sabato 23 aprile 2011

La frattura sembrerebbe insanabile, ma la soluzione è nelle promesse del Signore!

Avevo in mente un percorso diverso, ma ci è data una nuova occasione per soffermarci ancora sulla vexata questio della Fraternità di San Pio X.

Mettiamo il dito nella piaga. Abbiamo avuto l'opportunità di verificare con maggior cognizione di causa l'habitat che ha indotto la crisi lefebvriana e che tuttora potrebbe renderne problematica, salvo un intervento Provvidente dall'Alto, una pronta felice soluzione. L'occasione ci è data dalla consultazione di una Nota segreta dell'episcopato francese, non firmata e non datata ma che risulta fatta pervenire a Roma all'inizio del 1988, le cui linee terribili confermano la grave responsabilità dell'intero episcopato francese nella negativa consumazione dell'evento di allora. Pur se la nota è redatta ben prima del motu proprio del 2007, non può ritenersi da questo superata, perché a tutt'oggi non appare neppure scalfito lo spirito di rigida intransigente ideologica avversione, che anima i vescovi (purtroppo non solo francesi).

Che il rifiuto sia ideologico lo dimostra quanto svilupperò più avanti a proposito dell'uso di certe espressioni, quali: "cultura" e "contro-società". Il documento è ampio e articolato e scende in molti dettagli. E' evidente che è stato redatto col massimo impegno, direttamente proporzionale all'avversione mostrata allora e tuttora in campo. Esso è consultabile sul sito francese Perepiscopus. Occorre andare indietro di qualche giorno ed è suddiviso in più parti. Ne ho estratto la questione del rito, più che sufficiente per inquadrare l'intera problematica, anche perché è davvero proprio il rito culmine e fonte della nostra fede nonchè espressione e veicolo di una lex orandi lex credendi piuttosto che un'altra, alla quale 'altra' vorrebbero assuefare anche noi...
La questione del rito
una prelatura personale può principalmente fondarsi sul rito di San Pio V così come rivendicato da Mons. Lefebvre e dai membri della Fraternità San Pio X? Questo rito non poggia su una realtà culturale come i riti orientali per esempio. Le mentalità e le attività della comunità lefebvriste sono tuttavia contrassegnate da un comportamento sociale particolare. Lungi dal costituire una cultura propriamente detta, che apporterebbe valori positivi alla società, questa modalità di considerare la realtà sociale si colloca come "contro-società". L'attuale attaccamento al rito di San Pio V non significa più una maniera positiva di vivere la propria fede; è la manifestazione del rifiuto di una espressione della fede proposta a tutta la Chiesa dal Concilio Vaticano II. Il rito di San Pio V è così considerato dai "lefebvristi" come un "contro-rito". Il numero ristretto di fedeli che assistono alla messa di San Pio V, concessa secondo l'indulto di Giovanni Paolo II nel 1984, ne è la prova: solo un piccolo numero di cattolici vive in modo positivo il culto eucaristico secondo il rito di San Pio V.
Perepiscopus commenta: "Questo « piccolo numero» oggi fornisce più del 20% delle vocazioni sacerdotali in Francia… Le richieste di messa si contano a centinaia. Secondo Paix Liturgique, almeno il 30% dei cattolici si augurano che questa forma sia celebrata nella loro parrocchia, ciò che è ben lontano dal verificarsi." Poi prosegue il rimanente testo del documento che, chi vorrà, potrà consultare dal link inserito sopra.

Che sia una mentalità diffusa e consolidata tra sacerdoti e vescovi -con rare luminose eccezioni- lo dimostra il testo consultabile da questo link, della recente perfomance di un parroco, tratta da un Bollettino parrocchiale della Diocesi di Venezia, anch'essa emblematica dell'aria che tira nel panorama ecclesiale del nostro tempo: de-formazione, anziché formazione, slogan e luoghi comuni.


E dunque veniamo al testo dei vescovi francesi. Siamo alle prese con una prima affermazione come questa: "Questo rito non poggia su una realtà culturale come i riti orientali per esempio". Due osservazioni:
  1. Innanzitutto assistiamo ad un rovesciamento di campi. Il fondamento del rito non è individuabile in una qualsivoglia "realtà culturale", ma è un dato di fede, che poggia sulla Rivelazione consegnata da Cristo Signore agli Apostoli e sulla Tradizione trasmessaci da generazioni di credenti. Ed è proprio esso che ha forgiato la cultura occidentale e ispirato le espressioni artistiche più alte nei vari ambiti (architettura, pittura, scultura, musica, letteratura) toccando vertici che al momento appaiono ineguagliabili.
  2. Non esiste alcuna disparità rispetto ai riti orientali, che nessuno si è sognato di toccare, e comunque il paragone è improponibile, anche per il fatto che il rito di San Pio V è stato sostituito ex abrupto (ma "non abrogato", come affermerà Benedetto XVI nel 2007) nei termini che conosciamo -andando ben oltre gli stessi dettami conciliari- da non oltre 50 anni; tempo insignificante nel computo dei tempi biblici ed ecclesiali, ma purtroppo sufficiente per determinare il serio iato generazionale attuale ed anche perché questi "pastori" attentino ad espungerlo definitivamente dalla vita della Chiesa cattolica.
Veniamo al seguito: "Le mentalità e le attività della comunità lefebvriste sono tuttavia contrassegnate da un comportamento sociale particolare. Lungi dal costituire una cultura propriamente detta, che apporterebbe valori positivi alla società, questa modalità di considerare la realtà sociale si colloca come "contro-società".

Notiamo una confusione di campi tipica delle ambiguità insite nelle 'innovazioni' conciliari:
  1. la missione della Chiesa - e quindi la sua funzione e le conseguenti attività - è innanzitutto di natura spirituale, sacramentale, e solo come effetti, ne derivano le corrispondenti scelte ed espressioni etiche, socio-politiche e culturali. E' proprio nell'ambito spirituale che si colloca la scelta di Mons. Lefebvre ed è su questo che si fonda l'attività pastorale della Fraternità.
  2. la sofferta decisione di mons. Lefebvre non ha dato vita ad alcun lefebvrismo, dal momento che egli non si è fatto portavoce di una sua dottrina o di sue prassi particolari, ma non ha fatto altro che 'custodire' e 'preservare' la Dottrina e la Fede di Sempre senza toglierne o aggiungerne uno iota. E tuttavia si deve constatare e precisare che
  1. ciò che dà fastidio - e che può anche apparire non in sintonia con il liberismo selvaggio o col nichilismo attuali - è la "regalità sociale" di Cristo, che non è possibile perseguire con l'aria che tira, ma che non per questo è da considerarsi abolita.
  2. le eventuali e possibili ricadute politiche, verso qualunque versante si dirigano - e di certo la Regalità del Signore non si attaglia per nulla neppure all'orizzontalità atea dello storicismo marxista - appartengono alla libertà di ogni credente e dovrebbero esulare da una valutazione 'pastorale'.
  1. i "valori positivi alla società" non sono indotti dalla cultura, ma dalla fecondazione che possono introdurvi le persone che animano la cultura e contribuiscono a costruirla. Ogni fecondità proviene direttamente dal Signore, dalla Sua opera nei cuori Redenti dalla Sua Grazia, ricevuta accolta e vissuta nella Chiesa e quindi portata in ogni contesto di attività. Se ne deduce che i vescovi stanno affermando una realtà soltanto umana (cultura e valori positivi, che senza il loro fondamento trascendente, non sono altro che un mero umanesimo), mentre la realtà e la funzione della Chiesa è umano-divina. E quel che è in predicato non è un contesto culturale ma qualcosa che ha a che fare proprio con la funzione primaria della Chiesa. Non mi soffermo sulla definizione di "contro-società" perché richiederebbe lo sviluppo di una riflessione complessa, non affrontabile con questo strumento, che tuttavia già ci consente di vagliare l'essenziale.
E, finalmente, eccola la parola-chiave, la pietra di paragone su cui cade qualunque esigenza di salvaguardia della Tradizione perenne, che non torno a definire qui, perché si delinea chiara a chi avrà la pazienza di scorrere sia gli articoli che i documenti messi a disposizione o a chi già ne condivide le coordinate 'sapienziali' così limpidamente forniteci da Mons. Gherardini. Ciò che i vescovi apertis verbis contestano è "l'espressione di fede proposta a tutta la Chiesa dal Concilio Vaticano II"! Cadono le braccia nell'imbattersi in questo esplicito riconoscimento che si tratta di una espressione di fede 'altra', evidentemente!

Ed è una enorme falsità affermare che "il rito di San Pio V è così considerato dai "lefebvristi" come un «contro-rito».
  1. innanzittutto non esistono i lefebvristi, ma i cattolici e basta, per le ragioni dette sopra e per quanto precisato anche nell'articolo precedente.
  2. Chi non sia accecato dal pregiudizio riconosce di trovarsi di fronte ad un'azione positiva, affermativa, che non è contro nessuno, ma è 'per Dio' e per la salute delle anime, perché custodisce il culto autentico, prioritaria funzione della Chiesa. Quindi, in definitiva, l'amore, il rispetto e la custodia per una Santa e Divina Liturgia, pervenutaci intatta nella sua struttura sacra e solenne attraverso due millenni di generazioni di credenti, non può essere né valutata né sbandierata come un'azione-contro, addirittura come un «contro-rito»! Non è la guerra-dei-riti, ma l'affermazione o la negazione di Dogmi...
Finché avremo a che fare con percezioni della realtà come questa, che si traducono in mentalità fortemente segnate da coordinate "altre" rispetto al sensus fidei cattolico, non si verrà a capo di nulla.

Basandoci su questi dati di fatto non potremmo che concludere che umanamente non c'è soluzione perché la frattura che si è creata appare, messa nei termini in cui la vediamo qui, davvero incolmabile. Tuttavia sappiamo che "nulla è impossibile presso Dio" e noi ci fidiamo delle sue promesse. Il quando e il come sono nelle sue mani. Noi rimaniamo servi inutili, ma continuiamo a custodire e non tacere poiché ci sono i "cani che non latrano quando dovrebbero latrare" (Is 56,10), ai quali Mons. Gherardini attribuisce la responsabilità di questa situazione caotica, da molti purtroppo perfino negata.

13 commenti:

DANTE PASTORELLI ha detto...

Dunque: un rito venerando che nella sua parte centrale risale all'età apostolica (e quindi contemporanea ai riti orientali che chissà perché poggiano,essi sì, su di una base culturale!) diventa addirittura un contro-rito: il Sacrificio di Cristo che si rinnova sacramentalmente sull'altare nella "forma" antica è dunque un contro-Sacrificio! Ancora un passo e sarà definito un rito satanico.
Quante chiacchiere vuote per nascondere una precisa volontà: cambiare la Messa per cambiare la nostra santa religione.
Mi viene in mente un parroco della zona di Barga, Castelvecchio Pascoli, se non vado errato, che vari anni fa - ero ancor abbastanza giovane - soleva dire ai fedeli e agli studenti di un istituto tecnico presso cui insegnava religione (?) che se Gesù nell'ultima cena avesse avuto a portata di mano biscotti e cioccolato avrebbe consacrato quelli.
Il Sacrificio di Cristo non può adeguarsi alle mode culturali. E neppure i cattolici ad esse devon soccombere, anzi le devono dominare ed esautorare.
Se ricordo bene è stato Cristo a dire: non vi mando nel mondo ma contro il mondo.
Dunque, continuiamo ad andar contro queste correnti velenose, col nostro "contro-rito" che è lode alla SS.ma Trinità e e non esaltazione del mondo corrotto.

Luisa ha detto...

"cambiare la Messa per cambiare la nostra santa religione." Scrive Dante.

E ci stanno riuscendo!
Quando vedo certe "liturgie" frutto della fantasia "creatrice" = distruttrice delle équipes liturgiche o quella creata ah hoc per le sue comunità dall`iniziatore del cnc che, non contento, di riuscire a calpestare il NO, è perfino riuscito a devastare lo spazio sacro, sotto gli occhi benevoli dei custodi della Liturgia...non temo di dire che non sento di condividere la stessa Fede di quelle persone che si dicono cattoliche, forse che non vale più LEX ORANDI, LEX CREDENDI?
E perchè talvolta sento una sgradevole sensazione di estraneità in questa Chiesa del c`è posto per tutti, dove la Liturgia e la Dottrina sono oggetto di manipolazioni arbitrarie senza che l`autorità intervenga?
Devo capire, pensare, che chi tace acconsente?
Tempo di confusione questo , con un`oasi di pace e equilibrio, un alimento indispensabile,una specie di ancora, la Santa Messa di sempre che ho la fortuna di avere nella mia città.
Ma penso a tutti coloro, e sono la stragrande maggioranza, che sono "à la merci" dei vari bricoleurs della domenica o di chi si è inventato una "liturgia"tutta sua, rifiutando quella della Chiesa.

Luisa ha detto...

"L'attuale attaccamento al rito di San Pio V non significa più una maniera positiva di vivere la propria fede; è la manifestazione del rifiuto di una espressione della fede proposta a tutta la Chiesa dal Concilio Vaticano II."

Credetemi che questa è ancora la posizione della stragrande maggioranza dei vescovi francesi.
Ma quei vescovi che hanno pensato e detto quelle enormità non sono forse nati, cresciuti, stati formati e consacrati con quel Rito che si son messi a combattere e disprezzare dopo il Vaticano II?

mic ha detto...

formati e consacrati con quel Rito che si son messi a combattere e disprezzare dopo il Vaticano II?

non tutti. Molti ormai sono 'figli' della cosiddetta "nuova Pentecoste" e l'Antico Rito, dissepolto solo ora per i più e preservato unicamente dalla Fraternità e da sparute altre minoranze, risulta loro estraneo, perché è cambiata anche l'ecclesiologia e viene diffusa un 'vulgata' che lo misconosce e ne rinnega la realtà autentica e profonda: il Sacrificio di Cristo che si rinnova sacramentalmente sull'altare, la struttura sacra e solenne, la commovente fedeltà della lingua, la sublime intraducibile profondità delle formule, che ci immergono nella Verità in tutto il suo Splendore...

Tutto questo indicibile Tesoro è ridotto a volgari stereotipi:
1. nostalgico estetismo. Come se la Bellezza non fosse parte integrante della Verità e la nostalgia riguardi la forma e non la sostanza.
2. lingua incomprensibile. Come se non ci volesse poi molto, aiutati dalle traduzioni, a prendervi confidenza
3. sacerdote spalle al popolo. Come se in Sacerdote non fosse orientato al Signore insieme all'assemblea
4. necessità di rendere comprensibile a tutti. Come se la comprensione equivalesse a banalizzazione e come se il Mistero potesse essere reso accessibile dalle strategie umane e non assimilato per Grazia e frequentazione fedele.
5. maggiore coinvolgimento e partecipazione. Come se la partecipazione si risolvesse solo in un 'fare' materiale o in funzioni da svolgere

Potrei continuare, ma tutto questo dice già molto.

...Finché qualcuno davvero non conosce l'Antico Rito e non gli si apre il cuore, come succede a tanti giovani e come preghiamo il Signore succeda a tanti sacerdoti, ché sono loro i santificatori in persona Christi!

Luisa ha detto...

Cara mic, nel 1988, quei vescovi francesi erano di sicuro nati, cresciuti e stati formati con l`Antico Rito, come lo erano i sacerdoti che con una violenza inaudita mi hanno imposto la riforma uscita dal Consilium.
Ma come la Santa Messa che celebravate ancora domenica scorsa è diventata ora una vecchia cosa da buttar via e ancor peggio da disprezzare?
Questo è ciò che ho vissuto, tanti anni sono passati, ma non dimenticherò mai quei momenti difficili che mi hanno allontanata dalla pratica della Fede come in una sorta di legittima difesa.

mic ha detto...

Sai, cara Luisa, cosa mi diceva tempo fa il mio, ora anziano, professore di morale al quale avevo esternato tutti i miei dubbi e perlessità, chiedendogli di poter parlare ai seminaristi dell'Antico Rito?

Mi diceva che, all'epoca, erano stati tutti catturati dalla ventata di entusiasmo e di novità, di rinnovamento e si sono lasciati trascinare. Ora, anche lui non poteva ignorare i miei dubbi e li condivideva; ma non aveva la soluzione.

L'idea del seminario per studenti e seminaristi della facoltà è tramontata perché il Rettore è diversamente orientato: basti considerare che sulla formazione permanente aveva invitato a parlare Cantelmi (psichiatra neocat) ed Enzo Bianchi, il priore di Bose.
Se sono questi i maestri dei nuovi sacerdoti...

Non sosterò a lungo. E' un fugace affacciarmi del mattino di Pasqua.
Buona Pasqua e alla prossima.

flavio ha detto...

"solo un piccolo numero di cattolici vive in modo positivo il culto eucaristico secondo il rito di San Pio V"

...e il gran numero...come vive il culto eucaristico? Cosa vive...? Quale fede ha ricevuto?

Buon pasqua!

DANTE PASTORELLI ha detto...

Essendo in campagna da qualche giorno, ho dovuto partecipare alla Messa NO. Il solito squallore.
Ormai, salvo casi eccezionali, i fedeli si sono adagiati in una religione comoda e senza alito alcuno di spiritualità.
Caro Flavio, la situazione è questa e non siamo noi che la possiamo cambiare: noi possiamo solo levare dove ci è consentito la nostra voce, possiamo portar la nostra testimonianza e poi pregare, pregare. Altro non possiamo. La nostra croce è questa: Chi vede, prima o poi provvederà.

jonathan ha detto...

‘La nostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio’ dice san Paolo. Questa certezza ha abitato la ‘mia Messa’ di stamane. Una Messa NO, come sempre. Povera, sì, senza ali. Ma in tanti abbiamo offerto quella certezza, nuda, sul nostro altare, per Cristo, con Cristo e in Cristo. E nella Sua Presenza, anche quel ‘solito squallore’ annega, per lasciare il posto alla gratitudine, alla speranza. Alla gioia infine di poter dimorare all’ombra delle Sue ali. Non è una religione comoda la nostra, di noi, intendo, cattolici senza qualità, e senza scelta. E’ la fede nuda, che si abbarbica tenacemente alle sue ragioni per le quali cerca Dio ovunque sia possibile trovarlo.

Forse un giorno chi dovrà capire capirà. E forse quel giorno si tornerà a essere una sola cosa, secondo il cuore di Gesù.

Luisa ha detto...

" Cara Luisa.... la situazione è questa e non siamo noi che la possiamo cambiare: noi possiamo solo levare dove ci è consentito la nostra voce, possiamo portar la nostra testimonianza e poi pregare, pregare. Altro non possiamo. La nostra croce è questa: Chi vede, prima o poi provvederà."

Caro Dante, mi sono permessa di trascrivere le tue parole come se mi fossero rivolte,non più tardi di una mezz`ora fa ero al telefono con una cara amica che mi ha detto le tue stesse parole: "La nostra croce è questa".
Ci sono talmente tante cose che non capisco, tante quelle che mi disgustano, così tanti i perchè senza risposta che posso solo alzare le mani e arrendermi nella certezza che Dio sa, Dio provvederà, io posso solo testimoniare come posso, con i miei limiti, le mie certezze e i miei dubbi, e pregare, pregare tanto.

pietro ha detto...

Malgrado ci guardino male quando entriamo o usciamo dalla chiesa dobbiamo essere forti e non lasciarci demoralizzare e quando andiamo a Messa nelle mani teniamo bene in vista il Messalino. Io ne ho uno del 1951, l'ho usato tante volte ed ancora oggi mi tiene tanta compagnia e ne vado fiero. Chissà dopo la mia morte che fine farà? Caro Messalino sei stato il mio migliore amico, il mio grande istruttore e il mio grande compagno nella mia crescita spirituale. Grazie, tu vali più di ogni altra cosa per me, spero solo che tu un domani non finisca nella carta straccia.

mic ha detto...

Grazie, tu vali più di ogni altra cosa per me, spero solo che tu un domani non finisca nella carta straccia.

vedrai, Pietro, che il Signore ci farà la grazia di poter lasciare il testimone.

Ma, al di là di questo, pensa con gioia e gratitudine che, qualunque sarà la sorte del nostro messale - compagno e istruttore in questo tempo che il Signore ci dona, perché teca di preziosi tesori arrivati fino a noi dal respiro dei secoli - i fiumi di Grazia che fluiscono dalle nostre Messe e dalle nostre preghiere nessuno li potrà arrestare e ne scaturiscono continuamente frutti che non possiamo né vedere né conoscere ma che, venendo dal Signore, appartengono già all'eternità... sappiamo anche che il Signore della Vita li coglie e ne fa le sue delizie. Lui che, chissà per quale grande mistero ha detto: "le mie delizie sono con i figli degli uomini"

mic ha detto...

‘La nostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio’ dice san Paolo. Questa certezza ha abitato la ‘mia Messa’ di stamane. Una Messa NO, come sempre.

il sentire delicato e profondo di Jo è la dimostrazione di come il Signore è sempre vicino a chi lo cerca con cuore sincero. Riguardo alla Messa e alla sete delle anime penso al supplet ecclesia e benedico il Signore che non fa mai mancare la sua Grazia.