Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 14 settembre 2026

In exaltatione Sanctae Crucis Domine Nostri Iesu Christi

Ave Crux, Spes unica [vedi parte finale inno Vexilla Regis]. Oggi ricordiamo anche la celebrazione del Rito antico - dopo 39 anni di cattività babilonese, alla quale ancora oggi stiamo resistendo  grazie al Summorum Pontificum di Benedetto XVI [precedenti qui tra i primi - qui tra i più recenti].

In exaltatione Sanctae Crucis Domine Nostri Iesu Christi

Il 14 settembre la Santa Chiesa cattolica, con quella solennità e quella maestà che da secoli caratterizzano la sua preghiera liturgica, celebra la festa della Esaltazione della Santa Croce, la Croce gloriosa di nostro Signore Gesù Cristo, segno augustissimo della nostra Redenzione, trono regale del Divino Salvatore, altare sul quale l'Agnello immacolato consumò, nell'obbedienza al Padre, il Sacrificio per la salvezza del genere umano. La Croce, che agli occhi del mondo apparve quale strumento d'infamia e di morte, è divenuta per il cristiano il vessillo della vittoria, il segno della grazia, la sorgente della vita soprannaturale e il pegno sicuro della gloria eterna.
Storicamente legata alla dedicazione della Basilica del Santo Sepolcro in epoca costantiniana. Fu la scoperta della Santa Croce da parte di sant'Elena che motivò la costruzione di una chiesa che collegava entrambi i luoghi della morte e della resurrezione di Cristo. In questa occasione, i Francescani di Terra Santa portano in processione una magnifica stauroteca francese in oro e argento, offerta nel 1629.

Non permetteranno al vescovo Schneider di celebrare la messa antica nella cattedrale di San Pietro.

Nella nostra traduzione da Remnant News paperAl cardinale Burke era stato concesso di celebrare la Messa antica nella Basilica di San Pietro per il pellegrinaggio Summorum Pontificum nel 2025. Per l'evento di quest'anno, invece, il vescovo Athanasius Schneider celebrerà la Messa tradizionale nella chiesa di Santa Maria Maggiore. La decisione di Roma di negargli l'Altare della Cattedra solleva interrogativi scomodi sul trattamento che la Chiesa riserva attualmente ai cattolici legati alla Tradizione. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Non permetteranno al vescovo Schneider di celebrare
la messa antica nella cattedrale di San Pietro.

La decisione del Vaticano di negare al vescovo Athanasius Schneider il permesso di celebrare la Messa tradizionale nella Basilica di San Pietro nel corso del pellegrinaggio Summorum Pontificum di quest'anno è ben più di un rifiuto procedurale. Si tratta piuttosto di una restrizione simbolica dell'orizzonte liturgico della Chiesa, che merita una seria riflessione. Pur rimanendo irrinunciabile il rispetto per il Papa in quanto Vicario di Cristo, le restrizioni passate e presenti all'antico rito – soprattutto se confrontate con la facilità con cui altri gruppi vengono accolti nella stessa basilica – sollevano seri interrogativi sulla coerenza, sulla capacità di risposta pastorale e sul vero significato di "unità" nella visione di Roma.

In base alle testimonianze degli organizzatori del pellegrinaggio annuale Ad Petri Sedem [qui], la Segreteria di Stato ha reso noto che il permesso di celebrare la Messa Pontificia nella Basilica di San Pietro (la basilica principale del Vaticano) è stato negato "almeno per quest'anno". Pertanto, il Vescovo Schneider celebrerà la Messa Tridentina presso l'altare maggiore della Basilica Pontificia di Santa Maria Maggiore, una chiesa ricca di eredità apostolica e, come gli organizzatori hanno ironicamente sottolineato, la stessa basilica che ospita la tomba di Papa Francesco (il cui pontificato ha portato alla promulgazione della "Traditionis Custodes", documento che ha conferito ai vescovi di tutto il mondo il potere di limitare la Messa Tridentina).

domenica 13 settembre 2026

Su Emma Bonino e altro

Poche ma sentite appropriate parole.
Su Emma Bonino e altro

La recente morte di Emma Bonino, ha messo in luce in modo ancora più evidente un fenomeno che già da vari decenni si era manifestato nell’ambito cattolico.

Cioè, alla morte di personaggi pubblici che avevano scelto una vita lontana o in contrapposizione ad importanti valori cattolici, le autorità sembrano quasi impotenti nel dire qualcosa di significativo, qualcosa che richiami il senso cristiano della morte e l’invito alla preghiera per coloro che ci hanno lasciato e che ora si trovano davanti al giudizio di Dio.

In Illo Tempore: XVI domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella corrispondente celebrazione domenicale [qui].

In Illo Tempore: XVI domenica dopo Pentecoste

Fu la superbia a far cadere Satana e gli altri angeli apostati. Fu la superbia a far cadere la razza umana nei nostri Progenitori. La superbia trasformò gli angeli in demoni e il Paradiso in questa valle di lacrime. San Bernardo di Chiaravalle definì la superbia "initium omnis peccati … l'inizio di ogni peccato" (De gradibus humilitatis et superbiae, 10.28). La superbia rovina le virtù perché si appropria dei doni di Dio e convince la creatura di esserne la fonte.

Esiste un vizio che Dio odi più della superbia?

Che effetto ha la superbia sul realtà interiore della tua anima? Il venerabile Catechismo di Baltimora afferma che la superbia genera "ambizione peccaminosa, vanagloria, presunzione e ipocrisia". La superbia può nutrirsi di preghiera, penitenza, sapere, ortodossia, devozione liturgica e buone opere. Può rivestirsi di paramenti sacri e occupare il posto d'onore, fingendo al contempo di difendere la disposizione dei posti a sedere.

Domenica XVI dopo Pentecoste (“Miserere mihi”)

Ripubblico per chi ci legge solo ora e anche per rinnovare il nostro approfondimento degli insegnamenti che nutrono la nostra fede, ripercorrendo con fedeltà l'anno liturgico. Da ogni celebrazione e dalle provvidenziali ripetizioni, infatti, attingiamo sempre cose nuove che ci edificano e ci sostengono. Qui trovate l'Ordinario; qui il Proprio della Messa.

Domenica XVI dopo Pentecoste
(“Miserere mihi”)

Messa
La risurrezione del figlio della vedova di Naim ravvivò domenica scorsa la fiducia della Chiesa ed ora essa innalza più insistente la sua preghiera allo Sposo, che per qualche tempo la lascia su questa terra affinché il suo amore si tempri nella sofferenza e nel pianto.
In ordine alla salvezza la nostra impotenza è tale che, se la grazia non ci previene, non abbiamo neppure la preoccupazione di agire e, se essa non segue le sue ispirazioni per portarle a buon frutto, non sapremmo mai passare dal pensiero all'atto nei riguardi di una virtù qualsiasi. Se invece sappiamo essere fedeli alla grazia, la vita diventa una trama ininterrotta di opere buone.

sabato 12 settembre 2026

Oggi si celebra il Santissimo Nome della Beata Vergine Maria

Dopo il nome di Gesù non v'è nome più dolce, più potente, più consolante che quello di Maria; nome dinanzi a cui s'inchinano riverenti gli Angeli, la terra si allieta, l'inferno trema. Die XII mensis Septembris In festo Sanctissimi Nominis Beatæ Mariæ Virginis ... e il nome della Vergine era Maria (Lc 1,27).

Oggi si celebra il SS. Nome di Maria.

Oggi celebriamo la festa del Santissimo Nome della Beata Vergine Maria.
Benedetto sempre sia, il Santo Nome di Maria.
Lodato, onorato e invocato sempre sia,
l'amabile e potente Nome di Maria.
O Santo, soave e potente Nome di Maria,
possa sempre invocarti durante la vita e nell'agonia.
Cenni storici
La festa del santo nome di Maria fu concessa da Roma, nel 1513, ad una diocesi della Spagna, Cuenca. Soppressa da san Pio V, fu ripristinata da Sisto V e poi estesa nel 1671 al Regno di Napoli e a Milano. Il 12 settembre 1683, avendo Giovanni III Sobieski coi suoi Polacchi vinto i Turchi che assediavano Vienna e minacciavano la cristianità, il Beato Innocenzo XI, in rendimento di grazie, estese la festa alla Chiesa universale e la fissò alla domenica fra l'Ottava della Natività. Il santo Papa Pio X la riportò al 12 settembre.
In anni più recenti Papa Paolo VI la tolse dal calendario romano, ma inserì nel Messale una Messa votiva in suo onore. Papa Giovanni Paolo II, nella terza edizione del Messale Romano post-conciliare (2002), l'ha reintrodotta come memoria (facoltativa) nella data del 12 settembre.
Il nome presso i Giudei aveva un'importanza grandissima e si soleva imporre con solennità. Sappiamo dalla Scrittura che Dio intervenne qualche volta nella designazione del nome da imporre a qualche suo servo. L'angelo Gabriele previene Zaccaria che suo figlio si chiamerà Giovanni ed egli ancora dice a Giuseppe, spiegandogli l'Incarnazione del Verbo: "Gli porrai nome Gesù". Si può quindi pensare che Dio in qualche modo sia intervenuto, perché alla Santissima Vergine fosse imposto il nome richiesto dalla sua grandezza e dignità. Gioacchino ed Anna imposero alla loro bambina il nome di Maria che a noi è tanto caro.

Ave maris stella (Inno)

Ave maris stella (Inno)

Questo è il grande inno mariano. Probabilmente originario prima delle altre antifone mariane conosciute, vediamo una bella esplorazione dell'antico titolo di Maria "Stella del mare".
Tra i primi attributi a lei rivolti troviamo alma: una parola molto ricca. Deriva dal proto-indoeuropeo per "crescere, nutrire", risultando avere come significati primari "nutritivo, gentile, propizio". E poi troviamo:
Sumens illud "Ave"
Gabrielis ore,
funda nos in pace,
mutans Evæ nomen
.
Giocando sul fatto che Ave in latino è la stessa parola di “Eva” scritta al contrario ( Eva ), la poesia collega il “sì” della nuova Eva al “no” della vecchia Eva. La prima parola che l’angelo disse a Maria significava già colei la cui cattiva scelta la sua buona scelta avrebbe invertito:
Ricevendo quell'"Ave"
dalla bocca di Gabriele,
Stabiliscici nella pace,
Trasformando il nome di “Eva”.
«Ave maris stella,
Dei Mater alma
atque semper virgo
felix coeli porta.
Sumens illud ave
Gabrielis ore
funda nos in pace
mutans Evae nomen.
Solve vincla reis,
profer lumen caecis,
mala nostra pelle,
bona cuncta posce.
Monstra te esse matrem,
sumat per te preces
qui pro nobis natus
tulit esse tuus.
Virgo singularis
inter omnes mitis,
nos culpis solutos
mites fac et castos.
Vitam praesta puram,
iter para tutum
ut videntes Jesum
semper collaetemur.
Sit laus Deo Patri,
summo Christo decus,
Spiritui Sancto
tribus honor unus.
Amen
«Salve, Stella del Mare,
di Dio madre alma
vergine sempre e feconda
porta del cielo.
Quell'ave ricevendo
dal labbro di Gabriele
noi nella pace immergi
mutando il nome d'Eva.
Sciogli dai lacci i rei,
rida' la luce ai ciechi,
discaccia i nostri mali,
ottienici ogni bene.
Dimostra d'esser madre.
Per te le preci accolga
Colui che, per noi nato,
s'offerse d'esser tuo.
Vergine senza pari,
tra tutte la più mite,
scioglici dalle colpe,
rendici casti e miti.
Donaci vita pura,
proteggi il nostro viaggio,
finché Gesù vedendo
gioirem per sempre insieme.
Sia lode a Dio Padre,
a Cristo sommo onore,
allo Spirito Santo,
onore a tutti e Tre.
Amen.»

Questo inno include anche un gioco di parole ingegnoso:
La mia strofa preferita è la penultima:
Dona una vita pura,
Prepara un percorso sicuro: 
Così che, vedendo Gesù,
Possiamo sempre gioire.

Le ultime due righe in latino sono ut videntes Jesum / semper collætemur. Forse sto estrapolando troppo, ma l'uso di collætemur è significativo per me. Avrebbe potuto essere semplicemente lætemur, che è effettivamente un sinonimo: entrambi significano gioire. Ma collætemur mi sembra derivi da co+laetare, con co che significa "insieme", collætemur che implica quindi una dimensione sociale, non un qualsiasi tipo di gioia, ma "gioire insieme".
A mio avviso questo allude al fatto che una delle grandi gioie del cielo deve certamente essere l'unità che le anime sperimenteranno tra loro. Non ci rallegriamo nell'isolamento: collætemur con tutti i nostri fratelli in Cristo insieme alla Sua e nostra tenera Madre.

Inno Ave Maris Stella (Ascolto semplice)
Canto tradizionale, I monaci di Norcia

Il cardinale Burke rivendica il titolo di Maria Corredentrice di fronte al criterio della Dottrina della Fede

Riprendiamo da Infovaticana. Qui trovate l'indice degli articoli dedicati, insieme ai precedenti presenti nella tradizione.

Il cardinale Burke rivendica il titolo di Maria Corredentrice
di fronte al criterio della Dottrina della Fede


Il cardinale Raymond Leo Burke ha difeso pubblicamente il titolo di Maria Corredentrice, mesi dopo che il Dicastero per la Dottrina della Fede ha stabilito nella nota Mater Populi fidelis che il suo utilizzo risulta «sempre inopportuno» per esprimere la cooperazione della Vergine nell’opera della Redenzione.

Burke si è espresso domenica [lo scorso 6 settembre -ndr] nella cattedrale di San Bavone, a Haarlem (Paesi Bassi), durante un intervento dedicato alla cooperazione della Vergine Maria nell’opera salvifica di Cristo. Secondo quanto riporta The Catholic Herald, che afferma di aver ricevuto dall’ufficio del cardinale una copia del suo intervento, Burke ha affermato espressamente: «La Santissima Vergine Maria è Corredentrice, cioè partecipa in modo unico all’opera salvifica di Nostro Signore».

L'Arcano nel rito romano antico, parte II

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement. Ogni liturgia eucaristica è e dovrebbe essere un incontro con il numinoso. In questa II parte vedremo tre modi in cui il Messale Romano del 1962 incoraggia con successo la percezione del numinoso.

L'Arcano nel rito romano antico, parte II

Nel nostro ultimo articolo [qui] abbiamo descritto l'importanza del numinoso per il culto cattolico. Qui, descriviamo come tale principio si concretizza nel rito romano tradizionale.

Il numinoso nel messale del 1962
Per parafrasare il verso di Yeats sulla Rivolta di Pasqua del 1916, ad ogni Messa nasce una bellezza terribile; ad ogni Messa si apre un portale verso il mysterium tremendens et fascinans. Le cerimonie di una liturgia eucaristica e il comportamento dei suoi ministri dovrebbero quindi riflettere questo fatto fondamentale. Le diverse liturgie apostoliche comunicano il numinoso in modi diversi. Nel Messale Romano del 1570/1962 ciò avviene, si possono citare il canone silenzioso, l'uso di una lingua sacra e l'etichetta del sacerdote: i suoi frequenti baci dell'altare e le genuflessioni, il non separare le dita canoniche dopo aver toccato l'Ostia, ecc. Ma in questo articolo ci concentreremo su altri tre esempi: l'esecuzione o la risposta al kairos , la balbuzie liturgica e le allusioni al Santo dei Santi.

venerdì 11 settembre 2026

“È a rischio l’umanità”, l’accusa del ricercatore di Anthropic che si dimette per motivi etici

Primi allarmi sull'uso dell'IA. Fonte: Italian Tech. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
“È a rischio l’umanità”, l’accusa del ricercatore
di Anthropic che si dimette per motivi etici


Jacob Coxon, ricercatore britannico specializzato nel pre-addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, ha annunciato le proprie dimissioni da Anthropic dopo tre anni trascorsi tra OpenAI e la stessa Anthropic. In una serie di messaggi pubblicati su X e in un’intervista al Wall Street Journal, ha lanciato un avvertimento diretto: le grandi aziende del settore stanno correndo verso una super-intelligenza autosufficiente senza le misure di sicurezza necessarie, “giocando d’azzardo con le nostre vite”.

Il pre-addestramento è la fase iniziale in cui un modello di intelligenza artificiale apprende elaborando enormi quantità di dati. Coxon sostiene che, all’interno dei laboratori di frontiera, espressioni come “periodo critico” e “fase finale” siano ormai all’ordine del giorno: indicano l’imminente sviluppo di una superintelligenza, ossia un sistema con capacità cognitive superiori a quelle umane.