martedì 2 ottobre 2012

Mettiamoci d'accordo sulla traduzione di «catholicus» e così La Catholica non la riconosce più nessuno

Questo articolo è pubblicato da L'Osservatore Romano del 3 ottobre. Ormai non ci meravigliamo più di nulla. Ma non significa che siamo mitridatizzati del tutto. Per ripassare un po' di cattolicità, leggete qui -  qui - qui. ma non posso fare a meno di inserire questa citazione:
«Gli eretici son su tutta la faccia della terra, ma non tutti dappertutto. Gli uni qui, gli altri là. Tuttavia non mancan mai [...] La superbia è la loro unica madre, così come la madre di tutt'i fedeli cristiani, sparsi in tutt'il mondo, è la nostra Chiesa cattolica. Nessuna meraviglia: la superbia ingenera lacerazioni, la carità produce l'unità». Essi, infatti, si separaron dalla Chiesa madre, donde la Cattolica prese l'avvio per distendersi nel mondo intero; se fossero cattolici, si manterrebbero in rapporto con la Chiesa dalla quale l'Evangelo prese le mosse; non posson, però, comunicare con essa perché stravolgono l'Evangelo. (Brunero Gherardini, La Catholica, lineamenti d'ecclesiologia agostiniana, Lindau, 2011)

L'importanza di stabilire cosa significhi cattolicità
per la Chiesa evangelica
Certe parole hanno un peso [chi lo avrebbe mai detto...]

Pensiamo a una normalissima funzione domenicale in una normalissima chiesa evangelica, e in particolare alla professione di fede fatta dalla comunità. Dopo il Vangelo della domenica l'intera comunità pronuncia il piccolo Credo, il cosiddetto Credo degli Apostoli (e in molte comunità, nelle solennità, anche il grande Credo dei concili imperiali di Nicea e di Costantinopoli).

La professione viene introdotta da formule che ricordano la cattolicità - vale a dire l'universalità - sia del testo sia della professione: "Professiamo ora, uniti a tutti i cristiani della terra, la nostra fede con le parole dei nostri padri e delle nostre madri", recita una formula molto usata, che cito qui pars pro toto. Con tali professioni di fede, introdotte con queste o con altre parole di poco diverse, la comunità riunita professa la "santa Chiesa cristiana" (così nell'Apostolicum secondo la traduzione comune nella maggior parte delle Chiese regionali), ovvero la "Chiesa una, santa, universale e apostolica" (così nel grande Credo niceno-costantinopolitano). Se si guarda alle antiche versioni latine di questi testi in origine greci, la traduzione tedesca più comune nelle chiese evangeliche (e solo in quelle) suscita stupore: credo in sanctam ecclesiam catholicam ovvero unam, sanctam, catholicam et apostolicam ecclesiam. In altri termini: la comunità riunita nelle chiese evangeliche professa, domenica dopo domenica, la cattolicità della Chiesa evangelica; ed è davvero difficile comprendere perché la stessa parola, catholicus, in una professione venga tradotta con "cristiana" e nell'altra con "universale".

Inoltre, la traduzione distinta di catholicus con "cristiano" da parte dei protestanti ha come spiacevole conseguenza quella di scindere, in un punto decisivo, la traduzione propriamente ecumenica del testo latino fatta dal gruppo di lavoro per i testi liturgici del 1970 in due famiglie confessionali: una traduce catholicus con "cristiano", l'altra con "cattolico", mentre in entrambi i casi sarebbe ovvio usare il comune "universale".

Se solo riuscissimo a metterci d'accordo sulla traduzione comune "universale", i protestanti verrebbero sollevati dal sospetto di utilizzare la parola "cristiano" per un impulso anticattolico, e i cattolici da quello di confondere catholicus, "universale", con cattolico romano (sebbene, naturalmente, ci siano sempre stati teologi cattolici romani le cui argomentazioni portavano esattamente in questa direzione).

Il fatto è che il fedele evangelico professa, domenica dopo domenica, la cattolicità della sua Chiesa, ma nella riflessione scientifica fondamentale in vista del giubileo della Riforma manca del tutto la domanda su come esattamente la Chiesa evangelica e il protestantesimo si relazionano con questa Chiesa una.
Christoph Markschies
(©L'Osservatore Romano 3 ottobre 2012)

25 commenti:

Marco P. ha detto...

Come si relazionano gli evangelici e i protestanti tout-court con la Chiesa Una ?
Mi pare che se ne siano staccati quasi 500 anni fa, rifiutandone una parte consistente della dottrina e dell'insegnamento e rifiutandone l'autorità e quindi rifiutando la cattolicità.
Il problema è che ci si prepara a ricordare l'evento come se fosse una tappa di uno sviluppo coerente, mentre invece si è trattato di uno strappo, che non ha toccato la cattolicità che in quanto tale non può essere strappata, ma ha riguardato "solo" chi si è da sè staccato dalla propria Madre per attaccarsi invece al seno della matrigna, la superbia.
Inoltre intendere questo distacco come tappa di uno sviluppo, mi pare, implichi un'idea della Chiesa in evoluzione, il che poi sfocia in gravi problemi.

Dante Pastorelli ha detto...

Come si relazionano le sette protestanti, che mi rifiuto di chiamare "chiese" perché mancano dei principali requisiti ecclesificanti? Per ora non mi sembra che si relazionino se non in nome di un vago quanto vacuo processo di dialogo proiettato verso una federazione di gruppi cristiani in cui non si professerà una stessa fede e non si riconoscerà la stessa suprema Autorità, cioè il solo ovile e il solo Pastore.
Gli evangelici si definiscano pure chiesa univesale, ma è una definizione senza senso, perché la Chiesa universale per essenza è una ed unica, ed è la Chiesa Cattolica Romana.
Solo questa, con buona pace dei protestanti e di Muller & c. è il Corpo Mistico di Cristo.
Scrive Pio XII nell'infallibile Mystici Corporis - infallibile perché ribadisce ed arricchisce l'"eccelsa" dottrina sempre professata e via via precedentemente approfondita -: "In realtà, tra i membri della Chiesa bisogna annoverare esclusivamente quelli che ricevettero il lavacro della rigenerazione e, professando la vera fede, né da sé stessi disgraziatamente si separarono dalla compagine di questo Corpo, né per gravissime colpe commesse ne furono separate dalla legittima autorità: "Poiché, dice l'Apostolo, in un solo Spirito siamo stati battezzati tutti noi, per essere un solo corpo, o giudei o gentili, o servi o liberi" [...] sicché chi abbia ricusato di ascoltare la Chiesa, deve, secondo l'ordine di Dio, ritenersi come etnico e pubblicano. Perciò quelli che son tra loro divisi per ragioni di fede o di governo, non possono vivere nell'unità di tale Corpo e per conseguenza neppure nel suo divino Spirito".

Dante Pastorelli ha detto...

Il commento di Marco P. è apparso mentre postavo. Per cui il mio è pressoché superfluo.

Anonimo ha detto...

In un ampio strato del mondo tradizionalista, e non solo, cattolico significa tomista. Si tratta di un errore prospettico (i 1200 anni senza Aristotele-Tommaso sarebbe dunque il lungo antefatto di un cattolicesimo dottrinalmente e teologicamente non pervenuto alla piena maturità?), la cui correzione è servita però da pretesto per demolire tutta l'architettura tradizionale della Chiesa.

Anonimo ha detto...

In un ampio strato del mondo tradizionalista, e non solo, cattolico significa tomista.

E' un discorso troppo complesso per essere affrontato in maniera così sbrigativa.

Ogni epoca della Chiesa ha avuto le sue ricchezze che l'hanno resa quella che ora è.

Di certo cattolico non significa Rahneriano o giù di lì...


Anonimo ha detto...

Il discorso è indubbiamente complesso. Certo è che si può convenire toto corde sull'opportuna rottamazione del rahnerismo senza per questo propugnare il ripristino dell'equazione tra cattolicesimo e tomismo.
Vero anche che in ogni epoca la Chiesa ha avuto le sue ricchezze, ma in alcune di esse si celava evidentemente una certa paupertà, dato che, appunto, l'hanno resa... quella che è ora...

Anonimo ha detto...

ma in alcune di esse si celava evidentemente una certa paupertà, dato che, appunto, l'hanno resa... quella che è ora...

Quella ch'è ora, mi pare che abbia una certa genesi, che non nasce dal concilio perché in esso sono confluiti molti germi già preesistenti ma è da esso che sono stati veicolati...

Marco Marchesini ha detto...

le congregazioni protestanti non possono essere chiamate Chiese. C'è anche un pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede.
L'articolo dell'Osservatore non ne tiene conto evidentemente.

La "cattolica" è una delle quatro note della Chiesa di Cristo: la nostra sotto Pietro.

Anonimo ha detto...

All'Angelus di domenica scorsa Benedetto XVI, citando S.Agostino, ha detto che come si può trovare nella Cattolica qualcosa che cattolico non è, egualmente si può trovare qualcosa di cattolico al di fuori della Cattolica. E questo commettando il Vangelo di domenica.

Dante Pastorelli ha detto...

La Chiesa è stata resa quel ch'è ora non certo a causa del tomismo,
ma a causa del modernismo e successivamente dal neomodernismo della nouvelle théologie che ha intaccato tutte le verità di fede e che non è stato combattuto come avrebbe dovuto esserlo.
Nella Chiesa, come spesso ho scritto, possono convivere diverse scuole teologiche, ma esse sempre devono partire da Dio e a Dio tornare rimanendo nel campo del magistero infallibile che trasmette Rivelazione e Tradizione. Questa è la vera ricchezza della Chiesa.
Purtroppo è stato lasciato campo libero ad un pensiero non cattolico come querulamente si espressero Paolo VI e Giov. Paolo II che pure i rappresentanti del pensiero non cattolico hanno riabilitato e portato persino al cardinalato.

Dante Pastorelli ha detto...

@ ANONIMO DELLE 20

Credo che il Papa volesse dire che di non cattolico nella Chiesa può trovarsi il male o, aggiungo io, la deviazione dottrinale che è opera dei membri di essa, conseguenza del peccato, non che nella Chiesa in quanto tale, nella sua essenza possa esserci qualcosa di non cattolico: ché sarebbe semplicemente irrazionale.
Fuori della Chiesa cattolica ci può essere qualcosa di cattolico? Sì, ma quel che c'è di cattolico è eredità della Chiesa o comunque si tratta di elementi della morale divino-naturale insita in ogni creatura, spesso soffocata dai rovi generati dal peccato originale.
Questo in ogni caso non ci dev'indurre nell'errore di veder la Chiesa salvifica dappertutto al di fuori d'essa.

viandante ha detto...

Vero Dante.
Peccato che comunque anche a livello papale non si faccia più distinzione tra Chiesa come corpo mistico di Cristo e Chiesa come insieme delle persone che professano la fede.
Sono queste distinzioni che ci mancano perché alla fine dopo 365 giorni di notizie ripetute con parole vaghe o non intese correttamente o fraintese, il singolo fedele non sa più fare certe distinzioni.
Figuriamoci poi a parlare di tomismo...

Dante Pastorelli ha detto...

Hai ragione VIANDANTE, la confusione nei fedeli è generata dalla confusione che regna nelle alte sfere della gerarchia e nelle dottrine che vengon spacciate per cattoliche e non condannate da chi di dovere.
La dottrina del Corpo Mistico è splendidamente espressa dalla Mystici Corporis di Pio XII che è la summa della speculazione teologica e del Magistero in materia.
La stessa definizione di Corpo Mistico può essere ampia e ristretta. Del Corpo Mistico nella sua accezione più ampia oltre alla Chiesa militante fan parte anche la Chiesa Purgante e la Chiesa Trionfante, quest'ultima in modo perfetto.
Comunemente ci si riferisce al Corpo Mistico nel senso più stretto, intendendo cioè la Chiesa militante con a capo il Papa, Vicario di Cristo.
Già in altro post ho riportato quanto dichiarato da Pio XII su chi fa parte e chi no del Corpo Mistico, Chiesa visibile, diciamo così: i battezzati che professano la fede cattolica, anche qualora siano membra morte spiritualmente a causa del peccato, come, diciamolo pure, siamo la maggior parte di noi: costoro hanno nella Chiesa gli strumenti per la rinascita a membra vive.
Non sono membra del Corpo Mistico coloro che, pur battezzati, non professan la fede cattolica essendosi distaccati dalla Chiesa per scisma, eresia o i non battezzati o i battezzati che consapevolmente rigettan la Verità, gl'infedeli in generale. Anche a questi, tuttavia, se pentiti e convertiti, la partecipazione al Corpo Mistico è generosamente offerta.
Posson farne parte ma "in voto" coloro che in buona fede son fuori della Chiesa, e, pertanto, posson godere in un modo che ai nostri occhi sfugge delle grazie del Redentore.

Le recenti folli proposizioni che abbiam letto di un Corpo Mistico allargato ai battezzati ma fuori della Chiesa per scisma ed eresia, sono la negazione della Chiesa una ed unica, dell'una e unica Arca di salvezza, dell'uno ed unico Ovile sotto l'unico Pastore.
Queste verità noi le apprendevamo "a catechismo".
O tempora o mores!

Marco Marchesini ha detto...

Gli infedeli in buona fede in ignoranza incolpevole sono uniti all'anima della Chiesa in voto.
Purtroppo si tratta di verità che anche la Gerarchia in larga parte sembra avere smarrito.

Anonimo ha detto...

Le recenti folli proposizioni che abbiam letto di un Corpo Mistico allargato ai battezzati ma fuori della Chiesa per scisma ed eresia, sono la negazione della Chiesa una ed unica,
. . . . . . . . .

dunque, riferendosi alla cosiddetta "COMUNIONE" di tutti con Roma di cui spesso si parla, lei può spiegare allora ai fedeli piccoli e incolti, con parole semplici e chiare, in che modo dovremmo/potremmo essere "in comunione" con gli assertori -da ALTE cattedre- di simili "folli proposizioni" che diventano poi imposizioni da credere senza contestare minimamente, con cieca obbedienza ?

rc

Dante Pastorelli ha detto...

INFEDELI: In ignoranza incolpevole, ma disposti intimamente ad accettare la Verità se e quando sarà loro presentata e che vivano secondo la morale divino-naturale.
Un adoratore di Kalì che, ammettiamo, offre sacrifici umani o un islamico che si fa saltare in una piazza o in una chiesa consapevolmente e non drogato, determinando una strage, non credo che in voto possano salvarsi. Come non possono salvarsi i poligami. Bnenché in forointerno non si possa mai giudicare.
E' una possibilità, quest'unione, non una certezza, anche se noi dobbiamo affidar queste anime alla misericordia divina.
Come ciò possa accadere è un mistero, come resta, per me, un mistero insolubile, che possa appartenere all'anima della Chiesa, ch'è lo Spirito Santo, chi non faccia parte del Corpo.
Ma come dice Dante: State contenti umana gente al quia. E al quia mi fermo e m'affido al Magistero infallibile.
Ciao, Marco. Oh, potessi avere io a Firenze intorno a me una covata di giovani a te simili! Quante cose si potrebbero fare.

viandante ha detto...

Comunque Dante, anche se non sei a Firenze, i tuoi interventi sono sempre molto interessanti e credo che con internet puoi comunque dare molto anche ad altri.
Questo non vuol dire che sempre si condividano le stesse idee, tuttavia da quello che tu dici si intravede un tempo in cui la Chiesa sapeva ancora trasmettere chiaramente, in modo efficace e preciso la sua dottrina.
Altro che canzoncine e voletevi tutti bene...

Dante Pastorelli ha detto...

Per ANONIMO (Ma almeno un nick!)
Ai piccoli e non colti si spiega facilmente come credo sia molto agevole la lettura di quel che ho scritto sopra.
Le folli proposizioni di alti elementi della gerarchia sono opinioni e non sono magistero infallibile. Anche se lo dicesse il Papa in un'enciclica, essendo in pieno contrasto con tutto il magistero precedente, resterebbe una posizione personale non vincolante, del dottore privato.
Nessuno, per ora ci ha imposto con magistero solenne infallibile, questa dottrina mulleriana-rahneriana.
Dunque la comunione ci dev'essere ma in ciò ch'è Verità: Rivelazione, Sacra Scrittura, Magistero infallibile straordinario o ordinario - Le proposizioni personali o le opinioni del Papa - dottore privato non m'obbligano alla comunione.
In ogni caso inviterei i piccoli ed incolti ad aver fiducia nello Spirito Santo che fuga sempre, e tante volte l'ha fatto nel passato, le ombre che offuscano la Chiesa.

Dante Pastorelli ha detto...

VIANDANTEha scritto: anche se non sei a Firenze
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e dove sono? Sono a Firenze.
La totale condivisione delle idee alla fine genererebbe noia. In necessariis unitas... E credo che nella difesa della Verità tra tutti noi di questo blog - pur tra sensibilità, formazione ed angolature differenti - la condivisione c'è. Almeno mi sembra.

Marco Marchesini ha detto...

Hai ragione Dante, gli infedeli in buona fede si salvano solo se seguono la leggi divino naturale conosciute da tutti con la retta ragione aperta alla verità.
Dio saprà come giudicare quelle anime che sono abitate in posti sperduti lontano da tutti.

Tra il Magistero infallibile e la dottrina personale del privato teologo anche se Papa non c'è il Magistero fallibile, non infallibile? E' vero che se contenesse evidenti errori contro la Tradizione, cesserebbe di essere vincolante.

Dante Pastorelli ha detto...

Il magistero mere authenticum non è di per sé infallibile. Per cui non richiede obbligatorio assenso.
E se non è infallibile potrebbe esser erroneo. Non è facile affermarlo se non in presenza appunto d'evidente contrasto con la Rivelazione scriyya e orale e con l'ininterrotto Magistero infallibile.
In genere i teologi propendono in casi di affermazioni erronee o equivoche ad attribuirle al dottore privato, certo per non generare ombre sull'infallibilità pontificia. Ma se il contenuto del Magistero è erroneo? Il punto è qui. In ogni caso difficilmente lo Spirito Santo permetterebbe a Pietro di sbagliare: gli chiuderebbe la bocca prima e lascerebbe l'errare a Simone.

Dante Pastorelli ha detto...
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Marco Marchesini ha detto...

Sì, i teologi fanno bene ad attribuire al dottore privato errori teologici: a Simone.

E' vero che il Magistero solo autentico non richiede l'assenso assoluto di Fede. E' Magistero fallibile in cui in assoluto non ripugna l'errore.

E' obbligante ad un assenso prudenziale per rispetto dell'autorità a seconda della qualificazione teologica della dottrina esposta.

Il testo del Cartechini per me è stato illuminante.

http://it.scribd.com/doc/69236942/Cartechini

Dante Pastorelli ha detto...

Ed altrettanto i libri di mons. Gherardini, di De Mattei, di Pasqualucci, di p. Lanzetta ecc. tra i più recenti.

Dante Pastorelli ha detto...
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