Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 7 ottobre 2026

Quando si tratta di immigrazione clandestina di massa, la Chiesa che ascolta smette di ascoltare 

La puntuale analisi che segue è calibrata sulla situazione statunitense; ma ci riguarda, in quanto la stessa è perfettamente calzante con quella europea. Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo. 

Quando si tratta di immigrazione clandestina di massa, la Chiesa che ascolta smette di ascoltare

Una delle parole d’ordine che domina la Chiesa cattolica in questi giorni è «ascolto». Nella Chiesa sinodale, i vescovi e il clero sono chiamati a prestare particolare attenzione a ciò che i fedeli dicono su tutte le questioni scottanti dell’attualità. In questo modo, si suppone che siano in una posizione migliore per discernere dove «lo Spirito» vuole che la Chiesa vada.

Tuttavia, “lo Spirito” non sembra esprimersi con chiarezza su alcune questioni fondamentali nell’America di oggi né che i laici riescano a farsi sentire abbastanza forte dalle orecchie del clero, determinato a non ascoltarli.

La seconda preghiera del sacerdote per la Santa Comunione

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla Seconda Preghiera del sacerdote per la Santa Comunione. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del Latino liturgico.

La seconda preghiera del sacerdote per la Santa Comunione

Dopo aver recitato il Domine Jesu Christe [qui], il sacerdote prega:
Perceptio Corporis tui, Domine Jesu Christe, quod ego indignus sumere praesumo, non mihi proveniat in judicium et condannationem: sed pro tua pietate prosit mihi ad tutamentum mentis et corporis, et ad medelam percipiendam: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Che traduco come:
Fa' che l'accogliere il Tuo Corpo, o Signore, Gesù Cristo, che io, indegno, oso ricevere, non si riveli per me un giudizio e una condanna, ma che, per la Tua misericordia, mi sia di beneficio come protezione per l'anima e per il corpo e come rimedio curativo [medicina spirituale]; Tu che vivi e regni con Dio Padre nell'unità dello Spirito Santo, Dio nei secoli dei secoli. Amen.
Come la preghiera che la precede, la Perceptio Corporis è un prodotto del Rinascimento carolingio, ma di un secolo successivo (il X). La sua struttura è quasi chiastica e il suo gioco di parole praticamente intraducibile. La prima e l'ultima parola (prima dell'invocazione Qui vivis) derivano entrambe da percipio (perceptio e percipiendam); i verbi proveniat e prosit (tradotti qui rispettivamente come "prosperare" e "essere redditizio") sono simili in quanto entrambi possono significare anche "prosperare"; e le due cose terribili nella prima parte della petizione, giudizio e condanna, sono giustapposte alle due cose desiderabili nella seconda parte, protezione e guarigione. Così come il giudizio può condurre alla condanna, la protezione conduce alla guarigione.

Per quanto riguarda il gioco di parole: Perceptio (per + capio) significa semplicemente "ricezione", ma ha una forte etimologia. Capio significa già "prendere interamente, afferrare completamente", e per come prefisso lo rende ancora più intenso. È difficile immaginare un modo più completo di ricevere qualcosa che consumarla interamente. La ricezione fisica dell'Eucaristia da parte del sacerdote viene ampliata con il suo previsto effetto spirituale, come cura da accogliere (ad medelam percipiendam). Non biasimo la traduzione ICEL del 2011 per aver reso questa frase con "rimedio curativo", dato che è così strana. C'è anche un gioco di parole con sumere praesumo, che ho tradotto come "presumere di consumare".

Prosit, che significa essere benefico o utile, è una scelta azzeccata poiché viene spesso usato in riferimento alle medicine. La preghiera, ispirata al severo monito di San Paolo sul ricevere l'Eucaristia indegnamente (1 Cor 11, 29), riconosce che il Sacramento è come il greco pharmakon, che può significare sia veleno che cura (molto dipende dalle condizioni di chi lo riceve). L'uso di questa parola richiama anche l'usanza del sacerdote che, dopo la Messa, dice ai ministranti in sacrestia: Prosit, ovvero "Che [il sacrificio della Messa] sia benefico". Al che questi rispondono: Pro omnibus et singulis, ovvero "In tutti i modi possibili".

La pietas è un concetto che occupa un posto di rilievo nella letteratura latina. Per Virgilio, almeno, è la virtù distintiva dei Romani (come si evince dal suo eroe pius Aeneas), dove la pietas indica lealtà verso i propri dèi, la propria famiglia e la propria patria. Analogamente, in alcuni testi latini cristiani, la pietas rappresenta il dovuto rispetto o atteggiamento che il credente nutre verso Dio; è al contempo una virtù morale e uno dei sette doni dello Spirito Santo.

Ma il cristianesimo ha anche aggiunto un significato nuovo e rivoluzionario alla parola, ribaltando la prospettiva e applicandola all'atteggiamento di Dio verso l'uomo, ovvero un atteggiamento di amorevole gentilezza o misericordia. Mentre la maggior parte della letteratura cristiana privilegia il significato "umano" rispetto a quello "divino" (nei sermoni di Papa San Leone Magno, pietas è usata cinquantatré volte come atteggiamento o abitudine umana e solo sette volte come qualità divina), nel latino liturgico è il contrario; nelle Orazioni della Messa, pietas è usata ventisette volte in riferimento a Dio e tre volte in riferimento all'uomo. [Ellebracht, 53] L'uso di pietas in questo contesto segue le convenzioni del latino liturgico.

Quanto all'esortazione finale (che questa preghiera e quella che la precede hanno in comune), la cosa più notevole è che essa sia presente. Anche se Cristo, il Dio vivente, è presente sull'altare a pochi centimetri di distanza, il sacerdote è concentrato sul fatto che Cristo vive e regna in Cielo con il Padre e lo Spirito Santo. Come Jungmann osserva acutamente,
L'idea del Cristo celeste e della sua esistenza celeste è così forte da non essere oscurata nemmeno dalla vicinanza sacramentale... Lo spirito che prevale nella devozione popolare a partire dal tardo Medioevo, qui è stato frenato e non ha permesso di trasformare la ricezione della Comunione in una visita meditativa al Santissimo Sacramento. Al contrario, viene mantenuta una visione completa del mondo cristiano della fede e, nemmeno nel momento della ricezione, essa viene abbandonata a favore di una visione parziale. [Jungmann, vol. 2, 349]
Il Messale 1970/2002, tra l'altro, permette al celebrante di scegliere tra le preghiere Domine Jesu Christe e Perceptio Corporis tui, oppure di recitarle entrambe. Le suppliche finali sono state rimosse da entrambe le preghiere. Due ulteriori modifiche sono state apportate alla Perceptio Corporis tui: 1) è stata inserita la frase et Sanguinis tui (“e del tuo sangue”) dopo Perceptio Corporis; e 2) è stata rimossa la frase penitenziale quod ego indignus sumere praesumo. La traduzione ICEL del 2011 è:
Possa il ricevimento del tuo Corpo e del tuo Sangue, Signore Gesù Cristo, non indurmi al giudizio e alla condanna, ma per la tua amorevole misericordia sia per me protezione nella mente e nel corpo e un rimedio curativo.

martedì 6 ottobre 2026

Mons. Schneider si appella ancora a Papa Leone: «Si restituisca la libertà al rito antico»

Il vescovo ausiliare di Astana chiede ancora una volta al Pontefice di tutelare i fedeli laici, definiti «perseguitati» dalle restrizioni imposte alla Messa tridentina. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. 

Mons. Schneider si appella ancora a Papa Leone: «Si restituisca la libertà al rito antico».

Monsignor Athanasius Schneider torna a criticare duramente le restrizioni imposte alla Messa in latino in diverse diocesi del mondo, definendole una vera e propria «ingiustizia» e rivolgendo un appello accorato a Papa Leone XIV affinché svincoli la celebrazione del rito antico da ogni divieto. Nel corso di un’intervista rilasciata a Christopher Wendt, della Confraternita di Nostra Signora di Fatima, il presule si è soffermato sulla stretta contro la Messa tradizionale innescata dal documento Traditionis Custodes di Papa Francesco; un provvedimento che ha provocato la chiusura di numerose comunità e i cui effetti continuano a farsi sentire anche sotto l'attuale pontificato.

Cracovia occupata: il silenzio di Leone XIV complice del "sinodo arcobaleno" in Polonia

Il "Sinodo arcobaleno". La caduta di Cracovia: l'asse Leone XIV-Ryś il golpe nella diocesi che fu di Wojtyła

Cracovia occupata: il silenzio di Leone XIV complice del "sinodo arcobaleno" in Polonia

La notizia è ormai ufficiale e possiede il sapore amaro di un tradimento storico. Il cardinale Grzegorz Ryś, nominato nuovo arcivescovo metropolita di Cracovia da Papa Leone XIV alla fine di novembre del 2025, ha preso formale possesso della cattedra di San Stanislao. La sua linea pastorale rappresenta una netta e violenta discontinuità rispetto a quella del suo predecessore, monsignor Marek Jędraszewski. Parlare di semplice discontinuità, tuttavia, è un eufemismo ingannevole: siamo di fronte a un'operazione di demolizione controllata della Fede cattolica in terra polacca.

Preparazione sacerdotale prima della Messa e ringraziamento dopo la Messa.

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla sezione che nel Messale Romano e nella tradizione cattolica prende il nome di Preparatio ad Missam. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del Latino liturgico. Qui trovate i testi delle preghiere.

Preparazione sacerdotale prima della Messa
e ringraziamento dopo la Messa

Per grazia di Dio sono cattolico da tutta la vita e, nel corso di questi decenni, ho conosciuto e osservato molti sacerdoti nello svolgimento del loro ministero. Una delle differenze più affascinanti tra loro riguarda il modo in cui si comportano prima e dopo la Messa. Mi ci è voluto molto tempo per comprendere quanto grande possa essere l'impatto, positivo o negativo, di questo atteggiamento.

Prendiamo come punto di partenza una meravigliosa frase del Codice di Diritto Canonico. Il canone 909 recita: «Il sacerdote non deve omettere di prepararsi con la preghiera prima della celebrazione dell'Eucaristia, né dopo omettere di rendere grazie a Dio».

Quasi a commentare questo canone, il vescovo Marc Aillet scrive:
Strappandoci al mondo secolare e quindi alla tentazione dell'immanentismo, [i riti liturgici] hanno il potere di immergerci improvvisamente nel Mistero e di aprirci al Trascendente. In questo senso, non si può mai sottolineare abbastanza l'importanza del silenzio che precede la celebrazione liturgica, un nartece interiore, dove siamo liberati dalle preoccupazioni, anche legittime, del mondo secolare, per entrare nello spazio e nel tempo sacri in cui Dio rivelerà il suo Mistero; non si può mai sottolineare abbastanza l'importanza del silenzio nella liturgia per aprirsi più facilmente all'azione di Dio; e non si può mai sottolineare abbastanza l'opportunità di un momento di ringraziamento, integrato o meno nella celebrazione, per cogliere la portata interiore della missione che ci attende una volta tornati nel mondo.

lunedì 5 ottobre 2026

Il vigneto maturo

Il vigneto maturo

Ottobre, per me, è sempre stato un mese che dice la verità. Le foglie cambiano colore e cadono senza scuse; la luce si fa più tenue e obliqua; e in campagna le viti, se sono state curate, sono già state spogliate dei loro frutti o attendono che vengano raccolti gli ultimi. C'è una quieta urgenza. Ciò che è cresciuto in segreto per tutta l'estate ora è maturo o non lo è. Non c'è più spazio per le trattative con il calendario.

Quest'anno ho riflettuto molto sui vigneti. Non quelli romantici delle locandine turistiche o delle etichette del vino, ma quelli scomodi ed esigenti che compaiono così spesso nelle Scritture. Il cantico della vigna di Isaia mi sconvolge ancora ogni volta che lo rileggo: un proprietario attento che dissoda il terreno, rimuove le pietre, pianta le migliori viti, costruisce una torre di guardia e poi aspetta, solo per scoprire uva selvatica. La delusione è quasi tenera, e proprio per questo ancora più dolorosa. Gesù riprende l'immagine della vigna e la rende ancora più inquietante. Gli affittuari che si rifiutano di consegnare il frutto; i tralci che appassiscono perché non rimangono nella vite; gli operai assunti all'ultimo minuto che ricevono lo stesso salario di coloro che hanno sopportato il caldo della giornata. Nessuna di queste storie è confortante. Tutte pongono la stessa domanda, seppur con sfumature diverse: cosa sta crescendo davvero, in fin dei conti?

San Francesco d’Assisi secondo Chesterton / Il Poverello che il mondo non riesce a sopportare

Ringrazio Andrea Mondinelli per questo suo lavoro, col quale ricordiamo San Francesco d'Assisi.

San Francesco d’Assisi secondo Chesterton
Il Poverello che il mondo non riesce a sopportare

C’è una vendetta sottile che il mondo moderno compie sui santi che ammira: li addomestica. Li svuota di tutto ciò che li ha resi scomodi, pericolosi, scandalosi ai loro contemporanei, e ne restituisce una copia sbiadita, adatta ad arredare calendari e buoni sentimenti. Con nessuno questa operazione è riuscita meglio che con san Francesco. Il Poverello di Assisi è diventato il patrono degli animaletti, il cantore bucolico della natura, il precursore dell’ecologismo, il santo dei bambini e dei presepi. Tutto vero e tutto falso: vero nei dettagli, falso nell’essenziale. G.K. Chesterton, che di san Francesco scrisse nel 1923 uno dei libri più acuti del Novecento, aveva già visto chiaramente questa trappola e la smontava con la lucidità del convertito, ovvero di chi conosce il valore di ciò che ha trovato perché sa bene ciò da cui viene.

IL PROBLEMA DI SAN FRANCESCO
Chesterton apre il suo libro con una provocazione: ci sono tre modi di scrivere di san Francesco. Il primo è presentarlo come un precursore laico, un umanista ante litteram, un amico degli animali e dei poveri la cui fede fu un incidente biografico, un limite del suo tempo da cui si sarebbe liberato se fosse nato due secoli dopo. Il secondo è scriverne in modo puramente devoto, comprensibile solo a chi già condivide la sua vocazione. Il terzo, il più difficile, quello scelto da Chesterton è partire da ciò che l’uomo moderno già ammira in san Francesco per condurlo a capire ciò che non capisce ancora: ovvero che le cose che lo affascinano e le cose che lo scandalizzano sono inseparabili, perché nascono dalla stessa radice.

Cupich, McElroy, Tobin, Cobo, Hollerich, Fernández: Leone XIV sceglie i suoi per l'incontro su Amoris Laetitia

Si realizza quanto già preannunciato qui e qui. Ecco dove tira veramente il vento in Vaticano con Leone XIV, non più fidandoci dei suoi bei discorsi, ma giudicando solo dai fatti come quelli dell'articolo che segue da Infovaticana. La schiera di Bergoglio è quella che continua a comandare a Roma. Ma ora è la sua. L'elenco degli ospiti personali del Papa all'incontro dal 7 al 14 ottobre, pubblicato dalla Sala Stampa insieme al programma di lavoro, riunisce i nomi più illustri dell'ala progressista della Chiesa e esclude tutti i critici dell'esortazione di Francesco. A giorni, cardinali e vescovi di tutto il mondo si incontreranno con Leone XIV in Vaticano per parlare di famiglia alla luce della Amoris laetitia. La convocazione ufficiale parla di “discernimento sinodale” e di “ascolto reciproco”, ma l'elenco degli invitati che il Papa ha aggiunto di suo pugno ai partecipanti ex officio dice qualcosa di più preciso. Ci sono tutti i nomi che hanno segnato l'agenda del precedente pontificato sulla questione matrimonio. Nessuno di coloro che ne hanno discusso è stato chiamato...

Cupich, McElroy, Tobin, Cobo, Hollerich, Fernández: Leone XIV sceglie i suoi per l'incontro su Amoris Laetitia

L'elenco degli ospiti personali del Papa per l'incontro dal 7 al 14 ottobre, pubblicato questo venerdì dalla Sala Stampa insieme al programma dei lavori, riunisce i nomi più importanti dell'ala progressista della Chiesa ed esclude tutti i critici dell'esortazione di Francesco.

Tra quattro giorni, cardinali e vescovi di tutto il mondo si incontreranno con Leone XIV in Vaticano per discutere della famiglia alla luce di Amoris Laetitia [vedi]. L'invito ufficiale parla di "discernimento sinodale" e "ascolto reciproco", ma l'elenco degli invitati che il Papa ha personalmente aggiunto ai partecipanti ufficiali suggerisce qualcosa di più preciso. Cupich, McElroy, Tobin, Cobo, Hollerich, Fernández, Tagle, David: sono inclusi tutti i nomi che hanno plasmato l'agenda del precedente pontificato sul tema del matrimonio. Nessuno di coloro che ne hanno discusso è stato invitato.

domenica 4 ottobre 2026

In Illo tempore / XIX domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella corrispondente celebrazione domenicale. Noi abbiano inserito la Messa celebrata oggi per la ricorrenza di San Francesco, patrono d'Italia [qui]. La meditazione odierna invece segue il calendario liturgico con la XIX Domenica post Pentecosten che trovate [qui]. Ma è una grazia in più. Molto ci giova il forte richiamo a non aspettare domani...

In Illo tempore / XIX domenica dopo Pentecoste

Come diceva la cantante Peggy Lee…
La finestra è rotta e la pioggia sta entrando.
Se qualcuno non la ripara, sarò fradicio fino alle ossa.
Ma se aspettiamo un giorno o due, la pioggia potrebbe cessare.
E non abbiamo bisogno di una finestra in una giornata così soleggiata.
Domani, domani, domani è abbastanza presto per me.
"Domani" può funzionare quando si tratta di faccende domestiche, ma è pericoloso quando si tratta delle tue faccende spirituali.
La Santa Chiesa pone subito una domanda a questa domenica: cosa ti impedisce di fare ciò che appartiene a Dio?

Prima Domenica di ottobre/ Supplica alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei

Supplica originale alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei 

(come fu scritta dal Beato Bartolo Longo) 
Da recitare, a mezzogiorno, l’8 di Maggio e la Prima Domenica di Ottobre

✠ In Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.

I. - O Augusta Regina delle Vittorie, o Vergine Sovrana del Paradiso, al cui Nome potente si rallegrano i Cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina Gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli Vostri, che la bontà Vostra ha prescelti in questo secolo a innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai Vostri piedi, in questo giorno solennissimo della Festa dei novelli Vostri trionfi sulla Terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore e, con la confidenza di figli, Vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! Da quel Trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo Vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; Vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita.
Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono!
O Madre, trattenete il Braccio della Giustizia del Vostro Figliuolo sdegnato e vincete con la clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli Vostri, che costarono Sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al Vostro sensibilissimo Cuore.
Oggi mostratevi a tutti qual siete, Regina di Pace e di Perdono.