mercoledì 16 ottobre 2019

Dante fondò l’Italia

L’Identità italiana. Non è un refuso, è una tesi precisa. La fonte principale, più alta e più vera della nostra identità è Dante Alighieri. A lui dobbiamo la lingua, il racconto, la matrice, la visione. L’Italia intesa più che Nazione, come Civiltà. L’identità italiana secondo Dante, è nazionale e universale, ben delineata nei suoi confini geografici, marini e alpini, ma espansiva nelle sue linee spirituali.
L’Italia si prepara a commemorare i sette secoli della morte di Dante nel 1321 e già si riaprono polemiche sulla sua tomba, se traslarla da Ravenna a Firenze. Il Corriere della sera, con Paolo Di Stefano, ha lanciato l’idea di istituire una giornata speciale nel mondo, tramite gli istituti italiani di cultura e non solo, per ricordare ovunque Dante. L’ha chiamato vezzosamente Dantedì, il dì di Dante; un dì di festa, per citare un suo altissimo collega. Superando ogni piccineria di bottega, è un’iniziativa da sostenere, che personalmente ho portato nel comitato di Palazzo Chigi dedicato agli anniversari di valore nazionale, per farla adottare. Ma è vano chiedere queste cose a un governo di ignoranti, voltagabbana e scappati di casa, non in senso dantesco.

Unico Paese al mondo, l’Italia non fu fondata da un condottiero ma da un poeta. Non Garibaldi, non Cavour, non Vittorio Emanuele e tantomeno la Costituzione repubblicana, ma Dante. Fu lui a dare dignità al terreno primario e comune di una nazione, la lingua. Fu lui a fondare la civiltà italiana sull’arte, sul pensiero, sull’eccellenza e il genio, oltre che sulla storia e la geografia. Fu lui a riannodare l’Impero e il Papato, cioè la civiltà cristiana e la civiltà romana, riconoscendoli come i genitori dell’Italia, con ruoli ben distinti. La romanità e la cristianità ebbero altri figli; ma la figlia che ereditò la casa paterna e materna fu l’Italia. Dante vagheggiava la monarchia universale ma fu il primo a considerare il fulcro di una rinascenza in Roma, nella Roma cattolica ma non clericale dove l’Impero ha dignità pari a quella del Papato. E fu ancora Dante a dare un mito di fondazione e una narrazione su cui costruire l’Italia, riannodandosi a Virgilio il cantore di Enea. Fu Dante a cercare un Veltro, un Condottiero, che la unisse da “feltro a feltro”, come egli scrisse: “di quell’umile Italia fia salute”.

Dante generò un’aspettativa d’Italia che altri scrittori – da Petrarca a Machiavelli, da Ariosto ad Alfieri, da Foscolo e Leopardi – poi coltivarono nei secoli. L’Italia è una nazione culturale, nata non con la forza delle armi ma dell’arte e della poesia. Nacque prima la lingua, la letteratura e solo alcuni secoli dopo lo Stato; anche per questo l’Italia ha uno Stato fragile e un’identità profonda. Un senso civico debole e conflittuale e un carattere nazionale spiccato e radicato.

Tuttora la dignità universale dell’Italia non è di natura commerciale o industriale, militare o tecnologica, ma culturale: si studia la lingua italiana per ragioni culturali, si viene in Italia per ragioni culturali e per turismo d’arte o religioso, si considera l’Italia tra i grandi del mondo per ragioni culturali e artistiche. L’universalità non va tradotta (e ridotta) nel gergo contemporaneo con accoglienza: l’universalità dantesca trascende i particolari e abbraccia il mondo, nella sua missione universale. È l’universalità in senso imperiale e cattolico. I porti aperti, nella visione de l’Alighieri, servono per salpare prima che per approdare; per uscire e prendere il largo, più che per entrare e chiedere asilo.

Il ruolo di Dante come profeta dell’Italia nasce da una lunga tradizione culturale, da Byron che in Profezia di Dante lo riconosce come il precursore e fondatore dell’Italia ventura, e prima di lui Vincenzo Monti e suo genero Giulio Perticari che scrisse “Dell’amor patrio di Dante”. E poi Mazzini che scrive anch’egli sull’Amor patrio di Dante e Goffredo Mameli che compone l’inno mazziniano Dante e l’Italia: “Del cener dell’Italia/La nuova prole è uscita./Salve, sublime apostolo/Del verbo della vita,/Che il nuovo sogno errante/Stringi al pensier di Dante”. Il dantismo nazionale prosegue con Cesare Balbo e Francesco De Sanctis, fino a Ruggero Bonghi, primo presidente della Dante Alighieri e culmina in Giovanni Gentile, per il quale il Risorgimento trae presentimento proprio dalla profezia di Dante “nella cui storia di celano molti secoli della storia futura d’Italia” (I profeti del Risorgimento italiano).

Papini definì il suo Dante vivo “un profeta ebreo, un sacerdote etrusco e un imperialista romano”. Profeta per via dei suoi annunzi messianici, etrusco per i suoi viaggi nell’oltretomba e imperialista romano perché Dante considera Roma la sua vera patria, il cui nome segreto è Florentia. Per Papini Dante lotta contro il presente corrotto e si rifugia nel passato e nel futuro, “come tutti i poeti è un nostalgico e come tutti i profeti un messianico”.

Auspicando un nuovo Risorgimento d’Italia, il filosofo cattolico Augusto Del Noce si riportò a Dante, richiamandosi sia a Gentile che al poeta e letterato veneto Giacomo Noventa, che vide in Dante colui che imperniò l’idea d’Italia sulla tradizione romana e cattolica, mediterranea e poetica.

Non è questo il Dante che conoscemmo e detestammo a scuola, quella piaga da studiare, quei versi alieni a cui eravamo costretti. Imporre a tutti Dante e affidarlo a menti inadeguate fu una necessità per la scuola ma condannò all’inferno la sua grandezza. Anche per risarcirlo dal cattivo uso ed abuso nelle scuole, si dovrebbe istituire davvero una giornata mondiale dantesca. Risalire a Dante per non finire come il paese di Pulcinella.

Marcello Veneziani, Panorama n. 42 (2019)

22 commenti:

Anonimo ha detto...

Accanto a programmi di maturità classica che non citano neanche il nome di Dante Alighieri, altri programmi al classico dicevano dello studio completo del Paradiso e negli anni precedenti studio completo del Purgatorio e studio completo dell'Inferno. Dipende dalla catena degli insegnanti, quelli che al loro tempo l'hanno odiato perché è stato passato loro incomprensibile e quegli altri insegnanti che l'hanno amato, perché l'hanno ricevuto da un altro insegnante amante di Dante. Si tratta di studiare un canto a settimana per tre anni, questo è possibile solo se l'insegnante lo conosce tanto approfonditamente, da rendere appassionante teologia, storia ed intreccio che sottendono la Commedia. Di questo secondo gruppo di insegnanti non ne ho conosciuto nessuno ma, ho solo letto di una signora che a scuola aveva studiato la Divina Commedia, completa, con la sua insegnante del liceo. Onore a questa insegnante sconosciuta, che mostra a chi vuol vedere che l'impresa è possibile. Grazie.

Anonimo ha detto...

Interessante video.

https://www.youtube.com/watch?v=MKJ8P26ewBQ

Anonimo ha detto...


riflessioni su Dante padre dell'Italia

1. Perché si dice "identità" italiana, copiando credo (come
al solito) dall'inglese, e non p.e. "nazionalità italiana" o
"natura" italiana? Non ha ogni popolo una sua "natura" specifica,
che sintetizza le componenti razziali, sociali, culturali, spirituali
in generale?
Ipotesi: la nozione di "identità" è di tipo soggettivo,
vuol rappresentare la natura della cosa dal punto di vista del soggetto
che la percepisce; è, nel caso di specie, l'esser italiano come è
sentito da coloro che sono italiani, non come è in sé, cioé, voglio dire,
non considerato nelle sue componenti obiettive, che pure esistono accanto
a quelle soggettive. (Componenti oggettive: religione comune; lingua della
burocrazia, letteraria; concezione della famiglia in quanto legata alla
religione e a costumi in gran parte comuni in questo campo, compreso anche
il c.d. "delitto d'onore", anche se riprovevole in sé - anche alcuni
costumi riprovevoli costituiscono il fondo comune di un popolo). Ci sono
poi le componenti oggettive che vengono imposte dalle cose, come p.e.
confini difficili a difendersi e aperti alle invasioni, che influiscono negativamente
sullo sviluppo storico-sociale.
2. Se Dante, quando auspica l'avvento di un Veltro che metta a posto le
cose d'Italia (l'anarchia di origine feudale permanente) pensi all'imperatore
o a un capo nazionale liberatore: che dice la critica dantesca? Ma l'Italia allora non era asservita come lo fu al tempo di
Machiavelli, testimone del crollo della libertà d'Italia ad opera degli
Stati nazionali europei non dei maomettani: monarchia francese, ispano-austriaca
(asburgica), svizzeri repubbliche militari e guerrafondaie.
Se pensava a un imperatore, restava nell'ambito di una concezione appunto tipica del
Medio Evo, già entrata in crisi con le lotte feroci tra papato e impero per la supremazia.
3. Ha fondato sì l'Italia dal punto di vista cultural-spirituale, della lingua, della
arditezza e nobiltà di visione, che dovrebbero sempre caratterizzare una cultura. E anche,
implicitamente, dal punto di vista della consapevolezza nazionale, di esser
"nazione" non ostante le divisioni statali interne, nazione innanzitutto in senso spirituale, oltre che geografico.
(Nazione e non Stato, ma solo per ragione contingenti, non c'è una incompatibilità ontologica. L"Italia postromana era come quella preromana: lotta di tutti contro tutti con intervento periodico di potenze straniere (cartaginesi, condottieri ellenistici, barbari). I tentativi di unificare l'Italia postromana fallirono tutti (sino ai SAvoia) soprattutto a causa del potere temporale, che tagliava inesorabilmente in due il Paese e trasformava ogni lotta politica in questione religiosa).
La Nazione, senza Stato, è senza difesa contro i nemici, esterni e interni, e allora con la supposta "identità" ci puoi fare i coriandoli.
H.

lorenz ha detto...

A parte che la lingua italiana toscana, secondo Tullio Di Mauro, fu scelta anche perché foneticamente era la meno originariamente latina rispetto agli altri volgari italici, specie periferici (gli etruschi conservarono il loro idioma sino quasi alla fine), a parte che l'unità d'italia ha deliberatamente significato l'addomesticamento di ciò che Roma evocava, togliendole di essere "città aperta", simbolicamente di frontiera tra Napoli e Firenze e dunque irriducibile ad una pretesa etnia conglobante, certamente, Dante lo è appunto davvero il patriarca dell'italianità, dell'Umanesimo e di un certo globalismo intereligioso. Opportunamente Veneziani richiama che Mazzini stesso, l'artefice della "terza Roma" anticristiana, appunto, si ispira a Dante. E ciò proprio non toglie che il di questi anticlericalismo non sia però allora cattolico e che anzi sia anticattolico e antiromano per eccellenza. Ci sono studi recenti che mostrano che tanto di più infine nella Commedia Dante non rinnegherà il suo esoterismo postcristiano ma anzi ve lo raffina occultandolo, mostrandosi convertito. Ma al di là di questo, che è sconvolgente, si erge il suo De vulgari eloquentia che è in spudorata evidenza il manifesto della ribellione della modernità alla cristianità romana latina. Un gesto geniale ed efficacissimo che darà i frutti maturi poi nella stessa Cancelleria pontificia con l'epigono Lorenzo Valla che da quella sede nel 1451 millanterà e propagherà quella denigrazione della stessa Vulgata latina che sussiste fino ad oggi. Dante esaltava anche la nuova musica, che stava soppiantando il gregoriano. E derise e disprezzò un pontefice eccelso come Giovanni xxii, ancor oggi vilipeso per odio al suo reale valore e per la sua ricerca della verità.
Che dire? Davvero l'Alighieri, per quanto che lo si stimi, ancora lo si sottovaluta. Egli è veramente il creatore del "Canone occidentale" moderno, colui che ha segnato il declino e la chiusura del "Millennio" cristiano che era seguito, come da profezie, alla "caduta" della Roma imperiale. Ma, proprio e allora in tale sua statura dunque impareggiabile, Dante è l'eresiarca del secondo millennio, tanto sagace ed efficace da non aver ancora trovato contrasto. Da qui bisognerebbe ripartire per dare fondamento solido a un tradizionalismo cattolico romano, che non continui a ergersi su "fondamento altrui" e a nutrirsi la serpe in seno.
Lorenzo p. Franceschini

Josh ha detto...

cito da un commentatore

"Si tratta di studiare un canto a settimana per tre anni, questo è possibile solo se l'insegnante lo conosce tanto approfonditamente, da rendere appassionante teologia, storia ed intreccio che sottendono la Commedia. Di questo secondo gruppo di insegnanti non ne ho conosciuto nessuno"

un tempo, al classico si faceva così. A me fortunatamente è capitato.
Ce n'erano più di uno di insegnanti così.
All'Università il tutto è già differente, si rischia di perdersi nelle interpretazioni e stratificazioni, storia della critica...si è meno accompagnati

anelante ha detto...

Grazie a Franceschini,in effetti avevo letto della critica ad un suo esoterismo,non mi trovo ferrata sull'argomento. Però direi che è certo che il millennio è stato concluso, i famosi 1000 anni dell'Apocalisse dopo di che la Città dei santi sarà accerchiata da ogni lato.Così è sotto gli occhi di tutti,nessun millenarismo futuro ma solo cieli e terra nuova

Anonimo ha detto...

Gli studi moderni piegano quasi sempre il loro studiato alla cultura che millantano, che pretendono onnisciente ma, spesso è deficiente. Quando uno è morto è uso fargli dire e fare di ogni, come osano con Gesù Cristo che è pur vivo. Questi studi moderni non turbano, non stupiscono, non toccano. Gli studiosi ormai sono spesso prezzolati e/o ideologizzati, cuociono ricchi minestroni con un po' di tutto di cui pretendono di tenere in mano il codice genetico dei supposti componenti e di saper ricondurre ognuno alle sue radici autentiche per proiettarlo nel futuro mondo nuovo dei suoi frutti.

Anonimo ha detto...

Ma quale Dante esoterico, eresiarca... Ma scherziamo

Anonimo ha detto...

OT
Avete letto? Il patriarcato Cattolico bizantino nella persona del Patriarca Elia ha fatto sapere di aver eletto ufficialmente il successore di Bergoglio 
( dopo averlo abbondantemente anatemizzato...)

nella persona di Carlo Maria Vigano

E conclude con l'esortazione: 

Dio vuole che Lei accetti l’ufficio del Papa.

http://vkpatriarhat.org/it/?p=5687

Anonimo ha detto...


Invenzioni sul "Dante esoterico" ed "eresiarca" (di quali eresie, non si sa)

Messe in giro a suo tempo da "tradizionalisti" come Guénon, che scrisse nel 1925 un saggio su "L'ésotérisme de Dante", scopiazzandolo da un autore francese, tale Aroux, che aveva a sua volta plagiato un autore italiano, tale Rossetti (vedi: Piero di Vona, "Evola e Guénon. Tradizione e civiltà", Soc. Editr. Napoletana, 1985, p. 200 ss.).
Qualche altra precisazione:
- Mazzini "l'artefice" della "Terza Roma" postcristiana. iL fatto che si richiamasse a Dante non dimostra che Dante fosse un esoterico. Erano in tanti, su vari fronti, a richiamarsi a Dante.
- "globalismo religioso" di Dante? E che vuol dire?
- prendersela con Valla come "epigono di Dante", la colpa di Valla sarebbe stata quella di aver calunniato la Vulgata Latina e Giovanni XXII. Il secondo stava cadendo nella famosa eresia, mi sembra, o no? dalla quale si ritirò in punto di morte, dopo una specie di sollevazione popolare, di fedeli, teologi, cardinali (quella che manda oggi)? E il Valla
non fu il primo a svelare, da grande filologo qual era, la falsità della Donazione di Costantino, contro la quale giustamente aveva tuonato Dante, credendola vera?
H.

Anonimo ha detto...


Mons. Viganò eletto Papa dai sedevacantisti...

La situazione è tragica, cerchiamo di non cadere nel ridicolo, per favore...
Non è questo il modo di combattere la buona battaglia.

Anonimo ha detto...

Per me, Viganò va bene, è cattolico e conosce a fondo l'ambiente!

Anonimo ha detto...

Eppoi Viganò è stato l'unico che ha detto e fatto: Ciao, core! E' uno che ha gli attributi giusti. In cinque minuti può mettere ordine in Santa Romana Chiesa. Biglietto aereo per TUTTI gli okkupanti il Vaticano a carico dei fedeli cattolici. Chi vuole può andare in Amazzonia. Una squadra di esorcisti deve purificare tutto lo spazio fisico che è stato indiavolato. Bisogna dire a Viganò, se accetta, che il nostro cuore non sopporterà altri tradimenti e che nel fare pulizia bisogna farla a fondo, una sconcezza secolare simile a questa non deve mai più accadere.
Sinceramente spero. Così si può tornare a pregare e studiare, come Dio vuole.

Anonimo ha detto...

Guardando a ritroso, con attenzione, i sedevacantisti... avevano ragione da vendere. Questi in particolare hanno scelto, fuori dal loro gruppo, un vescovo che ha combattuto e combatte, ha rischiato e rischia ed è CATTOLICO. Ed è conosciuto. Ed ha studiato. Ed ha del suo, cioè è economicamente libero con una possibilità molto ridotta, quindi, di essere corrotto e/o comprato.

Anonimo ha detto...



Il Papa può essere eletto solo da un conclave regolarmente costituito, composto
da cardinali, una volta che la Sede sia vacante, per morte o abdicazione.
Lo stabilì un Papa nell'anno 1059 per sottrarre il papato alle pressioni
indebite dei poteri civili, in particolare imperiali. Quasi mille anni fa.
Il patriarcato cattolico bizantino (ma chi sono?) non ha l'autorità di eleggere né
papi né altro.
Cerchiamo di concentrarci sulle cose ragionevoli, cosa già difficile di per sé.

Anonimo ha detto...

Il 1° febbraio, don Stefano Manelli, fondatore dei Frati Francescani dell'Immacolata, è stato sospeso dal sacerdozio dal salesiano don Sabino Ardito, commissario Vaticano dei Francescani di Manelli dal 2015.

L'informazione è stata divulgata da VeritaCommissariamentoFFI.wordpress.com (15 ottobre) che pubblica soprattutto insulti contro Manelli.

Il motivo sembra essere che Manelli si rifiuti ancora di aiutare il Vaticano ad entrare in possesso dell'importante patrimonio della sua comunità.

Il responsabile di questo passaggio è il cardinale di curia Braz de Aviz.


https://apostatisidiventa.blogspot.com/2019/10/i-sicari-apostolici.html

Anonimo ha detto...

Il patriarcato cattolico bizantino ha semplicemente affermato che Bergoglio è anatema, lo ha s comunicato da tempo, e nel 2012 ha tuonato contro Benedetto XVI per Assisi, irenismo condannato dai Papi di 2000 anni. Mi pare che sia nelle condizioni valide di emettere un giudizio e per quanto so ha proposto di eleggere mons.Viganò. Penso che le sue richieste debbano essere accolte per avere un Papa che sia Viganò od un altro. La richiesta del Patriarca cattolico che giustamente ha condannato le eresie conciliari è regolare. Si uniscano gli altri a lui.

Anonimo ha detto...

... conclave regolarmente costituito...

Il conclave sarà stato pure regolarmente costituito secondo il Codice di Diritto Canonico ma,se i costituiti erano e sono traditori e complottisti, che si fa?

N.B.le rispondo per onor del vero. Personalmente non mi fido ormai che di pochissimi esseri umani.

Da Fb ha detto...

Così hanno distrutto le basi del senso religioso.

«Il discorso del capitalismo, che non smette di affermare che la soddisfazione completa è a portata di mano, sconvolge tutti i dispositivi culturali che miravano all’inscrizione simbolica della mancanza in seno al soggetto (e i discorsi rivoluzionari, che cercano di soppiantare i discorsi del capitalismo, non fanno altro, su questo punto, che rincarare la dose). Senza inscrizione simbolica, la mancanza non sparisce ma, invece di essere un dato strutturale che fa andare avanti sulla strada del desiderio, appare come una contingenza sfortunata o scandalosa, che potrebbe essere subito annullata se le circostanze lo consentissero o se la società fosse meglio organizzata. (…) Questo miraggio di completezza è favorito e alimentato in molti modi: collegamento continuo a una rete planetaria che dà una parvenza di realtà al fantasma della non-separazione, stimolazione visiva e uditiva permanente, immersione precoce e intensiva nella società dei consumi che propone di colmare ogni domanda tramite un oggetto fabbricato a questo scopo e disponibile immediatamente, qualora si abbiano i mezzi per comprarlo (…)».

(Olivier Rey, Dismisura – La marcia infernale del progresso, Napoli, Controcorrente, 2016, pp. 44-45)

Anonimo ha detto...

https://www.imolaoggi.it/2019/10/17/cardinale-muller-contro-bergoglio-bestiale-attaccare-salvini-sugli-immigrati/

Catholicus ha detto...

Uno, dieci, cento Viganò ci vogliono per far pulizia in quel covo di vipere che è il Vaticano. Bisogna sconfiggere Conte e il sinistrume (minoritari nel popolo italiano) e poi riprendersi il Vaticano, per darlo a gente come Viganò e Minutella e, magari, mons Richard Williamson.

Catholicus ha detto...

Lette da un toscano, le sue, signor Franceschini, sono rmefite bischerate. Senza offesa, ovviamente.