Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 8 marzo 2026

8 marzo: La "follia" di San Giovanni di Dio, il malato più importante della cura

8 marzo: La "follia" di San Giovanni di Dio, il malato più importante della cura

L'8 marzo è il giorno in cui la Chiesa ricorda la figura di San Giovanni di Dio, fondatore dei Fatebenefratelli. La sua storia singolare - fu creduto "pazzo" e gettato in un manicomio - gli consentì di rivoluzionare il modo di curare i malati, aprendo la sanità al futuro.

Oggi, dice un religioso dell'Istituto, servirebbe un 'folle' come lui per difendere la dignità dei malati, spesso in secondo piano rispetto ai costi di gestione

A gennaio del 1537 arrivò a Granada il B. Giovanni d’Avila (10 mag.) per predicare nel giorno della festa di S. Sebastiano (20 gen.).

Giovanni andò ad ascoltarlo e quando il predicatore cominciò a parlare della gioia che provano coloro che soffrono per Cristo e delle ricompense che spettano loro, cominciò a gridare e a battersi il petto chiedendo pietà. Poi, come se fosse completamente uscito di senno, cominciò a correre per le strade strappandosi i capelli e comportandosi in modo così selvaggio che la folla iniziò a colpirlo con bastoni e pietre. Quando rincasò era ridotto in uno stato pietoso.

A quel punto abbandonò le sue cose e riprese a vagare per le strade senza meta, finché alcune persone impietosite, lo presero e lo condussero da Giovanni d’Avila, che promise a Giovanni di Dio di fargli da guida spirituale. Per un certo periodo Giovanni rimase tranquillo, ma ben presto ricominciò con le sue stranezze e venne condotto in un manicomio in cui, secondo le usanze del tempo, fu soggetto per mesi a flagellazioni e periodi di isolamento, Giovanni d’Avila venne informato di ciò e decise di andarlo a trovare; gli disse che quelle stupide sofferenze non servivano a niente e che era giunta l’ora di fare qualcosa di più utile. Con grande meraviglia di chi assistette alla scena, Giovanni uscì immediatamente dal suo stato di demenza e si mise a servire quelli che fino a pochi minuti prima erano stati i suoi compagni di sventura; sapeva ormai come non si dovevano trattare i pazzi e andò anche ad aiutare i malati di altri ospedali.

Giovanni d’Avila gli suggerì di fare un pellegrinaggio penitenziale alla Madonna di Guadalupe per ricevere consiglio. Giovanni di Dio ebbe una visione e vide Gesù Bambino con la Madonna che gli porgeva alcuni vestiti coi quali avrebbe dovuto vestire il bambino. L’uomo capì che il suo compito sarebbe stato quello di vestire il Cristo nudo, di nutrire il Cristo affamato, di prestare soccorso al Cristo bisognoso.

Quando Giovanni rincasava si metteva a preparare le verdure per il giorno successivo e quando aveva finito cominciava a pregare, risparmiandosi solo un’ora di sonno a notte; il suo giaciglio era composto da un materasso appoggiato sul pavimento e da un sasso che gli faceva da cuscino. Un giorno, mentre pregava di fronte a un crocifisso, sentì un’altra volta la presenza di Maria, che gli si presentò con la corona di spine di Gesù e gli disse:
«E con le spine, con il lavoro e la sofferenza che devi conquistare la corona che mio figlio ha preparato per te».
Più tardi, uscendo dalla chiesa, vide un cartello davanti a un edificio: “casa da affittare per alloggiarvi i poveri”. La prese immediatamente, senza sapere ancora come avrebbe fatto a pagare l’affitto. Era il 1538, Giovanni aveva quarantatre anni e aveva appena fondato il suo primo ospedale; molti si sarebbero meravigliati di come lo avrebbe organizzato. In un modo o nell’altro riuscì a comprare quarantasei letti, materassi e cuscini e in pochissimo tempo furono tutti occupati. Nella casa regnava un’armonia perfetta e, cosa per quei tempi alquanto rara, ogni ospite aveva il suo letto. I malati contagiosi venivano curati in stanze riservate, le corsie venivano aerate regolarmente, tutto era pulito alla perfezione e i pasti venivano serviti puntualmente e a intervalli regolari.

Le donne a fianco di Giovanni di Dio
Molte furono le donne, anche della nobiltà spagnola del tempo, che sostennero Giovanni di Dio. Un aspetto che ben si collega alla festa dell’8 marzo.

“Le donne che assistono i malati sono l'esempio del cuore di Dio, di un Padre che ama come una mamma”

Anche oggi tra i Fatebenefratelli “la maggior parte dei collaboratori sono donne – medici, infermiere, assistenti”, spiega fra Massimo Villa, superiore della Provincia Lombardo-veneta della Congregazione. “Su loro – afferma – contiamo molto perché sanno stare accanto a chi soffre con attenzione e dolcezza tutta femminile . Come dico spesso anche a loro, danno portare ai malati il cuore di Dio, di un Padre che ama come una mamma".

L’aiuto alle donne sfruttate
Fra Massimo ricorda anche come il loro fondatore avesse a cuore la condizione femminile, specie se fruttata. “Ogni venerdì – ricorda – dopo aver contemplato la Passione del Signore, con il crocifisso in mano andava a riscattare le prostitute nei postriboli e le aiutava a trovare un lavoro e così anche la loro dignità”. Un uomo anticonvenzionale, come tutti i Santi, la cui “pazzia” contribuì a far nascere la moderna idea dell’ospedale di ispirazione cristiana, che guarda all’uomo prima che al sistema.

La “follia” di cambiare il sistema
“Credo che oggi, in tutto il mondo della sanità ci vorrebbe di nuovo un folle che abbia il coraggio di smantellare l’attuale struttura che per molti versi, non solo nel privato ma anche nel pubblico, è centrata sul profit, sull’economia, per rimettere al centro del sistema la persona. E penso che noi, come Fatebenefratelli, conserviamo quel pizzico di follia del fondatore, che ci permette di curare i malati con quel cuore rimanendo in un settore economicamente non facile da sostenere”.
Alessandro De Carolis

PREGHIERA A SAN GIOVANNI DI DIO
Ai vostri piedi prostrato, o gran padre degli infermi,
vengo oggi per impetrare da voi che siete
dispensatore di celesti tesori,
la grazia della cristiana rassegnazione,
e la guarigione dei mali
che travagliano il corpo e l'anima mia.
O medico celeste, deh! non sdegnate di venire in mio soccorso,
ricordandovi i prodigi di carità operati
nei giorni della vostra mortale
carriera a beneficio dell'umanità sofferente.
Siate voi il balsamo salutare che lenisca i dolori del corpo:
voi il freno potente che trattenga l'anima da fatali traviamenti:
voi il conforto, la luce, la guida nell'aspro sentiero
che porta alla salute eterna.
Soprattutto, o padre mio amorosissimo, ottenetemi la grazia
di un sincero pentimento dei miei peccati, affinchè possa,
quando a Dio piacerà, venire a benedirvi e ringraziarvi

1 commento:

Anonimo ha detto...

L ' 8 marzo 1917 è anche la "giornata della donna" ma soprattutto è il giorno nel quale crollò il regime zarista in Russia. Di fronte alle manifestazioni di piazza e agli ammutinamenti della guarnigione di san PIetroburgo, lo zar dovette abdicare. Il fratello, il granduca Nicola non volle farsi incoronare (più tardi fu assassinato dai bolscevichi assieme al suo segretario inglese, con il classico colpo alla nuca). Comnciò così una stentata vita "democratica", il Paese era in preda alla fame, alla crisi dei trasporti, alla guerra che continuava e soprattutto al caos e ad una anarchia sanguinosa: saltò tutto, nessuno riusciva più a comandare. In questo clima di acuto disordine civile e morale, i bolscevichi erano nel loro elemento, lo era soprattutto Lenin, ferreamente convinto della necessità di conquistare il potere. Cosa che fece il 7 novembre del 1917 (25 ottobre col vecchio calendario) con il noto colpo di Stato attuato da reparti militari (di marinai e di fanteria da caserma) sedotti dalle parole d'ordine dei bolscevichi: fine della guerra subito, la terra ai contadini, etc.