Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 29 novembre 2025

Il papa, in visita alla moschea di Istanbul, non prega

Leone XIV non ha pregato nella moschea

Ogni tanto un apostrofo rosa tra rigurgiti conciliari.
Papa Leone XIV oggi ha visitato la Moschea Blu a Istanbul. L'imam lo ha invitato a pregare lì, come previsto: ma Leone ha gentilmente rifiutato, rispondendo semplicemente "Va bene così". La stampa dice: "ha optato per un approccio di osservazione e rispetto"
E con ciò ha interrotto una tradizione ultradecennale dei suoi predecessori, che ogni volta ci aveva scandalizzati perché non è vero che "preghiamo lo stesso dio dei musulmani"! [vedi qui - qui -qui]
Possiamo pensare a qualche altra traccia di restauro (non solo di facciata o di parole alate smentite da espressioni diverse) o resterà un hapax?
Molti si chiedono il significato della mancata inclusione, nel programma dello storico viaggio, di una visita ufficiale ad Hagia Sophia.

“In unitate fidei”, ovvero l’unità al prezzo della verità

Riprendiamo da Duc in altum. Chiara limpida e ineludibile critica al documento [qui], In unitate fidei — emanato da Leone XIV alla vigilia del viaggio in Turchia — ed ai comportamenti conseguenti. Non dimentichiamo che il Credo di Nicea dice il vero; ma è parziale (e infatti c'è da aggiungere Costantinopoli). Tuttavia Leone fa lo gnorri perpetuando il falso ecumenismo [vedi].

“In unitate fidei”, ovvero l’unità al prezzo della verità
Chris Jackson


Millesettecento anni dopo che il Concilio di Nicea adottò la linea dura (anatemi ed esilio) contro l’eresia, Leone XIV ha deciso di celebrare l’anniversario con una lettera apostolica, “In unitate fidei”. La data è voluta: 23 novembre, Cristo Re. Alla vigilia di un trionfale pellegrinaggio ecumenico che porterà il papa in Turchia, nel luogo in cui i 318 Padri si incontrarono sotto Costantino e adottarono il termine homoousios (ὁμοούσιος), “della stessa sostanza”, concetto chiave nella teologia cristiana per descrivere la relazione tra Dio Padre e Figlio, in contrasto con l’eresia ariana, secondo cui il Figlio è di una sostanza inferiore e solo simile al Padre.

In apparenza, la lettera sembra il genere di documento che un cattolico tradizionale potrebbe applaudire. Leone elogia il Credo, ne cita le frasi, rievoca la crisi ariana e riabilita il termine “consustanziale” invece di nascondersi dietro una cristologia vaga e modernista. Leone inoltre cita Atanasio, parla di divinizzazione, ci ricorda che solo un Cristo veramente divino può sconfiggere la morte e salvarci.

Se leggessimo solo i paragrafi dal due all’otto, potremmo quasi dimenticare in quale secolo ci troviamo. Ma non siamo nel 325, e Leone non è Atanasio. Se nella prima metà ha un tono cattolico, nella seconda la lettera si esprime come la Commissione teologica internazionale: Nicea come fondamento di un nuovo processo ecumenico aperto, in cui “ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide” e in cui le vecchie lotte dottrinali perdono silenziosamente la loro “ragione d’essere”.

Novena all'Immacolata Concezione. Dal 29 novembre al 7 dicembre

Approfitto per ricordarvi le preghiere del mattino di ogni giorno qui.
NOVENA ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE

Eterno Divin Padre, io ti adoro profondamente e con tutto il mio cuore ti ringrazio per quella somma potenza con cui hai preservato Maria Vergine, tua dilettissima figlia, dal peccato originale
1 Pater e 4 Ave intercalate da: 
Sia Benedetta la Santa e Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria Madre di Dio
Oppure:
O Maria concepita senza peccato prega per noi che a te ricorriamo (e per quanti a te non ricorrono, specialmente per i poveri peccatori)
3 Gloria 

Eterno Divin Figlio, io ti adoro profondamente e con tutto il mio cuore ti ringrazio per quell’infinita Sapienza con cui hai preservato Maria Vergine, tua e nostra vera e dolcissima Madre, dalla colpa originale
1 Pater e 4 Ave intercalate da:
Sia Benedetta la Santa e Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria Madre di Dio
Oppure:
O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te...
3 Gloria

Eterno Divino Spirito, io ti adoro profondamente, e con tutto il mio cuore ti ringrazio per quell'immenso amore, con cui hai preservato Maria Vergine, tua purissima sposa, dalla colpa originale.
Santissima Trinità, io ti adoro profondamente, e con tutto il mio cuore ti ringrazio per quel singolarissimo privilegio concesso alla benedetta e gloriosa madre di Maria Vergine, sant'Anna, l'unica fra tutte le madri, umanamente feconda, che abbia concepita e data alla luce una prole del tutto esente dalla colpa d'origine.
solo 3 Gloria 

PREGHIERA COMPOSTA DA SAN PIO X
Vergine santissima che piaceste al Signore e diveniste sua Madre, immacolata nel corpo e nello spirito, nella fede e nell'amore, concepita senza peccato, guardate benigna ai miseri che implorano il vostro potente patrocinio!
Il maligno serpente contro cui fu scagliata la prima maledizione continua, purtroppo, a combattere e ad insidiare i miseri figli di Eva. Voi, o benedetta Madre nostra, nostra Regina e Avvocata, che fin dal primo istante del vostro concepimento schiacciaste il capo del nemico, accogliete le preghiere -- che uniti con Voi in un cuor solo -- Vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio, perché non cediamo giammai alle insidie che ci vengono tese, così che tutti arriviamo al porto della salute, e fra tanti pericoli, la Chiesa e la società cristiana cantino ancora una volta l'inno della liberazione, della vittoria e della pace. Così sia
"O Maria, concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi" ( per tre volte)

Durante la Novena si consiglia di:
1) Pregare ogni giorno una decina del Rosario, o meglio una parte intera,  
2) Fare dei canti in onore della B.V. Maria, 
3) Fare dei fioretti per la gloria di Maria 
4) Vivere la Novena come momento di conversione personale o di gruppo, 
5) Curare il silenzio per la riflessione personale.

Betlemme, la (ex) roccaforte cristiana della Palestina

Riprendiamo dal Centro studi Giuseppe Federici un interessante excursus storico che precede la configurazione attuale e in prospettiva della presenza di cristiani a Betlemme nel terribile conflitto dai risvolti tutt'altro che tranquillizzanti.

Betlemme, la (ex) roccaforte cristiana della Palestina

“Mentre il mondo intero può capire la nostalgia d’Israele per il muro del pianto, è invece alquanto incuriosito circa il desiderio d’introdurre Betlemme, dove è nato Gesù, entro i confini di Gerusalemme [leggi: dello stato israeliano]” (Re Hussein di Giordania, 1967).
Nella città vecchia di Betlemme vi è una sola moschea, circondata da decine di edifici cristiani, tra chiese, conventi, scuole, ospedali e altri istituti di vario genere. Del resto, tra gli otto quartieri storici della città, solamente uno è musulmano: ecco perché alla vigilia del 1948, l’85% della popolazione palestinese di Betlemme era cristiana, una schiacciante maggioranza che si consolidò nel corso dei secoli. Il censimento del 1933, sotto il mandato britannico, su un totale di 6.200 abitanti, indicava 5.778 cristiani, 420 musulmani e 2 ebrei.
Parlare della città davidica di Betlemme significa ovviamente parlare della nascita di Gesù Cristo, con tutto ciò che è legato agli avvenimenti narrati dai Vangeli, all’interrotta memoria della Natività, alla costruzione della basilica di Costantino e di sant’Elena, ai pellegrinaggi nel corso dei secoli.

venerdì 28 novembre 2025

Esiste un antico paradosso: la 'sobria ebrietas', la sobria ebbrezza del culto sacro.

Nella nostra traduzione da P. John Zuhlsdorf
Esiste un antico paradosso: la sobria ebrietas,
la sobria ebbrezza del culto sacro.

Nel post Lettera aperta di Mons. Bux contro il Card. Cupich [vedi in calce nostra traduzione da un art di Pentin qui -ndT], un commentatore ha sollevato la questione della "sobrietà liturgica". Il Card. Cupich, nel suo intervento, ha fatto riferimento alla "sobrietà" due volte.

Il rinnovamento del nostro culto è stato perseguito in linea con il desiderio dei Padri conciliari di presentare al mondo una Chiesa definita non dalle apparenze del potere mondiale, ma caratterizzata da sobrietà e semplicità, che le consentano di parlare alle persone di questa epoca in un modo che assomiglia più da vicino al Signore e le consentano di assumere in modo nuovo la missione di proclamare la buona novella ai poveri.
[…]
Con il recupero dell'antica sobrietà del Rito romano, l'Eucaristia torna ad essere il luogo di autentica pace e solidarietà con i poveri in un mondo frammentato.

San Giovanni Crisostomo, l'arte della meditazione cristiana e la guarigione dell'anima

Nella nostra traduzione da Substack.com la sottolineatura sulla necessità di una predicazione senza mezzi termini per garantire un'autentica vita spirituale e dunque per la salvezza delle anime. 

San Giovanni Crisostomo, l'arte della meditazione cristiana
e la guarigione dell'anima

Il potere liberatorio delle parole sante

L'immagine: Carl Christian Peters (1822-1899), San Giovanni Crisostomo (1885), Chiesa di Marmo, Copenaghen, Regno di Danimarca

In un prezioso libro dedicato all'arte della meditazione, Meditazioni ad uso del clero secolare,(1) Padre Pierre Chaignon SJ (1791–1883) sottolinea uno degli aspetti essenziali di come un cristiano possa cambiare efficacemente la propria vita avvicinandosi alle esigenze della santità. Certamente non attraverso buoni propositi generici, vaghi e non impegnativi. L'efficacia di una buona meditazione dipende da decisioni specifiche applicate con saggezza alla nostra vita personale. Pertanto, Padre Chaignon propone un esempio eloquente:
Supponiamo che tu abbia deciso: "Sarò paziente nelle avversità". È un proposito troppo vago e quindi sterile. (…) Cerca, quindi, di modificare e restringere questa decisione generica. Hai a disposizione due mezzi per farlo. Potresti dire: "Sarò paziente in questa o quella situazione"; oppure: "Se mi verrà data una sofferenza da sopportare, penserò che sia troppo piccola rispetto all'inferno che meritavo". (…) In un modo o nell'altro, la tua decisione sarà limitata e quindi molto buona.

giovedì 27 novembre 2025

Dicembre 2025. Avvisi da sant'Anna al Laterano

Carissimi,
Mentre la Liturgia di questo tempo ci invita a considerare che “il tempo ha avuto una svolta … e che passa la figura [scena] di questo mondo” (I Cor 7, 29.31), ci disponiamo a imitare di nuovo la pazienza e la perseveranza dei primi cristiani nell’attendere trepidanti il ritorno del Signore: nel Natale, al momento della nostra morte, alla fine del mondo.
Il tempo dell’Avvento con il suo carattere di attesa austera e trepidante allena all’esercizio di una Fede vigilante nella preghiera e nella vita sacramentale, di una Carità operosa come indicato nell’omelia di Domenica scorsa, di una Speranza che non si arrende al “mugghiare oscuro” di questo mondo che passa.

Alcuni avvisi.
La Chiesa di S. Anna al Laterano apre tutte le Domeniche e Feste di precetto alle ore 15,00 per le Confessioni e la recita del S. Rosario (ore 15.30). Ore 16,00 S. Messa.

27 Novembre - Supplica alla Madonna del miracolo

 27 Novembre - Festa della Madonna del miracolo

O Maria, Vergine potente,
Tu grande illustre presidio della Chiesa;
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani;
Tu terribile come esercito schierato a battaglia;
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!
Amen

Supplica alla Madonna del Miracolo 
Da recitarsi alle 17 del 27 novembre, festa della Medaglia Miracolosa, in ogni 27 del mese e in ogni urgente necessità.
Roma, S.Andrea delle Fratte,  
luogo della conversione di Ratisbonne
e delle Medaglie miracolose
O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia.

Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest'ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d'affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all'unisono col tuo. Lo accenderà d'amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui.
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che a te ricorriamo e per quanti a te non ricorrono, in particolare per i peccatori e per coloro che ti sono raccomandati.

mercoledì 26 novembre 2025

Perché i convertiti della Generazione Z vanno in massa alla messa antiquior

Si riallaccia all'articolo precedente [qui] e ne conferma e completa il contenuto. Testimonianza pubblicata da una giovane cattolica sul prestigioso quotidiano inglese The Catholic Herald (qui). Il suo interesse è che non si tratta proprio di qualcosa di puramente soggettivo, ma traccia oggettivamente i desideri di una nuova generazione che non ha pregiudizi rispetto alle altre generazioni rispetto alla messa tradizionale. Le nuove generazioni che assistono, diventano o semplicemente recuperano la pratica religiosa a contatto con la forma straordinaria non lo fanno per ragioni ideologiche, ma perché trovano lì qualcosa che il mondo moderno non è in grado di dare. Vogliono solo vivere serenamente la loro vita cristiana secondo il rito che ha santificato la Chiesa per secoli e sono estranei alle polemiche intraecclesiali che li accusano di epiteti che non corrispondono in nulla alla realtà. Desiderano la pace liturgica in comunione con il Papa e i suoi vescovi e non essere trattati come sospetti semplicemente perché vogliono santificarsi secondo il rito che li ha restituiti alla Chiesa. Dio voglia che il Santo Padre ascolti le suppliche di questa nuova generazione e ristabilisca la pace liturgica che Benedetto XVI ha avuto la finezza di impiantare concedendo ampie licenze a un rito mai abrogato.

Perché i convertiti della Generazione Z
vanno in massa alla messa antiquior.


Come molti giovani convertiti, la mia prima esperienza con il culto cattolico è avvenuta con la messa tradizionale. È stata grande, enigmatica e a volte sconcertante. Pochi, a parte la signora davanti a me, sembravano particolarmente sicuri di quando alzarsi e quando inginocchiarsi. Eppure, la settimana successiva, e ogni domenica da allora, sono tornata. Non come alcuni suppongono, nella speranza di incontrare il cristianesimo dei paramenti sontuosi tanto amato da alcuni settori cattolici di X, ma da un curioso desiderio di sperimentare quello che il dottor Peter Kwasniewski definisce «un prolungato corteggiamento dell'anima». È vero che il concetto di "prolungato" è una novità per noi zoomers. Nati tra la fine degli anni '90 e l'inizio del 2010, siamo cresciuti in pieno sviluppo tecnologico, il più rapido della storia dell'umanità. Ricordiamo a malapena un mondo precedente all'immediatezza e la nostra tolleranza al silenzio è praticamente inesistente. Che strano, quindi, che la nostra generazione, così lontana dai tempi lunghi, riempia silenziosamente i banchi di una liturgia di 90 minuti celebrata in una lingua antica.

Il latino è stato, ed è necessario che rimanga, la lingua del cattolicesimo

Nella nostra traduzione da Pelicanplus.com un altro articolo di Robert Keim da non perdere (precedente qui; oltre alle Lezioni sul latino liturgico qui). Il legame tra lingua cultura e religione è profondo e lo sarà sempre. 
Intanto leggo proprio adesso [vedi] : "Il latino è la lingua ufficiale della Chiesa e chi non la conoscesse, anche tra i cardinali, da oggi in poi deve studiarlo perché Leone XIV lo ha sancito nel nuovo «Regolamento Generale della Curia Romana» emanato il 24 novembre".
Aggiornamento: Art. 50 Riforma Curia
§1 Le istituzioni curiali redigeranno di regola i loro atti nella lingua latina o in altra lingua [Ecco il 'baco' in puro stile conciliare]
§2. È costituito presso la Segreteria di Stato un ufficio per la lingua latina, a servizio della Curia Romana. [Ci voleva; ma bisognerà vedere con quali potenzialità]
§3. Si avrà cura che i principali documenti destinati alla pubblicazione siano tradotti nelle lingue oggi più diffuse. [Questo è importante; ma sarebbe meglio se fosse salvaguardato davvero il latino in prima stesura]

Il latino è stato, ed è necessario che rimanga,
la lingua del cattolicesimo

di Robert Keim

Ferdinand de Saussure, studioso svizzero riconosciuto come il fondatore della linguistica moderna, disse che “nella vita degli individui e delle società, la lingua è un fattore di importanza maggiore di qualsiasi altro… Nella pratica, lo studio della lingua riguarda, in un modo o nell’altro, ciascuno”. [1] Una società soprannaturale, non meno di una società politica o etnica, ha bisogno di una lingua che le sia propria.

Benché Saussure sia stato il fondatore della linguistica moderna, la modernità non ha certo inventato l’idea che il linguaggio costituisca un elemento cruciale e assolutamente significativo della vita sociale. Questa è, piuttosto, un’idea pienamente e profondamente cristiana, che la Chiesa occidentale ha ereditato direttamente dalla cultura intellettuale dell’Antichità. Era già presente nella letteratura e nella liturgia degli antichi Ebrei. Scrive il grande studioso biblico Robert Alter: “I salmisti ci dicono ripetutamente che la vocazione ultima dell’uomo è usare le risorse del linguaggio umano per celebrare la grandezza di Dio ed esprimere gratitudine per i Suoi atti benefici”. [2] E sebbene l’antica Roma sia famosa per la sua abilità in attività pratiche come la costruzione di strutture monumentali, la conduzione di guerre e il governo di territori immensi, il sistema educativo romano era finalizzato alla formazione di oratori. Sia nei suoi aspetti pratici sia in quelli teorici, esso rifletteva un mondo in cui la parola e la sua presentazione erano centrali alla vita civica. [3]