Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 11 giugno 2026

Leone XIV in Spagna. Commenti del vescovo Strickland.

Nella nostra traduzione da Pillars of Faith, i commenti del vescovo Joseph Strickland sul discorso di Leone XIV in occasione del viaggio apostolico in Spagna e dell’incontro con i membri del Parlamento spagnolo. Qui l'indice dei numerosi precedenti.

Leone XIV in Spagna. Commenti del vescovo Strickland.

Sono grato per le importanti verità che il Santo Padre ha riaffermato nel suo discorso al Parlamento spagnolo.

In un’epoca in cui la dignità umana viene spesso ridotta a utilità, produttività o preferenza personale, è incoraggiante ascoltare una chiara difesa della dignità intrinseca di ogni persona umana, creata da Dio e dotata di diritti che non derivano dallo Stato.

Particolarmente degna di nota è l’affermazione del Santo Padre secondo cui ogni vita umana deve essere protetta dal concepimento fino alla morte naturale, e il suo monito che la grandezza morale di una nazione si misura da come tratta i più vulnerabili tra noi.

Sono inoltre grato per la sua difesa della famiglia quale fondamento naturale della società, per la sua affermazione dei diritti primari dei genitori nell’educazione dei figli, per il suo sostegno alla libertà religiosa e per la sua insistenza sull’inviolabilità del sigillo sacramentale della confessione.

A tanti anni di distanza la chiave interpretativa di Amerio è ancor più significativa

Ottimo commento alla trattazione di Romano Amerio pubblicata qui dove è possibile trovare link a riferimenti significativi. Qui presentazione edizioni del 2012.

A tanti anni di distanza
la chiave interpretativa di Amerio è ancor più significativa

A distanza di trent'anni, la riflessione di Amerio conserva una sorprendente attualità e offre una chiave interpretativa particolarmente significativa per comprendere alcune delle principali dinamiche ecclesiali sviluppatesi nel periodo successivo al Concilio e, in modo speciale, negli ultimi pontificati.

La lettura del saggio di Romano Amerio, pubblicato nel 1996, suscita oggi un'impressione singolare. A quasi trent'anni di distanza, molte delle sue osservazioni sembrano aver acquisito una rilevanza ancora maggiore alla luce degli sviluppi più recenti della vita della Chiesa.

Amerio sosteneva che la crisi ecclesiale non consistesse principalmente nella negazione esplicita dei dogmi, bensì nel trasferimento pratico dell'autorità dottrinale dal Magistero all'opinione teologica dominante. La verità rivelata avrebbe progressivamente cessato di essere presentata come un deposito ricevuto e trasmesso, per diventare materia di continua rielaborazione secondo le esigenze pastorali, culturali e storiche di ogni epoca.

Una supplica per l'oscurità nel tempio di Dio

Osservazioni che potrebbero apparire superficialmente di natura estetica; ma che rivelano una profonda sensibilità al senso del sacro riferito al luogo di culto.
Una supplica per l'oscurità nel tempio di Dio

Spesso parlo di aspetti della vita medievale che ci informano, ci edificano, ci ispirano, ma che non possono realmente diventare parte di noi, perché troppe cose sono cambiate. Il passato non è sempre recuperabile; alcune ferite non guariscono mai; l'inerzia culturale supera la forza dell'individuo; e i contorni della mente, tracciati fin dalla nascita e induriti da lunghi anni di educazione e socializzazione, non si possono rimodellare facilmente. Un ritorno alla vita medievale – o alla vita antica, o alla vita moderna, o alla vita vittoriana – è impossibile su più livelli, e quindi indesiderabile, perché desiderare l'impossibile significa allontanarsi, pericolosamente, dalla bontà e dalla gloria del Reale.

mercoledì 10 giugno 2026

Abbiamo dimenticato cosa sia l'uomo / La crisi migratoria

Nella nostra traduzione da Substack.com. I recenti fenomeni di recrudescenza della crisi migratoria, l'ascesa del populismo e l'insegnamento trascurato della Chiesa su nazioni, cultura e bene comune. Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo.

Abbiamo dimenticato cosa sia l'uomo
La crisi migratoria, l'ascesa del populismo e l'insegnamento trascurato della Chiesa su nazioni, cultura e bene comune.

Oggi sul Regno Unito aleggia una sorta di silenzio attonito. Sta diventando un fenomeno fin troppo frequente. Il terribile attentato di Belfast ha messo ancora una volta a nudo il crescente divario tra le classi dirigenti e il popolo che affermano di rappresentare. In seguito all'ennesimo episodio di violenza che ha coinvolto un uomo ritenuto un immigrato sudanese, molti cittadini comuni reagiscono con rabbia, frustrazione e la crescente sensazione che coloro che plasmano il dibattito pubblico o non comprendano ciò che sta accadendo nel Paese, o non siano disposti a parlarne onestamente. Quasi immediatamente, si è ripetuto il solito copione. I leader politici hanno giustamente condannato l'attentato e invitato alla calma. Eppure molti cittadini ritengono che le questioni più ampie sollevate dall'incidente vengano ancora una volta trattate principalmente come un problema di percezione pubblica piuttosto che di politica pubblica. Le preoccupazioni relative all'immigrazione, all'integrazione e alla coesione sociale vengono rapidamente oscurate dagli avvertimenti sulla disinformazione, sull'estremismo e sui pericoli di alimentare le tensioni. Che siano giustificate o meno, molte persone hanno l'impressione che le ansie dei cittadini comuni vengano gestite anziché affrontate.

Tommaso d’Aquino: Il sapiente che voleva sapere tutto

Tommaso d’Aquino: Il sapiente che voleva sapere tutto

C’è un’immagine che Tommaso d’Aquino porta con sé lungo tutta la sua vita: un uomo che non si accontenta. Non nel senso volgare dell’ingordo, ma nel senso nobile di chi sente che la realtà è più grande di qualunque risposta già data, e che fermarsi sarebbe una forma di slealtà verso se stessi e verso Dio.

Aristotele aveva aperto la sua Metafisica con una frase diventata pietra: «Tutti gli uomini per natura desiderano conoscere». Tommaso la raccoglie e la porta fino alle sue conseguenze più radicali. Per lui il compito del vero sapiente è quello di «cercare di indagare tutto lo scibile». Non è un programma accademico: è un’antropologia. Dice cosa siamo. Siamo, come egli afferma con precisione, «in senso stretto animali razionali», e la razionalità non è un ornamento dell’anima ma la forma stessa del corpo, il principio che ci costituisce interamente. L’anima razionale è l’unica vera forma del composto umano. Per questo la beatitudine piena non può darsi senza il corpo: anche raggiunta la visione beatifica di Dio dopo la morte individuale, la beatitudine «non sarà piena, perché non sarà ancora reintegrato e completo» l’uomo. «L’uomo è sempre, indissolubilmente, appunto anima e corpo.» C’è qualcosa di commovente in questa fedeltà al corporeo, in un’epoca che tendeva a vedere la carne come zavorra.

In Illo Tempore: 2a domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta  circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale precedente qui.

Le lingue di fuoco della Pentecoste sono cadute. Ci siamo lasciati alle spalle gli antichi Giorni delle Tempora. La Domenica della Trinità ha coronato la rivelazione di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Corpus Domini ha posto davanti ai nostri occhi il Pane vivo disceso dal cielo. Tra pochi giorni, il Sacro Cuore ci mostrerà la fornace da cui quel Pane fu donato, il Cuore trafitto da cui scaturirono la Chiesa e i Sacramenti.

Ora la Santa Chiesa si riveste di nuovo di verde, colore della speranza e della crescita, e ci introduce nel lungo ciclo delle domeniche dopo Pentecoste.

Questa è la prima domenica verde dopo il grande ciclo di Quaresima e Pasqua, poiché la Domenica della Santissima Trinità sostituisce la Prima Domenica dopo Pentecoste. Si percepisce come un'apertura. Questa domenica, la seconda dopo Pentecoste, ci conduce alla scuola pratica della grazia. I misteri sono stati riversati. Ora la Chiesa dice, in effetti, "ITE". Andate. Vivete secondo essi.

La prima lingua dell'anima

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis.
La prima lingua dell'anima
Introduzione alla poesia medievale.

Immagine a lato: Davide: re, guerriero, penitente, poeta e musicista per eccellenza dell'iconografia medievale.
«Il grande errore consiste nel supporre che la poesia sia una forma di linguaggio innaturale. Tutti vorremmo parlare in poesia nel momento in cui viviamo veramente... Non è il canto ad essere una cosa ristretta o artificiale, è la conversazione ad essere un tentativo frammentario e balbettante di cantare... La poesia non travisa il linguaggio parlato tanto quanto il linguaggio parlato travisa l'anima.» —G.K. Chesterton
Nelle scorse settimane abbiamo parlato di musica, architettura, pittura e scultura medievali. Ciò significa che abbiamo riflettuto su quattro delle cinque arti tradizionalmente classificate come belle arti. La quinta è la poesia. Dato che ha senso completare questo breve ma suggestivo viaggio attraverso le belle arti medievali, e dato che mi trovo anche in uno stato d'animo piuttosto poetico, dedicheremo i prossimi saggi a contemplare la via mediaevalis come via poetica.

martedì 9 giugno 2026

12 giugno. Festa del Sacro Cuore a Sant'Anna al Laterano

Carissimi,
La Chiesa collocando la Festa del Sacro Cuore immediatamente dopo l'antica Ottava del Corpus Domini, insegnava che l'Eucaristia è la suprema espressione dell'amore del Cuore di Cristo. La devozione al Sacro Cuore, dunque, è direttamente connessa al contesto liturgico dell'Eucaristia: il Cuore di Gesù non è un simbolo astratto, ma è il Cuore che ha amato fino alla morte, il Cuore che ha istituito l'Eucaristia e il Cuore che rimane presente nel Santissimo Sacramento dell'Altare.

Venerdì 12 giugno Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù.
  • Ore 15.00 Apertura della Chiesa e Confessioni
  • Ore 15.30 Recita del Santo Rosario
  • Ore 16.00 Missa in Festo Sacratissimi Cordis Jesu (Qui proprio della Santa Messa). Esposizione del Santissimo Sacramento, Atto di Riparazione, Litanie del Sacro Cuore [qui] e Benedizione Eucaristica.
In Domino

Quando Le Barroux cerca di correggere il vescovo Schneider

Interessante nella nostra traduzione dal sito della FSSPX.  Nel numero del 29 aprile 2026 di La Nef , padre Cyrille, un monaco di Le Barroux (Francia), tenta apertamente di correggere il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan), che il 24 febbraio aveva rivolto un appello fraterno a Papa Leone XIV per costruire un ponte con la Fraternità Sacerdotale San Pio X [qui - qui posizione netta e argomentata]. Ma il Papa è libero e senza vincoli. Offrirà solo la legge? La misericordia? Un misto di entrambe? Questa è l'unica variabile. E la sua risposta è importante per tutto il mondo cattolico.

Quando Le Barroux cerca di correggere il vescovo Schneider

Nel numero del 29 aprile 2026 di La Nef, padre Cyrille, un monaco di Le Barroux (Francia) [vedi precedente recente interessante anche per la discussione], tenta apertamente di correggere il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan), che il 24 febbraio aveva rivolto un appello fraterno a Papa Leone XIV per costruire un ponte con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Secondo il monaco benedettino, sembrerebbe che, invece di un ponte con la Fraternità, si possa erigere solo un ponte levatoio.
A suo avviso, “tre elementi combinati fanno sì che un grave atto di disobbedienza si orienti verso una logica scismatica: un elemento oggettivo – un atto che, per sua natura, ferisce l’unità visibile della Chiesa; un elemento soggettivo – la persistenza nel rifiutare di sottomettersi all’autorità del Papa che vieta tale atto; e un elemento ecclesiologico – la capacità di operare autonomamente secondo i propri criteri e con la propria rete gerarchica. Può il vescovo Schneider affermare sinceramente che questi tre punti non siano presenti nelle consacrazioni di Écône?”.

Magnifica Humanitas informata dall’apparato ideologico e dai nuovi “luoghi teologici” imposti dal concilio e dal postconcilio

Grazie ad Antonio de Felip per questa lettura attenta e argomentata della prima enciclica di Leone XIV.
Magnifica Humanitas informata dall’apparato ideologico e
dai nuovi “luoghi teologici” imposti dal concilio e dal postconcilio

C’era molta attesa riguardo alla prima enciclica di Prevost: i progressisti di varia gradazione auspicavano la conferma dell’assoluta continuità dottrinaria, pastorale e ideologica del nuovo pontefice rispetto al suo predecessore, mentre da parte dei conservatori, e persino di alcuni tradizionalisti, ci si perdoni la semplificante partizione, c’era l’illusione che Leone potesse offrire qualche spunto, sia pure moderato e prudente, di ortodossia e di necessario conservatorismo.

Illusioni mal riposte, queste ultime: la Magnifica Humanitas ci mostra un papa allineato con i predecessori conciliari e post-conciliari e soprattutto con Bergoglio, citato molte e molte volte per assicurare tutti i fan rimasti orfani del predecessore dell’assoluta identità dottrinale e ideologica tra i due pontefici.