giovedì 21 agosto 2014

I cristiani massacrati e la partita di calcio per la pace. Associare il concetto di “pace” a quello di “resa”: sistema sicuro per scomparire

Il Martedì Alessandro Gnocchi su Riscossa cristiana e le sue risposte a cadenza settimanale ai lettori. Riprendo il testo di ieri [qui].
Nell'approfondire si scopre qualcosa di più: gli sponsor, in tandem col promotore [qui]. A cosa è ridotta la Sala Clementina...
E guardate l'invito nell'immagine a lato. Se non lo avessi visto con i miei occhi [qui] direi che è uno scherzo di cattivo gusto. Purtroppo è tutto vero. Notare, ai lati dell'immagine del papa, il logo dei due sponsor identificabili dal secondo link. Mi piange il cuore a contribuire allo svilimento del papato con la pubblicazione di queste immagini. Ma serve a prendere atto di una cruda realtà. A cosa stanno riducendo una figura e una funzione che ha sempre brillato per la sua influenza spirituale e morale anche nei confronti del mondo non cattolico? E in un momento così drammatico non solo per tante persone, famiglie, tradizioni, cultura e radici millenarie, ma per l'intera nostra civiltà. (MG)

[...] Di fronte a tutto questo, cosa ci arriva dalla chiesa “ufficiale”? La partita di calcio per la pace. Ma stanno impazzendo tutti da quelle parti? Sai che conforto sarà per i cristiani incalzati dai fanatici islamici sapere che il 1° settembre (ammesso che a quella data qualcuno di loro sarà ancora vivo), mentre loro sono sterminati, a Roma si gioca “per la pace”. Tutto questo mi ricorda certe liturgie laiche ridicole, come le fiaccolate anti-mafia, le navi della legalità, e simili cose. Sono sinceramente schifato, mi scusi ma non mi viene altra parola. Però, voglio chiudere con una stoccata a lei: che ne dice lei, interista tutto d’un pezzo, dell’adesione entusiasta di una leggenda dell’Inter come Zanetti? Ha deciso di cambiare fede calcistica? 
Scherziamo per non singhiozzare, caro Gnocchi. La saluto cordialmente.
Ennio Caramaschi
In cauda venenum, caro Caramaschi. Pensi che con uno dei miei figli sono persino stato all’ultima partita di Zanetti con la maglia dell’Inter. L’altro figlio maschio non era presente, ma solo con una seria giustificazione. Questo giusto per dirle che, fino a prima di vedere lo spot di tale tristissima iniziativa in cui Zanetti fa da testimonial, in casa nostra era Il-Ca-pi-ta-no.

Ma non c’è nulla da fare, la nuova super-religione non risparmia nulla e nessuno. Non avevo più dubbi sullo stato della Chiesa cattolica, ma non immaginavo che avrebbero avviato il programma di distruzione anche per il calcio, una delle poche attività serie rimaste in questo nostro mondo.

mercoledì 20 agosto 2014

Anche su Iraq e cristiani perseguitati Bergoglio rompe con la tradizione. Lo dice anche Cacciari

Val la pena riprendere - e così far da ripetitori e anche da commentatori perché se ne faccia tesoro - le ultime riflessioni di Socci che riprendo di seguito, sempre da Lo straniero di oggi [qui], sperando non resti vox clamantis in deserto, ma che susciti moti di sano realismo. Duro da viversi, ma indispensabile per non tradire la verità e partire almeno da questo. Importante ls citazione di Cacciari, uno dei pochissimi all'epoca delle dimissioni di Benedetto XVI, a chiamare in causa il Katéchon.

Qua sotto troverete un articolo che ho pubblicato stamani  e che approfondisce le frasi sull’Iraq pronunciate in aereo da papa Bergoglio.
A chi però continua a dire o pensare che sia un mio puntiglio, quasi frutto di un pregiudizio, segnalo anche l’intervista che oggi il filosofo Massimo Cacciari ha dato alla Repubblica.
Le persone che riflettono colgono la realtà.
Riporto qualche passaggio di Cacciari:
“Si tratta di una svolta radicale nella teologia politica della Chiesa… ma questo è un bel problema… Francesco considera legittimo un intervento nella misura in cui viene deciso dall’Onu – siamo in presenza di una laicizzazione dell’idea cattolica di ‘guerra giusta’… La posizione di Francesco è fragilissima. La sua è una posizione che potrebbe sostenere un Renzi o una Merkel. Se mi permette, io dal Papa mi aspetto qualcosa di più, ossia che mi dica che bisogna intervenire sulla base di valori considerati assoluti”.
Fin qui la riflessione di Cacciari. Ora ecco il mio articolo.

“Ahimé, basta tacere! Gridate con centomila lingue. Vedo che, per lo tacere, lo mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita”. Con queste parole tuonava santa Caterina da Siena scrivendo a un alto prelato.

E finalmente papa Bergoglio l'ha detto... Sì. Ma cosa?

Questi sono gli scampati ad orrori indicibili
Riprendo il testo che segue da Socci - blog Lo Straniero di oggi [qui]. Per completezza, inserisco due brani sull'Iraq tratti dall'intervista rilasciata al ritorno dalla Corea.  In essi il papa neppure nomina esplicitamente i cristiani ma le "minoranze religiose" e un altrettanto generico "aggressore ingiusto".

Nessun accenno a responsabilità religiose (Islam) politiche e civili (i burattinai): la prima cosa che gli è venuta in mente, per deprecarle - un'ennesimo chieder scusa implicito (!?) - sono le "guerre di conquista". Ma quelle di difesa: Lepanto, Otranto, etc?... Socci dice bene. ma c'è anche il resto.

22 agosto. Messa Antiquior Padola di Comelico

Il nuovo libro di Cristina Siccardi su San Pio X

Nel centenario della morte di Papa S. Pio X (1914-2014)

San Pio X
Vita del Papa che ha ordinato
e riformato la Chiesa

di Cristina Siccardi
San Paolo Editore

Prefazione
del Cardinale Raymond Leo Burke

Hotel Serena, via Faloria 8/10
Cortina d’Ampezzo (BL) 22 agosto 2014 ore 17.30

Sarà presente l’autrice.
Introdurrà la giornalista Rosanna Raffaelli Ghedina

Roberto de Mattei - Storico e Presidente della Fondazione Lepanto presenta la biografia del Papa del Catechismo e della Pascendi Dominici Gregis,  di cui, nella prefazione,il Cardinale Burke afferma:
«Se la vita di San Pio X merita in se stessa una nuova presentazione in occasione del centenario della sua morte, tale studio è anche molto vantaggioso per la migliore comprensione dell’insostituibile servizio del Successore di San Pietro nel mondo di oggi.

martedì 19 agosto 2014

I Patriarchi d’Oriente: “l’estremismo religioso costituisce una grave minaccia per la regione e per il mondo”

COMUNICATO – Il 7 agosto 2014, nel cuore di un Oriente a ferro e fuoco, i Patriarchi d’Oriente hanno pubblicato un comunicato di condanna per le guerre e le violenze che devastano la regione, in modo particolare per ogni persecuzione di innocenti e di cristiani. Il fondamentalismo religioso, e coloro che lo alimentano finanziando i suoi movimenti armati, colpendo l’equilibrio e la stabilità della regione, è denunciato senza giri di parole. I Patriarchi lanciano un appello urgente alla comunità internazionale.
Patriarcato Latino di Gerusalemme, 12 agosto 2014

Comunicato delle loro Beatitudini i Patriarchi d’Oriente

Sull’invito fraterno di Sua Beatitudine il Cardinale Bishara Butros Al Raï, Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente per i Maroniti, le loro Beatitudini, i Patriarchi delle Chiese Orientali si sono riuniti presso il Patriarcato di Dymane, il 7 agosto 2014. Erano presenti:
Il Catholicos Aram Kshishian I , Catholicos di Beit Kilika per gli Armeni Ortodossi; il Patriarca Grégorios Lahham III, Patriarca di Antiochia e d’Oriente, d’Alessandria e di Gerusalemme per i Greci Melchiti Cattolici; il Patriarca Yuhanna Al Yazajee X, Patriarca di Antiochia e d’Oriente per i Greci Ortodossi ; il Patriarca Mar Aghnatios Yousef Younan III, Patriarca di Antiochia per i Siriaci ; il Patriarca Mar Aghnatios Afram II, Patriarca di Antiochia et di Oriente per i Siriaci Ortodossi ; il Patriarca Narcis Bedros XIX, Catholicos et Patriarca di Kilika per gli Armeni Cattolici ; il rappresentante del Patriarca Louis Raphaël Sakko I, Patriarca di Babele per i Caldei, il vescovo Shlimon Wardouni, Vicario Patriarcale.

Tornano alla ribalta i "due papi"...

Pubblico di seguito un passo tratto dall'intervista al papa sul volo di ritorno dalla Corea [qui]. Si torna sull'istituzionalità del Papa emerito... Vedi precedenti qui - qui
Anche questa volta non è magistero è un'intervista, ma purtroppo rischiamo molto di lasciarci sommergere dal magistero liquido più distruttivo di uno tsunami. E si tratta di affermazioni reiterate, che confermano i timori più volte espressi: oltre all'anomalia del papa emerito come istituzione, persino la mia non più remota ipotesi di una impropria diarchia [qui]: «Ci vediamo... » che suppone una relazione assidua e il precedente «insieme abbiamo deciso» di cui ai link.
Johannes Schidelko dell’agenzia cattolica tedesca. Santità, quale tipo di rapporto c’è tra Lei e Benedetto XVI? esiste un abituale scambio di opinioni, di idee, esiste un progetto comune dopo questa enciclica?
(Papa Francesco) Ci vediamo … Prima di partire sono andato a trovarlo. Lui, due settimane prima, mi ha inviato uno scritto interessante: mi chiedeva l’opinione … E, abbiamo un rapporto normale perché torno a questa idea: forse non piace a qualche teologo – io non sono teologo – ma penso che il Papa emerito non sia un’eccezione, ma dopo tanti secoli è il primo emerito, questo. Pensiamo, eh sì, come lui ha detto, “sono invecchiato, non ho le forze” … Ma è stato un bel gesto di nobiltà e anche di umiltà e di coraggio. Ma, io penso: 70 anni fa i vescovi emeriti, anche, erano un’eccezione: non esistevano. Oggi i vescovi emeriti sono una istituzione. Io penso che “Papa emerito” sia già un’istituzione. Perché? Perché la nostra vita si allunga e a una certa età non c’è la capacità di governare bene, perché il corpo si stanca … ma, la salute forse è buona, ma non c’è la capacità di portare avanti tutti i problemi di un governo come quello della Chiesa. E io credo che Papa Benedetto XVI abbia fatto questo gesto di Papi emeriti. Ripeto: forse qualche teologo mi dirà che questo non è giusto, ma io la penso così. I secoli diranno se è così o no. Vediamo. Ma lei potrà dirmi: “E se lei non se la sentirà, un giorno, di andare avanti?”. Ma, farei lo stesso, eh? Farei lo stesso! Pregherò molto, ma farei lo stesso. Ha aperto una porta che è istituzionale, non eccezionale. Il nostro rapporto è di fratelli, davvero, ma io ho detto anche che lo sento come avere il nonno a casa per la saggezza: è un uomo con una saggezza, con le nuances, ma, che mi fa bene sentirlo. E, anche, mi incoraggia abbastanza. Questo è il rapporto che abbiamo con lui.

A Ferrara l’arcivescovo espone il marchio di «Nazareno» alla porta

Dal Corriere di Bologna 14 agosto.

È la «N» araba che i miliziani dell’Isis disegnano sulle case dei cristiani.
Monsignor Negri: «No al dialogo ad ogni costo»
Uno striscione, esposto davanti all’Arcivescovado di Ferrara, con la lettera araba «N», ossia Nazareno, lo stesso simbolo che i miliziani dell’Isis hanno disegnato sulle porte delle case dei cristiani a Mosul. A decidere di affiggere lo striscione sulla facciata dell’Arcivescovado, alla vigilia della Festa dell’Assunzione e in previsione della preghiera per i cristiani perseguitati, è l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa, monsignor Luigi Negri.

IL MESSAGGIO DEL VESCOVO - «L’esposizione sulla casa del vostro Vescovo, casa di tutto il nostro popolo cristiano di Ferrara-Comacchio, del marchio raffigurante l’iniziale della parola «Nassarah» (Nazzareno), il termine con cui il Corano individua i seguaci di Gesù di Nazareth - scrive in un messaggio ai ferraresi pubblicato sul suo sito - vuole dire pubblicamente che l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio si sente una cosa sola con questi nostri fratelli e sorelle che portano nel loro corpo e nella loro anima le ferite della passione e della morte del Signore».

«INGENUITA’ PATOLOGICA IN OCCIDENTE» - Alla vigilia della giornata di preghiera, prosegue Negri, «perché torni la pace, o meglio sarebbe dire perché il Signore Gesù Cristo faccia un miracolo, per il quale umanamente parlando non si intravedono possibilità, neanche minime, vorrei che per tutta la Diocesi fosse vero quello che il Papa Francesco ha più volte richiamato, ossia che non sia soltanto un `dire´ preghiere, ma sia un pregare con la totalità della vita e dell’intelligenza del cuore». E la preghiera, osserva l’Arcivescovo ferrarese, «sia, soprattutto, una richiesta di perdono a Lui poiché la nostra vita di cristiani occidentali è gravemente colpevole nel senso della responsabilità nei confronti di quanto sta accadendo. Questa responsabilità - puntualizza - si esprime con un’ingenuità a dir poco patologica. Si deve parlare di dialogo, certamente sì, ma lo si deve e lo si può fare solo se esso porta con sé la consapevolezza della propria identità e della complessità dell’interlocutore in questione. In ogni caso il dialogo non può essere perseguito ad ogni costo e non può rappresentare assolutamente una forma di dimissione della presenza cristiana nel Medio Oriente».

lunedì 18 agosto 2014

A Erbil una grande statua della Vergine per vegliare sui cristiani d'Iraq

La Croix, 16 agosto [qui].

Situato soltanto a qualche decina di kilometri dal fronte con l'ISIS, il monumento sfida le distruzioni perpetrate dai jihadisti nei vicini villaggi iracheni ed è un segnale forte che i cristiani hanno il loro posto nel Kurdistan iracheno.
Ma le testimonianze dimostrano che i profughi non si sentono a casa loro. Solo pochi rifugiati erano presenti alla cerimonia ieri sera. 
Ma la Vergine è lì e le sue braccia aperte attireranno le grazie di cui c'è infinito bisogno.

La mezzaluna ci dominerà e l'Occidente resta a guardare (?)

Stralcio da un articolo di Luca Doninelli per Il giornale 17 agosto 2014 [qui] : una riflessione nel giorno della preghiera per i cristiani perseguitati in MO. Oltre alla mobilitazione per cause futili, l'articolista mette l'accento su alcuni degli effetti-ottundimento che caratterizzano la società odierna e delinea una soluzione, che va meglio esplicitata. L'ho fatto in conclusione. 
[...] Questa è la deriva vera: non il sentimento dell’indifferenza, ma questo giudizio (pseudoscientifico) secondo cui tutto va come deve andare. I punti di resistenza sono sempre meno numerosi: il buco nell’ozono, il surriscaldamento del pianeta, le specie animali a rischio estinzione, la dittatura informatica. E poco altro.
Di fronte a tutto questo, che cosa ha da offrirci il cristianesimo, artefice di una civiltà che adesso lo rifiuta? Il cristianesimo ci offre la sorpresa della persona umana. Se il corso naturale degli eventi sentenzia che, nel mio angolo di paradiso, tra dieci anni sventolerà la mezzaluna, nulla può evitare che un giovane prete dalla fede ardente venga mandato qui, e che tra dieci anni grazie al suo lavoro la fede nel sud della Francia (o da qualunque altra parte) sia cresciuta anziché sparire. Già le testimonianze dei cristiani irakeni lo dimostrano: la persecuzione li sta aiutando a rendere più forte la loro fede.
Il cristianesimo non fa propaganda: la sua sede non è Roma, o Parigi, o New York, ma la persona umana, l’io. E l’io non si prevede, non appartiene al corso predeterminabile degli eventi. Perciò la Chiesa ha come suo primo compito l’educazione della persona, la crescita dell’io, la formazione di uomini che siano protagonisti: non per comandare, per dirigere stati o grandi aziende, ma per essere pronti ( estote parati !) a rispondere al grido che si leva dal mondo. Al cristianesimo non serve contrapporsi al corso degli eventi, né prendere le armi o fare grandi proclami. Servono uomini come questi, personalità adulte pronte non a grandi azioni, ma solo a dire «sì» a Cristo. Il resto, pagare con la vita (come San Pietro) o vivere fino a cent’anni su un’isola (come San Giovanni) è secondario.
Dice bene Doninelli. E aggiungo che la Chiesa ha come compito la formazione di uomini che siano configurati a Cristo e, per questo, deve esercitare i suoi specifici tre munera: oltre a quello docendi (insegnamento), anche quelli regendi (guida, orientamento) e sanctificandi (Liturgia, vita sacramentale). Essi, sia insieme che singolarmente, riguardano la formazione della persona. Esplicitandoli, ma soprattutto non separandoli, se ne coglie anche la dimensione Soprannaturale, ineludibile per raggiungere la pienezza d'essere, cui singolarmente e comunitariamente siamo ordinati. 
L'immagine a lato riguarda evidentemente una metafora di conio rabbinico del crogiolo costituito dagli USA; ma risulta emblematica per ciò sta globalmente diffondendosi, oggi. Tolte le sacche fondamentaliste e il messianismo ideologico che costituiscono le focalizzazioni dei problemi del nostro tempo e sembrano orientare inesorabilmente le vicende odierne. Mentre, di fatto, la Chiesa oggi ha sostituito: 
  1. al munus docendi, il dialogo senza rete e la dissoluzione dei dogmi, al posto della loro fondante incandescenza; 
  2. al munus regendi, l'alternarsi di desistenzaautoritarismo, al posto dell'Autorità; 
  3. al munus sanctificandi, la rappresentazione creativa antropocentrica, al posto dell'Actio teandrica (divino-umana) del Signore attraverso il sacerdote nella Liturgia e del corpo mistico di Cristo, a partire dalla Liturgia, che feconda il vivere quotidiano che da essa parte ed in essa confluisce;
  4. alla sua ragion d'essere e funzione di salvezza universale, portando l'unicità del Signore nella storia fino ai confini del mondo e fino alla fine dei tempi, un melting pot di equalitarismi da Nuovo Ordine Mondiale...