mercoledì 4 gennaio 2012

2011. Seconda fase 'mondialista' della svolta giudeo-cristianizzante.

Vi invito a leggere il recente articolo di Don Curzio Nitoglia: 2011. Seconda fase 'mondialista' della svolta giudeo-cristianizzante. Il testo integrale è leggibile dal link. Di seguito pubblico l'Abstract che condensa i punti salienti della trattazione, ed un estratto significativo, che già ci consentono la visione d'insieme e le chiavi di lettura della situazione che stiamo vivendo a livello economico, politico, culturale e religioso, nell'evidente consapevolezza che i vari ambiti del vivere civile sono strettamente interconnessi col versante spirituale.

Giovanni Paolo II nel Messaggio per la giornata della Pace del gennaio 1980 aveva iniziato a gettare esplicitamente le basi della costruzione del Nuovo Ordine Mondiale dicendo:
«Fare la verità significa pure avere il coraggio di prevedere l'avvenire: prendere in considerazione le nuove aspirazioni, compatibili con il bene, che sorgono negli individui e nei popoli con il progresso della cultura, al fine di adattare le istituzioni nazionali e internazionali alla realtà di una umanità in cammino. Un campo immenso, dunque, si apre ai responsabili degli Stati e alle Istituzioni Internazionali per costruire un nuovo ordine mondiale più giusto, fondato sulla verità dell'uomo, basato su una giusta ripartizione sia delle ricchezze, che dei poteri e delle responsabilità.»
Nel Discorso al Corpo diplomatico, 10 gennaio 2000, Giovanni Paolo II afferma:
«6. Si è parlato molto in questi ultimi anni di un “nuovo ordine mondiale”. Numerose meritevoli iniziative sono da attribuirsi all’azione perseverante di diplomatici saggi, e in particolare alla diplomazia multilaterale, per far emergere una vera “comunità di Nazioni”. [...] Tutto questo indica una certa volontà di edificare un mondo fondato sulla fraternità, per stabilire, proteggere ed estendere la pace intorno a noi.»
[la pace con la minuscola e senza Cristo come fondamento non è la vera Pace che solo il Signore, il Principe della Pace, e non il mondo può dare. Non esplicitarlo, significa venir meno alla propria funzione, anche se in altra parte del discorso afferma, riferendosi ai cattolici e al loro impegno nella politica e nella società: «La loro fede, speranza e carità costituiscono delle energie supplementari e insostituibili perché non soltanto non manchino mai la cura dell’altro, il senso della responsabilità e la tutela delle libertà fondamentali, ma anche per far percepire che il mondo come pure la nostra storia personale e collettiva sono abitati da una Presenza.» -ndR]
Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in veritate n. 67 (200*) ha iniziato a mettere in pratica il disegno pubblico del suo predecessore. Infatti ha scritto:
“Per il governo dell’economia mondiale, per risanare le economie colpite dalla crisi, […] urge la presenza di una vera Autorità Politica Mondiale”.
Il 24 ottobre del 2011 il Documento del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace a nome di Benedetto XVI ha auspicato la creazione di una Banca Centrale Mondiale scrivendo:
“Esistono le condizioni per il definitivo superamento di un ordine internazionale nel quale gli Stati sentono la necessità della cooperazione. […]. Certo, questa trasformazione si farà al prezzo di un trasferimento graduale ed equilibrato di una parte delle attribuzioni nazionali ad un’Autorità Mondiale”. 
Il 13 dicembre 2011 l’Agenzia Sir ha riportato che il rabbino capo delle ‘Congregazioni Ebraiche Unite’ del Commonwealth Jonathan Saks la sera precedente (12 dicembre) era stato ricevuto in privato da Benedetto XVI e poi in pubblico presso l’Università Gregoriana ha esposto il piano concreto di una nuova forma di partenariato tra cristiani ed ebrei per “un’etica economica fondata sulle radici ebraico-cristiane”. In breve egli ha preso atto che la prima svolta ebraico-cristiana ha avuto luogo durante il Concilio Vaticano II e il primo post-concilio, ma essa era solo una svolta teologica; ora si tratta di operare una nuova e definitiva svolta pratica, politico-finanziaria simile a quella che hanno messo in atto i “leader politici d’Europa per cercare di salvare l’euro”. Il rabbino ha detto che dopo il Vaticano II è giunta l’ora di “iniziare un nuovo capitolo nelle relazioni ebraico-cristiane”. Dalle relazioni teologiche “faccia a faccia” occorre passare alle relazioni pratiche politico-finanziare “fianco a fianco”. Egli ha auspicato, rifacendosi a Benedetto XVI, che ebrei e cristiani possano essere “assieme” una “minoranza creativa” di un Nuovo Ordine Mondiale contro le forze radicalmente e aggressivamente secolarizzanti.

Come si vede (“contro il fatto non vale l’argomento”) siamo in piena seconda fase o all’inizio della realizzazione del mondialismo. Dove ci porterà questa seconda tappa? Solo Dio lo sa con certezza. Tuttavia si può ricorrere a qualche autore, che aveva studiato e previsto il problema. Uno (Orwell) l’ho citato all’inizio, un altro (Benson) lo cito adesso. Dalla shoah al mondialismo realizzato: G. H. Benson, Il padrone del mondo: «siamo quasi perduti e ci stiamo dirigendo verso una catastrofe alla quale dobbiamo essere preparati […] finché non tornerà il Signore» (Milano, Jaca Book, 2008, p. 12).
[...]

La globalizzazione religiosa o il ‘Tempio universale’.

Prima del Vaticano II la distinzione e contrapposizione tra Cristianesimo (che crede nella divinità di Gesù e nella SS. Trinità) e Giudaismo talmudico o post-biblico (che nega la divinità di Cristo e la Trinità) era pacifica. Tanto per rifarci ai Documenti pontifici più recenti, nell’Atto di Consacrazione al S. Cuore di Gesù scritto da Leone XIII (1900) e reso, per ordine di Pio XI, obbligatorio nella Festa di Cristo Re (1925), da parte dei sacerdoti si legge: “Siate Re di tutti quelli che sono ancora avvolti nelle tenebre dell’idolatria o dell’islamismo […]. Riguardate con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto: scenda anche sopra di loro […] il Sangue già sopra di essi invocato”. Questa preghiera era letta nella Chiesa universale sino al 1962. D’altro canto Pio XI nell’enciclica Mit brennender Sorge del 1937 ha scritto: “Il Verbo avrebbe preso carne da un popolo che poi Lo avrebbe confitto in croce”. Questa era la dottrina comune della Chiesa, contenuta nelle fonti della Rivelazione (Tradizione e Scrittura) ed insegnata costantemente dal Magistero pontificio (v. Le Bolle dei Papi sul giudaismo in questo stesso sito). Purtroppo la distinzione non solo pian piano si è affievolita (con Giovanni XXIII, 1958-1963), ma è stata ribaltata con Nostra aetate di Paolo VI (1965) e dall’insegnamento di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Così che dalla distinzione si è passati alla confusione e alla omologazione dottrinale e teologica degli opposti (Cristo e anti-cristi).

Tuttavia restava un passo ulteriore da compiere e lo vedremo per esteso nella seconda parte dell’articolo. Dopo la livellazione dottrinale oramai compiuta, bisognava giungere a quella pratica (“vale più la pratica che la grammatica”): specialmente politica (Stato d’Israele, 1948-1993), economico-finanziaria (crisi del Dollaro e dell’Euro). A partire dal 2001 sino al 2011 abbiamo assistito al costante e progressivo innalzamento (quasi mascherato e non esplicitamente sbandierato) della “Torre di Babele” del ‘Nuovo Ordine Mondiale’ con una ‘Repubblica Universale’ (Usa/Israele) e un ‘Tempio Universale’ (Assisi I-III, 1986-2001). Proprio in questi ultimi mesi si parla apertamente ed esplicitamente di una seconda fase dell’azione (non più dei colloqui) ebraico-cristiana, che deve preludere ad un Nuovo Ordine Mondiale economico/politico, il tutto alla luce della shoah e di Nostra aetate, che sono correlative come padre e figlio.

Il 26 gennaio 2011 su Avvenire (il quotidiano della “Conferenza Episcopale Italiana”), è apparso un articolo della professoressa israelita Anna Foa intitolato “Nel dopoguerra la vera svolta nella teologia” in cui si legge:
«Non vi è dubbio che il mutamento dei rapporti tra Chiesa ed ebraismo verificatosi con il Concilio Vaticano II e con la dichiarazione Nostra aetate abbia avuto le sue radici nel trauma della shoah. […]. Nostra aetate fu una svolta radicale, […] che aprì la strada ad una vera e propria rivisitazione teologica del rapporto con l’ebraismo, destinata ad approfondirsi […], introducendo l’idea, per dirla con Giovanni Paolo II nella sua visita in sinagoga del 1986, che la religione ebraica non fosse “estrinseca” ma in un certo qual modo “intrinseca” alla religione cristiana. La presa di coscienza determinata dallo sterminio di sei milioni di ebrei aveva così modificato in profondità non solo i rapporti tra ebrei e cristiani, ma le basi teologiche stesse su cui tali rapporti si fondavano» (p. 26). [vedi riflessioni in questo testo - e qui]
Sempre sul medesimo quotidiano, lo stesso giorno e nella stessa pagina, un articolo del Priore di Bose Enzo Bianchi “Intorno al Concilio la convergenza tra le Fedi” ci spiega che
«la svolta storica cui abbiamo assistito in questi ultimi cinquanta anni, svolta cui non è stata certo estranea la tragedia del “male assoluto”» è talmente epocale che «nessun cristiano potrà più invocare l’ignoranza a propria scusante: ciascuno è e sarà responsabile in prima persona di una conferma o di una contraddizione a questa svolta».
Il povero mons. Richard Williamson (paragonabile al personaggio principale del romanzo di Orwell, Winston Smith, definito “l’unico uomo libero in Europa”) ne aveva già fatto l’esperienza (“torturato” dalla “clero-polizia”) per aver osato opinare, nell’ottobre del 2008, che la “tragedia del male assoluto” non gode di tutte quelle prove storico-scientifiche di cui avrebbe bisogno per imporsi come super-dogma, il quale non ammette ignoranza e che non è lecito né contraddire né ignorare.

Inoltre Bianchi continua: «Giovanni Paolo II […], il 17 novembre 1980 a Magonza pronuncia una formula inedita, anzi contraddittoria a diciannove secoli di esegesi e teologia cristiana, in cui gli ebrei sono definiti “il popolo di Dio dell’Antica Alleanza che non è stata mai revocata”. […]. Si può notare la novità e l’audacia rispetto a tutto il magistero ecclesiastico precedente. […]. La teologia della sostituzione è così abbandonata per sempre». L’ermeneutica della rottura trova così spazio sulle pagine del quotidiano dell’Episcopato Italiano, il cui Primate è il Papa, che, però, sostiene, ma non dimostra[1], l’ermeneutica della continuità.
[...]
_______________________
(1) B. Gherardini, Concilio ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Frigento, 2009. [qui]

30 commenti:

Raph ha detto...

Carissima Signora Mic, GRAZIE infinite per questo Articolo CORAGGIOSO.

Se ho ben capito è tratto da un articolo di un Sacerdote, che merita tutto il mio plauso oltre che preghiera.

E' assolutamente così, e basterebbe fare 1+1 per capire l'inganno satanico di quanti si sono infiltrati nei Seminari Cattolici per distruggere dal suo interno la Chiesa e quindi l'economia dei paesi cattolici e questo per renderli schiavi e farli morire di stenti.
Questa politica massonica e l'ecumenismo massonico da anni favorisce l'immigrazione selvaggia, la concorrenza sleale dei paesi ex comunisti e comunisti come la Cina.

Mi torna alla mente il versetto 9 e 10 del Cap.12 di Giovanni, dove dice:
"Una gran folla venne a sapere che Gesù era a Betània, e ci andò, non solo per Lui ma anche per vedere Lazzaro che Gesù aveva risuscitato dai morti.
Allora i capi dei sacerdoti (della sinagoga) decisero di uccidere Lazzaro, perchè molti andavano a vederlo e CREDEVANO a Gesù."

E la storia della crisi della Chiesa Cattolica, VOLUTA dal vaticano 2 è scritta in questi due versetti.....uccidiamo la testimonianza vivente ( Chiesa, Tradizione, Dottrina, S.Messa ) così avremo mani e piedi liberi, con tutto lo strapotere che ne consegue......via quindi Altari, Sante Reliquie, Opere che mostrano la Vera Bellezza di Dio, che solo a guardarle ti mettono a contatto con il Trascendente, per lasciare posto a moderni "artisti" di fede protestante. La bruttura delle loro "opere" rispecchiano la lordura delle loro anime.

P.S. aggiungo anche che ai funerali di una certa Lubich che mi pare fosse la fondatrice di un movimento ecumenista, nato negli anni 40 circa, il card. Bertone durante l'omelia di esequie, la ringraziò per aver lavorato e propagato ad un nuovo ordine mondiale.......

Anonimo ha detto...

la ringraziò per aver lavorato e propagato ad un nuovo ordine mondiale.......

terribile elogio, che rispecchia le tendenze favorevoli al movimentismo che ha avuto il suo passepartout proprio dal concilio e che sta producendo danni incalcolabili alla nostra Chiesa.

Ho presenti le "commistioni" della Lubich con l'Islam (ai suoi funerali in Santa Maria Maggiore è stata data la comunione a molti non cristiani...). Quanto ad altri movimenti, si può aver qui un piccolo ma significativo cenno.

Ma quello in assoluto più deleterio, perché aggressivo e molto potente, probabilmente riceverà nei prossimi giorni un riconoscimento inaudito alla sua liturgia sincretista. Se così fosse non è esagerato parlare di abominio della desolazione...

E' la ragione del thread che precede questo...

Raph ha detto...

Grazie ancora carissima Signora Mic, Dio La Benedica e Benedica il Suo impegno.

Ora che sono approdata quì e mi son fatta coraggio nel commentare, cercherò nel mio piccolo di portare qualche altra informazione che mi verrà di volta in volta.

La saluto con sincera cordialità.

Anonimo ha detto...

Ora che sono approdata quì e mi son fatta coraggio nel commentare, cercherò nel mio piccolo di portare qualche altra informazione che mi verrà di volta in volta.

Grazie, ne sono felice :)

Raph ha detto...

Carissima Signora Mic, sono andata a vedere il link di Don Curzio e sono rimasta di stucco. Ad un certo punto il Sacerdote riporta dei passaggi di un certo Benson, che a proposito degli anni 20-30 e quindi della grande crisi mondiale riporta quanto segue:


"Benson prevede che attorno agli anni Venti-Trenta la massoneria acquisterà un potere sempre più vasto in Europa come nelle Americhe e nell’Oriente così da poter unificare tutto il mondo attorno al 1989 (anno in cui è “crollato” effettivamente il muro di Berlino) e appianare la venuta all’Anticristo finale. I mali che portano a tale sciagura sono elencati da Benson con precisione e lucidità: critica storica e unicamente filologica della Bibbia non più considerata un Testo sacro, divinamente ispirato e fornito dunque di inerranza; sentimentalismo religioso e liberalismo, che sotto apparenza di “pensiero indipendente” rendono invece gli uomini realmente schiavi della mentalità comune e delle passioni; la nascita del modernismo (p. 7). Nel mondo degli anni Trenta sarebbero rimasti solo tre tipi di religione: il cattolicesimo, l’umanitarismo filantropico liberal-massonico e le religioni esoteriche estremo orientali. Le ultime due forme sono accomunate dalla tendenza al panteismo antropocentrico e si trovano in totale opposizione col cattolicesimo, che è teocentrico e crede in un Dio personale e trascendente il mondo (p. 10). Il cattolicesimo decade sempre più, il mondo non lo vuol più ascoltare, capire ed accettare e lo abbandona, inebriato dal delirio di onnipotenza datogli dal panteismo antropolatrico e dal “culto dell’Uomo” (p. 11). La religiosità vincente dal Venti sino al 1989 è una sorta di umanitarismo filantropico: privo del vero soprannaturale, «subisce l’influenza della massoneria: l’uomo è Dio» (p. 11). La psicologia ha preso il posto del puro e semplice materialismo marxista e cerca di rimpiazzare la spiritualità del cattolicesimo con un surrogato psicanalitico immanentistico (p. 12). L’Autore esclama: «siamo quasi perduti e ci stiamo dirigendo verso una catastrofe alla quale dobbiamo essere preparati […] finché non tornerà il Signore» (p. 12). Ma purtroppo oggi i profeti dell’ottimismo irrealistico ed esagerato, che hanno condannato “i profeti di sventura”, non vogliono sentire la voce di Benson che, quale nuovo Laocoonte, metteva in guardia i cattolici dal modernismo quale “cavallo di Troia” introdotto dall’inimicus homo nella Città di Dio. Egli ammette realisticamente che nel mondo cattolico vi è del male, ma anche del bene, vi sono conventi dissoluti, ma anche osservanti e vicini al Signore (p. 12). Non è uno di quei farisei manichei che vedono tutto e solo bene da una parte e tutto e solo male dall’altra. Benché il Cristianesimo sia la vera religione divinamente rivelata, non tutti i cristiani le sono fedeli, anzi. Ma anche l’umanitarismo, che promette ipocritamente pace e cessazione di “guerre di religione”, ha i suoi eccessi, i quali superano anche quelli dei peggiori cristiani. A pagina 13 Benson prevede già nel 1907 il “Parlamento europeo”, il quale segna la fine del sano patriottismo e tramite la democrazia-sociale fonda l’anti-chiesa-cattolica. Egli ci mette in guardia anche contro l’apparente perfezione dello sviluppo tecnico, che, se disordinato e distolto dal Fine ultimo, nasconde molte trappole che insidieranno la fede dei cristiani (p. 16)."

Mamma mia quanto sono attuali queste analisi e come si sono rivelate vere, però mi chiedo se negli anni 30 era così, ma la gran parte della Chiesa era ben ferma nella Sua Dottrina, ora che la massoneria è ancora più forte di allora perchè è entrata nel Santo Ovile, che crisi mondiale dovremmo aspetterarci?

Non voglio nemmeno pensarci, perchè a confronto il diluvio universale è stato una bezzeccola.

Riguardo i link che Lei ha fornito nella risposta a me indirizzata,il dispiacere che ho provato nel leggerle è così grande che mi mancano le forze per reagire .....

88 ha detto...

Parliamoci chiaro e tondo: il solo che ha veramente il coraggio di capire fino a che punto gli ebrei siano colla loro sinagoga un'anti-Chiesa corruttrice è solo il vescovo mons. Williamson.
Neanche mons. Fellay ha il coraggio di dire la verità

Anonimo ha detto...

Caro 88,
credo che ci sia modo e modo per dire la verità.
Purtroppo non possiamo nasconderci che l'argomento shoah è un punctum dolens e insieme un argomento scottante, perché per gli ebrei è diventata -pur senza volerne sminuire l'orrore- un alibi per il sionismo (che non è l'ebraismo) e insieme uno strumento di colpevolizzazione dell'intero occidente, e specialmente del cristianesimo, quasi fosse esso il responsabile dell'infame accaduto. Per uno strano fenomeno di acquiescenza, per i modernisti sembra diventata - senza esserlo - un "luogo teologale" invece che un fatto storico. [vedi e vedi]

Si dà il caso che da sempre tra giudei e cristiani c'è stato e c'è lo "scandalo" di Cristo che ha assunto toni esasperati da entrambe le parti. Ma non può certo ciminalizzare i cristiani per l'orrore dei campi di sterminio, dei quali essi stessi -insieme ad altri (disabili, zingari)- sono rimasti vittime...

La situazione dell'appartenenza al Popolo della Salvezza identificato col Corpo Mistico di Cristo, ormai teologale e non più razziale legata al trinomio Dio-Popolo-Terra, è condensata in termini chiari ed espliciti in questo documento.

Quanto allo "scandalo" Williamson, purtroppo c'è stata una bieca strumentalizzazione anche grazie alla grancassa mediatica "montata" e lasciata ingigantire anche da responsabili della Curia, al corrente dell'intervista rilasciata mesi prima, e fatta deliberatamente esplodere il giorno stesso della remissione della scomunica... e da allora Williamson è stato etichettato come negazionista, mentre non ha fatto altro che esprimere perplessità da documentare con elementi storici sul numero delle vittime (il che non diminuisce l'orrore dell'accaduto, ma non fa di lui un negazionista).

Tutto ciò premesso per amore di verità, resta il fatto che Mons. Williamson esprime la parte più oltranzista della Fraternità, della quale si possono condividere i contenuti, ma non lo stile di comunicazione.

Anonimo ha detto...

citazione di Benson:
"..sarebbero rimasti solo tre tipi di religione: il cattolicesimo, l’umanitarismo filantropico liberal-massonico e le religioni esoteriche estremo orientali. Le ultime due forme sono accomunate dalla tendenza al panteismo antropocentrico e si trovano in totale opposizione col cattolicesimo, che è teocentrico e crede in un Dio personale e trascendente il mondo..."

Non è altro che la realtà di oggi, con l'aggravante che lo stesso cattolicesimo, per come si esprime la Chiesa oggi, risulta sfigurato e diluito...

Anonimo ha detto...

Carissima Signora Mic

ti ringrazio per la citazione, ma ti prego di non chiamarmi "Signora" Mic ;)

DANTE PASTORELLI ha detto...

L'interconnessione tra politica, eonomia, rApporti internazionali, vita sociale con la Religione Cattolica, la sola vera, è inutile cercarla: non c'è, almeno io non l'ho vista, nei documenti esaminati.
Quanto a mons. Williamson ha fatto più danni della grandine. Io non credo che sia un cattivo sacerdote e vescovo, ma la prudenza, specie in certi momenti delicati, è una virtù essenziale che ha dimostrato di non saper praticare. Ha dato esca ai nemici della riconciliazione con Roma.

Quanto alla revoca della predilezione per gli ebrei, è vero, Dio non ha revocato la sua predilezione, naturalmente a chi fra loro vi ha corrisposto e corrisponderà. Non sono, insomma, in quanto ebrei, dannati per l'eternità.

Icabod ha detto...

ebrei e cristiani possano essere “assieme” una “minoranza creativa” di un Nuovo Ordine Mondiale contro le forze radicalmente e aggressivamente secolarizzanti.
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Una minoranza creativa "insieme", significa che il cristianesimo sta per essere assorbito dall'ebraismo?
Con la venuta di Cristo Signore non è il contrario?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Infatti. Il Nuovo Israele è la Chiesa. Checché ne dica la gerarchia ecclesiastica nei discorsi o documenti diplomatici privi di imperativa autorità magisteriale.
Se siam noi nel torto, si dogmatizzi la vulgata trionfante.

Marco ha detto...

Un saluto a tutti.
Di Mons. Williamson possono essere criticate le sue posizioni ostili alla riconcilazione della FSSPX con Roma e le sue personali posizioni storiche, politiche.
Personalmente non sono affatto d'accordo con i guoi giudizi molto forti contro Roma.
Un conto è però prendere le distanze da lui su questioni che non toccano i fondamenti della religione cattolica, un conto è elevare fatti di pura storia profana a veri e propri "dogmi". Mons. Williamson ha espresso dubbi sul numero delle vittime dello sterminio ebraico e sulle modalità di tale sterminio. Questo è del tutto lecito. Se si accetta la versione ufficiale si risponda a mons. Williamson portando prove concrete, non il carcere.
Questioni di pura storia profana possono essere discussi da un cristiano senza commettere peccato. Monns. Williamson non ha mai giustificato lo sterminio e l'omicidio. Non può farlo senza negare la morale cattolica nel V Comandamento e non l'ha mai fatto.
La Santa Sede ha commesso un grave errore nel condannarlo, addirittura il Papa sembra quasi pentito del ritiro della scomunica. Ciò è del tutto inconcepibile ed ingiustificabile.
Questioni di pura storia profana diventano dogmi da accettare senza discussione, pena scomunica e carcere.
A scanso di equivoci penso che tra la "versione ufficiale" ed il negazionismo la teoria più scientifica sia la prima anche se non al 100%.
Sulla prudenza ha scritto un ottimo articolo don Curzio Nitoglia:

http://www.doncurzionitoglia.com/veraefalsaprudenza.htm

Marco Marchesini

DANTE PASTORELLI ha detto...

Anche su altri blogs, diversi tra noi hanno sviluppato il discorso
su giudizio storico ed errore teologico. Tutti abbiamo rifiutato la dogmatizzazione di un evento tragico che ripugna ad ogni coscienza civile.
L'imprudenza l'aveva colta lo stesso Williamson quando nell'intervallo della registrazione chiese di non render pubbliche alcune sue affermazioni. Dunque, poteva risparmiarsele. E risparmiarsi l'intervista tout-court.

don Camillo ha detto...

Stimo tanto l'ottimo don Curzio, la sua visione apocalittica è più che giusta e alquanto prossima, tuttavia io credo, a differenza del Sacerdote che un intervento in extremis per mediazione veramente Universale della Vergine Santissima, [con un adeguato castigo anche della Chiesa Ufficiale] impedirà una carneficina mondiale.

La questione ebraica è il nodo centrale nella crisi post moderna. Ma prima di continuare vi proporrei sempre dell'Ottimo don Curzio quello che dice la Chiesa Cattolica sugli ebrei, onde evitare vessazioni di qualche prete camuffato [che nega l'evidenza storica dicendo che la Chiesa DA SEMPRE dice che Dio li ama quasi più dei cattolici] di mia conoscenza.

ps. grazie per gli auguri, mi sento meglio.

(continua)

don Camillo ha detto...

Il primo documento che studiamo è la Costituzione ‘Impia Judaeorum
perfidia’del 1244 di papa Innocenzo IV (+ 1254).

In essa il Papa dice esplicitamente che Gesù non riuscì a togliere dal cuore dei giudei infedeli il velo che li accecava e anzi ha permesso che sino ad oggi essi permanessero nella cecità che compenetra Israele. Infatti il giudaismo dopo Cristo trascura la Legge di Mosè e i Profeti dell’Antico Testamento, segue “le tradizioni” dei loro avi che sono il Talmud, il quale si allontana enormemente dalla Bibbia e bestemmia Dio, Cristo e la Vergine Maria. Ora già questa sola Costituzione è diametralmente contraria all’insegnamento del Concilio Vaticano II (Nostra aetate) e del post-concilio. Tuttavia tale dottrina, riguardante questioni di fede e morale, non è sporadica né isolata, ma è stata ripresa
nel corso dei secoli sino al 1937.

Il papa Nicola III (+ 1280)

riprende in ‘Vineam Sorec’ la dottrina su esposta di Innocenzo IV e aggiunge che Israele è la vigna UNA VOLTA scelta da Dio, da cui ci si aspettava uva dolce, ma che invece ha dato aceto; essa è simile al fico secco del Vangelo, che Cristo ordinò fosse bruciato, dacché non portava frutti di buone opere.
Essa, infatti, non ha voluto ricevere la grazia portata da Cristo, anzi Lo ha
ingiustamente ucciso, non il solo Sinedrio, ma la vigna tutta (tranne il “piccolo resto” di coloro che si son convertiti al Vangelo), il popolo tutto.

(continua)

don Camillo ha detto...

● Nel 1566 san Pio V con la Costituzione Romanus pontifex stabilisce, riafferma e conferma tutti i precedenti documenti, statuti e disposizioni dei Papi sul giudaismo. È evidente la volontà di insegnare e perpetuare ciò che è stato sempre insegnato e non di innovare alcunché. Onde non si riesce a capire ove si possa trovare “ermeneutica della continuità” tra Tradizione cattolica e insegnamento conciliare riguardo ai
rapporti tra cristianesimo ed ebraismo. Ancora san Pio V nel 1569 nel documento Haebraeorum Gens riafferma che il popolo ebraico, una volta eletto da Dio, tanto prima superò tutti gli altri in grazia e valore, quanto poi è stato abbandonato e disprezzato a causa della sua incredulità. Esso è senza sacerdozio, senza Legge mosaica e cacciato via dal proprio Paese. Come conciliare ciò con quanto scrive Nostra aetate? Con l’Antica Alleanza mai revocata? Con i Fratelli maggiori e prediletti nella Fede?

● Nel 1581 papa Gregorio XIII
con la Costituzione Tempore Suo approva, conferma e riafferma tutte le costituzioni dei suoi predecessori in perpetuo, e ordina che debbono essere osservate integralmente. Ancora Gregorio XIII sempre nel 1581 nella Costituzione Antiqua Judaeorum insegna che l’antica iniquità giudaica durante la Vecchia Alleanza , per la quale sempre resistettero allo Spirito Santo, è ancora maggiore nei figli che ripudiarono Gesù e continua ancora oggi.

● Papa Clemente VIII in Caeca et Obturata (1593)
spiega che la perfidia giudaica non si è arrestata a Cristo, ma continua contro la Chiesa da Lui fondata, la quale pazientemente attende la loro conversione. Ancora Clemente VIII nel medesimo anno scrive in Cum Haebraeorum che è pericoloso e funesto per i cristiani chiudere gli
occhi davanti alla malvagità del popolo ebraico, che perdura ancora adesso. Onde il Papa riprende e conferma le Costituzioni dei suoi predecessori, ricondanna il Talmud le condanna la cabala spuria, in quanto contengono errori contro l’Antico e il Nuovo
Testamento, La SS. Trinità e Dio Creatore. Dopo il Vaticano II la pratica ecclesiale è totalmente contraria a quanto Clemente VIII e tutti i suoi predecessori avevano insegnato e stabilito.

● Nel 1704 papa Clemente XI promulga la Costituzione Propagandae in cui
riprende gli insegnamenti pontifici a partire dal 1244.

● Nel 1751 papa Benedetto XIV in A Quo Primum riprende il magistero
antecedente e condanna l’usura esercitata dal popolo ebraico a scapito dei cristiani.

● Nel 1937 Pio XI in Mit brennender Sorge parla di deicidio ad opera del popoloreligione giudaico-rabbinica o talmudica.

Concludendo questa breve carrellata introduttiva, mi sembra che a proposito del rapporto giudaismo post-biblico e cristianesimo si debba parlare non solo di “ermeneutica della rottura” ma di opposizione di contraddizione tra Vaticano II e Tradizione cattolica bimillenaria (biblica, patristica e magisteriale).

(fine citazione) rimando al sito di don Curzio per il documento intero.

don Camillo ha detto...

Fatte questa premessa c'è veramente poco da dire se non che se S. Ecc. Mons. Williamson, con queste basi si fosse mantenuto nell'ambito puramente teologico filosofico magisteriale nessuno poteva accusarlo di alcunché, ma lui è entrato in un campo dove non è competente, ricordiamoci ci sono storici, propriamente detti, che in Germania stanno ancora in galera e c'è tutto un movimento storico-scientifico che da anni sta facendo il suo lavoro... contro questo vero e proprio oscurantismo storico, lasciamo a loro questo compito direi, anche perchè ci lamentiamo dei Vescovi italiani che fanno politica o parlano di cose di non loro competenza, e questo non vale per un Vescovo Tradizionale che ci sta simpatico?

Anonimo ha detto...

Carissimi,

La posizione storica del vescovo Williamson, ha almeno una cosa interessante: non si può mettere in discussione l'Olocausto, ma la divinità di Cristo e persino la sua esistenza, si può mettere in dubbio. Ricordati di Loisy e il suo Cristo della fede e il suo Cristo storico?

Sarebbe assurdo dire che dopo il Concilio Vaticano II, abbiamo un revisionismo cattolico?

Quante cose non sono cambiate?

Anche Lutero, nelle parole del Papa, ora è un esempio!

Marco ha detto...

Effettivamente cari Dante e Don Camillo questa linea è stata seguita da Don Luigi Moncalero: "non sono uno storico e onestamente non ho mai approfondito il problema".
Però il problema subentra se dallo sterminio ebraico si arriva a negare la Bontà di Dio e la sua Onnipotenza, la teologia della morte di Dio, il silenzio di Dio. Purtroppo anche il Papa nella sua visita ad Auschwitz ha parlato di silenzio di Dio.

Sugli Ebrei segnalo l'ottima trattazione di mons. Gherardini:

http://www.internetica.it/questioneEbraica-postconcilio.htm

Saluti a tutti.
Marco Marchesini

don Camillo ha detto...

La questione credo sia un'altra:

nel giudaismo post-templare (quello sorto dopo la distruzione dl Tempio) c'è ombra di bene?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Se non si è informati sufficientemente su di un argomento di così devastante portata, allora si taccia. Direi di più: non ci si fermi ai testi negazionisti e riduzionisti ma si leggano anche altre ricostruzioni per formarsi un'opinione non superficiale ma ben motivata. Mons. Williamson promise che avrebbe letto altri libri per approfondire il tema, ma non so se poi l'abbia fatto.
Il Papa ha parlato di silenzio di Dio: non credo tuttavia ch'egli volesse negare la bontà divina. Esprimeva un senso di sgomento molto umano dinnanzi alla barbarie cui può si giungere nei gorghi peccaminosi della storia. Quasi chiedere a Dio: Dio, ma dov'eri? perché non l'hai impedito? Ma il Papa sa benissimo che Dio ha i suoi disegni imperscrutabili.
Quante volte anche noi esclamiamo: Mio Dio, ma qualche volta guarda anche me! Non è negazione della sua bontà, ma implorazione accorata.
Quanto al saggio del mio Amico mons. Gherardini mi è ben noto perché fui tra i primi a leggerlo, riprenderlo ed a pubblicarlo sul mio bollettino "Una Voce dicentes" ed in internet.

Anonimo ha detto...

Trascrivo l'intero pensiero del Papa sul "silenzio di Dio", ad Auschwitz.
E' bene soffermarcisi e non fermarsi al silenzio, ma cogliere anche il seguito:
(chi volesse leggere il testo intero può cliccare qui)

Quante domande ci si impongono in questo luogo! Sempre di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perché Egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male? Ci vengono in mente le parole del Salmo 44, il lamento dell'Israele sofferente: “…Tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli e ci hai avvolti di ombre tenebrose… Per te siamo messi a morte, stimati come pecore da macello. Svégliati, perché dormi, Signore? Déstati, non ci respingere per sempre! Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione? Poiché siamo prostrati nella polvere, il nostro corpo è steso a terra. Sorgi, vieni in nostro aiuto; salvaci per la tua misericordia!” (Sal 44,20.23-27). Questo grido d'angoscia che l'Israele sofferente eleva a Dio in periodi di estrema angustia, è al contempo il grido d'aiuto di tutti coloro che nel corso della storia – ieri, oggi e domani – soffrono per amor di Dio, per amor della verità e del bene; e ce ne sono molti, anche oggi.

Noi non possiamo scrutare il segreto di Dio – vediamo soltanto frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia. Non difenderemmo, in tal caso, l'uomo, ma contribuiremmo solo alla sua distruzione. No – in definitiva, dobbiamo rimanere con l'umile ma insistente grido verso Dio: Svégliati! Non dimenticare la tua creatura, l'uomo! E il nostro grido verso Dio deve al contempo essere un grido che penetra il nostro stesso cuore, affinché si svegli in noi la nascosta presenza di Dio – affinché quel suo potere che Egli ha depositato nei nostri cuori non venga coperto e soffocato in noi dal fango dell'egoismo, della paura degli uomini, dell'indifferenza e dell'opportunismo. Emettiamo questo grido davanti a Dio, rivolgiamolo allo stesso nostro cuore, proprio in questa nostra ora presente, nella quale incombono nuove sventure, nella quale sembrano emergere nuovamente dai cuori degli uomini tutte le forze oscure: da una parte, l'abuso del nome di Dio per la giustificazione di una violenza cieca contro persone innocenti; dall'altra, il cinismo che non conosce Dio e che schernisce la fede in Lui. Noi gridiamo verso Dio, affinché spinga gli uomini a ravvedersi, così che riconoscano che la violenza non crea la pace, ma solo suscita altra violenza – una spirale di distruzioni, in cui tutti in fin dei conti possono essere soltanto perdenti. Il Dio, nel quale noi crediamo, è un Dio della ragione – di una ragione, però, che certamente non è una neutrale matematica dell'universo, ma che è una cosa sola con l'amore, col bene. Noi preghiamo Dio e gridiamo verso gli uomini, affinché questa ragione, la ragione dell'amore e del riconoscimento della forza della riconciliazione e della pace prevalga sulle minacce circostanti dell'irrazionalità o di una ragione falsa, staccata da Dio.

Marco ha detto...

Saluti a tutti.

Mons. Gherardini è davvero un grandissimo teologo. Più lo leggo e più me ne convinco.

Letto in senso corretto, come supplica a Dio, il testo del Papa non crea problemi.
E' una pia invocazione.

Tuttavia non è che anche questo testo del Papa potrà essere strumentalizzato nel dare ossigeno a tutte quelle correnti teologiche che parlano di morte di Dio e di parallelo tra il Sacrificio di Cristo ed lo sterminio ebraico?

Sulla questione avevo letto qui qualcosa:

http://www.sanpiox.it/public/images/stories/PDF/TC/TC_63.pdf

Marco Marchesini

Marco ha detto...

Mons. Williamson è vero che deve leggere anche i libri scientifici che affermano la realtà delle camere a gas e dei 6 milioni, in modo da farsi un'idea accurata e scientifica della questione. Speriamo che mantenga le sue promesse.
Però a questo punto mi viene da dire che anche coloro che accettano la versione opposta dovrebbero leggere libri di negazionisti/riduzionisti e confutarli.


Almeno la mia impressione però è che non ci può essere serio dibattito scientifico se non si prendono le obiezioni dei riduzionisti e dei negazionisti e le si confutano adeguatamente. Ci si limita ad esporre i fatti e ad invocare pesati sanzioni penali su coloro che non condividono e che hanno delle obiezioni anche serie sull'argomento.
Ora questo modo di procedere è controproducente, perché si dà purtroppo l'impressione di non avere argomenti se non quello della forza.

Marco Marchesini

DANTE PASTORELLI ha detto...

Persino sulla Croce Qualcuno gridò: Dio mio, Dio mio, perché m'hai abbandonato?

Certo, caro Marco, tutto si può stravolgere per motivi di parte.

Quanto allo sterminio degli ebrei (ed altri, zingari, omosex ecc.) credo che i tempi non sian ancora maturi per una riflessione storica lontana da passioni umane. E forse io non vedrò uno studio veramente obbiettivo, almeno nei dati numerici.
Ma su questi argomenti è preferibile non soffermarsi più di tanto in un blog, pena l' "esplosione" verbale da una o dall'altra parte.
Le azioni penali tedesche sono, a mio avviso, il frutto estremizzante del collettivo senso di colpa. Avrebbero dovuto andar in galera tutti i cittadini che in un modo o nell'altro sostennero il nazismo. Chi sarebbe rimasto fuori?Passione, non razionalità. E' molto comodo scaricar le colpe su chi, magari in buona fede e con scarsa conoscenza dei fatti, ora presenta opinioni indubbiamente assai discutibili.

Quanto a don Brunero, hai perfettamente ragione: è il miglior teologo italiano vivente. Io l'ho conosciuto giovanissimo, negli anni 1958-62 quando abitavo a Prato e frequentavo l'università a Firenze. Ho seguito la sua attività di studioso, e ci siamo rincontrati nelle nostre battaglie ed il giovanile legame è rinato.
Prato ha avuto ed ha ottimi sacerdoti. Purtroppo il pur buon mons. Fiordelli non seppe valorizzare i migliori (penso, ad es. a don Bini e al defunto mons. Bonacchi, mio collega al Buzzi di Prato nei lontani primi anni '60).
E ci siamo dovuti accontentar degli Scatizzi e dei Simoni.

Anonimo ha detto...

Tuttavia non è che anche questo testo del Papa potrà essere strumentalizzato nel dare ossigeno a tutte quelle correnti teologiche che parlano di morte di Dio e di parallelo tra il Sacrificio di Cristo ed lo sterminio ebraico?

Caro Marco,
ho sempre pensato che il Papa, come ogni cristiano, ma lui soprattutto, dovrebbe parlare di Cristo Signore opportune et importune.

Invece, a me sembra che purtroppo eviti di farlo in certi contesti. Quel che ho notato nel discorso di Auschwitz è il generico riferimento a Dio. Non c'è accenno al Dio Personale Trinitario, che ci si è rivelato definitivamente nel Figlio, il Verbo Incarnato, Cristo Signore nostro.

In occasione della visita del Papa alla Sinagoga, scrivevo queste parole, che confermo qui:

""Attribuzione di portata teologica alla shoah

Non può restare senza conseguenze asserire che “la shoah” segna “il vertice del cammino dell’odio”, che voleva “uccidere Dio”. Occorre invece respingere la tendenza odierna -che va generalizzandosi sempre di più- di conferire portata teologica e “neo-dogmatica” ad un fatto storico come la shoah quale “nuovo Olocausto”, che sembra addirittura aver rimpiazzato quello di Cristo. Infatti, per la Fede cattolica l’odio di satana ha mosso degli uomini (Sinedrio con il popolo ebraico a lui sottomesso con la connivenza dei dominatori Romani) ad uccidere Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, nella sua natura umana. Questo è il vero vertice dell’odio contro Dio, che i veri cristiani, figli del perdono, non prendono a pretesto per demonizzare nessun uomo e nessun popolo -nella specie quello ebraico- né di ieri né di oggi né di domani.
La shoah non è né un “luogo teologico” - che, nella metodologia di Melchior Cano, è un criterio di prova teologica - né un dogma di fede, perché i dogmi di fede hanno per oggetto esclusivamente verità rivelate.
Nessun cristiano è quindi tenuto ad enfatizzazioni fuorvianti o al reiterato prodursi di poco dignitose prostrazioni, fermi restando l'orrore e la condanna per l'accaduto. ""

Anonimo ha detto...

Carissimi,


Ricordo che Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sono figli di madri ebree e sono anche giudei. Vedi questo testo in Radio Cristiandad: PABLO VI, JUAN PABLO II Y BENEDICTO XVI: NACIDOS DE VIENTRE JUDIO. TODO CUADRA
http://radiocristiandad.wordpress.com/2011/03/30/juan-pablo-ii-y-benedicto-xvi-nacidos-de-vientre-judio-todo-cuadra/

Stranamente Paolo VI há usato l'ephod e Benedetto XVI ha studiato il rappresentante del ebraismo chassidico, Martin Buber, come se puó leggere in articolo di don Curzio Nitoglia:

“Alfred Lapple, vecchio professore di Ratzinger, presso il Seminario di Frisinga, ha raccontato all’Avvenire (4 febbraio 2009, p. 32) che all’origine della formazione intellettuale di Benedetto XVI vi sono, oltre de Lubac e von Balthasar, addirittura MARTIN BUBER, colui che ha volgarizzato, reso “di massa” la cultura ebraico-chassidica mistica ed esoterica. Il professore israeliano ISRAEL SHAHAK (che ha perso i genitori nel campo di lavoro nazional-socialista di Bergen Belsen, ove anche lui fu rinchiuso) ha scritto che Buber è stato «uno dei maggiori mistificatori (…), nelle sue numerose opere in cui esalta l’intero movimento chassidico, non si trova una sola riga sulle vere dottrine chassidiche che riguardano i non-ebrei (…). Le opere di Buber furono tradotte in ebraico e diventarono un formidabile strumento educativo nelle scuole d’Israele, aumentando il potere dei leader chassidici, letteralmente ‘assetati di sangue’, nel promuovere lo sciovinismo israeliano e l’odio verso tutti i non-ebrei (…). Sono convinto che nessuno ha lasciato un’eredità più malefica della sua [di Buber]» (Storia ebraica e giudaismo, Verrua Savoia, CLS, 1997, pp. 57-58). Inoltre Maurizio Crippa su Il Foglio (4 febbraio 2009, p. 3) scrive che Benedetto XVI «è il teologo che ha scavato di più nelle premesse ebraiche del cristianesimo […]. Nei primi anni Settanta Ratzinger entra in rapporto con ‘La Comunità Cattolica di Integrazione’, che dal primo dopoguerra aveva avviato una profonda revisione teologica e spirituale del cattolicesimo tedesco […]. “Dio può avere due spose [Sinagoga e Chiesa]? Non è forse questa divisione tra sinagoga e ‘ecclesia’, così piena di male, il motivo più profondo di tutte le divisioni che seguirono nella storia della Chiesa? … Non è forse che la Chiesa debba radicarsi nell’ebraismo, per poter essere del tutto cattolica, e cioè universale?”. Il rapporto di stima tra Ratzinger e questa Comunità (sarà lui, arcivescovo di Monaco, ad approvarne nel 1978 gli statuti) non si è mai interrotto» ([1]) e lo si vede. CASO WILLIAMSON, VATICANO II e GIUDAISMO - http://www.doncurzionitoglia.com/CasoWilliamson2.htm

Anonimo ha detto...

E 'proprio nel periodo post-Vaticano II la comprensione del rapporto tra ebraismo e cristianesimo*, troviamo il modo migliore, per capire quello che dice Benedetto del rapporto tra tradizione, il Vaticano II e le due ermeneutiche, vedi quello che Benedetto XVI há detto nella Esortazione Verbum Domini:

“Bisogna però osservare che il concetto di adempimento delle Scritture è complesso, perché comporta una triplice dimensione: un aspetto fondamentale di continuità con la rivelazione dell’Antico Testamento, un aspetto di rottura e un aspetto di compimento e superamento. Il mistero di Cristo sta in continuità d’intenzione con il culto sacrificale dell’Antico Testamento; si è attuato però in modo molto differente, che corrisponde a parecchi oracoli dei profeti, e ha raggiunto così una perfezione mai ottenuta prima. L’Antico Testamento, infatti, è pieno di tensioni tra i suoi aspetti istituzionali e i suoi aspetti profetici. Il mistero pasquale di Cristo è pienamente conforme – in un modo però che era imprevedibile – alle profezie e all’aspetto prefigurativo delle Scritture; tuttavia, presenta evidenti aspetti di discontinuità rispetto alle istituzioni dell’Antico Testamento.” Verbum Domini - http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/apost_exhortations/documents/hf_ben-xvi_exh_20100930_verbum-domini_it.html

Vedere che ciò che Benedetto detto a proposito del Vecchio e Nuovo Testamento, ha anche dichiarato in merito al Concilio e alla Tradizione. E se da una parte, lui e Giovanni Paolo II, hanno detto che la prima alleanza non è mai stata revocata, dall'altro,dicono la stessa cosa della tradizione, però, la continuità con la tradizione (come dice M. Gherardini) non è dimostrabile. Como non è dimostrabile la continuità della prima alleanza, ma il suo compimento in Cristo. Dove la prima alleanza, cessa di esistere e dare origine a nuova ed eterna alleanza. Vedere le cose in questo modo, il Vaticano appare come una nuova rivelazione (o un arricchimento del depositum fidei), cioè, l'innovazione nella continuità. Che cosa significa che Dio ha fatto un patto con Abramo, Mosè, Cristo e il "rinnovato" (o "arricchito") al Vaticano II.

Se la continuità tra la tradizione e il Vaticano II, non è dimostrabile(come dice M. Gherardini), allora si ha solo la fede, non la ragionea sostenerlo, che si rivela essere un fideismo. Come diceva sant'Agostino: "La fede senza ragione è nullo", e gli ultimi 46 annilo dimostrano eloquentemente.

*Guardare SISINONO, Anno XXXV n. 6, del 31 Marzo 2009 http://www.doncurzionitoglia.com/strana_teologia.htm

don Camillo ha detto...

Tuttavia non è che anche questo testo del Papa potrà essere strumentalizzato nel dare ossigeno a tutte quelle correnti teologiche che parlano di morte di Dio e di parallelo tra il Sacrificio di Cristo ed lo sterminio ebraico?
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Diciamo che la questione è assai delicata, con la "clava" Auschwitz, non si è solo cambiata la storia, ma la stessa concezione di Dio.

Il concetto del "silenzio di Dio" è legato ad un libercolo presentato da molti eminenti professori-monsignori come una "nuova ed interessante visione di Dio" un nuovo vangelo, insomma: Il concetto di Dio dopo Auschwitz di Hans Jonas. Dove l'autore ebreo parla di dio (ma non del Dio Cristiano ovviamente) come del dio-sempre-buono e dio-necessariamente-buono.
Ne consegue che dopo tutto il male di Auschwitz il "concetto di dio" deve appunto cambiare, perchè o dio è anche un po' cattivo (come asseriscono i cabalisti-ebrei, per spiegare la distruzione e la non riedificazione del Tempio), o non è onnipotente (una strada filosoficamente impercorribile) OPPURE si è "contratto" in un dato momento si è ritirato un po' a vita privata (detto in maniera un po' casereccia) secondo la mistica (ereticissima per noi cattolici) lurianica (secondo la quale, per giunta, noi esistiamo al mondo proprio grazie ad una "contrazione di Dio": il Tzimtzùm).

Dio dopo Auschwitz non fa nulla, non "perché non volle, ma perché non fu in condizione di farlo": concedendo all'uomo la vita e sopratutto la libertà, Dio ha infatti rinunciato alla sua potenza, "la rinuncia avvenne infatti acciocchè noi potessimo essere".

Insomma un libro tanto piccolo come complesso e difficilmente comprensibile per chi è nato e vissuto in una filosofia Tomista.

B16, riprende questo filone del "silenzio" cercando di sganciarsi da Jonas, dando una interpretazione (non tanto cattolica quanto) biblico-sapienziale (neutra direi), interessante, e condivisibile per certi versi, ma in quel contesto IN QUEL LUOGO credo che sì, sia stato un pessimo "ossigeno" per i nemici della concezione cattolica dei concetti base quali il male, il bene, il castigo come purificazione-espiazione.

Per noi cattolici le guerre gli olocausti sono sempre permesse da Dio come castigo e purificazione [atto di misericordia] per i peccati e l'impenitenza degli uomini, ma cosa succederebbe se un Papa cattolico ricordasse questa semplice verità cattolica parlando così dell'olocausto? meglio ripiegare sul "silenzio di Dio"?