lunedì 25 aprile 2011

Una Chiesa 'affaticata' o 'disorientata'?

Stralcio e commento la conclusione dell'articolo di Enzo Bianchi, apparso sull'ultimo numero di Jesus, che per correttezza rendo disponibile nel testo integrale. E' una delle voci più sentite in ogni ambito della nostra Chiesa ed allora forse è bene che anch'esse sentano noi, anche se appare evidente che ci vorrebbero silenziare, dandoci dei faziosi e attribuendo a noi, che osiamo mettere in risalto le 'discontinuità' e le aberrazioni - nel senso di sviamenti - presenti nei documenti del Concilio e conseguenti applicazioni, la responsabilità dell'affaticamento della Chiesa, che appare anche il loro.


Conosciamo ormai tutti bene e a memoria questo elenco che dice la realtà del clima attuale, dell’aria che si respira. Credo però che occorra riconoscere che anche aspetti di vita interna della chiesa contribuiscono ad affaticarci. Quando penso allo sforzo che la mia generazione ha fatto in obbedienza alla chiesa per un rinnovamento attraverso il concilio, e poi constato che oggi nella chiesa molti lavorano contro il Vaticano II, criticandolo e prendendone le distanze, operano contro l’ecumenismo e la riforma liturgica, allora osservo che in molti altri si fa largo un sentimento di confusione. Alcuni dicono con molto rispetto: “Non capisco più!”, altri finiscono per soffrire fino alla frustrazione...
Notiamo come il problema non è individuato nelle cause della crisi e quindi nella loro ricerca, posto che è evidente che si è costretti a riconoscere che la cosiddetta "nuova Pentecoste" non ha funzionato; ma nel clima indotto nella vita interna della Chiesa che deriverebbe da chi si ostina a "lavorare contro il Vaticano II", come se il Vaticano II fosse ancora la soluzione e non la radice di ogni problema e come se la panacea di ogni male sia la sua applicazione secondo la vulgata corrente non il ripristino delle verità tradite e oscurate. Se c'è chi non capisce e soffre fino alla frustrazione non è certo chi è portato in auge dalla cultura egemone, che comunque non si mette assolutamente in causa, anzi si autoesalta insieme al mantra ormai consolidato della indiscutibilità del Concilio assurto a nuovo super-dogma.
Tanta fatica per cambiare, quasi cinquant’anni fa – uno sforzo compiuto con entusiasmo ma a volte anche a prezzo di sofferenza e sottomettendo le nostre nostalgie personali al bene della vita ecclesiale – secondo le indicazioni del concilio e del papa: e oggi? Perché ci sono presenze nella chiesa che vorrebbero spingerci a essere con il papa contro i vescovi oppure con i vescovi contro il papa, persino quando si tratta di celebrare l’eucaristia, luogo per eccellenza della comunione ecclesiale? Si dice che il cammino ecumenico è irreversibile, ma poi vediamo che molti vorrebbero correggere la sua comprensione consegnataci dal Vaticano II. Papi e vescovi ci hanno insegnato che il vero ecumenismo non significava ritorno alla chiesa cattolica, bensì cammino verso un’unità che i cattolici confessano essere un principio già presente nella loro chiesa, ma che deve essere ancora completata, in quanto mai piena nelle diverse forme e convergenze. Abbiamo forse avuto vescovi e papi come “cattivi maestri”? E i “gesti” così eloquenti compiuti dagli ultimi papi erano forse temerari, favole da non prendere sul serio?
Con quale ardire si afferma che problema sono le "presenze nella chiesa che vorrebbero spingerci a essere con il papa contro i vescovi oppure con i vescovi contro il papa, persino quando si tratta di celebrare l’eucaristia"? ...Strano che di queste presenze venga visto soltanto l'effetto di divisione che è dolorosamente constatato e non certo determinato da chi non ha chiesto l'abolizione della messa Riformata, ma pretenderebbe il riconoscimento di un diritto paritario peraltro già sancito dal Papa o anche non vedere più gli abusi liturgici che sembrano diventati la norma. Si ignora o si finge di ignorare che esiste un motu proprio del Papa che esprime il suo autorevole e provvido pensiero. Ci vuol tanto a riflettere che se l'applicazione di questo diritto riconosciuto e sancito sta imponendo di essere con il papa contro i vescovi oppure con i Vescovi contro il Papa (magari scritto maiuscolo!), significa che è di nuovo e sempre Cristo Signore la pietra di scandalo perché, se con il provvedimento il Papa si mette contro (non è un po' forte ?) i vescovi, vuol dire che i Vescovi non sono in questo in comunione col Papa e sono già, da parte loro, lontani da un habitus di accoglienza e di comprensione, esercitate soltanto nei confronti dei 'diversamente-credenti'. Non sarà che temono che l'Antico Rito alla fine possa sottrarre alle loro esangui chiese i pochi fedeli rimasti?

Se davvero si parla di "vero ecumenismo come cammino di unità da perseguire da completare in quanto mai piena nelle diverse forme e convergenze", non è che si possa pensare che l'unità si compone magicamente per effetto di una impossibile "communicatio in sacris" con chi ha abolito qualcosa dalla dottrina di sempre. Si tratta di indebita inclusività [vedi], che non crea unità ma confusione. E come mai dialogo e comunione sono possibili con chiunque e non con i veri cattolici? Forse perché i cattolici vivono e difendono la 'Verità tutta intera', quella che è stata oscurata e scempiata dalle cosiddette diverse forme e convergenze: pensiamo per esempio ad un certo movimento che sta invadendo tutte le diocesi e alle molteplici commistioni con ogni genere proprio a causa delle "diverse forme e convergenze". Il vero punto di convergenza è in Cristo Signore: stat Crux dum volvitur orbis! non nella Sua tunica lacerata che ognuno tira dalla sua parte. Dell'Opera di Cristo si elude l'aspetto espiativo, del Sacrificio calandosi nella "orizzontalità" del pensiero umano cangiante e inaffidabile, che procura le vertigini facendo perdere l'orientamento e ci si incontra intorno ad una mensa che non è un'altare, in una convivialità che non è l'Offerta portata a compimento che, sola, crea la vera convivialità escatologica.

Vogliamo farci entrare nella mente e nel cuore che il problema non sono i 'numeri' o le forzose 'convergenze', ma il fatto che, se è vero che lex orandi lex credendi, la lotta vera è tra fedi ed ecclesiologie diverse? Si ha timore persino a pensarlo, figuriamoci a dirlo... ma oggi è talmente chiaro che non si può più tacere né dire e non dire per non suscitare reazioni scomposte. Ormai, mi pare che in molti siano venuti allo scoperto e le reazioni scomposte hanno già cominciato a prodursi: abbiamo esaminato e confutato le più recenti stroncature alle quali dobbiamo aggiungere questa. Prosegue Enzo Bianchi:
Ho quasi settant’anni, ho lavorato tutta la mia vita per l’unità delle chiese e la comunione nella mia chiesa, ma oggi sento e constato tante contraddizioni. Sì, faccio fatica anch’io, sono stanco di queste guerre tra fazioni ecclesiali combattute sui blog per mezzo di giornalisti compiacenti; sono stanco di accuse che mostrano come non si voglia né ascoltare né conoscere la verità ma soltanto far tacere l’altro. E mi chiedo con molti altri: dove va la chiesa? Questa nostra chiesa che abbiamo tanto amato e vogliamo ancora amare in un’appartenenza leale, non adulatrice e che non cerca né privilegi né promozioni... Questa chiesa che amiamo, più di noi stessi!
© JESUS, aprile 2011
Non viene in mente al nostro - uno dei 'maestri' più gettonati del nostro tempo - che l'unità delle chiese e la comunione è il Signore che la crea in chi partecipa dello stesso Altare e non i nostri sforzi e fatiche e strategie umane? Egli parla di "guerre tra fazioni ecclesiali combattute sui blog...". Notevole il dato che il dibattito in qualche modo si sia attestato su queste Agorà, che si stanno rivelando come efficaci palestre di esercizio di libertà e di diffusione e scambio di idee e di riflessioni anche su queste questioni così serie e ineludibili. Il silenziamento e la damnatio memoriae degli ambiti istituzionali non sono arrivati e non arrivano fin qui. E, se ci vengono negate o date col contagocce - tipo riserva indiana - le Chiese di pietra, forse siamo la dimostrazione che nella Chiesa edificio spirituale ci sono ancora pietre vive, molte delle quali nascoste e silenti in una preghiera incessante...

Enzo Banchi ci scambia per faziosi? E' una vecchia 'vulgata' che ormai ha fatto il suo tempo. Fazioso è chi prende parte con fanatismo ad una causa partitica o ideologica. Qui si 'prende parte' per il Signore e per la sua Chiesa, quella di Sempre.

18 commenti:

Luisa ha detto...

"Quando penso allo sforzo che la mia generazione ha fatto in obbedienza alla chiesa per un rinnovamento attraverso il concilio,"

E che risultati ha ottenuto lo sforzo di quella generazione?
Ma si guarda attorno Enzo Bianchi?
Vede la crisi del sacerdozio, della Fede, l`apostasia oramai dilagante, la religione fai da te, l`anarchia e il caos?
Non sono forse alcuni dei frutti degli sforzi accaniti dell`ideologia postconciliare per "rinnovare" la Chiesa?

Amicus ha detto...

può essere interessante scoprire questa specie di slogan, nella presentazione di un recente libro sulla Comunità ecumenica di Bose, di cui Enzo Bianchi è il priore:
«in una cristianità stanca, Bose offre alle Chiese la luce di una nuova alba».

abbiamo un nuovo profeta?

mic ha detto...

«in una cristianità stanca, Bose offre alle Chiese la luce di una nuova alba»

si può anche definire stanca la 'cristianità' perché per tale può intendersi la civiltà che ha avuto origine dalla nostra Fede cristiana, al momento in evidente crisi se non vera e propria decadenza...

Ma termini come 'stanca' o 'affaticata' non si addicono alla Chiesa di Cristo portatrice di tutti i doni del suo Signore, compresa la Fortezza. Allora, mai come in questo nostro tempo e comunque in ogni tempo, essa è 'provata', ma da ogni prova rinasce sempre più nuova e Bella nel suo Signore.

L'unica "nuova alba" che ogni cristiano conosce è quella dell'ottavo giorno quella della Risurrezione, e della Creazione Nuova in Cristo Signore.

Poi, uno può autodefinirsi come gli pare e dare al suo percorso e alle sue strategie umane significati e definizioni che, però, incontrano il discrimine dell'autentica 'Sapienza', che è del Signore e di chi gli appartiene.

Anonimo ha detto...

Io quando non bevo, sono affaticato e stanco.

Io quando viaggio, e non ho studiato il percorso, sono disorientato e mi perdo.

Ora, di cosa si abbevera, il cristiano?
Conosce la Strada, il cristiano?

Domande dure ed impertinenti, ma lecite per molti che se le pongono.

Dimenticati di Cristo, e non avrai più Acqua che disseta.
Dimenticati di Cristo, e non avrai più una Via da percorrere.

I problemi della Chiesa sono gli stessi da più di un secolo.

il Concilio, per come è stato applicato, non ha risolto il problema. C'è da capire se non ancora, oppure se non poteva con gli strumenti che propone.

Tutto rimane da capire quali altre ermeneutiche siano possibili: continuità, rottura, cancellazione o addirittura passo in avanti ulteriore?

ma chi ha l'autorità per decidere questo?
Chi risponde il Papa, allora non può non attribuirgli la responsabilità di non agire.

ma forse il Papa non può più, perchè con il CV II gli ha tolto, in ragione della condivisione, l'effettivo strumento per decidere.

mic ha detto...

ma forse il Papa non può più, perchè con il CV II gli ha tolto, in ragione della condivisione, l'effettivo strumento per decidere.

continuiamo a sperare in un rovesciamento della situazione... Quando? Chissà!

giovanna ha detto...

se è vero che lex orandi lex credendi, la lotta vera è tra fedi ed ecclesiologie diverse? Si ha timore persino a pensarlo, figuriamoci a dirlo... ma oggi è talmente chiaro che non si può più tacere né dire e non dire per non suscitare reazioni scomposte

E già, purtroppo. Nessun timore, ormai, nessun pudore, le fratture sono fin troppo chiare.

Nel SP si legge:
Queste due espressioni della “lex orandi” della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella “lex credendi” (“legge della fede”) della Chiesa; sono infatti due usi dell’unico rito romano

Questo era nel desiderio di papa Benedetto. Ma non così è stato. Il SP ha superato i suoi intenti e rotto tutti gli argini, ormai, e indietro non si torna: c’è un ‘noi’ e poi tutti gli altri, più o meno dispersi qua e là. Che strana sorte! Come ai tempi di Paolo, come ai tempi della Riforma…: è forse il destino della Chiesa di vivere il travaglio del parto ad oltranza, di dividersi per moltiplicarsi.

Dove va dunque la Chiesa? Questa domanda è la sola cosa che posso condividere della retorica e molesta verbosità dell’anti-monaco di Bose. Qual è, Mic, la lex credendi che difendete? Il ‘noi’ cui appartenete? Qual è la verità tutta intera di cui tanto si parla? Perché ‘verità’ è paradossalmente la parola più ambigua che c’è, all’ombra della quale tutti si accampano, i ‘veri cattolici’ e gli altri. E’ la Tradizione il confine certo della ‘verità tutta intera’? Sì, ma quale tradizione, quella ferma a 50 anni fa o quella che osa inoltrarsi nei meandri nebbiosi della chiesa di papa Benedetto? Può la volontà di bene di un credente restare appesa alle analisi asettiche di questo o quel teologo, puntualmente contraddittorie?

jonathan ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
giovanna ha detto...

L’humus amaro che accompagna queste ed altre domande difficili da esprimere qui, raccontano di quella lotta tra fedi, che è anche inevitabilmente lotta fra coscienze, esperienze, tra persone, tra cercatori di Dio. E’ una lotta fatta di carne, inevitabilmente. Ma deve esserci un’alternativa alla lotta, che non sia quel limbo dei pusillanimi, del dire e non dire. Deve esserci un altrove possibile dal quale servire la Chiesa, questa chiesa, hic et nunc, senza se e senza ma, nel coraggio dell’obbedienza. Non posso che continuare a cercare quell'altrove che spero possibile.

Mi scuso, Mic, per questo sfogo troppo lungo. Che vuole essere un saluto anche. La mia coscienza ingenua e disarmata è fuori posto anche qui, nonostante la cordiale ospitalità.
Il Signore vi benedica e custodisca all'ombra delle Sue ali.

mic ha detto...

Qual è, Mic, la lex credendi che difendete? Il ‘noi’ cui appartenete? Qual è la verità tutta intera di cui tanto si parla?

la "verità tutta intera" è il Sacrificio di Cristo diventato, invece, un Convivio fraterno nel quale viene enfatizzata la mensa della Parola messa sullo stesso piano della mensa eucaristica. Questo soltanto per rimanere in termini generalissimi.

Del resto ormai anche l'architettura sacra, oltre a farci assistere al furore iconoclasta nei confronti dei vecchi presbiteri, ci mostra le 'mense' al posto dell'Altare.
Forse se davvero ci trovassimo di fronte a due forme dello stesso rito questo non sarebbe accaduto.

Per il resto, c'è ancora molto da dire sia sulle 'due forme' che sulle diverse ecclesiologie. Ne riparleremo.

Mi spiace e mi suona strano quel "'noi' e poi tutti gli altri"... Io parlo da credente e di quel che la mia ragione elabora e il mio spirito assimila, avvertendo lo 'stridore' tra quel che era e tra quel che è oggi e abbracciando la croce nel mare di interrogativi e di contraddizioni senza risposta, col risultato di una duplice incomprensione...

ma si va avanti nonostante tutto.

mic ha detto...

Sì, ma quale tradizione, quella ferma a 50 anni fa o quella che osa inoltrarsi nei meandri nebbiosi della chiesa di papa Benedetto?

la scelta non è tra la Tradizione ferma a 50 anni fa e ciò che si è andato evolvendo oggi, perché la Tradizione non è un insieme di teorie o di dottrine astratte da conservare sotto vetro, ma è un insegnamento e una relazione da vivere e da alimentare.

Può la volontà di bene di un credente restare appesa alle analisi asettiche di questo o quel teologo, puntualmente contraddittorie?

certo che no. Ognuno con l'aiuto del Signore deve trovare la sua risposta. Anche perché le analisi asettiche non portano da nessuna parte.

Ci sono poi analisi che non sono fine a se stesse, ma servono per decifrare ciò che accade e dove ci porta (o ci porterebbe) il vento che spira in questo nostro tempo così disorientato e disorientante.

mic ha detto...

la "Verità tutta intera" è Cristo Signore che è immenso, infinito e non circoscrivibile in metodi e strategie umane.

Sottolineare il suo Sacrificio, che è il momento più alto sacro e solenne della storia umano-divina che Lui ha portato a compimento, non significa circoscriverlo e polarizzarsi solo su esso, ma ricordarlo e non lasciarlo indietro, come oggi succede troppo spesso e come del resto è già stato fatto da Lutero...

Molti insegnamenti attuali continuano ad affermare realtà esatte, ma incomplete, e fanno passare sotto silenzio quello che esse non dicono e che, nel corso del tempo, viene sotterrato, sepolto, dimenticato, lasciato da parte.

Viene trasmessa una fede che parla di Cristo (ma sempre di meno) censurando -ed oggi capita spesso- almeno qualcosa della Chiesa di sempre (come se Cristo avesse sbagliato a fondarla), eliminando o banalizzando i sacramenti, trascurando venti secoli di santità cristiana, desacralizzando e profanando la Liturgia che è il 'luogo' dell'Actio di Cristo nei confronti del Padre e per noi fino alla fine dei tempi: fonte e culmine della fede.

So di averlo già detto, ma repetita iuvant.

mic ha detto...

Papi e vescovi ci hanno insegnato che il vero ecumenismo non significava ritorno alla chiesa cattolica, bensì cammino verso un’unità che i cattolici confessano essere un principio già presente nella loro chiesa, ma che deve essere ancora completata, in quanto mai piena nelle diverse forme e convergenze.

Possiamo dire in coscienza che questa affermazione di Enzo Bianchi, maestro e modello per molti sacerdoti, oggi, corrisponda all'autentica fede cattolica?

Se si afferma che l'unità già presente nella Chiesa cattolica (il famoso subsistit) ha bisogno di essere completata, affermando contemporaneamente che chi l'ha infranta per mezzo di eresie (tagli, sottrazioni dalla "verità tutta intera) secoli fa non deve "tornare alla Chiesa Cattolica", che custodisce la "Verità tutta intera", significa non riconoscere la Verità e legittimare anche le sue contraffazioni.

Sembra si sia consapevoli che l'unità deve essere ancora completata, in quanto mai piena nelle diverse forme e convergenze, ma nessuno dice che l'unità la crea il Signore e non l'orizzontalismo dell'unica 'mensa' che non è più l'unico Altare. Questo mi pare abbia un'unica spiegazione, e cioè che la Chiesa cattolica abbia rinnegato qualcosa di sé a favore delle "diverse forme e convergenze", pur riconoscendo che in esse l'unità non è mai piena e dimenticando che dove l'unità non è piena significa che non c'è il Signore, perché di Lui qualcosa è stato rinnegato. E allora dobbiamo rinnegarlo anche noi?

Benedetto XVI, confermando l'affermazione di Pera, ha riconosciuto che quelle che possono dialogare sono le culture e non le fedi...

E tuttavia la conseguenza drammatica delle idee e corrispondenti comportamenti di Enzo Bianchi che sono quelli della cultura egemone, la vediamo nella nefasta confusione che la Chiesa sta vivendo.

C'è chi la rifiuta, rimanendo ancorato alla Tradizione di Sempre, conservando la comunione, ma in attesa del rinsavimento.

Francescano ha detto...

Incipit di un articolo di p. Lanzetta (FI)

I motivi di un dibattito

Ritornare a parlare del Concilio? Sì, perché si tratta di un tema spinoso e sempre carico di sorprese. Nella Chiesa di oggi si può leggere sul viso dei cattolici un duplice stato d'animo: baldanza e amarezza. Esiste tra il Popolo di Dio una frattura. Da un lato regna l'entusiasmo per il un nuovo essere della Chiesa nel mondo, dall'altro, si fa fatica ad effettuare un giusto discernimento su come la Chiesa deve essere in se stessa. Su com'era e su come sarà.

giovanna ha detto...

col risultato di una duplice incomprensione...

No, Mic, non si tratta di incomprensione. Non certo da parte mia. Ma di distanze, divisioni,che d'altronde anche qui sono state rilevate in vario modo, che non posso non constatare, che tutti avvertiamo in qualche modo, magari da punti di vista diversi, non so. E’ la realtà nuda e cruda della chiesa di oggi: esistono varie declinazioni del vivere e difendere la Chiesa, e in esse, anche del vivere e difendere la Tradizione della Chiesa, esiste un ‘noi’ dunque in cui ci si può riconoscere, prendendo le distanze da tutti gli altri. E’ un dramma che vive la Chiesa oggi dall’esito imprevedibile, che interpella la coscienza cristiana personale di ciascuno. Per quale via intendo seguire il mio Signore? Dove e da chi è custodita la ‘verità tutta intera’ da cui dipende anche la mia vita tutta intera? Come e con chi posso vivere e testimoniare efficacemente la mia fede in Cristo Signore? Per te, Mic, e per chi condivide le tue scelte, le risposte a queste domande sono chiare e ferme. Ma non per tutti è così, non per me. Questo descrive in parte la distanza di cui parlo, che non dovrebbe esserci perché crediamo nelle stesse cose, ma che invece c’è perché ci crediamo in modi diversi.

Non è dunque incomprensione. Al contrario, capisco e rispetto senza riserve l’impegno profuso nel testimoniare il tuo ‘prendere parte’, come spesso dici. Che possa o no condividerlo, non conta.

mic ha detto...

per Giovanna,

grazie del tuo schietto pensiero.
Mi stimoli a meglio approfondire, ma soprattutto ad essenzializzare e ad aggiustare il tiro...

per il resto, a domani

mic ha detto...

Gentile Francescano,
potresti darmi le coordinate dell'articolo che hai citato?

Francescano ha detto...

Concilio Vaticano II. Un nodo da sciogliere
I motivi di un dibattito

Editoriale di Fides Catholica n.1-2009

mic ha detto...

Grazie, Francescano.
ho trovato e attinto e anche aggiornato la documentazione.

Stralcio la conclusione:

"...La Chiesa è più grande del Concilio. Questi è una manifestazione della Chiesa, la più solenne, la più mediatica diremmo oggi, ma una delle manifestazione della Chiesa. La Chiesa trascende il Concilio e ogni sua manifestazione per radicarsi nel mistero del Dio Unitrino del quale è riflesso nel tempo e dalla cui comunione è radunata. Chi postula un nuovo cominciamento è destinato a seguire il Concilio più che la Chiesa. Questo è il rischio di oggi, questa è la ragione della spersonalizzazione della fede. Seguire il Concilio significherà seguire tutti i concili che dovranno venire, perché in ognuno di essi si dovrà trovare il motivo del cominciamento nel tempo e nella storia.

I concili dovranno rispondere alle esigenze fluttuanti della storia, dovranno essere tutti esclusivamente pastorali e necessariamente tanti quanti saranno i momenti nuovi e nodali della storia. Inseguiremo i concili, celebreremo i concili e non più il mistero di Cristo nella Chiesa. Urge un "uscire dal Concilio", da questa mentalità storicista applicata al Concilio, per ritrovare Cristo e la Chiesa. Allora si capirà anche il Concilio e il mondo."