martedì 11 agosto 2020

La 'Battaglia di San Rafael' si intensifica con l'intervento di Aguer e Viganò

Lungi dal placarsi, la tempesta sollevata dal vescovo argentino Eduardo Taussig dopo l'ordine di chiusura del seminario diocesano di San Rafael, il più grande dell'Argentina, per "disobbedienza" poiché i seminaristi si sono rifiutati di ricevere la comunione in mano, la polemica si intensifica per effetto di una lettera del vescovo emerito di La Plata, Héctor Aguer1 [qui] e il tornare alla carica di Taussig.
"Sono profondamente dispiaciuto per quello che è successo a San Rafael, a causa di un tuo gravissimo errore: il decreto sulle modalità della comunione", scrive l'arcivescovo emerito di La Plata, Héctor Aguer. “Ti ho espresso la mia opinione le due volte che mi hai chiamato al telefono. Ho spiegato le ragioni nel mio articolo "La comunione in tempo di pandemia", pubblicato su "InfoCatólica" [qui]. Prego per voi e per la diocesi. E, in modo molto speciale, per i sacerdoti e i seminaristi. Spero che queste vocazioni non vadano perse”.

L'Arcivescovo C.M. Viganò risponde a P. Thomas Weinandy

È in atto un subdolo e vile tradimento alla Chiesa.

10 Agosto 2020
San Lorenzo, martire
Reverendo Padre Thomas,
ho letto con attenzione il Suo saggio Vatican II and the Work of the Spirit apparso su Inside the Vatican il 27 Luglio 2020 (qui). Mi pare che il Suo pensiero possa esser riassunto in queste due frasi:
«Condivido molte delle preoccupazioni espresse e riconosco la validità di alcune problematiche teologiche e questioni dottrinali enumerate. Mi trovo tuttavia a disagio nel concludere che il Vaticano II sia, in qualche modo, la fonte e la causa diretta dell'attuale stato scoraggiante della Chiesa».
Mi permetta, reverendo Padre, di usare come auctoritas nel risponderLe un Suo interessante scritto, Pope Francis and Schism, pubblicato su The Catholic Thing lo scorso 8 Ottobre 2019 (qui - testo italiano qui). Le Sue osservazioni mi consentono di evidenziare un’analogia che spero possa contribuire a chiarire il mio pensiero e a dimostrare ai nostri Lettori che alcune apparenti divergenze possono trovare composizione proprio grazie ad una proficua disputatio che abbia come scopo principale la gloria di Dio, l’onore della Chiesa e la salvezza delle anime.

lunedì 10 agosto 2020

Il Vaticano II e il Calvario della Chiesa

Ecco il recente intervento di Padre Serafino Lanzetta, nell'alveo del dibattito riaccesosi sul Vaticano II [vedi indice], consigliato vivamente da Peter Kwasniewski in conclusione del suo articolo [qui] come uno dei migliori interventi: un esempio di trattazione equilibrata e profondità di pensiero richieste dalla gravità del soggetto.

Si è riacceso di recente il dibattito sulla corretta interpretazione del Concilio Vaticano II. È vero che ogni concilio porta con sé problemi interpretativi e molto spesso ne apre di nuovi anziché risolvere quelli prefissatisi. Il mistero porta sempre con sé una tensione tra il detto e l’indicibile. Basti rammentare che la consustanzialità del Figlio con il Padre del Concilio di Nicea (325), contro Ario, fu stabilita in modo inconcusso solo sessant’anni dopo con il Concilio di Costantinopoli (385), quando fu definita anche la divinità dello Spirito Santo. Venendo a noi, dopo circa sessant’anni dal Concilio Vaticano II abbiamo non la chiarificazione di qualche dottrina di fede ma un ulteriore obnubilamento. La Dichiarazione di Abu Dhabi (4 febbraio 2019) [vedi indice] stabilisce con tutta sicurezza che Dio vuole la pluralità delle religioni come vuole la diversità di colore, di sesso, di razza e di lingua. Al dire di Papa Francesco, sul volo di ritorno dopo la firma del documento, «dal punto di vista cattolico il documento non è andato di un millimetro oltre il Concilio Vaticano II». Certo si tratta più di un legame simbolico con lo spirito del Concilio che echeggia nel testo della Dichiarazione sulla Fratellanza Umana. Eppure, un legame c’è e non è certamente l’unico con l’oggi ecclesiale. Segno che tra il Concilio di Nicea a il Vaticano II c’è una differenza che bisogna tenere in considerazione.

La "maledizione" di Hagia Sophia: 3.000 turchi hanno contratto il coronavirus nel corso della prima preghiera

Un po' di cronaca spicciola... Ma vi invito a leggere, a seguire, un commento di Francesco Colafemmina il giorno della trasformazione in Moschea dell'antica basilica. A breve pubblicherò il suo articolo: I miti e le leggende di Santa Sofia.

In Turchia si stanno diffondendo voci su una "maledizione" di Hagia Sophia perché è stata trasformata in moschea.
La voce, superstiziosa, è alimentata da fatti reali e teorie del complotto da parte del regime turco.
  1. Ad esempio, il genero di Erdogan, Berat Albayrak, ha affermato che la sterlina turca stava crollando come punizione per Hagia Sophia.
  2. Il muezzin di Hagia Sophia Osman Oslan è morto per un attacco di cuore all'interno della basilica [qui]. E ora è arrivato il terzo "colpo":
  3. Tremila turchi, tra coloro che venerdì si sono precipitati a pregare nella Basilica di Santa Sofia, trasformata in moschea, hanno contratto il coronavirus.
La rivelazione sul coronavirus è stata fatta dal dottore universitario turco, dott. Sharp Ouner (Sarp Üner) il quale, intervenuto su "Cumhuriyet", ha riferito che non è stata osservata alcuna misura di protezione tra i credenti; il che ha provocato la diffusione del coronavirus. - Fonte (traduzione Chiesa e postconcilio)
* * * 
Le leggende che avvolgono Santa Sofia ci introducono al mistero della teologia della storia e ci ricordano la grande potenza simbolica dei luoghi del sacro.
Quella potenza che oggi è simboleggiata dalle campane a lutto che in questo momento stanno risuonando nelle chiese di Salonicco, di Atene, Patrasso, Creta, fino alle più piccole isole dell'Egeo, dove i pope tirano la corda dei piccoli campanili bianchi, nel silenzio interrotto dal canto delle cicale. Un dolore profondo pervade l'Ellenismo in queste ore, lo stesso che si diffuse nell'Europa cristiana all'indomani del 29 maggio del 1453.
Ha ragione la grande bizantinista Eleni Glikatsi Arveler: quella di oggi è la seconda caduta di Costantinopoli. Ma i miti e le leggende di Santa Sofia ci dicono che la storia non si concluderà qui. (Francesco Colafemmina)

L’Apocalisse adesso? - don Elia

In generationem et generationem
annuntiabo veritatem tuam in ore meo
(Sal 88, 2).
«Di generazione in generazione annuncerò la tua verità con la mia bocca». Le attestazioni dei Salmi si avverano pienamente soltanto sulle labbra del Figlio di Dio. Anche in questo caso, Egli solo può svolgere in perpetuo la funzione di assertore della verità, poiché vive in eterno alla destra del Padre. Sulla terra, dove dall’Ascensione non è più fisicamente presente, Gesù parla a tutte le generazioni nel Suo Corpo Mistico, in particolare per mezzo di coloro che, costituiti nel ministero gerarchico, rappresentano la Sua bocca: «Chi ascolta voi ascolta me» (Lc 10, 16). I fedeli hanno dunque tutto il diritto di udire da loro la voce del Maestro, piuttosto che le opinioni personali del tale o del talaltro. Quale severo esame attende, dopo la morte, i ministri della Parola! A tale pensiero non si può non trasalire, chiedendo al contempo la grazia di saper parlare secondo il pensiero di Colui che ha inviato, pensiero ben noto, del resto, grazie al Magistero perenne.

domenica 9 agosto 2020

Rispettose osservazioni alla replica di S. Em. il cardinale Zen, se lui lo permette

Avevo ripreso e commentato qui recenti affermazioni del cardinale Zen Ze-kiun sul Concilio. Le stesse affermazioni sono state oggetto di un intervento del prof. De Mattei cui è seguito un ulteriore dibattito col Cardinale, ripreso qui. Nell'alveo dell'intero dibattito vuole inserirsi la replica che segue, nella quale ho integrato un commento di Paolo Pasqualucci con mie considerazioni in tema.

Rispettose osservazioni alla replica di S. Em. il cardinale Zen, se lui lo permette
di Paolo Pasqualucci e Maria Guarini

Abbiamo tutti grande rispetto per il cardinale Zen, che ha dimostrato un coraggio esemplare nel lottare contro l'implacabile regime comunista cinese e non ha esitato ad affrontare l'impopolarità all'interno della Gerarchia, criticando il pontefice regnante per la sua errata Ostpolitik asiatica.
A maggior ragione dispiace vedere come un uomo del valore del cardinale Zen non si renda conto del problema rappresentato dal Concilio, della devastazione che esso ha prodotto.
In sostanza egli non riconosce il fatto che il Vaticano II rappresenti una rottura definitiva con il precedente insegnamento e con l’autorità della Chiesa secondo l'interpretazione della cosiddetta “ermeneutica della rottura” [approfondimenti qui], affermando che certe interpretazioni sono estranee alla natura di un Concilio ecumenico.

sabato 8 agosto 2020

Dibattito sul concilio tra il Cardinale Zen e Roberto De Mattei

Avevo ripreso e  commentato qui recenti affermazioni del cardinale Zen Ze-kiun sul Concilio. 
Vedo che le stesse affermazioni sono state oggetto di un intervento del prof. De Mattei cui è seguita la replica del cardinale per ribadire la sua posizione. Ne trovate di seguito i rispettivi testi, dopo l'ultima puntualizzazione di Roberto De Mattei, ripresa da Stilum Curiae. E così il dibattito si allarga e si approfondisce ulteriormente [vedi], anche se le varie posizioni, soprattutto quelle dei conservatori del concilio tendono a cristallizzarsi [un esempio qui].

Cortese replica a Sua Eminenza il cardinale Zen 
di Roberto De Mattei
Apprezzo la replica del cardinale Zen al mio articolo su Corrispondenza Romana del 5 agosto perché dimostra come Sua Eminenza conserva ancora uno spirito vivace e combattivo, ma mi permetto di continuare a dissentire sulle benemerenze del Concilio Vaticano II.
Al di là di ogni “ermeneutica”, c’è un’evidenza storica: il tragico silenzio del Concilio Vaticano II sul comunismo. E’ da questo silenzio, più che dalle parole del Concilio che è nata l’Ostpolitik.
“Ogni qual volta si è riunito un Concilio Ecumenico – affermò nell’aula conciliare il cardinale Antonio Bacci – ha sempre risolto i grandi problemi che si agitavano in quel tempo e condannato gli errori di allora. Il tacere su questo punto credo che sarebbe una lacuna imperdonabile, anzi un peccato collettivo. (…) Questa è la grande eresia teorica e pratica dei nostri tempi; e se il Concilio non si occupa di essa, può sembrare un Concilio mancato!” C’è più spirito profetico in queste parole, che nel discorso di apertura del Concilio di Giovanni XXIII.

Passo in avanti per la cultura della morte

Passo in avanti per la cultura della morte: con la dotazione di pillole consegnate in ospedale si potrà abortire farmacologicamente. 
Il ministro della "Salute" Roberto "Speranza", su Twitter, comunica che nelle nuove linee-guida sarà previsto l'aborto farmacologico in day hospital, fino alla nona settimana di gravidanza. "Se Dio non esiste - diceva Dostoevskij - tutto è permesso".
Giuliano Guzzo: "Se di «evidenza scientifica» vogliamo parlare, caro Speranza, ne abbiamo da dire, sulla vita fetale. Per esempio, che il cuore inizia a formasi alla 5°- 6° settimana, che a 7 settimane inizia a maturare la funzione gustativa, che a 8 c’è la percezione tattile, che l’apparato uditivo si forma tra la 9° e la 10° settimana. Prima del parto, poi, abbiamo un soggetto già in grado di rispondere alla voce materna, di memorizzarla fra le altre, di avvertire un senso di dolore. Ma soprattutto, dal momento del concepimento c'è a tutti gli effetti una vita umana. Unica e irripetibile. Come la vostra ostinazione ideologica nel lottare contro questa prima meraviglia."
Mater Salvatoris, ora pro nobis

L'accordo Sino-Vaticano due anni dopo. Per essere impiegati statali o militari si deve rinnegare la fede

Vedi precedenti sulla questione Cina/Vaticano.

In Cina non si può essere impiegati statali se sei cattolico; e non puoi arruolarti nell’esercito se sei cristiano. Solo alcuni aspetti della persecuzione che avviene nella Repubblica popolare cinese e che sembrano essersi acuiti dopo l’Accordo sino-vaticano provvisorio sulle nomine dei vescovi, che firmato due anni fa, in settembre dovrebbe o cadere o essere rinnovato.
La testimonianza di p. Domenico, un sacerdote del Nord della Cina, elenca molti altri aspetti sul controllo delle chiese (telecamere, registrazioni, pubblica sicurezza,…), apparentemente dettati dalla scoperta che il numero dei cattolici e protestanti insieme supera quello dei membri del Partito comunista cinese.

venerdì 7 agosto 2020

Perché il Vaticano II non può semplicemente essere dimenticato, ma deve essere ricordato con senso del peccato e pentimento

Dopo il notevole articolo a sostegno delle tesi di Mons. Viganò [qui] Peter Kwasniewski ne pubblica un altro molto interessante su LifeSiteNews (3 agosto).
Nella traduzione, riportata di seguito, ho inserito alcune osservazioni e citazioni - compresi i link a documenti presenti nel blog in tema con gli argomenti espressi - che ritengo utili per approfondire l'importante e provvidenzialmente diffuso dibattito sul Vaticano II, da ricordare, secondo Kwasniewski, come un momento in cui la gerarchia della Chiesa, a vari livelli, si è arresa a una forma più sottile (e quindi più pericolosa) di mondanità.
Proprio perché il dibattito ormai si va esponenzialmente allargando e gli interventi si accavallano, diventa necessario mettere al loro posto tutti i tasselli che configurano il quadro ordinato delle varie posizioni e relative argomentazioni che si vanno affermando. Da tener presente che sui vari punti qui considerati, nel corso degli anni si sono già scritti non solo articoli, ma volumi. Lo sviluppo di queste stesse considerazioni richiederebbe un volume con molti riferimenti incrociati. Ma ora ci limitiamo all'articolo e relativi rimandi più immediati.

Considerazioni di massima
Kwasniewski coglie come un "segno dei tempi" il fatto che
oggi, sul Concilio Vaticano II, si siano accese e moltiplicate le discussioni, la maggior parte delle quali affrontano la valutazione delle possibili anomalie di quell'Assise,  con maggiore realismo rispetto ai decenni passati, quando era d'obbligo celebrare il Concilio come una vera nuova Pentecoste o per lo meno come un momento di rettifica dei problemi lasciati in eredità da quattro secoli di cattolicesimo tridentino. E sottolinea anche il fatto che dobbiamo ringraziare l'arcivescovo Viganò per aver riacceso una discussione, potremmo dire, "meglio tardi che mai".
La prima constatazione è che sfortunatamente molte delle risposte pubblicate in seguito all'intervento di Viganò [qui] sembrano motivate dal desiderio di "salvare la faccia ecclesiale".