Ottimo commento alla trattazione di Romano Amerio pubblicata qui dove è possibile trovare link a riferimenti significativi. Qui presentazione edizioni del 2012.
A tanti anni di distanza
la chiave interpretativa di Amerio è ancor più significativa
A distanza di trent'anni, la riflessione di Amerio conserva una sorprendente attualità e offre una chiave interpretativa particolarmente significativa per comprendere alcune delle principali dinamiche ecclesiali sviluppatesi nel periodo successivo al Concilio e, in modo speciale, negli ultimi pontificati.
La lettura del saggio di Romano Amerio, pubblicato nel 1996, suscita oggi un'impressione singolare. A quasi trent'anni di distanza, molte delle sue osservazioni sembrano aver acquisito una rilevanza ancora maggiore alla luce degli sviluppi più recenti della vita della Chiesa.
Amerio sosteneva che la crisi ecclesiale non consistesse principalmente nella negazione esplicita dei dogmi, bensì nel trasferimento pratico dell'autorità dottrinale dal Magistero all'opinione teologica dominante. La verità rivelata avrebbe progressivamente cessato di essere presentata come un deposito ricevuto e trasmesso, per diventare materia di continua rielaborazione secondo le esigenze pastorali, culturali e storiche di ogni epoca.
Osservando l'evoluzione ecclesiale degli ultimi decenni, è difficile non cogliere l'attualità di questa analisi. Il dibattito suscitato dall'esortazione apostolica Amoris Laetitia ha mostrato come questioni precedentemente considerate definite abbiano finito per ammettere interpretazioni divergenti tra diocesi, conferenze episcopali e teologi. In alcuni luoghi determinate prassi pastorali sono state ammesse; in altri sono rimaste escluse. Il risultato è stato uno stato di incertezza per molti fedeli, che hanno iniziato a domandarsi se la disciplina sacramentale della Chiesa possedesse ancora un significato realmente universale.
Lo stesso fenomeno è riapparso in maniera ancora più evidente con la dichiarazione Fiducia Supplicans. Sebbene il documento intendesse distinguere tra benedizioni liturgiche e benedizioni pastorali spontanee, la sua ricezione ha rivelato una profonda frammentazione ecclesiale. Intere conferenze episcopali ne hanno respinto l'applicazione, mentre altre l'hanno accolta favorevolmente. Ancora una volta, l'unità pratica della Chiesa è sembrata dipendere meno da una comprensione comune della dottrina che dalle interpretazioni offerte da teologi, canonisti e organismi locali.
Anche l'enciclica Fratelli Tutti illustra una delle preoccupazioni centrali di Amerio. Il documento pone l'accento sulla fraternità umana, sulla solidarietà tra i popoli, sulla cultura dell'incontro e sulla cooperazione internazionale. Sebbene tali temi siano indubbiamente importanti, molti cattolici hanno percepito uno spostamento del baricentro del discorso ecclesiale verso categorie prevalentemente umanitarie e sociali. Si tratta precisamente della tendenza che Amerio individuava quando metteva in guardia dal rischio di presentare la Chiesa più come promotrice di valori universali che come custode della Rivelazione soprannaturale.
La promulgazione del motu proprio Traditionis Custodes ha aggiunto un ulteriore elemento al dibattito. Per decenni si è parlato ampiamente di pluralità, dialogo, decentralizzazione e valorizzazione delle diverse sensibilità presenti nella Chiesa. Tuttavia, quando la questione ha riguardato la liturgia tradizionale, si è assistito a un esercizio particolarmente rigoroso dell'autorità centrale. Per molti fedeli, ciò ha evidenziato le tensioni interne che attraversano il cattolicesimo contemporaneo e ha rafforzato la percezione di criteri di autorità sempre più difficili da comprendere.
I successivi Sinodi celebrati durante il pontificato di Papa Francesco hanno ulteriormente approfondito queste questioni. Il concetto di "sinodalità" [qui] è divenuto uno degli assi portanti della vita ecclesiale contemporanea [qui]. Tuttavia, per molti osservatori, permane l'interrogativo circa la natura esatta di tale processo. Si tratta di uno strumento volto a trasmettere più efficacemente il deposito della fede oppure di un meccanismo permanente di adattamento della Chiesa alle trasformazioni culturali del mondo moderno?
Tale interrogativo si colloca esattamente al centro delle preoccupazioni espresse da Amerio.
Vi è inoltre un aspetto particolarmente significativo che emerge rileggendo Amerio alla luce del pontificato di Benedetto XVI. Nel 2005, distinguendo tra "ermeneutica della continuità" ed "ermeneutica della rottura", Benedetto XVI riconobbe implicitamente che, per decenni, un'interpretazione del Concilio Vaticano II incompatibile con la tradizione della Chiesa aveva esercitato una vasta influenza sulla vita ecclesiale. Ed è proprio a questo punto che l'analisi di Amerio acquista una particolare forza.
Come è stato possibile che un'ermeneutica della rottura si diffondesse così profondamente nei seminari, nelle università, nelle conferenze episcopali, negli organismi pastorali e nei mezzi di comunicazione cattolici, se la funzione magisteriale continuava a esercitare pienamente la propria autorità formativa?
La stessa necessità di formulare un'«ermeneutica della continuità» sembra indicare che l'interpretazione concreta della fede non fosse più determinata principalmente dal Magistero, bensì dagli specialisti incaricati di interpretare il Magistero. In altre parole, ciò che Benedetto XVI presentò come rimedio alla crisi può essere letto come una conferma indiretta della diagnosi di Amerio: l'autorità dottrinale si era in larga misura spostata dai maestri agli interpreti. Se la continuità della tradizione doveva essere ricostruita ermeneuticamente, era perché, per lungo tempo, la voce dei teologi si era sovrapposta a quella di coloro ai quali compete propriamente il compito di confermare i fratelli nella fede.
Forse l'aspetto più profondo dell'analisi di Amerio risiede nella riflessione sul rapporto tra verità e carità. Decenni dopo, Benedetto XVI avrebbe ripreso lo stesso principio nell'enciclica Caritas in Veritate, insistendo sul fatto che la carità senza verità degenera nel sentimentalismo, mentre la verità senza carità si trasforma in un'astrazione sterile. Amerio aveva formulato la medesima preoccupazione in linguaggio metafisico: l'Amore procede dal Verbo. Quando la verità cessa di occupare il posto centrale, la carità rischia di ridursi a semplice sentimento, incapace di indicare all'uomo la via della salvezza. Per questo egli ricordava che il Verbo precede l'Amore e che la missione primaria della Chiesa consiste nel custodire e trasmettere la verità ricevuta da Dio.
Rileggendo oggi questo testo alla luce degli eventi successivi — da Amoris Laetitia [qui] a Fiducia Supplicans [qui], da Fratelli Tutti [qui] ai dibattiti sinodali [qui], passando per Traditionis Custodes [qui] — diventa difficile non riconoscere la forza della sua ammonizione. La questione decisiva rimane la stessa: la Chiesa esiste per confermare gli uomini nelle verità ricevute da Cristo oppure per reinterpretarle continuamente secondo le esigenze di ogni epoca?
Finché questa domanda resterà aperta, l'inquietudine descritta da Amerio continuerà ad accompagnare la coscienza di molti cattolici. E la sua riflessione continuerà a rappresentare una delle diagnosi più penetranti della crisi di autorità, di identità e di unità dottrinale che segna la vita della Chiesa contemporanea.
Paulus - Fonte Si si No no
5 commenti:
C'è un ulteriore motivo per giudicare la situazione attuale più grave de quando Amerio presentava le proprie esattissime tesi: allora i "neoterici" avevano conquistato la guida, diciamo intellettuale della gerarchia, sapendo di aver vinto, e avendo coscienza (almeno in parte) di ciò che avevano "sconfitto", e nel metodo e nei contenuti. Oggi, coloro che sui testi, e sotto la direzione di quelli hanno studiato, e hanno raggiunto i vertici, temo non possano nemmeno comprendere a fondo su quali basi (la metafisica classica tomista, per capirci) la Chiesa Cattolica aveva insegnato nei secoli. Per schematizzare: un Lehmann, negli ultimi mesi di vita avrà ben potuto fare un bilancio della propria azione dinamitarda contro la Tradizione; ma un ( omossis) , oggi, quale consapevolezza può avere, ignorando l' essenza stessa di quel passato magisteriale?
Ormai ho il convincimento che ci sia stato un piano organizzato per cancellare il Cattolicesimo. Non può essere stato solo il pensiero aggiornato fatto proprio da diversi consacrati in crisi di comprendonio. Certamente ci sono stati i traditori interni ma, il piano deve essere stato di lunga data, di anno in anno perfezionato e al momento opportuno devono essere stati inseriti infiltrati qua e là. Anche la corruzione dei costumi è stata usata di tanto in tanto per fiaccare la Chiesa pure in secoli da lungo passati. Stupisce che la Chiesa non sia stata in grado di riconoscere tutte le banalità del male che la stavano assalendo di nuovo. Questo stupisce più di ogni altro tradimento, corruzione o piano di distruzione da parte dei suoi nemici. Stupisce, sbalordisce, annichilisce che la banalità del Male si sia insediata sul trono di San Pietro ed una manciata di Cattolici fedeli debba essere additata come scismatica, eretica e comunque indegna. Se non fosse da piangere con amare lacrime, ci sarebbe molto da ridere, davanti alla presente idiozia di coloro che si stimano 'capiscotutto'.
Giusto! Inoltre modernisti di una volta, pur volendo erroneamente distruggere o aggiornare la Tradizione, erano spesso convinti (ma sbagliavano!) che in questo modo il mondo si sarebbe convertito al Cristianesimo, reso piu' attraente, e in questo speravano. A molti modernisti di oggi sta bene invece che il mondo non si converta al Cristianesimo; a loro importa solo dialogare, rispettando l'identità degli altri e cancellando la propria!!
Certo che è così. Per confortarci nelle nostre comuni convinzioni, presso le Edizioni Effedieffe (effedieffe shop) è appena uscito il secondo volume dell'opera di Mons. Ernest Jouin; gli altri tre seguiranno, a tempo suo.
Deo gratias!
Il saggio di Romano Amerio, Iota Unum, non fu pubblicato bensì ri-pubblicato nel 1997. L ' originale è degli anni Ottanta. L'editore era l'illustre ora scomparsa casa editrice Riccardo Ricciardi, Milano - Napoli. Possiedo l'edizione del 1986, che è la seconda.
Si tratta di un libro stampato molto bene, come oggi non si usa più, credo.
Di questa edizione originale erano rimaste alcune centinaia di copie quando la Ricciardi, ormai fallita, fu acquisita dalla Mondadori berlusconiana.
Si dice che ambienti tradizionalisti abbiano offerto alla nuova proprietà di acquistare tutta la giacenza di Iota Unum ma la nuova proprietà avrebbe preferito mandare tutte le copie al macero.
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