Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 9 gennaio 2026

Il «fattaccio» al Concilio Vaticano II (e "Giovanni XXIII ne fu lieto")

Il vero inizio del Concilio Vaticano II fu il rifiuto netto degli schemi preparatori (con l'ingenuo plauso dello stesso Giovanni XXIII).

Qualcuno, condensando il giudizio negativo nel nome con cui lo s'individuava, lo chiamò «il fattaccio». Concordo pienamente: tale fu in sé e nelle sue modalità. Non concorda invece la valutazione che ne fu data dall'ala marciante del progressismo conciliare; un suo campione e suo uomo di punta, il cardinale L. Suenens, commentò così l'accaduto: «Felice colpo di scena ed audace violazione del regolamento [...] In buona parte le sorti del Concilio vennero decise in quel momento. Giovanni XXIII ne fu lieto». Le sorti del Concilio, a dir il vero, eran già decise; ma «l'audace violazione del regolamento» dette il colpo di grazia al precipitare degli eventi. E la notizia del compiacimento papale - pienamente contraddittorio rispetto alla funzione di garante della verità, della giustizia e della Tradizione, qual è quella del Papa - metteva la reazione roncalliana sullo stesso piano delle reazioni entusiastiche, risuonate in vari settori dell'Aula conciliare, dilatando in tal modo il plauso dei vari Tisserant, Frings, König, Garrone e dell'intero schieramento progressista, abilmente pilotato dalla battagliera minoranza franco-tedesca.

Se è vero che non si muove foglia che Dio non voglia, è anche vero che talvolta perfin i più diretti rappresentanti di Dio ne forzan la mano. Succede, per esempio, quando il solo fatto della successione apostolica vien aureolato d'indiscussa autorità divina e le sue decisioni vengon coperte dalla divina volontà. Allora un profetismo di bassa lega forza davvero - «humanum dico» - la mano dell'Onnipotente, nel nome del quale, com'espressione della sua volontà ed in piena sintonia con la sua Parola, scritta o detta, si proclama al colto e all'inclita il da farsi. Prima, agendo magari nell'ombra a prevenir ed impedir i contraccolpi; poi alla luce del sole, perché tutti ascoltino, vedano, obbediscano. E proprio nell'ombra della notte tra il 12 e il 13 ottobre 1962, S.E. monsignor Gabriel-Marie Garrone²², unitamente al compagno di non poche battaglie conciliari, S.E. monsignor Alfred Ancel, riunitisi con altri nel seminario francese di Santa Chiara, concordaron un testo e l'affidaron all'Em.mo cardinal Joseph-Charles Lefebvre²³, perché questi lo consegnasse a S.E. monsignor Achille Lienart prima della Congregazione generale del 13. Come di fatto avvenne.

Quel testo, evidentemente, non aveva in Lienart il destinatario finale. Egli era solo un destinatario intermedio e funzionale: il testo, attraverso di lui, doveva passare ai Padri conciliari. Ed eccoci, dunque, al fatale giorno 13, per tutta la mattinata fustigato dalla pioggia battente; chissà quanti Padri, non pochi in là con gli anni e non senz'acciacchi, avrebbero preferito non esporsi al pericolo d'un raffreddore o a qualcosa di peggio. Ma, e sia detto a loro onore, non mancarono. Quel giorno, però, ebbe inizio la via crucis degli schemi già preparati. A tal fine si doveva, a norma di regolamento, proceder all'elezione delle dieci commissioni, sulle quali sarebbe poi pesato l'onere d'esaminare gli schemi stessi.

È da notar in via preliminare che i Padri non erano invitati a scelte propositive, non essendo esse di loro competenza, perché il diritto di proporre la materia delle discussioni conciliari compete al solo Romano Pontefice. I Padri eran invece autorizzati a prender visione degli schemi e ad analizzarli attentamente per meglio comprenderne il contenuto, in ordine ad una loro più illuminata sentenza di merito (i famosi «placet, placet iuxta modum, non placet»). Nel motivar il «non placet», avrebbero potuto anche suggerire modifiche, cambiamenti e perfino qualche nuova materia; tutto ciò, se accolto attraverso gli organi competenti e la parola conclusiva del Papa, sarebbe comunque diventato una proposta papale. Una cosa sola mai avrebbero potuto o dovuto fare: cestinare come carta straccia gli elaborati delle commissioni, non tanto perché composte dai maggiori specialisti nelle rispettive materie, quanto perché tutte di nomina pontificia, operanti in nome del Papa, sotto la sua responsabilità e con la sua approvazione. Un tale rifiuto avrebbe indirettamente colpito la stessa funzione primaziale del Papa. E di fatto la colpì.

Poiché, per i motivi precedentemente accennati, i Padri non avrebbero potuto - e tanto meno dovuto - appropriarsi dello «ius proponendi» spettante al solo Pontefice, ne discende che avrebbero pure dovuto astenersi dal manometter il significato intrinseco dei singoli documenti e dal sovvertirne l'ordine con cui il Papa ne chiedeva loro l'esame. Successe esattamente il contrario e chi ne rilevò l'illegalità, né batteva l'aria né parlava a vanvera. [...]

L'entusiasmo di Suenens, secondo il quale il Papa «ne fu lieto», non era affatto infondato, conoscendo egli i reconditi sentimenti roncalliani ed avendo lui stesso gioito per l'invettiva di Giovanni XXIII contro «i profeti di sventura, che annunciano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo». In quell'occasione (11 ottobre 1962), l'ingenuo ottimismo del Papa tracimò, vedendo - o prevedendo - in ognuna delle «avverse vicende umane [...] il bene della Chiesa». Ora, ovvero dopo il colpo di mano, non poteva che gioirne, sicuro com'era di poter presto, forse subito, costatare che lo sconquasso determinato dai novatori avrebbe finalmente introdotto nella Chiesa «una boccata d'aria fresca... d'aria pura», come di lì a poche settimane, celebrando il suo 81° genetliaco, ebbe occasione d'assicurare.

Quant'era successo quel 13 ottobre andava ben oltre i limiti dell'episodio. Dimostrò che il regolamento valeva se l'ala marciante dei presenti in aula lo ritenesse opportuno. Se per ottener un qualsiasi risultato fosse stato necessario sovvertir il regolamento, il precedente del 13 ottobre ne garantiva la possibilità, che anzi, con esso, era già realtà: non più maggioranza qualificata, ma una maggioranza qualunque e comunque ottenuta; non più rispetto della norma, ma prevaricazione di essa, anche violenta, pur d'arrivar allo scopo; e, nel merito, non più ricerca della dottrina rivelata ed autorevolmente trasmessa, ma del modo più acconcio d'uniformarla al mondo e alle sue attese. Fu questa, in effetti, la porta non aperta ma spalancata da quel 13 ottobre.


²²) Sì, ancora una volta lui, in prima fila sul fronte dell'avanguardismo di maniera, lui che proprio a me, nel 1966, fece toglier il nome di san Pio X da un documento ufficiale della Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, perché quel nome - si noti bene, il nome del fondatore di quasi tutti i seminari regionali e promotore instancabile d'una politica seminaristica d'altissimo profilo - in quella Congregazione non avrebbe dovuto mai più risuonare.

²³) Era cugino del ben più famoso Lefebvre, fondatore della «Fraternità Sacerdotale San Pio X».

(da: Brunero Gherardini, Il Vaticano II - alle radici d'un equivoco,
ediz. Lindau, 2012, pp.133-139)

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Ottima scelta per ricordare parte della nascita della " stella polare" che ha portato e finisce di portare all'affondamento, ormai totale, della Chiesa Cattolica.

Anonimo ha detto...

I progressisti, truffaldini allora come sempre.

E questi sono i frutti ha detto...

Al termine del secondo giorno del Concistorio Straordinario, Papa Leone XIV ha espresso il desiderio di continuare su questa strada, «in continuità» con quanto richiesto nelle congregazioni generali precedenti al conclave, e ha confermato l'Assemblea Ecclesiale di ottobre 2028. Il cardinale Brislin del Sud Africa, il cardinale David delle Filippine e il cardinale Rueda Aparicio della Colombia descrivono i lavori del mattino e del pomeriggio, segnalando che si respirava un ambiente di unità, ma non di uniformità.

Il Pontefice ha annunciato che si svilupperà un nuovo concistoro di due giorni a giugno, vicino alla solennità di San Pietro e San Paolo Apostoli.

I dettagli sul nostro sito web: https://www.vaticannews.va/es.html

Anonimo ha detto...

È drammatico questo insistere sulla "Sinodalità", termine in uso oggi per giustificare e fare entrare definitivamente nella Chiesa di Cristo metodi, attitudini e forme di pensiero ecclesiale che NON SONO CATTOLICI.
Già molti documenti venuti fuori dalla "Sinodalità" allontanano pian piano la Chiesa di Cristo dalla visione Cattolica.
Basti pensare ai documenti tedeschi, della Cei italiana, eccetera eccetera.
Ridurre la Chiesa ad un bel parlamento da Stati Generali prerivoluzionari è l'obiettivo dell'ala progressista.
Dopo di che non si potrà tornare più indietro.
Molte comunità Cristiane, purtroppo, già sono Moderniste e filoprotestanti.
È un dato di fatto.
Utilizzare la "Sinodalità" come "parola magica" del momento è a dir poco preoccupante, conoscendo il pensiero di tanti cardinali e vescovi, ormai "Cattolici" solo di nome.
Poi ci sono limiti anche al comico.
Tiene l'esortazione iniziale il Cardinale domenicano che poche ore prima ha insistito per il diaconato femminile.
Un importante domenicano, prima del Concistoro in cui il Radcliff sarebbe stato fatto "cardinale", mi espresse privatamente le sue gravi perplessità su questa nomina sconcertante.
Che bel premio davvero: non a chi difende e promuove la Dottrina Cattolica, ma a chi da decenni tenta inesorabilmente di demolirla.
Che cosa può uscire di buono da questa gente?
Una marea di chiacchiere che alla fine avvelenano ancora di più la situazione attuale!

Anonimo ha detto...

La sinodalita' non può dire più della liturgia, scartata a priori all'inizio del concistoro, ma attesa da molti nella speranza della necessaria pax liturgica...
Liturgia fonte e culmine (per citare l'ultimo Concilio Ecumenico) della vita della Chiesa, salvo che si consideri la Chiesa come una qualsiasi realtà umana plurale (società, associazione, comitato...), cosa che non è, perché la Chiesa è anzitutto il corpo mistico di Cristo.

Anonimo ha detto...

Mandatelo al papa, brevi manu, purche' lo legga.
Magari tramite un Ciclaiense ( che ricevera' di sicuro).

Anonimo ha detto...

Interpretazione leonina della sinodalita'?
Il sistema dei concistoro è la solita truffa, solo con una nuova veste. Argomenti pre-stabiliti, relatori sempre i soliti. Conclusioni prevedibili. Potevano risparmiarci questa sceneggiata.

E.P. ha detto...

Basterebbero già i pochi elementi citati da mons. Gherardini a ridimensionare drasticamente qualsiasi affermazione dei credenti nel Concilio.

Se quel Concilio, pur "approvato" dai papi fino ad oggi, è nato in maniera "rivoluzionaria", qualche domanda occorrerebbe farsela. Specialmente quando ti infliggono ubbidienze.

E invece... proprio lo stesso mons. Gherardini aveva pubblicato altri libri dedicati al Concilio: Un discorso da fare e -indovinate?- Il discorso mancato.

I credenti nel Concilio, infatti, per restare tali, devono ridurre drasticamente la vista, l'udito e la ragione.