giovedì 18 agosto 2011

"Toscana oggi" e il sacerdozio femminile

Pubblico questo interessante articolo, scritto da Dante Pastorelli in relazione ad una recente esternazione di Mons Aranci su Toscana Oggi. Inserisco qui il link a quanto da me osservato in ordine alle Dichiarazioni del cardinale di Lisbona, Policarpo, pubblicate da Vatican Insider nel giugno scorso.


La risposta di mons. Gilberto Aranci ad un lettore circa la posizione della Chiesa sul sacerdozio femminile [Toscana Oggi, n.26 del 10.07.2011, vedi nell'edizione on line] cade in un momento in cui questo problema, in realtà insopportabilmente stantìo perché da lunga pezza risolto, vien riaperto in modo del tutto sconveniente e con sconcertante superficialità dal Patriarca di Lisbona, cardinal Cruz Policarpo, il quale ritiene priva di fondamento teologico l'esclusione delle donne dal sacerdozio, in quanto derivata, così afferma, da una tradizione che ci proviene da Gesù ed a cui la Chiesa si è conformata [vedi ].

Ond'evitar il rischio di fraintendimenti, riporto il nucleo del ragionamento dell'anziano Presule : “...teologicamente non c’è alcun ostacolo fondamentale [al sacerdozio femminile]; c’è questa tradizione, diciamo così: non si è mai fatto in altro modo... C'è un'uguaglianza fondamentale di tutti i membri della Chiesa. Il problema consiste in una forte tradizione che viene da Gesù e dalla facilità con cui le chiese riformate hanno concesso il sacerdozio alle donne.

Da semplice fedele, digiuno per giunta di regolari ed approfonditi studi teologici, non riesco proprio a capir a qual mai scuola di pensiero cattolico abbia attinto il Patriarca le nozioni di Sacra Scrittura, Tradizione, Magistero e Teologia sottese a tali argomentazioni od in esse esplicitate, che anche ad un orecchio poco provveduto suonano stupefacenti. Tal esternazione è subito stata colta ad ampio raggio, senza eccessiva fatica nella decifrazione, in tutta la sua plateale ed infelice devianza dalla retta dottrina, e le proteste sono state tanto numerose, vivaci e più che giustificate da costringer il Porporato ad innescar una precipitosa e goffa retromarcia ed a professar la sua piena adesione al Magistero Pontificio, dopo aver incassato, però, la solidarietà dei vescovi portoghesi, pur essa stupefacente nel collettivo errore. Al momento in cui scrivo si parla d'una sua convocazione a Roma, presso la Congregazione per la Dottrina della Fede.

È mia impressione, e forse potrei dir tranquillamente convinzione, che per il Presule, notoriamente vicino al Cammino Neocatecumenale, la Tradizione risalente a Gesù ed agli Apostoli sia un dettaglio trascurabile nell'economia della nostra Fede e non una fonte imprescindibile della Rivelazione. Quanto al sacerdozio femminile, risulta chiaro dalle sue parole ch'egli non lo esclude affatto in via di principio, ma, anzi, non si perita di prospettarlo non per l'immediato ma per il futuro, per “quando Dio vorrà”, forse, cioè, per il tempo in cui cadrà l'ostacolo storico rappresentato dalla facilità con cui eretici e scismatici han concesso e concedon il sacerdozio alle donne: come se fin ad oggi l'essenza dell'Ordine Sacro fosse stata conservata integra non per totale fedeltà all'inviolabile mandato di Cristo quanto piuttosto per la lunga ma pur sempre temporanea riprovazione di quella facilità che, se controllata e temperata, potrebbe pacificamente indur la Chiesa ad arrogarsi il potere di render un Sacramento d'istituzione divina suscettibile d'evoluzione e mutazione nella sua sostanza, mentr'essa ne dev'esser mera ed insieme vigile ed incontaminata custode, non potendo disporre a suo piacimento di ciò che solo a Dio appartiene.

Per il Patriarca portoghese non esiste, dunque, nessuna preclusione derivante dal sesso ch'è, invece, sino a prova contraria, appunto una connotazione di sostanza, vale a dir essenziale e pregiudiziale, non per decisione umana ma per sicuro e provato disegno soprannaturale, affinché il ministro possa agire, in perfetta “rassomiglianza”, in persona Christi, come l'alter Christus. Il tutto fra il giubilo delle sette e confessioni protestanti, di cui internet si fa amplificante eco, alle quali il Patriarca attribuisce un valore ecclesificante che non possiedono. E già questi applausi dovrebbero far rifletter sull'entità del deragliamento del sullodato Patriarca dalla diritta via segnata e perseguita dalla Santa Sede.

La Lettera Apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994), ch'espone molto lucidamente, procedendo nel solco tracciato dall'insegnamento ininterrotto della Chiesa e riproposto nell'ultimo cinquantennio soprattutto da Paolo VI, i motivi dell'impossibilità di conferir gli Ordini Sacri alle donne, par che non rivesta per l'arcivescovo di Lisbona alcuna nota di rilievo magisteriale in toto obbligante se da essa si può evincer che Giovanni Paolo II “è sembrato dirimere la questione”. È sembrato. È sembrato soltanto, niente di più! Si tratterebbe, insomma, al massimo, e forse neppure, di un testo esprimente un Magistero mere authenticum degno sì di reverente ossequio per la cattedra da cui proviene, ma discutibile e riformabile, e non, qual effettivamente è, di Magistero ordinario infallibile, irreformabile e pertanto assolutamente vincolante, ragion per cui gli si deve adesione dell'intelletto e della volontà, giacché esercitato dal Sommo Pontefice nella sua suprema funzione di Pastore e Maestro della Chiesa universale, il quale, pur non pronunciandosi solennemente, ex cathedra, conferma una dottrina che affonda le sue radici nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Il cardinal Policarpo pone in soffitta o in cantina, altresì, il venerando “quod semper. quod ab omnibus, quod ubique creditum”, irrinunciabile criterio di valutazione del livello di un atto magisteriale pontificio.

Mons. Aranci, che dichiara di non esser un teologo, sibbene, più modestamente, un docente di religione ed un sacerdote impegnato nella catechesi, volutamente non sviluppa l'argomento con sue considerazioni e, assumendo una collocazione di oggettivo e quasi asettico tramite, si limita a segnalar le fonti da cui il lettore “catechizzando” saprà, a suo avviso, trarr'elementi per una personale conclusione. Metodo stimolante, senz'altro, ove una mano ferma e sapiente sappia alla fine comporre ad armonica unità le fila di un'indagine sì delicata, ma non scevro di gravi rischi qualora il “discente” venga lasciato a se stesso a tirar le somme d'una vasta massa di opinioni dalla quale può restar travolto per ritrovarsi ancor più frastornato ed assalito da interrogativi resi vieppiù intricati dalle divergenti ed opposte tesi a cui è stato indirizzato. Un conto, voglio dire, è utilizzar un metodo siffatto a livello scolastico, un altro servirsene per un intervento sulla stampa, sia pur su di un organo inter-diocesano. Questione di prudenza che non è mai troppa.

Mons. Aranci, oltre ad alcuni scritti favorevoli al sacerdozio femminile ed a dissertazioni “antropologiche”, tese ad offrir un più consistente panorama di posizioni in cui inquadrar il dibattito del quale svelano e rimarcan l'indubbia complessità, richiama, e non poteva non richiamarli, i più recenti documenti della Chiesa su questo delicato tema, tra cui la citata Ordinatio sacerdotalis ed il Catechismo della Chiesa Cattolica, che così recita al n.1577: «Chi può ricevere questo sacramento [l’Ordine sacro]? Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile [«vir»]. Il Signore Gesù ha scelto uomini [«viri»] per formare il collegio dei dodici Apostoli, e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero. Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile».

Dalla lettura di questi documenti i fedeli, se sufficientemente informati e formati - ed oggi, ahimé, sulla scorta della mia esperienza di professore e preside negli istituti superiori, ed altresì di padre e nonno, posso affermar, senza tema d'esser smentito, che son una sparuta minoranza - agevolmente potran dedurre che il Magistero si è espresso in modo definitivo. Non è stato in materia promulgato alcun dogma, come spesso e pedantemente si sente obiettar da taluni, va bene, ma, come sopra ho precisato e ci tengo ancor qui a ribadire, un Magistero pontificio ordinario continuo, inconfutabilmente fondato sul Vangelo e sulla Sacra Tradizione, è infallibile, definitive tenendum, piaccia o non piaccia ai novatori ecumenisti su qualunque panca, seggiola, poltrona o cattedra della nostra Santa Chiesa appollaiati.

Dispiace, tuttavia, che mons. Aranci non abbia segnalato – almeno io non lo vedo nell'edizione on line di Toscana Oggi - in questo suo “colloquio”, un altro documento, assai facilmente rintracciabile in internet, il cui contenuto è anticipato dal CCC, sebbene in tono meno perentorio, e che, tanto per seguir il suo metodo, dal web direttamente trascrivo qui sotto:
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
RISPOSTA AL DUBBIO CIRCA LA DOTTRINA DELLA
LETTERA APOSTOLICA «ORDINATIO SACERDOTALIS»

Dub.: Se la dottrina, secondo la quale la Chiesa non ha la facoltà di conferire l'ordinazione sacerdotale alle donne, proposta nella Lettera Apostolica «Ordinatio Sacerdotalis», come da tenersi in modo definitivo, sia da considerarsi appartenente al deposito della fede.

Risp.: Affermativa. Questa dottrina esige un assenso definitivo poiché, fondata nella Parola di Dio scritta e costantemente conservata e applicata nella Tradizione della Chiesa fin dall'inizio, è stata proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale (cfr. Conc. Vaticano II, cost. dogm. Lumen Gentium, 25, 2). Pertanto, nelle presenti circostanze, il Sommo Pontefice, nell'esercizio del suo proprio ministero di confermare i fratelli (cfr. Lc, 22, 32) ha proposto la medesima dottrina con una dichiarazione formale, affermando esplicitamente ciò che si deve tenere sempre, ovunque e da tutti i fedeli, in quanto appartenente al deposito della fede.

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Risposta, decisa nella riunione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione

Roma, dalla Sede della Congregazione per
la Dottrina della Fede, il 28 ottobre 1995.
+ JOSEPH Card. RATZINGER - Prefetto
+TARCISIO BERTONE Arcivescovo
emerito di Vercelli - Segretario.
Questa “risposta” taglia la testa al toro. Il sipario è calato per non rialzarsi mai più. Roma locuta est, causa finita est. Si mettan l'anima in pace fedeli, preti, vescovi e cardinali sgangheratamente “femministi”. La Chiesa non può modificar il Deposito della Fede di cui il sacerdozio ministeriale riservato ai soli “viri” è un pilastro portante. E certi prelati, che aman vellicar misere smanie di falsa promozione ecclesiale (infantile e vanaglorioso carrierismo, non cosciente e produttivo servizio che si può prestar a diversi livelli e con diverse mansioni) farebbero bene a tacere. Se Gesù avesse voluto conferir il sacerdozio alle donne avrebbe ordinato per prima la Sua Santissima Madre, rispondevan i buoni parroci di campagna d'una volta, che nulla inventavan per prurito di profane novità, alle domande sull'argomento dei bambini come me degli anni '40-'50 del secolo scorso, quando "s'andava a Catechismo” per prepararsi alla Prima Comunione. E vano è il consueto, e logoro sino all'evanescenza, ricorso alla “mentalità del tempo” a cui Gesù si sarebbe adeguato: Egli ha dimostrato molte volte di non aver remore a violar i costumi e le leggi dell'epoca anche a costo di suscitar scandalo, accogliendo, ad es., la peccatrice e l'adultera, soffermandosi a parlar con la Samaritana e guarendo l'emorroissa alla quale ridona dignità sociale abbattendo il tabù dell'impurità contagiosa della donna nel periodo del ciclo mestruale nella povera malata imprevedibile (Lev., 15,19 ss.). E non vo avanti.

Potrei chiuder qui il mio discorso, che però mi parrebbe monco se non aggiungessi alcune osservazioni che mi urgon dentro. E prima di tutto mi auguro sinceramente che mons. Aranci non trascuri, nei prossimi interessanti “colloqui” coi suoi “corrispondenti”, di rinviar ai pronunciamenti del Magistero più esplicitamente vincolanti per i cattolici e più illuminanti per tutti e di sottolinearne adeguatamente il valore attestato dall'Autorità di competenza. Certe omissioni, per quanto involontarie, non posson che nuocer a chi cerchi sinceramente la Verità. E, con tutto il rispetto del caso, non posso sottacer il nocumento, appunto, che causa, ad es., la citazione, senza presa di distanza, reputo in omaggio all'iniziale assunto d'una breve trattazione non “teologica”, da osservatore affatto obbiettivo, e pertanto priva d'una conclusione assertiva formulata con la parola ufficiale e definitiva della Chiesa, di una fra le tante tesi eterodosse seminate a piene mani nel corso dei passati decenni dal card. Carlo M. Martini. Ché se le tesi delle femministe, consacrate o laiche, e dei loro caudatari delle comunità di base o dei loro mentori protestanti, o i tentativi di qualche professore di rimetter in circolo la superata disputa sulle diaconesse e sulle presbyterae ordinate (nella Chiesa o in qualche setta gnostica?) per svolger un vero ministero sacerdotale, posson anche non incider a fondo, effetto in ogni caso tutt'altro che da escluder a priori, ben più forieri d'insidiosi ed inaridenti dubbi fatalmente si rivelerann'i pareri, sovente autentiche sentenze, del famoso e fumoso ex arcivescovo di Milano. Costui, ben noto per il suo ripetuto ed impunito ergersi contro il Magistero Pontificio in campo di etica sessuale – tanto che da qualcuno vien definito l'antipapa -, e con forza richiamato all'ordine da grandi moralisti come i cardinali Trujllo e Sgreccia, i quali, senza mezzi termini, alcuni anni fa lo invitaron ad occuparsi di studi biblici e lasciar perder la teologia morale per mancanza di adeguata competenza, ad un fedele che gli pone una domanda proprio sul sacerdozio femminile, risponde: le ordinazioni femminili han creato disagio in molti fedeli della confessione anglicana e nell'agir della Chiesa Cattolica non esiste discriminazione come non esiste per nessuno il diritto al sacerdozio, ma aggiunge, in cauda venenum, che “ci sarebbe ancora il discorso delle pari opportunità, ma esso non è entrato bene nella prassi della gente” [vedi]. Tutti nella Chiesa son uguali e tutti hann'uguali diritti. Non v'è alcun diritto al sacerdozio ch'è una chiamata dall'alto. Sottinteso: a questa chiamata, però, tutti posson rispondere, anche le donne. Siamo nel 2009, e mons. Aranci lo ricorda.

Chi nutrisse qualche perplessità sulla mia interpretazione delle frasi del cardinale gesuita, apra qualche link a Conversazioni notturne a Gerusalemme, senza sprecar danaro per acquistar un libro che nulla vale (2008): si renderà immediatamente conto del favore con cui Martini guarda alla concessione del sacerdozio alle donne. Scrive infatti: “Per quanto riguarda il sacerdozio, dobbiamo tenere conto del dialogo ecumenico con gli ortodossi e delle mentalità in Oriente e in altri continenti. Negli anni Novanta sono andato a trovare a Canterbury l'allora primate della Chiesa d'Inghilterra, l'arcivescovo dottor George Léonard Carey. L'ordinazione di donne aveva provocato tensioni nella sua Chiesa. Ho tentato di infondergli coraggio in questa impresa: potrebbe aiutare anche noi a rendere più giustizia alle donne e a comprendere come andare avanti. Non dobbiamo essere scontenti perché la Chiesa evangelica e quella anglicana ordinano donne, introducendo così un elemento fondamentale nel contesto del grande ecumenismo. E tuttavia questo non è un motivo per uniformare le diverse tradizioni”. I dubbiosi son serviti: solo motivazioni d'ordine pratico, alla base dell'apertura al sacerdozio femminile, ch'è visto come la via del progresso per una Chiesa arretrata, motivazioni di falso dialogo ecumenico, di opportunità pastorale, ma neppur un tentativo di serio, benché fugace, approccio teologico: ché non può considerarsi un'argomentazione teologicamente seria l'individuazione nel sacerdozio femminile d'un elemento fondamentale del “grande ecumenismo”, e ciò dopo aver riconosciuto ch'esso creerebbe problemi con le Chiese Ortodosse, le quali, in tal modo, vengon con poche battute alla tastiera del PC degradate nella scala dei rapporti ecumenici al rango di oscurantiste Chiese più sorellastre che sorelle [vedi]. E, chi lo sa, fors'è proprio questa la disastrata scuola di pensiero, non cattolico, alla quale ha attinto le sue ereticali dichiarazioni l'Arcivescovo di Lisbona.

2008-2009: molti anni dopo la pubblicazione del CCC e del chiarimento al dubium da parte della CDF, Martini dimostra, con parole che s'abbatton come picconate mal celate da una pennellata di melliflua cautela, di non aver voluto prender atto della definitività della dottrina esposta nell'uno e assai più categoricamente nell'altro, non potendoglisi certo attribuir l'ignoranza di pronunciamenti di tal portata.

La porta sbarrata da Giovanni Paolo II viene rispalancata dall'improntitudine dei ribelli da due Principi della Chiesa. E' legittimo, allora chiedersi e chieder a mons. Aranci: guardando alle date, (recenti pronunciamenti della Chiesa 1994-1995; esternazioni di Martini 2008-2009 e di Policarpo 2011), il lettore meno attrezzato di Toscana Oggi non correrà il pericolo di piombar in una dilaniante confusione? La Sede Apostolica, potrà domandarsi cotesto lettore, ha modificato la tradizionale posizione in merito se il conferimento del sacerdozio ministeriale istituito da Cristo gli vien presentato da un osannato cardinale di Santa Romana Chiesa, su segnalazione di un'assai seguita rubrica dello stesso settimanale, e da un noto Patriarca sulla stampa internazionale, come una prassi che, in quanto tale, non va accettata docilmente come Verità? Una prassi, per di più, di competenza della “gente”, neanche dei vertici della Chiesa docente, quasi a significar che dal gregge debba provenir l'imput per rivolgimenti che prima o poi fiaccheran la resistenza di chi questo gregge è stato chiamato a custodir e guidar al pascolo ubertoso con l'assistenza dello Spirito Santo.

Il messaggio martiniano e della sua funesta scuola, agli occhi di chi voglia vedere, emerge come l'alta vetta d'un iceberg in sussultorio sommovimento: la gente si svegli, acquisti coscienza delle pari opportunità che non posson restar ghettizzate in ambito socio-politico-economico, spazzi via questa prassi perdurante a cagione dell'immaturità diffusa ch'è la linfa del maschilismo d'una sorda “casta” sacerdotale imperante da due millenni e crei, finalmente, una Chiesa che sia una federazione di autonome, autocefale “comunità di base”, in cui non ci sia più posto pel Sacro Ministero come sin ad oggi inteso alla sequela di Cristo.

Mentre gli spinosi casi Policarpo e Martini vann'affidati necessariamente alla CDF ed a Nostro Signore, a Mons. Aranci mi permetto di rivolger una pressante, filiale preghiera: Padre, chiami sempre, e nel modo più comprensibile possibile, luce la tenebra e tenebra la luce: non soltanto il Sacramento dell'Ordine conferito alle donne, ma pure la riproposizione della facoltà del suo conferimento, da qualunque parte venga avanzata, è un vulnus alla divina costituzione della Chiesa e, di conseguenza, un delitto da sanzionar con le pene previste dal Codice di Diritto Canonico. Se la teologia è ancella della Verità, anche l'insegnamento nelle scuole d'ogni ordine e grado e l'attività catechetica dalla Verità devon partire ed alla Verità devon tornare. E chi ha il dovere di guidare guidi, prendendo a modello il Buon Pastore, il quale ha promesso che le forze del male non prevarranno.

NB. I grassetti son dell'autore.
Dante Pastorelli
8 Agosto 2011
___________________
[Fonte: Coordinamento Toscano Benedetto XVI]

4 commenti:

Anonimo ha detto...

La ringrazio Dott. Pastorelli per l'interessantissimo articolo. Ritengo, a mio modesto parere, che non vi sia contesto migliore per il noto detto "non c'è nessuno più sordo di chi non vuol sentire".

stendec

mic ha detto...

Riporto anche qui alcune osservazioni riferite alle esternazioni del card. Policarpo che valgono anche per quelle di mons. Aranci:

In realtà il cardinale mostra una grande noncuranza sui fondamentali della nostra Fede. Possibile che egli non conosca il perché di QUELLA Tradizione che risale al Signore Gesù Cristo? E forse è insita nella natura dell'uomo e riguarda i ruoli dei due diversi generi che Dio ha creato che sono 'scritti' nella loro stessa natura, anche se oggi si cerca di far passare come 'normale' qualunque 'deviazione' che normale non è.

"Se la risposta alla vocazione è, per ognuno, la concreta risposta dell'amore divino e possiede un senso sacrificale, nella prospettiva del sacrificio di Cristo, la risposta alla vocazione sacerdotale immerge l'uomo nel momento sorgivo della grazia, rendendolo cooperatore speciale del Redentore, chiamato a conformarsi a Cristo nell'atto stesso del sacrificio redentivo." (cito p. Zangheratti FI)

Ovvio che anche le donne sono chiamate a 'configurarsi' a Cristo, ma in base alla loro natura: Gratia non destruit sed perficit naturam.

Ebbene, la maschilità di Gesù, del Verbo fatto Uomo, è dato biblico: Gesù è il nuovo Adamo, il Nuovo Mosè, il Nuovo Davide, lo Sposo, che per forza di cose dice relazione alla Sposa, il vero Agnello pasquale, che doveva essere maschio, ecc. Ma anche nelle civiltà non inquinate come la nostra, dalla quale il sacrificio di Cristo è scomparso perfino dal culto che è ius divinum di Dio, prima che Opera Redentiva nei nostri confronti, si trova conferma della sacrificalità della vocazione maschile.

Normalmente pensiamo alla madre che, nel prendersi cura, si sacrifica per la famiglia e dovrebbe farlo anche come atto di sottomissione, che non significa inferiorità: il senso vero è che "ciò che sta sotto sorregge" (le donne nell'Ordo Antiquior sono 'velate' perché rappresentano la natura 'sottomessa al Creatore). Teniamo ben presente che il sacrificio della madre tocca la singola persona prima che la famiglia nel suo insieme, ed è consumato nella intimità della relazione personale, mentre quello dell'uomo è il sacrificio "pubblico", a favore della comunità in quanto tale.

Certo il fatto che oggi la donna sta dimostrando di essere in grado di svolgere nella società molti ruoli normalmente propri dell'uomo, può ingenerare confusione o perplessità. Ma nella rispettiva natura i 'generi' conservano pur sempre una identità fontale che nessun ruolo sociale può cambiare. Infatti la donna, nello svolgimento dei suoi ruoli sociali, esprime la peculiarità del suo essere-donna.

Quel che fa più impressione è vedere una donna-militare imbracciare le armi: una grande contraddizione che colei che è chiamata a dare e custodire la vita si addestri a distruggerla come 'mestiere'... non scendo in altri dettagli, ma mi sembra che anche questo faccia parte della grande confusione che siamo chiamati a vivere.

mic ha detto...

confusione, piuttosto, che siamo costretti a vivere e chiamati a chiarire...

purtroppo si è persa la consapevolezza che i ruoli dei generi maschile e femminile hanno le loro sorgenti metafisiche ed oggi purtroppo la Metafisica è stata accantonata.

Maschio e femmina hanno una propria figura cosmica e metafisica, nella quale è inscritto il mistero della loro situazione religiosa, che corrisponde alla immagine originale ed a quella finale in Dio.

Il religioso comincia dove si smette di ostinarsi in impressioni soggettive ed arbitrarie.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ringrazio MIC per aver ripreso questo mio intervento dal sito del COORDINAMENTO TOSCANO BENEDETTO XVI, un'associazione che mantiene i collegamenti tra la maggior parte dei gruppi impegnati nella promozione della liturgia latino-gregoriana della Toscana.
Meritano davvero un plauso i giovani che ne sono a capo e quelli che li aiutano in un lavoro non semplice. I giovani, già: come ho detto altre volte, gli anziani quali più quali meno in disarmo per motivi anagrafici o di salute, a questi ragazzi generosi han passato il testimone. I frutti ch'io vedo son copiosi.