giovedì 15 settembre 2011

Intervista di Mons. Fellay dopo l'incontro.

Il sito ufficiale della Fraternità già da ieri pubblica l'intervista rilasciata da mons. Fellay subito dopo l'incontro con le autorità vaticane. E' la conclusione interessante a quanto detto fin qui e, credo che offra spiragli di speranza. Intanto par di capire che il Comunicato ufficiale che abbiamo pubblicato è un Comunicato congiunto; il che cambia di molto la lettura degli eventi che si stanno susseguendo. Inoltre sembra di poter dedurre che il Preambolo non contenga singoli punti ritenuti imprescindibili; questo comporta che non ci siano preclusioni a poter discutere del Concilio. Ne consegue che tutte le riserve sullo stesso potrebbero essere mantenute.

Spero di non sbagliarmi, ma la sostanza mi sembra evidente: l'accordo proposto è sul metodo, che è la soluzione più agevole. Quanto ai contenuti, la Grazia di cui la Fraternità è portatrice spianerà la strada a tutto il resto se riuscirà canonicamente ad entrare a far parte della vita ecclesiale. Continuiamo a sperare e pregare.


Come si è svolto quest’incontro?

Il colloquio è stato di una grande cortesia e di un’altrettanto grande franchezza, poiché per lealtà la Fraternità San Pio X si rifiuta di eludere i problemi che permangono. D’altronde, è in questo spirito che si sono svolti i colloqui teologici degli ultimi due anni.

Quando, il 15 agosto scorso, ho detto che noi siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo sul Concilio Vaticano II, ho anche tenuto a precisare che quando si tratta di dogmi, come quello della SS. Trinità, siamo evidentemente d’accordo quando lo si richiama nel Vaticano II. Una frase non dev’essere mai isolata dal suo contesto. I nostri colloqui teologici hanno avuto il gran merito di approfondire seriamente e di chiarire tutti questi problemi dottrinali.

Il comunicato ufficiale comune del Vaticano e della Fraternità annuncia che Le è stato consegnato un documento dottrinale e che Le è stata proposta una soluzione canonica. Può darci qualche precisazione?

Questo documento si intitola Preambolo Dottrinale è ci è stato consegnato per uno studio approfondito. Per questo è confidenziale e comprenderà che non le posso dire di più. Tuttavia il termine “preambolo” indica bene che la sua accettazione costituisce una condizione previa rispetto a qualunque riconoscimento canonico della Fraternità San Pio X da parte della Santa Sede.

A proposito di questo Preambolo Dottrinale, senza toccare ciò che ha carattere confidenziale, può confermarci se, come annunciato dalla stampa, in esso è presente una distinzione tra ciò che è la Fede – alla quale la Fraternità aderisce pienamente - e ciò che, derivando da un Concilio pastorale, come ha voluto essere lo stesso Vaticano II, potrà essere sottoposto ad una critica, senza rimettere in questione la Fede?

Questa nuova distinzione non è stata annunciata solo dalla stampa, io l’ho personalmente ascoltata da fonti diverse. Già nel 2005, il Card. Castrillon Hoyos, dopo che gli avevo esposto per cinque ore tutte le obiezioni che la Fraternità formulava contro il Vaticano II, mi diceva: «Non posso dire che sono d’accordo con tutto ciò che Lei ha detto, ma ciò che ha detto fa sì che voi non siete fuori dalla Chiesa. Scriva dunque al Papa perché vi tolga la scomunica».

Oggi, devo obiettivamente riconoscere che nel Preambolo Dottrinale non si trova una distinzione netta fra il dominio dogmatico intangibile e il dominio pastorale soggetto a discussione. La sola cosa che posso dichiarare, perché figura nel comunicato stampa, è che questo Preambolo contiene «alcuni principi dottrinali e criteri di interpretazione della dottrina cattolica, necessari per garantire la fedeltà al Magistero della Chiesa e il “sentire cum Ecclesia”, lasciando nel medesimo tempo alla legittima discussione lo studio e la spiegazione teologica di singole espressioni o formulazioni presenti nei documenti del Concilio Vaticano II e del Magistero successivo». Niente di più, niente di meno.

Circa lo statuto canonico che sarebbe stato proposto alla Fraternità San Pio X, a condizione che aderisca al Preambolo Dottrinale, è esatto che si è parlato di prelatura invece che di ordinariato?

Come lei giustamente ricorda, questo statuto canonico è condizionato, la sua modalità esatta non può essere considerata che successivamente e rimane ancora oggetto di discussione.

Quando pensa di poter dare la vostra risposta alla proposta del Preambolo Dottrinale?
Il tempo necessario per studiare questo documento e consultare i principali responsabili della Fraternità San Pio X, perché su questa materia così importante mi sono impegnato con i miei confratelli di non prendere alcuna decisione senza prima averli consultati.

Ma posso assicurare che la nostra decisione sarà presa per il bene della Chiesa e delle anime. La nostra crociata del Rosario, che proseguirà ancora per diversi mesi, deve intensificarsi, per permetterci di ottenere, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa, le grazie di luce e di forza di cui abbiamo bisogno più che mai.
__________________
[Fonte: http://www.dici.org/actualites/entretien-avec-mgr-bernard-fellay-apres-sa-rencontre-avec-le-cardinal-william-levada/ ]

13 commenti:

mic ha detto...

Ora è tempo di attesa e di preghiera, togliendo i riflettori da questa vicenda perché chi trama nell'ombra non abbia appigli.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Come dicevo ieri segnalando l'intervista in francese, qualche spiraglio positivo s'incomincia ad intravvedere.
Di più non si può dire. Le deduzioni e le ipotesi circa la forma canonica da dar alla Fraternità son del tutto arbitrarie al momento, anche se si può affermare che l'indipendenza dagli Ordinari sarà accordata pena il fallimento dei comuni sforzi di conciliazione.

mic ha detto...

Infatti!
se è già stata accordata agli Anglicani non si vede perché non dovrebbe esserlo per dei cattolici.

Trascrivo dall'attuazione dell'Anglicanorum Coetibus:

"Ciascun Ordinariato dipende dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e mantiene stretti rapporti con gli altri Dicasteri Romani a seconda della loro competenza."

Praeceptor ha detto...

E' necessario eludere i vescovi, visto e considerato che le semplici "raccomandazioni" e nemmeno documenti come il Motu proprio bastano a renderli meno intolleranti nei confronti della Tradizione.

Per questo sarà realisticamente ancora più necessario rendere indipendente la Fraternità dai vescovi modernisti, che tra l'altro sono la maggior parte.

Se già a malapena tollerano o addirittura perseguitano i sacerdoti che desiderano celebrare la messa tradizionale, figuriamoci nei confronti della Fraternità che voglia rendere operativo un suo priorato nella propria diocesi!

Anonimo ha detto...

Può sembrare cervellotico, ma il tempo a disposizione può servire, da un lato, all'astinenza da parte dei Lefebvriani dall'incontro di Assisi e, dall'altro, a non esporre il Papa agli strali dei vescovi tedeschi se si presentasse con un accordo già fatto.

Sia l'uno che l'altro caso dimostrano la gravità della situazione e la lacerazione in atto nella Chiesa.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ma quante paure hanno questi papi!

mic ha detto...

Un aggiornamento interessante. Così scrive il blog Cordialiter:

Dopo l'incontro tra il Card. Levada e Mons. Fellay, tutti si domandano che cosa succederà nei prossimi mesi. Il documento che è stato consegnato al superiore generale della FSSPX, verrà accettato dai lefebvriani?

Penso che in Vaticano abbiano misurato col bilancino ogni singola parola pur di elaborare un documento che possa essere sottoscritto da Mons. Fellay. Non ci resta che aspettare e vedere cosa verrà deciso nel quartier generale lefebvriano di Menzingen, però l'impressione è che ci sia moderato ottimismo.

La FSSPX oggi ha circa 500 preti, ma in caso di erezione canonica, grazie all'ampia libertà di cui godrà, potrebbe incrementare il numero dei sacerdoti in maniera esponenziale, giungendo nel giro di qualche decennio a superare persino il numero dei salesiani e dei gesuiti. State certi che quando la FSSPX avrà raggiunto la quota di 20.000 preti, la musica dovrà necessariamente cambiare in tutto l'orbe cattolico, anche perché nel frattempo l'armata rossa modernista sarà ormai allo sbando: pochi, vecchi e demoralizzati dal tramonto delle loro funeste idee rivoluzionarie.

È importante sapere di quanti vescovi potrà disporre la nuova FSSPX, poiché il numero attuale non sarà più sufficiente. Non meno importante sarà vedere in che modo saranno scelti i nuovi vescovi lefebvriani, cioè se tramite le terne, se tramite una commissione mista, o se in qualche altro modo.

La partita sembra ancora lunga, ma spero che non si vada ai tempi supplementari e ai calci di rigore. È da dieci anni che sento parlare di contatti tra esponenti vaticani e lefebvriani, l'auspicio è che entro Natale questa questione venga risolta una volta per tutte. C'è tanta gente che aspetta una struttura canonica che consenta ai cattolici che lo desiderano, di poter fare in tranquillità e pace la tanto desiderata “esperienza della Tradizione”.

Icabod ha detto...

Leggo su Avvenire che, nell'articolo dedicato all'incontro dell'altro ieri, indica i "principi irrinunciabili per potersi dire cattolici:
concetto di magistero,
concetto di tradizione,
gradi di adesione al magistero così come richiesto dalla Professio fidei pubblicata nel 1989."

Sapete ricavarne qualcosa?

mic ha detto...

Ne ricavo quel che dice Mons. Fellay e cioè che, se anche nel preambolo figura quanto indicato da Avvenire, esso comunque non contiene una distinzione netta fra il dominio dogmatico intangibile e il dominio pastorale soggetto a discussione; il che, mi sembra, lascia ampi margini di accettabilità...

Così mi sembra e così spero che sia.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Mah, bisogNa vedere, ad es., la definizione di Tradizione. Se si continua a parlar di tradizione vivente, nel senso di mutabile, la firma salta.

Stettino ha detto...

Ieri parlavo con Don Emanuele che ha accompagnato mons. Fellay, cripticamente mi ha detto che nel comunicato congiunto c'è già tutto " se sai leggere capirai?", io so leggere, poco, ma capire mi sembra un po troppo.
Io sento un cauto ottimismo ma credo che il riconoscimento canonico sposti l'attenzione sul problema principale che è la sana dottrina della Chiesa, la FSSPX è cattolica anche senza il riconoscimento perchè è il Magistero infallibile che glielo conferisce il resto sono cose umane.
CVCRCI

mic ha detto...

Caro Stettino, sono perfettamente d'accordo con te ed è quel che ho sempre pensato.
Tuttavia, non possiamo ignorare che il riconoscimento darebbe alla Fraternità la possibilità di esprimere dall'interno (canonicamente s'intende) la sua opera e la sua pastorale per la salvezza di tante anime assetate.

Io non mi volterei indietro né guarderei a destra o a sinistra (le sacche eretiche, settarie, moderniste) di questa Chiesa post-conciliare e penserei di lasciare il mio testimone a questa generazione e a quelle che verranno, nella Chiesa UNA SANTA CATTOLICA APOSTOLICA che è tuttora VIVA anche se non più riconoscibile.

Forse non è più tempo di 'distinguo' perché, se siamo sicuri che la salvezza è nelle mani del Signore e Lui continuamente la dona alla Sua Chiesa, perdere questa possibilità di raggiungere tante anime assetate facili prede di cattivi maestri e falsi profeti, forse non ci rende altrettanto sicuri sul prezzo da pagare...

Stettino ha detto...

Sono d'accordo ma c'è sempre un prezzo da pagare, la gerarchia modernista non si metterà all'interno una frangia cattolica senza tentare di inglobarla è l'insegnamento del "buon vecchuio Machiavelli" ed è questo il pericolo, un esempio dopo Assisi la FSSPX sicuramenre ringhierà dopo la canonizzazione qualcuno della gerarchia potrà dirgli:"su ma dai Il Santo Padre, non è rispettoso, vi abbiamo riconosciuto ecc.."
Ci saranno inviti, concessioni di belle Chiese (vedasi art. conciliari con tutti ma non con i cattolici veri), nomine in importanti congregazioni, con ciò non voglio dire che l FSSPX debba non accetare ma il pericolo è sempre la dottrina ed il primato di Dio sull'uomo.
CVCRCI