venerdì 25 agosto 2017

Lettera «segreta» del cardinale Ottaviani ai vescovi, 24 luglio 1966

Lettera circolare ai Presidenti delle Conferenze Episcopali 
circa alcune sentenze ed errori insorgenti sull'interpretazione
dei decreti del Concilio Vaticano II

Il testo che segue è da tempo disponibile tra il lungo elenco di quelli fondamentali messi a disposizione nella colonna destra del blog (visibile nella versione web, alla quale, dal mobile, occorre entrare dal fondo della pagina). Lo ripropongo qui perché rispecchia mentalità e sentimenti con cui il concilio è stato accolto dalla gerarchia conservatrice dell'epoca, nella persona del card. Ottaviani - noto per la Lettera a Paolo VI sulla riforma liturgica, meglio conosciuta come Breve esame critico del « Novus Ordo Missæ » [qui] e per la nota praevia [qui] - mentre già emergevano le distorsioni. Colpisce una frase nella quale è già condensato quanto andiamo dibattendo da anni: «Sono degni di lode gli studi e gli sforzi per investigare più profondamente la verità, distinguendo onestamente tra ciò che è materia di fede e ciò che è opinabile; ma dai documenti esaminati da questa Sacra Congregazione risulta trattarsi di non poche affermazioni, le quali oltrepassando facilmente i limiti dell’ipotesi o della semplice opinione, sembrano toccare in certa misura lo stesso dogma ed i fondamenti della fede».

Giacché il Concilio Ecumenico Vaticano II, da poco felicemente concluso, ha promulgato sapientissimi Documenti, sia in materia dottrinale sia in materia disciplinare, allo scopo di promuovere efficacemente la vita della chiesa, a rutto il popolo di Dio incombe il grave dovere di impegnarsi con ogni sforzò alla attuazione di quanto, sotto l'influsso dello Spirito Santo, è stato solennemente proposto o decretato da quella universale assemblea di vescovi presieduta dal sommo pontefice.

Spetta alla Gerarchia il diritto e il dovere di vigilare, guidare e promuovere il movimento di rinnovamento iniziato dal Concilio, in maniera che i Documenti e i Decreti conciliari siano rettamente interpretati e vengano attuati con la più assoluta fedeltà al loro valore ed al loro spirito. Questa dottrina, infatti, deve essere difesa dai Vescovi, giacché essi, con a Capo Pietro, hanno il mandato di insegnare con autorità. Lodevolmente molti Pastori hanno già cominciato a spiegare come si conviene la dottrina del Concilio.

Tuttavia bisogna confessare con dolore che da varie parti son pervenute notizie infauste circa abusi che vanno prendendo piede nell'interpretare la dottrina conciliare, come pure di alcune opinioni peregrine ed audaci qua e là insorgenti, con non piccolo turbamento di molti fedeli. Sono degni di lode gli studi e gli sforzi per investigare più profondamente la verità, distinguendo onestamente tra ciò che è materia di fede e ciò che è opinabile; ma dai documenti esaminati da questa Sacra Congregazione risulta trattarsi di non poche affermazioni, le quali oltrepassando facilmente i limiti dell’ipotesi o della semplice opinione, sembrano toccare in certa misura lo stesso dogma ed i fondamenti della fede.

Conviene, a titolo di esempio, accennare ad alcune di tali opinioni ed errori, così come risultano dai rapporti di persone competenti e da scritti pubblicati.
  1. In primo luogo circa la stessa Sacra Rivelazione: ci sono alcuni, infatti, che ricorrono alla Sacra Scrittura lasciando deliberatamene da parte la Tradizione, ma poi restringono l’ambito e la forza della ispirazione biblica e dell’inerranza, né hanno una giusta nozione del valore dei testi storici.
  2. Per quanto riguarda la dottrina della fede, viene affermato che le formule dogmatiche sono soggette all’evoluzione storica al punto che anche lo stesso loro significato oggettivo è suscettibile di mutazione.
  3. Il Magistero ordinario della Chiesa, particolarmente quello del Romano Pontefice, è talvolta così negletto e sminuito, fino a venir relegato quasi nella sfera delle libere opinioni.
  4. Alcuni quasi non riconoscono una verità oggettiva assoluta, stabile ed immutabile, e tutto sottopongono ad un certo relativismo, col pretesto che ogni verità segue necessariamente il ritmo evolutivo della coscienza e della storia.
  5. La stessa Persona adorabile di Nostro Signore Gesù Cristo è chiamata in causa, quando, nell’elaborazione della dottrina cristologia, si adoperano, circa la natura e la persona, concetti difficilmente conciliabili con le definizioni dogmatiche. Serpeggia un certo umanesimo cristologico che riduce Cristo alla condizione di un semplice uomo, il quale un po’ per volta acquistò la consapevolezza della sua filiazione divina. Il suo concepimento verginale, i miracoli, la stessa Risurrezione vengono ammessi solo a parale, ma vengono ridotti al puro ordine naturale.
  6. Similmente nella teologia sacramentaria alcuni elementi o vengono ignorati o non sono tenuti nel debito conto, specialmente per quanto riguarda l’Eucaristia. Circa la presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e del vino non mancano alcuni che ne parlano inclinando ad un esagerato simbolismo, quasi che, in forza della transustanziazione, il pane e il vino non si mutassero in Corpo e Sangue di N.S. Gesù Cristo, ma fossero semplicemente trasferiti ad una determinata significazione. Ci sono alcuni che, a proposito della Messa, insistono troppo sul concetto di agape a scapito del concetto di Sacrificio.
  7. Alcuni vorrebbero spiegare il Sacramento della Penitenza come un mezzo di riconciliazione con la Chiesa, non esprimendo sufficientemente il concetto di riconciliazione con Dio offeso. Affermano pure che nella celebrazione di questo Sacramento non è necessaria l'accusa personale dei peccati, sforzandosi di esprimere unicamente la funzione sociale della riconciliazione con la Chiesa.
  8. Né mancano alcuni che o non tengono in debito conto la dottrina del Concilio Tridentino circa il peccato originale, o la spiegano in modo che la colpa originale di Adamo e la trasmissione del suo peccato ne restano perlomeno offuscate.
  9. Né minori sono gli errori che si vanno propagando nel campo della teologia morale. Non pochi, infatti, osano rigettare il criterio oggettivo di moralità; altri non ammettono la legge naturale, affermando invece la legittimità della cosiddetta etica della situazione. Opinioni deleterie vanno propagandosi circa la moralità e la responsabilità in materia sessuale e matrimoniale.
  10. A quanto s'è detto bisogna aggiungere alcune parole circa l'ecumenismo. La Sede Apostolica loda, indubbiamente, coloro che nello spirito del Decreto conciliare sull'ecumenismo promuovono iniziative destinate a favorire la carità verso i fratelli separati e ad attirarli all'unità della Chiesa; ma si duole del fatto che non mancano alcuni i quali, interpretando a modo proprio il Decreto conciliare, propugnano un'azione ecumenica tale da offendere la verità circa l'unità della fede e della Chiesa, favorendo un pernicioso irenismo e un indifferentismo del tutto alieno dalla mente del Concilio.
Questi pericolosi errori, diffusi quale in un luogo quale in un altro, sono stati sommariamente raccolti in sintesi in questa Lettera agli Ordinari di luogo, affinché ciascuno, secondo la sua funzione ed il suo ufficio, si sforzi di sradicarli o di prevenirli.

Questo Sacro Dicastero prega vivamente i medesimi Ordinari, riuniti in Conferenze Episcopali, di farne oggetto di trattazione e di riferirne opportunamente alla Santa Sede inviando i propri pareri prima del Natale dell'anno in corso.

Gli Ordinari e quanti altri ai quali per giusta causa essi riterranno opportuno mostrare questa Lettera, la custodiscano sotto stretto segreto, giacché una evidente ragione di prudenza ne sconsiglia la pubblicazione.
Roma, 24 luglio 1966.
A. Card. Ottaviani

30 commenti:

Luisa ha detto...

Se può interessare qualcuno che avrebbe voglia di commentare riporto il discorso di Bergoglio ai partecipanti della 68.ma settimana liturgica nazionale:

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/august/documents/papa-francesco_20170824_settimana-liturgica-nazionale.html

Sulla riforma liturgica:

"L’applicazione pratica, guidata dalle Conferenze Episcopali per i rispettivi Paesi, è ancora in atto, poiché non basta riformare i libri liturgici per rinnovare la mentalità.
I libri riformati a norma dei decreti del Vaticano II hanno innestato un processo che richiede tempo, ricezione fedele, obbedienza pratica, sapiente attuazione celebrativa da parte, prima, dei ministri ordinati, ma anche degli altri ministri, dei cantori e di tutti coloro che partecipano alla liturgia. In verità, lo sappiamo, l’educazione liturgica di Pastori e fedeli è una sfida da affrontare sempre di nuovo.
Lo stesso Paolo VI, un anno prima della morte, diceva ai Cardinali riuniti in Concistoro: «E’ venuto il momento, ora, di lasciar cadere definitivamente i fermenti disgregatori, ugualmente perniciosi nell’un senso e nell’altro, e di applicare integralmente nei suoi giusti criteri ispiratori, la riforma da Noi approvata in applicazione ai voti del Concilio».[10]

E oggi c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano.
Non si tratta di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola.
Dopo questo magistero, dopo questo lungo cammino possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile."

fabriziogiudici ha detto...

Due sviluppi (a livello di dichiarazioni) sul fronte liturgico. Il primo, riassunto nella frase del Pontefice “Possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile”, è un tentativo di cancellazione in pratica della Summorum Pontificum da parte di Francesco. Non è una novità. Mentre scrivo vedo che Luisa ha già visto la cosa sul suo radar; riporto un rilancio di MiL:

http://blog.messainlatino.it/2017/08/discorso-del-s-padre-alla-settimana.html

Il secondo è un commento del card. Burke su varie cose, in primis la liturgia, che contiene una riassicurazione del fatto che il Summorum Pontificum vive e combatte in mezzo a noi:

http://cardinalburke.blogspot.it/2017/08/card-burke-la-messa-non-e-un-evento.html

Più un esplicito supporto sul tema "riforma della riforma" dato al card. Sarah. In particolare, Burke dice che al Santuario Our Lady of Guadalupe in La Crosse (Wisconsin) è stata messa in pratica, durante un NO, la raccomandazione di Sarah che causò un vespaio in Santa Sede:

Inoltre, come richiesto dal card. Sarah, abbiamo implementato la pratica liturgica dell'osservanza "ad orientem" della messa nell'ultimo Avvento e la gente ha commentato (positivamente) su quale grande bellezza questo ha portato nella celebrazione della Messa.

fabriziogiudici ha detto...

OT Per chi ama cogliere segni... In poche ore il Texas sarà colpito da un uragano. Sentiremo i soliti esperti del clima parlare di riscaldamento globale, in realtà è il primo uragano maggiore a colpire la terraferma negli USA da 11 anni, il che è stato un periodo di notevole calma.

Comunque... la cittadina più importante nell'area che probabilmente sarà colpita per prima - si trova su una delle traiettorie tipiche degli uragani di quella regione - si chiama Corpus Christi (nome dato dai fondatori spagnoli, con l'esplicito intento di omaggiare il Santissimo Sacramento).

Da Stilum Curiae ha detto...


http://www.marcotosatti.com/2017/08/24/la-fede-nel-tempo-dei-conigli-e-della-volpe-delle-donnole-dei-furetti-e-dei-topi-un-libro/

mic ha detto...

Inoltre, come richiesto dal card. Sarah, abbiamo implementato la pratica liturgica dell'osservanza "ad orientem" della messa nell'ultimo Avvento e la gente ha commentato (positivamente) su quale grande bellezza questo ha portato nella celebrazione della Messa.

Ottima cosa. Ma è un palliativo... E' la sostanza che bisogna recuperare: l'oblìo indotto del Sacrificio!

Tuttavia la fede adamentina e retta del card. Burke impedisce una critica malevola su un dettaglio che va visto nell'insieme della sua instancabile pastorale itinerante ed esemplare fedeltà alla Liturgia anche se celebra entrambi i riti e non solo l'Antico.

Marcello ha detto...

Papa Francesco ha una sorta di paura della vera liturgia, dei seminaristi e sacerdoti più legati alla tradizione, delle figure politiche internazionali potenzialmente più cattoliche, dell'interpretazione tradizionale dei 10 comandamenti. E percepisco che ha fretta, ha molta fretta di portare a termine questo suo compito, come se avesse il fiato sul collo.
Poi, "la riforma liturgica è irreversibile" è una frase scandalosa. È scandalosa perché nulla è irreversibile, solo la parola di Dio lo è. Detto da un papa è scandaloso per me.

Davide ha detto...

Sì, nel santuario mariano fondato dal Card. Burke la Messa viene regolarmente celebrata ad Orientem dal dicembre scorso:

http://www.guadalupeshrine.org/about/offering-of-the-holy-mass-ad-orientem

fabriziogiudici ha detto...

Come ha scritto Luisa pochi giorni fa su Sarah... penso che Burke celebri entrambi i riti per fare da "ponte" (non inteso bergoglianamente). Così si interpreta anche l'iniziativa dell'Avvento.

mic ha detto...

Se può interessare qualcuno che avrebbe voglia di commentare riporto il discorso di Bergoglio ai partecipanti della 68.ma settimana liturgica nazionale:

Interessa di sicuro. Ma abbiamo tanta di quella "carne a cuocere" alla quale non riusciamo a star dietro!
Mi ripromettevo di parlarne dopo aver letto (me ne devo dare il tempo e lo stomaco) l'intero discorso per non accentuare eventuali enfatizzazioni improprie.
Certo che la frase presa a sé "la riforma liturgica è irreversibile" già basta a creare preoccupazione, soprattutto se collegata a quel che già bolle in pentola :
1. l'improbabile (per non dire impossibile in un'ottica cattolica) rito comune con i luterani, di fatto creato e celebrato per la prima volta a Salamanca
2. l'annunciata revisione della Liturgiam authenticam. Metto il link per chi ci leggesse solo ora:
https://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2017/01/un-altro-serio-vulnus-ai-fondamenti-de.html

Felice ha detto...

E' irreversibile.... probabilmente pensa di poter dare ordini anche a Dio!

Luisa ha detto...

"Interessa di sicuro. Ma abbiamo tanta di quella "carne a cuocere" alla quale non riusciamo a star dietro!"

Lo so, lo so, cara mic, è ben per questo che ho messo il condizionale nella speranza di trovare più coraggioso-a e paziente di me:)

fabriziogiudici ha detto...

@Davide

La questione della consapevolezza è importante. Ma siccome non è una novità, mi sa tanto che veniva già gestita prima, nel rapporto diretto con ogni confessore.

Però ora pongo un punto: supponiamo che un peccatore sia effettivamente in stato di inconsapevolezza e che quindi non sia in stato di imputabilità grave.

Domanda numero uno: dobbiamo lasciarlo stare in quello stato, oppure dobbiamo farlo uscire? Direi la seconda. Allora, prima osservazione banale: tutta la cagnara sulla AL, che è oggettivamente dovuta alla sua ambiguità, ci aiuta a farlo rendere conto della situazione o ci ostacola? Direi la seconda, perché dall'ignoranza si esce con la chiarezza, non con la confusione.

Domanda numero due. Supponiamo - per quanto mi riguarda per assurdo, lo dico per cautela personale entrando in un argomento complesso e su cui non voglio prendermi la responsabilità di dire sciocchezze - che ad un certo punto il nostro peccatore divorziato risposato non sia imputabile, perché non consapevole, e lo ammettiamo all'Eucarestia. Ora, abbiamo premesso che dobbiamo farlo uscire dalla sua ignoranza. Quindi ad un certo momento questo diventa consapevole del peccato compiuto. Però il peccato non è compiuto e confinato nel passato: sappiamo che la condizione di divorziato risposato è uno stato. Dunque, il tizio è ancora in quello stato di peccato - infatti non l'ha mai confessato. Ieri, non ne era consapevole e lo ammettevamo all Comunione. Oggi ne è diventato consapevole - e chiaramente non è che risolve la sua situazione su due piedi, specialmente se ha figli nel secondo rapporto, perché sappiamo che ci vuole tempo - e improvvisamente non può più accedere alla Comunione.

Non trovate che è una situazione paradossale? A questo punto, peraltro, siamo punto e a capo: per ritornare alla Comunione deve compiere tutto il percorso che concerne il ripristino del vincolo matrimoniale originario, oppure di vivere in castità con il nuovo coniuge; poteva iniziare all'inizio di tutta questa storia e invece lo abbiamo rimandato fino a questo momento di presa di consapevolezza. Sicuri sicuri che al povero peccatore non gli abbiamo confuso ancora di più le idee?

Davide ha detto...

Pastoralmente parlando, anch'io penso che comunque sia più "educativo" per il penitente non insistere troppo sulla sua eventuale non piena responsabilità, perché ciò potrebbe indurlo a non fare tutti gli sforzi necessari ad abbandonare totalmente il peccato...

Alessandro ha detto...

OFF-TOPIC
Qualcuno sa gentilmente dirmi nel Martirologio Romano preconciliare quando viene fatta memoria di Sant'Alessandro di Bergamo e da quale Pontefice e in quale anno venne beatificato prima e canonizzato poi? Grazie in anticipo a chiunque vorrà rispondermi!

Anonimo ha detto...

Mezzo secolo di disfacimento, e non è finita

Gederson Falcometa ha detto...

"Spetta alla Gerarchia il diritto e il dovere di vigilare, guidare e promuovere il movimento di rinnovamento iniziato dal Concilio, in maniera che i Documenti e i Decreti conciliari siano rettamente interpretati e vengano attuati con la più assoluta fedeltà al loro valore ed al loro spirito. Questa dottrina, infatti, deve essere difesa dai Vescovi, giacché essi, con a Capo Pietro, hanno il mandato di insegnare con autorità. Lodevolmente molti Pastori hanno già cominciato a spiegare come si conviene la dottrina del Concilio".

La lettera già la conosciamo a tempo, ma lei ha un spirito diverso di quello dei discorsi che se sono diventate ordinari alcuni anni doppo, perchè ciò che leggiamo e ascoltiamo è che il Concilio deve essere interpretato alla luce della tradizione o deve avere un’ermeneutica della continuità. Non è chiaro, come nella lettera del cardinale Ottaviani, di che è il compiuto di “guidare e promuovere il movimento di rinnovamento iniziato dal Concilio, in maniera che i Documenti e i Decreti conciliari siano rettamente interpretati e vengano attuati con la più assoluta fedeltà al loro valore ed al loro spirito”. Oggi sembra che è responsabilità di tutti fare questa opera, la distinzione tra Chiesa discente e docente è scomparita. Questo in tal modo che vediamo degli insegnamenti conciliari alla sinistra, al centro e alla destra, ma nessuno fatto con l’autorità con la quale Cristo ha investito i Vescovi avendo Pietro, come Capo.

Leggere il Concilio alla luce della tradizione non è possibile, perchè alla luce della tradizione, come insegna il cardinale Ottaviani, questo è compiuto della gerarchia, diritto e dovere della Chiesa docente che ha il mandato di insegnare con autorità. Quando non vi è l’insegnamento con autorità e l’errori si diffonde per l’intera Chiesa, quindi, l’alternativa è l’applicazione della regola* di S. Vincenzo da Lerino “credere in ciò che è stato creduto sempre, in tuttii luoghi e da tutti”. Questa è la lettura del Concilio alla luce della tradizione. La gerarchia, però, legge il Concilio alla luce della tradizione in un’altro modo, come ha scritto l’allora cardinale Ratzinger:

“Il rifiuto della proposta di prendere il testo di Lerino, conosciuto e consacrato in un certo qual modo da due concili, mostra di nuovo il superamento di Trento e del Vaticano I, la continua rilettura dei loro testi… [il Concilio Vaticano II] ha un’altra idea del modo in cui si realizza l’identità storica e la continuità. Il “semper” statico di Vincenzo da Lerino non gli sembra più appropriato per esprimere questo problema” Joseph Ratzinger, LThK, Bd 13, p.521.

Gederson Falcometa ha detto...

Quindi, che cosa significa per lui leggere il Concilio alla luce della tradizione? E l’altra idea del modo in cui si realizza l’identità storica e la coninuità, quale sarebbe?

La risposta a queste domande sta nella lettura della tesi di dottorato di Ratzinger, che se è diventanta, praticamente, il metodo ufficiale di lettura del Concilio. Nella “La teologia della storia in S. Bonaventura” se trovano tutti i problemi del Concilio e post-Concilio, come:

1 - L’ermeneutica della riforma nella continuità e quella della rottura;
2 - Cambiamento nel concetto di tradizione;
3 - Ellenizazione e de-ellenizazione del cristianesimo;
4 - Se la fede può diventare compreensione;
5 - Dialogo con la teologia protestante.

Secondo Ratzinger S. Bonaventura formula il principio di progresso della teologia che sarebbe il ”“Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt”, le opere di Cristo non vanno indietro, non vengono meno, ma progrediscono, dice il santo nella lettera "De tribus quaestionibus"". S. Bonaventura è il dottore serafico, ma è difficile accetare che ha fatto ciò che dice Ratzinger. Il valore che lui attribuisce al principio di S. Bonaventura me sembra essere il modo come è letto il “semper” di S. Vincenzo di Lerino. La ragione sarebbe perchè S. Bonaventura avvrebbe fatto nel Hexameron una lettura del tutto nuova dell’interpretazione fatta dei Padri della Chiesa dell’opera dei sei giorni della creazione. Quindi, S. Bonaventura, in questo punto, avvrebbe fatto una rottura con i Padri della Chiesa, come se legge nelle parole di Ratzinger:

“... fino a quel momento dominava l’idea che i Padri della Chiesa fossero stati il vertice assoluto della teologia, tutte le generazioni seguenti potevano solo essere loro discepole. Anche san Bonaventura riconosce i Padri come maestri per sempre, ma il fenomeno di san Francesco gli dà la certezza che la ricchezza della parola di Cristo è inesauribile e che anche nelle nuove generazioni possono apparire nuove luci. L’unicità di Cristo garantisce anche novità e rinnovamento in tutti i periodi della storia”. Udienza Generale 10 marzo 2010, Benedetto XVI

Io non ho capito nei testi che ho letto qualunche cambiamento fatto da S. Bonaventura. Forse vuoi che siete più inteligente di me possono capire questo. In qualche modo, fino a pocchi tempi se pensava nella Chiesa che non se poteva leggere la Bibbia fuori dal senso dato dai Padri della Chiesa. Dopo la tesi di Ratzinger, i Padri della Chiesa diventano “maestri per sempre” ma altri fenomeni, come adesso è Lutero, gli danno la certezza di potere fare ciò, che secondo Ratzinger, ha fatto S. Bonaventura. Oggi insieme al Concilio se voglie leggere tutto all’interno della tradizione, senza però, dire quale sarebbe questa “tradizione”. In questa tesi di Ratzinger, S. Bonaventura, un grande santo, è presentato come quello che ha scelto presentare la dottrina cattolica, invece di fare delle condannazione contro Gioacchino di Fiore.

Gederson Falcometa ha detto...

Un particolare sulla tesi di Ratzinger che non vienne detto nella sua presentazione è che il modernismo ha ripreso la visione di S. Francesco che avevano i Gioachimite radicale (Fraticelli). Questo se può leggere nel “Francesco d’Assisi” di Ernesto Buonaiuti, come dice Pietro Urciuoli:

“...Buonaiuti legge nelle vicende del francescanesimo delle origini il contrasto tra Chiesa gerarchica e Chiesa spirituale, istituzione e carisma, sacerdozio e profezia, clericalismo e laicità, un contrasto che si ripropone drammaticamente uguale, nelle sue linee essenziali, a sette secoli di distanza. E proprio alle risposte che Francesco diede a questo contrasto il movimento modernista deve guardare se vuole perseguire l’obiettivo di costruire, come diremmo oggi, non tanto un’altra Chiesa quanto una Chiesa altra”. Francesco d’Assisi secondo Ernesto Buonaiuti, di Pietro Urciuoli - http://www.cercasiunfine.it/meditando/scelti-da-noi/francesco-d2019assisi-secondo-ernesto-buonaiuti-di-pietro-urciuoli#.WaDMjviGNIo


Questa visione di Buonaiuti, Ratzinger, come preffeto della CDF, troverà davanti a sè sviluppata nel libro “Chiesa carisma e potere” di Leonardo Boff (Francescano). L’esame dal libro fatto dalla CDF può essere letto nell’indirizzo:

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19850311_notif-boff_it.html

Il cambiamento nel concetto di tradizione comprende una modifica nel proprio modo di esercizio dell’autorità. Da quanto se può leggere nel’esame fatto dalla CDF, Boff doveva essere scomunicato, per eresia. Il problema di fondo che se vede nell’esame è che non ci sono più crimine contro la fede. L’esame presenta gli errori di Boff, ma la penna datta a Boff non passa di uno silenzio ossequioso. Questo è lo stesso di chiedere a un lupo di usare un museruola. Inoltre a questo se è ancora valido il Decreto contro il comunismo, Boff già stava scomunicato prima di andare a Roma. Non poteva dimenticare che l’esame fatto dal libro di Boff se inserisce nel contesto delle due istruzione sulla teologia della liberazione: Libertatis Nuntius e Libertatis et Conscientia. Ambedue istruzione fatte nello spirito della lettura di Gioacchino di Fiore all’interno della tradizione, in modo ecclesiale. In altri parole al significato dato per Ratzinger al “Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt” di S. Bonaventura.

Gederson Falcometa ha detto...

Sulla tesi di Ratzinger ancora se può dire molto. Come ad esempio, l’introduzione del concetto di rivelazione di Oscar Cullmann all’interno della Chiesa, come se può leggere:

“A quel tempo, in particolare a motivo della celebre opera di Oscar Cullmann Christus und die Zeit (Zürich, 1946), il tema della storia della salvezza, specialmente il suo rapporto con la metafisica, era diventato il punto focale dell'interesse teologico. Se la Rivelazione nella teologia neoscolastica era stata intesa essenzialmente come trasmissione divina di misteri, che restano inaccessibili all'intelletto umano, oggi la Rivelazione viene considerata una manifestazione di sé da parte di Dio in un'azione storica e la storia della salvezza viene vista come elemento centrale della Rivelazione. Mio compito era quello di cercare di scoprire come Bonaventura avesse inteso la Rivelazione e se per lui esistesse qualcosa di simile a un'idea di "storia della salvezza"".

Inoltre al concetto di rivelazione del protestante Oscar Cullman..., qui se trova la parte in che se parla dell’Ellenizazione e De-ellenizazione del cristianesimo e la questione sulla fede potere diventare compreensione. In questo punto ho trovato un’altra tesi sul S. Bonaventura (che può parlare per me): La teologia della storia della salvezza in S. Bonaventura di Bagnoregio, 1975, Alfonso Pompei, OFM conv, che può essere letta nell’indirizzo:

http://www.doctorseraphicus.it/images/annate/1975_45-58_Pompei.pdf

In questa tesi se può leggere:

1 - Rielaborazione della tradizione;
2 - Previsione di una epoca di fioritura per la Chiesa;
3 - Previsione di una epoca di sventura simile all’esilio babilonese;
4 - Secondo l’interpretazione delle sei ettà della creazione siamo al fine della sesta età e nell’inizio della settima ettà;
5 - Il sorgere dell’averroismo sarebbe una situazione analoga alla penetrazione barbarica dal mondo romano, una nuova ettà;
6 - L’averroismo sarebbe un modo di speculare al di fuori della storia reale

Commento brevemente:

L’accusa contro il tomismo di essere astorico è un’accusa di S. Bonaventura all’averroismo. Quindi,i nuovi teologi vedono un trionfo dallo spirito dell’averroismo nel tomismo;

Nell’interpretazione dei sei giorni il settimo sarebbe il riposo di Dio. Forse, tutte le previsione di una nuova primavera per la Chiesa sembrano indicare il fine della sesta ettà e l’inizio della settima. La sesta ettà sarebbe il trionfo dello spirito dell’averroismo, il cattiveiro babilonese.

I gioachimiti capivanno gli scritti di Gioacchino da Fiore, come una nuova rivelazione. Gerardo da Borgo San Donnino aspettava un’epoca in cui al posto del NT subentreranno gli scritti di Gioacchino da Fiore, considerati e chiamati Vangelo Eterno. Quindi, l’idea di una nuova pentecoste all’interno della Chiesa non è nuova.

Finisco il commento lasciando due testi sulla tesi “La teologia della storia in S. Bonaventura”:

“Il giovane Ratzinger "incontra" San Bonaventura (1953-1969)” che è la prefazione all’edizione americana, un testo brevissimo, e può essere letta nell’indirizzo:

http://papabenedettoxvitesti.blogspot.com.br/2009/07/il-giovane-ratzinger-incontra-san.html

E l’Udienza Generale 10 marzo 2010, nell’indirizzo:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1342531.html

Un caro saluto dal Brasile

Gederson Falcometa ha detto...

P.s.:
Il collegamento con il Concilio può essere letto nel commento di S. Magister (stesso lin soppra):

“Nella sua lezione del 10 marzo scorso, Benedetto XVI ha descritto e attualizzato con rara chiarezza la contrapposizione tra Gioacchino e Bonaventura. Ha mostrato come l'utopia di Gioacchino ha trovato nel Concilio Vaticano II un terreno fertile per riprodursi di nuovo, vittoriosamente contrastata, però, dai "timonieri saggi della barca di Pietro", dai papi che seppero difendere la novità del Concilio e nello stesso tempo la continuità della Chiesa.

Dallo spiritualismo all'anarchia il passo è breve, ha ammonito Benedetto XVI. Era così nel secolo di san Bonaventura ed è così oggi. Per essere governata la Chiesa necessita di strutture gerarchiche, ma a queste deve essere dato un fondamento teologico evidente. È ciò che fece san Bonaventura nel governare l'ordine francescano. Per lui "governare non era semplicemente un fare, ma era soprattutto pensare e pregare. Alla base del suo governo troviamo sempre la preghiera e il pensiero; tutte le sue decisioni risultano dalla riflessione, dal pensiero illuminato dalla preghiera"". Come pilotare la Chiesa nella tempesta. Una lezione, Sandro Magister

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

"Dopo questo magistero, dopo questo lungo cammino possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile."

Francesco ha dimenticato le parole di S. Pio V nella Quo primum Tempore:

"Similmente decretiamo e dichiariamo che le presenti Lettere in nessun tempo potranno venir revocate o diminuite, ma sempre stabili e valide dovranno perseverare nel loro vigore".

Voglie attribuire al loro magistero il valore che nega al magistero di S. Pio V... Ancora la Quo primum Tempore:

"Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo".

Forse, per questo non hanno ricordato che San Pietro e san Paolo morirono a Roma in una data tra il 64 e il 67...

Andrea Carradori ha detto...

In ogni manifestazione di bizzarria papale dimostriamo la nostra innata teatralità nel fare la commedia delle "vergini deflorate".
L'irreversibilità accennata dal papa nei confronti della liturgia nel pensiero gesuitico significa "cambiamento".
Così come, mi si perdoni l'accostamento, l'atteggiamento critico del papa nei confronti del fenomeno di Mediugorje costituisce l'esatto contrario almeno stando alle "rivelazioni" di Mons. Henryk Hoser.
Si dice una cosa pensando all'esatto sviluppo successivo contrario.
L'irreversibilità della riforma liturgica conciliare, che fu espressa dal messale del '65, sta nell'actuosa partecipatio del popolo già invocata da San Pio X e da altri illustri liturgisti del passato.
Da detto l'allora Cardinale Ratzinger: "Il Concilio Vaticano II ha fissato alcuni principi fondamentali.
In primo luogo il Concilio ha dato una definizione di che cos'è la liturgia e questa definizione fornisce un metro di giudizio
per ogni celebrazione liturgica.
Se si ignorano queste regole essenziali e si accantonano le "normae generales" formulate nei numeri 34-36 della Costituzione "De Sacra Liturgia", allora si che si disubbidisce al Concilio!
È alla luce di quei criteri che le celebrazioni liturgiche debbono essere giudicate, siano esse basate sui vecchi o sui nuovi testi." ( http://blog.messainlatino.it/2017/07/ratzinger-la-presenza-dellantica.html)
Ma talvolta questo concetto dell'actuosa partecipatio ( che presuppone la conoscenza di quello che poi diviene oggetto di amore e quindi di difesa e salvaguardia - posso amare quel che non conosco?- è snobbato con superficiale supponenza nel nostro stesso mondo tradizionale.
Una famigliola per festeggiare l'anniversario di nozze ha invitato tutto il "parentame" alla celebrazione della messa ( letta) tridentina; miniti di libretti/messalini gli eterogenei invitati si sono ritrovati ad altare Dei " fate quel che facciamo noi" hanno detto i festeggiati ai parenti. Peccato che il pretino , spocchioso nella sua anti pastorale snobbosità, abbia pronunciato tutto a bassa voce e velocissimamente rendendo impossibile il "dialogo" persino nella prima parte della messa.
Lo spirito "irreversibile" della vera riforma liturgica conciliare è far si che queste cose non accadano più.
Difatti la FSSPX è fra le poche istituzioni ad attuare il vero spirito irreversibile liturgico conciliare.
Ci hanno dato il messsale del '62 e ringraziamo Dio giorno e notte.
Se ci avesssero dato il messale del '65 avremmo ringraziato Dio giorno e notte con qualche migliaio di fedeli in più...

Marisa ha detto...

Sua Irreversibilita'
(su questo e su un'infinita' di altri aspetti...)

Anonimo ha detto...

Su Alessandro di Bergamo, che sembra ricorra oggi

http://www.santiebeati.it/dettaglio/34250

Anonimo ha detto...


Il vero "spirito liturgico conciliare" promosso dal Vaticano II
è quello che ha introdotto nella liturgia la 'creatività liturgica'
in nome dell'adattamento alle culture locali e ai bisogni degli uomini
del secolo e l'imperativo a riformare il culto in modo da renderlo
più semplice, più comprensibile, più adatto, appunto, alle supposte
esigenze dell'uomo moderno: creatività e semplificazione, due
principi non cattolici, due abomini, uno peggioer dell'altro.
z.

fabriziogiudici ha detto...

Ci hanno dato il messsale del '62 e ringraziamo Dio giorno e notte.
Se ci avesssero dato il messale del '65 avremmo ringraziato Dio giorno e notte con qualche migliaio di fedeli in più...


Caro Carradori, per chi non è molto addentro alle questioni liturgiche - come il sottoscritto - tutto il suo commento, riassunto dalle due righe citate - appare molto interessante, nel senso che si ha l'impressione che colga punti che val la pena approfondire, ma anche quasi totalmente criptico... Si può, per esempio, spiegare in due parole cosa sarebbe la differenza tra i due messali citati? Grazie.

Andrea Carradori ha detto...

Illustre Fabrizio Giudici, La ringrazio per l'attenzione che ha profuso alle mie , pasticciate, parole e Le auguro buon inizio di questa settimana.
Non volendo abusare dell'infinita cortesia della Redazione di questo sito voglio, se ci riesco, ricorrere a poche frasi.
1) E' storicamente accertato che il cd.Messale del '65 è l'unica emanazione della Sacrosantum Concilium quindi del CVII. Si trovano in rete diversi articoli anche di uno deggli artefici della riforma conciliare il Card.Antonelli(http://blog.messainlatino.it/2015/02/50-anni-fa-la-prima-messa-in-lingua.html).
2) Ricordo, avendone purtroppo i requisiti anagrafici, che la prima parte della Messa fino al Credo poteva essere celebrata in italiano. Le Messe in terzo e pontificali rimasero escluse dal "nuovo" messale.
3) sostanzialmente la celebrazione con il messale del '65 rimase immutata secondo la tradizione della chiesa: furono adottate delle soluzioni posturali presenti nelle liturgie abbaziali e/o monastiche.
4) In Italia l'adozione del messale del '65, assieme alla lingua volgare, fece fiorire la liturgia: chiese piene e gente finalmente partecipe di quel che avveniva sull'altare. Non posso essere smentito soprattutto per quel che avvenne nella fedelissima Marca centrale: il messale del '65 e la Sacrosantum Conciulium furono una benedizione che fu bruscamente interrotta dal gelo dell'improvvisa "riforma" bugniniana. Ometto i motivi che rendevano deserte le chiese soprattutto dopo la 2 guerra mondiale specie nel settore "maschile".
5) Sono del parere, e con me convengono diversi preti/parroci, che l'adozione dopo decenni di deserto del messale del '65 avrebbe donato migliaia di fedeli in più che poi sarebbero rimasti ancorati alla buona liturgia quindi alla Messa del '62...
Un cordiale saluto

Anonimo ha detto...

“Sed quod est maxime cognoscibile in se, alicui intellectui cognoscibile non est, propter excessum intelligibilis supra intellectum: sicut sol, qui est maxime visibilis, videri non potest a verspertilione, propter excessum luminis”. (Thomas, Summa. Th. Ia q.12 a.4)

irina ha detto...

Più passa il tempo, più sarà facile stendere una storia dei diversi documenti del CVII alterata. A volte quando sento portare prove a favore di questo o quel fatto storico, non necessariamente della Chiesa, ho la netta impressione che sia un falso particolare, aggiunto a posteriori, del fatto in questione. E questo modo menzognero di trattare la storia, non lo si trova in pubblicazioni artigianali di poco conto stese dal novellino di turno ma, lo si trova nelle pubblicazioni di peso scritte dal rinomato sapientone. Per i giovani sarà facilissimo essere ingannati, perchè lo saranno da chi avrà tutta la loro fiducia. In questo continuo rimescolamento delle carte, tra detti e contraddetti, trovare la Verità sarà impresa ardua che richiederà tutta la vita di quelli animati da sacro zelo.

irina ha detto...

Figura tragica il Cardinale Alfredo Ottaviani, deriso, non ascoltato,aveva ben chiaro su quali pilastri poggiasse la teologia vaticansecondista. E noi a cinquanta anni di distanza e milioni e milioni di individui, non troviamo la forza di dire: basta.Allora qualcuno di desto era presente. Oggi le intelligenze sono in caduta libera e il coraggio della Verità si è perso da tempo. Bisogna studiare questi punti.