Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 22 settembre 2026

La missione della Chiesa è cambiata e nessuno ha avuto il coraggio di dircelo apertamente.

Incisiva e pertinente testimonianza di una vera credente non legata alla tradizione. Qui l'indice degli articoli sulla nuova nota.
La missione della Chiesa è cambiata e nessuno ha avuto il coraggio di dircelo apertamente.

Ho letto la nuova Nota "Un cammino di speranza" [qui] e sono rimasta con una domanda che non riesco a mettere a tacere: se tutte le religioni sono presentate come compagne di viaggio, portatrici di ricchezze spirituali e luoghi nei quali lo Spirito è all’opera, perché dovremmo ancora evangelizzare?

Perché un missionario dovrebbe lasciare la propria terra?
Perché dovrebbe rischiare la vita per annunciare Cristo?
Perché i martiri hanno versato il loro sangue?
Perché la Chiesa dovrebbe chiamare qualcuno alla conversione, se ormai sembra sufficiente dialogare, collaborare e camminare insieme?
Forse la missione della Chiesa è cambiata e nessuno ha avuto il coraggio di dircelo apertamente.

Cristo aveva comandato: «Andate e fate discepoli tutti i popoli».

Le stimmate di San Francesco, che appaiono e scompaiono nella liturgia

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement interessanti sottolineature della sapiente conformazione del calendario liturgico tradizionale 

Le stimmate di San Francesco, che appaiono e scompaiono nella liturgia

Santi che seguono le orme della Croce...
Nel calendario tradizionale del rito romano, troviamo una meravigliosa "ottava" di feste che inizia con l'Esaltazione della Santa Croce il 14 settembre (in commemorazione della dedicazione della basilica del Calvario e del Santo Sepolcro di Costantino il 14 settembre del 335 d.C.) e termina il 21 settembre con l'apostolo ed evangelista san Matteo, il pubblicano la cui improvvisa chiamata da parte di Cristo (Mt 9, 9) illustra perfettamente la regola centrale della conversione cristiana: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16, 24).

Come sempre accade con il calendario della Chiesa, maturato lentamente nel corso dei secoli, le feste sono giunte a occupare i giorni intermedi, con una convenienza guidata dalla Divina Provvidenza.
  • Nel XVII secolo, i Servi di Maria introdussero come festa patronale del loro ordine le Sette Dolori della Madonna, originariamente celebrate la terza domenica di settembre ed estese a tutta la Chiesa da Pio VII nel 1817. Fu elevata di rango da San Pio X nel 1908 e fissata al 15 settembre nel 1911. Nello stesso giorno si commemora il martire San Nicomede, che disse ai suoi persecutori: "Io sacrifico solo Dio onnipotente che regna nei cieli".
  • Il 16 settembre si celebra la festa dei Santi Cornelio e Cipriano. Il primo si oppose al primo antipapa della storia della Chiesa, essenzialmente sulla questione se il potere della Croce fosse sufficientemente forte da cancellare persino l'apostasia, e fu lui a traslare le reliquie dei Santi Pietro e Paolo nei loro luoghi di martirio; il secondo fu un eminente vescovo i cui scritti sono descritti da San Girolamo con queste parole: "È superfluo parlare della sua grandezza, perché le sue opere sono più luminose del sole". Entrambi subirono il martirio il 14 settembre. A questi due si aggiungono (in memoria) i Santi Eufemia, Lucia e Geminiano, per un totale di cinque martiri, in onore delle cinque piaghe di Cristo.
  • Il 17 settembre ricorre l'anniversario dell'imposizione delle stimmate su San Francesco, avvenuta il 14 settembre 1224. Di questo parlerò più avanti.
  • Il 18 settembre si celebra San Giuseppe da Copertino (morto nel 1663), un francescano che emulò il suo maestro nell'essere legato alla Croce; infatti, gli fu concesso di partecipare alla sua esaltazione attraverso il dono della levitazione (un collegamento esplicitamente menzionato nella Colletta). L'antifona dell'Offertorio della Messa allude al fatto che fu frainteso e calunniato, così come alla sua risposta, che fu quella di abbracciare ulteriori penitenze.
  • Il 19 settembre si celebra la festa di San Gennaro e dei suoi sei martiri compagni. Il nome Gennaro deriva da janus, "porta", a ricordarci che il sacrificio di Cristo sulla croce ha aperto le porte del cielo all'umanità peccatrice e che l'Eucaristia, che rende realmente presente questo stesso sacrificio, è in un certo senso la fonte e il culmine degli altri sei sacramenti.
  • Il 20 settembre si celebra la festa di Sant'Eustachio e dei suoi tre compagni martiri (la moglie e i due figli). Sant'Eustachio, uno dei Quattordici Santi Ausiliatori, ha un duplice legame con la festa del Trionfo della Santa Croce. In primo luogo, mentre era a caccia di un enorme cervo, questo si voltò verso di lui e tra le sue corna apparve un crocifisso; questo evento contribuì alla sua conversione e a quella della sua famiglia. In secondo luogo, di ritorno da una vittoria militare sotto Traiano, si rifiutò di ringraziare gli dei pagani per la vittoria e, per questo, lui e la sua famiglia furono arrestati, gettati ai leoni e infine rinchiusi in un toro di bronzo rovente. In questo giorno, inoltre, nell'antico calendario non epurato, troviamo la Veglia di San Matteo, il cui Vangelo riporta il racconto di San Luca della chiamata di Levi il pubblicano.
  • Infine, il 21 settembre si celebra la festa di San Matteo, con il suo racconto della conversione nel Vangelo.
Si può notare, incidentalmente, che lo schema dei colori liturgici per queste feste, così come si sono consolidate in questa settimana — rosso, bianco, rosso, bianco, bianco, rosso, rosso, rosso — ci dà il rosso cinque volte (il numero delle sante e sanguinose piaghe di Nostro Signore) e il bianco tre volte (in onore della Santissima Trinità la cui grazia ci viene effusa attraverso queste piaghe). Inoltre, in quest'ottava, vengono commemorati in totale 21 santi in un periodo che termina il 21 del mese, ovvero 3 x 7, il cui significato numerologico non necessita di ulteriori approfondimenti.

n questo modo, come spiega così bene Michael Foley nel suo saggio [quiSacra LiturgiaLa riforma del calendario e la riduzione della ricapitolazione liturgica” [1], la Chiesa si sofferma e si addentra profondamente nel mistero della Croce in tutta questa “ottava”, lasciando che la sua luce giochi su di noi e trafigga la nostra carne con il suo timore attraverso una sequenza di grandi testimoni del potere di questa stessa Croce di convertire, purificare e bruciare, elevare e salvare. Come spesso accade con il vecchio calendario, c'è una sorta di eco ripetuta della festa principale, così come un crescendo verso la successiva. Si può concedere un'appropriatezza teorica a un tale ordine rimato e di rinforzo, ma quando lo si sperimenta partecipando alla Messa quotidiana in una qualsiasi delle numerose “ottave” di questo tipo presenti nel vecchio calendario, cresce la consapevolezza di quanto potente sia la formazione spirituale che la vecchia liturgia offre ai fedeli.

Vorrei ora, in onore della festa odierna, rivolgere la mia attenzione a uno dei più grandi miracoli del Medioevo: la stigmatizzazione di San Francesco d'Assisi. Ecco come i Fioretti narrano l'evento:
Il giorno prima della festa della Santissima Croce, mentre san Francesco pregava in segreto nella sua cella, gli apparve un angelo di Dio e gli parlò così da parte di Dio: «Sono venuto per ammonirti e incoraggiarti, affinché tu ti prepari a ricevere con tutta pazienza e umiltà ciò che Dio ti darà e ti farà».
San Francesco rispose: «Sono pronto a sopportare pazientemente tutto ciò che il mio Signore vorrà farmi»; e così l'angelo se ne andò.
Il giorno seguente, essendo la festa della Santa Croce, San Francesco... Francesco pregava prima dell'alba all'ingresso della sua cella e, rivolgendo il volto verso est, pregava con queste parole: «O Signore Gesù Cristo, ti chiedo due grazie prima di morire; la prima, che durante la mia vita io possa sentire, per quanto possibile, nell'anima e nel corpo, quel dolore che tu, dolce Signore, sopportasti nell'ora della tua amara Passione; la seconda, che io possa sentire nel mio cuore, per quanto possibile, quell'eccesso d'amore per cui tu, o Figlio di Dio, fosti infiammato per soffrire una Passione così crudele per noi peccatori». E, continuando a lungo in quella preghiera, comprese che Dio lo aveva ascoltato e che, per quanto possibile a una semplice creatura, gli sarebbe stato concesso di sentire queste cose.
Avendo ricevuto questa promessa, san Francesco iniziò a contemplare con devozione la Passione di Gesù Cristo e la sua infinita carità; e il fervore della devozione crebbe a tal punto in lui che fu completamente trasformato in Gesù dall'amore e dalla compassione. E, immerso in quella contemplazione, quella stessa mattina vide un serafino scendere dal cielo con sei ali fiammeggianti e splendenti; e questo serafino, con rapido volo, si avvicinò a San Francesco, tanto che egli poté chiaramente scorgerlo e percepire che portava l'immagine di un crocifisso; e le ali erano disposte in modo tale che due fossero distese sul capo, due distese in volo e le altre due coprissero tutto il corpo.
E quando San Francesco lo vide, fu molto spaventato e colmo allo stesso tempo di gioia, dolore e meraviglia. Provò grande gioia per la graziosa presenza di Cristo, che gli apparve con tanta familiarità e lo guardò con tanto amore, ma, d'altra parte, vedendolo così crocifisso, provò un immenso dolore e compassione. Si meravigliò molto di una visione così stupenda e insolita, sapendo bene che la fragilità della Passione non si conciliava con l'immortalità dello spirito serafico. E in quello stato di smarrimento gli fu rivelato da Colui che così gli era apparso, che per divina provvidenza questa visione gli era stata mostrata affinché comprendesse che, non attraverso il martirio del corpo, ma attraverso un fuoco divoratore dell'anima, sarebbe stato trasformato nell'immagine stessa di Cristo crocifisso in quella meravigliosa apparizione.
Allora tutto il monte Alvernia apparve avvolto da un fuoco intenso, che illuminò tutte le montagne e le valli circostanti, come se il sole splendesse in tutta la sua forza sulla terra; per questo motivo i pastori che custodivano le loro greggi in quella regione furono presi da timore, come essi stessi raccontarono in seguito ai fratelli, affermando che quella luce era stata visibile sul monte Alvernia per più di un'ora. E a causa dello splendore di quella luce, che brillava attraverso le finestre della locanda dove si erano fermati, alcuni mulattieri che viaggiavano in Romagna si alzarono in fretta, supponendo che il sole fosse sorto, e sellarono e caricarono i loro animali; ma mentre proseguivano il viaggio, videro quella luce scomparire e il sole sorgere. In questa apparizione serafica, Cristo, che si presentò in quella forma a San Francesco, gli rivelò certe cose elevate e segrete, che in vita non avrebbe mai rivelato a nessuno, ma dopo la sua morte le rese note a uno dei confratelli, e queste furono le parole: «Sai», disse Cristo, «ciò che ti ho fatto? Ti ho dato le stimmate, che sono le insegne della Mia Passione, affinché tu sia il Mio portabandiera ; e come nel giorno della Mia morte discesi nel limbo, e in virtù di queste Mie stimmate liberai da lì tutte le anime che vi trovai, così ti concedo che ogni anno, nell'anniversario della tua morte, tu possa andare in purgatorio e portare con te alla gloria del paradiso tutte le anime dei tuoi tre Ordini, i Frati Minori, le Suore e i Penitenti, e allo stesso modo tutti gli altri che troverai lì, che ti sono stati particolarmente devoti; affinché tu sia conforme a Me». nella morte, come tu sei stato simile a Me in vita».
Poi, dopo una lunga e segreta consultazione, quella meravigliosa visione scomparve, lasciando nel cuore di San Francesco un fuoco eccessivo e un ardore di amore divino, e sulla sua carne una meravigliosa traccia e immagine della Passione di Cristo. Infatti sulle sue mani e sui suoi piedi iniziarono subito ad apparire le figure dei chiodi, come li aveva visti sul Corpo di Cristo crocifisso, che gli era apparso in somiglianza di un serafino. E così le mani e i piedi apparvero trafitti in mezzo dai chiodi, le cui teste si vedevano fuori dalla carne nei palmi delle mani e nelle piante dei piedi, e le punte dei chiodi sporgevano sul dorso delle mani e dei piedi in modo tale da sembrare attorcigliate e piegate su se stesse, e la parte di essa che era piegata o attorcigliata sporgeva libera dalla carne, tanto che si poteva infilare un dito come in un anello; e le teste dei chiodi erano rotonde e nere. Allo stesso modo,Sul lato destro apparve l'immagine di una ferita non rimarginata, come inferta da una lancia, ancora rossa e sanguinante, dalla quale spesso sgorgavano gocce di sangue dal santo petto di San Francesco , macchiandogli la tunica e le mutande.
E per questo i suoi compagni, prima di conoscere la verità da lui stesso, accorgendosi che non voleva scoprire le mani e i piedi, e che non poteva appoggiare le piante dei piedi a terra, e trovando tracce di sangue sulla sua tunica quando la lavavano, capirono con certezza che portava nelle mani, nei piedi e nel costato l'immagine e la similitudine di Nostro Signore Gesù Cristo crocifisso.
E sebbene si sforzasse strenuamente di nascondere queste sacre stimmate, sante e gloriose, così chiaramente impresse sulla sua carne, tuttavia constatando di poterle celare con difficoltà ai suoi compagni più intimi, e temendo al tempo stesso di rivelare i segreti di Dio, era in grande dubbio e turbato se dovesse o meno far conoscere la visione serafica e l'impressione delle sacre stimmate. Infine, tormentato dalla coscienza, chiamò a sé alcuni dei fratelli nei quali riponeva la massima fiducia e, esponendo loro il suo dubbio in termini generali, chiese il loro parere.
Ora, tra questi frati ve n'era uno di grande santità, chiamato frate Illuminato; ed egli, essendo veramente illuminato da Dio, comprese che san Francesco doveva aver visto qualcosa di miracoloso e gli disse così: « Sappi, frate Francesco, che Dio non ti rivela i suoi segreti solo per te stesso, ma anche per gli altri, e perciò hai motivo di temere di essere degno di biasimo se nascondi ciò che, per il bene degli altri, ti è stato fatto conoscere ».[2]
La Santa Madre Chiesa accolse con grande affetto questo consiglio di Fratel Illuminato e decise di far conoscere a tutti i suoi figli la gloria delle stimmate di San Francesco, imprimendola nel calendario liturgico, affinché chiunque partecipasse alla Messa del 17 settembre, nell'ottava dell'Esaltazione della Santa Croce, potesse ricordare questa grazia singolare, questa rivelazione del segreto nascosto in Dio, che rende visibile la realtà invisibile del battesimo cristiano, del sacrificio di sé e della configurazione a Cristo: «Con Cristo sono stato inchiodato alla croce e ora non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,19-20).

Ecco come il mio fidato Messale quotidiano di Sant'Andrea del 1945 introduce la festa ai laici. Questo può essere considerato a buon diritto un esempio tipico della pietà al contempo liturgica e agiografica che il Movimento Liturgico, nella sua fase più sana, cercò di inculcare nel popolo:
Due anni prima della sua morte, san Francesco si ritirò sul monte Alverno dove iniziò un digiuno di 40 giorni in onore di san Michele arcangelo. Ed ecco! nel mezzo della sua meditazione vide una figura simile a un serafino con sei ali splendenti e ardenti, i cui piedi e mani erano inchiodati a una croce. Consapevole che la sofferenza è incompatibile con l'immortalità di uno spirito serafico, comprese che ciò significava che sarebbe diventato più simile a Gesù e avrebbe portato la sua croce dopo di Lui, non con un martirio fisico, ma con una mistica accensione dell'amore divino. E affinché questo amore crocifisso potesse diventare un esempio per tutti noi, cinque ferite simili a quelle di Gesù sulla croce apparvero sui suoi piedi, mani e costato. Da quest'ultimo sgorgò abbondante sangue. I fatti furono in seguito così pienamente autenticati che Benedetto XI [re. 1303-1304] ordinò che fossero commemorati ogni anno, e Paolo V [r. [1605–1621] per accendere nei fedeli l'amore di Gesù crocifisso, estese la festa a tutta la Chiesa. (p. 1457)
Perché questa festa è stata rimossa dal calendario liturgico generale durante la Riforma Liturgica alla fine degli anni '60?

Conosciamo le risposte ufficiali fornite dai riformatori di professione: si tratta di una duplicazione superflua, dato che esiste già la festa di San Francesco il 4 ottobre; dovrebbe essere celebrata solo dai Francescani come parte del loro calendario interno, e non da tutti; ci sono altri stigmatizzati, quindi perché dovremmo privilegiare proprio questo?; il calendario è già troppo affollato e ha bisogno di respiro; eccetera.

Ma come ama dire un mio amico, "la spiegazione non è la spiegazione". C'è qualcosa di più fondamentale in gioco. Posso descriverlo in tre frasi correlate: disprezzo per la tradizione ecclesiastica (in questo caso, una festa presente nel calendario liturgico annuale da circa 350 anni); disprezzo per la devozione (in questo caso, la devozione popolare alla Passione, alle Cinque Piaghe e a San Francesco stesso); disprezzo per il soprannaturale e il miracoloso (questo è evidente in tutta la riforma).

Sì, certo, c'è stato un tempo in cui questa festa non era presente nel calendario liturgico. Ma una volta avvenuto il miracolo inaudito – il miracolo che, in un certo senso, definisce il Medioevo, un miracolo che è quasi una seconda Incarnazione, o una replicazione del Calvario in mezzo a noi – la Chiesa non poteva reagire con calma indifferenza o divertita curiosità. Questo evento doveva essere riconosciuto, accettato, celebrato, commemorato, inciso per sempre nel suo calendario liturgico, come le stesse piaghe di Cristo erano state impresse nella carne di Francesco. E sebbene ci siano stati altri stigmatizzati dopo San Francesco, egli fu il primo stigmatizzato dei "tempi successivi", cioè molto tempo dopo l'Apostolo che aveva misteriosamente detto: "Io porto i segni del Signore Gesù nel mio corpo" (Gal 6, 17).

C'è un'enorme differenza tra la semplice assenza di una festa e l'abolizione di una festa che già esiste. Quel tipo di "riformatori" scettici e razionalisti che potrebbero cancellare la festa delle Stimmate di San Francesco dal calendario universale, una volta che essa vi ha trovato un posto d'onore, sono nemici della Fede Cattolica, e le loro macchinazioni devono essere combattute con tutte le nostre forze. È difficile sfuggire alla conclusione che tali riformatori non credano veramente nella potenza, nel mistero e nella santità della liturgia della Chiesa; per loro essa è diventata un parco giochi, non un Monte Calvario o un Monte Alverno da scalare con umiltà e timore reverenziale, portando la nostra croce e unendoci alla Sua.

Questo tipo di cambiamento mostra l'abisso infinito che separa la sensibilità della liturgia tradizionale dalla liturgia "riformata" – una liturgia che, a ragione, dovrebbe essere chiamata deforme, perché spogliata della sua ricchezza, purificata il più possibile dallo scandalo del particolare.I santi sono ancora lì, ma sono ridotti a centinaia e spinti sullo sfondo dal lezionario artificiale che avanza sordo, meccanico, incurante della luminosa gloria dei santi la cui santa morte e vita immortale valgono più di tutta la carta di tutti i lezionari del mondo. Non sarebbe un'esagerazione applicare alla differenza tra vecchio e nuovo le parole che Abramo rivolge a Dives: «tra noi e voi è stato posto un grande abisso, così che coloro che vogliono passare da qui a voi non possono, né alcuno può passare da là a noi» (Luca 16, 26).
______________________
[1] Liturgia nel XXI secolo, a cura di Alcuin Reid (New York/Londra: Bloomsbury T&T Clark, 2016), 321–41.
[2] Citato da Selezione da I fioretti di San Francesco d'Assisi, a cura di Peter Kwasniewski (Os Justi Press, 2016). Questa edizione, disponibile in brossura qui e in copertina rigida qui , contiene riproduzioni di rare illustrazioni tedesche a colori e in bianco e nero del 1921, di cui le immagini mostrate sopra in questo articolo sono un esempio.

La prima preghiera del sacerdote prima della Santa Comunione

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla Prima Preghiera del sacerdote prima della Santa Comunione. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del Latino liturgico.

La prima preghiera del sacerdote prima della Santa Comunione

Dopo il Bacio della Pace [qui], il sacerdote si prepara alla Santa Comunione con due preghiere nello stile delle Orazioni. Entrambe sono “germogli cresciuti dalle radici ancora vive della liturgia gallicana abbandonata”, secondo la vivida formulazione di Jungmann (vol. 2, 344). La prima preghiera si trova nel Sacramentario di Amiens del IX secolo. Essa è:
Domine Jesu Christe, Fili Dei vivi, qui ex voluntate Patris, cooperante Spiritu Sancto, per mortem tuam mundum vivificasti: líbera me per hoc sacrosanctum Corpus et Sanguinem tuum ab omnibus iniquitatibus meis et universis malis: et fac me tuis semper inhaerere mandatis, et a te numquam separari permettas: Qui cum eodem Deo Patre et Spiritu Sancto vivis et regnas, Deus, in saecula saeculorum. Amen.

lunedì 21 settembre 2026

Ogni cedimento strappato per sfinimento diventa il precedente del successivo

Qui l'indice dei precedenti sul filo-islamismo.
Ogni cedimento strappato per sfinimento
diventa il precedente del successivo


Pakistano con passaporto italiano ripudia la moglie secondo la sharia e pretende che il Comune lo registri. È il "talaq", l'atto con cui la si sbologna con tre parole. Letteralmente.

Funziona così: il marito pronuncia "talaq, talaq, talaq" e il matrimonio è sciolto.
Non deve motivare, non deve ottenere il consenso di lei, in molte scuole giuridiche la donna non deve nemmeno essere presente.

Femministe italiane, avete nulla da dire?

A Monfalcone gli hanno risposto picche. Lui, abituato ad andare per le spicce, si è infuriato: "Altri lo fanno".
Ecco la notizia. Più della pretesa, più della prepotenza: la sicurezza. Perché un uomo perde le staffe per un rifiuto soltanto quando è abituato ai sì.

Il problema della liturgia e della musica sacra è anche il problema dei Seminari

Qui l'indice degli articoli sulla musica sacra. La musica è solo un aspetto del problema dei seminari. Risulta anche che Leone XIV non sa dove trovare i prefetti per i Dicasteri. Ma anche qui è evidente che, se nei seminari si formano preti mediocri, poi dai preti nascono vescovi mediocri. Il problema è concentrare le risorse sui luoghi di formazione. Ma quali risorse, oggi?

Il problema della liturgia e della musica sacra
è anche il problema dei Seminari


Io sono impegnato nel campo della musica sacra da oltre 40 anni. Purtroppo devo constatare che la crisi che cominciai a conoscere nella mia adolescenza non è certo risolta ora che mi trovo negli anni della piena maturità. Ci sono varie cause a questo stato di cause ma una di queste mi è sempre apparsa molto chiara: l’inadeguata conoscenza di gran parte del clero riguardo il ruolo della musica nella liturgia e la loro, diciamolo chiaro, ingnoranza musicale e liturgica. Certo ci sono eccezioni ma sono, appunto, solo delle eccezioni.

La vita di un musicista liturgico si riassume nelle continue lotte con sacerdoti che non hanno strumenti per comprendere l’importanza della musica nella liturgia. Certo, ci sono anche musicisti di chiesa inadeguati, ma anch’essi sono il prodotto di un clero che non da alla liturgia l’importanza che meriterebbe.

Nessuna risposta alla richiesta di udienza papale per i partecipanti all'annuale 'Peregrinatio ad Petri Sedem'

Nella nostra traduzione dal Substack di Edward Pentin. Nove mesi dopo che gli organizzatori del pellegrinaggio Ad Petri Sedem avevano richiesto un'udienza, il Vaticano ha declinato la richiesta di una Messa pontificale in San Pietro e non è stato annunciato alcun incontro papale. Una chiusura ed un silenzio del papa innaturale e contraddittorio perfino con la tanto declamata sinodalità... Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Nessuna risposta alla richiesta di udienza papale per i partecipanti all'annuale 'Peregrinatio ad Petri Sedem'

Leone XIV sta forse perdendo l’occasione di sanare le ferite dei cattolici legati alla tradizione non incontrando, il mese prossimo, un loro ampio gruppo rappresentativo?

Il Santo Padre non ha finora risposto alla richiesta di udienza papale avanzata dai leader del pellegrinaggio annuale di cattolici tradizionali a Roma — nonostante la richiesta sia stata presentata nove mesi fa e lo scorso anno il Papa abbia affermato che avrebbe voluto incontrare tali gruppi.

Gli organizzatori del pellegrinaggio Ad Petri Sedem [qui], in programma dal 23 al 25 ottobre e composto prevalentemente da laici, avevano richiesto l’udienza papale in una lettera firmata da due membri laici dell’organizzazione e consegnata personalmente dal vescovo Athanasius Schneider in occasione del suo incontro con Papa Leone in Vaticano lo scorso dicembre.

domenica 20 settembre 2026

Indice degli articoli sulla Nota
"Un cammino di speranza"

Indice degli articoli sulla Nota
Un cammino di speranza. [qui]
Sessant'anni di dialogo interreligioso e fraternità
alla luce della dichiarazione conciliare Nostra Aetate [qui]




I prodromi

Sull'ebraismo: Sull'islam:

Strickland mette in discussione la nuova nota su Nostra aetate: "Gesù Cristo e la sua Chiesa sono l'unica via per il Padre".

Nella nostra traduzione da Infovaticana. Qui l'indice dei precedenti interventi del vescovo che non tace. Un precedente interessante qui. In psrtivolare, sugli ebrei, mons. Gherardini qui e, aggiornato fino a Benedetto XVI, Guarini qui. Qui l'indice degli articoli sulla nuova nota vaticana.

Strickland mette in discussione la nuova nota su Nostra aetate: "Gesù Cristo e la sua Chiesa sono l'unica via per il Padre".

Il vescovo emerito di Tyler, monsignor Joseph Strickland , ha chiesto il "rifiuto e il ripudio" di un passaggio della nuova nota vaticana per il 60° anniversario di Nostra Aetate, in cui si afferma che considerare il proselitismo come l'unico modo di relazionarsi con gli altri "non ha più senso" in un mondo che è diventato un "villaggio globale" interconnesso e in continua evoluzione.

La critica è rivolta al punto 54 di "Un cammino di speranza. Sessant'anni di dialogo interreligioso e fraternità alla luce della dichiarazione conciliare Nostra Aetate" [qui], pubblicato congiuntamente dai Dicasteri per la Dottrina della Fede, per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso.

In Illo tempore / la 17ª domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella corrispondente celebrazione domenicale [qui]. Oggi un richiamo particolare all'unità nella carità. 

In Illo tempore / la 17ª domenica dopo Pentecoste

Settembre era l'antico "settimo mese" e a Roma il raccolto faceva da sfondo alla preghiera della Chiesa. I campi vengono mietuti, l'anno volge al termine e la liturgia inizia ad assumere quelle note autunnali che si faranno più insistenti con l'avanzare delle domeniche: giudizio, perseveranza, fine dei tempi, raduno del popolo di Dio. La diciassettesima domenica dopo Pentecoste arriva nel calendario romano tradizionale subito dopo le Quattro Tempora autunnali [qui], quegli antichi giorni di digiuno, preghiera, ringraziamento e ordinazione che santificano il passaggio di stagione.

In questo contesto, l'Introito inizia con il Salmo 118: "Iustus es, Domine, et rectum iudicium tuum … Tu sei giusto, o Signore, e il tuo giudizio è retto", e il versetto del salmo aggiunge: "Beati immacolati in via … Beati coloro che sono immacolati sulla via". Una via è posta davanti a noi. Dobbiamo percorrerla senza macchia.

Domenica XVII dopo la Pentecoste ("Iustus es")

Ripubblico per chi ci legge solo ora e anche per rinnovare il nostro approfondimento degli insegnamenti che nutrono la nostra fede, ripercorrendo con fedeltà l'anno liturgico. Da ogni celebrazione e dalle provvidenziali ripetizioni, infatti, attingiamo sempre cose nuove che ci edificano e ci sostengono. Trovate l'Ordinario qui; il Proprio della Santa Messa qui.
Domenica XVII dopo la Pentecoste 
("Iustus es")

Messa
I decreti di Dio sono sempre giusti sia quando confonde gli orgogliosi sia quando nella sua misericordia esalta gli umili. Vedemmo la sua volontà sovrana all'opera otto giorni or sono nella distribuzione dei posti riservati ai santi al banchetto dell'unione divina e, ricordando le pretese e la sorte degli invitati alle nozze, chiediamo soltanto misericordia.

Intróitus
 Ps.118, 137 et 124 - Iustus es, Dómine, et rectum iudícium tuum; fac cum servo tuo secúndum misericórdiam tuam. 
Ps. 118, 1 - Beáti immaculáti in via: qui ámbulant in lege Dómini. Glória Patri… 
Ps.118, 137 et 124 - Iustus est, Dómine,…

Orátio
Da, quǽsumus, Dómine, pópulo tuo diabólica vitáre contágia: et te solum Deum pura mente sectári. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. M. - Amen. 
Introito
Sal. 118, 137 e 124 - Tu sei giusto, o Signore, e retto è il tuo giudizio; agisci col tuo servo secondo la tua misericordia.
Sal. 118, 1 - Beati gli uomini retti: che procedono secondo la legge del Signore. Gloria al Padre… Sal. 118, 137 e 124 - Tu sei giusto, o Signore,…

Colletta
O Signore, Te ne preghiamo, concedi al tuo popolo di evitare ogni diabolico contagio: e di seguire Te, unico Dio, con cuore puro. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli. M. – Amen