Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 19 giugno 2026

«Dobbiamo andare avanti»: Papa Leone e la situazione di stallo nella Fraternità Sacerdotale San Pio X

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald un'altra riflessione convergente in rapporto alla recente dichiarazione di Leone XIV. Precedenti qui - qui.
«Dobbiamo andare avanti»: Papa Leone e la situazione di stallo nella Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Dom Alcuin Reid

Le dichiarazioni rilasciate martedì sera dal Santo Padre in merito alle consacrazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X rappresentano la prima volta in cui il Papa in persona si è pronunciato sulla questione. Certo, le sue parole sono state una breve risposta a una domanda giornalistica apparentemente improvvisata, ma la risposta di Sua Santità è al tempo stesso concisa e illuminante.

Papa Leone sembrava quasi rassegnato all'inasprimento della divisione: «Stiamo valutando la possibilità di rivolgere un altro appello, dicendo: "Non fatelo. Cerchiamo di vivere la comunione nella Chiesa", ma la scelta è loro. Devono capire cosa significa per loro e per la Chiesa». Questo probabilmente riflette il pensiero dei consiglieri del Santo Padre: tra loro sembra esserci poca speranza di superare l'impasse. Sembrano semplicemente prepararsi freddamente a dichiarare la pena canonica della scomunica e forse uno scisma.

Il 'Kyrie Eleison'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Kyrie eleison. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Il Kyrie Eleison
Michael P. Foley

Nel film drammatico poliziesco del 1997 Donnie Brasco, un tecnico dell'FBI (Paul Giamatti) chiede a un agente sotto copertura (Johnny Depp) il significato dell'espressione "fuhgettaboutit" nella comunità italoamericana. La spiegazione dell'agente è memorabile. "Fuhgettaboutit", dice, può significare: accordo, disaccordo, stupore e lode, oppure rabbia e insulto, a seconda di un caleidoscopio di intonazione e circostanze. "E a volte", conclude l'agente, quasi sorpreso dalla sua stessa intuizione, "significa semplicemente 'Lascia perdere'".

Mi scusi, ma mi chiedo se il Kyrie eleison sia il “fuhgettaboutit” della sacra liturgia. Nel rito bizantino, viene utilizzato ben quaranta volte e in contesti sorprendentemente diversi, comparendo, tra gli altri, sia nella implorante Grande Litania all'inizio della Divina Liturgia, sia nella giubilante Litania dopo la consacrazione. Nel rito romano tradizionale, il Kyrie ha una funzione nelle litanie e nelle processioni, e un'altra nella Messa. E come vedremo, all'interno di questa singola funzione, si cela una gamma di emozioni e intenzioni.

Per l'ascolto (una esecuzione intensa e commovente) qui.

Lingua e origini bibliche
La preghiera, che significa "Signore, abbi pietà" e "Cristo, abbi pietà", è in greco anziché in latino. L'uso del greco nel rito romano tradizionale è significativo per tre motivi.

Innanzitutto, insieme al latino e all'ebraico, il greco è una delle tre lingue presenti sulla targa posta sopra il capo del nostro Signore crocifisso, che proclamava Gesù di Nazareth re dei Giudei. Non a caso, tutte e tre queste lingue vengono utilizzate durante la tradizionale Messa in latino (la Messa include parole ebraiche come amen, alleluia e sabaoth).

In secondo luogo, il greco ci ricorda che la Messa a Roma veniva celebrata in quella lingua per i primi trecento anni circa, anche se, come vedremo in seguito, il Kyrie non è un retaggio della liturgia greca a Roma, bensì qualcosa che fu introdotto nel rito romano solo dopo la sua traduzione in latino, avvenuta presumibilmente nel V secolo. In terzo luogo, come il latino, il greco è una lingua franca; ha un'eco di universalità che rispecchia l'universalità della Chiesa cattolica, ed è persino parte della Romanitas della Chiesa, in quanto il greco era la lingua dell'Impero romano d'Oriente o bizantino. Non a caso, il Kyrie gode di una presenza quasi universale nelle liturgie apostoliche. Oltre al rito romano e ai bizantini di lingua greca, i riti copto, etiope e siro-occidentale lo usano nella sua forma originale. Altre Chiese di rito bizantino (come quella ucraina), così come i riti armeno e siro-orientale, usano il Kyrie, ma nelle proprie lingue. L'espressione stessa appare per la prima volta nell'Antico Testamento [1]. Nei Vangeli, Gesù Cristo viene spesso supplicato con la preghiera: "Signore, abbi pietà", o una formula simile come "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà". [2]

Queste considerazioni linguistiche e bibliche portano padre Michael Fiedrowicz a concludere: Il Kyrie pone in modo impressionante davanti ai nostri occhi l'universalità della Chiesa, in quanto unisce il cristianesimo orientale e quello occidentale a un livello sincrono, permette alle preghiere dell'Antica e della Nuova Alleanza di fluire nella preghiera liturgica a un livello diacronico, conduce al compimento l'antico desiderio di un Salvatore e infine permette alla liturgia terrena di risuonare insieme a quella del Cielo. [3]

Uso liturgico
Il Kyrie fu utilizzato per la prima volta liturgicamente nella città di Roma durante le processioni da una chiesa (la collecta, o luogo di assemblea) a un'altra (la statio, dove veniva celebrata la Messa). All'inizio della processione, il diacono intonava una serie di invocazioni e il popolo rispondeva con il Kyrie eleison; la processione culminava poi con la preghiera della Colletta. Quando le processioni furono interrotte, le invocazioni vennero eliminate e il Kyrie divenne parte integrante della Messa. Tuttavia, un legame con le invocazioni persistette sotto forma di tropi, versi aggiunti al Kyrie (che ora consisteva in tre Kyrie, tre Christe e tre Kyrie) per adattarsi all'occasione. I tropi erano una caratteristica comune della liturgia occidentale medievale, soprattutto nel rito di Sarum.

Al di fuori della Messa, il Kyrie eleison continua ad essere utilizzato nelle litanie cattoliche, così come nelle traduzioni latine.

Le convenzioni liturgiche e devozionali emerse in Occidente nel corso dei secoli rivelano anche una regola curiosa. Nella nostra vita quotidiana e profana, possiamo dire "abbi pietà" a un essere umano. Quando Porzia chiede a Shylock di avere pietà di Antonio ne Il mercante di Venezia, non si comporta in modo empio né commette un peccato. E non c'è nulla di male nell'antica usanza, diffusa nella Colombia centrale, di rivolgersi a qualcuno con "sumercé", ovvero "tua misericordia".

Nella preghiera cristiana, però, si può chiedere misericordia solo a Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo o alla Santissima Trinità. Per tutti gli altri, inclusa la Beata Vergine Maria, si possono chiedere solo preghiere. Nelle litanie, le invocazioni a Dio sono seguite da "Miserere nobis - Abbi pietà di noi", mentre le invocazioni alla Madre di Dio e ai Santi sono seguite da "Ora pro nobis - Prega per noi". È un modo interessante per sottolineare la differenza tra latria (il vero culto, che può essere reso solo a Dio) e dulia, che è la venerazione degli amici di Dio.

Il Kyrie nella Messa latina tradizionale
Dopo che il sacerdote ha recitato l' Introito, lui e il ministrante/i fedeli pregano:
P. Kýrie, eléison.
℟. Kýrie, eléison.
P. K ýrie, eléison.

℟. Christe, eléison.
P. Christe, eléison.
℟. Christe, eléison

P. Kýrie, eléison.
℟. Kýrie, eléison.
P. Kýrie, eléison.
Nel rito romano tradizionale, il Kyrie è accorato ma non fa parte delle Preghiere di accorato  lamento ai piedi dell'altare [qui] e quindi non è incluso nel rito penitenziale/di assoluzione. La distinzione è sottolineata attraverso il gesto. Dopo aver terminato le Preghiere ai piedi dell'altare, il sacerdote sale all'altare in preghiera, lo bacia, si reca all'angolo dell'Epistola, si fa il segno della croce, legge l'Introito e poi recita il Kyrie. Quel segno della croce e la recitazione dell'Introito segnano l'inizio più antico della Messa: sono la porta d'ingresso, mentre le Preghiere ai piedi dell'altare sono il portico costruito in un secondo momento. Mentre il Confiteor, ecc. si svolgono nel portico, il Kyrie si svolge nella sala.

Nell'immagine: Il fariseo e il pubblicano

Né la recitazione del Kyrie dopo il Confiteor è ridondante. Nel suo commentario alla Messa, padre Pius Parsch individua quattro aspetti della preghiera: contrizione, desiderio, lode e supplica. Questi quattro aspetti, egli sostiene, sono presenti nelle preghiere iniziali della Messa e nello stesso ordine: le Preghiere ai piedi dell'altare esprimono contrizione, il Kyrie desiderio, il Gloria lode e la Colletta supplica. [4] Dire “Signore, abbi pietà” può essere un modo per chiedere perdono dei propri peccati, come fa il pubblicano nella parabola quando sta in piedi in fondo al Tempio con gli occhi bassi (cfr. Luca 18, 9-14).

Ma nei Vangeli, tutti gli altri usi della frase Kyrie eleison o formule simili si riferiscono ad altre condizioni miserabili come la cecità, la possessione demoniaca e la lebbra, con la cecità che è la più comune. Infatti, si può cercare la misericordia divina come protezione da qualsiasi pericolo o malattia presente o futura. San Tommaso d'Aquino vede il Kyrie come un riferimento alla nostra attuale “miseria” sulla terra mentre gemiamo in esilio in un incerto pellegrinaggio che affligge tutti noi, santi e peccatori allo stesso modo. [5] Per dirla in modo un po’ superficiale, se la Beata Vergine Maria avesse partecipato a una Messa tridentina durante la sua vita, non avrebbe avuto bisogno di recitare il Confiteor , ma avrebbe comunque voluto dire il Kyrie, come sono sicuro che fece a modo suo durante la fuga in Egitto, mentre suo Figlio era perduto nel Tempio, o mentre era appeso alla Croce.

Chi viene invocato?
Per quanto ne sappiamo, tutte e nove le invocazioni della litania del Kyrie erano originariamente rivolte a Gesù Cristo. Gli Apostoli e altri si rivolgevano a Gesù chiamandolo Signore, e lo faceva anche la Chiesa primitiva, sebbene i Romani considerassero tale titolo politicamente sovversivo. Uno dei primi inni proclama che Gesù Cristo "è Signore a gloria di Dio Padre" (Fil 2, 11).

L'uso di tre "tre" e la collocazione di "Christe, eleison" al centro, tuttavia, crearono una tentazione quasi irresistibile a interpretare la litania alla luce della Santissima Trinità, dove i primi tre "Kyrie" sono rivolti a Dio Padre, i tre "Christe" a Dio Figlio e gli ultimi tre "Kyrie" a Dio Spirito Santo. Pertanto, ai tempi in cui si usavano ancora i tropi, venivano invocati sia il Padre che lo Spirito Santo, oltre al Figlio. Vista in quest'ottica, il Kyrie può essere letto come un grido trinitario del cuore, mentre il Gloria [qui], che è strutturato sequenzialmente secondo le Tre Persone Divine e in genere segue immediatamente il Kyrie, può essere letto come un inno di lode trinitario.

Secondo una prospettiva liturgica, qualsiasi allontanamento dall'origine cristocentrica della litania non è uno sviluppo organico, ma un errore che non dovrebbe essere ripetuto. I tropi di esempio nel nuovo Messale, ad esempio, sono tutti rivolti al Figlio di Dio. Notando questo uso, padre Dennis Smolarski consiglia ai celebranti del Novus Ordo che “quando si usa la terza forma dell'atto di penitenza, non ci si rivolga al Padre, allo Spirito o a chiunque altro che non sia Cristo”.[6]

Ma nel contesto puramente lessicale della Messa, entrambe le interpretazioni sono valide. La lettura cristologica è ovviamente corretta. Gesù Cristo è effettivamente il Signore, e nel Gloria [qui] arriviamo persino a dire che Egli è l'unico Signore (tu solus Dominus). D'altra parte, anche la lettura trinitaria è valida: lo stesso Gloria che proclama Cristo solo come Signore si riferisce in precedenza al Padre come "Signore Dio, Re celeste, Dio Padre onnipotente" (spiegheremo questa stranezza in un saggio successivo). E anche lo Spirito Santo è Signore: nel Credo lo lodiamo come Signore vivificante (Dominus vivificans). Infine, la sequenza della triplice triade ci invita a meditare sul grande mistero della circumsessione o pericoresi, la mutua immanenza o interazione delle tre persone distinte della Santissima Trinità, per cui il Padre è interamente nel Figlio e nello Spirito Santo, il Figlio è interamente nel Padre e nello Spirito Santo, e lo Spirito Santo è interamente nel Padre e nel Figlio.

Forse, dunque, invece di tracciare una linea di demarcazione in nome del purismo storico e insistere su una sola opzione, possiamo ammettere un'interpretazione più ampia. L'abate Claude Barthe, ad esempio, chiarisce nel suo commentario alla Messa che le petizioni “sono rivolte principalmente a Cristo Signore, in tutta la maestà della sua vittoria sulla morte”, eppure nello stesso istante ammette che “le tre invocazioni ci fanno certamente pensare al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo”.[7] Nota anche che la riduzione dell'invocazione a tre tre si verificò per la prima volta nel regno dei Franchi, “dove tutte le possibili implicazioni del dogma trinitario erano sempre state difese con particolare forza”.[8]

Occasione liturgica
Ho suggerito che, come l'italo-americano "fuhgetaboutit", il Kyrie assume significati diversi a seconda del contesto e del tono, sebbene non fino al punto di contraddirsi. L'intento generale, naturalmente, è quello di implorare Dio di alleviare la nostra miserabile condizione, che è il risultato della nostra peccaminosità o del mondo post-lapsariano in cui viviamo. In un certo senso, il Kyrie simboleggia il nostro stato di pellegrini sulla terra.

Ma i pellegrinaggi possono variare nel loro grado di sofferenza, da quelli pericolosi e dolorosi ad altri piuttosto pittoreschi e piacevoli. Allo stesso modo, l'occasione liturgica in cui viene recitato il Kyrie può influenzare l'intensità dell'angoscia o dell'urgenza che esso suscita. Durante una Messa da Requiem o una Messa votiva in tempo di peste (o di guerra o di persecuzione), i fedeli possono vivere questa valle di lacrime in modo più acuto rispetto alla Messa di Pasqua o di Pentecoste, e quindi le loro grida di "Signore, abbi pietà" possono assumere connotazioni diverse.

Impostazioni musicali
Oltre al contesto, un altro fattore è il tono, o in questo caso, l'impostazione musicale. Il Kyrie è la prima parte dell'Ordinario che viene sempre cantata durante una Messa solenne; pertanto, nonostante le concessioni fatte per la celebrazione di una Messa bassa, la musicalità è parte integrante della sua essenza liturgica. Tuttavia, la musicalità varia significativamente a seconda del repertorio sia del canto gregoriano sia delle tradizioni musicali successive, come quella polifonica e orchestrale.

Il canto gregoriano ha otto modi, ognuno con il proprio registro emotivo. Un autore li caratterizza nel seguente modo:
  1. grave (serio)
  2. tristis (triste, lugubre)
  3. mysticus (mistico)
  4. armonicus (armonico o armonico)
  5. laetus (felice, gioioso)
  6. devotus (devoto o devoto)
  7. angelicus (angelico)
  8. perfetto (perfetto)[9]
Esistono versioni del Kyrie in tutti gli otto modi, anche se, curiosamente, il più raro è il modo triste (numero due), che viene utilizzato solo nel canto ad libitum Rector cosmi pie e non nella Messa da Requiem per i defunti, che utilizza il modo devoto (numero sei). Il modo probabilmente più diffuso è il modo serio (numero uno), poiché è il modo delle feste della Beata Vergine, delle domeniche del Tempo dopo l'Epifania e del Tempo dopo la Pentecoste, e delle domeniche di Avvento e Quaresima. Esiste persino un Kyrie nel modo gioioso (numero cinque), la popolare Missa de angelis.

Quanto ad altre forme di musica sacra, non si sa bene da dove cominciare, se non affermando l'ovvio, ovvero che l'impressione che il Kyrie della Missa brevis di Palestrina lascia sull'anima è diversa da quella del Kyrie del Requiem di Mozart.

Il Kyrie nella Nuova Messa
Per quanto riguarda il Kyrie, il Messale Romano del 1970 aggiunge ambivalenza alla polivalenza, poiché la litania può essere utilizzata sia come parte del rito penitenziale sia al di fuori di esso. Le rubriche consentono al celebrante o al comitato liturgico di sostituire il Confiteor con il Kyrie e di combinarlo con tropi come "Sei stato mandato a guarire i contriti: Signore, abbi pietà". Quando viene utilizzato in questo modo, segue l'assoluzione "Dio onnipotente abbia pietà di noi". Ma quando il Kyrie non viene utilizzato nel rito penitenziale, viene recitato o cantato dopo l'assoluzione in parti alternate dal celebrante, dal cantore, dal popolo o dal coro. Quest'ultima disposizione conserva quella che è diventata l'architettura tradizionale del Rito Romano.così come la distinzione di Parsch tra contrizione e desiderio; la prima, d'altra parte, confonde la distinzione e sposta i mobili dal salotto alla veranda.
N
Conclusione
Come “fuhgettaboutit”, l’esclamazione antiquata del Sud “Lord a’mercy!” comunica una serie di reazioni emotive, tra cui approvazione, disapprovazione, piacevole sorpresa ed esasperazione. Quanto è appropriato, quindi, che l’uso liturgico di questa petizione condivida una simile polivalenza. Eppure, nonostante la sua diversità semantica, il Kyrie ci riporta a una verità centrale: che l’attributo principale di Dio è la Sua misericordia.
_____________
[1] Vedi Sal. 40, 11; Sal. 122, 3; Tob. 8, 10
[2] Vedere Matteo 15, 22; Matteo 17, 14; Matteo 20, 30-31; Marco 10, 47-48; Luca 17, 12-13.
[3] Michael Fiedrowicz, La Messa Tradizionale: Storia, Forma e Teologia del Rito Romano Classico, trad. Rose Pfeifer (Angelico Press, 2020), 85
[4] Pio Parsch, La liturgia della messa, trad. Frederic C. Eckhoff (Herder, 1940), 43. [5] Summa Theologiae III.83.4.
[6] Dennis Smolarski, SJ, Come non celebrare la Messa: una guida sui principi liturgici e il messale romano, edizione riveduta (Paulist Press, 2003), 53.
[7] Abate Claude Barthe, La foresta dei simboli: la messa tradizionale e il suo significato, trad. David J. Critchley (Angelico Press, 2023), 48.
[8] Ibid.
[9] Charles Weaver, “Alcune riflessioni sull’ethos modale gregoriano”, Corpus Christi Watershed, 29 giugno 2023.

giovedì 18 giugno 2026

A cosa bisogna aderire per essere cattolici? I dubbi lasciati dalla dichiarazione del Papa

Pubblico in contemporanea due riflessioni convergenti in rapporto alla recente dichiarazione di Leone XIV. Una è questa. Mentre, di seguito, nella nostra traduzione da Infovaticana un articolo più che condivisibile. In effetti, come molti si chiedono, com'è ragionevole contestare alla FSSPX il mancato assenso a certi elementi confusi o problematici del Vaticano II, quando ci sono molti cattolici (forse anche la stragrande maggioranza di quelli che si dichiarano 'cattolici') che non si ritrovano col contenuto tradizionale ripetuto nel Vaticano II, se messo in forma propositiva?

A cosa bisogna aderire per essere cattolici?
I dubbi lasciati dalla dichiarazione del Papa

Leone XIV, in una breve, casuale osservazione — quasi di sfuggita dirigendosi verso la macchina — ha detto che la Fraternità di San Pio X sarebbe fuori dalla comunione ecclesiale perché "rifiuta di accettare alcuni elementi fondamentali della Chiesa, a cominciare da diversi punti del Concilio Vaticano II." [vedi]

Siccome non sono un membro della Fraternità, ma piuttosto un cattolico non perfetto che vorrebbe morire dentro la Chiesa, le parole del Papa mi sollecitano una domanda preoccupante: a cosa devo credere esattamente perché ciò non accada a me?

Trovare un terreno comune tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine vengono mese in risalto le convergenze tra la Dichiarazione di don Pagliarani e alcune direttive conciliari. Fa il paio con le affermazioni di mons. Schneider [qui]. Vedi anche qui. Purtroppo tutte queste considerazioni sembrerebbero superate, salvo cambiamenti dell'ultima ora, dalle recenti parole del Papa qui.

Trovare un terreno comune
tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X


Don Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ha recentemente pubblicato una “Dichiarazione di Fede” indirizzata a Papa Leone XIV. Questa dichiarazione sembra esprimere la comprensione della Fraternità degli elementi essenziali della fede cattolica. Come afferma il preambolo della dichiarazione, “Ci sembra che corrisponda al minimo indispensabile essere in comunione con la Chiesa e poterci definire veramente cattolici e, di conseguenza, vostri figli.
In vista delle consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio 2026, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha respinto l'offerta di dialogo dottrinale di Roma, affermando che "sappiamo entrambi in anticipo di non poter raggiungere un accordo dottrinale, in particolare per quanto riguarda gli orientamenti fondamentali adottati dopo il Concilio Vaticano II". Don Pagliarani ha anche affermato che il suo precedente tentativo di dialogo, nel 2019, era stato bloccato da Roma a causa di una presunta inconciliabilità. Sembra che, dal punto di vista della Fraternità, e forse anche da quello di Roma, le loro posizioni siano incompatibili.

“Non sono mai allegra quando sento musica dolce” /Shakespeare sulla musica nel cosmo e nell'anima

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge
“Non sono mai allegra quando sento musica dolce”
Shakespeare sulla musica nel cosmo e nell'anima

Immagine: Crocifissione fine del XII secolo

Il nome “Jessica” fu inventato da William Shakespeare. Il suo primo utilizzo noto è ne Il mercante di Venezia: Jessica è la figlia di Shylock, l'usuraio che esige una libbra di carne. Personaggio alquanto enigmatico, fugge con Lorenzo, un cristiano, portando con sé molti soldi e gioielli di Shylock. Nel suo primo discorso, Atto II scena 3, afferma piuttosto bruscamente che lo stile di vita di suo padre non le piace: “la nostra casa è un inferno”. E nel suo secondo, esprime una speranza – apparentemente sincera – di conversione: “si vergogna di essere figlia di [suo] padre”, e
sebbene io sia figlia del suo sangue,
Non sono come lui. O Lorenzo,
Se manterrai la promessa, porrò fine a questa lotta,
Diventa cristiano e ama tua moglie.
Il “conflitto” a cui si riferisce è il conflitto interiore tra il sangue ebraico di suo padre e il suo temperamento o i suoi principi morali, che percepisce come incompatibili con i suoi. È possibile “porre fine a questo conflitto” perché la cerimonia nuziale anglicana includeva le seguenti parole, e il pubblico elisabettiano di Shakespeare prediligeva un'interpretazione letterale:

Il 'Gloria in Excelsis' (terza parte)

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla terza parte degli approfondimenti sul Gloria in excelsis Deo. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico. Richiamo l'attenzione sulla mia nota finale riguardante le traduzioni recenti.

Il 'Gloria in Excelsis' (terza parte)
Michael P. Foley

Parte prima
Parte seconda
Parte terza
Parte quarta

La scorsa settimana abbiamo esaminato le parole iniziali del Gloria in excelsis, "Gloria a Dio nell'alto dei cieli" [qui]. Oggi esaminiamo il secondo versetto, et in terra pax hominibus bonae voluntatis. Tradizionalmente viene tradotto come "e sulla terra, pace agli uomini di buona volontà", una resa di gran lunga superiore alla traduzione ICEL in uso dal 1972 al 2010: "e pace al suo popolo sulla terra".

Uomini di buona volontà ?
Consultare il testo biblico originale ci aiuta a comprendere meglio chi siano questi uomini di buona volontà. Εὐδοκία o eudokia, che la Vulgata traduce con bona voluntas o "buona volontà", significa letteralmente "pensiero favorevole" o "essere ben disposti". Quando, ad esempio, Dio Padre dice di Gesù Cristo: "Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3, 17), usa il verbo eudokeō. Il messaggio in Luca 2, 14, quindi, è che sulla terra ci sarà pace per gli uomini nei quali Dio si compiace, per gli uomini di cui Egli ha un'opinione favorevole. C'è anche un bel gioco di parole in greco che non può essere tradotto. Il versetto inizia con "Gloria (doxa) a Dio nell'alto dei cieli" e termina con "uomini di buona volontà (eudokias)", con doxa ed eudokia etimologicamente collegati.

mercoledì 17 giugno 2026

Leone XIV sulle ordinazioni episcopali della FSSPX

Ultime notizie da EWTN. Abbiamo le ipsissima verba: Leone XIV parla con i giornalisti fuori dalla villa papale di Castel Gandolfo il 16 giugno 2026. Purtroppo non poteva andar peggio: in perfetta coerenza con l'andazzo modernista irreversibile... Intanto di quale scisma sta parlando e su cosa lo fonda? Concludiamo con le considerazioni di una carissima amica. Il suo pensiero rispecchia quello di tanti cristiani autentici e semplici, cui non sfuggono i problemi ma non ne conoscono le cause da noi più volte sviscerate, individuabili proprio nella rivoluzione storicistica antropocentrica innescata dal concilio; per la quale tutto, anche e soprattutto i dogmi, può esser messo in discussione; ma per nessun motivo si può discutere il superdogma del concilio con l'ormai conclamata sinodalità [qui] — che distrugge l'unità e l'universalità della Chiesa, a partire dal primato petrino —, istituito dallo stesso Signore nostro, Dio nostro.  Dal motore interno potete trovare una marea di articoli e riflessioni sul problema attuale e sulle derive conciliari.  (Maria Guarini)

Leone XIV: le ordinazioni episcopali della FSSPX rischiano di aggravare lo scisma

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha annunciato l’intenzione di consacrare quattro sacerdoti vescovi il 1° luglio senza il permesso di Papa Leone XIV

CASTEL GANDOLFO, Italia — Papa Leone XIV ha avvertito che le previste ordinazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) potrebbero spingere il gruppo verso lo scisma, rinnovando l’appello a fermarsi e a rimanere in comunione con la Chiesa.
«Li abbiamo invitati, e sto ancora valutando la possibilità di rivolgere un ulteriore appello, per dire: Non fatelo. Cerchiamo di vivere la comunione nella Chiesa”. Ma è una loro scelta. Devono comprendere che cosa significhi per loro e per la Chiesa», ha detto il Papa rispondendo alle domande dei giornalisti fuori da Villa Barberini, a Castel Gandolfo, il 16 giugno.

La FSSP ordinerà nel 2026 tanti sacerdoti quanti quanti in tutte le Diocesi tedesche nel 2025

Apprendo dalla segnalazione di un lettore che Lifesitenews ha dato notizia che, nel 2026, la FSSP ordinerà tanti sacerdoti quanti, nel 2025, in tutte le Diocesi tedesche, che sono ventisette; il che grosso modo rappresenta 1 sacerdote per diocesi: un minimo storico...

L'Arcivescovo metropolita di Miami, mons. Thomas Gerard Wenski, ne ha orfinati 12 nella Cattedrale di Omaha, in Nebraska. Santa Cecilia. Riporto alcune significative parole della sua omelia

Il 'Gloria in excelsis' (Seconda parte)

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla seconda parte degli approfondimenti sul Gloria in excelsis Deo. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Il 'Gloria in excelsis' (Seconda parte)
Michael P. Foley

Parte prima
Parte seconda
Parte terza
Parte quarta

Il Gloria in excelsis fu tradotto dal greco al latino, probabilmente da Sant'Ilario di Poitiers (310 ca. - 367). Siamo lieti di onorare questa attribuzione, pur considerando la possibilità di un redattore successivo.

La prima strofa del Gloria è:
Gloria in excelsis Deo,
et in terra pax homínibus bonae voluntátis
.
Che traduco come:
Gloria a Dio nei luoghi più alti, E in terra, pace agli uomini di buona volontà.
Il versetto è tratto da Luca 2, 13-14, che secondo la Vulgata recita:

L'offertorio: preparazione dei doni o sacrificio a Dio? (Parte 2)

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement. Qui l'indice degli articoli dedicati all'approfondimento delle singole formule dell'impianto liturgico antiquior. Precedenti nel blog, oltre ai link specifici inseriti nel testo: qui - qui (terza piaga, mons. Schneider)

L'offertorio: preparazione dei doni o sacrificio a Dio? (Parte 2)

Dopo aver esaminato la scorsa settimana il rito dell'offertorio nel Messale Romano del 1962 e la sua giustificazione teologica [qui], ci rivolgiamo ora al rito dell'offertorio nel Messale Romano del 1970.

Revisione moderna
Diversi liturgisti del ventesimo secolo non erano a conoscenza o non erano impressionati dalle spiegazioni offerte nel nostro ultimo post. Deploravano il linguaggio sacrificale dell'Offertorio, la sua presunta clericalizzazione, la sua recitazione silenziosa e la sua origine gallicana medievale, che a loro avviso distruggeva la "nobile semplicità" del Rito Romano. Alcuni volevano addirittura che il lavaggio delle mani e l'aggiunta di acqua al vino fossero eliminati. E la maggior parte considerava le preghiere ridondanti poiché toccavano diversi temi presenti nel Canone. [1] Per quanto riguarda quest'ultima critica, ciò che questi liturgisti non riuscivano a comprendere era come queste preghiere fossero strutturate per formare parallelismi anticipatori con il Canone e per sviluppare diversi temi che sono presenti nel Canone in modo embrionale o del tutto assenti . Il risultato, scrive Michael Fiedrowicz, è "un locus theologicus di altissimo livello: le preghiere e i riti [dell'Offertorio] contengono una teologia del sacrificio... [che] è articolata in modo inequivocabile". [2]

martedì 16 giugno 2026

Radici cristiane libertà religiosa e educativa a rischio in UE

Radici cristiane libertà religiosa e educativa a rischio in UE

Un dibattito sulle politiche europee in materia di identità di genere, libertà religiosa e diritto all’educazione. 
Si terrà mercoledì 17 giugno, dalle 19 alle 20, presso la Sala conferenze stampa della Camera dei deputati in via della Missione 4 a Roma, la conferenza dal titolo “Diktat eurogender: radici cristiane, libertà religiosa ed educativa a rischio in Ue”, promossa dalla neonata associazione cattolica patriota “i RadicaTi dal diritto naturale alla legge”. 
L’iniziativa è stata ideata dal presidente dell’associazione, l’avvocato Luigi Trisolino, giornalista e giurista della Presidenza del Consiglio dei ministri, e si svolgerà su iniziativa del deputato di Fratelli d’Italia Massimo Milani. Ad aprire i lavori sarà lo stesso Trisolino, che illustrerà obiettivi e finalità politiche dell’evento. 
È previsto, inoltre, l’intervento istituzionale dell’onorevole Milani, mentre ospite d’onore della conferenza sarà il cardinale Gerhard Ludwig Müller, da tempo impegnato sui temi etici e antropologici.

Francia: Dora Moutot condannata per aver parlato di sesso biologico e sicurezza delle donne

Uno dei tanti attentati alla libertà di parola.
Francia: Dora Moutot condannata per aver parlato
di sesso biologico e sicurezza delle donne


A Parigi, il 20 maggio 2026, la 17ª camera correzionale del Tribunale giudiziario di Parigi ha dichiarato la giornalista e attivista femminista Dora Moutot colpevole di “ingiuria pubblica” verso le persone transgender.

Il caso nasce da una puntata del programma “Quelle époque!”, trasmesso su France 2 il 15 ottobre 2022 e condotto da Léa Salamé, durante un dibattito con Marie Cau, all’epoca sindaca di Tilloy-lez-Marchiennes, nel dipartimento del Nord, in Francia, e nota come prima sindaca transgender eletta nel Paese. Durante quel confronto, Moutot aveva parlato di identità di genere, sport femminile, carceri femminili e sicurezza delle donne, citando anche esempi legati a California, Stati Uniti e Inghilterra. La frase contestata riguardava il fatto che, come donne, sia legittimo essere prudenti davanti a persone biologicamente maschili negli spazi femminili.

Il 'Gloria in Excelsis' (Parte 1)

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla prima parte degli approfondimenti sul Gloria in excelsis Deo. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Il 'Gloria in Excelsis'(Parte 1)
Michael P. Foley

Parte prima
Parte seconda
Parte terza
Parte quarta

Nel gennaio di quest'anno abbiamo iniziato una nuova serie intitolata "Lost in Translation" sull'Ordinario della Messa, arrivando fino al Kyrie. Oggi riprendiamo la serie esaminando il Gloria in excelsis.
Ma prima di passare ad alcune delle peculiarità linguistiche dell'inno, consideriamo il suo sviluppo e il suo utilizzo, che possono influenzare la nostra comprensione del suo significato.

Contesto
Chiamato anche Inno Angelico e Dossologia Maggiore (in contrapposizione alla Dossologia Minore “Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo…”), il Gloria in excelsis è uno degli elementi più riconoscibili della Messa di Rito Romano, sebbene non sia stato composto per la Messa né in latino. Una delle prime versioni di questo inno risale alle Costituzioni Apostoliche del IV secolo, dove ne viene raccomandato l'uso nell'Ufficio delle Lodi del mattino. Ecco una traduzione del testo greco:
Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Ti lodiamo, ti cantiamo inni, ti benediciamo;
Ti glorifichiamo, ti adoriamo per mezzo del tuo grande Sommo Sacerdote;
Tu che sei il vero Dio, che sei l'Unico Ingenerato, l'unico Essere inaccessibile:
Per la Tua grande gloria, o Signore e Re del cielo, o Dio Padre Onnipotente,
O Signore Dio, che togli i peccati del mondo, accogli la nostra preghiera.
Tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi, perché tu solo sei il santo;
Tu solo il Signore, Tu solo l'Altissimo, Gesù Cristo, (con lo Spirito Santo), nella gloria di Dio Padre. Amen. (VII.xlvii).
Le Chiese che utilizzano il rito bizantino o il rito alessandrino (ad esempio, la Chiesa copta) continuano a recitare una qualche versione di questa dossologia durante l'Ufficio divino mattutino.

Cambio di destinazione d'uso
I riti romano e ambrosiano, d'altro canto, incorporarono il Gloria nella Messa. A partire dal VI secolo, il vescovo intonava l'inno durante la Messa di mezzanotte di Natale; in seguito, il privilegio fu esteso alla domenica e alle feste dei martiri. Il vescovo era considerato il naturale portavoce dell'inno angelico, poiché era ritenuto un messaggero o "Angelo della Chiesa" (cfr. Ap 2, 1-3, 22). Una traccia di questa associazione è la rubrica in vigore fino al 1960 che accostava il Gloria all'Ite, missa est. Se il Gloria non veniva recitato durante la Messa, al posto del congedo si recitava il Benedicamus Domino, poiché entrambi erano considerati di competenza del vescovo. Col tempo, tuttavia, anche i sacerdoti ottennero il permesso di recitare il Gloria. A partire dall'XI secolo, poterono intonare l'inno la domenica di Pasqua e, successivamente, in altre festività.

Nel corso del tempo, il Gloria ha assunto un significato più legato al tema dell'occasione che al rango del celebrante. Sebbene il Gloria contenga suppliche di misericordia, il contenuto complessivo dell'inno è più gioioso del Kyrie eleison che lo precede. Per San Tommaso d'Aquino, il Kyrie commemora la nostra miseria presente, mentre il Gloria commemora la gloria celeste a cui aspiriamo. Il Gloria si adatta quindi naturalmente alle feste, poiché la gloria celeste è un tema preminente durante una festa, ma è fuori luogo nelle “liturgie funebri, che riguardano la commemorazione della nostra miseria”.[1]

Di conseguenza, nel Messale Romano del 1962 il Gloria viene utilizzato anche per tutte le feste (di prima, seconda e terza classe) e ogni giorno dei due periodi più gioiosi della Chiesa, il tempo di Natale e il tempo di Pasqua. Durante i periodi "verdi" dopo l'Epifania e la Pentecoste, il Gloria viene utilizzato la domenica ma non nelle ferie. E durante i periodi "viola" di Avvento, Settuagesima e Quaresima, il Gloria non viene utilizzato affatto. Adam Wood ha tradotto queste regole in un'ingegnosa poesia:
Se è rosso o bianco, cantare è giusto.
(Escluso Palme o il venerdì sera)
Rosa, viola, nero: faresti meglio a ridurre,
Ai riti mancava la “gloria” di quel giorno.
Con il verde sopra la veste pontificale, l'abitudine usuale
Si canta solo di sabato.
Esistono tuttavia delle interessanti eccezioni. Prima del 1955, la Chiesa non riusciva a provare gioia come prima reazione all'infanticidio di massa. La festa dei Santi Innocenti, il 28 dicembre, veniva celebrata con paramenti viola, la soppressione del Gloria e un Trattato al posto dell'Alleluia, mentre la Chiesa assumeva la voce di Rachele e delle madri di Betlemme, in lutto e in lacrime per i loro figli che non c'erano più (cfr. Mt 2,18). Ma una volta espresso questo dolore (e per di più all'interno dell'Ottava di Natale), la Chiesa poteva poi gioire della gloria celeste di cui godono i Santi Innocenti, celebrando la stessa Messa il 4 gennaio (l'ottava della festa), ma con paramenti rossi, il Gloria e l'Alleluia. Questa toccante tradizione fu distrutta in due fasi. Quando Papa Pio XII soppresse l'Ottava dei Santi Innocenti nel 1955, la "Messa rossa" del 4 gennaio venne eliminata. Con le modifiche alle rubriche del 1960, la “Messa rossa” ha sostituito la “Messa viola” il 28 dicembre, che è la configurazione attuale nel Messale del 1962.

Ma con la morte di una persona battezzata che non ha ancora raggiunto l'età della ragione, la Chiesa insiste sulla gioia fin dall'inizio. Quando muore un bambino battezzato, si celebra una Messa votiva agli angeli invece di una Messa da Requiem, e si canta il Gloria. È come se la Chiesa invitasse la famiglia in lutto a immaginare il loro piccolo amato in Paradiso che canta il Gloria con gli angeli . Ed è una pratica sorprendente: la Chiesa mostra più gioia per l'ingresso di un bambino in Paradiso di quanta ne mostri inizialmente per lo stesso ingresso dei Santi Innocenti, che sono santi canonizzati.

Messe votive
Un'altra peculiarità riguarda le regole che disciplinano l'uso del Gloria nelle Messe Votive. Nel Messale Tridentino, se un papa o un vescovo ordinava la celebrazione di una Messa Votiva per una certa grave occasione ( pro re gravi ), si doveva usare il Gloria , a meno che il colore non fosse il viola. Il Gloria compare anche nelle Messe Votive della Beata Vergine Maria del sabato e nella Messa Votiva di un Santo nel giorno in cui il Santo è menzionato nel Martirologio o durante la sua ottava. E il Gloria viene sempre recitato, come esplicitamente indicato dal Messale, durante una Messa Votiva degli Angeli.

Per quanto riguarda la Messa nuziale, che è una Messa votiva per gli sposi, il Gloria non veniva recitato fino a quando le rubriche non furono modificate nel 1960, anche se il colore liturgico è da tempo il bianco.[2] La ragione ufficiale è che la Messa nuziale è una Messa votiva privata, e le Messe votive private non hanno il Gloria. È anche logico che, sebbene un matrimonio sia una celebrazione, debba avere anche un aspetto lamentoso (al quale contribuisce l'omissione del Gloria) come modo per implorare commossamente Dio per un matrimonio felice, duraturo e prospero. Non invitare il Gloria a un matrimonio è quindi liturgicamente appropriato, a patto che non si arrivi a definire i matrimoni "liturgie lugubre, che riguardano la commemorazione della miseria". Alla sposa potrebbe non piacere.
_________________
[1] Summa Theologiae III.83.4, trad. mia.
La terza parte commemora la gloria celeste, alla quale aspiriamo dopo questa miseria presente, dicendo: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli". [L'inno] viene cantato durante le feste, in cui si commemora la gloria celeste, ma viene omesso durante le liturgie funebri, che riguardano la commemorazione della nostra miseria.
La terza parte commemora la gloria celeste, alla quale ci rivolgiamo dopo le sofferenze presenti, dicendo: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli". Questa parte viene cantata nelle feste, in cui si commemora la gloria celeste, ma viene interrotta nei servizi funebri, che riguardano la commemorazione delle sofferenze.
[2] Ma a quanto pare, a questa regola vennero fatte delle eccezioni, come quando la figlia del generale William Tecumseh Sherman si sposò nel 1874.

Padre Ramière, «inventore» della dottrina di Cristo Re

Ringraziamo Res Novae – Perspectives romaines per la segnalazione. Precedenti su Cristo Re (a partire da qui).
Padre Ramière, «inventore» della dottrina di Cristo Re
don Claude Barthe

Tra i membri della scuola antiliberale cattolica del XIX secolo[1] vi è una figura che merita un’attenzione particolare: quella del gesuita di Tolosa Henri Ramière (1821-1884). Egli riveste nell’antiliberalismo cattolico francese la stessa importanza che avrà più tardi Padre Charles Maignen (1858-1937), dei Religiosi di San Vincenzo de’ Paoli, autore de La souveraineté du peuple est une hérésie [La sovranità del popolo è un’eresia]. Henri Ramière non soltanto sembra proprio esser stato il primo ad utilizzare l’espressione «regalità sociale di Gesù Cristo», ma ne ha anche abbondantemente sviluppato la dottrina. Mente limpida, ha prodotto su questo argomento scritti ben strutturati, come Les doctrines romaines sur le libéralisme, envisagées dans leurs rapports avec le dogme chrétien et avec les besoins des sociétés modernes [Le dottrine romane sul liberalismo, considerate nei loro rapporti con il dogma cristiano e con le esigenze delle società moderne], di cui riparleremo, ed anche Le Règne social du Cœur de Jésus[2] [Il Regno sociale del Cuore di Gesù].

lunedì 15 giugno 2026

Il mondo capovolto: gli eletti possono essere ingannati?

Nella nostra traduzione da Pillars of Faith, una nuova recente esortazione del vescovo Strickland. Anch'essa ci ricorda 'lo stato di necessità' a prescindere dalla FSSPX. Qui l'indice dei precedenti.

Il mondo capovolto: gli eletti possono essere ingannati?

Miei cari amici in Cristo,
C’è un passo delle Scritture che mi turba da molti anni. È un passo che diventa sempre più inquietante man mano che invecchio e osservo il mondo che mi circonda.
Il Signore dice: «Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e prodigi, così da sedurre, se possibile, anche gli eletti» (Matteo 24:24).

Non i peccatori. Non i non credenti. Non coloro che hanno rifiutato Dio. Gli eletti. Coloro che desiderano sinceramente seguirLo. Coloro che pregano. Coloro che vanno in chiesa. Coloro che si credono fedeli.

Le rubriche del 'Per ipsum'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non solo minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulle rubriche del Per ipsum. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Le rubriche del Per ipsum

Riprendiamo con piacere la nostra serie sul latino dell'Ordinario della Messa tradizionale. Nel nostro ultimo saggio sull'argomento, abbiamo esaminato il linguaggio della dossologia conclusiva del Canone Romano, il Per ipsum. Qui, esaminiamo le rubriche che accompagnano la preghiera.
Dopo aver pronunciato il Per quem [qui], il sacerdote prende l'Ostia con la mano destra e con la sinistra tiene il pomello [si tratta del nodus, che consente una presa sicura - ndT] del calice. Fa il segno della croce con l'Ostia sopra il calice per tre volte, dicendo: Per ipsum ✠, et cum ipso ✠, et in ipso ✠; poi, tenendo ancora il calice nello stesso modo, fa il segno della croce con l'Ostia tra sé e il calice mentre dice est tibi Deo Patriomnipotenti, in unitate SpiritusSancti. Quindi tiene l'Ostia sopra il calice in posizione verticale e solleva l'Ostia e il calice insieme di qualche centimetro sopra l'altare mentre dice omnis honor et gloria.

Sebbene la storia di come queste rubriche siano nate sia lunga e complicata [1], il risultato finale è un esempio di ciò che Rudolf Otto chiama un mysterium fascinans – un mistero affascinante che suscita il nostro interesse e ci trascina in una realtà più grande di noi. Che cosa significano tutti questi gesti?

Una Chiesa che si rifiuta di insegnare

Grazie a Res Novae – Perspectives romaines per la segnalazione. Potete trovare qui i precedenti sulla questione sinodale.

Una Chiesa che si rifiuta di insegnare

Riproduciamo questo testo pubblicato il 28 maggio 2026 da Paix Liturgique, che ringraziamo per la gentile concessione.

Si credeva, col pontificato di Francesco, di aver raggiunto il vertice di quanto la Chiesa, così com’era uscita dall’ultimo concilio, potesse produrre. Ora ci si rende conto, con alcune pubblicazioni apparse sotto il nuovo pontificato, che ormai si resta a quei livelli.

«Lo stile è l’uomo», diceva Buffon
Il Segretariato generale del Sinodo ha infatti pubblicato lo scorso 5 maggio due testi sbalorditivi [qui indice articoli]: i rapporti finali dei gruppi di studio 7 («Alcuni aspetti della figura e del ministero del vescovo in una prospettiva sinodale missionaria», in particolare i criteri di selezione dei candidati all’episcopato: GE_7_FRA_Synthese.pdf) e 9 («Criteri teologici e metodologici sinodali per il discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti»: GE-9_FRA_Synthese.pdf). Sbalorditivi per lo stile, poiché questi testi costituiscono una vera e propria antologia del modo astruso di esprimersi del discorso clericale postconciliare, discorso che persino l’IA avrebbe difficoltà a tradurre in un linguaggio chiaro.

domenica 14 giugno 2026

Programma dell’11º Incontro Pax Liturgica (Roma, 23 ottobre 2026)

Programma dell’11º Incontro Pax Liturgica
(Roma, 23 ottobre 2026)

Come ogni anno e come preannunciato qui, la 15ª Peregrinatio ad Petri Sedem sarà preceduta, nella giornata di venerdì 23 ottobre, presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, dall’11º Incontro Pax Liturgica.

Il Coetus internationalis Summorum Pontificum comunica il programma dell’incontro riportato di seguito.

Per l’iscrizione qui.

Venerdì 23 ottobre 2026, ore 9:30
Pontificio Istituto Patristico Augustinianum
(Roma – via Paolo VI, 25)
11º Incontro Pax Liturgica

Programma:
  • ore 9:30: accoglienza dei partecipanti:
  • ore 10.00: Rubén Angel Peretó Rivas, direttore dell’associazione Centre international d’Études liturgiques: introduzione al convegno;
  • ore 10:15: don Claude Barthe, cappellano del Coetus internationalis Summorum Pontificum: benvenuto ai partecipanti;
  • ore 10:30: Sebastian Ostritsch (Stoccarda):
  • ore 11:15: pausa;
  • ore 11:30: Natalia Sanmartin Fenollera (Madrid);
  • ore 12:20: Diane Montagna (Roma);
  • ore 13:10: pranzo;
  • ore 14:30: Jean-Pierre Maugendre (Parigi);
  • ore 15:20: Jorge O’Reilly (Buenos Aires);
  • ore 16:00: pausa;
  • ore 16:15: Christian Marquant, presidente dell’associazione Oremus-Paix Liturgique: conclusione;
  • ore 17:00: fine dei lavori.
Contributo alle spese dei pasti: è chiesta ai laici la partecipazione volontaria alle spese di almeno 10 euro a persona per il pranzo a buffet.

È garantita la traduzione simultanea degli interventi in francese, inglese, italiano e spagnolo.

Gloriarsi nella gloria di Dio: 'Gloria in Excelsis' (Parte 4)

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi completiamo le osservazioni sul Gloria in excelsis. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Gloriarsi nella gloria di Dio: Gloria in Excelsis (Parte 4)

Parte prima   
Parte seconda
Parte terza

Il Gloria in excelsis, sul quale abbiamo meditato (qui, qui e qui), viene talvolta contrapposto al Te Deum [qui], poiché ogni volta che il primo viene recitato o cantato durante la Messa, il secondo viene recitato o cantato nell'Ufficio Divino. Ma una differenza tra i due inni è che la Dossologia Maggiore, molto più breve, pone maggiore enfasi sulla gloria divina rispetto alla sua controparte più lunga. Mentre il Te Deum menziona la gloria due volte (una volta in riferimento a Dio e una volta in riferimento a noi stessi), il Gloria in excelsis usa "gloria" o "glorificare" quattro volte:
  1. Gloria in excelsis Deo (Gloria a Dio nell'alto dei cieli)
  2. Glorificámus te (Ti glorifichiamo)
  3. Gratias ágimus tibi propter magnam gloriam tuam (Ti ringraziamo per la tua grande gloria)
  4. Tu solus Altíssimus, Jesu Christe, cum Sancto Spíritu in gloria Dei Patris (Tu solo, o Gesù Cristo, sei l'altissimo, con lo Spirito Santo nella gloria di Dio Padre)
Ascolto su Youtube

Domenica Terza dopo la Pentecoste (Réspice in me)

Domenica Terza dopo la Pentecoste

Intróitus
Ps. 24, 16 et 18 - Réspice in me, et miserére mei, Dómine: quóniam únicus, et páuper sum ego: vide humilitátem meam, et labórem meum: et dimítte ómnia peccáta mea, Deus meus.
Ps. 24, 1-2 - Ad te, Dómine, levávi ánimam meam: Deus meus, in te confído, non erubéscam. Glória Patri…
Ps. 24, 16 et 18 - Réspice in me…
Introito
Sal. 24, 16 e 18 - Guarda a me, e abbi pietà di me, o Signore: perché solo e povero io sono: guarda alla mia umiliazione e al mio travaglio, e rimetti tutti i miei peccati, o Dio mio.
Sal. 24, 1-2 - A te, o Signore, elevo l’ànima mia: Dio mio, confido in te, ch’io non resti confuso. Gloria al Padre…
Sal. 24, 16 e 18 - Guarda a me…

Nella maggior parte delle chiese di Francia ha luogo oggi la seconda Processione del Santissimo Sacramento, così come la prima si era celebrata nella Domenica precedente. In parecchi luoghi vi è anche l'usanza di cantare in questo stesso giorno la Messa solenne del Sacro Cuore, alla quale molti fedeli non potrebbero assistere il giorno stesso della festa.
La Messa di questo giorno è precisamente quella della terza Domenica dopo la Pentecoste. Gli ultimi decreti romani l'avevano assegnata, senza possibilità di spostamento, alla Domenica fra l'Ottava del Sacro Cuore, ottava ora soppressa.
Sarà facile notare come i testi di questa Messa della terza Domenica dopo la Pentecoste si adattino con facilità e naturalezza alla memoria della festa del Sacro Cuore di Gesù, al punto da sembrare che siano stati composti per essa.

sabato 13 giugno 2026

Nuova Messa in rito antico a Napoli

Nuova Messa in rito antico a Napoli
Dal 21 giugno  celebrerà il Rev. don Antonio Luiso all'Arenella 

S. Em. l’ Arcivescovo di Napoli, Cardinale Domenico Battaglia, ha autorizzato la celebrazione della Messa in rito romano antico nella chiesa di S. Maria delle Grazie alle Due Porte, nel quartiere Arenella, a Napoli.

La Messa in rito antico sarà celebrata mensilmente la domenica alle 19 dal Rev. Don Antonio Luiso, che ha sollecitato la celebrazione dell’ Usus Antiquior.

La prima Messa in rito romano antico sarà celebrata DOMENICA 21 GIUGNO ALLE 19.
- (Chiesa di S. Maria delle Grazie alle Due Porte (piazzetta Due Porte all’ Arenella, 16).

Da Chartres all’Inghilterra: nasce un nuovo pellegrinaggio ispirato alla tradizione

Riprendiamo da Infovaticana. In Italia ricordiamo Subiaco qui - qui. Il risveglio dell'Europa cristiana?
Da Chartres all’Inghilterra:
nasce un nuovo pellegrinaggio ispirato alla tradizione


Più di 20.000 pellegrini hanno camminato questa Pentecoste da Parigi a Chartres in una delle manifestazioni pubbliche di fede più impressionanti dell’Europa contemporanea [qui]. Il fenomeno, associato alla crescita della liturgia tradizionale e al crescente protagonismo dei giovani cattolici, ha ora attraversato la Manica: l’Inghilterra celebrerà quest’estate il proprio pellegrinaggio ispirato al modello francese.

La nuova iniziativa, denominata Our Lady of Christendom Pilgrimage, percorrerà per tre giorni il cuore dell’Inghilterra, da Oxford alle rovine dell’antica abbazia di Evesham, uno dei luoghi mariani più emblematici del Paese.

La Festa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

La Festa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria cade oggi, sabato immediatamente successivo alla solennità del Sacro Cuore di Gesù.
La devozione celebra l'amore profondo, la purezza e la totale adesione di Maria al disegno di Dio. Già radicata nella tradizione cristiana, la festa fu estesa a tutta la Chiesa nel 1944 da Pio XII, in seguito all'atto di Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato. 
Vi rimando a questo precedente, che riporta anche testi della Consacrazione del Montfort, raccomandandovelo. Vedi anche qui.

Magnifica humanitas: le mille letture e il problema del linguaggio

Riprendiamo dall' Osservatorio card. Van Thuân. Qui l'indice degli articoli sul documento. 

Magnifica humanitas:
le mille letture e il problema del linguaggio

L’enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas è stata accolta in modo diverso. Facciamo qualche esempio. Il vescovo Joseph Strickland ne ha dato una interpretazione molto negativa. Il commentatore Larry Chapp su Catholic World Report ha parlato invece di “un pugno nello stomaco, incisivo e profetico”. La posizione di The Catholic Thing è stata di moderata accoglienza. Leonardo Boff su Religion digital l’ha accolta positivamente per il suo “nuovo stile argomentativo contemporaneo”. Ci sono state accuse di eccessivo umanesimo e lodi per aver invece ripreso a parlare di Cristo. Qualcuno ha mosso critiche su singoli punti, come Gerald Murray e Michael Haynes sulla revisione della dottrina cattolica circa guerra giusta. Sulla Bussola Tommaso Scandroglio ha plaudito al ritorno della metafisica nella trattazione della dignità della persona; Roberto De Mattei ha invece lamentato la mancanza di una prospettiva metafisica proprio sulla persona, e il blog tradizionalista OnePeterFive ha addirittura sostenuto che nell’enciclica si deve salutare con piacere il ritorno dell’architettura tomista.

venerdì 12 giugno 2026

Magnifica Humanitas: un'occasione persa

Nella nostra traduzione da Substack.com
Magnifica Humanitas: un'occasione persa

Desideravo davvero apprezzare la nuova enciclica del Papa. Volevo leggere un insegnamento della Chiesa che illuminasse la mia comprensione e mi ricordasse perché non potrei mai essere altro che cattolico. Volevo un documento che avesse fiducia nella verità, nel suo insegnamento e nell'Istituzione fondata per proclamarli entrambi. Non è  il caso di quell'enciclica. O almeno, non in tutto.

Vi risparmierò tutti i preamboli e le invettive che si sentono in queste situazioni. Sì, il documento contiene alcune idee davvero valide. Ho trovato molto utile anche il riassunto della dottrina sociale della Chiesa. Le restanti 35.000 parole sono un po' altalenanti.

Senza Dio non siamo niente. Facciamo di Lui il nostro tutto

Peter Kwasniewski in onore del Sacro Cuore di Gesù.
Senza Dio non siamo niente.
Facciamo di Lui il nostro tutto

Verità fondamentali
Non esisteremmo nemmeno se Dio non fosse presente in ogni istante e non ci rendesse ciò che siamo. Non saremmo in grado di agire senza la Sua azione in noi. Non possiamo raggiungere la virtù, la santità o la felicità senza di Lui. Gesù lo ha espresso al meglio: "Senza di me non potete fare nulla" (Gv 15,5). Abbiamo un profondo bisogno di pregare ogni giorno. La nostra vita interiore appassirà e alla fine si inaridirà se non ricorriamo alla preghiera quotidianamente. E quando perdiamo la nostra interiorità, diventiamo un guscio vuoto.

Venerdì della II Settimana dopo Pentecoste /La festa del Sacro Cuore di Gesù

Ripubblico, per interiorizzarne i tesori di grazia ogni anno di più e per chi leggesse solo ora. Ricordo, per la devozione, le Litanie del Sacro Cuore di Gesù [qui]. 
Vedi anche: Intronizzazione del Sacro Cuore di Gesù: la Sacra Scrittura [qui]; Leone XIII il Sacro Cuore e la Regalità sociale di Cristo [qui]; Leone XIII - Atto di Consacrazione del genere umano a Cristo Re [qui]; In festo SS.mi Corporis Christi. L’Eucaristia: rapporto di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio [qui]. 
Ricordo poi la Santa Messa di oggi a Sant'Anna al Laterano qui.

Venerdì della II Settimana dopo Pentecoste.
La festa del Sacro Cuore di Gesù

Oggi la Chiesa ci propone di onorare con un culto speciale il Cuore sacratissimo di Gesù di cui il sacramento ci ha già rivelato l'immensa tenerezza. E per stimolarci ad onorare quel Cuore divino con maggior rispetto e devozione, Pio XI ha elevato questa festa al rito di doppio di prima classe e messo la sua Ottava alla pari di quelle di Natale e dell'Ascensione [1]. Il culto del Sacro Cuore - scriveva egli ancora Cardinale - è la quintessenza stessa del cristianesimo, il compendio e il sommario di tutta la religione. Il cristianesimo, opera d'amore nel suo inizio, nei suoi progressi e nel suo compimento non potrebbe essere identificato assolutamente con nessuna altra devozione come con quella del Sacro Cuore [2].

Oggetto della devozione al Sacro Cuore.

L'oggetto della devozione al Sacro Cuore è lo stesso Cuore ardente d'amore per Dio e per gli uomini. Dall'Incarnazione infatti Nostro Signor Gesù Cristo è l'oggetto dell'adorazione e dell'amore di ogni creatura, non soltanto come Dio ma come Uomo-Dio. Essendo la divinità e l'umanità unite nell'unica persona del Verbo divino, Egli merita tanto come Uomo che come Dio tutti gli omaggi del nostro culto; e come in Dio tutte le perfezioni sono adorabili, così pure in Cristo tutto è adorabile: il suo corpo, il suo sangue, le sue piaghe, il suo cuore, e per questo la Chiesa ha voluto offrire alla nostra adorazione questi oggetti sacri.