Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 27 settembre 2026

In Illo tempore/ la 18ª Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella corrispondente celebrazione domenicale [qui]. Oggi un richiamo particolare a rafforzare la fede e l'azione conseguente, con l'aiuto della grazia chiesta e condivisa. 

In Illo tempore/ La 18ª Domenica dopo Pentecoste

Mentre l'estate cede il passo all'autunno nelle terre dove si è formato l'anno liturgico romano, la Chiesa volge la nostra attenzione al raccolto e al giudizio finale. L'accorciarsi delle giornate conferisce una certa urgenza all'Epistola della diciottesima domenica dopo Pentecoste. San Paolo ringrazia Dio per la grazia elargita ai Corinzi, mentre attendono «la rivelazione del nostro Signore Gesù Cristo» (1 Cor 1,7). Tale rivelazione, l'apocalisse, deve ancora venire. Nel frattempo, nel Vangelo, una casa affollata a Cafarnao diventa teatro di una rivelazione più intima. Cristo afferma di avere l'autorità terrena di perdonare i peccati, e un uomo che era stato portato in sua presenza torna a casa portando il proprio letto.

Domenica XVIII dopo la Pentecoste (Da pacem, Dómine, sustinéntibus te)

La Liturgia di oggi è un'aspirazione al Cielo, dimora di Dio e dei suoi eletti. A questa accennano le invocazioni dell'Introito e del Graduale. L’Alleluia è quello delle Domeniche dopo l’Epifania, che annunziava l’ingresso dei Gentili nel regno dei cieli. Noi raggiungeremo la beata Casa di Dio se, corrispondendo ai suoi doni, vivremo nell'integrità della Fede e nella santità dei costumi finché giunga il tempo del premio (Epistola). Se lungo il nostro cammino terreno cadremo nella paralisi della colpa, Dio, Sempre misericordioso, è pronto a concederci il suo perdono (Vangelo) nel sacramento della Penitenza. Qui trovate l'Ordinario e qui il  Proprio della Santa Messa di oggi.

Domenica XVIII dopo la Pentecoste
(Da pacem, Dómine, sustinéntibus te)

Intróitus
Eccl. 36, 18 - Da pacem, Dómine, sustinéntibus te, ut prophǽtæ tui fidéles inveniántur: exáudi preces servi tui, et plebis tuæ Israël.
Ps. 121, 1 - Lætátus sum in his, quæ dicta sunt mihi: in domum Dómini íbimus. 
Glória Patri…

Eccl. 36, 18 - Da pacem, Dómine, sustinéntibus te...

Orátio
Dírigat corda nostra, quǽsumus, Dómine, tuæ miseratiónis operátio: quia tibi sine te placére non póssumus. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. M. - Amen.
Introito
Eccl. 36, 18 - O Signore, dà pace a coloro che sperano in Te, e i tuoi profeti siano riconosciuti fedeli: ascolta la preghiera del tuo servo e del popolo tuo Isræle.
Sal. 121, 1 - Mi rallegrai per ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. 
Gloria al Padre…
Eccl. 36, 18 - O Signore, dà pace a coloro che sperano in Te,…

Colletta
 Te ne preghiamo, o Signore, l’azione della tua misericordia diriga i nostri cuori: poiché senza di Te non possiamo piacerti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli. M. - Amen.

Il Paralitico che porta il suo letto
è il soggetto del Vangelo di oggi e dà il nome alla decimaottava domenica dopo Pentecoste. Si è notato che l'ordine del Messale colloca questa domenica dopo le quattro Tempora di autunno. Non discuteremo coi liturgisti del Medio Evo, per sapere se ciò si deve al fatto di aver preso il posto della domenica che seguiva sempre l'ordinazione dei sacri ministri, nel modo che altrove abbiamo spiegato (Sabato delle quattro Tempora d'Avvento). Antichissimi manoscritti, Sacramentari e Lezionari la chiamano con questo nome, usando la formula ben nota: Dominica vacat [1].

sabato 26 settembre 2026

Memento per il 29 / Messa in San Pietro per San Michele

L'abbiamo annunciata qui.
Festa di San Michele Arcangelo
Martedì 29 settembre 2026, ore 7,00
Santa Messa solenne
Basilica di S. Pietro in Vaticano
Cappella di S. Michele
“… supplíciter deprecántes: ut eásdem, angelico pro nobis intervéniente suffrágio…”
(Missale Romanum, Secreta in Dedicatione S. Michaelis Archangeli)

Chi vorrà potrà farsi trovare per le ore 6.40 alla Porta del Perugino. Un incaricato accompagnerà i presenti fino alla Cappella di S. Michele per via agevolata.

La soluzione c'è e ha un nome: santità

Continuano le esortazioni di Mons. Strickland. Il vero rinnovamento non nasce dai sinodi, dalle riforme e dagli slogan, ma da anime che rinunciano a sé stesse e vivono fino in fondo la volontà di Dio. Qui l'indice dei precedenti.

La soluzione c'è e ha un nome: santità

Non si può fingere di possedere il profumo della santità. Esso proviene solo dal grano macinato, dall'olio versato, dalla morte nascosta dell'io. La santità è il profumo di un'anima che non dice più "la mia volontà", ma solo "la tua volontà". La santità non è rumorosa. Non si pubblicizza. Ma quando entra in una stanza, i demoni tremano e gli angeli si avvicinano. È il profumo del sacrificio, l'aroma di Cristo che "ci ha amati e ha dato sé stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio di soave profumo" (Efesini 5:2). La riconosci quando la incontri. È la presenza silenziosa di una nonna che prega tutta la notte per i suoi figli ribelli. È la vita nascosta di un'anima consacrata che ha rinunciato a ogni comodità per appartenere interamente a Dio. È l'uomo mite che perdona una grave ferita e non ne parla, perché la porta con sé all'altare.

La libertà della liturgia tradizionale appartiene alla libertà della Chiesa

Ringrazio per la segnalazione don Claude Barthe. Il suo articolo apparso su Res Novae – Perspectives romaines nell'agosto scorso, alimenta le prospettive sulla liturgia tradizionale, di grande attualità e da noi particolarmente sentite. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

La libertà della liturgia tradizionale appartiene alla libertà della Chiesa

La settimana scorsa era quella del 14 luglio[1], dove tra le fanfare dei garden-party macroniani è stata celebrata la «libertà» conquistata con la presa della Bastiglia. Noi che rivendichiamo la libertà della liturgia tradizionale, affermiamo che tale libertà non ha niente a che spartire con la libertà del 14 luglio. Sì, perché secondo alcuni – in particolare i sociologi della religione, come Danièle Hervieu-Léger – i difensori della liturgia tradizionale sarebbero in realtà anch’essi dei «moderni»: nemici di quell’autorità che a parole ossequiano, agiscono sempre e solo di proprio arbitrio. Le cose, in realtà, non stanno così. È vero che nella nostra situazione paradossale questa tentazione può esistere, tanto la modernità è pervasiva. Per non soccombervi, o per non dare l’impressione di farlo generando con ciò stesso scandalo, è importante possedere idee chiare e princìpi saldi.

Vi sono due punti da considerare:
  • Quello dell’azione concreta, dove ci troviamo a dire: dal momento che la riforma liturgica permette mille cose in diecimila varianti, per quale ragione non dovrebbe permettere anche di celebrare secondo la liturgia precedente? Dal punto di vista liturgico, e non solo liturgico (vedi la difficoltà di insegnare il catechismo tradizionale), siamo infatti in qualche modo in uno stato di «occupazione». La liturgia nuova, difettosa nella sua espressione del dogma, spadroneggia. La liturgia tridentina, espressione limpida della fede cattolica, è tutt’al più tollerata.

Nemmeno l'1% delle diocesi autorizzate: i numeri di Traditionis Custodes confermano il soffocamento della Messa Tradizionale

Nella nostra traduzione da InfoVaticana. I dati vaticani delineano un sistema concepito per lasciare che l'antica liturgia muoia lentamente, con la concessione di proroghe biennali. Traditionis Custodes non ha unificato nulla: ha trasformato il destino dei fedeli in una lotteria episcopale. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia al tempo di Leone. 

Nemmeno l'1% delle diocesi autorizzate: i numeri di Traditionis
Custodes confermano il soffocamento della Messa Tradizionale


Il Dicastero per il Culto Divino ha pubblicato il Summarium Decretorum 2025. Tra le oltre tremila giurisdizioni ecclesiastiche di tutto il mondo, solo 34 hanno ricevuto l'autorizzazione romana per la celebrazione della Messa tradizionale in una chiesa parrocchiale. Rispetto al censimento del Latin Mass Directory, che registra quasi 1.500 luoghi approvati in 64 paesi, i dati vaticani delineano un sistema concepito per lasciare che l'antica liturgia muoia lentamente, con la concessione di proroghe biennali.

Il Summarium Decretorum per il 2025, l'indice annuale delle decisioni adottate dall'organo presieduto dal Cardinale Arthur Roche rivela che, nel corso dell'anno scorso, la Santa Sede ha concesso l'autorizzazione a celebrare la Messa secondo il Messale Romano del 1962 nelle chiese parrocchiali di 34 diocesi. Sette di questi decreti sono datati durante il pontificato di Francesco; i restanti 27 sono stati firmati dopo l'elezione di Leone XIV, l'8 maggio.

venerdì 25 settembre 2026

Fulton J. Sheen parlava al mondo, ma apparteneva a Dio

Fulton J. Sheen parlava al mondo, ma apparteneva a Dio

Oggi si dice spesso che, per raggiungere il mondo, la Chiesa debba parlare il suo linguaggio, adattarsi ai suoi modi e mostrarsi più moderna. Eppure Fulton J. Sheen riuscì a entrare nelle case di milioni di persone attraverso la radio e la televisione senza rendere il Vangelo più comodo, più leggero o meno esigente.

Il 24 settembre 2026 è stato proclamato beato, e credo che la sua beatificazione abbia qualcosa di molto importante da dire alla Chiesa di oggi.

Fulton Sheen conobbe la fama, la televisione e il potere dell’immagine molto prima dell’epoca dei social. Aveva davanti a sé un pubblico immenso, ma non cercò di conquistarlo diventando simile al mondo. Non cambiò la verità per essere applaudito e non trasformò il Vangelo in un messaggio piacevole per essere accettato.

Teologia del corpo nell'era dell'intelligenza artificiale

Nella nostra traduzione da The CatholicThing. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
Teologia del corpo nell'era dell'intelligenza artificiale

Chiunque conosca un minimo la “teologia del corpo” di Papa Giovanni Paolo II “sa” che riguarda il sesso. Chiunque conosca anche solo un po’ la teologia del corpo capisce che dire che riguarda il sesso è un po’ come dire che il libro della Genesi è un trattato sulla moralità del consumo di frutta.

La teologia del corpo è un ampio esercizio di antropologia dell'incarnazione. Riguarda l'incarnazione umana. Per questo motivo, ha molto da insegnarci al di là dell'ambito della sessualità umana.

In sintesi, la teologia del corpo offre una rilevanza sorprendente e spesso sottovalutata per la nostra riflessione sull'intelligenza artificiale.

L'organo del Pantheon

Nella nostra traduzione da OnePeterFive un interessante articolo di Massimo Scapin ci ricorda come a un secolo dalle prime note che risuonarono sotto la cupola del Pantheon, l'organo Tamburini continua la sua duplice missione: sostenere la liturgia e arricchire la vita culturale di Roma. Da non sottovalutare il fatto che, per effetto delle varie canne d'organo, la stessa musica acquista sempre sonorità particolari, rinnovando sempre l’esperienza dell’ascolto”.

L'organo del Pantheon

Il 23 settembre 1926, il Pantheon di Roma – la cui immensa cupola proiettava un cerchio perfetto di luce attraverso l'oculo – accolse una nuova voce: l' organo a canne Tamburini n. 99. Cento anni dopo, quella voce risuona ancora. Più che una macchina, questo strumento divenne un ponte tra i secoli, unendo la maestria tecnica a uno spazio intriso di simbolismo sacro. Nel 609, il Pantheon “fu dedicato al culto cristiano e intitolato alla Vergine Maria e a tutti i Martiri: Sancta Maria ad Martyres. Il tempio di tutte le divinità pagane fu così convertito per commemorare tutti coloro che, come dice il Libro dell'Apocalisse (7,14), 'sono usciti dalle grandi tribolazioni, hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell'Agnello'”. [1]

giovedì 24 settembre 2026

L’intervista di “LifeSiteNews” a monsignor Viganò / 2. Sulla Messa di sempre, il sistema dell’impunità e il dovere di resistere

Seconda parte dell’intervista di Gaetano Masciullo a monsignor Carlo Maria Viganò. Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. La Prima parte qui.
L’intervista di “LifeSiteNews” a monsignor Viganò / 2. Sulla Messa di sempre, il sistema dell’impunità e il dovere di resistere

In tutta questa crisi Lei ha sempre indicato nella riforma liturgica non una conseguenza ma una causa. Perché la questione della Messa è, a Suo giudizio, anteriore e più decisiva di quella dottrinale? E che senso ha, in questo quadro, l’accanimento di Traditionis custodes, mantenuto intatto da Leone XIV?
Perché la Chiesa ha sempre saputo ciò che i modernisti hanno volutamente dimenticato: ut legem credendi lex statuat supplicandi. È la legge della preghiera che stabilisce la legge della fede, e non viceversa. Il popolo cristiano non impara il dogma dai manuali: lo respira dall’altare. Un uomo che per anni si è inginocchiato davanti al Santissimo, che ha visto il sacerdote rivolto a Dio e non all’assemblea, che ha assistito alla Consacrazione nel silenzio sacro del Canone, crede nella Presenza reale e nel Sacrificio anche se non saprebbe formularne i relativi dogmi; e nessun teologo riuscirà a togliergli quella fede. Ma se gli si muta la preghiera, gli si muta la fede senza che egli se ne avveda, e senza che nessuno abbia dovuto scrivere una sola proposizione eretica.