mercoledì 28 gennaio 2015

Il viaggio papale in Sri Lanka e nelle Filippine ha lasciato segni profondi. Il Vescovo di Roma che indossa paramenti altrui e le profanazioni dell’Eucaristia. C’è una logica nella successione degli eventi…

La riposte del martedì di Alessandro Gnocchi [qui]

Gentilissimo dottor Gnocchi,
magari esagero, ma vorrei parlare ancora dell’ultimo viaggio del Papa per chiederle un chiarimento. Nelle immagini che abbiamo visto tutti, specialmente in quelle che mostrano il Vicario di Cristo con rappresentanti di altre religioni, c’è qualcosa che istintivamente mi turba, ma non riesco a mettere a fuoco di che cosa si tratta. Sarei persino tentato di pensare che sono io a vedere il male dove non c’è, ma poi mi dico che tutto quanto vedo ha poco a che fare con il cattolicesimo. Mi può aiutare a capire se c’è qualcosa che non va in queste manifestazioni e, tal caso, di che cosa di tratta?
Grazie per l’attenzione
Piergiorgio Tomassoni
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Caro Alessandro Gnocchi,
a Manila, durante la Messa celebrata dal Papa, abbiamo visto cos’è successo al momento della Comunione: le ostie passate di mano in mano tra i fedeli (alcune pare siano anche finite in terra), senza il minimo rispetto per il Corpo di Cristo. E tutto questo è accaduto in mezzo a una gran gazzarra. Uno spettacolo che mi ha fatto venir da piangere. Ricordo la domenica 3 giugno del 2012, quando Benedetto XVI celebrò la Messa all’aeroporto di Bresso, vicino a Milano. Era la giornata mondiale della famiglia, c’ero anch’io. Eravamo circa un milione, eppure al momento della Comunione tutto si era svolto in ordine, con tantissimi sacerdoti che si erano portati verso i settori in cui erano stati suddivisi i fedeli. Ogni sacerdote era assistito da un chierichetto col piattino e la Comunione veniva data in bocca. Mi viene da chiedermi: dei preti, e tra questi addirittura il Papa, che lasciano succedere quel che è successo a Manila, credono ancora che l’ostia consacrata è corpo di Cristo, o sono lì a sbrigare una faccenda che non li interessa più di tanto? E qui vorrei anche parlare della Comunione data in mano, di tanti ministri “straordinari” che non si capisce a cosa servano, ma non vorrei dilungarmi. Le sarò davvero grato se mi dirà il suo parere. Grazie
Costanzo Scalvi
 Caro Tomassoni, caro Scalvi,
il viaggio di Francesco in Sri Lanka e nelle Filippine ha lasciato segni profondi nelle coscienze di molti cattolici. Ne sono prova le tante lettere che ancora arrivano in redazione e a questa rubrica. Ho scelto le vostre due tra le molte che acutamente puntano l’indice su temi passati in secondo in piano rispetto a quelli rilanciati con clamore dai media.

martedì 27 gennaio 2015

La fine dell'apologetica? E in S.Paolo fuori le mura il papa perde il piviale...

Il Papa, senza il piviale, saluta i rappresentanti ortodossi.
Vedere il filmato sotto
Come ogni anno, il 25 gennaio, si è svolta la celebrazione dei Secondi Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, guidata dal Papa, per celebrare la fine della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani (18-25 gennaio).
Non possiamo non soffermarci su alcuni brani dell'omelia - il cui testo integrale è qui - che trascrivo di seguito limitandomi a due chiose essenziali, dopo la curiosa nota di cronaca, che inserisco qui.
Dal breve filmato, che mostra come il piviale cade dalle spalle del papa, noto un atteggiamento e un incedere più che sciatto, deconcentrato, sbrigativo, lontano da ogni solennità per non parlare di sacralità... Solo una mia impressione soggettiva? 


[...] La donna di Sicar interroga Gesù sul vero luogo dell’adorazione di Dio. Gesù non si schiera a favore del monte o del tempio, ma va oltre, va all’essenziale abbattendo ogni muro di separazione. Egli rimanda alla verità dell’adorazione: «Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,24). Tante controversie tra cristiani, ereditate dal passato, si possono superare mettendo da parte ogni atteggiamento polemico o apologetico e cercando insieme di cogliere in profondità ciò che ci unisce, e cioè la chiamata a partecipare al mistero di amore del Padre rivelato a noi dal Figlio per mezzo dello Spirito Santo. L’unità dei cristiani – ne siamo convinti - non sarà il frutto di raffinate discussioni teoriche nelle quali ciascuno tenterà di convincere l’altro della fondatezza delle proprie opinioni [La Chiesa docens non mai espresso opinioni. La 'dottrina' che nasce dalla rivelazione, è forse un'opinione?]. Verrà il Figlio dell’uomo e ci troverà ancora nelle discussioni. Dobbiamo riconoscere che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità e supera i conflitti, riconcilia le diversità.
[...] Oggi esiste una moltitudine di uomini e donne stanchi e assetati, che chiedono a noi cristiani di dare loro da bere. È una richiesta alla quale non ci si può sottrarre. Nella chiamata ad essere evangelizzatori, tutte le Chiese e Comunità ecclesiali trovano un ambito essenziale per una più stretta collaborazione. Per poter svolgere efficacemente tale compito, occorre evitare di chiudersi nei propri particolarismi ed esclusivismi, come pure di imporre uniformità secondo piani meramente umani (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 131). Il comune impegno ad annunciare il Vangelo permette di superare ogni forma di proselitismo e la tentazione di competizione. Siamo tutti al servizio dell’unico e medesimo Vangelo! [Il già pur forse riduttivo subsistit in de la Catholica è un particolarismo o un esclusivismo?]

27 gennaio Giornata della memoria. Facciamo memoria anche di alcune altre cose.

Quanto segue l'ho scritto diversi anni fa. Ma lo ritengo attuale e lo ripropongo oggi in reazione alla sagra di una morale ufficiale unidirezionale che ci sta asfissiando da decenni. Pur senza mancare di rispetto a nessuno, diamoci una regolata e torniamo ad una giusta misura.

Il passato non si cancella, ma non può diventare il sacrario dell'odio

Dal 27 gennaio 2001, in Italia si celebra il giorno della memoria.
Questa celebrazione è stata voluta dal Parlamento Italiano per ricordare gli ebrei sterminati nei lager nazisti. Nella scuola e in molti ambiti della nostra vita civile questa ricorrenza ha avuto e avrà una giusta eco, anche perché fare memoria del male che è dentro l' uomo - e rimane ancor oggi possibile - ha un valore educativo per il presente con la speranza di preservazione da analoghi rischi per il futuro. In termini di giustizia è un atto dovuto forse anche per cancellare l'onta delle leggi razziali.

Una memoria che rischia di diventare dimenticanza

C'è però una dimenticanza che rischia di vanificare questa giornata, che sui media è diventata una settimana e oltre. Si può infatti dedicare un giorno della memoria a sei milioni e mezzo di morti tacendo di altri milioni, vittime dei sistemi comunisti, di altre ideologie o di fondamentalismi di varia natura?

Certo del nazismo tuttora inorridisce il massacro programmato, l'orrore pianificato, la disumanità divenuta drammaticamente 'normale' in quei giorni e in quel contesto: una delle pagine più terribili della storia umana.

L'evento supera i confini nazionali; in un tempo di globalizzazione come il nostro è inevitabile ed è anche auspicabile una vera coralità. Ma la consapevolezza dell'accaduto e dei pericoli rappresentati da ogni ideologia dovrebbe radicarsi fortemente nelle coscienze e non rimanere confinata al giorno - o al battage - della commemorazione.

Tuttavia io, donna di questo tempo, non posso dimenticare e, senza  perdermi nella citazione di cifre purtroppo altrettanto drammaticamente rimarchevoli, vorrei nominare le vittime delle persecuzioni in URSS, in Turchia (il genocidio degli Armeni), in Cina, in Vietnam, in Cambogia, nell'Est Europeo, quelle in America Latina, quelle in Africa, quelle in Afghanistan, in Iraq, nei Balcani (con riferimento a tutte le etnie coinvolte), nel Sudan, in Timor Est, nel Medio Oriente. Chiedo scusa a chi non nomino per ignoranza o per disattenzione.

Per non parlare di altre morti, che ci restano sconosciute perché si perdono nella fretta indifferente di una quotidianità che fagocita le nostre coscienze, frutto di un odio e di una violenza che si manifestano sotto altre etichette o giustificazioni ideologiche o politiche con un sottofondo spesso economico dal travestimento umanitaristico, ma la cui matrice è sempre riconoscibile nello stesso "Male", che ha nomi diversi: odio, divisione, intolleranza, sete di potere, manipolazione, massificazione, strumentalizzazione, indifferenza, che diventano disumanità.

Non è mia intenzione scatenare in questa occasione una polemica sui totalitarismi; vorrei soltanto che il 27 gennaio fosse veramente il giorno della Memoria, e quindi che si accomunassero nel ricordo tutte le vittime del Novecento: il secolo. definito da V. Grossman, della massima violenza dello Stato sull'uomo; ma ad esse vorrei fossero accomunate anche le vittime di ogni generazione che ci ha preceduti nella nostra storia che di genocidi, senza nulla togliere al dramma degli ebrei, ne ha visti e purtroppo ancora ne vede davvero tanti.

La shoah non è un 'luogo' teologico né un dogma

Vorrei anche ricordare che non può restare senza conseguenze asserire che “la shoah” segna “il vertice del cammino dell’odio”, che voleva “uccidere Dio” (Parole pronunciate da un papa ad Auschwitz). Occorre invece respingere la tendenza odierna -che va generalizzandosi sempre di più- di conferire portata teologica e “neo-dogmatica” ad un fatto storico come la shoah. che significa sterminio. quale “nuovo Olocausto”, che sembra addirittura aver rimpiazzato quello di Cristo. Infatti, per la Fede cattolica l’odio di satana ha mosso degli uomini (Sinedrio con il popolo ebraico a lui sottomesso con la connivenza dei dominatori Romani) ad uccidere Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, nella sua natura umana. Questo è il vero vertice dell’odio contro Dio, che i veri cristiani, figli del perdono, non prendono a pretesto per demonizzare nessun uomo e nessun popolo -nella specie quello ebraico- né di ieri né di oggi né di domani.
La shoah non è né un “luogo teologico” - che, nella metodologia di Melchior Cano, è un criterio di prova teologica - né un dogma di fede, perché i dogmi di fede hanno per oggetto esclusivamente verità rivelate. Nessun cristiano è quindi tenuto ad enfatizzazioni fuorvianti o al reiterato prodursi di poco dignitose prostrazioni, fermi restando l'orrore e la condanna per l'accaduto.

Non fare della memoria un'ideologia

Da ultimo spero che non si faccia ideologia nel giorno della memoria (non è certo questo l'intento della legge; ma sono sempre possibili strumentalizzazioni di ogni genere, che sarebbero ciniche quant'altro mai) ma che si aiutino i giovani e in fondo tutti noi a comprendere che ricordare il male presente nella storia serve a cominciare a costruire, oggi, un mondo di pace in cui ogni  persona umana ed i valori di cui essa è portatrice, siano il fulcro imprescindibile di ogni convivenza non soltanto formalmente civile, che voglia essere anche "umana" nel senso pieno del termine.  E, se c'è chi non ci crede o chi lo rifiuta, noi sappiamo e riaffermiamo che ciò è possibile solo in Cristo, nostro Signore, l'Unico che realizza in chi lo accoglie la pienezza di umanità redenta e rigenerata per costruire la vera Pace, che non è quella di un generico umanitarismo, ma opera teandrica del Figlio che si concluderà solo alla fine dei tempi, che solo il Padre conosce.
Maria Guarini

13-14 giugno 2015. IV Convegno Summorum Pontificum, un tesoro per tutta la Chiesa

Quest'anno il Convegno Summorum Pontificum si terrà: sarà il IV.
Deo gratias!
Lo avevamo già annunciato qui. Questo sotto è il Manifesto.


Il card. Baldisseri genera confusione, dice 'Voice of the Family'

Segnalato da From Rome [qui].

ROMA, 25 Gennaio 2015: I commenti del Cardinal Lorenzo Baldisseri hanno ulteriormente minato l’insegnamento della Chiesa riguardo all’indissolubilità del matrimonio, ad affermarlo è Voice of the Family, una coalizione internazionale di gruppi pro-famiglia.

Alla conferenza internazionale, organizzata dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, dal’22 al 24 Gennaio è intervenuto il Cardinal Baldisseri, organizzatore del prossimo Sinodo sulla Famiglia. La conferenza mirava espressamente a fornire l’opportunità a 80 gruppi laici di assistere il Pontificio Consiglio per la Famiglia nel fornire suggerimenti per il Sinodo in programma a ottobre 2015.

Il Cardinal Baldisseri ha difeso il diritto del Cardinale Walter Kasper di asserire che i divorziati ricongiuntisi in unioni non riconosciute dalla Chiesa dovrebbero avere il permesso di ricevere la Santa Comunione. Baldisseri, in risposta a un sostenitore pro-famiglia preoccupato, ha comunicato ai delegati che non dovremmo essere “scioccati” dai teologi che contraddicono l’insegnamento della Chiesa. Il Cardinale ha affermato che i dogmi possono evolvere e che sarebbe inutile tenere un Sinodo semplicemente per ripetere quello che è sempre stato sostenuto; ha inoltre suggerito che, per il semplice fatto di esser stato posto 2.000 anni fa, non significa che un paradigma non possa esser messo in discussione.

lunedì 26 gennaio 2015

Anche i Bergogliani sono ormai sconcertati da Bergoglio. (La mia risposta alla canonista sull'invalidità del Conclave 2013)

Riprendo da Antonio Socci [qui]. Rimarchevole il suo accenno esplicito ai due insistenti messaggi che gli arrivano da Oltretevere...
In ogni caso non la metterei tra Bergogliani e non. Il problema va ben oltre. Chi esprime critiche (supportate da argomenti teologici), dissenso e sconcerto non lo fa "contro Bergoglio" perché non è un papa secondo i suoi gusti, ma nei confronti di Simone che non parla da Pietro. Che si tratti di Bergoglio è solo la contingenza di turno. E, se è davvero inusuale  - e forse anche per certi versi può diventare controproducente perché rischia di creare scandalo -, che dei giornalisti e dei laici come noi si ergano a difensori pubblici della Fede, altrettanto inusuale, anomala inedita e ingarbugliata è la situazione, ecclesiale e non solo, che stiamo vivendo e subendo, perché manca totalmente un confronto serio e ineludibile con Pastori che non restino nelle retrovie o nelle sacrestie, o nei meandri Curiali, come i cani muti : « I guardiani d’Israele son tutti ciechi, senza intelligenza; son tutti de’ cani muti, incapaci d’abbaiare; sognano, stanno sdraiati, amano sonnecchiare». (Isaia, 56,10).
Qui non si tratta di sentirsi toccati, come nel caso di molti che hanno vergato parole roventi di critica solo perché si sono personalmente sentiti chiamati in causa come "conigli".
Meraviglia che non si stigmatizzino le critiche mosse da sentimenti personali, per quanto l'espressione possa esser stato infelice e di cattivo gusto, mentre invece si stigmatizzano le nostre che riguardano questioni di Fede fondamentali e ineludibili? Esse non fanno forse parte integrante della nostra persona che ha accolto il Salvatore e Signore nostro? E perché si può criticare il naso da pagliaccio o l'uscita infelice e invece sulle questioni di Fede si dovrebbe tacere? Mi pare che noi la confusione e la distorsione la subiamo e la constatiamo; non siamo noi a crearla... La stessa divisione non è che conseguenza.

Anche i Bergogliani sono ormai sconcertati da Bergoglio.
(La mia risposta alla canonista sull'invalidità del Conclave 2013)

Ci sono due insistenti messaggi che mi arrivano da Oltretevere. Il primo è questo: “Al Conclave è successo di tutto”. Questa voce c’entra – lo vedremo dopo – col secondo messaggio che filtra: “Ormai abbiamo le mani nei capelli”. Una battuta pronunciata da chi era, all’inizio, “bergogliano” e che riguarda il recente viaggio in Asia, ma non solo.

VIAGGIO RIVELATORE

In questi giorni ci sono stati scivoloni papali che hanno fatto clamore e scandalo: quello sul “pugno” a chi dice una brutta parola “alla mia mamma” (incredibile commento alla strage di Parigi per le vignette).

La riforma postconciliare dei libri di canto gregoriano: primavera di creatività

Torna Tonus peregrinus con le sue puntate sulla musica sacra.
Ridotta ad un'immagine che mi viene spontanea, la conclusione che si ricava dallo scritto è che i novatori postconciliari hanno fatto a brandelli una splendida preziosa veste d'alta sartoria, creata su misura e con arte sublime per un evento unico vissuto da una Domina di rango eccelso. Alcuni di questi brandelli sono stati ripresi e adattati alla meglio per la festa di una donzelletta campagnola.
Credo che i musicologi di oggi dovranno esercitare il loro ingegno e le loro capacità nel combattere il degrado attuale, non solo quantitativamente ma soprattutto qualitativamente, ben superiore a quello passato, che pure c’è stato, per effetto delle contaminazioni “mondane” rinascimentali, barocche e operistico-ottocentesche.
Degrado o contaminazioni, di qualunque genere, vanno comunque evitati e combattuti, distinguendo ciò che è propriamente liturgico da ciò che non lo è. Ed è necessario riportare alla luce l’antico vettore della lex orandi, (ri)offrendo al rito la sua dimensione sonora plasmata dalla e nella Actio del Signore. Impossibile, credo, tornare ad una purezza originaria, ma ciò che è appropriato e appartiene alla Santa e Divina Liturgia, va custodito e recuperato con passione e buona volontà. E probabilmente con gradualità, a partire da quanto è realisticamente possibile. Senza l’ottica del minimo sindacale.

La riforma postconciliare dei libri di canto gregoriano:
primavera di creatività

Tra i passi più citati (e inflazionati) quando si parla e si scrive di musica liturgica, e soprattutto della sua crisi in seguito al Vaticano II, si colloca al primo posto, senz’ombra di dubbio, il numero 116 della “Sacrosanctum Concilium” (che qui, per pietà dei lettori, non riportiamo). Meno citato è, ad esempio, il numero seguente, il 117, che qui, a beneficio dei lettori, riportiamo:
“Si conduca a termine l’edizione tipica dei libri di canto gregoriano; anzi, si prepari un’edizione più critica dei libri già editi dopo la riforma di san Pio X.
Conviene inoltre che si prepari un’edizione che contenga melodie più semplici, ad uso delle chiese minori”
Bene. Il passo in questione ci sembra utile per chiarire un paio di aspetti della riforma liturgica seguita al Vaticano II e, nella fattispecie, aspetti che hanno portato, sia pur trattando del tradizionalissimo canto gregoriano, alla devastazione attuale contenendo già in sé stessi, ancorché in forma embrionale, il seme della creativa mens liturgica postconciliare.

sabato 24 gennaio 2015

Omelia del Cardinale Raymond Leo BURKE - Messa votiva Matrimonio della Vergine - 10 gennaio 2015, Roma - San Nicola in Carcere

Traduciamo da NLM [qui], e prontamente condividiamo il testo della stupenda Omelia, pronunciata dal Cardinale Raymond Leo BURKE a Roma, Sabato 10 gennaio 2015 - Basilica di San Nicola in Carcere, dove ha celebrato il Pontificale al faldistorio che abbiamo ricordato qui.
La celebrazione era uno degli eventi nell'ambito della seconda conferenza internazionale delle Confraternite del Clero Cattolico (Roma 5 - 9 gennaio 2015), che ha visto la partecipazione dei cardinali Pell, Amato, Burke e dell’arcivescovo Di Noia.
È stata scelta la Messa votiva del matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe perché tema della conferenza erano il matrimonio e la famiglia, e le questioni relative. (Le letture bibliche: Proverbi 8, 22-35, e Matteo 1, 18-21.)
Occasione per una magistrale e edificante chiarificazione sulla santità fontale del vincolo matrimoniale sacramentale cristiano, anch'esso Redento dal nostro Signore e Salvatore. Di cui far tesoro noi ed i pastori tutti, soprattutto quelli coinvolti nell'Assise sinodale tuttora in corso.

Omelia del Cardinale Raymond Leo BURKE
Messa votiva Matrimonio della Vergine
Sabato 10 gennaio 2015, Roma - San Nicola in Carcere

Celebrando la Messa votiva del matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe, contempliamo nuovamente il grande mistero dell'amore incommensurabile ed incessante di Dio per noi. Nel breve racconto del Vangelo di san Matteo, vediamo come Dio provvede che il suo Figlio unigenito sia incarnato nel seno immacolato della Vergine Maria e, allo stesso tempo, con la sua incarnazione, diventiamo parte della famiglia di Giuseppe e Maria. In altre parole, anche se San Giuseppe e la Vergine Maria si erano sposati prima del concepimento verginale di Dio-Figlio nel grembo di Maria, lo hanno fatto con pieno rispetto per la consacrazione della verginità di Maria a Dio dalla sua giovinezza, l'offerta a Dio della sua verginità consacrata. Ed ancora, San Giuseppe aveva sposato Maria con l'intenzione di onorare, nel corso del loro matrimonio, la verginità consacrata.

31 gennaio. Messa Tradizionale solenne a Verona

Cari Amici,
il prossimo 31 gennaio ricorre la festa di San Giovanni Bosco, quest'anno "speciale" perché nel 2015 cade il bicentenario della sua nascita (qui).

Grazie alla generosa accoglienza dei padri salesiani,

Sabato 31 alle ore 11:00,
Chiesa dell'Istituto Don Bosco
in Via Provolo n.16 - Verona

sarà celebrata una Santa Messa solenne nella forma straordinaria del rito romano, in latino: una Messa, quindi, "come la celebrava Don Bosco", curata da una piccola associazione liturgica in cui gli ex-allievi sono ben rappresentati e che annovera il maestro della gioventù tra i suoi protettori (http://www.sanremigioverona.org).
Sarà una Messa solenne, cantata in gregoriano e accompagnata dall'organo. Chi di voi, in particolare, avesse apprezzato la Messa "in rito antico" celebrata alla fine del 2012 in occasione del passaggio a Verona della reliquia di S. Giovanni Bosco, di certo non dovrebbe mancare alla prossima Messa del 31 gennaio, con la quale onoreremo il nostro Don Bosco con intensità e commozione.

Sarà possibile seguire la S. Messa con sussidi per i fedeli in italiano e latino appositamente predisposti. 

​Coetus Fidelium San Remigio Vescovo
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(ampio cortile interno per il parcheggio auto):

-celebrante: Mons. Marco Agostini, Cerimoniere Pontificio
-diacono: Padre Massimo Malfer CO
-suddiacono: Don Francesco Marini
-gregorianista: M.o Letizia Butterin
-organista: Prof. Marcello Rossi
-schola cantorum: Coro Popolare Gregoriano, diretto da p. Marco Repeto C.O.
-servizio all'altare: Coetus Fidelium S. Remigio Vescovo

Gli esercizi spirituali di Sant'Ignazio alla nostra epoca

Mi segnalano l'articolo, che riprendo di seguito, del Superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Pierpaolo Maria Petrucci, pubblicato [qui].

S. Ignazio di Loyola

Dopo la rivolta di Lucifero la sola visione realistica della storia è quella di un immenso campo di battaglia fra le forze del bene e quelle del male: Dio, che nel suo piano d’amore vuole far partecipare alla sua beatitudine le creature razionali, Satana che invece tenta di perderle.
Nella sua caduta l’angelo ribelle trascina «la terza parte delle stelle del cielo» (Ap. 12, 4), esseri splendenti, puramente spirituali e appartenenti ad ogni Coro angelico che, per orgoglio, divengono orribili demoni.
L’azione di Satana si manifesterà poi palesemente dopo la creazione dell’uomo, chiamato a prendere il posto degli angeli ribelli nel Regno dei Cieli, nell’indurlo al peccato originale.

In seguito alla promessa del Redentore, l’azione degli spiriti decaduti, mossi dall’odio a Dio e dall’invidia per gli uomini, si eserciterà in maniera virulenta contro i poveri figli di Eva, eredi di una natura privata della grazia santificante e ferita dalle conseguenze del peccato originale.
Con la Redenzione operata da Gesù per la sua morte in croce ove «appende l’atto della nostra condanna» (Col. 2, 15), Satana subisce una terribile sconfitta ma non desiste dalla sua opera perniciosa per impedire alla Chiesa, nata dal costato aperto di Gesù, di portare agli uomini i frutti della salvezza.