Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 13 febbraio 2026

Iam hora est: sull'annuncio delle consacrazioni episcopali da parte della FSSPX

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald. Alcuni precedenti su Alcuin Reid qui (con molti link di riferimento) - qui.

Iam hora est
sull'annuncio delle consacrazioni episcopali da parte della FSSPX
Dom Alcuin Reid

Si esita ad aggiungere altro allo tsunami di commenti che ha seguito l'annuncio, non inaspettato, che la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) procederà alla consacrazione di nuovi vescovi il 1° luglio. Troppo di ciò che è stato detto ha riproposto vecchi pregiudizi con leggerezza e ha contribuito a consolidare ulteriormente le divisioni. "Eccoci di nuovo", abbiamo sentito dire fin troppo spesso. Si possono immaginare sospiri simili nei corridoi e negli uffici dei dicasteri competenti della Santa Sede: "Vabbè, altre scomuniche", ecc.

Un approccio così fatalistico è indegno. Ed è inaccettabile. Come scrisse un papa sapiente nel 2007: "Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l'impressione che, nei momenti critici in cui le divisioni stavano emergendo, i responsabili della Chiesa non abbiano fatto abbastanza per mantenere o ritrovare la riconciliazione e l'unità. Si ha l'impressione che le omissioni da parte della Chiesa abbiano avuto la loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni abbiano potuto consolidarsi. Questo sguardo al passato ci impone oggi un obbligo: fare ogni sforzo affinché tutti coloro che desiderano veramente l'unità possano rimanere in quell'unità o raggiungerla di nuovo".

Questo è sicuramente uno di quei momenti nella storia. Il 1° luglio 2026 potrebbe essere un momento amaro in cui le divisioni si approfondiranno per decenni – una disastrosa ripetizione dell'esperienza fallimentare del 1988 – oppure potrebbe essere l'occasione per gioire di una riconciliazione storica che accresce l'unità e la comunione dei fedeli cattolici in tutto il mondo, rafforzando la credibilità della testimonianza della Chiesa e accrescendo il suo impatto missionario.

Ciò che molti non comprendono è la concreta necessità pastorale della FSSPX di nuovi vescovi più giovani. Con oltre 730 sacerdoti, più di 260 seminaristi, diverse comunità religiose e quasi 800 chiese o cappelle in tutto il mondo, oltre a un vasto numero di fedeli, aumentato notevolmente durante l'abdicazione del ministero da parte di molte parrocchie tradizionali, indotta dal Covid, e ulteriormente aumentato dopo la disastrosa attuazione pastorale del motu proprio Traditiones Custodes del 2021, la Fraternità ha bisogno di più vescovi per le Cresime, le Ordinazioni, le Professioni e altre funzioni pontificali. I suoi due vescovi attuali non sono più abbastanza giovani o in numero sufficiente per soddisfare queste crescenti esigenze pastorali e i continui viaggi che esse richiedono.

Sarebbe sbagliato considerare le consacrazioni episcopali annunciate come una sorta di manovra politica o un tentativo di accrescere lo splendore cerimoniale delle liturgie della Fraternità. La FSSPX è giustamente convinta che siano necessarie per la vita sacramentale dei fedeli cattolici che le si rivolgono. I suoi vescovi lavorano più duramente della maggior parte delle persone e sono autenticamente missionari, motivati ​​dalla salvezza delle anime, non dal proprio benessere o dal proprio tornaconto personale.

Per loro è una profonda questione di coscienza e in verità è difficile dire che abbiano torto quando vescovi e persino papi e cardinali a volte fanno tutto il possibile per chiudere gli apostolati che utilizzano i riti liturgici tradizionali per la Messa e i sacramenti, proprio quando seminari e case religiose si svuotano e chiudono uno dopo l'altro. Le richieste di sottomettersi ciecamente all'obbedienza, come quelle rivolte alla Fraternità sin dagli anni '70, semplicemente non bastano: l'annullamento delle generose misure di Papa Benedetto XVI da parte di Papa Francesco ha accresciuto i loro timori e confermato la loro sfiducia nell'autorità.

Allo stesso modo, la prospettiva annunciata di un proficuo incontro tra il Superiore Generale della FSSPX e l'attuale Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede – noto per essere stato uno degli estensori di Amoris Laetitia, e della famigerata dichiarazione che consente benedizioni per le coppie dello stesso sesso e del recente documento, del tutto inutile e problematico, sul ruolo della Madonna nella nostra Redenzione – è difficile da credere. Se, come ha suggerito il portavoce vaticano, "l'incontro [deve] essere un'opportunità per un dialogo informale e personale, che possa aiutare a individuare strumenti efficaci di dialogo che possano portare a risultati positivi", avremo bisogno di una sorta di miracolo.

Ma noi crediamo nei miracoli. E abbiamo un nuovo Papa, uno che ha parlato spesso e chiaramente dell'importanza e della necessità dell'unità nella Chiesa. Non ha insistito sull'"uniformità" (le bugie al riguardo raccontate da alcuni capi della curia riguardo alla liturgia sono state sufficientemente smascherate), ma su quell'unità che è frutto della comune professione della fede Una, Santa, Cattolica e Apostolica e che è vissuta in comunione gerarchica con e sotto Pietro e i suoi successori.

Questo, quindi, è un momento cruciale per il Santo Padre. Perché lui (e solo lui) può mettere tutto il peso della sua autorità a sostegno di misure che rafforzino l'unità della Chiesa nei confronti della FSSPX in questo momento critico della storia – come fece Papa San Giovanni Paolo II nel 1988, come fece Benedetto XVI durante il suo pontificato, e come fece Papa Francesco concedendo loro la facoltà di confessare e celebrare matrimoni.

Il Santo Padre potrebbe dover "pensare fuori dagli schemi", per così dire, poiché nella sua Curia ci sono persone la cui radicata rigidità e ristrettezza mentale li porteranno a opporsi a qualsiasi riconciliazione con qualsiasi mezzo a loro disposizione. Sicuramente il Papa può trovare un cardinale o un vescovo adatto e delegarlo specificamente a lavorare con zelo per realizzare una regolarizzazione canonica della Fraternità? Uomini del genere sono disponibili. Ciò che serve è la volontà di mettere l'autorità al servizio del raggiungimento effettivo dell'unità che spesso sentiamo desiderare con tanto fervore.

Certamente, ciò implica che la Società si fidi del Papa, e purtroppo le sono stati forniti motivi per esitare al riguardo. Sua Santità stesso dovrebbe intervenire per sanare questa ferita, per così dire, con le parole e con i fatti.

Allo stesso modo, coloro che non vedono alcun posto per la FSSPX in una "Chiesa sinodale" dovrebbero alla fine ammettere che la "sinodalità" non è in realtà uno dei tratti distintivi della Chiesa di Cristo e che non appartiene alla natura della fede cattolica, così come dovrebbero accettare che continuare a escludere questi cattolici sarebbe di fatto l'ultima accusa al loro stesso clamoroso millantare l'"inclusività". Anche i cattolici conservatori o cosiddetti "tradizionalisti" dovrebbero mettere da parte il loro disprezzo per la passata disobbedienza materiale della Fraternità e accogliere di nuovo i fratelli prodighi con una carità e una gioia autenticamente evangeliche.

È una richiesta impegnativa, ma crediamo nei miracoli e il Santo Padre ha il potere di spostare montagne canoniche se lo ritiene opportuno. Il nostro compito – soprattutto con la Quaresima alle porte – è pregare, digiunare e lavorare in ogni modo possibile per contribuire all'edificazione dell'unità della Chiesa in questo momento della sua storia. È tempo di celebrare la Messa votiva pro Ecclesia unitate e di far celebrare Messe per questa intenzione. Soprattutto, dobbiamo pregare e offrire sacrifici per il Santo Padre.

Il 1° luglio 2026 arriverà, e con esso arriveranno gioia o dolore; la Chiesa potrà rallegrarsi della sua maggiore unità con i nuovi vescovi, forse anche con la partecipazione di un consacratore delegato dal Papa, oppure sarà ulteriormente ferita da una divisione più profonda. Iam hora est – ora è il momento di fare la differenza.
_________
Dom Alcuin Reid è priore del Monastero Saint-Benoît di Brignoles, in Francia (www.monasterebrignoles.org), e studioso di liturgia di fama internazionale. La sua opera principale, "Lo sviluppo organico della liturgia" (Ignatius, 2005) qui, ha una prefazione del cardinale Joseph Ratzinger. 

50 commenti:

Anonimo ha detto...

In Cina i vescovi vengono nominati dal Partito Comunista senza chiedere il parere del Pontefice romano (grazie agli accordi vergognosi firmati dal cardinale Parolin) e il Vaticano lo accetta …
Come sempre, due pesi, due misure…. Il doppio standard!

Anonimo ha detto...

Se il dialogo diventa pretestuoso significa che almeno un dialogante vuole raggirare l'altro. Veramente basta con la logorrea politica diventata masturbatoria. Siamo all'interno di una grave malattia dell'anima e dello spirito, se questo non si capisce è bene fare altro. In questo caso il più alto in grado è quello addentro alla patologia, certi stili di vita fisica alterano lo stesso pensiero. Ed oggi molti sono stati contaminati fin nel loro spirito dal morbo menefrego.

Anonimo ha detto...

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa congiunto di Una Voce International (FIUV) e della Latin Mass Society (Inghilterra e Galles) in merito all'annuncio da parte della Fraternità San Pio X di nuove consacrazioni episcopali.

Una Voce International e la Latin Mass Society hanno ricevuto con preoccupazione l’annuncio fatto dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), don Davide Pagliarani, che la FSSPX procederà a consacrazioni episcopali il prossimo 1º luglio di quest’anno.
Il nostro ardente desiderio, condiviso da molti cattolici di buona volontà, è la regolarizzazione canonica della FSSPX, che permetterebbe alle sue numerose e preziose opere di dare il massimo frutto possibile. Questo annuncio è un’indicazione che questo esito è oggi una traguardo più lontano di quanto lo sia stato per molti anni.
Condividiamo l’obiettivo della FSSPX che l’antica liturgia della Chiesa sia disponibile nella forma più ampia possibile per il bene delle anime. Non condividiamo, tuttavia, l’analisi che la FSSPX fa della crisi della Chiesa in tutti i suoi dettagli. In particolare, sappiamo che molti cattolici possono assistere alla Messa tradizionale con tutti i permessi necessari dalla gerarchia della Chiesa, in modo che non è necessario per loro cercarla in un contesto irregolare.
Sappiamo anche, tuttavia, che per altri assistere alla Messa tradizionale è diventato molto difficile; in alcuni luoghi, ciò avviene nonostante il desiderio di sacerdoti qualificati di celebrarla per i fedeli, e persino della disposizione del vescovo locale a permetterlo. Questo crea un ambiente in cui l’argomento della FSSPX di una “situazione di emergenza” guadagna simpatia.
Esortiamo i nostri vescovi e, soprattutto, Sua Santità il Papa Leone XIV, a tenere presenti queste realtà pastorali, che in questo momento stanno precipitando una crisi le cui conseguenze nessuno può prevedere.
Ciò che desiderano i cattolici legati al “Messale precedente” non è una forma liturgica dannosa né novella.

Giovanni Paolo II ha qualificato il nostro desiderio per questo Messale come un’ “aspirazione legittima” (Ecclesia Dei, 1988), e successivamente il papa Benedetto XVI lo ha descritto come una fonte di “ricchezze” (Lettera ai vescovi, 2007).

Il momento di agire è ora.

Joseph Shaw, Presidente di Una Voce International e Presidente della Latin Mass Society
Monika Rheinschmitt, Vicepresidente e Tesoriera, Una Voce International
Andris Amolins, Segretario, Una Voce International
David Forster, Tesoriere, Latin Mass Society
Selina Fang, Segretaria, Latin Mass Society

tralcio ha detto...

La Verità fa diventare liberi.

Il Concilio Vaticano II ha una dichiarata valenza pastorale e non dogmatica. In più ha prodotto dei testi (criticabili quanto si vuole, ma disponibili e leggibili) che non hanno attinenza con le derive postconciliari, imposte di tramite forzature del CVII stesso.

Benedetto XVI parlava di un Concilio reale e di uno dei media. Di una realtà ecclesiale e di una irruzione del mondo che ha travolto la Chiesa. Per salvare l’unità ha tentato l’ermeneutica della continuità, sbertucciato dai più.

I “discontinui” sono efferati nel loro pastoralismo sinodalico, che potrebbe portare anche a una donna che celebra un fac simile di messa leggendo il corano mentre si festeggia la canonizzazione di Emma Bonino invocando sui presenti lo “spirito di Marco” (Pannella).

Liberi tutti, tutti fratelli, passando dalla transustanziazione al transito indiscriminato nei vetustissimi incendi dell’idolatria: paradiso per tutti, adorando le creature e un mondo immondo, tanto il principio di non contraddizione è evaporato tra una canna libera, l’AI e il multiverso virtual-tecno-liberal-lgbtqrstwz…

Anonimo ha detto...

Il problema non è la messa, il problema è la fede. Il problema è la fede che viene trasmessa tramite la messa.
Claudio.

Anonimo ha detto...

"i fratelli prodighi " Capisco quello che vuol dire l'autore, ma l'analogia proprio non funziona. Il figliol prodigo se n'è andato e ha sperperato le sostanze del padre. Qui è l'esatto contrario.
È come se chi fosse rimasto a casa a custodire quanto aveva ricevuto, si sentisse dare del vagabondo e dello sperperatore. In Tedesco diciamo: Verkehrte Welt!
Aichardus

E.P. ha detto...

Mi par di capire che la "riconciliazione storica" auspicata dall'autore consisterebbe in "Roma che accetta le consacrazioni della FSSPX".

Per un osservatore esterno si tratta invece di una forzatura, di un dover accettare un'insubordinazione, col sottinteso che solo così si avrebbe l'agognata unità della Chiesa.

Ora, in qualità di fedele cattolico, so che se ci sono divisioni nella Chiesa significa che c'è di mezzo Nostro Signore Gesù Cristo, venuto a portare non pace «ma una spada» (cfr. Mt 10,34). Cioè le divisioni non ce le auguriamo, ma sappiamo che l'unità è il risultato di una fede condivisa, non è la sua premessa, né il "programma politico" da perseguire, né il prodotto di una serie di sforzi, tanto meno uno scendere a compromessi riguardo a Nostro Signore e a ciò che gli è dovuto.

Dunque, anziché interrogarsi su come e quanto la FSSPX sia causa di divisioni, occorrerebbe interrogarsi sulla loro vera origine, per evitare di affrontare il sintomo anziché la causa. Se «ciò che per le generazioni anteriori era sacro» viene «improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso», a creare la divisione è chi "proibisce", è chi "giudica dannoso". è chi ritiene che quelle "generazioni anteriori" abbiano avuto una fede sbagliata (inclusi i membri della gerarchia che gliela confermarono).

Nulla togliendo allo stato di necessità e al bene delle anime, tutto il resto delle considerazioni "guardate quanti seminaristi e preti abbiamo", "guardate chi ci hanno dato come interlocutore", suona un po' campanilistico e - a ben guardare - puzza di gallicanesimo ("noi ci ordiniamo i nostri vescovi, Roma si ordina i suoi, e se vuole l'unità deve riconoscere i nostri").

Anonimo ha detto...

Stando al comunicato di ieri del Vaticano, il miracolo non è avvenuto, anzi sa di ricatto.
Cosa c'è da aspettarsi?
La situazione deve purtroppo continuare così per altri anni ancora, fino a quando l'ubriacatura sarà passata.
Il Papa potrà fare qualcosa, ammesso che lo voglia?
Gli sarà consentito?
Perché se è vero in linea teorica che il Papa ha la potestà piena, diretta, immediata....etc... (come il comunicato ha rispolverato... ) e che "comanda", non è men vero che in linea pratica il suo potere è molto limitato. Basti ricordare alcune vicende legate a Benedetto XVI.
Non dimentichiamo che anche papa Leone è figlio di questo tempo.

Anonimo ha detto...

Ma se la FSSPX fa un accordo con Roma, quale sarà la differenza tra FSSPX e qualsiasi altro istituto ex ecclesia dei come la Fraternità di San Pietro? Quale sarebbe la peculiarità della Fraternità sacerdotale fondata da mons. Lebfevre?

Da Fb ha detto...

+++ SCOOP: I DETTAGLI DEL COLLOQUIO +++

Fernández: Ordinerete dei Vescovi?

Pagliarani: Ho «una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo» (Amoris laetitia, 303).

Fernández: Ma questo non viola il diritto canonico?

Pagliarani: «È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano» (Amoris laetitia, 304).

Fernández: Ma sarebbe un caso di disobbedienza!

Pagliarani: «ciò che fa parte di un discernimento pratico davanti ad una situazione particolare non può essere elevato al livello di una norma. Questo non solo darebbe luogo a una casuistica insopportabile, ma metterebbe a rischio i valori che si devono custodire con speciale attenzione» (Amoris laetitia, 304).

Fernández: Non ha paura di peccare?

Pagliarani: «A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» (Amoris laetitia, 305).

Fernández: Lei sostiene di fare del bene pur essendo al di fuori della struttura giuridica della Chiesa?

Pagliarani: «la vita della Chiesa passa attraverso molti canali, oltre a quelli normativi» (Fiducia supplicans, 37).

Fernández: Infine, non ha paura di separarsi dalla vera Chiesa?

Pagliarani: «se voi incominciate a litigare: “La mia religione è più importante della tua…”, “La mia è quella vera, la tua non è vera…”. Dove porta tutto questo? Dove? Qualcuno risponda, dove? [qualcuno risponde: “La distruzione”]. È così. Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio. Sono – faccio un paragone – come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio. “Ma il mio Dio è più importante del tuo!”. È vero questo? C’è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano, ma sono diversi cammini. Understood?» (Papa Francesco a Singapore, 13 settembre 2024).

Fernández: Va bene, per oggi basta così. Dammi un bacio.

Pagliarani: No, grazie.

Anonimo ha detto...

Anche io sono di questo tempo e di errori ne ho fatti molti, ma, sarà come sarà, ho sempre avuto un innato rifiuto del "così fan tutti". E questo rifiuto col tempo mi ha aiutato anche sul giudizio spicciolo, all'impronta, del prossimo. Possibile che queste persone mature ormai non sappiano distinguere il Bene dal male? Il giusto dall'ingiusto? Il vero dal falso? La sincerità dalla ipocrisia? E ancora... Questo per chi, nel pensier si finge, d'essere guida del prossimo, è gravissimo!

Anonimo ha detto...

Esatto! E poi, perché San Pio X dovrebbe avere i suoi vescovi e San Pietro essere alla mercé dei vescovi diocesani?
Tranquilli tutti, l'accordo con Roma è IMPOSSIBILE. I colloqui sono una FARSA. Buona per giustificare le consacrazioni episcopali, dopo il rifiuto del Vaticano, agli occhi di quella parte di lefebvriani che non sono poi così estremisti ma frequentano i priorati e le cappelle per mancanza di alternativa.

Laurentius ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Ordinazioni vescovili SSPX e crisi di autorità: cosa rivelerà la risposta di Roma

Di Gaetano Masciullo | Remnant
Corrispondente, Italia

Per favore, prima di urlare sui social su quanto sia terribile e disobbediente la SSPX, LEGGETE QUESTO ARTICOLO.

Dopodiché, sentitevi liberi di parlare.

Solo due motivi per cui dovete leggerlo:

Quando era ancora vescovo di Cracovia, Papa Giovanni Paolo ordinava sacerdoti nonostante la Santa Sede avesse proibito ai vescovi di eseguire tali ordinazioni.
Lo sapevate?

Il grande cardinale Josyf Slipyj, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, la cui causa di beatificazione è stata recentemente aperta, ha consacrato tre vescovi senza mandato pontificio.

Lo sapevate?

Come è rilevante per la crisi della Chiesa e l'imminente consacrazione dei vescovi da parte della SSPX?
LEGGETE QUESTO ARTICOLO:
https://remnantnewspaper.com/web/index.php/articles/item/8099-sspx-bishop-ordinations-and-the-crisis-of-authority-what-rome-s-response-will-reveal

Anonimo ha detto...

Louis-Marie de Blignières (Madrid, 11 aprile 1949) è un presbitero, religioso, teologo e filosofo spagnolo dell'Ordine dei Predicatori.
tomista e tradizionalista, è il fondatore della Fraternità San Vincenzo Ferrer di cui ha ricoperto la carica di priore dal 1979 al 2011 e dal 2017 al 2023.
Dopo una fase di agnosticismo, ritrovò la fede durante gli studi, dopo aver seguito agli esercizi spirituali di sant'Ignazio.[1] Entrò quindi a far parte di una comunità benedettina a Martigny, nel Valais (1972-1975), poi nel Seminario della Fraternità San Pio X ad Écône.
Il 25 agosto 1977 viene ordinato presbitero da Mons. Marcel Lefebvre.[1] Allievo del frate domenicano Michel-Louis Guérard des Lauriers, per circa dieci anni difende posizioni chiaramente sedevacantiste.[senza fonte] Criticò in particolare il principio della libertà religiosa ideato dal Concilio Vaticano II e dichiarò che il rito della Messa di Paolo VI promulgato nel 1969 era eterodosso.
Nel 1979 fondò la Fraternità San Vincenzo Ferrer a Chémeré-le-Roi,[1] nella Mayenne; ricevette l'abito dal padre domenicano Michel-Louis Guérard des Lauriers, ma se ne separò nel 1982, quando venne a conoscenza della consacrazione episcopale illegittima di quest'ultimo.[2]
Nel 1988, dopo le ordinazioni episcopali di Ecône, interruppe i rapporti con la FSPPX ed entrò in piena comunione con la Chiesa, fatto che lo indusse a moderare le proprie posizioni per renderle compatibili con il Magistero. In particolare, cambiò opinione sul tema della libertà religiosa. Da allora ritenne che la dichiarazione Dignitatis humanae su questo argomento fosse «debole, ambigua, pericolosa, ma non errata nel suo insegnamento principale», mostrando così una possibile continuità con il Magistero precedente, ma anche i limiti di tale documento.[2]
Ed entrò in piena comunione con la Chiesa, fatto che lo indusse a moderare le proprie posizioni per renderle compatibili con il Magistero.
https://it.wikipedia.org/wiki/Louis-Marie_de_Bligni%C3%A8res
Spero che questi colloqui siano un’occasione della Provvidenza per ripensare nodi irrisolti, atti prodromici ad una riflessione serena e pacata su tutti "i bachi" del Concilio Vaticano II . Noi di vero cuore ce lo aspettiamo visto che essi sono servitori di NSGC, pastori della Chiesa. Oggi, parlavo con una suora Benedettina del carisma di S.Scolastica e di S.Benedetto e della loro umilta' per la quale dobbiamo incessantemente
lavorare. Buttiamo a mare l'orgoglio, facciamo un poco di marcia indietro per rientrare dal portone. Dio solo sa di quanto la cristianita' ne abbia bisogno!
S.Paolo Apostolo, pregate e intercedete per loro. Amen!
S.Rita da Cascia pregate e intercedete per .loro. Amen!

Anonimo ha detto...

Qui nessuno urla, né ritiene la Fraternità terribile e disobbediente. Qui si ritiene che esaminatori e decisori siano incapaci e/o in malafede.

Anonimo ha detto...

La Fraternità sacerdotale San Pio X è nel giusto e a mio modesto parere deve tranquillamente procedere alle Ordinazioni Episcopali con o senza il permesso del Papa. Anche alcuni fedeli laici con cui ci siamo sentiti la pensano così. Ci tengo a dire che sono un sacerdote e anche pubblicamente sono pronto a difendere la Fraternità che ha il dovere davanti a Dio di procedere alle Ordinazioni Episcopali. "Deus vult".
Anche per reagire alle nomine episcopali del Vaticano che ultimamente promuove all'episcopato candidati indegni e compromessi con il mondo senza tener conto del volere di Dio. Il Papa sta a capo della Chiesa per garantire la sua obbedienza alla legge di Dio e non alle lobby LGBT+ e mondane.
Areky.

Anonimo ha detto...

Articolo puntuale e illuminante. Peccato che siamo ancora troppo saturi dello spirito del concilio.
Possiamo solo sperare che dalle nuove generazioni esca qualcosa di buono.
La Santa Sede ha ai suoi vertici prelati formati nella illustrazione conciliare, non possono capire, mai capiranno.

Anonimo ha detto...

https://www.radiospada.org/2026/02/reazione-dei-cattolici-conservatori-di-matteo-damico/

Ottima risposta di Matteo D'Amico a tanti che pontificano dalle colonne dei loro piedistalli ben comodi nell'andare corrente

Anonimo ha detto...

Ma basta, cercate di ricomporre i dissidi nella Chiesa. Aiutate se e come potete.
Gia' incombe il problema della superEuropa, cosa cercate una superChiesa cattolica?

Aloisius ha detto...

"I temporeggiatori", come ai tempi di Lefebvre: aspettano che muoiano gli ultimi vescovi senza autorizzarli a nominare i nuovi, per levarseli di torno senza affrontare i veri problemi.
Se nominano i nuovi li scomunicano senza processo e se non li nominano muoiono senza successori validi. Fine della FSSPX.

Anonimo ha detto...

Quello che succede in Cina significa che il Romano pontefice ha abdicato alle sue prerogative, oltretutto non costanti nel tempo e nella storia della Chiesa. Si nota inoltre la disparita di trattamento: Roma è vigliacca con i forti e forte con i deboli.
Se ai tempi Lefebvre dialogava con Ratzinger, ora Pagliarani dialoga col pornoteologo Tucho... Come siamo caduti in basso!

Anonimo ha detto...

Chr bello leggere simili parole provenienti da un sacerdote! Dio la benefica e la ricompensi, padre ! LJC Catholicus

Anonimo ha detto...

Al mio paese natale, negli anni ’50 aprirono un cinema chiamandolo Cinema Lux, ma quando vi entravi dentro c’era buio fitto, non si vedeva ad un palmo di naso, tanto erano fitte le tenebre; ebbene, il paragone calza a pennello con la Chiesa modernista, prima conciliare ed oggi anche sinodale, che ci promette la luce e invece diffonde le tenebre più fitte e impenetrabili, dentro le quali si rischia di cadere giù, giù fin laggiù dove è pianto e stridor di denti.
Quindi, caro don Pagliarini, la prego, nessuna esitazione, nessun inopportuno rispetto umano, barra a dritta e avanti tutta con le nuove consacrazioni episcopali, con il vento in poppa ! (il vento è quello dello Spirito Santo, ovviamente). LJC Catholicus

Anonimo ha detto...

Per favore, i chiamati da Lui, restino umilmente con Lui!

Anonimo ha detto...

Qui sotto una cronistoria dei rapporti Vaticano-FSSPX, dal 1988 ad oggi. Molto interessante per capire il problema, anche se di parte (compilata dalla Resistenza).

http://nonpossumus-vcr.blogspot.com/p/cronologia-del-suicidio-de-la-fsspx.html

Anonimo ha detto...

PRIMO GIOVEDÌ DI SANTA RITA
Casa San Clemente IBP - Roma
https://www.youtube.com/watch?v=GRUUJbU37Rk
Trasmesso in live streaming il giorno 12 feb 2026
“La Devozione dei XV Giovedi di S. Rita consiste nel celebrare una funzione in ciascuno dei quindici Giovedì che precedono la festa della Santa, 22 Maggio, in memoria degli ultimi quindici anni della sua vita, che trascorse dolorosissima per la piaga apertasi nella sua fronte in seguito alla ferita prodotta da una spina partitasi, per divina disposizione, dalla corona che cingeva il capo del Crocifisso, innanzi al quale Rita si era prostrata per pregare il divin Redentore a farla degna di almeno qualche martirio della sua acerba passione. Indicibili sono le sofferenze sopportate eroicamente dalla Santa per quindici anni, fino alla morte, quale conseguenza di essere stata prescelta a partecipare della Passione di Cristo. Ma di quanti meriti in questo tempo si arricchì Rita per se' e per quanti sarebbero un giorno ricorsi alla sua intercessione ! È questo il segreto dell’efficacia tanto mirabile delle sue intercessioni presso il trono di Dio a vantaggio di tutti coloro che l’invocano nei casi più disperati e più dolorosi della vita. I devoti di S. Rita, praticando la devozione dei 15 Giovedì, intendono appunto partecipare al tesoro di questi meriti.”
I XV GIOVEDI DI SANTA RITA, FIRENZE, 1940

Santa Rita, intercedi per la riunione e pacificazione dei pastori della Chiesa che hanno
ricevuto il sigillo del bacio di Dio.

Anonimo ha detto...

Vogliono dichiarare lo scisma ufficiale per toglierseli di torno ... ??? Ma perchè non si fa un fronte comune invece di dividersi in questo e quello e quell' altro e altro ancora? Ma possibile che non si possano unire le forze tutti, imbc fsspx sedevacanti tradizionali conservatori williamson ...e fare fronte compatto su certi punti irrinunciabili?

Laurentius ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Concordo con lei.
Forse converrebbe che tutti i summenzionati si soffermassero di piu' a contemplare il Volto Santo di Gesu' , i Suoi occhi velati di pianto, rigati dal sangue causato dalla corona di spine che esprimono tutta la sofferenza dell' Amore e del Martirio Divino, forse.....
...l'Immacolata donerebbe loro abbondanti copiose sante lacrime di ravvedimento
per l'effettivo bene delle anime : " Guardate come si amano". Il segno distintivo che ci
lega a Cristo e' la testimonianza d'amore, principalmente di chi e' preposto a insegnare.
"Guardate come si amano". Sarebbe bello che tutti quanti i summenzionati deponessero le armi, scendessero dal proprio piedistallo e si ritrovassero tutti insieme in atto di umilta' a dare ossigeno al Corpo Mistico. Poiche' piu' preparati nella Dottrina si propongano al Papa come "vasi comunicanti" mettendosi a disposizione per guidare i preti delle cinquantennali generazioni per l'nsegnamento dell' Ars celebrandi nonche'
per il ripasso della Dottrina. Il mio auspicio e' che i summenzionati si riuniscano insieme e sotto lo sguardo di Maria decidano proposte "di servizio" da esporre al Papa. Per esempio, per cominciare, che i Vescovi dispongano in tutte le Parrocchie almeno almeno una S.Messa settimanale cosiddetta Tridentina.

Anonimo ha detto...

Concordo. L'unità e una comune strategia sarebbero indispensabili. Unità sulla Messa antica, non su altro, e sulla sua difesa. Nonché sulla sua diffusione, che si dovrebbe difendere a prescindere da chi la celebra. Del resto, Lefebvre nel 1988 aveva firmato l'accordo con Ratzinger, segno che le questioni teoriche in ballo non erano "di vita o di morte", mentre invece era di vita o di morte la consacrazione o meno di un vescovo, che portò poi Monsignore a stracciare l'accordo, non altro.
Ma l'unità è difficile, se non impossibile. Basti pensare ai tanti "scismi" e defezioni della storia della Fraternità: IBP, Le Barroux, San Pietro, Campos, Williamson eccetera eccetera.

Anonimo ha detto...

Sembra che nella maggior parte dei commenti non si prenda nella dovuta considerazione l'invocazione dello stato di necessità da parte della fsspx.
Si tende anzi a considerarlo ingiustificato, in quanto condizione che permetta consacrazioni senza mandato, oltre al resto.
Ma bisognerebbe forse riflettere su come mons. Fellay ha in una recente intervista illustrato lo stato di necessità nel quale si trova oggi la Chiesa: è venuto meno lo spirito missionario, ha detto, "la fede non viene più trasmessa". Siamo dunque di fatto all'apostasia della gerarchia cattolica. Alla trasmisisone di una fede falsa, che non è cattolica, e appare persino contraria alla morale naturale, oltre che a quella cattolica (vedi benedizioni alle coppie omo, l'omoresia in generale, l'accettazione delle unioni di fatto...).
Se questa è la situazione, a che serve discutere se sia legittimo o meno per la fsspx procedere a consacrazioni anche senza mandato pontificio? La fsspx deve seguire certe procedure, in quanto congregazione religiosa a suo tempo regolarmente istituita. Se il papa approva i suoi candidati all'episcopato bene, se non li approva, bene lo stesso.
Se qualcuno ritiene che il giudizio di mons. Fellay sia sbagliato, che l'attuale Gerarchia continui a trasmettere la fede (di sempre), di questo non bisognerebbe discutere?

Anonimo ha detto...

Cammino sinodale tedesco: deriva scismatica consumata. Articolo della FSSPX.

Anonimo ha detto...

Visto e considerato che sono almeno 70 anni che la chiesa sta diventando altra, non mi sembra saggio mettersi a fare i graziosi con una gerarchia venuta meno alla ragione del suo essere. La FSSPX proceda senza esitazione alcuna a tutte le nomine di cui ha bisogno. Ed appena possibile si riuniscano tutti i veri Cattolici e...ciaone ai modernisti eretici globalisti. Il mondo intero necessita dello schietto 'sì sì, no no' cattolico che faccia piazza pulita del verminaio in cui il mondo è stato trasformato dal lassismo totalitario.

Anonimo ha detto...

Pregate/ghiamo per loro, siamo in quaresima

Anonimo ha detto...

Certo, noi siamo migliori.
Preghiamo perche' non avvenga la definitiva divisione.
Poniamoci tutti (essi si pongano) davanti a Dio Gesu'
come fosse il giorno del rendiconto.

Anonimo ha detto...

Lefebvre aveva firmato il protocollo di Ratzinger, il 5 maggio 1988:

"I - Testo della dichiarazione dottrinale
Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata:
1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi.
2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n° 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull’adesione che gli è dovuta.
3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica.
4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II.
5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare."

Senza dubbio però, nonostante questa firma poi ritirata, lo "stato di necessità" sussiste oggi più che allora. Ciò che risulta incomprensibile e contraddittorio è la sbandierata ricerca di un accordo oppure, ancora peggio, di una regolarizzazione con necessario compromesso. Non si capisce come da un lato si facciano affermazioni forti e poi non si traggano le giuste e dovute conclusioni.
Se la Fraternità ritiene che questo stato di necessità sia reale e impellente, proceda con le consacrazioni episcopali, quante ne vuole, senza questi annunci, proclami, dialoghi, permessi non accordati e compagnia bella, senza melodrammi, nella strada tracciata con lucidità da Mons Williamson. Altrimenti faccia questo benedetto accordo con Roma e perda la sua specificità, diventando uguale alla San Pietro e altre realtà tradizionaliste moderate, accordo che comunque una larga fetta dei suoi sacerdoti assolutamente non vuole. È chiaro che in caso di accordo i vescovi propri non sarebbero più necessari.

Anonimo ha detto...

La "firma" all'accordo concluso con Ratzinger, mons. Lefebvre la ritirò il giorno dopo.
Aveva firmato ma non era convinto di aver fatto la cosa giusta. Come riporta il suo biografo, disse alle Suore che curavano la redazione di sìsìnono, presenti ad Albano, dove lui era provvisoriamente alloggiato: "non so se don Putti [fondatore di sisinono, molto stimato da mons. Lefebvre] sarebbe d'accordo". Cito a memoria. Era taciturno e pensieroso. Dormì pochissimo e all'alba era già in cappella a pregare. Il giorno dopo ripartì per la Svizzera. Appariva tranquillo. Disse al giovane sacerdote che guidava la macchina: "Dobbiamo prima passare dall'ex Sant'Uffizio e lasciare questa lettera". La lettera conteneva il ritiro della firma. Un fulmine a ciel sereno, fu.
L'accordo con la S. Sede sembrava buono ma tra le pieghe sembrava celarsi l'insidia. I "riti" promulgati da Paolo VI, quali erano? E che voleva dire: criticare certi testi del Concilio ma senza spirito polemico? L'art. 25 della LG ribadiva la dottrina definita al VAticano primo, sull'infallibilità del papa e dei vescovi quando insegnano "col successore di Pietro". Si riconosceva la validità delle riforme liturgiche ma quando i riti erano celebrati "secondo le intenzioni della Chiesa". Di quale Chiesa? Quella "ecumenica" o quella cattolica tradizionale?
Insomma gli appligli per possibili dispute c'erano.

Anonimo ha detto...

Dice S.Paolo: " Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino". Giustappunto, ora non siamo piu' bambini e gira che ti rigira e' stata fatta una lacerazione nella Tunica inconsutile di Gesu', simbolo dell’unità e indivisibilità della Chiesa da tutti quegli che si sono messi di lato. Da cui, se la Chiesa e' gerarchica bisogna stare nella gerarchìa e questo significa "rientrare". Quell'accordo con la Cina voluto (o fatto valere dacche' non eravamo presenti) dal precedente Papa e' stato un atto gravissimo! Nella Chiesa ci deve essere carita' fraterna e somma pazienza e con tutti i modi e le maniere del caso, tutti insieme) si possono proporre pubblicamente al Papa, uno ad uno, tutti i vari temi irrisolti di cui si intende discutere.

Anonimo ha detto...

Poveretti, se rimarranno arroccati nella loro "fortezza".
Se vogliamo essere coerenti : come fa' un papa a dare a chi ha lacerato
la tunica inconsutile di Gesu' la facolta' di amministrare alcuni Sacramenti !?!
Gesu' ha avuto "il mandato" dal Padre e a Sua volta ha dato "il mandato" agli
Apostoli; i successori degli Apostoli " devono avere il mandato" da chi e'
preposto a darlo. Che il precedente Pietro, in deroga a quanto disposto da
Gesu', abbia fatto ( o permesso di fare) in Cina e' gravissimo!

Wisteria ha detto...

I temi irrisolti sono stati presentati durante il pontificato di Bergoglio con i Dubia eccetera, ma senza esito. Papa Leone incarica del compito vescovi e cardinali ligi al Vat.II. potrebbe dare un segnale forte eliminando ALMENO le ultime innovazioni liturgiche introdotto nella Santa Messa. Altrimenti perché chiedere solo a una parte rinunce ed impegni?

Anonimo ha detto...

Secondo Jean Guitton, filosofo francese, amico intimo di Paolo VIl, sul quale scrisse un libro intitolato "Paolo VI segreto" (in francese), alla domanda sul perché era stato così duro con mons. Lefebvre, rifiutandosi di concedere alcunché relativamente alla Messa di rito romano antico, rispose, più o meno: "Nessuna concessione. Mai. Ciò significherebbe rimettere in discussione la riforma liturgica e lo stesso Concilio Vaticano II".
Questo è il punto, anzi l'osso impossibile da digerire o, se si preferisce, la vera pietra d'inciampo. Papa Francesco si è mosso nella stessa ottica intransigente di Paolo VI. In effetti, il ritorno della Messa di rito romano antico rappresenta uno smacco per la Messa del Novus Ordo e, a ben vedere, del Vaticano II, il Concilio che l'ha promossa, ponendo le premesse di una riforma radicale di tutta la liturgia cattolica.
BEnedetto XVI, conscio del disastro rappresentato dalla liturgia Novus Ordo, ha cercato una soluzione di compromesso tra il nuovo e l'antico. Il compromesso è stato utile per molti, che hanno scoperto la vera Messa cattolica (quella VO), ma rappresenta una contraddizione evidente con il dettato innovatore del Concilio.
Il compromesso si risolverà solo con il ritorno pieno e definitivo alla Messa Ordo Vetus quale unica autentica Messa cattolica. Ma questo non avverrà senza persecuzioni e la testimonianza del sangue.

Anonimo ha detto...

Perche' non puo' procedere tutto d'un colpo, al volo.
Con il mare di rovelli deve andare un po' per volta oppure licenziare tutti,
ovvero una buona parte.

Anonimo ha detto...

Se io fossi San Giuseppe, proclamato Patrono della Chiesa Universale da Papa Pio IX l'8 dicembre 1870 con il decreto Quemadmodum Deus, darei ad ogni dissidente un bello
scappellotto (o anche un bel ceffone) e ingiungerei ad ognuno di tornare a casa per chiedere scusa alla madre Chiesa ed essere ad essa sottomessi.

Anonimo ha detto...

Papa Leone ad Ostia con le chierichette... https://www.facebook.com/CatholicTraditionEvangelization/photos/girls-must-never-be-an-altar-server-period/1394102506089796/ Mauro

Anonimo ha detto...

Pietà! Abbiate pietà di noi che dobbiamo trangugiare quotidiane scempiaggini su scempiaggini. Pietà!

Anonimo ha detto...

Domanda n.1 : ma chi caspita le ha introdotte?
Domanda n.2 : forse nascono piu' femmine che maschi?

Anonimo ha detto...

it.news condivide questo
6 ore fa
Domenica mattina, Papa Leone XIV ha celebrato l'Eucaristia in una parrocchia di Ostia durante una visita pastorale come Vescovo di Roma. Un particolare ha attirato l'attenzione: donne adulte truccate e con scarpe da ginnastica hanno servito all'altare. Sebbene non sia senza precedenti, non è comune che tali donne servano durante un'Eucaristia papale. Non si era mai verificato durante il pontificato di Leone XIV fino a quel momento.
https://gloria.tv/share/mRGSo4hp4sFZ2eb8WiioDRvyz
1 commento :
Bernardo di Chiaravalle
il Sacro non si sa più cosa sia...

Mio commento pungente :
Ragazze, avete perso un'occasione.
Prossima volta..tacco 12 !

Anonimo ha detto...

D'altronde e' solo a Mose' che Dio disse. " "Togliti i calzari perché sei su suolo sacro".
Ehhh!

Anonimo ha detto...

Perché la SSPX consacrerebbe i vescovi senza l'approvazione di Roma? In un potente sermone dell'Ecône, don Bernard de Lacoste spiega perché sono ora necessarie misure straordinarie per preservare la fede cattolica: https://remnantnewspaper.com/web/index.php/articles/item/8103-why-the-sspx-will-consecrate-bishops-without-rome-s-approval-fr-de-lacoste-explains