Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 9 maggio 2026

Il politico come ambito morale e religioso

Grazie a Res Novae – Perspectives romaines per la segnalazione
Il politico come ambito morale e religioso
don Claude Barthe

L’ambito politico non è mai parso così scollegato da quello morale e da quello religioso. Cinismo e corruzione di coloro che governano e di coloro per i quali essi governano. Brutalità pura, diretta o indiretta, della politica internazionale. Demoralizzazione dei popoli, ridotti ad una sottomissione consenziente e peraltro in gran parte privati del quadro morale di una legge, che consenta loro di orientare la propria condotta.

Se è vero che la presenza del male nel governo degli uomini è vecchia quanto l’umanità peccatrice, il fatto che la legge degli uomini sia stata ancorata alla «trascendenza» della volontà generale dai principi del 1789 ha aperto una sequenza del tutto nuova nella storia delle nazioni. Ciò appare ad uno stato chimicamente puro, si potrebbe dire, nelle leggi dette oggi «sociali», che escludono qualsiasi riferimento alla morale naturale.

venerdì 8 maggio 2026

Che cosa può offrire Roma?

Nella nostra traduzione da Substack.com. Un articolo di Kevin Tierney su come Roma non avrà NULLA da offrire ai membri in fuga della SSPX se vorranno staccarsi prima delle consacrazioni del 1° luglio. Si può aggiungere che sarebbe quasi impossibile immaginare qualcuno che abbandoni l'ambito della SSPX per correre tra le braccia di (diciamo) Fernandez. A parte questo... il Vaticano può attenuare le conseguenze di una rottura nella Fraternità Sacerdotale San Pio X?

Che cosa può offrire Roma?

Un recente resoconto del noto vaticanista Nico Spuntoni, (citato in inglese su Substack di Diane Montagna) [da noi ripreso qui .ndT[, afferma che Roma:
“… è preoccupata per la cura pastorale delle persone (cioè del clero) legate alla Fraternità che non intendono rimanervi dopo un'ulteriore rottura con Roma.”
Ciò non dovrebbe sorprendere, dato che la Chiesa ha storicamente cercato di limitare le conseguenze delle scomuniche e degli scismi. Tuttavia, questo solleva un interrogativo interessante: cosa può offrire Roma in termini di cura "pastorale" ai sacerdoti affiliati alla Compagnia di Gesù?

Supplica originale alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei

Supplica originale alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei 
 (come fu scritta dal Beato Bartolo Longo
Da recitare, a mezzogiorno, l’8 di Maggio e la Prima Domenica di Ottobre

✠ In Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.

I. - O Augusta Regina delle Vittorie, o Vergine Sovrana del Paradiso, al cui Nome potente si rallegrano i Cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina Gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli Vostri, che la bontà Vostra ha prescelti in questo secolo a innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai Vostri piedi, in questo giorno solennissimo della Festa dei novelli Vostri trionfi sulla Terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore e, con la confidenza di figli, Vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! Da quel Trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo Vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; Vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita.
Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono!
O Madre, trattenete il Braccio della Giustizia del Vostro Figliuolo sdegnato e vincete con la clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli Vostri, che costarono Sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al Vostro sensibilissimo Cuore.
Oggi mostratevi a tutti qual siete, Regina di Pace e di Perdono.

Alle radici della crisi liturgica: la perdita del senso di Dio

La Lettera di Paix liturgique n.1368 del 7 Maggio 2026. Problemi già noti esaminati e ripresi da punti di vista diversi: utile per i nuovi approcci ma anche per possibili approfondimenti. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

Alle radici della crisi liturgica: la perdita del senso di Dio

Il magistero della Chiesa [vedi], sotto la guida del Sommo Pontefice, offre ai vescovi, ai sacerdoti, ai consacrati e a tutti i fedeli diversi testi pensati per aiutarli ad acquisire una migliore comprensione di Dio, della fede e delle varie questioni legate alla condizione umana. Ogni uomo è infatti chiamato, quaggiù, a fare il bene ed evitare il male per poter raggiungere il Paradiso al termine della propria vita.

Se i papi Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno affrontato il tema dell’Eucaristia (Mysterium Fidei nel 1965 per il primo; Ecclesia de Eucharistia nel 2003, per il secondo), una sola lettera enciclica è stata invece dedicata specificamente alla santa liturgia. Si tratta della Mediator Dei, redatta da papa Pio XII nel 1947. Questo testo fondamentale rimane il documento più completo dedicato al culto divino nel suo insieme ed è naturale che vi si trovi una chiara definizione di cosa sia la liturgia in sé. Secondo la Santa Chiesa, «La sacra liturgia è quindi il culto pubblico che il nostro Redentore rende al Padre come Capo della Chiesa; è anche il culto reso dalla comunità dei fedeli al suo Capo e, attraverso di lui, al Padre eterno: è, in una parola, il culto integrale del Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè del Capo e delle sue membra».

giovedì 7 maggio 2026

Spira un vento Nuovo: il Nunzio Apostolico in Polonia conferisce la Cresima secondo il rito tradizionale

Nella nostra traduzione da Rorate caeli. Quello di Filipazzi è un nome già noto, perché è lo stesso arcivescovo che, come Nunzio in Indonesia, ha fornito una bella prefazione al libro di Anna Elissa "Mantilla: velo della sposa di Cristo" [testo in inglese qui], ritenuto oltreoceano il miglior libro sull'usanza delle donne che si coprono la testa per la messa. Ovviamente, da qualche tempo è un amico della Tradizione.

Spira un vento Nuovo: il Nunzio Apostolico in Polonia
conferisce la Cresima secondo il rito tradizionale

Spira un vento nuovo: a Varsavia, lo scorso sabato 2 maggio 2026, l'arcivescovo Antonio Guido Filipazzi, nunzio apostolico in Polonia, ha conferito il sacramento della Cresima secondo il rito latino tradizionale.
Cinquanta fedeli hanno ricevuto il sacramento della Confermazione nella Chiesa camaldolese.
Anche il Nunzio era presente alla celebrazione della Messa tradizionale (la missione è gestita dall'Istituto del Buon Pastore - IBP).

[Rara avis; ma ben vengano! -ndT]

L'Abate primate dei benedettini: «La Messa in rito antico non può più essere eliminata»

Dom Jeremias Schröder interviene sul dibattito che riguarda presente e futuro del "Vetus Ordo" nella Chiesa. Non è mai abbastanza parlarne. Interessante il fatto che anche quelli di una prospettiva piuttosto progressista stanno semplicemente ammettendo che il vecchio rito è qui per restare. (Bontà loro! Ma la resistenza si fa sempre più determinata). Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

L'Abate primate dei benedettini:
«La Messa in rito antico non può più essere eliminata»


Il segnale Leone XIV l’ha mandato lo scorso marzo, con la lettera ai vescovi di Francia riuniti a Lourdes per la loro assemblea plenaria [qui]. In quel messaggio il Pontefice, per la penna del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, interpellava i pastori d’Oltralpe sulla «crescita delle comunità legate al Vetus Ordo», cioè legate alla Messa celebrata secondo il rito anteriore alla riforma liturgica approvata da Paolo VI. E dava un’indicazione di massima su come procedere, che evidentemente non riguardava solo la Francia: no all’ostracismo, sì a percorsi di comunione. «È preoccupante che nella Chiesa continui ad aprirsi una ferita dolorosa riguardante la celebrazione della Messa, sacramento stesso dell'unità» si leggeva nella missiva, «per sanarla, è certamente necessaria una nuova prospettiva reciproca, con una maggiore comprensione delle sensibilità altrui; una prospettiva che permetta ai fratelli, arricchiti dalla loro diversità, di accogliersi a vicenda nella carità e nell'unità della fede». Leone XIV invocava quindi lo Spirito Santo perché suggerisse ai vescovi francesi «soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo, secondo le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia». [quiqui come interpretare].

In Illo Tempore: IV Domenica dopo Pasqua

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale qui

In Illo Tempore: IV Domenica dopo Pasqua

Il contesto dell’anno liturgico per la IV Domenica dopo Pasqua è la preparazione all’Ascensione del Signore. Ci troviamo nella seconda fase del Tempo Pasquale. La prima fase guardava indietro al sepolcro vuoto e ci introduceva ai sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia. Ora i formulari della Messa orientano lo sguardo verso l’alto e in avanti, verso l’Ascensione del Signore, la discesa dello Spirito Santo, la nascita della Chiesa nella forza apostolica e il sacramento della Confermazione. La Santa Madre Chiesa ci pone ancora una volta nel cenacolo, in quella intimità carica dell’Ultima Cena, dove il Signore prepara i Suoi Apostoli a misteri che non possono ancora comprendere senza la venuta del Paraclito.

mercoledì 6 maggio 2026

I Figli del Santissimo Redentore denunciano le riforme del Vaticano II

Nella nostra  traduzione da Lifesitenews. I Figli del Santissimo Redentore hanno denunciato le riforme del Concilio Vaticano II e chiesto una soluzione. Precedenti qui - qui
I Figli del Santissimo Redentore
denunciano le riforme del Vaticano II

I Figli del Santissimo Redentore, una congregazione cattolica tradizionalista con sede a Papa Stronsay, in Scozia, hanno rilasciato una dichiarazione in cui denunciano Paolo VI e Leone XIV come "usurpatori del papato" e condannano le riforme del Concilio Vaticano II, affermando che hanno "provocato un grave scisma dal Corpo Mistico".

La comunità – spesso chiamata “Redentoristi Transalpini” – è stata fondata da padre Michael Mary Sim nel 1987 sotto gli auspici dell'arcivescovo Marcel Lefebvre e della Fraternità Sacerdotale San Pio X, su incoraggiamento del cardinale Édouard Gagnon. Si è riconciliata con il Vaticano nel 2012 e opera negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda.
La lettera allegata alla dichiarazione spiega la posizione della comunità riguardo allo stato della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, illustrando nel dettaglio l'insegnamento precedente della Chiesa e sostenendo che vi è stato un significativo allontanamento da esso.

Solo il Vangelo?

A prescindere dalle elucubrazioni di un interlocutore impresentabile. Che ne pensate?
Solo il Vangelo?

Ah, eccola di nuovo: quella piccola, untuosa formulazione che si insinua nel dibattito: "Sto solo predicando il Vangelo". O la sua cugina ancora più ipocrita: "Semplicemente annuncio il Vangelo". Che mitezza. Che modestia. Che, si sospetta, ipocrisia.

Preferirei fare gargarismi con la ghiaia piuttosto che pronunciare una simile frase. Perché non è una dichiarazione di umiltà d'intenti; è una scappatoia retorica, un lasciapassare per evitare il dibattito, una foglia di fico verbale premuta disperatamente sulla nudità della propria posizione reale. E una volta che la si comprende per quello che è, non si può più ignorare la codardia intellettuale che sventola al vento.

Un nuovo sacerdozio: un sacerdozio senza croce

Il 2 maggio 2026 - presso la Cattedrale-Santuario nazionale di Nostra Signora dell'Assunta nella diocesi di Maasin a Leyte meridionale, Filippine - è avvenuta una storica ordinazione sacerdotale nel rito della Messa latina Tradizionale; il che segna la prima ordinazione diocesana secondo i riti pre-Vaticano II, dagli Anni '60, nelle Filippine. Si tratta dell'ordinazione del reverendo don Lance Patrick C. Enad, presieduta dal vescovo Athanasius Schneider alla presenza del vescovo Precioso D. Cantillas.
Per molti cattolici filippini legati alla tradizione, questo è un momento significativo che riafferma il valore duraturo dell'antica liturgia e dell'insegnamento cattolico ortodosso.
Padre Lance è noto per la sua arguzia, chiarezza intellettuale e dedizione nel difendere la comprensione tradizionale delle dottrine cattoliche fondamentali contro il liberalismo e gli errori moderni. Qualche anno fa ha fortemente criticato la Teologia della Liberazione e un gruppo di teologi filippini, sostenendo che riducono il sacrificio di Cristo a mera lotta politica, minano la comprensione cattolica del sacerdozio e del sacrificio espiatorio secondo la Tradizione, e sostituiscono la teologia sacramentale con l'attivismo sociale. Potete leggere l'articolo di seguito nella nostra traduzione da epistlesonline. Il discorso si riallaccia alla linea dell'attuale pontificato constatata qui.

Un nuovo sacerdozio: un sacerdozio senza croce
Pubblicato da
Jonel Esto
A cura di: Padre Lance Patrick C. Enad

Ho avuto il privilegio di far visita al mio professore di Filosofia Morale, Filosofia Antica e Filosofia Medievale nella sua casa a Malolos, Bulacan. La visita è stata piuttosto breve, ma siamo riusciti a conversare su diversi argomenti, dalla filosofia morale e teologia, alle Sacre Scritture, alla Teologia Dogmatica, all'eresia modernista e alla Teologia della Liberazione.

Allontanandosi dal tema della Sacra Scrittura, il professore ha sottolineato come un certo gruppo di teologi (DAKATEO) nelle Filippine sia stato fortemente influenzato dalla Teologia della Liberazione, che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno respinto in quanto interpretazione marxista della teologia cattolica, il cui antenato, l'americanismo, fu condannato come eretico da Leone XIII.

Per brevità, il marxismo inquadra tutta la realtà storica sulla base di una lotta di classe o di una lotta per il potere. O, per dirla in altro modo, la storia viene interpretata attraverso l'ermeneutica della lotta per il potere, in modo tale che ogni cosa debba essere spiegata in tal senso.

Applicando ora questa prospettiva della Teologia della Liberazione Marxista all'evento storico dell'Incarnazione, del Ministero Pubblico, della Sofferenza, della Morte e della Risurrezione di Cristo, alcuni membri di spicco di DAKATEO sostengono che la sofferenza e la morte di Gesù Cristo sulla croce siano principalmente una conseguenza della sua lotta contro l'autorità ebraica e romana. Ciò ha diverse implicazioni nefaste. In primo luogo, significa che la morte di Cristo sulla croce NON è un sacrificio espiatorio, ma solo una conseguenza della lotta per il potere. In secondo luogo, poiché la morte di Cristo non è un sacrificio espiatorio, la missione principale di Gesù NON è quindi quella di offrirsi sulla croce per redimere l'umanità, ma quella di costruire un Regno di giustizia. In terzo luogo, l'idea di sacrificio espiatorio deve pertanto essere scartata.

Ora, è ovvio che ciò è in diretta contraddizione con la Sacra Tradizione e con la Dottrina Cattolica, poiché i Padri della Chiesa, i testimoni privilegiati della Sacra Tradizione, interpretano tutti in modo coerente la morte di Gesù come un sacrificio espiatorio. Inoltre, la Sacra Scrittura è chiara nell'identificare Cristo come l'agnello da sacrificare in espiazione dei peccati.

Tuttavia, ciò ha implicazioni ancora più insidiose nella teologia del sacerdozio. I Padri, in particolare San Giovanni Crisostomo, diversi dottori della Chiesa e persino il magistero della Chiesa hanno identificato e legato il sacerdozio al Santo Sacrificio della Messa, in modo tale che quando si parla di sacerdozio, non si può non parlare di sacrificio, perché il sacerdozio è sacrificio. Pertanto, il sacerdozio conferisce un carattere ontologico all'uomo ordinato, affinché agisca in persona Christi capitis per offrire primariamente il Sacrificio di Cristo sulla Croce, che è la Messa, e per amministrare i sacramenti, mezzi di grazia santificante, nella persona di Cristo.

I teologi della liberazione rifiutano questa nozione di sacerdozio. Essi rifiutano l'idea che il sacerdozio conferisca un carattere ontologico all'anima di colui che viene ordinato, perché attribuire un carattere distintivo al sacerdote crea, per usare le parole di un membro di Dakateo, "una Chiesa medievale a due livelli" in cui si verifica una lotta di potere tra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune.

Tuttavia, il nocciolo della questione risiede nella cristologia della Teologia della Liberazione. Se Cristo non ha offerto un sacrificio espiatorio con la sua morte sulla croce, nella quale egli stesso è Sacerdote, Altare e Vittima, e se questo non è l'obiettivo principale della sua incarnazione, allora anche il sacerdozio ministeriale non ha come fine ultimo l'offerta del Sacrificio e l'amministrazione dei Sacramenti. Ora, se la morte di Cristo è stata solo una conseguenza della lotta di classe e se la sua missione centrale è la costruzione di un Regno di Giustizia, allora anche l'obiettivo principale del sacerdote è quello di costruire una comunità di Giustizia.

Si può quindi comprendere come tutto ciò si incastri alla perfezione. Per la Chiesa cattolica, per i Padri della Chiesa, il sacerdozio è destinato al sacrificio perché Cristo si è offerto in sacrificio espiatorio. Per la Teologia della Liberazione, il sacerdozio è destinato alla promozione della giustizia sociale perché la missione di Cristo è quella di costruire un Regno di giustizia.

Ciò ricorda una certa frase pronunciata dal diciottesimo superiore generale della Congregazione dei Padri dello Spirito Santo e primo arcivescovo di Dakar: "Un nuovo sacerdozio".


Ora tutto ha un senso.

Il sacerdozio cattolico deriva logicamente dalla cristologia cattolica e dalla teologia cattolica del sacrificio espiatorio di Cristo.

Il Nuovo Sacerdozio della Teologia della Liberazione deriva logicamente dalla Cristologia della Teologia della Liberazione e dal rifiuto del sacrificio espiatorio di Cristo.

Per la Chiesa cattolica, il sacerdote è un uomo che agisce in persona Christi capitis per offrire il Sacrificio e amministrare i sacramenti. Per la teologia della liberazione, il sacerdote è un esaltato paladino della giustizia sociale.

Per la Chiesa cattolica, poiché Cristo è il sacerdote, la vittima e l'altare per eccellenza, il sacerdozio è destinato all'offerta del sacrificio.

Per la Nuova Religione della Teologia della Liberazione, poiché Cristo è l'assistente sociale che costruisce il regno di giustizia per eccellenza, il sacerdote è un assistente sociale o un attivista. Il Nuovo Sacerdozio di questa Nuova Religione è un sacerdozio senza la Croce. Un sacerdozio senza Cristo Crocifisso.

Tutto torna: il sacerdozio cattolico segue la religione cattolica. Questo nuovo sacerdozio segue una nuova religione.

Recentemente abbiamo appreso la notizia che un importante sacerdote ha smesso di celebrare quotidianamente il Santo Sacrificio della Messa. Proprio oggi, questo sacerdote ha espresso opinioni contrarie a porre la Liturgia al centro – o, come la definisce il Concilio Vaticano II, il Culmen et Fons.

Ora, a prescindere dalla veridicità o meno delle notizie, possiamo dedurre, anche grazie alla sua recente dichiarazione, che egli non possiede una teologia del sacerdozio intrinsecamente legata al concetto di sacrificio espiatorio. Non sembra credere nel sacerdozio cattolico, bensì nel nuovo sacerdozio della nuova religione.