Nella nostra traduzione da Catholic Unscripted. Considerazioni già presenti anche in articoli molto vecchi, ma che riproponiamo perché stanno emergendo in molti autori odierni che amano la Tradizione scoperta o ritrovata. Ed è importante tener desta l'attenzione soprattutto di chi le accosta solo oggi che, dopo sessant'anni di prassi conciliare, la crisi è ancor più evidente. Vedi indice articoli sull'ecumenismo.
Camminando insieme, ma verso cosa?
La Segreteria del Sinodo afferma che non può esserci sinodalità senza ecumenismo.
Non c'è dubbio che il linguaggio dell'ecumenismo abbia un profondo fascino, e certamente rispecchia gran parte del sentimento dell'epoca moderna. Inoltre, i cristiani dovrebbero desiderare l'unità; lo spettacolo di coloro che confessano Gesù Cristo divisi gli uni dagli altri è senza dubbio una ferita orrenda nella testimonianza cristiana al mondo. E non dimentichiamo che Cristo stesso pregò affinché i suoi discepoli fossero uno (Giovanni 17), un tema ripreso nell'enciclica di Papa San Giovanni Paolo II, Ut Unum Sint (1995), "Sull'impegno per l'ecumenismo", che essenzialmente riconosce la presenza, al di fuori della visibile comunione cattolica, di autentiche realtà cristiane, ma subito dopo spiega:
«Tutte queste cose, che provengono da Cristo e conducono a lui, appartengono di diritto all'unica Chiesa di Cristo» (§13).
Giovanni Paolo II è piuttosto esplicito nell'affermare che la meta è la piena comunione, non una fraternità che cresce all'infinito. La sua successiva spiegazione di Ut Unum Sint descrive l'ecumenismo come un processo che fa crescere la “comunione parziale” esistente verso la “piena comunione nella verità e nella carità”. Il Concilio Vaticano II, quindi, non ha inventato il desiderio di unità cristiana, ma ha riconosciuto una realtà esistenziale e in evoluzione e ha dato rinnovata urgenza a qualcosa che appartiene alla natura stessa della Chiesa. L'espressione preconciliare mostra che questa era la direzione del cammino. Nel 1928, la Mortalium Animos di Papa Pio XI (1928) è dedicata esplicitamente “all’unità religiosa” e, in parte, è stata scritta in risposta al nascente movimento ecumenico. La preoccupazione centrale di Pio XI è straordinariamente rilevante per le assurdità che vediamo attualmente diffuse dalla Segreteria del Sinodo: egli rifiuta l’idea che la Chiesa di Cristo debba essere immaginata come attualmente divisa in diversi corpi cristiani più o meno equivalenti che devono in qualche modo unirsi per creare l’unità che Cristo intendeva. Il passaggio particolarmente significativo è il §7. Pio XI identifica come errata la convinzione che l’unità della Chiesa di Cristo:








