Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 30 maggio 2026

“Magnifica humanitas” e il problema metafisico sottostante

Leone XIV era indubbiamente motivato da nobili intenzioni e da un sincero amore per la verità; nonostante ciò, a differenza di quelle di Leone XIII, il suo documento mostra la mancanza di un solido fondamento metafisico, che potrebbe ostacolare una corretta comprensione di problemi complessi come quelli posti dall'intelligenza artificiale. la riflessione di Roberto De Mattei.

"Magnifica humanitas" e il problema metafisico sottostante
Alcuni punti meritano una discussione.

La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, è stata presentata all’opinione pubblica mondiale il 25 maggio nell’aula nuova del Sinodo. Il Papa ha voluto dare all’evento un tono solenne, partecipando in persona alla presentazione, fiancheggiato da tre cardinali, due teologhe (una inglese e l’altra congolese) e da Christopher Olah il cofondatore (ateo) dell’azienda di intelligenza artificiale Anthropic. Magnifica humanitas è uscita il 25 maggio, ma porta la data del 15 maggio, lo stesso giorno in cui Leone XIII, pubblicò nel 1891 l’enciclica Rerum Novarum. Papa Gioacchino Pecci, 135 anni fa, dedicò la sua enciclica sociale alla rivoluzione industriale del suo tempo. Leone XIV ha voluto porre al centro della riflessione della Chiesa la rivoluzione digitale della nostra epoca, con particolare riguardo all’intelligenza artificiale (IA). Il ritorno della dottrina sociale della Chiesa, accantonata negli anni successivi al Concilio Vaticano II con l’eccezione della Centesimus Annus (1991) di Giovanni Paolo II, va certamente salutato con soddisfazione. Va ricordato però che la dottrina sociale della Chiesa è una parte integrante della teologia morale cattolica e questa, a sua volta, possiede un fondamento metafisico, poiché la morale si radica nell’ordine dell’essere. Come insegna san Tommaso d’Aquino, agere sequitur esse: l’agire deriva dall’essere; di conseguenza, l’ordine morale e sociale non può essere compreso indipendentemente dalla natura dell’uomo e dal suo fine ultimo (Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 2). Per questo il padre Réginald Garrigou-Lagrange precisa che «i veri diritti dell’uomo derivano dai suoi doveri verso Dio» (Doctor Communis, 2-3 (1949), p. 158), sottolineando il principio metafisico della dottrina sociale della Chiesa.

Milano 2026, il Corpus Domini e il caso serio delle processioni

Il Vescovo di Milano sceglie di non far uscire dal Duomo la millenaria processione del Corpus Domini, da sempre la più importante e solenne manifestazione pubblica cristiana. Il profondo significato di questa processione è proprio la presenza salvifica del Corpo e Sangue si Gesù tra la gente ed ha un valore non simbolico ma reale. Il Vescovo motiva la sua scelta adducendo problemi di traffico e di confusione data dalla presenza numerosa dei turisti. Proprio questa dimensione, quella del Santissimo Corpo di Cristo, innanzi al quale, tutto diventa relativo, viene clamorosamente meno. Le piazze e le vie principali vengono bloccate per tutto e per tutti, dalle manifestazioni sindacali a quelle per rivendicazioni di tutti i tipi, dalle feste civili, dagli spettacoli, ai festeggiamenti per le vittorie sportive. È chiaro che qui si parla di una plateale rinuncia a manifestare la cristianità per non turbare quell'opinione pubblica per la quale bisogna sacrificare tutto, anche la propria essenza. La Chiesa moderna che si dice "in uscita" esce solo per curare i malati del corpo e i disagi materiali (cosa che riescono a fare - anche meglio- le organizzazioni caritative laiche) ma non esce più per l'annuncio della Fede, per portare agli uomini il Vero Medico e curatore dal quale promana tutto il bene del mondo. Forse non ci credono più nemmeno loro.

Milano 2026, il Corpus Domini e il caso serio delle processioni

Ho davanti a me un Rituale Romanum stampato a Venezia nel 1735, dalla tipografia Balleoniana. È un libro robusto, le pagine ingiallite ma ordinate. A pagina 169 si apre un capitolo intitolato semplicemente De Processionibus. Per quasi trenta pagine il vecchio libro non descrive soltanto parole da dire o riti da celebrare: descrive un modo di camminare. Chi precede, chi segue, che cosa si porta, che cosa si canta, come si ornano le strade, come si conclude il gesto.

L’inizio è una formula brevissima:

Procedamus in pace. In nomine Christi. Amen.

Procediamo nella pace. Nel nome di Cristo. Ogni processione del rito romano, dalla Purificazione alle Palme al Corpus Domini, comincia così. Non con un proclama, non con un’identità da affermare: con un invito a camminare nella pace.

Sfoglio fino a pagina 180. Lì il libro spiega come deve svolgersi la processione del Santissimo Sacramento nella solennità del Corpus Domini. Prima di tutto — è la rubrica più sorprendente — chiede che le strade attraversate siano decenter ornentur: parietes viarum… tapetibus, & aulaeis, & sacris imaginibus, non autem profanis, aut vanis figuris, seu indignis ornamentis. Le pareti delle vie, drappi, tappeti, immagini sacre. Non figure profane o vane.

Il libro presuppone una città. Una città in cui la strada può, per un giorno, diventare navata. In cui il passaggio del Sacramento e lo sguardo di chi lo riceve appartengono allo stesso gesto. È una presupposizione antropologica, prima ancora che liturgica.

L’ottava settimana: la sapienza dell’ottava di Pentecoste tradizionale

Ripropongo nell'ottica della ripetizione [vedi nota qui] per l'approfondimento. Oggi si conclude l'Ottava di Pentecoste. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement acquistiamo sempre più consapevolezza delle profondità spirituali inesorabilmente perdute con l'abolizione della stessa nel Novus riformatore. Delle usanze dimenticate dell'Ascensione abbiamo già parlato qui, mentre qui abbiamo ricordato le Quattro tempora di Pentecoste, anch'esse tra le pratiche abbandonate col Novus Ordo ma ancora vive nella Tradizione. Sulle variegate manipolazioni subite dai testi latini liturgici tradizionali utilizzati dagli artefici della Messa riformata, interessante trattazione generale qui - qui.

L’ottava settimana:
la sapienza dell’ottava di Pentecoste tradizionale 
Gregory Dipippo

Siamo molto grati a un monaco benedettino per aver condiviso con noi queste sagge osservazioni sull’importanza di celebrare l’ottava di Pentecoste.

Quando il Consiglio per l’attuazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia post-Vaticano II affrontò la questione del ciclo temporale, vale a dire la celebrazione annuale dei misteri della salvezza dall’Incarnazione all’invio dello Spirito Santo a Pentecoste, il suo principio fondamentale (come in tutti gli altri ambiti, secondo la prescrizione della Sacrosanctum Concilium) sembra essere stata la “semplificazione”, un processo che imporrebbe necessariamente una serie di soppressioni e accorciamenti. Se il cuore stesso dell’anno liturgico, la Settimana Santa e la Pasqua, è rimasto pressoché intatto all’interno del calendario, i tempi preparatori e conclusivi della celebrazione hanno registrato due significative perdite, vale a dire la Settuagesima e l’ottava di Pentecoste. Mentre il calendario tradizionale prepara la Quaresima con le due settimane e mezza di Settuagesima e chiude il periodo pasquale con un’ottava per la venuta dello Spirito Santo, i riformatori sembrano aver creduto di dover applicare alla lettera le parole di Sant’Agostino: “Celebriamo quaranta giorni di penitenza prima della Pasqua; con gioia però, avendo ricevuto la nostra ricompensa, cinquanta giorni dopo la Pasqua” (Tratto 17 su san Giovanni; questo testo si legge nel Breviario del venerdì di Quaresima).

venerdì 29 maggio 2026

La fine dei francescani mariani?

Nella nostra traduzione da Substack.com. Perché una fiorente comunità tradizionale non riusciva più a trovare una casa nella Chiesa della Gran Bretagna post-francescana. L'accaduto si riallaccia alla tanto dolorosa quanto inquietante vicenda dei Francescani dell'Immacolata, da noi seguita passo passo qui (nutrito archivio).

La fine dei francescani mariani?
Mark Lambert, 28 maggio

Lo scioglimento silenzioso dei Francescani Mariani segna la fine di uno degli apostolati cattolici tradizionali più intriganti e simbolicamente importanti emersi in Gran Bretagna durante il pontificato di Papa Francesco. Le dichiarazioni ufficiali rilasciate dalla comunità stessa, insieme alle successive dichiarazioni delle diocesi di Dunkeld e Portsmouth, sono sobrie, addolorate e improntate a un tono volutamente ecclesiale. Non vi sono accuse, denunce, né appelli all'indignazione di parte. Al contrario, si percepiscono gratitudine, obbedienza, preghiera e un inconfondibile senso di dolore.

Eppure, al di sotto di questa apparente moderazione si cela una storia profonda sullo stato della Chiesa nel cattolicesimo post-francescano e sulla cultura ecclesiale sempre più frammentata che ora caratterizza la vita diocesana stessa.

Magnifica humanitas: la sfida dell’ordine mondiale nell’era dell’algoritmo

Manca ancora la mia lettura attenta, che richiede tempo e ponderatezza: la materia è complessa, le implicazioni tecniche, geopolitiche, morali, teologiche sono molteplici e interconnesse. 
Quella che segue è una robusta analisi che, tra le diverse implicazioni, evidenzia la chiave geopolitica oltre che teologica del documento sulla governance globale dell’intelligenza artificiale e della potenza tecnica. La sottolineata geopolitica della dignità diventa una questione di giustizia internazionale, non solo di morale individuale. Il Papa chiede che si passi da una interdipendenza subita a una solidarietà scelta.
L'impressione che ne ricavo sul piano generale è che, nell'offerta cornice di principi per negoziare il nuovo patto tra potenza e limite, prevale l'umanesimo e manca la metafisica. Penso all'incipit del documento — confortevole su Cristo Signore e l'Incarnazione — che, però, sfocia immediatamente nel coinvolgimento globale secondo l' "attitudine al dialogo come parte integrante della vocazione della Chiesa, perché essa, costituita «in Cristo, in qualche modo il sacramento […] dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» [Gaudium et Spes, 22 vedi]. E mi sorprende la scomoda possibilità perfino di un deficit del cristianesimo conciliare, così abile nel preservare il linguaggio della fede, pur abbassandone velatamente le aspettative. Qui trovate l'indice degli articoli dedicati.  (Maria Guarini)

Magnifica humanitas: la sfida dell’ordine mondiale nell’era dell’algoritmo
di Gianni Lattanzio

Con Magnifica Humanitas, Leone XIV entra sulla scena internazionale non solo come capo spirituale, ma come interlocutore strutturale del dibattito sulla governance globale dell’intelligenza artificiale e della potenza tecnica. L’enciclica non è un pronunciamento settoriale sulla tecnologia, ma un testo che ambisce a ridefinire i parametri entro cui leggere i rapporti di forza, le istituzioni multilaterali e le derive conflittuali del sistema internazionale nel tempo dell’IA.

La scelta di firmare il documento nel 135° anniversario della Rerum novarum è in sé un gesto politico. Come Leone XIII osò affrontare il cuore della “questione sociale” nel pieno della rivoluzione industriale, così Leone XIV comprende che la “questione algoritmica” non è un capitolo aggiuntivo dell’agenda digitale, ma il luogo in cui si decidono oggi sovranità effettive, redistribuzione del potere, inclusione o esclusione di interi popoli dalle opportunità del progresso. L’analogia non è retorica: segnala la volontà di dotare la Chiesa, e più ampiamente la comunità internazionale, di un quadro concettuale per affrontare una quarta rivoluzione industriale che rischia di consolidare nuove asimmetrie strutturali tra Nord e Sud del mondo, tra centri di calcolo e periferie dei dati.

Il problema islamico è presente anche da noi

E c'era chi si lamentava delle campane... E purtroppo è solo un aspetto: c'è un marea montante. Vedi indice articoli sull'argomento.

Il problema islamico è presente anche da noi

A Genova la sveglia la punta il muezzin. Nel quartiere Cornigliano l'adhān risuona cinque volte al giorno. Telenord lo ha filmato. I residenti lo subiscono. La politica finge di non sentire.

"Pregare è meglio che dormire." È la formula del fajr, la preghiera islamica dell'alba che d'estate in Italia cade prima delle quattro di mattina.

Non viene sussurrata a porte chiuse. Attraversa i muri, entra nelle camere di chi non l'ha scelta, sveglia chi l'indomani lavora.

E non proviene da moschee riconosciute, in tutta Italia se ne contano dieci, ma da garage, capannoni, ex supermercati, appartamenti, che i Comuni chiamano "centri culturali" per non doverli chiudere.
Genova non è un'eccezione. È la regola. Gli esempi si moltiplicano più velocemente della capacità di raccontarli.

giovedì 28 maggio 2026

Giovedì della Pentecoste. Lo Spirito Santo e l'insegnamento della verità

Siamo ancora nell'Ottava di Pentecoste. Acquistiamo sempre più consapevolezza delle profondità spirituali inesorabilmente perdute con la sua abolizione nel Novus riformatore. È un testo lungo e importante; val la pena spendervi il tempo per meditarlo.

Giovedì della Pentecoste.
Lo Spirito Santo e l'insegnamento della verità


Lo Spirito Santo che tiene uniti in un «tutto» unico i membri della Santa Chiesa, perché unico è egli stesso, non è stato inviato solamente per assicurare l’unità inviolabile della Sposa di Cristo. Questa Sposa di un Dio che si è chiamato da se medesimo la Verità (Gv. 14, 6), ha bisogno di essere nella verità, e non può essere accessibile all’errore. Gesù le ha affidato la sua dottrina, e l’ha istruita nella persona dei suoi Apostoli. « Vi ho manifestato tutto quello che ho sentito dal Padre» (ibid. 15, 15). Ma come potrà questa Chiesa, lasciata all’umana debolezza, conservare attraverso i secoli senza miscugli e senza alterazioni, quella parola che Gesù non ha scritto, quella verità che da sì in alto è venuto a portare sulla terra? L’esperienza prova che tutto si altera quaggiù, che i testi scritti sono soggetti a false interpretazioni, e che le tradizioni, che non sono scritte, diventano irriconoscibili nel corso degli anni.

Humanitas?

Una visione di massima di Martino Mora della prima enciclica di Leone XIV. Occorre leggerla con attenzione prima di un'analisi più accurata. Vedi anche un pensiero di seguito. Qui l'indice di quanto osservato finora.

Humanitas?

Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Francis Prevost, critica giustamente alcune attuali derive tecno-capitaliste anticristiane a antiumane. Ma nonostante tutto offre un’analisi spuntata e scarsamente incisiva. Ci sono ovviamente i riferimenti d’obbligo a Dio e a suo Figlio, ma l’impostazione di Prevost é chiaramente antropocentrica.

Essa contrappone, per semplificare al massimo, l’umanesimo (buono) al transumanesimo (cattivo).
Quindi la modernità (buona )alla postmodernità e alle sue derive (potenzialmente cattive).

Exitus et Reditus: il fondamento di tutta la letteratura?

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge

Exitus et Reditus: il fondamento di tutta la letteratura?
«Rimase solo un uomo, / che ancora desiderava la sua casa, sua moglie, il suo riposo.»

Martedì abbiamo approfondito la storia della scala di Giacobbe [qui] e il suo significato nell'esegesi medievale. Il saggio includeva la seguente immagine:

Un lettore attento ha osservato che la narrazione scritturale del sogno di Giacobbe sembra richiamare il concetto di exitus et reditus, espressione latina che significa "partenza (o processione, un'uscita) e ritorno". Tale concetto è enfatizzato nell'immagine con le due scale, poiché possiamo facilmente immaginare gli angeli partire dal cielo attraverso la scala discendente, compiere sulla terra la missione per cui sono stati inviati, per poi tornare in cielo attraverso la scala ascendente. È interessante notare che la narrazione non esclude questa interpretazione ciclica dei movimenti angelici.
E [Giacobbe] sognò: ecco una scala appoggiata sulla terra, la cui cima giungeva fino al cielo; ed ecco gli angeli di Dio che salivano e scendevano per essa. Ed ecco, il Signore stava sopra di essa.

Sette fortunati: le 'Opere di misericordia' di Caravaggio

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing una vibrante sottolineatura di un'opera di Caravaggio (noto come il maestro della luce) "tenebrosa". In effetti, questo aspetto è molto presente. Ma i particolari, analizzati uno per uno, appaiono in tutta la loro drammaticità, proprio irrorati dalla luce, utilizzata sapientemente come elemento narrativo capace di squarciare l'oscurità e rendere visibile tutta la crudezza della realtà rappresentata. Precedenti su Caravaggio qui - qui.

Sette fortunati: le 'Opere di misericordia' di Caravaggio

Le sette Opere di misericordia Caravaggio, c. 1607 [Pio Monte della Misericordia, Napoli]
(ingrandire l'immagine per meglio studiarla nei dettagli)

Innanzitutto, esaminiamo le opere di misericordia corporali, che sono sette:
  1. Dare da mangiare agli affamati
  2. Dare da bere agli assetati 
  3. Vestire gli ignudi 
  4. Dare riparo ai senzatetto 
  5. Visitare i malati 
  6. Visitare i carcerati 
  7. Seppellire i morti
C'è una chiesa a Napoli, in Italia, dedicata a loro. E la sua fondazione è una storia bellissima.

Nel 1601, sette (quanto appropriato) giovani nobili napoletani, tutti tra i venti e i trent'anni, si unirono per fondare il Pio Monte della Misericordia. Ogni venerdì si riunivano presso l'Ospedale degli Incurabili per assistere i malati. Decisero poi di dare un significato più profondo al loro impegno fondando il Monte e, al suo interno, una chiesa. L'istituzione caritatevole e la chiesa esistono ancora oggi; l'ospedale, invece, non esiste più.