Attese per l'esito del Concistoro
Oggi, 7 gennaio, inizia in Vaticano il Concistoro straordinario voluto da Papa Leone XIV e che si svolge nei giorni 7-8 gennaio 2026 tra l’Aula Nuova del Sinodo e l’Aula Paolo VI. Si tratta di un appuntamento particolare della vita della Chiesa: un momento in cui il Papa riunisce il Collegio cardinalizio per confrontarsi su questioni ritenute di speciale rilievo, con un formato che unisce preghiera, ascolto, confronto e sintesi.
Nell'immagine, il Cardinale Burke celebra la Messa tradizionale a Roma, in Santa Trinità dei Pellegrini, il giorno prima dell'inizio.
Accompagniamo l'evento con le nostre preghiere e suppliche perché il Signore illumini il papa nelle decisioni che dovrà comunque prendere e non solo sul Rito antiquior e conseguenti rapporti con chi, come noi, è legato alla Tradizione e, realisticamente, non rigetta il concilio che ormai ha una sua storia fin troppo consolidata. Tuttavia è ben radicata la consapevolezza delle radici dei guasti prodotti dalle applicazioni attraverso la prassi che ha sconvolto il sensus fidei con gravi conseguenze per le nuove generazioni. Il problema è che non se ne può discutere e la critica seria, argomentata e serena viene etichettata come fonte di divisione. La faccia ecclesiale del politically corrrect...
C'è piuttosto da augurarsi che non abbia troppa voce in capitolo la recente Lettera ai cardinali [qui] che, circoscrivendo il rito romano tradizionale, lo ghettizzerebbe ancor più, marginalizzando la tradizione come qualcosa di preferenziale e straordinario piuttosto che normativo, e la esporrebbe ancor più ai capricci e alle ideologie delle gerarchie vaticane.

40 commenti:
PAPA NUOVO MA IL METODO RIMANE IL VECCHIO E TRITO FORMALISMO BERGOGLIANO - CON L'INVENZIONE DEI GRUPPI DI LAVORO MOLTO DIFFICILMENTE UN CARDINALE POTRA PARLARE, A VISO E CUORE APERTI DAVANTI A TUTTI I CARDINALI. - UN MODO PER PROSEGUIRE CON L'ERA CESARISTA E DEMOLITRICE DI BERGOGLIANA MEMORIA?
Oggi e domani la riunione del sacro collegio, chiesta già nelle congregazioni pre-conclave. Sinodo-sinodalità e liturgia all'ordine del giorno, ma resta il metodo bergogliano dei gruppi di lavoro.
Personalmente non sono “legato alla Tradizione”, neanche quella con la T maiuscola, perché questa è una maligna classificazione strumentalmente inventata per screditare, delegittimare e, quindi, segregare; infatti, proprio quello che vogliono fare. Sono semplicemente “cattolico”, come lo erano, nei miei ricordi di chierichetto pre-conciliare, tante brave persone umili e di grande fede, che non conoscevano un “h” di latino, ma che comprendevano, nel profondo dell’anima, quello che stava accadendo sull’altare.
“con chi, come noi, è legato alla Tradizione e, realisticamente, non rigetta il concilio che ormai ha una sua storia fin troppo consolidata”. Qui, purtroppo vedo una contraddizione, non me ne voglia dottoressa, perché questo concistoro “consultivo” del papa, che dovrebbe decidere in merito a questioni provocate dal concilio stesso, è uno strumento che scaturisce proprio dalle raffinate ambiguità dei documenti di quel medesimo concilio. La solita autoreferenzialità perniciosa del modernismo.
Per quanto mi riguarda penso che il CVII vada totalmente abolito, se non altro perché abbiamo ormai capito la tecnica usata per la stesura dei suoi documenti (guarda caso ancora usata, vedi Amoris Laetitia) che mi viene di chiamare “drogaggio”, che propriamente consiste nell’introdurre atomi di arsenico, in misura irrilevante, nel reticolo cristallino di un pezzo di silicio al fine di modificarne totalmente le proprietà elettriche. Lei berrebbe un bicchiere di latte appena munto, avendo visto cadere nel secchio una goccia di sterco ?
Anche le democrazie parlamentari o il suffragio universale sono figli della Rivoluzione, non per questo mi sento, neanche “realisticamente”, di approvarli.
C. Gazzoli
Il Concilio Vaticano II al capestro!
Il problema è a monte, nel CVII.
Il resto, pur nella liceità del discuterne, è tanto rumore per nulla.
Bisogna mettere in discussione la deriva protestante originata proprio dal CVII.
Mi pare che la TRADIZIONE, intendendo con questo appellativo tutto quel che ruota attorno ad essa nella Chiesa, giochi sempre e solo in difesa, mentre bisognerebbe essere proattivi e contrattaccare.
Sul blog di M.Blondet vengono riprese dall'ANSA alcuni brani del discorso di R.F.Prevost nell' apertura del Concistoro. Ho l'impressione che Prevost sia serioso ma, non serio.
Perdonate la brutalita', "le chiacchiere stanno a zero", la domanda e' :
come si onora, loda e benedice meglio Dio, l'Infinito Amore che Era,E', e Sempre Sara' Dio che si e' umiliato per te fino a diventar umano bambino, come te essere umano, per soffrire e morire per te , al tuo posto, polvere che sei polvere per salvarti dal Maligno? Quale e quanta gratitudine Gli dobbiamo?
Come Gliela dimostriamo?
Qual'e' e quale deve essere il nostro rapporto con il nostro Dio?
Quello alla pari?
Ricordo che quando fu eletto papa Ratzinger grandissima era l'attesa per la liberalizzazione della liturgia tridentina. Ci vollero solo ventisette mesi di pontificato prima che il Summorum Pontificum vedesse la luce. Eppure non era così difficile da scrivere. Papa Ratzinger, peraltro, non ha mai voluto avvalersene, neppure in privato, neppure dopo aver abdicato. Cioè il Summorum era un contentino, da eliminare alla prima occasione.
Quella che sta vivendo la gerarchia cattolica è una crisi di fede, e la cura - per quanto sembri paradossale ai professorini da salotto - comincia proprio dalla totale liberalizzazione della liturgia tradizionale (e dell'insegnamento della dottrina tradizionale). E i primi a saperlo sono proprio i credenti nella religione conciliare, che infatti vedono qualsiasi espressione della Tradizione come peggio che fumo negli occhi.
Per questo non mi aspetto chissà che concessioni da un regime che, nel migliore dei casi, a muso lungo, consentiva una "riserva indiana". Finora papa Prevost non ha particolarmente brillato nello smarcarsi dalle aspettative (e dalle azioni) di quel regime - come ad esempio riguardo alla dichiarazione indifferentista di Abu Dhabi (e se stanotte venisse chiamato dal Signore a rendere conto del proprio operato?). Non mi aspetto che la compassata bontà del Burke sciolga il cuore del Prevost e lo induca a ravvedersi e a confermarci nella fede, così come voleva Nostro Signore.
Per quanto i fedeli legati alla Tradizione si sentano perennemente a corto di ossigeno e assetati di una qualsiasi minuscola boccata d'aria, devono resistere alla tentazione di accontentarsi di contentini con data di scadenza.
Tanto più che la soluzione Summorum già non era ideale, poiché:
- il sacerdote era "libero" solo nel tempo libero: guai a sostituire una "Messa di orario" con la liturgia tridentina
- il seminarista o diacono non poteva chiedere (ancor meno ottenere) che il sacramento dell'ordine gli venisse amministrato in Vetus Ordo
- il documento non stabiliva contromisure per evitare una (prevedibilissima) Traditionis Custodes
- lasciare la questione nelle mani dei vescovi implica che salvo rarissime eccezioni sceglieranno pilatescamente lo status quo.
Nulla garantiva che dopo un Ratzinger non arrivasse un Bergoglio, nulla garantisce che dopo un Prevost non arrivi un clone di Bergoglio.
In tanti non si rendono conto che una "soluzione ufficiale" (un "ammorbidimento"? un novello Summorum?) sarebbe come la pecora entusiasta di ubbidire al lupo (o al mercenario) così da potersi proclamare "ubbidiente all'ovile" e anestesizzare la propria coscienza.
Ha ragione Gazzoli.
Se non si capisce che il CVII sta alla Chiesa cattolica come la Rivoluzione francese alla società civile non se ne esce.
Spiacente, ma lo sciagurato cvii va rigettato per gli errori, forse anche le eresie, comunque le ambiguità, i tradimenti ("un anti-Sillabo" lo definì qualcuno) che l'hanno dominato. Va rigettato senza se, senza ma, senza tentennamenti. Lì sono le radici di tutti i mali metafisici e mondani che poi si sono manifestati, da lì è partita l'occupazione della nostra Chiesa da parte di eretici modernisti. Da lì la santificazione del mondo moderno, l'ecumenismo, l'esaltazione dei "fratelli maggiori", la collegialità che ha generato la sinodalità, le premesse per l'uguaglianza di tutte le religioni. Da lì la costruzione di quello "spirito del concilio" che ha generato la crisi del sacerdozio, la messa protestante, il democraticismo, la falsa retorica dei "diritti umani", fin giù, all'immigrazionismo, al pauperismo, all'ecologismo, al tribalismo e al nativismo, a Pachamama, all'ammiccamento ai sostenitori dell'eutanasia e dell'aborto.
Il cvii ha "una sua storia fin troppo consolidata"? Neppure il trascorrere di un eone può, storicisticamente, giustificarlo o attenuarne le colpe, perché la Verità trascende il tempo e da esso prescinde.
Silente
Ormai il Cattolicesimo è spirato, siamo entrati nella religione universale senza dogmi, fai da te. Non rimane che l'eremitaggio.
Credo che il Concistoro non potrà fare altro che confermare quanto già in atto. Non si tornerà al Summorum Pontificum, considerato un errore tragico, pur nato da buone intenzioni. Forse non tutti sanno che la Chiesa ha riformato il rito di Pio V con l’approvazione della maggioranza dei padri conciliari, incluso Lefebvre, che poi cambiò opinione. Chi approvò la Sacrosanctum Concilium conosceva bene il rito di Pio V e capì che non era più adatto ai tempi moderni. Inoltre, la visione della Chiesa nel messale di Pio V non coincide con quella della Chiesa-Comunione del Vaticano II, per cui non può esistere un rito in contrasto con un concilio. Per questo resta solo abbandonare il messale di Pio V, spesso sopravvalutato e non migliore di quello di Paolo VI. La Chiesa ha cercato di avere pazienza, non vuole perdere nessuno, ma ha compreso che ogni concessione viene fraintesa come un nostalgico ritorno al passato, cosa che non può e non sarà. Il messale di Paolo VI è l’unica espressione della Lex Orandi della Chiesa Cattolica, mentre quello di Pio V è un indulto destinato a essere rimosso e archiviato.Smettetela con questa guerra alla Chiesa, basta, tornate nella vera Chiesa.
Non ci sono parole...
O meglio si sono scritti e detti fiumi di argomenti seri, profondi e intramontabili; ma con mentalità del genere, che purtroppo appartengono alle generazioni perse, non c'è discorso che tenga... Il problema è che è la mens di molti vescovi e cardinali (Roche docet)...
"Forse non tutti sanno che la Chiesa ha riformato il rito di Pio V con l’approvazione della maggioranza dei padri conciliari, incluso Lefebvre, che poi cambiò opinione."
Il rito riformato attuale non è stato approvato dai padri conciliari, essendo il Concilio finito nel 1965 e il nuovo rito è del 1969. I padri conciliari diedero il loro benestare alla traduzione in volgare di alcune parti della Messa, non altro.
Lefebvre firmò il documento sulla Liturgia, mentre per quanto riguarda quello sull'Ecumenismo e quello sulla Collegialità permane il dubbio. Tissier de Malleray suo biografo afferma che firmò, Lefevbre al contrario a voce in alcuni suoi discorsi nega di averlo fatto.
Cspisco le stroncature del concilio e condivido. Ci ho scritto un libro... Ma, come si fa realisticamente a oltrepassarlo con tutta la concretezza degli effetti che ha dispiegato?
È questo che intendo ed è per questo che condivido l'idea di un nuovo Sillabo di mons. Schneider.
Vedi mio commento sopra
Papa Prevost: "In questi giorni avremo modo di sperimentare già una riflessione comunitaria su quattro temi: Evangelii gaudium, cioè la missione della Chiesa nel mondo di oggi; Praedicate Evangelium, vale a dire il servizio della Santa Sede, specialmente alle Chiese particolari; Sinodo e sinodalità, strumento e stile di collaborazione; Liturgia, fonte e culmine di vita cristiana. Per ragioni di tempo e per favorire un reale approfondimento, solo due di essi saranno oggetto di una trattazione specifica."
Ma che dice? Quattro temi... ma solo due con una trattazione specifica?
Non avrebbe fatto meglio a chiarire da subito i due temi scelti per la trattazione specifica?
E poi il metodo bergogliano della discussione in gruppi, e poi l'ascolto delle relazioni, non di singoli cardinali. Prevedibilmente usciranno tesi preconfezionate e in linea con il bergoglismo imperante, anche se soft.
Il commento delle 22:02. È la solita, aggressiva e arrogante retorica dei neomodernisti al comando nella Chiesa di oggi.
A parte altre considerazioni, come si fa a dire che è più adatto ai tempi moderni il rito del Novus Ordo quando proprio questo rito ha svuotato le chiese. Se le ha svuotate, allora non era tanto adatto, no?
Perché perdere tempo la domenica ad andare ad un rito così mediocre e arido, frutto della collaborazione con i protestanti eretici, una cerimonia che più insulsa non potrebbe essere?
Se quello di Paolo VI è il vero cattolicesimo, meglio la religione dei Romani: torniamo a Giove ottimo massimo, Marte, Venere etc.
Il commentatore neomodernista ci ammonisce poi a "tornare nella vera Chiesa". Perché, ne eravamo forse usciti, quando abbiamo deciso di frequentare solo le Messe dell'Ordo Vetus, quella veramente cattoliche?
Qui cè anche ignoranza di principi fondamentali.
La vera Chiesa quale sarebbe, tra l'altro? Quella del Giubileo che ha aperto le Basiliche ad omosessuali e lesbiche in blasfema processione; che vuole immettere le donne nel sacerdozio, cominciando col diaconato; che vuole abolire il celibato ecclesiastico, in modo che i preti possano "sposarsi" con i loro amasii... Quella che bestemmia riconoscendo falsamente alle altre religioni di essere vere religioni, che salvano anch'esse?
Neomodernisti, guardate allo specchio, scoprirete una trarve enorme nel vostro torbido occhio...
Il nuovo rito piace tanto ai preti: è veloce, i paramenti sono minimal, l'incenso ed altre amenità del passato si possono lasciare fuori, grande spazio è lasciato alla loro improvvisazione teatrale, ne sono i veri protagonisti... E piace anche al popolo bue dei fedeli che si attivano come canterini / animatori, lettori, chierichetti / chiericoni, in una parola "comparse"... Per tutti gli altri è una gran noia, e non vedono l'ora che quello strazio finisca al più presto, per cui migrano da una chiesa all'altra, da una parrocchia all'altra, quando vengono a sapere che di là la Messa dura cinque minuti di meno.
Se solo avessero la possibilità di assistere ad una Messa VO, forse all'inizio rimarrebbero stupiti o sconcertati e qualcuno commenterebbe: "Non si capisce niente". Ma sicuramente dopo un po' scoprirebbero che il rito non è a loro misura, ma rivolto verso l'alto e il vero Sacerdote è Cristo, dunque sicuramente più interessante del nuovo e in fin dei conti anche più coinvolgente e arricchente. Scoprirebbero la bellezza del Sacramento, che nel NO è avvolta dalla carta igienica.
Quello che è importante dunque è permettere ad un numero sempre più grande di fedeli di fare questa scoperta.
Un colpo di scena inaspettato nel consistorio convocato da Papa Leone XIV
Quella che prometteva di essere una giornata intensa si è conclusa con più domande che risposte.
Inizialmente il Papa ha convocato i cardinali per affrontare 4 grandi temi: Missione, Sinodalità, Predicate Evangelium e Liturgia (quest'ultimo era quello che molti fedeli aspettavano con maggior interesse).
Ma alla fine, per mancanza di tempo, è stato annunciato che ne sarebbero stati trattati solo due. I cardinali hanno votato e eletto Missione e Sinodalità.
La giornata è iniziata con una meditazione del cardinale Timothy Radcliffe, che recentemente ha rilasciato un'intervista a sostegno del diaconato femminile.
E anche se si parlava di un possibile cambiamento nelle dinamiche lavorative, il concistorio si è sviluppato esattamente con il formato ereditato dal precedente pontificato.
Così si è chiuso il primo giorno: molte aspettative, pochi temi trattati e un ambiente di incertezza.
Vedremo cosa ci porterà oggi...
La cultura di sinistra, mettendo in atto le teorie gramsciane, ha esercitato un monopolio nelle case editrici, giornali, TV, teatri, scuole, musica, arte, ecc., deformando la coscienza di milioni di italiani, che credono di essere di destra, ma ragionano nella stragrande maggioranza come il popolo di sinistra. Questo scrive giustamente Tommaso Scandroglio, a proposito dell'incredibile manifesto di Zaia per una Destra liberale. Qualcosa di allucinante, perché significa che Zaia non si rende conto o non vuole rendersi conto che l'unica destra vivente è già appunto quella liberale. Unica postilla: anche la Chiesa Cattolica ha introiettato pienamente gli ideali libertari.
Pensierino della sera…ehm, scusate, del mattino :
Spigolature bergogliane (per sorridere un po’):
a proposito del suo motto “todos, todos, todos”, una possibile interpretazione :
- "todos, todos, todos los hombres esta ben in mi Iglesia, todos los maldidos, nada catholico, compriende usted?" .....una conferma di tale interpretazione?
1) appena eletto, papa Francesco se ne uscì dicendo “io non sono cattolico, la Chiesa non è cattolica, Dio non è cattolico” (sulla prima parte sono completamente d’accordo);
2) un giorno, a pranzo a Santa Marta, vide ad un tavolo vicino un prete in talare, anziché in abiti borghesi; subito chiamò uno del suo seguito e gli disse “quello là non voglio più vederlo qui” (potenza della talare!);
3) infine, quella volta nelle grotte vaticane, quando vide il bambino che al suo passaggio aveva giunte le manine in atto di devozione, subito glie le staccò (quando mai, roba da bambini educati col catechismo di San Pio X!); appena passato oltre, però, il piccolo le giunse di nuovo (santa innocenza!).
Concludendo, quindi : un indizio no, due forse nemmeno, ma tre indizi fanno sicuramente una prova, come diceva Agata Christie, e nel nostro caso la prova è quella dell’assoluta non cattolicità del papa argentino. LJC Catholicus
Monsignor Argüello, il presidente della Conferenza Episcopale Spagnola e arcivescovo di Valladolid, ha celebrato poi sabato 3 gennaio una cerimonia di riparazione «per il danno causato al Santissimo Sacramento dell'Eucaristia».
https://lanuovabq.it/it/nella-cattolica-spagna-avanzano-gli-episodi-di-cristianofobia
La cristianita' disunita e questi sono i risultati.
A che serve il giubileo della speranza e questo e codesto e quello se nel Corpo Mistico non si fa fronte comune perche' gli animi sono sempre accesi? Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda e..le bocce stanno sempre ferme.
Quando la fede crolla, crollano anche gli edifici umani e non.
Nessun colpo di scena, tutto secondo copione.
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Anonimo07 gennaio, 2026 22:52
Miserere Mei, Deus by Gregorio Allegri
https://www.google.com/search?q=miserere+gregoriano+you+tube&oq=miserere+gregoriano+you+tube&
SE lei con questo commeto intende affermare, e di fatto afferma, che c' è solo il rito di Paolo VI... anzittutto direi che per quel poco che conosco ciò è falso, infatti 1) esistono molti riti antichi di chiese orientali ammessi oggi e da secoli, esistono persino - purtroppo- preti sposati ammessi, per favorire il loro rientro dallo scisma nella Chiesa, si spera temporaneamente ma ciò si prolunga assai....( uniati) 2) proprio la chiesa "post conciliare di Paolo VI " si inventa oggi nuovi riti africani, amazzonici.....e lei vuole vietare un rito antico che nessuno può abolire? .....Inoltre le faccio presente che se con l' affermazione : esiste solo il rito Paolo VI, lei ritiene che il rito codificato da Pio V non sia più valido... allora 1) lei incorre nell' anatema lanciato da quel santo Papa per i futuri casi come i suoi 2) lei ritiene la Chiesa fallibile e non cattolica ( universale) nel tempo 3) lei quindi si dichiara successore di fallibili per cui non degno di credibilità lei stesso che costruisce su fondamenta fallibili. Ciò purtroppo evidenzia solo la fallibilità delle sue OPINIONI personali contro la pietra infallibile che è la vera Chiesa che lei pare non conoscere.
Dal concistoro non mi aspetto niente di buono.
Addirittura le udienze del mercoledì del nuovo anno saranno incentrate sulla catechesi riguardante
"Il Concilio Vaticano II attraverso i suoi documenti” . Dunque un ciclo di approfondimento che la dice lunga sulle intenzioni di Prevost.
Nonna
Per chi si è fatto qualche illusione sulle intenzioni di Prevost è utile leggere questo entusiastico annuncio:
Papa Leone XIV
@Pontifex_it
·
7 gen
Iniziamo un nuovo ciclo di catechesi che sarà dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi Documenti. Si tratta infatti del Magistero che costituisce ancora oggi la stella polare del cammino della Chiesa. #UdienzaGenerale
È inutile continuare a ripetere la storiella secondo cui il Concilio Vaticano II non avrebbe voluto la riforma liturgica poi realizzata: è una narrazione ormai logora. Il Vaticano II non doveva né poteva redigere materialmente una riforma completa del Messale; un concilio ecumenico stabilisce i principi, non redige i libri liturgici. La riforma postconciliare è stata invece portata avanti nel modo previsto dalla Chiesa: approvata dalla grande maggioranza dei vescovi e promulgata dal Romano Pontefice, san Paolo VI, che ne ha assunto pienamente la responsabilità. Non si è trattato di un “colpo di mano modernista”, ma dell’attuazione coerente dei criteri stabiliti dai Padri conciliari. Il Concilio ha proposto una visione della Chiesa come comunione, radicata nel mistero trinitario, molto più vicina al Vangelo rispetto alla concezione preconciliare di una societas perfecta rigidamente strutturata e spesso in atteggiamento difensivo nei confronti del mondo moderno. Una Chiesa chiusa, arroccata nelle proprie certezze, incapace di dialogo, non corrispondeva più né alla sensibilità contemporanea né alla missione evangelizzatrice.Del resto, non sarebbe la prima volta che una riforma liturgica postconciliare assume forme diverse rispetto alle intenzioni originarie dell’assemblea conciliare: anche il Messale di Pio V non rispecchiò integralmente tutti i principi stabiliti dal Concilio di Trento. La storia della liturgia è sempre stata un processo, non un’istantanea. È impensabile, dunque, che la Chiesa del Vaticano II, che parla di comunione, di ecumenismo, di dialogo interreligioso, di apertura al mondo e di sacerdozio comune dei battezzati , possa continuare a ospitare un rito che esprime una teologia liturgica in larga parte precedente a questi sviluppi. Un rito fortemente clericale, dove il popolo appare quasi spettatore; un rito segnato da un’impostazione apologetica e anti-protestante; un rito che comunica un modello ecclesiale non più corrispondente a quello delineato dal Concilio, che invece chiama i cristiani separati “fratelli". Questa contraddizione non può durare indefinitamente. La Chiesa ha una sola lex orandi, e oggi essa è quella espressa dal Messale di Paolo VI. Il rito di Pio V è stato riformato: la sua funzione storica è compiuta e, nella logica della continuità viva della tradizione, deve essere lasciato al passato.
La ricreazione è finita cari tradizionalisti, smettiamola con le pagliacciate.
Caro Catholicus, collega in "nonnitudine", che ne dice del "Magistero che costituisce ancora oggi la stella polare del cammino della Chiesa"?
#UdienzaGenerale
Chiesa"?
(Ovviamente si tratta magistero del CVII)
Nonna
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Attenti però cari chierici modernisti, conciliarsinodali, che questa vostra "stella polare", anziché condurvi alla capanna del Bambin Gesù non vi instradi verso ben altra direzione, ad una destinazione senza ritorno, al cui ingresso sono scolpite le parole della Divina Commedia 'Lasciate ogni speranza, o voi ch' entrate" - Dio non voglia che vi lasciate ingannare, o se già vi hanno ingannato, che continuiate a vivere nellinganno e nella menzogna
Christus Vincit !
Papa Leone XIII ci ricordava: “Non ci può essere nulla di più pericoloso di quegli eretici che, pur conservando il nome di cristiani, con subdola astuzia introducono dottrine erronee” (Papa Leone XIII, Satis Cognitum, 29 giugno 1896). E i rivoluzionari sinodali di oggi si adattano perfettamente a questo avvertimento.
Caro anonimo 15:41, lei dice che la ricreazione è finita e che la smettiamo con le pagliacciate. Il finale è la sintesi perfetta del suo intervento, apparentemente erudito e razionale, ma in realtà pieno di supponenza, livore e malcelato disprezzo.
Mi verrebbe da dire, per evitare di perdere troppo tempo, che è comunque meglio morire da pagliacci che da eretici.
E la biga, lanciata in un moto eterno, continua a correre tra i secoli, guidata da mani diverse ma sempre carica dello stesso, antico significato.
Il Vaticano II non doveva né poteva redigere materialmente una riforma completa del Messale; un concilio ecumenico stabilisce i principi, non redige i libri liturgici
Abbiamo dimostrato in mille modi come, a prescindere da alcune innovazioni comunque controverse, la riforma della liturgia abbia disatteso molti dei principi del concilio. Ma del nuovo superdogma, che ha cancellato i dogmi custodi della verità, non si può discutere...
@ Anonimo 15;52, lei mi fa più pena che rabbia ( non nutro mai rabbia), vedere le anime andare a perdersi in eterno fa sempre tristezza. Quanto alle pagliacciate, non c'è partita, mio caro amico, sono tutte vostre e solo vostre, esclusiva del clero conciliarsinodale, vi si potrebbe fare un libro fotografico ( messe con abiti da clown, in costume da bagno in spiaggia, ma nper favore, suvvia!). La vostra "chiesa" non è la nistra, non lo sarà mai. Dio salvi mons. Viganò.
Carissima nonna ( e sorella in Cristo e nella Sua Santa Chiesa, la preconciliare, ovviamente) trova il mio parere in due commenti : il primo delle 17:12, il secondo appena postato pochi minuti fa, in risposta all' aggressivo commento delle 15:42, mi scuso per non essermi firmato, ma lo faccio adesso...e come dicevano i sessantottini " lotta dura / senza paura", ché Christus Vincit. Catholicus
A parlare del Vaticano II è stato però proprio il Santo Padre, la mattina stessa nella quale da lì a poche ore avrebbe avuto inizio il tanto atteso concistoro, e trascurare il tempismo di questa scelta da parte di papa Leone sarebbe incauto, oltre che poco utile a capire dove effettivamente vuole andare la Chiesa di papa Prevost.
Leone XIV ha dichiarato che è necessaria una “rilettura” dei documenti del Vaticano II, una frase che lascia pensare che il papa voglia riprendere in considerazione quella stagione, quelle parole, e quegli atti non tanto per dare nuova vitalità a dei documenti che poco di buono hanno portato alla Chiesa – portandola anzi in una stagione di confusione dilagante, se non di vera e propria apostasia – ma per iniziare a fare delle necessarie correzioni.
...
Fonte: La cruna dell'ago di Cesare Sacchetti
"Anche il Messale di San Pio V non rispettò integralmente tutti i principi stabiliti dal Concilio di Trento.." Lo dice l'anonimo nemico della Messa Ordo Vetus.
Ma quali sarebbero stati questi principi? In realtà non esiste un "Messale di san Pio V" dal momento che san Pio V, obbedendo alla volontà del Concilio di Trento, si limitò a render obbligatorio per tutta la cattolicità il Messale Romano in uso da secoli nella Chiesa Latina. Non creò un nuovo rito, come ha fatto Paolo VI. Il Messale Romano era quello il cui canone, secondo una tradizione pontificia costante, risaliva ai tempi apostolici, pare addirittura allo stesso san Pietro. Questo messale in uso presso la Curia, non fu imposto dai Papi a nessuno; fu diffuso spontaneamente dappertutto in particolare dai francescani.
Nel caos liturgico creato dai protestanti, il Tridentino ordinò di metter ordine. Si impose quindi il Messale Romano dappertutto, tranne nei casi in cui esistesse un rito con almeno duecento anni di antichità. Furono così conservati il rito ambrosiano, il mozarabico e qualcun altro.
Perché si continuano a diffondere falsità sul Messale di san Pio V? Queste cose sono state spiegate a suo tempo da illustri liturgisti del XX secolo, come mons. Klaus Gamber. Disse: è sbagliato parlare di rito tridentino, come se il Concilio di Trento avesse fatto creare un nuovo rito. L'espressione è entrata nell'uso ma è sbagliata, non rispecchia la realtà; non esiste un "rito tridentino".
Alla base dell'odio per la vera Messa cattolica c'è dunque anche ignoranza della storia della liturgia.
Circa la Sacrosanctum Concilium: non è innocente, quanto alla nascita del NO. Nel senso che aveva già introdotto principi dirompenti, contro la tradizione: il principio di creatività in nome dell'inculturazione locale -- l'avversione per le Messe private, quelle celebrate dal prete da solo, perché il vero officiante diventava il "popolo di Dio", che concelebrava con il sacerdote -- l'assenza della transustanziazione dalla menzione della Messa --- l'incitamento a riformare tutta la liturgia in modo chiaro, semplice, comprensivo per l'uomo moderno (il quale è negato al Sacro, detesta la religione, pensa solo alle cose della terra). Ha conservato il latino e il Gregoriano, ma questo non basta; in realtà la SC è piena di "bachi", per usare un'espressione di Mic...
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Tutte queste brutte cose, applicate dalla riforma montiniana, c'erano già nella Sacr. Conc. Lo dissero gli stessi Novatori. La SC non per nulla fu duramente attaccata in Concilio da tutti i liturgisi rimasti fedeli alla Tradizione. Si può leggere la traduz. del libro del P. Wiltgen sul Concilio.
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