venerdì 20 gennaio 2012

Ratzinger, il Papa riformista secondo Gilles Routhier by Magister

Magister nel suo articolo del 19 scorso ricorda che Benedetto XVI è tornato a insistere sulla necessità di una "giusta ermeneutica" del Vaticano II, nell'indire un Anno della fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario dell'apertura dell'evento che ha segnato una evoluzione - o una involuzione - a seconda dei punti di vista - nella vita della Chiesa. Ci darà materia da discutere anche la relativa Nota con le indicazioni pastorali della Dottrina della Fede.

La corretta comprensione del Concilio – precisano le istruzioni per l'Anno della fede – non è la cosiddetta "ermeneutica della discontinuità e della rottura", ma quella che lo stesso Benedetto XVI ha definito "l’ermeneutica della riforma, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa". La definizione è ripresa dal memorabile discorso tenuto dal papa alla curia romana il 22 dicembre 2005, all'epoca interpretato come confutazione della concezione progressista del Vaticano II come rottura col passato e "nuovo inizio" per la Chiesa.

 È la "riforma", secondo la sottolineatura di Magister, la chiave di interpretazione del Concilio Vaticano II e dell'evoluzione del magistero, "nella continuità del soggetto Chiesa". È ciò, egli dice, che Lefebvre e i tradizionalisti non hanno mai voluto accettare. E presenta quindi un ampio saggio di Gilles Routhier, che ricostruisce il passato e il presente della controversia su "La Rivista del Clero Italiano", edita da Vita & Pensiero, ripercorrendo l'intero tragitto della controversia tra Roma e i lefebvriani e concludendo che sia l'ermeneutica "della discontinuità e della rottura", sia quella "della continuità", propugnate entrambe a fasi alterne dai lefebvriani e da altre correnti tradizionaliste, restano invincibilmente distanti dall'ermeneutica "della riforma" proposta da Benedetto XVI, con la sua concezione dinamica della tradizione. Talmente dinamica da approvare - proprio oggi è una "Dies nigro notanda lapillo" - perfino i Direttori neocatecumenali, che sono e resteranno segreti. Ciò che ne è conosciuto, tutto è tranne che cattolico.

Pubblico di seguito una riflessione di Giampaolo - che ringrazio scusandomi per la libertà di riprendere il suo testo - pescata su Messa in Latino che pure ha ripreso l'argomento, perché ne condivido le argomentazioni e la credo degna di esser messa in buona evidenza e utile per tutti, sperando che dia il "la" ad ulteriori approfondimenti, in attesa anche che io riesca a leggere per intero le due puntate del saggio, visto che ho dato solo una scorsa all'estratto pubblicato da Magister.

Testo interessante, conviene scaricarsi i due pdf dal sito della Rivista del Clero Italiano, e leggerli nella loro interezza. Sono del resto temi che abbiamo affrontato largamente anche su queste pagine. Si dice sostanzialmente che la celebre formula adoperata dal Papa dell’ermeneutica della riforma, piuttosto che della continuità come per lo più si persiste a dire, sia stata concepita per interloquire più con i tradizionalisti e segnatamente con i lefebvriani che non con i progressisti.

Per sostenere questa tesi l’Autore traccia una sorta di storia di questo “conflitto” tra diverse ermeneutiche, notando come i diversi tentativi di sviluppare questi approcci siano a tutt’oggi in difetto rispetto a quanto sostenuto illo tempore dal Santo Padre. Curiosamente l’opera di Dom Valuet, pur definita monumentale (penso più per l’estensione che per il contenuto, visto quale ne è poi il giudizio), viene poi rubricata tra le opere che hanno «l’obiettivo di affermare che, alla fine, il Concilio non ha detto altro che quello che già si sapeva», sfumando così il portato di “novità” in Esso presente. E sempre più curiosamente lega autori come il succitato Dom Valuet con il Nostro Mons. Gherardini, tacciato di “opposizione dolce” al Concilio, poiché entrambi avallerebbero, ciascuno a proprio modo, un’ermeneutica della continuità, anziché quella della riforma.

In conclusione l’Autore rivendica una più completa nozione di Tradizione, che farebbe difetto a tutti gli oltranzisti, secondo la quale vi sarebbe implicita una certa misura di dinamica, tale appunto da invocare il concetto di riforma, certo fedele ai principi, ma con margini di mutamento quanto alla loro applicazione.

Fino a qui nulla di nuovo, stupisce però veder rubricati autori come Mons. Gherardini tra quelli che avrebbero una nozione povera di Tradizione, avendo Questi dedicato ponderose ed acute pubblicazioni sull’argomento, testi nei quali si spiega ampiamente quanto appunto non esista una Tradizione che sia la semplice ripetizione del depositum fidei. Continuare a sostenere che il variegato mondo “tradizionalista” si attesterebbe su di una posizione oltranzista, arroccata su di una concezione fissista di Tradizione, significa non conoscere ciò di cui si parla, ed evitare la questione reale. Nessuno infatti, senz’altro non Mons. Brunero, ha mai avallato una siffatta concezione, ciò nonostante non vede come proprio i principi possano essere detti immutati da alcuni testi conciliari.

Altro punto importante da mettere a fuoco è come, pur nell’insufficienza dell’analisi del concetto di Tradizione operata dall’Autore, venga però riconosciuto il fatto che l’ermeneutica della riforma possa esistere solo a partire dal «rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa». Qui Routhier converge, paradossalmente e pur se con segno opposto, a quanto detto dal Reverendo Gleize, entrambi cioè ravvedono nel soggetto-Chiesa la possibilità di conciliare l’ultimo Concilio con la Tradizione: è nella Chiesa intesa come soggetto del Magistero che si può includere la novità del dettato conciliare, nel senso che Chi parla è lo stesso interlocutore di sempre, e garantirebbe così anche ciò che dice. Credo non occorra spendere molte parole per spiegare che una siffatta ecclesiologia sia tutto meno che tradizionale, checché ne voglia dire il Nostro autore.

Dal testo dell'articolo dubito che l'Autore abbia letto sia la "monumentale" tesi di Dom Valuet che i testi di mons. Gherardini (di quest'ultimo riporta anche il titolo errato). In effetti anche a me suona quanto meno dubbio che in tre mila pagine uno studioso si affatichi a dire che nihil sub sole novi. Così come del resto è improprio dire che Mons. Gherardini sia un fautore della cosiddetta ermeneutica della continuità, che invero il Presule auspica venga dimostrata e dunque certo non si può dire la dia per accertata.

Mi trovo poi sempre un po’ in imbarazzo quando leggo l’uso, ma più propriamente l’abuso, di categorie filosofiche moderne per condurre lavori di teologia. Nella fattispecie tutto l’articolo si impegna nell’utilizzo corretto della giusta ermeneutica da applicare al Concilio. Ma la nozione stessa di ermeneutica, data così per scontata, tanto da non spendervi una parola, è quanto meno problematica e carica di possibilità di fraintendimento nelle quali si va regolarmente a cadere. Di fatto con ermeneutica ci si riferisce in questi studi a quella gadameriana, che tutto è men che cattolica, e massimamente gravata di quella tabe moderna che è lo storicismo. Ed è fatale che così facendo si pregiudichi tutto il lavoro. Cordialità

19 commenti:

mic ha detto...

C'è da chiedersi come mai si insista tanto nel prendere come simbolo di discontinuità la FSSPX mons. Lefevbre senza nessuna parola contro i tanti cattivi maestri, uno dei quali ha vissuto oggi la sua giornata trionfale in Vaticano.

Costui, con le sue catechesi segrete, è libero di continuare a deformare la Chiesa,e vine imposto dai Vescovi nelle Parrocchie.

Speriamo che ciò non contribuisca ad un irrigidimento della Fraternità.

E, per contro, la troppo generalizzata disobbedienza dei Vescovi al Summorum Pontificum non è forse la dimostrazione della impossibilità di una applicazione autentica della corretta ermeneutica del Concilio?

Dante Pastorelli ha detto...

Certo questo riconoscimento di un rito non cattolico, a quel ch'è dato conoscere - e il p. Zoffoli ha sempre parlato di eresia e Messa senza sacrificio - non spiana la strada alla conciliazione con la Fraternità s.Pio X.
Una volta il mondo s'addormentò cattolico e si svegliò ariano. Ormai non c'è più neppure da risvegliarsi per ritrovarsi non cattolici: siamo calati nell'abisso delle più nefaste eresie con l'approvazione o nel silenzio dell'Autorità, giorno e notte.
Non mi sivenga ancora a raccontar la favola del papa prigioniero.
Delle due l'una: se è compos sui è chiaro che approva ciò che cattolico non è. Se è prigioniero vuol dir ch'è ricattato, e s'è ricattato significa ch'è ricattabile.

Gederson Falcometa ha detto...

Mic, vedere quanto affermato nel libro Principi di Teologia cattolica, da allora cardinale Ratzinger:

Questo vuol dire che il Concilio in se debba essere confutato? Certamente no. Vuol dire solo che la vera accettazione del Concilio non è in realtà mai veramente cominciata. Quello che ha rovinato la Chiesa dopo il Concilio non è stato il Concilio stesso, ma il rifiuto di accettarlo ... l'obiettivo quindi è quello di scoprire il vero concilio e di approfondirne le sue vere intenzioni — alla luce dell'esperienza corrente, non di sopprimerlo. Cardinale Ratzinger, Principles of Catholic Theology, p. 390.

Anche:

"Il fatto è che come disse Hans Urs von Balthasar già nel 1952 … essa [la Chiesa] deve abbandonare molte delle cose che le hanno fin qui dato sicurezza e che ha considerato come date per scontato. Essa deve abbattere gli antichi bastioni ed affidarsi solamente allo scudo della fede". Cardinale Ratzinger, Principles of Catholic Theology, p. 391.
Principles of Catholic Theology, p. 391.

Il libro è stato publicato in 1987 per Ignatius Press. Non sembra che lui aveva in mente la soluzione della ermeneutica: lui non parla delle due ermeneutico, parla che la Chiesa non ha accettato, il concilio. Dopo parla in "abbattere gli antichi bastioni ed affidarsi solamente allo scudo della fede". Se loro hanno fatto questo, loro non sono riformatori, ma ricostruttori: stanno mettendo nuovi bastioni in luogo di quelle vecchio. Inoltre, se davvero sono stati abbattuti bastioni, non si può parlare semplicemente di una ermeneutica della continuità e riforma, senza dimostrare che antichi bastioni sono ancora esistenti.

Un Saluto dal Brasile

Marco ha detto...

Il Papa ha detto:
Poco fa vi è stato letto il decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel Direttorio catechetico dei neocatecumenali che non sono strettamente liturgiche ma fanno parte dell'itinerario di crescita nella fede".

Quindi ne devo dedurre che le celebrazioni dei neocatecumenali non sono la Messa, non sono il Sacrificio di Cristo, non c'è la Transustanziazione e non sono neanche valide per soddisfare il precetto festivo. Perché è questo quello che vuol dire non "strettamente liturgiche".
Una celebrazione non liturgica è il Rosario, l'Adorazione, non la Santa Messa. La Santa Messa è celebrazione liturgica vera e propria, è la Divina Liturgia.

"non sono strettamente liturgiche" è una frase che pesa come un macigno. Come quando il Papa scrisse che la Messa Vetus Ordo "non è mai stata abrogata". In una frase c'è tutta la sostanza del documento.

Ne segue che i neocatecumenali per soddisfare il precetto festivo devono assistere alla Messa vera e propria con il Messale approvato, quella veramente liturgica, il sabato sera oppure negli orari in cui sono presenti gli altri fedeli.
Ne segue anche che il pane usato nelle celebrazioni, non strettamente liturgiche, è pane benedetto e non il Corpo di Cristo.
Ne segue che i neocatecumenali sono assolvono il precetto festivo se assistono solo alle loro celebrazioni non strettamente liturgiche.

Sicuramente i neocatecumenali diranno che le loro celebrazioni sono state approvate come Santa Messa, però se il Papa avesse voluto esprimersi in tal senso non avrebbe usato l'espressione "non sono strettamente liturgiche", come dire non sono la Santa Messa.

Oppure il Papa ha avuto un "lapsus", una leggerezza molto grave nel Papa. In coscienza possiamo escludere tale eventualità.

Sicuramente è grave il fatto di approvare le celebrazioni dei neocatecumenali, ma ora possiamo in coscienza trattarle non come un rito della Santa Messa, ma al massimo come un sacramentale, come una preghiera. Parola del Santo Padre: "non sono strettamente liturgiche".

Marco Marchesini

Dante Pastorelli ha detto...

A legger più attentamente il discorso del Papa, a parte l'approvazione di un cammino che non è cattolico, si deve dedurre che non è approvato il rito eucaristico come celebrato ed inteso dai neocatecumenali, né altri riti "liturgici".
Ma, dico, in questioni così importanti per la fede, è possibile che si debbano usar espressioni da decifrare? Sarebbe stato tanto difficile dire: Non può esistere un particolare rito della Messa del Cammino Neocatecumentale: i seguaci del cammino devono celebrar la S. Messa in una delle due forme - ordinaria o straordinaria - del Rito Romano.
Tutti avrebbero capito. Viene il dubbio che non si voglia esser chiari per poi potersi destreggiare.

Marco ha detto...

Infatti caro Dante non capisco neanche io perché il Papa abbia usato quelle espressioni.
Se il Papa avesse davvero voluto riconoscere esplicitamente la celebrazione neocatecumenale come Santa Messa avrebbe parlato di rito neocatecumenale oppure, più probabile, di forma neocatecumenale del rito romano.
Se avesse voluto disapprovare esplicitamente le celebrazioni neocatecumenali avrebbe optato per il silenzio oppure avrebbe usato espressioni come quelle che hai detto.
Si ha purtroppo l'impressione che il Papa interiormente disapprovi le celebrazioni neocatecumenali, però non voglia dirlo in maniera esplicita.
Le prime parole però rivelano forse il suo pensiero più profondo.

Come quando scrisse che la Santa Messa V.O. non è mai stata abrogata. Questo è il suo pensiero. Il seguito è come un cercare di attenuare quanto detto di forte nelle prime frasi, così le limitazioni della Santa Messa V.O. mai abrogata, così come le lodi al cammino neocatecumenale.

Qui abbiamo il Papa che fa un'affermazione forte. Dire che la celebrazione neocatecumenale non è strettamente liturgica significa dire che non è affatto la Santa Messa.
Non si può dire di un rito valido della Santa Messa che non è strettamente liturgico.

Marco Marchesini

mic ha detto...

Se loro hanno fatto questo, loro non sono riformatori, ma ricostruttori: stanno mettendo nuovi bastioni in luogo di quelle vecchio.

Caro Gederson, è un discorso inquietante, ma non si può nascondere la testa sotto la sabbia.
Non credo sia un caso se mi viene in mente che i neocatecumenali, protagonisti proprio oggi di "assurde" - alla luce della Tradizione - approvazioni, si autodefiniscono i "ricostruttori della vera chiesa" e lo fanno di certo immettendo bastioni "altri"... purtroppo ne abbiamo esperienza e documentazione, che in coscienza e per amore di verità non ci consentono di assentire a quanto sta accadendo nella Chiesa e alla Chiesa.
Non vado oltre, ma continuo a soffrire e ad offrire, chiedendo al Signore di darmi la Grazia di continuare a custodire quanto di più vero grande e prezioso ho ricevuto nella e dalla Chiesa di sempre.
Perdonami questa digressione sul personale; ma oggi è così.

mic ha detto...

Ne segue che i neocatecumenali sono assolvono il precetto festivo se assistono solo alle loro celebrazioni non strettamente liturgiche.

Caro Marco,
sono troppo stanca, svuotata e senza parole per quello che è accaduto oggi. Ne riparleremo. C'è molto da approfondire; ma posso dirti subito che il Papa quando parla di riti non si riferisce alla Messa, ma alle ritualità delle varie tappe dell'itinerario formativo che ricalca quello del RICA, ma ne ha preso solo il guscio per metterci dentro contenuti giudeo (molto Antico Testamento e testi cabbalistici) luterano(transignificazione et alia) gnostici (segreto e cammino a tappe iniziatiche) introdotti dagli inziatori.

Non è facile condensare in poche righe questioni così complesse. A titolo esemplificativo, ti chiedo, se vuoi, di leggere in cosa consiste uno di quei tanti "riti" dalla definizione cattolica ma dai contenuti "altri": la "lavanda dei piedi"

E, poi, per addentrarti un po' puoi attingere qui, dotandoti di molta pazienza

mic ha detto...

Tutti avrebbero capito. Viene il dubbio che non si voglia esser chiari per poi potersi destreggiare.

Caro Dante,
sono perfettamente d'accordo. Tutti quei "ma" del discorso del Papa stanno a significare che conosce le problematiche e, tuttavia, le oltrepassa, forse in ragione dell"inclusivismo" di conio nettamente conciliare, che pretende di purificare l'errore (il che di certo non avviene solo indicando sommessamente) invece di espellerlo o quanto meno cercar di raddrizzarlo.

Marco ha detto...

Volevo scrivere "non assolvono il precetto festivo".
Ti ringrazio mic per le segnalazioni. Comprendo i tuoi sentimenti. Le eresie sono sempre esistite, ma qui viene scossa alla base la fiducia che il fedele ha nei confronti delle Gerarchia da cui si aspetta la conferma della Fede.
Questo è molto grave.
Seriamo in un miracolo.

Marco Marchesini

Dante Pastorelli ha detto...

E cosa possiamo fare? Come per certi documenti del concilio, così per certi comportamenti del Papa io mi attengo al "tamquam non esset".

mic ha detto...

Anch'io, caro Dante. E mi pare l'unica cosa da fare...

viator ha detto...

"Ermeneutica della riforma, del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa". Scusatemi, ma occupandomi da non molto tempo di queste questioni, ho difficoltà a capire cosa si intenda con questa frase. La continuità a cosa si riferisce? Al rinnovamento ed ai suoi contenuti oppure all'unico soggetto-Chiesa? Ed in questo secondo caso cosa vuol dire? Che le persone che rappresentano la Chiesa possano mostrare una continuità visibile nelle strutture di questa divina istituzione mi sembra chiaro, ma ciò non vuole ancora dire nulla. Che il papa possa continuare a godere di infallibilità, qualora ne faccia richiesta allo Spirito Santo (le condizioni perché un pronunciamento sia infallibile sembrano assai chiare), mi pare più che ragionevole. Ma non é sufficiente questa continuità. San Paolo diceva addirittura che se lui stesso avesse proclamato un altro vangelo,rispetto a quello fino ad allora annunciato, sarebbe stato anatema. E lì la continuità era addirittura nella stessa persona! Quindi torniamo a capo, cosa é questa continuità dell'unico soggetto-Chiesa? E perché si sottolinea "unico", non dovrebbe essere lapalassiano che la Chiesa é unica? O si sottintendono altre possibili eventualità? Riassumendo (forse ingenuamente), perché non si parla della continuità della Verità da proclamare, magari presentando lo stesso messaggio in altro modo, ma senza volerlo modificare (si disse e si dice che sarebbe stato questo il motivo per cui fu indetto il Concilio)? Spesso l'uso di termini troppo sofisticati nasconde altro. E pensare che il papa in altre circostanze ha dimostrato di saper spiegare le cose con una semplicità disarmante.Faccio fatica a capire, forse qualcuno mi può aiutare.

Dante Pastorelli ha detto...

...anche perché, cara MIC, benché il Papa sembri non approvare una Messa neocatecumenale - ma quale in quale rito celebreranno? -
tutto il resto vien presentato seme buono con frutti nutrienti.
Ormai i tentacoli si sono estesi ovunque e la Chiesa come fondata da Cristo, come edificata sui martiri, come fortificata dalla vittoria sull'eresie, vien soffocata. La storia farà chiarezza.

Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,
Io te capisco bene, condivido del tuo soffrire. Il problema (almeno qui in Brasile), è che non sappiamo più che cosa fare. Contro la teologia della liberazione e il rinnovamento carismatico,abbiamo anche l'esperienza e la documentazione, ma l'autorità non fa assolutamente nulla. Há cambiato tanto, che il proprio partito comunista, che oggi ce il potere qui in Brasile, è nato nella sacrestia della Chiesa.

Il problema è che la Chiesa, con il Vaticano II ha deciso di essere misericordioso con l'errore, come si legge nel discorso di apertura:

“Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando.” Discorso di apertura del Concílio Vaticano II – Papa Giovanni XXIII

Notiamo di passaggio che questo discorso contraddice punti della Summi Pontificatus* di Pio XII che tratta della stessa cosa (arriva a essere letterale in alcuni de questi punti) ed è stata anche la forza trainante per il rifiuto degli schemi preparatori della Curia Romana. Così, per noi ciò che è assurdo, per loro è perfettamente normale,percchè e solo una parte delle linee guida del concilio.
Recentemente ho letto in Sì Sì No No, la presentazione del libro di mons. Gherardini "Concilio Vaticano II / Il discorso mancato", dove se legge:

“Il Magistero spazzato via dal Vaticano II e contestato dai Vescovi

Innanzi tutto mons. Gherardini riprende il tema della Tradizione apostolica[3], dimostrando che la Dei Verbum del Vaticano II accantona la dottrina definita dal Tridentino e dal Vaticano I sulle “due Fonti” della Rivelazione (Tradizione e Scrittura), per far convergere Tradizione e Magistero nella Scrittura. Infatti, soprattutto nel paragrafo 10 della Dei Verbum, «il precedente Magistero è spazzato via all’insegna d’una radicale tanto quanto insostenibile unificazione. Unificati sono i concetti di Scrittura, Tradizione e Magistero. […]. La “reductio ad unum” della Dei Verbum, pertanto, corregge se non proprio non cancella letteralmente il dettato del Tridentino e del Vaticano I»[4].

Per quanto riguarda l’ ecclesiologia conciliare di Lumen gentium, non ostante la “Nota esplicativa previa”, mons. Gherardini osserva che «dottrina della Chiesa è quanto la sua Tradizione, dagli Apostoli sino ad oggi, presenta e propone come tale: la collegialità non ne fa parte»[5].

L’accantonamento della Tradizione e del Magistero a favore della sola Scriptura, contenuto nei testi del Vaticano II, è confermato anche dai fatti (“contra factum non valet argumentum”), in primis dalla contestazione dell’enciclica Humanae vitae di Paolo VI del 1968 da parte di interi Episcopati[6], che criticarono apertamente il Magistero”. CONCILIO VATICANO II / IL DISCORSO MANCATO – SISI NONO - http://www.sisinono.org/anteprime-anno-2011/157-anno-xxxvii-nd-7

Che cosa significa questo? Non significa che tutto quello che viene dalla tradizione e del magistero, sono solo pastorale?

Gederson Falcometa ha detto...

Almeno nella pratica, è ciò che significa. Mentre Humanae Vitae è stata contestata, tutti i precedenti condannazioni che há fatto il Magistero pre-conciliare, sono stati abbandonati, per risposta alla necessità di applicare il rimedio all'errore. Questo spiega, perché Pio XI e Pio XII hanno condannato il comunismo e la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha cercato di correggere una teologia marxista (in linea di principio condannato dal magistero pre-conciliare ). Io non sono un teologo né un filosofo, ma sembra che il Magistero era più metafisico e teorico per fare la prassis dalla Chiesa, mentre la post-conciliare è più empirico e pratico per fare la teoria. In questo non ce una chiara rottura?

Quindi, fino a tornare il tradizionale modo di funzionamento della Chiesa, sembra che ci sarà poco da fare e questo me fa soffrire troppo.

E 'l'ora ed il potere delle tenebre, Dio ci aiuti!

mic ha detto...

Caro Gederson,

ti ringrazio per le citazioni e, soprattutto per la partecipazione.

E' vero, mai come oggi mi è parsa l'ora delle tenebre...
Poi me ne faccio una ragione pensando che la Chiesa, nella sua storia millenaria, si è già più di una volta trovata a vivere momenti simili a questo. C'è chi ha ricordato la crisi ariana e lo scisma d'occidente. E ne è sempre uscita.

Delusioni o tribolazioni non ci vengono mai risparmiati anche per altri motivi. Ma restiamo saldi nella fiducia della Grazia del Signore che non ci verrà mai meno, soprattutto con l'intercessione della Vergine Santa.

La Verità eterna, ha ricordato un lettore nell'altro blog, prima o poi dissiperà queste nubi. E aspettiamo il giudizio del Signore, di cui non ci è dato conoscere né il giorno né l'ora.

Dante Pastorelli ha detto...

Speriamo, come pregava il card. Ottaviani, di morire nella Chiesa (ancora) Cattolica

Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,

È stato un piacere invitare le citazioni e partecipare. Vi ringrazio anche per la vostra pazienza con il mio cattivo italiano.

Sulla situazione della Chiesa, sono d'accordo che la Chiesa ha diverse crisi e disturbi vari, ma nessuno ha raggiunto il suo magistero e sua tradizione, come il Concílio Vaticano II. Almeno quello che penso i segni che vediamo, si svolge nella Chiesa, la grande apostasia predetta dall'apostolo. Ci sono molti segni di questo, e non solo loro, abbiamo l'apparizione della Madonna a La Salette e Fatima. Ma di questi segni, vi parlo brevemente uno: la separazione tra Chiesa e Stato. Come dice quella parte del libro (L'Anticristo) di Padre Agostino Lemann (che vi ho mandato), per i Padri greci e latini, il "ostacolo [un ostacolo, può anche essere considerato un bastione, giusto?] che detiene l'Anticristo" è l'unione tra chiesa e stato. Questo, il concilio e dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II, non hanno retirato con la separazione tra Stato e Chiesa?

Ho letto la stessa opinione nel libro di p. Emmanuel Andrea "Il dramma della fine dei tempi". Nella Chiesa cattolica, non è consentito di interpretare le Scritture, fuora del sentito che i Padri della Chiesa ha dato. Quindi, se davvero se è stato un consenso dei Padri della Chiesa sul questo punto, l'interpretazione di questo rapporto dopo il Concilio, è un'eresia. E ciò significa una difesa della libertà dell'Anticristo (e quale autorità oggi, non sostiene la separazione tra Chiesa e Stato?). Tutto questo appare anche in Apocalisse ei messaggi della Madonna (Suor Lucia ha detto che il terzo segreto sta in Apocalipse 8 a 13). Per esempio, la Madonna ha chiesto la consacrazione della Russia, dove la Madonna promette che la Russia si convertirà. Ora, se la Russia se converte, non diventa uno Stato cattolico? Ma è il desiderio dalla Chiesa un Stato cattolico, dopo il Concilio?

Molto si può dire delle segni, come l'approccio agli ebrei. Ma i misteri sono così grandi che è meglio rimanere in silenzio, perché non ci sono molte certezze. Tutto è nelle mani di Dio, speriamo i giudizi del Signore, che arriverà presto, perché le cose sono andate fuora dal limite del buon senso.

Qui in Brasile, un Padre ha scritto un commento sull'approvazione delle celebrazioni del Camino, dove si può capire che alti prelati a Roma, ad alta potenza congiunta ha più potere del Papa e l'altro argomento, ha detto i kiko sono una vera e propria multitudine, che i seminari a Roma e la Spagna sono vuoti, ma sono pieni di seminarista. Dove ha passato, l'impressione di che il Papa è interessato in quantità non nella qualità dei sacerdoti. Egli conclude il suo articolo chiedendoci di pregare per le intenzioni del Santo Padre. Questo dopo inducire a tutti di pensare che lui vuole riempire la Chiesa di kikos, un'assurdo ....

Un Saluto Dal Brasile