sabato 22 novembre 2014

Un consuntivo delle reazioni alle rivoluzionarie aperture sinodali

Nel recente Sinodo sulla famiglia, a seguito della rivoluzione innescata da Bergoglio e dai "suoi", molti sono stati i vescovi e cardinali che hanno difeso con audace e chiara fermezza la dottrina perenne sul matrimonio e sull'omosessualità.

Tra le diverse aree geografiche, si sono distinti i rappresentanti di: Africa, Stati Uniti, e Polonia che, anche in questo periodo intermedio prima della ripresa nel 2015, stanno mostrando a tutto l'Orbe cattolico di essere pastori ben orientati. Da rimarcare il fatto che essi reagiscono con vigore ai gravi cedimenti del clero tedesco e latino americano  e non lo fanno da Chiese messe ai margini. Rorate caeli parla di tre divisioni che generano fiducia e con le quali tutti si dovranno misurare nelle prossime tornate del Sinodo.

I vescovi del Ghana
Per quanto riguarda l’Africa, la recente Assemblea della Conferenza episcopale del Ghana, ha reso nota una dichiarazione [qui] dalla quale stralcio:

«L’insegnamento perenne e immutabile della Chiesa sulla famiglia è basato sulla natura umana ma specialmente sulla Scrittura e sulla Sacra Tradizione, secondo cui Dio ha ordinato che il matrimonio sia tra un uomo e una donna, quando “Dio li fece uomo e donna e li benedì”. Dio ha voluto il matrimonio aperto alla vita  “quando li benedì e disse crescete e moltiplicatevi” (Gen. 1,27-28). Inoltre, Dio ha voluto che il matrimonio sia indissolubile, con le parole di Gesù: “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito (Mt 19,6)». Amen.

Come il canto gregoriano e l'organo sono stati 'maneggiati' e risanati in epoche addietro...

Sulla puntata di presentazione di “Tonus peregrinus” della scorsa settimana [qui], lamentavamo la (a volte fin troppo) massiccia presenza di una corrente tradizionalista tutta pizzi&merletti secondo la quale il mondo liturgico-musicale preconciliare viveva un immacolato e perfetto splendore squassato poi dal post-Concilio.
A dire il vero – e, qui, anticipiamo già le conclusioni – di abusi musicali fu (e, talvolta, è) piena anche la liturgia preconciliare; quello che cambia, invece, è la posizione della Chiesa: prima “interventista” nei confronti delle trasgressioni, oggi connivente con il mare magnum di porcherie quotidiane. 
In questo nostro contributo ci focalizzeremo su quelli che, sempre nella scorsa puntata, abbiamo eletto a nostri “fari”, il canto gregoriano e l’organo, per vedere come essi siano stati (piuttosto liberamente) “maneggiati” e risanati in epoche addietro.

Basso Medioevo e Novecento: morte e risurrezione del canto gregoriano

Sintetizzando al massimo, il gregoriano nasce in epoca carolingia dalla fusione dei repertori romano e gallicano per giungere al suo massimo splendore nei secoli IX e X. A seguito del Mille e con l’inizio dell’età bassomedievale, il gregoriano iniziò il suo declino per una serie di cause endogene (i cantori, dimenticando progressivamente le melodie, sentirono il bisogno di notarle, a discapito della precisione ritmica) ed esogene (la nascita di nuove forme liturgiche e della polifonia). E’ sulle seconde che, qui, ci concentreremo brevemente: la liturgia bassomedievale, infatti, dovette fare i conti con l’ingresso, all’interno della messa, di due nuove forme: le sequenze e i tropi. Entrambe le forme consistono nella farcitura dei melismi (dell’alleluia nel caso delle sequenze o del Kyrie nel caso dei tropi) con testi liberi di natura non più scritturale ma letteraria.

venerdì 21 novembre 2014

L’epurazione della “misericordia” continua in Texas

Non si può passare sotto silenzio ciò che pubblica Corrispondenza romana [qui]. Un'altra vittima della "misericordia". Ricordiamo il caso di Ciudad del Este [qui], oltre a quello dei FI, del card. Burke et alia. Traggo dal blog Fratres in unum che ha dato la notizia:
Nel suo discorso d'addio alla bella Chiesa del Sacro Cuore, Padre Rodríguez ha incoraggiato i suoi desolati fedeli a ricordare la preghiera di Giobbe: " Il Signore ha dato e il Signore ha tolto; Sia benedetto il nome del Signore "(Giobbe 1: 21)! e ha spiegato come un cattolico deve reagire a disagio, sofferenza e persecuzione. Le afflizioni sono una grazia. 1. ci fanno simili a Cristo nella misura in cui condividiamo la sua croce. 2. Si può soffrire in espiazione dei nostri peccati e per le colpe degli uomini nella Chiesa. 3. Siamo in grado di guadagnare meriti per il Cielo, se si soffre con pazienza, fede, carità e fiducia nella Santa Volontà di Dio. La Messa, la Chiesa e la Vergine Maria servono tutte quali Porta Coeli (Porta del Cielo) . Dio ci ha dato queste cose in modo che possiamo raggiungere il cielo. Questo è il nostro obiettivo finale!
Della serie, in recrudescenza, degli ortodossi fuori e degli eretici dentro. Oltre ad Enzo Bianchi & C., un altro clamoroso esempio [qui]. Si tratta Pablo D'ors, sacerdote non tanto anticonformista quanto decisamente eretico della diocesi di Madrid, recentemente nominato consigliere del Pontificio Consiglio della Cultura.

L’epurazione continua: dai Francescani dell’Immacolata al Card. Burke, sempre più sono le vittime della nuova era della “misericordia” vaticana.
L’ultimo esempio, in ordine di tempo, è quello di padre Michael Rodríguez, della Diocesi di El Paso, Texas, fervente promotore della Dottrina e della liturgia cattoliche, oltre che strenue difensore del matrimonio cristiano.
A darne accorata notizia, è stato il blog “Fratres in Unum.com”. Dallo scorso 10 novembre, Padre Michael non è più amministratore apostolico della sua Parrocchia, quella intitolata al Sacro Cuore di Gesù, a Shafter.

Continua la saga dei Francescani dell'Immacolata: la CEI scrive ai vescovi...

Immagine struggente di una realtà  distrutta
Marco Tosatti aggiorna sulla vicenda dei FI con quanto segue [qui]. Si qualifica da solo il contenuto e lo stile della comunicazione del sito del portavoce dei ribelli, investito di autorità nell'attuale gestione. Ma questo purtroppo è anche lo stile dell'attuale gerarchia, che detiene un potere autocratico che rende irriconoscibile la nostra Chiesa.
Sottolineo l'apodittica arroganza con cui Socci viene definito polemista e il suo libro noioso.
Si trinciano giudizi, ma non si forniscono ragioni, mentre quelle che sono vere e proprie esigenze spirituali di chi non si adatta al nuovo corso e alla rieducazione che esso impone, sono totalmente misconosciute e assoggettate a manovre politiche.
Tornando alla questione dei vescovi, resta da chiedersi in cosa consiste la collegialità se non resta loro un margine di discrezionalità in situazioni del genere o in che misura siano disposti a prostrarsi a direttive dall'alto discutibili come queste, in assenza di motivazioni per la vera e propria persecuzione  inflitta ai frati che sono più sensibili alla tradizione.

Continua la saga dei Frati Francescani dell’Immacolata, la Congregazione commissariata e il cui caso non sembra ancora trovare né una spiegazione chiara (sulle motivazioni del commissariamento) né sugli sbocchi eventuali, cioè dell’apertura di un nuovo Capitolo in cui i frati facciano le loro scelte.
Nei giorni scorsi abbiamo riportato della presenza ad Assisi, all’Assemblea dei vescovi italiani, di padre Fidenzio Volpi, il Commissario [qui].
Ora ci giunge notizia che il Segretario Generale della CEI, mons. Galantino, avrebbe inviato una lettera a tutti i vescovi italiani, ordinari di diocesi, chiedendo che a fronte di una richiesta di incardinamento nella loro diocesi da parte di un religioso dell’FFI che voglia uscire dall’ordine si mettano in contatto con il Commissario.

Chi è che non la conta giusta?

Don Nicola Bux, lo pubblica Sandro Magister [qui], affronta l'ecumenismo non cattolico di Enzo Bianchi, affermando che il Priore di Bose promuove la decostruzione del papato col seguente titolo: Il Papa non lo sa ma a Bose preparano la sua fine.
Non lo sa? OK. Ma chi è che ha nominato Bianchi consultore del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani? Mio nonno? Ed è mio nonno che quel Soglio così sacro e costitutivo lo sta trasformando nella fiera paludosa delle religioni tutte uguali?

Chi ama la tradizione, così disprezzata e bypassata dal papa delle sorprese, sa bene quanto sia nocivo tutto ciò che viene diffuso da scritti e conferenze del sedicente Priore di una Comunità che tutti ritengono appartenente ad un nuovo ordine monastico, ma che non è mai stata canonicamente riconosciuta né rispetta le leggi della Chiesa, e ciò nonostante egli è gettonato a dismisura e richiesto in ogni dove, come modello di pensiero “cattolico” ed “ecclesiale” ed implicato in studi teologici, in università pontificie e in case di formazione per sacerdoti e religiosi.
Cito Mons. Antonio Livi:

giovedì 20 novembre 2014

In silenzio, Anche Benedetto dice la sua sul Sinodo. Sui divorziati risposati.

Ennesima attenta e puntuale segnalazione di Marco Tosatti [qui]. TROPPO in silenzio secondo me.
Perché è vero che ha dichiarato obbedienza al papa; ma la prima obbedienza è alla Verità. A meno che, con stili diversi, non siano sulla stessa lunghezza d'onda. E lo dico con dispiacere perché alcune ambiguità che purtroppo devo riconoscere, insieme a tante luci, in Ratzinger/Benedetto XVI, mi lasciano in questa incertezza, a finire con le dimissioni: costretto (gli impedimenti ed ostacoli paurosi non gli sono mancati) o pensionato convinto (ingravescentem aetatem)? nonché sulla figura del Papa emerito e del duplice ministerium....
E, poi, il popolo dei credenti non può star lì ad elucubrare su comunicazioni monche o indirette da parte dei pastori. 

Nei lavori completi del Papa emerito Benedetto XVI un articolo del 1972 è stato pubblicato senza che sia presente un passaggio in cui l’allora semplice teologo Ratzinger apriva alla possibilità della comunione per i divorziati risposati.
Questa espunzione è interessante, perché quel passaggio è stato citato di frequente dal cardinale Walter Kasper, che come è noto al Sinodo 2014 è stato un acceso fautore di una possibilità per i divorziati risposati di accedere all’eucarestia. Secondo l’Irish Times, padre Vincent Twomey, un teologo che ha studiato sotto il prof. Ratzinger, è dell’opinione che questa modifica editoriale è significativa; il teologo suggerisce che il Papa emerito non vuole che vi siano strumentalizzazioni delle idee che aveva avanzato come giovane teologo; e che non ha ripetuto né come Prefetto della Fede, né come Papa.
Nel suo scritto originale del 1972, l’allora padre Joseph Ratzinger scriveva che il matrimonio era indissolubile, agli occhi della Chiesa cattolica. Se però, “Un secondo matrimonio ha provato di aver assunto una dimensione morale e etica” ed “è vissuto nello spirito della fede”, con “obblighi morali” verso la moglie e i figli, allora un’apertura verso l’eucarestia dopo un periodo di probazione “sembra essere niente di più che giusto e completamente seguendo la linea della tradizione della Chiesa”.
Secondo Twomey l’omissione “è un tentativo significativo” da parte di Benedetto XVI di impedire che le sue parole, scritte in un contesto diverso, possano venire usate adesso contro di lui.

Il pontefice dei ponti lanciati e del ponte divelto (o possiamo sperare non del tutto?)

Sandro Magister ci ricorda [qui] che in America latina i pentecostali strappano alla Chiesa cattolica milioni di fedeli. Ma il papa ha per loro soltanto parole di amicizia. È il suo modo di fare ecumenismo, svelato in due suoi videomessaggi.
Riprendo alcune parole del papa - dalla trascrizione testuale tradotta dall'originale spagnolo - parole che rispecchiano la sua visione dell'ecumenismo messa in pratica senza aspettare che i teologi si mettano d'accordo, completamente rivoluzionaria.
... Non so, è una pazzia… Avere un tesoro e preferire usare imitazioni del tesoro. Le imitazioni sono le differenze, quello che interessa è il tesoro. Padre, Figlio e Spirito Santo, la vocazione alla santità, lo stesso battesimo e la chiamata a predicare il Vangelo fino alla fine del mondo. La certezza è che Lui è con noi là dove andiamo… Non è con me soltanto perché sono cattolico; non è con me perché sono luterano; non è con me perché sono ortodosso… Un manicomio teologico! [risate].
Ognuno ha la sua identità propria ed io presuppongo che ognuno di noi cerca la verità. Intanto, camminiamo insieme. Preghiamo gli uni per gli altri e facciamo opere di carità insieme. Matteo 25, insieme. E le beatitudini, insieme. E tutti abbiamo nelle nostre chiese bravi teologi. Che loro facciamo il lavoro dello studio teologico. È anche questa un'altra forma di camminare. Ma non aspettiamo che loro si mettano d'accordo… [risate]  Questo è quello che io credo [applausi]. [Dimentica che è lui che dovrebbe utilizzare il lavoro dei teologi per farne oggetto di insegnamento confermando ciò che va confermato e respingendo ciò che va rifiutato]. 
Ricordiamo che il Signore non ci ha lasciato solo il Battesimo ma anche l'Eucaristia e che è proprio nell'Eucaristia una delle differenze insormontabili con i pentecostali e con ogni altra denominazione riformata. Ebbene, innanzitutto non si tratta di una questione da "manicomio teologico" (una delle tante bergogliate sparata in questa circostanza). Quella che noi rileviamo è una differenza che non è stata introdotta dai "troppi teologi" ma è parte fondamentale della Rivelazione e della tradizione apostolica così come ci è stata consegnata per due millenni. Dunque i pentecostali - e finanche troppi che si dicono cattolici - celebrano la commemorazione della Cena e quindi un convivio fraterno, mentre il Signore, nell'Ultima Cena ci ha consegnato il Suo Santo Sacrificio1.

Gesù ha istituito l'Eucarestia, perché sia perpetuata la Sua offerta sulla Croce, quella offerta che sola cancella i peccati e ripristina la giustizia violata. Ogni giorno, su ogni altare del mondo, è necessario che sia offerto il Sacrificio di Cristo, perché l'uomo e il mondo si salvi dall'abisso.2

mercoledì 19 novembre 2014

Il card. Burke si appella al Papa perché faccia marcia indietro sui temi delicati nelle prossime tappe del sinodo

Leggo oggi su Riposte Catholique [qui]

Presente ad una conferenza a Limerick, Irlanda, Sabato 15 Novembre, dove è stato accompagnato da don Marcel Guarnizo, un prete noto per aver rifiutato la comunione ad una lesbica nel 2012, il cardinale Burke, recentemente privato delle sue responsabilità di Prefetto della Segnatura Apostolica, ha ribadito le sue preoccupazioni riguardo al Sinodo per la Famiglia, che continuerà nel 2015. Egli ha ricordato che è dall'interno della stessa Chiesa cattolica che provengono gli attacchi, che hanno permesso che il Sinodo affronti in maniera parziale comportamenti "che contraddicono la dottrina cattolica". Ha fatto appello a Papa Francesco di non affrontare ulteriormente questi temi delicati nella prossima sessione, e ha suggerito ai fedeli presenti di scrivere ai vescovi irlandesi e persino al pontefice per far conoscere la loro posizione e impedire che si faccia strada maggior confusione.

Seregno, 12 dicembre - Conferenza Circolo J.H.Newman - L'immutabilità della Tradizione


L’immutabilità della Tradizione

Teologia e attualità dell’Enciclica “Pascendi Dominici Gregis” di San Pio X

Interverranno

ROBERTO DE MATTEI
Storico della Chiesa – Università Europea di Roma

DON MAURO TRANQUILLO
Teologo – Sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Introdurrà Andrea Sandri - Presidente del Circolo Culturale Cardinal J.H. Newman

Venerdì 12 Dicembre – Ore 21
Sala Mons. Luigi Gandini – Via XXIV Maggio - Seregno

Circolo Culturale Cardinal John Henry Newman - Seregno

Il papa delle sorprese?

Sono in molti a sottolineare che il papa ci ha sorpresi un questi giorni con due interventi: il primo sul relativismo in bioetica e sulla famiglia, nel discorso ai medici cattolici [qui]; il secondo sulla complementarietà tra uomo e donna nel Colloquio promosso ad hoc dalla Congregazione per la Dottrina della Fede [qui]. Io mi limito ad alcune riflessioni e aggiungo un Post Scriptum.
Sono parole che ci farebbero risollevare dalla polvere delle recenti bastonate alla tradizione di conio sinodale et alia, se non temessimo un'altalena depistante nel più puro stile rahneriano (Martini docet), che non prende di petto direttamente i principi dottrinali che vuole stravolgere ma li aggira sul piano pastorale, diluiti e triturati da una prassi agganciata alla situazione piuttosto che alle essenze. 
Esattamente ciò a cui stiamo assistendo da un anno e mezzo, insieme alle bordate di disprezzo per la Tradizione, per la dottrina e i suoi rigidi difensori, per gli intellettuali, per i cristiani ideologici specialisti del Logos e chi più ne ha più ne metta.
Questi due discorsi a prima vista spiazzerebbero tutte le nostre posizioni assunte fin qui, nell'esprimere i timori e formulare i distinguo nei confronti di molte parole e azioni decisamente "rivoluzionarie". E non devo star qui a ricordarle, perché la cronaca (e il blog) ne trabocca.
Stando ad essi, Bergoglio, da un lato, non risulterebbe più renitente ad affrontare le questioni relative ai principi non negoziabili mentre, dall'altro, sembrerebbe aver impartito una sterzata alla "barca senza timone" che qualcuno ha paventato sulla stampa e che ha fatto il giro dell'Orbe cattolico e non [qui].
D'altronde le cose che sono state affermate in queste due occasioni non dovrebbero destare alcuna meraviglia sulla bocca di un Papa. Ma forse arrivano a mo' di sedazione in un momento in cui comincia a salire esponenzialmente il disorientamento creato dalle "fughe in avanti" dei suoi gladiatori porporati, che sono andate troppo avanti per non suscitare le reazioni di quel ch'è rimasto di un certo conservatorismo se non di Tradizione, nel senso autentico e non storicista del termine, nella Chiesa post-conciliare.
Insomma, mi piacerebbe poter pensare ad un'efficacia improvvisa della "grazia di stato" e ad una ripresa della rotta rimasta nei secoli sicura e ferma nelle sue coordinate perenni e nel respiro dell'Eterno che hanno in sé. Ma credo che nessuno di noi abbasserà la guardia.
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Post Scritpum. Però, se proprio devo dirla tutta, anche se l'accento era sulla complementarietà, il passaggio alla Congregazione [qui], che riprendo di seguito, un po' povero e monco mi sembra. Insieme a: «Occorre insistere sui pilastri fondamentali che reggono una nazione: i suoi beni immateriali...». Insomma, non è che sta facendo un discorso politico o sociologico. Forse l'insegnare i veri pilastri fondamentali e il vero Bene, su cui tutto si fonda e insistere su quello, è il proprium dei pastori. Il resto, in aggiunta.
«...La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, ecc. Noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica, che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia! Non lasciatevi qualificare da questo o da altri concetti di natura ideologica. La famiglia ha una forza in sé».
Quella forza che ha in sé, deriva alla famiglia dalla sua realtà antropologica o non piuttosto ontologica? O non anche, eventualmente - quando si parla di matrimonio cristiano - della grazia santificante nonché del dono di sé possibile e fecondo solo in Cristo Signore?
Piccola postilla. Nessuna nostalgia. È tornare, ogni tanto, alle fonti: Pio XII, agli sposi cristiani, parlava di vincolo e comunione: Un “sì” per sempre, come l’amore di Cristo... [qui]