martedì 19 aprile 2011

La Tradizione è ancora 'silenziata' e messa all'angolo? Recenti stroncature vaticane e non.

Premessa
P. Vassallo ci ricorda che dalla lettura di Romano Amerio, Mons. Gherardini rileva l'unicità della passione di Cristo e della Chiesa, "unico essendo il martirio che, nella corsa del tempo, s'accanisce sul Cristo mistico con quella medesima virulenza con cui a suo tempo s'accanì contro le carni immacolate del Cristo fisico" (Cfr.: Aa. Vv. Passione della Chiesa. Amerio e altre vigili sentinelle, Il Cerchio, Rimini 2011, pag. 21). Egli afferma: "Qualcosa di più sottile e di più diabolico della persecuzione cruenta stringe la Chiesa in una strozza mortale, nell'intento di soffocare il rapporto della mistica Sposa con lo Sposo celeste, d'aprirla all'amplesso neomodernistico e soffocante della cultura contemporanea pacificandola con essa e con il mondo totus in maligno positus (1Gv 5,9)".

Causa della passio Ecclesiae, che si rinnova ad ogni epoca e segnatamente dopo il Concilio Vaticano II, è l'illusione di poter trovare un'intesa con gli apostati odierni. Possibilità totalmente infondata, fatta propria da una gran parte della gerarchia, che sta trascinando la Chiesa in una spirale di deviante ottimismo e superficiale buonismo.

Si avverte l'influenza della "nouvelle Théologie" e della scuola di Francoforte. L’ordine diventa l’ordinamento rigido e ostile, la legge diventa la legislazione tirannica e malvagia... Il limite che nello schema cosmologico antico era garante dell’ordine armonico, nel clima conciliare diventa la barriera esteriore che bisogna superare. E la Chiesa rompe con la gerarchia per lasciarsi abbracciare dalla Comunione, come se prima del Concilio non ci fosse la Comunione e come se questa non fosse la ragion d'essere o meglio lo 'status' che qualifica la Chiesa perché è la Comunione dell'ut unum sint, operata dal Signore e realizzabile solo in Lui.

Stroncature vaticane ed altre.

E' in questo clima che messaggi come quello di Mons. Gerardini, del Prof. de Mattei, nonché le recenti fatiche dei Francescani dell'Immacolata promosse e coordinate da padre Serafino Lanzetta, almeno apparentemente, "non passano" e non fecondano una discussione attenta a recuperare la Verità tutta intera per incarnarla e quindi trasmetterla senza svianti commistioni 'spurie' o deplorevoli abbandoni delle sue più splendenti espressioni. Anzi, essi rischiano di rimanere soffocati e vanificati dalle arbitrarie sperimentazioni dalle radici aeree e inconsistenti sganciate dalla Tradizione - protese ad introdurne una nuova, con le 'vesti' ma non con la sostanza della "continuità" - pretendendo prenderne il posto. Possiamo vedere dove gira il vento proprio dalla lettura di alcuni fatti significativi susseguitisi di recente.
  1. 2 febbraio - Tra impliciti inviti al sincretismo religioso e velate accuse al rito tradizionale. L’Osservatore Romano attacca la “Dominus Jesus” e l’ “Ecclesia Dei”?
  2. 6 marzo - Liturgia in continua evoluzione? Nuovo 'attacco' alla Tradizione da parte dell'Osservatore Romano [commentato qui]
  3. 8 aprile - Andrea Tornielli, dopo il precedente clamoroso (perché tanto inopinatamente quanto inopportunamente sferrato il giorno di Natale) attacco alla Tradizione [commentato qui], rincara la dose su "Quei cattolici con la sindrome del Concilio" [commentato qui - con un seguito qui]
  4. 14 aprile - Su L'Osservatore Romano l'arcivescovo Agostino Marchetto recensisce lo storico Roberto de Mattei attribuendogli una scrittura ideologica, tendenziosa.
  5. 15 aprile - Inos Biffi recensisce l'ultima fatica di mons. Gherardini definendo implausibile qualunque ipotesi di "rottura" e stroncando come denigrazione basata su tesi preconcette, l'articolata e limpida esposizione, fatto salvo il riconoscimento della "rozza situazione d'anarchia che è sotto gli occhi di tutti" in campo liturgico. Su queste sue "letture conciliari" in raffronto a quella di Mons. Gherardini si dilungherà il commento che segue.
  6. 18 aprile - Gherardini e de Mattei vengono presentati come i cosiddetti "grandi delusi da Papa Benedetto", da Sandro Magister. Più che “delusi” credo che gli insigni studiosi, ai quali nel precedente articolo Magister aveva associato E.M. Radaelli, amerebbero essere definiti “non deludenti”, proprio in virtù delle loro critiche propositive.
Alcune osservazioni sulla recensione di Inos Biffi a Mons. Gheradini

La recensione di Biffi sorvola sul fatto che Il discorso mancato va ormai ben oltre la critica al Concilio, già diffusamente contenuta in opere precedenti [Un discorso da fare - Quod et tradidi vobis - Quaecumenque dixero vobis e Il discorso mancato] che, più che critiche, sono propositive a partire da analisi serie e ben argomentate. Quest'ultima opera direttamente chiamata in causa, rivela con adamantina chiarezza le ragioni che non hanno consentito il discorso da fare per dirimere e sanare, con la necessaria autorità, ambiguità e elementi di rottura che appartengono al post-concilio nella misura in cui esso rappresenta il momento attuativo di quelle spinte innovatrici già presenti e operanti nell'Assise conciliare. Fenomeni ben evidenti (vedi successivo riferimento al gegen-Geist) alla consapevolezza di molti studiosi costretti a subire un pesante silenziamento (Gherardini, Siri...) oppure una vera e propria damnatio memoriae (Amerio, Spadafora, Ottaviani, lo stesso Siri...).

Lo "spirito del Concilio" viene denunciato dall’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Joseph Ratzinger, oggi Benedetto XVI, sostenitore dell’ermeneutica della continuità con il passato «in una sorta di mai interrotta autoriforma», e in esso scorse gli estremi di un «gegen-Geist», ovvero «contro-spirito». Le due pubblicazioni di Gheradini - il discorso da fare e il discorso mancato - «hanno in comune con l'ermeneutica ratzingeriana la rilevazione ed il rifiuto del gegen-Geist, se per esso si intende quell'assurdo giudizio sul Vaticano II che avrebbe messo a tacere più di venti secoli di storia ed avrebbe dato voce ad un modo sostitutivamente e costitutivamente altro rispetto all'intero corso della Tradizione ecclesiastica, oltre che al contenuto integrale di essa. Le due pubblicazioni tuttavia non assumono l'idea che quel gegen-Geist avrebbe cancellato radicalmente o avrebbe tentato di farlo, il vero "spirito" del Concilio. Si chiedono, anzi paradossalmente e provocatoriamente se l'autentico "spirito" del concilio non abbia praticamente colluso con il "contro-spirito". (v. Il discorso mancato, pag.25)»

Ignorare questo e partire per la tangente, dimostrando una proclamata - e finora presunta in quanto non dimostrata - continuità, soprattutto a partire da citazioni mirate della Mediator Dei, mi pare sia, nella recensione di Biffi, un criterio già privo in partenza di elementi valutativi e propositivi in ricerca di soluzioni ormai ineludibili oltre che indifferibili e miri a mantener lo status quo, lasciando quindi aperte, senza neppure sfiorarle, tutte le pressanti e serie questioni tuttora sul tappeto. Sostanzialmente si richiama l'ormai celebre "mantra": gli abusi ci sono, ma non è colpa dei documenti conciliari. E lì ci si ferma, limitandosi oltretutto alla questione liturgica, mentre nei libri di Gherardini c'è ben dell'altro e di più fondamentale, addirittura in crescendo nelle conclusioni. Questioni che, invece, risultano eluse. Perchè? Può arrivare a definire -del tutto arbitrariamente- ideologica la chiave interpretativa di Mons. Gherardini, solo chi segue l’ostinata ripetitività dell’accennato "mantra". Tant’è che la stessa questione "antropocentrica" viene liquidata senza entrare troppo nel merito e genericamente risolta con riferimento alla partecipazione attiva, cui si accenna più avanti.

La conoscenza della Storia della Chiesa non dovrebbe far trascurare che fu proprio la crisi del movimento liturgico, che già aveva in sé i germi della rottura, ad ispirare a Pio XII la Mediator Dei. I copiosi riferimenti che Biffi fa ad essa, che effettivamente ha ispirato in molti punti la Sacrosanctum Concilium, non tengono in alcun conto quanto l'attuazione della Costituzione conciliare si sia di fatto allontanata dalle prescrizioni originarie, facendo leva su alcune eccezioni che poi sono divenute una regola - che oggi sembrerebbe intoccabile - in alcuni casi in contrasto evidente con indirizzi dati dalla SC stessa. Non è già questa la dimostrazione pratica che il gegen-Geist era già presente in alcune pieghe apparentemente nascoste in quanto affidato a elementi secondari e scollegati dalla dichiarazione di principio cui risultano susseguenti nel testo? E' ormai sotto gli occhi di tutti che la forza normativa dei principi, attenuata dalle non poche eccezioni previste, ha provocato un'anarchia - anzi un'anomia - che sta ingigantendosi.

Tutto questo lo si può affermare non solo per la Sc, ma anche per molti altri documenti conciliari, il cui esame è approfondito dai dibattiti tuttora in corso. Ma la Sacrosanctum Concilium assume una rilevanza particolare perché riguarda la Liturgia, culmine e fonte della nostra Fede, mentre il suo intersecarsi con la nuova concezione di sé che la Chiesa esprime nella Lumen Gentium nonché con i punti innovativi della Gaudium et Spes, intesse un nuovo concetto ma anche un nuovo inveramento di Chiesa. Sono dati evidenti, dimostrati in altra sede, su cui occorre qui sorvolare per non perdere il filo di questa trattazione.

Da notare che Inos Biffi si serve dei giudizi espressi dal suo omonimo cardinale sia sulla Gaudium et Spes che sulla "incolpevolezza" della Sacrosanctum Concilium rispetto alle "aberrazioni" successive; il che non risolve il problema delle riconosciute aberrazioni, sulle quali occorrerebbe spostare l'attenzione in termini analitici e propositivi. Ma non se ne riconosce la necessità, perché si dà al dispiegamento dell’opera pastorale il merito di aver favorito la partecipazione sempre più attiva dei fedeli all’azione liturgica, negandone le implicazioni antropocentriche ed orizzontaliste. Anche questo è un discorso tutto da fare - pur se di fatto accantonato e rimosso - perché non si può ridurre la "partecipazione attiva" dei fedeli ad un maggiore coinvolgimento nei ruoli, sostanzialmente ad un 'fare' materiale e ad una facilitazione linguistica (come se la comprensione e l’assimilazione del Mistero potessero dipendere da essa) che oltretutto non è stata rispettosa né della sacralità né della sublime intraducibilità delle antiche formule della Vetus latina. Esse divengono presto comprensibili e il Mistero sempre più assimilabile, per chi si fa presente a Colui che si fa Presente e conosce e vive cosa ‘accade’ nella Liturgia, primariamente Actio di Cristo e non dell’Assemblea.

Passiamo in rassegna velocemente alcune contraddizioni della esecuzione della costituzione SC, tenendo presente che i documenti del concilio vanno letti anche nell'intersezione con gli interventi dei papi prima, durante e dopo le Costituzioni. Che si fossero precocemente evidenziate zone poco chiare lo dimostrano le seguenti parole della Misterium Fidei, nella quale Paolo VI già nel 1965 lamenta: "non si può tollerare che un privato qualunque possa attentare di proprio arbitrio alle forma con cui il concilio tridentino ha proposto a credere il mistero eucaristico". Alla resa dei conti è una delle questioni che risultano maggiormente cadute nell'oblio.

Lo stesso card Antonelli, uno degli autorevoli sostenitori del rinnovamento, dopo aver sottolineato lo sperimentalismo selvaggio, poteva affermare: "Nessuno ha più il senso sacro e vincolante della legge liturgica", denunciando che "i cambiamenti continui imprecisi e qualche volta meno logici e il deprecabile sistema degli esperimenti hanno rotto le file le tutti più o meno agiscono di proprio arbitrio".

Un'altra delle contraddizioni dell'esecuzione della SC è individuabile nello iato tra Sacra liturgia e lingue nazionali, che in un primo momento erano previste solo per le letture e alcune formule delle messe degli sposi. Interviene l'Istruzione Inter oecumenici ad autorizzare la lingua volgare oltre che nelle letture e nella preghiera universale anche nell'ordinario della messa, al di fuori e oltre ogni previsione della SC, mentre il volgare giunge anche al canone della Messa il 31 gennaio 1967, sebbene la prescrizione originaria prevedesse il testo latino.

Lo stesso altare versus populum viene definito da Mons. Gherardini "una dittatoriale disposizione, priva d'ogni giustificazione storica e liturgica".

Se, come detto e ripetuto da Benedetto XVI sin da quando era cardinale, era auspicabile lo sviluppo organico e non l'innovazione radicale né bisognava inventare formule nei riti, per cui non doveva darsi né rottura né rivoluzione, il fatto che la riforma è andata oltre i confini già stabiliti dal concilio è constatabile da chiunque. Gli adattamenti previsti sono diventati rifacimenti personali dei sacri riti da parte del sacerdote... L'influenza grandissima della svolta antropologica di Rahner, non tanto pensata quanto indotta, ha provocato la desacralizzazione e "deformazioni della liturgia ai limiti del sopportabile" (ancora un'espressione di Ratzinger). E tutto questo non è senza fondamenti ecclesiologici e teologici di nuovo conio. Ci troviamo di fronte ad una "continuità" riformistica e ci asteniamo dal comprometterla - al pari di mons. Gheradini - col significato che collega l'aggettivo con la Riforma di Lutero, ma non possiamo non concludere che il discorso mancato è tuttora un discorso da fare.
Maria Guarini

16 commenti:

mic ha detto...

Citazioni da un articolo di Cristina Siccardi: una recensione più 'equilibrata'...

In questo scenario paradossale, in cui uomini di Chiesa e teologi lottavano contro di essa per una voglia di emancipazione e di riscossa con l’obiettivo terreno e non soprannaturale di avvicinarsi al mondo per essere compresi da esso e sentirsi legittimati ed alla pari nell’essere accettati, grazie all’aggiornamento, in ogni ambiente culturale, politico, associativo. Era, in definitiva, una ribellione euforica alle regole di sempre e la Curia romana fu il bersaglio preferito. Monsignor Gherardini sostiene che la rottura con la Tradizione avvenne già durante il Concilio Vaticano II e fin dalla prima ora. Basti pensare al rifiuto degli schemi preparatori: non ne fu salvato neppure uno, tutti cestinati. «Ricordo», rivela l’autore, «l’indiscussa fedeltà alla Tradizione che caratterizzava gli schemi stessi, senza nulla toglier al loro equilibrio fra contenuti rivelati e dalla Chiesa già definiti, esposizione secondo la metodologia classica, ed attenzione ai nuovi problemi del momento. Alcuni di essi, oltre che per fedeltà e chiarezza dottrinale, s’imponevan pure per la trasparenza formale dell’esposizione. C’era, in essi, la Chiesa di sempre. E con essi la Chiesa di sempre si presentava al confronto con i fermenti culturali del nuovo illuminismo.

Aperto il Concilio, s’aprì pure il confronto. Il nuovo illuminismo ne uscì burbanzosamente vittorioso; e lo si capì subito. La sorte dei detti schemi fu segnata non appena pervennero nelle mani dei Padri conciliari». Il dibattito conciliare fu anche rissoso ed irrispettoso. Un esempio valga su tutti: quando «al venerando cardinal Ottaviani, nel corso della sua appassionata difesa della Messa tradizionale, allo scoccare del regolamentare quindicesimo minuto fu spento il microfono e tolta la parola. A quel punto, il Concilio già procedeva per la sua strada: in dichiarata rottura con il secolare magistero, riassunto ed attualizzato negli schemi contestati [...]. Si stava già operando un capovolgimento che, con l’andare del tempo, si sarebbe fatto sempre più netto: la teologia diventava antropologia; l’uomo era elevato, in ossequio – come si diceva – ad un progetto di Dio, a valore primo ed ultimo di tutta la realtà creaturale; la salvezza perdeva progressivamente il contatto con la rivelazione del peccato originale, con l’incarnazione e la redenzione di Cristo, con la speranza cristiana della vita eterna».

Con il trucco degli espliciti riferimenti ai precedenti Concili, il Vaticano II ha disseminato nei suoi documenti, soprattutto là dove maggiori sono le innovazioni introdotte, diverse citazioni «per assicurar una conoscenza fra ieri e oggi, che di fatto non c’è. Son frasi intese a tacitar apprensioni e turbamenti»

Anonimo ha detto...

What????????

DANTE PASTORELLI ha detto...

Inos Biffi giunge a definire attorcigliata l'esposizione, ch'è sempre limpida ed elegante, del mio Maestro ed Amico, mons. Gherardini.
Condivido in toto quanto leggo nel post.
Le reazioni scomposte, anche ad altri suoi interventi, persino da cosiddetti tradizionalisti ed antimodernisti che sgomitano per farsi belli appiattendosi su mai dimostrate posizioni "ufficiali", indican che don Brunero ha colto nel segno, ha toccato i nervi scoperti anche in alto loco.
Se non si voglion critiche argomentate alle ambiguità dei documenti conciliari, si dica una volta per tutte dove stia la continuità ch'è come l'araba
fenice. Oppure, con un atto di Magistero solenne, s'imponga a tutti il Vaticano II come totalmente dogmatico. Del resto Benedetto XVI in "Luce del mondo", alla domanda se un Papa può cambiare la dottrina, risponde: No, perché è vincolato al Vaticano II. La Rivelazione, la Sacra Tradizione e tutto il Magistero si condensano qui. Il super concilio superdogmatico. Ma doveva esser puramente pastorale e, ad assise chiuse, si disse che aveva voluto porsi ad un livello più basso rispetto ai grandi concili dogmatici.
M'ero imposto un lungo periodo di silenzio, ma questo post meritava una breve interruzione: il mio plauso, per quel che vale, è conivinto e sincero.
Auguro una serena e santa Pasqua.

Athanasius ha detto...

quando ha usato il termine "attorcigliata" nei confronti dell'esposizione di Gherardini, evidentemente Biffi si guardava allo specchio... ho appreso che è autore di molti nuovi testi liturgici del nuovo Messale ambrosiano, di derivazione patristica, ma che dicono cervellotici, astrusi e incomprensibili ai più.

Evidentemente il termine si addice meglio alle sue difese d'ufficio del Concilio.

D'altronde se gli abusi in rottura con la Tradizione sono semplici errate interpretazioni dei testi conciliari, che nessuno rettifica e se poi si considera anche che chi permette quegli abusi in fondo quei testi li conosceva per averli studiati o addirittura prodotti, non basta applicare un po' di logica?

Perplesso ha detto...

"
Del resto Benedetto XVI in "Luce del mondo", alla domanda se un Papa può cambiare la dottrina, risponde: No, perché è vincolato al Vaticano II. "

significa che è il Vaticano II che è infallibile?

DANTE PASTORELLI ha detto...

N.B.
"Luce del mondo", p.141. Il Papa si riferisce in particolare alla definizione di ciò che è Chiesa, nel contesto di un discorso relativo a ciò che è Chiesa e ciò che è comunità ecclesiale, nella terminologia del Vat. II, le sette protestanti cioè, che la Chiesa Cattolica deve comprendere, riconoscere in quanto cristiane per prestare un servizio insieme.
Il Papa non può modificare la definizione di Chiesa perché è vincolato al Vat. II.
Eppure, ci si può chiedere, la posizione del Vaticano II, in Lumen Gentium, è proprio secondo Tradizione? è davvero sulla strada di Mortalium animos, ad es.?
Alla luce di questa risposta è chiaro che il Papa fa della Lumen Gentium un Magistero infallibile.
La Lumen Gentium è fondamentale per capire l'intera ecclesiologia del concilio.

mic ha detto...

Caro Dante,
sono davvero felice di incontrarla qui e, soprattutto di poter ancora una volta godere delle sue preziose condivisioni e riflessioni, chiare e limpide come quelle del nostro comune Maestro ed Amico.

Stamane mi ha fatto una battuta delle sue sul fatto di essere stato inserito tra i "delusi": "Si può definire deluso qualcuno che nutriva delle speranze...".

Diciamo che, nella situazione in cui siamo, più che delusi dobbiamo essere 'realisti'; ma sempre fiduciosi nel Signore e nella Sua Chiesa Una e Santa, facendo del nostro meglio per custodire e promuovere la nostra Fede, abbracciando la Croce e andando avanti.

Ho colto degli spunti che domani, con un po' più di tempo, cercherò di approfondire.

Per ora, un caro saluto e buona notte.

Posso chiederle notizie sui suoi occhi?

cattolico ha detto...

Padre Yves Congar, creato cardinale da Giovanni Paolo II, ha scritto che il Concilio Vaticano II rappresenta la Rivoluzione francese nella Chiesa. Infatti esso ha fatto proprio il trinomio del 1789 “Libertà, Eguaglianza e Fraternità” mediante la dottrina sulla “Libertà religiosa” (“Dignitatis humanae”), quella sulla “Collegialità” (“Lumen gentium”), che “eguaglia” Papato ed episcopato, ed infine sull’“Ecumenismo”, che fraternizza tutte le religioni (“Nostra aetate” e “Unitatis redintegratio”).

mic ha detto...

le affermazioni di Cattolico non tengono conto, com'è ormai chiaro a molti, che il concilio va smitizzato e non bisogna dimenticare che contiene documenti di quattro diversi livelli, non tutti dello stesso tipo di autorità e quindi non tutti infallibili.
Ad esempio non sono infallibili i Decreti (Nostra aetate, Unitatis rdintegratio, Inter mirifica, ecc.)

Purtroppo in molti documenti sono state inserite formule ambigue che la teologia egemone modernista ha applicato attraverso la 'pastorale', senza scalfire dichiaratamente i dogmi, ma di fatto bypassandoli e quindi escludendoli e implicando una 'rottura' con la Tradizione de facto se non de iure.

Al momento presente c'è ancora una soluzione praticabile senza rinnegare tutto il concilio, che resta valido per tutti gli insegnamenti che possono 'leggersi' in continuità col Magistero di Sempre. Ma questo lo può fare autoritativamente solo il Papa, pronunciandosi esplicitamente sui noti nodi controversi.
Il problema è che il Papa non sembra disposto a farlo e il concilio continua ad essere applicato dai teologi - il che è improprio perché estromette l'attività di governo del Pontefice - e proprio dai teologi della cultura egemone...

DANTE PASTORELLI ha detto...

Cara Mic, grazie del ricordo e dell'interessamento. Per gli occhi,
uno è a posto, per l'altro s'attende il momento opportuno. Ma è già tanto rispetto a mesi fa.

Quanto ai rapporti Papa-teologi-concilio, il Papa si estromette da solo dal potere, e direi dal dovere, di governo.
Non ci resta che continuare per la nostra strada, senza superbia ma senza cedimenti, illuminati da saggi teologi e santi uomini di Chiesa.

Amicus ha detto...

La Lumen Gentium è fondamentale per capire l'intera ecclesiologia del concilio.

può rientrare nell'infallibilità un'ecclesiologia da estrarre col bisturi e interpretabile in molti modi diversi?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Il problema è tutto qui. Bisogna in queste Costituzioni dette dogmatiche sceverar ciò che dogmatico lo è in quanto ribadisce la Verità sempre professata dalla Chiesa, visto che non ci son nuove definizioni dogmatiche, ciò che potrebbe esserlo e ciò che cozza o sembra cozzar contro la Tradizione, il Magistero, la Rivelazione.
Quando si supplica il Papa di fornirci autorevolmente le spiegazioni necessarie per fugar dubbi, non si tende da parte degli animi veramente cattolici a rigettar il Vaticano II che concilio ecumenico è e resta, ma lo si vuol comprendere appieno, e senza che permangano dubbi e perplessità che nucciono alla fede, nel suo valore autentico.
Insomma è una richiesta di aiuto.
Se i figli chiedono il Padre deve rispondere. Bussate e vi sarà aperto; chiedete e vi sarà dato.

Amicus ha detto...

Se i figli chiedono il Padre deve rispondere. Bussate e vi sarà aperto; chiedete e vi sarà dato.

i figli hanno bussato e il padre ha aperto ai figliastri: vedi 'ponti d'oro' al Cammino neocatecumenale...

mic ha detto...

Caro Amicus,

tutti noi, che abbiamo portato avanti un impegno di testimonianza e di informazione siamo ancora sotto choc per l'accaduto e siamo pieni di perplessità e di sconcerto. Tra l'altro non è solo il padre, ma quasi tutto l'episcopato a partire dai vertici della Curia che è stato ammaliato (!?)

Tuttavia, ormai abbiamo smesso di farci domande. E' doloroso e non serve a nulla. Pensiamo sia giusto, invece, polarizzare le energie nel promuovere la Rivelazione Apostolica, quella autentica, non quella "spuria" che si sta infiltrando in tutte le diocesi.
Ora persino l’Arcivescovo uscente di Milano spiega le novità “ambrosiane” per l’iniziazione cristiana, che rispecchiano l'iter iniziatico che conosciamo bene.

Un'aberrazione del genere, senza il clima conciliare, di cui non è frutto ma del cui habitat ha potuto approfittare, non avrebbe mai potuto proliferare!

Domani riporteremo l'attenzione sulla Lumen Gentium. Dice bene Dante: per capire l'intera ecclesiologia del concilio!

DANTE PASTORELLI ha detto...

I figliastri, ad es. gli Anglicani, son come il figliol prodigo che torna alla sua casa: sono nostri fratelli che dobbiamo abbracciare con amore.
Gli altri non so quanto sian fratelli(nel credo cattolico intendo) in buona fede e quanto consapevoli nemici interni. Preferirei non generalizzare chiamandoli col nome di figliastri, perché non so chi sia il loro vero padre.

Anonimo ha detto...

Preferirei non generalizzare chiamandoli col nome di figliastri, perché non so chi sia il loro vero padre.
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condivido!