Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 19 febbraio 2026

Comunicato della Casa Generalizia: risposta della Fraternità a Roma

Oremus. Precedenti qui - qui - qui - qui (continuità apostolica) - qui (una diagnosi metafisica).
Comunicato sulla risposta del Consiglio generale della Fraternità San Pio X alla proposta del Dicastero per la Dottrina della Fede.

In occasione dell’incontro del 12 febbraio scorso tra don Davide Pagliarani, Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e Sua Eminenza il cardinal Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, organizzato a seguito dell’annuncio di future consacrazioni episcopali per la Fraternità, quest’ultimo aveva proposto «un percorso di dialogo specificamente teologico, con una metodologia ben precisa, […] per evidenziare i minimi necessari per la piena comunione con la Chiesa Cattolica», subordinando tale dialogo alla sospensione delle consacrazioni episcopali annunciate.
Su richiesta del Prefetto del Dicastero, il Superiore generale ha presentato questa proposta ai membri del suo Consiglio e ha preso il tempo necessario per valutarla.

La forma prima dell'approvazione e la crisi che rivela. Una diagnosi metafisica delle consacrazioni della FSSPX

Nella nostra traduzione da OnePeterFive. Una riflessione che ci offre diverse puntualizzazioni essenziali; non nuove, ma giova riproporle.

La forma prima dell'approvazione e la crisi che rivela

Una diagnosi metafisica delle consacrazioni della FSSPX

Lo scorso 1° luglio, OnePeterFive ha pubblicato un articolo qui sulla prossima consacrazione dei vescovi da parte della Fraternità della Fraternità San Pio X (FSSPX). Dato che la FSSPX è di per sé un argomento controverso – e che la consacrazione dei vescovi senza l'approvazione papale è ampiamente considerata l'atto più controverso della sua storia – la posta in gioco dell'attuale discussione è insolitamente alta.
Tuttavia, la questione centrale viene raramente affrontata: quasi tutti i gruppi che oggi rivendicano la continuità con la Tradizione cattolica sono scaturiti dalla FSSPX o esistono proprio perché l'arcivescovo Marcel Lefebvre e la Fraternità da lui fondata hanno aderito al Canone di Vincenzo da Lerino – quod semper, quod ubique, quod ab omnibus – ciò che l'arcivescovo chiamava il Magistero di sempre, e hanno perseverato in quella fedeltà nonostante la continua opposizione.

Il caso Epstein: mondialismo e satanismo

Riprendiamo dall'Osservatorio Cardinale Van Thuân. Precedente qui.
Il caso Epstein: mondialismo e satanismo

Da quanto emerge in questi giorni, dopo la pubblicazione dei cosiddetti Epstein files, diffusi il 30 gennaio scorso dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, sembrerebbe delinearsi un quadro molto inquietante. In realtà, all’appello mancano molti dei video che a detta del Procuratore generale Todd Blanche rappresentano la prova schiacciante delle depravazioni operate da personaggi chiave del potere americano. Pur restando ancora da chiarire le dinamiche che legano determinate élite globali, viene in luce un universo oscuro fatto di depravazioni e satanismo, un disegno più profondo e “occulto”.

Gli incontri di estrema perversità fa pensare a veri e propri riti iniziatici volti a vincolare profondamente i partecipanti, secondo modalità che ricordano da vicino quelle di alcuni circoli esoterici.

Già Leone XIII, con l’Enciclica Humanum Genus, con la quale condannava la massoneria, metteva in guardia dal pericolo delle società segrete: “Da sì celere e tremenda propagazione ne sono seguiti a danno della Chiesa, della potestà civile, della pubblica salute, quei rovinosi effetti, che i Nostri Antecessori gran tempo innanzi avevano preveduti. Imperocché siamo ormai giunti a tale estremo da dover tremare pei le future sorti non già della Chiesa, edificata su fondamento non possibile ad abbattersi da forza umana, ma di quegli Stati, dove la setta di cui parliamo o le altre affini a quella e sue ministre e satelliti, possono tanto. Per queste ragioni, appena eletti a governare la Chiesa, vedemmo e sentimmo vivamente nell’animo la necessità di opporCi, quanto fosse possibile, con la Nostra autorità a male si grande”.

Leone XIII metteva in evidenza dinamiche interne ai rapporti massonici che risultano di sorprendente attualità, poiché riaffiorano anche nei resoconti odierni: “Or bene questo continuo infingersi, e voler rimanere nascosto: questo legar tenacemente gli uomini, come vili mancipii, all’altrui volontà per uno scopo da essi mal conosciuto: e abusarne come di ciechi strumenti ad ogni impresa, per malvagia che sia: armarne la destra micidiale, procacciando al delitto la impunità, sono eccessi che ripugnano altamente alla natura. La ragione adunque evidentemente condanna le sètte Massoniche e le convince nemiche della giustizia e della naturale onestà”.

Dietro il mondo di Epstein c’èrano certamente i ricatti, le coperture, gli scandali, volti a legare uomini di potere “all’altrui volontà”. Ma emerge anche una certa continuità con gli ideali e con le ritualità proprie della massoneria.

Tutto ciò costituisce più di un semplice indizio a sostegno della tesi secondo cui esisterebbero ancora oggi potenti e ramificate forze di orientamento massonico e mondialista, le quali — svincolate da ogni freno morale e da qualsiasi principio religioso — porterebbero avanti un progetto di destrutturazione della vecchia civiltà di matrice cristiana e della sovranità degli Stati, il tutto giustificato in nome di un presunto progresso tecnocratico e di un libertarismo senza limiti. Queste forze, in un certo senso, rappresentano “l’avanguardia” del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale.

Sul punto, il Cardinale Joseph Ratzinger nella prefazione del 1997 al libro Nuovo Disordine Mondiale di Mons. Michel Schooyans, rifletteva come “Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo”.

Risulta difficile smentire che Joffrey Epstein fosse in qualche modo implicato in certi giri. Non stupisce, quindi, che nei suoi registri compaiano nomi di dinastie influenti come ad esempio i Rothschild, i Clinton e i Bush, figure che in più occasioni hanno evocato pubblicamente la nascita di un “Nuovo Ordine Mondiale”.

Dalle carte esce fuori anche l’immagine di Epstein come uomo chiave del Mossad e sostenitore del sionismo; lui stesso non esitava a chiamare goyim — un termine ebraico usato in modo dispregiativo con il significato di “bestiame” — tutti coloro che non facevano parte del circolo ashkenazita.

In sostanza, siamo di fronte alla stessa cerchia che da decenni promuove l’avvento di un nuovo ordine contrapposto a quello tradizionale: un progetto di natura rivoluzionaria che mira, come detto, a destrutturare l’antropologia umana e cristiana, anche attraverso la lenta ma costante diffusione di “tendenze sregolate”.

Al riguardo, il Professore Corrêa de Oliveira parlava di agenti che guidano il processo rivoluzionario, inteso come “lo sviluppo, per tappe, di alcune tendenze sregolate dell’uomo occidentale e cristiano, e degli errori nati da esse” (Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Controrivoluzione, Ed. Sugarco).

Infine, dai documenti pubblicati emerge chiaramente quale fosse il tipo di potere ricercato da certi ambienti: non un potere qualunque, ma quello che si richiama al “padrone del mondo”, o, se si preferisce, al “padre della menzogna”.

Questo aspetto sfugge evidentemente alla maggior parte dei cronisti, che spesso non dispongono nemmeno degli strumenti concettuali necessari per comprendere la natura di questo potere.

Al contrario, chi negli ultimi anni ha alzato la voce contro il relativismo e la deriva morale dell’Occidente, schierandosi in difesa dei principi non negoziabili, non si meraviglia affatto di cosa siano capaci di fare i promotori dell’agenda mondialista.

È pertanto nostro dovere denunciare questo male, ricordando che solo “la Verità rende liberi” (Gv 8,32) e che “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona” (Mt 6,24).

Perché, come ci ricorda un ammonimento profetico di Fulton J. Sheen, “Il più grande disastro che può accadere all’uomo o a una nazione non è fare il male; è negare che il male esista chiamandolo con il nome di progresso“.
Vittorio Leo - Fonte

Vescovo Strickland / “Essere sé stessi”, la grande menzogna

Da Pillarsoffeith l'ennesima riflessione di mons. Strickland sul dogma laicista dell’autodeterminazione. Qui l'indice dei suoi numerosi e significativi interventi.

Vescovo Strickland / “Essere sé stessi”, la grande menzogna

C'è una frase che pone fine alle discussioni. Non alle conversazioni, alle discussioni. Non chiede il permesso. Non invita al dialogo. Non aspetta che tu ti senta pronto. Semplicemente afferma un fatto:
"Non sei te stesso."
Non spiritualmente. Non moralmente. Non fisicamente. Non privatamente.
E tutto nella nostra epoca si ribella a questa sentenza.

Viviamo in un mondo in cui l’autodeterminazione è considerata sacra. Ci viene insegnato, costantemente, che realizzazione significa decidere da soli chi siamo, cosa facciamo e fino a che punto chiunque – Dio incluso – può spingersi. Una visione che non è rimasta fuori dalla porta della chiesa, ma vi è entrata ormai pienamente. E così oggi la menzogna più pericolosa non viene gridata dalle strade. Viene sussurrata nel cuore del credente.

Mons. Gherardini spiega cos'è la FSSPX

Mons. Gherardini spiega cos'è la FSSPX

[...] La Fraternità [san Pio X] continua l'opera formativa dei suoi candidati al sacerdozio richiedendone effettivamente l'adesione a tutta la dottrina e alla prassi liturgica in vigore prima del Vaticano II. Una tale adesione, se per un verso comporta una costante ed esclusiva dipendenza della Fraternità san Pio X dalla secolare Tradizione della Chiesa, per un altro è un no deciso ed irrevocabile alle innovazioni introdotte dal Vaticano II, o in nome di esso, e giustificate dal loro inquadramento nella tradizione cosiddetta vivente. Pertanto, quando papa Giovanni Paolo II contrappone alla tradizione vivente "la nozione incompleta e contraddittoria di tradizione" della Fraternità san Pio X, non condanna come anticonciliare soltanto la Fraternità, ma anche la Tradizione cui essa s'ispira. Il che è già grave. Non meno dello "scisma" lamentato e condannato. Ma più grave ancora è la voragine scavata all'interno della Chiesa dalla pretesa d'imporre a tutti un Concilio che non fu e non volle esser magisteriale e che di fatto, in forma non magisteriale, pose le premesse d'alcuni sganciamenti dal magistero tradizionale - la cosa solleva non poca meraviglia, perché in più d'un contesto il Vaticano II dichiara di collegarsi con la Tradizione di sempre nell'atto stesso di proclamar innovazioni inconciliabili con tale Tradizione. Per quanto mi riguarda, son certo che se si fosse evitata una tale radicalizzazione e si fosse promossa non la superficiale ed irriflessiva celebrazione del Vaticano II, ma un'approfondita analisi storica, esegetica, teologica, liturgica, canonica dei suoi documenti, non ci sarebbero state le divisioni che ci sono state e forse una pattuglia così compatta com'è la Fraternità san Pio X avrebbe potuto esser un coefficiente di crescita ecclesiale nella verità e nella comunione. Invece!

mercoledì 18 febbraio 2026

Ceneri della memoria, ceneri del divenire

Nella nostra traduzione da Vigiliae. Il mercoledì delle ceneri inquadrato in un orizzonte più ampio ma nella visione cristiana.
Ceneri della memoria, ceneri del divenire
Sermone per il Mercoledì delle Ceneri, 18 febbraio 2026
O figlia del mio popolo, mettiti il ​​sacco e rotolati nella cenere. Geremia 6:26
Carissimi in Cristo,
L'anno scorso vi ho invitato a guardare le ceneri di questo giorno attraverso gli occhi di altre tradizioni religiose, per vedere come il Buddismo, l'Induismo e altri percorsi concepiscono l'impermanenza, la purificazione e l'abbandono del sé. Alcuni di voi mi hanno detto che questo vi ha aiutato a ricevere le ceneri non come un triste promemoria, ma come una porta verso la trasformazione.

Quest'anno voglio portarci in un posto diverso: non verso oriente, ma indietro nel tempo. Tornando al mondo di Omero ed Euripide, al rituale romano e alla filosofia antica. Perché anche il mondo classico aveva un linguaggio fatto di ceneri, ed è un linguaggio che parla sorprendentemente bene all'immaginario cristiano.

In Illo Tempore: Domenica di Quinquagesima

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche come meditazione in preparazione della Quaresima.

In Illo Tempore: Domenica di Quinquagesima

Il contesto è importante. Siamo nel tempo di “Gesima”, il Pre-Quaresima, un tempo di preparazione al tempo di preparazione alla Pasqua. La Santa Chiesa, con il sobrio realismo materno di chi conosce la natura umana, ci ricorda che le scadenze si avvicinano. Dopo questa “Domenica nella Cinquantesima”, la Quinquagesima, tra tre giorni arriva il Mercoledì delle Ceneri e l’inizio della “Quarantesima”, la stagione della Quaresima o Quadragesima. La Quaresima non può sorprendere il cristiano attento. Nel Pre-Quaresima si può avvertire la Santa Chiesa che stringe i lacci, controlla le cinghie, ci porge la borraccia e indica la mappa con un dito che non trema. La vetta è Gerusalemme, e oltre Gerusalemme, la Pasqua.

Il primo sangue di Cristo

Nella nostra traduzione da Vigiliae. Pubblicato tra la celebrazione dell'Incarnazione e l'avvicinarsi della Quaresima, questo articolo invita a una lettura riflessiva attenta ai primi tratti del racconto evangelico. Precedenti qui - qui.

Il primo sangue di Cristo
Circoncisione, Alleanza ed Economia della Salvezza
Rev. Leon, 16 febbraio

La riflessione cristiana sulla redenzione si è comprensibilmente concentrata sul sangue di Cristo versato nella Passione. La Croce è al centro dell'economia della salvezza, e giustamente. Eppure il Vangelo di Luca registra silenziosamente che il corpo del Verbo incarnato è segnato dallo spargimento di sangue ben prima del Golgota, l'ottavo giorno dopo la sua nascita, quando il bambino viene circonciso e gli viene dato il nome Gesù (Lc 2,21). Questo momento, ricordato liturgicamente ma raramente soffermato teologicamente, invita a un'attenzione più approfondita. Vorrei suggerire che ciò che è in gioco qui non è un dettaglio marginale dell'infanzia di Cristo, ma il gesto iniziale di una redenzione pienamente incarnata – il momento in cui Egli incipit pati pro nobis, l'inizio della sofferenza per noi.

Parlare della circoncisione di Cristo come del primo spargimento del suo sangue non significa abbandonarsi a una pia curiosità. Significa piuttosto riconoscere che l'Incarnazione si dispiega fin dall'inizio come una realtà concreta e vulnerabile. Il Verbo non assume un'umanità neutra o astratta; entra in un corpo già plasmato dalla legge, dal rito e dalla possibilità della sofferenza. Mi sembra che il segno dell'alleanza istituito nella Genesi (Gen 17,10-14) acquisisca qui una profondità inaspettata: non è più portato da un popolo in attesa del suo compimento, ma da colui in cui il compimento avrà luogo.

La circoncisione, nella tradizione d'Israele, non è meramente simbolica. È un segno impresso nel corpo, un segno che lega l'appartenenza alla vulnerabilità. Quando Cristo si sottomette a questo rito, fa più che adempiere a un requisito legale. Permette alla Legge di toccarlo dove è più concreto: nella sua carne. L'affermazione di Paolo che Cristo è "nato sotto la Legge" (Gal 4,4) acquista così una profondità somatica. La Legge non è semplicemente qualcosa che Cristo osserva; è qualcosa che egli porta. Scorre sangue. Qui percepiamo la kenosi all'opera: l'autosvuotamento del Figlio, che assume non solo l'umanità, ma anche le sue vulnerabilità e i suoi limiti.

Qui, credo, il realismo dell'Incarnazione emerge con chiarezza. La salvezza non inizia con un annuncio o un miracolo, ma con una ferita. Il corpo di Cristo non è protetto dal dolore in virtù della sua origine divina. Al contrario, è proprio perché questo corpo appartiene al Figlio che diventa il luogo in cui convergono obbedienza, vulnerabilità e alleanza.

I primi scrittori cristiani erano sensibili a questa logica. Molti di loro interpretano la circoncisione come il momento in cui Cristo inizia a soffrire per noi. Origene legge la sottomissione di Cristo alla circoncisione come un atto di umiltà con cui il Verbo assume pienamente il peso della carne sotto la Legge (Homiliae in Lucam XIV). Ambrogio va oltre, osservando che Cristo "non rifiutò la ferita con cui avrebbe guarito la nostra" (Expositio Evangelii secundum Lucam II.56). Agostino, da parte sua, insiste sul fatto che la circoncisione conferma la vera assunzione di carne mortale, capace di dolore e spargimento di sangue (Contra Faustum XIX.11). La frase può sembrare cruda, ma esprime un'intuizione che trovo convincente: la Passione non giunge improvvisamente alla fine della vita di Gesù come una catastrofe isolata. Essa scaturisce organicamente da una vita vissuta in obbedienza nelle condizioni della carne umana.

Ciò che colpisce della circoncisione è che lo spargimento di sangue qui non è imposto dall'esterno. Non c'è persecutore, non c'è ingiustizia, non c'è rifiuto. La ferita viene dall'interno dell'alleanza, attraverso la fedeltà piuttosto che l'opposizione. Direi che questa distinzione è teologicamente decisiva. La redenzione non è iniziata dalla sola violenza, ma dall'obbedienza liberamente abbracciata – un'obbedienza che accetta il prezzo di essere pienamente incarnata.

La tradizione avrebbe poi descritto la circoncisione come primitia passionis, primizia della Passione (Bernardo di Chiaravalle, Sermones in Circumcisione Domini, I). Questo linguaggio, a mio avviso, non condensa tutti i momenti di sofferenza in uno solo, ma insiste sulla continuità. La carne che sanguina l'ottavo giorno è la stessa carne che verrà trafitta sulla Croce. L'offerta fatta alla fine è preparata, pazientemente e silenziosamente, fin dall'inizio.

Tommaso d'Aquino contribuisce a chiarire la posta in gioco. Egli insiste sul fatto che la circoncisione di Cristo non era necessaria per Cristo stesso, ma per noi ( Summa Theologiae III, q. 37, a. 1). Sottomettendosi alla Legge, Cristo non ne conferma l'autorità ultima; la adempie portandola completamente. Mi sembra che, nella spiegazione di Tommaso, la Legge raggiunga il suo limite non quando viene ignorata, ma quando viene incarnata in Colui che la porterà a compimento (ibid., a. 4).

La stretta associazione evangelica tra la circoncisione e l'imposizione del Nome approfondisce questa prospettiva. Il bambino riceve il nome "Gesù" – "il Signore salva" – proprio nel momento in cui il suo sangue viene versato per la prima volta (Lc 2,21). Suggerirei che la salvezza venga qui nominata a prezzo di una ferita. L'identità di Cristo come Salvatore è quindi inseparabile dalla sua vulnerabilità corporea. Fin dall'inizio, la salvezza non viene annunciata separatamente dalla sofferenza, ma rivelata al suo interno.

Questa convergenza di nome, sangue e obbedienza resiste a qualsiasi tentazione di sentimentalizzare l'infanzia di Cristo. La vulnerabilità del bambino non è un dettaglio decorativo; è già la forma che l'amore divino ha scelto di assumere. L'Incarnazione non è semplicemente un preludio alla redenzione; è già redentrice nel suo stesso modo di realizzarsi.

Recuperare il significato teologico della circoncisione di Cristo, quindi, significa recuperare una visione più integrata della salvezza. Mi sembra che la redenzione non si compia in astratto, né si limiti a un singolo momento drammatico. Si realizza attraverso una vita interamente dedicata all'obbedienza nella carne – una vita in cui persino le prime gocce di sangue non sono prive di significato, ma parlano già il linguaggio della Croce.

Il primo sangue di Cristo non salva separatamente dall'ultimo. Ma non è nemmeno, direi, un fatto accidentale. Rivela, fin dall'inizio, la forma che assumerà la salvezza: un amore che penetra nella ferita e non si tira indietro.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

martedì 17 febbraio 2026

Quaresima 2026 a Sant'Anna al Laterano

Mercoledì 18 febbraio, feria IV Cinerum, ore 16,00 nella Chiesa di Sant’Anna al Laterano S. Messa preceduta dalla benedizione e imposizione delle sacre ceneri.
* * *
Carissimi,
Dopo i tre tocchi di campanello di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, Mercoledì 18 febbraio, feria IV Cinerum comincerà la Quaresima, tempo sacro che risale alla più remota antichità della Chiesa, forse alla stessa età apostolica. Imitando Gesù nei suoi quaranta giorni nel deserto dopo il Battesimo nel Giordano e prima del suo ministero pubblico, considereremo questo tempo strettamente penitenziale meditando sulla condizione umana segnata dal peccato e dalla caducità che è causa della nostra morte spirituale oltre che fisica. Dal peccato ci redimerà la Passione e Morte del Salvatore, espressione dell’infinito amore col quale Cristo offrì il prezioso suo Sangue per noi. Ci prepareremo dunque a partecipare vivamente alla Passione di Gesù, a morire misticamente con lui, per risorgere con lui nel mattino radioso della Santa Pasqua. La penitenza alla quale ci sottoporremo ci sarà d’aiuto, con la Grazia di Dio, a risollevarci, e riscattarci dal nostro stato di caduta.

La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

Un precedente qui.
La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

Ci avviciniamo all'inizio della Quaresima ed è l'occasione per riflettere su come la osserveremo per purificarci dai peccati e prepararci alla celebrazione della Resurrezione del Signore. Avremmo dovuto pensare a quali preghiere e penitenze intraprendere prima che il Mercoledì delle Ceneri giungesse improvvisamente (ed è ormai domani) e la Quaresima ha inizio. Questo, infatti, era lo scopo dell'antico periodo preparatorio della Settuagesima, Sessagesima, Quinquagesima, che abbiamo osservato in base al rito romano tradizionale. Per essere concreti su ciò che intendiamo fare dovremmo includere qualcosa di positivo, non semplicemente "rinunciare" a questo o a quello, anche se, in verità, sarebbe una penitenza liberatoria rinunciare non solo al dolce o al liquore, ma a qualcosa che (per molti) è più duro: televisione, film, internet, Instagram o X, ecc. Ma ora ci concentriamo su una pratica quaresimale positiva che potrebbe rivelarsi così fruttuosa da decidere di continuarla anche in seguito: la lectio divina.