Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 12 gennaio 2026

Perché il concistoro di Leone XIV rischia di riaprire le ferite più profonde del Vaticano II

Il Concilio Vaticano II al crocevia del pontificato di Leone XIV
Perché il concistoro di Leone XIV rischia
di riaprire le ferite più profonde del Vaticano II


Ciò che si è svolto durante il primo concistoro straordinario di Papa Leone XIV ha già rivelato più di quanto qualsiasi comunicato formale potesse sperare di trasmettere. Come ho già accennato nel mio ultimo post su questo argomento, l'ordine del giorno è inquadrato nel familiare lessico post-Francesco di sinodalità, riforma e Concilio Vaticano II. La catechesi dell'udienza generale del Papa, che ha scelto il Concilio Vaticano II come argomento e ha evidenziato la riforma liturgica e la partecipazione attiva, è stata una delusione, devo ammetterlo. Si può supporre che, almeno sulla carta, questo miri a parlare di un'ermeneutica della continuità. Nella sostanza, tuttavia, rischia di riaprire proprio le linee di frattura che molti cattolici speravano che questo pontificato potesse finalmente iniziare a sanare.

Il rischio non è che il Vaticano II venga menzionato, né tanto meno che il suo legittimo insegnamento venga riaffermato. Speriamo che sia così! Il pericolo risiede nel modo in cui il Concilio viene nuovamente posizionato come orizzonte interpretativo primario per il presente e il futuro della Chiesa. Per un numero crescente di cattolici, soprattutto giovani, il Vaticano II non funziona più come fonte di rinnovamento, ma come simbolo di esaurimento istituzionale. È percepito non come un ricordo vivo, ma come una vecchia notizia, invocata all'infinito per giustificare l'instabilità. Come ha osservato con brutale chiarezza il dott. Peter Kwasniewski, se la partecipazione attiva fosse misurata semplicemente dalla presenza, allora il catastrofico svuotamento delle chiese nei decenni successivi al Concilio e alla riforma che ne seguì dovrebbe essere considerato un profondo fallimento anche secondo i criteri della riforma stessa. Nel frattempo, le parrocchie in cui sopravvive il rito romano tradizionale sono spesso caratterizzate da famiglie numerose, vocazioni e un inequivocabile senso di serietà della fede. Questa realtà empirica non può essere cancellata con appelli retorici agli ideali conciliari.

L'apparente decisione di Papa Leone di inquadrare questa settimana decisiva esplicitamente attraverso il Concilio Vaticano II comporta quindi un rischio pastorale reale. Da un lato, il Concilio Vaticano II è una realtà, una parte della storia della Chiesa che è accaduta e parla a gran voce della situazione attuale della Chiesa. Tuttavia, renderlo ancora una volta un punto focale potrebbe involontariamente rafforzare l'impressione che la Chiesa rimanga introversa, intrappolata in un dibattito di metà Novecento le cui categorie non convincono più coloro che sono maggiormente interessati al suo futuro. Ciò è particolarmente vero dato l'irrisolto conflitto liturgico scatenato da Traditiones Custodes e dai suoi successivi chiarimenti. Le speranze che il concistoro potesse affrontare queste ferite sono sempre state timide, ma erano reali ed espresse a gran voce prima dell'inizio delle discussioni. Le parole del Papa stesso sulla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, che sottolineano la partecipazione senza fare riferimento al crollo della riverenza o alla perdita del mistero così ampiamente lamentati, hanno sconvolto tali speranze:

Nonostante ciò, la situazione reale è più complessa di quanto una semplice narrazione di continuità suggerisca. Il resoconto del concistoro stesso rivela una più discreta vena di preoccupazione anche tra i cardinali non lontanamente associati al tradizionalismo. Un cardinale di alto rango ha osservato che gli abusi liturgici hanno svuotato il senso del mistero durante la Messa e ha osservato che l'esperienza pastorale del Papa in America Latina gli offre una conoscenza diretta di quanto la liturgia possa diventare poco ispiratrice quando ridotta al funzionalismo. Il cardinale Jean-Claude Hollerich, non certo un conservatore, ha apertamente preso in considerazione la possibilità di una maggiore flessibilità per la Messa tradizionale. Tali commenti suggeriscono fortemente che persino figure plasmate dallo "spirito del Vaticano II" ora riconoscano l'ingiustizia e il danno pastorale causato dall'inversione del Summorum Pontificum da parte di Papa Francesco.

3 commenti:

da ex studente di Giurisprudenza ha detto...

Per dirla breve, un pontificato all'insegna del cerchiobottismo e del "poche idee ma confuse"?
Io per pronunciarmi avrei aspettato la fine del tempo pasquale di quest'anno (un anno di pontificato), ma quanto visto, sentito e letto finora non è proprio rassicurante.

Anonimo ha detto...

Rischia sì di riaprire ferite, come ogni buona medicazione quando, sostituendo la precedente, interviene sulla cicatrice che si manifesta ipertrofica, cheloide o addirittura interessata da infezioni. Senza dimenticare che la medicazione stessa può essere causa di allergie. Certe riaperture a volte diventano proprio necessarie.

Il Concilio Vaticano II non può essere negato nè rifiutato.
Sta lì, come un imponente manufatto, bello o brutto che sia.
Per la quasi totalità di chi ha meno di settant'anni ha rappresentato l'esperienza di Chiesa che l'ha battezzato e istruito alla fede, guasti inclusi.

Molti portano sul corpo le cicatrici di questi anni. Come quando si è combattuto, spesso mandati al fronte senza comprenderne del tutto il perchè: quegli anni restano e le cicatrici pure. Non si possono negare nè rifiutare.

Allora il punto vero è: distinguiamo tutto il male che ne è seguito dal bene che rimane sempre, recuperando una continuità bimillenaria nella storia terrena della Chiesa, innestandola sul suo mistero eterno, atemporale, soprannaturale. Recuperiamo una comunione di intenti vera, nell'adorare Cristo re dell'universo, per mezzo del quale esiste ogni cosa e tutto continua a sussistere.

Questo va fatto con carità e verità: senza carità non c'è il vangelo, senza verità non c'è libertà, senza carità e verità non c'è Cristo. E' vero che il Concilio Vaticano II ha aperto delle ferite, ma in questi anni c'è stata lo stesso tanta santità. E' vero che Bergoglio ha rappresentato una parentesi addirittura eversiva, eppure in questo dodicennio la grazia ha continuato a riversarsi per la divina Provvidenza, consentendo a molti di recuperare una consapevolezza di fede che non aveva ancora.

Se va espunto lo pseudopontificato bergogliano dalla continuità dei vicari di Cristo, allora anche il Concilio serve per farlo, senza equiparare pontificati ben diversi allo pseudopontificato abusivo che ha preceduto Leone XIV. Il quale può legittimarsi come pontefice provvidenziale nello smarcarsi non dal Concilio Vaticano II, ma dalle aberrazioni che ha provocato e che con Bergoglio sono diventate un'infezione, tanto grave da configurare in molte vocazioni una prognosi infausta.

Il problema prima che liturgico è sacramentale, ben sapendo che nella liturgia vengono celebrati e amministrati i sacramenti della grazia che santifica. Bisogna tornare ad avere chiaro che cosa sono e ottengono i sacramenti e ieri Papa Leone, battezzando, l'ha detto bene, secondo la Tradizione, conformemente al Catechismo. Di questi tempi ciò che è normale non è ovvio ma è come il massimo. Perchè il papa non è una superstar, ma uno che deve quasi essere invisibile, perchè brilli il Signore.

Maria corredentrice intercedi per noi.

Anonimo ha detto...

https://www.facebook.com/share/p/14Umk9HQhiw/ : Trump denuncia il piano ecersivo (=complotto) dell'elite mondialista per impadonirsi del mondo intero e schiavizzane la popolazione ( dopo aver attuato la loro disbilica depopulation)