martedì 6 agosto 2019

6 agosto. Per non dimenticare: Hiroshima

Riprendo un vecchio articolo in cui facciamo memoria del bombardamento di Hiroshima, per non dimenticare l'orrore di una guerra che mostra la faccia oscura del progresso usato in maniera distruttiva. Ma è proprio in quel contesto di orrore e di morte che ricordiamo uno spicchio di cielo nel miracolo vissuto e raccontato dalla locale piccola comunità gesuita. Cito: « Ecco il messaggio pieno di speranza di Hiroshima: La preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica! Oggi, nel centro della città ricostruita di Hiroshima, si trova una chiesa dedicata alla Madonna. Le 15 vetrate mostrano i 15 misteri del Rosario, che si prega in questa chiesa giorno e notte ».  [Vedi]

29 commenti:

fabrizio giudici ha detto...

Devo dire che trovo da sempre eccessiva l'attenzione su Hiroshima, che di particolare ha solo l'uso di una nuova arma, più distruttiva. Certo, ha aperto l'"era atomica" e la paura della distruzione reciproca; ma se il senso è portare l'attenzione sulla "faccia oscura del progresso usato in maniera distruttiva", ci sono tantissimi episodi della IIGM che andrebbero ricordati e invece pare che non meritino nessun riflettore. Dresda è molto noto, ma basta citare Tokyo senza andare troppo lontano: nonostante il bombardamento sulla capitale giapponese sia stato portato con mezzi tradizionali, causò più vittime dirette che non il numero di vittime dirette di Hiroshima più quelle "tardive". La gente morì bruciata viva in turbini di fuoco da centinaia e in certi casi migliaia di gradi, creati con un'opportuna tecnica di bombardamente, senza lasciare scampo alla gente che ci rimaneva dentro; non molto differente nel concreto da quanto accadde ad Hiroshima (non credo che ci sia molta differenza nel morire bruciato vivo a 200°C o 1000°C). Anche con i bombardamenti tradizionali ci sono feriti gravi che poi muoiono per patologie collegate a distanza di anni, solo che non vengono tracciate così come le malattie legate all'esposizione alla radioattività e non fanno notizia.

Alla fine credo che giochi una demonizzazione dell'energia atomica che fu seminata negli anni '60.

Da aggiungere, su Hiroshima, che i giapponesi l'hanno usata per distogliere grandemente le responsabilità dei loro gravissimi crimini compiuti in Asia (shoah a parte, probabilmente più efferati di quelli dei nazisti), oltretutto perpetrati anche prima dell'inizio della IIGM, durante la loro invasione di alcuni stati asiatici.

mic ha detto...

Fabrizio, sempre bene ricordare ad orizzonte allargato... Grazie!

Non dimentichiamo l'oggi minaccioso per la famiglia ha detto...

Incredibile! Quando la realtà supera l’immaginazione e in questo caso pure Orwell!
Nella rivista Left, numero di agosto, si afferma che “Senza alcun interesse per la salute psicofisica dei minori, la Lega e i neofascisti strumentalizzano il caso Bibbiano per sdoganare l’idea di famiglia naturale e patriarcale propagandata al Congresso di Verona”.
E poi, sempre secondo la rivista, sarebbero i fascisti a togliere i bambini alle famiglie (ricordando il penoso caso dei bambini sottratti durante la dittatura argentina).
Secondo la sinistra quindi LA FAMIGLIA NATURALE SAREBBE DA SDOGNANARE (Avete letto bene: sdoganare la famiglia naturale!).
La famiglia naturale sarebbe dunque una creazione della destra, che Salvini cerca di sdoganare.
Nondimeno, siccome la verità non esiste oggi ed è solo frutto di retorica senza attinenza con i fatti, statene certi che passerà anche questa.
I fatti sono quelli invece stabiliti dai giudici che parlano di bambini sottratti alle famiglie per motivi ideologici, in un paese dove “è ancora troppo forte l’idea della famiglia patriarcale padrona dei figli” (Federica Anghinolfi).
E’ solo un tentativo meschino, uno dei tanti attuati dalla sinistra, per confondere la gente, prima su immigrazione, gender e adesso su questo caso.
Con questo la sinistra ha toccato il fondo!
Possiamo rispondere tutti in coro, se siete d’accordo, che noi preferiamo senza dubbio quel modello patriarcale di famiglia, che dava cittadini integri e sani, rispetto al modello di famiglia della sinistra.
Anzi ci fa sorgere il dubbio che gli attuali sinistroidi siano gli eredi di quei bolscevichi che dopo la rivoluzione russa tentarono di sopprimere la famiglia, causando lo sconvolgimento della società russa e la marcia indietro clamorosa negli anni successivi, quando ci si accorse del disastro che le leggi anti famiglia avevano provocato
Nota: la nostra pagine non vorrebbe essere politica, ma se esistono forze così nettamente ostili all'idea di famiglia naturale e genitorialità naturale è spontaneo assumere posizione.

Anonimo ha detto...


riflessioni su Hiroshima

Morirono più persone nel terribile bombardamento di Tokio ma la bomba atomica fece molta
più impressione: decine di migliaia di esseri umani cancellati in un attimo, trasformazione istantanea di certi materiali, una città che si volatilizza di colpo o quasi...La ferocia della guerra varcava limiti finora sconosciuti.
Dopo tanti anni a Hiroshima e Nagasaki la vita è tornata come prima, esauritesi le (lunghe) conseguenze della contaminazione atomica. IL salto nell'abisso però resta, la sensazione che si è varcato un limite che non doveva esser superato ("Noli altum sapere", s. Paolo).

Ad una domanda non si è mai data una risposta soddisfacente: gli Americani avevano bisogno di tirare quelle due bombe, la guerra non era ormai vinta?
Bisogna considerare il clima di allora, l'odio feroce per i giapponesi, soldati assai valorosi ma spietati, crudeli con i prigionieri, colpevoli dell'attacco a tradimento a Pearl Harbour, un errorre gravissimo. La guerra era vinta anche in Oriente, il Giappone era ormai senza flotta e con pochi aerei. Poteva però disporre di ancor valide truppe di terra, sempre altamente motivate, in gran parte schierate a difendere Tokio per l'ultima battaglia. L'ultima conquista USA di un'isola strategica, Jwo-Jma o Okinawa (cito a memoria), era stata sanguinosissma, i giapponesi caduti erano stati più di centomila, inclusi i civili e i suicidi in massa per non arrendersi, ma i morti tra i marines erano stati addirittura 12.000 o 15000 (cito a memoria), una cifra che gli americani non potevano permettersi. Ci si aspettava pertanto una resistenza giapponese durissima nella zona di Tokio. L'uso dell'atomica avrebbe potuto chiudere la guerra evitando una sanguinosissima campagna di terra in Giappone, che sarebbe durata settimane, un vero incubo per gli Stati Maggiori americani.
C'era poi il fattore economico e quello umano, della leva voglio dire. Gli USA avevano inviato quantità enormi di camion, aerei, carri, munizioni, viveri a Stalin e ad altri. Ma avevano a loro volta dovuto comprare grano e carne dall'Argentina e dal CAnada. All'interno c'era il razionamento. Se la guerra fosse continuata ancora per mesi avrebbero cominciato ad avere dei problemi. Anche loro come Stalin erano arrivati all'ultima leva utile di soldati. I riformati alla leva erano stati più del previsto, conseguenza della grave crisi del 1929. Avevano raschiato il fondo della pentola, pur avendo avuto molte meno perdite dei russi. Ma erano impegnati su tre fronti, in pratica in tutto il globo.
C'erano quindi diverse esigenze militari, politiche, economiche che spingevano ad usare quest'arma nuova per chiudere finalmente la partita e senza perdere un solo uomo.

Circa l'invasione giapponese della Cina, iniziatasi su vasta scala nell'estate del 1937, alcuni storici la ritengono a ragione l'inizio della II g m. Fu in Asia, l'inizio, e poi in Europa, l'1 sett 1939. Come aveva preannunciato la Madonna alla veggente di Fatima, Suor Lucia, ponendo l'inizio di un'altra guerra peggiore della I gm durante il regno di Pio XI.
Infatti nel 1937 era ancora papa Pio XI. Suor Lucia insistette sempre nel dire che la S.ma Vergine aveva detto "Pio XI" e non "Pio XII". Profezia esattamente avveratasi.
H.

mic ha detto...

Grazie anche a te, Historicus!

fabrizio giudici ha detto...

Grazie anche da parte mia.

Francesco Franco ha detto...

Cara Mic
Ho ricevuto una mail la quale si esprime in questo modo.

" Avviso per Chiesa e post concilio
mic

(romaperenne@gmail.com)
13:11
A undisclosed-recipients:; Copia nascosta francocoladarci@libero.it

Carissimi,
Vivendo della mia pensione e non disponendo di risorse economiche che
provengono da Istituzioni pubbliche o private, da Fondazioni o Enti di
ogni tipo, devo chiedervi di darmi una mano per continuare a garantire
e anzi incentivare il servizio di traduzioni che quotidianamente
allarga l'orizzonte dei nostri approfondimenti e anche quello della
gestione e aggiornamento del sito chiesaepostconcilio.eu nel quale
cerchiamo di salvare, raccogliere e sistematizzare i contenuti più
significativi del blog.
Sareste disposti a diventare un sostenitore regolare di Chiesa e
post-concilio con 10€, 15€ o 20€ al mese, a seconda delle
disponibilità di ognuno?
Confidando nella Provvidenza e nell’aiuto del Signore, saluto ciascuno
di voi con affetto, ringraziandovi sin d’ora dal profondo del mio
cuore per quello che potrete fare.
In Corde Matris
Maria Guarini

Vi indico i dati per il Bonifico Bancario:
Maria Guarini
Unicredit Agenzia Pasteur
IBAN: IT 66 Z 02008 05134 000103529621
Codice BIC SWIFT : UNCRITM1731 "

Ciò che mi ha lasciato dibbioso è stata la "copia nascosta" cioè la mia mail, come se la medesima non doveva essere vista, ho il fortissimo sospetto di una presunta truffa, per cui ho visitato tutto il tuo blog senza trovare traccia di questo messaggio.
Ti chiedo gentilmente di confermare o smentire tale messaggio, anche perché tale richiesta poteva essere fatta in modo esplicito proprio nel tuo blog.
Ti ringrazio
Un abbraccio fraterno
Francesco

mic ha detto...

Caro Francesco,
Ho semplicemente usato il circuito interno - piuttosto ristretto - degli indirizzi dei lettori conosciuti per lanciare un appello che, dal blog, tolte alcune sparute sporadiche risposte, lascia il tempo che trova...

mic ha detto...

Forse potrò riprenderlo in maniera esplicita...

Anonimo ha detto...

Cosa sta accadendo in Inghilterra?

Il nuovo leader della Camera dei Comuni, infatti, ha ammesso tranquillamente di pregare il Rosario ogni giorno, ama frequentare la Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano [“Penso che sia più ricco, (...) si concentra di più sull'Eucaristia, piuttosto che sulle altre parti della Messa che a mio avviso sono meno centrali, ed è più raccolto, c'è più silenzio", ha dichiarato in un'intervista], prova una profonda ammirazione per il Sillabo di Pio IX, di cui apprezza la “visione tradizionale della Chiesa e dello Stato”.

L'ascesa di un profilo di questo tipo all'interno dei Tories e il suo ingresso nel Gabinetto Johnson potranno favorire almeno in minima parte il “lievito del messaggio cristiano nella vita pubblica” di un Paese che in questi ultimi anni si è distinto per episodi di grave intolleranza laicista?

Anonimo ha detto...

Ot
https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13491072/immigrazione-suore-clausure-stufe-sessantottine-rovinoso-scontro.html

Francesco Franco ha detto...

mic ha detto...
Forse potrò riprenderlo in maniera esplicita...

Potresti eventualmente proporre oltre a quello da te descritto un altro modo? per molti (speriamo) potrebbe essere più facile aderire (compreso io).
Ciao
Francesco

Anonimo ha detto...

Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe (Limerick 1919 - Cambridge 2001) : forse l'unico vero "Uomo" dell'università di Oxford. Si tratta forse del più grande FILOSOFO di sesso femminile della storia. Oltre ai suoi studi, è stata protagonista di un evento, tale, da poter applicare a lei, un celebre versetto della Sacra Scrittura: "Ecce Mulier fortis" (Ecco una donna forte- dal Libro dei Proverbi). Per narrare tutto il fatto, dobbiamo andare agli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale.
[...] 11 anni dopo, le autorità dell'università di Oxford, in Inghilterra, proposero di conferire la laurea honoris causa al primo mandante dei bombardamenti atomici, l'ex-presidente USA Harry Truman (in carica nel 1945). Una giovane filosofa con un incarico di ricerca all'ateneo si dissociò platealmente: la nostra Gertrude. Stiamo parlando di colei che Ludwig Wittgenstein, il geniale autore del Tractatus logico-philosophicus (1921) considerava l'allieva più capace. Al punto da esserne nominata esecutrice testamentaria per la cura e l'edizione delle sue opere. Gerturde Anscombe applicò il rigore del linguaggio appresi da Wittgenstein in tutta la sua sterminata produzione culturale. Per quanto però il maestro usò uno stile complicato e difficile, altrettanto l'allieva si valse di uno stile chiaro e sistematico.[...]Fu avanzata ad Oxford la proposta di conferire a Truman la laurea onorifica in conseguenza della brillantissima chiusura della guerra in Asia provocata dalla sua decisione di usare le armi atomiche contro il Giappone. Come docente in quell'antica università faceva parte della Congregation (l'istituzione medievale che governa l'università), abilitata ad approvare i riconoscimenti a personalità esterne. Così, davanti a tutto il personale accademico ed ausiliario, ella si alzò, recitò la formula latina per chiedere la parola al Cancelliere e, avutala, intervenne per motivare il suo dissenso. Prima delle considerazioni etiche, Anscombe operò, come si deve in filosofia analitica, una divisione al bisturi tra "merito" e "distinzione", per spiegare che non basta essere un personaggio distinto, a cagione del proprio
incarico di spicco, per meritare un titolo onorifico. Per il capo di una nazione svolgere con cura il suo prestigioso lavoro non costituisce titolo di merito maggiore che per ogni altro lavoratore svolgere onestamente il proprio di lavoro, umile quanto si vuole. Quanti bravi falegnami e sarti hanno ricevuto o riceveranno l'honoris causa da Oxford? Aristotele e Socrate non avrebbero potuto parlar meglio. (continua)

Anonimo ha detto...

Poi la Dragon Lady entrò nello specifico. Innanzitutto c'è un principio morale che fu violato: non uccidere MAI l'innocente per alcun fine. Richiamando la Lettera di San Paolo dove si legge: "Forse, come alcuni ci calunniano di predicare, dovremmo fare il male perché ne derivi un bene? Su costoro cade una giusta condanna" (Rm. III, 8). Gertrude Anscombe attaccò: "Scegliere di uccidere l'innocente come mezzo per perseguire qualsiasi tipo di fine è sempre assassinio, e l'assassinio è una delle peggiori azioni umane. La proibizione di uccidere deliberatamente i prigionieri di guerra o la popolazione civile non è una bazzecola come il regolamento della pesca: la sua forza non dipende dall'essere stata promulgata in una legge parlamentare, o dall'essere stata scritta, convenuta e sottoscritta dalle parti interessate. E quando dico che scegliere di uccidere l'innocente come mezzo per il proprio fine è assassinio, sto dicendo qualcosa che dovrebbe essere universalmente accettato come corretto. Potreste chiedermi qual è la mia definizione di 'innocente'. Ma qui non è necessario, perché con Hiroshima e Nagasaki noi non siamo davanti ad un caso limite: nel bombardamento di queste città si è certamente deciso di uccidere l'innocente per perseguire un fine". [...] È vero che Dio, o l'interdipendenza cieca di tutti gli eventi dell'universo, può trasformare il male da noi operato in bene: ma noi non siamo Dio, né controlliamo l'intreccio degli eventi dell'universo! Noi non possiamo fare il male per conto di Dio o del caso, né il bene che eventualmente ne deriva
s'iscrive al nostro merito. Ciò che facciamo, con piena avvertenza della
mente e deliberato consenso della volontà, non è mai fatto né da Dio né dal caso e quel che ne deriva non viene da noi.(continua)

Anonimo ha detto...

In secondo luogo, qual è il fine per cui sono state perpetrate le due stragi degli innocenti dell'agosto '45? [...]" Nell'esaminare il fine, Anscombe non si affidò al complottismo, non speculò se la decisione di sganciare le atomiche fosse stata presa col fine militare di collaudare i nuovi tipi di arma, e/o col fine politico di mandare un messaggio alquanto preciso agli alleati rivali, i sovietici, sulla potenza americana in vista della spartizione dell'Europa, ecc. No, Anscombe attaccò direttamente il motivo ufficiale addotto dall'amministrazione USA: lo scopo di salvare un maggior numero di vite che il prolungarsi della guerra col Giappone avrebbe inevitabilmente sacrificato, date le condizioni. (CONTINUA)

Anonimo ha detto...

È questo il punto chiave: date le condizioni. Prima però di analizzare le condizioni date, Anscombe volle mettere in chiaro una cosa: lei non è un'anima bella mossa da sentimentalismi, né tantomeno una pacifista; anzi il pacifismo è una "falsa dottrina", poiché lo Stato ha "l'autorità di ordinare deliberatamente di uccidere al fine di proteggere la sua gente o di contrastare terribili ingiustizie [.], perché la legge senza la forza è inefficace, e gli esseri umani senza legge sono miserabili". Le condizioni date (dagli americani ai giapponesi) erano, semplicemente, una resa senza condizioni: Per gli americani il problema non era più, da molto tempo, di sconfiggere i giapponesi. La guerra si era decisa alle Midway (4-6 giugno '42), allorché la distruzione della flotta nipponica aveva spalancato le porte all'invasione delle isole del Sol Levante, come e quando gli americani avessero voluto,completati i preparativi. E questi avevano subito un'accelerazione con la disfatta nazista consumatasi nei primi 4 mesi del '45, che permetteva finalmente di concentrare lo sforzo militare a Oriente. Né per gli americani si trattava di convincere i " musi gialli" ad un armistizio per trattare la pace. Al contrario, nonostante tutti i tentativi dei giapponesi, perseguiti anche tramite mediatori, erano gli americani a non voler trattare la pace. Per gli americani, prima della pace, doveva essere vendicato il proditorio attacco di Pearl Harbor (7 dicembre '41). E ciò non poteva avvenire senza un attacco altrettanto vigliacco, ma cento volte più pesante, a rimarcare le proporzioni reali dei contendenti. Quale scelta più felice di Hiroshima, nella cui baia l'ammiraglio Yamamoto aveva 4 anni prima brindato al successo del suo piano alle Hawaii? Insomma, lo strombazzato "maggior numero di vittime salvate" va calcolato non rispetto al fine della pace, che in Asia era a portata di mano da mesi (se non forse da qualche anno) senza quasi più colpo ferire, ma piuttosto al fine del riconoscimento di una potenza illimitata, passante attraverso l'umiliazione dell'avversario. A conclusione del suo discorso, Anscombe espresse la propria solidarietà al Censor del collegio di Santa Caterina (cui competeva redigere le motivazioni della laurea a Truman), per il pesante incarico di dover dimostrare che "un paio di massacri a credito di un tizio non sono una ragione sufficiente per negargli l'onorificenza; un ragionamento, forse, che non sarebbe stato bene accolto a Norimberga" e si scusò di non poter partecipare alla cerimonia di consegna del titolo: "Avrei paura di partecipare al rito, per l'eventualità che la pazienza di Dio finisse improvvisamente".

Anonimo ha detto...


Le critiche della Ascombe a Truman per la bomba

La critica di fondo è ineccepibile: non si uccidono gli innocenti ossia, in questo caso, è immorale bombardare le popolazioni civili, distruggendo le loro città (strategia anglo-americana dei bombardamenti a tappeto ma anche capillari, con mitragliamenti quasi giornalieri - p.e. in Italia e Francia - colpenti indiscriminatamente obiettivi civili e militari e persino animali). Altre osservazioni sono meno condivisibili.

1. La scusa di usare l'atomica per "salvare vite umane" suona indubbiamente ipocrita, se intesa in senso "umanitario", come si cerca di fare. Però un suo fondamento ce l'ha, soprattutto, ovvio, per ciò che riguarda le vite dei soldati americani e alleati. Ma anche molti giapponesi sarebbero morti, civili e militari. Era già in fase di attuazione l'operazione Downfall, che possiamo tradurre con Apocalisse, ossia l'invasione del Giappone. Di ciò che restava di Tokio, i giapponesi avrebbero fatto una seconda Stalingrado. Sarebbe stata un'ecatombe, da una parte e dall'altra, ma con perdite spaventose per i giapponesi, oltre alle ulteriori distruzioni materiali. Bisogna anche considerare che la crudele campagna aerea in atto da alcuni mesi contro il Giappone, aveva colpito duramente anche la maggior parte delle grandi città giapponesi.
2. IL principio della resa incondizionata era ormai ufficiale, voluto anche da Stalin. Si trattava di vedere come applicarlo. INdubbiamente, gli americani volevano non solo annientare ma anche umiliare i giapponesi, per vendicarsi di Pearl Harbour. Non è però esatto dire che la guerra nel Pacifico era già stata decisa dalla Battaglia di Midway. La svolta irreversibile si cominciò ad avere con la conquista di Guadalcanal, nelle isole Salomone,che durò mesi e la guerra non poteva esser vinta finché esisteva una flotta giapponese ancora valida, per quanto inferiore. Ma questa flotta fu praticamente distrutta nella Battaglia del Golfo di Leyte, tre battaglia in una dal 23 al 26 ottobre 1944, durante la riconquista USA delle Filippine. Dopo questa vittoria, gli americani cominciarono ad avvicinarsi sempre più al Giappone, di isola in isola. Presa la grande isola fortificata di Okinawa, in 52 giorni, aprile-giugno 1945, durante la quale si perfezionò la distruzione delle flotta giapponese, poterono cominciare la campagna aerea sul Giappone. Con la totale supremazia aerea e navale, potevano certamente imporre la resa incondizionata ai giapponesi. Ma i giapponesi non volevano accettarla, ovviamente. Il partito della guerra teneva ancora duro. E chi è che di buon grado accetta una resa incondizionata?
Nei tentativi segreti di negoziato con gli USA, i giapponesi non cercavano di mantenere qualcosa dei loro possessi in Manciuria e in Cina e garanzie per l'imperatore? Cercavano comprensibilmente di negoziare.
Ma non era possibile, il nemico volva imporre la pace di Brenno.
3. Il paragone dello statista con l'artigiano lascia perplessi: quest'utlimo decide solo per sé, l'uomo di Stato per l'intero Stato e popolo, sulle sue spalle ricade ben altra responsabilità.
H.

Silente ha detto...

Non dimentichiamo che i bombardamenti terroristici anglo-americani colpirono duramente anche l'Italia. Furono più di centomila le vittime civili della decisione degli Alleati di scatenare, contro Germania, Italia, Giappone (ma anche Francia e altre nazioni), la distruzione sistematica delle città. "Splendida decisione" la definì Churchill. Colpirono i grandi centri, ma anche centri minori, assolutamente privi di interesse strategico. Mitragliarono autocarri e auto e anche singoli passanti nelle strade, casali isolati, barche e battelli sui laghi (i nostri nonni si ricordano persino il rumore di "Pippo", un cacciabombardiere britannico dedito a questo terrorismo "minuto"). Bombardarono edifici millenari, come l'abazia di Montecassino (le opere d'arte ivi contenute furono messe in salvo dai tedeschi), nonostante gli anglo-americani sapessero perfettamente che non un solo soldato tedesco era lì rifugiato. D'altronde nei loro bombardamenti terroristici sulle città, oltre a "massimizzare" i massacri di civili con bombe incendiarie, gli anglo-americani puntavano anche a distruggere tutte le opere d'arte, le chiese, i musei, gli edifici storici e monumentali. Lo testimonia Philippe Daverio a pagina 125 del suo Grand tour d'Italia, edito da Rizzoli, dove, descrivendo la distruzione totale del Museo Poldi Pezzoli a Milano, durante i terribili bombardamenti dell'agosto 1945, scrive: "Fu quello un evento catastrofico, che mantiene un significato ulteriore particolarmente inquietante e non ancora chiarito dalla storia. Morì, sotto le bombe, meno dell'1% della popolazione. Furono distrutte meno del 5% delle case. Furono danneggiati invece l'80% dei teatri e il 100% del patrimonio museale. […] L'idea molto britannica era quella era quello di toccare l'anima dell'Italia attraverso la sua cultura."
E' disponibile proprio in questi giorni, in tutte le edicole, un fascicolo speciale dell'ottima rivista Storia in Rete, titolato Bombe sull'Italia - Ecco come gli anglo-americani durante la guerra massacrarono 100 mila italiani distruggendo le nostre città. Veramente ben fatto. Per non dimenticare.
Silente

Silente ha detto...

Chiedo scusa: là dove ho scritto agosto 1945 è da leggersi, ovviamente, agosto 1943

Anonimo ha detto...

Hiroshima=shoah, sono diventati 2 must e guai a chi osa criticare......volendo essere pignoli si parva licet.. Che saranno mai i 40 mln. di euro della Lega di fronte ai milioni di dollaroni passati dal PCUS al PCI? Scorrettissimo come sempre, bellissimi interventi di Giudici e H. in ordine strettamente cronologico, mia modesta osservazione, il lancio delle atomiche fu una delle tante, inutili porcate degli USA per dimostrare la loro superiorità, stesso dicasi dei troppi bombardamenti in Europa anche laddove non ce n'era necessità, in Germania ogni anno vengono dissotterrati 20 mln. di tonnellate di ordigni inesplosi residuo della IIGM, attenzione ai due folli asiatici con tanto di arsenale atomico che non vedono l'ora di scaricarsi addosso, India e Pakistan......grazie alla Gran Bretagna per l'illuminante idea di applicare il divide et impera creando 3 mostruosità : Pakistan India in mezzo e Bangladesh, complimenti....

Anonimo ha detto...

http://www.ilgiornale.it/news/politica/dubbio-atroce-bomba-su-nagasaki-punire-papa-1159529.html X punire Pio XII, qui si dice. Nagasachi era cattolica....

Anonimo ha detto...


La bomba su Hiroshima una delle tante porcate USA, quella su Nagasaki per punire Pio XII
perché la città era cattolica...

Parlando così, restiamo nel generico. Con quale criterio furono scelti gli obiettivi?
Decideva una commissione presieduta da un generale ma doveva esserci l'approvazione del potere politico. Criteri: obiettivo con valore strategio posto tra Tokio e Nagasaki, con area urbana di almeno tre miglia di diametro (5 km), doveva essere relativamente intatto, non doveva albergare prigionieri alleati. 17 obiettivi furono scremati a 5: Hiroshima, Yokohama, Kokura, Niigata, Kyoto. Ridotti poi a Hiroshima, Niigata e Kyoto. Hiroshima conteneva il quartier generale della II armata giap. e notevoli cantieri navali. Niigata aveva grosse industrie e un porto. Kyoto per il suo valore religioso e culturale. Dopo accese discussioni, il segretario di Stato, Stimson, appoggiato da Truman, fece depennare Kyoto. Al posto di Kyoto fu messa Kokura, sede di arsenali e altro ma i militari aggiunsero Nagasaki come obiettivo di riserva in caso di cattivo tempo. A Nagasaki c'era la Mitsubishi, una delle più grandi concentrazioni giapponesi, con fabbriche di armi, apparati elettrici, munizioni, cantieri.
Si sarebbe scelto uno di questi 4 obiettivi a seconda delle condizioni atmosferiche. Hiroshima fu l'obiettivo n. 1. Non si sapeva che vi erano 23 prigionieri alleati.
Il 26 luglio USA, UK e Cina intimarono al Giappone (da Potsdam) di arrendersi immediatamente. Doveva smobliitare l'impero, le forze armate, processare i criminali di guerra. Sull'imperatore non dicevano niente. Nel governo giapponese prevalsero i militari e il premier Suzuki Kantaro dichiarò il 29 alla stampa giapponese che la dichiarazione alleata non era niente di nuovo e non aveva "significativo valore".
Nel secondo lancio, il pilota, che doveva puntare a vista, stava andando su Kokura quando una nuvola gli nascose il "punto di mira" per sganciare. Allora ripiegò su Nagasaki, deciso a sganciare anche a guida radar, contro gli ordini (non voleva tornare indietro con la bomba in corpo, è ovvio). Sopra Nagasaki era nuvoloso ma al momento di sganciare a guida radar le nuvole si aprirono improvvisamente, in corrispondenza del punto di mira prescelto, costituito dalle acciaierie e fabbriche di armi della Mitsubishi, sul fiume Urakami, a nord del centro e circa 1, 6 miglia (2, 4 km) dal porto. L'aereo volava a circa 9 km di altezza, la bomba al plutonio ci mise 50 secondi a picchiare, esplodendo a poco più di 1000 metri dal suolo, sulla verticale della Mitsubishi. Le colline attorno alla città attutirono gli effetti, per fortuna, comunque sempre tremendi. Su 195,000 abitanti le stime finali sono di 45.000 morti, 50-60.000 feriti. DAti del bombardamento notturno di Tokio, del 9-10 marzo 45: perdite fra 96.000 e 197.000 persone, distrutte 16 miglia q. della città (circa 25 kmq).
(Clayton KS Chun, Japan 1945, Osprey, 2008).
Ma, al di là di tutte le considerazioni umanitarie, credo che decine di migliaia di soldati americani, britannici etc, siano stati felicissimi per le bombe, che avevano chiuso il conto con i giapponesi, senza che loro dovessero andare a rimetterci la pelle nella sicuramente spaventosa battaglia finale in casa loro.
H

fabrizio giudici ha detto...

Ai commenti di H aggiungo una cosa. La filosofa inglese sarà stata la più grande filosofa eccetera, e mi sta benissimo che Truman non ottenne il titolo onorifico. Tuttavia, dire che il Giappone fosse pronto a capitolare è falso: tant'è che la bomba su Hiroshima non bastò e ci volle la seconda. Gli USA certamente vollero vendicare Pearl Harbour (cosa in parte comprensibile), Stalin avrà certamente avuto i suoi interessi (isole Curili, eccetera), ma la mano pesante che richiedeva la resa incondizionata i giapponesi se la cercarono con il comportamento tenuto per più di dieci anni in tutta la regione.

Silente ha detto...

In realtà gli USA costrinsero il Giappone alla guerra, con sanzioni, provocazioni anche militari, minacce, ricatti antigiapponesi ai Paesi dell'Estremo Oriente. Gli USA, che conducevano una aggressiva politica di conquista del Pacifico, temevano l'offerta del Giappone ai Paesi dell'estremo Oriente di un'area di "co-prosperità asiatica" su base paritaria e anticolonialista. La Gran Bretagna, a sua volta, temeva il possibile supporto del Giappone agli indipendentisti indiani (in effetti il patriota indiano Chandra Bose, l'anti-Gandhi, si schierò con l'Asse). Gli USA, con astuzia, misero nell'angolo il Giappone che, per spezzare l'accerchiamento anche economico, che rischiava di strangolarlo, attaccò Pearl Harbor. Fu un ingenuo, ma coraggioso azzardo. Alcuni storici sostengono che i servizi segreti USA fossero a conoscenza del possibile attacco, ma tacquero: gli USA volevano la guerra, anche per poi poter aggredire la Germania e l'Italia.
Hiroshima e Nagasaki (città, guarda caso, con alta percentuale di cattolici)rimangono, impuniti, tra i più grandi crimini dell'umanità. Seguì, dopo la resa, la feroce occupazione USA del Giappone: i militari americani, sotto il comando del crudele generale MacArthur, barbari ignoranti, violentatori e saccheggiatori, che nulla capivano della sofisticata cultura giapponese, imposero una innaturale democrazia estranea alla civiltà nipponica, oltre, come al solito, a istruire decine e decine di processi "alla Norimberga" contro civili e militari giapponesi. Moltissimi di questi, colpevoli solo di patriottismo, furono impiccati.
Silente

Anonimo ha detto...


Qualcuno dovrebbe ripassarsi la storia prima di presentare il Giappone come vittima innocente dell'imperialismo americano.

1894-5: Il Giappone sconfigge la Cina per il dominio della Corea. La Cina deve cedere al Giappone l'isola di Formosa e accettare il protettorato giapponese sulla Corea.
1902, 39 gennaio: alleanza anglo-giapponese. Gli inglesi cercano di allearsi al Giappone per incanalarne in qualche modo la spinta imperialistica. Il Giappone parteciperà alla I gm, prendendosi poi diverse colonie tedesche in Asia e appoggiando in pieno l'intervento alleato nella guerra civile russa, contro i bolscevici, tanto da occupare provvisoriamente Vladivostok nell'aprile del 1918. Nella Grande Guerra una flottiglia di cacciatorpediniere giapponesi fu ospitata dagli inglesi operando nel Med. Di fronte alla crescente, reciproca ostilità tra Giappone e America, gli inglesi non rinnovarono più l'alleanza.
1904-5. Guerra russo-giapponese, nell'ambito della lotta per conquistare pezzi di Cina. Vittoria giapponese: i russi devono cedere Port Arthur in Manciuria, metà della penisola di Sakkalin, devono evacuare la Manciuria.
1931. Invasione giapponese della Manciuria. Nel febbraio del 1932 viene creato lo Stato fantoccio del Manciukuò.
1933. Il Giappone abbandona la Società delle Nazioni.
1937. Il 7 luglio il Giappone attacca la Cina, dove erano in lotta comunisti e nazionalisti. La guerra sarebbe finita solo con la capitolazione del Giappone nel sett. del 1945. I giapponesi prendono Pechino il 28 luglio, Sciangai l'8 nov e Canton il 21 ottobre del 1938. Con questa guerra asiatica si inizia in realtà la II gm.
1939. Estate. Provocazioni giapponesi alla frontiera mongolo-mancese provocano un conflitto non dichiarato con l'Urss, risoltosi in una pesante disfatta per la VI armata giapponese, una delle migliori (armata dello Shantung). Si sottoscrisse un armistizio, restando ognuno nei suoi confini. Intimoriti dalla forza dell'Armata Rossa, i giapponesi orientarono la loro spinta decisamente verso sudovest, la Cina, l'Indocina etc. Venne così a mancare quel fronte giapponese antirusso in Asia che avrebbe fatto poi comodo ai tedeschi. Non per nulla furono le comprovate divisioni corazzate e motorizzate siberiane e mongole vincitrici dei giapponesi a salvare Mosca nel 41, oltre al freddo micidiale.
All'espansionismo giapponese si contrapponeva quello americano, che puntava soprattutto agli sbocchi commerciali, appoggiandosi al consolidato controllo delle fonti di energia da parte di inglesi, olandesi.
E'vero che l'embargo mise alla fine nell'angolo il Giappone. Ma era inevitabile la guerra per uscirne? La spinta giapponese era megalomane, in relazione ai mezzi, e lo si sarebbe visto anche dopo. Una minoranza della classe dirigente giapponese voleva accordarsi con gli USA, moderando le proprie pretese. Ma non fu ascoltata. In effetti, i giapponesi all'inizio si erano pur alleati con gli esperti imperialisti britannici.
Le atrocità commesse dai nipponici (i massacri di Nanchino,p.e., o gli esperimenti biologici sulle razze considerate inferiori) non giustificano certamente l'uso delle bombe atomiche nè la guerra aerea indiscriminata contro le popolazioni civili. Ma la condanna dei metodi di guerra anglo-americani non deve nemmeno trasformarsi nella palinodia di un Giappone che esiste soprattutto come immagine letteraria, nella idealizzazione o "mistica" del samurai.

H.

Silente ha detto...

Io la storia la ripasso spesso, ma senza paraocchi. L'espansionismo giapponese si contrapponeva a quello americano e britannico: il conflitto era inevitabile. Gli USA lo volevano a tutti i costi. Grazie all'embargo americano e britannico, il Giappone aveva scorte di materiale strategico solo per pochi mesi. Era obbligato ad attaccare. L'idea giapponese di una vasta area di co-prosperità asiatica, su base anti-imperialista, era nell'interesse non solo del Giappone, ma anche degli altri paesi dell'area, ma ovviamente, avrebbe rappresentato un bastione contro l'imperialismo americano. Sarebbe stata l'attuazione di una di quelle macro-aree strategiche "autarchiche" teorizzate da Carl Schmitt. Nel 1939 era stato sottoscritto il patto Ribbentrop-Molotov, tra Germania e Unione sovietica.
Il Manciukuò viene definito "stato fantoccio" solo perché i Giapponesi hanno perso la guerra, altrimenti oggi la definiremmo "Cina liberata". Aveva anche una sua legittimità dinastica, visto che era stata restaurata la dinastia Qing con l'imperatore Pu Yi.
Lo ribadisco: l'occupazione americana del Giappone arreso, sottoposto alla feroce dittatura del generale MacCarthur, fu un tragico e malvagio tentativo, peraltro riuscito solo in parte, di piegare e ammorbare lo spirito giapponese. Basti pensare che, oltre ai presunti "criminali di guerra" impiccati dai boia statunitensi e le migliaia e migliaia di detenuti politici internati in campi di concentramento dalle condizioni durissime (ne sappiamo qualcosa anche noi: pensiamo ai "Fascist Criminal Camp" come Coltano e Pisa, con Ezra Pound rinchiuso in una gabbia), furono ben 200.000 i giapponesi epurati dai "liberatori" e costretti alla carità pubblica e familiare.
Già, ma gli USA sono sempre "liberatori". Ne sanno qualcosa i civili di Berlino, di Dresda, di Milano, di Tokio, di Hiroshima, di Nagasaki.
Silente

Anonimo ha detto...


Chi ce l'ha davvero i paraocchi

Qui non si tratta di giustificare le crudeltà, le magagne e le ipocrisie dell'imperialismo americano, si tratta di dare dell'imperialismo giapponese una visione che non sia mitica, secondo paraocchi tipici di una certa cultura di destra.
L'area di coprosperità asiatica etc era solo una formula per nascondere il duro dominio che i giapponesi volevano imporre a quasi tutta l'Asia e l'Indonesia, Australia [!], forti delle loro indubbie virtù guerriere e di un fortissimo senso di superiorità razziale, tale anche nei confronti degli altri popoli asiatici. Non dimentichiamo che la fonte della sovranità imperiale era per loro nella divinità, ma intesa in senso pagano. Altrimenti non si spiegano, p.e., l'istituzione di quell'ignobile pratica della prostituzione imposta a tante donne asiatiche per soddisfare i militari nipponici, né gli esperimenti "biologici" di tipo nazista. Crimini di guerra furono comunque compiuti, solo che i giudici non avrebbero dovuto essere i vincitori angloamericani, a loro volta tutt'altro che irreprensibili, anche se per altri aspetti. E' un vecchio discorso.
Megalomania: iniziando l'invasione della Cina nel 1937, occupata lungo quasi tutto il suo sviluppo costiero, il Giappone si mise in un pantano dal quale non sarebbe più uscito. Fu l'attacco alla Cina a mettergli contro in maniera decisa gli americani. Lo sforzo della guerra con la Cina era già greve per l'economia giapponese, che dal 1938 vide l'imposizione del razionamento interno, mentre dal 39 il governo governava per decreti. Tutto il paese era già mobilitato e militarizzato di fatto ben prima dello scontro finale con gli USA. Ma era uno sforzo già eccessivo. Il Giappone non riuscì a rifornirsi poi di materie prime e cibo come necessario perché la sua flotta mercantile fu decimata dai sottomarini americani, non avendo mai i giapponesi adottato il sistema dei convogli, perché avevano troppo poche navi scorta, avendone trascurato la costruzione o non avendo la struttura industriale sufficiente, impegnata com'era nelle grandi navi da guerra, corazzate e portaerei.
I militari giapponesi disprezzavano gli americani considerandoli un popolo di bottegai incapaci di combattere. Una albagìa pagata poi a caro prezzo. Pensavano, i militaristi giapponesi, di poter sconfiggere l'Unione Sovietica, la Cina, l'impero britannico, gli Stati Uniti, tutti coalizzati contro di loro...
Incidentalmente, basta con la leggenda delle atomiche sganciate sul Giappone per colpirne le minuscole comunità cattoliche e intimorire il Papa [!?].
H

Silente ha detto...

"Una certa cultura di destra"? Sì, mi sento portatore orgoglioso di questa cultura di Destra, europea e cristiana. Per me la civiltà era il Giappone millenario, non la rozza, crudele, malvagia barbarie statunitense, quella dei massacri contro i Confederati, le provocazioni contro la Spagna per occupare Cuba e le Filippine, l'appoggio ai massoni messicani contro i Cristeros, quella della violazione della dichiarata neutralità a favore della Gran Bretagna, quella dei bombardamenti terroristici su Dresda, Amburgo, Berlino, Milano, quella di Hiroshima e Nagasaki, quella dei "Fascist Criminal Camp", quella dei campi di sterminio contri soldati e civili tedeschi dove, nel solo dopoguerra, gli americani assassinarono, per fame, per malattia, per freddo più di 750.000 tedeschi, uomini, donne, bambini, osando sparare anche sulle donne tedesche che cercavano di gettare pane oltre i reticolati per i prigionieri. (Fonte: James Bacque, Gli altri lager, Mursia editore). Dei terribili campi di concentramento contro militari e civili giapponesi ho già accennato sopra. Per quanto concerne gli italiani è abbondantissima la memorialista dei reduci fascisti dai campi americani e britannici per "non collaboratori", in Texas, in India, in Kenia. Valgano le tremende testimonianze, come sopravvissuti, di scrittori come Giuseppe Berto e Gaetano Tumiati.
Credo che ogni ulteriore dialogo sia impossibile. Per me la polemica finisce qua. Non vedo motivo di prolungarla.
Silente

Anonimo ha detto...


Il Giappone millenario...

Neanche fosse stato l'antica Grecia...Perché continuare a negare l'evidenza ossia
che in Giappone ad un certo punto, dopo le vittorie su cinesi e russi, si è affermata
una cultura militarista e razzista, uno spirito espansionistico feroce e megalomane?
Succede, non c'è da scandalizzarsi. Non è accaduto solo in Giappone.
Fare l'elenco dei misfatti vere e presunti degli
americani non cambia la sostanza della questione. Una certa cultura di destra
ha il culto di un Giappone largamente mitizzato, volendo vederne solo gli aspetti
positivi, solo gli aspetti positivi della mentalità del "samurai", dimenticando a bella
posta quelli negativi (il fanatismo, la crudeltà, la superbia, la mistica del suicidio).

Sulla guerra del Pacifico, per chi ha interesse ad approfondire, al di là delle polemiche occasionali, consiglio la lettura di un classico: Bernard Millot : "La guerra del Pacifico", 1968, tr. it. dal francese, Mondadori, 1972, pp. 1052. Forse MOndadori l'ha ristampato in edizione economica.
H.