mercoledì 23 aprile 2014

1 maggio a Linarolo. La tradizione vita della Chiesa (in memoria di Mario Palmaro)


La Tradizione, vita della Chiesa
in memoria di Mario Palmaro

il 1° maggio a Linarolo (PV), nella chiesa parrocchiale
S. Antonio Abate, in via Roma 4, si svolgerà la

Giornata della Buona Stampa Cattolica
Inizio alle ore 10.00

Interverranno
ROBERTO DE MATTEI
docente di Storia Moderna e Storia del Cristianesimo
all’Università Europea di Roma, direttore del mensile Radici Cristiane

MAURO FAVERZANI
Coordinatore editoriale del mensile Radici Cristiane

ALESSANDRO GNOCCHI
Saggista e giornalista de «Il Foglio»

MARCO FERRARESI
Ricercatore di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Pavia,
Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Pavia

Ore 12.00 Pranzo

Ore 16.00 Santa Messa Solenne in rito romano antico

La Giornata è aperta a tutti
È gradita la comunicazione della propria presenza a 
ilaria.pisa@gmail.com

martedì 22 aprile 2014

¡Dios no muere! La solitudine del Signore e il nostro zelo amaro

Stralcio da Vigiliae Alexandrinae. Un altro testo da condividere. Qui il testo intero. Ringraziamo il Signore per quest'attenzione desta, consapevolezza della gravità dell'ora presente, sintonia che, nella condivisione, diventano fortezza ma soprattutto nutrono la fedeltà. E proprio nella condivisione speriamo di contribuire a far crescere esponenzialmente la diffusione di un pensiero ancorato alla Sorgente contro la barbarie spirituale che avanza.  Noto che viene citato un interessantissimo articolo di Don Curzio Nitoglia che avevo programmato per domani e che ho pubblicato poco fa per rendere attivo il link.

[...] In certe epoche è fondamentale un atteggiamento: non cercare scorciatoie. Ogni tentazione di giungere presto alla metà, di voler vedere la vittoria già nel tempo, porta con sé il rischio non secondario di venire a patti con il mondo, anche solo per sottrarsi a quella terribile sensazione di solitudine che prima o poi il vero cristiano prova nella vita. Non ci sono scorciatoie: il Signore è morto solo sulla Croce. Basti per tutti l’esempio, mostrato da un recentissimo articolo di don Curzio Nitoglia (vedi qui), di Joseph de Maistre, campione della contro-rivoluzione, che in fondo, da quanto risulta dall’analisi di don Curzio, non avrebbe mai abbandonato l’idea di un accomodamento tra Dio e il mondo, in quella terribile forma di superbia che è la gnosi. Ma anche se si volesse contestare tale analisi della parabola intellettuale e spirituale di de Maistre, il rischio di fondo che don Curzio mostra resta vero per ogni cattolico. Quando si subisce la vis polemica delle forze anticristiche, è facile, per reazione, accoglierne le provocazioni e cadere nei loro tranelli. Non ci sono davvero scorciatoie. La vittoria verrà, ma forse non la vedremo noi. Conta solo fare la nostra parte.
Ma – come si dice in questi casi – c’è un “ma”. Il quid proprium dell’ora presente è la crisi nella stessa Chiesa di Dio.

Don Curzio Nitoglia sul Tradizionalismo esoterico di J. de Maistre

Don Curzio Nitoglia, con l'acribia che lo contraddistingue, fa il punto su un pensatore molto in voga in alcuni "Centri" tradizionalisti. Il che ci fa comprendere come dobbiamo tenere gli occhi della mente e del cuore aperti, senza lasciarci influenzare dalle "etichette". Devo dire che ciò che ho letto qui ha dato il nome a mie personali diffidenze. Dedico il testo che segue ai lettori che amano approfondire e spaziare nelle opere dei pensatori del nostro tempo, per cogliere le radici e le manifestazioni delle vicende che stanno scrivendo la nostra storia umana ed ecclesiale.

Il Tradizionalismo Esoterico: Joseph de Maistre,
una nuova edizione de “Le serate di Pietroburgo”
“Nel libro Mémoire au duc de Brunswick del 1782, otto anni dopo aver lasciato la massoneria, il de Maistre dichiara il suo ideale di illuminato per giungere all’unificazione delle chiese cristiane, attraverso una sorta di diplomazia segreta massonica”.
(Ettore Passerin, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1951, vol. VII, coll. 1871-1872, voce “Maistre”).
Prologo

Le Edizioni Fede & Cultura di Verona hanno pubblicato nel gennaio 2014, in una nuova traduzione a cura di Carlo Del Nevo, l’opera principale di Joseph de Maistre (1753-1821) Le Serate di Pietroburgo, con una lunga Prefazione di Ignazio Cantoni di Alleanza Cattolica.

L’associazione culturale Alleanza Cattolica di Piacenza appartiene all’area teoconservatrice italiana, che si ispira al pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira, ad Edmund Burke e a Joseph de Maistre e quanto a quest’ultimo si sforza 1°) di sostenere l’assoluta ortodossia del de Maistre maturo, qualificato “tra i portavoce più importanti del movimento controrivoluzionario e del cattolicesimo romano”, e 2°) di presentare Le Serate come  “una pietra miliare del pensiero controrivoluzionario”, nonostante il passato massonico dell’Autore dal quale, secondo costoro, il Savoiardo si sarebbe allontanato ma che si riaffaccia qua e là nei suoi scritti postumi e nell’11° capitolo delle Serate.

Moschea e Minareto a Milano: il sì di Angelo Scola

Nota Esistenzialmente periferico: Don Abbondio Scola, cardinale di Milano, già distintosi per aver pensato più a fare gli "auguri per il Ramadan" che ad estendere il Summorum Pontificum alla diocesi ambrosiana, arretra nuovamente di fronte all'islam:
Il minareto? Io non farei grandi problemi su questo, basta che non lo facciano in piazza del Duomo.
Un virile silenzio no, eh?
E pensare che la CEI un anno fa gli aveva mandato le felicitazioni per l'elezione a Papa...

Prende dunque sempre più consistenza il  nuovo corso post-conciliare rinunciatario e calabraghe, che dimostra la ingravescente inconsistenza da parte delle più autorevoli gerarchie ecclesiastiche della vis identitaria nella confessione della nostra Fede. Questa la notizia da Milano Today
„ Sì alla moschea e anche al minareto. L'ha detto il cardinale Angelo Scola, inserendosi nel dibattito sulla realizzazione di almeno un luogo di culto per i musulmani anche in vista di Expo 2015, quando sono attesi milioni di visitatori da tutto il mondo. Il cardinale non è nuovo a quest'apertura, almeno per quanto riguarda la moschea, ma non aveva ancora fatto il passo successivo a riguardo del minareto.
Lunedì 7 aprile ha articolato meglio la sua posizione, spiegando che il diritto di culto è reale solo se ci sono luoghi di culto, e che il problema principale non è tanto questo, quanto - riferisce Repubblica - capire chi comanda all'interno dell'eventuale moschea. Il cardinale ha suggerito soltanto alcune garanzie, come la lingua parlata dall'imam o la consapevolezza delle attività che si svolgono all'interno della moschea stessa.
Nessun problema nemmeno per il minareto, con un'unica avvertenza (avanzata col sorriso): "Purché non lo facciano proprio in piazza del Duomo".

"Scuotete la polvere dai vostri calzari".

Un testo da condividere: Danilo Quinto su Radio Spada.
Osservazioni condivisibili. Intuitivamente tuttavia colgo rischi di assolutizzazioni: nel laissez-faire in campo economico ad esempio, valido come indirizzo ma che non è un principio e dunque incontra necessariamente dei limiti. Inoltre, le stesse "verità morali" non esistono di per sé: sono la Via, tracciata dalla Verità, che è Vita. La "morale" scaturisce dalla Verità e ne è conseguenza, oltre che manifestazione, inverata e da inverare, nella storia personale e collettiva.

Tra le istruzioni di Gesù ai dodici apostoli, per la loro prima missione (Mt,10,1-23), ve n’è una alla quale i nostri tempi, così grami e torbidi, sembrano non badare: «Se qualcuno non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri calzari. In verità vi dico, nel giorno del giudizio, il paese di Sodoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città».

Quanti sono coloro che, pur consapevoli che Dio solo è giudizio, sono disposti a mettere in pratica il precetto di “scuotere la polvere dai propri calzari”? Il pensiero che si fa giudizio – e non condanna - sugli atti e sui comportamenti degli uomini, sugli eventi e le situazioni che la storia o la vita quotidiana ci propongono, semplicemente non deve esistere. A volte per pavidità, altre per rassegnazione, viene sostituito dal “pensiero unico”, morbido, accondiscendente, accomodante, annacquante. Inesistente, perché corrisponde al nulla. Si è insinuata una strisciante e pericolosissima inclinazione ad evitare l’espressione del giudizio, che corrisponde all’esigenza di non contrapporsi al “mondo” e ai suoi mali, ma di “comprenderlo”, di “farselo amico” e, spesso, di giustificarlo.

lunedì 21 aprile 2014

Anno Domini 2014: Urbi et Orbi da San Pietro

Immagini che parlano e suscitano interrogativi in chi non si lascia massificare: 
  • Semplicità o semplicismo? 
  • Povertà o pauperismo? 
  • Spogliare la propria persona di simboli che non le appartengono, perché rappresentano e mostrano Urbi et Orbi l'alta funzione rivestita, è indice di umiltà oppure umilia, snatura, declassa e desacralizza il Papato?
  • Dove si eclissa la Magnificenza e la Bellezza di Dio, resta solo lo squallore dell'uomo.
Torneremo a breve sul tema dei simboli e del simbolismo, attraverso uno scritto molto interessante di Alessandro Gnocchi, inviatomi di recente. Aggiungo qui solo una breve notazione. 
La parola “simbolo”, dal greco σύμβολον - da συμβάλλω “mettere insieme” - unifica in un solo segno due elementi differenti, l'uno materiale e l'altro ideale o spirituale, a cui il primo è legato per similarità o analogia. Ecco perché σύμβολον significa anche “segno di riconoscimento”, perché ha la capacità di far riconoscere con immediatezza qualcosa a partire proprio dalla sua materialità, che però non si esaurisce in sé, ma mostra e nello stesso tempo trasmette un messaggio che la supera. Symbolum per linguam Graecam signum vel cognitio interpretatur (Isidoro di Siviglia: nella lingua greca Simbolo significa segno e conoscenza). 
Anche le persone deputate ad un incarico nella Chiesa ricoprono e rivestono un carattere simbolico e il massimo del simbolismo è concentrato nella persona del Sommo Pontefice, il Papa. 

don Curzio Nitoglia. ABC di Filosofia della Politica.

Un invito alla lettura che nutre e forma.

Le Edizioni Jeanne d’Arc di Milano, marzo 2014, pubblicano un opuscolo di don Curzio Nitoglia: ABC di Filosofia della Politica. Un breve compendio di 65 pagine accessibile a tutti, della Filosofia politica secondo il pensiero di Aristotele, S. Tommaso d’Aquino, la seconda e la terza Scolastica. (per ordini vedi a fondo pagina).
San Tommaso d’Aquino insegna che la prudenza non s’interessa soltanto del bene privato di un singolo uomo, ma anche del bene di tutta la collettività e perciò “la prudenza per rapporto al bene comune si chiama politica” (S. Th., II-II, q. 47, a. 10, in corpore). La prudenza politica è una virtù che ci aiuta a scegliere i mezzi migliori per ottenere il bene comune, ossia a vivere virtuosamente in società, subordinatamente all’ordine soprannaturale.

sabato 19 aprile 2014

Cornelio Fabro, poco noti e molto edificanti aspetti di un vero teologo

Riprendo l'interessantissimo articolo che segue da Disputationes Theologicae: intervista alla segretaria che per decenni fu la più stretta collaboratrice di Cornelio Fabro

Domenica delle Palme 2014
Disputationes Theologicae ringrazia Suor Rosa Goglia - autrice di Cornelio Fabro, profilo biografico (Edivi, Segni 2010), libro particolarmente rivelatore della personalità del grande filosofo e teologo stimmatino - per la disponibilità con cui ha accettato di rispondere alle nostre domande. Ci scusiamo con Suor Rosa per il ritardo con cui esce questo suo contributo, ritardo dovuto alle incombenze legate alla nuova fondazione ecclesiastica; siamo particolarmente contenti di pubblicarlo visto appunto il suo notevole valore disvelatore del grande uomo di Dio che sta dietro l’alta produzione metafisica.
1)  Cornelio Fabro passa alla storia come il grande metafisico, forse il più grande del secolo appena trascorso. Come viveva il suo essere teologo?

Fabro è un pensatore radicale, non è un uomo di corrente o di scuola, egli si pone di fronte ai temi decisivi per l’esistenza e prende posizione. Il peso stesso dell’erudizione non appiattisce mai l’inquieta ricerca e la religiosa “cura dell’anima”. Non era un uomo immerso nell’accademismo astratto, la Commissione per il concorso a cattedra dell’Università di Bari lo definì “degno di molta considerazione per la sue doti teoretiche”, ma non mancò di scorgere i suoi accenti “polemici” e “tendenziosi”, evidentemente sul centrale “problema di Dio”. Il Cornelio Fabro filosofo è un tutt’uno col teologo e con l’uomo di Dio, per il quale il problema essenziale di Dio è il problema essenziale dell’uomo.

venerdì 18 aprile 2014

Rorate Cœli désuper, Et nubes plúant justum

Non meravigliatevi che vi proponga un canto tipico dell'Avvento in questo Tempo Pasquale. Tutto si intreccia e si compenetra nella nostra Fede. Se non ci fosse stata l'Incarnazione, non ci sarebbe neppure la Pasqua di Risurrezione. È una invocazione che sgorga dal profondo e desidero condividerla.