mercoledì 26 settembre 2018

"il mio petto come altare". Consacrare di nascosto il pane e il vino durante i giorni di prigionia.

Una Presenza che non ci abbandonerà fino alla fine dei tempi.

Tra i martiri che hanno forgiato la Chiesa lituana, nella cattedrale di Kaunas il papa ha fatto il nome dell’arcivescovo gesuita Sigitas Tamkevičius, classe 1938, oggi emerito. Nel 1983 venne arrestato dalle autorità sovietiche. La sua storia è raccontata nel libro “ El baile tras la tormenta” di José Miguel Cejas. 
«In carcere sono riuscito a comprare qualche pezzo di pane e ho verificato che era fatto di frumento. Mi mancava solo il vino; in una lettera ho chiesto alla mia famiglia uva passa secca. Da allora dovevo solo trovare un buon momento, sapendo che il mio compagno di cella, come facevano in genere, era un criminale comune al quale promettevano di ridurre la pena se avesse fornito qualche informazione compromettente su di me».
«Davo le spalle alla porta - ha raccontato Tamkevičius - con l’astuccio degli occhiali sul tavolino; un astuccio giallo di plastica dove avevo collocato un pezzo di pane e un piccolo recipiente con un po' di uva passa. Aspettavo che il compagno di cella si addormentasse e poi, lentamente, iniziavo a spremere l’uva passa tra le dita fino a ottenere qualche goccia di vino che in casi eccezionali risultava valido per celebrare l’eucaristia».
«Grazie a Dio ho una buona memoria - continuava il vescovo - e ricordavo le preghiere della messa. Dopo la consacrazione, consumando il corpo e il sangue di Cristo, una gioia indescrivibile si impadroniva di me. Sperimentavo una gioia maggiore di quella che avevo provato la prima volta che avevo celebrato la Messa nella cattedrale di Kaunas. Dio mi confortava e mi consolava. Lo sentivo lì, al mio fianco, in modo ineffabile». «Celebrare la messa in quelle circostanze - spiegava Tamkevičius - mi dava una forza speciale, senza la quale non avrei potuto resistere. A volte dovevo celebrare steso sul letto, a notte fonda, con le sacre specie sul mio petto, trasformato in altare. Non ho mai pregato tanto intensamente come in quei momenti. È stato un dono di Dio. Non gli chiedevo di liberarmi; confidavo in Lui. Le braccia di Gesù mi sostenevano; non mi ha mai lasciato solo. È sempre stato la mia speranza».

martedì 25 settembre 2018

Amerio: Tanto dogma, tanta Chiesa. Niente dogma, niente Chiesa

Convegno Internazionale su Vecchio e nuovo modernismo: le radici della crisi della Chiesa, Roma, 23 giugno 2018

Amerio: Tanto dogma, tanta Chiesa. Niente dogma, niente Chiesa
Enrico Maria Radaelli


Ringrazio la Fondazione Lepanto, il suo Presidente Prof. Roberto de Mattei, tutti i presenti.

Nel giugno del ‘26, a 21 anni, Romano Amerio vedeva pubblicato su Pagine nostre, periodico della diocesi di Lugano, un suo pensiero che si potrà ritenere cardinale: «Il problema dell’uomo è il problema dell’adorazione, e tutto il resto è fatto per porvi luce e sostanza». “Deus Trinitas first”.

AMERIO: "DEUS TRINITAS FIRST".
MODERNISTA: “DEUS TRINITAS NOTHING”.

La storia del mondo è teocentrica, anzi cristocentrica, e per nulla antropocentrica: l’uomo è in seconda fila. Una teologia che non esalti tale centralità scenica e sostanziale di Dio non è una teologia cattolica.

lunedì 24 settembre 2018

Come opporsi ad una situazione apparentemente senza vie d'uscita

Il processo di conquista dell'islam sta progredendo solo grazie alla nostra decadenza.
Che viene dall'interno, dal degenerare dei valori laici dell'Occidente nel nichilismo e nell'edonismo più sfrenati. Questa inclinazione suicida è "assistita" dalla Gerarchia cattolica, complice attiva nello stesso tempo e della corruzione dei costumi interna e dell'invasione musulmana esterna. La Chiesa è diventata da baluardo morale e religioso che istituzionalmente era, la porta dalla quale entrano tutti i mali e coloro che li portano.
Solo distruggendo questa porta si potrà iniziare una inversione di tendenza. Cioè, provocando finalmente la crisi esteriore di questa Chiesa che di cattolico ha solo il nome. Il primo passo è l'uscita di scena di Bergoglio, unitamente ai suoi manutengoli. L'invito ad andarsene da parte di mons. Viganò riflette la netta percezione di un fedele servitore della Chiesa, in passato ben addentro alle vicende vaticane, che solo un fatto traumatico può rappresentare l'inizio della rinascita. 
Non c'è altra soluzione. Con una personalità come Bergoglio è impossibile trattare e persino discutere, imposta tutto sui rapporti di forza, servendosi spregiudicatamente del potere che ha in quanto Papa.
La cancrena che affligge la Chiesa visibile non si cura con le aspirine devozionali, come piacerebbe ai cultori del silenzio da cosiddetti mistici. 
Il reportage dello 'Spiegel', di cui ci ha dato notizia Maike Hickson [qui], sembra un fatto importante, in questa battaglia, perché quella rivista è una delle più note a livello mondiale e rappresenta gli interessi del Sistema. 19 pagine nelle quali in pratica, da quello che si è capito, Bergoglio ne esce demolito assieme a noti rappresentanti della Gerarchia tedesca. Finora la grande stampa aveva tutta appoggiato Bergoglio. Bisogna insistere, unendosi all'azione dei fedeli americani (e non solo), giustamente sempre più inferociti contro l'attuale dirigenza cattolica, che vuol continuare nel suo programma eversivo come niente fosse. Z. [L'eversione riguarda la crisi morale che discende da quella dottrinale e cioè della retta fede, ma anche i deleteri silenzi nelle questioni non negoziabili e, per contro, le indebite ingerenze nella politica in chiave sinistrorsa. Esempio: è di ieri la notizia che Galantino (CEI) si permette di l'ennesimo attacco al Governo italiano sul Decreto sicurezza che introduce misure sacrosante e ineludibili e riguarda anche la grave crisi migratoria!] 

“Per amore del mio popolo non tacerò”. Card. Joseph Zen

Vedi precedenti sulla questione cinese, in calce al messaggio del card. Zen [qui] in occasione del Convegno di Roma, 7 ottobre 2018.

Esce in italiano, proprio mentre Pechino e la Santa Sede annunciano un accordo provvisorio segreto per la nomina dei vescovi, un libro del cardinale Joseph Zen: “Per amore del mio popolo non tacerò”.

Un testo che dimostra il suo grande amore per la Chiesa; un testo drammatico. Drammatico perché mette in luce le profonde incomprensioni che stanno accompagnando il cammino della riconciliazione fra Chiesa Cattolica e governo comunista cinese. Un cammino che secondo il Cardinale Zen, cinese e profondo conoscitore della Cina, rischia di trasformarsi in un fallimento grazie ad un accordo imminente che sfavorirebbe enormemente la Chiesa Cattolica e punirebbe i membri della Chiesa clandestina, coloro che non hanno accettato di entrare nelle organizzazioni ufficiali e che hanno già pagato duramente la loro fedeltà alla Sede Apostolica.

In un momento in cui le persecuzioni religiose si intensificano, e si stringe sempre di più la morsa sulla libertà religiosa in Cina, ci si chiede se è ragionevole fare un accordo che non appare – per il poco che se ne sa, e anche questo non può che indurre alla diffidenza –  veramente poco vantaggioso per le ragioni dell’evangelizzazione. Riflettendo sull’anniversario della Lettera ai cattolici cinesi di Benedetto XVI, il Cardinal Zen ci fa vedere la strategia verso la Cina della Chiesa Cattolica negli ultimi decenni, una strategia con momenti luminosi ma anche con non pochi fallimenti, denunciati con chiarezza da un testimone diretto degli eventi.

La lingua della Chiesa: il latino, davanti al quale il demonio si dilegua

Chi vuole approfondire trova qui l'indice degli articoli pubblicati sul Latino.

Come mai noi che ci sentiamo una popolazione civile, che ci gloriamo della nostra cultura, abbiamo tollerato che sparisse da noi quello che era, in fondo, il fondamento della nostra vita spirituale?
Una volta qui in Italia si studiava latino nelle scuole, a partire dalle Medie inferiori; ora solo in pochi licei. Il latino è stato bandito dalle nostre scuole, e ancor più dalle nostre chiese. Ma se si rompe il legame con i Padri – della Patria, se si vuole, e soprattutto della Chiesa – si perde l’identità e ci si sente come orfani. Di chi siamo figli? O non siamo figli di alcuno? Sia come italiani, sia come fedeli nella Chiesa, la lingua latina era quello che manifestava una precisa identità culturale e religiosa. Conoscere il latino significava attingere la linfa vitale della nostra cultura dalle proprie radici. 

domenica 23 settembre 2018

Card. Zen sull'accordo Cina-Vaticano: Dire niente con tante parole - Card. Joseph Zen Ze-kiun

Vedi precedenti sulla questione cinese, in calce al messaggio del card. Zen [qui] in occasione del Convegno di Roma, 7 ottobre 2018.

Hong Kong (AsiaNews) - Sulla notizia della firma dell'accordo provvisorio fra Cina e Santa Sede sulla nomina dei vescovi, che è stato firmato oggi, il vescovo emerito di Hong Kong, card. Joseph Zen, ha fatto pervenire ad AsiaNews la seguente dichiarazione:
Un capolavoro: dire niente con tante parole!

Il comunicato, tanto atteso, della Santa Sede è un capolavoro di creatività nel dire niente con tante parole.
Dice che l’accordo è provvisorio, senza dire la durata della sua validità; dice che prevede valutazioni periodiche, senza dire quando sarà la prima scadenza.
Del resto qualunque accordo può dirsi provvisorio, perché una della due parti può sempre aver ragione per chiedere una modifica od anche l’annullamento dell’accordo.
Ma la cosa importante è che se nessuno chiede di modificare od annullare l’accordo, questo, anche se provvisorio, è un accordo in vigore. La parola “provvisorio” non dice niente.

sabato 22 settembre 2018

Benedetto XVI non risponde al card. Brandmüller sulla obiezione riguardo al 'papa emeritus'. Ma le risposte sono nella sua 'mens' conciliare


In calce potete trovare i testi delle lettere di Benedetto XVI che tanto scalpore hanno suscitato in questi giorni. Di seguito invece le mie riflessioni sul senso teologico ed ecclesiologico delle stesse. Chi volesse approfondire, può consultare il nutrito excursus degli articoli riguardanti 'i due Papi', a partire dall'annuncio dell'abdicazione di Benedetto XVI pubblicati dal 2013 ad oggi.

Benedetto XVI non risponde al card. Brandmüller sulla obiezione riguardo al 'papa emeritus'. Ma le risposte sono nella sua 'mens' conciliare (Vat.II)

Premessa
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Molto scalpore ha destato lo scambio epistolare, richiamato nei giorni scorsi dal giornale tedesco Bild e risalente al novembre 2017 tra Benedetto XVI ed un «cardinale tedesco». Ѐ il card. Walter Brandmüller, del quale nel luglio 2016 era stato reso noto [qui] un ponderoso intervento, che peraltro merita di esser approfondito con attenzione, dal titolo: Renuntiatio Papae. Alcune riflessioni storico-canonistiche [qui il testo integrale in pdf] sulla decisione senza precedenti di rinunciare al pontificato. Un intervento la cui complessità e dovizia di argomenti contrasta con la scarna essenzialità delle risposte delle lettere di Benedetto XVI sotto riportate.
Tra l'altro il giornale tedesco fa presente che il segretario particolare di Benedetto XVI, monsignor Georg Gänswein, non ha voluto commentare la lettera e menziona - collegandolo così all'accusa del card. Brandmüller che le dimissioni di Benedetto fossero il catalizzatore di una grande crisi nella Chiesa - il recente intervento dello stesso mons. Gänswein sugli abusi sessuali statunitensi [qui] da lui paragonati all'11 settembre della Chiesa.
Queste lettere di Ratzinger sono state fatte oggetto di grande attenzione, con la pubblicazione di vari estratti, da parte di molti media. Addirittura un titolo del New York Times recita: "Nelle lettere private, Benedetto rimprovera i critici di papa Francesco". L'autore, Jason Horowitz, lo ha persino espresso su Twitter (vedi immagine a lato).
LifeSiteNews, che a suo dire attinge a fonti attendibili, afferma che le lettere non contengono questo rimprovero e rinvia alla pubblicazione dei testi  integrali delle stesse. Ora possiamo constatare che è vero (vedi testi pubblicati di seguito).
Questi dati di cronaca già superati sono tuttavia il segnale di come in questo momento di crisi si vadano cercando elementi per ogni possibile indicazione su eventuali vie d'uscita.

Tutti a Roma! Per il VII Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum

Manca ormai poco più di un mese al VII pellegrinaggio internazionale a Roma del Populus Summorum Pontificum, che si terrà da venerdì 26 a domenica 28 ottobre 2018, e che sarà guidato da Mons. Czeslaw Kozon, Vescovo di Copenaghen.
Mentre ci auguriamo con tutto il cuore che i fedeli italiani vogliano essere presenti – per tutta la durata del pellegrinaggio, o almeno nella giornata di sabato 27 ottobre – per testimoniare visibilmente la grande vitalità della liturgia tradizionale, e la crescente consistenza del Populus Summorum Pontificum d’Italia, ricordiamo a tutti che:
  • il programma del pellegrinaggio si può consultare qui
  • sono aperte le iscrizioni all’incontro organizzato da Paix Liturgique, Juventutem e Una Voce all’auditorium dell’Istituto Patristico Augustinianum il venerdì 26 ottobre.
Appello ai volontari per la processione verso San Pietro 

Come sempre, anche quest’anno il CNSP si occuperà del supporto logistico dell’Adorazione Eucaristica e della Processione che si terranno sabato 27 ottobre. E come sempre, anche quest’anno abbiamo bisogno del vostro aiuto! 


Occorrono volontari per il servizio d’ordine 
e per le varie necessità organizzative 


Ci rivolgiamo soprattutto ai nostri ragazzi! Chi fosse disponibile, lo comunichi prima possibile all’indirizzo mail cnsp2007@gmail.com . Grazie!

"Ricostruite la Basilica di Norcia dov'era e com'era": l'appello di un comitato di cittadini

Rivedere la Basilica di San Benedetto, a Norcia, distrutta dal terremoto, "dov'era e com'era". E allontanare dunque il timore di una nuova costruzione in acciaio e vetro, magari progetto di qualche archistar. Ѐ quanto chiede un comitato spontaneo di cittadini, formato da alcuni residenti e oriundi di Norcia, che ha elaborato il testo di una lettera aperta che intende proporre alla sottoscrizione pubblica. Una lettera da indirizzare poi, quale messaggio di sensibilizzazione, alla Commissione di indirizzo preposta alla ricostruzione della Basilica. Nella lettera aperta si legge:

venerdì 21 settembre 2018

P. Ticozzi: 'Il governo cinese vuole il controllo assoluto sulla Chiesa

Rimando al significativo Messaggio del Card. Joseph Zen Ze-kiun (con l'indice degli articoli sulla questione cinese), in occasione del convegno: Roma 7 sprile 2018 “Chiesa dove vai?” [vedi], organizzato a Roma dagli “Amici del cardinale Caffarra” alla presenza e con gli interventi dei cardinali Raymond Leo Burke [qui] e Walter Brandmuller [qui]. 

Mentre si rincorrono le voci su un imminente accordo fra Pechino e Santa Sede, rimangono fortissimi i dubbi sulla effettiva libertà che il Partito potrebbe garantire ai cattolici cinesi. Bisogna pregare per loro, per l’unità della Chiesa e per il discernimento dei pastori locali. La Cina “continua a considerarsi il centro assoluto del mondo”. L’opinione di un missionario, grande esperto dell’Impero di Mezzo.
Roma (AsiaNews) – Il possibile accordo fra Cina e Vaticano “non cambia la realtà dei fatti. Il governo cinese vuole il controllo assoluto sulla Chiesa cattolica e sull’episcopato". Ne è convinto p. Sergio Ticozzi, grande esperto di Cina e missionario del Pime. In questa intervista, sottolinea le criticità di un compromesso con il Partito: “Se ora il Vaticano è pronto a riconoscere vescovi con amante e figli, obbedienti innanzitutto ad esso e pedine politiche fin dal seminario, in futuro non farà problemi ad accettare ogni candidato che le autorità cinesi proporranno e per le diocesi da loro fissate”.