Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 27 gennaio 2026

Il destino dell’Europa è oltre l’Occidente

Qui l'indice sulla realtà distopica.
Il destino dell’Europa è oltre l’Occidente
Marcello Veneziani, 22 Gennaio 2026

Poi d’improvviso, come d’incanto, spariscono le rivolte e le repressioni a Caracas e a Teheran. E resta solo la scia di discussioni e di litigi nostrani, coi maestri cantori dell’Occidente libero, moderno e democratico che ti chiedono: ma tu andresti a vivere in Venezuela, in Iran, in Russia, dicono? No, che non ci vivrei, perché dovrei andarci? E non vivrei nemmeno in Cina, in Corea, in Nigeria, in Groenlandia. Non sono il mio mondo, la mia vita, la mia storia, la mia gente. Perché mai dovrei lasciare il mio paese, la mia civiltà? Il problema è opposto: noi che viviamo qui (e che non vivremmo mai lì) non possiamo decidere cosa è meglio per chi abita lì. Noi che nemmeno siamo in grado di capire cosa è successo e come mai ora sembra tutto rientrato. Tocca a loro deciderlo, noi possiamo solo augurarci e anche impegnarci con i mezzi ragionevoli della diplomazia e della pressione internazionale che decidano il più possibile in modo libero e incruento. Ma non possiamo sostituirci a loro, decidere al posto loro e perfino intervenire con le armi per imporre quel che a noi sembra la soluzione migliore (che magari è quella più utile ai nostri affari o più vicina solo al nostro punto di vista). Anche perché quei popoli non sono come ce li raccontano media e intelligence, contrari per intero ai loro regimi, ma sono divisi, tra favorevoli e contrari, tra sostenitori e nemici giurati del regime; tanti preferiscono il male minore o il male già conosciuto al male sconosciuto. Non credo che la maggioranza degli iraniani preferirebbe lo scià al posto dell’ayatollah; se devono cercare un ricambio lo faranno in Iran, non con pacchi Amazon catapultati dagli Usa o comunque da fuori…
C’è chi preferisce i tiranni di casa propria ai padroni di fuori e c’è chi nel nome della liberazione è pronto a schierarsi anche coi nemici di fuori pur di cacciare i tiranni di dentro. Sappiamo pure che le sanzioni di solito stringono i popoli ai loro regimi, anziché allontanarli; accadde in Iraq e in altri tempi anche da noi… Insomma, il quadro è variegato; e se dovessimo giudicare i governi dal consenso che hanno, dovremmo dire che i due terzi dei governi occidentali sono sfiduciati dalla maggioranza del popolo sovrano. La vera differenza, per noi enorme, è che da noi non si usa la violenza e almeno in teoria è possibile un ricambio.

Penso che sia maturo il tempo per considerare fittizia la definizione odierna di occidente. Il nostro mondo ha perso o largamente rifiuta ogni identità derivata dalla sua storia e dalla sua civiltà, si vergogna del suo passato, rinnega le sue radici cristiane, ricusa quasi tutti i precedenti storici perché dominati da forme politiche e giuridiche, valori morali e culturali, precetti religiosi rigettati e rinnegati da tempo. E accetta la definizione di occidente solo come regno della libertà e della modernità, dei diritti umani e individuali. Ma nella realtà “l’egemonia degli Stati Uniti sull’Europa è diventata la vera essenza dell’Occidente… gli Stati Uniti hanno cercato di sostituire poco alla volta l’identità europea con un’identità occidentale tendenzialmente americana”. Lo scrive un “filosofo geopolitico” tedesco, Hauke Ritz, in un libro intrigante, “Perché l’Occidente odia la Russia” (Fazi Editore), con una prefazione di Luciano Canfora.

L’Europa, lo vediamo ogni giorno, è ridotta a periferia strategica degli Usa; ma arrivati a questa condizione, secondo Ritz, per paura della Russia. Magari giustificata ai tempi in cui l’Urss era potente e in competizione con l’Usa, senza mai peraltro sconfinare apertamente rispetto agli accordi di Jalta, in cui si spartirono le aree di influenza del mondo. Ma la paura della Russia, nel nuovo millennio, è stata alimentata in modo surrettizio da quando la Russia non ha accettato di diventare una potenza regionale subordinata all’ordine mondiale americano, facendo seguire alla colonizzazione commerciale e culturale anche quella geopolitica e militare. In effetti se consideriamo la minaccia islamica e il pericolo cinese, quella russa non è obiettivamente una preoccupazione prioritaria; ma agli occhi degli Usa, un’alleanza anche solo economica tra Russia ed Europa, magari via Germania, era il pericolo da scongiurare perché liberava l’Europa (oltre che la Russia) dalla sudditanza e dalla dipendenza dagli Stati Uniti. Nel nome di questa sudditanza gli europei hanno accettato perfino che l’antico contenzioso tra Russia e Ucraina, per tre secoli annessa alla Russia, assai affine pur nella contrastata vicinanza, diventasse ai propri occhi una dichiarazione di guerra e d’invasione contro l’Europa, come ci ripeteva Biden per farci considerare in guerra con la Russia fino a riarmarci in funzione anti-Putin. Ora, per completare la follia, pretendiamo di dichiarare guerra pure agli Usa di Trump per la folle volontà di annessione della Groenlandia. Lo spettacolo del gruppetto di soldati mandati dall’Europa in Groenlandia e la relativa minaccia di altri dazi di Trump agli europei sembrano davvero una farsa, di quelle che nel gergo cabarettistico sono indicate come “scemo e più scemo”. L’Occidente diviso intorno a un freezer…

La strada del realismo, invece, dovrebbe portarci al confronto, forte e paritario, con entrambi – con la Russia e con gli Usa – alla ricerca di una nostra terzietà, indipendenza e autonomia politica e strategica. Il problema non è essere ostili a entrambi ma cercare un accordo per allearsi con entrambi, restando, a tutti gli effetti, padroni in casa nostra. Nel delineare una risposta dell’Europa alla russofobia e alla americanizzazione, Ritz indica un percorso di “ritorno all’Europa”. La preoccupazione dello studioso è mostrare che il suo auspicio non ha nulla di conservatore, reazionario, antimoderno ma per indicarlo usa verbi precisi: tornare all’Europa, ritrovare la sovranità, riportare l’Europa a una visione sociale e solidale, ricollegarsi ai valori e alle tradizioni europee, far rivivere la tradizione dell’umanesimo europeo per bilanciare il primato del tecnicismo di matrice Usa, riallacciarsi a una tradizione culturale che “è stata in grado di stabilire un legame con la trascendenza in modo laico”. Verbi che indicano tutti un ritorno. Non si tratterebbe, dice Ritz, di “un ritorno attivo alla religione” e alla professione di fede, ma si “riconoscerebbe come valore l’ordine mondiale cristiano secolarizzato”. Insomma il cristianesimo come religione civile e ordo civilis.

Non possiamo, nel nome di quel che accadde più di ottant’anni fa, ossia nel nome “degli orrori delle due guerre mondiali” lasciare ancora oggi agli Stati Uniti la direzione strategica, geopolitica, economica e culturale dell’Occidente. Per lo stesso gigantesco complesso, nota Ritz, la Germania ha sostenuto a Gaza “una politica di pulizia etnica per sfuggire così alla vergogna per il genocidio degli ebrei europei avvenuto in passato”.

Si tratta dunque di rigettare la definizione stessa di Occidente e di accettare la realtà policentrica di un mondo nuovo multipolare, come non ci stancheremo mai di ripetere. E pensare l’Europa come luogo d’incontro tra Usa e Russia, e più vastamente tra Oriente e Occidente. Ma soprattutto pensare che esista, oltre l’occidente, un destino europeo. Ad avercela, un’Europa così.
La Verità – 21 gennaio 2026

19 commenti:

Anonimo ha detto...

FRANCO FRACASSI: spiego perchè TRUMP VUOLE CANADA e GROENLANDIA
Becciolini Network
https://www.youtube.com/watch?v=lC-dZNSDj-w
Se vi puo' sembrare interessante.

Anonimo ha detto...

E, parafrasando il titolo dell'articolo di Veneziani, sottolineo che il destino del governo Meloni e il superamento dell'attuale sistema correntizio della Magistratura è oltre la CEI, dopo che il suo presidente Zuppi ha, tra le righe, invitato i cattolici ad andare a votare per mantenere l'autonomia dei giudici (come emerge dalle diverse letture fattene dai giornalisti, si tratta di un sottile boicottaggio ad opera CEI della riforma governativa).
Proprio per garantire quella tanto agognata separazione dei poteri e la vera indipendenza della Magistratura è necessario votare SI al prossimo referendum. Con buona pace delle porpore rosse.

Anonimo ha detto...

Quale destino europeo? Quale Europa? Se è quella del suicidio economico in nome di un ideologico ambientalismo fondamentalista e invasato, come perseguito negli ultimi venti anni, non mi ci ritrovo. Se è quella del suicidio sociale e politico in nome di una corrosiva ideologia immigrazionista, non mi ci ritrovo. Se è quella del suicidio culturale e civile in nome di una demenziale sub-cultura woke non mi ci ritrovo.
Per essere ancora più netti: fra Trump e Ursula scelgo il primo convintamente, da italiano ed europeo.
Un saluto da caustico.

Anonimo ha detto...

Chissà come influirà il cambiamento di corso di Trump

Anonimo ha detto...

Modi rozzi, brutali e terra/terra, viene anche lui dal potere finanziario ed è vincolato a doppio filo dall' elite del potere finanziario sionista che condiziona gli USA e dirige Israele.
Ma non è lo stupido che vogliono fare credere e ha i suoi lati positivi.
È vero che la Cina è il nemico più pericoloso degli USA e di riflesso anche nostro.
Poi ritorna a un' economia reale, non usa l'ipocrisia tipica dei dem, che fanno porcherie peggiori ma ben mascherate, "parla come magna" e quello che dice poi lo fa.
Cosa rara, e in Italia mai vista.
A prescindere da tutto aggiungo il lato positivo del freno all' altra corrente del potere finanziario, il "dem", che sostiene le bolle finanziarie scollegate dall'economia reale, le derive woke, globaliste, immigrazioniste, ecologiste, abortiste, vacciniste, gender fluid e anticristiane.
Contro questo schifo, ben vengano i calci e i pugni del rozzo cowboy, che scemo non è.
Aloisius

La resa di Zelensky e l’amicizia con la Russia ha detto...

Zelensky sputa in faccia ai politicanti europei dopo anni che incassa soldi ed armi. Invece di assumersi le sue responsabilità e levarsi dai piedi, punta il dito. Zelensky doveva arrendersi da tempo ed invece si è incaponito illuso che qualche missile o bonifico potessero ribaltare le sorti del conflitto. Ha tirato dritto anche dopo i gravi scandali di corruzione che hanno travolto la sua cerchia e la caduta delle roccaforti strategiche lungo la linea del fronte. Ha continuato a negare l’evidenza e mendicare mentre perdeva città, soldati ma anche credibilità, consenso popolare e leve negoziali. Zelensky ed i suoi soci sono stati travolti da un gioco pericoloso più grande di loro. In balia di rigurgiti nazionalisti hanno assecondato l’ipocrisia espansionistica della Nato pensando che secoli di storia a braccetto con la Russia si potessero cancellare dalla sera alla mattina, pensando che Putin accettasse basi militari americane sull’uscio di casa e abbandonasse la popolazione russa del sud est ucraino. Miopia o malafede non si sa. Sta di fatto che Zelensky ed i suoi soci hanno sottovalutato sia la determinazione e la potenza russa, sia la mollezza e l’ipocrisia occidentale. Si erano illusi di poter trascinare europei ed americani in uno scontro diretto con Mosca perché in effetti era l’unico modo per loro di riuscire ad arginare Putin. Peccato che la Russia è una potenza nucleare e per scatenare una guerra mondiale potenzialmente atomica, ci vuole ben altro. Ai politicanti occidentali dell’Ucraina non è mai fregato nulla. Altro che sproloqui sul rispetto del diritto internazionale, della democrazia e dei diritti umani. Quello che pensano veramente le classi dirigenti occidentali, lo hanno dimostrato a Gaza. Il vero scopo della Nato in Ucraina era stringere l’accerchiamento attorno alla Russia e alimentare un conflitto a bassa intensità per favorire un cambio di regime a Mosca. Dopo un fantoccio a Kiev, ne volevano uno anche al Cremlino in modo da coronare i loro sogni da guerra fredda e rafforzarsi in vista dello scontro risolutivo col gigante cinese. E Putin lo ha capito. Ha mandato giù, ha provato a negoziare, ma trovando un muro russofobo, alla fine è stato costretto a reagire militarmente per ragioni di sicurezza considerate vitali. Una reazione controvoglia spacciata come aggressione dalla propaganda della Nato e contro agli interessi russi. Perché se la Russia era la nostra fonte energetica strategica, noi europei eravamo il loro mercato strategico. L’amicizia conveniva ad entrambi e si stava rafforzando fin dalla caduta del muro. Davvero una colpa imperdonabile quella della Nato e dei suoi inservienti politici e mediatici. Dopo decenni di sangue inutile in giro per il mondo, ci hanno trascinato in una gravissima sconfitta casalinga e non solo militare, ma anche economica e politica. Con sanzioni boomerang che hanno aggravato una crisi ormai sistemica, con miliardi sottratti a cittadini in ginocchio per una guerra inutile ed evitabile, con un abnorme riarmo che tradisce le ragioni fondanti dell’Europa e ci spinge verso una pericolosa escalation. Ma non solo.

Anonimo ha detto...

Segue
L' alleanza atlantica si è spezzata e l'Europa è ridotta in frantumi da classi dirigenti tragicomiche. Siamo al punto di un presidente americano che minaccia invasioni e manca di rispetto ai soldati europei morti nelle guerre a vanvera scatenate dalla Nato mentre i lacchè europei balbettano frasi fatte [Tranne Meloni che esige rispetto per il sacrificio di molti nostri soldati -dr]. Almeno il ritorno di Trump doveva far capire a Zelensky che era il momento di levarsi dai piedi. Ed invece ha insistito senza pieno supporto americano a piagnucolare col cappello in mano ed arrivando perfino ad orchestrate falsi casus belli pur di trascinarci tutti in trincea. Tutto inutile. Tempo, miliardi e vite umane sprecate per ritrovarsi con gli ucraini al gelo e Putin che si sta prendendo con la forza gli ultimi brandelli di oblast. Vedremo se almeno gli sputi in faccia convinceranno gli europei che Zelensky ed i suoi soci sono il vero ostacolo ad una pace che conviene a tutti. E vedremo se l’ennesima drammatica sconfitta della Nato porterà alla nascita di una nuova Europa immune dai deliri guerrafondai ed amica della Russia.
Tommaso Merlo

Anonimo ha detto...

# Tommaso Merlo. Articolo di parte, un po' troppo filorusso.
Dove sarebbe poi nei fatti questo "abnorme riarmo europeo"?
Affermare che Zelensky avrebbe dovuto dimettersi (?) al ritorno di
Trump è fuori della realtà. Si dimentica che esiste un nazionalismo
ucraino antimoscovita molto forte e non da ieri. Gli ucraini hanno
combattuto con i russi e per i russi al tempo dell'impero zarista e
di quello sovietico ma appena crollati entrambi si sono resi subito
indipendenti. Sembra anche che molti ucraini russofoni del Donbass
siano scappati nell'Ucraina occidentale perché non vogliono vivere
sotto l'occupazione russa attuale, che ricorda alquanto quella della
defunta Unione Sovietica.

Anonimo ha detto...

La Fondazione Exsurge Domine annuncia la pubblicazione del primo volume della collana delle opere omiletiche dell'arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Anonimo ha detto...

"con miliardi sottratti a cittadini in ginocchio "
che avrebbero potuto impiegare per mettere in sicurezza il territorio italiano.

Anonimo ha detto...

"E vedremo se l’ennesima drammatica sconfitta della Nato porterà a.."
Portera' se chi li dirige lo vorra'

Wisteria ha detto...

La UE non esaurisce le potenzialità dell'Europa.
Non è l'Europa. Agisce (male) sotto tale etichetta. La Russia risospinta e inglobata nell'aria diventa una protesi della Cina. E non è cosa buona.

by Tripudio ha detto...

Il problema fondamentale è stato il diffondersi della diabolica mentalità del ridurre la liturgia a una sorta di sacro spettacolino da far ben "riuscire", con presentatore sorridente, platea plaudente, quantità minima di canzonette e danze e sfilate e discorsetti e cerimonialismi di corredo.

Ma al sole ci si abbronza anche se non si è esperti di astrofisica, e persino dormendo. Chi si pone il problema della "partecipazione" parte già col piede sbagliato perché pretende di misurare le modalità, i partecipanti, gli effetti sui partecipanti.

La riduzione da "culto a Dio gradito" a uno "spettacolino autogestito" è la conseguenza del fatto che i preti credono sempre meno nella presenza reale di Nostro Signore Santissimo Sacramento.

Il sacerdote che ci crede celebra cosciente che si tratta dei divini misteri, certo di trarne infiniti benefici spirituali (eventualmente estesi ai presenti, secondo le disposizioni di ognuno). Quello che ci crede meno, celebra sperando di far bella figura davanti a una platea (vera o immaginaria, non importa).

Nel romanzo di Bernanos "L'impostura", un prete comincia a celebrare in modo impeccabile proprio mentre perde la fede. Cioè passa dal "vivere la liturgia" (con la tensione di stare di fronte a Nostro Signore per davvero) all'esecuzione di un cerimoniale di intrattenimento: se ne accorge e si complimenta con sé stesso per l'ottima riuscita dello spettacolino.

Il massimo effetto del virus "spettacolino" è stato l'approvazione della liturgia conciliare. Tutto quel che se ne è autorevolmente detto, è in fin dei conti riducibile a spettacolarizzazione. "Far partecipare di più i fedeli"... allo spettacolino. "Essere più comprensibile"... agli spettatori. "La partecipazione", cioè gli spettatori devono diventare protagonisti, come in quei spettacoli musical scadenti da animazione villaggio vacanze. "Coinvolgere il laicato" che normalmente dormirebbe.

Caso notevole: la setta neocatecumenale, i cui fondatori (gli spagnoli Kiko Argüello e la defunta Carmen Hernández) fin da prima che venisse approvato il Novus Ordo, hanno sempre fatto celebrare una vera e propria carnevalata, una parodia malriuscita del Novus Ordo, con girotondi, "comunione seduti", omelie laicali a profusione, e altre sciccherie kikolatriche... e il 17 gennaio 2006 scrivevano a Benedetto XVI che tale loro liturgia personalizzata portava i fratelli «dalla tristezza all'allegria». Come uno spettacolino comico, come Stanlio e Ollio.

Anonimo ha detto...

Il cardinal Ruini interviene per il si al referendum, il cardinal Zuppi per il no.
Peccato per entrambi. Da troppo tempo la CEI si pronuncia su mille cose, anche importanti, ma non di sua competenza. Ci vorrebbe molta più prudenza, quando si tratta di questi temi, opinabili, e molto più coraggio quando sono in gioco principi non negoziabili ( ci stanno la vita, la guerra...). Alla fine ne risulta un chiacchiericcio diffuso e una sostanziale marginalità.
Altri tempi quelli in cui la CEI era guidata dal cardinal Siri.

Anonimo ha detto...

Domanda retorica: le conferenze episcopali a che servono? non le pare che abbiano troppo potere?

Anonimo ha detto...

Si puo'essere amici della Russia senza essere amici di Putin.
Perche' confondere la putinofobia con la russofobia ?

Anonimo ha detto...

Il problema che non si vuole capire resta il solito: nell’attuale sistema gli Stati sono dei simulacri in balia della moneta emessa a debito. La moneta non viene creata dagli Stati e nemmeno dalle banche centrali, bensì da banche private, espressione dei privati che le posseggono. Costoro creano denaro che diventa debito. Lo Stato che spende per costruire ponti o scuole o ospedali o comperare armi lo fa a debito e ci paga gli interessi. Per tenere bassi gli interessi bisogna avere bilanci in ordine e allora si aumentano tasse e balzelli, riducendo servizi e welfare. Alla fine i cittadini vengono spremuti e pochi arricchiscono vivendo di rendita. Se non si interrompe il circolo vizioso (il debito cresce non linearmente, ma esponenzialmente) e se non si ha il coraggio di limitare il potere che genera debito lucrandoci, non se ne esce. Solo che questo potere possiede i mezzi per costringere gli Stati a fare i suoi interessi: produce agricoltura e allevamento e cibo avvelenati e crea malattia; produce farmaci per malati cronici; produce armi e produce guerre per usarle. Produce cultura distorta per togliere vita e lucrare sulla morte. Ma a monte c’è il debito. Gli Stati sono dentro un corto circuito e usati. Gli USA hanno un debito pazzesco. Cercano di pagarlo affrontando alcuni aspetti, ma ancora non hanno il coraggio di affrontare la testa del serpente, che tenta di costringerli ancora alla guerra, come in Europa. Se non blocchiamo questi assatanati, lucreranno sulla distruzione che colpirà popoli interi.

Anonimo ha detto...

Sono totalmente e incondizionatamente d'accordo con Tommaso Merlo, qui sopra. L'Ucraina, come nazione, non è mai esistita. E' sempre stata parte della Russia, anzi, la Rus' nasce proprio a Kiev dalla fusione di elementi vichinghi con popolazioni slave. Le Russie, da sempre, sono composte dalla Grande Russia, dalla Piccola Russia (l'Ucraina) e dalla Russia Bianca (la Bielorussia). Il vero paese aggressore è l'Ucraina, con la sua intenzione di entrare nella Nato e piazzare missili USA a poche centinaia di chilometri da Mosca. L'Ucraina che è uscita dal golpe di Soros e del deep state USA del 2014, che ha aggredito e minacciato di genocidio i Russi di Odessa e del Donbass, che ha disciolto ben 11 partiti politici, ha assassinato decine di giornalisti e deputati dell'opposizione, chiuso giornali e televisioni. L'Ucraina che usa il terrorismo come modalità bellica: attacchi ai treni civili, l'attentato al Nord Stream, l'assassino della scrittrice e poetessa Darya Dughina e di altri esponenti russi e molto altro. Sì, l'Ucraina è uno stato terrorista.
Poi, onore a Putin: ha tirato fuori la Russia da una crisi storica, ha costruito una società patriottica e cristiana dove wokismi, trans-omosessualismi, gay pride e altre perversioni similari non sono ammesse.
Silente

Anonimo ha detto...

# Certi commenti filorussi sembrano veline di Radio Mosca.
E perché usare il termine "fobia", preso a prestito dal linguaggio del politicamente corretto?
La Russia ha le sue ragioni, è stata provocata. Ma ci vorrebbe più equilibrio in certi commenti.