Nella nostra traduzione da
Poetic Knowledge una edificante riflessione sulla conoscenza poetica e le sue risonanze sulla ragione e sull'anima, attraverso in sensi e le emozioni suscitate da un incontro vivo con la realtà.
Di poesia e realtà
"niente su questa terra è più bello..."
Robert Keim, 27 gennaio
Nel post inaugurale della newsletter Poetic Knowledge, ho spiegato, con l'aiuto di James Taylor, che "la conoscenza poetica... non è, in senso stretto, una conoscenza di poesie". Piuttosto, è una conoscenza che deriva da un incontro unificante e significativo con la Realtà come qualcosa di "bello, tremendo (awefull), spontaneo, misterioso", qualcosa che ci affascina, ci ispira e ci trasforma "quando la mente, attraverso i sensi e le emozioni, vede con gioia, o persino con sgomento, il significato di ciò che è realmente lì". Quindi, la conoscenza poetica non riguarda, in senso stretto, le poesie, ma questa newsletter, che ha lo stesso nome, parla di poesie (e della letteratura più in generale). Questa situazione alquanto paradossale merita, a mio avviso, ulteriori commenti, e in questo saggio discuterò perché la letteratura poetica sia essenziale per la conoscenza poetica, e quindi per il successo dell'educazione umana e il pieno sviluppo della vita umana.

Il dottor Taylor ha insistito sul fatto che la conoscenza poetica è distinta dalla "poesia", dove la poesia è intesa come "la cosa creata definita verseggiare". Tuttavia, quasi nella stessa ispirazione, nota "come Omero induca in Ulisse i dettagli ordinari e sensoriali di un banchetto per rivelarne il significato poetico e trascendente". Qui si riferisce a un passaggio dell'Odissea, uno dei poemi più famosi e venerati al mondo, in cui Ulisse dichiara che raggiungiamo
Pari a quella d’un Dio suona la voce:
Nè spettacol più grato havvi, che quando
Tutta una gente si dissolve in gioia,
Quando alla mensa, che il cantor rallegra,
Molti siedono in ordine, e le lanci
Colme di cibo son, di vino l’urne,
Donde coppier nell’auree tazze il versi,
E ai convitati assisi il porga in giro.
[Riprendo la traduzione, che ci è familiare, del Pindemonte -ndT]