Nella nostra traduzione da
Pelican+. Un importante richiamo ad una delle derive conciliari: l'esaltazione del dialogo oltre misura e del falso ecumenismo. Precedenti ancor più completi
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“Dialogo” e “Movimento ecumenico”
come sintomi di psicosi istituzionale
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| Il vero dialogo e la sua Sorgente |
Ciò che distingue l'attuale crisi ecclesiale da tutte le precedenti, inclusa quella dell'arianesimo, è un massiccio indebolimento della Chiesa militante provocato non da esplicite eresie come quella ariana, ma da novità programmatiche in ambito pastorale prive di un contenuto dottrinale definibile. A parte il fallimentare tentativo di reinventare il Rito Romano su commissione, "dialogo" ed "ecumenismo" – neologismi del tutto estranei alla Chiesa prima del Vaticano II – hanno portato al vero e proprio recesso dalla sua missione. Nessuno ha valutato la sorprendente ramificazione del "dialogo" con maggiore acutezza di Romano Amerio nel suo capolavoro Iota Unum:
Il termine era completamente sconosciuto e inutilizzato nell'insegnamento della Chiesa prima del Concilio. Non ricorre una sola volta in nessun Concilio precedente, né nelle encicliche papali, né nei sermoni, né nella pratica pastorale. Nei documenti del Vaticano II ricorre 28 volte, dodici delle quali nel decreto Unitatis Redintegratio. Ciononostante, attraverso la sua rapida diffusione e un enorme ampliamento di significato, questo termine, nuovissimo nella Chiesa cattolica, è diventato la parola maestra che ha determinato il pensiero postconciliare e una categoria onnicomprensiva nella nuova mentalità.
Non si parla solo di dialogo ecumenico, di dialogo tra la Chiesa e il mondo, di dialogo ecclesiale, ma, con un'enorme catacresi [abuso di sovraestensione di significato], si attribuisce una struttura dialogica alla teologia, alla pedagogia, alla catechesi, alla Trinità, alla storia della salvezza, alle scuole, alle famiglie, al sacerdozio, ai sacramenti, alla redenzione e a tutto ciò che è esistito nella Chiesa per secoli senza che il concetto fosse nella mente di nessuno o la parola ricorresse nel linguaggio. (Iota Unum, p. 347)