Nella nostra traduzione da The Catholic Herald dom Alcuin Reid valuta il documento informativo del cardinale Arthur Roche e sostiene che la riforma liturgica post-conciliare non ha vacillato per mancanza di seminari, ma per la mancanza di una vera formazione liturgica.
Precedenti di e su Alcuin Reid a partire da qui. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.
Sull'inutilità della riforma liturgica
(e perché i seminari non sono la risposta)
Il documento informativo del Prefetto del Dicastero del Culto Divino, redatto per il Concistoro dei Cardinali e pubblicato la scorsa settimana, ha suscitato numerose critiche, e giustamente. È quantomeno ridicolo. Eppure non è affatto uno scherzo. Anzi, dato il suo status, necessita di una seria analisi critica.
Tuttavia, Sua Eminenza aveva assolutamente ragione quando scrisse che «l'applicazione della Riforma ha sofferto e continua a soffrire di una mancanza di formazione» (n. 8). Infatti, quando giustamente insisteva sul fatto che «nella riforma e promozione della Sacra Liturgia si deve anzitutto ricercare la piena e effettiva partecipazione [ actuosa participatio (vedi) ] di tutto il popolo, poiché essa è la prima e indispensabile fonte da cui i fedeli devono attingere il genuino spirito cristiano», la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II proseguiva affermando che «sarebbe vano sperare di realizzare [ actuosa participatio ] se i pastori stessi, per primi, non fossero profondamente permeati dello spirito e della forza della Liturgia e non si assumessero l'impegno di istruirli. È pertanto assolutamente necessario che si presti attenzione, in primo luogo, alla formazione liturgica del clero» ( Sacrosanctum Concilium , 14; corsivo aggiunto).
Ciò significa che una riforma liturgica, in continuità o meno con la tradizione liturgica ricevuta, e diciamolo chiaramente, i Padri conciliari chiedevano uno sviluppo della liturgia nella continuità, non la rottura radicale che abbiamo ricevuto, crollerebbe, come una casa costruita sulla sabbia, se non si facesse innanzitutto attenzione al lavoro di gettare le solide fondamenta necessarie attraverso un'ampia formazione liturgica.
Questo non è revisionismo "tradizionalista"; questo è ciò che hanno affermato i vescovi di tutto il mondo riuniti al Concilio Vaticano II. Erano consapevoli che qualsiasi speranza di realizzare la riforma da loro auspicata, cioè l'effettiva partecipazione alla Sacra Liturgia, moderatamente riformata, era del tutto vana se non si curava in primo luogo la formazione liturgica.
A più di sessant'anni di distanza, assistiamo allo spettacolo dell'attuale Prefetto del Dicastero competente che afferma con nonchalance che la riforma promulgata "ha sofferto e continua a soffrire" per la mancanza di quest'unica cosa considerata essenziale. Non ha detto che la riforma liturgica sia stata infruttuosa o inutile, ma la sua ammissione consente certamente un esame della questione, così come il riconoscimento di questa stessa mancanza nella Lettera apostolica Desiderio desideravi del 2022.
Studi statistici seri indicano che in Occidente la maggior parte dei cattolici non tenta nemmeno di partecipare alla liturgia, ovvero semplicemente non va a Messa. Ci sono sicuramente molte ragioni per questo, ma la realtà è che il nuovo prodotto commercializzato come la panacea definitiva, appositamente concepito affinché "l'uomo moderno" possa partecipare pienamente e fruttuosamente, ovvero la liturgia moderna, semplicemente non ha riempito i banchi. Bisogna fare qualcosa. Sei decenni sono un periodo lungo per un edificio senza le fondamenta necessarie.
Sua Eminenza riconosce almeno l'"urgenza di affrontare" la questione. Propone "seminari per 'dare vita a quella formazione dei fedeli e a quel ministero dei pastori che avrà il suo culmine e la sua fonte nella liturgia'" (n. 8). Con tutto il rispetto per il Cardinale Prefetto e i suoi redattori, i seminari non sono la risposta. Anche se si potesse ordinare al clero di essere presente e si potessero invogliare alcuni laici, uomini e donne, a partecipare, questi non farebbero altro che parlare della liturgia. Questo potrebbe fare del bene, ma in realtà la formazione liturgica si ottiene vivendo la liturgia, non parlandone. Lo "spirito e la forza della liturgia" che la Sacrosanctum Concilium ha insistito nel trasmettere innanzitutto al clero non possono essere impartiti con l'imposizione di un regime vaccinale. No, viviamo, e viviamo della Sacra Liturgia, per osmosi, non per vaccinazione.
Studiando questa questione alla Sacra Liturgia 2013 a Roma, ho ricordato la bella riflessione su questa realtà scritta dal cardinale Ratzinger, che descriveva il suo fascino per la liturgia da giovane e il suo graduale risveglio alla sua realtà, reso possibile dal dono dei messali bilingui man mano che cresceva:
“Ogni nuovo passo nella Liturgia era per me un grande evento. Ogni nuovo libro che mi veniva donato era qualcosa di prezioso per me, e non avrei potuto sognare nulla di più bello. Era un'avventura avvincente addentrarmi gradualmente nel misterioso mondo della Liturgia che si svolgeva davanti a noi e per noi lì sull'altare. Mi diventava sempre più chiaro che stavo incontrando una realtà che nessuno aveva semplicemente pensato, una realtà che nessuna autorità ufficiale o grande individuo aveva creato.
Questo misterioso tessuto di testi e azioni era cresciuto dalla fede della Chiesa nel corso dei secoli. Portava in sé tutto il peso della storia e, allo stesso tempo, era molto più che il prodotto della storia umana. Ogni secolo vi aveva lasciato il suo segno. Non tutto era logico. Le cose a volte si complicavano e non era sempre facile orientarsi. Ma proprio questo rendeva l'intero edificio meraviglioso, come la propria casa.
Naturalmente, il bambino che ero allora non ne comprendeva ogni aspetto, ma intrapresi il cammino della Liturgia, e questo divenne un continuo processo di crescita verso una grande realtà che trascendeva ogni individuo e ogni generazione, una realtà che divenne per me occasione di sempre nuovo stupore e scoperta. L'inesauribile realtà della liturgia cattolica mi ha accompagnato in tutte le fasi della vita, e quindi dovrò parlarne ancora e ancora." ( Pietre miliari: Memorie 1927–1977 , pp. 19–20)
Questo ragazzo aprì e varcò volentieri una piccola porta nel frutteto della Sacra Liturgia della Chiesa, riccamente ricoperte. Come sacerdote, vescovo e papa, i suoi occhi, spalancati dall'eccitazione e dalla gioia alla prima scoperta di queste ricchezze, non si socchiusero mai e non si stancarono mai del processo di impregnazione più profonda dello spirito e della potenza della liturgia. Questa scoperta lo introdusse a Cristo stesso, vivo e operante nella Sua Chiesa attraverso i suoi riti sacri. Quando siamo entrati in una relazione simile, come possiamo stancarci?
Questo, dunque, è lo spirito e la potenza della liturgia in cui dobbiamo essere formati: uno spirito che ci pone delle esigenze, certamente, e che richiede la nostra conformità a percorsi e pratiche stabiliti, a volte apparentemente antiquati; uno spirito le cui discipline e il cui linguaggio devo imparare e a cui devo sottomettermi umilmente; eppure uno spirito i cui percorsi conducono alla gioiosa scoperta e celebrazione di Cristo vivo e operante nella sua Chiesa, e che ci nutre alla fonte stessa di tutto ciò di cui abbiamo bisogno per perseverare nella nostra vita e missione cristiana quotidiana; uno spirito che ci dà un assaggio e un appetito per l'eterno, e che ci plasma e ci sostiene qui sulla terra finché non saremo chiamati a condividere insieme la gioia infinita della liturgia celeste.
Questo è uno spirito più facilmente "catturabile" che "insegnabile", vivendolo e non ricevendone lezioni, catturato dalle mani giunte in un modo usato solo per la preghiera, dalle ginocchia piegate in adorazione, dalle voci alzate nella disciplina del canto della Chiesa, attraverso il corpo profondamente inchinato, attraverso i segni della croce fatti, nelle ceneri accettate sulla nostra fronte, attraverso l'acqua spruzzata su di noi e in tanti altri modi.
Questo è uno spirito che ogni chierichetto un tempo assorbiva impercettibilmente quando, arrivato forse con la fretta tipica della gioventù, indossava la cotta prima della Messa e poi assisteva il sacerdote nella vestizione, assistendo a preghiere silenziose che lo umiliavano e gli ricordavano quotidianamente, a lui semplice uomo, la sua alta vocazione. Tutto questo avveniva in una sacrestia avvolta in un silenzio che poteva essere interrotto solo in caso di urgenza. Questo silenzio, presente anche nelle nostre chiese prima della Sacra Liturgia, irradiava il fatto che stavamo per dedicarci ad atti sacri. Colmava la nostra fretta, filtrava le nostre numerose distrazioni e ci permetteva di entrare più pienamente e più fruttuosamente nell'atto liturgico.
Tali pratiche sono talvolta considerate oggi come reliquie di un'epoca passata. I gesti corporei che usiamo, il nostro insolito uso dell'acqua santa o delle ceneri, l'indossare la cotta, la recita delle preghiere per la vestizione: niente di tutto ciò è comandato dalla Legge Divina, né lo è il mantenimento di un silenzio reverenziale. Ma sono mezzi preziosi e collaudati per un fine più che degno. Queste, e tante altre piccole usanze, piccoli sacramentali che incarnano il nostro amore per Dio, servono come piccoli ma potenti passi nella formazione liturgica iniziale e permanente, ed è così che raggiungono la loro importanza. Essi rivelano, irradiano e proteggono lo spirito della liturgia e, conformandoci e immergendoci nell'azione di Cristo nei e attraverso i Suoi riti sacri, facilitano la potenza della Sacra Liturgia, la potenza di Cristo stesso, che opera con maggiore efficacia nelle nostre vite e quindi nel nostro mondo.
Pertanto, vorrei rispettosamente suggerire a Sua Eminenza, e alle Loro Eminenze per le quali è stato redatto il suo documento informativo, che invece di pianificare e stanziare fondi per seminari, per quanto consolante possa essere un simile sforzo palliativo, l'urgente lavoro di formazione liturgica sarebbe meglio servito investendo nella ricca e riverente celebrazione dei riti liturgici. Sono loro che ci formano.
La nota informativa del Cardinale Prefetto sembrava in gran parte dimenticare il pontificato del ragazzo sopra descritto, ma ha prodotto due documenti significativi che hanno contribuito, e potrebbero ancora contribuire, molto alla formazione liturgica di cui c'è così disperatamente bisogno. Il primo, l'Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis (22 febbraio 2007), è un eccellente punto di partenza per la riscoperta dello spirito e della forza della liturgia, in particolare della sua insistenza sull'“ars celebrandi”, “frutto della fedele adesione alle norme liturgiche in tutta la loro ricchezza” (n. 38). Non si tratta di rigido rubricismo o di un minimalismo canceroso. È fedeltà amorevole e generosa. E, come molti sacerdoti possono attestare, funziona sia nei riti più recenti che in quelli più antichi.
Il secondo documento è, naturalmente, il Summorum Pontificum (7 luglio 2007), che ha sottolineato il bene perenne per la Chiesa dei riti liturgici più antichi. È certamente possibile celebrare qualsiasi rito con parsimonia e, sì, l' usus antiquior ha altrettanto bisogno dell'ars celebrandi quanto l'usus recentior. Ma i riti più antichi non sono stati modificati dalle ideologie di coloro che hanno prodotto quelli più recenti dopo il Concilio. (Confrontate le preghiere per la Quaresima in entrambi i messali e vedrete la differenza e la mancanza di formazione alla preghiera, al digiuno e all'elemosina presente in quelli moderni). Vale a dire che, quando celebrati nel miglior modo possibile, i riti più antichi hanno molto di più da offrire. La formazione che impartiscono è tanto più ricca.
Forse è per questo che Papa Benedetto XVI ha parlato della possibilità di un “arricchimento reciproco” quando ha scritto del Summorum Pontificum (Lettera, 7 luglio 2007), i cui frutti possono essere attestati sia dal clero che dai laici. Ciò spiega anche in parte il fenomeno da lui rilevato quando ha osservato che “è stato chiaramente dimostrato che anche i giovani hanno scoperto questa forma liturgica, ne hanno sentito il fascino e vi hanno trovato una forma di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia, particolarmente adatta a loro”. Le persone semplicemente ottengono di più da qualcosa in cui c'è di più disponibile.
Questo fenomeno sottolinea una realtà poco compresa. Gli stessi artefici della nuova liturgia avevano decenni di formazione liturgica nell'usus antiquior. Padre Bugnini e Papa Paolo VI celebrarono i riti più antichi per gran parte della loro vita. Con tale formazione, avevano basi sufficienti per immaginare riti semplificati che avrebbero nutrito e formato sufficientemente le persone. Ciò che non videro, tuttavia, è che a loro volta i riti più nuovi, a causa del loro "snellimento", per dirla con garbo, non avrebbero impartito la formazione necessaria per permeare le generazioni future dello spirito e della potenza della liturgia. Da qui l'"urgenza" di Sua Eminenza oggi.
Non possiamo tornare indietro nel tempo e riparare ai danni degli ultimi sessant'anni, ma possiamo cercare di essere come il saggio scriba istruito per il Regno dei Cieli, che sa quando estrarre "dal suo tesoro cose nuove e cose antiche" (Mt 13,52). Pertanto, se vogliamo formare le persone allo spirito e alla potenza della liturgia, coltiveremo l'ars celebrandi in ogni rito liturgico che celebriamo. E consentiremo ai riti liturgici più antichi di nuovo la libertà di formare, attrarre e sostenere coloro che desiderano attingere alle loro ricchezze. Permetteremo anche che si verifichi un arricchimento reciproco. Questo, e non i seminari, è ciò che è assolutamente imperativo se non vogliamo che la riforma liturgica si riveli vana.
Romano Guardini ha scritto molto sulla formazione liturgica, ma di tutto ciò che ha scritto, il suo piccolo libro "Segni Sacri" è quello di maggior impatto. La sua riflessione sul gesto semplice e ripetuto del segno della croce mi sembra catturare l'essenza dello spirito della liturgia:
“Quando ci facciamo il segno della croce, facciamolo con un vero segno della croce. Invece di un gesto piccolo e angusto che non dà alcuna idea del suo significato, facciamo un segno ampio e senza fretta, dalla fronte al petto, da spalla a spalla, sentendo consapevolmente come include tutto di noi, i nostri pensieri, i nostri atteggiamenti, il nostro corpo e la nostra anima, ogni parte di noi in una volta, come ci consacra e ci santifica.
Lo fa perché è il Segno dell'universo e il segno della nostra redenzione. Sulla croce Cristo ha redento l'umanità. Con la croce santifica l'uomo fino all'ultimo brandello e fibra del suo essere. Facciamo il segno della croce prima di pregare per raccoglierci e ricomporci e per fissare la nostra mente, il nostro cuore e la nostra volontà su Dio. Lo facciamo quando finiamo di pregare per poter conservare saldamente il dono che abbiamo ricevuto da Dio. Nelle tentazioni ci segniamo per essere rafforzati; nei pericoli, per essere protetti. La croce è segnata su di noi nelle benedizioni affinché la pienezza della vita di Dio possa fluire nell'anima e fecondarci e santificarci completamente.
Pensa a queste cose quando ti fai il segno della croce. È il più sacro di tutti i segni. Traccia una grande croce, prendendoti del tempo, pensando a ciò che fai. Lascia che coinvolga tutto il tuo essere, corpo, anima, mente, volontà, pensieri, sentimenti, il tuo fare e il tuo non fare, e segnandolo con la croce rafforza e consacra il tutto nella forza di Cristo, nel nome del Dio uno e trino.
Questo è lo spirito della liturgia, senza il quale ogni riforma sarà davvero vana. Questo è lo spirito che dobbiamo recuperare con tanta urgenza oggi. Questo è lo spirito di cui tutte le nostre celebrazioni liturgiche devono vivere e formare ciascuno di noi.
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Dom Alcuin Reid è priore del Monastère Saint-Benoît di Brignoles, Francia, e studioso della liturgia di fama internazionale.
La sua opera principale, "Lo sviluppo organico della liturgia" (Ignatius, 2005), ha una prefazione del cardinale Joseph Ratzinger.
Questo articolo si basa sul suo articolo “Completamente permeato dello spirito e della potenza della Liturgia” – Sacrosanctum Concilium e formazione liturgica, presentato alla Conferenza Internazionale Sacra Liturgia tenutasi a Roma nel 2013 e pubblicato in
La sacra liturgia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa (Ignatius, 2014)

16 commenti:
Seminari per formare alla deforme riforma liturgica? Anche no.
Siamo alle solite... comiche. Le cause della crisi sarebbero le (in realtà quasi inesistenti) resistenze di fronte alla rivoluzione, la sua non convinta applicazione, un clero non abbastanza modernista e protestantico, quei quattro gatti dei tradizionalisti che testardamente non si piegano perché difettano di senso ecclesiale.
E allora dobbiamo intervenire sulle menti tabula rasa dei seminaristi, perché finora il lavaggio del cervello ha funzionato limitatamente, anzi la nostra rivoluzione liturgica sembra essere rigettata in particolar modo dai giovani preti...
Questo si legge fra le righe del testo del cardinal Roche. Che Papa Bob certamente sottoscriverà, con buona pace di tutti coloro che si affannano a "dargli tempo" prima di giudicare il suo operato.
Beh, che la riforma liturgica sia solida per mancanza di formazione è quasi un'ovvietà.
Di questo ho parlato con due parroci diversi a distanza di tempo, entrambi hanno detto la stessa cosa: occorre una formazione approfondita per reintrodurre a tappeto quella vecchia, e non è semplice.
La prima volta avevo chiesto al mio parroco di allora perchè non sarebbe stato possibile celebrare la messa in latino quando Giovanni Paolo II diede involontariamente la stura a polemiche celebrando a Trieste una messa mezza in sloveno (su Il Giornale apparve il titolo "Trieste gelida con il Papa che plaude agli sloveni"): dopo una premessa in base alla quale non sarebbe in linea di principio vietato, per il N.O. il latino sarebbe una lingua come un'altra, il sacerdote aveva messo l'accento sulla formazione.
La seconda volta in cui ho chiesto chiarimenti è stata poco dopo il Traditionis custodes, la risposta è stata pressochè uguale: bisogna curare la formazione e in quella direzione oggi non lo si fa.
Il mio parroco attuale, per motivi anagrafici, ha celebrato sempre e solo in N.O. e pure la parrocchiale, ricostruita pesantemente dopo i danni (invero ridotti) del terremoto del 1976, permette la celebrazione solo in N.O.
Invito a meditare l'articolo proposto da Aldo M. Vallo nel suo blog:https://www.aldomariavalli.it/2026/01/28/ecumenismo-e-sinodalita-ecco-perche-leone-ha-saldato-i-due-concetti-e-ha-dato-una-scadenza/
Quello che era il progetto ottocentesco manifestato dall'ATA VENDITA MASSONICA , oltre a prevedere un governo mondiale, era la realizzazione della religione mondiale, che doveva essere realizzato solo quando le gerarchie cattoliche, compreso il Papa, fossero state saldamente controllate. Da Giovanni XXIII ad oggi questo si è pienamente concretizzato ed ora siamo alla catastrofe finale. Alessandro da Roma
"permette la celebrazione solo in N.O."
Pourquoi?
Per grazia di Dio, quando siamo potuti andare con la Fondazione Lepanto a visitare la
Sacra Sindone esposta in quel di Torino, il Sacerdote che ci accompagnava si era portato
dietro il necessario per la celebrazione della Messa di sempre e, per il resto, girava intorno all'altare e celebrava coram Deo, come sempre. Con gratitudine Laus Deo!
Nella mia Parrocchia dove sono presenti tutti i movimenti, con preghiere proprie,
avendo conosciuto l'IBP chiesi al mio Parroco la grazia di invitare questi Sacerdoti
almeno una volta al mese, come gia' i Padri prestavano altrove; la risposta fu :"Nessuno capisce piu' il latino e del resto solo io ho fatto il Liceo classico ma gli altri preti, no".
Uso' questo verbo "capire" e l'argomento fu chiuso.
Altra volta tornai alla carica con un'altra proposta : portai una scatola di Coroncine
del Rosario proponendo la recita dello stesso o almeno una decina per i bambini, prima del Santo Sacrificio della Messa (così come si faceva quando io ero bambina) onde evitare il chiacchiericcio ed invitare al mistero; anche questa proposta non venne accolta. Di contro si lascia campo libero ai movimenti .
Qualcuno provi a spiegargli che la riforma liturgica non era né necessaria, né utile.
La liturgia tradizionale andava benissimo: sarebbe bastato osservare come la celebrava un padre Pio anziché un qualsiasi prete "rivoluzionario", per capire che la riforma non era né utile, né necessaria.
E provi pure a ricordargli che tutte le novità (come la "comunione sulla mano") erano state surrettiziamente introdotte nei seminari, case di formazione, istituti religiosi, proprio per tener pronto "l'esempio" da infliggere al popolo bue. Spacciate per privilegio specialissimo, così da titillare la vanità dei più. Che una volta divenuti preti e suore, avrebbero trovato "normale" e addirittura "consigliabile" introdurre tali novità.
Ma no Alessandro, non disperiamoci, perché Dio vede e provvede e, quando arriveremo al 90° minuto, allora si farà vivo, interverrà e placherà la tempesta, come in quella parabola. Ha letto l' articolo "La mano invisibile" di Antonio Margheriti, il Mastino, che ho postato l'altro ieri? Lì è spiegata bene la tattica di NSGC, quelle che amo definire "le contromosse della Divina Provvidenza" che, quando tutto sembra perduto, spiazzano il diavolo e i suoi disgraziati collaboratori, celesti e terrestri, e li sconfiggono con le loro stesse armi, con i loro malvagi progetti. Coraggio quindi, e LJC Catholicus
Il 28 gennaio la Chiesa cattolica romana celebra San Tommaso d'Aquino, il teologo del XIII secolo che ha dimostrato che la fede cattolica è in armonia con la filosofia e con tutti gli altri rami della conoscenza.
IlGiovanni Paolo II, nella sua lettera del 1998 "Fides et Ratio", diceva che San Tommaso "aveva il grande merito di dare il giusto posto all'armonia che esiste tra fede e ragione", sapendo che "sia la luce della ragione che la luce della fede provengono da Dio... Pertanto non può esserci contraddizione tra di loro. ”
Tommaso nacque nel 1225 in una nobile famiglia, avendo parenti tra i governanti del Sacro Romano Impero. Suo padre Landulfo era il conte di Aquino e sua madre Teodora, contessa di Teano. All'età di cinque anni Tommaso fu inviato a studiare a Monte Cassino, l'abbazia fondata da San Benedetto.
Le doti intellettuali e la serietà del ragazzo colpirono i monaci, che esortarono il padre a collocarlo in un'università entro i 10 anni. All'Università di Napoli, ha imparato filosofia e retorica, avendo cura di preservare la sua morale contro la corruzione da parte di altri studenti.
Si dice che un eremita, prima della nascita di Tommaso, abbia detto a Teodora che avrebbe avuto un figlio che sarebbe entrato nell'Ordine Domenicano "e sarà così grande la sua conoscenza e la sua santità che ai suoi giorni nessuno si troverà ad eguagliarlo. ” Nella sua adolescenza, l'amicizia di Tommaso con un santo domenicano lo ispirò ad unirsi a loro.
La sua famiglia, tuttavia, non immaginava il giovane brillante come un predicatore senza un soldo e casto. I suoi fratelli lo rapirono ai domenicani, lo portarono al castello di famiglia, e a un certo punto mandarono persino una donna a sedurlo, che Tommaso ha cacciato brandendo un attizzatoio dal camino.
Sotto la pressione del Papa e del Sacro Romano Imperatore, i fratelli di Tommaso gli permisero di fuggire dalla prigionia. Viaggiò a Roma e ricevette la benedizione del Papa sulla sua vocazione, che lo avrebbe presto portato a Parigi per studiare con il teologo in seguito canonizzato come Sant'Alberto Magno.
Segue
L'atteggiamento silenzioso di Tommaso ha fatto sì che altri studenti lo soprannominassero "il bue stupido". Alberto, tuttavia, scoprì che il giovane era un pensatore brillante, e proclamò: "Lo chiamiamo il bue stupido, ma lui darà un tale contributo all'apprendimento che verrà ascoltato in tutto il mondo. ”
All'età di 23 anni, Tommaso insegnava accanto al suo mentore all'università di Colonia. Nel 1248 pubblicò i suoi primi commenti sul filosofo greco pre-cristiano Aristotele, le cui intuizioni sulla natura, la logica e la metafisica avrebbero informato il suo approccio alla teologia cattolica.
Verso la metà del secolo Tommaso fu ordinato al sacerdozio, e dimostrò grande riverenza per la liturgia e la bravura di omilista. In linea con il carisma della predicazione dell'ordine domenicano, si sforzò di portare la propria famiglia ad una pratica sincera della fede, e ci riuscì in gran parte.
Le conquiste più note di San Tommaso, tuttavia, sono le sue opere di teologia. Tra queste figurano la Summa Contra Gentiles, il Compendium Theologiae e la grande Summa Theologica - che fu posta sull'altare insieme alla Bibbia al Concilio di Trento del XVI secolo come riferimento durante le discussioni.
Nel dicembre 1273, tuttavia, lo studioso proclamò che non poteva più scrivere, a seguito di un'esperienza mistica in cui disse di aver "visto cose che fanno sembrare i miei scritti paglia. ” Ma rispettò la richiesta di partecipare al Concilio di Lione per aiutare a riunire le chiese latine e greche.
Sulla strada, tuttavia, Tommaso si ammalò e si fermò in un'abbazia cistercense. I monaci lo trattarono con riverenza, e fu a loro che dettò un'opera finale di teologia: un commento al Cantico dei Cantici dell'Antico Testamento.
Il santo però non visse fino a finire questo commento. Verso la morte, fece un'ultima confessione e chiese che gli fosse portata l'Eucaristia. In sua presenza, dichiarò: "Ti adoro, mio Dio e mio Redentore... per il cui onore ho studiato, lavorato, predicato e insegnato. ”
"Spero di non aver mai espresso alcun principio come la tua parola, che non abbia imparato da te", disse a Dio, prima di fare la sua ultima comunione. "Se per ignoranza ho fatto altrimenti, revoco tutto, e sottopongo tutti i miei scritti al giudizio della santa Romana Chiesa. ”
Le sue ultime parole sono state rivolte a uno dei cistercensi che ha chiesto una parola di guida spirituale. "Siate certi che chi cammina sempre fedelmente alla presenza di Dio, sempre pronto a rendergli conto di tutte le sue azioni, non sarà mai separato da lui consentendo al peccato".
San Tommaso d'Aquino morì il 7 marzo 1274. Fu canonizzato nel 1323 e nominato Dottore della Chiesa nel 1567. Nel 1965 il Concilio Vaticano II insegnò che i seminaristi dovrebbero imparare "sotto la guida di San Tommaso", al fine di "illuminare il più possibile i misteri della salvezza. ”
"Nel 1965 il Concilio Vaticano II insegnò che i seminaristi dovrebbero imparare "sotto la guida di San Tommaso", al fine di "illuminare il più possibile i misteri della salvezza."
Addirittura? Nel post-concilio invece San Tommaso fu cancellato dai programmi di studio seminariali e rimpiazzato con Rahner, Congar, deLubac, Teologia della Liberazione, Bultmann e compagnia bella. Tutto ciò che veniva prima del concilio era da buttare a mare.
Catastrofe finale non ancora, ma molto vicini ad essa. Coraggio però, la "ricostruzione" è già partita. E tutti dobbiamo contribuirvi, oltre che con la preghiera anche con l'azione.
PREGHIERA ALLA MADONNA
di San Tommaso d'Aquino
(festa: 28 gennaio)
Beatissima e dolcissima Vergine Maria, Madre di Dio, tutta piena di bontà, figlia del Re dei cieli, Signora degli Angeli e Madre dei credenti: oggi e per tutti i giorni della mia vita ripongo nelle tue mani pietose il mio corpo e la mia anima, e tutti i miei atti: pensieri, volontà, desideri, parole e opere, tutta la mia vita e la mia morte, affinché, per tua intercessione, siano ordinati al bene, conformi alla volontà del tuo diletto Figlio e Signore nostro Gesù Cristo; e Tu, Signora mia santissima, sii per me aiuto e conforto contro le insidie e le astuzie dell’antico avversario e di tutti i nemici della mia anima.
Dal tuo diletto Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, degnati di ottenermi la grazia con cui possa resistere alle tentazioni del mondo, della carne e del demonio, e mantenere sempre fermo il proposito di non più peccare, e di perseverare invece nel servizio tuo e del tuo diletto Figlio.
Ti supplico pure, Signora mia santissima, di impetrarmi una vera obbedienza e una vera umiltà di cuore, perché mi riconosco misero e fragile peccatore, incapace non solo di compiere qualsiasi opera buona, ma anche di resistere alle ricorrenti tentazioni, senza la grazia e l’aiuto del mio Creatore e le tue sante preghiere.
Ottienimi, Signora mia dolcissima, una costante castità di mente e di cuore, perché possa con cuore puro e corpo casto servire al tuo Figlio e a te, nel tuo diletto Ordine.
Ottienimi da Lui una volontaria povertà con pazienza e tranquillità di spirito perché possa sostenere gli impegni del mio stato, e lavorare per la salvezza mia e del mio prossimo.
Ottienimi ancora, Signora dolcissima, una verace carità, perché ami con tutto il cuore il tuo Sacratissimo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo; e te, dopo di Lui, sopra ogni altra creatura; e il prossimo in Dio e per Dio, sì da godere del suo bene, soffrire del suo male, non disprezzare né giudicare temerariamente alcuno, né preferirmi ad alcuno nel segreto del mio cuore.
Fa’ ancora, Regina del cielo, che custodisca sempre nel mio cuore l’amore e il timore del tuo dolcissimo Figlio; che di continuo renda grazie per i tanti benefici concessimi non per mio merito, ma per sua bontà; che faccia una confessione pura e sincera e una vera penitenza dei miei peccati, per meritare la sua Misericordia e la sua grazia.
Infine, ti prego perché al termine della mia vita, Tu che sei Madre impareggiabile, porta del cielo e avvocata dei peccatori, non permetta che io, indegno tuo servo, possa deviare dalla fede cattolica; ma soccorrimi con la tua grande bontà e Misericordia, difendimi dagli spiriti del male e infondimi speranza nella gloriosa Passione del tuo Figlio benedetto; ottienimi anche con la tua intercessione il perdono dei miei peccati e, concedendomi di spirare nel tuo e nel suo Amore, dirigimi sulla via della salvezza e della gloria eterna.
Amen.
✝️ 28 gennaio, San Pietro Nolasco, Confessore (+ 1256).
“San Pietro Nolasco Confessore, Fondatore dell’Ordine della beata Vergine Maria della Mercede per la redenzione degli schiavi : si addormentò nel Signore il venticinque Dicembre”.
O Vergine Santissima della Mercede, Tu che per pietà verso i miseri schiavi cristiani, scendesti dal Cielo, ingiungendo a S. Pietro Nolasco di fondare un Ordine religioso che, con voto eroico, attendesse alla loro liberazione, deh! ti muova a pietà lo stato di tanti che giacciono sotto la più dura schiavitù, quella del peccato. Liberali, o Vergine Santa, e concedi loro la libertà dei figli di Dio! Minacciati, come siamo, dalla stessa schiavitù, anche per noi risplenda la tua pietà, o Vergine Santissima della Mercede! Tu che conosci l’insufficienza nostra nelle dure lotte contro il comune nemico, accorri in nostro aiuto, rinsalda le nostre vacillanti volontà, donaci la vittoria. Su Te, Madre nostra Santissima, sono riposte le nostre speranze. Da Te ci aspettiamo il trionfo finale per raggiungere il Paradiso e sciogliere un cantico di gloria e di ringraziamento a Te che ne sei la Regina. Così sia.
No. La Chiesa Cattolica Apostolica Romana celebra la festa di San Tommaso d'Aquino il 7 marzo.
C.S.P.B. = Crux Sancti Patris Benedicti (Croce del Santo Padre Benedetto)
C.S.S.M.L. = Crux Sacra Sit Mihi Lux (la Santa Croce sia la mia luce)
N.D.S.M.D. = Non Draco Sit Mihi Dux (non sia il demonio il mio condottiero)
V.R.S. = Vade Retro, Satana! (allontanati, satana!)
N.S.M.V. = Numquam Suade Mihi Vana (Non mi attirare alle vanità)
S.M.Q.L. = Sunt Mala Quae Libas (sono mali le tue bevande)
I.V.B. = Ipse Venena Bibas (bevi tu stesso i tuoi veleni)
Buffo che segua il calendario rivoluzionario
Il cardinale di Colonia Woelki NON parteciperà alla prossima riunione dell'Assemblea sinodale tedesca, dichiarando:
'La sinodalità senza evangelizzazione è semplicemente inconcepibile'
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