giovedì 21 giugno 2018

Documento vaticano e sinodo episcopale provano a imporre propaganda "LGBT" alla Chiesa. Accadrà anche a Dublino per l'Incontro Mondiale delle Famiglie


Le sei sfide antropologiche dell’instrumentum laboris presentato ieri 19 giugno in vista del Sinodo dei giovani [qui] sono un elenco di questioni che è difficile definire nuove. Come il fatto che i «giovani non condividono» gli insegnamenti della Chiesa su «contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio».
E su tutto ricompare il compito «centrale» svolto dalla coscienza. È il cuore del cosiddetto «nuovo paradigma» visto all'opera nel Sinodo precedente sulla Famiglia.
Il testo insinua che le principali domande dei giovani [Cattolici] di oggi riguardino sesso, omosessualità e femminismo.
Tuttavia, un incontro preparatorio a inizio anno aveva mostrato che le principali domande tra i giovani Cattolici riguardavano la Vecchia Messa in latino. Ma il Vaticano non le vuole ascoltare.
Il documento è ovviamente scritto da propagandisti gay. Per la prima volta, un documento Vaticano usa il termine di propaganda "LGBT" per descrivere quello che la Bibbia definisce "abominio".
Inoltre, il documento fa riferimento ai compagni di letto omosessuali nella stessa frase come a coniugi sposati, implicando l'equivalenza tra peccato mortale e un sacramento della Chiesa.
Il cardinale pro-omosessuali Lorenzo Baldisseri durante la presentazione del documento ha detto che la Chiesa è "aperta" ai gay: "Non vogliamo essere chiusi in noi stessi".
Nondimeno, la tolleranza di Baldisseri non si estende ai Cattolici praticanti. [Fonte]

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Non meno inquietante la presenza di James Martin, il sacerdote gesuita che usa i social media per difendere l’omosessualità nella Chiesa cattolica, all’Incontro Mondiale delle Famiglie 2018 che si svolgerà a  di Dublino nel prossimo mese di agosto con la partecipazione anche del papa e avrà per tema l'Amoris Laetitia. Su invito del Vaticano egli terrà a Dublino una relazione dal titolo: “Esplorare come le parrocchie possano sostenere le famiglie con membri che si identificano come LGBT”. 
Così scrive James Martin sui social: “Su invito del Dicastero Vaticano per i Laici, la Famiglia e la Vita, e dell’Arcidiocesi di Dublino, parlerò all’Incontro Mondiale delle Famiglie di agosto, come parte della visita di Papa Francesco in Irlanda, su come la Chiesa possa accogliere le famiglie con membri LGBT”. “Il mio invito invia un messaggio chiaro e forte dal Vaticano ai cattolici LGBT, ai loro genitori e alle loro famiglie: voi appartenete e siete i benvenuti”. [vedi]

mercoledì 20 giugno 2018

Il “congedo” dalla Basilica di Santa Maria in Vado, a Ferrara, della Fraternità Sacerdotale “Familia Christi”

Vedi precedenti qui - qui - qui.

Domenica scorsa ho partecipato alla Santa Messa, insieme alla mia famiglia, a Ferrara, alla Basilica di Santa Maria in Vado - Santuario del Prodigioso Sangue, retta dai ministri della “Fraternità sacerdotale della Familia Christi”, una Società di Vita Apostolica Clericale di Diritto Diocesano eretta nel mese di settembre del 2016 nell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio da Mons. Luigi Negri. 
L’Opera “Familia Christi” – nata a Tivoli il 17 settembre 1937 – è stata fondata dalla professoressa Tommasina Alfieri, raccogliendo l’ispirazione e la paternità sacerdotale del Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai. Prosegue oggi le sue attività di formazione cristiana ed apostolato cattolico «rivolgendo a quanti desiderano avvicinarsi ad essa una proposta formativa caratterizzata dal servizio di Dio nel culto e nella lode, nella formazione spirituale personale e comunitaria, nelle opere di carità spirituali e materiali che da sempre hanno caratterizzato questa Famiglia nel solco della Tradizione della Chiesa». Nel Santuario del Prodigioso Sangue s’incontra un evento eterno, non superabile, definitivo, escatologico. S'incontra la pienezza dei tempi. Dei tempi di cui abbiamo la certezza che verranno. Quando saremo uniti per sempre a Nostro Signore Gesù Cristo, che l’ha preannunciato ai Suoi amici. Allora, conosceremo la vera pace. Vivremo nella carità, nell’amore vero.

martedì 19 giugno 2018

La nostra preghiera deve essere pubblica e universale

Dal trattato «Sul Padre nostro» di san Cipriano, vescovo e martire
(Nn. 8-9; CSEL 3, 271-272)

Innanzitutto il dottore della pace e maestro dell’unità non volle che la preghiera fosse esclusivamente individuale e privata, cioè egoistica, come quando uno prega soltanto per sé. Non diciamo «Padre mio, che sei nei cieli», né: «Dammi oggi il mio pane», né ciascuno chiede che sia rimesso soltanto il suo debito, o implora per sé solo di non essere indotto in tentazione o di essere liberato dal male. Per noi la preghiera è pubblica e universale, e quando preghiamo, non imploriamo per uno solo, ma per tutto il popolo, poiché tutto il popolo forma una cosa sola». Il Dio della pace e maestro della concordia, che ha insegnato l’unità, volle che ciascuno pregasse per tutti, così come egli portò tutti nella persona di uno solo.
Osservarono questa legge della preghiera i tre fanciulli rinchiusi nella fornace di fuoco, quando si accordarono all’unisono nella preghiera e furono unanimi nell’accordo dello spirito. Lo afferma la divina Scrittura. Dicendoci che hanno pregato uniti, ci dà un modello da seguire, perché facciamo così anche noi. Allora, dice, quei tre a una sola voce cantavano un inno e benedicevano Dio (cfr. Dn 3, 51). Parlavano come a una sola voce, e Cristo non aveva ancora insegnato loro a pregare. Proprio perché pregavano così, le loro parole furono efficaci ed esaudite: la preghiera ispirata alla pace, semplice e interiore si guadagna la benevolenza di Dio. Troviamo scritto che gli apostoli pregavano così assieme ai discepoli dopo l’ascensione del Signore. «Erano», si dice, «tutti assidui e concordi nella preghiera insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui» (At 1, 14).

lunedì 18 giugno 2018

Più che il terrorismo, il naturalismo.

Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XI n° 6 - Giugno 2018.

Non il terrorismo, ma il Naturalismo sarà il più grande pericolo portato dall’Islam. O meglio, un cristianesimo sempre più sprofondato nel Naturalismo, passerà dolcemente a diventare nella sostanza mussulmano. Bastava aprire il giornale alcune domeniche fa, per averne una plastica dimostrazione: Parroco di due parrocchie di profonde radici cristiane: “È la strada giusta, vent’anni fa sarebbe stato impensabile”.
È la strada giusta per che cosa? Per costruire una nuova chiesa? Per elevare un nuovo santuario?
No, niente di tutto questo purtroppo. È la strada giusta per aprire una moschea, un centro islamico, dove un tempo il suono delle campane segnava il ritmo della vita contadina con la sua consacrazione della terra.

domenica 17 giugno 2018

Un articolo e un messaggio personale ai miei lettori ed amici - Danilo Quinto

Sui migranti, Bergoglio dice le stesse cose di Emma Bonino, di George Soros e dell'intera sinistra condannata dalla storia e anticristica. Non vuole fare il papa, difendere e tramandare la fede. Vuole fare il politico.

Inserendosi nel dibattito di questi giorni sulla nave Acquarius e sull’ineccepibile posizione assunta dal Governo italiano ed in particolare dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini, Bergoglio sostiene che “i migranti possono arricchire la nostra società”. 
Usa parole quasi identiche a quelle di Emma Bonino, titolare di una campagna politica dal titolo “Ero straniero, l'umanità che fa bene”, alla quale lo stesso Bergoglio ha dato la sua adesione (politica) - dopo averla definita, al pari di Giorgio Napolitano, “grande italiana” per la sua conoscenza delle questioni che riguardano l'Africa ed averla ricevuta in Vaticano più volte - e grazie alla quale la Bonino viene invitata in molte chiese di questo paese per dibattere sul tema e “ammaestrare le genti”. 

Roma 18 giugno. Chi non rispetta le regole?

Prosegue la collaborazione con l'Intellettuale dissidente e con Byoblu
Lunedì prossimo a Roma organizziamo la presentazione del libro di Sergio Cesaratto "Chi non rispetta le regole?"
La risposta la sapete. Non sapete chi partecipa: moderati da Mario Sechi, Stefano Feltri e Alessandro Somma presenteranno il libro, dopo una mia brevissima introduzione. L'autore replicherà e Sebastiano Caputo, un altro giornalista libero, tirerà le conclusioni. Conto di vedervi numerosi.
Alberto Bagnai
                                                  --->> clicca per ingrandire

Se è un banchiere a riscoprire il crocifisso

Ci salveranno i nuovi banchieri? Come le vecchie zie di Leo Longanesi, alle cui borghesi virtù il piccolo grande romagnolo affidava l'Italia post-bellica, saranno i family banker a salvare la presenza pubblica del cattolicesimo ambrosiano? Le vie del Signore sono notoriamente infinite.

Lo dimostra la notizia dell'inaugurazione di una nuova sede Mediolanum in centro a Milano (e dove, se no): c'era anche l'arciprete del Duomo, fatto non scontato, che ha benedetto un crocifisso da appendere al muro, fatto meno scontato ancora. Terza singolarità, la recita collettiva del Padre Nostro da parte dei presenti. Fra l'altro il religioso oggetto era tenuto in mano da una bella ragazza, ulteriore dimostrazione che il sacro non cancella il profano ma anzi lo valorizza (San Tommaso ricorda che la bellezza fisica discende da Dio così come quella spirituale...). Può darsi che ai banchieri sia affidato il compito di colmare il vuoto religioso lasciato da certi cardinali. Poche settimane fa in Baviera, la regione più cattolica della Germania, terra natale di Papa Ratzinger, è entrata in vigore una legge che impone la presenza del crocifisso negli uffici pubblici. Come regolarmente accade in questi casi, qualcuno ha protestato. Un imam? Un induista? Un ateista? Magari: è stato il cardinale Marx, locale arcivescovo, oltre che capo della Conferenza episcopale tedesca. Tralasciando troppo facili ironie sul cognome del personaggio mi limito a ricavarne che ormai è proprio il clero a mostrarsi meno attento a quei simboli cristiani a cui invece si aggrappano tanti semplici devoti, tante persone che vanno a messa oppure non ci vanno ma che tuttavia hanno bisogno di conforto e sete di assoluto. 

sabato 16 giugno 2018

Alcune raccomandazioni per recitare con devozione sempre maggiore il Santo Rosario.

San Luigi Maria Grignion de Monfort è uno dei grandi apostoli della devozione mariana, ovvero dell’amore per Nostra Signora, la Santissima Vergine Maria, come Madre di Gesù, e per volontà di Questi madre nostra. Essendo il Rosario una delle manifestazioni più popolari di questa devozione e una delle forme più profonde di contemplazione dei misteri della nostra Redenzione, lo raccomanda con grande fervore e gli dedica un posto centrale nella sua opera.
In questo passo tratto dal suo libro Il Segreto Meraviglioso del Santo Rosario ci parla dei due errori più comuni che commettiamo quando recitiamo il Rosario:
“Dopo aver invocato lo Spirito Santo, se vuoi recitare bene il Rosario, raccogliti un istante alla presenza di Dio (…).
Prima di iniziare la decina fermati qualche attimo, più o meno a seconda del tempo disponibile, a configurare il mistero che stai per considerare e chiedi sempre, per tale mistero e per l’intercessione della Vergine Santa, una delle virtù che più risaltano nel mistero e della quale hai maggior bisogno.
Vigila soprattutto su due difetti, comuni a quasi tutti coloro che recitano il Rosario.
- Il primo è di non formulare nessuna intenzione prima di iniziarlo; se tu Chiedi loro perché lo recitano, non sanno che rispondere. Perciò abbi sempre di mira qualche grazia da chiedere, una virtù da imitare o una colpa da evitare.
. Il secondo difetto, ancor più frequente, è di pensare, all’inizio della preghiera, solo a terminarla al più presto. Ciò avviene perché si considera il Rosario come una pratica onerosa che grava enormemente finché non si è recitato, soprattutto se ce ne siamo fatti un obbligo di coscienza o ci è stato imposto come penitenza, nostro malgrado”.
Riassumendo, nel vostro prossimo Rosario non dimenticate di:
  1. pregare per un’intenzione stabilita; 
  2. recitarlo senza fretta, con calma, raccoglimento e pace!

La Chiesa è sparita - Marcello Veneziani

Ma in questo frangente, la Chiesa dove si è finita, perché tace? No, non mi sto riferendo alla questione dei migranti e degli sbarchi, del governo gialloverde e del plenipotenziario Salvini. E non sto certo dicendo dopo cinque anni di protagonismo mediatico di Papa Bergoglio, che la Chiesa sia troppo taciturna. Altro che. Mi sto riferendo a una questione più importante, cruciale per il mondo, per l’occidente, per l’Europa e soprattutto per l’Italia.

La Chiesa è praticamente assente da tempo su alcuni temi vitali e cristiani a cui è stata sempre sensibile, in particolare nei 35 anni di pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI: la famiglia, la vita, la nascita, l’educazione, la civiltà cristiana e il loro opposto, la scristianizzazione, il radicalismo ateo, l’edonismo e il materialismo bioetico, l’invasione islamica e la persecuzione dei cristiani. Ogni volta che accade un fatto, che emerge un dato statistico, che un movimento, un anniversario, una manifestazione di piazza pongono l’accento su uno di questi temi, è puntuale il silenzio del Papa, della sua Chiesa e degli organismi più qualificati.

venerdì 15 giugno 2018

16 giugno. Messa solenne a Venezia

Ricordiamo che sabato 16 giugno alle ore 10.00 mons. Marco Agostini del clero di Verona, officiale dei rapporti con gli stati presso la segreteria di Stato e cerimoniere pontificio, nonché ottimo esempio di Sacerdozio Cattolico, officerà una Messa Solenne o "in terzo", presso la Basilica della Salute in Venezia

Da programma s'inizierà con il canto delle litanie alla Vergine nel tono patriarchino, la Messa e infine il bacio della reliquia di Sant'Antonio di Padova. Vi aspettiamo numerosi!