venerdì 26 ottobre 2012

Padre Tyn all'allora Card. Ratzinger, sulla Liturgia

Sintetizzo dalla relazione apparsa su Messa in Latino e aggiungo un passo incisivo di Padre Tyn sulla Liturgia Romana antica.

Il Centro Culturale Padre Tomas Tyn di Rieti ha organizzato, il 19 ottobre scorso, presso la bella sala della Fondazione Varrone, un convegno dal titolo La forza della verità, del quale avevamo dato notizia quiPadre Tomas Tyn, un aiuto nell’anno della Fede, in occasione del quale è stato presentato il libro La forza della verità. Lezioni di teologia, in cui l’avvocato G. Battisti ha raccolto da registrazioni vocali alcune lezioni del Servo di Dio, Padre Tyn. 

Era presente p. Cavalcoli, Docente di Teologia e di Metafisica, Vicepostulatore della Causa di Beatificazione di Padre Tyn, oltre che suo confratello, che ha ricordato come il 29 giugno 1975, in occasione della sua ordinazione sacerdotale, il Servo di Dio espresse segretamente il voto di offrire la sua vita allo scopo di chiedere, per intercessione della Madonna, la liberazione della sua patria e della Chiesa dal comunismo, senza spargimento di sangue. A 39 anni fu colpito da un tumore terribile, sopportato con infinita pazienza, continuando a scrivere il suo libro Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis, che resterà nella storia della filosofia. Il 1° gennaio 1990, giorno della sua morte, Havel inaugurò lo Stato democratico senza che ci fosse neppure un morto.

In Tomas, ricorda il Padre, c’è la completezza della vocazione domenicana: lo studio, una cultura sterminata, la contemplazione, l’assidua direzione spirituale, e un’attività sorprendentemente intensa, fatta di conferenze, congressi internazionali, sulla quale sorgono ancora materiali di lavoro, inediti. Egli sentiva come missione propria quella di divulgare la retta dottrina cattolica, poiché era consapevole che la corruzione della Fede è uno dei mali più gravi in quanto colpisce direttamente l’anima.

L’urgenza di un ricupero del vero senso della liturgia per approfondire la Fede, secondo le intenzioni espresse dal santo Padre nel Motu Proprio Summorum Pontificum, è stato l’argomento della relazione del dott. Francesco Bernardini, Direttore del Circolo Ragionar Cattolico di Livorno, nella quale si è ricordato il profondo amore per la liturgia, manifestato dal Servo di Dio, allorquando celebrava con grande perfezione e devozione la liturgia gregoriana, secondo le norme dell’Indulto concesso dal Papa Giovani Paolo II. Ed è proprio dal suo intervento che estraggo queste incisive parole di Padre Tyn:
« Infine desidero dire qualcosa sulla sacra liturgia, soprattutto per ringraziare l'E.V. per l'opera compiuta nel favorire l'indulto che permette la celebrazione del divino sacrificio secondo il rito di S.Pio V di venerata memoria. Ho già fatto pervenire, per mezzo del Rev. Padre Priore all'Em.mo Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, una relazione sulle Messe tuttora celebrate nella basilica bolognese di S. Domenico e così dopo aver informato il mio Superiore immediato, Reverendissimo Padre in Cristo, oso esprimere la mia gioia anche a Lei.
Quanto santa e sublime è quella letizia della quale si riempie il cuore tanto del sacerdote celebrante quanto del popolo assistente, allorché quel rito, venerabile per l'antichità, viene compiuto, quel rito, cioè, che tutto e soltanto a Dio si volge, a Cui, come a Padre clementissimo, il Figlio crocifisso, nell'oblazione del suo divino sacrificio, rende somma gloria e lode, un rito tanto sublime in tutte le parole e i gesti di cui fa uso ed infine tanto bello ed elegante, tanto accetto al popolo che partecipa con viva fede (né è noto ai Cristiani un altro modo di vera partecipazione).
Non ho mai potuto capire, e neanche adesso riesco a capire, perché tanta bellezza debba esser stata espulsa dalla Chiesa. Si obietta che essa costituisce un certo diletto accessibile a pochi; ma - e ciò è degno di nota - simili "obiezioni" non è solita muoverle la gente semplice e devota, ma piuttosto una certa pretesa aristocrazia (tuttavia perversa, che meriterebbe piuttosto il nome di "cacocrazia"), fastidiosa e pseudo intellettuale, turbolenta per la sua presunzione, dedita al nichilismo che sostiene e produce il brutto al posto del bello ». (Estratto dalla Lettera di Padre Tyn al Card. Ratzinger, 4 agosto 1985) 

35 commenti:

Luisa ha detto...

Effettivamente quanto mi fa male leggere il modo in cui sono descritti la Santa Messa Antica, i sacerdoti che la celebravano e i fedeli cattolici che di essa si nutrivano.
Con la menzogna e l`inganno, così frequenti per imporre la propria visione, è stata radicata nelle menti di chi non l`ha conosciuta un`opinione falsa e falsata dalle ideologie di chi voleva seppellire tutto ciò che era vivo prima del Vaticano II.
Noi fedeli, siamo descritti evidentemente come una banda di ignoranti, passivi che non capivano niente, secondo quella vulgata menzognera facevamo le nostre devozioni private mentre il sacerdote che ci girava le spalle faceva tutto da solo separato dai fedeli.
Quaanto odio ci vuole, quanta furiosa voglia di sopprimere e seppellire la Messa che ha nutrito la vita e la Fede di Santi, Papi e semplici e piccoli fedeli, che ha permesso alla Chiesa di traversare tempeste e bufere attraverso i secoli, per arrivare a mentire in quel modo vergognoso.
Avranno fatto di tutto per gettare alle ortiche la nostra Messa, ancora oggi lottano contro la sua libertà ritovata.
Faccio mie le parole di Padre Tyn, non saprei dire di più e meglio:

"Quanto santa e sublime è quella letizia della quale si riempie il cuore tanto del sacerdote celebrante quanto del popolo assistente, allorché quel rito, venerabile per l'antichità, viene compiuto, quel rito, cioè, che tutto e soltanto a Dio si volge, a Cui, come a Padre clementissimo, il Figlio crocifisso, nell'oblazione del suo divino sacrificio, rende somma gloria e lode, un rito tanto sublime in tutte le parole e i gesti di cui fa uso ed infine tanto bello ed elegante, tanto accetto al popolo che partecipa con viva fede (né è noto ai Cristiani un altro modo di vera partecipazione). "

E non dimentico di ringraziare Papa Benedetto per il Summorum Pontificum.

Anonimo ha detto...

Con la menzogna e l`inganno, così frequenti per imporre la propria visione, è stata radicata nelle menti di chi non l`ha conosciuta un`opinione falsa e falsata dalle ideologie di chi voleva seppellire tutto ciò che era vivo prima del Vaticano II.

E' strano che un servo di Dio non riconosca l'azione dello Spirito Santo...
Questo commento di Luisa come di questo santo sacerdote denotano ancora un ignoranza non sul passato ma sul futuro della liturgia che è legata alla storia della salvezza e al mistero pasquale.
Volete celebrare l'eucarestia COSì...FATELO...
e lasciate gli altri di celebrarla secondo PAOLO VI...che ha portato croci molto pesanti anche per amore a Gesù.
I sentimentalismi lasciamoli alla new age.
I crisitani sono un altra cosa.
Vale

Dante Pastorelli ha detto...

Ringrazio il Papa per il Summorum Pontificum, e per le laudative argomentazioni sul rito e sulla sua necessità, ma non posso ringraziarlo per averlo ridotto ad una caramella per pochi nostalgici.
Qual è il suo vero pensiero? E' difficile dirlo: in una pagina presenta fondate e forti opinioni che apron l'anima ai fedeli, nella successiva minimizza la sua graziosa concessione destinata ai pochi nostalgici. Il double face non lo capisco. Almeno sino a chiara esposizione delle motivazioni.

mic ha detto...

E' strano che un servo di Dio non riconosca l'azione dello Spirito Santo...

E' ancor più strano che un Anonimo si premetta di giudicare - e in che termini - un servo di Dio e la Tradizione cattolica...

Caro Dante, capisco quel che pensi e sono perfettamente d'accordo con te. Ho lasciato passare questo (e non tanti altri, purtroppo, messaggi analoghi) solo perché non è altro che un 'sentire troppo diffuso e ricorrente nella nostra Chiesa.

Vedi cosa l'hanno lasciata diventare? E che scempio dell'anima dei fedeli?

Io non sono indignata con l'Anonimo, sono addolorata per lui e per quanti come lui hanno l'anima deformata da riforme insensate... L'indignazione c'è tutta per chi questa operazione l'ha portata avanti in mala fede sapendo quel che faceva. E forse ce ne sono molti anche oggi, che proseguono l'opera di distruzione intrapresa.

mic ha detto...

I sentimentalismi lasciamoli alla new age.

Non c'è niente di più estraneo dei sentimentalismo al rito antico.
Essi sono invece l'appannaggio dei cosiddetti nuovi carismi... Almeno che quando si fanno certe affermazioni si sappia di cosa si sta parlando!

viandante ha detto...

Cara mic, é difficile capire come mai questo anonimo scriva quanto riportato.
Personalmente sono propenso a credere che, come per il 95% di casi simili, questa opinione sia il frutto di un indottrinamento conciliare acritico.
E questo proverebbe come nella massa dei fedeli, la Tradizione non sia più nè conosciuta ne tanto meno considerata.
Sarà un lavoro lungo quello di tornare a far ragionare la gente. E non solo in ambito religioso...

mic ha detto...

Cara mic, é difficile capire come mai questo anonimo scriva quanto riportato

Forse è meno difficile capire perché si esprime in quel modo, se pensi che appartiene al Cammino neocatecumenale e mi segue da un altro blog...

Luisa ha detto...

Condivido le tue perplessità caro Dante, e nel contempo mi dico che il S.P. è un grande dono che Benedetto XVI ha fatto alla Chiesa, certo poi si è fatta visibile l`influenza dei nemici della Santa Messa Antica già nell`U.E., è anche vero che dalla sua bocca non sono uscite altre parole di incoraggiamento, nessuna parole da parte sua è venuta confortare chi si imbatte nell`ostilità di vescovi, di parroci, è palese che ciò che gli sta a cuore è ridare dignità, bellezza e sacralità alla Messa riformata che è stata ed è oggetto di tutti gli arbitri, vediamo che tenta di mostrare ai cattolici, al "popolo di Dio" come la Sacrosanctum Concilium intendeva la riforma, da quel che vedo attorno a me, il suo esempio non è seguito, la Sacra Liturgia continua ad essere "bricolée" dai vari animatori liturgici, un movimento pratica una "liturgia" ad hoc che cozza con quella cattolica, ma nessuno interviene per correggere.
Insomma la Liturgia sembra essere sempre più la parente povera della Chiesa.

Perplesso ha detto...

A dire il vero Benedetto XVI era intervenuto per correggere quella "liturgia ad hoc", aveva prescritto dei cambiamenti, non consigliato, non raccomandato, ma prescritto delle norme ben precise, chi è informato sul cammino neocatecumenale sa come sono andate le cose.

don gianluigi ha detto...

Proprio recentemente un esimio sacerdote docente della nostra diocesi di Como, ha inaugurato una serie di videoconferenze sul Concilio Vat.II. Ne ha presentato l'aspetto storico, esaltando con brillante ed accattivante eloquio l'ampio respiro che l'assise ecumenica donò alla chiesa. Tuttavia a una domanda sul mondo tradizionalista, ha definito i cultori dell'antico rito come persone che per provare l'emozione del sacro hanno bisogno di un po' d'incenso, di qualche pizzo e roba simile. Aggiungeva sarcastico, che ci sono tanti modi per provare forti emozioni e, in fondo, quello dell'incenso era il meno caro, ma certamente non era quello corretto di accostarsi a Dio.
Mi lasciato una grande amarezza tale aggressione mascherata da battute apparentemente innocenti di una parte di Cristiani che il Papa con il Motu proprio S.P. ha riabilitato. Allora noi saremmo dei poveretti che, invece di farci di coca o di sbevazzare, ci droghiamo con i formalismi? Che tristezza, che carità fraterna c'è nella nostra Chiesa.

Luisa ha detto...

A proposito di "continuità" che io definirei :" l`Arlesiana", tutti ne parlano ma non se ne vede traccia, è sempre presente nei discorsi ma nessuno la vede, leggete che cosa ha detto il cardinal Danneels:

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/concilio-19222/

Almeno questo cardinale progressista è coerente e non parla di continuità ma di discontinuità, che è poi quel che noi vediamo nella realtà che ci circonda.

Luisa ha detto...

Chi vuole assistere a liturgie "emozionali" va a messe celebrate da gruppi carismatici o, se può entrare nella saletta privata e dopo essersi presentato, può assistere al culmine dell`emozionalità durante una celebrazione neocatecumenale, poi ci sono le molteplici invenzioni tutte volte all`autocelebrazione della comunità, canti, danze, girotondi, tenersi per la mano o le mani che levitano e svitano le lampadine, tutto è fatto per suscitare l`emozione dei presenti, mica devono annoiarsi durante la Messa, e allora si inventa, si innova, si toglie, si aggiunge.
Sono patetici quegli "esimisacerdoti e docenti" che scherniscono la Santa Messa Antica ma non hanno una parola su chi veramente ferisce la Liturgia con i suoi arbitri.
E non si rendono nemmeno conto, abituati come sono ad essere liberi di fare e dire quel che vogliono, che, disprezzando la Santa Messa Antica , non solo disprezzano una delle due forme del Rito Romano, che ha pari dignità del NOM e che come tale deve essere rispettata, ma criticano anche il Papa che ha voluto il Summorum Pontificum.
Quanto al rispetto per noi fedeli è inutile aspettarlo o pretenderlo, sappiamo di che cosa sono capaci.

Marco P. ha detto...

Mi ha colpito un passaggio dall'intervento di Don Gianluigi, che ho letto con attenzione forse perché anch'io sono della Diocesi di Como, il passaggio è quello in cui il relatore, che presumo avere individuato, parla de "l'emozione del sacro" (per criticare i tradizionalisti che per provare ciò si affiderebbero a pizzi, incenso ed affini).

Io penso che normalmente si parli di ciò che si conosce, di ciò di cui si ha esperienza. Bene allora parlare di "emozione del sacro" significa che il sacro, secondo chi ne parla, deve emozionare.

Io invece penso che ciò che è sacro, che è legato al divino, non suscita emozioni che mi sembra una categoria riconducibile agli aspetti più carnali della natura umana, ma solo adorazione, lode, riconoscenza e consapevolezza della propria miseria che non sono sicuramente emozioni. Quando io vado alla S. Messa è questo che porto davanti al Signore e ciò mi risulta molto più naturale alla S. Messa di S. Pio V che non a quella di Paolo VI, dove, in questa sì, si sprecano le trovate del celebrante per rendere il tutto più coinvolgente ed emozionante.

Anonimo ha detto...

anonimo ore 18 dice:

povero p. Tyn, che si rivolgeva al card. Ratzinger con un simile rimpianto e angoscioso dilemma.....

in realtà....
" Benedetto XVI non ha mai nascosto che, secondo lui, il Concilio Vaticano II e il Novus Ordo Missae sono in continuità con la Tradizione. Voler far credere che per anni interi si è potuto pensare il contrario è una menzogna inaccettabile ed un insulto al buon senso di ogni uomo."
(così don Curzio sull'art. riguardante l'espulsione di mons. Williamson, link cit. nel 3d)

Se la Messa NO è in continuità con la Tradizione, di che cosa si lamentava p. Tyn ? se molti (come l'ineffabile anonimo sopra) credono che lo Spirito Santo ha governato tutto il concilio e le sue applicazioni, ne DISCENDE che anche lo Spirito Santo ha voluto la Messa riformata da Bugnini,
o no ?
ma la logica, la retta ragione, il senso del Vero/falso, non abita più nelle menti del Gregge di Cristo, dal granconcilio in poi....(è vero tutto e il suo contrario: innovazione-rottura-continuità, tutto insieme senza distinzioni, Liturgia perenne-liturgia schitarrante-assemblearista-danzante, tutto è in continuità....METAMORFOSI incessante di forme e contenuti, avanzata continua di eresia dell'informe)
P. Tyn non teneva conto che stiamo vivendo da allora la "grande potenza d'inganno" di cui parla S. Paolo: solo così si spiega tutto, fin nei dettagli, di ciò che accade, compreso il nuovo "dogma della shoa", che tra poco ci imporranno per legge (v. proposte recenti del Governo italiano, circa i nuovi reati di negazionismo, classificati da galera)

mic ha detto...

Mi lasciato una grande amarezza tale aggressione mascherata da battute apparentemente innocenti di una parte di Cristiani che il Papa con il Motu proprio S.P. ha riabilitato.

Caro don Gianluigi,
a parte l'amarezza che è logico provare, devo sottolineare una differenza tra noi e questi che dovrebbero essere fratelli nella fede e si rivelano veri e propri 'avversari': loro ci disprezzano e noi siamo addolorati e preghiamo per la loro evidente cecità.
Il problema, quando si tratta di sacerdoti, è che hanno la responsabilità di molte anime...

Anonimo ha detto...

"si riempie il cuore tanto del sacerdote celebrante quanto del popolo assistente"

Non sarà proprio in questa frase il punto cruciale della questione?

Come può questa frase essere concorde con il catechismo della Chiesa Cattolica 1140-1144?

Se è vero (1142) che "le membra non hanno tutte la stessa funzione", come si concilia questo con:
1140 È tutta la comunità, il corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra...
1141 L'assemblea che celebra è la comunità dei battezzati...
1144 In questo modo, nella celebrazione dei sacramenti, tutta l'assemblea è « il liturgo », ciascuno secondo la propria funzione, ma nell'« unità dello Spirito » che agisce in tutti...

Quanto in passato quell'assistere è stato più sinonimo di "guardare", piuttosto che "collaborare"?

Se la "partecipazione attiva" era già presente nella Messa San Pio V, perchè allora già nei documenti conciliari e oggi nel CCC ci sarebbe riportato:
"Per questo ogni volta che i riti comportano, secondo la particolare natura di ciascuno, una celebrazione comunitaria con la presenza e la partecipazione attiva dei fedeli, si inculchi che questa è da preferirsi, per quanto è possibile, alla celebrazione individuale e quasi privata degli stessi"?

Questo "quasi privata", non è forse proprio un riferimento a "sacerdote celebrante - popolo assistente"?

sapete per quale motivo oggi le celebrazioni con il rito latino nella forma extraordinaria vedono una partecipazione attiva anche di chi "assiste"? perchè sono vissute in piccoli gruppi, dove i fratelli si conoscono e vivono pertanto anche l'orizzontalità, e non solo la verticalità.

pensateci.

mic ha detto...

Anonimo saccente,
sulla partecipazione attiva di sempre, non scoperta del concilio, leggi qui.

E, ricorda, che vivere la "verticalità", cioè il Soprannaturale, non esclude l'orizzontalità, anzi la rende secondo il cuore di Dio...

Marco Marchesini ha detto...

Tra qualche decennio quell'esimio sacerdote di Como rischierà davvero di cantarla e suonarsela da solo.
Le statistiche sono impietose su questo. O si torna decisamente alla Tradizione o davvero non ci sarà futuro.
Ringrazio anche io il Papa per il "Summorum Pontificum". Il numero di Sante Messe VO si è moltiplicato. E' un inizio.

La partecipazione al Sacrificio è ben descritta nella "Mediator Dei" che ovviamente Anonimo conosce a menadito, vero?
Non ha niente a che fare con l'orizzontalità tra dei fratelli.
Una volta ho partecipato ad una Santa Messa dove eravamo in tre: il Sacerdote, il Ministrante ed io.

mic ha detto...

Per l'Anonimo che cita il CCC, trascrivo queste notazioni.

______________________________
Notazioni sul Catechismo della Chiesa Cattolica

[1] 1069 Il termine « liturgia » significa originalmente « opera pubblica », « servizio da parte del popolo e in favore del popolo ». Nella tradizione cristiana vuole significare che il popolo di Dio partecipa all'« opera di Dio »(Gv 17,4). Attraverso la liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l'opera della nostra redenzione.
[Da un'affermazione vera si può giungere ad una conclusione falsa. È vero, infatti che l'actuosa participatio "sottolinea il servizio comune", ma non è difficile riconoscere in questa sottolineatura la diminutio del sacerdote, il cui ruolo nella celebrazione è stato cambiato da Mediatore a Presidente. E non è più Cristo Signore che celebra, ma l'intera assemblea (sia pure individuata come suo corpo mistico e sua immagine).]

1070 Il termine « liturgia » nel Nuovo Testamento è usato per designare non soltanto la celebrazione del culto divino,5 ma anche l'annunzio del Vangelo (Rm 15, 6)e la carità in atto (Rm 15,27) In tutti questi casi, si tratta del servizio di Dio e degli uomini. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa è serva, a immagine del suo Signore, l'unico « Liturgo »,(Eb, 8, 2-6)" Ministro del Santuario e delle vera tenda che il Signore e non un uomo ha costruito" poiché partecipa del suo sacerdozio (culto) profetico (annunzio) e regale (servizio della carità che è tuttavia esercizio della Regalità, cioè del dominio su tutte le cose: Universorum Rex!):
« Giustamente perciò la liturgia è ritenuta quell'esercizio dell'ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo Sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado ». (Sacrosanctum Concilium, 7)
[Ma Sacrosanctum concilium dice soltanto: « offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti » non aggiunge tramite il ministero del suo corpo che è la Chiesa: il "modo proprio a ciascuno" non può mai uguagliare l'Actio di Cristo che è la Sua e non la nostra. Opera la nostra connaturalità e sempre maggiore configurazione a Lui; ma è sempre Lui che offre se stesso al Padre mediante il Sacerdote e l'offerta di noi stessi avviene solo in Lui "tramite il ministero dei sacerdoti" e non per una "funzione propria a ciascuno" come sembra far intuire il catechismo... E la conclusione di SC appare ben diversa:
Giustamente perciò la liturgia è considerata come l'esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione dell'uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi [non è una funzione di 'essi'
]; in essa il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado.
[Un conto è parlare del culto pubblico integrale esercitato dal corpo mistico insieme al suo Capo, un altro conto è inserirvi la "funzione propria a ciascuno", che porta a veicolare, subdolamente, la diminutio del sacerdozio ordinato, in linea con gli insegnamenti dei ‘falsi profeti’, che vanno per la maggiore.]

mic ha detto...

Io invece penso che ciò che è sacro, che è legato al divino, non suscita emozioni che mi sembra una categoria riconducibile agli aspetti più carnali della natura umana, ma solo adorazione, lode, riconoscenza e consapevolezza della propria miseria che non sono sicuramente emozioni.

E' la terribile confusione che si fa tra sentimento, o meglio, atto di volontà e di adorazione e sentimentalismo, cioè il primato dell'emozione sulla conoscenza, esiste e va bene sono ciò che emoziona; ma l'emozione quanto può trarre in inganno?

Normalmente il sentimento (più che l'emozione, che è uno stato d'animo passeggero e più superficiale) è conseguenza di ciò che si vive, non causa...

Gianni B. ha detto...

Di quel sacerdote e di tutti coloro che parlano del VO con luoghi comuni dice bene Padre Tyn:

Non ho mai potuto capire, e neanche adesso riesco a capire, perché tanta bellezza debba esser stata espulsa dalla Chiesa. Si obietta che essa costituisce un certo diletto accessibile a pochi; ma - e ciò è degno di nota - simili "obiezioni" non è solita muoverle la gente semplice e devota, ma piuttosto una certa pretesa aristocrazia (tuttavia perversa, che meriterebbe piuttosto il nome di "cacocrazia"), fastidiosa e pseudo intellettuale, turbolenta per la sua presunzione, dedita al nichilismo che sostiene e produce il brutto al posto del bello

Dante Pastorelli ha detto...

MIC, hai capito quel che non ho espresso. Proprio perché hanno portato il cervello degl'ignoranti all'ammasso, è bene non lasciar a certi cialtroni spazio in cui riversar i loro veleni e guadagnar visibilità: son le veline o velone della Chiesa.
Il sacerdote di Como è un imbonitore incapace di un'argomentazione seria, è il tipico rappresentante di una gerarchia fallimentare e teologicamente e liturgicamente analfabeta.
La profondità della messa di S. Pio V più che emozioni genera commozione, ch'è cosa ben diversa, che si trasforma in partecipazione adorante.
L'individuo che esalta la partecipazione non capisce nella sua rozzezza che si può partecipar in tanti modi: urlando e ballando come fa lui, ed unendosi in silenzio o rispondendo al momento giusto al sacerdote. Essendo la Messa il culto pubblico della Chiesa anche il popolo dei fedeli celebra, tramite il sacerdote, l'unico che può consacrare. Ma forse l'anonimo non conosce la differenza tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale. Si tratta di gente frustrata dal non poter svolger le funzioni proprie del sacerdote.
Ogni Messa, anche privata è culto pubblico della Chiesa e mediatrice di grazie che scendon anche sui poveri neocat come Pasqualino o maragià.

Areki ha detto...

Certamente il confratello di Como (mi pare) che non ha avuto la fortuna di scoprire la bellezza e la profondità della Messa Tradizionale (che io preferisco chiamare Messa di sempre) merita tutte le nostre reprimende.

Tuttavia egli cita alcuni numeri del Catechismo della Chiesa Cattolica ed io per correttezza sono andato a rileggerli: questi numeri del CCC sono figli del Concilio e quindi contengono tutta la ambiguità e la confusione dei testi conciliari.......
Invito tutti gli amici che scrivono ad andarseli a leggere..... vi troviamo la confusione che da 50 anni ha permesso a tanti eretici di diffondere le loro dottrine poco cattoliche nella Chiesa......

Ancora una volta si evince che Roma dovrà fare chiarezza una volta per tutte. Ma non è facile perchè bisogna annullare tutte le dottrine confuse.....

La Messa certo è sempre un atto pubblico perchè opera di Cristo capo e corpo..... ma questo non significa che ci debba essere necessariamente una assemblea fisica......

Un sacerdote che celebra anche da solo sta sempre compiendo un atto pubblico della Chiesa e rappresenta Cristo e tutta la Chiesa (anche la celeste e la purgante) e non è il lider sociale di un'assemblea.....il presidente (che parola oscena)

In pratica il Concilio è da buttare, punto e basta. Quando una gamba va in cancrena è impossibile salvare le parti sane da quelle in necrosi, bisogna amputare punto e basta...... la vedo difficile, ma nulla è impossibile a Dio.

Quanto al confratello don Gianluigi ti consiglio di lasciar perdere di andare a certi incontri del clero diretti da modernisti.... per evitare di avvelenarti il fegato.....

mic ha detto...

La Messa certo è sempre un atto pubblico perchè opera di Cristo capo e corpo..... ma questo non significa che ci debba essere necessariamente una assemblea fisica......

Un sacerdote che celebra anche da solo sta sempre compiendo un atto pubblico della Chiesa e rappresenta Cristo e tutta la Chiesa (anche la celeste e la purgante) e non è il lider sociale di un'assemblea.....il presidente (che parola oscena)


La nostra formazione già ce lo diceva, caro Areki, ma ricordiamo anche quanto afferma Giovanni Paolo II nella Ecclesia de Eucharistia, n.31:
"Si capisce, dunque, quanto sia importante per la vita spirituale del Sacerdote, oltre che per il bene della Chiesa e del mondo, che egli attui la raccomandazione conciliare di celebrare quotidianamente l’Eucaristia, "la quale è sempre un atto di Cristo e della Sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano fedeli".

Questo lo ricordiamo anche all'anonimo che poneva l'enfasi sulla "comunità orizzontale"...

Anonimo ha detto...

Areki scrive:

Ancora una volta si evince che Roma dovrà fare chiarezza una volta per tutte. Ma non è facile perchè bisogna annullare tutte le dottrine confuse.....

Credo che questa frase debba essere considerata attentamente. In un certo senso vi trovo un parallelo con il Concilio di Trento quando abolì le liturgie troppo giovani e quindi non sicure, lasciando solo quelle che potevano vantare una Tradizione sicura.
Ha ragione Areki, si dovrebbe fare altrettanto con le idee confuse degli ultimi decenni: tornare alla dottrina sicura e da lì ripartire.

Non ne faccio mistero con nessuno che oggigiorno é difficile accostarsi ad un libro di nuova pubblicazione con la tranquillità che tutto sarà ortodosso. Quando meno te lo attendi potrebbero insinuarsi velatamente idee non cattoliche! Per questo a volte é meglio tornare ai Padri della Chiesa.

hpoirot ha detto...

né è noto ai Cristiani un altro modo di vera partecipazione cioé la sola vera messa é il VO ??

Certo! Mons.Lefebvre lo ha sempre detto, solo che lui é stato coerente e il NO non l'ha mai detto.

Dice invece il Cavalcoli:
Padre Tyn si distingueva per il fervore e il raccoglimento con i quali celebrava il Santo Sacrificio, fosse esso il rito nuovo o fosse il rito antico. Solitamente celebrava il primo(!), ma settimanalmente celebrava anche il secondo nella chiesa di San Domenico in Bologna

Cioé la vera partecipazione si ha solo nel VO ma poi mi va bene se dico di solito il NO, cioé non partecipo veramente se non una volta alla settimana?

Ne abbiamo le scatole piene di gente di chiesa che dice una cosa e ne fa un'altra...

Dante Pastorelli ha detto...

IL NO P. Tyn lo celebrava fervidamente come rito valido della Chiesa a cui obbediva, anche se lo sentiva meno "suo" del VO.

don gianluigi ha detto...

Caro Poirot, anch'io celebro normalmente il N.O. e settimanalmente il V.O., ma non mi sento per questo colpevole o incoerente. Sono stato educato e formato alla fede nello spirito del Conc. Vat.II, ho studiato in Seminario con insegnanti validi, ma in un clima di entusiasmo conciliare, ho celebrato la Prima Messa convinto della bontà del rinnovamento liturgico. Ho iniziato a riflettere su quello che stava succedendo solo in un secondo momento, dopo un incontro fortuito con mons. Lefebvre. Ho rivisto alcune idee che mi ero fatto in quegli anni e adesso tu pretendi che di punto in bianco lasci il mio ministero, la mia gente, la mia diocesi. Non mi sembra la scelta più giusta, anche perché il mio Vescovo è sempre un successore degli Apostoli e il Papa è sempre il Papa, quindi se rimango al mio posto penso di poter ugualmente servire Nostro Signore e la sua Chiesa.

Anonimo ha detto...

meno "suo" del VO.

ecco, continua il formidabile equivoco; questo agg. "suo" è rivelatore di una mentalità purtroppo ormai consolidata, difficile da cambiare: permane nella gran parte dei cattolici, pur tradizionalisti, quest'idea soggettivista che quel tal tipo di Messa uno la "senta più o meno sua", cioè più confacente al PROPRIO SENTIMENTO, dsia pure gusto spirituale, ma soggettivo, del celebrante; il grande malinteso sentimentale che la Messa sia sua nostra vostra ecc....

Rifà capolino, senza che i fedeli nel parlare se ne avvedano, l'idea che la Messa sia proprietà "di qualcuno, l'"uomo" che la celebra, gradita a lui secondo i suoi gusti o idee, o gradita e idonea ai fedeli che assistono e partecipano actuosamente, ma quando svanirà dalle menti ? purtroppo essa è frutto pernicioso del relativismo figlio del conciliare "dialogo celebrativo, dottrinale, pastorale ecc., per cui tutti "sono sacerdoti profeti e re"; la Messa appartiene all' assemblea celebrante, in primis al presidente: culto dell'uomo !

NON credo che p. Tyn preferisse la Messa antica perchè PIU' SUA, ma perchè più DI NOSTRO SIGNORE, forse !
quando potremo (ri)tornare a capire che la Messa appartiene a Dio, che in essa, nel Santo Sacrificio del Figlio, Agnello senza macchia, riceve il culto degno di Lui, poichè da Lui stesso voluto e istituito nella (dalla) Persona di Gesù Cristo, sera dell'Ultima Cena ?
quando ci libereremo da questa idea chela Messa sia "nostra", cosa umana da usare a nostro piacimento, per piacere agli uomini e non a Dio ?
e magari o pronti a dire "questa o quella PER ME PARI SONO", come forse p. Tyn non avrebbe mai detto, ma di fatto era costretto a fare ...?
(mentre San Pio da Pietrelcina per Grazia di Dio ne fu esentato)?

mic ha detto...

ecco, continua il formidabile equivoco; questo agg. "suo" è rivelatore di una mentalità purtroppo ormai consolidata, difficile da cambiare: permane nella gran parte dei cattolici, pur tradizionalisti, quest'idea soggettivista che quel tal tipo di Messa uno la "senta più o meno sua", cioè più confacente al PROPRIO SENTIMENTO, dsia pure gusto spirituale, ma soggettivo, del celebrante; il grande malinteso sentimentale che la Messa sia sua nostra vostra ecc....


Attenti a non vedere il soggettivismo dappertutto.

Chi conosce bene Dante, può pur fare una riflessione del genere, che è condivisibile nel contenuto; ma senza attribuire a lui un soggettivismo di cui non ha dato mai prova, anzi!

Quel "suo" di certo non l'ha inteso nel senso che purtroppo è così ben descritto e che va per la maggiore... Ovvio che nel caso di Padre Tyn, s'intenda come più familiare, più in sintonia con la sua fede...

Dante Pastorelli ha detto...

"SUO": che maggiormente e più profondamente esprimeva la sua fede, quella della Chiesa in cui s'era formato e che lo aveva portato a santificarsi. Questo sosteneva il p. Tyn nella sua lettera. Quella era la "sua" Messa, l'altra, pur valida e pur devotamente celebrata, per lui, è chiaro, era un nuovo rito che accettava per obbedienza.
Veramente questi anonimi cominciano a dar troppo di fuori con le loro lezioncine riservate a chi può darne loro parecchie, forte d'una battaglia di mezzo secolo, in campo e viso aperti.

Dante Pastorelli ha detto...

Caro don Gianluigi,
i tempi son quelli che sono e la realtà è quella che è. Continui serenamente la sua missione, perché so che Lei, NO o VO darà ai Suoi fedeli la vera dottrina ed il vero Sacrificio.
Semmai, potendolo fare - senza correr il pericolo di dover lasciar il posto a qualche ribelle ed eretico - cominci ad introdurr'anche nei giorni feriali una Messa VO.
A Firenze i Francescani dell'Immacolata lentamente son riusciti a convincere il loro gregge a toglier l'altare posticcio, a celebrar rivolti al Signore, ad introdurr'il VO ogni giorno. Tutto fatto con
intelligente prudenza: i fedeli han ben capito e son contenti.
La "rivoluzione" non porta che ad inasprir i rapporti con le autorità ecclesiastiche e con una parte dei fedeli, con conseguenze assai gravi.
L'importante è andare avanti, passo dopo passo formando le persone che la Chiesa Le ha affidato.

hpoirot ha detto...

Caro don Gianluigi anche se credo che i preti di Vocogno hanno fatto la scelta migliore come sacerdoti cattolici io non "pretendo" che lei "di punto in bianco lasci ministero, gente e diocesi" Questa é una scelta sua e non entro nel merito.

Credo tuttavia che ci sia un'errore sottile e subdolo. Quello di mettere l'apostolato prima della Santa Messa, mentre l'Apostolato (quello vero) dipende in realtà solo dalla Messa.

Guardate mons.Lefebvre! Ebbe il coraggio di mettere la Messa di sempre al centro di tutto. Radio Vaticano gli profetizzo' (il giorno dopo la scomunica) che il 95% dei preti avrebbero lasciato Econe.

Econe fu invece la sola realtà cattolica in crescita constante dal 1988 a oggi. Perché? Una sola risposta: il VO era ed é il centro di tutto.

Non si puo' servire la Tradizione col NO, é un controsenso assoluto!


mic ha detto...

Caro Hpoirot,

non ricondurre tutto a mons. Lefebvre. Esiste anche il resto della Chiesa e partiamo da un oggi problematico, ma con tante luci di restaurazione.

Un sacerdote che celebra entrambi i riti, sicuramente celebra degnamente anche il NO e dunque non compie alcuna profanazione, anche se riconosce in sé che il NO è in qualche modo una diminutio; ma è e resta valido e, nell'attesa della restaurazione, è normale che ognuno proceda per gradi in base alla sua situazione, cercando di formare i propri parrocchiani, a partire da chi ascolta... E' di certo quello che stanno facendo Areki, Don Gianluigi e chissà quanti altri sacerdoti!

Dante Pastorelli ha detto...

Ricordiamoci che Lefebvre firmò la SC ed introdusse il messale del '65che non era più quello del '62.
L'abbé Celier (o Savonnet, ora non ricordo bene) ne ha successivamente fatto uno studio approfondito per evidenziarne le carenze ed il suo carattere di sicura prima importante tappa verso il messale paolino.