Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 21 aprile 2026

I nemici della Chiesa cattolica si stanno cibando dei “frutti” del Concilio Vaticano II

Nella nostra traduzione da Remnant. Per 60 anni ai cattolici è stato detto di non giudicare il Vaticano II dalle sue conseguenze... ma se l'esperimento "pastorale" producesse esattamente la confusione di cui i critici hanno avvertito fin dal primo giorno? Questa potente esposizione ripercorre il percorso dalle ambiguità del Vaticano II: Falso ecumenismo, Collasso dottrinale, Caos sinodale.

I nemici della Chiesa aspettavano questi "frutti" fin dall'inizio?
Sessant'anni dopo, i cattolici non possono più ignorare i frutti marci del Concilio Vaticano II. Robert Morrison analizza come l'ambiguità, il falso ecumenismo e la traiettoria post-conciliare di Roma abbiano alimentato la confusione, indebolito l'identità cattolica e incoraggiato i nemici della Chiesa.
Uno degli aspetti più importanti del Concilio Vaticano II, su cui concordano sia i suoi sostenitori che i suoi critici, è la sua impostazione "pastorale". Paolo VI lo ha chiarito in diverse occasioni, tra cui durante l'udienza generale del 6 agosto 1975:
“A differenza degli altri Concili, questo non fu di carattere dogmatico, bensì disciplinare e pastorale.”
Dalle parole di Paolo VI, è evidente che il Concilio Vaticano II si distingue dagli altri in quanto “non è stato direttamente dogmatico”. Le sue parole suggeriscono anche che esista una reale distinzione tra un approccio dogmatico e un approccio pastorale. Tuttavia, come ha scritto il professor Roberto de Mattei in Apologia della Tradizione, non esiste una vera tensione tra obiettivi pastorali e dogmatici.

Il Cristo distrutto nel Sud del Libano: anatomia di una decristianizzazione strategica

Qui l'indice degli articoli sulla questione mediorientale.
Il Cristo distrutto nel Sud del Libano:
anatomia di una decristianizzazione strategica

L'immagine che circola in queste ore non è un fotomontaggio. È la documentazione di un atto reale: un soldato delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), equipaggiato con elmetto e giubbotto tattico, che brandisce un pesante martello e colpisce con freddezza la figura di un Cristo crocifisso. Il gesto sembra essere quasi rituale. Non si tratta di un'esplosione casuale di guerra: è un atto di profanazione deliberata di un simbolo fondante della civiltà cristiana del Levante.

Questo episodio non è isolato. Si inserisce in un quadro più ampio e documentato di pressione sistematica sulle comunità cristiane del Sud del Libano, in particolare nei villaggi di Qlayaa, Alma al-Shaab, Rmeish, Debel e Ain Ebel – aree storicamente a maggioranza maronita e greco-melkita. Rapporti di fonti indipendenti e di agenzie ecclesiali confermano che, durante l'offensiva israeliana del 2024-2026, queste località hanno subito evacuazioni forzate, distruzioni di abitazioni e colpi diretti su edifici religiosi. Il 9 ottobre 2024, ad esempio, un raid aereo ha distrutto la chiesa di San Giorgio a Derdghaya, causando almeno otto morti tra i civili che vi avevano trovato rifugio. Nel marzo 2026, il parroco maronita di Qlayaa, padre Pierre al-Rahi, è stato ucciso da colpi di artiglieria mentre rimaneva al fianco della sua comunità.

lunedì 20 aprile 2026

Mons. Viganò / Considerazioni sul rapporto tra Leone XIV e Trump

Un po' forte, direi. Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Viganò / Considerazioni sul rapporto tra Leone XIV e Trump

È comprensibile che molti cattolici si sentano offesi e scandalizzati dalle esternazioni del presidente degli Stati Uniti nei riguardi di Leone[1], anche se non si può certo dire che Jorge Bergoglio durante il suo “regno” abbia risparmiato attacchi e provocazioni nei confronti di Donald Trump. L’intervento di quest’ultimo è inoltre contestuale alle dichiarazioni orchestrate contro di lui nel programma di propaganda “60 Minutes” della CBS[2], da parte di tre corrottissimi cardinali: Cupich, McElroy e Tobin; tre porporati notoriamente ultra-bergogliani e ultra-progressisti, appartenenti alla filiera dell’abusatore seriale Theodore McCarrick, legati a doppio filo con la Sinistra radicale woke, grandi elettori di Robert Prevost e suoi più stretti collaboratori.

Ad un passo dal martirio: come vivono i Cattolici nella gabbia di Xi

In Cina la libertà religiosa continua ad essere considerata una minaccia per la stabilità nella Cina comunista. La "libertà recintata" della Chiesa sotterranea. Qui l'indice dei precedenti.

Ad un passo dal martirio:
come vivono i Cattolici nella gabbia di Xi


Da Roma non ci è possibile parlare liberamente al telefono con religiosi francescani che, in Cina, sono costretti a vivere nelle vesti di studenti all’interno di studentati, controllati dai servizi che sanno bene chi sono, poiché l’importante per il sistema repressivo del Partito Comunista Cinese è il loro silenzio. Assordante, ad un passo dal martirio.

Libertà religiosa una minaccia
Con la teoria della relatività Einstein concepiva lo spazio come un campo privo di valore assoluto, non considerabile al di fuori dello stato di moto del corpo o del sistema di riferimento. La Cina di Xi Jinping continua a trattare alla stessa stregua la libertà, fino a giungere ad un parossismo di formalità statolatriche e sottomissioni organiciste che annichiliscono completamente ogni libero arbitrio. La libertà, infatti, non viene mai staccata dal predominio del sistema di riferimento, che è il partito comunista fattosi Stato, nemmeno nel campo delle organizzazioni o manifestazioni religiose.

Su un dolore oscuro

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing Robert Royal: "nonostante la divisione culturale all'interno della civiltà occidentale, è il cristianesimo, e non la politica, a fornire ancora un fondamento di speranza". Senza ignorare, aggiungo, che l'Occidente atlantico condivide con quello europeo le radici remote greco-romane fecondate dal cristianesimo (peraltro rinnegate dall'UE), per poi divergere in quelle prossime  frutto della Riforma protestante. Ciò che conforta è la crescente vitalità della Tradizione cattolica che la persecuzione della Messa dei secoli sembra aver centuplicato.

Su un dolore oscuro

Immagine: Cristo in trono tra gli Apostoli nel mosaico dell'Abside, opera di un artista della fine del IV secolo [Basilica di Santa Pudentiana, Roma] 

Sono stato a Lisbona e, negli ultimi giorni, a Roma per presentare le traduzioni del mio recente libro "I martiri del nuovo millennio". È incoraggiante constatare che i cristiani in Europa stiano iniziando a rendersi conto della virulenza e della portata degli atti anticristiani in tutto il mondo, comprese le nostre nazioni "sviluppate". Ma, naturalmente, ho anche incontrato forti reazioni qui riguardo al difficile rapporto tra Stati Uniti ed Europa – la "civiltà occidentale" che tutti ci preoccupa – soprattutto alla luce delle divisioni suscitate dalla guerra in Iran. Nonostante le apparenze, i due atteggiamenti sono interconnessi.

domenica 19 aprile 2026

Oggi inizia la novena a San Luigi Maria Grignion De Montfort

Oggi inizia la novena a San Luigi Maria Grignion De Montfort
(Questa preghiera si ripete per nove giorni di seguito)

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi. Signore vieni presto in mio aiuto.

I. O grande apostolo del regno di Gesù per Maria, tu che indicasti alle anime i sentieri della vita cristiana suggerendo l’osservanza delle promesse battesimali e insegnasti come un segreto di santità la via soave e perfetta di Maria, la via stessa voluta da Dio per venire a noi e ricondurci a Lui, ottieni anche a noi la grazia di comprendere e praticare la vera Devozione alla Madonna, affinché guidati e sorretti dalla nostra Celeste Madre e Mediatrice, possiamo crescere nella virtù e nella fede per raggiungere la salvezza.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

San Luigi de Montfort, devoto schiavo di Gesù in Maria, prega per noi.

L'illegalità messa a nudo /Omelia per domenica 19 aprile 2026

L'illegalità messa a nudo
Omelia per domenica 19 aprile 2026

1 Giovanni 3:4–10 
Chiunque pratica il peccato pratica anche l'iniquità; e il peccato è l'iniquità. E voi sapete che Colui che è stato manifestato è stato tolto il peccato, e in lui non c'è peccato. Chiunque dimora in lui non pecca; chiunque pecca non l'ha visto né l'ha conosciuto. Figlioli, nessuno vi inganni; chi pratica la giustizia è giusto, come Colui che è giusto. Chi pratica il peccato è del diavolo, perché il diavolo pecca fin dal principio. Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo. Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché il seme di Dio dimora in lui; e non può peccare, perché è stato generato da Dio. In questo si manifestano i figli di Dio e i figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è di Dio, e chi non ama il suo fratello.

Davanti a noi oggi si erge uno dei passi più crudi dell'intera testimonianza giovannea: un testo che si rifiuta di adulare, che spoglia ogni illusione sul peccato, sulla santità e sulla vita nata da Dio. In questi versetti l'apostolo non sussurra, ma dichiara. Ed è qui, nel quarto versetto del terzo capitolo, che il velo viene squarciato e la vera natura del peccato viene svelata.

Seconda Domenica dopo Pasqua/ Il Buon Pastore

Di anno in anno meditiamo i tesori della nostra fede per interiorizzarli sempre più nella ripetizione. Precedente qui sul Buon Pastore.

Ego sum Pastor bonus, et cognosco oves meas,
et cognoscunt me meae
 
Domenica del Buon Pastore.
Intróitus 
Ps 32:5-6.- Misericórdia Dómini plena est terra, allelúia: verbo Dómini cœli firmáti sunt, allelúia, allelúia. ~~
Ps 32:1.- Exsultáte, iusti, in Dómino: rectos decet collaudátio. ~~ Glória ~~ Misericórdia Dómini plena est terra, allelúia: verbo Dómini cœli firmáti sunt, allelúia, allelúia.
Introito
Ps 32:5-6.- Della misericordia del Signore è piena la terra, allelúia: la parola del Signore creò i cieli, alleluia, alleluia. ~~
Ps 32:1.- Esultate, o giusti, nel Signore: ai buoni si addice il lodarlo. ~~ Gloria ~~ Della misericordia del Signore è piena la terra, alleluia: la parola del Signore creò i cieli, alleluia, alleluia.

Questa Domenica viene designata con l'appellativo popolare di "Domenica del Buon Pastore" perché, alla Messa, vi si legge il brano evangelico di san Giovanni in cui nostro Signore stesso si chiama in questo modo. Un vincolo misterioso unisce tale testo al tempo nostro, poiché è in questi giorni che il Salvatore degli uomini, stabilendo e consolidando la sua Chiesa, cominciò a darle quel Pastore che dovrà governarla fino alla consumazione dei secoli.
Secondo l'eterno decreto, l'Uomo-Dio, tra qualche giorno, non sarà più visibile quaggiù. La terra lo rivedrà solamente alla fine del tempo, quando verrà a giudicare i vivi e i morti. Nondimeno egli non può abbandonare questa umanità, per la quale si è sacrificato sulla croce, che ha vendicato della morte dell'inferno, uscendo vittorioso dal sepolcro. Egli resterà dal cielo il suo Capo; ma cosa avremo noi, per supplire alla sua presenza sulla terra? Avremo la Chiesa. Alla Chiesa lascerà tutta la sua autorità sopra di noi; è nelle mani della Chiesa che depositerà tutte le verità che ha insegnato; è lei che stabilirà quale dispensatrice di tutti i mezzi di salvezza, che ha destinati per gli uomini.

sabato 18 aprile 2026

Senza verità, il dialogo perde la sua anima e diventa una semplice strategia

Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.
Senza verità, il dialogo perde la sua anima
e diventa una semplice strategia


Negli ultimi anni, l’approccio della Chiesa verso l’Islam lascia nel cuore un senso di profonda inquietudine. Non si tratta di invocare scontri o alimentare odio, ma di riconoscere una realtà che grida giustizia. Troppi cristiani soffrono e muoiono proprio a causa della loro fede, spesso nel silenzio del mondo. Il dolore nasce quando questo dramma viene sfiorato appena, quasi temendo di disturbare equilibri diplomatici. La carità senza verità rischia di diventare una forma di abbandono. Una Chiesa che ama davvero non può permettersi di tacere davanti alla sofferenza dei suoi figli.

Il richiamo continuo al dialogo, ripetuto come una formula, sembra talvolta svuotarsi del suo significato più autentico. Il dialogo vero nasce dalla verità e non dalla paura di nominarla. Esiste una distanza profonda tra chi discute attorno a un tavolo e chi vive ogni giorno sotto minaccia. Le parole pronunciate nei contesti protetti non portano il peso della persecuzione quotidiana. Chi ha visto chiese bruciate e famiglie distrutte sa che certe affermazioni non possono essere leggere. Il rischio è trasformare il dialogo in una parola comoda che evita di affrontare la realtà.

L’ecclesiologia ingannevole della Fraternità San Pietro

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha emesso una dettagliata contestazione della critica della Fraternità Sacerdotale di San Pietro alle sue consacrazioni episcopali pianificate, sostenendo che lo "stato di necessità" rimane decisivo. Secondo don Jean-Michel Gleize il legalismo della Fraternità San Pietro fugge davanti ai lupi e abbandona le pecore.

L’ecclesiologia ingannevole della Fraternità San Pietro

«Delle consacrazioni legittime?»: è questo il titolo di un testo firmato «Theologus» e pubblicato sulla pagina dell’11 aprile 2026 del sito internet «claves.org» (1) dai sacerdoti della Fraternità San Pietro.
Il testo cerca di dimostrare che l’argomentazione presentata dalla Fraternità San Pio X per stabilire la legittimità delle consacrazioni episcopali che essa si accinge a compiere il prossimo 1 luglio, sarebbe futile.

Questo genere di discorso non è nuovo. Infatti, fin dall’inizio, cioè dall’estate 1988, i sacerdoti decisi a non seguire Mons. Lefebvre nella sua decisione di darsi dei successori nell’episcopato, si sono sforzati di giustificare il loro atteggiamento. Furono principalmente i sacerdoti della allora nascente Fraternità San Pietro, e fra loro Don Josef Bisig (2). E l’hanno fatto presentando l’iniziativa delle consacrazioni come effettuate da un episcopato non cattolico, un episcopato scismatico, un episcopato che veicolava una eresia implicita. Riattualizzato da Don de Blignieres (3), lo studio di allora di Don Bisig ispira in gran parte l’attuale riflessione dei sacerdoti della Fraternità San Pietro, in particolare come esso è presentato nel testo pubblicato lo scorso 11 aprile (4).