Domani, Martedì 6 gennaio, la Santa Messa dell'Epifania delle ora 16 a Sant'Anna in Laterano sarà celebrata in forma solenne. Dalle ore 15 è disponibile il sacerdote per le confessioni.
Chiesa e post concilio
Dove sta andando la Chiesa cattolica? La Chiesa Una Santa è viva e immacolata nel Suo Sposo; ma una parte di quella visibile rischia di subire una 'mutazione genetica' o questa è già avvenuta nostro malgrado e ne stiamo vedendo gli effetti? Ci confrontiamo per "resistere", nella fedeltà.
Peregrinatio Summorum Pontificum 2022
lunedì 5 gennaio 2026
Il 'Veni Sanctificator'
Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Minuzie, patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Veni Sanctificator. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del latino liturgico.
Il Veni Sanctificator
Dopo essersi inchinato per recitare l'In spiritu humilitatis [qui], il sacerdote si alza, alza le mani in cerchio e alza gli occhi al Cielo. Come osserva Gregory DiPippo, "Questo è lo stesso gesto che compie all'inizio del Gloria, del Credo e del Canone, a indicare l'importanza dell'azione".
Quindi il sacerdote traccia il segno della croce sul pane e sul vino mentre dice:
Veni, Sanctificátor, omnípotens aeterne Deus: et bénedic hoc sacrificium, tuo sancto nómini praeparátum.Che traduco come:
Vieni, o Santificatore, Dio onnipotente ed eterno, e benedici questo sacrificio preparato per il Tuo santo nome.
Dopo essere apparso per la prima volta nel Messale irlandese di Stowe (inizio del IX secolo), il Veni Sanctificator trovò posto in vari Messali medievali in diversi punti durante l'Offertorio, mentre negli ordines italiani occupa il posto che ha ancora nel Messale Romano del 1570/1962. [1]
Da un punto di vista linguistico, ci sono due enigmi da risolvere. Il primo è l'invocazione di Dio come Santificatore. Don Claude Barthe non pensa che sia lo Spirito Santo a cui si riferisce la preghiera [2], mentre il Rev. Nicholas Gihr insiste sul fatto che il referente "è fuori dubbio". [3] Versioni successive ampliate della preghiera supportano la fiducia di Gihr, come questa invocazione dal Messale di Montecassino (XI e XII secolo):
Veni, Sanctificator omnium, Sancte Spiritus, et sanctifica hoc praesens sacrificium ab indignis manibus praeparatum et descende in hanc hostiam invisibiliter, sicut in patrum hostias visibiliter descendisti. [4]Che traduco come:
Vieni, o Santificatore di tutti, o Spirito Santo, e santifica questo sacrificio presente preparato da mani indegne, e scendi su questa vittima invisibilmente, come sei disceso visibilmente sulle vittime dei Padri.
E se davvero il sacerdote prega lo Spirito Santo, emerge uno schema familiare: quello dello Spirito Santo che adombra qualcosa o qualcuno per benedirlo o dargli vita. Esempi includono lo Spirito che aleggiava sulla superficie delle acque quando Dio creò il Cielo e la terra, e lo Spirito che infuse un'anima in Adamo quando Dio creò il primo essere umano.
Ma il precedente biblico più rilevante è la Beata Vergine Maria che concepì lo Spirito Santo quando Egli la adombrò (Luca 1, 35-38). Proprio come il Verbo si fece carne nel grembo nascosto della Madre di Dio, il sacerdote prega che il Verbo si faccia carne nascosto sotto le apparenze del pane e del vino. Come scrive Gihr,
c'è un analogia che la Consacrazione porta con l'Incarnazione. La grande somiglianza e la molteplice relazione tra il compimento dell'Eucaristia sull'altare e il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio nel seno dell'Immacolata Vergine Maria sono spesso commentate dai Padri e sono espresse anche nella liturgia. L'Incarnazione è, in un certo senso, rinnovata e ampliata nella Consacrazione eucaristica e ciò in ogni tempo e in innumerevoli luoghi.[5]
Poiché è molto probabile che venga invocato lo Spirito Santo, il Veni Sanctificator è talvolta raffigurato come l'Epiclesi occidentale. Ma non è necessario addentrarsi in questa controversia per comprendere come la preghiera rafforzi la dimensione trinitaria del Santo Sacrificio della Messa, che è offerto al Padre, per mezzo del Figlio e con lo Spirito Santo.
Il secondo enigma riguarda il significato di "questo sacrificio". I critici del tradizionale rito dell'Offertorio ritengono che il suo linguaggio sacrificale inventi falsamente un secondo sacrificio, diverso da quello che si svolge durante il Canone. DiPippo ha ragione a concludere che si sbagliano. "L'Offertorio, così come si presenta nel Messale di San Pio V", scrive, "... non costituisce un atto di offerta separato dal Canone della Messa, né tanto meno un'offerta di qualcosa di diverso da ciò che il Canone stesso offre". D'altra parte, il rito dell'Offertorio sembra essere più di una semplice "Preparazione dei Doni", nella misura in cui qualcosa di sacrificale sembra effettivamente aver luogo dal momento in cui il velo del calice viene sollevato.
Un indizio di una possibile tertia via è rivisitare l'allusione biblica nella versione amplificata del Veni Sanctificator del Messale di Montecassino, quando il sacerdote prega affinché lo Spirito venga invisibilmente, proprio come un tempo discese visibilmente sulle vittime dei Padri. L'esempio più chiaro di Dio che discende visibilmente su una vittima sacrificale è quando Elia sfida i falsi profeti di Baal a una gara di offerte di olocausto per vedere quale fazione sta pregando il vero Dio. Dopo che i falsi profeti non riescono a convincere Baal ad accendere il loro sacrificio, Elia bagna la sua offerta nell'acqua tre volte e poi chiede a Dio di accendere il fuoco.
Allora cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la polvere, e prosciugò l'acqua che era nel fosso. Tutto il popolo, vedendo ciò, si prostrò con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio, il Signore è Dio!» (3 Re [1 Re] 18, 38-39)Qui, il sacrificio si consumava o si completava quando il fuoco del Signore cadeva sulla vittima dell'olocausto, ma il sacrificio iniziava quando Elia, dopo aver riparato le pietre dell'altare, preparava ritualmente la legna e la vittima. Allo stesso modo, il sacrificio della Messa inizia quando il sacerdote inizia l'Offertorio; egli può quindi riferirsi alle sue azioni come sacrificali, pur sapendo che il sacrificio non raggiungerà il suo culmine finché non saranno pronunciate le Parole dell'Istituzione.
[1] Josef Jungmann, Messa del rito romano, vol. 2, trad. di Francesco Brunner (Fratelli Benziger, 1995), 68.
[2] Don Claude Barthe, Una foresta di simboli. La messa tradizionale e il suo significato, trad. David J. Critchley (Angelico Press, 2023), 86.
[3] Gihr, Il Santo Sacrificio della Messa (Herder, 1902), 530.
[4] Jungmann, 68, nota 146.
[5] Gihr, 532.
La terra medioevale scoronata dalla scienza moderna?
- Il pensiero cristiano ha sempre difeso il geocentrismo e l'antropocentrismo cosmico, cioè la terra al centro, ferma e servita dalle roteanti sfere celesti, nobilitata dall'uomo re dell'universo, e santificata dalla discesa del Figlio di Dio fatto uomo. Tale l'insegnamento sostanziale della Bibbia. Tale il pensiero del medioevo, che ha determinato perfino la condanna di Galileo. La Chiesa non poteva ricevere, in proposito, dalla astronomia una più colossale smentita e sconfitta, radiando la terra dal centro dell'universo. (R.C., Firenze)
Mi permetterete, cari lettori, di non toccare qui l'episodio di Galileo, che è accidentale all'obiezione e su cui tornerò appositamente un'altra volta. E mettiamo anche subito fuori questione «l'insegnamento sostanziale della Bibbia», la quale invece non ha alcun insegnamento astronomico in proposito, come non v'è alcuna definizione della Chiesa, trattandosi qui puramente di scienza umana, che a quei tempi era comune anche alle altre religioni. Vado alla sostanza del problema.
Siete proprio sicuri che l'astronomia ha radiato la terra dal centro dell'universo? Io non me ne sono accorto. E ritengo anzi che oggi, alla luce della scienza, al centro vi stia molto più di prima.
domenica 4 gennaio 2026
Pizzaballa non si arrende. La Caritas continuerà ad operare
Nella nostra traduzione da The Times of Israel Le organizzazioni non profit criticano la revoca israeliana delle licenze per la Cisgiordania e Gaza; un'organizzazione cattolica promette di continuare a operare.
Pizzaballa non si arrende. La Caritas continuerà ad operare
Caritas Jerusalem continuerà a operare a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, ha dichiarato un portavoce del Patriarcato latino di Gerusalemme in una nota, un giorno dopo che il Ministero degli Affari della Diaspora ha annunciato che le licenze di 37 organizzazioni non profit internazionali scadranno il 1° gennaio perché i gruppi non hanno rispettato i nuovi e rigorosi requisiti per registrarsi presso il governo.
Anche altri gruppi no-profit e organizzazioni internazionali hanno criticato la revoca della licenza, affermando che mette a repentaglio la fornitura di aiuti durante un inverno precario a Gaza.
Anche altri gruppi no-profit e organizzazioni internazionali hanno criticato la revoca della licenza, affermando che mette a repentaglio la fornitura di aiuti durante un inverno precario a Gaza.
Domenica tra la Circoncisione e l'Epifania/ Festa del Santissimo Nome di Gesù
Precedenti: qui - qui con le Litanie. Jesus dulcis memoria. Uno degli inni più belli (Ufficio divino — Festa del Nome di Gesù). In calce trovate testo originale latino e traduzione.
Domenica fra la Circoncisione e l'Epifania
Festa del Santissimo Nome di Gesù
Per celebrare questa festa, fu dapprima scelta la seconda domenica dopo l'Epifania, che ricorda il banchetto delle nozze di Cana. È nel giorno nuziale che la Sposa assume il nome dello Sposo, e questo nome d'ora in poi testimonierà che essa appartiene a lui. La Chiesa, volendo onorare con un culto speciale un nome per essa così prezioso, ne univa dunque il ricordo a quello delle Nozze divine. Oggi, essa riallaccia all'anniversario stesso del giorno in cui fu imposto, otto giorni dopo la nascita, la celebrazione di quell'augusto Nome.
L'antica alleanza aveva circondato il Nome di Dio di un profondo terrore: quel nome era per essa tanto formidabile quanto santo, e l'onore di proferirlo non spettava a tutti i figli d'Israele. Dio non era ancora stato visto sulla terra a conversare con gli uomini, non si era ancora fatto uomo lui stesso per unirsi alla nostra debole natura: non potevano dunque dargli quel Nome d'amore e di tenerezza che la Sposa dà allo Sposo.
sabato 3 gennaio 2026
Il 'Praefatio'
Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Minuzie, patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Prefatio. Qui l'indice degli altri articoli sulle formule del latino liturgico.
Il Praefatio
Il Messale del 1962 contiene venti prefazi (inclusi i cinque cosiddetti prefazi gallicani aggiunti da papa Giovanni XXIII nel novembre di quell'anno), ma potrebbe essere più corretto dire con don Claude Barthe che il rito romano ha un prefazio con venti diverse opzioni, proprio come c'è un canone romano con diverse versioni del Communicantes [qui] e dell'Hanc Igitur [qui]. [1]
L'inizio
L'inizio del Prefazio è quasi sempre lo stesso:
Vere dignum et justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque gratias ágere, Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus:Che traduco come:
Convertita perseguitata avverte: il silenzio del Vaticano sull’Islam sta portando l’Europa verso l’«autodistruzione»
Diane Montagna su Substack, intervista Sabatina James, convertita cattolica di origine musulmana che vive in esilio negli Stati Uniti d’America, che denuncia: «Se il Vicario di Cristo non denuncia la persecuzione dei Cristiani, chi altro può farlo?». Avvertimenti non nuovi. Precedenti qui - qui
Convertita perseguitata avverte: il silenzio del Vaticano sull’Islam sta portando l’Europa verso l’«autodistruzione»
Una convertita cattolica di origine musulmana che vive in esilio negli Stati Uniti d’America avverte che l’approccio del Vaticano all’Islam sta mettendo a rischio i Cristiani di tutto il mondo. Esorta inoltre Papa Leone XIV a intraprendere azioni più incisive contro la loro persecuzione.
Sabatina James, filantropa austriaco-pakistana e autrice del nuovo libro di memorie The Price of Love: The Fate of a Woman and a Warning to the West [Il prezzo dell’amore: il destino di una donna e un monito all’Occidente qui], è fuggita dalla Germania nel 2015 a causa delle continue minacce di morte per apostasia e delle sue critiche esplicite ai matrimoni forzati.
venerdì 2 gennaio 2026
Messa tridentina a Castellammare di Stabia
Ripetiamo l'avviso già pubblicato su questo blog dieci anni fa: il
gruppo stabile di fedeli della diocesi di Sorrento-Castellammare conferma la celebrazione festiva della liturgia tradizionale in latino (secondo il Messale del 1962).
Celebra normalmente don Antonio Cioffi:
- quando: alle 10:30 di domenica e festivi
- dove: chiesa del Gesù nuovo, via Gesù 29 (di fronte Riv.Lotto), Castellammare di Stabia (quella con la scritta "Indulgentia plenaria")
- coordinate GPS: navigatore puntato a: 40.6939, 14.4789
- in treno: ferrovia Circumvesuviana, scendere alla stazione di Castellammare di Stabia, sei minuti a piedi secondo il percorso indicato qui
- per maggiori informazioni: email: missagregorianasurrentum@yahoo.it o gruppo whatsapp "Messa tridentina stabiese"
Buon Natale e buona notte. Mai suicidio culturale fu più assistito e perfetto
Mi segnalano — e lo condivido — l'articolo che segue di Giulio Meotti
Buon Natale e buona notte. Mai suicidio culturale fu più assistito e perfetto.
Buon Natale e buona notte. Mai suicidio culturale fu più assistito e perfetto.
Per sapere che “l’Europa è decadente” l’amministrazione americana non aveva bisogno di andare a Schorndorf, la cittadina sveva di 40.000 anime a venti minuti da Stoccarda, la città di Gottlieb Daimler, uno dei pionieri dell’industria automobilistica.
Il campanile gotico domina ancora la piazza del mercato con la sua guglia che trafigge il cielo come una lancia di pietra. Per cinque secoli quella campana ha scandito battesimi, nozze e funerali di generazioni di luterani. Domenica 16 novembre, dentro la navata e all’altare dove Martin Lutero avrebbe potuto predicare, un muezzin: “Allahu Akbar”.
Il campanile gotico domina ancora la piazza del mercato con la sua guglia che trafigge il cielo come una lancia di pietra. Per cinque secoli quella campana ha scandito battesimi, nozze e funerali di generazioni di luterani. Domenica 16 novembre, dentro la navata e all’altare dove Martin Lutero avrebbe potuto predicare, un muezzin: “Allahu Akbar”.
giovedì 1 gennaio 2026
La nota di Tucho Fernández sulla Beata Vergine è un’offesa grave a Nostra Signora
Nella nostra traduzione da Rorate caeli la Lettera di una fedele laica cattolica a un sacerdote, a proposito della Nota dottrinale Mater Populi Fidelis. Qui l'indice degli articoli in tema.
La nota di Tucho Fernández sulla Beata Vergine
è un’offesa grave a Nostra Signora
Roma, 6 dicembre 2025
Caro Padre,
Condivido il suo dolore per le recenti offese arrecate alla Santa Vergine. Lei mi ha detto che questo è il tempo di compiere atti di fede:
Credo che Tu possa tutto, o Regina del Cielo e della Terra, assisa alla destra del Figlio, al di sopra di tutti gli angeli e di tutti i santi, Mediatrice di tutte le grazie, Corredentrice, Immacolata piena di grazia, Madre di Dio!
E soprattutto, lei mi ha detto, questo è il tempo di moltiplicare gli atti di amore. Amare è il modo più perfetto di riparare (e se la Madonna ha potuto riparare, con e sotto Cristo, mediante la Sua Compassione sul Calvario, è proprio perché, fin dall’eternità, la Santissima Trinità aveva posto in Lei tutto il Suo amore: nessuna creatura, nemmeno l’insieme di tutte le creature sante, sarà mai amata da Dio come lo è la Santissima Vergine, né potrà mai amare come Ella ama). Amare di più Nostra Signora significa amare di più Nostro Signore Gesù Cristo, poiché la Madre e il Figlio sono uniti e conformi in tutto; amare di più il Suo Cuore Immacolato significa amare di più il Sacro Cuore di Gesù, poiché i due Cuori non ne formano che uno solo; e amare di più la Croce significa amare di più il Figlio e la Madre, e attraverso di loro il Padre, e anche noi peccatori, poiché fu abbracciando la Croce che Cristo e la Vergine Maria, il primo mediante un sacrificio esteriore e interiore, la seconda mediante un sacrificio puramente interiore, amarono perfettamente il Padre, si amarono perfettamente l’un l’altra e amarono perfettamente noi, compiendo la nostra redenzione.
Mi unisco dunque a lei nell’opera di riparazione che queste offese richiedono, a lei che custodisce sempre il suo cuore nel Cuore della Vergine Santissima e lo sguardo fisso sul Calvario; e per lei e per tutti i sacerdoti, per i quali prego sempre e offro quel poco che posso, chiedo alla Madonna, i cui figli prediletti siete, di nutrirvi sempre del Suo spirito di oblazione e di immolazione. Mi permetta tuttavia, caro Padre, di esprimere una materna apprensione per le anime dei sacerdoti, poiché l’adesione alla dottrina perenne sulla Vergine Maria è un criterio essenziale di discernimento: molti saranno messi alla prova, molti si sacrificheranno per continuare a difendere la Verità, ma molti potrebbero cedere alla pressione, per una falsa prudenza, mettendo in pericolo la propria anima e quella di coloro di cui sono responsabili.
Questo spirito di oblazione e di sacrificio della Vergine, che fonda i Suoi titoli di Corredentrice e Mediatrice universale, si manifesta nel rito tridentino della Santa Messa. È infatti partecipando a questo santo rito che riesco a penetrare più profondamente il mistero di questi privilegi mariani, mentre recito il Rosario dei Sette Dolori della Madonna, che mi permette di unirmi più intimamente al Sacrificio dell’Altare, poiché, in effetti, io passo attraverso Maria, che si unisce al Sacrificio del Calvario: Ad Jesum per Mariam.
Mi permetta dunque, caro e buon Padre, di scriverle — a lei che ogni giorno offre il Sacrificio sull’altare — riguardo a ciò che io vedo da una prospettiva diversa dalla sua, quella di una semplice laica che cerca di unirsi interiormente al Santo Sacrificio assistendo alla Messa con pietà e raccoglimento. Vedo queste realtà in particolare nell’intimità della Messa letta, quando l’identificazione tra il sacerdote e Cristo appare più evidente, poiché egli è solo. Ma non è solo, perché con lui, come con Cristo, c’è la Vergine Maria, che agisce anch’Ella spiritualmente. E se, al momento della consacrazione, il sacerdote agisce in persona Christi, in virtù del ministero unico che Cristo ha conferito a certi uomini da Lui scelti dall’eternità (e per questo siate benedetti in eterno!), al momento dell’Offertorio il sacerdote guarda a Maria, Virgo offerens.
Nessun uomo si avvicina più intimamente ai santi Misteri del sacerdote; nessuno tocca più da vicino il mistero per cui, sull’altare, il Santo Sacrificio del Calvario è reso presente sacramentalmente, sacrificio che Cristo stesso offre in quel momento per mezzo del Suo ministro, alter Christus. E nessuno sa meglio di lui come, nella sublime liturgia della Santa Messa, che racchiude tutto il mistero dell’Incarnazione-Redenzione, Ella agisca anch’essa, dall’inizio alla fine — Colei che Dio, dall’eternità, con un unico decreto, ha associato al Signore Gesù Cristo in quest’opera, dall’inizio alla fine, come Madre di Dio-Corredentrice. Dio onnipotente avrebbe potuto agire in tutt’altro modo, ma per il modo in cui ha voluto agire, ha voluto che la Santissima Vergine desse il suo consenso, pronunciasse quel Fiat senza il quale l’Incarnazione-Redenzione non sarebbe avvenuta. Mi perdoni, pazientissimo Padre, se ripeto cose che tutti hanno imparato al catechismo, ma sono troppo belle e troppo grandi perché restino nel silenzio: pronunciando il suo Fiat, la Vergine Santissima acconsente a diventare Madre di Dio e Madre del Redentore, cioè acconsente a che il Verbo si faccia carne in Lei e Si offra in sacrificio per la nostra salvezza. Ella acconsente a generarLo per immolarLo, e coopera a questo dal principio alla fine, aderendo perfettamente alla volontà divina: è sul Calvario, culmine della Passione e della Compassione, che il suo Fiat, pronunciato al momento dell’Annunciazione, raggiunge la sua perfezione — ed è lì che la maternità divina trova la sua forma. Ora, ogni giorno nella Messa, la Madonna, Madre e modello del sacerdote, rinnova il suo Fiat e la sua partecipazione al Sacrificio. E l’associazione della Vergine con il Figlio lungo tutta l’opera della Redenzione, dall’Incarnazione al Calvario (e poi, in cielo, nella distribuzione dei frutti della Redenzione), corrisponde alla Sua associazione con il sacerdote, Suo figlio prediletto, lungo tutta la liturgia della Messa, dalla preparazione in sacrestia al Sacrificio dell’altare (e poi, dopo la comunione delle specie eucaristiche, durante la distribuzione del Corpo glorioso di Cristo).
San Bernardo afferma che tutta la creazione trattenne il respiro in preghiera nel momento in cui la Vergine stava per pronunciare il Suo Fiat all’Incarnazione e alla Redenzione. Questa attesa orante è quella dell’anima pia nei momenti che precedono l’uscita del sacerdote dalla sacrestia. Quando, nella penombra, prima dell’inizio della celebrazione, il sagrestano accende la prima e poi la seconda candela ai lati dell’altare, io penso a Dio Padre che, dopo il peccato originale, annuncia ad Adamo ed Eva la Donna che schiaccerà il capo del serpente, cioè la Vergine Maria (prima luce di speranza, stella del mattino), e la Sua discendenza, cioè Cristo (la pienezza della luce, la lux vera). L’attesa dei fedeli cresce. E come allora, così ora, il mistero si prepara nel segreto. Quando venne la pienezza del tempo, la Vergine pronunciò il suo Fiat e il Verbo si fece carne nel suo seno, e in quel giardino chiuso e santissimo Ella cominciò a preparare Cristo: tutto ciò che il Verbo assunse come uomo lo ricevette da Lei; fu Lei a dargli il Suo corpo, che era il Suo stesso corpo e non un altro; fu Lei a dargli il Suo sangue, il sangue che sarebbe stato versato, che era il Suo stesso sangue; fu Lei a dargli quel Cuore sacratissimo, indissolubilmente unito al Suo Cuore Immacolato — due cuori trafitti come uno solo dalla lancia e dalla spada sul Calvario; fu Lei a rivestire Gesù Cristo delle vesti sacerdotali con cui uscì dal suo grembo, pronto a essere sacrificato. Ciò che avvenne allora, in quel momento unico, nel segreto dell’anima e del corpo della Vergine Maria, è simbolicamente riprodotto ogni giorno nella sacrestia, simbolo del grembo della Vergine. Nella sacrestia, il sacerdote si riveste dei paramenti liturgici uno ad uno, recitando per ciascuno una preghiera: l’amitto per respingere gli assalti del demonio, l’alba per essere purificato, il cingolo per custodire la castità, il manipolo per ottenere le lacrime e il dolore del ministero, la stola dell’immortalità, la casula che è il giogo del Signore: tante grazie che il sacerdote riceve per mezzo della Madonna, Mediatrice universale di tutte le grazie. E il sacerdote esce dalla sacrestia “pronto” per il sacrificio, come Cristo uscì dal grembo sacratissimo di Sua Madre.
Quando il sacerdote esce dalla sacrestia, al suono del campanello, i fedeli chinano il capo come i pastori che adorano il piccolo Re e Sacerdote a Betlemme. Egli si reca subito all’altare, luogo del sacrificio, per disporre le ostie ancora coperte. Ma è la Vergine che lo guida, come quando portò il Bambino Gesù al Tempio per la Presentazione, la prima offerta simbolica che la Madre fece del Figlio al Padre, la “offerta mattutina” (San Bernardo), il cui significato è rivelato dalla profezia di Simeone, il primo dei Sette Dolori di Maria. Poi il sacerdote torna ai piedi dell’altare, e lì comincia la Messa. Introibo ad altare Dei. Ad Deum qui laetificat juventutem meam. E subito giunge l’ora della persecuzione di Erode e della fuga in Egitto (secondo dei Sette Dolori): Judica me Deus, et discerne causam meam de gente non sancta: ab homine iniquo et doloso erue me. La Madre porta il Bambino Gesù e Lo protegge dall’assassino e dai pagani; e così porta e protegge il sacerdote nel mondo, contro gli attacchi esterni, ma soprattutto contro il solo vero male, che è il peccato, introdotto dal Confiteor.
Il sacerdote sale poi definitivamente all’altare, luogo del sacrificio per il quale è venuto al mondo. Dopo un periodo didattico, che rappresenta la vita pubblica di Cristo, l’insegnamento della Verità da parte di Colui che è la Verità (fase preannunciata storicamente dalla predicazione ai dottori nel Tempio, quando la Vergine Maria ebbe un’anticipazione del terzo dei Sette Dolori, l’angoscia della separazione dal Figlio), ci avviciniamo al culmine della Santa Messa.
L’Offertorio, carissimo Padre, è uno dei momenti più belli per il sacerdote, ma anche per i fedeli che hanno il privilegio di assistere al rito antico della Messa; ed è uno dei tesori di cui purtroppo sono stati privati sacerdoti e fedeli dalla riforma liturgica. Con ciò che sto per dire, non intendo giustificare coloro che non comprendono la gravità inaudita della recente Nota dottrinale sulla Vergine Maria, ma desidero cercare di capire come sia possibile che non la comprendano, e credo che questa incapacità non sia estranea alla riforma liturgica: come possono infatti coloro ai quali è stato tolto l’Offertorio, ai quali è stato nascosto il significato sacrificale della Santa Messa, che hanno così perso la disposizione a unirsi al Sacrificio, comprendere la Corredenzione? Le due cose vanno insieme. Lex orandi, lex credendi. E l’Offertorio è uno dei momenti in cui il ruolo della Corredentrice appare più chiaramente. Infatti, i momenti di offerta si ripetono lungo tutta la Messa e, ogni volta, con Cristo che si offre, c’è anche la Vergine Maria che lo offre. Ciò che avvenne nel segreto della sacrestia in modo ancora nascosto (la preparazione dell’Ostia-Gesù nel grembo della Vergine e la sua offerta interiore), poi in modo suggestivo durante la prima salita del sacerdote all’altare (che può ricordare la Presentazione al Tempio), viene esplicitato nell’Offertorio, quando il sacerdote scopre l’ostia e poi la offre. Come la Vergine Maria offre il Figlio prima del Sacrificio che Egli compirà, così il sacerdote offre le oblate, che già chiama “ostia”, la vittima del sacrificio (hanc immaculatam hostiam, calicem salutaris), prima del Sacrificio stesso, che egli renderà presente in persona Christi al momento della consacrazione. L’Offertorio corrisponde anche al momento in cui Cristo stesso Si offre al Padre, sia nell’Ultima Cena, dove alla vigilia del Suo sacrificio offre già il Suo Corpo e il Suo Sangue, sia nella preghiera nell’Orto degli Ulivi; e l’Offertorio culmina nel momento tremendo in cui, dopo aver pronunciato a nome della Chiesa la preghiera di offerta alla Santissima Trinità, il sacerdote, parlando allora a nome di Cristo stesso, si volge un’ultima volta ai fedeli e li invita a pregare con parole che ricordano quelle rivolte da Gesù agli apostoli addormentati: Orate fratres… Qui i fedeli, raccolti nella loro offerta di sé che uniscono a quella del Signore, chinano istintivamente il capo o chiudono gli occhi: non possono sostenere lo sguardo del sacerdote che si volge verso di loro, perché in quel momento il sacerdote è Cristo, e guardarlo sarebbe irriverente. Poi il sacerdote si raccoglie nella preghiera segreta, che corrisponde alla preghiera di Gesù nel Getsemani.
Si giunge così al Canone, e dopo il Sanctus e le altre preghiere che ribadiscono con sapienza l’offerta, arriviamo al culmine della liturgia, il momento più solenne, più misterioso, più silenzioso, più segreto, più essenziale della Messa: siamo al Calvario. Qui è Cristo che agisce. E, con e sotto Cristo, agisce anche la Beata Vergine, immolandoLo e immolandoSi, in perfetta conformità di volontà con Lui. Mentre durante l’agonia del Getsemani la Vergine era fisicamente lontana, custodendo tutto nel Suo Cuore Immacolato, all’inizio della Passione Ella si avvicina a Cristo: il nuovo Adamo e la nuova Eva si incontrano di nuovo sulla via del Calvario, e lo sguardo della Madre incontra quello del Figlio. Carissimo Padre, un liturgista forse protesterebbe, ma io amo vedere nella “candela santa”, che viene accesa in questo momento della Messa, la presenza della Vergine Maria durante tutta la Passione: vedo in quella fiamma, dapprima, lo sguardo della Madre sul Figlio che porta la croce (quarto dei Sette Dolori); poi, durante la consacrazione, la presenza della Vergine ai piedi della Croce (Stabat Mater, quinto dolore). E quello sguardo della Vergine non si spegne mai: la candela resta accesa fino alla fine del Canone, così come la Vergine resta presente fino alla fine. E i fedeli che fissano quella fiamma penetrano più profondamente nel mistero della Passione di Cristo, perché vi entrano attraverso lo sguardo della Madre, condividendo l’indicibile dolore della Sua Compassione; e si uniscono più intimamente al Sacrificio del Redentore, perché vi si uniscono attraverso il sacrificio della Madre Corredentrice. Ad Jesum per Mariam.
Quanto alla Consacrazione, carissimo Padre, non oso scrivere nulla, perché ogni parola ne diminuirebbe la sacralità. Lei stesso, che la compie ogni giorno con timore e tremore, mi ha detto una volta: “Ciò che avviene in quel momento sull’altare, solo il Padre lo sa”. Quanto a noi fedeli, restiamo in ginocchio, occhi chiusi, davanti al mistero. Al suono della campanella, alziamo gli occhi per adorare Cristo, che la consacrazione ha reso realmente presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Chiniamo di nuovo il capo, presi dal mistero. Al secondo suono della campanella, alziamo di nuovo gli occhi per adorare il Preziosissimo Sangue. Tutto è lì. Il senso stesso di tutte le cose. Un’unica Santa Messa dà senso a tutta la creazione, materiale e spirituale, e a tutto l’ordine della Grazia e della Gloria. Chiniamo di nuovo il capo e ci abbandoniamo al mistero. Grazie.
Il Sacrificio è compiuto. Gesù Cristo ci ha redenti. Per i meriti di giustizia della Sua Passione e Morte, Egli ci ha acquistato tutte le grazie della nostra salvezza. E la Vergine, per i meriti di convenienza della Sua Compassione, ha anch’Ella acquistato per noi, con il Figlio e sotto di Lui, tutte le grazie della nostra salvezza; Ella ci ha “corredenti”. E ora la Vergine muore anch’Ella spiritualmente, mentre Lui muore realmente. Felices sensus beatae Mariae Virginis qui sine morte meruerunt martyrii palmam sub cruce Domini. Questo è il Sesto Dolore, “tutto è compiuto” anche per Lei, la maternità divina trova il suo compimento.
Ma la Vergine ha ancora una missione, come Madre della Chiesa, che Ella ha partorito ai piedi della Croce: sola fiamma accesa nella notte della fede di tutta la Chiesa, dopo la sepoltura di Cristo, Ella porta in sé tutta la fede e tutta la speranza della Chiesa. Nella Messa, siamo al momento del Pater noster, che la Vergine Maria prega per noi durante il Settimo Dolore.
Il sacerdote raccoglie le sacre specie: è la Risurrezione. Qui il sacerdote agisce di nuovo come sacerdote e, come uomo, si umilia di nuovo prima di ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo. Qui la Vergine Maria è la Madre misericordiosa del sacerdote e la mediatrice del perdono. Poi il sacerdote distribuisce la Comunione, e lì la Mediatrice universale di tutte le grazie intercede per noi, sempre indegni di ricevere il Corpo di Cristo, mentre Ella stessa prepara i nostri cuori affinché possiamo riceverlo in un atto di amore e di perfetta unione: O Madre di compassione e di misericordia, Santissima Vergine Maria, io, povero e indegno peccatore, mi rivolgo a Te con tutto il cuore. Tu che sei misericordiosa e che hai assistito il tuo Figlio amato mentre pendeva dalla Croce, degnati nella Tua bontà di assistere me, povero peccatore, come pure tutti i fedeli che ricevono il Santissimo Corpo del Tuo Figlio. Fortificati dalla Tua grazia, potremo riceverLo degnamente e fruttuosamente. Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
Carissimo Padre, il legame tra la Corredenzione e la Santa Messa mi appare evidentissimo. Sono ben consapevole che, finché la Corredenzione non sarà solennemente definita, non possiamo dire che coloro che la rifiutano abbiano perso la fede. Tuttavia, negare alla Vergine questo privilegio, e quello che ne deriva, cioè la mediazione universale, mi sembra andare nella stessa direzione della riforma liturgica: il rifiuto della Corredenzione partecipa logicamente di un rifiuto più generale della Croce, dello spirito sacerdotale e del significato sacrificale della Messa. Secondo me, non si può allo stesso tempo difendere il rito antico della Santa Messa e piegarsi a questo attacco contro la Corredenzione. Il rito antico e la Corredenzione sono legati, così come lo sono l’Incarnazione-Redenzione e la Maternità divina-Corredenzione: Dio, con un unico decreto eterno, ha voluto questi quattro misteri, e rifiutare la Corredenzione equivale a negare che la Vergine Maria abbia compiuto ciò che Dio aveva predestinato per Lei dall’eternità. E questo rifiuto va di pari passo con la riduzione-confusione del Sacrificio della Messa, dell’Eucaristia e del senso stesso del sacerdozio.
È per questo che, alcuni giorni fa, insieme a una devota amica, ci siamo recate in pellegrinaggio a Pagani, davanti alla tomba di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, per fare riparazione per le offese commesse contro la Madonna, amandoLa attraverso il Suo devoto santo. Abbiamo rinnovato la nostra consacrazione alla Vergine Maria — corpo, cuore e anima — per amare di più, attraverso Lei, il Cuore trafitto di Gesù, sempre presente nei nostri tabernacoli. Abbiamo pregato per tutti i sacerdoti del mondo: che lo Spirito Santo vi infonda i doni del consiglio e della fortezza in grado eroico, per difendere la Verità e la Fede. Difendere la vera devozione alla Vergine Maria vi manterrà saldi e santi nello spirito sacerdotale. Abbiamo chiesto alla Madonna di donarci anche un poco del Suo spirito di oblazione, affinché possiamo offrire con Lei ciò che possiamo per voi sacerdoti, e in particolare per il Romano Pontefice, primo sacerdote della Chiesa visibile; e infine, abbiamo chiesto a Lei, in questa interminabile crisi della nostra Santa Madre Chiesa, di non lasciarci mai perdere la speranza contro ogni speranza, in silenziosa supplica d’amore davanti ai tabernacoli, così abbandonati, come Gesù nel sepolcro, nel Settimo Dolore.
Che Dio la benedica e la custodisca sempre, carissimo Padre.
Regina confessorum, ora pro nobis. Regina martyrum, ora pro nobis.
(una fedele laica cattolica di Roma)
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