mercoledì 17 settembre 2014

«Il matrimonio sacramentale, se valido, è indissolubile». Vedi anche possibile rimozione del Card. Burke

Si intitola «La speranza della famiglia» il libro intervista (Edizioni Ares, 80 pagine, euro 9.50) che raccoglie il dialogo tra  il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e Carlos Granados, direttore delle edizioni spagnole Bac. 
Si tratta delle sue riflessioni programmatiche in vista del Sinodo straordinario sulla famiglia che si terrà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre prossimi. 
Chi volesse consultare l'anticipazione può farlo da qui.

Aggiungo che mi è stato segnalato e ho verificato. Questo è davvero il Sinodo dei media.
Il Televideo RAI di oggi 17 settembre - pag. 162, riporta l'uscita del libro dei 5 cardinali "Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica", col seguente titolo: Divorziati. 5 cardinali contro apertura papa.
In effetti il papa ha affidato la prolusione a Kasper e lo ha lodato. Tant'è che il testo può dire che Kasper ha parlato a nome del papa invocando per i divorziati la "misericordia", che evidentemente non si sa più cos'è e viene confusa col permissivismo. Questo è quello che 'passa' e che il grande pubblico, in parte indifferente o contro la Chiesa, in parte disinformato, recepisce nei termini che una Santa Sede - che mi verrebbe spontaneo definire 'in vacanza', nel senso di disimpegno che rischia di essere collusione con l'errore, se non temessi di essere equivocata - si guarda bene dal chiarire.
C'è da aggiungere ancora che se dovesse rivelarsi esatta la previsione di Magister [qui] della rimozione del card Burke, prima della prossima convocazione di ottobre del Sinodo straordinario dei Vescovi, si avrebbe anche il terribile effetto della sua rimozione dal Sinodo, e verrebbe meno la forza della sua voce dalla sua posizione di Prefetto della Segnatura Apostolica. Degradazione che sa di punizione peraltro assolutamente non motivata se non da criteri ormai autoritaristici. 
In questo caso il silenziamento e la rimozione risulterebbero tanto più significativi in quanto voluti dall'attuale papa e così intempestivi, oppure perfettamente tempestivi, a seconda del grado Kasperite più o meno acuta da cui si sia eventualmente affetti. Sintomo anche della ingravescente de-Ratzingerizzazione segnalata da Tosatti su La Stampa [qui]. Notizie riportate entrambe con lo stesso nostro sentire anche dal blog Rorate caeli. La possibile rimozione di Burke è ripresa da Eponymous flower con la definizione senza mezzi termini di rivoluzione di papa Francesco. L'immagine a lato è orrida a vedersi, ma purtroppo efficacemente eloquente.

Intervista a Mons. Livi. Senza metafisica non c'è teologia

Monsignor Antonio Livi, nato a Prato nel 1938, è uno dei più importanti teologi italiani. Allievo di Etienne Gilson (1884-1978), è iniziatore nel Novecento della scuola filosofica del senso comune, rappresentata dalla ISCA (International Science and Commonsense Association), che ha come organo ufficiale la rivista "Sensus communis - International Yearbook of Alethic Logic", di cui è fondatore e direttore. Docente, di antropologia, filosofia e di logica, socio ordinario della Pontificia Accademia di San Tommaso, è stato il Decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense dal 2002 al 2008 e Professore emerito di Filosofia della conoscenza nella Pontificia Università Lateranense dal 2008. Autore di diversi libri importanti, tra cui «Vera e falsa teologia. Come distinguere l'autentica "scienza della fede" da un'equivoca "filosofia religiosa"», edito dalla Casa Editrice Leonardo da Vinci, della quale è anche il direttore editoriale.
Riprendiamo l'intervista che segue dal sito Cooperatores Veritatis [qui]. Richiamo la parte conclusiva, dedicata al sinodo, dal titolo significativo: Matrimonio e famiglia, la pastorale deve insegnare la dottrina, non raggirarla. Mons. Livi dimostra di esser consapevole che occorre parlare adesso. E lo fa con chiarezza.

La metafisica è alla base della teologia cristiana

Mons. Livi, prima di tutto, La ringraziamo per averci concesso quest’intervista. Vorremmo cominciare chiedendoLe se può spiegare in cosa consiste esattamente la metafisica.
La metafisica non è un optional per l’intelligenza. Essa è l’essenza stessa della filosofia, in quanto esigenza razionale dell’uomo che desidera orientarsi nel mondo in cui vive e si domanda da dove viene, dove va e che ruolo gli spetta nella vita. La filosofia è ricerca di quella sapienza che è molto più necessaria per l’uomo di quanto non siano le conoscenze tecniche offerte dalle scienze particolari. Questa sapienza l’uomo la trova in sé stesso, inizialmente, nelle certezze fondamentali che costituiscono il “senso comune”, e poi anche nella religione naturale, che è presente in forme diverse tutte le civiltà. Ma un approccio propriamente scientifico (ossia rigoroso e dimostrativo) ai grandi temi della sapienza è pure necessario, e per questo la civiltà greca classica elaborò una “scienza dell’intero” che è appunto la metafisica. Essa fu ed è tuttora talmente ricca di vera sapienza naturale che il cristianesimo, quando si diffuse nel modo ellenistico, ne fece lo strumento privilegiato dell’interpretazione razionale della verità rivelata. Così nacque la teologia cristiana, che senza metafisica non può esistere, perché i dogmi della Chiesa cattolica - che la teologia è chiamata a interpretare razionalmente - sono tutti formulati in termini metafisici. Lo spiegò molto bene, agli inizi del Novecento, Réginald Garrigou-Lagrange (vedi il suo capolavoro, Il senso comune, la filosofia dell’essere e le formule dogmatiche, trad. it., Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2013).

martedì 16 settembre 2014

Dalla padella islamica alla brace omosessualista

Risposta di Alessandro Gnocchi alle Lettere di questo martedì dei lettori su Riscossa Cristiana [qui].

La chiosa consiste in una semplice constatazione. Dove andrà a finire, si chiedono la signora Claudia e il signor Antonio Spinola, una Chiesa che non in grado di reggere il confronto con l’islam? E, si badi bene, non si sta parlando di un islam che sguaini a ogni pie’ sospinto scimitarre insanguinate, ma anche solo un islam le cui donne e i cui bambini, e quindi anche i cui padri, si vestono ancora secondo decoro e secondo pudore.
Cara Claudia e caro Antonio, una Chiesa siffatta va finire in coda in quella sfilata di San Patrizio con omosessuali & affini, che tanto giustamente fa orrore al signor Gallavresi.
Una Chiesa che, avendo come unico faro la sola “dignità umana”, rinuncia a mettere in ginocchio gli uomini davanti all’unico vero Dio finisce per cedere davanti a qualsiasi torma dotata di una fede più virile. E poi lo farà, anzi lo sta già facendo senza che da Roma qualcuno eccepisca, davanti a qualsiasi manifestazione vociante che di virile non ha più nulla.
Come ci si deve comportare, si chiede il signor Gallavresi, con pastori che fuggono davanti a lupi, lupacchiotti, chihuahua e tortorelle?

C'è sempre qualcosa di 'monco'...

Il silenzio lo si interrompe quando non si può né si deve tacere.

Niente da dire su questa "meditazione" mattutina del 15 settembre nella Cappella della Domus Sanctae Marthae [qui]. Niente da dire, se non fosse per le ultime parole.
«come dal paradiso sono usciti i nostri padri con una promessa, oggi noi possiamo andare avanti con una speranza: la speranza che ci dà la nostra madre Maria, fermissima presso la croce, e la nostra santa madre Chiesa gerarchica».
La nostra santa madre non è propriamente la Chiesa gerarchica. Tale è la sua struttura, che è l'espressione visibile della gerarchia apostolica voluta da Gesù (vedi i 72, i 12 - di cui uno designato come Capo e Roccia fondativa - scelti dal Signore, Lc 10). La Chiesa, oltre ad essere il Popolo di Dio1, come più frequentemente indicata nei documenti conciliari, è il corpo mistico di Cristo (Col 1,24). Dunque la Chiesa gerarchica non è l'intera Mater et Magistra, ma prim'ancora la nuova Gerusalemme: terrestre (già e non ancora) e celeste (di poi), nel suo insieme di Chiesa
  1. militante (il popolo dei redenti in cammino su questa terra, insieme ai pastori, nel loro Signore) 
  2. purgante (le anime ancora in attesa della gloria) e 
  3. trionfante (la gloria del Signore nei suoi angeli e nei suoi santi insieme alla Vergine nel Cielo), che ci attende e a cui tendiamo con l'aiuto della grazia e del triplice munus dei pastori: docendi, regendi, sanctificandi.
Non è stato esplicitato né si può dire che sia scontato per tutti, oggi.

È bene che io precisi che l'ordine gerarchico non comprende soltanto il clero. Ma l'espressione "madre chiesa gerarchica" non mi porta anche all'elemento Soprannaturale che mi sembra troppo spesso accantonato. Prendo atto anche della segnalazione di un lettore che riporta la stessa espressione tratta dagli esercizi di S. Ignazio, certamente incisivi sulla formazione del papa. E chiedo venia per la mia sensibilità molto più attenta a certe sottolineature, che oggi vengono spesso tralasciate quando non addirittura dimenticate.
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1. Espressione dal sapore prettamente vetero-testamentario, più generica e molto meno specificamente identitaria.

Il silenzio - Madeleine Delbrêl

Qualche ora di digiuno dalle parole - compresi i commenti - per recuperare la Parola.

Il silenzio non ci manca, perché lo abbiamo.
Il giorno in cui ci mancasse,
significherebbe che non abbiamo saputo prendercelo.
Tutti i rumori che ci circondano
fanno molto meno strepito di noi stessi.
Il vero rumore è l'eco che le cose hanno in noi.
Non è il parlare che rompe inevitabilmente il silenzio.
Il silenzio è la sede della Parola di Dio, e se, quando parliamo,
ci limitiamo a ripetere quella parola, non cessiamo di tacere.
I monasteri appaiono come i luoghi della lode
e come i luoghi del silenzio necessario alla lode.
Nella strada, stretti dalla folla, noi disponiamo le nostre anime
come altrettante cavità di silenzio dove la Parola di Dio può riposarsi e risuonare.
In certi ammassi umani dove l'odio, la cupidigia,
l'alcool segnano il peccato, conosciamo un silenzio da deserto
e il nostro cuore si raccoglie con una facilità estrema
perché Dio vi faccia risuonare il suo nome: «Vox clamans in deserto».
(Madeleine Delbrêl)


lunedì 15 settembre 2014

Don Mauro Tranquillo e don Curzio Nitoglia. Nuovi apporti sulla validità dei nuovi sacramenti

Pubblico un intervento di don Mauro Tranquillo sulla "validità dei nuovi sacramenti" e, di seguito, la risposta di Don Curzio Nitoglia, ringraziando entrambi per aver voluto condividere con noi il frutto del loro impegno e della loro pastorale. Non mi scandalizza la vis polemica, che dimostra e accompagna anche in questi testi la fermezza e profondità delle proprie convinzioni, tranne quando va a colpire la persona. Del resto nessuno di noi è esente dal sentirsi punto sul vivo quando si tocca ciò in cui profondamente crediamo e che professiamo. Ma c'è un dato essenziale che vorrei sottolineare, rivolgendomi soprattutto ai sacerdoti. Penso anche ad altri, incontrati nel nostro cammino: uno, dalla solida formazione e dalla dialettica tanto efficace quanto graffiante e spesso ridondante; un altro, di indiscussa fama e profondità ma reticente; un altro ancora, eccessivamente conciliante con le storture in circolazione. Per concludere con don Camillo, dall'impegno pastorale che so quanto generoso, ma in questo contesto dalle reazioni umorali, soprattutto nella viscerale antipatia e stroncature nei confronti di papa Benedetto insieme alle aperture di credito incondizionate al successore. E don Marco, don Gianluigi, da tempo silenziosi, dove siete?
Ebbene, ciò che dovrebbe maggiormente caratterizzare il nostro impegno in questo agone così delicato, che è quello di custodire difendere e diffondere la nostra fede oscurata, per il bene nostro e delle anime che riusciamo ad avvicinare, dovrebbe essere la parresìa e l'acribìa sulle idee ed i principi, sorvolando e lasciando da parte le possibili personali punzecchiature che alla fine rendono meno efficace il messaggio e rischiano di trasformarlo in diatriba. Lo dico perché è un problema che ho cercato di arginare da sempre e che incontro ogni giorno nell'assiduo e necessario 'filtro' della moderazione su queste pagine. Esso purtroppo ha tra l'altro impoverito questa nostra Agorà di alcune presenze che pure davano un fruttuoso apporto dei loro peculiari e significativi contributi. Non è sempre facile trovare il necessario equilibrio che non può non risentire di alcune note temperamentali. Ma lo sforzo, da non trascurare, se vale per noi e per l'efficacia della nostra comunicazione, vale a maggior ragione per i fin troppo pochi sacerdoti che la sostengono e senza i quali non andremmo da nessuna parte.
Detto questo, vi rimando agli interventi cui si riferiscono le precisazioni che seguono: [qui e qui].

domenica 14 settembre 2014

14 settembre. Settimo anniversario dell'applicazione del Summorum Pontificum

Roma, Santa Maria Maggiore, 14 settembre 2007
Oggi, ricorrenza della Esaltazione della Santa Croce, ricordiamo il settimo anniversario della prima applicazione del Summorum Pontificum, emanato il 7 luglio 2007. È il giorno in cui ritenevamo finita per sempre quella sorta di “cattività babilonese” che a livello liturgico tutti i cattolici hanno subito fin dall'entrata in vigore della Riforma Liturgica di Paolo VI. L'immagine non è perfetta; ma è originale: è quella di partenza del filmato che sono riuscita ad avere da Repubblica e che spero risulti visibile da qui. Mi segnalano anche da qui. (Da precisare che non erano le 8 del mattino come riporta la didascalia di repubblica, ma le prima ore del pomeriggio. Interessanti le interviste: laici con le idee chiare, che non si sono lasciati confondere dalle domande con i pregiudizi che conosciamo bene e che non accennano a sparire).
La celebrazione è sotto l'immagine della Salus populi Romani, nella Cappella Borghese, di fronte a quella, dall'altra parte della navata, dove c'è la tomba di San Pio V. Non c'è stato un grande afflusso di persone (anche se molte altre si erano aggiunte rispetto al momento del fermo immagine da cui è stato ricavato il fotogramma). C'è comunque da considerare che, nel clima di rigetto presente anche allora, l'evento non era stato pubblicizzato ed inoltre era stato fissato per le 3 del pomeriggio (ora di certo non praticabile per chi lavora). Io c'ero!
Da allora le Sante Messe usus antiquior si sono moltiplicate in  tutto l'orbe cattolico. Ma siamo ancora ben lontani da una liberalizzazione piena. Conosciamo tutti le difficoltà, soprattutto da parte dei vescovi, per la maggior parte renitenti e, incomprensibilmente per dei Pastori, con molti pregiudizi, con l'aggravante della nota distanza persino del papa attuale.
Manca una pastorale tradizionale ed ora ci siamo visti costretti a parlare di "resistenza" in una situazione vieppiù ingravescente. Tuttavia la Grazia abbonda sempre. Dobbiamo essere solo pronti ad accoglierla e condividerla ed è per questo che confidiamo nel Signore e nelle Sue meraviglie.

Sinodo: a ottobre solo le avvisaglie. Bisognerà attendere l'esortazione post-sinodale del papa

Il blog francese Benoit et moi [qui] riprende il tema della comunione ai risposati partendo da un articolo di Sandro Magister [qui], che ricorda che il papa, nel dare il via libera alla nota discussione sinodale, non ha detto espressamente se sta dalla parte dei favorevoli o dei contrari; ma appare molto più vicino ai primi che ai secondi. E riproduce le ragioni fornite dal teologo australiano Paul-Anthony McGavin, sacerdote della diocesi di Canberra e Goulburn, assistente ecclesiastico presso l'Università di Canberra.
Costui è favorevole al cambiamento e non nasconde la sua adesione alle opinioni di Kasper. Il problema sta nel fatto che egli parte con l'affermare affinità tra gli argomenti innovativi e la "metodologia" di Francesco, che rifiuta ogni "sistema chiuso", sia in materia di pastorale che nel campo della dottrina. Secondo McGavin, lo stesso Ratzinger aveva una metodologia altrettanto "aperta". Tant'è che, nella parte iniziale della sua trattazione, sviluppa il discorso dell'affinità tra i due papi. Al punto che si è portati a credere che Francesco non faccia altro che realizzare ciò che Benedetto XVI era pronto a fare anche lui.

sabato 13 settembre 2014

CNSP: S. Messa in onore di San Pio X a Castelfranco Veneto

Su iniziativa, molto sentita, dei Coetus Fidelium del Veneto, del Trentino – Alto Adige e del Friuli – Venezia Giulia,
SABATO 27 SETTEMBRE 2014
alle h. 16,30 presso il
DUOMO di CASTELFRANCO VENETO (Tv)
vicolo del Cristo, 10

dove San Pio X ricevette il sacramento dell’ordine sacro il 18 settembre 1858 dal vescovo di Treviso, Mons. Giovanni Antonio Farina, fondatore delle Suore Dorotee,

Mons. MARCO AGOSTINI
celebrerà una S. Messa votiva
nel Rito Romano Antiquior
in onore di SAN PIO X

L’iniziativa, promossa dal Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum – CNSP a seguito dell’incontro di tutti i Coetus Fidelium del Triveneto tenutosi lo scorso 29 marzo a Verona, intende testimoniare la perenne devozione del Populus Summorum Pontificum per San Pio X nelle terre in cui il Santo Pontefice iniziò il suo ministero sacerdotale.  [Fonte]

Ancora affermazioni spurie del papa riprese - e diffuse - dai media cattolici

Clicca sull'immagine per ingrandire
Giorni fa lamentavamo che gli addetti ai lavori hanno ripreso a diffondere dal sito del Vaticano le "meditazioni quotidiane" da Casa Sanctae Martæ addirittura con risalto al non detto o al detto errato. E nessuno che accenni ad un minimo di rettifica e/o invito ad un parlare meno approssimativo insieme ad una divulgazione così capillare e diffusa, tra l'altro mai verificatasi in passato.

Scrive oggi un lettore per segnalare ancora una volta - purtroppo un caso analogo lo avevamo già dovuto registrare [qui] - la dimostrazione concreta di come le estemporanee affermazioni del papa provocano l'elaborazione e la divulgazione di una nuova dottrina, lasciando credere all'ignaro fedele che sia quella autentica sempre insegnata dalla Chiesa.

Nell'immagine a lato in bella evidenza i titoli delle recenti omelie, con la sottolineatura che il "vantarsi dei propri peccati" non è più solo una presunta frasetta malriuscita ma è diventato il roboante titolo dell'omelia stessa.
Dal sito preghiamo.org, che si autodefinisce 100% cattolico con stemmino di garanzia:
"Per seguire integralmente gli interventi di papa Francesco e leggere le trascrizioni ufficiali dei testi delle omelie a Santa Marta, al fine di superare la distorsione del senso delle parole del Sommo Pontefice operata attualmente dalla maggior parte dei media".
Così la falsa catechizzazione ed evangelizzazione novatrice prosegue a tutta birra.