Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 15 febbraio 2026

Verità e Confessione

Verità e Confessione
Sermone per domenica 15 febbraio 2026

1 Giovanni 1:8–10
Se diciamo di non aver peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto, così da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi.
Carissimi, nei corridoi oscuri del cuore umano, dove sussurri di perfezione echeggiano falsamente, l'apostolo Giovanni ci mette di fronte a una verità lancinante. "Se dicessimo di non aver peccato", dichiara, invocando il greco ἁμαρτία (hamartia), quell'antico termine che evoca la freccia di un arciere che manca il bersaglio – non solo una colpa passeggera, ma una profonda deviazione dal bersaglio divino della giustizia. Qui Giovanni usa il singolare: ἁμαρτία (hamartia), il peccato come condizione universale che avvolge l'umanità. Non sta ancora parlando di atti specifici, ma della realtà sottostante che ci separa da Dio. In questo vediamo l'inganno che intrappola l'anima: πλανῶμεν (planōmen), ci smarriamo, conducendoci all'illusione. Perché affermare di essere senza peccato significa esiliare l'ἀλήθεια ( alētheia ), la verità stessa, dal nostro santuario interiore. Come uno specchio appannato dal respiro, la nostra percezione di noi stessi si offusca; non vediamo le macchie sulle nostre vesti, ma illusioni di un bianco immacolato. Giovanni ci ricorda che il peccato non è un fantasma, ma una realtà insita nella struttura decaduta dell'umanità. Qui sta il pericolo: la negazione genera oscurità e, in quel vuoto, la comunione con la Luce – il nostro Dio – svanisce nel nulla.

De Maria numquam satis (2)

Riportiamo la seconda parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione. Parte 1; Parte 3. Qui l'indice degli articoli su Maria Corredentrice

De Maria numquam satis
La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione
p. Serafino Lanzetta, 4 febbraio 2026

«Io piango perché tu non piangi»

Questo è un programma di vita davvero importante. A questo proposito, è degno di nota un grande autore inglese, Padre Robert Hugh Benson (1871-1914), convertito alla fede cattolica dall’anglicanesimo. È conosciuto soprattutto per il suo bellissimo romanzo “Il padrone del mondo”. Dopo la conversione continuò a scrivere, producendo numerose opere per difendere apologeticamente la fede cattolica. Una di queste è The Mystical Body and its Head (Il Corpo mistico e il suo Capo, Sheed and Ward, New York 1911), tratta dalla sua opera più ampia Christ in the Church (Cristo nella Chiesa). Nella sezione dedicata al Getsemani – il libro è una profonda meditazione sulle tappe della Passione di Cristo – Padre Benson riflette sull’unicità del Corpo Mistico di Cristo e parla in modo illuminante della corredenzione anche senza citarla in maniera diretta. Il nucleo di questo mistero è tutto lì. Benson dice che nella Chiesa Cattolica esiste un principio che viene non solo accolto, ma anche pienamente messo in pratica: il principio del dolore vicario, della sofferenza vicaria (il concetto analizzato prima: il fatto che Gesù abbia fatto qualcosa al posto nostro, che cioè si sia offerto per noi al fine di redimerci). Questo principio del dolore vicario, cioè l’amore con cui ci aiutiamo a vicenda a raggiungere la santificazione, dice Padre Benson, è pienamente riconosciuto e vissuto nella Chiesa Cattolica ed è al contempo ciò che manifesta l’unicità della Chiesa. Viene citato l’esempio del Santo Curato d’Ars, il quale, un giorno, mentre confessava per ore, come sempre, ricevette un penitente che gli elencò dei peccati gravissimi, ma senza il minimo segno di contrizione. Il santo Curato ne fu stupito ed esclamò: «Come? Non piangi? Non versi una lacrima per i tuoi peccati?». E continuando ad ascoltare quella confessione poco contrita, soggiunse: «Io piango perché tu non piangi». Questa è squisita carità. Questa è corredenzione in azione; la corredenzione di un sacerdote, il Santo Curato d’Ars, che era disposto a fare qualcosa al posto di quel penitente, a “soffrire al suo posto”, pur di guadagnarlo a Cristo. Padre Benson commenta e dice che questo è un esempio lampante della bellezza e dell’unicità della Chiesa Cattolica. Questa sofferenza vicaria è corredentiva ed è un principio di vita cristiana. Leggiamo quanto scrive Benson: «Questo principio, dunque, attraversa tutta la Chiesa Cattolica, dalla testa ai piedi. In essa non solo il sacrificio esteriore della Croce viene offerto incessantemente nell’augustissimo mistero dell’altare – (ciò che Cristo ha fatto una volta lo fa sempre) –; e in un modo diverso nelle sofferenze esterne delle sue membra; ma anche i dolori interiori del Getsemani vengono similmente perpetuati. Ogni vero sacerdote, nel confessionale, conosce qualcosa di quel senso del peccato che porta su di sé al posto del penitente. “Io piango, singhiozzava il Curato d’Ars, perché tu non piangi”. Ogni cattolico ben istruito sa offrire il proprio dolore per la salvezza di un’altra anima, perché soltanto nella Chiesa Cattolica si manifesta questa stirpe sacerdotale di cui parla il primo Papa (cf. 1Pt 2,9). Solo nella Chiesa Cattolica, infatti, quell’immenso principio del dolore vicario viene accolto, riconosciuto e vissuto: quel principio sul quale è tenuta insieme l’intera catena della vita, persino nell’ordine fisico… “Qui nella mia Chiesa, e solo qui, rivivo in pienezza, con volontà e intelligenza, quella mia agonia registrata nei Vangeli. Qui, nella cella del contemplativo, nel confessionale di un degno sacerdote, nella stanza da letto di un sofferente altruista, in ogni agonia interiore coraggiosamente sopportata, rimango ancora una volta nel giardino, immerso nel sangue, strappato da me, non dai flagelli ma dal dolore”».

Dominica in Quinquagesima

Ripropongo contenuti come questo che uno strumento come il blog inghiotte inesorabilmente, per ritrovarne ogni anno le ricchezze della nostra Chiesa e farne tesoro per una sempre maggore interiorizzazione. Vedi: L'inizio del ciclo pasquale con la Dominica in septuagesima [qui] Dominica in sexagesima [qui]
Qui trovate l'Ordinario e qui il Proprio della Santa Messa di oggi.

Domenica di Quinquagesima

La vocazione di Abramo

L’argomento che presenta oggi la Chiesa da meditare è la vocazione di Abramo.

Scomparse le acque del diluvio, la terra cominciò di nuovo a riempirsi di uomini; ma insieme comparve la corruzione, e l’idolatria venne a colmare la misura dei disordini. Ora prevedendo il Signore nella sua divina sapienza, la defezione dei popoli, volle costituire una nazione che gli sarebbe stata particolarmente devota, e nella quale si sarebbero conservate le sacre verità destinate a diffondersi fra i Gentili. Questo nuovo popolo doveva cominciare da un solo uomo, padre e tipo dei credenti, Abramo. Pieno di fede e di obbedienza verso il Signore, egli era chiamato ad essere il padre dei figli di Dio, il capo di quella generazione spirituale, alla quale appartennero ed apparterranno fino alla fine dei tempi tutti gli eletti, sia dell’Antico Testamento che della Chiesa Cristiana.

sabato 14 febbraio 2026

De Maria numquam satis (1)

Riportiamo la prima parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione. Parte 2; Parte 3. Qui l'indice degli articoli su Maria Corredentrice.

De Maria numquam satis
p. Serafino Lanzetta, 28 Gennaio 2026

La Corredenzione di Maria può essere compresa bene alla luce di due feste liturgiche. Il 15 settembre è una grande festa mariana dedicata a Nostra Signora Addolorata ai piedi della Croce. Nel rito antico questa festa è preparata da quella dei Sette Dolori di Maria che si celebra il Venerdì della Settimana di Passione prima della Settimana Santa. Il 14 settembre celebriamo invece l’Esaltazione della Santa Croce. Sono feste importantissime che si annodano l’una all’altra: una cristologica e una mariana. Questo ci fa capire che è sempre doveroso approfondire il mistero della Corredentrice alla luce della Redenzione: Gesù e Maria sono una cosa sola, sempre uniti. Si tratta di vedere insieme la Croce e la Corredentrice. In questa riflessione, che svilupperò in tre parti, ho pensato che fosse opportuno cercare di vedere in un modo più pratico (pastorale) l’importanza della corredenzione per la nostra vita cristiana, delineandone il suo aggancio, anch’esso pratico, alla salvezza operata da Cristo.

Parliamo molto spesso del mistero della corredenzione di Maria ed è certamente una cosa meravigliosa, ma penso che se rimaniamo troppo sul piano teorico, rischiamo di non cogliere l’importanza concreta che questo mistero ha per la nostra vita cristiana. Cercherò di lumeggiare la questione partendo chiaramente da una considerazione dottrinale per arrivare poi a qualcosa di più pratico: vedere cioè la corredenzione all’opera, a partire proprio dall’inizio della nostra salvezza, dal compimento stesso della nostra redenzione operata da Gesù e da Maria. Da lì potremo capire quanto sia fondamentale cooperare con Dio, esattamente come ha fatto la Madonna. Maria ha tracciato il modello perfetto di cooperazione con Dio; questo modello esemplare mariano a sua volta è anche la dimostrazione più perfetta che la religione cattolica è l’unica vera religione. Questo sarà il mio sforzo: cercare di far vedere “le opere” della corredenzione. Nel farlo ci renderemo conto del modo in cui questo mistero manifesta l’unicità storico-salvifica del Cattolicesimo.

Partiamo dalla Redenzione
Dobbiamo necessariamente partire dalla redenzione e rinfrescare la nostra memoria a riguardo. Infatti, la corredenzione è possibile solo se è intimamente unita a ciò che fa fatto Gesù, alla nostra salvezza. Non ci deve essere alcuna ambiguità ovviamente: non si deve mai pensare che la Madonna prenda il posto di Gesù o che voglia mettersi al posto di Gesù nel redimerci. La Madonna è sempre subordinata a Gesù ed è con Lui. La parola stessa “co-redentrice” significa “con” il Redentore, sotto di Lui, ma un solo cuore con Lui, una sola anima con Lui: totalmente unita a suo Figlio. Il punto di partenza rimane la redenzione e quindi il mistero della Croce. L’esaltazione liturgica della Santa Croce rimanda proprio a questo mistero: la redenzione di Cristo.

Nella Croce c’è infatti la sintesi perfetta di questo mistero: la redenzione come via, come atto di carità totale da parte di Cristo, il quale si è offerto al posto nostro per salvarci, per strapparci dalla perdizione eterna. La redenzione è il pagamento di un prezzo per liberarci da una schiavitù, quella del peccato. Letteralmente è il “riscatto” di uno schiavo, un prezzo da pagare affinché una persona torni libera. Ma è anche una via, un soccorso. La redenzione può essere intesa come aiuto soprannaturale di Colui che è venuto per salvarci. Eravamo morti, come caduti in un baratro e Lui, il Signore, è disceso dall’alto per tirarci fuori da quel precipizio. Ci ha rialzato dopo la caduta nell’abisso del peccato. Quindi è una vera e propria operazione di salvataggio. La redenzione può essere compresa proprio quale azione divina di soccorso: un intervento soprannaturale di Cristo che per puro amore gratuito è venuto a salvarci scendendo Egli stesso in questa valle di miseria mettendoci al sicuro, riportandoci in alto, lì dove eravamo prima della caduta.

In pratica, Egli ha fatto per noi ciò che noi non eravamo assolutamente in grado di fare. Eravamo morti, in una condizione di totale infermità: non potevamo fare nulla, non potevamo neanche muoverci. Per rendere meglio l’idea, eravamo completamente paralizzati. Non potevamo salvarci da soli. Ci trovavamo in una situazione di morte, di impotenza, di incapacità di agire. Cristo è venuto a soccorrerci e ha detto: “Quello che tu non puoi fare a causa della tua condizione, lo faccio Io al posto tuo.” Questo ci fa capire che la redenzione può essere definita anche come “sofferenza ed espiazione vicaria”. Si tratta di una definizione tecnica. “Vicaria” nel senso etimologico: fare qualcosa al posto di un altro. Un’opera vicaria è questo: “Io compio al tuo posto ciò che tu non sei in grado di compiere. Lo faccio per te”. È un’opera sostitutiva, ma in un senso più profondo: “Un’opera realizzata per te proprio perché tu non puoi realizzarla”. Sofferenza vicaria significa quindi che Nostro Signore ha sofferto al posto nostro, ha sofferto per noi. Ha preso su di sé il nostro peccato e tutte le sue conseguenze per espiarlo completamente. Egli ha fatto per noi ciò che noi non potevamo fare. Questa è squisita carità, amore senza alcun interesse.

La co-redenzione quale offerta d’amore in Cristo, legge della vita cristiana
La redenzione dunque è quell’atto di carità totale ed esclusiva di Cristo, il quale ha preso su di sé i nostri peccati e ha espiato per noi, al nostro posto, tutti i nostri peccati e tutte le loro conseguenze nefaste. Alla luce di ciò appare evidente che il mistero della Co-redenzione, cioè la partecipazione di Maria in Cristo alla nostra redenzione, una partecipazione congiunta, non è qualcosa di illogico o di impossibile. Al contrario, è pienamente possibile e conveniente proprio in ragione della sofferenza e dell’opera vicaria di Cristo. Cristo ha fatto qualcosa al posto nostro, è venuto in nostro soccorso. Proprio in ragione di questo amore totale di Cristo, che si offre al posto di noi peccatori, la Madonna non può rimanere indifferente o estranea all’opera del Figlio. L’amore si diffonde. L’amore immacolato, senza peccato, non ammette egoismo, ma si dona e si offre al posto dei peccatori per salvarli. Maria è stata “chiamata” dal Figlio, dalla voce soave del suo amore, a collaborare con Lui per noi. Lei ha fatto, come Gesù, qualcosa per noi: ciò che noi non eravamo in grado di fare.

Questa, in fondo, è una legge della nostra vita cristiana, la legge della vita cattolica: fare qualcosa per un altro, per il nostro prossimo. Come dubitarne quando si è dinanzi alla perfezione della carità di Gesù e di Maria? Questo è ciò che il Signore ci ha insegnato a vivere e in ciò consiste esattamente la possibilità di edificare il Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa. La legge del Corpo Mistico, infatti, è questa: aiutarci gli uni gli altri a portare la croce; fare qualcosa per l’altro che magari da solo non ce la fa. La vera carità presuppone un cuore che vede e che dice, nel silenzio e nel nascondimento: “Tu non riesci a portare quella croce; ti aiuto. Sono qui per te. È la carità di Cristo che mi spinge”. Questa è la vera carità fraterna che deve sempre guidarci nella vita spirituale. Non si dimentichi il dato di partenza, come spesso si fa mescolando carità e assistenza sociale: è l’opera redentiva di Cristo che suscita questa cooperazione. In modo ordinato, Cristo suscita dapprima la cooperazione di Maria, che è la più perfetta, e poi la cooperazione di ciascuno di noi, ammessi quindi a cooperare grazie alla cooperazione primordiale e strutturale della Vergine Maria.

Si tratta di un’azione, certo, di un fare e non di un rimanere a guardare. Ma già in Cristo stesso c’è una cooperazione tra la Sua natura divina e la Sua natura umana. La sua incarnazione e quindi il mistero della sua Passione e Morte redentrici implicano un’attività della natura umana del Figlio di Dio, libera e meritoria, subordinata ordinatamente alla sua natura divina in comunione con il Padre e lo Spirito Santo. Inoltre, siccome la natura umana di Gesù è la più perfetta, la sua cooperazione con la natura divina del Figlio di Dio implica un’opera salvifica perfetta che va a beneficio dell’umanità peccatrice da salvare. Un’opera vicaria, dicevamo. Perciò, la cooperazione dell’umanità di Gesù con la sua divinità è un mezzo universale di salvezza della natura umana come tale. Qui si iscrive la necessità della cooperazione dell’uomo con Dio alla sua salvezza; qui si vede l’ancoraggio forte della cooperazione di Maria con Cristo, che a differenza di noi tutti, non è dalla parte dei peccatori, in quanto Immacolata Concezione, ma dalla parte di Cristo che salva noi dal peccato, essendone stata preservata in vista dei meriti del Figlio così da essere attivamente capace di salvare noi con Gesù. La salvezza è sempre cooperazione: prima quella di Cristo uomo con la sua natura divina, poi quella di Maria con Cristo per noi, poi la nostra in Gesù e Maria. Dunque, è in Gesù per Maria che si costituisce il Corpo Mistico di Cristo, la cui essenza è la carità che salva, liberandoci dal peccato e dalla morte.

Perché Gesù ha istituito la Chiesa suo Corpo Mistico? Proprio per essere un solo Corpo, per essere una sola cosa in Lui e, in questo mistero d’amore, aiutarci a vicenda a raggiungere la meta finale: la salvezza eterna. Così siamo redenti, salvati dal vuoto vorticoso del male. Liberati da ogni peccato, viviamo nella grazia. Si capisce così la logica profonda della vita cristiana: cooperare con Cristo come Maria alla salvezza. Di conseguenza, cooperare con ogni altra persona di buona volontà, con ogni fratello, con il mio prossimo perché anch’egli si salvi. Cooperare perché ogni altro fratello possa rimanere in questa comunione del Corpo mistico di Cristo, rimanendo al sicuro per sempre. Questa è la logica del bene per il nostro prossimo. “Chi è il mio prossimo?” Ricordiamo la parabola del Buon Samaritano. Posero a Gesù quella domanda per metterlo alla prova. Gesù, rispose raccontando la parabola che troviamo nel Vangelo di Luca (10:29-37). Il mio prossimo, ci dice Gesù, è ogni persona che si trova nel bisogno, ogni uomo che ha bisogno dell’amore di Cristo per essere guarito. Quel buon Samaritano non era più straniero, ma un uomo che si fece carico di un altro completamente privo di forze, debole e incapace di salvarsi da solo uscendo da quella condizione disagiata. Quel buon Samaritano era Gesù stesso che si fece carico dell’uomo incappato nei briganti del male. Quel “Va’ e anche tu fa lo stesso” diventerà la legge dell’amore che si carica delle miserie dell’altro, della sua sofferenza, del suo bisogno di salvezza eterna. Questa è la logica della vita cristiana, la logica della carità.

Sul Calvario con Gesù e Maria
Ora, dove troviamo il modello perfetto di questa carità cristiana, legge della vita cristiana? Sul Calvario. Lì, infatti, si compie la salvezza, si realizza pienamente la redenzione. Lì vediamo ciò che Gesù ha fatto per noi morendo in croce, offrendosi al posto nostro: è la sofferenza vicaria per eccellenza. Ed è sempre sul Calvario che vediamo ciò che la Madonna ha fatto per noi insieme a Cristo, imitando perfettamente il suo esempio: amare l’altro, l’intera umanità per un fine salvifico, effondendo, per mezzo della sofferenza espiatrice, il bene della carità soprannaturale. Maria ha imitato l’esempio di Cristo cooperando con Lui, offrendo se stessa al posto nostro e offrendo Gesù per noi. Come Gesù, ha preso su di sé tutti i nostri peccati per espiarli con la sua sofferenza materna, con le sue lacrime, con l’offerta sacrificale di Gesù e di tutta sé stessa insieme a Gesù. Lei era una con Gesù. Il Calvario è il modello che ci fornisce la condizione per essere discepoli di Cristo. Se penetriamo questa logica del corpo Mistico di Cristo, cioè, fare qualcosa per l’altro, cooperare con Gesù e Maria per la mia salvezza e quella dei miei fratelli, allora abbracciamo la vera vita cristiana, altrimenti ne rimarremo fuori, accontentati di buoni sentimenti. Questo è il mistero della carità: amare Dio, Cristo, la Madonna e amare il prossimo, cioè ogni persona che è nel bisogno, un bisogno di salvezza. La corredenzione, quindi, è il modello della vita cristiana, la vera legge della nostra santificazione. Non c’è santificazione, cioè non c’è partecipazione alla propria salvezza, senza questa imitazione di ciò che il Signore insieme alla sua Madre ha fatto per noi. 
(continua) - Fonte

La Croce Misteriosa del Segreto di Fatima

Nella nostra traduzione da Substack.com.
La Croce Misteriosa del Segreto di Fatima
Quando la poesia e la letteratura ci insegnano il linguaggio dei simboli sacri

Nell'immagine: Hovhannes Aivazovsky (1817 - 1900), La nona onda

Un dettaglio significativo
Da quando l'ultima parte del segreto di Fatima è stata pubblicata nel 2000, uno dei dettagli più interessanti della visione non ha mai smesso di affascinarmi. Al centro del vasto quadro, i cui riferimenti alla storia del XX secolo si intrecciano con profondi significati simbolici, si erge la Croce. Posizionata su una montagna che domina l'intero panorama, è il punto focale del gruppo che attraversa la città in rovina. Ciò che ha catturato la mia attenzione fin dalla prima lettura è il modo in cui la croce è stata descritta:
C'era una grande croce di tronchi grezzi come di sughero con la corteccia. (1)

venerdì 13 febbraio 2026

Lo strano e meraviglioso mondo dei bestiari medievali

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis
Lo strano e meraviglioso mondo dei bestiari medievali
La zoologia è cambiata molto dal Medioevo...

Ho già scritto in precedenza della dicotomia tra realtà e finzione come di qualcosa di non pienamente operativo nella cultura medievale. Nonostante la loro vicinanza fisica e psicologica ai ritmi della terra e alle realtà primordiali della vita, i cristiani premoderni erano, rispetto alle persone di oggi, più inclini a rimodellare "i fatti" in base alla fede religiosa e al pensiero poetico. Un esempio particolarmente intrigante di questa tendenza si trova nei testi medievali noti come bestiari. Queste opere, oltre a essere una deliziosa manifestazione dello spirito medievale, ci ricordano che la letteratura immaginativa non si limita a romanzi, poesie e simili. L'esperienza letteraria tocca tutti gli aspetti della vita umana e i bestiari ci riportano a un'epoca in cui persino la scienza era strettamente legata al potere trasformativo della creazione letteraria.

Antonino Zichichi (1929 – 2026) Fisico, educatore e difensore della bellezza razionale della creazione

Nella nostra traduzione da Vigiliae il ricordo di uno scienziato, Cattolico praticante, che non ha mai nascosto la propria fede. Al contrario, ne ha fatto parte integrante del suo pensiero pubblico, sostenendo che non esiste alcuna scoperta scientifica capace di negare l’esistenza di Dio.

Antonino Zichichi (1929 – 2026)
Fisico, educatore e difensore della bellezza razionale della creazione

Antonino Zichichi, una delle voci scientifiche italiane più note e figura di spicco della fisica internazionale, è morto il 9 febbraio 2026 a Losanna. Aveva novantasei anni. Nato a Trapani nel 1929, Zichichi ha dedicato la sua lunga vita all'esplorazione del mondo subnucleare e alla convinzione – scientifica quanto filosofica – che l'universo sia caratterizzato da una razionalità intrinseca.

Dopo i primi studi a Palermo, si è distinto grazie al suo lavoro in fisica subnucleare, contribuendo a importanti esperimenti al CERN e insegnando per decenni all'Università di Bologna. La sua fondazione del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice nel 1963 ha creato un luogo di incontro unico per scienziati di tutto il mondo e rimane una delle sue eredità istituzionali più durature. Zichichi credeva che la ricerca scientifica prosperasse quando fosse condivisa, dibattuta e inserita in un orizzonte culturale più ampio.

Iam hora est: sull'annuncio delle consacrazioni episcopali da parte della FSSPX

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald. Alcuni precedenti su Alcuin Reid qui (con molti link di riferimento) - qui.

Iam hora est
sull'annuncio delle consacrazioni episcopali da parte della FSSPX
Dom Alcuin Reid

Si esita ad aggiungere altro allo tsunami di commenti che ha seguito l'annuncio, non inaspettato, che la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) procederà alla consacrazione di nuovi vescovi il 1° luglio. Troppo di ciò che è stato detto ha riproposto vecchi pregiudizi con leggerezza e ha contribuito a consolidare ulteriormente le divisioni. "Eccoci di nuovo", abbiamo sentito dire fin troppo spesso. Si possono immaginare sospiri simili nei corridoi e negli uffici dei dicasteri competenti della Santa Sede: "Vabbè, altre scomuniche", ecc.

giovedì 12 febbraio 2026

Mons. Carlo Maria Viganò a sostegno della FSSPX

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Carlo Maria Viganò a sostegno della FSSPX

Non posso che prendere atto con dolore e indignazione del Comunicato diffuso oggi dal Dicastero per la Dottrina della Fede, a firma del Card. Víctor Manuel Fernández, al termine del suo incontro con Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Dopo decenni di umiliazioni, di dialoghi inconcludenti, di concessioni parziali revocate con “Traditionis Custodes”, di silenzi assordanti sulle deviazioni dottrinali e liturgiche diffuse in tutta la Chiesa ed ancor più gravi errori dottrinali e morali promossi dal più alto Soglio, Roma pretende ora di porre come condizione preliminare al dialogo la sospensione delle Consacrazioni episcopali annunciate dalla FSSPX per il 1° luglio — Consacrazioni che non sono atto di ribellione, ma atto supremo di fedeltà alla Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, privata da quasi sessant’anni di Vescovi che predichino la Dottrina integra e amministrino i Sacramenti senza compromessi con l’errore.

Ultima ora: Risultati dei colloqui FSSPX-Vaticano

Il primo incontro tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X è stato dichiarato “cordiale e sincero”, ma il dialogo potrà proseguire solo se la Fraternità sospenderà le previste consacrazioni episcopali, ha dichiarato oggi il Vaticano.

Ultima ora: Risultati dei colloqui FSSPX-Vaticano.

Questa mattina si è svolto l'incontro di alto profilo tra il Cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), e il Superiore Generale della FSSPX, Padre Davide Pagliarani. È stata la prima volta che i due si sono incontrati dopo l'annuncio, il 2 febbraio, da parte di Pagliarani, che la Fraternità avrebbe celebrato le consacrazioni episcopali il 1° luglio di quest'anno.
I dettagli dell'incontro sono stati resi noti tramite una nota firmata dal cardinale Fernández, evidentemente desideroso di riprendere in mano la narrazione dopo che la Società aveva sbalordito la Chiesa e i media con il suo annuncio.
Secondo il Comunicato di una pagina – leggibile qui – i due ecclesiastici hanno discusso di un'ampia gamma di questioni.
In primo luogo, hanno chiarito "alcuni punti presentati dalla FSSPX in varie lettere, inviate in particolare negli anni 2017-2019", tra cui la problematica affermazione del documento di Abu Dhabi secondo cui Dio vuole la diversità delle religioni (qui). Questo è stato identificato come un problema chiave dalla FSSPX nelle sue recenti dichiarazioni pubbliche.
La condizione per la prosecuzione dei colloqui, per i quali saranno fissate tappe e procedure, è la revoca della decisione annunciata. P. Pagliarani riferirà e farà conoscere le determinazioni...