“Un'arte che guida l'anima attraverso le parole”
È giunto il momento di ricominciare a insegnare retorica.
La fusione tra retorica e poetica è consacrata dal vocabolario del Medioevo, quando le arti poetiche sono arti retoriche, quando i grandi retori sono poeti. Questa fusione è cruciale, poiché è alla base stessa del concetto di letteratura. —Roland Barthes
È sorprendente quanto raramente si trovi menzione della retorica nella società postmoderna, se non quando il termine si riferisce al linguaggio vuoto o manipolatorio spesso impiegato dai politici. Non dovremmo trascinare il nobile termine "retorica" nel fango di un'aggettivo che sarebbe più propriamente definito ampollosità, fustigazione o demagogia. E non dovremmo trascurare il carattere profondamente retorico della cultura che ha nutrito e influenzato la liturgia romana, la quale a sua volta ha nutrito e influenzato tutti gli aspetti della spiritualità occidentale. In effetti, la religione cristiana è una religione retorica. Cristo non si limitava a trasmettere informazioni quando predicava. Piuttosto, il suo modo di parlare eloquente e poetico assicurava che le sue parole fossero commoventi, potenti, belle e memorabili. Un linguaggio avvincente e santificante era così centrale per la nascita e la crescita della Chiesa che gli Apostoli usavano il termine "parola" come sineddoche (cioè, come una parte usata per rappresentare il tutto) per indicare l'intera fede e dottrina cristiana. Leggendo gli Atti degli Apostoli dall'inizio alla fine, potreste chiedervi perché questa espressione sia caduta in disuso, data la sua frequenza e importanza in un libro delle Scritture che narra le azioni di coloro che furono istruiti direttamente da Cristo. Ecco alcuni esempi:









