domenica 28 ottobre 2012

Buona Festa di Cristo Re, universorum Rex e non solo Re dell'universo...

Che sta avvenendo della Tradizione, ma soprattutto della Regalità di Nostro Signore, universorum Rex = Re di tutti e di tutte le cose? E non soltanto genericamente Re dell'universo, come l'ha declassato la Festa di Cristo Re del nuovo Ordinamento liturgico, che indebolisce la dimensione storica, immanente del Regno... Nell'Anno Liturgico dell'Ordo Antico, e a coronamento di esso, la Festa cade oggi, ultima Domenica prima della Festa di Tutti i Santi, che tali sono in virtù di Lui. Inserisco, in fondo, l'Inno Te sæculórum Príncipem, indicando le strofe inopinatamente soppresse e quindi non più né pregate né meditate sui nuovi breviari... Poi dicono che non è cambiato nulla? [vedi anche]

O ter beata civitas
Cui rite Christus imperat,
Quae iussa pergit exsequi
Edicta mundo caelitus!”
(“O tre volte beata la società, cui Cristo legittimamente comanda, che esegue gli ordini che il cielo ha impartito al mondo!”).

La festa di Cristo Re fu istituita da Pio XI l'11 dicembre 1925 mediante l'enciclica Quas primas. Se la festa è di nuova istituzione non è per nulla nuova l'idea della regalità attribuita alla figura di Cristo, che non soltanto la Scrittura, i Padri e i teologi, ma anche l'arte sacra e il senso comune dei fedeli concordemente affermano. L'istituzione di una ricorrenza specifica dedicata a questo mistero, risulta chiara dal testo dell'enciclica:
[...] "Se comandiamo che Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo, con ciò Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l'umana società". Papa Pio IX si riferisce al laicismo (non alla laicità): "La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti si cominciò a negare l'impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto — che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo — di ammaestrare, cioè, le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste [...]
Te sæculórum Príncipem,
Te, Christe, Regem Géntium,
Te méntium te córdium
Unum fatémur árbitrum.

Scelésta turba clámitat :
Regnáre Christum nólumus :
Te nos ovántes ómnium
Regem suprémum dícimus.(soppressa!)

O Christe, Princeps Pácifer,
Mentes rebélles súbjice:
Tuóque amóre dévios,
Ovíle in unum cóngrega. (soppressa!)

Ad hoc cruénta ab árbore
Pendes apértis bráchiis,
Diráque fossum cúspide
Cor igne flagrans éxhibes.

Ad hoc in aris ábderis
Vini dapísque imágine,
Fundens salútem fíliis
Transverberáto péctore.

Te natiónum Præsides
Honóre tollant público,
Colant magístri, júdices,
Leges et artes éxprimant. (soppressa!)

Submíssa regum fúlgeant
ibi dicáta insígnia:
Mitíque sceptro pátriam
Domósque subde cívium.(soppressa!)

Jesu tibi sit glória,
Qui sceptra mundi témperas,
Cum Patre, et almo Spíritu,
In sempitérna sæcula. Amen.
Te, Principe dei secoli
Te, Cristo, Re delle genti
Te, delle menti, Te dei cuori,
confessiamo unico Sovrano.

La turba scellerata urla:
«Non vogliamo che Cristo regni»
Ma noi, acclamando, di ogni cosa
Ti dichiariamo Re supremo.

Cristo, Principe Portatore di pace,
assoggetta le anime ribelli;
e, con il tuo amore, gli erranti
raduna in un solo ovile.

Per questo dall'albero sanguinante
pendi con le braccia stese,
e, dalla crudele punta perforato,
il cuore, di fuoco flagrante, manifesti.

Per questo sugli altari ti tieni nascosto
di vino e di cibo nell'immagine
effondendo la salvezza sui figli
dal petto transverberato.

Te delle nazioni i principi
manifestino [Re] con pubblico onore
[Te] adorino i maestri, i giudici
[Te] le leggi e le arti esprimano.

Le sottomesse insegne dei re
[a Te] dedicate vi rifulgano:
e con mite scettro la Patria
e le case dei cittadini assoggetta.

Gesù, a Te sia gloria,
che reggi gli scettri del mondo,
con il Padre, e l'almo Spirito
per i secoli sempiterni. Amen.

51 commenti:

hpoirot ha detto...

non è per nulla nuova l'idea della regalità attribuita alla figura di Cristo

Infatti le radici della festa hanno 2000 anni, trovandosi già nell'Epifania, quando i tre Re Magi si inginocchiarono dinnanzi al Re dei Re.

Anonimo ha detto...

L'universo è tutte le cose. E anche nel caso di un multiverso, si può pensare ad un universo come la somma di tutti gli universi e cioè di tutte le cose. Videtur che questa sia una variante delle tue solite pippe teologiche, MIC.

Anonimo ha detto...

Papa Pio IX si riferisce al laicismo (non alla laicità): "La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò .
Egregia,
penso che né il beato Pio IX, nè Pio XI, facessero tale distinguo. Per loro il dovere dello Stato è di NON essere laico. Pertanto di collaborare con la VERA Religione, per far si che, chi si vuole salvare l'anima sia aiutato anche dalle leggi delle Stato. E, con la conseguenza che, chi rispetta i Dieci Comandamenti può essere (relativamente) certo di NON avere fastidi dalle leggi statali.

mic ha detto...

Papa Pio IX si riferisce al laicismo (non alla laicità):

Egregio,
il distinguo mi è venuto spontaneo. Potrei chiederle di darmi la definizione di laicità?

Gederson Falcometa ha detto...

Viva Cristo Re!

Dante Pastorelli ha detto...

Finalmente, grazie all'anonimo, ho imparato che gli uomini, le società, i popoli ecc. sono semplicemente "cose" di cui Cristo è Re.

mic ha detto...

L'universo è tutte le cose. E anche nel caso di un multiverso, si può pensare ad un universo come la somma di tutti gli universi e cioè di tutte le cose. Videtur che questa sia una variante delle tue solite pippe teologiche, MIC.

Questo commentatore così pieno di delicatezza, merita una risposta adeguata alla sua superficialità.

E' in grado questo cortese lettore di distinguere la regalità escatologica di Nostro Signore (che è di ordine spirituale) - ricordata nell'ultima domenica dell'anno liturgico, e che in particolare nell'Anno A è associata alla pericope evangelica sulla fine del mondo - dalla regalità sociale di Nostro Signore, che costituisce l'oggetto specifico della Festa che ricorre oggi e che appartiene solo al VO?

Il Regno Dio e del Suo Verbo si estende su tutte le cose. L'Universo è costituito da realtà immanenti (o temporali) e trascendenti. Ovvio che le prime debbano essere ordinate alle seconde.

Ecco cosa ci ricorda Pio IX (non mi pare che si tratti di pippe mie):

"Che poi questo Regno sia principalmente spirituale e attinente alle cose spirituali, ce lo dimostrano i passi della sacra Bibbia sopra riferiti, e ce lo conferma Gesù Cristo stesso col suo modo di agire". Tuttavia - prosegue il Sommo Pontefice - "sbaglierebbe gravemente chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali, dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che tutto soggiaccia al suo arbitrio".
Dunque, se la regalità temporale di Cristo, al pari di quella spirituale, si esercita su tutte le cose, essa riguarda non soltanto l'individuo (regalità individuale), ma anche l'insieme degli individui, vale a dire la società (regalità sociale). Ne consegue che le istituzioni sociali hanno nei confronti di Cristo gli stessi doveri dell'individuo singolarmente considerato: devono riconoscerlo, adorarlo e sottomettersi alla sua santa Legge. "Né v'è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli".

Che poi questo nella realtà, e soprattutto in quella di oggi, non accada è un grave 'vulnus' per il mondo, che la Chiesa dovrebbe aiutare a risolvere.

bedwere ha detto...

I commenti acidi e volgari hanno tanto sapore di sacrestia (allestita con "nobile semplicita`", ovviamente).

Anonimo ha detto...

Poichè Gesù Cristo stesso ha detto: "il Mio Regno non è di questo mondo", ti rimando cristianamente nel luogo da cui sei venuta, Maria Guarini.

hpoirot ha detto...

In Francia da pochi mesi i formulari burocratici non riportano più la nozione di Padre-Madre e nemmeno quella di Marito-Moglie, ma quella generica di Genitore1 Genitore2 (per taluni ancora troppo classica) o di Responsabile1-Responsabile2. La via alla società asessuata é aperta... certe grosse società di borsa danno già (prima che vi sia una la legge) giorni legali di vacanza a una coppia omosex che adottasse un bambino!

L'utopia ottimista del Concilio faceva dire 50 anni fa che l'aprirsi della Chiesa con simpatia verso l'uomo del suo tempo sarebbe stata ripagata da altrettanta simpatia del mondo per la Chiesa.

Nel migliore dei casi ne é risultata indifferenza assoluta.

Cosi' il papa si riduce a dire proprio questa settimana che "la Chiesa non impone, propone solamente" parlando del rifiuto che ha oggi la Chiesa di imporre qualcosa moralmente per non urtare la santa "libertà di coscienza"

Non possiamo che constatare che la "simpatia" che abbiamo guadagnato dal mondo con ci propone se vogliamo il matrimonio unisex o no, ce lo impone e con la forza!

Cosi' grazie al santo concilio chi vuoel restare fedele ai 10 comandamenti deve disobbedire allo stato...

hpoirot ha detto...

Quanta ignoranza questo Anonimo! i dottori della Chiesa hanno ribadito in tempi diversi che questa frase non significa che Gesu' Cristo abdica rinunciando al Suo Regno sociale (che gli spetta di diritto)

Mai sentito perlare dell' "Omnia Instaurare In Cristo" di S.PioX ?

mic ha detto...

Poichè Gesù Cristo stesso ha detto: "il Mio Regno non è di questo mondo", ti rimando cristianamente nel luogo da cui sei venuta, Maria Guarini.

Mi chiedo la ragione di questa aggressività: se stesse ad indicare che sono uno di quei 'discepoli' odiati dal 'mondo', potrei rallegrarmene.

Ebbene, il fatto che Gesù abbia detto "il mio Regno non è di questo mondo" non significa che che non sia un regno su questo mondo, come Principe della Pace, la Sua, quella che dà Lui, non quella che dà il mondo...

Possiamo dare al 'mondo' accezioni diverse: quella del luogo della vita e della storia dell'uomo o quella dell'insieme delle forze ostili, che cercano di impedire lo svolgimento del disegno di Dio. E' questo il 'mondo' che il Signore ha già vinto, mentre Egli è da sempre anche il Re della Storia e quindi anche del mondo e degli uomini che lo abitano, sempre che il luogo da cui viene il cortese Anonimo lo approvi.

Dante Pastorelli ha detto...

E guarda caso si mettono in ginocchio davanti a Lui il cielo la terra e gl'inferi. E forse è quest'ultimo il mondo da cui proviene l'anonimo.

Lore ha detto...

Si riferivano a laicismo E laicità. Il distinguo è un'invenzione postconciliare: la Chiesa voleva gli stati (giustamente) confessionali.

Areki ha detto...

Il mio regno non è di questo mondo vuol dire che il regno di Gesù non è COME i regni di questo mondo cioè regni massonici, fondati sull'inganno della propaganda o sulla legge del più forte.....
Il regno di Gesù è un regno fondato sulla Verità, la Bellezza, la Bontà un regno che si impone non con la menzogna come quello satanico ma con la potenza dello Spirito Santo ed è un regno a cui ogni uomo (anche se non lo sa) aspira dal profondo del suo cuore assetato di pace vera, di giustizia vera, di vera libertà quella che solo Gesù può dare.
Lui che ha detto: senza di me non potete far nulla. Nulla in ogni settore, nel campo dell'arte, della cultura, della politica e della economia: senza Gesù non ci potrà mai essere un autentico progresso della società.

Gentile MIC lascia che i cani abbaiano, mentre passa la carovana.
Mi riferisco ai poveri cagnetti modernisti e alla carovana della tradizione e della chiesa eterna che fa volentieri a meno della confusione che regna nelle teste vuote.

don Bernardo

Marco Marchesini ha detto...

“Il mio regno non è di questo mondo” indica sia la provenienza celeste del Regno di Dio, che la sua natura essenzialmente spirituale.
Assolutamente non è in contraddizione con la regalità sociale che Cristo ha di natura come Figlio di Dio e di merito grazie alla sua sottomissione alla volontà del Padre specialmente nella dolorosa Passione.
Se proprio si vuole dare una accezione accettabile al termine “laicità” si può definirla come la sfera puramente temporale degli stati.
A mio avviso però si fa confusione con il termine stesso.
Come ideale lo stato ha il dovere di essere confessionale cattolico, non neutro. Fatta salva la giusta tolleranza le autorità statali devono professare la religione cattolica in quanto rappresentati dello stato. La Chiesa poi ha potestà indiretta nelle cose temporali e può sempre “intromettersi” nelle questioni statali quanto è danneggiato il fine soprannaturale.

Amicus ha detto...

"Poichè Gesù Cristo stesso ha detto: 'il Mio Regno non è di questo mondo', ti rimando cristianamente nel luogo da cui sei venuta, Maria Guarini."

Anonimo ignorante delle 19.31,leggi almeno la Quas primas di Pio XI di cui stiamo parlando, la trovi anche in rete. Così non perderai il tuo tempo a scrivere idiozie, e forse - dico forse - riuscirai anche a capire qualcosa. Intanto, così en passant, te ne fornisco qualche estratto:
… “D'altra parte sbaglierebbe gravemente chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali, dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che tutto soggiaccia al suo arbitrio. Tuttavia, finché fu sulla terra si astenne completamente dall'esercitare tale potere, e come una volta disprezzò il possesso e la cura delle cose umane, così permise e permette che i possessori debitamente se ne servano.”…
…”Né v'è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli.”…
…”Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all'impero di Cristo insieme coi loro popoli”…

Amicus ha detto...


Se poi non avessi ancora afferrato il concetto, ecco come conclude Papa Pio XI:
…“La celebrazione di questa festa [di Cristo Re], che si rinnova ogni anno, sarà anche d’ammonimento per le nazioni che il dovere di venerare pubblicamente Cristo e di prestargli obbedienza riguarda non solo i privati, ma anche i magistrati e i governanti: li richiamerà al pensiero del giudizio finale, nel quale Cristo, scacciato dalla società o anche solo ignorato e disprezzato, vendicherà acerbamente le tante ingiurie ricevute, richiedendo la sua regale dignità che la società intera si uniformi ai divini comandamenti e ai principî cristiani, sia nello stabilire le leggi, sia nell'amministrare la giustizia, sia finalmente nell'informare l'animo dei giovani alla santa dottrina e alla santità dei costumi.”
Meditate, gente, meditate...

Jacobus ha detto...

Se poi non avessi ancora afferrato il concetto, ecco come conclude Papa Pio XI:...

Parole chiare e distinte. Non c'è bisogno di ermeneutica.

viandante ha detto...

I limiti di una Chiesa che non sa più riconoscere la vera regalità di Cristo, sono riassunti nell'immagine di un papa che dice di proporre ma di non voler imporre e che allo stesso tempo non vede contraddizione nel parlare di valori non negoziabili.

Ma in fin dei conti tutto poggia sulla falsa idea che l'uomo sia capace di governare il mondo rettamente anche facendo astrazione dalla fede. Ed invece senza Dio, tutto diventa lecito!

Ma lo stesso problema lo vedo quando si critica il relativismo e contemporaneamente si accettano nella Chiesa tante dottrine spesso tra loro contradditorie (oltre che in contrasto con la Tradizione).

Non é la nostra esperienza o il nostro sentire che genera la Verità, ma é Cristo che ci rivela l'unica, eterna ed immutabile Verità.

mic ha detto...

Parole chiare e distinte. Non c'è bisogno di ermeneutica.

Il problema di oggi è che, come dice P. Lanzetta, il nuovo principio ermeneutico si presenta sotto l'attraente categoria d’aggiornamento. E' essa che permette di criticare e delegittimare il magistero precedente, identificando antichità con obsolescenza. L'ermeneutica non è semplicemente sul concilio, ma si trova nel concilio stesso, fin dai discorsi di apertura...

Lo stesso Benedetto XVI nel suo famoso discorso del 22 dicembre 2005, afferma: « C'è l’“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato ; è un soggetto che cresce nel tempo e che si sviluppa, restando tuttavia sempre lo stesso, l'unico soggetto del Popolo di Dio in cammino. »

Dante Pastorelli ha detto...

Ma l'ha detto Pio XI, mica Kico.

Dante Pastorelli ha detto...

"la Chiesa non impone, propone solamente"
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e come fa la Chiesa ad imporre?
Del resto no si è sempre insegnato che per esser cattolici si devon accettare le verità rivelate e quelle che la Chiesa ci propone a credere?
Il Vangelo si propone, non si può imporre con la coercizione.

mic ha detto...

Il Vangelo si propone, non si può imporre con la coercizione.

Certamente. Non può che essere così; ma il concetto espreso da Viandante è diverso: " I limiti di una Chiesa che non sa più riconoscere la vera regalità di Cristo, sono riassunti nell'immagine di un papa che dice di proporre ma di non voler imporre.

In questo caso 'imporre' sta per definire in maniera autoritativa: ora infatti si orienta, si consiglia, si indica, non si prescrive più, basandosi su fondamenti chiari e limpidi.
Ovvio che poi la prescrizione si è liberi di accettarla oppure di scansarla; ma la prescrizione resta pur sempre un punto fermo su cui appoggiarsi, non è qualcosa di fluido e cangiante in cui si rischia di naufragare.

Dante Pastorelli ha detto...

Non avevo letto il commento di Viandante perché non era visibile quando ho scritto.
Mi riferivo, quindi, all'intervento di Poirot.
Da un punto di vista morale mi sembra che gli ultimi papi si siano espressi molto chiaramente sul piano morale. Sgrecci e Trujillo hann'espresso, per volontà del papa, in modo luminoso la morale sessuale, in questo caso, inviolabile.
Ma come fa la Chiesa ad imporre agli stati di non varare i matrimoni omosex etc.
La Chiesa propone la sua dottrina, che contiene esplicitamente la condanna del peccato e della sua perpetuazione nel tempo (condizione peccaminosa e scandalosa) ma, come da insegnamento costante, perdona i peccatori e, se li punisce, lo fa con pene medicinali. Come l'esclusione dai sacramenti.
E per questo non c'è bisogno di ulteriori definizioni.
Se poi ho capito male, ci sta naturalmente, mi auguro che sia solo carenza mia e non altrui.

viandante ha detto...

Il discorso si farebbe forse troppo lungo, ma la crisi della regalità di Cristo a livello sociale ha radici lontane. Inizia già con la separazione operata dalla rivoluzione francese e con il protestantesimo tra Stato e Chiesa, con la religione che diventa un affare privato.
La Chiesa resiste a queste dottrine fino al momento in cui queste, penetrano all'interno della Chiesa tramite diversi suoi esponenti, quasi come un cancro che non si é riusciti a debellare completamente, e riprendono vigore.
La libertà religiosa, l'ecumenismo sono poi gli strumenti con cui la regalità sociale di Cristo viene praticamente dissolta, e qui si noti bene che la rinuncia ad avere degli Stati dichiaratamente cristiani, parte dalla Chiesa.
È la Chiesa che attualmente si fa garante della laicità dello Stato. Come non ricordare l'esultanza postconciliare di chi dice di essere riuscito ad abbattere la Chiesa costantiniana!
Ora si cerca in tutti i modi di dire che laicità non vuol dire questo e non vuol dire quello. In realtà però la laicità significa che praticamente la libertà in foro esterno dei cattolici ha gli stessi limiti di tutti i credenti ad altre religioni e non religioni!!
La lotta per mantenere il crocifisso nelle aule scolastiche, ad esempio, è sicuramente mossa da buoni principi, ma data la separazione tra Stato e Chiesa (non parlo pensando ad uno Stato in particolare)le basi legali di una simile lotta sono fragili e basate unicamente su criteri quali maggioranza o meno di fedeli nel corpo elettorale.
E l'aborto é la stessa cosa: se lo Stato non si riconosce più nella fede cattolica, non c'è una ragione inossidabile perché uno non possa dire: nonostante tutto a me fa comodo poter avere il diritto ad abortire.
Se si dimentica la dimensione verticale di questi aspetti, si può contrattare tutto.
Inutile poi sostenere che la Santa Sede difenda comportamenti morali e non approvi quelli immorali: ha già abdicato al suo ruolo rinunciando a proporre come ideale sociale lo Stato fondato sulla regalità di Cristo. Ideale che ha come scopo non solo quello dovuto di onorare Cristo, ma pure la salute del maggior numero possibile di anime!
Gli altri sono dettagli che man mano che il tempo passa vengono al pettine.

Dante Pastorelli ha detto...

Criticare, manifestare dispiacere, avanzare petizioni di principio è legittimo quanto facile.

In pratica, però, cosa dovrebbe fare la Chiesa? Come può essa imporre agli stati di seguire la sua dottrina? Come può trasformare gli stati moderni in stati confessionali?
Alla Chiesa oggi non resta che rimanere ferma sui principi, e su questo credo siamo tutti d'accordo, e chiedere, ed eventualmente imporre, ai cattolici di comportarsi secondo questi principi nella vita pubblica.
Io non dimentico certo la dimensione "verticale". E poi? A chi l'attuazione di quest'ideale?

mic ha detto...

Infine, che c’è di sbagliato nel collocare questa solennità alla fine dell’anno liturgico, come avviene nel NO?

Non c'è niente di sbagliato se vissuto nel senso che dici tu, che è quello vero.

Si dà il caso, tuttavia, che sono stati tolti (evidentemente non a caso) tutti i riferimento alla Regalità sociale di Cristo. E, se è realistico - come dice Dante - non poter pretendere l'esistenza di stati confessionali oggi come oggi, tuttavia dobbiamo esser ben consapevoli dei principi, che vanno sempre dalla Chiesa riaffermati, perché non abbiano ad affievolirsi e ad essere dimenticati e disapplicati.

bedwere ha detto...

Sono quasi certo che la data fu scelta in contrapposizione con il
giorno della riforma, quando Lutero appese le famigerate 95 tesi.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Riforma

Dante Pastorelli ha detto...

Pio XI volle questa festa per definire la regalità di Cristo su tutto il genere umano e sugli stati e società in cui s'è organizzato nel tempo.
Non voleva dichiararlo Re dell'universo dato che già lo è in quanto ne è il creatore col Padre e lo Spirito Santo.
La riduzione al vago "universo" è infelice ed è un tentativo di velare ed in qualche modo sminuire la regalità sociale del Redentore. Certo che dell'universo fan parte anche gli uomini, ma una festa specifica per il Re delle nazioni a cui tutte le forme di stato devono obbedire non c'era, e ce n'era bisogno in un periodo in cui il laicismo in tutte le sue forme prendeva il sopravvento sull'ordine sociale fondato sulla Verità.
Perché proprio alla fine di ottobre, allo scadere dell'anno liturgico e non alla fine d'esso e all'inizio del nuovo? Perché evidentemente si vuole proprio metter l'accento sul valore e sul significato particolare di questa festa. Nell'ultima domenica di Pentecoste è Cristo in tutta la sua potenza spirituale che si manifesta: Cristo eterno Re che giudica ed apre e chiude il suo regno celeste.
Insomma nell'ultima domenica di Pentecoste dimensione escatolociga, nella festa di Cristo Re dimensione sociale. Volontà del Papa di non disciogliere o almeno render meno evidente la seconda nella prima. Questo ci si insegnava un tempo.

Marco Marchesini ha detto...

Mi ricordo che c'era un articolo di Daniel di Sorco che spiegava bene come la festa di Criso Re è stata spostata perché non si cree più alla regalità sociale, ma solo a quella escatologica.
La Chiesa non può imporre la Fede, ma ha il diritto di fare in modo che lo stato abbia leggi che rispettano il diritto divino-naturale.
Il fine secondario, assicurato dallo stato, deve essere subordinato al fine principale, assicurato dalla Chiesa.

mic ha detto...

Caro Marco, Grazie per la segnalazione. Ho trovato l'articolo sul web e lo inserirò presto tra le pagine perché è molto bello e completo.

hpoirot ha detto...

@Marco, fosse solo quello...

Oltre a spostare la festa del Cristo Re, il NO ha anche

* modificato le parole della consacrazione dicendo PER TUTTI a significare che ci salveremo tutti
comunque
* segato l'Ottava dello Spirito Santo che con quella di Natale e Pasqua constituiava la triade delle grandi ottave
* imposto il segno della pace tra i fedeli a significare che la pace se la danno gli uomini e che non viene da Dio
* introdotto le parole "Aspettiamo la tua venuta o Signore" subito dopo la Consacrazione delle speci, a significare che li' non é arrivato nessuno
* tolto l'80% delle genuflessioni del sacerdote a significare che non si adora più nessuno
* girato gli altari a significare che la messa é una faccenda tutta umana
* tolto il Vangelo della fine che da solo é una condanna dell'egalitarismo ...qui credunt in nomine eius, qui non ex sanguinibus neque ex voluntate carnis neque ex voluntate viri,
sed ex Deo nati sunt.

* modificato l'offertorio facendo offrire i "frutti del lavoro e della terra dell'uomo" cioé la frase con cui Caino offri' i suoi frutti che si sa bene NON furono graditi a Dio...

mi fermo qui ma ce ne sono un centinaio...

Marco Marchesini ha detto...

@hpoirot
D'accordo tranne con il "per tutti".
In latino la formula è ancora "pro multis".
In alcune lingue locali è stato tradotto correttamente, in altre in maniera errata "per tutti".

Io stesso ho assistito ad Sante Messe NO dove il "pro multis" è stato traditto correttamente.
Purtroppo non è il caso italiano.

viandante ha detto...

In pratica, però, cosa dovrebbe fare la Chiesa? Come può essa imporre agli stati di seguire la sua dottrina? Come può trasformare gli stati moderni in stati confessionali?

Sembrerebbe che la regalità sociale di Cristo non sia più proponibile nella nostra società e che quindi la Chiesa bene fa a limitarsi a proporre o invitare i fedeli a fare o non fare talune cose.
E invece ribadisco che se crediamo fortemente che Cristo per noi e per tutti rappresenta il tutto, troveremo anche la forza ed il modo di concretizzare a livello sociale la nostra fede. L'hanno fatto i cristiani nei primi secoli del cristianesimo, e potremmo rifare lo stesso anche noi: ricristianizzare le nostre nazioni.
Ma ci vuole convinzione!
Non é solo voler criticare o manifestar dispiacere.
E mi fa piacere vedere come la Chiesa ortodossa (in accordo con le autorità civili)in certe cose, seppur "banali", ha le idee in chiaro: niente Halloween a scuola in Russia.
Però concordo, da noi é improponibile: non c'é quasi più nessuna autorità (religiosa e civile) che osa contraddire la "modernità" non solo a livello generale ma nelle cose concrete.
Pensate solo ai presepi che tra qualche mese, non si faranno per non dispiacere agli altri...

hpoirot ha detto...

Sulla base di parole, gesti e cio' che di sensibile ruota attorno al NO, chi fosse malintenzionato puo' insegnare le peggiori (false) dottrine giustificandole con la lex orandi del Bugnini...

Rafminimi@infinito.it ha detto...

@x per L'Egregio Pastorelli,
cosa dovrebbe fare la Chiesa?
Invitare i fedeli ad impegnarsi, in primis con la PREGHIERA, affinché gli Stati riconoscano il proprio dovere di rendere omaggio a Gesù, tramite l'aprovazione di leggi che aiutino a salvarsi l'anima. Leggi che NON contrastino con la Volontà di DIO,(anzi che la attuino) così come essa si manifesta, attraverso i pronunciamenti della Chiesa e le consuetudini popolari. Concetto questo che gli altri monotesti ben conoscono. Si tratta (nessuno si scandalizi) di qualche cosa di anaologo/omologo a ciò che l'Islàm chiama "SHARìA" ed il giudasmo chiama "HALAKHà"

Anonimo ha detto...

Io stesso ho assistito ad Sante Messe NO dove il "pro multis" è stato traditto correttamente.
Purtroppo non è il caso italiano.
So di preti che "motu proprio" traducono "PER MOLTI", hanno abolito il segno della pace ed altre piccole creatività verso l'antico.
In definitiva, non seguono che una rito liturgico personalizzato.

Dante Pastorelli ha detto...

VIANDANTE, va' al di là delle parole: io aspetto ricette concrete.
Non credo d'esser tra coloro che voglion lo stato laicista. Nè una Chiesa che non proclami alta e forte la sua dottrina. Ma io vorrei da voi che tanto chiacchierate di cose che vann'al di là della vostra portata di reale azione, le indicazioni di mezzi e forme che rendano attuabili, oggi, certe nostre, credo comuni, aspirazioni.
Gli Apostoli niente imposero - e come potevano? - ma andarono per il mondo a predicare.
Credo che nessuno possa a quelli come me e Mic muover accuse di silenzio o mancanza d'impegno, nei limiti delle nostre possibilità.
Vorrei sapere da voi anonimi cosa fate in concreto. Intanto datevi un nome e cognome, indirizzo, professione, città, diocesi, chiese e parrocchie in cui operate, e poi se ne può riparlare. Gli Apostoli avevano un nome.
Francamente questo dar lezioni dietro l'anonimato è esecrabile.
Dai don abbondi non accetto leizioni nè teoriche né pratiche.

Dante Pastorelli ha detto...

RAFMINIMI
Non mi sembra che la Chiesa taccia.
E comunque noi cattolici non restiamo in silenzio.
Ma qui non è problema di parole. La Chiesa ha il dovere di pregare, come sempre affermiamo a cominciar da noi, e di proporre la sua dottrina: Ma nessuno la può imporre a chi non la vuol accogliere. O sì? E come?

Dante Pastorelli ha detto...

Pensate solo ai presepi che tra qualche mese, non si faranno per non dispiacere agli altri...
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Sino a che io sono stato preside negli istituti superiori né da un'aula, né dalle segreterie per non parlar della presidenza, né dalla portineria, né dalle palestre, né dall' aula magna, nonostante forti pressioni per non dir di più ( per 30 metri fuori della scuola scritto in rosso a caratteri cubitali: per il Pastorelli l'unica sorte è la morte ) un Crocifisso è stato rimosso.

viandante ha detto...

Dante, ognuno nel suo piccolo fa quel che può, senza volersi sempre sentir rinfacciare da altri che loro ne fanno di più (ed é magari anche vero).
Quando si discute poi di un problema, non solo e non sempre lo si può fare per cercare di risolverlo, ma spesso é utile per cercare di sviscerarlo e capirlo meglio (ed é già a volte parte della soluzione).
Lei é vero non é un anonimo, ma questo deve sempre e per forza essere un vanto nei confronti di tutti?
Comunque credo che anche gli anonimi civili (e mi reputo tale) possano portare contributi positivi. Sempre se graditi, altrimenti...

mic ha detto...

Comunque credo che anche gli anonimi civili (e mi reputo tale) possano portare contributi positivi. Sempre se graditi, altrimenti..

Non credo che qui nessuno debba sentirsi sgradito in quanto anonimo. Mi spiace che proprio Viandante, i cui contributi sono così in sintonia e che comunque un nick se l'è dato, sia incorso in un rabbuffo di Dante: il discorso del nome-cognome con questo strumento non è previsto e non lo credo indispensabile, perché davvero sono i contenuti che contano anche se è bello parlare conoscendo la persona. E, comunque, col tempo, si impara a conoscersi meglio anche attraverso i nick.

D'altronde il discorso dei presepi ha toccato Dante, che ha portato una sua limpida testimonianza. E tuttavia non sarebbe male che qualche vescovo o i sacerdoti ne parlassero in senso positivo, per riaffermarne il significato profondo e devozionale (non devozionistico) che è anche culturale che crea dimestichezza con abitudini che attingono alla spiritualità. Rivitalizzarle, anziché lasciarle cadere addirittura per presunta mancanza di rispetto (!?) di altri dei quali perdiamo il rispetto a causa di questo ennesimo "calamento di braghe", farebbe bene a tutti!

mic ha detto...

Non credo che qui nessuno debba sentirsi sgradito in quanto anonimo...

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Ben venga questa precisazione dalla redazione. Alcuni giorni fa l'avevo chiesta anch'io, ma la mia richiesta è stata censurata, non ho ancora capito perchè. Chiedevo: tutti gli anonimi meritano di essere insultati per il solo fatto di parlare da anonimi, anche se sono educati e rispettano tutti i bloggers ? ma la redazione non ha ritenuto di dover pubblicare la mia precisazione e richiesta di rispetto.


Non è stato pubblicato per lo stesso motivo per cui questo post lo pubblico fin qui: perché non ha senso che diventi una diatriba infinita con Dante.
Ormai sappiamo come la pensa e lo rispettiamo, come lui rispetta noi se non lo punzecchiamo sul vivo. E mi pare normale ;)

Perciò chi vuole scrivere come Anonimo sa di poterlo fare perché, ripeto, quel che conta sono i contenuti. Quel che guasta tutto, oltre a chi è fortemente ideologizzato è lo spirito eccessivamente polemico, che non porta da nessuna parte, a chiunque appartenga. E non mi riferisco all'autore di questo post.

mic ha detto...

Quando si discute poi di un problema, non solo e non sempre lo si può fare per cercare di risolverlo, ma spesso é utile per cercare di sviscerarlo e capirlo meglio (ed é già a volte parte della soluzione).

Condivido. Del resto è nostra quotidiana esperienza.

Dante Pastorelli ha detto...

Sembrerebbe che la regalità sociale di Cristo non sia più proponibile nella nostra società e che quindi la Chiesa bene fa a limitarsi a proporre o invitare i fedeli a fare o non fare talune cose. E invece ribadisco ecc.
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Sembrerebbe: d'onde nasce questa critica? E' la risposta ad un mio commento in cui chiedevo ai duri e puri cosa dovrebbe fare la Chiesa in una realtà sociale come quell'attuale visto che non può nulla imporre. Ed è una critica senza motivazione.
Quando vi si domanda cosa debba fare in concreto glissate, come quando vi si chiede come risolvere
situazioni su cui esprimete giudizi negativi anche a proposito (ma non di rado a sproposito) ed in modo civile (non sempre).

VIANDANTE, io non mi vanto di niente, perché firmarsi non è motivo di vanteria, non è meritorio né in cielo né in terra, né motivo di sentirsi superiori. Per me dovrebb'esser un comportamento comune che non costa proprio niente. E' solo la volontà d'esser in tutto trasparente e coerente col mio impegno religioso. E, mi dispiace per MIC, per me la coerenza e la testimonianza a viso aperto son aspetti fondamentali per i cattolici, specie quando chiedono agli altri di testimoniare la loro fede e si mettono in risalto i limiti e gli errori altrui.
In genere, anche se a volte non condivido quel che scrivi, tu sei "civile", ed è per questo che m'ha colpito, nel senso di meravigliato, non offeso o amareggiato, una critica senza fondamento. E questo non è certo invito ad andar via. Oltretutto non è di mia competenza. Anche se un blog con nomi e cognomi è il mio sogno, ma ci voglion energie giovani per cui resterà un sogno, almeno a breve termine.

Marco Marchesini ha detto...

Regalità sociale di Crisio non vuol dire costringere i non credenti ad abbracciare la fede cattolica.
Questo deve essere ben chiaro.
Significa che le leggi dello stato non devono essere contro quelle divine in poche parole.

viandante ha detto...

Le polemiche non sono il tema a me più caro, quindi per venire alla sostanza ciò che io non condividevo nell'intervento di Dante (e non mi sembrava di averlo espresso polemicamente e se del caso me ne scuso, poi termino con questo argomento :-) era proprio il fatto che va ancora dimostrato o perlomeno valutato in che misura effettiva la Chiesa non possa più imporre nulla.
Intanto per imporre qualche cosa ci vuole la volontà di farlo (e questa in molti ecclesiatici manca), secondariamente penso che vi siano ancora ampi spazi di manovra iniziando proprio dalle istituzioni che si dicono cattoliche (università, ospedali ecc.) senza parlare dei tanti piccoli aspetti che avvolgono la vita dei credenti (ho fatto due esempi, il presepe e la festa di Halloween, ma ce ne sono tanti altri che pur nella loro semplicità toccano direttamente la fede delle persone).
Ed infine la Chiesa potrebbe imporre una disciplina non solo ai politici e fedeli cattolici, ma alla sua stessa gerarchia dove si possono trovare persone consacrate che sostengono tutte le più astruse idee anticattoliche.
Condivido però quanto detto da Dante: io qui posso fare poco, se non denunciare queste cose!

Sul fatto poi, come dice Marco Marchesini che la Regalità sociale di Cristo non vuol dire costringere i non credenti ad abbracciare la fede cattolica. su questo penso che siamo tutti d'accordo, ci mancherebbe!

Dante Pastorelli ha detto...

Caro VIANDANTE, certe cose non facciamo che denunciarle in continuazione, in ambiti diversi.
Quando affermiamo che l'Autorità è debole o desiste, è chiaro che non sa o preferisce per suoi motivi non "imporre".
Le conseguenze, nella Chiesa e nelle sue diramazioni sedicenti istituzioni cattoliche e perfino missioni, le sottolineiamo senza sosta, anche qui.
La disobbedienza e la ribellione: e quando non le condanniamo supplicando l'intervento dall'alto?
In ambito cattolico la Chiesa può imporre, ma, come mille volte s'è scritto, preferisce la medicina della misericordia alla severità, ed è quella scelta che non ho mai condiviso, perché devono procedere parallelamente.
In un ambito più vasto la Chiesa non può che proporre, invitare, indicare i mali che derivano dalla violazione della sua legge ch'è quella divina. Altro non può fare.
E non è una mia opinione peregrina, ma la pura e semplice quanto ben evidente realtà.
Sul piano politico sociale la Chiesa può imporre, anche minacciando pene medicinali, come son tutte le sue punizioni, una linea ai cattolici. Ma nessuno l'ascolta.
Il problema che si affrontava, però, era un altro: quello dell'imporre la sua dottrina morale e sociale agli stati laici.
E su questo credo si sia detto abbastanza.
Dunque, non mi sembra si stiano dicendo cose diverse o che io abbia mai sostenuto cose diverse, quasi supinamente accettando le omissioni della gerarchia.

Dante Pastorelli ha detto...

Caro VIANDANTE, certe cose non facciamo che denunciarle in continuazione, in ambiti diversi.
Quando affermiamo che l'Autorità è debole o desiste, è chiaro che non sa o preferisce per suoi motivi non "imporre".
Le conseguenze, nella Chiesa e nelle sue diramazioni sedicenti istituzioni cattoliche e perfino missioni, le sottolineiamo senza sosta, anche qui.
La disobbedienza e la ribellione: e quando non le condanniamo supplicando l'intervento dall'alto?
In ambito cattolico la Chiesa può imporre, ma, come mille volte s'è scritto, preferisce la medicina della misericordia alla severità, ed è quella scelta che non ho mai condiviso, perché devono procedere parallelamente.
In un ambito più vasto la Chiesa non può che proporre, invitare, indicare i mali che derivano dalla violazione della sua legge ch'è quella divina. Altro non può fare.
E non è una mia opinione peregrina, ma la pura e semplice quanto ben evidente realtà.
Sul piano politico sociale la Chiesa può imporre, anche minacciando pene medicinali, come son tutte le sue punizioni, una linea ai cattolici. Ma nessuno l'ascolta.
Il problema che si affrontava, però, era un altro: quello dell'imporre la sua dottrina morale e sociale agli stati laici.
E su questo credo si sia detto abbastanza.
Dunque, non mi sembra si stiano dicendo cose diverse o che io abbia mai sostenuto cose diverse, quasi supinamente accettando le omissioni della gerarchia.

Cetro Studi Giuseppe Federici ha detto...

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat

Domenica 28 Ottobre 2012 è la festa di Cristo Re : auguri a tutti i difensori del regno sociale di Cristo.
Da sottolineare "l'ermeneutica della rottura" tra la Festa di Cristo Re, che nel Messale detto di San Pio Vº si trova nell'ultima domenica di Ottobre ( in onore della regalità sociale di NSGC contro gli errori del laicismo ), e la festa che nel messale di Paolo VI si trova al termine dell'anno liturgico ( relativa alla regalità ESCATOLOGICA, che non 'disturba' i laicisti ).

Consacrazione del genere umano al Sacratisimo Cuore di Gesù proposta dal Sommo Pontefice Leone XIIIº ( da recitarsi ogni anno all'ultima domenica di Ottobre )

"O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al Vostro altare. Noi siamo Vostri e Vostri vogliamo essere ; e, per vivere a Voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi, spontaneamente si consacra al Vostro sacratissimo Cuore. Molti, purtroppo, non Vi conobbero mai ; molti, disprezzando i Vostri comandamenti, Vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbiate misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attirate al Vostro Sacratissimo Cuore.
O Signore, siate il Re non solo dei fedeli, che non si allontanarono mai da Voi, ma anche dì quei figli prodighi, che Vi abbandonarono ; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame.
Siate il Re di coloro, che vivono nell'inganno e nell'errore, o per discordia da Voi separati ; richiamateli al porto della verità, all'unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore.
Siate il re finalmente di tutti quelli, che sono avvolti nelle superstizioni dell'idolatria e dell'islamismo ; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno Vostro.
Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo, che un giorno fu il prediletto ; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato.
Elargite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla Vostra Chiesa, elargite a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine.
Fate che da un capo all'altro della terra risuoni quest'unica voce : Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute ; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. Così sia.

Il 18 Luglio 1959 Giovanni XXIII FECE OMETTERE le seguenti parti :
« Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell'idolatria e dell'islamismo ; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro. Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo, che un giorno fu il prediletto [ebrei]; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato ».

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