Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 15 settembre 2026

15 settembre/ L'Addolorata tra patristica e medioevo

Dopo il ricordo dell'infanzia di Maria, ecco che la Chiesa subito ci invita a meditare sui dolori, che segnarono la vita della Madre del Messia, Corredentrice [qui - qui] del genere umano. Sulla Corredentrice in relazione alla recente Mater populi fidelis  [vedi]. Precedenti qui - qui

L'Addolorata tra patristica e medioevo

La transizione teologica della memoria di Maria Vergine presso la Croce rivela una profonda evoluzione dottrinale che unisce la speculazione patristica all’affettività medievale. Se l’antichità cristiana si concentra sul mistero della salvezza esaltando la stabilità della fede mariana, i secoli centrali del Medioevo sviluppano la teologia della compassio, in cui il dolore della Madre diventa partecipazione attiva all’opera redentiva del Figlio.
I contributi dei principali autori si susseguono in un preciso ordine cronologico, delineando lo sviluppo di questa riflessione dottrinale.

Origene di Alessandria (185 - 253)
Nel commento al Vangelo di Luca, Origene è tra i primi ad affrontare la profezia di Simeone riguardante la spada che trafiggerà l’anima di Maria. Il teologo alessandrino interpreta questa spada come il dubbio e lo sconcerto che avrebbero colto la Vergine nel momento della Passione. Vedendo il Figlio crocifisso, Maria sperimenta la prova della fede, una ferita interiore che non ne distrugge la credenza, ma ne saggia la costanza di fronte allo scandalo della Croce (Fonte: Origene di Alessandria, Omelie sul Vangelo di Luca, Omelia 17).

Al Concistoro di giugno Leone XIV raddoppierà gli sforzi nella ribellione della Chiesa sinodale contro il Grande Mandato di Cristo

Nella nostra traduzione da Substack
Al Concistoro di giugno Leone XIV raddoppierà gli sforzi nella ribellione della Chiesa sinodale contro il Grande Mandato di Cristo

I cattolici conservatori stile EWTN e la Trad Inc. devono star davvero autocommiserandosi ora. O forse no, forse sono ancora troppo addormentati per vedere cosa sta succedendo.

L’imminente concistoro di giugno annunciato da Leone XIV ha ancora una volta chiarito che non ci sarà alcuna rottura con la traiettoria attuale anti-cattolica, modernista e sinodale, ma solo il suo consolidamento. L’intenzione esplicita di “rilanciare” Evangelii Gaudium come quadro guida per la missione della Chiesa sinodale, un documento che andrebbe usato come legna per il prossimo barbecue, segnala un continuo impegno allo stesso paradigma post-conciliare, segnato da ambiguità, sperimentazione pastorale e una persistente elusione delle crisi dottrinali e liturgiche che hanno devastato la vita cattolica.

Sì, gente, a giugno Prevost e la gerarchia eretica sinodale raddoppieranno sull’eresia del non-Concilio Vaticano II: che la Chiesa cattolica non debba chiamare i perduti al pentimento e alla conversione. Ridefinendo il “proselitismo” come qualcosa di negativo, Leone XIV istruirà ancora una volta i suoi scagnozzi e, implicitamente, i seguaci sinodali, a non disturbare coloro che sono nell’errore ma a permettere loro di andare all’Inferno in pace.

lunedì 14 settembre 2026

Anniversario del motu proprio Summorum Pontificum

Oggi ricordiamo la celebrazione del Rito antico – dopo 39 anni di cattività babilonese alla quale ancora oggi stiamo resistendo – grazie al Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Qui la rievocazione della sua prima applicazione, il 14 settembre 2007 a Santa Maria Maggiore. Io (Maria) c'ero.

Anniversario del motu proprio Summorum Pontificum

Si compie oggi il 19° anniversario della entrata in vigore del motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI (7 luglio 2007) – pubblicato assieme ad una lettera ai Vescovi – sulla possibilità di tornare a celebrare il Rito Romano antico. Le celebrazioni, infatti, sono riprese il 14 settembre dello stesso anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Ne conseguiva libertà alla Messa tradizionale e pace liturgica alla Chiesa [qui uno dei precedenti].
Deo gratias! Le resistenze contemporanee [qui] e le gravi restrizioni successive  [quinon praevalebunt!
Potete consultare i più recenti sviluppi sotto l'attuale pontificato a partire da qui.

Nell'immagine a lato una panoramica della nostra Messa nella chiesa di Sant'Anna al Laterano in Via Merulana, di solito sempre stracolma.

Considerate che la foto è di una domenica dello scorso mese di agosto. Pensate dunque quanti fedeli manchino per via delle ferie.

Mons. Viganò / Lettera a un Parroco

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Lettera a un Parroco

A sua Eccellenza reverendissima monsignor Carlo Maria Viganò arcivescovo.
Sono un sacerdote di 70 anni della diocesi di... Ho ascoltato il suo accorato sofferto appello al Papa. Non ho difficoltà a immaginare le sue sofferenze, che in parte condivido – si "licet magna componere parvis". Condivido le Sue preoccupazioni per questa Chiesa postconciliare nella quale tuttavia fioriscono continui esempi di santità.

Mi permetta di dirle con filiale rispetto e franchezza che il punto debole della Sua posizione, che Le è costato una sanzione gravissima da Lei ritenuta illegittima, è il rifiuto dell’ultimo Concilio – un Concilio che ha per protagonisti Papi santi e il più numeroso episcopato nella storia dei concili – e la confusione tra Concilio e post-concilio. Lei, mi pare, dalle derive postconciliari deduce il Suo rifiuto o la Sua non accettazione del Concilio stesso in quanto tale, in quanto cioè evento ecclesiale guidato e certificato dallo Spirito Santo nella sua essenza dottrinale. In nome della Tradizione, non soltanto critica ma rifiuta la autorità magisteriale del Concilio e quella del Papa «in carne e ossa».

In exaltatione Sanctae Crucis Domine Nostri Iesu Christi

Ave Crux, Spes unica [vedi parte finale inno Vexilla Regis]. Oggi ricordiamo anche la celebrazione del Rito antico – dopo 39 anni di cattività babilonese, alla quale ancora oggi stiamo resistendo – grazie al Summorum Pontificum di Benedetto XVI [precedenti qui tra i primi - qui tra i più recenti].

In exaltatione Sanctae Crucis Domine Nostri Iesu Christi

Il 14 settembre la Santa Chiesa cattolica, con quella solennità e quella maestà che da secoli caratterizzano la sua preghiera liturgica, celebra la festa della Esaltazione della Santa Croce, la Croce gloriosa di nostro Signore Gesù Cristo, segno augustissimo della nostra Redenzione, trono regale del Divino Salvatore, altare sul quale l'Agnello immacolato consumò, nell'obbedienza al Padre, il Sacrificio per la salvezza del genere umano. La Croce, che agli occhi del mondo apparve quale strumento d'infamia e di morte, è divenuta per il cristiano il vessillo della vittoria, il segno della grazia, la sorgente della vita soprannaturale e il pegno sicuro della gloria eterna.
Storicamente legata alla dedicazione della Basilica del Santo Sepolcro in epoca costantiniana. Fu la scoperta della Santa Croce da parte di sant'Elena che motivò la costruzione di una chiesa che collegava entrambi i luoghi della morte e della resurrezione di Cristo. In questa occasione, i Francescani di Terra Santa portano in processione una magnifica stauroteca francese in oro e argento, offerta nel 1629.

Non permetteranno al vescovo Schneider di celebrare la messa antica nella cattedrale di San Pietro.

Nella nostra traduzione da Remnant News paperAl cardinale Burke era stato concesso di celebrare la Messa antica nella Basilica di San Pietro per il pellegrinaggio Summorum Pontificum nel 2025. Per l'evento di quest'anno, invece, il vescovo Athanasius Schneider celebrerà la Messa tradizionale nella chiesa di Santa Maria Maggiore. La decisione di Roma di negargli l'Altare della Cattedra solleva interrogativi scomodi sul trattamento che la Chiesa riserva attualmente ai cattolici legati alla Tradizione. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Non permetteranno al vescovo Schneider di celebrare
la messa antica nella cattedrale di San Pietro.

La decisione del Vaticano di negare al vescovo Athanasius Schneider il permesso di celebrare la Messa tradizionale nella Basilica di San Pietro nel corso del pellegrinaggio Summorum Pontificum di quest'anno è ben più di un rifiuto procedurale. Si tratta piuttosto di una restrizione simbolica dell'orizzonte liturgico della Chiesa, che merita una seria riflessione. Pur rimanendo irrinunciabile il rispetto per il Papa in quanto Vicario di Cristo, le restrizioni passate e presenti all'antico rito – soprattutto se confrontate con la facilità con cui altri gruppi vengono accolti nella stessa basilica – sollevano seri interrogativi sulla coerenza, sulla capacità di risposta pastorale e sul vero significato di "unità" nella visione di Roma.

In base alle testimonianze degli organizzatori del pellegrinaggio annuale Ad Petri Sedem [qui], la Segreteria di Stato ha reso noto che il permesso di celebrare la Messa Pontificia nella Basilica di San Pietro (la basilica principale del Vaticano) è stato negato "almeno per quest'anno". Pertanto, il Vescovo Schneider celebrerà la Messa Tridentina presso l'altare maggiore della Basilica Pontificia di Santa Maria Maggiore, una chiesa ricca di eredità apostolica e, come gli organizzatori hanno ironicamente sottolineato, la stessa basilica che ospita la tomba di Papa Francesco (il cui pontificato ha portato alla promulgazione della "Traditionis Custodes", documento che ha conferito ai vescovi di tutto il mondo il potere di limitare la Messa Tridentina).

domenica 13 settembre 2026

Su Emma Bonino e altro

Poche ma sentite appropriate parole.
Su Emma Bonino e altro

La recente morte di Emma Bonino, ha messo in luce in modo ancora più evidente un fenomeno che già da vari decenni si era manifestato nell’ambito cattolico.

Cioè, alla morte di personaggi pubblici che avevano scelto una vita lontana o in contrapposizione ad importanti valori cattolici, le autorità sembrano quasi impotenti nel dire qualcosa di significativo, qualcosa che richiami il senso cristiano della morte e l’invito alla preghiera per coloro che ci hanno lasciato e che ora si trovano davanti al giudizio di Dio.

In Illo Tempore: XVI domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella corrispondente celebrazione domenicale [qui].

In Illo Tempore: XVI domenica dopo Pentecoste

Fu la superbia a far cadere Satana e gli altri angeli apostati. Fu la superbia a far cadere la razza umana nei nostri Progenitori. La superbia trasformò gli angeli in demoni e il Paradiso in questa valle di lacrime. San Bernardo di Chiaravalle definì la superbia "initium omnis peccati … l'inizio di ogni peccato" (De gradibus humilitatis et superbiae, 10.28). La superbia rovina le virtù perché si appropria dei doni di Dio e convince la creatura di esserne la fonte.

Esiste un vizio che Dio odi più della superbia?

Che effetto ha la superbia sul realtà interiore della tua anima? Il venerabile Catechismo di Baltimora afferma che la superbia genera "ambizione peccaminosa, vanagloria, presunzione e ipocrisia". La superbia può nutrirsi di preghiera, penitenza, sapere, ortodossia, devozione liturgica e buone opere. Può rivestirsi di paramenti sacri e occupare il posto d'onore, fingendo al contempo di difendere la disposizione dei posti a sedere.

Domenica XVI dopo Pentecoste (“Miserere mihi”)

Ripubblico per chi ci legge solo ora e anche per rinnovare il nostro approfondimento degli insegnamenti che nutrono la nostra fede, ripercorrendo con fedeltà l'anno liturgico. Da ogni celebrazione e dalle provvidenziali ripetizioni, infatti, attingiamo sempre cose nuove che ci edificano e ci sostengono. Qui trovate l'Ordinario; qui il Proprio della Messa.

Domenica XVI dopo Pentecoste
(“Miserere mihi”)

Messa
La risurrezione del figlio della vedova di Naim ravvivò domenica scorsa la fiducia della Chiesa ed ora essa innalza più insistente la sua preghiera allo Sposo, che per qualche tempo la lascia su questa terra affinché il suo amore si tempri nella sofferenza e nel pianto.
In ordine alla salvezza la nostra impotenza è tale che, se la grazia non ci previene, non abbiamo neppure la preoccupazione di agire e, se essa non segue le sue ispirazioni per portarle a buon frutto, non sapremmo mai passare dal pensiero all'atto nei riguardi di una virtù qualsiasi. Se invece sappiamo essere fedeli alla grazia, la vita diventa una trama ininterrotta di opere buone.

sabato 12 settembre 2026

Oggi si celebra il Santissimo Nome della Beata Vergine Maria

Dopo il nome di Gesù non v'è nome più dolce, più potente, più consolante che quello di Maria; nome dinanzi a cui s'inchinano riverenti gli Angeli, la terra si allieta, l'inferno trema. Die XII mensis Septembris In festo Sanctissimi Nominis Beatæ Mariæ Virginis ... e il nome della Vergine era Maria (Lc 1,27).

Oggi si celebra il SS. Nome di Maria.

Oggi celebriamo la festa del Santissimo Nome della Beata Vergine Maria.
Benedetto sempre sia, il Santo Nome di Maria.
Lodato, onorato e invocato sempre sia,
l'amabile e potente Nome di Maria.
O Santo, soave e potente Nome di Maria,
possa sempre invocarti durante la vita e nell'agonia.
Cenni storici
La festa del santo nome di Maria fu concessa da Roma, nel 1513, ad una diocesi della Spagna, Cuenca. Soppressa da san Pio V, fu ripristinata da Sisto V e poi estesa nel 1671 al Regno di Napoli e a Milano. Il 12 settembre 1683, avendo Giovanni III Sobieski coi suoi Polacchi vinto i Turchi che assediavano Vienna e minacciavano la cristianità, il Beato Innocenzo XI, in rendimento di grazie, estese la festa alla Chiesa universale e la fissò alla domenica fra l'Ottava della Natività. Il santo Papa Pio X la riportò al 12 settembre.
In anni più recenti Papa Paolo VI la tolse dal calendario romano, ma inserì nel Messale una Messa votiva in suo onore. Papa Giovanni Paolo II, nella terza edizione del Messale Romano post-conciliare (2002), l'ha reintrodotta come memoria (facoltativa) nella data del 12 settembre.
Il nome presso i Giudei aveva un'importanza grandissima e si soleva imporre con solennità. Sappiamo dalla Scrittura che Dio intervenne qualche volta nella designazione del nome da imporre a qualche suo servo. L'angelo Gabriele previene Zaccaria che suo figlio si chiamerà Giovanni ed egli ancora dice a Giuseppe, spiegandogli l'Incarnazione del Verbo: "Gli porrai nome Gesù". Si può quindi pensare che Dio in qualche modo sia intervenuto, perché alla Santissima Vergine fosse imposto il nome richiesto dalla sua grandezza e dignità. Gioacchino ed Anna imposero alla loro bambina il nome di Maria che a noi è tanto caro.