Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 31 agosto 2026

Card. Sarah: “La messa antica per i sacerdoti è quella che aiuta a celebrare meglio”

L'atteggiamento nei confronti della Tradizione e del Rito antiquior desta scalpore;  tant'è che ne continuano a parlare gli organi di stampa. In una intervista a Il Giornale, dal titolo molto riduttivo (ma la scelta è dell'articolista), l'ex prefetto del Dicastero per il Culto Divino sostiene che l'opposizione alla liturgia tradizionale sia confinata a "circoli culturali autoreferenziali" radicati più nella psicologia che nella sostanza. Inoltre critica severamente le restrizioni imposte da Bergoglio con Traditionis Custodes, definite non sagge e anche non rispettose nei confronti di Benedetto XVI. L'accesso alle forme rituali "riconosciute e in uso da secoli", insiste il Cardinale, non può mai essere legittimamente limitato per decreto. E condanna senza mezzi termini l'ostilità verso i cattolici legati alla tradizione, definendola "miope", "puramente ideologica" e quindi "dannosa e distruttiva per la Chiesa". Tutto esatto, ma frammisto ad osservazioni da conservatore. Pone infatti l'accento sulla correzione degli abusi liturgici e insiste sulle Ratzingeriane "due forme". A questo riguardo vedi qui. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Card. Sarah: “La messa antica per i sacerdoti è quella che aiuta a celebrare meglio”

La denuncia dei troppi abusi liturgici è uno dei cavalli di battaglia del cardinale Robert Sarah, già prefetto del dicastero per il culto divino. Il porporato è tornato a scriverne nel suo ultimo libro Il Cantico dell’Agnello. Musica sacra e liturgia celeste scritto con Peter Cater ed edito da Cantagalli.

Eminenza, secondo lei esiste un’avversione per il latino e il canto gregoriano in alcuni settori della Chiesa?

«Mi pare una avversione di alcuni circoli culturali autoreferenziali più psicologica che realmente fondata e penso che sia unicamente un problema anagrafico: quando passerà la generazione dei sessantottini, passeranno anche questi infondati unilateralismi che mortificano la statura culturale stessa del cattolicesimo latino». [Ma come sarà possibile se, salve rare eccezioni, vengono nominati vescovi e cardinali i loro epigoni formati dalla loro 'pastorale' vaticansecondista e completamente digiuni, nonché refrattari, come appare anche l'attuale pontefice? - ndr]

Civiltà dell’amore e dialogo. Sul capitolo 5 di Magnifica humanitas

Interessante articolo di Enzo Brachetta. Nella "Magnifica Humanitas" di Leone XIV una visione della realtà troppo ingenua, specialmente al capitolo quinto, dove si vuole fondare la "civiltà dell'amore" su di un accordo spontaneo. Ma non si può edificare la città di Dio per contratto spontaneo tra persone. Pace e giustizia, secondo l'Enciclica, dovrebbero imporsi spontaneamente, con il dialogo. Fu Paolo VI, nel 1970, a proporre una civiltà di questo tipo, dove avrebbero dovuto regnare la fraternità universale e la fine della guerra. Dopo più di mezzo secolo da quel pronunciamento, c'è l'evidenza che i paradisi in terra sono solo un'utopia. Qui l'indice degli articoli in tema.

Civiltà dell’amore e dialogo.
Sul capitolo 5 di Magnifica humanitas


Il 17 maggio del 1970, nel Regina Caeli di Pentecoste [qui], Paolo VI dichiarava possibile l’edificazione della «civiltà dell’amore e della pace», una sorta di nuovo corso per la Chiesa e per il mondo, in cui l’umanità – in modo spontaneo – si sarebbe riunita in «una sola famiglia di figli di Dio, liberi e fratelli».

In questa cornice paradisiaca, l’uomo – teso «verso i veri e più alti destini» – avrebbe superato le «divisioni ed i conflitti» che impediscono la pace delle armi. Con quali mezzi? Con la ricezione del Concilio Vaticano II, che «faremo bene a studiare e a tradurre nella nostra vita spirituale». Ma nessuno studio ne è venuto, nessuna traduzione che abbia invertito la tendenza al rilassamento religioso e morale: nel mezzo secolo abbondante e successivo a quel pronunciamento, il Concilio Vaticano II è stato solo citato di frequente, ma mai assimilato nei suoi contenuti. Il cristianesimo è entrato in crisi (nei numeri e nella fede) e il mondo è precipitato nella logica della guerra a oltranza.

Un vescovo cinese assicura che almeno dieci prelati sono stati consacrati in segreto a causa della pressione di Pechino

Da InfoVaticana del 26 agosto. Qui l'indice dei precedenti sulla situazione Sino/Vaticana.

Un vescovo cinese assicura che almeno dieci prelati sono stati consacrati in segreto a causa della pressione di Pechino


Un vescovo cattolico cinese che rimane fuori dall’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, l’organismo controllato dallo Stato, assicura che almeno dieci nuovi vescovi sarebbero stati consacrati segretamente nella provincia del Fujian, nel sud-est della Cina, nel timore che sia compromessa  la continuità delle comunità clandestine a causa del crescente controllo governativo sulla Chiesa. La testimonianza fa parte di un ampio rapporto pubblicato da Catholic World Report sulla situazione attuale dei cattolici sotto il regime di Xi Jinping.

domenica 30 agosto 2026

Mestre, i musulmani presentano il conto.

È mai possibile che siamo stranieri in casa nostra? Ricordate la Fallaci ne Le radici dell'odio? "Ci stiamo suicidando, cari miei. Ci stiamo uccidendo col cancro morale, con la mancanza di moralità, con l’assenza di spiritualità. E questa faccenda del mondo da rifare con la truffaldina eugenetica, con la bugiarda biotecnologia, non è che la tappa defi nitiva del nostro masochismo. Ecco perché ci invadono così facilmente e così disinvoltamente fanno i padroni in casa nostra. Ecco perché a casa nostra vengono accolti con tanto servilismo o tanta inerzia. Tanta paura. Ecco perché l’Europa è diventata Eurabia e l’America rischia di diventarlo." Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo. 

Mestre, i musulmani presentano il conto.
Pretendono la moschea altrimenti sono guai.

Un conto, non una richiesta. Fermiamo Fincantieri, fermiamo il turismo.
Fermiamoci noi sulla frase, perché è questa il fatto. Non "chiediamo", non "abbiamo diritto", non "vediamoci". Ma "se scioperiamo noi si ferma tutto, volete vedere?".

È il linguaggio del padrone di casa. Solo che a pronunciarlo è chi parla a nome di chi in casa è stato accolto.

Il portavoce della comunità bengalese, Prince Howlader, ha scelto i bersagli con cura. Fincantieri, che con la moschea non ha nulla a che fare. Gli alberghi e i ristoranti, che non hanno voce in capitolo sulla moschea.

In Illo tempore /XIV Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale odierna qui.

In Illo tempore /XIV Domenica dopo Pentecoste
«Ogni albero buono produce frutti buoni, ma l'albero cattivo produce frutti cattivi... Così li riconoscerete dai loro frutti» (Matteo 7:17, 20).
La lucerna scritturale di Nostro Signore illumina l'Epistola della Quattordicesima Domenica dopo Pentecoste, Galati 5,16-24, dove San Paolo contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito. L'immagine dell'albero ci invita all'interiorità. Che tipo di frutto pende dai rami della mia vita? Quale raccolto sta maturando nelle mie parole, abitudini, piaceri, risentimenti, uso dei miei beni, trattamento del prossimo, reazione alla tentazione?

Paolo scrisse la sua alquanto irata Lettera ai Galati perché falsi maestri stavano persuadendo i cristiani dell'Asia Minore che per la salvezza fosse necessaria l'osservanza della Legge mosaica, in particolare la circoncisione. Inizia il quinto capitolo con uno squillo di tromba: "Cristo ci ha liberati per la libertà; state dunque saldi e non lasciatevi di nuovo porre sotto il giogo della schiavitù" (v. 1). Il giogo simboleggiava lavoro, sottomissione e sconfitta. I buoi venivano aggiogati per arare. Gli schiavi portavano il giogo. I nemici sconfitti di Roma erano costretti a passare sotto un giogo come riconoscimento della sottomissione.

Domenica XIV dopo la Pentecoste (Protéctor noster, áspice, Deus)

L'esperienza ci fa sentire ogni giorno il contrasto in noi tra le inclinazioni al male e gli inviti al bene, tra le tentazioni e il richiamo di Dio. Nell'Epistola è descritto questo dissidio; nel Vangelo il Signore ci mette in guardia contro la facile illusione di poter trovare un compromesso. Nelle altre parti della Messa si accenna alla felicità di quelli che vivono per il Signore, a sua immagine e gloria, mentre nel Vangelo ci è promesso aiuto anche per le difficoltà materiali. Superiamo anche noi dunque le vanità della terra, rimanendo attaccati a ciò che veramente ci è utile (Orazione). Colpisce un termine dell'Orazione di oggi: propitiatione : propitiatio è “compimento, espiazione, propiziazione”. E anche “favore”. Dunque Dio è stato placato e reso nuovamente favorevole a noi peccatori dalle azioni propiziatorie che Cristo ha compiuto sulla Croce. Lo ritroviamo ogni volta soprattutto nella Santa Messa. La propiziazione è un concetto quasi sradicato dalle orazioni del Novus Ordo. Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Santa Messa di oggi.

Domenica XIV dopo la Pentecoste
Protéctor noster, áspice, Deus

Messa
Volgi lo sguardo a noi, o Dio protettore, volgi lo sguardo al volto del tuo Cristo. Oggi la Chiesa si accosta all'altare cominciando con le parole riferite. La Chiesa è la Sposa dell'Uomo-Dio, è la sua gloria (1Cor 11,7), ma lo Sposo, dice san Paolo, è a sua volta immagine e gloria di Dio (ibidem) e capo della Sposa (ivi 3; Ef. 5,23). Realmente dunque e con la certezza di essere ascoltata, la Chiesa, volgendosi a Dio tre volte santo, lo prega di volgere i suoi occhi, guardando Lei, sul volto del suo Cristo.
La gloria futura, pensando alla quale la Chiesa esulta, e la dignità dell'unione divina che, già in questo mondo, la rende veramente Sposa, non le impediscono di sentire sempre il bisogno di un soccorso dall'alto, perché, se per un solo istante il cielo l'abbandonasse, vedrebbe i suoi figli portati dalla umana fragilità all'abisso dei vizi, che l'Apostolo descrive, e lontano dalle virtù, che egli esalta.

Introitus
Ps.83,10-11 - Protéctor noster, áspice, Deus, et réspice in fáciem Christi tui: quia mélior est dies una in átriis tuis super míllia.
Ps. 83, 2-3 - Quam dilécta tabernácula tua, Dómine virtútum! concupíscit, et déficit ánima mea in átria Dómini. Glória Patri
Ps.83,10-11 - Protéctor noster,…

Oratio
Custódi, Dómine, quaésumus Ecclésiam tuam propitiatióne perpétua: et quia sine te lábitur humána mortálitas; tuis semper auxíliis et abstrahátur a nóxiis, et ad salutária dirigátur. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia saécula saeculórum.
M. - Amen.
Introito
Sal. 83, 10-11 - Sei il nostro scudo, o Dio, guarda e rimira il tuo Consacrato: poiché un giorno passato nei tuoi atrii vale più di mille altrove. Sal. 83, 2-3 - O Dio degli eserciti, quanto amabili sono le tue dimore! l’ànima mia anela e spàsima verso gli atrii del Signore. Gloria al Padre…
Sal. 83, 10-11 - Sei il nostro scudo…

Orazione
O Signore, Te ne preghiamo, custodisci propizio costantemente la tua Chiesa, e poiché senza di Te viene meno l’umana debolezza, dal tuo continuo aiuto sia liberata da quanto le nuoce, e guidata verso quanto le giova a salvezza. Per il nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli.
M. - Amen.

sabato 29 agosto 2026

Usus antiquior -- Il Gloria

Nella nostra traduzione da Substack. Notiamo come in questa versione, che affianca quella di Michael Foley da New Liturgical Movement, venga messo in risalto ogni riferimento all'Antico Testamento. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Usus antiquior -- Il Gloria

Il Gloria in excelsis Deo nella Messa tradizionale latina (TLM) è un antico inno di lode, cantato dopo le Preghiere ai piedi dell'altare [qui - qui] e il Kyrie [qui - qui]. Il Kyrie è un annuncio a tutto il mondo gentile che il loro Dio sconosciuto, in cui vivono, si muovono e sussistono inconsapevolmente, è il Dio ebraico Yahweh, e che Yahweh è il Cristo, il Messia e Redentore di tutta l'umanità, non solo degli ebrei.(1) Il Gloria non si rivolge a Yahweh in modo generico, ma si rivolge specificamente ed apertamente alla Trinità. Dice al mondo chi è Yahweh. Rivela la verità più fondamentale sulla sua natura. Questo Dio non si sta solo presentando a noi; la sua incarnazione non solo ci redimerà; ci deificherà e ci porterà in cielo a vivere con lui e con gli angeli. Questa conoscenza provoca una magnifica effusione di gioia! Il Kyrie e il Gloria sono indissolubilmente legati. Il Kyrie greco affronta in modo conciso un problema filosofico nel linguaggio classico dei filosofi, mentre il Gloria lo espande in un dialogo tra cielo e umanità nel linguaggio espressivo riservato alla liturgia. Il Gloria risulta tanto più esuberante e gioioso proprio in contrasto con il Kyrie, conciso e formale, che lo precede.

Guerre liturgiche: l'ultima offensiva: un "dunque" papale

Nella nostra traduzione dal Substack di Diane Montagna. Dom Alcuin Reid sostiene che secondo un eminente studioso di liturgia, coloro che hanno redatto la catechesi del mercoledì di Papa Leone XIV non gli hanno reso un buon servizio. In questo csso si tratta della catechesi  conclusiva in cui tira la somme. Trovo difficile pensare a Prevost che legga a scatola chiusa. E dunque ho inserito alcune glosse e una nota. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia al tempo di Leone. 

Guerre liturgiche: l'ultima offensiva: un "dunque" papale

CITTÀ DEL VATICANO, 26 agosto 2026 — Negli ultimi mesi, diverse personalità di spicco hanno cercato di ribadire la tesi secondo cui la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II è conforme ai desiderata del Concilio stesso ed è al di sopra di ogni critica, e che i riti liturgici più antichi hanno poco o nessun posto nella vita della Chiesa.

Basti ricordare tre esempi recenti: l'intervista del cardinale Arthur Roche a The Tablet del 29 luglio [qui]; il successivo articolo del quotidiano laico spagnolo La Razón, in cui si afferma che la relazione screditata del cardinale Roche sulla liturgia – distribuita ai cardinali durante il primo concistoro straordinario di Papa Leone XIV [qui] – esprime il pensiero del Papa sul rito romano tradizionale [quiqui]; e la recente affermazione di Andrea Grillo secondo cui "il vecchio rito non esiste più dall'approvazione del Novus Ordo" [qui].

venerdì 28 agosto 2026

Usus Antiquior -- Il Kyrie Eleison

Nella nostra traduzione da Substack. Notiamo come in questa versione, che affianca quella Michael Foley da New Liturgical Movement, venga messo in risalto ogni riferimento all'Antico Testamento. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Usus Antiquior -- Il Kyrie Eleison

Dopo aver recitato il Judica me [qui], il sacerdote sale i gradini dell'altare e prega davanti al tabernacolo,
Ti preghiamo, o Signore, di allontanare da noi le nostre iniquità, affinché con animo puro possiamo entrare degnamente nel Santo dei Santi. Per Cristo nostro Signore. Amen. (1)
Come abbiamo discusso qui, “Signore”, o “Kurios” in greco, sono nomi di Yahweh, la seconda persona della Trinità. È grazie alla sua perfetta espiazione per i nostri peccati nella Passione, che sta per essere ripresentata a breve nella Messa, che “possiamo entrare degnamente nel Santo dei Santi”. La liturgia è esplicita, aggiungendo specificamente la frase “per Cristo nostro Signore” alla fine della preghiera. La frase “per Cristo nostro Signore” è più di una semplice richiesta di intercessione. Indica che è Cristo la “porta stretta” e colui che apre la “via” al Padre che dimora nel “Santo dei Santi”. È Yahweh Figlio che ci conduce a Elohim Padre in cielo, come discusso qui.

Una biblista ebrea nominata presidente dell'Associazione Biblica Cattolica USA

Una biblista ebrea che mette in discussione la lettura integrale della Passione di San Giovanni presiederà l'Associazione Biblica Cattolica statunitense che collabora con quella Conferenza episcopale. Da quanto apprendiamo c'e da chiedersi: come può la dottrina biblica cattolica rimanere cattolica quando la fede nell'affermazione centrale della Scrittura è apparentemente facoltativa?

Una biblista ebrea nominata presidente dell'Associazione Biblica Cattolica USA

Leggo su Infovaticana che per la prima volta in 90 anni la Catholic Biblical Association of America (CBA) ha scelto, come presidente per l'anno 2026-27, una ebrea: Amy-Jill Levine, biblista, specialista del Nuovo Testamento e membro dell’associazione dal 1988. Una nomina che desta scalpore, poiché l’organizzazione, nei suoi statuti, prevede che il suo lavoro deve svolgersi conformemente al Magistero cattolico e inoltre presta la sua consulenza alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.

La nuova presidente ha difeso la convenienza di riconsiderare la proclamazione integrale della Passione secondo San Giovanni il Venerdì Santo e ha sostenuto posizioni in contrasto con la morale cattolica in ordine all'applicazione di alcuni testi biblici sull’omosessualità. Ora collaborerà con i vescovi statunitensi in orientamenti biblici per la predicazione e la catechesi, oltre che per le risorse destinate al clero e agli educatori religiosi.