Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 17 aprile 2026

Vescovo Schneider: “La Chiesa tedesca è una vile collaboratrice dell’ideologia di sinistra”

Nella  nostra traduzione da jungefreiheit.de un'intervista di mons. Schneider sul tradimento della cultura europea da parte della Chiesa. 

Vescovo Schneider: “La Chiesa tedesca è una vile collaboratrice dell’ideologia di sinistra”

La Chiesa tradisce la fede cristiana e la cultura europea? È proprio questo che le rimprovera Athanasius Schneider. A Pasqua, il vescovo ausiliare cattolico residente in Kazakistan invita gli europei a salvare la loro cultura dal totalitarismo woke e dall’immigrazione di massa.

Eccellenza Reverendissima, lei invita a creare un “nuovo movimento nella cultura, nella politica e nella vita pubblica per rafforzare i nostri valori europei”.

Athanasius Schneider: Sì, perché proprio la Pasqua dovrebbe ricordarci che la nostra Europa è stata costruita sul cristianesimo.

Perché “proprio la Pasqua”?

Schneider: Perché nessuna festa rappresenta di più la fede cristiana: con la resurrezione di Gesù Cristo dopo le tenebre della Sua passione, con il trionfo sulla morte e la redenzione del mondo. È su questo che si fonda la Chiesa e, su di essa, a sua volta, l’Europa. E ciò non soltanto in senso religioso, ma – cosa che oggi dimentichiamo volentieri – in senso complessivo.

Per esempio?

Schneider: Tutti i valori europei derivano in ultima analisi dal cristianesimo, anche quelli che oggi consideriamo laici. Per esempio l’idea dell’individualità e della libertà del singolo. Oppure prenda la cultura occidentale: furono i monasteri a conservare il patrimonio del sapere antico, a rielaborarlo e a renderlo accessibile all’Occidente. Furono per lungo tempo i centri del sapere europeo, finché non sorsero le università, che tuttavia sono state anch’esse create dalla Chiesa, risalendo fino ai Padri della Chiesa dell’antichità.

Lo stesso vale, per esempio, per l’ospedale, che fu inventato dal cristianesimo, spinto dallo spirito del Vangelo, dall’amore per i più poveri. Si pensi al Basileion del IV secolo, fondato dal Padre della Chiesa Basilio il Grande in Asia Minore, dove malati e bisognosi venivano assistiti in gran numero. Anche più tardi, nel Medioevo, l’assistenza ai malati è stata compito della Chiesa: lo Stato non faceva nulla in questo campo. Già il termine ‘infermiera’: da dove viene? Dal fatto che originariamente erano le suore a curare i malati. [In tedesco, il termine ‘infermiera’ è Krankenschwester, letteralmente ‘sorella (Schwester) dei malati’, N.d.T.]

Oppure consideri il nostro diritto processuale, che in parte risale alla famigerata Inquisizione, con la sua idea moderna che un processo corretto richieda prove e una difesa. Questi sono solo alcuni esempi di quanto profondamente il cristianesimo abbia plasmato la nostra cultura europea.

“Ciò che è di sinistra è buono, ciò che è di destra è cattivo: questo è il trucco”

Ma in che modo questa impronta sarebbe oggi in pericolo, al punto da richiedere di essere ribadita?

Schneider: Chi oggi osserva criticamente la società riconosce lo sforzo di negare e respingere l’influenza del cristianesimo, affinché possano diffondersi altre influenze.

Concretamente?

Schneider: Oggi soprattutto l’ideologia di sinistra, che in ultima analisi deriva dal marxismo e che viene diffusa con il trucco di affermare che ciò che è di sinistra è di per sé buono e ciò che è di destra è di per sé cattivo. Si tratta però di un’attribuzione completamente arbitraria, che non regge a un’analisi critica, per esempio se si esamina storicamente ciò che idee, partiti e politiche di sinistra hanno prodotto. Tra queste cose rientra, per inciso, anche il nazionalsocialismo, che non a caso reca la parola ‘socialismo’ nel nome.

Naturalmente non si deve escludere la destra, le cui idee talvolta hanno anch’esse prodotto ingiustizie. Dobbiamo quindi rafforzare i valori della nostra cultura europea contro tutti coloro che cercano di soppiantarli, indipendentemente dalla direzione da cui provengano.

Quali sono esattamente questi valori europei?

Schneider: Sono quelli che rispettano la vera libertà dell’uomo: la ragione, l’umanità, la famiglia, il diritto naturale e così via. Tutto ciò che l’ideologia woke di oggi attacca e vuole dissolvere, per rendere le persone prive di sostegno e di orientamento. Tale ideologia dichiara nemico chiunque le si opponga, un nemico da eliminare.

“Un totalitarismo abilmente camuffato minaccia di distruggere la cultura e la libertà dell’Occidente”

Lei è cresciuto in parte nell’Unione Sovietica. Vede dei paralleli?

Schneider: Assolutamente sì. I miei genitori hanno sofferto molto sotto la dittatura comunista: come cristiani clandestini sono stati più volte vittime della repressione. Anch’io l’ho sperimentato a scuola: se qualcuno aveva un’opinione diversa da quella dell’ideologia comunista, veniva definito un nemico, un nemico del popolo, oppure un odiatore, un odiatore del popolo. Allora si parlava di ‘odiatore del popolo’, oggi di hate speech: vede quanto è impressionante la somiglianza?

Spero che ora comprenda anche l’urgenza del mio appello. Non si tratta semplicemente di rafforzare in generale i nostri valori, ma di farlo in un momento storico in cui forze neocomuniste stanno cercando di distruggerli. Non possiamo limitarci a guardare e aspettare.

Dobbiamo creare in Germania, in Europa, forse anche in America, un nuovo movimento che coinvolga la società e la guidi alla resistenza contro questa distruzione. Altrimenti rischiamo di sacrificare la nostra cultura occidentale e l’idea di libertà a un movimento totalitario abilmente camuffato.

Tra questi valori rientra anche, come lei sottolinea, il matrimonio. Bene, ma cosa ha il matrimonio tradizionale a che fare con la libertà dell’uomo e la resistenza alle ideologie totalitarie?

Schneider: Anzitutto: lei parla di ‘matrimonio tradizionale’ – lo trovo sbagliato e devo contraddirla. Non esiste un matrimonio tradizionale, ma solo ‘il’ matrimonio, quello naturale. Il matrimonio è qualcosa che ci dà la natura, non la tradizione. È un fatto, un’evidenza rivelata dal buon senso. È stato creato da Dio ed è il legame migliore e più bello che un uomo e una donna, che si completano e si amano, possano contrarre.

Su questo fondamento poggia tutta la nostra società: su di esso abbiamo costruito la nostra civiltà e la cultura europea con la sua umanità. Per questo dobbiamo difendere il matrimonio, insistendo sulla sua specificità e aiutando i giovani a riscoprirne il valore e la bellezza.

Dal matrimonio nascono poi i nostri figli, che sono il nostro futuro – e al tempo stesso le vittime più vulnerabili della distruzione del matrimonio. Vediamo infatti crescere una generazione senza punti di riferimento, esposta indifesa all’ideologia woke.

Questo è il metodo della sinistra: prima si crea un vuoto di senso, che poi si sfrutta per sedurre le persone. E queste non si accorgono di perdere la loro naturalezza, la loro libertà e la loro umanità, e spesso anche la gioia di vivere.

Tuttavia il pericolo non proviene soltanto dalla wokeness, come lei dice.

Schneider: È vero. Ho già detto che dobbiamo difendere i nostri valori europei dagli attacchi provenienti da tutte le direzioni. Un altro grande pericolo è la freddezza dell’amministrazione e della tecnica: nella società di massa l’uomo rischia di essere considerato un oggetto. Lo si vede in modo inquietante, per esempio, negli ospedali moderni e nelle case di cura. Spesso manca il calore, il vero calore umano, che il cristianesimo ha portato.

“È inquietante ciò che sta accadendo oggi in Germania”
Ci si chiede perché questo appello alla difesa dei valori cristiano-occidentali venga da un vescovo dell’Asia centrale e non dai nostri vescovi tedeschi.

Schneider: Non dimentichi: io sono tedesco – per passaporto, di nascita, per discendenza, per formazione culturale e per identità mi sento al cento per cento tedesco. Conosco i miei antenati, sia paterni sia materni, fino a duecento anni fa, ed erano tutti tedeschi.

E hanno sofferto sotto i comunisti. Mio nonno Sebastian Schneider, per esempio, fu fucilato nel 1937 a soli 27 anni: mia nonna, di due anni più giovane, rimase vedova, e mio padre, ancora bambino, divenne orfano di padre. Ucciso da un’ideologia che, come alcune ideologie di sinistra odierne, si presentava come bella e liberatrice.

Come è arrivato, da tedesco, alla carica di vescovo ausiliare ad Astana?

Schneider: La Chiesa romana è una Chiesa universale. Dopo dieci anni a Roma, nel 2001 sono stato inviato a Karaganda, la quinta città del Kazakistan, per la formazione dei sacerdoti. Nel 2006 Papa Benedetto mi ha nominato vescovo ausiliare per sostenere il vescovo diocesano, data l’estensione della diocesi.

Ma anche qui ad Astana non viviamo affatto fuori dal mondo: sappiamo bene cosa accade e osservo con grande preoccupazione come si stanno sviluppando l’Europa e l’Occidente. Seguo anche i media tedeschi, compresi quelli pubblici, che mi ricordano sempre più i media di Stato dell’Unione Sovietica con la loro propaganda governativa comunista.

Si veda, per esempio, il modo ostinato con cui viene difesa la politica del governo. Nell’Unione Sovietica i cittadini venivano lodati dai superiori se si esprimevano in accordo con l’ideologia ufficiale: anche questo è qualcosa che, purtroppo, osservo nei media pubblici in Germania. È inquietante vedere come tutto ciò si stia verificando anche in Germania, senza una protesta generalizzata.

“La Chiesa tedesca è allineata: ha tradito il cristianesimo e il cattolicesimo”
Papa Leone XIV ha avvertito all’inizio dell’anno che in Occidente abbiamo già adottato una “neolingua in stile orwelliano”, che nel tentativo di essere sempre più inclusiva finisce per escludere chi non si adegua alle ideologie che la guidano.

Schneider: È esattamente ciò che intendo. Ed è incoraggiante che il Santo Padre abbia il coraggio di dirlo. Questo rafforza il mio appello a tutte le forze sane della società affinché costruiscano un’alleanza per salvare la libertà dell’Europa.

Non esiste già un movimento con questo compito, cioè la Chiesa stessa?

Schneider: Assolutamente sì, ma purtroppo soprattutto la Chiesa in Germania è ormai completamente allineata con lo spirito del tempo, con il mainstream e con l’ideologia dei partiti di governo – tradendo ciò che è autenticamente cristiano e cattolico.

È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una vile – sottolineo: vile! – collaboratrice dell’ideologia di sinistra. Sono certo che ciò entrerà nella storia come una grande vergogna, e che un giorno si leggeranno con imbarazzo i nomi dei vescovi che hanno guidato tutto questo come vili collaboratori.

Parole piuttosto dure.

Schneider: Direi piuttosto parole chiaramente necessarie.

Non ha timore di esprimersi così apertamente? Di solito tra “colleghi” si è più diplomatici.

Schneider: No, bisogna dire la verità con chiarezza. I miei genitori mi hanno educato a difendere le mie convinzioni. E poi, cosa ho da perdere, se ho una convinzione?

Qualche anno fa, a Washington, una signora, cattolica convinta, mi chiese se non avessi paura, perché avevo firmato, insieme ad altri vescovi, una dichiarazione critica nei confronti di Papa Francesco, chiedendo chiarezza sulla morale matrimoniale.

Le risposi: non ho nulla da perdere. E lei replicò: “Eccellenza, esatto: perché perderà tutto se non lo farà”. Che affermazione meravigliosa!

“La migrazione di massa è uno strumento per l’infiltrazione dell’Europa”

Ha mai avuto occasione di dire queste critiche direttamente ai vescovi tedeschi?

Schneider: No, e non lo farò, perché non ha alcun senso: non ha senso parlare con degli ideologi.

Non si rende le cose più semplici?

Schneider: No, mi creda, non serve a nulla. Probabilmente non mi prenderebbero nemmeno sul serio: chi sarebbe mai questo vescovo ausiliare proveniente dalla periferia che vuole insegnare a noi in Germania?

Lei si azzarda anche a criticare l’immigrazione di massa, che è diventata uno dei progetti ideologici centrali delle chiese tedesche.

Schneider: La critico perché è evidentemente un’azione politica orchestrata. Un’azione con l’obiettivo di soppiantare l’identità occidentale, in particolare quella cristiana dell’Europa, soprattutto con l’introduzione di immigrati musulmani. È quindi un errore pensare che la migrazione avvenga semplicemente in modo spontaneo, come reazione naturale a guerre o povertà. È anche uno strumento per infiltrare l’Europa e marginalizzare il cristianesimo.

Questa strategia si inserisce nel progetto di dissolvere l’identità europea per creare una nuova cultura woke e una popolazione mista a maggioranza asiatico-musulmana. Di recente, in Tirolo, ho appreso che già la metà dei bambini nati nel luogo in cui andavo sempre in vacanza ha genitori musulmani – non a Parigi, Berlino o Londra, ma in Tirolo! È solo questione di tempo prima che la situazione cambi radicalmente.

A maggior ragione è importante che nasca un movimento come quello che propongo, per salvare l’Europa. E sono fiducioso che prima o poi accadrà. Alcuni temono che allora sarà troppo tardi. Ma da cristiano ho sempre speranza: è questo il messaggio che ci insegna la Pasqua.
5 aprile 2026, Moritz Schwarz
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Il dott. Athanasius Schneider è vescovo ausiliare di Karaganda, nell’arcidiocesi cattolica romana della Santissima Vergine Maria ad Astana, capitale del Kazakistan. È nato nel 1961 in Kirghizistan da genitori tedeschi deportati dall’Unione Sovietica.
Dopo che la famiglia è riuscita a emigrare nel 1973, è cresciuto a partire dai 12 anni a Rottweil, in Svevia. Nel 1990 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale, nel 1997 ha conseguito il dottorato in patristica e nel 2001 è stato inviato in Kazakistan, dove nel 2006 è stato nominato vescovo.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Grande merito a mons. Schneider, uno dei pochissimi pastori che rendono onore al loro vero Padrone. Per questo non lo vedremo mai indossare lo zucchetto porpora o bianco… Una sola domanda vorrei fargli: «ma perché solo la Chiesa Tedesca ?».
Claudio Gazzoli

Anonimo ha detto...

Un efficace taglio alle ideologie che pretesero e sempre pretendono di scalzare il Vero Cristianesimo che non muta con i tempi essendo eterno, comprensibile e sintetico: "sì sì, no no".

Anonimo ha detto...

Da queste uscite pubbliche di Schneider, certamente condivisibili, si evince che:

- il presule kazako (Schneider è un cognome ebraico diffuso in Germania, Olanda, Belgio e Francia orientale; forse originariamente la sua famiglia era tra quei "tedeschi del Volga" deportati da Stalin in Kazakistan) si sta riposizionando;

- nonostante le apparenze, non passerà con i lefebvriani;

- il suo nome verrà al momento opportuno annunciato come il nuovo Ordinario che guiderà il nuovo Ordinariato tradizionalista che il Vaticano leonciniano sta segretamente istituendo, per poi rivelarlo con un colpo di scena magistrale a ridosso delle ordinazioni episcopali lefebvriane;

- il nuovo Ordinariato tradizionalista verrà denominato Ordinariato "San Marcellus" (O.S.M.) in modo da scippare alla San Pio X il nome del fondatore, nel caso lo vogliano fare santo.

Congratulazioni 👍, preghiere 🙏 e auguri!

Anonimo ha detto...

Attenzione a non diffondere fantasiose informazioni...

Anonimo ha detto...

In tedesco Schneider vuol dire "sarto" (dal verbo schneiden, tagliare). Bisogna precisare che, se è usato anche da ebrei tedeschi, è tuttavia piuttosto diffuso tra i tedeschi in generale, quindi non ebrei. Che mons. Schneider sia mons. Schneider non dimostra affatto che sia ebreo di origine.
Il cognome Schneider rientra tra quelli assunti da ebrei in relazione alle loro professioni, già nel Medio Evo: Arzt, dottore; Becker, fornaio; Metzger, macellaio. Nel Medio Evo la maggioranza dei cognomi ebraici derivava dai loro luoghi di origine.
Da notare che il nonno di mons. Schneider fu fucilato nel 1937 quindi durante il grande terrore staliniano, iniziatosi nel 1936.
Le affermazioni di monsignore offrono lo spunto per questa riflessione: egli parla giustamente di neocomunismo. il pensiero politico è rimasto indietro, ancora convinto che il crollo (l'implosione) dell'Unione Sovietica abbia segnato la fine del comunismo come minaccia alla nostra società e civiltà. Ma non è così. IL comunismo si è ideologicamente trasformato, in Europa e America, ma è ben vivo e vegeto, per nostra disgrazia.
Occorre una riflessione politica nuova, che ne inquadri le caratteristiche. Riflessione, della quale i cattolici (lasciamo stare ovviamente quelli di sinistra o liberali) non sembrano capaci - i cattolici tradizionalisti, voglio dire. Quelli che dovrebbero elaborare una visione politica nuova di fronte al crollo della visione laica e laicista del mondo.
POliticus

Catholicus ha detto...

Esiste già l'Unione Sacerdotale Marcel Lefebvre, di cui faceva parte Mons. Richard Williamson, che però di considerava ancora membro della FSSPX, sebbene lo avessero cacciato nel 2012 perché troppo tradizionalista (ma guarda un po' 😞)

Anonimo ha detto...

Ma adesso preferiscono il nome di "Resistenza", in quanto sono una galassia, non solo una congregazione di preti: vescovi, preti, monasteri, fedeli laici, confraternite ecc. E "Resistenza" non è qualificata da un nome di un fondatore, ma solo dall'aggettivo "cattolica". Una decisione saggia, che esclude il rinchiudersi in un ghetto, per quanto dorato esso sia.

Anonimo ha detto...

Credo che, finché avremo famiglie svampite incapaci di educare i figli secondo Dottrina ed incapaci di comportarsi sempre meglio, non ci sarà politica che tenga. Ormai il tessuto sociale non tiene più perché smarritosi nelle chiacchiere delle guide logorroiche a cui è stata tolta una preparazione adeguata al loro ruolo e sono stati loro tolti i tempi necessari alla riflessione personale. Il modernismo 'volemose bbbene' è anche dinamico, mi muovo dunque sono ma, questo dinamismo toglie lo spazio temporale alla riflessione personale che è esame e correzione di sé e preparazione perfezionata ai propri compiti.

Anonimo ha detto...

Il nome "Resisttenza" per noi italiani evoca un periodo particolarmente drammatico e sinistro della nostra storia recente. Credo anche che porti jella.

Anonimo ha detto...

@ Anonimo 20;45 ..se si limita la sua applicazione alla sola Resistenza Cattolica Antimodernista credo che l'espressione sia più che meritoria, addirittura doverosa.