martedì 27 settembre 2011

Mondanizzazione, rischio per la fede. E le eresie?

Su Libero di oggi, Antonio Socci torna sulla ipotesi delle dimissioni del Papa - già smentite e peraltro non prevedibili - e ne fonda la possibilità, oltre che sulle dichiarazioni a suo tempo rilasciate da Benedetto XVI per il Libro "Luce del mondo", sulla sua stanchezza che sarebbe dimostrata da diverse considerazioni, molte delle quali centrate sulla secolarizzazione e sulla "mondanizzazione" della Chiesa - che non possiamo ignorare sia resa ancora più accentuata da certe istanze conciliari - particolarmente riconoscibile in Germania, ma presente ovunque sia pure a livelli diversi. [qui il testo integrale]

Le parole, gli argomenti e le esortazioni del Papa, tratti dal Discorso ai laici cattolici impegnati tenuto domenica 25 settembre alla Konzerthaus di Friburgo, sono forti e chiare e devono diventare nostro nutrimento e nostra forza. E tuttavia questa insistenza sulla mondanizzazione, purtroppo reale e pesantemente nefasta, secondo me è parziale perché esiste nella Chiesa un problema, se non altrettanto ben più grave e non meno deleterio della mondanizzazione: quello degli errori non corretti e delle eresie che continuano a proliferare.

Il discorso del Papa è complesso e ricco di spunti di riflessione e di esortazioni ad una autentica conversione. Non voglio essere riduttiva nel soffermarmi solo sul punto che ho estratto. Ma ci sono sottolineature basilari dalle quali non si può prescindere per ritrovare una rotta non del tutto seguita dalla nostra Chiesa post-conciliare.

Denuncia il Papa:
A causa delle pretese e dei condizionamenti del mondo la testimonianza viene ripetutamente offuscata”.
Non si può non aggiungere: e l'offuscamento della Verità, senza la quale ogni testimonianza è falsata, a causa della nuova evangelizzazione contenente insegnamenti e prassi diversi della Rivelazione Apostolica?

La Chiesa, dice il Papa:
per compiere la sua missione” e “per corrispondere al suo vero compito, deve sempre di nuovo fare lo sforzo di distaccarsi dalla mondanità del mondo. Con ciò essa segue le parole di Gesù… In un certo senso, la storia viene in aiuto alla Chiesa attraverso le diverse epoche di secolarizzazione, che hanno contribuito in modo essenziale alla sua purificazione e riforma interiore”.
Certo, la lettura in positivo e in chiave purificatoria di certi sfrondamenti determinati da circostanze storiche è reale e istruttiva anche per l'oggi. Ma resta, ineludibile, il fatto che per corrispondere al suo vero compito Chiesa non può rinunciare al suo Munus dogmatico che, oltre a viverla e testimoniarla, annuncia insegna e spiega la Verità e ne mostra la ragionevolezza e la Bellezza. Ed essa può e deve farlo attraverso autentici Maestri (Munus docendi) e Pastori (Munus regendi) che sono anche Santificatori (Munus sanctificandi), forgiati dall'Adorazione e dalla celebrazione del Santo Sacrificio. Se non si parte o riparte da qui...

12 commenti:

DANTE PASTORELLI ha detto...

La Chiesa deve rinunciare ad ogni potere terreno per vivere alla luce del Vangelo, purificandosi, e intanto in Vaticano si stanno gettando le basi di una nuova DC.
E chi sarà la guida? Si parla di Formigoni, ma anche di Casini. E quale modello di cattolicità vissuta offre costui?

Jumpy ha detto...

E' il refrain di Radaelli sul ripareggiamento della verità al fuoco del Dogma.

jonathan ha detto...

In questo discorso il Papa parla dell’Incarnazione, della Redenzione operata da Cristo attraverso lo scandalo della croce, della necessaria libertà della Chiesa dal mondo e dalle sue seduzioni, parla di verità fondanti della nostra fede e lo fa, a me sembra, con una insolita passione, intesa in entrambi i sensi. Lo fa nel cuore dell’Europa che lo ha osteggiato in tutti i modi, lo fa nella sua terra che ora a mala pena lo riconosce come suo figlio.

Questo discorso almeno, ma direi tutto questo difficile viaggio, meritava ben altra attenzione e interesse da parte del mondo cattolico e di quello tradizionista in particolare. Invece, a parte il dovere di cronaca dei vaticanisti vari, trovo solo qui qualche riflessione, Deo gratias, seppure anche qui puntata su quel che manca e non su quel che c’è. Per il resto indifferenza o stracciamenti di vesti, come se quel viaggio si fosse fermato a Lutero. Cosa ci si aspettava? Colpi d’ala, scomuniche, roghi? Come si ripareggia la verità in una chiesa così dispersa e irriconoscibile? Non sarà piuttosto il caso che il mondo cattolico più impegnato in prima linea nel difendere la verità, cambi registro e metta in cantina la sua delusione scontata e già stantia sul nascere?

mic ha detto...

E' il refrain di Radaelli sul ripareggiamento della verità al fuoco del Dogma.

Intanto non si tratta di un refrain ma di affermazioni che riflettono una consapevolezza chiara e veritativa e non sono solo di Radaelli ma di Pastori come Mons. Gherardini, Schneider e altri, nonché studiosi e teologi di valore, limpidamente cattolici.

mic ha detto...

Non sarà piuttosto il caso che il mondo cattolico più impegnato in prima linea nel difendere la verità, cambi registro e metta in cantina la sua delusione scontata e già stantia sul nascere?

Grazie per questo sentito richiamo a mettere in cantina la delusione, sul quale sono perfettamente d'accordo, perché rimanere nella delusione non aiuta né il deluso né coloro a cui esso si rivolge.

Grazie soprattutto per la difesa del Papa, essendo indubbio che in questo difficile momento egli attraversa situazioni di estrema difficoltà in tutti gli ambiti in cui si muove.

La mie piccole riflessioni, che sono partite dal riconoscere esplicitamente la complessità e anche la nutriente profondità dei discorsi del Papa, non avevano e non hanno l'intento di esprimere delusione, ma di notare con semplicità ma anche non chiarezza, mancanze che non sono banali, ma riguardano problemi seri che sembrano totalmente ignorati dalla maggior parte dei nostri pastori...

La delusione, semmai, non è il punto di arrivo, ma quello di partenza per rinvigorire la nostra fiducia e rendere più ardente la nostra preghiera, che diventa sempre più una supplica.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Già altrove ho detto che di cose "da Papa" Benedetto ne ha dette.
Nessuno di noi ha invocato roghi, o scomuniche (che sono in essere), ma colpi d'ala perché non dovremmo aspettarceli? Mica da aquila, bastan quelli da piccione o passerotto. La missione del Papa qual è? Quella di rendere unita e riconoscibile una Chiesa dispersa e irriconoscibile.
Non vedo perché i fedeli che non cedono alle lusinghe del modernismo in tutte le sue forme debbano cambiar registro: preso atto della realtà, difendiamo la Verità ed valori di sempre. E noi dovremmo seguire i Pastori, non precederli né esortarli. Non è questo un compito piacevole e dolce. Ma se i Pastori trascurano i loro doveri o li tradiscono, non possiamo tacere.
Anche in questo saremo giudicati; ci sarà chiesto: che ne avete fatto della della Fede che vi ho donato?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Mentre i cristiani vengon decimati nei paesi musulmani, mentre i convertiti vengon condannati a morte, e persino in Italia le ragazze che s'innamorano d'un cattolico vengon sgozzate, correr ad invitar i rappresentanti delle false religioni a pregar per la pace ad Assisi, oltre ad offender la mia Fede che poggia sul Primo Comandamento, mi fa orrore. Posso dirlo? O non son più cattolico?

jonathan ha detto...

se i Pastori trascurano i loro doveri o li tradiscono, non possiamo tacere.

Certo, più che giusto. Ed è la ragione per cui continuo a leggervi.
Ma la mia impressione è che ci sia spesso, dentro l’impegno di difesa della Verità che ci interpella tutti, una intransigenza strutturata ormai, che oscura il giudizio talvolta e non consente di cogliere il buono che c’è. Tipo riguardo Erfurt quando si è gridato da più parti ad una scandalosa quanto inesistente riabilitazione di Lutero, mentre c’era ben altro su cui confrontarsi. Secondo me.

Prendere atto della realtà, come dici, Dante, non significa, immagino, confezionare poi soluzioni né tanto meno il ‘come’ si debba o si possa giungere a guarire quella realtà. Papa Benedetto percorre vie che non piacciono quasi a nessuno, per ragioni diverse. Così Assisi, che certo fa orrore a tanti. E sarà un massacro, un fuoco incrociato con i migliori tiratori scelti del mondo cattolico. E il bersaglio facile e ovvio sarà il Papa. Tutto il diritto e il dovere, se vuoi , di inorridire. Ma nel frattempo i cristiani vengono perseguitati e uccisi dalla violenza di chi sostiene ‘io ho la verità’. Non potrebbe l’orrore di Assisi produrre la comune volontà di rinunciare alla violenza e di riconoscere a tutti la libertà di professare il proprio credo? O forse questa speranza non è cattolica? O forse per restare fedeli ai valori di sempre bisogna fermarsi dietro un pur legittimo orrore?
Non è amor di polemica, affatto. Gli interrogativi non sono retorici, forse solo ingenui. So bene peraltro che il confronto con voi è impari e azzardato da parte mia, perché guardo alla Chiesa con gli occhi soltanto della mia fede nuda e disarmata, non ho altro da condividere con voi. Tuttavia ogni tanto ci provo, perché anch’io non posso tacere.

metaraf ha detto...

Il testo del commento di qunti caratteri può essere?

mic ha detto...

non più di 4000 e qualcosa, altrimenti occorre spezzare il testo.

mic ha detto...

Non è amor di polemica, affatto. Gli interrogativi non sono retorici, forse solo ingenui.

i tuoi interrogativi non sono retorici né ingenui. C'è in te il dolore, che è anche il nostro, di un disorientamento che purtroppo parte dal vertice della Chiesa ed il rimedio non è in mano nostra. Ma, se ne parliamo con rispetto ma anche con responsabile coinvolgimento, intanto significa che non siamo indifferenti e, poi, che lanciamo i nostri interrogativi a Chi può comprenderci ed esaudirci.

Nel frattempo, coraggio, avanti con fiducia e speranza, ma anche con il conforto di poterne almeno parlare tra noi e in qualche modo verificare il nostro 'sentire', che comunque è e resta ancorato a un Magistero sul quale non ci vengono dubbi da esprimere, magari solo ragioni da approfondire...

DANTE PASTORELLI ha detto...

A volte bisognerebbe, anche da parte dei Papi, tacere per non scandalizzare. Sentir parlare di alta moralità di Lutero o di grande religiosità mi fa orrore, se si conosce un po' la vita dell'eresiarca.
Ognuno è libero di professar la sua religione, anche se in via di principio non esiste diritto all'errore: I Comandamento. Io non impedisco a nessuno di seguire il suo credo né esercito violenza su alcuno. Ma disapprovo che si chiamino persino gl'idolatri a pregar i loro falsi dei. E' un invito a perseverare nell'errore.
Io, neppure, non mi fermo dietro l'orrore: lo supero per continuare la battaglia che la Chiesa, coi suoi tanti martiri, ha sempre combattuto. La missione della Chiesa è di convertire. O è cambiata? Se è cambiata, me ne rendano edotti con documenti magisteriali infallibili.