giovedì 24 agosto 2017

Mons. Fernández (Toucho): 'Il Papa ha cambiato la disciplina sulla comunione dei divorziati risposati

A lato trovate l'immagine della schermata alla quale si accede da questo link. Cliccandovi sopra, potete constatare l'ufficialità del documento pubblicato nella rivista della Conferenza Episcopale dell'America Latina e dei Caraibi ""Medellín", vol. 43, nº 168 (217), leggere il testo dell'abstract tradotto di seguito nonché visualizzare il testo integrale.
Ѐ un'ulteriore dimostrazione di come la squadra bergogliana -- in questo caso nella persona di Victor Manuel Fernández(1), uno dei consiglieri più vicini al papa -- compattamente e pubblicamente insista nella interpretazione rivoluzionaria dell'Amoris Laetitia.
Ci si affanna a chiedere chiarezza ma è evidente la ragione per cui il papa non può rispondere ai Dubia presentati dai cardinali: dovrebbe riconoscere esplicitamente le nuove ed eterodosse interpretazioni e si esporrebbe all'accusa di eresia.
Ed ancor più evidente è quanto si renda indispensabile la "supplenza dottrinale" perseguìta dall'azione dei cardinali attraverso la correzione formale [qui] in analogia con la "giurisdizione supplita" che la Costituzione divina della Chiesa offre ai vescovi in caso di stato di necessità, per il bene delle anime private della retta guida. Sull'argomento molto si è dibattuto. Vi rinvio, per approfondire, al nutrito indice degli articoli qui pubblicati.

Traduco l'abstract. E tanto mi pare che basti. 
Nell'interpretare l'ottavo capitolo dell'Amoris Laetitia, soprattutto per quanto riguarda l'accesso alla comunione eucaristica dei divorziati nella nuova unione, è bene partire dall'interpretazione che Francesco stesso ha fatto del suo proprio testo, esplicita nella sua risposta ai vescovi della regione di Buenos Aires. Francesco propone un passo avanti, che implica un cambiamento nella disciplina vigente. Pur mantenendo la distinzione tra bene oggettivo e colpa soggettiva, distinguere tra la norma e la sua formulazione e soprattutto richiama una speciale attenzione ai condizionamenti attenuanti. Questi non solo sono in rapporto con la conoscenza della norma ma anche con le reali possibilità decisionali dei soggetti nella loro realtà concreta. il principio che le norme morali assolute possono non essere derogate, e chiede in particolare per particolare attenzione alle condizioni attenuanti. Queste riguardano non solo con la conoscenza dello standard, ma soprattutto con le reali possibilità di scelta dei soggetti nella loro realtà concreta. Francesco ammette che un discernimento pastorale nell'ambito del "foro interno", attento alla coscienza della persona, può avere conseguenze pratiche su come applicare la disciplina. Questa novità invita a ricordare che la Chiesa può realmente evolversi, come è successo nella storia, sia nella comprensione della dottrina che nella applicazione delle sue conseguenze disciplinari. Tuttavia postulare questo nel tema di cui ci occupiamo richiede accettare una nuova logica senza schemi rigidi. Nondimeno, ciò non implica una rottura, ma uno sviluppo armonioso ed una continuità creativa con rispetto dell'insegnamento dei Papi precedenti.
Maria Guarini
_______________________________
1. Victor Manuel Fernández [vedi] (o semplicemente Tucho, come è meglio conosciuto) è da lungo tempo molto amico di Francesco; ghost writer della Evangelii Gaudium e già redattore della Relatio finalis con l'intento di passare dalla morale della legge a quella della persona. Ha anche scritto un libro sull'arte di baciare: Saname con tu boca. El arte de besar... [ne parla Sandro Magister qui]
Così si esprimeva al Corriere della Sera  in un'intervista del 10 maggio 2015: "La curia vaticana non è una struttura essenziale. Il papa potrebbe pure andare ad abitare fuori Roma, avere un dicastero a Roma e un altro a Bogotá, e magari collegarsi per teleconferenza con gli esperti di liturgia che risiedono in Germania. Attorno al papa quello che c’è, in un senso teologico, è il collegio dei vescovi per servire il popolo. […] Gli stessi cardinali possono sparire, nel senso che non sono essenziali". 

32 commenti:

Petrus LXXVII ha detto...

Aimè.. penso proprio che, salvo smentite o rettifiche dalla Santa Sede, questo documento possa considerarsi a buon diritto la risposta del Papa ai dubia!!!

Anonimo ha detto...

Questi vogliono farci credere di essere arrivati alla quadratura del cerchio! Assurdo! Questa è etica della situazione pura. La norma morale muta con il soggetto. Così la morale cattolica non esiste più. I fatti oggettivamente cattivi non possono trovare nessuna attenuante che rimuova la colpa morale del tutto.

Luisa ha detto...

" ciò non implica una rottura, ma uno sviluppo armonioso ed una continuità creativa con rispetto dell'insegnamento dei Papi precedenti."

O mentire sapendo di mentire, o prendere i fedeli cattolici per i frondelli, nella "continuità creativa" di Tucho e compagni non c`è nessun rispetto non solo dei predecessori di Jorge Bergoglio ma della dottrina stessa.
Ma perchè stupirsi? Dare la Comunione ai divorziati risposati è quel che già faceva Bergoglio in Argentina, e si sa che "i passaggi chiave della Esortazione post-sinodale sono stati copiati e incollati da articoli pubblicati dieci anni fa dall’arcivescovo Victor Manuel "Tucho" Fernández" ( Magister).

http://chiesaepostconcilio.blogspot.ch/2017/01/un-esperto-di-etica-afferma-che-il.html

Anonimo ha detto...

Amoris Laetitia, dall'Argentina una sfida sulla comunione

Dalla diocesi di San Luis in Argentina, situata nella regione del Cuyo, ai piedi della Sierra Grandes, arrivano delle linee guida pastorali intitolate “Matrimonio, nuove unioni e eucaristia nel capitolo 8 di Amoris laetitia”.

Il vescovo, monsignor Pedro Daniel Martinez Perea, ha firmato questa lettera lo scorso 29 giugno e si rivolge ai suoi sacerdoti, definendo l'esortazione apostolica come «un gran catecumenato sull'amore nella famiglia che è la cellula della società». Venendo sul tema specifico del capitolo 8 di Amoris laetitia, il pastore argentino dice che «alcune letture della Esortazione hanno suscitato inquietudine, perplessità e anche confusione tra i fedeli, specialmente in quanto si riferisce alla possibilità che le persone unite con vincolo sacramentale precedente valido, e che attualmente vivono, more uxorio, in una nuova unione non sacramentale con un'altra persona, possano accostarsi ai sacramenti, in particolare la Santa Comunione».

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-amoris-laetitia-dall-argentina-una-sfida-sulla-comunione-20840.htm

Anonimo ha detto...

https://gloria.tv/article/wFHx2fiybgu63nzFQzBbDFdrg
I commenti sono esplicativi .

Marcello ha detto...

Ad ogni modo, sono sempre più convinto che, purtroppo, la soluzione del grosso problema dell'apostasia nella Chiesa sarà risolto solo con uno straordinario intervento divino. Fatima, Garabandal, Medjugorie ed altre profezie di santi concordano nell'affermare che ci sarà un grosso castigo per l'umanità. Ci sarà la correzione, papa Francesco non risponderà, alcuni vescovi e cardinali si schiereranno con i cardinali dei dubia, altri contro ed altri non si schiereranno per niente. Solo allora si capirà che la situazione è tale che solo per intervento divino si potrà risolvere.

Felice ha detto...

Hanno cambiato la Messa, hanno cambiato la teologia fondamentale (ecumenismo, collegialita', cristiani anonimi, laicita' dello Stato...), e' illusorio pensare che si possa pensare che tutto questo non tocchi la teologia morale. Come diceva mons. Lefebvre e' stupido lamentarsi dell'effetto e lodare la causa.

Davide ha detto...

Il discorso delle attenuanti dell'imputabilità soggettiva non è certamente nuovo. Esso appartiene infatti alla teologia morale classica. Basti pensare anche soltanto al Catechismo di S. Pio X, laddove si dice che per commettere un peccato mortale non basta la materia grave, ma occorre la piena avvertenza e il pieno consenso. In altre parole occorre che l'atto sia un atto pienamente libero e si conosca la sua grave peccaminosità.
Ora, la preoccupazione di Familiaris Consortio era affrontare la questione dal punto di vista oggettivo (della "materia grave" per usare il linguaggio del Catechismo di Pio X). Ma non credo escludesse totalmente la possibilità di applicare le attenuanti dell'imputabilità soggettiva, che sono regole generali applicabili a tutti i peccati.
Non nego che applicare questo discorso agli atti sessuali compiuti dai divorziati risposati, che sono atti ripetuti nel tempo e che essi intendono compiere anche in futuro, potrebbe apparire problematico.
Potrebbero però esserci penitenti che, data anche la cultura altamente secolarizzata, faticano, anche dopo l'ammonizione del sacerdote, a cogliere la peccaminosità del loro comportamento. Oppure altri che fanno molta fatica a cambiare vita. Mi domando se per queste persone non si possa parlare di una riduzione dell'imputabilità, fermo restando che gli atti che essi compiono sono oggettivamente gravi.
Ecco, tutto questo tema delle attenuanti applicate ai divorziati risposati a mio avviso necessita di un approfondimento. E ritengo che i Dubia, che pure condivido per molti aspetti, non colgano a sufficienza l'importanza di questa tematica.
Davide

Alessandro Mirabelli ha detto...

Codesto teologo (?) si ostina a ignorare le chiarissime parole del Vangelo e di s. Paolo. Qui siamo ben oltre il sola Scriptura. Qui siamo nel post protestantesimo.

Matteo ha detto...

Ho letto attentamente quanto scritto dal sig.Davide e ne capisco la ratio.
Vorrei rispondere partendo un semplice ricordo personale.
Facevo il catechista ai bambini e mi trovavo in una occasione in cui consegnammo il vangelino. Ricordo il sacerdote che disse: "vedete bambini, la consegna di questo libricino che i catechisti vi aiuteranno a leggere, e che ascolterete durante la Messa, è un grandissimo dono, ma anche una grandissima responsabilità. Dopo averlo ricevuto non potrete dire di non averlo, non potrete dire di non conoscerlo. Quello che ci sta scritto è chiaro, Gesù non conosce il grigio. Si è bianchi o da neri, puliti o da lavare. Niente vie di mezzo. Un giorno capirete queste parole"
Dunque, io penso che questo sacerdote, che tanto ho apprezzato, avesse pienamente ragione.
Come si può accedere all'Eucarestia, quindi alla fonte del Vangelo stesso, sostenendo che non si è in grado di leggere in noi stessi il proprio peccato? Come si può sostenere che chi non vede appieno il proprio peccato, e farne penitenza, possa comprendere allora cosa sia Eucaristia?
Non solo. Quello che è peccato, non c'è bisogno che sia il soggetto a riconoscerlo, se è chi ha autorità che glielo fa notare.
Io potrei essere un ladro che ruba per necessità, inconsapevole del danno che reco, ma c'è una legge chiara, e se il carabiniere me lo fa notare, allora il reato c'è, che io lo accetti o meno.forse che io potrei continuare a rubare perché io soggettivamente penso di non essere nel torto?
Le attenuanti riducono la pena, ma di pena sempre si tratta. A meno che non si pensi che i divorziati risposati siano incapaci di intendere e di volere, o che agiscano per temporanee e ripetute infermità mentali (uso il gergo giuridico), non si può ammettere mancanza di colpa.
Non comunicarsi con il Corpo di Cristo inoltre non è la punizione, anzi, è il non peggiorare una colpa su colpa.
Secondo me, da profano, il discorso del tread, nonché quanto scritto da Davide, non regge all'evidenza del Vangelo, che non ammette il "grigio", né tantomeno la " beata ignoranza".

Rr ha detto...

Quando uno è malato dentro, finisce per ammalare tutti gli altri. Omnia munda mundis ed ovviamente omnia immunda immundis.
Basta guardare le foto di Tucho, e si capisce tutta la confusione innanzittutto personale, esistenziale,su se stesso, che lo affligge.
Ah, se i genitori lo avessero spedito da un bravo neuropsicologo infantile, invece che in seminario !

Anonimo ha detto...


Ma "Tucho" che vuol dire? E'traducibile?

Anonimo ha detto...

@ Davide
Non dimentichiamo che c'è un'enciclica a carattere dogmatico-dottrinale, e non pastoralista, che parla chiaramente, e non ambiguamente, degli Intrinsece Malum.

fabriziogiudici ha detto...

Il discorso delle attenuanti dell'imputabilità soggettiva non è certamente nuovo. [...] Potrebbero però esserci penitenti che, data anche la cultura altamente secolarizzata, faticano, anche dopo l'ammonizione del sacerdote, a cogliere la peccaminosità del loro comportamento. Oppure altri che fanno molta fatica a cambiare vita. Mi domando se per queste persone non si possa parlare di una riduzione dell'imputabilità, fermo restando che gli atti che essi compiono sono oggettivamente gravi.

Io fatico a cogliere questo ragionamento. Da quando in qua convertirsi è una passeggiata? Non si dice: seguire la sequela di Cristo? Che è la Croce. Non si parla di "porta stretta"? Non ci sono vari punti in cui questa difficoltà della conversione è ben evidenziata nei Vangeli: dal giovane ricco, che se ne torna indietro, oppure dalla folla che, non accettando certe predicazioni, lascia solo Gesù?

Ma poi c'è la Grazia. Senza la Grazia tutto ci sarebbe impossibile. La Chiesa ha anche insegnato magisterialmente - rientra nei discorsi non certamente nuovi - che Dio non chiede a nessun uomo più di quanto non possa sopportare, s'intende con l'aiuto della sua Grazia. Non risulta invece che Cristo abbia mai mercanteggiato compromessi: dinnanzi al giovane ricco, che - sottolinea il Vangelo - viene amato intensamente da Cristo, ma poi se ne va via, non vediamo Cristo inseguirlo e proporgli: vabbè, intanto potresti iniziare con questo o quest'altro. Oppure, dinnanzi alla folla che lascia Cristo solo, non lo sentiamo proclamare "Prima di andarvene, vediamo se possiamo metterci d'accordo a metà strada". Invece rimangono gli Apostoli che sanno che non ci sono altri posti dove andare.

Davide, il discorso che leggo inizia facendo presente che ci dimenticheremmo certi insegnamenti della Chiesa, ma poi è proprio questo discorso che se li dimentica. La difficoltà della conversione è cosa che tutti hanno presente, e si affronta certamente con un percorso - menzionato da AL - che può richiedere tempo per capire e trovare la predisposizione per ricevere la Grazia di Dio, ma non può cercare un compromesso sul punto di destinazione. (segue)

fabriziogiudici ha detto...

(seguito)
Il CCC dice:


2000 La grazia santificante è un dono abituale, una disposizione stabile e soprannaturale che perfeziona l'anima stessa per renderla capace di vivere con Dio, di agire per amor suo. Si distingueranno la grazia abituale, disposizione permanente a vivere e ad agire secondo la chiamata divina, e le grazie attuali che designano gli interventi divini sia all'inizio della conversione, sia nel corso dell'opera di santificazione.

2001 La preparazione dell'uomo ad accogliere la grazia è già un'opera della grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: « Egli infatti incomincia facendo in modo, con il suo intervento, che noi vogliamo; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita [...]


Come si può vedere, la faccenda dell'Eucarestia "medicina per i peccatori" va compresa correttamente. Per convertirsi, Dio conferisce la Grazia Attuale, anche nello stato di peccato (sennò staremmo freschi): è questo che ci evita di finire in un "buco nero". L'Eucarestia non è per i perfetti, ma richiede di essere nello stato di Grazia Santificante, che arriva solo con la Confessione e il vero pentimento, e il desiderio di non peccare più. Solo in questo stato di Grazia si è degni di ricevere l'Eucaristia, che è medicina per irrobustire il percorso (visto che, prima della fine della vita, inevitabilmente peccheremo di nuovo). Pretendere di mercanteggiare la direzione del percorso e anticipare i tempi impedisce al peccatore di iniziare efficacemente quel percorso che poi solo Dio può portare a compimento.

Questi sono tutti discorsi "non certamente nuovi", eppure i promotori della AL pare se ne siano dimenticati.

Davide ha detto...

Certo che si tratta di atti intrinsecamente cattivi, ma questo riguarda l'oggetto, la materia del peccato. Per perdere lo stato di grazia però, non basta la materia grave, occorre anche la piena avvertenza e il deliberato consenso.
Naturalmente, in generale, come ricorda la dichiarazione Persona Humana della Congregazione per la Dottrina della Fede, bisogna mantenere la presunzione che gli atti siano stati compiuti in piena libertà, perché altrimenti si misconoscerebbe la capacità morale delle persone. Tuttavia potrebbero esserci dei casi in cui tale presunzione può cedere di fronte all'evidenza di fattori che riducono il carattere deliberato dell'atto.
Personalmente continuo a pensare che la questione delle attenuanti, e di una loro applicazione al caso dei divorziati risposati, debba essere meglio approfondita, altrimenti si rischia di non cogliere il punto sul quale il cap. VIII di Amoris Laetitia si sofferma di più. Sarebbe bello che qualche teologo "ortodosso" affrontasse in maniera rigorosa questo punto, che, ribadisco, è l'argomentazione principale del cap. VIII di Amoris Laetitia.

Davide ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Gli intrinsece malum non riguardano solo l'oggetto, leggi bene.

Anonimo ha detto...

@ fabrizio giudici

Aggiungo una ciliegina al tuo ottimo discorso.
In una sua disamina di AL
il domenicano Padre Angelo Bellon chiarisce che è vero:
"l'Eucaristia è medicina per i deboli non premio per i perfetti"
ma commenta:
"medicina per i deboli, non per i morti."

Luisa ha detto...

Segnalo l`ultimo Magister sull`AL:

ter.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/08/25/non-ha-fine-la-tempesta-di-amoris-laetitia-a-francesco-la-quiete-non-piace/

Magister che sull`articolo di Tucho scrive:

"Ma la domanda resta: quale grado di autorità può essere attribuito a un articolo come quello apparso sulla rivista "Medellín", firmato da un teologo considerato universalmente men che mediocre?

Un telogo mediocre assunto al ruolo di stretto consigliere di un papa che ammette di avere poche luci teologiche...

Magister che conclude così:

"Resta intatto, insomma, il peccato d'origine, cioè la confusa e confusionaria stesura di "Amoris laetitia" e specialmente del suo capitolo ottavo. Ma a Francesco, evidentemente, piace così.

Luisa ha detto...


http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/08/25/non-ha-fine-la-tempesta-di-amoris-laetitia-a-francesco-la-quiete-non-piace/

Davide ha detto...

Invece gli intrinsice malum riguardano solo l'oggetto, che nessuna circostanza o intenzione buona possono rendere buono. Ma non si può certo dire che chi li commette perde sempre la grazia. Se ad esempio una persona pronunciasse una bestemmia in stato di dormiveglia, quindi senza piena avvertenza e consenso, questi peccherebbe solo venialmente anche se la materia è sempre e comunque grave.
Faccio poi un'ulteriore osservazione: in base all'insegnamento del Concilio di Trento sappiamo che una grande difficoltà nell'osservanza dei comandamenti non può mai voler dire impossibilità, ma non potrebbe tale grossa difficoltà almeno implicare in certi casi una riduzione della libertà e quindi dell'imputabilità? Ritengo che su questo tema si debba riflettere…

Matteo ha detto...

Continuo a non capire come la "piena avvertenza" e il "deliberato consenso" siano applicabili a comportamenti di peccato ripetitivi, di qualunque genere siano.
Se il sacerdote ti dice "non puoi fare la Comunione per questo motivo, e non posso assolverti perché manca la promessa di non farlo più", la piena avvertenza c'è già. Il sacerdote è quella autorità che ti dice chiaramente come sta la faccenda.
E il deliberato consenso, dopo l'avvertimento, è deliberato e non può essere considerato non consensiente. Al più può essere legato ad uno solamente dei 2, che seppur avvertendo l'altro non può farne a meno per non sfasciare la seconda famiglia.

Semmai vi è un problema generato da proprio da AL, come capita con le fake news. Molti oggi dicono, anche in parrocchia (ho ascoltato dirlo), che "anche il Papa ha detto che possono fare la comunione". Ecco che allora la "piena avvertenza" è andata a farsi benedire. Ed è proprio per questo che la correzione formale è necessaria, proprio per riaffermare cosa sia peccato e cosa non lo sia, cosa sia attenuabile o meno, cosa sia legato all'oggetto o al sentire del soggetto.

Anonimo ha detto...

Risposta creativa...ahimè, di questa creatività (leggi improvvisazione, arroganza e malafede) la Chiesa non ha proprio bisogno!

Luisa ha detto...

Un teologo mediocre che è il ghost writer , consigliere e "teologo di fiducia" di un papa che ha poche luci teologiche, poche luci ma molto selettivamente orientate, possiamo stupirci che questa non nuova collaborazione sfoci su documenti volutamente ambigui e poco rispettosi dell`ortodossia dottrinale e del Magistero costante della Chiesa?
No. Ed è un serio problema.

Anonimo ha detto...

Vi illumina ?
http://www.acistampa.com/story/la-liturgia-per-papa-francesco-viva-popolare-e-non-ideologica-6715

A. D. ha detto...

E noi glielo lascia mo credere, sembra di aver a che fare con i bambini dell'asilo: "questo non lo puoi fare" e invece lo faccio per poi dire "vedi che si può fare? gne gne gne". Mi chiedo tutti questi figuri, siano essi preti, vescovi o cardinali, che ci stiano a fare dentro Chiesa Cattolica se non hanno nulla a che vedere con la Chiesa Cattolica.

Alessandro Mirabelli ha detto...

Da quattro anni e mezzo la Chiesa e' governata da una banda di ignoranti. E fermiamoci qui. Questa è' una prova molto dura. Anche questa per noi è una croce molto pesante.

Anonimo ha detto...


ma i divorziati risposati praticanti il reciproco commercio carnale, chi li obbliga
a fare la Comunione? Nessuno li caccia dalle chiese: possono andare a Messa e, credo,
anche confessarsi. Non possono comunicarsi, per evidenti motivi, dato che la loro mantenuta intimità è per la Chiesa adulterio e fornicazione. ma dove sono tutti questi divorziati risposati che ardono dal desiderio di fare la Comunione? Si tratta in realtà di gruppetti
di cattolici impegnati ed affini, gente piena di superbia, nemica di Cristo, che non vuol portare la propria croce come si deve, cioè secondo gli insegnamenti di Cristo.
La comunione sacrilega interessa soprattutto ai neomodernisti tra il clero, fra i teologi, quale ulteriore passo verso la distruzione dei Sacramenti e della Chiesa, instaurazione di una "iglesia popular".
Z.

Alessandro Mirabelli ha detto...

Il cap. 8 di AL e' un insulto alla memoria dei santi martiri John Fisher e Thomas More.

Dono del Creatore ha detto...

Nessuna sposa puo' vantare un abito così soave :
https://gloria.tv/video/iBt9AQn8Fs483SCoFdE2GYL9F

irina ha detto...

La tavola pitagorica non è mai stata aggiornata, nè mai si è evoluta, nè adeguata a chi non l'aveva studiata. Così il soggetto è sempre stato soggetto, il verbo verbo, il complemento oggetto, complemento oggetto. Ci sono regole che non temono il passar del tempo, perchè tali rimangono, uguali a se stesse, mentre molto altro scorre, con il passar dell'ora, intorno a loro. Nel campo morale è lo stesso, ci sono anche qui regole fisse. Regole che sono la spina dorsale di ogni essere umano, regole che non mutano. Trovo ridicolo che si stia ancora a parlare di queste cose e che il capo della chiesa fu cattolica abbia imposto, al creato, due sinodi farlocchi per far passare una licenza, invece di occuparsi di ribadire, con garbo ed intelligenza, la regola. L'unico aggiornamento è spiegar la regola con esempi adatti all'uditorio a cui si sta parlando. Non è cambiar la regola secondo le voglie di chi non vuol sentir ragioni restrittive per le proprie voglie.