Diane Montagna su Substack, intervista Sabatina James, convertita cattolica di origine musulmana che vive in esilio negli Stati Uniti d’America, che denuncia: «Se il Vicario di Cristo non denuncia la persecuzione dei Cristiani, chi altro può farlo?». Avvertimenti non nuovi. Precedenti qui - qui
Convertita perseguitata avverte: il silenzio del Vaticano sull’Islam sta portando l’Europa verso l’«autodistruzione»
Una convertita cattolica di origine musulmana che vive in esilio negli Stati Uniti d’America avverte che l’approccio del Vaticano all’Islam sta mettendo a rischio i Cristiani di tutto il mondo. Esorta inoltre Papa Leone XIV a intraprendere azioni più incisive contro la loro persecuzione.
Sabatina James, filantropa austriaco-pakistana e autrice del nuovo libro di memorie The Price of Love: The Fate of a Woman and a Warning to the West [Il prezzo dell’amore: il destino di una donna e un monito all’Occidente qui], è fuggita dalla Germania nel 2015 a causa delle continue minacce di morte per apostasia e delle sue critiche esplicite ai matrimoni forzati.
Nata in una famiglia musulmana devota in Pakistan, dopo essersi trasferita in Austria con la sua famiglia, si è convertita dall’Islam al Cattolicesimo e ha dedicato la sua vita a liberare gli schiavi cristiani, proteggere gli orfani e salvare donne e ragazze dai matrimoni forzati e dalla violenza basata sull’onore.
In questa intervista approfondita, sostiene che i leader europei stanno guidando il continente verso l’«autodistruzione» e afferma che la Chiesa cattolica ha favorito questa traiettoria enfatizzando la «misericordia» verso i rifugiati, non affrontando le realtà dell’Islam e trascurando di predicare e sostenere la fede che ha plasmato la cultura europea. Avverte inoltre che lo stesso destino potrebbe toccare agli Stati Uniti d’America se i loro leader non prestassero attenzione a questi avvertimenti.
Agferma che accettare indiscriminatamente i musulmani ignorando la violenza dell'Islam è «indifendibile». «È urgentemente necessaria una correzione pubblica di questi atteggiamenti fuorvianti, e deve venire dalla Chiesa cattolica». Non farlo, dice, rende i suoi pastori «complici della violenza islamista».
Ricordando le scuse di Papa Benedetto XVI al mondo musulmano a seguito delle reazioni negative al suo discorso di Ratisbona del 2006, sostiene che papa Francesco «ha sacrificato i perseguitati sull’altare del dialogo interreligioso» e che Papa Leone XIV, nei primi mesi del suo Pontificato, ha di fatto sottinteso che il mondo cristiano dovrebbe «accettare o ignorare gli abusi» perpetrati dagli islamisti in tutta Europa.
«Se il Vicario di Cristo non denuncia la persecuzione dei Cristiani, chi altro può farlo?», chiede, invitando Papa Leone XIV a farsi avanti per sostenere e difendere i perseguitati.
In questa intervista, Sabatina James discute anche alcuni dei casi più drammatici che la sua fondazione caritatevole ha incontrato in paesi come il Pakistan, la sua prospettiva sulla persecuzione dei Cristiani in Nigeria – dove l’esercito statunitense, la notte di Natale, ha compiuto attacchi letali contro i terroristi dell’ISIS – e perché ha inviato copie del suo nuovo libro di memorie a tutti i Vescovi degli Stati Uniti d’America.
Ecco la mia intervista a Sabatina James, nella festa di Santo Stefano, protomartire.
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Diane Montagna: Nel suo nuovo libro, The Price of Love [Il prezzo dell’amore], lei descrive la sua vita negli Stati Uniti d’America come una vita da «esiliata». Cosa l’ha spinta a fuggire dall’Europa, e più specificamente dalla Germania?
Sabatina James: Sono fuggita dall’Islam in Germania. L’immigrazione permanente e incontrollata di milioni di persone provenienti dai paesi islamici, tra cui un numero incalcolabile di musulmani inclini alla violenza, unita alle notizie quasi quotidiane di stupri e omicidi riportate dai media, rappresenta un grave aumento dei rischi per la sicurezza degli Europei. Nel mio caso, l’escalation ha aggravato le minacce di morte pubbliche che ricevevo da vari musulmani sia online che per strada. Mentre i salafiti e i sostenitori di Hamas possono camminare liberamente per le strade di Londra, Berlino e Vienna, io – una persona che si è integrata nella società e ha difeso le libertà europee – sono stata costretta a fuggire.
Il tedesco card. Gerhard Ludwig Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, ha recentemente affermato che «tra venti o trent’anni l’Islam potrebbe diventare la religione dominante» in Germania. L’Europa sta commettendo suicidio?
L’Europa sta attraversando un processo di autodistruzione intenzionale. I suoi leader politici hanno segnato il destino del continente attraverso una migrazione di massa incontrollata, scegliendo deliberatamente di sostituire le generazioni future con i musulmani. La Chiesa li ha aiutati in questo intento parlando di «misericordia» verso i rifugiati, mentre la giustizia per gli Europei è stata messa da parte. E forse la campana non avrebbe suonato con tanta definitività, se l’Europa avesse mantenuto salda la sua antica fede. Eppure, al posto della religione, ogni persona determina la propria moralità e la propria verità soggettiva. Il Cristianesimo è considerato superfluo per la vera etica e i diritti umani.
Si potrebbe persino sostenere che l’élite europea – nella politica, nei media e oltre – stia incessantemente spingendo e manipolando la popolazione verso la resa, persino l’autoannullamento, scatenando così la feroce reazione di un populismo in ascesa che essa stessa ha provocato. Deve spiegare il motivo di tale follia. Un economista tedesco ha osservato una volta sulle politiche migratorie inspiegabilmente distruttive di Angela Merkel, ex Cancelliere federale della Repubblica Federale di Germania: «O ha perso la testa, o persegue un programma nascosto a noi sconosciuto». A ciò si aggiunge la tendenza della cosiddetta élite a conversare principalmente tra i propri simili, isolata dalle preoccupazioni e dalle riflessioni dei cittadini comuni, un distacco che serve a rafforzare il loro dominio unilaterale.
Wolfgang Kubicki, ex Vicepresidente liberale del Bundestag tedesco e autore del libro Meinungsunfreiheit [Libertà di opinione], ha osservato che mentre un tempo le persone scambiavano argomenti per trovare la verità, ora screditano chi espone argomenti in modo che nessuno debba affrontare gli argomenti stessi. Questa tattica è stata giustamente condannata da James David Vance, Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, nel suo memorabile discorso in Europa. E questo era proprio il punto dell’avvertimento recente di Donald John Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America: guardate la Germania, guardate cosa hanno fatto lì e rendetevi conto di cosa ci aspetta se non cambiamo rotta, indipendentemente dal fatto che si sia d’accordo o meno con ogni passo che ha compiuto.
Cosa insegna l’Islam sui Cristiani?
Il Corano (Sura 98:6) descrive i cristiani e gli altri non credenti come «le peggiori creature». Insegna inoltre che i musulmani devoti devono combattere i Cristiani fino a quando questi non si sottomettono, semplicemente perché non credono in Allah e nel suo messaggero. Questo messaggio è espresso in modo particolarmente chiaro nella Sura 9, che contiene alcune delle ultime istruzioni di Maometto ai suoi seguaci.
Ecco perché gruppi come l’ISIS e Al-Qaeda, che mirano a modellarsi rigorosamente sull’esempio di Maometto, trattano questi versetti come comandi diretti. Nell’insegnamento islamico tradizionale, la strategia gioca un ruolo chiave: quando i musulmani sono una minoranza, il loro approccio è spesso pacifico e cooperativo. Tuttavia, una volta raggiunto un potere sufficiente, la storia dimostra che i Cristiani e gli altri non musulmani hanno spesso subito una violenta sottomissione.
Questo modello spiega come il Medio Oriente, dove il Cristianesimo fiorì e rimase la religione dominante per quasi mille anni, sia diventato gradualmente prevalentemente musulmano. Spiega anche perché la Chiesa cattolica ha trascorso più di milletrecento anni difendendo attivamente le terre e le comunità cristiane dall’espansione islamica.
Passiamo ora alla posizione della Chiesa cattolica nei confronti dell’Islam oggi. Durante la sua prima conferenza stampa in volo, al ritorno dalla Turchia e dal Libano, Papa Leone XIV è stato chiesto da un giornalista francese se i Cattolici in Europa che credono che l’Islam sia una minaccia per l’identità cristiana dell’Occidente abbiano ragione, e cosa direbbe loro. Papa Leone XIV rispose che, sebbene in Europa esistano timori riguardo all’immigrazione, questi sono spesso alimentati da coloro che si oppongono all’immigrazione e cercano di escludere persone di paesi, religioni o razze diverse. Disse che la sua esperienza dimostrava che il dialogo, il rispetto e la convivenza pacifica, specialmente tra musulmani e Cristiani, non solo sono possibili, ma sono già una realtà¹. In qualità di convertita dall’Islam al Cattolicesimo, qual è la sua opinione sulle osservazioni di Papa Leone XIV?
È comprensibile che il Santo Padre non voglia criticare l’Islam durante la sua visita nel mondo musulmano. Dopo tutto, la Chiesa ha deposto le armi davanti all’Islam molto tempo fa. I membri della gerarchia ecclesiastica sono ben consapevoli che anche una lieve critica all’Islam può scatenare una tempesta, una lezione dolorosamente sottolineata dopo il discorso di Papa Benedetto XVI a Ratisbona nel 2006, in cui citò Manuele II Paleologo, Imperatore bizantino del XIV secolo, che criticava l’Islam dicendo: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava»
Il discorso di Ratisbona ha suscitato una delle reazioni globali più forti a un discorso papale moderno, spingendo il Vaticano a esprimere rammarico per l’offesa arrecata ai musulmani. Papa Benedetto XVI ha poi affermato di essere «profondamente dispiaciuto» per le reazioni, sottolineando che il testo medievale citato non rifletteva le sue opinioni e che il discorso era inteso a incoraggiare un dialogo rispettoso e sincero.
Sì, ma in tutto il mondo islamico sono scoppiati disordini; croci sono state bruciate, chiese sono state incendiate e sangue è stato versato in luoghi dove le parole di Papa Benedetto XVI non erano mai state ascoltate. Una suora anziana è stata assassinata in Somalia. Ciò che è seguito è stato rivelatore: invece di difendere le sue osservazioni, Papa Benedetto XVI, come lei nota, ha espresso il suo «profondo rammarico» per aver offeso la sensibilità dei musulmani e, nel giro di pochi mesi, si è ritrovato a pregare all’interno della Sultan Ahmet Camii (Moschea Blu) di Istanbul. Il messaggio, anche da parte di quel santo Papa, era inequivocabile: la Chiesa non aveva il coraggio di affrontare l’Islam.
Il successore di Papa Benedetto XVI ne ha preso atto. Papa Francesco non si è espresso contro la pena di morte per i Cristiani che abbandonano l’Islam per abbracciare il Cristianesimo in Iran o contro le leggi sulla blasfemia del Pakistan. Invece, ha sacrificato i perseguitati sull’altare del dialogo interreligioso. Ma nulla di tutto ciò altera la realtà sottostante della persecuzione dei Cristiani. È innegabile che i Cristiani siano attivamente perseguitati in nome della sharia islamica, anche se, presumibilmente, non tutti i musulmani la sostengono. Ma il fatto di non essere d’accordo con essa non cancella la realtà, né dà a nessuno il diritto di negare la persecuzione o di riconsiderarla come qualcosa di virtuoso.
Quando la conversione dall’Islam al Cristianesimo è punita con la prigione, la fustigazione o l’esecuzione, ci troviamo di fronte a un grave e assolutamente inaccettabile attacco al diritto umano all’autodeterminazione religiosa. Si tratta anche di un attacco diretto alla pacifica convivenza delle religioni, un attacco che gli stessi musulmani difficilmente tollererebbero se la situazione fosse invertita e i convertiti all’Islam in Occidente fossero imprigionati, frustati o uccisi.
E ci sono i reati paralleli: leggi sulla blasfemia, stupro senza punizione, disparità giuridica tra un uomo musulmano e una donna musulmana, e così via.
Quale linea di condotta dovrebbe sostenere la Chiesa cattolica, in particolare nei paesi occidentali?
Se gli islamisti insistono nel promuovere e applicare i dettami violenti della sharia, non è solo opportuno, ma imperativo opporsi apertamente, impedire il loro ingresso in Occidente e, se necessario, rimandarli indietro. Non farlo significa rendersi complici della violenza islamista, violenza diretta contro Cristiani, ebrei, atei e altri non musulmani. Tale complicità rende non solo nemici della fede cristiana, ma anche dei diritti umani fondamentali.
Una politica ingenua di accettazione indiscriminata dei musulmani in Occidente, chiudendo gli occhi davanti all’islamismo violento, è semplicemente indifendibile. È urgente una correzione pubblica di questi atteggiamenti fuorvianti, e deve venire dalla Chiesa cattolica, che Gesù Cristo ha istituito come luce per le nazioni.
Naturalmente, ci sono vittime musulmane della sharia, individui che, difendendo i diritti umani di altre fedi o parlando apertamente degli abusi della sharia, affrontano un pericolo reale di persecuzione islamista. Queste persone potrebbero davvero meritare rifugio in Occidente, soprattutto se rischiano nuove persecuzioni in altre parti del mondo islamico, anche se, paradossalmente, sono spesso proprio quelle che hanno meno possibilità di ottenere l’ingresso.
Tuttavia, l’affermazione che tutti i paesi islamici siano uniformemente così intolleranti da non poter ragionevolmente rimpatriare alcun musulmano in nessuno di essi è un insulto di profonda portata al mondo islamico e non può essere accettata. Dopo tutto, l’articolo 12 della Dichiarazione sui diritti umani nell’Islam – approvata all’unanimità da tutti i cinquantasette Stati membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica – garantisce ai musulmani il diritto di asilo in tutto il mondo islamico.
L’onere del cambiamento non ricade principalmente sul mondo cristiano, che non ha alcun obbligo di «imparare» ad accettare la violenza islamista. La responsabilità ricade sul mondo islamico, che deve affrontare ed eradicare tale violenza.
I viaggi del Papa nel mondo islamico per promuovere la coesistenza pacifica possono davvero essere un’impresa degna di nota, anche se la cautela diplomatica è preferibile al confronto diretto. Ma insinuare che il mondo cristiano debba accettare o ignorare gli abusi – come sembra aver fatto Papa Leone XIV nella conferenza stampa tenuta durante il volo – in modo che le violazioni dei diritti umani o gli atti di violenza islamici rimangano impuniti, è tutta un’altra cosa. Questo approccio non solo tradisce le vittime e favorisce i negazionisti, ma è anche in diretta opposizione alle Scritture, che nel Libro di Isaia 5,20 avvertono: «Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene».
Papa Benedetto XVI ha affermato nel 2007 che l’Occidente soffre di un «odio patologico verso se stesso», che l’Europa non è più in grado di percepire ciò che è «grande e puro» nella propria cultura e che non sopravvivrà senza abbracciare il proprio «patrimonio sacro»². Non è forse necessario, di fronte alla crescente influenza dell’Islam, che la Chiesa rivendichi con coraggio e determinazione la propria fede, la propria dottrina e il proprio patrimonio liturgico?
Se alla religione che ha dato origine all’Europa non viene concesso un ruolo nel plasmare il suo futuro, l’Islam riempirà inevitabilmente il vuoto che ne deriverà. La ricerca di un significato è senza tempo, ma ciò che è nuovo è la nostra mancanza di coraggio nel proclamare la verità: la verità sulla nostra fede, la verità sulla nostra storia e la verità sull’Islam.
Eppure la Santa Sede ha abbracciato la fraternità universale e il dialogo interreligioso, soprattutto sotto papa Francesco, che nel 2019 ha firmato il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune ad Abu Dhabi con Ahmad Al-Tayyeb, Grande Imam di Al-Azhar, che ha suscitato polemiche affermando che «il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina» [vedi e anche qui]. Come convertito dall’Islam al Cattolicesimo, come valuta questa affermazione?
Se la diversità di tutte le religioni è voluta da Dio, allora che senso ha convertirsi?
Quando gli assassini islamisti dicono alle nazioni occidentali: «Siamo tutti esseri umani e voi dovete accettarci», continuando però ad uccidere o incitando all’uccisione di coloro che abbandonano l’Islam, si tratta di un inganno, puro e semplice. Esigono l’accettazione dagli altri senza concederla loro né avere intenzione di farlo.
A questo proposito, Ahmad Al-Tayyeb ha ingannato papa Francesco insistendo per l’estensione dei diritti dei musulmani, mentre negava consapevolmente i diritti fondamentali ai cristiani.
La Bibbia dice nel Libro di Geremia 6,14 e 8,11: «dicendo: “Bene, bene!” ma bene non va». Se il Vicario di Cristo non denuncia la persecuzione dei Cristiani, chi altro può farlo?
Inoltre, che significato può avere un documento sulla «pace mondiale e la convivenza comune» se ignora la pena di morte prevista dall’Islam per l’apostasia e la persecuzione dei Cristiani? Un documento che non protegge i perseguitati è, in effetti, privo di significato.
Se Papa Leone XIV cambiasse rotta ora, non rischierebbe di provocare una sorta di guerra santa, cioè una reazione molto più feroce di quella che seguì il discorso di Ratisbona?
Stiamo già assistendo a una guerra contro il Cristianesimo sotto forma di persecuzione diffusa dei Cristiani. Allo stesso tempo, sta emergendo un conflitto più ampio contro l’Occidente attraverso la graduale invasione della sharia, che sta entrando nelle società tradizionalmente cristiane sotto la pressione di accettare un’islamizzazione senza restrizioni – sia attraverso la migrazione di massa che attraverso l’applicazione sempre più estesa delle norme basate sulla sharia – spesso senza un’adeguata considerazione delle legittime preoccupazioni in materia di sicurezza. Ciò rappresenta una grave ingiustizia nei confronti del Cristianesimo. Inoltre, se il mondo cristiano è indebolito perché la sua sicurezza non è più protetta, chi sarà allora in grado di difendere i Cristiani perseguitati che vivono nel mondo islamico?
Il suo nuovo libro, The Price of Love [Il prezzo dell’amore], è stato inviato a tutti i Vescovi degli Stati Uniti d’America. Perché era importante per lei?
Il silenzio dei Vescovi nei paesi occidentali è assordante. Anni fa ho contattato i Vescovi tedeschi con una richiesta diretta: incontrerete i Cristiani perseguitati? Non in Afghanistan o in Nigeria, ma proprio nelle Diocesi che questi Vescovi avevano giurato di guidare. Nessuno di loro era disposto a farlo. Almeno due di loro hanno risposto con una lettera gentile. Non si vuole credere che i Vescovi stiano deliberatamente lavorando contro il Cristianesimo e contribuendo volontariamente alla sua distruzione. Si spera piuttosto che siano insufficientemente informati e che le loro buone intenzioni vengano sfruttate. La mia intenzione, con l’aiuto della grazia di Dio, è quella di aiutarli a capire cosa sta realmente accadendo nella battaglia contro il Cristianesimo e quanto sia necessario e urgente per loro difendere la fede.
La sua organizzazione benefica, Sabatina-Friends of the Passion, aiuta donne come te che sono fuggite da matrimoni forzati, ma aiuta anche schiavi cristiani in Pakistan e Cristiani perseguitati in Nigeria. Puoi raccontarmi alcuni dei casi più drammatici?
In Pakistan una donna cristiana incinta è stata bruciata viva con il bambino nel grembo, dopo essere stata accusata di blasfemia. Tutti i suoi altri figli sono rimasti orfani perché anche il padre è stato bruciato vivo.
In altri casi, bambine cristiane vengono rapite e convertite con la forza all’Islam. Conosco un caso in cui i genitori hanno lottato per riavere la loro bambina. Sono andati in tribunale in cerca di giustizia, ma i tribunali statali, invocando la sharia islamica, hanno dichiarato che il rapimento violento, la prigionia e lo stupro brutale e incessante della bambina cristiana minorenne, e il suo protrarsi, erano legali. Ciò rivela un profondo grado di razzismo, sessismo e immoralità, smascherando come ipocriti tutti coloro che affermano di difendere i diritti umani ma non contestano tali sentenze basate sulla sharia.
E qual è la sua opinione sulla persecuzione attualmente in corso in Nigeria?
In Nigeria non ci sono «conflitti interreligiosi» come alcuni media affermano falsamente, ma piuttosto una persecuzione estremamente brutale dei Cristiani, con decine di migliaia di persone costantemente uccise. In totale, le vittime devono essere quasi centomila.
Si tratta di una persecuzione dei Cristiani, poiché è iniziata con l’introduzione della legge della sharia negli Stati federali settentrionali – in contrasto con la Costituzione – ed è applicata con il sostegno delle milizie islamiche, che compiono attacchi mirati principalmente contro chiese, pastori e sacerdoti.
Se la morte di ottomila uomini musulmani in Bosnia ed Erzegovina è stata ufficialmente riconosciuta come genocidio dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, con conseguente ricerca, arresto e condanna all’ergastolo del capo di Stato e del capo militare, mentre l’uccisione di centomila Cristiani neri non è stata riconosciuta come genocidio, non è stata portata davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia e i responsabili non vengono né ricercati né arrestati, allora non c’è da stupirsi che i Cristiani neri definiscano questo atteggiamento razzista. Nella peggiore delle ipotesi, si tratta di una forma di razzismo di cui le Chiese sono complici, fintanto che rimangono in silenzio a nome delle vittime.
I Vescovi cattolici in Nigeria hanno coraggiosamente difeso il loro popolo facendo sentire la loro voce, ma troppo spesso le loro parole cadono nel vuoto e incontrano l’inerzia e l’indifferenza. Sarebbe auspicabile che la Santa Sede – e il Papa – prestassero la stessa attenzione ai nostri fratelli e sorelle perseguitati che hanno prestato, nell’ultimo decennio, al cambiamento climatico.
Quale messaggio credete che i Cristiani perseguitati sperino di sentire da Papa Leone XIV?
Oggi, oltre duecento milioni di Cristiani subiscono persecuzioni, una situazione peggiore di quella durante il regno dell’Imperatore Nerone. Immaginate se San Pietro apostolo parlasse dei conflitti globali ma rimanesse in silenzio sulle sofferenze di coloro che soffrono per Gesù, o sull’ascesa quotidiana dell’Islam radicale che miete le vite dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Quando Papa Leone XIV si è concentrato su Gaza e sull’Ucraina nel suo primo discorso al mondo senza menzionare i Cristiani perseguitati, sono rimasta profondamente delusa.
Le parole del Santo Padre potrebbero risuonare nei Cristiani occidentali, che vivono in condizioni di relativo benessere e non hanno mai dovuto difendere la fede, né opporsi apertamente all’uccisione di Cristo in Africa o alla sua prigionia in Pakistan (Matteo 25,36). Ma per quelli di noi che hanno rinunciato a tutto per Cristo, che hanno perso la casa, la famiglia e il Paese, e sono condannati a morte, parlare di «sinodalità» e discussioni simili sembra poco più che rumore di fondo.
Ringrazio il Santo Padre per aver menzionato i Cristiani perseguitati nel suo Angelus di oggi. Ma il Papa può e deve fare molto di più per i nostri fratelli e sorelle in Cristo perseguitati. Esistono, e le loro sofferenze gridano al cielo, facendo eco alle ferite di Cristo stesso. Chiedo al Santo Padre di proclamare con coraggio dalla Basilica di San Pietro in Vaticano che il loro dolore è profondamente importante per la Chiesa; di esortare i sacerdoti, dopo ogni Santa Messa, non solo a recitare la Preghiera a San Michele Arcangelo, ma anche a offrire una fervida preghiera per i perseguitati; e di invitare i Vescovi di tutto il mondo a riconoscere la loro situazione e a organizzare aiuti urgenti. Nel dialogo interreligioso, con coraggio fraterno, deve insistere sulla vera giustizia: le stesse libertà di cui godono i musulmani nelle terre cristiane devono essere garantite ai Cristiani nelle nazioni musulmane.
Questo è un dovere sacro.
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1. «Tutte le conversazioni che ho avuto durante il mio viaggio, sia in Turchia che in Libano, incluse quelle con molti musulmani, si sono concentrate precisamente sul tema della pace e del rispetto per le persone di diverse religioni. So, infatti, che non è sempre stato così. So che in Europa ci sono spesso paure, molte volte generate da persone contrarie all’immigrazione e che cercano di escludere persone che potrebbero provenire da un altro paese, un’altra religione, un’altra etnia. E in questo senso direi che tutti noi dobbiamo lavorare insieme. Uno dei valori di questo viaggio è proprio portare l’attenzione del mondo sul fatto che il dialogo e l’amicizia tra musulmani e cristiani siano possibili. Penso che una delle grandi lezioni che il Libano può insegnare al mondo sia proprio quella di mostrare una terra dove Islam e Cristianesimo sono entrambi presenti e rispettati, e che ci sia la possibilità di vivere insieme, di essere amici. Le storie, i racconti e i testimoni che abbiamo ascoltato anche negli ultimi due giorni parlano di persone che si aiutano a vicenda, cristiani con musulmani. Entrambi avevano visto i loro villaggi distrutti, per esempio, ma dicevano che possiamo unirci e lavorare insieme. Penso che queste siano lezioni che sarebbe importante ascoltare anche in Europa o in Nord America. Forse dovremmo avere meno paura e cercare modi per promuovere un autentico dialogo e rispetto». Viaggio apostolico in Turchia e Libano: conferenza stampa durante il volo di ritorno a Roma, 2 dicembre 2025
2. Benedetto XVI e Marcello Pera, Senza radici: Europa, il relativismo, Cristianesimo, Islam, pagina 78 (Kindle).

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Fonte La Verità
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