Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 14 gennaio 2026

Una prima analisi del testo del card. Roche

Una prima valutazione del controverso documento presentato dal card. Roche nel recente Concistoro [vedi]. Precedenti [quiqui - quiquiqui]
Una prima analisi del testo del card. Roche

Leggo su El Wanderer che la celebre vaticanista Diane Montagna ha rivelato il testo sulla liturgia che il cardinale Arthur Roche ha distribuito ai cardinali presenti al Concistoro: possiamo leggere [qui] anche il testo italiano. Trattandosi di uno degli argomenti da discutere, secondo Roche dovrebbe essere il punto di partenza del dibattito e presumibilmente lo sarebbe diventato, se non lo diventerà, nel prossimo concistoro, previsto per giugno.

Innanzitutto, presenta un'argomentazione storica secondo la quale la liturgia ha sempre conosciuto interventi di riforma: "[…]La storia della liturgia è la storia del suo continuo 'riformarsi' in un processo di sviluppo organico".

Intanto noto l'uso dei termini di chi parla a vanvera: innanzitutto la riforma non è sviluppo organico, che è quello che si sedimenta nel tempo con aggiunte o modifiche apportate dalla fede viva di Papi o di pastori autorevoli. La prima vera "Riforma" significativa è quella di Paolo VI.

In secondo luogo, Roche afferma che ciò è legato all'autorità del Concilio Vaticano II, su richiesta del quale la liturgia è stata riformata.

E in terzo luogo, torna a ripetere, con esempi tratti strumentalmente da Pio V, dal Concilio Vaticano II, da Benedetto XVI e da Bergoglio, l'affermazione che l'unità liturgica è necessaria per l'unità della Chiesa.
Dimentica che nella Chiesa c'è sempre stata la coesistenza di diversi riti. Lo stesso Pio V, limitandosi a fissare come Rito comune della Chiesa latina il Rito Romano, non escluse la validità dei Riti compresenti da più di 200 anni.

Oltre a queste prime essenziali osservazioni, si constata che il testo è di pessima qualità. Contiene affermazioni insipide e incoerenti, nonché cliché e artifici argomentativi abusati. Pertanto, si tratta di un documento mal scritto, privo delle caratteristiche di un'analisi teologica seria, che può essere piuttosto concepito come propaganda.

In altre parole, il cardinale Roche, con un documento di questa natura, non ha cercato di presentare ai suoi colleghi cardinali un fondamento teologico per la verità sulla questione liturgica, ma ha semplicemente presentato una versione della verità ad uso e consumo della sua visione ideologica. Si tratta di un testo di parte, che riproduce le argomentazioni avanzate da uno solo dei gruppi contrapposti. E come tale, non ha il calibro per essere presentato come documento informativo a un gruppo così importante e centrale per la vita della Chiesa come i cardinali riuniti in concistoro.

Esaminiamo brevemente alcune di queste carenze.

Il cardinale Roche vorrebbe farci accettare che la riforma liturgica che ha portato al Messale del 1969 sia la riforma voluta dai Padri Conciliari. Ma, a prescindere dagli scostamenti già più volte sottolineati dai principi affermati dalla Sacrosanctum concilium - che pure nelle sue ambiguità disseminate in vari punti li ha consentiti -, la riforma non era quella voluta dai Padri del Concilio, ma dal piccolo gruppo di studiosi guidato, col favore di Paolo VI, dall'arcivescovo Bugnini. Arrogandosi un'autorità conciliare di cui non erano titolari, costoro distrussero l'edificio antico al quale, in ogni caso, era stato chiesto loro di apportare alcuni aggiustamenti.

Fermandoci alla storia, difficile credere che il prefetto del Dicastero per il Culto Divino ignori lo svolgimento degli eventi. Possiamo forse pensare che intenda ingannare gran parte del Collegio Cardinalizio, completamente ignorante in materia di storia della liturgia? Roche ignora completamente che la Messa celebrata dai Padri Conciliari fosse la Messa tradizionale latina, e che non avessero idea di firmare la condanna a morte della Messa che aveva nutrito la Chiesa cattolica per quasi tutta la sua esistenza. Non era certo questo ciò che volevano. La riforma liturgica non fu un'operazione trasparente, basata su un processo trasparente, né su uno sviluppo teologicamente profondo il cui obiettivo principale fosse il rinnovamento. Molte delle motivazioni alla base dei drastici cambiamenti derivavano da questioni specifiche, come il falso ecumenismo qui (uno dei punti chiave del concilio), che influenzò l'opera dei riformatori. Ne abbiamo sviscerato a iosa i dettagli, non solo nell'ottica dell'ecumenismo e, se necessario, li riproporremo senza remore. Basti intanto osservare che di fatto la visuale di fondo si basa sull'antropocentrismo, introdotto dal concilio (Gaudium et spes), in luogo del cristocentrismo, e la conseguente spiccata orizzontalità del rito che ne ha sostituito la sacralità.

Nel paragrafo 9, il cardinale Roche osserva freddamente:
Il bene primario dell'unità della Chiesa non si raggiunge "congelando la divisione", ma ritrovandoci tutti nella condivisione di ciò che non può essere condiviso, come ha detto Papa Francesco in Desiderio desideravi, 61.
In altre parole, il cardinale Roche afferma che chiunque sia incline a concedere maggiore libertà e ospitalità alla messa in latino è colpevole di ciò che è stato definito "congelamento della divisione". Il che è senza dubbio una forma di ricatto, riducendo artatamente un giudizio prudenziale a una grave questione morale. Congelare la divisione è esattamente ciò che Papa Francesco (e il cardinale Roche) hanno ottenuto quando è stata redatta e diramata la Traditiones Custodes.

Il paragrafo 11 è più lungo, ma dovrebbe essere considerato il culmine dell'argomentazione. Il cardinale Roche scrive:
Se la liturgia è il culmine verso cui tende l'attività della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui scaturisce tutta la sua potenza (Sacrosanctum Concilium n.10), comprendiamo bene che cosa è in gioco nella questione liturgica. Sarebbe banale leggere le tensioni, purtroppo presenti attorno alla celebrazione come una semplice divergenza tra diverse sensibilità nei confronti di una forma rituale. La problematica è innanzitutto ecclesiologica. Non vedo come si possa dire di riconoscere la validità del Concilio – anche se un po' mi stupisce che un cattolico possa presumere di non farlo - e non accogliere la riforma liturgica nata dalla Sacrosanctum Concilium, che esprime la realtà della liturgia in intima connessione con la visione della Chiesa mirabilmente descritta nella Lumen Gentium.
In sostanza, l'argomentazione qui è che coloro che mantengono la devozione alla Messa tradizionale sono scismatici che ripudiano l'autorità del Concilio Vaticano II, il che è chiaramente, oltre ad essere un insulto, una sciocchezza.

E credo che questo sia il punto più debole dell'intero documento. È un testo scritto, come ho accennato all'inizio, con argomenti che circolano da decenni. Non dice nulla di nuovo e non affronta nessuna delle obiezioni sollevate per decenni dai difensori della continuità del rito romano tradizionale. Ma, cosa ancora più grave, è un documento scritto da una scrivania; cioè un testo prefabbricato senza analisi serie e sintesi corrispondenti. Roche ignora la realtà, e la realtà, nonostante le sue diatribe e le sue argomentazioni fragili, è che un gruppo significativo di fedeli – quelli che stanno vivendo la maggiore crescita, come ammesso dal vescovo Argüello, presidente della Conferenza episcopale spagnola – si sta convertendo al rito latino tradizionale, e non si tratta di scismatici che cercano di discostarsi dalla sola lex orandi per discostarsi in ultima analisi dalla lex credendi. Sarebbe interessante se Roche sviluppasse ulteriormente la sua argomentazione e giungesse alle sue conclusioni finali. Oserebbe affermare che i ventimila giovani che ogni anno compiono un pellegrinaggio di tre giorni in Francia sono un gruppo spregevole di scismatici ?

Inoltre gli si dovrebbe chieder conto della manipolazione del questionario, sui cui risultati falsificati è stata basata la TC. (qui - qui - qui - qui)

Alcuni commentatori guardano con pessimismo al testo del cardinale Arthur Roche. Alcuni sostengono che rifletta la prospettiva del Papa sulla questione, ma non è detto che il Papa ne fosse a conoscenza, sebbene Roche attendibilmente non avrà mancato di condividere con lui il suo punto di vista durante i loro incontri regolari.

Altri sostengono che, poiché la maggior parte dei cardinali non ha una formazione liturgica, questo documento li convincerà ad assumere la versione del Culto Divino. Ciò potrebbe essere possibile, ma speriamo di sottovalutare l'intelligenza e il senso pastorale dei cardinali, la maggior parte dei quali è stata scelta da Bergoglio a sua immagine.

Proprio per questo, è un'opportunità il fatto che la questione liturgica non sia stata affrontata in questo concistoro. I cardinali avrebbero accolto il testo e, nei pochi minuti a loro disposizione per riflettere ed esprimersi, probabilmente non avrebbero potuto formulare obiezioni. Ora, noi fedeli abbiamo sei mesi per presentare le nostre osservazioni e opinioni, poiché conosciamo già la pessima strategia di Roche. Ammesso che il Trono più alto lasci voce in capitolo - posto che ci tiene tanto alla sinodalità da riconfermarla con rinnovata convinzione - a noi(1) ma soprattutto ai pastori più illuminati, che non temano di esporsi con parresia. Sempre che sia disposto ad ascoltare senza pregiudizi gli argomenti a favore della Messa dei secoli. (Maria Guarini) 
____________________ 
1. Ne ho già pronta una sintesi, proprio in questi giorni consegnata come aggiornamento al mio editore, che mi ha chiesto di ristampare il mio libro sulla Liturgia (qui - qui).

35 commenti:

tralcio ha detto...

Grazie Mic e brava!

Hai proprio ragione a dire che è un'opportunità il fatto che la questione liturgica non sia stata affrontata in questo concistoro a partire dal maldestro e malcelato tentativo di depistaggio rispetto al centro del problema (Cristo Gesù realmente presente nel sacrificio del Calvario, ma risorto e vivo). La santa Messa è questo.

Penso che tra Leone XIV e Roche non ci sia sintonia su questo tema.
Roche da questo punto di vista è un "polarizzatore incallito" e ha davvero esagerato.

La realtà liturgica della parrocchia media rappresenta un banco di prova decisivo, ma potrebbe distogliere dall'ancor più decisiva necessità di ritornare alla sana dottrina anche attraverso la liturgia, senza utilizzare la prassi per disastrare ulteriormente il mistero della rivelazione e della sua formulazione dogmatica. Vedendo certe celebrazioni non mi pare che ci sia chiaro che Gesù è lì e che cosa sta succedendo.

La pessima strategia di Roche è la stessa del pessimo pseudopontificato bergogliano: esagerare e confondere, mostrando soprattutto di non conoscere e di non sapere, ma con tanta sfrontatezza nell'imporre. Un Tucho per uno non fa bene a nessuno.

Da Benedetto XVI a Bergoglio si è caduti nel baratro: si è mandata la gente a camminare al buio con una botola aperta e andrebbe istruita un'inchiesta seria su chi ha attrezzato in questo modo la navata centrale.

La sinodalità non è un problema di per sé, ma per come l'ha declinata chi vorrebbe una mosca cieca collettiva mentre lui ad occhi aperti dissemina trappole. La sinodalità preconfezionata, a vicoli ciechi, è una colossale presa in giro, già sperimentata a cominciare da come sono i consigli pastorali parrocchiali.

La parresia di Bergoglio è una promessa elettorale, un annuncio, uno slogan ma ipocrita: in Vaticano ha prevalso la paura e la necessità di sopportare pazientemente le persone moleste e anche iraconde.
E' notorio che senza Verità non si può essere liberi e per dodici anni ad essere falso è stato anche il munus petrino, con tutto quel che ne consegue. Tout se tient.

Fonte. Il Giornale ha detto...

La dichiarazione Roche ha fatto scalpore anche sulla stampa.
...
Il cardinale britannico aggiunge che “senza un legittimo progresso la tradizione si ridurrebbe ad una collezione di cose morte, non sempre tutte sane; senza la sana tradizione il progresso rischia di diventare una patologica ricerca di novità, che non può generare vita”. Ma le ‘bordate’ contro gli amanti della cosiddetta messa tridentina arrivano nel finale. Roche riconosce che “l’applicazione della riforma ha patito e patisce un debito di formazione e questa è l’urgenza da affrontare, a partire dai seminari”, ma poi passa a rivendicare le restrizioni da lui messe alla celebrazione in forma straordinaria.

Per questo cita la lettera apostolica “Desiderio desideravi” di Francesco che aveva ulteriormente bocciato la liberalizzazione concessa da Benedetto XVI nel 2007 e scrive che “non possiamo tornare a quella forma rituale che i padri conciliari, cum petro e sub petro, hanno sentito la necessità di riformare, approvando, sotto la guida dello Spirito e secondo la loro coscienza di pastori, i principi da cui è nata la riforma”. E dunque c’è la rivendicazione del documento che ha archiviato una volta per tutte la Summorum Pontificum di Benedetto XVI: “ho scritto Traditionis Custodes perchè la Chiesa possa elevare, nella varietà delle lingue, una sola e identica preghiera capace di esprimere la sua unità”. Nella relazione sulla liturgia, dunque, Roche non lascia ma raddoppia rispetto alle restrizioni di Francesco...

Anonimo ha detto...

"Penso che tra Leone XIV e Roche non ci sia sintonia su questo tema."

Per il momento sembra invece di sì, dato che non è stato ripristinato il Summorum Pontificum, né c'è stata una liberalizzazione ancora più spinta della Messa antica, ma resta in vigore il bergoglionissimo Traditionis Custodes e la Messa antica è osteggiata in tutti i modi possibili e immaginabili.
Caro Tralcio, attento alle pie illusioni...

Anonimo ha detto...

Relazione del cardinal Roche al Papa, non letta al Concistoro:

"...l'intervento di riforma della liturgia voluto dal Concilio Vaticano II non solo è in piena sintonia con il senso più vero della tradizione, ma costituisce un modo alto di porsi a servizio della tradizione perchè quest'ultima come un grande fiume conduca la Chiesa al porto dell'eternità".

"...senza un legittimo progresso la tradizione si ridurrebbe ad una collezione di cose morte, non sempre tutte sane; senza la sana tradizione il progresso rischia di diventare una patologica ricerca di novità, che non può generare vita".

"Sana tradizione". Già qui siamo nell'errore. La Tradizione è per sua definizione "sana". Insinuare invece che ci sia una sana tradizione ma anche una malsana tradizione che va corretta è una ERESIA. Evidentemente la Santa Messa con quasi duemila anni di storia faceva parte di quest'ultima, di cui correggere gli errori, cancellando, riformulando, aggiungendo le mirabolanti novità del Progresso. Senza Progresso, tutte "cose morte", come dice Roche. Grazie, cardinale, per questa illuminante lezione di somma dottrina... non cattolica! Eretica.

Anonimo ha detto...

Nella sua prima omelia da Papa, Leone XIV ha detto queste parole, citando Sant'Ignazio di Antiochia: "Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo". Sottolineando subito "l'impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato".

Può una liturgia infarcita di protagonismi e variazioni sul tema (tra atteggiamenti a dir poco dissacranti fino ad avvisi in cui si dà il menu del pranzo in oratorio...) far scomparire l'antropocentrismo dei vari ministranti per far trasparire la sacra Presenza di Colui che stanno amministrando? Possiamo davvero sentirci ad una Santa Messa, presente l'Ostia (la vittima) e non a una mensa con piatti di pessimo gusto?

Questo è il tema fondamentale.

Anonimo ha detto...

Rispondere agli errori linguistici, storici e teologici del Cardinale Roche
https://gloria.tv/share/gA74rde9NBa14e7Yba7P9kwMz

Anonimo ha detto...

"sotto la guida dello Spirito"..
Quale? Quello alcoolico?

Anonimo ha detto...

Nessuna pia illusione. Mi fido di chi è stato priore generale degli agostiniani per due mandati. In Illo Uno unum.

Raphael ha detto...

Analisi della costituzione Sacrosanctum Concilium sulla Sacra Liturgia. Il testo comprende alcuni articoli pubblicati sul quindicinale cattolico sì sì no no nell’anno 2000 (anno XXVI) nei numeri dal 6 al 20.

«Crediamo di poter affermare che in tutta la storia della Chiesa non si è mai visto un simile documento sulla Liturgia, pervaso dal desiderio quasi incontrollabile di riformare tutti i riti, nel più breve tempo possibile e nel modo più profondo e capillare possibile. Questa sua essenziale caratteristica già lo pone contro la Tradizione (contro, dal punto di vista del modo di agire), poiché il Magistero ha sempre proceduto con estrema cautela a cambiamenti e ad adattamenti, soprattutto in campo liturgico. In questo testo conciliare sono presenti nuove concezioni, mai ammesse in passato dall’insegnamento della Chiesa: nuovi poteri attribuiti alle conferenze episcopali contro l’esclusiva competenza della S. Sede in materia liturgica riaffermata ancora una volta vigorosamente dalla Mediator Dei di Pio XII; lo sperimentalismo; l’adattamento programmatico della Liturgia a valori profani, locali e nazionali, mediante una sua “semplificazione” generalizzata, che dalla lingua si estende alla musica sacra; il porre l’accento sulla natura “conviviale”, o assembleare o comunitaria che dir si voglia, della Santa Messa e sul suo carattere di “concelebrazione” di sacerdote e popolo. Tutto ciò dimostra, effettivamente, la rottura e l’antitesi della Sacrosanctum Concilium con la Tradizione».
https://edizionipiane.it/prodotto/il-prologo-della-rivoluzione/

Anonimo ha detto...

Per i Modernisti, vale sempre il seguente dogma: IN PRINCIPIO ERA IL CVII.

Anonimo ha detto...

@ Anonimo 16:46 : non sanno, i poveretti modernisti, che un giorno potrebbero dire " ha, se non avessi seguito il CV II adesso non sarei qui, in questo luogo di dolore senza fine"... speriamo che se ne accorgano prima, magari grazie ad una " caduta da cavallo", come San Paolo (ne avrebbe tanto bisogno il corro, di ogni ordine e grado).

Anonimo ha detto...

Qualcuno mandi a Papa Leone questo libro, che spiega la Messa della Tradizione:

https://www.newliturgicalmovement.org/2026/01/latin-mass-project-seeks-to-expand.html

mic ha detto...

Fa pensare il fatto che difficilmente Roche avrebbe potuto presentare il documento all'insaputa di Leone...

E.P. ha detto...

Occhio al gergo e alle traduzioni, specie sul termine "riforma".

Occorre sempre ricordare che il "nuovo" ordine liturgico (Novus Ordo) è letteralmente "nuovo", nel senso che è stato costruito a tavolino, nel senso che introduce cose nuove che prima non c'erano nella vita della Chiesa (ed infatti l'alibi è che sarebbero state "riscoperte", disseppellite), è una novità, sia pure ispirata qua e là all'ordo Missae tradizionale (che, in contrapposizione al "nuovo", viene adesso chiamato "vecchio": Vetus Ordo).

Per chiarire: in senso stretto, la cosiddetta "riforma" protestante non fu un'esecuzione del motto "Ecclesia semper reformanda", ma l'introduzione di novità. Tant'è che nei primi tempi i protestanti venivano chiamati novatores, "innovatori", cioè coloro che portano cose nuove che non erano mai state previste dalla Chiesa. (E dunque non è proprio esattissimo chiamare la risposta cattolica "controriforma", visto che era solo un'applicazione di Ecclesia semper reformanda).

"Sviluppo organico" descrive bene la storia della liturgia "tridentina", rimasta praticamente la stessa da san Gregorio Magno (e forse da molto prima), con poche modifiche non sostanziali, nel corso di almeno quattordici secoli.

Dunque, che il Roche si decida: o "riforma" è la stessa cosa di "sviluppo organico" - e dunque il Novus Ordo è una "novità", è l'introduzione di cose nuove che prima la Chiesa non prevedeva, che dunque hanno zero Tradizione alle spalle e zero casi di santità a sostenerle - oppure sono due cose diverse, e quindi Roche non può usare un termine per convalidare l'altro.

Il paragrafo 3 insinua che se gli elementi culturali cambiano, dovrebbe per forza aggiornarsi anche la liturgia. Il che è piuttosto ardito, visto che fino a non troppi decenni fa ci si santificava con quella liturgia in latino in tutto il mondo.

Nei paragrafi 4 e 5 si insinua che la liturgia celebrata anche da padre Pio durante lo stesso Vaticano II sarebbe una "collezione di cose morte" (e per soprammercato addirittura "non sempre tutte sane"), per poi suggerire l'idea che la Tradizione debba smettere di tràdere. La malizia di Roche è fin troppo evidente: se la Tradizione è una cosa che cambia continuamente chiamando "morte" le cose del giorno prima, perché dovremmo chiamarla "Tradizione"?

L'ottavo paragrafo menziona furbescamente i seminari, come se non sapesse che sono più di 55 anni che nei seminari vige la liturgia Novus Horror. Sia il Roche che i lettori del suo pizzino sanno benissimo che la "comunione sulle mani" e altri abusi, sono stati prima introdotti nei seminari e case di formazione (in quanto i destinatari erano ricattabili: se hai da ridire "sei contro il Concilio" e puoi dire addio al sacerdozio o alla professione solenne), e solo dopo - e a causa di quella "formazione" - sono arrivati nelle parrocchie. La "formazione" è stata in realtà deformazione: se per 5 anni ti guardavano in cagnesco se ti inginocchiavi, alla fine per pigrizia e per abitudine avrai smesso del tutto di inginocchiarti.

Nel paragrafo 10 ricorda che la Messa tridentina è sempre stata «una concessione che non prevedeva in alcun modo una sua promozione». Vale anche per il Summorum Pontificum, ragazzi. Se avesse voluto "promuovere", avrebbe stabilito come minimo che i seminaristi partecipassero occasionalmente anche alla liturgia tridentina (quantomeno per conoscerla). Quella in cui padre Pio si santificava è oggi solo una "concessione", e secondo Bergoglio e Roche va vietata (in barba a Benedetto XVI: «Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso»).

Un'ultima nota. La traduzione in italiano è piuttosto ben fatta. Pare quasi il testo originale. Si direbbe che Roche non è l'unico redattore di quel pizzino.

Anonimo ha detto...

Cardinale anonimo: nessuno ha preso la nostra opinione sulla messa latina.

https://www.lifesitenews.com/analysis/cardinals-criticize-very-controlled-consistory-some-express-indifference-toward-latin-mass/

Anonimo ha detto...

È il solito papocchio, leonino invece che bergoglione.

Anonimo ha detto...

Auguri!

Il Cardinale Roche, il Vaticano II e la lotta per l’anima della Chiesa ha detto...

....
Paragrafo 11: un’ecclesiologia dell’esclusione

Il paragrafo 11 è più lungo e va letto come il culmine dell’argomentazione. Il Cardinale Roche scrive:

«Se la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, allo stesso tempo, la fonte da cui promana tutta la sua forza (Sacrosanctum Concilium), allora possiamo comprendere ciò che è in gioco nella questione liturgica. Sarebbe banale leggere le tensioni, purtroppo presenti attorno alla celebrazione, come una semplice divergenza di gusti riguardo a particolari forme rituali. La problematica è primariamente ecclesiologica. Non vedo come sia possibile affermare di riconoscere la validità del Concilio, anche se mi stupisce che un cattolico possa presumere di non farlo, e allo stesso tempo non accettare la riforma liturgica nata da Sacrosanctum Concilium, documento che esprime una realtà della liturgia intimamente legata alla visione della Chiesa così come descritta in Lumen Gentium.»

In sostanza, qui si arriva a questo: se si resta legati alla Messa di sempre, allora si sarebbe scismatici e si ripudierebbe l’autorità del Concilio Vaticano II.

Potrebbe sembrare un’enorme forzatura, se non fosse che in seguito ho scoperto che questa idea è più diffusa nella Chiesa di quanto mi rendessi conto.

Una cena in Francia

Mi trovavo a cena in Francia, ospite di un vescovo di grande rilievo e di uno dei suoi sacerdoti più importanti. Fu un gesto di gentilezza invitarmi, e tra noi ci furono conversazioni lunghe e profonde su temi di interesse comune. Ma a un certo punto mi accorsi di aver frainteso l’atmosfera, in un modo che mi colpì e che illumina bene il contesto culturale su cui fa leva il Cardinale Roche.

Parlavamo dei segni di speranza nella Chiesa di Francia, e io menzionai subito una scena che trovo commovente: un pellegrinaggio di 20.000 giovani cattolici, il futuro della Chiesa, che affrontano la fatica, camminano, pregano e cantano, e ricevono la Messa antica, celebrata da sacerdoti secondo la liturgia tradizionale. La presentai come uno dei segni più toccanti di speranza per il futuro della Chiesa.

L’atmosfera cambiò di colpo e si fece cupa. Capì immediatamente di aver perso la simpatia dei presenti. Chiesi perché ciò che avevo descritto apparisse così sgradito. La risposta fu secca, senza esitazioni:

«Quei 20.000 giovani che hai descritto sono scismatici. Ripudiano l’autorità del Concilio».

In quel momento mi resi conto di aver sottovalutato il clima teologico di fondo. Domandai, con molta delicatezza, in che modo ricevere la Messa di sempre durante un pellegrinaggio di sessanta miglia, a vent’anni, potesse essere un gesto scismatico e una ripudiazione del Vaticano II. La risposta non fu un argomento, ma una dichiarazione: un fatto dato per scontato. Partecipare alla Messa di sempre significa questo, punto.

Fonte:
https://drgavinashenden.substack.com/p/feed-my-sheep-the-latin-mass-and

mic ha detto...

Considerare "scismatico " un fedele dolo perché partecipa alla Messa tradizionale, è di fatto uno specchiarsi Inconsapevole... Il concilio non può sostituire 2000 anni di fede sedimentata e trasmessa fedelmente.

Vescovo Athanasius Schneider ha detto...

La sistematica marginalizzazione dei fedeli legati al Rito Romano Tradizionale non può essere spiegata né giustificata come una semplice questione di «unità amministrativa» o di «disciplina pastorale». Come ha osservato con lucidità il Vescovo Athanasius Schneider, «solo i fedeli che pregano con la Messa Tradizionale vengono puniti e marginalizzati». Questa soppressione selettiva rivela una realtà più profonda e inquietante: la convinzione, presente in una parte dell’attuale gerarchia, che l’antica Liturgia Apostolica sia intrinsecamente incompatibile con una sorta di «nuova dogmatica» emergente da una determinata interpretazione progressista del Concilio Vaticano II.

Il principio di lex orandi, lex credendi, secondo il quale la legge della preghiera plasma la legge della fede, attesta che la liturgia costituisce il veicolo primario della Sacra Tradizione. Se la Messa Tradizionale viene oggi limitata e ostacolata, ciò avviene perché la sua chiara teologia del sacrificio propiziatorio, la sua esplicita affermazione della Regalità Sociale di Cristo e il suo orientamento radicale al trascendente sono percepiti come elementi incompatibili con una visione moderna, marcatamente antropocentrica. Ciò che si sta delineando è il tentativo di sostituire la Tradizione apostolica con una teologia artificiale, modellata sulle esigenze dello spirito del tempo piuttosto che sulla custodia fedele del Deposito della Fede.

L’incoerenza di questa presunta «marginalizzazione» appare con particolare evidenza se si considera la libertà di cui gode il Cammino Neocatecumenale. Con l’esplicita approvazione di numerosi Papi e Vescovi, tale movimento promuove una teologia della Messa che nega di fatto la sua natura sacrificale, riducendo l’Eucaristia a una celebrazione dell’assemblea riunita attorno a un «banchetto conviviale». Gli è stato consentito di elaborare una liturgia propria, del tutto peculiare, caratterizzata da canti specifici, altari configurati come tavole domestiche e commenti affidati ai laici, elementi che esprimono coerentemente questa teologia innovativa. Per quale ragione un’innovazione del XX secolo viene tutelata come «carisma», mentre il Rito che ha nutrito la vita spirituale dei Santi per quindici secoli viene trattato come una minaccia o come un corpo estraneo?

Questa duplicità deve essere denunciata con franchezza. I pastori della Chiesa sono pienamente consapevoli dell’esistenza di queste teologie contrastanti. Continuare a reprimere la Messa antica mentre si favoriscono e si sovvenzionano esperimenti liturgici di chiara impronta eterodossa equivale, di fatto, ad ammettere che l’obiettivo non è l’unità ecclesiale, ma la sostituzione della Religione cattolica con un surrogato modernista. Se davvero si ritiene che la Liturgia Apostolica del Rito Romano sia ormai superata o priva di valore, allora si abbia almeno l’onestà di rinnegare apertamente la Sacra Tradizione. Si ponga fine alla retorica dell’«accompagnamento» e si riconosca apertamente di perseverare in una teologia che considera l’eredità liturgica della Chiesa non come un tesoro, ma come un ostacolo.

I fedeli non sono più ciechi di fronte al fatto di essere puniti per il presunto «crimine» di credere ciò che hanno creduto i loro padri. Essi chiedono una risposta chiara e inequivocabile: i pastori della Chiesa intendono essere custodi del Depositum Fidei, oppure architetti di una nuova istituzione umanocentrica, recisa dalle sue radici apostoliche?

Anonimo ha detto...

Se il tomismo offre certezze incrollabili, l'agostinismo è la teologia della possibilità e dell'esperienza soggettiva, a cui si rifanno quasi tutti i movimenti ecclesiali che hanno fatto fortuna nel post-concilio.
Anche Ratzinger era un agostinista e se aveva delle pecche gli derivavano proprio da questa impostazione.
Lutero era un agostiniano, come Leone-Prevost... C'è da stare tranquilli?

I fatti di questo "pontificato", fino ad ora, indicano che Leone mira all'impossibile "quadratura del cerchio", da realizzarsi alle (inesistenti) "calende greche", e se si vuole parlare in modo meno forbito, si potrebbe dire che mira ad una pacificazione della Chiesa "cerchiobottista", che salva "capra e cavoli"...
Ma la Verità cattolica, che pur è inclusiva ("et... et..."), esclude necessariamente l'errore e gli eretici, ovvero coloro che dell'errore fanno dottrina.

Concludendo, la direzione in cui Leone sembra voler fare camminare la Chiesa Cattolica è quella fallimentare degli Anglicani, in cui si è cercato di fare coesistere donne pretesse e vescovesse con coloro che le rifiutano, preti e vescovi gay "maritati" con chi li rifiuta, pretesse e vescovesse lesbiche "ammogliate" con chi le rifiuta, sciocchezze le più varie su tutto, tutte ritenute ammissibili, buone e sante...

Speriamo che qualcuno almeno intuisca il pericolo del leonismo, e si levi con forza per contrastarlo. È vero che abbiamo l'ottimo Viganò e l'incrollabile cardinal Zen, e forse Schneider e qualche altro presule... Ma alla conta, si raggiungono le dita di una mano? Qualcun altro, intelligente, preparato, lucido, con i piedi per terra, coraggioso, indomito, santo, sarebbe assolutamente necessario nella Gerarchia. E l'intelligenza, la preparazione, la lucidità, i piedi per terra, il coraggio, l'indomabilita', la santità, non dovrebbero difettare neanche tra i comuni fedeli.
Le tre scimmiette buddiste ("non vedo, non sento, non parlo") portano al contrario verso un inevitabile disastro. Così come gli occhiali dalle lenti rosa, usati per farsi un'idea del presente.

Cit. Peter Kwasniewski ha detto...

Non si può che essere d'accordo con Chris Jackson:

«Ogni pochi mesi la macchina postconciliare produce un altro documento che finge di essere tranquillo, pastorale, storicamente informato, persino riverente verso la “Tradizione. ” Poi la maschera scivola. Il bersaglio è sempre lo stesso. La vecchia Messa non deve essere semplicemente regolamentata, non solo "equilibrata", non semplicemente "integrata. ” Deve essere contrastata , svergognata e finalmente sepolta.

Il rapporto nel concistoro del cardinale Arthur Roche è questo schema distillato. È scritto per i cardinali, confezionato come una panoramica neutrale, e costruito intorno alle stesse tre mosse che il regime ha usato per decenni. Primo, una linea temporale selettiva dove la "riforma" è fatta suonare come la natura stessa. Secondo, una definizione moralizzata di "unità" che tratta l'uniformità come carità. Terzo, prova di fedeltà dove l'affetto per il rito romano viene riclassificato come difetto ecclesiologico. Il risultato è un manifesto....

Togliete le virgolette e la collocazione storica, e il messaggio è semplice. La Chiesa del passato va trattata come un preludio. Il rito romano va trattato come un prodotto regolabile. I santi devono essere trattati come nutriti spiritualmente da qualcosa che la Chiesa moderna considera ora come l'espressione sbagliata di se stessa. Il Concilio deve fungere da veto permanente contro il passato. Questo non è un istinto cattolico. È un istinto rivoluzionario.

Un cattolico guarda il culto ereditato della Chiesa e vede un tesoro. Roche lo guarda e vede un ostacolo ad un progetto. Questa differenza spiega gli ultimi sessant'anni. Spiega perché la riforma non va difesa dai suoi frutti ma dalle pressioni amministrative. Spiega perché la Messa tradizionale è stata trattata come pericolosa...

Il documento nel concistoro di Roche non riguarda principalmente la liturgia. Si tratta di controllo e narrazione. La rivoluzione deve rimanere la chiave interpretativa della vita cattolica, e la vecchia Messa è la contraddizione vivente di questa pretesa. Dimostra che la Chiesa può pregare senza il programma postconciliare. Dimostra che i cattolici possono fiorire senza i riti fabbricati. Dimostra che la riverenza, il sacrificio, la gerarchia, il silenzio e l'orientamento a Dio convertono ancora le anime.

Quindi Roche fa quello che ogni burocrazia rivoluzionaria fa prima o poi. Riscrive la storia. Ridefinisce l'unità. Arma l'obbedienza. Patologizza il dissenso. Inquadra le vittime come la causa del conflitto. Ci si aspetta che i cattolici tradizionali accettino la propria disposizione come "comunione”. Ci si aspetta che cedano la loro eredità come “unità”. Ci si aspetta che applaudiranno la propria emarginazione come “progresso. »»

La decostruzione qui di Roche è completa ed esaustiva.

Potrei citare tutto, ma vi lascio il piacere di leggerlo.

https://bigmodernism.substack.com/p/roches-consistory-manifesto-the-liturgical

Traditionis Custodes ha detto...

Il problema fondamentale del cattolicesimo che ne è venuto fuori dopo il concilio è ben riassunto dal cardinale Ferdinando Antonelli il quale parlò di una viscerale opposizione, una completa disistima, fra i membri del Consilium, verso tutto ciò che era tradizionale. Il novus ordo nasce come contrapposizione alla tradizione liturgica e per questo ha trasfuso nella mentalità cattolica la disistima verso di essa. Paolo VI parlò di una mentalità anticattolica che vedeva crescere e che sospettava, come poi è realmente accaduto, diventasse maggioritaria. In parole povere dunque, il cattolicesimo ha sostituito la tradizione vera ed autentica con quella inventata dopo il concilio ed in suo nome. Per questo papa Francesco poteva parlare di custodia della tradizione intendendo però per questa proprio l'invenzione fatta nel 1969 dal Consilium. Come in ogni rivoluzione ecco poi scatenarsi la persecuzione verso la tradizione vera. Oggi il cattolicesimo può continuare a parlare di tradizione ma per essa intende ciò che in concreto e però il suo contrario. Oggi per la tradizione vera non c'è posto, se non per qualche pizzo ed un po' di ricami. Ma la tradizione autentica non è in qualche orpello. Essa abita nella mentalità. E il cattolicesimo attuale tale mentalità non c'è l'ha più. Chi vive nella tradizione non è prigioniero del passato, perché sa distinguere la tradizione dalle sue deformazioni. E per questo vive libero perché ha la tradizione come bussola. Chi è antitradizionale invece vive schiavo delle mode.

Anonimo ha detto...

@ Traditionis Custodes : indietristi? sì, con tutto il cuore, la mente e l'anima...modernisti? mai e poi mai, né in questa vita né nell'altra. Il modernismo è la summa di tutte le eresie, insegna San Pio X..e oggi, alla luce del disastro conciliar-sinodale, possiamo aggiungere che il neomodernismo è tradimento, sfida, spregio a Cristo, alla Madonna, ai Santi, a due millenni di Santa Chiesa Cattolica, in una parola : Apostasia. Quindi nessuna obbedienza all' attuale gerarchia, nessunissima obbedienza e, come dice qualche buon cristiano, " salto a piè pari questo clero repellente e mi collego alla fonte, cioè a Cristo", non è protestantesimo, perché il clero " scavalcato" non segue più Cristo ma il Suo e nostro nemico. I protestanti sono questi falsi cattolici, si dicono tali e ne occupano abusivamente tutte le sedi per meglio ingannare i fedeli, fiduciosi in chi di fiducia non ne merita alcuna. Come ci ordina San Paolo : Anatema! LJC Catholicus.

Anonimo ha detto...

"Determinata INTERPRETAZIONE progressista del CVII"?
Si tratta di interpretazione o piuttosto di APPLICAZIONE dei contenuti progressisti del CVII? A buon intenditor....

Anonimo ha detto...

WORLD WATCH LIST: undici dei quindici Paesi in cui la persecuzione dei cristiani è classificata estrema sono a maggioranza musulmana.

Anonimo ha detto...

Fra i vari commenti, lunghi, corti, cortissimi, mi colpisce il telegrafico: ."Cardinale anonimo: nessuno ha preso la nostra opinione sulla messa latina".
Ma certo, la commedia deve andare avanti rispettando il copione. Pura illusione un confronto libero, aperto e oserei dire "democratico" (e pensare che lor signori sguazzano in questo tipo di governo nella Chiesa che si sono costruiti). Il dissenso, come nei migliori regimi, deve esser messo a tacere, non gli si deve dar voce. Lo si vede nelle scomuniche che fioccano, lo vediamo nella società cosiddetta civile, lo abbiamo visto al tempo del COVID e lo continuiamo a vedere tutti i giorni in maniera sempre più sfacciata e vergognosa. Cosa avvenne al concilio dove diverse voci autorevoli rimasero voci nel deserto e prevalsero le novità? Fra sei mesi, contrariamente a quanto auspicato dai più ottimisti, non cambierà nulla, ché l' obiettivo previsto dovrà essere conseguito senza se e senza ma.
Tutto questo fino a quando il Signore lo permetterà. I Suoi pensieri sono imperscrutabili.
Nonna

Anonimo ha detto...

Leone l'avrebbe licenziato seduta stante e con disonore?

Anonimo ha detto...

Dagli al tridentino: il testo non letto di Roche al concistoro
https://lanuovabq.it/it/dagli-al-tridentino-il-testo-non-letto-di-roche-al-concistoro
S.Pio V e Francesco per me pari sono?

Anonimo ha detto...

Per me ha perfettamente ragione Mic: non è possibile che il documento sia stato elaborato e presentato all'insaputa del papa, sapendo che Roche è il prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Semplicemente non è possibile.

Anonimo ha detto...

La regola di Sant'Agostino è comune a quella dei Domenicani. Ai saputelli del pregiudizio sfugge che essere un agostiniano (Lutero) non è esattamente che l'esserne il priore generale. Quanto al soggettivismo forse viene più dalle caricature care a chi vive di schemi che dall'intelligenza della fede di Agostino. Poi Leone XIV potrà anche deludere. Di certo c'è chi ancora sta a descrivere Benedetto XVI alla stregua di Bergoglio. Ma che ci si può fare? Chi è de coccio...

Gian Luigi B. ha detto...

Però su un punto bisogna far chiarezza, con parresia, tra tutti noi che vogliamo difendere il VOM: dato (ma non concesso) che il vulnus sià già nel CVII, va sempre tenuta la verità che il NOM non è stato prodotto dal Concilio. Si può capire che nella polemica contro il Concilio medesimo, tutti i difetti e i danni del nuovo rito sono argomenti formidabili, tuttavia la difesa del VOM va condotta sempre distinguendo " Sacrosanctum Concilium " dal messale del '70. Legare, nella discussione, Concilio e NOM significa regalare ai Roche di turno un' arma potentissima contro la Messa antica. Ovviamente mi rivolgo a coloro che, pur critici, riconoscono l' autorità della gerarchia attuale.

Anonimo ha detto...

C'è chi fa il lavoro "sporco" e si espone, c'è chi rimane nell'ombra e vuole apparire super partes. Ma entrambi pari sono.

Anonimo ha detto...

Se non ci riuscí Benedetto temo possa farlo Leone, ammesso che ne abbia voglia, al di là del nome....

Un articolo cui dare rilievo e peso:

https://gaetanomasciullo.substack.com/p/concistoro-straordinario-qual-e-il

Anonimo ha detto...

"Le immagini diffuse dai media vaticani, con i cardinali più progressisti costantemente alle spalle di Papa Leone XIV, rafforzano l’idea di un Pontefice impegnato a mediare tra correnti opposte, per amore degli equilibri di potere interni e sotto l’influenza degli eredi di Francesco.
E’ stato possibile notare la costante presenza di Tagle, Tolentino, Grech, Radcliffe, Fernandez e altri esponenti della stessa linea, segno che il vero motore delle decisioni resta il partito bergogliano, deciso a consolidare rapidamente la “sinodalizzazione” della Chiesa e a rendere irreversibile la deriva neomodernista.
Il fatto che i cardinali non elettori e persino molti cardinali curiali siano stati strategicamente esclusi mostra chiaramente quale sia la priorità: dare voce e peso alla corrente bergogliano-sinodale, mentre le altre voci - non solo quelle dei conservatori, ma persino dei progressisti meno “allineati” - vengono marginalizzate."

"Il profilo di Papa Leone XIV, confermato dal Concistoro, è ancora una volta quello di un rivoluzionario di decelerazione, ma inclusivo, favorevole a mantenere un’unità tra opposti dottrinali, morali e liturgici."

"...il partito bergogliano esercita ancora una funzione decisiva, sebbene Francesco sia morto e lo stesso Prevost non appartenga - a rigor di termini - a questa fazione progressista, ad oggi maggioritaria. Ciononostante... costoro dettano in gran parte l’agenda del Papa e vogliono “mantenere in accelerazione” il processo di sinodalizzazione avviato nella Chiesa da Francesco. Del resto, Prevost è stato votato (anche) da loro e non riesce a non nutrire verso di loro un sentimento di “debito morale”."

"...abbiamo i rivoluzionari di decelerazione, cioé coloro che vogliono applicare nella Chiesa cattolica la strategia rivoluzionaria che, dal punto di vista storico, è sempre risultata maggiormente di successo, sarebbe a dire il fabianesimo o “finestra di Overton”: le riforme liturgiche, dottrinali e morali devono essere molto graduali, quasi impercettibili, così da persuadere se possibile anche i cattolici più conservatori della bontà delle loro intenzioni."

"...i rivoluzionari di decelerazione... appaiono più pericolosi se li osserviamo da un’altra prospettiva, cioé dal fatto che non presentano se stessi e non si concepiscono come un fenomeno di rottura, ma come “sviluppo”; non come rivoluzione, ma come “discernimento”.
In tal modo, la sinodalità non appare più come un evento straordinario, bensì come il nuovo principio costitutivo della Chiesa, destinato a relativizzare il Primato petrino, a diluire l’autorità magisteriale e a subordinare la verità rivelata al consenso ecclesiale del momento."

(https://gaetanomasciullo.substack.com/p/concistoro-straordinario-qual-e-il)