L'atteggiamento nei confronti della Tradizione e del Rito antiquior desta scalpore; tant'è che ne continuano a parlare gli organi di stampa. In una intervista a Il Giornale, dal titolo molto riduttivo (ma la scelta è dell'articolista), l'ex prefetto del Dicastero per il Culto Divino sostiene che l'opposizione alla liturgia tradizionale sia confinata a "circoli culturali autoreferenziali" radicati più nella psicologia che nella sostanza. Inoltre critica severamente le restrizioni imposte da Bergoglio con Traditionis Custodes, definite non sagge e anche non rispettose nei confronti di Benedetto XVI. L'accesso alle forme rituali "riconosciute e in uso da secoli", insiste il Cardinale, non può mai essere legittimamente limitato per decreto. E condanna senza mezzi termini l'ostilità verso i cattolici legati alla tradizione, definendola "miope", "puramente ideologica" e quindi "dannosa e distruttiva per la Chiesa". Tutto esatto, ma frammisto ad osservazioni da conservatore. Pone infatti l'accento sulla correzione degli abusi liturgici e insiste sulle Ratzingeriane "due forme". A questo riguardo vedi qui. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.
Card. Sarah: “La messa antica per i sacerdoti è quella che aiuta a celebrare meglio”
La denuncia dei troppi abusi liturgici è uno dei cavalli di battaglia del cardinale Robert Sarah, già prefetto del dicastero per il culto divino. Il porporato è tornato a scriverne nel suo ultimo libro Il Cantico dell’Agnello. Musica sacra e liturgia celeste scritto con Peter Cater ed edito da Cantagalli.
Eminenza, secondo lei esiste un’avversione per il latino e il canto gregoriano in alcuni settori della Chiesa?
«Mi pare una avversione di alcuni circoli culturali autoreferenziali più psicologica che realmente fondata e penso che sia unicamente un problema anagrafico: quando passerà la generazione dei sessantottini, passeranno anche questi infondati unilateralismi che mortificano la statura culturale stessa del cattolicesimo latino». [Ma come sarà possibile se, salve rare eccezioni, vengono nominati vescovi e cardinali i loro epigoni formati dalla loro 'pastorale' vaticansecondista e completamente digiuni, nonché refrattari, come appare anche l'attuale pontefice? - ndr]
Eminenza, secondo lei esiste un’avversione per il latino e il canto gregoriano in alcuni settori della Chiesa?
«Mi pare una avversione di alcuni circoli culturali autoreferenziali più psicologica che realmente fondata e penso che sia unicamente un problema anagrafico: quando passerà la generazione dei sessantottini, passeranno anche questi infondati unilateralismi che mortificano la statura culturale stessa del cattolicesimo latino». [Ma come sarà possibile se, salve rare eccezioni, vengono nominati vescovi e cardinali i loro epigoni formati dalla loro 'pastorale' vaticansecondista e completamente digiuni, nonché refrattari, come appare anche l'attuale pontefice? - ndr]








