Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 29 ottobre 2026

Mons. Schneider: il Vaticano complice dell'invasione dei migranti e della scristianizzazione .

Mons. Athanasius Schneider: Vaticano complice dell'”Invasione” migratoria e della scristianizzazione europea. Il vescovo Schneider ha avvertito che il Vaticano sta dando credibilità spirituale all’invasione islamista in Europa. Qui l'indice degli articoli su immigrazionismo e filo-islamismo.

Mons. Schneider: il Vaticano complice dell'”invasione” dei migranti e della “scristianizzazione”.

Durante un’intervista pubblicata sabato dopo il pellegrinaggio Summorum Pontificum del 2026, il vescovo Athanasius Schneider ha ribadito che la migrazione di massa dei musulmani in Europa è un’“invasione” e ha denunciato il sostegno del Vaticano alla “scristianizzazione” del continente.

Durante l’ intervista con Michael Matt di The Remnant, andata in onda il 24 ottobre, il vescovo Schneider ha parlato delle continue rivolte in Francia, Italia e in tutta Europa, che sarebbero il risultato di un’“invasione” islamista del continente e avrebbero lo scopo di spaventare e intimidire la popolazione cristiana.

Il vescovo ha sottolineato che non solo le “élite” europee sono complici nel permettere questa “invasione” e in definitiva la “scristianizzazione” dell’Europa, ma lo è anche il Vaticano, che conferisce credibilità spirituale a tale invasione.

«Venite ad me»: un kerigma a cui manca il peccato

Riprendo da Infovaticana un commento all'ultimo documento Vaticano del fatidico Fernández, in attesa di esaminarlo a fondo. Il problema non è l'analisi sociologica, ma quella teologica. Come si fa a non dire che è un'altra Chiesa? E le nuove generazioni come possono rendersene conto?

«Venite ad me»: un kerigma a cui manca il peccato

Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato Venite ad me, alcune considerazioni sulla trasmissione della fede in ciò che, per eredità di Francesco, si è ormai soliti chiamare il cambio d’epoca. Il testo si apre con una curiosa confessione. Avverte il lettore che non avrà la precisione di linguaggio che di solito caratterizza il dicastero, e nelle sue pagine finali riconosce che la materia spetta, a rigore, al Dicastero per l’Evangelizzazione. La Dottrina della Fede si avventura così in un terreno estraneo dopo aver lasciato sulla soglia l’esattezza, che è precisamente il suo compito.

mercoledì 28 ottobre 2026

CEI e Pisai presentano le Schede per conoscere l'islam

Notizia già ampiamente diffusa; ma diciamo anche la nostra. Empia iniziativa conseguenza di Abu Dhabi [qui] e Fratelli tutti [qui] a partire da Nostra Aetate [qui]. Vedi anche qui e nota in calce. Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.

Premessa su alcune conseguenze della notizia pubblicata di seguito

Striscione a Zola In occasione della visita del card. Zuppi: "L’Islam non deve entrare nelle scuole"

Circa le schede sull’Islam distribuite dalla Curia agli insegnanti di religione nelle scuole. "Conoscere una religione non significa introdurne l’insegnamento nelle aule scolastiche. 
È necessario preservare le tradizioni e le radici cristiane del nostro Paese, senza confondere il dialogo tra religioni con il ruolo educativo della scuola pubblica", scrivono in un comunicato gli ex consiglieri comunali di Zola Lucio Vignoli (Forza Italia) e Domenico Nobile che, si sospetta, siano gli autori del lenzuolo di protesta. 
"La scuola – proseguono Vignoli e Nobile – deve garantire una formazione basata sulla storia, sulla cultura e sui principi costituzionali italiani, nel rispetto della libertà religiosa di ogni cittadino". 
Dall’insegnamento della religione all’integrazione e la composizione delle classi nelle scuole il passo è breve.

In aumento i sacerdoti che si avvicinano alla FSSPX

Una notizia che dimostra la crescente marginalizzazione della Tradizione, che resite, ma viene tagliata fuori. Qui l'indice della Liturgia ai tempi di Leone.

In aumento i sacerdoti che si avvicinano alla FSSPX

Un sorprendente e positivo effetto boomerang che Roma certamente non si aspettava: l’afflusso di sacerdoti diocesani che entrano a far parte, direttamente o come sacerdoti associati, della Fraternità sacerdotale San Pio X.

Le minacce e le cosiddette scomuniche per le consacrazioni compiute per preservare la Fede sembrano aver prodotto l’effetto contrario a quello auspicato dalla Chiesa conciliare.

Negli Stati Uniti la diocesi di Knoxville ha annunciato il 2 ottobre la revoca di “tutte le facoltà, i permessi e le autorizzazioni” a padre David Mary Engo a causa del suo lavoro pastorale “associato e a sostegno della Fraternità sacerdotale San Pio X”. Ordinato sacerdote nel 1997, ex francescano e fondatore dei Fratelli Minori Francescani, fino a poco tempo fa aveva prestato servizio come cappellano di una comunità di monache contemplative.

martedì 27 ottobre 2026

Quei cardinali che hanno perso il latino

Ai vertici della Chiesa, una generazione di prelati rischia di non essere più in grado di leggere direttamente i testi che ne fondano la dottrina, il diritto e la liturgia. Qui l'indice degli articoli sulla latina lingua.

Quei cardinali che hanno perso il latino

Lo si sospettava, oggi è una certezza in cifre: più del 65% degli attuali cardinali ha "perso il proprio latino", o più esattamente non l'ha mai imparato. La rivelazione è stata fatta dal vaticanista del quotidiano Il Tempo, Francesco Capozza, sulla sua pagina Facebook il 4 agosto 2026: «Le mie ricerche sono durate diversi mesi, ho consultato seminari, università, congregazioni, e quant’altro. Il risultato è imbarazzante: oltre il 65% dell’attuale Collegio Cardinalizio non conosce mezza parola di latino, non lo ha mai studiato, non lo ha mai compreso. È la gravissima eredità di Bergoglio, che ha dato alla Chiesa prìncipi in porpora ignoranti, senza arte né parte, ignari che il latino è la lingua ufficiale della Chiesa».

lunedì 26 ottobre 2026

Mons. Viganò/ QUOD SCRIPSI, SCRIPSI

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati
Mons. Viganò/ QUOD SCRIPSI, SCRIPSI
Omelia nella Festa di Cristo Re

Dicit ei Pilatus: Ergo rex es tu?
Respondit Jesus: Tu dicis quia rex sum ego.
Jo 18, 37
Dilettissimi Fratelli e Sorelle,
Due sono gli uomini che, nel Vangelo di questa solennità, parlano di regalità: uno è il Re, incatenato e silenzioso; l’altro è il giudice, che siede in tribunale e ignora di essere giudicato. Pilato interroga, e crede di condurre l’interrogatorio; ma chi lo ascolti con orecchio attento si avvede che la domanda Ergo rex es tu? è posta dal Prigioniero al pretorio, e dal pretorio all’intero universo. È la domanda alla quale ogni uomo, ogni famiglia, ogni Stato dovrà rispondere, e dalla cui risposta dipende la sorte eterna delle anime e il destino temporale delle nazioni.

Agnello. Latinorum o lingua eterna

Riprendiamo da Il pensiero cattolico. Cose già dette, ma giova ripetere con sottolineature diverse. Il testo è importante per molte considerazioni sulle ragioni del latino come lingua aeterna. Qui l'indice degli articoli sulla Latina lingua.

Agnello. Latinorum o lingua eterna

Esiste un pregiudízio diabolico da abbattere, quando parliamo del latino. Questo pregiudízio contraddice tutta la storia della Chiesa e spiega male anche quella piaga ecclesiale della mano sinistra (divisione nel culto tra clero e fedeli) che il beato Antonio Rosmini Serbati proponeva di sanare con accorgimenti molto pràtici. Questo pregiudízio è che il latino sia una língua morta, divisiva, elitaria, e quindi da usare il meno possíbile, per mantenere il Vangelo “popolare” e il culto comprensíbile a tutti. Sappiamo dalla storia che anche il greco bíblico è stato una língua comune non letterària, la cui sacralità è crollata appena si è spiegato che l’ispirazione dei libri sacri non è affatto meccanica. Quando però il greco divenne língua elitaria, colta e dei ricchi, anche la liturgia cattolica, che lo conservò fino agli inizî del III sècolo, nonostante in greco fosse scritto il Nuovo Testamento, cessò di usarlo e volle “parlare” il latino, come testimòniano le due traduzioni latine che precèdono la Vulgata di san Girolamo e sono dette “prische versioni”: l’Itala e l’Afra, che risalgono al II secolo. Dunque il latino cristiano spunta presto, ma la latinizzazione della liturgia romana è un processo lentíssimo che sappiamo compiuto alla fine del III secolo.

domenica 25 ottobre 2026

Arciv. Viganò / Ai fedeli, ai chierici e ai sacerdoti della XV Peregrinatio ad Petri Sedem

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Arciv. Viganò / Ai fedeli, ai chierici e ai sacerdoti della XV Peregrinatio ad Petri Sedem

Mi rivolgo a voi da «scomunicato», poiché tale mi considerate. Ritengo che la condizione che mi è stata attribuita possa illuminare quella in cui voi stessi di fatto oggi vi trovate.

Voi non siete stati scomunicati, e fate di tutto per non esserlo, come chi vuole sfuggire a un castigo. Eppure siete trattati come degli scomunicati. Va detto, non senza ironia, che dopo avervi negato la Basilica Vaticana per il Pontificale, ora vi si vieta persino l’ingresso per la professione di Fede e per la devozione alla Sede del Beatissimo Pietro. E mentre il vostro accesso nella Basilica Vaticana vi è stato impedito con transenne e a Santa Maria Maggiore vi è stata concessa solo una Messa bassa al posto del solenne pontificale, pochi mesi fa si accoglievano gruppi LGBTQ+, con le loro bandiere arcobaleno e i loro slogan blasfemi, e un’abortista omoeretica travestita da arcivescovessa.

Come comunità ex Ecclesia Dei, come sacerdoti e vescovi ratzingeriani cultori del Summorum Pontificum, la Messa di sempre vi è concessa come un’eccezione da giustificare. Vi si esclude sempre più dalle parrocchie; vi si impone l’autorizzazione del Vescovo per celebrare ciò che i nostri padri celebravano senza permesso. I vostri Istituti sono sottoposti a visite e a verifiche, i vostri seminaristi sono guardati con sospetto, e il vostro rito è tollerato finché non disturba.

Che cos’è questo, se non una scomunica senza processo, o peggio ancora la volontà, da parte delle Autorità romane, di piegare la vostra coscienza?

Un’esclusione che non osa dire il proprio nome. Per evitare la sentenza, la subite nei fatti. Per non apparire “fuori dalla Chiesa”, vivete ai suoi margini, con contorsioni e incoerenze che sono ormai sotto gli occhi di tutti. Osate dire che non vi è alcuno stato di necessità, biasimate aspramente la Fraternità San Pio X, considerate me come un paria… Ne consegue che il vostro silenzio non vi preserva dal castigo: vi toglie soltanto il diritto di chiamarlo ingiusto.

Va riconosciuto, per amore di verità, che Leone e l’élite modernista-sinodalista che occupa il Vaticano agisce con coerenza. Leone crede fermamente nel Concilio Vaticano II ed è promotore entusiasta della sua versione sinodale: egli non può coerentemente sostenere il Rito di sempre, che ne è la smentita vivente.

Summorum Pontificum è sempre stato una chimera: lo smembramento dell’unico venerabile Rito in due forme antitetiche, un permesso che dipende da chi lo concede e che si ritira quando non serve più. Non vi si può dunque rimproverare la fiducia, ma la pretesa di voler fondare ciò che vi spetta per diritto divino sulla compresenza di due riti inconciliabili e su un indulto con cui vi si dichiara a stento tollerati.

Né vi giova appellarvi alla libertà religiosa o di culto, o all’inclusività sinodale, per assicurarvi uno strapuntino nel Pantheon: chi chiede, alla pari di tutti, il diritto di praticare il proprio culto ha già ammesso che la Messa Apostolica è un’esperienza religiosa tra le altre, e la Verità una opinione tra le opinioni. Queste false libertà non proteggono la Tradizione: sono lo strumento con cui la Verità – l’unica Religione – viene estromessa non solo dalla vita pubblica, ma finanche dal Sacro Recinto.

Non basta respingere il Concilio in ciò che contraddice il Magistero, come siete soliti ripetere. Il Vaticano II è stato un evento rivoluzionario ed è una rivoluzione permanente: va ripudiato come tale, non emendato con una lista di correzioni, perché nessuno rimedia con un’esegesi benevola a ciò che nacque come deliberata rottura.

Al cardinale Burke e a monsignor Schneider mi permetto di dire che la loro autorità è ormai tutta di facciata: sono la caricatura di loro stessi, con le loro mitrie preziose e le cappe magne, la difesa del Concilio e le concelebrazioni.

Roma non tace soltanto; non si limita a “tollerarvi” confinandovi in riserve indiane sempre più anguste: vi vuole rieducare e ve lo dice, pretendendo da voi – che godete di un significativo seguito nell’ambiente conservatore – che diventiate “opposizione di Sua Maestà”, fungendo da gatekeeper – come si usa dire oggi – e contenendo così l’emorragia di Cattolici sempre più disorientati dalla vostra acquiescenza dinanzi ai più scandalosi spropositi vaticani. Ed è ormai evidente che un’opposizione controllata, lungi dall’ottenere alcun successo per la causa del Cattolicesimo Romano, si rende invece complice della distruzione della Chiesa.

Ecco allora la dichiarazione pacificatrice del cardinale Burke: «Certamente la situazione attuale non costituisce uno stato di necessità». Ma se non vige lo stato di necessità oggi, dopo quale ennesimo scandalo e dopo quale inaudita eresia troverete il coraggio di insorgere? Quanti rospi siete ancora disposti a far ingoiare a quanti guardano a voi come ad un riferimento morale e dottrinale? Dopo «Amoris lætitia», la pachamama, ladDichiarazione di Abu Dhabi, «Traditionis custodes», «Fiducia supplicans», «Mater populi fidelis»… e dopo che vi è stato impedito di professare la vostra Fede sulla tomba del Principe degli Apostoli?

Come ho scritto in Scisma capitale: «Finché una parte dei cattolici (i cosiddetti conservatori) si ostinerà a non voler riconoscere il bipolarismo del “papato conciliare e sinodale”, essa si troverà nella terribile situazione di prestare un assenso deliberato all’errore; nella tremenda posizione di coloro che, con quel compiacimento cortigiano in un’obbedienza servile, creano le premesse della “desertio”, dell’abbandono di Dio, del ritiro della Grazia. È proprio quel riconoscimento dell’errore che lo istituzionalizza, che lo rende irreversibile, che disarma ogni resistenza e che, in ultima analisi, criminalizza chi eroicamente resiste».

Con il vostro garbato consenso e tacendo per non perdere ciò che vi è stato concesso, di fatto vi prestate all’operazione dell’inganno (2 Tess 2, 11).
Vi benedico e prego per tutti voi.
In Christo Rege,
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

Ultima Domenica di ottobre / Festa di Cristo Re

Ripercorriamo come d'abitudine l'anno liturgico.
Dominabitur a mari usque ad mare et a flumine usque ad terminos orbis terrarum. Et adorabunt eum omnes reges terrae omnes gentes servient ei.
Vedi diversi precedenti su Cristo Re [vedi anche qui]:
- Cosa c'è da sapere su Cristo Universorum Rex
- Festa di Cristo Re, universorum Rex e non solo Re dell'universo...
- Il nostro Signore e il nostro Re dove lo hanno messo?
- Leone XIII - Atto di Consacrazione del genere umano a Cristo Re / Inno Te saeculorum principem
Ultima Domenica di Ottobre 
Festa di Cristo Re
 
Intróitus
Ap. 5, 12; 1, 6 - Dignus est Agnus, qui occísus est, accípere virtútem, et divinitátem, et sapiéntiam, et fortitúdinem, et honórem. Ipsi glória et impérium in saécula saeculórum.
Ps. 71, 1 - Deus, iudícium tuum Regi da: et iustítiam tuam Fílio regis. Glória Patri…
Ap. 5, 12; 1, 6 - Dignus est Agnus,…
Introito
Ap. 5, 12; 1, 6 - L’Agnello che è stato ucciso è degno di ricevere la potenza, la divinità, la sapienza, la fortezza e l’onore. A Lui la glória e il potere nei sécoli dei sécoli. Sal. 71, 1 - O Dio, dà il tuo potere al Re: e la tua giustizia al tuo Figlio regale. Gloria al Padre… Ap. 5, 12; 1, 6 - L’Agnello che è stato ucciso è degno…

Due feste della regalità di Cristo.
Trovammo già all'inizio dell'Anno Liturgico una festa della Regalità di Cristo: l'Epifania. Gesù, nato da poco, si manifestava ai Re dell'Oriente e al popolo d'Israele come "il Signore, che tiene nella sua mano il regno, la potenza, l'impero" (Introito della Messa dell'Epifania). Accogliemmo allora "il Salvatore, che veniva a regnare su di noi" (ibid.) e con i Magi gli offrimmo i nostri doni, fede e amore.
Perché la Chiesa al declinare dell'Anno Liturgico ci fa celebrare un'altra festa della Regalità di Cristo, della sua regalità sociale e universale?

sabato 24 ottobre 2026

Le Abluzioni e le Purificazioni

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Minuzie, patrimonio del passato, da custodire. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo su Le Abluzioni e le Purificazioni. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Le Abluzioni e le Purificazioni

Dopo aver ricevuto (e distribuito) la Santa Comunione, il sacerdote purifica i vasi sacri e le sue dita canoniche. Come osserva padre Nicholas Gihr, «l'atto esteriore di purificare il calice e anche le sue dita» induce a una meditazione sul suo interno,[1] e quindi prega:
Quod ore sumpsimus, Domine, pura mente capiamus: et de munere temporali fiat nobis remedium sempiternum.
Che traduco come:
Concedi, o Signore, che ciò che abbiamo ricevuto con la nostra bocca possiamo accoglierlo con animo puro; e che da dono temporale diventi per noi un rimedio eterno.
Il passaggio dal piano fisico a quello spirituale è un tema ricorrente nella preghiera cattolica tradizionale. Ad esempio, la preghiera post-comunione per la Domenica Bassa (la domenica dopo Pasqua) è: