Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 26 maggio 2026

Card. Burke a Chartres: «Non cediamo allo scoraggiamento né alla disperazione»

Dopo una breve introduzione trovate il testo integrale dell'Omelia pronunciata nella messa pontificale di chiusura del pellegrinaggio di Pentecoste Parigi-Chartres 2026.

Card. Burke a Chartres:
«Non cediamo allo scoraggiamento né alla disperazione»


Il pellegrinaggio di Notre-Dame de Chrétienté si è concluso questo lunedì di Pentecoste a Chartres con una solenne messa pontificale celebrata dal cardinale Raymond Leo Burke secondo il rito romano tradizionale. Davanti a circa 20.000 pellegrini giunti da diversi Paesi, il porporato americano ha pronunciato un’omelia caratterizzata dall’appello alla fedeltà, alla perseveranza e alla difesa della tradizione cattolica in mezzo alla crisi spirituale contemporanea.

Il pellegrinaggio Parigi-Chartres, ormai diventato uno dei grandi simboli della rinascita del cattolicesimo tradizionale tra i giovani europei, ha battuto anche quest’anno nuovi record di partecipazione. In un contesto segnato dalle restrizioni al rito antico dopo Traditionis Custodes, il fenomeno continua a crescere e attira sempre più giovani lontani dalla Chiesa, famiglie numerose e convertiti.

Mistica del tempo dopo la Pentecoste

Ci riappropriamo dei tesori della nostra Chiesa attraverso i testi che illustrano le ricchezze inesauribili dell'Anno Liturgico, la cui ripetizione è salutare per l'interiorizzazione sempre ulteriore dei miseri salvifici della nostra Fede. Vedi anche  Storia del tempo dopo la Pentecoste qui ; Pratica del Tempo dopo la Pentecoste qui

Tempo dopo la Pentecoste

Capitolo II


Mistica del Tempo
dopo la Pentecoste


Scopo di questo periodo.
Per comprendere bene l'intento e l'importanza di questa stagione dell'Anno liturgico alla quale siamo giunti, è necessario rendersi conto di tutta la serie dei misteri che la santa Chiesa ha celebrati dinanzi a noi e con noi. La celebrazione di questi misteri non è stata un vano spettacolo posto sotto i nostri occhi. Essi hanno apportato con sé ciascuno una grazia speciale che produceva nelle anime nostre ciò che significavano i riti della Liturgia. A Natale, Cristo nasceva in noi; nel tempo della Passione, ci incorporava alle sue sofferenze e ai suoi meriti; nella Pasqua, ci comunicava la sua vita gloriosa; nell'Ascensione, ci trascinava al suo seguito fino al cielo; in una parola, per usare l'espressione dell'Apostolo, "Cristo si formava in noi" (Gal 4,19).

Oggi è lo stesso Vaticano II che condanna Roma piuttosto che la FSSPX

Nella nostra traduzione da Remnant.
Chi aderisce realmente di più agli insegnamenti del Concilio Vaticano II: la Fraternità Sacerdotale San Pio X o il Vaticano attuale? Il che dimostra quanto la famigerata 'pastorale' applicata ad libitum abbia operato cambiamenti oltre ogni previsione... Attingendo ampiamente ai testi stessi del Concilio Vaticano II, questa analisi esplosiva sostiene che Roma oggi contraddice molti degli insegnamenti ortodossi che i Padri conciliari conservatori si sono battuti per preservare. Il Vaticano II viene costantemente trasformato in arma contro la SSPX, ma se il Concilio stesso condannasse più di ciò che Roma stessa promuove oggi? Dalla soppressione del latino e del falso ecumenismo al compromesso morale e all'ambiguità dottrinale, l'articolo che segue dimostra come il Vaticano moderno contraddice anche gli insegnamenti ortodossi del Vaticano II molto più di quanto faccia la SSPX. Attingendo direttamente da Dei Verbum, Lumen Gentium, Gaudium et Spes e altro ancora, questo è un caso devastante per cui l'arcivescovo Lefebvre credeva che la vera crisi fosse dentro Roma stessa. 
N.B. Ho inserito alcune chiose riferite a distorsioni non rilevate perché l'accento è sulle concordanze. 

Oggi è lo stesso Vaticano II
che condanna Roma piuttosto che la FSSPX


Uno dei passaggi più interessanti del libro dell'arcivescovo Marcel Lefebvre, "Lo hanno detronizzato", è la sua descrizione del modo in cui furono redatti i documenti del Concilio Vaticano II. Dopo aver discusso gli sforzi dei Padri conciliari conservatori per aggiungere passaggi ortodossi ai documenti conciliari al fine di controbilanciare le affermazioni liberali, egli scrive degli sforzi dei liberali per promuovere le loro idee eterodosse:
«Ma la cosa fastidiosa è che gli stessi liberali mettevano in pratica questo sistema nel testo degli schemi: affermare un errore, un'ambiguità o un orientamento pericoloso, e subito dopo o prima, un'affermazione nella direzione opposta, intesa a tranquillizzare i Padri conciliari conservatori.» (p. 168)
Chi ha studiato i documenti del Concilio Vaticano II può notare la tensione tra posizioni liberali e conservatrici in molti di essi, poiché vi è stato scarso sforzo reale per armonizzare i punti di vista opposti in un testo coerente. Ma per coloro che hanno meno familiarità con i documenti conciliari, potrebbe essere utile considerare come si svolgerebbe questo stesso processo di redazione in un'ipotetica dichiarazione sulla matematica di base (piuttosto che sulla teologia cattolica):
“Due più due fa sempre quattro... Allo stesso tempo, però, si sta diffondendo la consapevolezza che due più due a volte fa cinque, o altro.”
Dovrebbe essere ovvio alla maggior parte delle persone di buon senso che la prima frase è corretta e la seconda è scorretta; e se ci venisse insegnato a pensare ai documenti del Concilio in questi termini, ci sarebbe molta meno confusione riguardo al Concilio Vaticano II. L'arcivescovo Lefebvre ha proseguito con un semplice esempio tratto dal Concilio per illustrare questo concetto:
«Così, nella Costituzione sulla Liturgia, Sacrosanctum concilium, scrivendo al n. 36 n. 2: “Si può concedere un ruolo più ampio alla lingua volgare”, e affidando alle assemblee episcopali la cura di decidere se adottare o meno la lingua volgare (cfr. n. 36 n. 3), i redattori del testo aprirono la porta alla soppressione del latino nella liturgia. Per attenuare questa intenzione, si preoccuparono di scrivere dapprima, al n. 36 n. 1: “L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sarà mantenuto nei riti latini”. Rassicurati da questa affermazione, i Padri accettarono senza problemi le altre due». (p. 168) [vedi anche come la Sacrosanctum Concilium oltrepassa la Mediator Dei -ndT]
Si tratta di una spiegazione di enorme valore, che meriterebbe maggiore riconoscimento, poiché sappiamo tutti che l'uso della lingua latina non fu mantenuto nei riti latini. Allo stesso tempo, possiamo comprendere come l'arcivescovo Lefebvre e gli altri padri conciliari conservatori si siano sentiti rassicurati dall'affermazione sul mantenimento del latino.

È questa dinamica empia e insensata, in atto nei documenti del Concilio Vaticano II, a spiegare come mai la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) dell'arcivescovo Lefebvre respinga alcuni passaggi su cui il Vaticano insiste; e, viceversa, come mai la FSSPX concordi con alcuni passaggi del Vaticano II che il Vaticano ha contraddetto con le sue parole e i suoi fatti sin dalla chiusura del Concilio. Pertanto, poiché la FSSPX è già oggi denunciata da Roma e dai cosiddetti cattolici conservatori per "aver respinto il Vaticano II", è del tutto appropriato, e persino necessario, mostrare come il Vaticano, guidato da Leone XIV, stia a sua volta respingendo il Vaticano II.

Fede incrollabile e pura. Mentre Roma condanna la Fraternità Sacerdotale San Pio X per il suo rifiuto intransigente di accettare qualsiasi insegnamento associato al Concilio Vaticano II che sia in contrasto con quanto la Chiesa insegnava prima del Concilio, la Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione del Vaticano II, Dei Verbum, ci dice che la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha ragione:
«La sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un unico sacro deposito della parola di Dio, affidato alla Chiesa [Fusione delle due fonti vedi -ndT]. Attenendosi a questo deposito, tutto il santo popolo, unito ai suoi pastori, rimane sempre saldo nell'insegnamento degli Apostoli, nella vita comune, nella frazione del pane e nella preghiera, in modo che, nel custodire, praticare e professare l'eredità della fede, diventi per i vescovi e i fedeli un unico sforzo comune. Ma il compito di interpretare autenticamente la parola di Dio, sia essa scritta o tramandata, è stato affidato esclusivamente al magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Questo magistero non è al di sopra della parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato tramandato, ascoltandola devotamente, custodindola scrupolosamente e spiegandola fedelmente secondo il mandato divino e con l'aiuto dello Spirito Santo, attinge da questo unico deposito della fede tutto ciò che propone alla fede come divinamente rivelato». (Dei Verbum, 10) [l'inganno sta in quel vivo poi tradotto "vivente" riferito al magistero, inteso e applicato in senso storicista e, quindi, transeunte! -ndT]
La necessità di essere cattolici fedeli. Mentre Roma promuove un lassismo nei confronti della fede, caratterizzato da un cattolicesimo dilagante e da peccati pubblici, persino da parte di alti prelati, la Costituzione dogmatica sulla fede del Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, ci dice che la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha ragione nell'insistere sul fatto che dobbiamo praticare diligentemente la fede se vogliamo salvare le nostre anime:
«Sono pienamente incorporati nella società della Chiesa coloro che, possedendo lo Spirito di Cristo, ne accettano tutto il sistema e tutti i mezzi di salvezza che le sono dati, e sono uniti ad essa come parte della sua visibile struttura corporea e, attraverso di essa, a Cristo, che la governa tramite il Sommo Pontefice e i vescovi. I vincoli che legano gli uomini alla Chiesa in modo visibile sono la professione di fede, i sacramenti, il governo ecclesiastico e la comunione. Non è salvato, tuttavia, colui che, pur essendo parte del corpo della Chiesa, non persevera nella carità. Rimane sì nel seno della Chiesa, ma, per così dire, solo in modo “corporeo” e non “nel suo cuore”. Tutti i figli della Chiesa ricordino che la loro elevata condizione non è attribuibile ai propri meriti, ma alla grazia speciale di Cristo. Se inoltre non rispondono a quella grazia con il pensiero, la parola e l'opera, non solo non saranno salvati, ma saranno giudicati con maggiore severità». (Lumen Gentium, 14)
Nessuna salvezza fuori dalla Chiesa. Mentre la promozione da parte di Roma di un falso ecumenismo dice ai non cattolici che saranno salvati nelle loro false religioni, Lumen Gentium conferma che la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha ragione nel mantenere l'insegnamento pre-Concilio Vaticano II secondo cui non c'è salvezza fuori dalla Chiesa cattolica:
«Questo Sacro Concilio desidera rivolgere la sua attenzione in primo luogo ai fedeli cattolici. Basandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, insegna che la Chiesa, che ora dimora sulla terra in esilio, è necessaria alla salvezza. Cristo, presente a noi nel suo Corpo, che è la Chiesa, è l'unico Mediatore e l'unica via di salvezza. Egli stesso ha affermato esplicitamente la necessità della fede e del battesimo e, in tal modo, anche la necessità della Chiesa, poiché attraverso il battesimo, come attraverso una porta, si entra nella Chiesa. Chiunque, dunque, pur sapendo che la Chiesa cattolica è stata resa necessaria da Cristo, si rifiutasse di entrarvi o di rimanervi, non potrebbe essere salvato» (Lumen Gentium, 14).
La necessità di evitare ogni minaccia al matrimonio. Mentre (a) la promozione dell'omosessualità da parte di Roma, specialmente attraverso la benedizione delle unioni tra persone dello stesso sesso, e (b) l'indifferenza all'uso diffuso della contraccezione artificiale, attaccano direttamente l'insegnamento cristiano sul matrimonio, la FSSPX aderisce fermamente all'insegnamento in materia così come esposto nella Costituzione dogmatica del Concilio sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et Spes:
«Dio, Signore della vita, ha conferito agli uomini il ministero supremo di salvaguardare la vita in modo degno dell'uomo. Pertanto, fin dal momento del suo concepimento, la vita deve essere custodita con la massima cura, mentre l'aborto e l'infanticidio sono crimini indicibili. Le caratteristiche sessuali dell'uomo e la facoltà umana di riprodursi superano mirabilmente le disposizioni delle forme di vita inferiori. Di conseguenza, gli atti propri dell'amore coniugale e compiuti in conformità con l'autentica dignità umana devono essere onorati con grande riverenza. Pertanto, quando si tratta di armonizzare l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, gli aspetti morali di qualsiasi azione non dipendono unicamente dalle intenzioni sincere o da una valutazione delle motivazioni, ma devono essere determinati da criteri oggettivi. Questi, basati sulla natura della persona umana e sulle sue azioni, preservano il pieno senso del reciproco dono di sé e della procreazione umana nel contesto del vero amore. Tale obiettivo non può essere raggiunto se non si pratica sinceramente la virtù della castità coniugale». Basandosi su questi principi, i figli della Chiesa non possono adottare metodi di controllo delle nascite che siano ritenuti riprovevoli dal magistero della Chiesa nell'esposizione della legge divina» (Gaudium et Spes, 51).
La necessità per i sacerdoti di evitare la dissolutezza e la lussuria. Mentre il forte sostegno di Roma all'omosessualità ha necessariamente incoraggiato una proliferazione schiacciante dell'omosessualità tra il clero, la Fraternità Sacerdotale San Pio X aderisce all'insegnamento del Decreto del Concilio Vaticano II sul ministero e la vita dei sacerdoti, Presbyterorum Ordinis:
« I sacerdoti agiscono specialmente nella persona di Cristo come ministri delle cose sante, in particolare nel Sacrificio della Messa, sacrificio di Cristo che si è dato per la santificazione degli uomini. Perciò, sono chiamati a prendere esempio da ciò di cui si occupano e, poiché celebrano il mistero della morte del Signore, devono conservare i loro corpi liberi da dissolutezza e concupiscenza ». (Presbyterorum Ordinis, 13)
«Questo sacro sinodo esorta anche tutti i sacerdoti che, seguendo l'esempio di Cristo, ricevono liberamente il sacro celibato come grazia di Dio, ad aderirvi con magnanimità e tutto il cuore, e a perseverare fedelmente in esso, riconoscendo questo straordinario dono del Padre, così apertamente lodato ed esaltato dal Signore. Tengano sempre presenti i grandi misteri che esso significa e in esso si compie. Poiché molti ritengono che la perfetta continenza sia impossibile ai nostri tempi, tanto più umilmente e con fermezza i sacerdoti dovrebbero pregare con la Chiesa per quella grazia di fedeltà, che non viene mai negata a chi la cerca, e utilizzare tutti gli aiuti soprannaturali e naturali a loro disposizione». (Presbyterorum Ordinis, 16)
Le disposizioni ecumeniche appropriate. Infine, mentre Roma oggi propone di condannare la Fraternità Sacerdotale San Pio X per il suo rifiuto delle novità del Concilio Vaticano II, il Decreto sull'ecumenismo del Concilio, Unitatis Redintegratio, non solo conferma che la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha ragione nel cercare di convertire le anime alla fede cattolica, ma offre anche una netta condanna del rifiuto di Roma di concedere ai cattolici tradizionalisti la stessa libertà religiosa che concede a coloro che mostrano totale disprezzo per l'ortodossia cattolica:
“ I cattolici, nella loro opera ecumenica, devono certamente preoccuparsi dei loro fratelli separati, pregando per loro, tenendoli informati sulla Chiesa, facendo i primi passi verso di loro. Ma il loro dovere primario è quello di fare un'attenta e onesta valutazione di tutto ciò che deve essere fatto o rinnovato nella stessa famiglia cattolica, affinché la sua vita possa testimoniare più chiaramente e fedelmente gli insegnamenti e le istituzioni che le sono giunti da Cristo tramite gli Apostoli. Infatti, sebbene la Chiesa cattolica sia stata dotata di tutta la verità divinamente rivelata e di tutti i mezzi di grazia, i suoi membri non riescono a viverli con tutto il fervore che dovrebbero, cosicché lo splendore dell'immagine della Chiesa è meno chiaro agli occhi dei nostri fratelli separati e del mondo intero, e la crescita del regno di Dio è ritardata... Tutti nella Chiesa devono preservare l'unità nell'essenziale. Ma tutti, secondo i doni che hanno ricevuto, godano di una giusta libertà, nelle loro varie forme di vita e disciplina spirituale, nei loro diversi riti liturgici, e persino nelle loro elaborazioni teologiche della verità rivelata. In ogni cosa prevalga la carità. Se saranno fedeli a questa via, daranno sempre migliore espressione all'autentica cattolicità e apostolicità della Chiesa» (Unitatis Redintegratio, 4).
Riprendendo la spiegazione dell'arcivescovo Lefebvre sulla stesura dei documenti conciliari, possiamo constatare che i Padri conciliari liberali permisero l'inserimento di questi passaggi ortodossi solo per controbilanciare i passaggi liberali che Roma aveva enfatizzato negli ultimi sessant'anni. Prima del Concilio Vaticano II, la Chiesa non aveva mai permesso che l'errore coesistesse con la verità nei suoi documenti ufficiali. Pertanto, accostare deliberatamente verità ed errore nel Concilio Vaticano II ha costituito una delle più gravi offese immaginabili contro Dio, un'offesa che, prevedibilmente, ha innescato la crisi che si aggrava nel corso degli anni, man mano che i cattolici perdono di vista la necessità di rifiutare l'errore.

Nonostante questa orribile realtà, è pur vero che il Vaticano di Leone XIV si oppone attivamente a più insegnamenti del Concilio di quanto non faccia la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Se qualcuno deve essere condannato per aver rifiutato il Concilio Vaticano II, sono certamente coloro che a Roma promuovono i passaggi più liberali dei documenti conciliari a scapito dei passaggi ortodossi che l'arcivescovo Lefebvre e i suoi colleghi padri conciliari conservatori sono riusciti a inserire. Mentre Roma si appresta a scomunicare la Fraternità San Pio X per aver consacrato dei vescovi, dovremmo ricordare che la vera battaglia degli ultimi sessant'anni è sempre stata quella di soffocare o eliminare le voci che potrebbero ricordare alla Chiesa e al mondo che persino il Vaticano II condanna l'eterodossia che oggi inquina il Vaticano. Possa Dio concedere a Leone XIV e al cardinale Fernández le grazie necessarie per reindirizzare i loro sforzi verso fini propriamente cattolici: se potessero togliere le travi anti-Vaticano II dai loro occhi, vedrebbero che la pagliuzza che immaginano di avere nell'occhio della Fraternità San Pio X è in realtà solo il riflesso dei passaggi cattolici del Vaticano II. 
Cuore Immacolato di Maria, prega per noi!

Covadonga tornerà a riunire centinaia di pellegrini nel VI Pellegrinaggio di Nostra Signora della Cristianità

Alcuni precedenti a partire da qui - qui. Qui il video dello scorso anno.
Covadonga tornerà a riunire centinaia di pellegrini
nel VI Pellegrinaggio di Nostra Signora della Cristianità

Iscrizioni aperte dal 15 maggio al 15 luglio

Covadonga sarà nuovamente la meta di centinaia di pellegrini che intraprenderanno la marcia il prossimo 25 luglio dalla Cattedrale di Oviedo, in quella che sarà già il VI Pellegrinaggio Nuestra Señora de la Cristiandad – España.

Questo modello di pellegrinaggio è ispirato alla tradizionale Pellegrinaggio de Pentecoste da Parígi a Chartres (Notre-Dame de Chrétienté) [vedi], con più di 40 anni di storia e che quest’anno conterà circa 20.000 pellegrini. Negli ultimi anni diversi paesi hanno avviato iniziative simili: Argentina (2010), Spagna (2021), Regno Unito, Portogallo (2025) e Italia (2026)

La scelta di Covadonga come meta del cammino non è casuale. Lì dove iniziò la Reconquista di Spagna con l’aiuto della Santissima Vergine, si cerca di iniziare una reconquista spirituale della nostra patria, con l’obiettivo della restaurazione dell’ordine sociale cristiano.

Questo evento —spiegano gli organizzatori— ha un carattere penitenziale, segnato dalla sua stessa natura: quasi 100 km a piedi percorsi in tre giorni, dormendo in tende e senza accesso a comodità. Il pellegrino sa che non va in vacanza, ma a offrire queste sofferenze —e anche le gioie— per la Chiesa, specialmente nella persona del Santo Padre, e per la Spagna.

lunedì 25 maggio 2026

Chartres, ventimila giovani in cammino

Precedenti di quest'anno quiqui. Ma c'è di più: vedi di seguito. Qui video della diretta della Messa di conclusione dalla Cattedrale di Chartres (vedi ultime foto).

Chartres, ventimila giovani in cammino: il pellegrinaggio tradizionale che parla all’Europa scristianizzata, basato su tre pilastri: tradizione, cristianità e missione. La liturgia è celebrata secondo il rito romano antiquior
I pellegrino sono organizzati in capitoli di circa quaranta persone, ciascuno con il nome di un santo o di un beato e legato a una regione con i propri capi laici, un cappellano, meditazioni, i canti, il rosario.
Gli adulti percorrono l'intero tragitto di cento chilometri, mentre famiglie, adolescenti, bambini e pellegrini con disabilità seguono itinerari adattati. Quest'anno è stata introdotta anche una novità: la «Route de Jérusalem», un percorso ridotto a meno di 70 chilometri, con ritmo più lento, destinato a persone anziane, fragili o a chi desidera scoprire gradualmente il pellegrinaggio.
Guardate in questo video come distribuiscono la Comunione. E di seguito alcune foto nuove e quelle della Messa di Pentecoste (qui il video su Youtube).


* * *
Quasi 50.000 pellegrini sulle strade della Francia in questo fine settimana

In questo lungo fine settimana di Pentecoste, dal 23 al 25 maggio, lo Spirito Santo soffia sulla Francia! 20.000 pellegrini in cammino verso Chartres, 17.000 militari in pellegrinaggio a Lourdes, 12.000 ragazzi delle scuole medie riuniti al FRAT…
Le cifre quasi fanno girare la testa se si immaginano tutte queste anime in preghiera sulle strade della Francia tra venerdì 22 e lunedì 25 maggio. Quasi 20.000 pellegrini sono in marcia da Parigi a Chartres, 17.000 militari provenienti da tutto il mondo sono riuniti in pellegrinaggio a Lourdes e 12.000 ragazzi dell’Île-de-France si ritrovano al FRAT a Jambville, nelle Yvelines. Il soffio dello Spirito è forte, molto forte, in questa Pentecoste 2026!
Tutte le età, tutti i profili, tutte le sensibilità, ma un unico Dio verso il quale tutti questi pellegrini si rivolgono, per un fine settimana di preghiera, di incontro e di rafforzamento della fede.
La preghiera e l’interiorità sono proprio ciò che molti giovani cercano, ed è ciò che il FRAT propone dando sempre più spazio, negli ultimi anni, a momenti di silenzio e di adorazione.
L’unità e l’universalità della Chiesa si vivranno concretamente la sera della domenica di Pentecoste, durante un momento di adorazione del Santissimo Sacramento proposto nello stesso momento sia ai pellegrini di Chartres sia a quelli del FRAT, con la recita simultanea del Padre Nostro, “affinché ciascuno preghi per le intenzioni degli altri”.
Quanto ai 17.000 militari riuniti a Lourdes per il 66° Pellegrinaggio Militare Internazionale (PMI), essi pregheranno Maria, Regina della Pace, per essere “sentinelle della pace”, in un tempo in cui il mondo appare particolarmente diviso.
Con quasi 50.000 pellegrini sulle strade della Francia in questo fine settimana, lo Spirito Santo offre una bellissima testimonianza di ciò che significa la speranza.

La vera Pentecoste e il Sacramento della Confermazione

La vera Pentecoste e il Sacramento della Confermazione 
Perché non vediamo più segni straordinari?
Robert Lazu Kmita, 22 maggio

Lettera miniata S (per Spiritus Domini ) dal Messale di Sherbrooke: Aberystwyth, Biblioteca Nazionale del Galles, ca. 1310-1320, raffigurante la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli a Pentecoste. 

La testimonianza delle Sacre Scritture
Il Vangelo secondo Giovanni riporta gli insegnamenti del nostro Salvatore Gesù Cristo pronunciati nella notte prima della sua passione e crocifissione. In questo contesto, emerge ripetutamente l'idea dell'invio di un Consolatore, la terza persona della Santissima Trinità, lo Spirito Santo. Ciò che ci consola veramente è la consapevolezza che Egli, il Paraclito, sarà con i fedeli fino alla fine dei tempi. Ecco come lo esprime lo stesso Salvatore:

"L'antica liturgia non cerca di compiacere i tempi, ed è per questo che i tempi vi ritornano."

Nella nostra traduzione da La CroixPer Philippe Darantière, presidente dell'associazione Notre-Dame-de-Chrétienté, che organizza il pellegrinaggio di Chartres, la liturgia si incarna e permette all'anima di elevarsi con il corpo. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. 

"L'antica liturgia non cerca di compiacere i tempi,
ed è per questo che i tempi vi ritornano."


Alla vigilia del pellegrinaggio di Chartres organizzato da Notre-Dame-de-Chrétienté, il presidente dell'associazione riflette sul fascino che la liturgia tradizionale esercita sulle giovani generazioni di cattolici. Per Philippe Darantière, in un mondo saturo di strutture orizzontali, la verticalità dei riti ancestrali si distingue e libera.

Scrivendo il 18 marzo 2026 a nome di Papa Leone XIV ai vescovi di Francia riuniti a Lourdes, il cardinale Parolin ha sottolineato "la crescita delle comunità legate al Vetus Ordo". Il fatto è innegabile: la liturgia tradizionale attrae le persone, e attrae i giovani. Questa Pentecoste, 20.000 persone partecipano al pellegrinaggio tradizionalista da Parigi a Chartres, con un'età media di 22 anni e un aumento medio dell'8% delle presenze negli ultimi dieci anni. Come si spiega tutto ciò?

domenica 24 maggio 2026

Mons. Viganò /Beata gens Omelia nella Domenica di Pentecoste

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Beata gens
Omelia nella Domenica di Pentecoste

Beata gens, cujus est Dominus Deus ejus
Beata la nazione di cui Dio è il Signore.
Ps 32, 12
La Santa Chiesa si gloria di celebrare oggi l’evento storico della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria Santissima, cinquanta giorni dopo la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il grado di questa festa è pari a quello della Santa Pasqua, e nella vigilia di questo giorno benedetto – secondo i riti precedenti l’infausta riforma della Settimana Santa ad opera di Annibale Bugnini – si celebra proprio, come per il Sabato Santo, una Veglia con il canto delle Profezie e una identica liturgia battesimale. Il Cero pasquale riappare durante questa notte di grazia, simbolo del Verbo Incarnato, Luce del mondo (Gv 8, 12). E nel rigoglio del mese di Maggio, Pentecoste era detta Pasqua delle rose, perché i loro petali vermigli richiamano le fiammelle che scesero su ciascuno dei centoventi discepoli radunati nel Cenacolo. Celebriamo dunque lo Spirito Santo; il Paraclito, il divino Consigliere dell’anima; il Signore Vivificante, che dà la vita, il soffio vitale – πνεῦμα, in greco. La Terza Persona della Santissima ed Individua Trinità: quell’Amore divino che spira tra il Padre e il Figlio in modo così sublime da essere Dio anch’Esso, Qui ex Patre Filioque procedit, il Quale procede dal Padre e dal Figlio. Questo Amore, fratelli carissimi, è Dio. Deus caritas est, dice San Giovanni (1Gv 4, 16). Dio è carità, Dio è amore; e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui. Un Amore che essendo divino non può non volerSi comunicare. Non può non voler dare la vita. Non può non creare, redimere e santificare. Perché in Dio l’Amore — la Carità — è la Sua stessa essenza. Una Carità che è fondata nella Verità, come nella fiamma il calore e la luce sono distinti ma provenienti dallo stesso fuoco.

Shavuot e Pentecoste /Due feste, il fuoco

Riprendo il testo che segue, per coloro cui può interessare, da un mio vecchio lavoro sulle radici ebraiche del cristianesimo. L'importanza non sta tanto nel conoscere certi dettagli per sapere da dove veniamo quanto nel meditarli per approfondire la nostra vita vissuta e offerta secondo la volontà del Signore.

Shavuot e Pentecoste /Due feste, il fuoco

Ieri era il secondo e ultimo giorno di Shavuʿot, la festa ebraica delle settimane, e con il tramonto, la festa si è conclusa e il mondo cristiano è entrato nella domenica di Pentecoste. La coincidenza non è casuale. È strutturale, antica e merita una riflessione.

Le radici ebraiche del cristianesimo sono riconoscibili anche nella strettissima corrispondenza tra la festa di Pentecoste ebraica (Shavuot), dove si ricorda il dono della Legge, e la Pentecoste cristiana, in cui — cinquanta giorni dopo la Pasqua — celebriamo la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa radunata nel cenacolo.

Il conteggio — noto come סְפִירַת הָעֹמֶר (sefirat ha-ʿomer), il Conteggio dell'Omer(1) — è un atto di anticipazione, un ponte liturgico tra liberazione e alleanza.

Il santo giorno della Pentecoste

Da queste meditazioni domenicali cogliamo l'occasione per approfondire o anche per conoscere i tesori della nostra Fede. L'Ordinario della Messa è consultabile o scaricabile qui. Il Proprio della Messa qui. Precedente qui.

Il Santo giorno della Pentecoste

Intróitus
Sap. 1, 7 - Spíritus Dómini replévit orbem terrárum, allelúia: et hoc quod cóntinet ómnia, sciéntiam habet vocis, allelúia, allelúia, allelúia. Ps. 67, 2 - Exsúrgat Deus, et dissipéntur inimíci eius: et fúgiant, qui odérunt eum, a fácie eius. Glória Patri… Sap. 1, 7 - Spíritus Dómini…
Introito
Sap. 1, 7 - Lo Spirito del Signore riempie l’universo, allelúia: e abbraccia tutto, e ha conoscenza di ogni voce, allelúia, allelúia, allelúia. Sal. 67, 2 - Sorga il Signore, e siano dispersi i suoi nemici: e coloro che lo òdiano fuggano dal suo cospetto. Gloria al Padre… Sap. 1, 7 - Lo Spirito del Signore…

La venuta dello Spirito Santo
La grande giornata che compie l'opera divina sull'umanità, riluce finalmente sul mondo. "I giorni della Pentecoste, ci dice san Luca, sono compiuti" (At 2,1). Dopo la Pasqua noi abbiamo visto trascorrere sette settimane; ed ecco il giorno che ne segue e porta il numero misterioso di cinquanta. Oggi è la domenica consacrata dai ricordi della creazione della luce e della Risurrezione di Cristo; ora le dovrà essere imposto il suo ultimo carattere e riceverne "la pienezza di Dio".

La Pentecoste ebraica.
Già durante il regno delle figure il Signore marcò la gloria futura del cinquantesimo giorno. Israele aveva compiuto, sotto gli auspici dell'Agnello Pasquale, il suo passaggio attraverso le acque del mar Rosso. Sette settimane erano trascorse nel deserto che doveva condurre nella terra promessa, ed il giorno che le seguì, fu quello in cui si suggellò l'alleanza tra Dio e il suo popolo. La Pentecoste (il cinquantesimo giorno) fu segnata dalla promulgazione dei dieci comandamenti della Legge divina, e questo grande ricordo restò in Israele, insieme alla commemorazione annuale di tale avvenimento. Ma, come la Pasqua, la Pentecoste era profetica: vi doveva essere una seconda Pentecoste, per tutti i popoli, come vi fu una seconda Pasqua per il riscatto del genere umano. Al Figlio di Dio, vincitore della morte, la Pasqua con tutti i suoi trionfi; allo Spirito Santo la Pentecoste, che lo vede entrare come legislatore nel mondo, posto ormai sotto la sua legge.