Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 17 luglio 2026

Arcivescovo Aguer: La persecuzione non riuscirà a fermare la crescita del movimento della Messa latina.

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews. Non è la prima voce in questo senso: è una tendenza ormai consolidata. Arcivescovo Aguer: "Le persecuzioni o le misure estreme del progressismo non sono in grado di fermare questo movimento in crescita — che, come abbiamo visto, va ben oltre la semplice moda". Contrariamente a quanto auspicato dal papa precedente, la soppressione della messa in latino ha contributo a un crescente interesse per la tradizione e l'ortodossia. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia al tempo di Leone.

Arcivescovo Aguer: La persecuzione non riuscirà a fermare la crescita del movimento della Messa latina.

Papa Benedetto XVI, che sarà per sempre ricordato e che con ogni probabilità un giorno verrà proclamato Dottore della Chiesa, nel Summorum Pontificum, il suo motu proprio del 2007 sui due usi dell'unico rito romano nelle sue forme ordinaria e straordinaria, cercò di liberalizzare la celebrazione della Messa comunemente chiamata "tradizionale", "tridentina", "di San Pio V" o "dei secoli". Lo fece con l'obiettivo di contribuire alla pace liturgica e per rispetto verso un'antica e venerabile consuetudine. In questo modo, qualsiasi sacerdote avrebbe potuto celebrare la Messa in latino senza bisogno di permessi speciali o rischiando ritorsioni ideologicamente motivate da parte di alcuni vescovi.

Nella sua lettera ai vescovi di tutto il mondo che accompagnava il motu proprio , il Pontefice ha sottolineato che “ciò che era sacro per le generazioni precedenti rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura considerato dannoso”. Solo Dio sa quanto abbia sofferto il Papa tedesco quando, 14 anni dopo, il 16 luglio 2021, il suo successore al soglio pontificio ha abrogato quella legge con un tratto di penna e ha imposto restrizioni draconiane al Vetus Ordo. Qualcosa di quella sofferenza è stato rivelato nei giorni scorsi dal suo fedele segretario personale, l'arcivescovo Georg Gänswein [qui].

17 Luglio. Il Sangue che libera le anime purganti

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
17 Luglio. Il Sangue che libera le anime purganti

Sangue di Cristo, liberazione delle anime del purgatorio
La preghiera litanica di questa mattina ci conduce dentro uno dei misteri più delicati della comunione dei santi: la liberazione delle anime del purgatorio.

La Chiesa ha sempre pregato per i defunti. Non lo fa per sentimento, né per semplice memoria affettiva. Lo fa perché crede che l’amore di Cristo raggiunga anche coloro che, morti nella grazia di Dio, hanno ancora bisogno di essere purificati prima di entrare nella piena visione del Padre. Il purgatorio non è una seconda possibilità dopo la morte. È la purificazione finale di chi appartiene già a Dio, e proprio perché appartiene a Dio deve essere reso pienamente capace della sua luce.

Fede e ragione, o fede contro ragione? Bernardo, Abelardo, Tommaso d'Aquino

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge.
Fede e ragione, o fede contro ragione?
Bernardo, Abelardo, Tommaso d'Aquino


Tutte le miniature presenti in questo post raffigurano Aristotele in epoca medievale.

Sono certo che alcuni studiosi medievali considerassero il mondo più come un campo di gioco intellettuale, la religione più come un rompicapo logico e Dio più come un argomento ricorrente nel programma annuale delle lezioni. E come abbiamo visto nel saggio precedente [qui], il metodo educativo chiamato scolastica incoraggiava una certa distanza emotiva tra l'anima e la materia di studio: le autorità erano rispettate ma anche messe in discussione, i dubbi erano considerati parte del percorso verso la verità, la logica formale veniva applicata in modo piuttosto spietato e l'esperienza complessiva era sistematica piuttosto che appassionata, mistica o liturgica. Inoltre, l'eccellenza accademica era utile non solo per acquisire saggezza, ma anche per avanzare nella carriera.

giovedì 16 luglio 2026

16 Luglio Festa e devozione alla Beata Vergine del Carmelo

Oggi, nella ricorrenza della festa della Beata Vergine del Carmelo, riprendo precedenti sempre attuali. Chiediamo la sua materna intercessione per noi, per la Chiesa tutta e per il mondo intero, attraversato da tanto degrado spirituale e morale e da minacce di una guerra più allargata. Anche chi non ha ricevuto lo scapolare può consacrarsi alla Vergine e prenderla definitivamente in sua (Gv 19, 27). 
Il primo profeta d'Israele, Elia (IX sec. a.C.), dimorando sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando la pioggia e salvando Israele dalla siccità. In quella immagine tutti i mistici cristiani e gli esegeti hanno sempre visto la Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo. Un gruppo di eremiti, «Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo», costruirono una cappella dedicata alla Vergine sul Monte Carmelo. I monaci carmelitani fondarono, inoltre, dei monasteri in Occidente. Il 16 luglio del 1251 la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre generale dell'Ordine, beato Simone Stock, al quale diede lo «scapolare» col «privilegio sabatino», ossia la promessa della salvezza dall'inferno, per coloro che lo indossano e la liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte.
Vedi anche Il perdono del Carmelo [qui]

«Flos Carmeli, Vitis florigera, Splendor Coeli, Virgo puerpera singularis.
Mater mitis, sed viri nescia, Carmelitis esto propitia, Stella Maris.
Radix Iesse, germinans flosculum, hic adesse me Tibi servulum patiaris.
Inter spinas quae crescis Lilium, serva puras mentes fragilium, tutelaris!
Armatura fortis pugnantium, furunt bella tende praesidium Scapularis.
Per incerta prudens consilium, per adversa iuge solatium largiaris.
Mater dulcis, Carmeli Domina, plebem Tuam reple laetitia qua bearis.
Paradisi Clavis et Ianua, fac nos duci quo, Mater, coronaris. Amen
» (San Simone Stock)
Fior del Carmelo, vite fiorita, splendore del cielo, tu solamente sei vergine e madre.
Madre mite, pura nel cuore, ai figli tuoi sii propizia, stella del mare.
Ceppo di Jesse, che produce il fiore, a noi concedi di rimanere con te per sempre.
Giglio cresciuto tra alte spine, conserva pure le menti fragili e dona aiuto.
Forte armatura dei combattenti, la guerra infuria, poni a difesa lo scapolare.
Nell’incertezza dacci consiglio, nella sventura, dal cielo impetra consolazione.
Madre e Signora del tuo Carmelo, di quella gioia che ti rapisce sazia i cuori.
O chiave e porta del Paradiso, fa’ che giungiamo dove di gloria sei coronata. Amen.

Che cosa significa - che cosa comporta
La devozione a Maria nel Carmelo - legata alla storia e ai valori spirituale dell'Ordine dei "frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo" (Carmelitani) - è espressa mediante lo "Scapolare del Carmine" - o "abitino" (indicato anche con altri nomi secondo i diversi luoghi) - ed è una delle devozioni più amate tra il popolo di Dio. 

La grande diffusione sembra doversi ricondurre alla tradizione di una visione della Madonna, documentata almeno alla fine del secolo XIV. È una devozione antica, che, tuttavia, conserva tutta la sua validità, se compresa e vissuta nei suoi valori autentici. 

Lo Scapolare del Carmine
La decisione di consacrarsi a Maria deriva da una scelta della volontà, mossa dalla fede e dall'amore. È quindi un atto intimo, personale, che impegna le facoltà dell'anima. Può tuttavia manifestarsi esternamente per mezzo di un rito o di segni, che cadono sotto l'esperienza dei sensi e possono essere percepiti dagli altri.

Il Patto del Quirinale e il destino europeo del Mediterraneo

Non dimentichiamo gli eventi rimarchevoli della nostra politica.
Il Patto del Quirinale e il destino europeo del Mediterraneo

Vi sono momenti nella storia in cui un documento diplomatico vale meno di quello che lascia intuire tra le righe, e altri in cui esso anticipa, quasi profeticamente, un ordine del mondo che ancora non esiste ma che già si annuncia. Il Trattato per una Cooperazione Bilaterale Rafforzata tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Francese, firmato al Quirinale il 26 novembre 2021 da Mario Draghi e da Emmanuel Macron, appartiene — almeno nelle intenzioni originarie — a questa seconda categoria. Eppure la sua storia reale ha assomigliato, nei cinque anni successivi, più a quella del seme che cade su terreno sassoso di cui parla il Vangelo di Marco: vivo, ma incapace di radicarsi in profondità. Il vertice di Antibes del 25 giugno 2026, il trentaseiesimo incontro intergovernativo italo-francese, ha rappresentato il tentativo — riuscito almeno nell’immediato — di trasferire quel seme in un suolo più fertile. La domanda che occorre porre, con il rigore di chi non si accontenta della cronaca, è se si tratti di una primavera vera o dell’ennesimo fiore di stagione destinato a sfiorire prima dell’estate geopolitica che ci attende.

16 Luglio. Il Sangue che consola chi piange

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
16 Luglio. Il Sangue che consola chi piange

Sangue di Cristo, sollievo degli afflitti
Una delle lodi più belle al Sangue di Gesù è l’appellativo di sollievo degli afflitti.

L’afflizione appartiene alla vita di tutti. Può avere il volto della malattia, del lutto, della solitudine, della fatica familiare, della preoccupazione per una persona amata, della prova spirituale, della stanchezza che si accumula senza clamore. Non tutte le afflizioni si vedono. Alcune persone sorridono, lavorano, rispondono con gentilezza, e dentro portano pesi che nessuno conosce. Il cuore umano è spesso un piccolo santuario di dolori nascosti, e naturalmente il mondo preferisce accorgersene quando ormai è tardi, perché la delicatezza preventiva costa troppo.

Il Sangue di Cristo è sollievo degli afflitti perché Gesù non consola da lontano. Ha conosciuto la sofferenza dall’interno. Ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro. Ha provato tristezza e angoscia nel Getsemani. Ha sperimentato il tradimento, l’abbandono, la violenza, la sete, la morte. Il suo Sangue versato non è un discorso sul dolore. È Dio che entra nel dolore dell’uomo e lo apre alla speranza.

Segni e pilastri della Chiesa /Una revisione su ciò che la sinodalità non è

Nella nostra traduzione da Substack.com. Sulla sinodalità abbiamo scritto a iosa; ma è sempre bene tener desta l'attenzione visto il punto in cui siamo. Dal punto di vista storico e teologico, il Cattolicesimo si fonda su tre "pilastri": la Scrittura, la Tradizione e il Magistero. Tutti sono necessari; tutti sono reciprocamente interconnessi; tolto il fatto che il Magistero è subordinato agli altri due.Qui uno dei precedenti. Qui l'indice degli articoli dedicati. Troverete nel testo altri link pertinenti di riferimento.

Segni e pilastri della Chiesa
Una revisione su ciò che la sinodalità non è


Una corda a tre capi non si spezza facilmente” (Ecclesiaste 4:12).

«Credo in una Chiesa, santa, cattolica e apostolica.» ~ Credo niceno (325 d.C.)

Per due millenni, gli insegnamenti del Cristianesimo sono stati chiari. Chiunque desideri una rapida introduzione può riflettere sul Credo niceno. Abbiamo la Scrittura, la Tradizione e gli scritti dei Padri della Chiesa se abbiamo bisogno di tornare alle nostre radici, per non parlare dei catechismi offerti nel corso dei secoli.

Ci sono quattro segni distintivi della Chiesa, e la sinodalità non è tra questi.
Ci sono tre pilastri della Chiesa, baluardo della Verità, e la Sinodalità non è tra questi.
Questi sono i nostri punti di riferimento, le nostre pietre miliari, che ci mantengono saldi nell'ovile. Dissipano la confusione.

mercoledì 15 luglio 2026

Giovedì 16 luglio, a Bergamo, la Messa antiquior della Madonna del Carmelo

Carissimi amici in Cristo,
vi comunico che giovedì 16 luglio, alle ore 20:00, presso la Chiesa di San Leonardo (Bergamo - largo Nicolò Rezzara, 2), sarà celebrata la Santa Messa della Madonna del Carmelo.

Chi desidera può portare lo Scapolare della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, che sarà benedetto ed imposto al termine della Santa Messa.
Un saluto nel Signore.  
Lorenzo Vitali
Comitato Summorum Pontificum di Bergamo

Marcello Veneziani. La debole speranza di disarmare l’Intelligenza artificiale

Il nuovo documento di Leone XIV sull'Intelligenza artificiale suscita molti e variegati commenti. Di seguito riprendiamo quello di Marcello Veneziani. 

La debole speranza di disarmare l’Intelligenza artificiale

Doverosa e prevedibile la prima enciclica di Papa Leone XIV, necessaria e vana. Ma sacrosanta. Propone di disarmare l’Intelligenza artificiale ma la Chiesa a sua volta è disarmata, non ha il potere di frenare e guidare la tecnica, esorta, predica e non può fare altro. Eppure se non lo fa la Chiesa, il Papa, quale altra autorità morale e spirituale è in grado di esprimere questa onesta preoccupazione, di salvaguardare l’uomo nel nome della sua ispirazione divina? Parla all’umanità intera e nel nome di quei due miliardi di uomini che in vario modo vivono nella cristianità. Non ce ne sono altre.

Ho letto l’intera enciclica, non mi sono accontentato dei sunti, dei passi e dei titoli e non l’ho fatto perché pignolo e precisino ma perché reputavo che il tema, la fonte, le questioni che solleva meritassero l’attenzione. Così è stato, anche nei passi in cui era facile precedere il testo. Ora vi propongo una sintesi commentata.

La regola di San Benedetto tra storia e modernità

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La regola di San Benedetto tra storia e modernità

Nell'immagine: San Benedetto porge la sua Regola a san Mauro e ad altri monaci; miniatura francese da un manoscritto della Règle de St. Benoît (Regula Benedicti), abbazia di St. Gilles, 1129

La nascita della regola di San benedetto rappresenta il momento di cristallizzazione del monachesimo occidentale, trasformando un’esperienza spesso caratterizzata da eccessi eremitici in un sistema istituzionale equilibrato e duraturo. Redatta intorno alla metà del VI secolo da Benedetto da Norcia (+ 547,), l'opera si inserisce in un’Europa segnata dal collasso delle strutture romane e dalle invasioni barbariche. In questo vuoto di potere e di civiltà, il monastero benedettino non si configurò solo come rifugio spirituale, ma come un microcosmo d'ordine, dove il caos esterno veniva arginato da una disciplina fondata sulla discrezione e sulla stabilità. La Regola non inventò il monachesimo, ma lo perfezionò, attingendo alla precedente Regula Magistri e sintetizzandola in un testo di straordinaria efficacia pratica e spirituale.