo domanda da sé, e finché è sano prega ogni giorno il Signore di dargli la grazia di riceverlo in morte. Pecca però gravemente l'infermo che lo rifiuta per disprezzo ed incredulità, o il cui rifiuto può essere di scandalo agli altri.
- 393. Chi è il ministro dell'Estrema Unzione?Ministro dell'Estrema Unzione è il Sacerdote Parroco o altro Sacerdote che ne abbia il permesso.
Spiegazione.
Dalle parole dell'Apostolo S. Giacomo risulta che solo i Sacerdoti sono i ministri dell'Estrema Unzione. Ma poiché il parroco ha il principale obbligo di amministrare i Sacramenti ai suoi fedeli, così il ministro giuridico dell'Estrema Unzione è lui. Può incaricare però altro Sacerdote. In caso di necessità anzi qualsiasi Sacerdote può amministrare l'Olio Santo.
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394. Il Sacerdote come amministra l'Estrema Unzione?
Il Sacerdote amministra l'Estrema Unzione ungendo in forma di croce, con l'olio benedetto dal Vescovo, gli organi dei sensi dell'infermo e dicendo: «Per questa unzione santa e per la sua pietosissima misericordia il Signore ti perdoni ogni colpa commessa con la vista, con l'udito, ecc. Così sia».
Spiegazione.
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395. Che effetti produce l'Estrema Unzione?
L'estrema unzione accresce la grazia santificante; cancella i peccati veniali, e anche i mortali che l'infermo, attrito, non potesse confessare: dà forza per sopportare pazientemente il male, resistere alle tentazioni e morire santamente, e aiuta anche a ricuperare la sanità, se è bene per l'anima.
- Dà un aumento di grazia santificante, alla quale corrisponderà in cielo un maggiore grado di gloria.
- Conferisce la grazia sacramentale, che è una forza speciale per resistere alle tentazioni, sopportare con pazienza i dolori dell'infermità, e fare con rassegnazione il sacrificio della vita.
- Toglie i residui del peccato già perdonato, ossia, ciò che il peccato, già perdonato nella confessione o col dolore perfetto, lasciò nell'anima, ed è la inclinazione al male, e la debolezza contro le passioni, ecc.
- Cancella i peccati veniali e anche mortali che non ha potuto confessare. A questo accenna S. Giacomo (lett. cap. V, 15) dicendo: E se avrà peccati (chi riceve l'Estrema Unzione) gli saranno rimessi.
- Perdona almeno in parte, secondo le disposizioni di chi lo riceve, la pena dovuta per i peccati perdonati, ed è tanto purgatorio di meno.
- Quanto al corpo, dà pure la guarigione, se ciò è espediente, per il bene dell'anima.
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396. Quando si può dare l'Olio Santo?
L'Olio Santo si può dare quando la malattia è pericolosa; ed è bene darlo subito dopo la confessione e il Viatico, mentre il malato conserva la conoscenza.
Spiegazione.
Si deve dare l'Olio Santo quando l'infermità sia dichiarata mortale, benché l'infermo non sia ancora in prossimo pericolo di morte. Perciò ogni volta che si può dare il Viatico, si può anche dare l'Olio Santo. Così dichiara Benedetto XIV nella bolla «Ex quo».
L'Estrema Unzione non imprime carattere; perciò può riceversi più volte. Non però nella stessa infermità. Se però il malato fosse guarito interamente, o se almeno fosse giunto ad un grado avanzato di guarigione, da potersi dire essere in convalescenza e poi ricada gravemente infermo, può ricevere ancora l'Olio Santo. E nel dubbio, se lo stato del male abbia veramente mutato condizione, Benedetto XIV avverte i parroci a non avere difficoltà di ripetere l'Olio Santo, perché ciò è conforme all'antica consuetudine della Chiesa ed è di giovamento spirituale all'infermo. (De Sin. VII, c. 23).
Si deve dare quando l'infermo è in pericolo di morte: il parroco è obbligato ad essere in ciò sollecito con grave obbligazione di coscienza.
Peccano gravemente i parenti degli infermi, quando appositamente o per grave loro negligenza aspettano che i moribondi siano fuori dai sensi per dare ad essi l'Olio Santo; sia perché hanno lasciato il morente senza l'aiuto del Sacramento quando più ne aveva bisogno per resistere alle tentazioni; sia perché l'hanno privato del maggiore frutto che ne avrebbe ricavato se l'avesse ricevuto con cognizione; sia perché l'infermo, se avesse avuto il Sacramento, sarebbe anche guarito nel corpo. A proposito della salute del corpo, l'Estrema Unzione deve essere amministrata quando l'infermo può guarire senza bisogno di un miracolo.
Frutto pratico
Provvedi in tempo perché i tuoi familiari facciano una buona morte; da essa dipende la loro sorte per tutta l'eternità. Coloro che tengono lontano il Sacerdote dagli ammalati diventano i veri carnefici dei cosiddetti loro «cari». Spesse volte sono la vera causa della loro dannazione!... Altro che mettere la medaglietta o il Crocefisso sul feretro!...
Esempi
- Un patto santo. - Il Principe Amedeo di Savoia e il Marchese Dragonelli fecero un patto reciproco di avvisarsi del pericolo di morte, per ricevere a tempo i Santi Sacramenti. Il Principe, dopo alcuni anni si ammalò gravemente. Il marchese andò a trovarlo e gli disse: «Principe, ricordate il nostro patto?». «Quale?» chiese il principe. «Quello di avvisarci di ricevere i Sacramenti in caso di malattia grave», rispose il marchese. «Vi ringrazio di cuore», soggiunse il principe; e mandò a chiamare subito il Padre Caracciolo, che ascoltò la sua confessione, gli amministrò il Viatico e l'Estrema U nzione. Il principe ricevette questi sacramenti con grande soddisfazione e da essi confortato morì il 18 gennaio 1890.
- A suor Maria Dionigia di Martignat, che entrò nell'Ordine della Visitazione dietro consiglio dello stesso fondatore S. Francesco di Sales, e morì nel 1653, venne rivelato non esservi luogo dove vi siano tanti demonii e dove si mostrino più attivi, come nelle infermerie dei moribondi. (Mons. De Gaudenzo, Vescovo di Vigevano: Sull'assistenza agli agonizzanti).
- S. Agostino è d'opinione che molti infermi vedano visibilmente il demonio nel loro morire. Lo vide S. Martino, lo vide S. Stanislao Kostka, lo vide la genovese Beata Vittoria Strata.
È certo che non osò presentarsi presso il letto di morte della SS. Vergine, che l'aveva vinto fin dal primo ostante della sua esistenza; tuttavia colpisce il vederlo in un magnifico quadro che è nellsa sacrestia del Duomo dì'Alessandria, rappresentante il transito della stessa Beata Vergine, far capolino dalla porta della stanza semiaperta, respinto indietro da un Angelo. (Persoglio). - Il p. Gury, l'autore di quel Libro di Morale che ebbe tanta accoglienza nelle scuole di teologia in Francia ed in Italia, morì nel 1866 in un paesello di Francia, durante una missione che vi predicava. Sul morire si turbò assai, e poi rasserenatosi, disse che aveva visto l'orrido ceffo di Satana. (Detto).
- Pietro Rosa confessore di S. Filippo Neri, che volle essere da lui assistito in morte, ebbe un momento in cui, trovandosi assente il Santo, si mostrò in motla agitazione: si alzava a sedere sul letto, faceva frequenti segno di Croce, e mostrava in tutti i lineamenti del volto lo spavento ed il terrore. Giunse Filippo, e l'infermo gli disse: «Prega per me. È qui a me dinanzi un nerissimo e fiero cane, che vorrebbe sbranarmi; prega, prega Filippo». Filippo si pose a pregare con tutti gli astanti, e l'infermo si calmò dicendo: «Ringraziamo il Signore, il cane che voleva sbranarmi se ne va; il cane fugge; è là sulla porta; fugge; è scomparso». (Persoglio).
- Il p. Lodovico da Casoria, francescano, morto in Napoli nel 1885, istituì anch'egli le Religiose Elisabettiane, sotto la protezione di S. Elisabetta regina d'Ungheria, destinate pure a pregare incessantemente per i moribondi.(Detto).
- Il cieco davanti all'abisso. - Alcuni sfaccendati videro una volta un cieco che andava verso un burrone. Uno di loro disse: «Chiamiamolo, altrimenti cadrà nell'abisso!». Un altro si oppose, dicendo: «No, perché potrebbe spaventarsi». Non era uno stolto costui? Era meglio mettere un po' di paura al cieco e salvarlo, che, tacendo, lasciarlo andare nel precipizio. - Così fanno talora certi parenti troppo affettuosi (!) coll'infermo: non lo avvertono del pericolo in cui egli si trova, e intanto lo lasciano morire senza Sacramenti. (Detto).
- Il vincitore di Napoleone e l'Estrema Unzione. - Carlo, Arciduca d'Austria, come fu grande generale, fu anche buon cristiano. Conoscendo egli le difficoltà dei sacerdoti nell'annunciare a certi signori il bisogno di ricevere i Sacramenti si raccomandava spesso al suo confessore perché non usasse alcun riguardo a lui, quando si fosse trovato in pericolo di morte; ma che francamente gli dicesse: «Orsù, vecchio soldato, è ora di partire!». Ma quelle raccomandazioni non furono necessarie; poiché quando il vecchio soldato si trovò vicino a morte (in età di 76 anni), chiese egli stesso i Sacramenti, compresa l'Estrema Unzione che ricevette con grande pietà ed edificazione. (Detto).
(da: mons. Costantino Caminada, "Il Buon Maestro" della Dottrina Cristiana,
ed. Daverio, Milano, 1959, quarta edizione, pp. 730-736)
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