Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Qui l'indice degli articoli sulle reazioni al documento Roche e alla Liturgia al tempo di Leone.
Monsignor Viganò / Sinodalità e vigile attesa.
Il Concilio Vaticano II “sicuro ed efficace”
Risulta difficile credere che la cancellazione della quæstio liturgica dalle discussioni del primo Concistoro straordinario indetto da Leone e le due paginette dattiloscritte del cardinale Roche non abbiano alcuna correlazione. Anzi viene da chiedersi se non sia stato proprio Leone a far trapelare per il tramite di Roche la linea che egli intende seguire. Da questo possiamo supporre che limitare il giudizio al prefetto del Culto divino sia riduttivo, oltre che sviante; e che Prevost consideri il Concistoro come una sorta di estensione del Sinodo dei vescovi, cui imporre per via sinodale decisioni già assunte in altre sedi, facendole apparire come frutto di un dialogo aperto e franco. La linea dettata è dunque chiarissima: indietro non si torna, anche se ciò significa proseguire verso l’abisso.
Quasi nessuno dei membri dell’episcopato è sfiorato dall’idea che il disastro cui assistiamo da sessant’anni possa essere stato voluto e organizzato da ecclesiastici infedeli, che sono stati fatti ascendere ai massimi gradi della gerarchia cattolica proprio in quanto corrotti e ricattabili e quindi utilizzabili per introdurre in seno alla Chiesa la rivoluzione del Vaticano II.
Ciò trova un parallelo in quanto abbiamo visto accadere per la classe medica durante la psicopandemia, quando bravi professionisti sono stati eclissati da personaggi inqualificabili, totalmente asserviti alle case farmaceutiche e agli interessi di chi ha dato loro in cambio visibilità, denaro e potere. E tanto i buoni chierici quanto i medici coscienziosi si sono ritrovati ostracizzati, screditati e radiati per aver voluto continuare a fare ciò che in precedenza, sotto un’autorità vigile e non venduta, era stato loro insegnato.
Secondo i cantori della rivoluzione conciliare, il crollo delle vocazioni sacerdotali e religiose, l’abbandono della frequenza della messa e dei sacramenti da parte dei fedeli, la totale ignoranza della Dottrina cristiana e la progressiva perdita di rilevanza sociale dei cattolici non sarebbero l’effetto logico e necessario della congerie di errori dottrinali, morali, liturgici e disciplinari introdotta dalle riforme conciliari, ma una sfortunata, fortuita coincidenza, come la morte dei vaccinati dopo l’inoculazione di un siero sperimentale di cui non si volevano rendere noti gli effetti avversi. Se ancora non si sono visti risultati positivi del Concilio – la famosa “primavera conciliare” – ed anzi il disastro ecclesiale è innegabile, è perché il Vaticano II non è stato applicato come avrebbe dovuto: questo è ciò che diceva Bergoglio e che oggi ripete Prevost. Così, dinanzi all’aggravarsi della situazione già drammatica del paziente, il medico somministra il presunto farmaco a dosaggi ancora più massicci, e si adopera perché siano del tutto irreperibili le medicine della sana Dottrina, di una liturgia coerente con essa e di una solida predicazione, nonostante si fossero dimostrate ampiamente efficaci, esattamente come avvenuto per l’ivermectina all’epoca del Covid.
Roche, Grech e Tucho Fernández (tra gli altri) sono i piazzisti di un prodotto avvelenato che per imporsi deve necessariamente cancellare ogni possibile confronto, di cui la sola presenza di un’alternativa renderebbe palese la frode. L’atteggiamento di Roche di feroce avversione alla messa cattolica – e all’impianto magisteriale che essa sottende – serve a dissimulare l’intenzione criminosa, ossia il dolo, nell’aver scelto deliberatamente di privare la Chiesa cattolica di tutte quelle protezioni che le avrebbero permesso di fronteggiare le minacce e le sfide di un mondo sempre più ostile.
Roche sa benissimo – come prima di lui molti altri prelati non a caso posti a capo di importanti dicasteri – che il Vaticano II e la riforma liturgica sono opposti e inconciliabili con ciò che la Chiesa cattolica ha insegnato e praticato per duemila anni, e che i cambiamenti introdotti avrebbero causato gravissimi danni al corpo ecclesiale: esattamente come le organizzazioni sanitarie che hanno promosso la “vaccinazione” erano consapevoli di somministrare un farmaco altamente dannoso che avrebbe causato sterilità, tumori, malattie autoimmuni e morte. Lo scopo dei globalisti è infatti la depopolazione del pianeta, non il bene comune; lo scopo dei modernisti è perdere le anime, non condurle alla beatitudine eterna. Il nemico da abbattere, nella mente luciferina di costoro, è Cristo Re e Pontefice, Signore delle nazioni e della Chiesa. Il ruolo di queste quinte colonne consiste nel fornire una ragione apparente e plausibile che distragga dal riconoscere gli intenti eversivi che essi intendono portare a termine. Così, per far ingoiare a sacerdoti e fedeli ciò che fino a ieri era inconcepibile, li si è rassicurati che la riforma liturgica post-conciliare avrebbe dovuto consentire una loro maggiore partecipazione all’azione sacra, una rinnovata conoscenza delle Sacre Scritture, un nuovo zelo missionario per affrontare le sfide del mondo moderno. Se si fosse detto loro che il Vaticano II doveva servire come strumento di distruzione della Chiesa cattolica, nessuno lo avrebbe mai accettato, così come nessuno si sarebbe lasciato inoculare con un siero genico gravemente debilitante. La prima dose sicura ed efficace di modernismo, inoculata col Vaticano II, necessita di un secondo richiamo liturgico, di un booster ecumenico, di una quarta iniezione di sinodalità, ogni volta spacciando il siero conciliare come miracoloso. Per questo considerano la messa di san Pio V alla stregua dell’ivermectina, e ne proibiscono la celebrazione. Essa mostra quale sia la vera cura e allo stesso tempo indica anche quali sono le cause del male di cui soffre il corpo ecclesiale.
Se i fautori del Concilio fossero in buona fede, nulla impedirebbe loro di riconoscere l’errore e porvi rimedio, tornando a ciò che si è dimostrato efficace e valido per millenni. Ma è proprio la loro malafede a spingerli a negare l’evidenza e ad ostinarsi a spacciare il Vaticano II come un “evento profetico” dinanzi al quale nessun ripensamento, nessuna resipiscenza sono possibili. Se i fedeli capissero l’inganno di cui sono stati vittime, comprenderebbero anche la disonestà con cui hanno agito e continuano ad agire cardinali e vescovi, e ne prenderebbero le distanze. Ecco perché non deve essere permessa alcuna deroga alla sua applicazione, a maggior ragione se queste deroghe dimostrano quanto migliore fosse la “vecchia liturgia” della “vecchia chiesa”.
Lo scritto di Roche distribuito ai cardinali ci conferma questa malafede, perché continua a ripetere ossessivamente gli argomenti pretestuosi e falsi inizialmente addotti per giustificare la rivoluzione conciliare, quando sappiamo tutti che le menti eversive che la hanno orchestrata erano ben consapevoli di ciò che volevano ottenere. E dopo aver fatto tabula rasa di tutto l’insegnamento cattolico e della sua liturgia, non possono tornare indietro senza che appaia in tutta la sua evidenza il loro tradimento.
I tentativi patetici di dare parvenza di legittimità a un’azione eversiva portata avanti da ecclesiastici eretici e corrotti non servono né la causa della Santa Chiesa, né la gloria di Dio, né la salvezza delle anime. Essi sono l’ultimo, arrogante gesto di chi sa di non avere altra opzione per mantenere il potere, se non l’imporre la propria volontà con l’autoritarismo dei tiranni. Ed è sconfortante vedere come le poche voci critiche all’interno del corpo ecclesiale – moderatissime, peraltro – non vogliano in alcun modo mettere in discussione il Concilio e il novus ordo, ma semplicemente affiancare ad essi il magistero cattolico e la messa tridentina, senza comprendere che questa convivenza tra opposti è impossibile.
Questo Concistoro sancisce la continuità tra Bergoglio e Prevost su tutti i punti controversi dell’agenda sinodale e sulla irrevocabilità del Concilio. Sul fronte modernista, vi è la malafede di chi si dichiara inclusivo con tutti fuorché con i Cattolici; sul fronte conservatore – che potremmo chiamare ratzingeriano – vi è l’erronea persuasione che la liturgia tridentina e il rito montiniano siano due legittimi modi di esprimere una medesima Fede, che il Vaticano II non ha mutato. Roche sa bene che vetus ordo e novus ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri. Eppure tra i conservatori vi è chi fa il gioco dei modernisti, insistendo con la versione dell’errata interpretazione del Vaticano II e con la continuità tra Chiesa cattolica e chiesa sinodale.
E qui arriviamo al cuore della questione. Il cattolico sa che la santa Chiesa è indefettibile, in ragione delle promesse di Cristo; e che questa indefettibilità si esprime anche nella successione apostolica, la quale assicura la trasmissione del Depositum Fidei e la missione santificatrice delle anime sino alla fine del mondo, grazie all’azione speciale dello Spirito Santo. Ma questo non significa che la sua gerarchia non possa venire infiltrata e occupata da emissari del nemico, che pretendono di essere riconosciuti come autorità legittime, mentre legiferano e governano contro la Chiesa stessa. Dai loro frutti li riconoscerete (Mt 7, 20). Prendere atto del golpe conciliare e sinodale dovrebbe dunque essere il primo passo per potervi porre rimedio. Ma questo significherebbe anche riconoscere che l’autorità della gerarchia è usurpata da falsi pastori, ai quali non è dovuta alcuna obbedienza. È questo che i conservatori non vogliono accettare, perché non riconoscono come golpe quel Concilio, del quale al massimo deplorano le erronee interpretazioni.
A titolo di esempio, basti citare la proposta che il vescovo Schneider ha umiliato al Sacro Piede: una costituzione apostolica che regolarizzi la convivenza pacifica tra vetus e novus ordo. Questa fittizia pax liturgica sancirebbe la de-dogmatizzazione della liturgia (e la de-liturgizzazione della dottrina), mediante la separazione artificiale e innaturale tra lex credendi e lex orandi. Il canone della Fede e il canone della preghiera non sarebbero più dunque uno espressione dell’altro: sarebbe possibile aderire agli errori del Vaticano II e celebrare la messa tridentina, il che è evidentemente un paradosso inaccettabile.
Lascia sconcertati anche l’atteggiamento del cardinale Burke che parla del Concistoro come di “un grande beneficio” deplorandone semplicemente le criticità organizzative, mentre tace sul processo di sinodalizzazione della Chiesa in corso. Il portabandiera del conservatorismo non ha dato prova della combattività inizialmente mostrata all’epoca dei Dubia. Non volendo affrontare i veri problemi che affliggono la Chiesa ed essendo convinto che non via sia contraddizione tra la Fede cattolica e il credo conciliare e sinodale, Sua Eminenza auspica una pax liturgica che scontenta tutti e che i suoi interlocutori in Vaticano si guarderanno bene dallo stipulare.
Leone non ha compiuto alcun gesto né pronunciato alcuna parola che ratifichi le pie illusioni dei conservatori. Egli ha al contrario ribadito verbo et opere la propria assoluta continuità con il predecessore Bergoglio nella costruzione di una chiesa sinodale, altra rispetto a quella che ha fondato Nostro Signore. L’asservimento della chiesa conciliare e sinodale ai principi rivoluzionari e all’agenda globalista è totale e ostentato. Esso costituisce la prova regina di una subalternità della gerarchia all’élite eversiva che tiene in ostaggio l’Occidente e ad un potere che è ontologicamente antiumano e anticristico: deep church e deep state continuano a perseguire gli stessi scopi e si assicurano l’obbedienza di fedeli e cittadini, anche ricorrendo all’uso della forza.
Nulla lascia anche lontanamente presumere che questa corsa verso il baratro possa arrestarsi. Anzi: quanto più sono evidenti i risultati disastrosi ottenuti, tanto più governanti ed ecclesiastici insistono nel riproporre come presunto rimedio ciò che ne è invece la causa. Dinanzi a tanta ostinazione occorre prendere atto di una crisi endemica dell’autorità terrena – civile e religiosa – cui solo Nostro Signore porrà fine, quando si riapproprierà della potestà regale e sacerdotale oggi usurpata.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
18 gennaio 2026Dominica II post Epiphaniam
Commeratio Cathedræ S. Petri Romæ
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Il titolo scelto per questo mio intervento è tratto dall’espressione “Tachipirina e vigile attesa”, che le autorità italiane hanno imposto come protocollo per tutte le persone risultate positive al Covid durante la psicopandemia. Il governo impose agli ospedali e ai medici di non curare i casi di polmonite, limitandosi a somministrare paracetamolo e ad aspettare che le condizioni dei pazienti peggiorassero, dopodiché venivano ricoverati in terapia intensiva, sedati e uccisi con la ventilazione forzata. Il titolo “Sinodalità e attesa vigile” traccia quindi un parallelo tra il modo in cui le autorità hanno ottenuto il massimo danno possibile dalla farsa psicopandemica e il modo in cui le autorità ecclesiastiche stanno gestendo la crisi post-conciliare.
Il titolo scelto per questo mio intervento è tratto dall’espressione “Tachipirina e vigile attesa”, che le autorità italiane hanno imposto come protocollo per tutte le persone risultate positive al Covid durante la psicopandemia. Il governo impose agli ospedali e ai medici di non curare i casi di polmonite, limitandosi a somministrare paracetamolo e ad aspettare che le condizioni dei pazienti peggiorassero, dopodiché venivano ricoverati in terapia intensiva, sedati e uccisi con la ventilazione forzata. Il titolo “Sinodalità e attesa vigile” traccia quindi un parallelo tra il modo in cui le autorità hanno ottenuto il massimo danno possibile dalla farsa psicopandemica e il modo in cui le autorità ecclesiastiche stanno gestendo la crisi post-conciliare.

11 commenti:
Vorrei spendere due parole sulla 'tara' che ha essenzialmente due significati, uno è quello che indica l'involucro di una merce; l'altro significato indica una malattia o un difetto per lo più ereditario. Ora possiamo dire che tutti nasciamo tarati, essendo portatori del peccato originale che ci viene tolto col Battesimo, ma non basta se non viene accompagnato da una educazione perenne di cui si occupa la Famiglia, la Chiesa, la Scuola eppoi la buona Vita personale vissuta. Ora noi siamo nati in un periodo in cui sia la famiglia, sia la chiesa, sia la scuola , sia la vita personale sono state disarticolate in nome della libertà / arbitrio, cioè del fai come ti pare...che solitamente va per la discesa. E su questa discesa si diventa portatori di tutte le 'tare' non solo del proprio albero genealogico, ma anche di quello ecclesiale, statale, sociale, nazionale ed oggi anche globale. Il diffuso cretinismo attuale è la conseguenza della somma di tutte le 'tare' che non abbiamo voluto risanare, educare, emarginare e...se non cambiamo strada, mettendoci sulla via stretta in salita, inevitabilmente trasmetteremo alle nuove generazioni.
Una cosa bisogna riconoscergliela a mons. Viganò, è il solo a fare un collegamento, un parallelo serio e comprensibile tra la truffa del clero modernista e quella dei politici nella vicenda pandemico-vaccinale...in tal modo raggiunge e illumina sia i fedeli che i cittadini, questi ultimi a prescindere dalla loro fede religiosa; un successo di stampo ecumenista? no, semplicemente un appello al buon senso, alla retta ragione e alla voglia di capire della gente, senza distinzione di fedi politiche o religiose. Complimenti vivissimi, monsignore ! Catholicus
La gloria è un peso, cioè una forza.
Nel peso c’è anche la tara.
L’uomo vivente è la gloria di Dio.
Dio non dipende dall’uomo.
Ma l’uomo rende gloria a Dio: la gloria di Dio e’ la notizia buona che l’uomo ne ha e ne da’. La buona notizia l’uomo la riceve da Dio, ma poi la rende.
In questo peso c’è anche la tara.
La bilancia (il giudizio di Dio) rende a ciascuno il suo.
La tara è necessaria per sapersi salvati.
Il lordo rappresenta la realtà da purificare.
Il netto è la santità possibile.
Nelle anime dei santi c’è la gloria di Dio.
La nostra epoca abbonda di tare.
C’è molta confezione attorno al netto.
C’è molto lordo da conferire differenziando.
Non c’entra l’ecologia: è teologia.
Non è per amore dell’ambiente/creatura.
E’ perchè il Creatore sia lodato Lui!
Sia lodato Gesù Cristo!
Sempre sia lodato.
"Leone non ha compiuto alcun gesto né pronunciato alcuna parola che ratifichi le pie illusioni dei conservatori. Egli ha al contrario ribadito verbo et opere la propria assoluta continuità con il predecessore Bergoglio nella costruzione di una chiesa sinodale, altra rispetto a quella che ha fondato Nostro Signore."
Grazie di cuore, Monsignore, per questo suo intervento di importanza capitale, il quale ci dona la carità della verità.
Viva Gesù nostro amore. E Maria nostra speranza.
Quanti sono i Vescovi e Sacerdoti anziani che...una volta defunti...sotterreranno con essi il rito antico? È tanto facile come disse Bergoglio, aspettar che muoiano, sono anziani...
Un intervento di Mons Viganò... da incorniciare!
La verità è, invece, che sono molti i sacerdoti giovani che amano e imparano a celebrare la Messa antica.
Inoltre le comunità tradizionali sono quelle che hanno più vocazioni, mentre i seminari diocesani sono sempre più vuoti...
Mons. Viganò è un faro nelle tenebre.
Io vorrei che qualcuno tra gli intellettuali cattolici e le eminenze grigie o porpora iniziasse anche a porsi il problema centrale del nostro tempo: come contrastare il disegno strategico, già molto avanzato, della UE e dei suoi addentellati burocratici e giuridici di demolire l'identità e la civiltà italiana ed europea. Perché, signori, qui stiamo assistendo impotenti alla modificazione radicale del nostro tessuto civile e culturale nonché religioso. Questo vale per l'Italia come per gli altri stati europei, tranne forse l'Ungheria di Orban. I vari De Mattei e simili, i politici che si definiscono cattolici, cosa fanno per evitare il collasso definitivo di una civiltà decadente, sulla quale giustamente l'amministrazione USA sta alzando la soglia di allarme?
A Davos nel 1993, sembrava tutto già scritto. I globalizzatori avevano stabilito il trionfo del mondialismo attraverso l'impero americano. 33 anni dopo a Davos, i globalizzatori si scoprono impotenti. Ieri Trump ha celebrato il funerale del Nuovo Ordine Mondiale.
Ne sono felice...ma io non li vedo qui...
Non ne sarei così sicuro, anche se vorrei esserlo.
l'Europa è ancora nelle mani dei globalisti davosiani (Francia, Germania, Spagna, Polonia, Gran Bretagna). Anche l'Unione Europea lo è, grazie al PPE che continua a sostenere gli alleati liberal-socialisti.
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