Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 2 luglio 2026

2 luglio. Il Sangue nato nel tempo per salvare il tempo

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue
2 luglio. Il Sangue nato nel tempo per salvare il tempo

Sangue di Cristo, Verbo di Dio incarnato
Sanguis Christi,
Verbi Dei incarnáti, salva nos
Cari amici, dopo aver contemplato il Sangue di Cristo come Sangue dell’Unigenito dell’Eterno Padre, la preghiera delle Litanie ci porta al centro del mistero cristiano: il Verbo di Dio incarnato.

Questa invocazione ricorda che il Sangue di Gesù non è un simbolo vago, non è un’immagine poetica, non è una metafora religiosa utile a commuovere i devoti. È il Sangue reale del Figlio di Dio fatto uomo. Il Verbo eterno ha assunto una carne vera, una storia vera, un corpo capace di stanchezza, fame, pianto, ferita. Dio non ci ha salvati restando lontano. È entrato nel nostro tempo, nella nostra povertà, nella nostra fragilità.

Qui si apre una verità grande, che spesso rischiamo di dimenticare proprio perché la ripetiamo da sempre. Il Figlio di Dio si è incarnato. Ha preso carne dalla Vergine Maria. Ha avuto un cuore che batteva, mani che toccavano, occhi che guardavano, piedi che percorrevano le strade degli uomini. E in quel corpo umano scorreva il Sangue della nostra redenzione.

La devozione al Preziosissimo Sangue custodisce con forza la concretezza dell’Incarnazione. Ci impedisce di trasformare il cristianesimo in un’idea, in una morale, in un sentimento spirituale ben confezionato. Cristo non ci ha salvati con un pensiero elevato. Ci ha salvati assumendo la nostra carne e versando il suo Sangue.

I Samurai di Écône

I Samurai di Écône

Tra i dettagli più suggestivi delle consacrazioni episcopali di ieri a Écône non figuravano né i sontuosi paramenti, né la coreografia del rito, né tantomeno la familiare serenità alpina del luogo. Erano le fasce per il capo. Bianche, austere, annodate con una fermezza quasi monastica sulla fronte dei nuovi vescovi, conferivano all'intera scena un'inaspettata risonanza culturale.
Per ragioni che non so spiegare del tutto, quella vista mi ha subito fatto venire in mente l'hachimaki giapponese : la semplice fascia bianca indossata dagli studenti prima degli esami, dagli artigiani al banco di lavoro e, nell'immaginario popolare, dai samurai che si preparano alla battaglia. L'hachimaki simboleggia la massima concentrazione: una silenziosa dichiarazione di essere pronti ad affrontare un momento che richiede tutte le proprie forze. È meno una spacconata di guerra che un gesto di risolutezza interiore.

Il Vaticano scomunica anche i laici della FSSPX con la misura più dura della storia recente

Riprendiamo da Infovaticana. Intanto può essere utile rileggersi quedo precedente: La FSSPX non è mai stata fuori della Chiesa e non può considerarsiscismatica” [vedi]. Purtroppo certi discorsi, nella chiesa sinodale, restano un dialogo tra sordi....

Il Vaticano scomunica anche i laici della FSSPX
con la misura più dura della storia recente

La risposta di Roma non si è fatta attendere ed è la più dura da quasi quarant’anni [vedi]. Meno di ventiquattr’ore dopo le consacrazioni episcopali celebrate ieri a Écône da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato questo 2 luglio una Nota Esplicativa firmata dal cardinale Víctor Manuel Fernández che dichiara consumato il delitto di scisma ed estende le sue conseguenze canoniche non solo ai vescovi e ai sacerdoti della Fraternità, ma —ed è questa la novità più grave— anche ai fedeli laici.

Il documento, datato nel Palazzo del Dicastero e sottoscritto insieme al prefetto da mons. Armando Matteo (segretario per la Sezione Dottrinale) e dall’arcivescovo John J. Kennedy (segretario per la Sezione Disciplinare), constata che «i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani» e che le consacrazioni «senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre» hanno «configurato il delitto di scisma».

La misericordia nella liturgia antica

Nella nostra traduzione da Missa gregoriana
La misericordia nella liturgia antica

Nel Missale Romanum il termine misericordia ricorre circa 420 volte; i composti di miserere 118 volte. Una ricorrenza ogni due pagine. Tra gli attributi più frequenti l’attributo di Dio misericorso…

ORDO MISSAE

Nell’ Ordo Missae, che si ripete sempre uguale in pressoché tutte le celebrazioni dell’anno, la misericordia si incontra nei seguenti passaggi:

Preghiere ai piedi dell’altare
Misereatur tui omnipotens Deus… Misereatur vestri omnipotens Deus… Indulgentiam… misericors Dominus. Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam…
Salendo all’altare
Aufer a nobis, quaesumus, Domine, iniquitates nostras…
Kyrie eleison
Gloria
…qui tollis peccata mundi, miserere nobis… suscipe deprecationem nostram… miserere nobis.
Al Vangelo
…tua grata miseratione dignare mundare…
l’Offertorio
...pro innumerabilibus peccatis et offensionibus et neglegentiis meis…
…tuam deprecantes clementiam…
…redime me et miserere mei…
il Canone
…de multitudine miserationum tuarum sperantibus, partem aliquam et societatem donare digneris, cum tuis sanctis Apostolis et Martyribus…
Comunione
…ope misericordiae tuae adiuti, et a peccato simus semper liberi et ab omni perturbatione securi…
Agnus Dei… miserere nobis (bis)
…mihique et omnibus, pro quibus illud obtuli, sit, te miserante, propitiabile.
MISSAE PROPRIE
Vagliamo assieme alcuni formulari propri di Missae particolarmente significative in relazione al tema della Misericordia.

PRO REMISSIONE PECCATORUM

Oratio
Deus, qui nullum respuis, sed quantumvis peccantibus per paenitentiam pia miseratione placaris: respice propitius ad preces humilitatis nostrae, et illumina corda nostra; ut tua valeamus implere praecepta. Per Dominum nostrum.
Secreta
Praesens sacrificium, Domine, quod tibi pro delictis nostris offerimus, sit tibi munus acceptum: et tarn viventibus quam defiinctis proficiat ad salutem. Per Dominum.
Postcommunio
Exaudi preces familiae tuae, omnipotens Deus: et praesta; ut sancta haec, quae a te sumpsimus, incorriipta in nobis, te donante, serventur. Per Dominum nostrum.
PRO INIMICIS

Oratio
Deus, pacis caritatisque amator et custos: da omnibus inimicis nostris pacem caritatemque veram; et cunctorum eis remissionem tribue peccatorum, nosque ab eorum insidiis potenter eripe. Per Dominum.
Secreta
Oblatis, quaesumus, Domine, placare muneribus: et nos ab inimicis nostris clementer eripe, eisque indulgentiam tribue delictorum. Per Dominum nostrum.
Postcommunio
Haec nos communio, Domine, eruat a delictis: et ab inimicorum defendat insidiis. Per Dominum.
IN MISSA DEFUNCTORUM

Oratio
Deus, cui proprium est misereri semper et parcere, te supplices exoramus pro anima famuli tui N. (famulae tuae N.), quam hodie de hoc saeculo migrare iussisti: ut non tradas earn in manus inimici, neque obliviscaris in finem, sed iubeas earn a sanctis Angelis suscipi et ad patriam paradisi perduci; ut, quia in te speravit et credidit, non poenas inferni sustineat, sed gaudia aeterna possideat. Per Dominum.
In die tertio, septimo et trigesimo:
Oratio
Quaesumus, Domine, ut animae famuli tui N. (famulae tuae N.), cuius depositionis diem tertium (vel septimum vel trigesimum) commemoramus, Sanctorum atque electorum tuorum largiri digneris consortium: et rorem misericordiae tuae perennem infundas. Per Dominum.
Postcommunio
Suscipe, Domine, preces nostras pro anima famuli tui N. (famulae tuae N.): ut, si quae ei maculae de terrenis contagiis adhseserunt, remissionis tuae misericordia deleantur. Per Dominum.
Die 17 octobris, S. Margaritas Maria Alacoque Virginis

Oratio
Domine Iesu Christe, qui investigabiles divitias Cordis tui beatae Margaritas Marias Virgini mirabiliter revelasti: da nobis eius meritis et imitatione; ut, te in omnibus et super omnia diligentes, iugem in eodem Corde tuo mansionem habere mereamur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
Secreta
Accepta tibi sint, Domine, plebis tuae munera: et concede; ut ignis ille divinus nos inflammet, quo, de Corde Filii tui emisso, beata Margarita Maria vehementer aestuavit. Per eundem Dominum nostrum.
Postcommunio
Corporis et Sanguinis tui, Domine Iesu, sumptis mysteriis: concede nobis, quassumus, beata Margarita Maria Virgine intercedente; ut, superbis saeculi vanitatibus exutis, mansuetudinem et humilitatem Cordis tui induere mereamur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
FERIA SEXTA POST DOMINICAM II POST PENTECOSTEN IN FESTO SACRATISSIMI CORDIS IESU

Oratio
Deus, qui nobis, in Corde Filii tui, nostris vulnerato peccatis, infinitos dilectionis thesauros misericorditer largiri dignaris: concede, quaesumus; ut, illi devotum pietatis nostrae prsestantes obsequium, dignae quoque satisfactionis exhibeamus officium. Per eundem Dominum.
Secreta
Respice, quaesumus,- Domine, ad ineffabilem Cordis dilecti Fflii tui caritatem: ut quod offerimus sit tibi munus acceptum et nostrorum expiation delictorum. Per eundem Dominum.
Prefatio de Sacratissimo Corde Iesu
Vere dignum et iustum est, aequum et salutare, nos tibi semper et ubique gratias agere: Domine, sancte Pater, omnipotens aeterne Deus: Qui Unigenitum tuum in Cruce pendentem lancea militis transfigi voluisti, ut apertum Cor, divinse largitatis sacrarium, torrentes nobis funderet miserationis et gratiae, et, quod amore nostri flagrare numquam destitit, piis esset requies et paenitentibus pateret salutis refugium. Et ideo cum Angelis et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni militia caelestis exercitus, hymnum…
Postcommunio
Praebeant nobis, Domine Iesu, divinum tua sancta fervorem: quo, dulcissimi Cordis tui suavitate percepta; discamus terrena despicere, et amare caelestia: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
LA LITURGIA ANTICA, LEZIONE DI MISERICORDIA

Dopo aver celermente guardato ai testi del rito, offriamo alcuni spunti di riflessione. I riferimenti alla Misericordia si concentrano in due momenti: le preghiere ai piedi dell’altare e le fasi precedenti la Comunione, dunque i fedeli – sacerdote e laici – sono invitati ad invocare la Misericordia prima di accedere all’altare e prima di accedere alla Comunione; il sacerdote la impetra anche durante i riti offertoriali che preparano e introducono il centro del Divin Sacrificio. Interessante poi vedere come il tema non manchi nei culti più significativi, come quello per i fedeli defunti, né in una forma propria, che è l’esaltazione del Sacro Cuore di Cristo: se misericordia è avere a cuore il misero, tutto è detto e dato nel momento in cui l’umanità mantiene il coraggio di confessare la propria miseria, mentre accoglie il dono del Cuore per eccellenza, quello in cui anche il Padre si è compiaciuto (Tu es Filius meus dilectus; in te complacui mihi – Lc 3,22).

Più in generale possiamo muovere l’osservazione che l’intero rito nella [cosiddetta] Forma Extra-ordinaria risulta capace di esprimere intensamente il mistero della Misericordia divina, in quanto è sempre grandemente accentuato il tema della peccaminosità dei fedeli e la richiesta di soccorso. I numerosi gesti di penitenza – genuflessioni, inchini di vario grado, protratti silenzi – rimarcano tale intenzionalità. La differenziazione netta tra ruolo del christifidelis e ruolo del sacerdos intensifica l’impressione relativa al moto penitenziale dell’uomo che va incontro al suo Signore, non diversamente dalle icone scritturistiche in cui gli antichi profeti salivano scalzi verso il monte della presenza divina, portando con sé le richieste del popolo. In tale rito rimane chiaramente attestato il valore espiatorio del sacrificio – purtroppo grandemente sfumato nel contesto della [cosiddetta] Forma Ordinaria – e con esso la consapevolezza della colpevolezza umana e del relativo bisogno di ottenere un perdono. Il fatto che la Missa sia intessuta di testi scritturistici, elemento rinforzato dal fatto che il Rito della Messa e il Lezionario sono fusi in un unico testo (il Missale), crea un dinamico movimento in cui i sentimenti religiosi si arricchiscono e si bilanciano con sapienza, sì che i temi centrali del Peccato e della Salvezza non manchino mai, né perciò si insista stucchevolmente su di essi, rischiando forme opinabili di amartiocentrismo (rischio prevalente nella teologia classica) o di irenismo (rischio prevalente nella teologia nuova). In sintesi: la Misericordia si impone quale tema fondamentale che scandisce il rito antico e perenne, risulta teologicamente ben presentata, infine sostiene lo sviluppo del movimento annuale liturgico senza oscurarne i variegati temi del Temporale o del Santorale.

La pulizia teologica del concetto liturgico di misericordia si apprezza anche valutandone la studiata assenza. Presente nell’inno angelico del Gloria, la supplica non è presente nel Credo, in cui pure ci si inginocchia a riconoscere lo straordinario evento della incarnazione, estremo gesto del “Buon Samaritano” che si piega sulle nostre ferite umane. Essa soprattutto latita in tutta la lunga preghiera del Canone, ove lo stupore per la Grazia divina che scende a inebriare la Chiesa in tutte le sue membra – terrestri e celesti, vivi e defunti, santi e peccatori – non concede luogo che all’adorazione della Vittima, ammutolendo i sentimenti troppo umani di cui sopra. Annotiamo l’assenza anche nel Pater noster, a buon diritto, in quanto la piena relazione filiale esclude quel distacco intrinseco alle dinamiche della misericordia, per quanto del compimento di esse la figliolanza sia il frutto maturo e definitivo. Da ultimo le richieste di misericordia – fatta salva la preghiera del celebrante che si umilia davanti a Dio al termine dell’immenso Ufficio adempiuto – non ricorrono in tutte le fasi finali della cerimonia. I fedeli, purificati dall’Offerta divina, godono della Grazia e inneggiano alla loro rinascita non ex sanguinibus… sed ex Deo, in questo momento essi non sono più peccatori bisognosi di soccorso, bensì, a motivo della presenza sacramentale di Cristo nei loro cuori, sono figli della luce in opposizione alle tenebre del mondo (cfr. l’ultimo Vangelo). La misericordia dunque pertiene al peccatore, al misero lontano da Dio, il quale su di sé la invoca (Missa dei fedeli), dopo averla riconosciuta presente e rivelata al mondo (Missa dei catecumeni), sapendo di poter essere efficacemente restaurato da essa. Uomo e Dio, peccato e purificazione, merito e Grazia, cura e missione si alternano nel trascorrere della celebrazione: il fedele esce rinnovato dal rito, pronto per portare al mondo quanto egli ha ricevuto dalla Chiesa Madre.

Concistoro o picnic che seppellisce una chiesa?

Segnalazioni dei lettori
Concistoro o picnic che seppellisce una chiesa?

Alcune immagini valgono più di mille trattati teologici, e il concistoro che si sta tenendo a Roma ne offre proprio una. Cardinali della Chiesa romana – principi di un'istituzione bimillenaria, eredi del Concilio di Trento e del Concilio Vaticano I, uomini i cui predecessori un tempo facevano attendere gli imperatori nella neve – seduti a piccoli tavolini rotondi, sparsi qua e là come bambini dell'asilo in attesa di succo e biscotti, o ospiti a un sobrio picnic al chiuso. Nessun trono, nessuna gerarchia di precedenza, nessun senso di qualcosa di irrevocabile o sacro in corso. Solo informalità, presentata come una virtù in sé. Né si tratta del primo concistoro organizzato in questo modo – ed è proprio questo il punto. Ciò che un tempo sarebbe stato liquidato come un'eccezione sfortunata si è ormai consolidato nella consuetudine liturgica, e le abitudini, a differenza degli incidenti, rivelano ciò in cui un'istituzione crede realmente.

mercoledì 1 luglio 2026

1° luglio/ Preziosissimo Sangue di nostro Signore Gesù Cristo

Vedi i precedenti articoli dedicati al Preziosissimo Sangue: qui (meditazioni sulla Messa) - 1° luglio, la festa del Preziosissimo Sangue di Gesù: cosa si celebra? qui - Origini della devozione qui - Un tesoro per librare le anime del purgatorio qui - In Sanguine Agni [qui]. Altri  precedenti articoli dedicati al Preziosissimo Sangue qui - qui - qui. Evidenzio, per la devozione, Le Litanie del Preziosissimo Sangue di Gesù qui.

Dal 1° luglio comincia per tutti i cattolici il mese nel quale si celebra il Preziosissimo Sangue di Gesù. Una festa che in realtà ha origini recenti, perché fu papa Pio IX a trasformarla da celebrazione seguita solo in alcune chiese italiane a culto generale. Prima infatti il Preziosissimo Sangue di Gesù veniva ricordato al venerdì della quarta settimana di Quaresima e invece divenne festa universale nella prima domenica di luglio, ricordando tutte le traversie della Santa Sede ma anche come ringraziamento dopo la liberazione dall’esilio di Gaeta. La festa fu poi fissata da San Pio X al 1° luglio.
Il suo significato è molto simile a quello del Sacro Cuore, non solo perché dal cuore di Gesù trafitto dalla lancia sulla croce erano sgorgati acqua e sangue, da cui è nata la Chiesa, ma anche perché il primo calice nel quale quel sangue divino fu consacrato, fu proprio il cuore di Dio che si era fatto uomo. Il sangue versato da Gesù per la salvezza dell’umanità fu oggetto di culto sin dai primi secoli dell’era cristiana, ma la devozione aumentò dall’XI secolo, soprattutto con la diffusione della leggenda del Graal. Il culto del Preziosissimo Sangue è strettamente legato alla devozione eucaristica. 

Leone XIV può porre fine allo scisma della Fraternità San Pio X — se lo vorrà

Nella nostra traduzione da Nuntiatoria un'analisi serrata e argomentata delle questioni in campo — delle quali peraltro non riconosciamo l'aspetto scismatico — e di quanto potrà delinearsi da oggi, giorno delle consacrazioni.

Leone XIV può porre fine allo scisma della Fraternità San Pio X — se lo vorrà

Leone XIV ha volutamente identificato il proprio pontificato con la ricerca dell’unità cristiana. Ha superato i confini confessionali, ha pregato con i cristiani separati e ha insistito affinché i legami esistenti fossero riconosciuti e resi visibili. Le consacrazioni della Fraternità San Pio X, ora minacciate, mettono quindi in luce una grave contraddizione. La Fraternità deve rispondere di ciò che fa a Écône. Ma il Papa deve spiegare perché la pazienza, la creatività e il senso di premura dimostrati nei confronti di coloro che non sono in piena comunione cattolica sembrano mancare quando si tratta di cattolici che professano fedeltà a lui.

Leone XIV ha scelto come motto In Illo uno unum: «In Cristo uno siamo uno». Durante la Messa di inaugurazione del suo ministero petrino, il 18 maggio 2025, ha affermato che «amore e unità» sono le due dimensioni della missione affidata da Nostro Signore a Pietro. Il giorno seguente, rivolgendosi ai rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali, ha descritto l’unità come una preoccupazione costante del suo ministero. Nella festa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 2025, ha ribadito che il suo ministero episcopale era al servizio dell’unità.(1)

Pilastro e Fondamento del Rito Romano: il Canone Romano come Norma Dottrinale e Morale

Testo integrale di una conferenza Tenuta ad Oxford da Peter Kwasniewski sul Canone Romano. Nel blog abbiamo un precedente come articolo qui. E qui ne trovate le varie formule tra gli articoli dedicati al latino liturgico. Una affermazione, fatta a ragion vedura, da mettere a memoriale: "La crisi riguardante la legge naturale e la legge divina con cui siamo confrontati in questo pontificato non è nata dal nulla. Anzi, è l’ultima espressione della stessa supponenza che si è mostrata per prima nella violenza fatta al cuore stesso della nostra lex orandi occidentale nella liturgia eucaristica ereditata. Se possiamo arrivare a fare violenza a questa cosa santissima, esiste una cosa che successivamente non violenteremo, manipoleremo, adultereremo, e corromperemo? Il ripudio di un centro immobile conduce alla destabilizzazione e disintegrazione centrifuga di tutto il resto".

Pilastro e Fondamento del Rito Romano:
il Canone Romano come Norma Dottrinale e Morale

Peter A. Kwasniewski

Di tutte le preghiere con cui la Chiesa Cattolica offre il sacrificio di lode a Dio Onnipotente, quella che si contraddistingue di più come punto di riferimento per la fede divina, fondamento di roccia inamovibile, tesoro secolare, è il Canone Romano — l’unica anafora, ovvero preghiera eucaristica, recitata dalla Chiesa Cattolica in tutti i riti ed usi occidentali, dai secoli nebulosi prima dell’epoca di Papa San Gregorio Magno (m. 604), che abbiamo appena onorato con una Messa votiva nel rito gregoriano, fino alla fatidica fine degli anni ‘60. Il Canone Romano era e fu sempre percepito come un’eredità apostolica da ricevere amorevolmente, preservare gelosamente, e trasmettere diligentemente. Lo si può concepire come una sorta di santo «testimone» passato da una generazione alla successiva, per assicurare la continuità della corsa che corriamo sulle orme degli Apostoli Pietro e Paolo, nella speranza di ottenere il premio celeste.

martedì 30 giugno 2026

“Beatissimo Padre”… / Don Pagliarani (FSSPX) risponde a Leone XIV

La risposta di don Pagliarani ala Lettera di Leone XIV.
“Beatissimo Padre”… /
Don Pagliarani (FSSPX) risponde a Leone XIV

Lettera del Superiore Generale in risposta a Sua Santità Papa Leone XIV

Il Superiore Generale
A Sua Santità
Santo Padre Leone XIV
Ecône, 30 giugno 2026
_____________________________
Beatissimo Padre,
La ringrazio moltissimo per la lettera che mi ha indirizzato.
Sono toccato dalla Sua sollecitudine paterna.
Da tempo avrei desiderato avere l’occasione di incontrarLa, per esprimerLe e manifestarLe personalmente il nostro desiderio sincero di servire la Chiesa. Purtroppo, non c’è stata l’occasione.

Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, che non è per nulla fittizia. Paradossalmente, ci sembra nostro preciso dovere, nel contesto attuale, fare il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico. Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, prima di prendere una decisione sulla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi.

Due liturgie... Due Ecclesiologie?

La Lettera di Paix liturgique n. 1389 del 29 giugno 2026. Cosa risaputa; ma repetita iuvant. Sulle due ecclesiologie vedi. 249ª Settimana: Le Sentinelle continuano la loro preghiera per la difesa della Messa tradizionale davanti all'Arcidiocesi di Parigi.

Due liturgie...
Due Ecclesiologie?


Questa lettera vi giunge pochi giorni prima delle consacrazioni episcopali a Écône. Da un lato, Roma sta gestendo il problema della Fraternità Sacerdotale San Pio X solo mediante la minaccia di sanzioni, anziché instaurare un dialogo diretto e paterno con la Fraternità; dall'altro, sembra voler limitare la celebrazione ufficiale di questa liturgia (da parte dei sacerdoti delle comunità di Ecclesia Dei e dei sacerdoti diocesani), in fondo costringendoli ad adottare un approccio birituale.

Ma i vescovi francesi, sul campo, sanno che la questione non è così semplice e che la liturgia tradizionale è lì, al centro del paesaggio, ed è per sua natura una sorta di santuario con cui devono fare i conti.