Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 18 febbraio 2026

Ceneri della memoria, ceneri del divenire

Nella nostra traduzione da Vigiliae. Il mercoledì delle ceneri inquadrato in un orizzonte più ampio ma nella visione cristiana.
Ceneri della memoria, ceneri del divenire
Sermone per il Mercoledì delle Ceneri, 18 febbraio 2026
O figlia del mio popolo, mettiti il ​​sacco e rotolati nella cenere. Geremia 6:26
Carissimi in Cristo,
L'anno scorso vi ho invitato a guardare le ceneri di questo giorno attraverso gli occhi di altre tradizioni religiose, per vedere come il Buddismo, l'Induismo e altri percorsi concepiscono l'impermanenza, la purificazione e l'abbandono del sé. Alcuni di voi mi hanno detto che questo vi ha aiutato a ricevere le ceneri non come un triste promemoria, ma come una porta verso la trasformazione.

Quest'anno voglio portarci in un posto diverso: non verso oriente, ma indietro nel tempo. Tornando al mondo di Omero ed Euripide, al rituale romano e alla filosofia antica. Perché anche il mondo classico aveva un linguaggio fatto di ceneri, ed è un linguaggio che parla sorprendentemente bene all'immaginario cristiano.

In Illo Tempore: Domenica di Quinquagesima

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche come meditazione in preparazione della Quaresima.

In Illo Tempore: Domenica di Quinquagesima

Il contesto è importante. Siamo nel tempo di “Gesima”, il Pre-Quaresima, un tempo di preparazione al tempo di preparazione alla Pasqua. La Santa Chiesa, con il sobrio realismo materno di chi conosce la natura umana, ci ricorda che le scadenze si avvicinano. Dopo questa “Domenica nella Cinquantesima”, la Quinquagesima, tra tre giorni arriva il Mercoledì delle Ceneri e l’inizio della “Quarantesima”, la stagione della Quaresima o Quadragesima. La Quaresima non può sorprendere il cristiano attento. Nel Pre-Quaresima si può avvertire la Santa Chiesa che stringe i lacci, controlla le cinghie, ci porge la borraccia e indica la mappa con un dito che non trema. La vetta è Gerusalemme, e oltre Gerusalemme, la Pasqua.

Il primo sangue di Cristo

Nella nostra traduzione da Vigiliae. Pubblicato tra la celebrazione dell'Incarnazione e l'avvicinarsi della Quaresima, questo articolo invita a una lettura riflessiva attenta ai primi tratti del racconto evangelico. Precedenti qui - qui.

Il primo sangue di Cristo
Circoncisione, Alleanza ed Economia della Salvezza
Rev. Leon, 16 febbraio

La riflessione cristiana sulla redenzione si è comprensibilmente concentrata sul sangue di Cristo versato nella Passione. La Croce è al centro dell'economia della salvezza, e giustamente. Eppure il Vangelo di Luca registra silenziosamente che il corpo del Verbo incarnato è segnato dallo spargimento di sangue ben prima del Golgota, l'ottavo giorno dopo la sua nascita, quando il bambino viene circonciso e gli viene dato il nome Gesù (Lc 2,21). Questo momento, ricordato liturgicamente ma raramente soffermato teologicamente, invita a un'attenzione più approfondita. Vorrei suggerire che ciò che è in gioco qui non è un dettaglio marginale dell'infanzia di Cristo, ma il gesto iniziale di una redenzione pienamente incarnata – il momento in cui Egli incipit pati pro nobis, l'inizio della sofferenza per noi.

Parlare della circoncisione di Cristo come del primo spargimento del suo sangue non significa abbandonarsi a una pia curiosità. Significa piuttosto riconoscere che l'Incarnazione si dispiega fin dall'inizio come una realtà concreta e vulnerabile. Il Verbo non assume un'umanità neutra o astratta; entra in un corpo già plasmato dalla legge, dal rito e dalla possibilità della sofferenza. Mi sembra che il segno dell'alleanza istituito nella Genesi (Gen 17,10-14) acquisisca qui una profondità inaspettata: non è più portato da un popolo in attesa del suo compimento, ma da colui in cui il compimento avrà luogo.

La circoncisione, nella tradizione d'Israele, non è meramente simbolica. È un segno impresso nel corpo, un segno che lega l'appartenenza alla vulnerabilità. Quando Cristo si sottomette a questo rito, fa più che adempiere a un requisito legale. Permette alla Legge di toccarlo dove è più concreto: nella sua carne. L'affermazione di Paolo che Cristo è "nato sotto la Legge" (Gal 4,4) acquista così una profondità somatica. La Legge non è semplicemente qualcosa che Cristo osserva; è qualcosa che egli porta. Scorre sangue. Qui percepiamo la kenosi all'opera: l'autosvuotamento del Figlio, che assume non solo l'umanità, ma anche le sue vulnerabilità e i suoi limiti.

Qui, credo, il realismo dell'Incarnazione emerge con chiarezza. La salvezza non inizia con un annuncio o un miracolo, ma con una ferita. Il corpo di Cristo non è protetto dal dolore in virtù della sua origine divina. Al contrario, è proprio perché questo corpo appartiene al Figlio che diventa il luogo in cui convergono obbedienza, vulnerabilità e alleanza.

I primi scrittori cristiani erano sensibili a questa logica. Molti di loro interpretano la circoncisione come il momento in cui Cristo inizia a soffrire per noi. Origene legge la sottomissione di Cristo alla circoncisione come un atto di umiltà con cui il Verbo assume pienamente il peso della carne sotto la Legge (Homiliae in Lucam XIV). Ambrogio va oltre, osservando che Cristo "non rifiutò la ferita con cui avrebbe guarito la nostra" (Expositio Evangelii secundum Lucam II.56). Agostino, da parte sua, insiste sul fatto che la circoncisione conferma la vera assunzione di carne mortale, capace di dolore e spargimento di sangue (Contra Faustum XIX.11). La frase può sembrare cruda, ma esprime un'intuizione che trovo convincente: la Passione non giunge improvvisamente alla fine della vita di Gesù come una catastrofe isolata. Essa scaturisce organicamente da una vita vissuta in obbedienza nelle condizioni della carne umana.

Ciò che colpisce della circoncisione è che lo spargimento di sangue qui non è imposto dall'esterno. Non c'è persecutore, non c'è ingiustizia, non c'è rifiuto. La ferita viene dall'interno dell'alleanza, attraverso la fedeltà piuttosto che l'opposizione. Direi che questa distinzione è teologicamente decisiva. La redenzione non è iniziata dalla sola violenza, ma dall'obbedienza liberamente abbracciata – un'obbedienza che accetta il prezzo di essere pienamente incarnata.

La tradizione avrebbe poi descritto la circoncisione come primitia passionis, primizia della Passione (Bernardo di Chiaravalle, Sermones in Circumcisione Domini, I). Questo linguaggio, a mio avviso, non condensa tutti i momenti di sofferenza in uno solo, ma insiste sulla continuità. La carne che sanguina l'ottavo giorno è la stessa carne che verrà trafitta sulla Croce. L'offerta fatta alla fine è preparata, pazientemente e silenziosamente, fin dall'inizio.

Tommaso d'Aquino contribuisce a chiarire la posta in gioco. Egli insiste sul fatto che la circoncisione di Cristo non era necessaria per Cristo stesso, ma per noi ( Summa Theologiae III, q. 37, a. 1). Sottomettendosi alla Legge, Cristo non ne conferma l'autorità ultima; la adempie portandola completamente. Mi sembra che, nella spiegazione di Tommaso, la Legge raggiunga il suo limite non quando viene ignorata, ma quando viene incarnata in Colui che la porterà a compimento (ibid., a. 4).

La stretta associazione evangelica tra la circoncisione e l'imposizione del Nome approfondisce questa prospettiva. Il bambino riceve il nome "Gesù" – "il Signore salva" – proprio nel momento in cui il suo sangue viene versato per la prima volta (Lc 2,21). Suggerirei che la salvezza venga qui nominata a prezzo di una ferita. L'identità di Cristo come Salvatore è quindi inseparabile dalla sua vulnerabilità corporea. Fin dall'inizio, la salvezza non viene annunciata separatamente dalla sofferenza, ma rivelata al suo interno.

Questa convergenza di nome, sangue e obbedienza resiste a qualsiasi tentazione di sentimentalizzare l'infanzia di Cristo. La vulnerabilità del bambino non è un dettaglio decorativo; è già la forma che l'amore divino ha scelto di assumere. L'Incarnazione non è semplicemente un preludio alla redenzione; è già redentrice nel suo stesso modo di realizzarsi.

Recuperare il significato teologico della circoncisione di Cristo, quindi, significa recuperare una visione più integrata della salvezza. Mi sembra che la redenzione non si compia in astratto, né si limiti a un singolo momento drammatico. Si realizza attraverso una vita interamente dedicata all'obbedienza nella carne – una vita in cui persino le prime gocce di sangue non sono prive di significato, ma parlano già il linguaggio della Croce.

Il primo sangue di Cristo non salva separatamente dall'ultimo. Ma non è nemmeno, direi, un fatto accidentale. Rivela, fin dall'inizio, la forma che assumerà la salvezza: un amore che penetra nella ferita e non si tira indietro.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

martedì 17 febbraio 2026

Quaresima 2026 a Sant'Anna al Laterano

Mercoledì 18 febbraio, feria IV Cinerum, ore 16,00 nella Chiesa di Sant’Anna al Laterano S. Messa preceduta dalla benedizione e imposizione delle sacre ceneri.
* * *
Carissimi,
Dopo i tre tocchi di campanello di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, Mercoledì 18 febbraio, feria IV Cinerum comincerà la Quaresima, tempo sacro che risale alla più remota antichità della Chiesa, forse alla stessa età apostolica. Imitando Gesù nei suoi quaranta giorni nel deserto dopo il Battesimo nel Giordano e prima del suo ministero pubblico, considereremo questo tempo strettamente penitenziale meditando sulla condizione umana segnata dal peccato e dalla caducità che è causa della nostra morte spirituale oltre che fisica. Dal peccato ci redimerà la Passione e Morte del Salvatore, espressione dell’infinito amore col quale Cristo offrì il prezioso suo Sangue per noi. Ci prepareremo dunque a partecipare vivamente alla Passione di Gesù, a morire misticamente con lui, per risorgere con lui nel mattino radioso della Santa Pasqua. La penitenza alla quale ci sottoporremo ci sarà d’aiuto, con la Grazia di Dio, a risollevarci, e riscattarci dal nostro stato di caduta.

La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

Un precedente qui.
La Quaresima come occasione per ammorbidire un cuore duro

Ci avviciniamo all'inizio della Quaresima ed è l'occasione per riflettere su come la osserveremo per purificarci dai peccati e prepararci alla celebrazione della Resurrezione del Signore. Avremmo dovuto pensare a quali preghiere e penitenze intraprendere prima che il Mercoledì delle Ceneri giungesse improvvisamente (ed è ormai domani) e la Quaresima ha inizio. Questo, infatti, era lo scopo dell'antico periodo preparatorio della Settuagesima, Sessagesima, Quinquagesima, che abbiamo osservato in base al rito romano tradizionale. Per essere concreti su ciò che intendiamo fare dovremmo includere qualcosa di positivo, non semplicemente "rinunciare" a questo o a quello, anche se, in verità, sarebbe una penitenza liberatoria rinunciare non solo al dolce o al liquore, ma a qualcosa che (per molti) è più duro: televisione, film, internet, Instagram o X, ecc. Ma ora ci concentriamo su una pratica quaresimale positiva che potrebbe rivelarsi così fruttuosa da decidere di continuarla anche in seguito: la lectio divina.

C'è qualcosa di profondamente sbagliato quando la Chiesa si sente a disagio nel parlare della propria Madre.

Nella nostra traduzione da Pillars od Faith. "Non si protegge Cristo mettendo da parte Sua Madre. Non si salva la Chiesa indebolendo le sue ancore. E non si sopravvive alla tempesta andando alla deriva". Precedente specifico qui. Qui l'indice dei numerosi interventi del vescovo Strickland.

C'è qualcosa di profondamente sbagliato quando la Chiesa
si sente a disagio nel parlare della propria Madre.


Una Chiesa senza la Madre non crolla dall'oggi al domani. Non la dichiara scomparsa. Non la rifiuta formalmente. Semplicemente diventa cauta. Misurata. Timorosa della chiarezza. Vergognosa della certezza. E in breve tempo, comincia a suonare... sconosciuta.

Una Chiesa senza la sua Madre diventa una Chiesa che parla incessantemente di accompagnamento, ma raramente di obbedienza. Una Chiesa che valorizza il dialogo più della verità. Una Chiesa che preferisce la sicurezza alla santità. Una Chiesa che ha imparato a sopravvivere alle tempeste andando alla deriva piuttosto che ancorandosi. Ed è qui che ci troviamo ora.

Il 'Per ipsum'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Minuzie, patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Per ipsum. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del latino liturgico.

Il 'Per ipsum'

Dopo il Per quem haec omnia [qui], il sacerdote conclude il Canone con:
Per ipsum, et cum ipso, et in ipso, est tibi Deo Patri omnipotenti, in unitáte Spíritus Sancti, omnis honor et gloria… per omnia saecula sæculórum. ℟. Amen.
Che traduco come:
Per mezzo di Lui stesso, con Lui stesso e in Lui stesso, ogni onore e gloria appartiene a Te, Dio Padre Onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. ℟. Amen.
La formulazione del Per ipsum è ispirata a Romani 11, 36:
Quis enim cognovit sensum Domini? aut quis consiliarius ejus fuit?
aut quis prior dedit illi, et retribuetur ei?
Quoniam ex ipso, et per ipsum, et in ipso sunt omnia: ipsi gloria in saecula. Amen
. (Rom. 11, 34-36)
Che il Douay-Rheims traduce come:

lunedì 16 febbraio 2026

Mai tante messe tradizionali come oggi nel mondo

Non è la prima volta che constatiamo come la resistenza di chi la ama e lo scalpore suscitato dalle assurde restrizioni sembra aver fatto meglio conoscere e amare la messa dei secoli. Di seguito un quadro aggiornato della situazione. Precedente qui.

Mai tante messe tradizionali come oggi nel mondo

Dall’introduzione del novus ordo, non ci sono mai state così tante messe tradizionali come ora.

Lo dicono i dati pubblicati da latinmass.com. Attualmente infatti sono 2100 i luoghi in cui il rito vetus ordo viene celebrato regolarmente in tutto il mondo. Prima di “Traditionis custodes” (2021) erano circa 1800.

I principali dispensatori di messe tradizionali sono:
  •  il clero diocesano: 777 sedi
  • la Fraternità sacerdotale San Pio X (più di 700 sedi)
  • la Fraternità sacerdotale di San Pietro (224 sedi)
  • l’Istituto di Cristo Re: 91 sedi.
Il maggior numero di sedi di messe tradizionali si trova in Europa e in Nord America. Seguono l’America Latina e l’Australia. Attualmente, l’Africa conta diciannove luoghi, di cui quindici serviti dalla FSSPX.

In Asia la presenza è minore: la FSSPX gestisce due sedi di messa in Giappone e in Corea del Sud. Taiwan ha due messe domenicali sotto la responsabilità della diocesi.

Nell’Europa dell’Est la Russia e la Bielorussia hanno due sedi di messa diocesane ciascuna. La FSSPX è presente anche a Mosca, accanto alle celebrazioni diocesane.
Fonte: latinmass.com

Il vescovo ordina sacerdote utilizzando il rito pre-Vaticano II, nonostante la Traditionis custodes

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald un caso che fa emergere la confusione, ma anche le sacche di resistenza a restrizioni arbitrarie nella chiesa del nostro tempo.

Il vescovo ordina sacerdote utilizzando il rito pre-Vaticano II,
nonostante la Traditionis custodes


Un vescovo francese ha ordinato un sacerdote utilizzando il Pontificale Romanum precedente al Concilio Vaticano II, in una cerimonia che ha riacceso le tensioni irrisolte relative all'attuazione delle restrizioni imposte da Papa Francesco alla liturgia tradizionale.

Sabato 17 gennaio, Mons. Alain Castet, 75 anni, vescovo emerito di Luçon, ha ordinato sacerdote Fratel Thomas-Marie Warmuz a Chémeré-le-Roi, nella Francia occidentale. L'ordinazione ha avuto luogo all'interno della Fraternità di San Vincenzo Ferrer, una confraternita clericale di ispirazione domenicana nota per il suo uso esclusivo dei riti liturgici tradizionali. Durante la stessa cerimonia, Fratel André-Marie Mwanza è stato ordinato suddiacono.

De Maria numquam satis (3)

Riportiamo la terza ed ultima parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. Parte 1; Parte 2. Qui l'indice degli articoli su Maria Corredentrice

De Maria numquam satis
La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religione
p. Serafino Lanzetta, 11 Febbraio 2026

La corredenzione vissuta manifesta la vera religione
Questo mistero, la cooperazione in atto, la corredenzione vissuta, è anche una manifestazione della fede cattolica quale vera religione. Questo punto lo aveva già espresso molto bene Padre Benson. Egli fu straordinariamente brillante nel dimostrare che la Chiesa Cattolica è la sola vera Chiesa. E lo poteva fare con particolare autorità, perché veniva dall’Anglicanesimo. Conosceva dall’interno il mondo protestante. Padre Benson ci dice che “solo nella Chiesa Cattolica” il principio della sofferenza vicaria viene “manifestato, accolto e vissuto”. Si tratta di qualcosa di unico che manifesta l’unicità del Cattolicesimo.

La fede biblica veterotestamentaria è intrisa di questo principio della sofferenza vicaria nel suo preparare la via al Messia che, contrariamente alle attese esuberanti di chi si gloriava in un nome di predilezione o nel tempio quale maestà cultuale insuperabile, prenderà su di sé il peccato del popolo, distruggendo il tempio, il suo corpo (cf. Gv 2,19). In modo esemplare, rifulge nell’Antica Alleanza la figura del Servo sofferente di YHWH (Is 53, 3-10), di Colui che “è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui; per le sue lividure noi siamo stati guariti”. Questo Servo è chiaramente Gesù, l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (cf. Gv 1,29). Tuttavia, al di fuori del contesto biblico, vetero e neo-testamentario fedelmente delineato, il concetto di espiazione vicaria si offusca e si smarrisce. Se è già arduo preservarlo nella sua verità biblica – molti sono i tentativi storico-critici di disfarsene relegandone i presupposti alla religione pagana e mitologica – al fuori di questo contesto il tema diventa ostico. Infatti, se ad esempio interroghiamo l’Islam – una doverosa indagine per ragioni monoteistiche – ci si avvede quanto mai dell’importanza dell’espiazione e sofferenza vicarie con i suoi risvolti sociali, proprio in ragione del suo rifiuto radicale.