lunedì 3 settembre 2018

Il Messale della Curia Romana - Don Claude Barthe

Effetti del Sacro Romano Impero. Riuscirà la resilienza a custodirne almeno i semi spirituali?
Il testo che segue è tratto dal saggio di don Claude Barthe, Storia del messale tridentino, Solfanelli 2018, pagg. 91-95. 
L'opera liturgica realizzata dal Concilio di Trento e dai papi successivi fu la canonizzazione del culto romano per come aveva preso forma nel corso del medioevo. L'autore ha scelto di focalizzare la sua attenzione sul periodo posteriore a questa canonizzazione, tracciando una panoramica approfondita che va da Pio V a Giovanni XXIII. La parte iniziale del presente lavoro è dedicata allo studio della messa romana a partire dalle sue origini, nell'ultima, si sottolinea invece la stupefacente sopravvivenza, dopo il Vaticano II, del messale tridentino, che è poi arrivato a essere definitivamente riconosciuto dall'autorità romana. L'autore giunge infine alla conclusione che la storia del messale tridentino è ancora ben lontana dal poter essere archiviata. Questo lavoro costituisce dunque un compendio, il più completo possibile, di una storia liturgica di cui la linearità generale prelude a stupefacenti nuovi sviluppi.

IL MESSALE DELLA CURIA ROMANA

Abbiamo già detto che il sacramentario inviato a Carlo Magno da Adriano I, l'Hadrianum, con il Supplemento che gli era stato aggiunto da san Benedetto d'Aniane, è stato alla base del messale ereditato dalla Curia nell'XI secolo, all'epoca di san Gregorio Magno. In questo momento il messale ha già raggiunto uno stadio stabile. Ma un movimento generale di ulteriore consolidamento stava per realizzarsi.
Nel XII secolo, tanto negli Ordini di nuova fondazione o riformati (Certosini, Cistercensi, Premostratensi), che nel mondo secolare, uno spirito di "riforma", tese a ridurre la proliferazione delle composizioni ed a limitare la "consuetudine ecclesiastica", soprattutto nell'Ufficio divino, ma con delle incidenze sul messale. La riforma liturgica dei Cistercensi è certamente la più importante. Tra le altre cose, essa rivisita l'hymnario e l'antiphonario, ed opera una revisione estremamente erudita, che oggi definiremmo elitaria, delle tipologie del canto-piano (il cui repertorio liturgico è detto canto Gregoriano). In ogni Ordine monastico questo movimento tese all'unificazione dei testi e ciò fece indubbiamente progredire l'armonizzazione della liturgia di tutto il mondo romano.

Il messale romano nel XIII secolo

Occorre tuttavia precisare che per il XIII secolo non si può parlare di un messale romano al singolare, visto che nella stessa Roma coesistevano tradizioni differenti, quella del Laterano, quella della basilica liberiana, cioè di Santa Maria Maggiore, ecc. In realtà le differenze, erano minime ed andarono via via scomparendo di fronte alla preminenza del messale della curia.
Molte ipotesi sono state fatte per chiarire il passaggio dal messale risultante dalla sintesi gregoriano-gelasiana a quello della Cappella papale. Il Vetus Missale Romanum monasticum lateranense, edito da Emmanuele de Azevedo nel XVIII secolo, originario probabilmente dell'Italia centrale e datato circa 1230[101], è un esempio del legame fra l'uno e l'altro. Lo scarto fra questo messale e quello della Curia è minimo (il lezionario ed il graduale sono, d'altra parte, praticamente identici a quelli dei messali posteriori), mentre altri manoscritti "cugini", contengono invece alcune messe votive speciali o altre piccole differenze. Solo le benedizioni delle ceneri, delle palme, dei ceri e delle orazioni super populum di questo Vetus Missale differiscono dai testi arrivati fino a noi. D'altra parte si deve precisare che non si tratta esattamente di un messale plenario, ma di un codex in due parti:
  • La prima parte è costituita da: la fusione di un sacramentario e dell'evangeliario con il temporale, dall'Avvento alla domenica di Pasqua; gli undici prefazi che saranno contenuti nel messale del 1570; il canone; le preghiere della comunione che si concludono con 1'Ite messa est, la preghiera Placeat, e le preghiere dopo la messa; il seguito del temporale con le 24 domeniche dopo la Pentecoste (alle quali si aggiunge la domenica della Trinità); il santorale (dalla festa di san Nicola, il 6 dicembre, a quella di sant'Andrea, il 30 novembre); il Comune dei santi; le messe votive.
  • La seconda parte, che comprende l'epistolario e il graduale; nella quale si trovano anche le rubriche per i giorni delle Palme e per il Triduo pasquale.

Questo messale è posteriore all'Ordo di Innocenzo III (morto nel 1216), che era riuscito ad editare un Breviarium, ed un pontificale, il tutto secundum Romance Curiae consuetudinem "secondo gli usi della Curia romana". Per quanto riguarda Roma, nella composizione del messale si era dunque giunti a uno stadio che non sarebbe stato praticamente più modificato.

L'evoluzione del culto eucaristico

Il termine transustanziazione è apparso in teologia nel 1140 con Rolando Bandinelli, il futuro Alessandro III (verso il 1140-1142)[102]. Il termine venne inserito nel Decreto di Graziano e successivamente fu ripreso normalmente in teologia. Negli ultimi anni del XII secolo, il futuro Innocenzo III, Lotario dei Conti di Segni (verso il 1160-1216), come abbiamo già ricordato, aveva redatto un commentario sulla messa di considerevole importanza teologica, il De sacro altaris mysterio, nel quale definiva il modo e il momento della transustanziazione[103].

Inoltre, si assistette ad una consistente crescita della pietà eucaristica e della teologia eucaristica. Sotto la spinta di discussioni teologiche (in particolare per sapere se la presenza reale interveniva o no dopo la prima consacrazione) e della pietà popolare, si generalizzò il gesto molto significativo dell'elevazione dell'ostia, come una sorta di ostensione, inizialmente caratteristico della Chiesa di Parigi all'inizio del XIII secolo. Seguiva l'elevazione del calice. Ignorato da Innocenzo III all'inizio del XIII secolo, Durante di Mende ne dà testimonianza alla fine del secolo[104].

Questo si integrava in uno sviluppo generale del culto del Santissimo Sacramento che diede luogo alla costituzione del suo Ufficio[105] Il movimento era partito dalla Francia del nord, dalle Fiandre, dall'Artois e dal Brabante. In breve tempo si moltiplicarono le ostensioni del Corpo di Cristo, a modello dell'ostensione del corpo dei santi nei reliquiari in occasione delle esposizioni, e le processioni del Santissimo Sacramento. Questo movimento compensava, in qualche modo, la rarefazione della comunione sacramentale per i fedeli, rimpiazzata dalla comunione spirituale, che era facilitata dalla visibilità ad adorandum del Santissimo Sacramento nell'elevazione. L'insieme dei gesti d'onore che gli vengono resi, i candelieri portati dai ceroferari all'inizio del canone per onorare la consacrazione, il cero acceso vicino all'altare dopo questa consacrazione, l'incensazione, le elevazioni e genuflessioni che le accompagnano, datano anch'essi il XII e XIII secolo, e sono stati introdotti nella liturgia romana ad imitazione degli usi francesi (della Francia del nord e della Borgogna).

La diffusione del messale della curia romana

Sotto Innocenzo III furono dunque messi insieme dei libri, basati sugli usi liturgici correnti e da adoperare in Curia, destinati a diventare dei modelli universali. Tra questi libri c'era 1'Ordo missae, ovverosia l'ordinario o rito della messa papale, con le preghiere, i gesti, e i movimenti dei diversi ministri[106]. Le modifiche da qui in poi saranno sempre più limitate[107]. Questo Ordo missae è in effetti piuttosto simile all'Ordo commentato dal futuro Innocenzo III nel suo De sacro Altaris Mysterio[108], ed in pratica rimarrà ancora l'Ordo seguito dal suo continuatore, Durante di Mende, nel Rationale Divinorum Officiorum.

La cappella papale spodestò la basilica del Laterano, diventando il punto di riferimento per la liturgia a Roma, e a fortiori anche in Francia nel XIV secolo, nel periodo di Avignone in cui il papato si trovò fuori dalla sua sede.

Più in generale, la liturgia del mondo latino già romano tendeva a coincidere ogni giorno di più con quella dei libri della Curia, che ebbero un'amplissima diffusione. Gli usi locali propri abbondavano nelle cattedrali e nelle abbazie e in tutte le chiese che ne dipendevano. Oltre alla centralizzazione di certi Ordini religiosi riformati o nuovi, la crescita degli Ordini mendicanti, molto centralizzata sin dalle origini, contribuì ad una nuova tappa del processo dell'unificazione dell'area romana. Dato che il superiore generale dei domenicani, Umberto di Romans, era stato incaricato di una riforma che fu realizzata dal 1244 al 1256, il suo Ordine adottò poco a poco gli usi di Parigi, con una liturgia che somigliava anche a quella dei grandi riti inglesi tradizionali. Essa venne in seguito adottata da diverse diocesi e Ordini religiosi come quello dei Cavalieri Teutonici. D'altro canto, l'Ordine dei francescani, un Ordine molto popolare, divenuto ordine sacerdotale a metà del secolo, scelse l'uso della Curia romana al termine dei lavori del ministro generale Aimone di Faversham (il breviario fu approvate al capitolo generale e da Innocenzo IV nel 1244, e fu seguito da indicazioni sul messale). Adattato ai bisogni dei francescani, questo messale si diffuse attraverso di loro in tutta la cristianità. Ma il messale francescano ebbe un'influenza di ritorno su quello romano? Sono molte le discussioni per valutare l'apporto dei francescani al messale della Curia, apporto comunque minimo, in ogni caso, per via del grado di stabilizzazione al quale quest'ultimo era ormai giunto. Non si è conservato l’ordinario che i francescani avevano copiato, ma quello che loro diffusero  è praticamente il messale promulgato da Nicola III nel 1277 per la diocesi di Roma, che si trasmise per capillarità ed influenzò numerose liturgie locali.

Così, l'Ordo ereditato a Roma all'inizio del XIII secolo; ripreso da Nicola III nel 1277, si ritroverà praticamente identico nell'Editio princeps del 1474 dell'Ordo Missalis secundum consuetudinem Romane curie, stampato a Milano[109], e diventerà il messale di san Pio V del 1570.

(Tratto dal saggio di don Claude Barthe, Storia del messale tridentino, Solfanelli 2018, pagg. 91-95.) _____________________________
101 Vetus Missale Romanum monasticum lateranense, Libreria Editrice Vaticana, 2002.
102 Ma già durante la controversia con Berengario (morto nel 1088), un secolo prima, Guitmondo parlava di "trasmutazione sostanziale", substantialiter transmutari.
103 De sacro altaris mysterio, libro IV, `Za consécration"Cf., Il sacrosanto Misterio dell Altare. De sacro Altaris Mysterio, cit., specialmente pp. 289-290.
104 Durand de Mende, Guillaume Durand, Le sans spiritual de la liturgie. Rational des divins offices, Liure IV, De la Messe, cit., p. 365.
105 La composizione dell'Ufficio del Corpus Domini è ormai comunemente attribuita a San Tommaso.
106 PL 217, 763-764.
107 Un esempio: riguardo la posizione del calice all'offertorio, Durante di Mende dice che "a Roma, il calice è posto sul lato destro dell'ostia (in altre parole, per il celebrante, posto a sinistra dell'ostia), e questo, a giusto titola perché esso deve ricevere il Sangue, del quale sappiano che è scaturito dal fianco di Cristo: ciò significa che il Sangue e l'acqua sono colati dal lato destro di Cristo". (Guillaume Durand, Rationale divinorum officiorum, cit., p. 264). Esiste un altro uso corrente in Francia, secondo lo stesso Durante, che alla fine prevarrà, in virtù del quale l'ostia è posta davanti al calice.
108 Libreria Editrice Vaticana, op. cit.
109 Missalis Romanis Editio Princeps, Reimpressio vaticani exemplaris, riprodotto da Edizioni Liturgiche, Roma, 1996.

5 commenti:

Difendiamo almeno i semi ha detto...

"Che razza di sentinella sono dunque io, che invece di stare sulla montagna a lavorare, giaccio ancora nella valle della debolezza?"
San Gregorio Magno

Dal Sinodo dej giovani ha detto...

Come testimoniato dalla stampa cattolica di lingua inglese, soprattutto dal Catholic Herald, si è trattato di una partecipazione censurata perché sarebbero state cancellate le oltre duemila richieste (su 15 mila) che sollecitavano il sinodo a riflettere sul ritorno ad un insegnamento magisteriale in linea con la tradizione e una specifica attenzione per la liturgia, anche nella forma straordinaria. In altre parole, una valorizzazione del motu proprio di Benedetto XVI, il Summorum Pontificum e una dottrina senza se e senza ma per gli insegnamenti più impegnativi della Chiesa. E anche questa è una sorpresa: nel mondo giovanile cattolico scorre una vena sotterranea che cerca “qualcosa di più” di quanto attualmente viene proposto. Un desiderio non saziato da una liturgia banalizzata, da una musicaccia scialba introdotta nelle chiese e da un comportamento liturgico sciatto ed eccentrico: parola di giovani.
(dal Venerdì di Repubblica 27 luglio 2018)

irina ha detto...

Eugenio Scalfari tace.

Anonimo ha detto...


OT. Uma extraordinária "Lettre ouverte au président Trump sur les conséquences du 11 Septembre", por Thierry Meyssan, actualmente refugiado em Damasco, ajuda-nos a perceber o que está em jogo por detrás das actuais movimentações dos políticos americanos :

https://www.egaliteetreconciliation.fr/Lettre-ouverte-au-president-Trump-sur-les-consequences-du-11-Septembre-52027.html

De ler absolutamente !

Sacerdos quidam ha detto...

Una breve nota, non sul Messale Romano antico ma sulla differenza tra le letture nella memoria liturgica di Papa San Po X tra il Mattutino nel Rito antico e il cosiddetto 'Ufficio delle letture' del rito Bugniniano del '69:

Rito Romano antico, oggi 3 settembre, San Pio X, Lettura 3:
"San Pio X ... vigilantissimo custode della fede, condannò ed annientò il modernismo, sintesi di tutte le eresie."

Rito Bugniniano del 1969 (in cui San Pio X è festeggiato il 21 agosto):
Seconda Lettura
Dalla Costituzione Apostolica «Divino Afflatu» di san Pio X, Papa:
"La Chiesa che canta le lodi di Dio", e poi un'esposizione sull'importanza dei Salmi.
Bella, ma tutto qui: qualsiasi accenno, anche indiretto, alla condanna del modernismo da parte San Pio X è stato accuratamente e diligentemente cancellato. Il che la dice lunga sugli autori della 'riforma liturgica'.
Chi ha orecchi per intendere, intenda...