Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 21 luglio 2026

Mercoledì 22 luglio Santa Messa a Pavia

Carissimi,
Nel calendario delle Sante Messe di luglio ho inavvertitamente omesso di inserire la celebrazione di Mercoledì 22 Luglio nella festa di Santa Maria Maddalena: come di consueto reciteremo il S. Rosario alle ore 17,45 cui seguirá la S. Messa (letta) alle ore 18,15.
Mi scuso per l'omissione e saluto tutti cordialmente nel Signore, 
Don Fabio Besostri

Sinodalità: il meccanismo attraverso il quale la dottrina rimane e tutto cambia

Nella nostra traduzione da Substack, riprendiamo la riflessione che segue sulla sinodalità, tornata in ballo in seguito alle recenti dichiarazioni del card. Burke [qui]. Il problema è che non si vede nessun cambiamento — anzi arrivano conferme — da questo pontificato. Qui l'indice dei precedenti.
Noi è da tempo che ne affrontiamo i risvolti [qui] e continuiamo a parlarne e così pure alcuni cardinali, oltre a Burke. E tuttavia il problema di fondo è che, a partire dell'indiscutibile Concilio, qualunque affermazione basata sulla teologia e l'ecclesiologia dei secoli, sull'insegnamento costante della Chiesa, non fa presa e prevale il discorso fluido, non definitorio, mutevole a seconda delle mode del tempo. È l'effetto della continuità storicista basata sul soggetto-chiesa e non più sull'oggetto-rivelazione... Ma finché chi ha autorità si limita a critiche attraverso interviste invece di agire in concreto e solidalmente, non potrà venir fuori alcuna soluzione. (M.G.)

Sinodalità: il meccanismo attraverso il quale la dottrina rimane e tutto cambia
Mark Lambert, 16 luglio
La domanda, apparentemente semplice, del cardinale Burke mette a nudo la contraddizione irrisolta che si cela nel cuore del pontificato di Francesco [e sembra continui con Leone-ndT]
In una recente intervista [qui], il cardinale Raymond Burke si sofferma a lungo sulla sinodalità e ritengo fermamente che le sue affermazioni meritino di essere considerate un intervento di grande serietà. Il cardinale Burke pone una domanda talmente elementare che la persistente mancanza di una risposta soddisfacente è di per sé rivelatrice: che cos'è esattamente la sinodalità?

È importante chiarire che la sua preoccupazione non riguarda i sinodi in quanto tali. La Chiesa cattolica ha sempre tenuto concili e sinodi. I vescovi si sono sempre consultati con sacerdoti, religiosi e fedeli. Né Burke contesta i doveri cristiani di ascolto, preghiera, discernimento o cooperazione reciproca. La sua critica è rivolta all'elevazione della "sinodalità" a principio ecclesiologico determinante, senza una descrizione sufficientemente precisa di cosa sia, da dove provenga la sua autorità, quali siano i suoi limiti o come si relazioni al deposito della fede. Un sinodo è un'istituzione ecclesiale identificabile. La sinodalità è un'astrazione e, come abbiamo visto nell'ultimo decennio circa, un'astrazione straordinariamente elastica.

La sua elasticità contrasta con la precisione della teologia cattolica, e questo ha permesso al termine di acquisire uno status quasi talismanico. Può descrivere la consultazione, la collegialità episcopale, la partecipazione parrocchiale, il decentramento, l'ascolto dei gruppi emarginati, il discernimento spirituale, la riforma istituzionale e l'esercizio dell'autorità papale. Può significare la Chiesa che ascolta lo Spirito Santo, i vescovi che ascoltano i laici, i laici che si ascoltano a vicenda, o Roma che devolve le decisioni alle Chiese locali. A volte sembra significare tutte queste cose simultaneamente. Più si invoca la sinodalità, meno chiaramente sembra essere definita.

Non è così che Papa Francesco l'ha presentata inizialmente: nel suo importante discorso in occasione del cinquantesimo anniversario dell'istituzione del Sinodo dei Vescovi, nell'ottobre del 2015, Francesco ha offerto quella che rimane forse la sua più chiara interpretazione teologica del concetto. «È proprio questo cammino di sinodalità», ha dichiarato, «che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio» (un'affermazione non da poco!).

Descrisse la Chiesa sinodale come una Chiesa in ascolto, in cui i fedeli, i vescovi e il Vescovo di Roma si ascoltano a vicenda e insieme ascoltano lo Spirito Santo. Insistette sul fatto che il processo culmina nel Papa, non come espressione delle sue convinzioni personali, ma come garante dell'obbedienza della Chiesa a Dio, al Vangelo e alla Tradizione. Affermò inoltre che un sinodo deve sempre agire cum Petro et sub Petro, con Pietro e sotto Pietro, proprio come garanzia di unità.

A prima vista, gran parte di ciò è ineccepibile e persino attraente. La Chiesa dovrebbe ascoltare. I vescovi dovrebbero conoscere la vita, le sofferenze e le domande del popolo a loro affidato. Il Papa dovrebbe confermare i suoi fratelli nella fede piuttosto che governare secondo le proprie preferenze personali. L'autorità pastorale dovrebbe essere esercitata come servizio piuttosto che come dominio. La consultazione dovrebbe essere ampia, improntata alla preghiera e attenta alle ispirazioni dello Spirito Santo.

Il problema non risiede principalmente in questa descrizione, ma in ciò che la sinodalità ha ripetutamente prodotto nella pratica. Francesco è andato ben oltre la semplice raccomandazione della consultazione. Nello stesso discorso ha definito la sinodalità un "elemento costitutivo della Chiesa" e "il quadro interpretativo più appropriato per comprendere il ministero gerarchico stesso". Ha parlato di una "Chiesa interamente sinodale", di un maggiore decentramento e di un dinamismo sinodale che ispira "tutte le decisioni ecclesiali". Si tratta di affermazioni di enorme portata. La sinodalità non è più semplicemente un metodo con cui i vescovi consultano i fedeli, ma diventa un quadro interpretativo attraverso il quale la Chiesa comprende la propria costituzione, autorità e processo decisionale.

Eppure la difficoltà pratica... Alcuni direbbero un’evidente incoerenza interna... si presenta immediatamente. Se sinodalità significa ascolto, a chi sta ascoltando la Chiesa e con quale criterio viene inverato il discernimenyo delle voci? L’opinione pubblica non è il sensus fidei. Le richieste più insistenti ripetute da attivisti, teologi, gruppi di pressione e delegati scelti per professione non rappresentano necessariamente la fede dei battezzati. Né si può invocare lo Spirito Santo come spiegazione di conclusioni che contraddicono quanto la Chiesa ha costantemente insegnato.

Francesco stesso ha riconosciuto questo pericolo nel 2015. I vescovi, disse, devono distinguere l'autentica fede della Chiesa dalle «correnti mutevoli dell'opinione pubblica». Ma non si può negare che il successivo processo sinodale abbia ripetutamente portato proprio queste correnti all'interno delle deliberazioni della Chiesa.

Questioni riguardanti l'omosessualità, la morale sessuale, l'ordinazione delle donne, l'identità di genere, l'autorità ecclesiale e la disciplina sacramentale sono state rimesse in discussione come se la Chiesa non si fosse mai espressa in modo definitivo su questi temi. La giustificazione addotta è che nessuno dovrebbe temere il dialogo, che lo Spirito può parlare attraverso voci inaspettate e che la Chiesa deve ascoltare l'esperienza vissuta. Ma l'ascolto non viene mai presentato come un esercizio neutrale. Le questioni ammesse alla riconsiderazione si muovono in modo schiacciante in un'unica direzione e la sinodalità raramente sembra riaprire i quesiti al fine di recuperare una comprensione più rigorosa della dottrina o della disciplina cattolica. Di norma non invita a riconsiderare la Comunione sulla mano, la contraccezione, gli annullamenti senza colpa, la sperimentazione liturgica, il crollo della disciplina clericale o la perdita di un chiaro insegnamento sulle cose ultime. Non parla mai della chiamata alla santità, dell'importanza delle devozioni o della necessità di una solida catechesi. Al contrario, genera ripetutamente pressioni per un adattamento ai presupposti morali dell'Occidente contemporaneo.

Si potrebbe forse obiettare che ciò non dimostra necessariamente che Papa Francesco abbia consapevolmente ideato la sinodalità come strumento disonesto. Le motivazioni sono difficili da stabilire e non dovrebbero essere affermate al di là delle prove. Tuttavia, dopo più di un decennio, credo sia ragionevole giudicare un metodo di governo in base ai suoi effetti costanti. Tali effetti suggeriscono che la sinodalità abbia funzionato come un meccanismo attraverso il quale è possibile aggirare un insegnamento consolidato senza che venga formalmente smentito.

Il genio (?!?) del meccanismo sta nel fatto che la dottrina non ha bisogno di essere modificata. Può essere ripetutamente riaffermata anche mentre vengono autorizzate pratiche pastorali che sembrano contraddirla. Questo schema è diventato inequivocabile per la prima volta in Amoris Laetitia (vedi). L'esortazione apostolica seguì due sinodi sulla famiglia molto controversi. La dottrina cattolica sul matrimonio fu formalmente preservata. Il matrimonio rimase indissolubile. I rapporti sessuali al di fuori di un matrimonio valido rimasero oggettivamente contrari alla legge morale. Nessuna proposizione dottrinale fu apertamente ribaltata. Eppure il capitolo otto introdusse una nuova enfasi sull'accompagnamento, sul discernimento, sulle circostanze attenuanti e sulla graduale integrazione nella vita sacramentale della Chiesa. Francesco mise in guardia dall'applicare meccanicamente regole generali a ogni situazione concreta e affermò che il discernimento poteva riconoscere che una persona, pur vivendo in una situazione oggettivamente peccaminosa, potrebbe non essere soggettivamente colpevole di peccato mortale.

Considerato isolatamente, ciò riflette la consolidata teologia morale cattolica. La Chiesa ha sempre distinto il carattere oggettivo di un atto dalla colpevolezza soggettiva della persona che lo commette. L'innovazione risiedeva nell'uso che veniva fatto di tale distinzione.

La nota a piè di pagina 351 affermava che in certi casi l'aiuto della Chiesa poteva includere i sacramenti. Il documento non definiva con precisione tali casi. Non specificava chiaramente se si riferisse a persone divorziate e risposate civilmente che continuavano ad avere rapporti sessuali pur ricevendo la Santa Comunione. Né ribadiva la disciplina articolata da Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, secondo la quale coloro che non potevano separarsi per gravi motivi potevano ricevere i sacramenti a condizione che vivessero come fratelli e sorelle. L'ambiguità rimase quindi irrisolta, con conseguenti diverse prassi pastorali nelle diverse giurisdizioni.

Diversi vescovi adottarono politiche contraddittorie. Alcuni mantennero la disciplina precedente. Altri permisero l'ammissione alla Santa Comunione dopo un processo di discernimento personale, anche laddove la coppia non si impegnasse a vivere in continenza. Nel 2023 il Dicastero per la Dottrina della Fede dichiarò esplicitamente che Amoris Laetitia aveva aperto la possibilità di accesso alla Riconciliazione e all'Eucaristia in casi particolari in cui la responsabilità e la colpevolezza erano diminuite. La dottrina dell'indissolubilità non era cambiata. La dottrina sull'adulterio non era cambiata. L'insegnamento della Chiesa sulla degna ricezione della Santa Comunione non era formalmente cambiato. Ma la disciplina che dava espressione concreta a tali insegnamenti era cambiata.

Questa è la distinzione su cui si fonda ripetutamente l'intero progetto di Francesco. La dottrina rimane verbalmente intatta, mentre la pratica pastorale è svincolata dalle sue necessarie conseguenze dottrinali. Il risultato non è semplicemente flessibilità pastorale. È una condizione in cui la stessa relazione oggettiva può essere considerata un ostacolo alla Comunione in una diocesi e non in un'altra. [In pratica si affida all'arbitrio del singolo vescovo la possibilità di fabbricare una sorta di "diritto giurisprudenziale", costituito cioè dalla "giurisprudenza" elaborata dalle sue decisioni, in alternativa a quanto stabilito dal Codice del Diritto canonico. Si creerebbe così un corpo di eccezioni (giuridico-teologiche) alla norma, ossia al dogma della fede. Dov'è più l'universalità de La Catholica? -ndT].
L'ordine morale e sacramentale, presumibilmente universale, diventa dipendente dalla geografia, dall'interpretazione episcopale e dall'esito di un processo di discernimento individuale. A questo punto bisogna chiedersi cosa significhi affermare che la dottrina è rimasta immutata. Una dottrina le cui implicazioni pratiche possono essere sospese indefinitamente non è stata esplicitamente rinnegata, ma non governa nemmeno la vita della Chiesa...
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21 Luglio. Il Sangue che dona la pace ai cuori

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
21 Luglio. Il Sangue che dona la pace ai cuori

Sangue di Cristo, pace e dolcezza dei cuori
Cari amici, buongiorno. La pace e la dolcezza dei cuori è quanto di più desiderabile c’è per l’uomo. Infatti, pace e dolcezza sono due parole che rischiano facilmente di essere fraintese. La pace cristiana non è assenza di problemi, e la dolcezza non è debolezza di carattere. La pace che viene dal Sangue di Cristo nasce dalla riconciliazione con Dio. La dolcezza che viene da Cristo nasce da un cuore purificato dalla grazia. Non si tratta di temperamento tranquillo, né di educazione gentile. Si tratta di redenzione.

Il cuore umano è spesso inquieto. Sant’Agostino lo ha detto con una frase che attraversa i secoli: il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Dio. Questa inquietudine si manifesta in tanti modi: agitazione, ricerca continua di approvazione, bisogno di controllo, paura del futuro, rancori trattenuti, confronto con gli altri, insoddisfazione cronica. A volte sembriamo incapaci di abitare il presente senza trasformarlo in un campo di battaglia interiore. Notevole talento, va riconosciuto.

L'embolismo

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sull'Embolismo. Precedente qui. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico. 

L'embolismo

Dopo il Padre Nostro, il sacerdote dice:
Libera nos, quaesumus, Domine, ab omnibus malis, praeteritis, praesentibus et futuris: et intercedente beata et gloriosa semper Virgine Dei Genitrice María, cum beatis Apostolis tuis Petro et Paulo, atque Andrea, et omnibus Sanctis (signing himself with the paten), da propitius pacem in diebus nostris (kissing the paten): ut, ope misericordiæ tuæ adjuti, et a peccato simus semper liberi et ab omni perturbatione securi.
Che traduco come:
Liberaci, ti preghiamo, o Signore, da ogni male, passato, presente e futuro; e per intercessione della Beata e gloriosa sempre Vergine Maria, Madre di Dio, e dei tuoi beati Apostoli Pietro e Paolo, nonché di Andrea e di tutti i Santi (segnandosi con la patena), concedici benignamente la pace nei nostri giorni (baciando la patena), affinché, aiutati dalla tua misericordia, possiamo essere sempre liberi dal peccato e al sicuro da ogni turbamento.

lunedì 20 luglio 2026

Arcivescovo Lorefice e remigrazione

Segnalazioni dei lettori.
Arcivescovo Lorefice e remigrazione

Che tristezza vedere un vescovo che riduce la ricchezza e grandezza del Vangelo in uno scontro politico. Insegni ad avere il cuore pieno di fede, speranza e carità; insegni a lasciarsi infuocare dalla presenza dello Spirito Santo; insegni a vivere nella grazia e il resto verrà da sé, nella concretezza delle contingenze che gli uomini devono vivere quotidianamente. Ridurre il Vangelo a slogan è sempre un pericolo.
La carità consiste nell'aiutare il prossimo in ogni occasione, ma non nel far diventare lo straniero - che non è un ospite (l'ospitalità è temporanea) ma un invasore - a padrone di casa in casa propria. Altrimenti, è come quel padre che dà una serpe ai figli; che è quanto accade con il clero odierno vatican-secondista. Perfino Benedetto XVI sottolineava, al riguardo, che l'unico diritto è quello a non emigrare.

Perché il confiteor prima della comunione dovrebbe essere mantenuto (o reintrodotto)

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Perché il confiteor prima della comunione dovrebbe essere mantenuto (o reintrodotto)
Peter Kwasniewski

Il Confiteor all'inizio della Messa
In questo articolo difenderò l'opportunità della ripetizione del Confiteor da parte dei ministri immediatamente prima della comunione – cantata dal diacono e dal suddiacono nella Messa solenne, recitata dagli accoliti nella Messa Cantata e nella Messa bassa. Sosterrò che non solo merita di essere mantenuta, ma che dovrebbe essere utilizzata ovunque nell'usus antiquior, e non omessa.

Prima di affrontare questa questione, consideriamo per un momento perché dovrebbe esserci un doppio Confiteor all'inizio della Messa, nella sezione penitenziale ai piedi dell'altare [vedi], prima che i ministri salgano sul monte del Signore per offrire il duplice sacrificio: prima il sacrificio verbale delle letture, seguito dal sacrificio incruento dell'Agnello di Dio.

20 Luglio. Il Sangue che sorregge i morenti

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
20 Luglio. Il Sangue che sorregge i morenti

Sangue di Cristo, conforto dei morenti
Questa mattina la nostra riflessione ci porta davanti a una soglia che l’uomo tende a rimuovere e che la fede ci insegna a guardare con verità: è la soglia della morte. L’agonia, cioè il combattimento che ci aspetta al termine della nostra esistenza, nella sua drammaticità è supportato dal conforto. Per questo invochiamo: Sangue di Cristo, conforto dei morenti, salvaci.

La morte è la grande realtà che la cultura contemporanea cerca spesso di nascondere. La si sposta negli ospedali, la si avvolge di parole delicate, la si trasforma in evento privato da gestire con discrezione. Eppure resta lì, seria, inevitabile, capace di smascherare molte illusioni. L’uomo può distrarsi da tutto, perfino da se stesso, impresa nella quale si applica con zelo ammirevole. Non può cancellare la propria finitudine.

Cardinale Sarah: La generosità di Papa Leone nei confronti della Messa tradizionale "deve essere applicata da tutti i vescovi"

Nella nostra traduzione dal Substack di Diane Montagna. Un titolo molto ottimista! In una nuova videointervista, a cinque anni dalla pubblicazione di Traditionis Custodes, il Card. Sarah si esprime sul futuro del vetus ordo e avverte che la “sinodalità” e il paganesimo stanno erodendo la Chiesa dall'interno. Sulla liturgia ci chiediamo: è autentica la generosità di Leone XIV? Fa il paio con le analoghe dichiarazioni del card. Burke [qui]. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Cardinale Sarah: La generosità di Papa Leone nei confronti della Messa tradizionale "deve essere applicata da tutti i vescovi"

CITTÀ DEL VATICANO, 16 luglio 2026 — Il cardinale Robert Sarah ha un messaggio per i vescovi di tutto il mondo: emulate la generosità di Papa Leone XIV nei confronti della Messa tradizionale. In una nuova video intervista, il cardinale guineano, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, sostiene che la recente lettera di Papa Leone [qui - qui - qui] , che esorta i vescovi francesi all'apertura verso i sacerdoti e le comunità legate al vetus ordo, dovrebbe vincolare ogni vescovo di rito romano, non solo quelli francesi. Queste le sue parole: "Ciò che è stato scritto ai vescovi francesi deve valere per tutti i vescovi".

domenica 19 luglio 2026

In Illo tempore /l'ottava domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale precedente qui. Sono lieta che anche questa settimana siamo riusciti a tradurre in contemporanea.

In Illo tempore /l'ottava domenica dopo Pentecoste

La Messa dell'ottava domenica dopo Pentecoste ci pone di fronte alla famiglia di Dio e alla famiglia di questo mondo, all'eredità promessa ai figli e al rendiconto richiesto agli amministratori, alla libertà di coloro che sono guidati dallo Spirito e alle ansiose preoccupazioni di coloro che vivono secondo la carne. Colletta, Epistola e Vangelo convergono su un'unica esigenza: dobbiamo diventare nella condotta ciò che la grazia ci ha resi nell'essere. Il Battesimo ci ha trasferiti dal dominio del peccato alla famiglia di Dio, eppure il figlio adottivo deve vivere secondo il Padre, e l'amministratore deve usare i beni del Signore tenendo sempre presente il giudizio eterno.

La Colletta esprime questa dipendenza con la tipica proprietà e equilibrio:

19 Luglio. Il Sangue che apre la speranza

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
19 Luglio. Il Sangue che apre la speranza

Sangue di Cristo, speranza dei penitenti
Oggi la litanica ci fa invocare il Preziosissimo Sangue come speranza dei penitenti.

Il penitente non è semplicemente una persona che si sente in colpa. È qualcuno che ha riconosciuto il proprio peccato e ha cominciato a volgere il cuore verso Dio. La penitenza cristiana nasce da una grazia: vedere la propria miseria senza disperare. Questo è già un miracolo, perché l’uomo di solito oscilla tra due estremi poco geniali. O si giustifica fino a non vedere più nulla, o si schiaccia sotto il peso della colpa come se Dio non fosse più grande del suo peccato.

Il Sangue di Cristo è speranza dei penitenti perché il peccatore non torna a Dio contando sulla propria capacità di rimettersi in ordine. Torna perché Cristo ha versato il suo Sangue. La speranza del penitente non nasce dal dire: “d’ora in poi sarò impeccabile”. Nasce dal dire: “Signore, tu sei più fedele della mia infedeltà”. La conversione vera non è superbia travestita da buona volontà. È fiducia umile nella misericordia del Redentore.