martedì 21 settembre 2010

Semi di 'discontinuità' in Gaudium et Spes, 22 ?

Stralcio dalla Gaudium et Spes, 22 – Cristo l’uomo nuovo i brani che, come mosche nel vino, insieme a verità fondanti, riportano espressioni non immediatamente evidenti, ma che hanno già ‘in nuce’ la capacità di sovvertire il ‘sensus fidei’ cattolico; il che del resto, come stiamo constatando dolorosamente, ha già raggiunto stadi di quasi irreversibilità.

Non è estraneo a quanto riscontrato il fatto che i Padri conciliari, invece di privilegiare come in precedenza la dimensione noetica delle verità da credere, hanno messo l'accento sulla dimensione dinamica e dialogale della Rivelazione come autocomunicazione personale di Dio. Ritenendo così di gettare le basi di un incontro e di un dialogo più vivo tra Dio che chiama e il suo popolo che risponde. Una svolta ampiamente accolta come fatto decisivo da teologi, esegeti e pastori. Come se in precedenza il dialogo tra Dio e l'anima credente fosse meno vivo e bisognoso di ricerca di una immediatezza che può essere colta solo nell'atteggiamento interiore di ascolto attento e amoroso, da un cuore -non sede del sentimento ma 'luogo' della coscienza e delle decisioni ultime- reso sempre più ricettivo, purificato e trasformato dal 'mettere in pratica' ciò che viene ascoltato e acquisire quindi una capacità di ascolto sempre più intima e profonda.

La cosiddetta dimensione noetica da cui i Padri conciliari hanno distolto l'attenzione per posarla su quella dinamica e dialogale, mi sembra invece che debba essere proprio il fondamento di quest'ultima, che non ha senso se ne prescinde.

Non lo ritengo un discorso di 'intellettualismo' contrapposto ad 'esperienza', perché la "dimensione noetica" conoscitiva, coinvolge la totalità della persona e precede accompagna e segue l'esperienza... E' essa, basata sulla Rivelazione Apostolica, che ci consente di 'dare un nome a tutte le cose", cioè di avere una giusta interpretazione della realtà, con una chiave di lettura veritativa ed equilibrata.

Per comodità di consultazione di chi legge inserisco in nota i testi integrali da cui sono tratti i brani esaminati: Gaudium et Spes, 22 che richiama Lumen Gentium 2, 19.

Gaudium et Spes 22. Cristo, l'uomo nuovo.

Ci sono alcuni assunti che, mi sembra, colpiscono particolarmente.
  1. "Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo."
    E’ vero, e non solo in virtù dell’ Incarnazione, ma anche della Creazione perché “per mezzo di lui tutte le cose sono state create”. Ma qui risuona forte la Parola: "A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo ma da Dio sono stati generati." (Giovanni, Prologo). Infatti nella Creazione Nuova inaugurata da Cristo Signore, l’Uomo Nuovo è ‘generato non creato’ dal Padre in Cristo nel cuore dei credenti in Lui.

    Si omette che quel “si è unito in certo modo” non crea degli automatismi, ma richiede un Annuncio (“andate ed evangelizzate…” e una risposta; il che verrà meglio sviluppato nel punto 3).

    Lo stesso universalismo già presente nell’ebraismo, vedeva il Popolo della prima Alleanza come Testimone del Signore davanti alle Nazioni. La Nuova ed Eterna Alleanza in Cristo Signore, ha portato a compimento il Disegno di Salvezza Universale, per “tutti”, che si realizza in coloro –e per mezzo loro nelle situazioni e strutture che essi animano– che, conoscendoLo, credono nel Suo Nome, Lo accolgono e aderiscono fedelmente a Lui.
  2. "Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando conforme al Cristo nella morte, così anche andrà incontro alla risurrezione fortificato dalla speranza."
    Piuttosto che ‘assillato’ il cristiano è consapevole e ontologicamente spinto dalla chiamata, funzione, compito, più che da un dovere (non sarebbe stato forse più adatto il termine munus in luogo di officium?). Il testo originale latino [Christianum certe urgent necessitas et officium contra malum] non autorizza questa traduzione disponibile sul sito Vatican.va: esso riporta come soggetti la necessità e l’officium e il cristiano come oggetto. Urgent indica una ‘spinta’, un cogente modo di essere, non certamente un assillo, termine mutuato più dal linguaggio psicologico e quotidiano che da quello teologico. La traduzione riporta, opportunamente se non proprio fedelmente, il cristiano come soggetto, ma poi ‘tradisce’ il significato più profondo nel senso sopra indicato. Con ciò di fatto depauperando se non vanificando quanto affermato in precedenza: “Il cristiano poi, reso conforme all'immagine del Figlio che è il primogenito tra molti fratelli riceve «le primizie dello Spirito» (Rm 8,29; Col. 1, 18) per cui diventa capace di adempiere la legge nuova dell'amore (Cf. Rom. 8, 1-11)”

    Affermare infatti che il cristiano “è assillato”, equivale a dire che il cristiano è governato, mosso da qualcosa che non è l’autentica chiamata a “rimanere” in Cristo nel Disegno del Padre e ridurre questa ad un dovere, significa vanificare e annullare il “giogo soave e il carico leggero” della Grazia.

    Nel linguaggio moderno l’assillo appartiene alla sfera dell’ossessione, non certo a quella del Sacro zelo Paolino, ad esempio. L’assillo è un pungolo maggiormente collocabile in un orizzonte di ‘mancanza di libertà’ e quindi non appartiene alla “libertà dei figli di Dio”, che è propria dei cristiani. Tanto più lo colloca nell’orizzonte della legge l’associazione al termine ‘dovere’, che è altra cosa dalla connaturalità al Figlio che la Grazia scrive nel cuore dell’uomo Redento, in virtù della chiamata alla quale il cristiano risponde con la fede e con la vita in permanente interconnessione con la vita Trinitaria in Cristo.

  3. "E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia (Lumen Gentium cap.II n.16). Cristo, infatti, è morto per tutti (Rm 8,32) e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale."
    Un assunto che appare molto in sintonia col 'cristianesimo anonimo' di Rahner. Questa famosa formula di Rahner, ha creato non pochi problemi a causa della sua ambiguità: “Se si tratta dei ‘semi del Verbo’ presenti in tutte le culture e le religioni, Giustino, già nel II secolo ne ha rilevato il senso ma anche la radicale frammentarietà. Forse Rahner la intendeva così, ma il modo in cui l’ha espressa, non aiuta a cogliere l’assoluta necessità della fede per la salvezza. Ricordiamo dal testo di Solovev sull’anticristo: al grande imperatore -anticristo in quel racconto-, quando questi chiede ai cristiani cosa sta loro a cuore, Giovanni risponde: ‘Che tu proclami che Cristo è il Signore…’, infatti è nel suo ‘nome’ che sono salvate tutte le genti.

    Inoltre l’anonimato non appartiene ai credenti in Cristo, che conosce e chiama per nome ognuno dei Suoi, mentre la missione della Chiesa consiste nel far sì che ‘nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi’ all’adorazione del Dio unico e vero, in modo che la drammatica domanda ‘il Figlio dell’uomo quando tornerà, troverà la fede sulla terra?’ abbia risposta positiva”.

    Nell’affermare che la salvezza non vale solamente per i cristiani ma per ‘tutti’ gli uomini di buona volontà nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia, si rimanda innanzitutto alla Lumen Gentium 2,16: il concilio richiama se stesso.(1) Con l’aggravante che la LG cita espressamente ebrei e musulmani! (2)

    Inoltre, con l’affermazione che lo Spirito Santo dà a tutti la possibilità di venir associati al mistero pasquale, esprime solo la prima parte dell’enunciato, omettendo di annettervi la ‘risposta’ dovuta dall’uomo che viene lasciata del tutto in ombra nell’espressione “nel modo che solo Dio conosce”. Che fine fa l’Annuncio? Non possiamo non ricordare Paolo ai Romani (10, 14-18): “Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! Ma non tutti hanno obbedito al vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo.

    A questo proposito ci soccorre l'interpretazione data dalla Lettera della Congregazione per il Culto Divino sulla traduzione di "pro multis" nella Consacrazione del Calice Prot. N. 467/05/L Roma, 17 Ottobre 2006.
    Il testo corrispondente alle parole "pro multis", tramandato dalla Chiesa, costituisce la formula che è stata in uso nel rito romano, in latino, fin dai primi secoli. In questi ultimi trent'anni circa, alcuni testi in lingua volgare hanno adottato una traduzione che interpreta [il pro multis] come "per tutti", o equivalente.
    L'espressione "per molti", pur restando aperta all'inclusione di ogni persona umana, riflette inoltre il fatto che questa salvezza non è determinata in modo meccanico, senza la volontà o la partecipazione dell’uomo. Il credente, invece, è invitato ad accettare nella fede il dono che gli è offerto e a ricevere la vita soprannaturale data a coloro che partecipano a questo mistero, vivendolo nella propria vita in modo da essere annoverato fra "i molti" cui il testo fa riferimento.”
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NOTE:

(1) Gaudium et Spes 22. Cristo, l'uomo nuovo.
In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.
Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm 5,14) e cioè di Cristo Signore.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione.
Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte in lui trovino la loro sorgente e tocchino il loro vertice. Egli è « l'immagine dell'invisibile Iddio » (Col 1,15) è l'uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato.
Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata (30) per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime.
Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo.
Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo (31) ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato (32). Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi (33) e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio « mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal 2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme (34) ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.
Il cristiano poi, reso conforme all'immagine del Figlio che è il primogenito tra molti fratelli riceve «le primizie dello Spirito» (Rm 8,23) per cui diventa capace di adempiere la legge nuova dell'amore (36).
In virtù di questo Spirito, che è il «pegno della eredità» (Ef 1,14), tutto l'uomo viene interiormente rinnovato, nell'attesa della « redenzione del corpo » (Rm 8,23): « Se in voi dimora lo Spirito di colui che risuscitò Gesù da morte, egli che ha risuscitato Gesù Cristo da morte darà vita anche ai vostri corpi mortali, mediante il suo Spirito che abita in voi» (Rm 8,11).
Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando conforme al Cristo nella morte, così anche andrà incontro alla risurrezione fortificato dalla speranza (38).
E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia (Cf. CONC. VAT. II, Const. dogm. de Ecclesia, Lumen gentium, cap. II, n. 16: AAS 57 (1965), p. 20.). Cristo, infatti, è morto per tutti (Cf. Rom. 8, 32) e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale.
Tale e così grande è il mistero dell'uomo, questo mistero che la Rivelazione cristiana fa brillare agli occhi dei credenti. Per Cristo e in Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della morte, che al di fuori del suo Vangelo ci opprime. Con la sua morte egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione ci ha fatto dono della vita (41), perché anche noi, diventando figli col Figlio, possiamo pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre! (42).

(2) Lumen Gentium. I non cristiani e la Chiesa
16. Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch'essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio [Cf. Istr. della S. S. C. del S. Uffizio, 20 dic. 1949]. In primo luogo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Rm 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11,28-29). Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non e neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll'aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna [Cf. Lett. della S. S. C. del S. Uffizio all’Arciv. di Boston: Dz 3869-72]. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo [34] e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita. Ma molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Rm 1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale. Perciò la Chiesa per promuovere la gloria di Dio e la salute di tutti costoro, memore del comando del Signore che dice: « Predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), mette ogni cura nell'incoraggiare e sostenere le missioni. [Di questa affermazione non tiene più conto la CEI che ha dichiarato che la Chiesa ha rinunciato a convertire gli ebrei - ndR]

(3) Non può restare senza conseguenze una dichiarazione del genere da parte del Papa durante la sua visita in Sinagoga: "Cristiani ed Ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore..."
È pur vero che siamo innestati sulla "radice santa" del giudaismo pre-rabbinico e che il Dio che si è rivelato e ha portato a compimento la Storia della Salvezza in Gesù Cristo è lo stesso dei Patriarchi e dei Profeti; ma se ci fermiamo a questo dato, ignoriamo che nella pienezza dei tempi Dio si è rivelato in Cristo Signore, che gli ebrei hanno rifiutato e continuano a rifiutare.
Ed è Dio Trinità, icona e fonte di tutte le nostre relazioni, che noi cristiani Adoriamo, per averlo conosciuto attraverso la Rivelazione del Signore Gesù e degli Apostoli. Quel "quid" in più di un Dio Incarnato e Morto per i nostri peccati e Risorto per introdurci nella Creazione Nuova, fa una differenza abissale e adorare l'Uno piuttosto che l'altro non è ininfluente, perché si diventa 'conformi' (la ‘configurazione’ a Cristo di Paolo) a Colui che si Adora, anche perché i nostri atteggiamenti interiori e comportamenti vi si conformano in base ad una 'connaturalità' donata nella fede e realizzano un'antropologia e, conseguentemente, una storia diverse...

È la stessa ragione per cui non possiamo affermare di adorare lo stesso Dio dell'Islam: Certo, Dio Creatore dell'uomo e dell'universo è lo stesso, ma il rapporto che si instaura con Lui in base alla Rivelazione alla quale si aderisce rende diversi gli uomini e il loro essere-nel-mondo e quindi la storia che essi vi incarnano e scrivono...

31 commenti:

Christe eleison ha detto...

Grazie. Una trattazione avvincente.
per poter intervenire ho bisogno di rileggere e approfondire

alino77 ha detto...

cara Mic, mi permetto di scriverti, perchè evidentemente fra me e te, nonostante tutto (e non ne parliamo più), ci deve essere un filo telepatico che ci porta a porsi le stesse domande.

Esattamente ieri sera stavo scrivendo qualcosa proprio su Gaudium ed Spes 22, esattamente proprio su questa frase che hai commentato te:

"Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando conforme al Cristo nella morte, così anche andrà incontro alla risurrezione fortificato dalla speranza."

trovarla qui, questo mi comporta di non utilizzarla in altre occasioni, e mi invita ben volentieri a commentarla.

Nella mia ricerca della Verità, a queste parole attribuisco proprio quel "senso di debolezza", che di fronte alle vicissitudini della vita, nonchè alla "paura di perdere" (la vita, gli affetti, la stabilità, la posizione sociale, il livello economico), portano il cristiano ad essere più attratto dal Male che dal Bene, perchè "vigliaccamente" e "subdolamente", il "mondo" te li porpone in ordine inverso.

Sono gli uomini e donne, battezzati in Cristo, costretti inevitabilmente al peccato? No, non più. Ma siamo noi uomini moderni (cioè inseriti in una società così piena di idolatrie decisamente allettanti), ancora "capaci" di liberarci di questo "assillo", senza l'aiuto costante e salvifico di Cristo?

Su questo, e proprio a partire dall'interpretazione di Gaudium et Spes 22, effettivamente si aprono prospettive discontinue.

la domanda che poni come titolo del tread è decisamente interessante. Io rispondo Sì, ma non tanto come discontinuità di fede, ma quanto in termini di "approccio" ad un fenomeno nuovo, circoscritto nel tempo e direi anche nello spazio, e quindi che necessità di una pastorale nuova.

certo è che lo "stile letterario" dei documenti conciliari non ci aiuta, e se poi si deve aspettare 40 anni per avere un chiarimento, si è quasi legittimati a pensarla come si vuole, o almeno secondo la traduzione che ci vien fornita.

Un grazie.

Stefano78 ha detto...

Come tutti i mezzi pastorali, anche il concilio è suscettibile di chiarimenti e di modifiche. Preghiamo che vengano presto.

mic ha detto...

la domanda che poni come titolo del tread è decisamente interessante. Io rispondo Sì, ma non tanto come discontinuità di fede, ma quanto in termini di "approccio" ad un fenomeno nuovo, circoscritto nel tempo e direi anche nello spazio, e quindi che necessità di una pastorale nuova.

ti ringrazio per la riflessione, compiaciuta per la coincidenza di attenzione.

Vorrei che tu spiegassi meglio ciò che ho quotato, perché si capisce il senso ma non sono espresse motivazioni e modalità.

Tuttavia, se la pastorale nuova scaturisce da insegnamenti nuovi o da creatività astruse, siamo fuori strada, perché de-forma e svia le anime. Non abbiamo bisogno di esperimenti o di "nuovi linguaggi": abbiamo la Parola Vivente e conosciamo anche la Sua Voce, sapendo distinguerla da quella dei 'falsi profeti'. E abbiamo anche una Tradizione millenaria piena di tesori meravigliosi da disseppellire... se questo accadrà verranno oscurati tutti i 'tesori di latta' che vanno tanto di moda e sembrano prevalere, oggi.

mic ha detto...

Certo, nella pastorale, potranno aver posto anche delle innovazioni: la Tradizione è viva e non consente fissismi, ma sempre nove, cioè in maniera e con modalità nuove e non introducendo nova, cioè cose nuove come l'innesto nella Chiesa di rami di piante infestanti e altamente tossiche o il lasciare spazio ad errori antichi travestiti da novità.

Intanto è bene guardarsi dentro, guardarsi intorno, e parlarne nella Chiesa per dare concretezza ad una pastorale autenticamente viva e vivificante perché si fa davvero 'portatrice' del Signore, oggi

mic ha detto...

Come tutti i mezzi pastorali, anche il concilio è suscettibile di chiarimenti e di modifiche. Preghiamo che vengano presto.

non dovrebbero più tardare, perché gli anni di deriva sono ormai troppi, Steph...

mic ha detto...

Su questo, e proprio a partire dall'interpretazione di Gaudium et Spes 22, effettivamente si aprono prospettive discontinue.

col tempo di meglio riflettere, mi spiace che tu abbia ignorato completamente le mie considerazioni sulla 'discontinuità' e ti limiti a vedere le cose solo in termini di un non meglio identificato 'approccio' ad un fenomeno nuovo.

Ma se questo fenomeno nuovo ha creato e continua a creare 'discontinuità', ciò che va messo in discussione non è tanto l'approccio, quanto il fenomeno, o ai fenomeni nuovi, perché sono più di uno...

alino77 ha detto...

Ti chiedo un minimo di attenzione circa quanto ho scritto, che non hanno assolutamente ignorato quanto hai scritto, e non mi sono limitato affatto a vedere le cose solo in termini di un non meglio identificato 'approccio' ad un fenomeno nuovo.

Ricordo quanto ho scritto:
"Sono gli uomini e donne, battezzati in Cristo, costretti inevitabilmente al peccato? No, non più. Ma siamo noi uomini moderni (cioè inseriti in una società così piena di idolatrie decisamente allettanti), ancora "capaci" di liberarci di questo "assillo", senza l'aiuto costante e salvifico di Cristo?"

Il mio è decisamente un auspicio, cioè che il significato della traduzione italiana, intenda proprio la necessità di un approccio "pastorale" nuovo, e non una "dottrina diversa".

Il fenomeno nuovo è evidente a tutti, ed è una società profondamente "trasfigurata al contrario". Secondo me mai nella storia, si era verificata una situazione in cui il Messaggio di Cristo viene denigrato e attaccato così apertamente.
E in molti siamo portati a pensare che non siamo più "capaci" addirittura di ascoltare quella Parola Vivente e quella Voce, che tu ci ricordi.

Ora se addirittura in Gaudium et Spes 22 (almeno nella versione tradotta in italiano), si parla di "assillo", in effetti si deduce proprio che il cristiano vive oggi in un'epoca (ecco la mia speranza temporale, cioè che passi), in cui non sia più in grado, o addirittura impedito, a riaccostarsi alla Grazia.

Ci sono catechesi discorsi, omelie anche del Santo Padre, che parlano di "paura che getta in questa epoca l'uomo nella disperazione e nella ricerca di consolazioni illusorie".

Io ritengo necessaria una pastorale nuova, che parli anche con un linguaggio diverso, ma che non "diversifichi" (cioè che ne proponga di diverse o anche più versioni inconciliabili) la Verità Rivelata.

credo che il Post-Concilio sia un tentativo di rispondere a questo fenomeno. Ma se questo tentativo stia ottenendo il risultato, questo è un altro paio di maniche. per adesso non vedo risultato.

E ribadisco che la domanda che poni è in effetti interessante, perchè, e "se in effetti il concilio avesse voluto inserire un seme di discontinuità", proprio in relazione ad una nuova discontinuità della "natura umana"?

alino77 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
alino77 ha detto...

chiedo scusa per messaggi ripetuti, ma trova difficoltà (messaggi di errore) che non si erano verificati prima. quindi cancello la ripetizione. Mi scuso.

mic ha detto...

perché possa risponderti con esattezza, vorresti spiegarmi bene cosa intendi per "discontinuità della natura umana"?

mic ha detto...

Il mio è decisamente un auspicio, cioè che il significato della traduzione italiana, intenda proprio la necessità di un approccio "pastorale" nuovo, e non una "dottrina diversa".

secondo me, non era tanto questo il punto su cui soffermarsi per individuare una discontinuità. Lo ritengo piuttosto indicativo di un linguaggio non magisteriale, che veicola significati non centrati su un cristianesimo vivo, ma libresco. Ho sottolineato che uno che parla di 'assillo' e di dovere, non sperimenta il "giogo soave" della Grazia e questo linguaggio che veicola una visione psico-legalistica anziché teologale, lo trovo non appropriato e non veritativo in un documento conciliare. Un linguaggio colloquiale e approssimativo: è un limite che un documento Magisteriale non può avere.

Il punto davvero controverso, invece, è quello della salvezza universale basata su una proposizione monca. E ho cercato di dire il perché...

mic ha detto...

Sono gli uomini e donne, battezzati in Cristo, costretti inevitabilmente al peccato? No, non più. Ma siamo noi uomini moderni (cioè inseriti in una società così piena di idolatrie decisamente allettanti), ancora "capaci" di liberarci di questo "assillo", senza l'aiuto costante e salvifico di Cristo?

Credo che nella nostra epoca l'assillo delle 'idolatrie' abbia semplicemente cambiato faccia. Sono cambiate alcune idolatrie e di certo il degrado anche morale è aumentato, il che rende più difficoltoso il nostro vivere da credenti nella fedeltà; ma il combattimento, il dilemma si pone in maniera diversa ad ogni epoca. Penso che la tua domanda sia retorica, perché è solo il rapporto costante e salvifico col Signore che ci rende sempre più liberi da ogni assillo di ogni genere, oggi, come ieri e come domani.

Il fenomeno nuovo è evidente a tutti, ed è una società profondamente "trasfigurata al contrario". Secondo me mai nella storia, si era verificata una situazione in cui il Messaggio di Cristo viene denigrato e attaccato così apertamente.
E in molti siamo portati a pensare che non siamo più "capaci" addirittura di ascoltare quella Parola Vivente e quella Voce, che tu ci ricordi.


rimane da chiedersi il perché non siamo più capaci. Non è che c'è tanto bisogno di "nuove modalità" o "nuovi linguaggi", ma di dare concretezza e riaccendere nell'intimo i fondamenti della Fede, che sono stati oscurati anche nella Pastorale della Chiesa, nella quale Liturgia, Penitenza, Adorazione, i momenti fondanti e costituivi e alimentanti una fede autentica e viva, sono stati depauperati, stravolti, diluiti, e non vengono più vissuti nella loro originaria dinamica fecondante.
Sono i contenuti che si sono oscurati e dispersi: l'efficacia del messaggio non viene dal linguaggio, ma dal contenuto... quanto più esso è vero e vissuto, tanto più risulta toccante convincente e può essere accolto.

Le domande fondamentali, alla fine, al di là della 'discontinuità' umana che sottolinei (forse più apparente che reale e poi bisogna vedere cosa s'intende per "discontinuità della natura umana" che tiri fuori più avanti e se davvero si può parlare del darsi di una discontinuità della natura umana), sono sempre le stesse.

Occorre suscitare le domande e non dare risposte prefabbricate, ma -alla luce e con la "dynamis" della Rivelazione- orientare le persone a trovare le uniche risposte capaci di introdurci e di farci rimanere nel Disegno di Dio. Quindi occorre partire dal concoscere Chi E' Dio e qual è il Suo Disegno su di noi, che si rivela e si realizza in Cristo Signore nella Sua Chiesa: il resto non è opera nostra, ma dello Spirito.

Per concludere, attendo di conoscere cosa intendi per 'discontinuità della natura umana'

mic ha detto...

Ora se addirittura in Gaudium et Spes 22 (almeno nella versione tradotta in italiano), si parla di "assillo", in effetti si deduce proprio che il cristiano vive oggi in un'epoca (ecco la mia speranza temporale, cioè che passi), in cui non sia più in grado, o addirittura impedito, a riaccostarsi alla Grazia.

chi davvero impedisce l'accostarsi alla Grazia, che nella Chiesa è sempre operante, sono i falsi profeti e i cattivi maestri, che hanno provocato quella che sembra una vera e propria mutazione genetica della quale ormai siamo in molti ad essere consapevoli. Una sorta di 'rifondazione' - anziché l'auspicato rinnovamento - della Chiesa visibile, mentre quella Una Santa tale è e resta nel Suo Signore.

Quanto al termine "assillo", ho già espresso le mie considerazioni.
Infatti, qualunque sia la ragione, chi è "assillato" è sotto il giogo di qualcosa che lo governa (parlavo della sfera dell'ossessione, che è altra cosa dallo zelo apostolico) e se per di più è assillato da un "dovere", non vive nella Grazia e nella Libertà dei Figli di Dio, che spinge, muove, impelle, ma non assilla e non assegna doveri, ma suscita compiti, responsabilità, corrispondenti ad una “chiamata” e ad una libera e amorosa risposta.

Credo che bisogna molto recuperare l'uso ben consapevole e non approssimativo delle parole, ma soprattutto riappropriarsi del loro significato preciso e farlo tornare univoco, non cangiante come la cosiddetta Tradizione 'vivente' (non 'viva') che cambia secondo le mode del tempo e non è fecondata dalla Verità

alino77 ha detto...

Dei tuoi ultimi commenti mi hanno convinto veramente molte cose.

"Penso che la tua domanda sia retorica, perché è solo il rapporto costante e salvifico col Signore che ci rende sempre più liberi da ogni assillo di ogni genere, oggi, come ieri e come domani."

In effetti era retorica, ed infatti quoto totalmente quanto scrivi qui.


"Quindi occorre partire dal concoscere Chi E' Dio e qual è il Suo Disegno su di noi, che si rivela e si realizza in Cristo Signore nella Sua Chiesa: il resto non è opera nostra, ma dello Spirito."

Anche su questo metto una firma.

"rimane da chiedersi il perché non siamo più capaci. Non è che c'è tanto bisogno di "nuove modalità" o "nuovi linguaggi", ma di dare concretezza e riaccendere nell'intimo i fondamenti della Fede, che sono stati oscurati anche nella Pastorale della Chiesa, nella quale Liturgia, Penitenza, Adorazione, i momenti fondanti e costituivi e alimentanti una fede autentica e viva, sono stati depauperati, stravolti, diluiti, e non vengono più vissuti nella loro originaria dinamica fecondante.
Sono i contenuti che si sono oscurati e dispersi: l'efficacia del messaggio non viene dal linguaggio, ma dal contenuto... quanto più esso è vero e vissuto, tanto più risulta toccante convincente e può essere accolto."

Su questo metto 100 firme.
ieri sera all'incontro dei catechisti per preparare l'anno, mi sono scontrato con un altro catechista che proponeva di non riportare il solito "pappiè" (parole sue), ma con "un nuovo linguaggio e nuovi contenuti" proporre ai bambini "più un dato esperienziale che nozioni dogmatiche" (parole sue).

Ho constatato che forse è proprio per questo nuovo lunguaggio che nessuno sa più chi è Gesù Cristo, ma mi sono sentito dire "o ci adeguiamo o non li coinvolgeremo", alchè ho detto che non si devono adeguare a me, ma a Cristo.

Sui falsi profeti, se ti riferisci a chi propone una "teologia del denaro, della gara, dell'individualismo, della non necessità di gesù Cristo", allora concordo.

Ora cerco di chiarire "disconituità della natura umana".
Secondo il mio personalissimo parere (o forse pessimistico parere), denoto una involuzione, più che altro sociale, dell'uomo.
L'uomo non ricerca più relazioni sociali, e le uniche che preferisce sono quelle che gli convengono.
Il semplice fatto di non voler fare più figli, perchè altrimenti non saprebbe come garantir loro il tenore di vita che attualmente ha, è sintomatico.
Sono pessimista? Sì, secondo me il termine "homo sapiens" è sbagliato. sarebbe meglio "homo solo".
per me questa è una discontinuità, non so da cosa sia stata provocata, e certo non mi basta la generica affermazione "è la trasformazione della società".

Quindi la domanda che avevo posto non era retorica, anzi, era davvero una domanda a cui non ho risposta.

alino77 ha detto...

per quanto riguarda il tema "Salvezza pro multis", ti racconto questo:
ho partecipato ad un seminario (perchè non ritengo assolutamente che fosse un incontro catechetico), promosso da un teologo (sacerdote cattolico) ecumenico.

Sostanzialmente in un'ora, si è dimenticato di citare che è "Cristo che salva". Non ha citato la parola "Cristo". Sostanzialmente ci ha "regalato (?!)" una dottrina che per cercare un minimo comune multiplo, doveva per forza escludere Cristo.
Se questo è l'ecumenismo che si cerca, una sorta di "religione diminutiva", siamo veramente sulla strada sbagliata, anzi demoniaca.
Non solo, ma ha sostenuto che sostanzialemnte "tutte le religioni sono un tassello della stessa mappa del tesoro, insieme portano a conoscere Dio" (?!?!?!)

Preferisco quindi ciò che ha detto il Concilio, nella Lumen Gentium 16 quando afferma:
"Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita."

ecco, preparati ad accogliere il Vangelo, affinchè abbiano finalmente la Vita (maiuscolo, non minuscolo, perchè solo Cristo è Via, Verità, e Vita).

mic ha detto...

Se questo è l'ecumenismo che si cerca, una sorta di "religione diminutiva", siamo veramente sulla strada sbagliata, anzi demoniaca.
Non solo, ma ha sostenuto che sostanzialemnte "tutte le religioni sono un tassello della stessa mappa del tesoro, insieme portano a conoscere Dio" (?!?!?!)


tu dici di preferire ciò che ha detto il concilio; ma in realtà ciò che è stato diffuso da quel sacerdote-ecumenico, purtroppo anche con autorevolezza in un contesto formativo, deriva proprio da questa radice 'nuova' e malsana del concilio.

Questo non si può negare e tu sembri volerlo ignorare. Non significa rinnegare il concilio rilevarne alcune ambiguità o discontinuità; ma tenere quel che è buono e correggere quel che non lo è... Chi ama la Verità, che ha Nome Gesù Cristo Signore, non può fare diversamente.

Sono anni che andiamo stigmatizzando questo che è un 'falso' ecumenismo ed anche uno sbilanciato dialogo inter-religioso, perché venga portato avanti quello autentico che implica il ripristino della Verità nei confronti delle eresie che hanno il loro effetto anche sul tipo di uomo che forgiano...

Il dramma è che ce ne sono molti che hanno perso le coordinate come quel sacerdote, per effetto di un insano taglio delle Radici. Come pure ci sono altri (Cammino Nc) che di Cristo Signore ne parlano, ma sempre in maniera strumentale al proprio contesto e non solo con interpretazioni che non sono quelle della Chiesa, ma sminuendone l'opera dirompente e NUOVA con elementi giudaizzanti che non fanno altro che snaturarla.

La Verità è sotto attacco, all'interno della Chiesa (!) su troppi fronti...

mic ha detto...

Nella tua conclusione c'è il 'tenere ciò che è buono'. Ma non si può ignorare il resto.
Ricordati, anche se S. Tommaso non va più di moda: bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu.
E' per questo che tutte le ambiguità del concilio foriere di discontinuità che porta snaturamento dell'identità cattolica vanno sanate autoritativamente dal Papa, come ha chiesto con argomentate motivazioni Mons. Gherardini...

Nella tua conclusione c'è anche la necessità dell'Annuncio. Ma siamo arrivati ad un paradosso: da un lato la Chiesa sembra aver rinunciato all'Annuncio (con gli ebrei e con gli ortodossi dchiaratamente), dall'altro 'manda' ad annunciare in tutto il mondo chi non fa altro che l'implantatio delle comunità neocatecumenali, che non si integrano con la Chiesa, tranne quando riescono a fagocitarne la pastorale.

Questa è un'altra fonte di degrado spirituale e di oscuramento della Verità. Ed è un altro dei frutti del concilio. In tempi ed in un clima diverso, non sarebbe mai potuto accadere...

mic ha detto...

Ho constatato che forse è proprio per questo nuovo lunguaggio che nessuno sa più chi è Gesù Cristo, ma mi sono sentito dire "o ci adeguiamo o non li coinvolgeremo", alchè ho detto che non si devono adeguare a me, ma a Cristo.

sono d'accordo con te. Perché l'errore sta tutto nel ricercare l'appetibilità dell'annuncio per creare coinvolgimento. (Il Papa in Inghilterra: Direi che una Chiesa che cerca soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata.)

Questo significa coinvolgere con mezzi umani e non aver realmente incontrato Cristo...

ma, come giustamente tu affermi, se dici (quel che tu chiami contenuto) CHI E' Cristo e COSA HA FATTO E FA CONTINUAMENTE per ognuno di noi e per tutti coloro che lo accolgono, da un cuore acceso e Redento dalla Grazia, le tue parole non potranno che veicolare una Realtà (che è una Persona) viva e vivificante e, soprattutto Vera... ed è la Verità che si impone da sola in chi ascolta, mentre è lo Spirito che opera la Grazia e accende la Fede in chi, dopo aver ascoltato, riconosce vero e accoglie la 'buona notizia'=eu-angelion e soprattutto Colui che ne è il Realizzatore.

Il problema è che si possono indurre persone digiune di fede, ad accogliere cose appetibili ma non vere e questa non è 'evangelizzazione', ma 'addestramento' a qualcosa che poi sarà diverso e ti porta da un'altra parte.

Sui falsi profeti, se ti riferisci a chi propone una "teologia del denaro, della gara, dell'individualismo, della non necessità di gesù Cristo", allora concordo.

mi riferisco non solo a questi ma anche a coloro che contrabbandano le loro Rivelazioni private per quella di Gesù e dei suoi Apostoli; il che, come ti dicevo, snatura e inquina la vera fede, anche se parla di Cristo. Perché, in mezzo a delle verità (altrimenti chi aderirebbe?) nasconde molte alterazioni e snaturamenti non riconoscibili da chi non ha una formazione precedente.
Se poi questo è accompagnato da una organizzazione potente, ovvio che faccia ancora più danni.

Ci vorrebbero molte persone come te capaci di neutralizzare certi guasti come quello che hai segnalato (e ce ne sono molti altri); ma credi che in quel contesto potrebbero dispiegare con efficacia la loro azione?

mic ha detto...

Ora cerco di chiarire "disconituità della natura umana".
Secondo il mio personalissimo parere (o forse pessimistico parere), denoto una involuzione, più che altro sociale, dell'uomo.
L'uomo non ricerca più relazioni sociali, e le uniche che preferisce sono quelle che gli convengono.
Il semplice fatto di non voler fare più figli, perchè altrimenti non saprebbe come garantir loro il tenore di vita che attualmente ha, è sintomatico.
Sono pessimista? Sì, secondo me il termine "homo sapiens" è sbagliato. sarebbe meglio "homo solo".
per me questa è una discontinuità, non so da cosa sia stata provocata, e certo non mi basta la generica affermazione "è la trasformazione della società".
....


Quella di cui tu parli è una involuzione (come hai datto all'inizio) non una discontinuità. Secondo me 'discontinuità' è qualcosa di molto grave: come se si fosse prodotta una 'frattura' o un 'salto'. Mi fai venire in mente che la vera 'discontinuità' nella 'continuità' (ha portato a compimento la Storia dela Salvezza) l'ha prodotta Cristo Signore: il 'salto' incredibile è la Risurrezione!

Il problema della frattura e della 'discontinutà' nella dottrina purtroppo esiste e, poiché la dottrina, che è in-segnamento, lascia il segno nelle persone: le forma o le de-forma, la discontinuità della dottrina ha prodotto i suoi effetti nefasti. L'involuzione della società non è altro che il riflesso dell'allontanamento della Chiesa (parlo sempre di quella visibile, ma anch'essa ha le sue mysteriose connessioni) dalla Verità, cioè dal Signore e dalla Sua Opera nel e sul mondo. Basta solo pensare cosa si è fatto del cuore della nostra Fede, cioè del Sacrificio di Cristo e conseguentemente della nostra offerta al Padre in esso, unico preludio alla Resurrezione e conseguente partecipazione alla natura divina: "adozione" a Figli in Cristo (non acquisizione di essa, come insegna un certo iniziatore)...

Il guasto delle relazioni sociali, la mancata apertura alla vita (che non riguarda solo il procreare figli) e tutto il degrado che è sotto i nostri occhi sono tutte sfaccettature di questa unica conseguenza.

A ben riflettere, Alessio, la cosa mi appare ancora più grave, perché sto intuendo, prima non mi era mai venuto in mente così chiaramente, che la 'discontibuità' presente in alcune ambiguità del concilio e nelle loro applicazioni nel segno della 'rottura', non ha fatto altro che riprodurre quella 'frattura' originaria che il Signore ha sanato con la sua Morte in Croce, prima ancora che con la sua Risurrezione. Quella 'frattura' che, come sai è sanata innanzitutto dal Battesimo, mentre un'autentica vita di Fede nella Chiesa provoca lo sviluppo della pienezza in umanità e grazia in base al Disegno del Padre per ognuno di noi. Ma, senza Cristo (e purtroppo strada facendo possiamo sempre correre il rischio di voltargli le spalle), come tu dicevi non possiamo far nulla e non siamo nulla...
Ora, l'homo solus secondo me è l'Adamo scacciato dal Paradiso, è ognuno di noi che rimane o ricade in quella 'frattura'. Ma nel Signore noi siamo Suoi e non siamo mai soli: oltrettutto siamo anche nella 'Comunione dei Santi' di ieri di oggi e di domani... ma all'inizio abbiamo bisgono di guide sicure, abbiamo bisogno di un bastone e di un vincastro autentici e non di 'metodi' od espedienti solo umani...

Comunque la frattura e la conseguente solitudine: il distacco da Dio infrange anche le relazioni umane, è stata già sanata da Cristo... basta solo "rimanere" in Lui, mettendo in pratica ciò che ci in-segna e che la Sua Grazia scrive nel nostro cuore, se accogliamo Lui e non i suoi simulacri.... se siamo in Lui, oltre al Verbo incarnato abbiamo anche il Padre e lo Spirito, non lo dimentichiamo!

Coraggio, avanti,
Ti ringrazio per la riflessione che mi hai donato.

mic ha detto...

Caro Alessio,
ruminando un po' su quanto ho già scritto e meditato, mi viene in mente che non stiamo vivendo nessuna 'discontinuità' nella natura umana, che implicherebbe una tanto strana quanto improbabile mutazione genetica. In ogni epoca dobbiamo far sempre i conti col "mondo"... la nostra epoca ci fa assistere ad un degrado forse mai visto; ma il "mondo" è questo. E i conti dobbiamo farli anche con la 'discontinuità' che purtroppo stiamo constatando con la Tradizione, senza la quale non c'è la Chiesa.

Quella frattura di cui parlavo era già nel mondo e permane nel mondo, che è sì Redento da Cristo, ma deve accoglierla la Redenzione.

Qui ci soccorre la Scrittura e in particolare il Prologo di Giovanni, che ho già citato nell'articolo, ma di cui inserisco i versetti precedenti che ci danno il quadro completo:

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

La realtà del mondo è quella che ho contrassegnato in grassetto ed è la realtà di sempre, anche se oggi ci sembra aver raggiunto livelli di degrado come non mai. Tutto sta in quei "quanti però lo hanno accolto", a partire dalla Santa Vergine, dagli Apostoli e dai primi discepoli: i veri nostri padri nella Fede.

E' quella Fede e quello stesso Spirito del Risorto che nel corso delle generazioni e dei due millenni che ci hanno preceduto, è giunta fino a noi attraverso la Chiesa che è il Corpo Mistico di Cristo, prima ancora che 'Popolo di Dio' che ha un sapore veterotestamentario meno pregnante e più generico ed è la dizione più familiare dal concilio in poi.

Tutto sta nel porci questa domanda: siamo tra "coloro che lo hanno accolto"?

E, per accoglierLo, non basta che i Padri conciliari dicano: "Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo." Questo può essere un dato che favorisce l'incontro, ma che non può dare per scontata la risposta, il SI' al Signore della vita da formulare nella libertà, dono grande e terribile che ci è dato sin dall'inizio.

La Salvezza non ci è data in automatico nè per appartenenza all'umanità, alla Chiesa o a qualche pseudo-chiesa di nuovo conio post-conciliare. Bisogna devvero accogliere il Signore e questo significa: credere nel Suo Nome, che non è un fatto concettuale, ma esistenziale profondo: è affidarsi, aver piena fiducia in Lui, aderire (nel senso proprio di attaccarsi) alla Sua Persona, radicarsi nel Suo Amore e custodire la Fedeltà a questa adesione che diventa un camminare con Lui e in Lui...

Ma per accoglierLo bisogna conoscerLo, per conoscerLo bisogna che qualcuno che sia un autentico testimone Lo annunci e, per annunciarLo, deve averLo incontrato e conosciuto (prendi pure il termine nel suo senso biblico di unione intima e profonda, sponsale...) LUI e non degli slogan o degli arcani

La Fedeltà è vissuta e nutrita nella vita sacramentale, nella preghiera, nell'Adorazione, nella Chiesa, quella cattolica, Apostolica...

Il resto è vaniloquio.

Piuttosto mi vien da dire di fare attenzione ad una possibile mutazione genetica di ordine spirituale, indotta da pratiche sincretistiche travestite da cattolicesimo, che alla lunga e non so se e quando possa, proprio in quanto mutazione genetica, essere irreversibile

alino77 ha detto...

Anche io rimuginavo su quanto abbiamo scritto.
In effetti nessuna discontinuità. Il degrado odierno è così evidente che trascina giù anche l'immagine dell'uomo. Forse la cosa peggiore è che in questa epoca il degrdao non è neppure percepito, anzi, tutto viene proposto come un miglioramento.

Ed anche sulla Salvezza concordo. Giustificati sì, e quindi ci è sempre data possibilità di ripartire, ma Salvati dipenderà dalla conversione di ciascuno, quanto saremo stati capaci di aderire a Cristo, quanto lo avremo fatto agire in noi, quanto lo avremo cercato.

Una ricerca continua nella sua Chiesa.

Scrivi:
"accogliere il Signore e questo significa: credere nel Suo Nome, che non è un fatto concettuale, ma esistenziale profondo: è affidarsi, aver piena fiducia in Lui, aderire (nel senso proprio di attaccarsi) alla Sua Persona, radicarsi nel Suo Amore e custodire la Fedeltà a questa adesione che diventa un camminare con Lui e in Lui..."
CONCORDO PIENAMENTE.

Sorridevo quando ho letto:
"dono grande e terribile che ci è dato sin dall'inizio"

Infatti spesso nelle mie preghiere mi rivolgo a Lui, e Gli dico: tanto mi hai amato rivelandoti anche a me, ma certo mi sento anche un po' fregato..., perchè ora che conosco la Verità, non ho più alternativa, perchè con Te vivo, fuori da Te muoio.

penso che questo post-concilio sia un tentativo della Chiesa di rispondere al degrado, non lo vedo come con-causa. Il detto dice "tentare non nuoce", ma sarà davvero così?

Un saluto, Alessio

mic ha detto...

Grazie Alessio,
solo una piccola considerazione.

Salvati dipenderà dalla conversione di ciascuno, quanto saremo stati capaci di aderire a Cristo, quanto lo avremo fatto agire in noi, quanto lo avremo cercato.
Una ricerca continua nella sua Chiesa.


se noi siamo nella Chiesa, non abbiamo più nulla da cercare: vuol dire che l'abbiamo TROVATO (o è Lui che ha cercato e trovato noi?) e 'tocca' e parla al nostro cuore e lo trasforma, perché è lì che l'incontriamo davvero perché è lì che è Presente Vivo e Vero, soprattutto nell'Eucaristia dove, nella Sua, viviamo e rinnoviamo la nostra Offerta, la nostra gratitudine, e molto altro...!

L'unico impegno, l'unica attenzione, che è anche l'unica gioia è quella di approfondire il nostro radicamento, la nostra sempre ulteriore 'conoscenza' nel senso che ti dicevo, nutrire e chiedere come dono sempre rinnovato la nostra Fede, custodire e preservare la nostra Fedeltà, rifiutando tutti i possibili idoli...

mic ha detto...

penso che questo post-concilio sia un tentativo della Chiesa di rispondere al degrado, non lo vedo come con-causa. Il detto dice "tentare non nuoce", ma sarà davvero così?

non vedi la 'discontinuità' in alcuni punti controversi del concilio? Non ti allarma la 'frattura' che la discontinuità rappresenta?

sei testimone tu stesso con l'esperienza fatta in quel seminario, di dove abbia portato la 'discontinuità', individuata in Gaudium et Spes 22, sulla Salvezza universale... non ti mette un po' in allarme?

alino77 ha detto...

Grazie a te Maria.

Comunque intendo "ricerca nella Chiesa", proprio:
"L'unico impegno, l'unica attenzione, che è anche l'unica gioia è quella di approfondire il nostro radicamento, la nostra sempre ulteriore 'conoscenza' nel senso che ti dicevo, nutrire e chiedere come dono sempre rinnovato la nostra Fede, custodire e preservare la nostra Fedeltà, rifiutando tutti i possibili idoli..."

per quanto riguarda le discontinuità, non sono molto in grado di capire. Per adesso rimango a quanto la Chiesa propone, non come un dato di fatto, ma spesso non mi fido molto di ciò che penso io (vedi discontinuità della natura umana).
ma quando una cosa mi stride, lo faccio notare subito...

per concludere, ti faccio ridere o forse piangere.
Una volta in un incontro con i genitori (sono stato un catechista dei bambini), una mamma, che fra l'altro è molto assidua, mi chiese:
"senta si potrebbe cambiare il giorno del catechismo, sa il catechismo è molto importante, ma il calcio è vita (?!?), è prospettiva per il futuro (?!?)".

Mi pento ancora oggi del tono con cui le risposi, ma non certo del contenuto (facevo catechismo da un anno).
Sta di fatto che trovò un altro catechista che evidentemente le diede ragione.

Scusa se sono andato nel personale.

mic ha detto...

Anch'io rimango a quanto la Chiesa propone, ma la 'discontinuità', ormai non più ipotetica, mi inquieta e mi addolora.

E le riflessioni, le perplessità che esprimo -che riguardano alcuni punti nodali che purtroppo scopri sono l'origine di molti degli attuali guasti- le esprimo sempre nella Chiesa con la Chiesa per la Chiesa, non per altro...

e non senza aver prima consultato il mio Padre spirituale!

alino77 ha detto...

ti ringrazio ancora, e vorrei precisare che queste parole:
"Per adesso rimango a quanto la Chiesa propone",
erano riferite a me e solo a me, in quanto non ho fatto studi teologici.
nonostante questo ritengo utile dare anche il mio contributo.

interessante anche il nuovo tread.

mic ha detto...

non occorre aver fatto studi teologici per attivare l'uso di ragione e applicare la logica, mi sembra... e nelle tue riflessioni hai manifestato capacità di approfondire.
Poi mi accorgo che, nelle conclusioni, il discorso si reincanala a senso unico...
O sbaglio?

mic ha detto...

"Per adesso rimango a quanto la Chiesa propone"

ti ricordo che la Chiesa non propone solo il Vaticano II e non è stata 'rifondata' con esso, altrimenti dovremmo ammettere una 'disconti nuità' ancora più profonda di quella evidenziata finora e questo significherebbe aver tagliato le Radici o avervi innestato altro...

Christe eleison ha detto...

Questa trattazione è ancora oggetto di approfondimento per me.

leggendo l'ultima testo di Mons. Gherardini "Quod et tradidi vobis" - La Tradizione vita e giovinezza della Chiesa, ho trovano questo essenziale e significativo confronto tra il magistero perenne e l'enunciato di GS 22

una soteriologia strettamente collegata con la persona e l'opera redentrice del Verbo incarnato, l'azione dello Spirito Santo applicativa dei meriti del Redentore, l'intervento sacramentale della Chiesa e la cooperazione dei singoli battezzati; ed una soteriologia che guarda all'unità del genere umano come conseguenza dell'incarnazione del Verbo, nel quale (cf. GS 22) ogni uomo trova la sua stessa identificazione;

Mic ha detto...

una soteriologia strettamente collegata con la persona e l'opera redentrice del Verbo incarnato, l'azione dello Spirito Santo applicativa dei meriti del Redentore, l'intervento sacramentale della Chiesa e la cooperazione dei singoli battezzati; ed una soteriologia che guarda all'unità del genere umano come conseguenza dell'incarnazione del Verbo, nel quale (cf. GS 22) ogni uomo trova la sua stessa identificazione;

Grazie per questa segnalazione!

la prima soteriologia opera la nostra identificazione col Signore Gesù, sempre ulteriore grazie al cammino di Fede: 'configurazione' la chiama Paolo...

la seconda, quella conciliare, ci identifica con 'ogni uomo'; il che è vero solo come dato di partenza, e non esplicita che ogni battezzato è già innestato in Cristo...

inoltre, mentre con ogni uomo condividiamo l'immagine del Creatore impressa nel nostro intimo, in Cristo Signore realizziamo la 'somiglianza', che consiste proprio nella 'configurazione' al Figlio il Diletto, nel quale il Padre si è compiaciuto e si compiace, perché vi si rispecchia e vi trova una corrispondenza perfetta di essere e di agire

Del resto Genesi 1,26 dice: "E Dio disse facciamo un uomo a nostra immagine come somiglianza." L'immagine è il punto di partenza, la somiglianza se non quello di arrivo, connota il divenire dell'uomo che rimane nel progetto di Dio...